19 febbraio 2010

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: Nota conclusiva del Segretario Nazionale Alessandro Genovese


Cari compagni e care compagne,

sono venuto con molto piacere a Catania perchè reputo che qui si sia sviluppata un'esperienza politico-sindacale molto importante. Vedete un sindacato non è solo un'istituzione,il sindacato è un collettivo di donne e di uomini che stanno insieme perchè condividono dei valori,un programma e sopratutto condividono un modello di società dove il profitto non è la bussola delle relazioni e dove all' "IO" si sostituisce la parola"NOI"

La crisi che noi stiamo attraversando è una crisi antica,è una crisi che nasce quando salta il grande compromesso del novecento tra capitale e lavoro. Infatti l'elemento tecnologico da un lato e l'elemento del consumo dall'alto,rompono quel principio fondamentale che era:"Il lavoro non è l'unica variabile dipendente dai costi del processo produttivo" Tutto questo porta ad una forte contrazione dei salari (non mi riferisco all'italia) dal novanta al 2005. Il potere d'acquisto del lavoro scende di sette punti percentuale ( Europa, Nord America ed in parte anche Russia). Si apre ,quindi, una crisi da salari. Il lavoro viene retribuito meno, ma gli stili di consumo aumentano e quindi ci si indebita.

La crisi che sta attraversando il pianeta negli ultimi tre anni è una crisi dovuta ai bassi salari che hanno spinto milioni di consumatori ad indebitarsi. Scoppia la"bolla"finanziaria. Chi possiede un apparato produttivo forte regge col mercato interno, chi ha un apparato produttivo vecchio e debole soccombe.

Cari compagni, il Congresso ormai volge al termine, ma io vi invito a riflettere e ragionare su alcuni punti:

-- Prima riflessione: Come è possibile avere in Italia i più bassi salari ed avere,nello stesso tempo, il più forte sindacato a livello italiano? Non vi sembra questa una grossa contraddizione su cui focalizzare meglio la nostra attenzione?

-- Seconda riflessione: Quanto può reggere la nostra cultura sindacale difronte al fatto che non abbiamo più uno schieramento politico di riferimento?

Personalmente spero che su questi due punti la sintesi del Congresso Confederale di maggio possa dare delle giuste risposte. Vedete è vero che alcuni di noi hanno votato documenti diversi, ma è pure vero che quando torniamo in mezzo ai lavoratori, i loro problemi non sono altro che la dimostrazione di quanto menzionato precedentemente.

-- Terza riflessione: Noi come categoria siamo riusciti a superare due grossi ostacoli. Il primo riguarda i metalmeccanici,poichè subire un accordo separato è sempre un problema. Il secondo è quello di aver subito il contratto dei chimici, perchè in questo accordo io vedo un rischio, infatti, abbiamo accettato un ente bilaterale aziendale che integra la cassa integrazione con i soldi del PDR dei lavoratori. Mi spiego meglio,in quell'accordo c'è scritto che se un'azienda entra in crisi vi è un fondo aziendale in cui i lavoratori versano dodici euro al mese, ma versano pure una quota del PDR per integrare la cassa integrazione,e tutto questo in violazione di alcuni punti che c'eravamo dati tutti insieme al nostro direttivo. In questa maniera si corre il rischio che invece di disarticolare Confindustria, disarticoliamo noi stessi, in quanto ogni categoria è chiamata a trovare il proprio equilibrio. Magari questo non succederà perchè saremo bravi a gestire il tutto, ma da parte mia è doveroso esprimervi la mia preoccupazione, perchè la confederalità è tante cose, ma è anche dire che se c'è una linea ce ne è solo una per i contratti. Dire che ce ne sono tre e tutte vanno bene, prima o poi potrebbe aprirci contraddizioni in casa.

Compagni, noi non possiamo permetterci di non praticare quello che predichiamo. I lavoratori possono darci sempre fiducia, ma a lungo andare dobbiamo pure garantire loro dei risultati e quindi mantenere nel tempo il loro appoggio ed il loro supporto. Dobbiamo essere consapevoli che la "base" apprezza la presenza della Cgil al tavolo della trattativa, perchè comunque rappresentiamo un forte elemento condizionante della trattativa stessa. Altra alternativa, lecita, potrebbe essere scommettere sul fatto che la liberizzazione, libererà energie e contraddizioni tali da riuscire ad imporre a questa azienda un'altra cultura sindacale.

