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31 luglio 2013

Onorevole Raia: ‘NO’ a norme UE che bloccano finanziamenti pubblici alle Autorità portuali


La commissione UE dell’Ars vota una risoluzione che sarà inviata al Comitato delle Regioni

“La Sicilia dice ‘no’ alle nuove norme sui servizi portuali proposte da Bruxelles, che bloccano di fatto i finanziamenti pubblici alle Autorità portuali e rischiano di soffocare le attività dei porti siciliani”. E’ la posizione della commissione sull’attività dell’Unione Europea dell’Ars in merito alla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un nuovo quadro normativo per l’accesso al mercato dei servizi portuali ed alla regolamentazione finanziaria dei porti.

“In base alle indicazioni della Comunità Europea – dice Concetta Raia, vicepresidente vicario della commissione UE all’Ars - le Autorità portuali vengono considerate alla stregua di altre attività di impresa: questo porterebbe allo stop dei finanziamenti pubblici. Ma in Italia i porti funzionano in maniera del tutto differente rispetto a molti altri Paesi comunitari, ed è superfluo sottolineare che in Sicilia le attività portuali hanno un ruolo particolarmente rilevante nel panorama sociale ed economico. Insomma, se passasse la linea voluta dall’Europa, si strozzerebbe qualunque possibilità di sviluppo dei porti siciliani”.

“Oltretutto – aggiunge Raia - le proposte dell’Unione Europea rischiano di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello prefissato: più che snellire, si appesantiranno gli aspetti burocratici che regolano le attività delle Autorità portuali. Si tratta di norme ‘eccessive e non necessarie’, calibrate forse su realtà portuali di altri Paesi europei, ma che non tengono conto delle necessità specifiche dei porti siciliani. Sulla stessa posizione si è già espresso il Senato della Repubblica, attraverso una risoluzione della commissione Lavori pubblici”.

Secondo la commissione UE all’Ars, il regolamento proposto da Bruxelles “non consente di graduare a sufficienza l’intervento normativo in modo da tenere in giusta considerazione le notevoli differenze esistenti a livello operativo e strutturale tra i vari sistemi portuali dell’Unione europea: si rischia, infatti, di introdurre effetti distorsivi e controproducenti sul funzionamento delle economie e delle infrastrutture dei territori coinvolti”.

In Sicilia sono considerati porti principali della rete Ten-T Core quelli di Palermo, Catania, Termini Imerese ed Augusta; mentre Messina, Siracusa, Trapani e Milazzo sono nella rete Ten-T “Comprehensive”, cioè porti secondari.

Le osservazioni della Commissione dell’Ars verranno trasmesse al Comitato delle Regioni, organo consultivo della Commissione europea, attraverso la Rete di monitoraggio sul rispetto del principio di sussidiarietà negli atti europei, Rete di cui l’Assemblea Regionale è partner.
da www.concettaraia.com

03 maggio 2013

Intervento Concetta Raia ARS in difesa dei Teatri di Catania

Cari Compagni
con l'invito a farne larga condivisione vi invio copia dell'intervento, a sostegno del Teatro Stabile e del Teatro Massimo V.Bellini di Catania,  della deputata Concetta Raia all'ARS in sede di approvazione del bilancio preventivo 2012.
La nostra cultura è stata offesa e presa per i fondelli e mi duole che poche voci si siano levate in sua difesa. Noi avevamo lanciato un appello a tutta la deputazione catanese e, nonostante le solidarietà formali, purtroppo l'unico intervento che sono riuscito a trovare tra gli atti è quello della deputata Concetta Raia.
Ed inoltre, il Governo della Regione , ha l'obbligo della lealtà rispetto agli impegni presi. Non ci si venga a dire che è facile , ed anche questo denuncia la Raia, che si possano chiedere contributi dai fondi europei sul capitolo relativo alla programmazione, in quanto si tratta di sostegno rispetto a programmazioni relative al 2012. Si può intervenire, qualora lo si voglia veramente e qualora non si intenda pensare di prendere in giro i Siciliani ed i catanesi, sui fondi europei per la cultura.
Ricordo a tutti che, ed anche questo si evince dall'intervento, il Teatro Stabile è uno dei pochi (forse l'unico) ente che riceve contributi regionali ad avere avviato il sistema di controllo di gestione del bilancio. Perchè non fare valere questo vincolo per tutti quegli enti che beneficiano dei contributi della tabella H?
Giovanni Pistorio


13 gennaio 2013

Bloccati i lavori del Muos,Concetta Raia: "governo nazionale andrà avanti"

www.cataniatoday.it
"Ti lascio in eredità i missili di Comiso" tuonava Giuseppe Fava, in uno dei suoi articoli scritti sul giornale i "Siciliani", durante il periodo finale della guerra fredda. Chissà oggi cosa avrebbe detto a proposito del Muos. Di sicuro parole favorevoli riguardo alla decisione presa da Crocetta di sospendere i lavori di installazione.

Tanti i comitati cittadini che si sono opposti alla creazione della stazione di telecomunicazioni satellitari, che la Marina militare degli Stati Uniti ha intenzione di terminare entro il 2015 a Niscemi. "Non siamo contro gli americani, ma vogliamo tutte le garanzie per la tutela della salute dei cittadini" ha dichiarato Crocetta, dopo aver bloccato i lavori in seguito agli scontri tra forze dell'ordine e attivisti "No Muos", avvenuti nei pressi della base Usa.

Stesso parere espresso dal deputato regionale del PD, Concetta Raia, cha ha ricordato, in una nostra intervista, le incidenze negative del Muos sul trasporto aereo: " Noi come Sicilia dovevamo votare contro il sistema satellitare: le onde elettromagnetiche avrebbero effetti devastanti sia per l'ambiente, la salute, che per il trasporto aereo".

Resta però il braccio di ferro con il governo nazionale, tanto che il voto unanime espresso dall'Ars potrebbe non essere sufficiente. "Il governo nazionale - continua Concetta Raia - andrà secondo me avanti. Il territorio, infatti, è stato dichiarato di interesse strategico militare".

La battaglia sarà lunga, questa è la cosa certa. E non inizia da ora, stando alle parole espresse dall'onorevole Raia: "Il PD ha avuto una posizione netta sia nella passata legislatura, sia in quella attuale. Basta anche ricordare il voto contro la costruzione delle centrali nucleari". Il protocollo d'intesa per i lavori del Muos, venne firmato l'11 giugno del 2011.

12 gennaio 2013

No Muos, vergognosa repressione a Niscemi

 Niscemi, Sicilia: il paese, vicino a Gela, è stato invaso da centinaia di forze di polizia. Con inaudita violenza sono stati rimossi i blocchi dei manifestanti che si opponevano al passaggio del convoglio con i mezzi per il montaggio delle antenne Muos: un sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, dotato di 5 satelliti geostazionari e 4 stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per coordinare capillare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare aerei senza pilota Usa che saranno allocati anche a Sigonella.  Troppo alta la posta in gioco, però, per l’apparato militare e industriale impegnato nell’affare della guerra. Per questo alle 22.30 di ieri sera i militanti No Muos hanno avvistato il convoglio con 4 camion e 2 gru della ditta Comina scortati da numerosi reparti d’assalto di polizia e Carabinieri lungo la Statale Catania-Gela. Manganellate e botte hanno costretto i manifestanti ad arretrare lasciando passare le gru necessarie all’installazione degli strumenti di morte. La lotta, comunque, non si ferma. Sulla serata di ieri Da Niscemi sentiamo Pippo, del Comitato No Muos. ASCOLTA

Concetta Raia: Mous a Niscemi, rischi elevatissimi sulla salute e sull'ambiente dei cittadini.


Dichiarazione Onorevole Raia
"Stiamo discutendo di MOUS, di sospendere tutti gli atti autorizzativi del l'installazione di quattro mega parabole nel territorio di Niscemi con rischi elevatissimi sulla salute, sull'ambiente dei cittadini.
I comuni colpiti sono tanti a partire da Niscemi, Gela, Vittoria, Caltagirone, Butera, Riesi, San Cono, Piazza Armerina, Mirabella Imbaccari, Mazzarino, Chiaramonte, Gulfi, San Michele di Ganzaria, Vizzini.
"Ancora una volta un'area del territorio della nostra regione viene dichiarata di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati, ( pensavano di avere già dato negli anni passati con i missili di Comiso), tutto ció passa sulla nostra testa, tutto questo non ha senso soprattutto quando è a rischio seriamente la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente. Un forte confronto si deve aprire tra il governo regionale e quello nazionale, ma credo che ci debba essere una forte iniziativa pacifica di tutti i siciliani per scongiurare questa gravissima iniziativa."

NOTA A MARGINE:
Mobile User Objective System è un progetto della marina militare statunitense che prevede l'installazione di diverse antenne satellitari in quattro specifiche parti del globo (le stazioni già presenti e attive sono ubicate in Virginia, in Australia, nelle Hawaii e in fase di costruzione in Sicilia) collegate ciascuna con quattro satelliti militari al fine di ricreare un sistema di comunicazione che andrà a sostituire il precedente progetto UHF Follow-On.
L'esigenza di tale progetto nasce dalla volontà di modernizzare le comunicazioni tra gli utenti mobili (ad esempio piattaforme aeree e marittime, veicoli di terra e soldati appiedati) che dovranno operare nei futuri scenari di guerra. L'ultima postazione MOUS rimasta da costruire è quella di Niscemi, comune siciliano di 26mila anime situato nella provincia di Caltanissetta.

03 agosto 2012

Concetta Raia: Organizzazione call center e delocalizzazione


In seduta del 30 luglio 2012, l’ordine del giorno n. 725 “Iniziative a livello nazionale dell’organizzazione attività di call center”,( a firma degli Onorevoli prima firmataria Concetta Raia e poi di seguito da parte di tutti i gruppi parlamentari), è stato assunto come raccomandazione dall’ assessore per l’economia Armao.