Io personalmente non ho le competenze politiche ne conosco l'azienda per dire quale sia la strada giusta da percorrere ma una cosa è certa non possiamo rinviare questa discussione. La Cgil avrà tanti difetti ma possiede pure una vera forza che sta nel fatto che anche quando i gruppi dirigenti si dividono o non sono daccordo con Cisl e Uil, noi possiamo ricorrere sempre ai lavoratori. A loro possiamo rivolgerci in due maniere: - O diciamo loro alzate le mani " festa finita" - Oppure li invitiamo alla riflessione ed alla discussione, dove poi la votazione finale sarà la parte ultima di un percorso di partecipazione. Noi come sindacato possiamo reggere a tutto, ma ad una condizione che è quella di stare sempre più in mezzo ai lavoratori. Noi non dobbiamo dimenticare cosa siamo: " Un insieme di lavoratori e lavoratrici che si associano per difendere i loro diritti generali attraverso la vertenza in azienda, attraverso la vertenza generale, attraverso quella fusione vera che comprende interessi dei lavoratori in un ottica di interessi generici, perchè per noi un Paese che ha i lavoratori al primo posto è un Paese più bello.

Alessandro Genovese

18 febbraio 2010

Giacomo Rota, Segretario Confederale Cgil, al Congresso Provinciale Slc Cgil Catania


Impresa - Identità sindacale - Sciopero 12 Marzo.

"L'impresa, afferma il Segretario Giacomo Rota, deve avere una responsabilità sociale verso le lavoratrici ed i lavoratori e verso il territorio dove è collocata. Quindi l'impresa vive nel territorio ed in funzione di quel territorio prende denaro,avvolte anche pubblico, ed usufruisce di agevolazioni che, magari, in altre realtà non avrebbe mai avuto. Non può, di conseguenza, fare cassa ed andarsene. Non possiamo permetterci di farci dire, scusate adesso vado in altre zone( Calabria, Romania, Tunisia....) ad incassare e fare profitti sfruttando altre risorse.

Non può farlo e se viene fatto, lo si fa, perchè gli viene consentito da una classe politica imbelle. Il ragionamento è semplice. Se tu come azienda giochi con i soldi dello Stato non puoi decidere che diventi liberista un minuto dopo che hai finito di prendere denaro dallo Stato, perchè se liberista eri non li pigliavi, a maggior ragione, prima. Cari compagni, la SLC gestisce e difende uno dei pezzi più belli ed importanti che è quello di avere una comunicazione libera, e su questo noi non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo deflettere un minuto, perchè il livello della SLC deve essere un livello sempre più confederale ed oltre ai diritti e la dignità dei lavoratori che vengono messi in discussione ovunque, abbiamo il dovere di combattere contro un potere che vuole il silenzio, un silenzio che noi dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze. Ribadisco, quindi, che abbiamo bisogno di una SLC CONFEDERALE all'interno di un SINDACATO CONFEDERALE, dove il livello di confederalità sia altissimo, perchè noi alla fine di questo Congresso consegneremo al Paese, alle lavoratrici ed ai lavoratori una CGIL più forte e più ricca. Quindi vi invito a partecipare in massa e con forza allo sciopero del 12 Marzo.

Uno sciopero che è la base della libertà e si sciopererà per l'equità fiscale, lo sviluppo ed anche per far capire "A CERTI SINDACATI" che il nostro modo di essere e fare sindacato non è discutibile. Noi non mettiamo in svendita noi stessi. Noi manteniamo e continueremo a mantenere la nostra identità. Non siamo disponibili a contrattare soldi e bilateralità (quella sbagliata) in cambio dell'autonomia della CGIL. Noi siamo un sindacato che vive delle deleghe degli iscritti, non ci interessa nessun tipo di scambio. Questa è la lezione che dobbiamo apprendere. Questa è la strada da percorrere insieme ed ovunque".

Giacomo Rota

Segretario Confederele Cgil Catania

17 febbraio 2010

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: Nota introduttiva della relazione congressuale del 17 Febbraio 2010

Rivolgo il saluto innanzitutto ai nostri invitati presenti in sala e a chi, pur avendo accettato l’invito ad essere presente al nostro Congresso Provinciale, è stato trattenuto da impegni e perciò oggi non è qui con noi.

Saluto tutti voi compagne e compagni, delegati ed invitati al nostro 4° Congresso Provinciale a cui arriviamo in un momento particolarmente difficile per la crisi occupazionale, sociale e valoriale in atto e vi ringrazio.