XV LEGISLATURA ARS
PRIMO FIRMATARIO ON.CONCETTA RAIA
- Palermo 18 luglio 2012 -

L’Assemblea Regionale Siciliana

Premesso che sin dagli anni novanta, con la liberalizzazione delle telecomunicazioni e grazie alle incentivazioni regionali ed agli sgravi fiscali, la Sicilia è stata la meta di numerose iniziative imprenditoriali nel campo dell’assistenza ai clienti che ha vissuto in questi anni una intensa crescita;

Osservato che circa 30 società gestiscono call center in Sicilia, occupando oltre 16mila operatori telefonici, degli oltre 30mila su tutto il territorio nazionale;

Rilevato che

a causa del basso salario, delle scarse possibilità di carriera, del bassissimo turn over, che ha provocato un innalzamento dell’età media dei lavoratori dei call center, un impiego nato come occupazione di passaggio verso una carriera migliore, in tempi di crisi, si è spesso trasformato nel lavoro di una vita;

nel comparto outbound, in cui sono gli operatori a contattare gli utenti, le condizioni dei lavoratori sono anche peggiori: i contratti più diffusi sono di 3 mesi e non superano i 300 euro mensili, in Sicilia, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, sarebbero circa 6 mila i lavoratori di questo sistema;

con la fine degli sgravi fiscali e delle agevolazioni è iniziato un lento trasferimento delle sedi dei call center verso località estere, economicamente più convenienti;

ad oggi sarebbero circa 12.000 i posti di lavoro persi e circa 3.000 le richieste di ammortizzatori sociali, numeri che il prossimo anno potrebbero aumentare ulteriormente se si seguisse l’attuale trend di delocalizzazioni;

le destinazioni sono soprattutto l’Albania, la Romania, la Croazia, la Tunisia e l’Argentina, dove gli aspiranti operatori vengono scelti in base alla conoscenza dell’italiano;

tali Paesi sono contraddistinti da tutele sindacali minime o inesistenti e da bassissimi salari, lo stipendio medio per un operatore in Albania sarebbe di soli 80 euro al mese;

il trasferimento di tali attività verso l’estero ha comportato una grave crisi occupazionale, specie in città come Catania e Palermo, già fortemente segnate dalla crisi economica;

tale pratica di delocalizzazione rischia soprattutto di indebolire complessivamente il sistema Paese a causa del trasferimento di quantità indefinite di dati personali sensibili di cittadini (codice fiscale, dati bancari, numeri di carte di credito) in Paesi che non garantiscono un’adeguata tutela dei dati sensibili e che sono tra i primi al mondo per tasso di pirateria informatica;

Osservato che

in riferimento a tale rischio la Prefettura di Catania ha richiesto un parere al Ministero dell’Interno, dal quale emergerebbe che potrebbero essere effettuate delle verifiche sui casi di cui la Prefettura venisse a conoscenza;

considerata l’importanza dei dati e delle procedure di cui si occupano i call center, vengono periodicamente sottoposti ad ispezione da parte enti istituzionali come AGICOM e Guardia di Finanza in merito alle varie attività contrattuali;

impegna
il Presidente della Regione

a intervenire presso le sedi nazionali preposte per verificare se, in ottemperanza al d.lgs 30 giugno 2003, n. 196, gli ordinamenti di Albania, Romania, Croazia, Tunisia, l’Argentina, in cui aziende italiane hanno delocalizzato attività di call center assicurino adeguati livelli di tutela dei dati delle persone;

se tali trasferimenti siano stati autorizzati dal Garante per la protezione dei dati personali;

se i Paesi su menzionati adottino presso i call center che gestiscono dati personali e sensibili procedure di strong autentication, come avviene in quelli italiani;

a verificare presso il governo nazionale quali iniziative i ministri competenti intendono assumere ai fini della tutela dei dati personali e sensibili dei cittadini italiani e per evitare che tali dati vengano trasferiti all’estero, specie in Paesi non appartenenti all’Unione Europea;

quali provvedimenti intendono assumere al fine di instaurare un sistema di controlli volti a verificare la piena attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali d.lgs 30 giugno 2003, n. 196 in merito al trasferimento di ingenti dati personali e sensibili di cittadini italiani all’estero;

se il Governo non ritenga di emanare indirizzi nei confronti delle aziende di cui detenga partecipazioni azionarie, ovvero controllate da esse, e nei confronti di aziende che gestiscano reti pubbliche, operatori assegnatari di licenze nazionali, per impedire il ricorso a società outsourcing, con localizzazione all’estero, per la gestione dei customer care o dei servizi in outbound;

se non ritenga che la pratica di delocalizzazione, specie nei Paesi non appartenenti all’Unione Europea, dei call center finisca già adesso per eludere sia le norme contrattuali, penalizzando gli utenti/consumatori italiani che si troverebbero privi delle necessarie tutele, sia la legge sulla privacy laddove vieta espressamente il trasferimento dei dati personali verso paesi non appartenenti all’Unione Europea “quando l’ordinamento del paese di destinazione non assicura un adeguato livello di tutela delle persone .
www.concettaraia.com

Onorevole Concetta Raia

19 luglio 2012

Concetta Raia: Ordine del giorno: Delocalizzazione call center …


XV LEGISLATURA ARS
PRIMO FIRMATARIO ON.CONCETTA RAIA
- Palermo 18 luglio 2012 -

L’Assemblea Regionale Siciliana

Premesso che sin dagli anni novanta, con la liberalizzazione delle telecomunicazioni e grazie alle incentivazioni regionali ed agli sgravi fiscali, la Sicilia è stata la meta di numerose iniziative imprenditoriali nel campo dell’assistenza ai clienti che ha vissuto in questi anni una intensa crescita;

Osservato che circa 30 società gestiscono call center in Sicilia, occupando oltre 16mila operatori telefonici, degli oltre 30mila su tutto il territorio nazionale;

Rilevato che

a causa del basso salario, delle scarse possibilità di carriera, del bassissimo turn over, che ha provocato un innalzamento dell’età media dei lavoratori dei call center, un impiego nato come occupazione di passaggio verso una carriera migliore, in tempi di crisi, si è spesso trasformato nel lavoro di una vita;

nel comparto outbound, in cui sono gli operatori a contattare gli utenti, le condizioni dei lavoratori sono anche peggiori: i contratti più diffusi sono di 3 mesi e non superano i 300 euro mensili, in Sicilia, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, sarebbero circa 6 mila i lavoratori di questo sistema;

con la fine degli sgravi fiscali e delle agevolazioni è iniziato un lento trasferimento delle sedi dei call center verso località estere, economicamente più convenienti;

ad oggi sarebbero circa 12.000 i posti di lavoro persi e circa 3.000 le richieste di ammortizzatori sociali, numeri che il prossimo anno potrebbero aumentare ulteriormente se si seguisse l’attuale trend di delocalizzazioni;

le destinazioni sono soprattutto l’Albania, la Romania, la Croazia, la Tunisia e l’Argentina, dove gli aspiranti operatori vengono scelti in base alla conoscenza dell’italiano;

tali Paesi sono contraddistinti da tutele sindacali minime o inesistenti e da bassissimi salari, lo stipendio medio per un operatore in Albania sarebbe di soli 80 euro al mese;

il trasferimento di tali attività verso l’estero ha comportato una grave crisi occupazionale, specie in città come Catania e Palermo, già fortemente segnate dalla crisi economica;

tale pratica di delocalizzazione rischia soprattutto di indebolire complessivamente il sistema Paese a causa del trasferimento di quantità indefinite di dati personali sensibili di cittadini (codice fiscale, dati bancari, numeri di carte di credito) in Paesi che non garantiscono un’adeguata tutela dei dati sensibili e che sono tra i primi al mondo per tasso di pirateria informatica;

Osservato che

in riferimento a tale rischio la Prefettura di Catania ha richiesto un parere al Ministero dell’Interno, dal quale emergerebbe che potrebbero essere effettuate delle verifiche sui casi di cui la Prefettura venisse a conoscenza;

considerata l’importanza dei dati e delle procedure di cui si occupano i call center, vengono periodicamente sottoposti ad ispezione da parte enti istituzionali come AGICOM e Guardia di Finanza in merito alle varie attività contrattuali;

impegna
il Presidente della Regione

a intervenire presso le sedi nazionali preposte per verificare se, in ottemperanza al d.lgs 30 giugno 2003, n. 196, gli ordinamenti di Albania, Romania, Croazia, Tunisia, l’Argentina, in cui aziende italiane hanno delocalizzato attività di call center assicurino adeguati livelli di tutela dei dati delle persone;

se tali trasferimenti siano stati autorizzati dal Garante per la protezione dei dati personali;

se i Paesi su menzionati adottino presso i call center che gestiscono dati personali e sensibili procedure di strong autentication, come avviene in quelli italiani;

a verificare presso il governo nazionale quali iniziative i ministri competenti intendono assumere ai fini della tutela dei dati personali e sensibili dei cittadini italiani e per evitare che tali dati vengano trasferiti all’estero, specie in Paesi non appartenenti all’Unione Europea;

quali provvedimenti intendono assumere al fine di instaurare un sistema di controlli volti a verificare la piena attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali d.lgs 30 giugno 2003, n. 196 in merito al trasferimento di ingenti dati personali e sensibili di cittadini italiani all’estero;

se il Governo non ritenga di emanare indirizzi nei confronti delle aziende di cui detenga partecipazioni azionarie, ovvero controllate da esse, e nei confronti di aziende che gestiscano reti pubbliche, operatori assegnatari di licenze nazionali, per impedire il ricorso a società outsourcing, con localizzazione all’estero, per la gestione dei customer care o dei servizi in outbound;

se non ritenga che la pratica di delocalizzazione, specie nei Paesi non appartenenti all’Unione Europea, dei call center finisca già adesso per eludere sia le norme contrattuali, penalizzando gli utenti/consumatori italiani che si troverebbero privi delle necessarie tutele, sia la legge sulla privacy laddove vieta espressamente il trasferimento dei dati personali verso paesi non appartenenti all’Unione Europea “quando l’ordinamento del paese di destinazione non assicura un adeguato livello di tutela delle persone .
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Onorevole Concetta Raia

17 luglio 2012

Concetta Raia e delocalizzazioni call center:" Preparerò un ordine del giorno all’Ars "


- www.concettaraia.com -
Glocal Industry, delocalizzazione call center: subito un ordine del giorno all’Ars, quadro sconfortante, a rischio migliaia di posti lavoro ma anche salari e diritti.