Grazie soprattutto per il fatto che il dibattito politico, nelle assemblee in cui si sono confrontati i relatori delle due mozioni congressuali nazionali, si è sempre svolto in maniera pacata e serena e non si è mai trasformato in scontro per la ricerca di assetti, equilibri, percentuali e numeri.

Debbo dire che siamo stati tutti particolarmente bravi in ciò, forse io lo sarò stato meno degli altri, certamente sono stato meno bravo dei più giovani tra voi, di voi giovani che avete modo di partecipare alle attività interne della Camera del Lavoro di Catania nel periodo in cui, dopo anni di lacerazioni e divisioni interne, la direzione politica è stata affidata a Francesco Battiato.

Francesco, forza ed equilibrio, che sin dalla data del suo insediamento ha dimostrato di essere al di sopra delle piccole beghe interne, ha avuto il grande merito di far cessare gli scontri interni che poco o nulla avevano a che fare con l’attività sindacale ed ha messo tutti noi nelle condizioni ideali di poter agire nell’interesse di ciò che rappresentiamo; e perciò è da noi tutti considerato soprattutto un vero e grande Maestro di vita.

Francesco adesso non è più il Segretario Generale della CGIL di Catania, ha avuto la fortuna e la capacità di poter lasciare l’incarico prima del Congresso e prima di lasciare l’incarico ha promosso un grande ringiovanimento nei gruppi dirigenti delle categorie provinciali. Il suo ruolo adesso è stato affidato al nostro amico Angelo Villari che all’insegna della continuità di fare e pensare, aggiungerà del suo a quanto è stato sin qui reso possibile, ci aspettiamo ulteriori grandi cose da tutto ciò.

Dicevamo in premessa che svolgiamo il nostro Congresso, il congresso che vede attivamente partecipe questa platea quasi per intero rinnovata e ringiovanita, in un momento in cui incombe una crisi che non ha precedenti in quanto è globale, che vede coinvolte industrie ed occupazione e che mette realmente in crisi la società, così come noi fino ad oggi l’abbiamo partecipata ed i valori che ne sottendevano il vissuto sociale.

Ma nel trattare il tema della crisi dobbiamo tener presente che a volte siamo chiamati a discutere di due questioni ben distinte e separate.

Infatti, c’è una crisi reale, che come ogni crisi di carattere epocale ha dentro di sé anche i fattori del cambiamento, e c’è un utilizzo strumentale delle paure indotte dalla crisi.

Alcune aziende, troppe, stanno utilizzando, grazie all’assenza di regole e principi, lo spauracchio della crisi per comprimere i costi del personale e provano a far ciò attraverso il tentativo costante di demolire alcuni diritti fondamentali dei lavoratori, che per tali aziende rappresentano esclusivamente dei costi in bilancio. Mi ha particolarmente impressionato nell’ultima sessione per il rinnovo del CCNL delle TLC vedere all’opera, in una stanza riservata alle aziende del settore, una decina di consulenti ed esperti aziendali che continuavano a trasformare in cifre e denaro qualsiasi richiesta che veniva formulata dai sindacalisti presenti al tavolo negoziale.

Sia ben chiaro a tutti che rispetto a tali rozzi tentativi portati avanti da certa parte datoriale e da qualche rappresentante del governo nazionale, la CGIL risponde, all’unisono ed in maniera chiara che non si barattano i diritti per il salario.

C’è quindi una crisi reale la cui responsabilità è da ascrivere esclusivamente ad un certo modo di essere del capitalismo, cosiddetto avanzato, attento solo ai profitti ed ai dividendi, che ha fatto sì che pian piano, nel tempo, venisse meno il potere regolatore degli stati nazionali e per il quale l’uomo continua ad essere solo un ingranaggio del sistema produttivo.

Rispetto ai due modi d’essere della crisi industriale in atto, dobbiamo formulare le nostre proposte che si tradurranno nei nostri modi di essere ed interpretare le vertenze a livello territoriale.

Uno scrittore di fantascienza nel 1972 (H.Brinis – Il passo dell’ignoto a cura di Fruttero e Lucentini) descrisse di come la fortuita restituzione, da parte di una famiglia al commerciante, di un surgelatore rosso ciliegia, poteva innescare una congiuntura sfavorevole nei mercati, da cui poi si sarebbe potuti uscire solo attraverso una ripresa del potere di acquisto di salari e stipendi. Nel racconto la ripresa , infatti, viene avviata grazie ad un contributo che il Presidente USA invia alla famiglia che attraverso la restituzione del congelatore aveva innescato la crisi.