“Come difendere e tutelare le migliaia di posti di lavoro di giovani, per i quali l’impiego al call center oramai è rimasta l’unica speranza di approdare a un lavoro stabile e dignitoso? Come difenderli quando i grossi gruppi ( Telecom, Wind, Fastweb, Vodafone, Enel , Tele2 e potremmo continuare ancora) sostengono implicitamente la de localizzazione del settore? “. Si chiede la parlamentare regionale del partito democratico, Concetta Raia, intervenuta stamattina al convegno “Glocal Industry” organizzato dalla Slc Cgil.
“Preparerò un ordine del giorno all’Ars - annuncia la deputata democratica- con il quale si chieda di intervenire presso il governo nazionale e il ministro alle Attività produttive per bloccare il processo di de localizzazione in quanto si gestiscono servizi di pubblica utilità, si utilizzano licenze nazionali e si usufruisce dei benefici di legge”. “Altre due strade – aggiunge- includere i benefici della legge 407/90 del credito d’imposta per ulteriori 24 mesi per tali settori di attività e fare in modo che la Regione metta a disposizione -perché siano concessi in affitto a canone conveniente- gli immobili inutilizzati di proprietà degli enti locali o i beni confiscati alla mafia a quelle aziende che ne facciano richiesta e che assicurino o incrementino il numero degli occupati“.
“Ci chiediamo, inoltre, quali regole o paletti si possano inserire nel sistema per evitare quel processo di de localizzazione che investe il settore delle telecomunicazioni ma che non risparmia altri comparti dell’industria e come il Governo nazionale intenda tutelare e mettere i sicurezza i dati sensibili dei propri cittadini visto che il processo di delocalizzazione ha in parte messo in discussione la legge sulla privacy”. “Ho il sospetto – chiosa Concetta Raia- che questo argomento non sia ritenuto rilevante abbastanza e comunque non quanto i profitti e i vantaggi degli azionisti delle grosse. Il governo Monti non può far finta che il problema non esista, soprattutto in un momento di grave crisi occupazionale ed economica dove non solo il lavoro manca, ma si assiste alla compressione dei salari e dei diritti. E se tutto questo investe tutto il territorio nazionale, in Sicilia riveste carattere di emergenza sociale. non si può più aspettare”.

16 luglio 2012

Cgil Catania: Globalizzazione industriale quali possibilità di arrestare il processo?


All’incontro hanno partecipato il segretario generale della CGIL Catania Angelo Villari, il segretario confederale Giovanni Pistorio, il segretario generale della SLC CGIL Catania Davide Foti, il deputato nazionale del PD Giuseppe Berretta e il deputato regionale del PD Concetta Raia. Sono stati invitati amministratori delegati e responsabili per le risorse umane di importanti imprese del settore; tra questi Luca D’Ambrosio, amministratore delegato Visiant Next spa, Giovanni Mantelli amministratore unico QE’ Call center srl e Carmine Spina, amministratore delegato della Eurocall network.
“Dopo la crescita degli anni Novanta, e grazie anche al sistema degli sgravi fiscali, la nostra Isola ha vissuto una stagione florida per la crescita dei call center. – spiegano Angelo Villari e Giovanni Pistorio- Ma le delocalizzazioni oggi rischiano di indebolire il valore tutto italiano della privacy dei consumatori a causa del trasferimento di quantità indefinite di dati personali sensibili di cittadini (codice fiscale, dati bancari, numeri di carte di credito) in Paesi che non garantiscono un’adeguata tutela e che sono tra i primi al mondo per tasso di pirateria informatica. Per questo crediamo che gli enti committenti per primi debbano evitare queste pratiche. Per fortuna, c’è chi non ha intenzione di affidarsi ai Paesi esteri e vuole investire sul nostro territorio e le nostre professionalità”. E aggiunge Foti: “L’intervento della politica è l’unico che può davvero cambiare le regole. Le cessioni governative dovrebbero contenere clausole ben precise. E il sindacato sta cercando di giocare la partita proprio su questo terreno”.
Cosa ne pensano i politici? Quelli presenti ieri, e cioè i deputati del PD Berretta e Raia, hanno già abbracciato la causa. “Entro questa settimana presenterò un ordine del giorno affinché la Regione Sicilia faccia la sua parte in tutta questa storia”, sottolinea Concetta Raia, mentre Berretta fa riferimento all’emendamento al Decreto sviluppo di cui è firmatario: “ Ci sono possibilità di inserire una serie di vincoli nelle norme di concessionarie che puntino a radicare nel territorio nazionale queste realtà. Ci si dovrà muovere in un contesto di incentivi/disincentivi. Non è un gioco di parole: vuol dire che i primi dovranno essere di carattere economico per incentivare la locazione, ma i secondi dovranno scoraggiare la delocalizzazione. Il far west va superato e la tutela dei servizi e dei lavoratori dovrà passare da queste azioni”.
Le aziende, intanto, devono fare i conti con un mercato che cambia rapidamente le regole e con un contesto non sempre favorevole come quello siciliano. Spiega D’Ambrosio: “Ben vengano gli aiuti di Stato. Ma che senso ha scappare quando finiscono? Non è così che si cresce, non è così che si valorizza un territorio dove si è scelto di investire. Purtroppo gli aiuti possono essere solo un palliativo. Crediamo invece negli investimenti in strutture tecnologiche ma anche nella formazione. Cosa lasciamo ai ragazzi che lavorano per noi all’inizio delle loro carriera, e poi, magari, trovano altro? Professionalità, un metodo di lavoro ed anche delle conoscenze tecniche che torneranno loro utili”
Un intreccio di volontà e circostanze che sembra animare le aziende più serie. Mantelli assicura: “In un anno abbiamo investito più di un milione di euro senza aiuti pubblici. E questo è un dato che significa molto. In Sicilia contiamo 900 lavoratori, di cui 250 dipendenti e gli altri sono a progetto. Questi ultimi, però, hanno un fisso che non li differenzia dai dipendenti. Crediamo invece che qui i veri problemi siano altri: la burocrazia che applica regole solo a chi le regole le segue. Dimenticandosi degli abusivi…”
C’è anche l’incredibile vicenda dei “sottoscalisti”. Così li chiama Carmine Spina: “Nel senso che fanno concorrenza sleale a chi crede nell’impresa onesta, organizzando squadre di ragazzi sistemati nei sottoscala senza regole e senza tutele. Noi siamo invece presenti in Sicilia da otto anni. Puntavamo sul manifatturiero e poi abbiamo diversificato. Oggi contiamo 600 dipendenti tra Sicilia, Puglia, Lombardia e Piemonte. A Catania abbiamo 300 lavoratori stabilizzati e 900 collaboratori. Questi ultimi hanno una scolarizzazione elevata e per i collaboratori si tratterà di un lavoro di passaggio. Ma è un problema di business. Una cosa è però certa: crediamo nella qualità del servizio, formiamo queste persone con un approccio molto professionale ed etico. Non abbiamo intenzione di andar via e crediamo nella validità dell’impresa a prescindere dal fatto che arrivino o meno gli aiuti pubblici. Molto però dipende anche dalla commesse…”.
www.cgilct.it

12 luglio 2012

VERTENZA FORESTALI: COMPIUTO UN PRIMO PASSO


Concetta Raia: Io ce la sto mettendo tutta!
- www.concettaraia.com -

“La Regione ha compiuto un primo passo verso la soluzione della gravissima vertenza dei tremila forestali della provincia di Catania, oltre ventimila in tutta l’isola, con l’individuazione dei 105 milioni di euro che garantiranno il lavoro a migliaia di addetti e riteniamo di avere dato un contributo pratico attraverso l’indicazione dei fondi comunitari a cui attingere”. Lo dichiara la parlamentare regionale del partito democratico Concetta Raia che proprio ieri mattina ha incontrato l’Assessore all’Agricoltura, Francesco Aiello per capire come il Governo intendesse procedere, in considerazione della difficile situazione finanziaria in cui versa l’ente, consapevoli che sarebbe stato impossibile ritagliare altre risorse dalle pieghe del bilancio regionale.

“Dall’incontro è emerso che il Governo – spiega la deputata democratica – attraverso la rimodulazione del Par Fas e dai residui del Por, ha reperito 105 milioni di euro. Ciò consentirà, per il momento, di assicurare ai lavoratori le giornate previste dalla legge per il 2012”.“Inoltre – aggiunge – a seguito delle pressioni dei sindacati (FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL) tutti i lavoratori vedranno allungato il proprio rapporto di lavoro: questo è il primo importante risultato. Il secondo passo dovrà essere quello di garantire le giornate dell’anno precedente, del 2011, individuando le opportune misure del PSR e adottando soluzioni amministrative necessarie e accelerare le modalità di spesa”.

06 giugno 2012

Teatri: Raia (PD), 1 mln euro per Stabile Catania, ok commissione Ars


“Stamattina in commissione all’Ars abbiamo approvato un emendamento che destina un milione di euro al Teatro Stabile di Catania: un finanziamento aggiuntivo che compensa, anche se solo in parte, i recenti tagli e che può dare serenità agli operatori e salvare il cartellone”. Lo dice Concetta Raia, deputato regionale del PD e componente della commissione Territorio, Ambiente e Turismo dell’Ars.
“L’emendamento ha già una copertura finanziaria – aggiunge Raia – a questo punto serve il ‘via libera’ della commissione Bilancio, che mi auguro arrivi al più presto. In questo modo – conclude il deputato PD – potremmo dare una risposta adeguata ai lavoratori, agli artisti e agli utenti di una realtà culturale di primissimo piano, che deve essere sostenuta con tutte le nostre energie”.
Gruppo PD ARS – on.le Concetta Raia
mercoledì 6 giugno 2012

30 maggio 2012

FORESTALI: SUBITO UNA TASK FORCE PER REPERIRE NUOVE RISORSE


E' necessario creare subito una task force per recuperare attraverso strumenti di programmazione comunitaria cento milioni di euro grazie ai quali circa ventimila forestali, tremila nella provincia di Catania, tra aziende e ispettorato, nei prossimi giorni potranno avviarsi al lavoro in vista della prossima stagione estiva.
Di fronte a una condizione oggettivamente inaccettabile abbiamo chiesto e ottenuto che la commissione Bilancio intervenisse tempestivamente dopo che l’impugnativa del commissario dello Stato di parte della finanziaria regionale aveva pressoché azzerato i capitoli di spesa per il comparto forestale. Sono stati infatti reperiti 93 milioni di euro attraverso un’ulteriore variazione di bilancio che si vanno ad aggiungere ai 121,6 milioni di euro recuperati tra residui di spesa, rimodulazione del PSR e residui dei fondi Fas (linea di azione 4.4 “utilizzo tecnologie innovative per la difesa dell’ambiente”).
Una prima risposta è stata data, ma con altrettanta chiarezza e onestà va detto che per garantire le giornate previste dall’accordo dell’anno precedente occorrono circa cento milioni di euro una cifra che la Regione non potrà in alcun modo trovare con nuove variazioni di bilancio. Ecco perché abbiamo chiesto l’istituzione di una cabina di regia tra gli assessorati Agricoltura e Territorio e Ambiente che lavori per trovare con altri strumenti finanziari le risorse necessarie sia per tutelare il nostro patrimonio boschivo che per dare una risposta occupazionale a migliaia di lavoratori che vivono una condizione assai difficile.
Con questa consapevolezza noi del gruppo parlamentare del Pd stiamo lavorando. Oggi abbiamo scongiurato il caos, ora serve un salto di qualità nell’azione amministrativa e grande impegno da parte di tutti (Governo, Parlamento amministrazione regionale e il supporto delle organizzazioni sindacali) e trovare soluzioni che diano le risposte strutturali indispensabili al comparto per garantire la tutela del bosco e il diritto al lavoro.
Onorevole Concetta Raia - PD -

15 aprile 2012

L’Italia della Green Economy


- www.giuseppeberretta.it -
“Superare la crisi puntando sulla green economy, non come un “settore” dell’economia ma piuttosto come un nuovo modo di governare, organizzare, produrre e distribuire. Il Partito democratico ha le idee chiare su come i temi legati all’ambiente e alla green economy possano rappresentare gli assi portanti del nuovo progetto di rinascita economica per l’intero paese. Perché c’è la necessità di legare i temi dello sviluppo, dell’occupazione a “scelte politiche fortemente caratterizzate da proposte progressiste per il governo dell’Italia per i prossimi dieci anni”, per usare le parole del capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, che ha chiuso l’incontro “L’Italia della green economy: crescita e nuovo lavoro nella Sicilia sostenibile”, organizzata a Catania dalla deputata regionale del Pd Concetta Raia e il responsabile regionale di Ecologisti democratici ( Ed) Gigi Bellassai. Dove le città dovranno avere un ruolo centrale, indirizzando le politiche locali verso la riduzione dell’inquinamento atmosferico, promuovendo progetti concreti di mobilità sostenibile, prevedere gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, l’efficienza energetica, la bio edilizia. A partire proprio dalla Sicilia, una regione che – prima di altre – ha le carte in regola per essere una piattaforma energetica e trasformarsi in nuova frontiera delle energie rinnovabili. Non solo per la sua posizione geografica. Nella Sicilia dei tristi primati in negativo, infatti, esistono degli esempi di eccellenza. La nostra, infatti, è la regione con più basse emissioni di CO2 nel settore residenziale con solo 1,2 tonnellate per famiglie. Il settore floricolo ha ridotto di un terzo i consumi energetici utilizzando moderni sistemi di cogenerazione. In agricoltura si registra il boom di prodotti di origine biologica, raggiungendo il terzo posto in Italia, e sono circa duemila le piccole e medie aziende che hanno la certificazione ISO 14.001. Numeri che tracciano l’immagine di una regione che pur tra contraddizioni e difficoltà è protagonista oggi di un’originale interpretazione e declinazione della green economy e confermano come l’economia verde rappresenti quel “new deal” su cui scommettere. “Utilizzare un nuovo paradigma economico fondato sulla sostenibilità ambientale– commenta la parlamentare Raia – un nuovo sistema che ha bisogno di investire sul capitale umano e che potrebbe portare solo in Sicilia duecento mila posti di lavoro e nuove figure professionali”. “L’economia verde può rappresentare – ne è convinto il responsabile regionale di ED – una chiave straordinaria per rigenerare interi comparti del manifatturiero. Il trenta per cento delle aziende del settore – aggiunge – hanno investito in tecnologie verdi, riuscendo a intercettare nuovi segmenti di domanda, alzando con innovazione e creatività lo standard della qualità”. La green economy cammina sulle gambe di chi lavora e produce ma deve essere sostenuta e orientata da politiche pubbliche atte ad agevolare queste nuove sfide: efficienza energetica, difesa del suolo, rifiuti, mobilità. “Ruolo decisivo avranno gli enti locali”, sottolinea la responsabile nazionale Ambiente Stella Bianchi. E sono tanti i candidati sindaci del partito democratico Luca Spataro a Castiglione di Sicilia, Rosamaria Vecchio a Linguaglossa, Alessandra Foti a Caltagirone, “che nei loro programmi hanno messo al centro politiche verdi” ricorda il parlamentare Giuseppe Berretta, che guarda alla fondamentale ricaduta occupazionale.

Il Por 2007/2013 della Sicilia destina al settore delle rinnovabili 330 milioni di euro, di cui solo il 35% è stato utilizzato ad oggi. Il precedente programma operativo 2000/2006 prevedeva trecento milioni di euro tutti spesi, ma senza raggiungere gli effetti sperati. “Sarebbe interessante – conclude la parlamentare Concetta Raia –che venisse istituita una cabina di regia unitaria e coordinata in materia di pianificazione e attuazione di iniziative in campo energetico, che rappresenti il punto di sintesi della linea politica degli assessorati coinvolti nella materia: energia, agricoltura, attività produttive, infrastrutture, trasporti, sanità. Green Economy sono anche le tante potenzialità offerte dalla filiera dei rifiuti per la crescita dell’occupazione e delle imprese, ma solo se verrà estesa e rafforzata la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo, il recupero e dagli acquisti verdi nelle pubbliche amministrazioni finalizzate anch’esse a sostenere l’intera filiera.”

NOTA DI REDAZIONE
Nella foto la Deputata regionale del Pd Concetta Raia che ha organizzato insieme al responsabile regionale degli Ecologisti democratici, Gigi Bellassai, l'evento

24 marzo 2012

ARS approva DDL “Lavori in economia nel settore forestale”, relatrice l’On. Concetta Raia


- www.cgilct.it -
Il 22 marzo 2012 l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il disegno di legge 868/a “Lavori in economia nel settore forestale” che vedeva come relatrice l’On. Concetta Raia.
Si tratta, di una norma che ha come finalità e mira a semplificare ed evitare appesantimenti procedurali in linea con le esigenze di tempestività di esecuzione dei lavori riscontrate nel corso degli anni nel settore forestale e tenute in conto dalla legislazione vigente fino a pochissimo tempo fa.
La norma, come abbiamo sottolineato, si prefigge lo scopo di autorizzare l’Amministrazione regionale a continuare ad operare per i lavori nel settore forestale con il regime dell’amministrazione diretta senza limiti di importo, secondo quanto già consentito dall’ articolo 24, comma 6 bis, della legge 109/1994, come introdotta nella Regione siciliana dalla legge 7/2002 e successive modifiche ed integrazioni.
Con l’approvazione di questo atto finalmente la forestale può procedere alla definizione delle perizie ed effettuare gli avviamenti al lavoro dei forestali che in questa provincia sono circa 4500 e che ad oggi sono in attesa di essere avviati al lavoro.
FLAI CGIL Catania
La norma, come sottolineato dalla FLAI, consente il prosieguo dei lavori nel settore forestale con il regime dell’amministrazione diretta senza limiti di importo. La Forestale può adesso procedere alla definizione delle perizie ed effettuare gli avviamenti al lavoro

13 febbraio 2012

Concetta Raia: Modello di sviluppo al femminile per cambiare il futuro del Paese


Sviluppo e buona politica il sud riparte dalle donne. “Da Catania lanceremo le nostre proposte”

Progettare un nuovo modello di sviluppo per il nostro Paese che parta dalla Sicilia. Sono le donne del Pd a lanciare da Catania la sfida per cambiare il futuro dell'Italia che oggi più che mai ha bisogno del loro impegno, delle loro competenze, delle loro professionalità per superare una crisi economico-finanziaria senza precedenti. Ma è necessario, innanzitutto, rimuovere barriere culturali e limiti strutturali che relegano ancora le donne a ruoli marginali. L'occupazione femminile in Sicilia ha ancora numeri drammatici (lavora solo il 34,7%, fino ai 64 anni, scende ancora al 17 % per le giovani) e la rappresentanza femminile nelle istituzioni crolla vergognosamente sotto il 4 % alla Regione, al 5,9% nelle province, all'8,2% nei 43 comuni siciliani con più di 25mila abitanti (solo due le donne sindaco a Misterbianco e Giarre). Sono alcuni dei temi affrontati nel corso dell'incontro organizzato dalla deputata regionale Concetta Raia alla presenza della coordinatrice nazionale Donne, Roberta Agostini, per discutere sulle proposte da offrire al dibattito nazionale, in vista della conferenza nazionale che terrà a Napoli il 17 e 18 febbraio. «In questo impegno vogliamo far conoscere, far riconoscere e assumere il punto di vista delle donne» ha spiegato Roberta Agostini. L'elaborazione, le proposte e l'azione politica delle donne possono, infatti, portare un contributo essenziale al cambiamento. «Vogliamo partecipare alla costruzione di questo progetto coraggioso e innovativo e, per certi versi, di rottura con il passato, dando un contributo sostanziale alle future scelte del partito democratico», ha esordito Concetta Raia. Con questi numeri servono iniziative forti e coraggiose, a cominciare da nuove politiche per la crescita dell'occupazione femminile e alla proposta di legge sulla doppia preferenza di genere. «Il Pd dovrà impegnarsi con determinazione per trovare una maggioranza parlamentare che approvi una legge coerente con i principi costituzionali di pari opportunità nelle leggi elettorali - ha spiegato Agostini - alla necessità che si approvi quindi una nuova legge elettorale chiara che restituisca agli elettori un potere decisionale nella scelta degli eletti e del governo (così come richiesta da 1.200.000 italiane ed italiani che hanno sottoscritto il referendum), si affianca l'esigenza di introdurre correttivi che aiutino il riequilibrio della presenza di genere. «Sostegno alle imprese femminili e facilità di accesso al credito, innanzitutto - ha dichiarato la parlamentare regionale Raia -credito d'imposta per quelle aziende che assumono donne e uomini, condizioni di lavoro che possano conciliare i tempi di vita e di occupazione, più servizi per l'infanzia e per le persone, in nome di una maggiore autonomia e opportunità di realizzazione di progetti di vita». Infine, l'onorevole Raia riapre alla costituzione anche in Sicilia del coordinamento donne. «Ho anche la speranza che questa occasione possa davvero rimettere in moto il meccanismo per costituire, nei tempi e nei modi che insieme decidiamo, quello strumento utile quale appunto il coordinamento regionale delle donne, che ci consente di metterci al pari delle altre regioni, ma soprattutto di fare politica al femminile».