Attraverso la citazione di tale racconto ho cercato di rendere evidente il fatto che, sin da allora un intero mercato come quello USA poteva, così come è ai giorni nostri avvenuto, essere messo facilmente in crisi dalla perdita di potere di acquisto di salari e stipendi e che la ripresa è possibile a patto che si mettano le famiglie in condizione di poter spendere.

Quindi, anche a livello locale, va fatto sì che venga aumentato il potere di acquisto delle famiglie , sia attraverso una contrattazione di secondo livello, da negoziare all’interno di tutti i posti di lavoro, che attraverso il potenziamento della rete dei servizi resi alla famiglia. Su quest’ultimo punto dobbiamo fare in modo di essere più presenti ed incisivi nella contrattazione sociale.

Per quanto riguarda in generale il modo attuale di declinare il capitalismo che si è affermato tra le imprese e nel mercato vorrei, fare insieme a voi, qualche riflessione ed avanzare proposte.

Il profitto non può essere l’indicatore del risultato dell’azienda. Per l’azienda sono molti gli interessi convergenti, dai dipendenti ,ai fornitori, ai finanziatori, al territorio interessato,alle facilitazioni concesse dal pubblico. Pertanto, non si deve parlare più di portatori di capitali ma di portatori di interessi. L’azienda, quindi, non può essere eticamente considerata in funzione dei risultati immediati, ma il suo reale valore deve essere desunto per la cooperazione di tutti gli agenti. L’attuale crisi è originata anche dal fatto che le aziende hanno deciso di puntare sul profitto e quindi solo sul breve termine; mordi e fuggi.

Alcune tra queste aziende, soprattutto quelle che operano nel settore delle telecomunicazioni, pur mantenendo inalterati i livelli occupazionali sul territorio, sposano a tal punto queste filosofie del profitto e del breve termine che laddove il sindacato ha provato a proporre loro di guardare al territorio di Catania in maniera diversa, invitandole ad investire in loco anche nelle attività ‘pregiate’ del proprio gruppo industriale (penso ad esempio ai settori della IT e della ricerca), pur potendo contare sulla disponibilità di Enti Locali, Università e centri di ricerca, hanno fatto venire meno le condizioni di poter discutere di ciò. Ed inoltre, a dimostrazione della disaffezione che dette imprese, nutrono nei confronti delle attività sociali di impresa, ogni qual volta siamo riusciti ad iniziare ad avviare una discussione sul radicamento sociale e territoriale di impresa, a causa della prassi della mobilità territoriale dei propri quadri e dei propri referenti, ci siamo trovati costretti a far ripartire dall’inizio le discussioni avviate. Una vera e propria tela di Penelope.

Direi, imprese sempre pronte a togliere gli ormeggi e a salpare verso porti migliori, alla ricerca dell’eldorado. Il modello al quale noi guardiamo è naturalmente diverso.

Noi chiediamo che le aziende che hanno deciso di investire a Catania pratichino il principio della responsabilità sociale nella declinazione più evoluta del termine. Fair play, etica della lealtà ed etica della responsabilità, lealtà nei confronti del tessuto sociale che ha concesso benefici ed agevolazioni ed è stato modificato anche grazie all’impianto industriale e responsabilità nei confronti dei dipendenti e delle loro famiglie.

A Catania, negli ultimi tempi ci siamo dotati di una linea di azione che tiene conto dell’analisi fatta e dell’impostazione condivisa. Cerchiamo, in maniera convinta, ed a volte ci riusciamo, di far valere non soltanto il rapporto negoziale interno al posto di lavoro, ma anche di far passare il principio che l’impresa deve interessarsi dei soggetti attivi sul territorio e delle specificità che sul territorio insistono.

Vi confesso che non è un percorso facile quello che stiamo praticando, cercare di far valere un atteggiamento diverso è un esercizio per certi versi simile a quello che in guerra si adotta quando si vuol cercare di far cambiare all’avversario il terreno di confronto ed i tempi dell’intervento.

E non è solo la resistenza che le aziende oppongono al cambiamento a rallentare l’iniziativa, spesso all’interno delle aziende presenti sia sul territorio regionale che nazionale, abbiamo fatto fatica a far valere i principi che condividiamo talvolta anche all’interno del nostro stesso gruppo dirigente.

Noi vogliamo assumerci direttamente le responsabilità che il ruolo e l’impostazione che ci siamo dati ci impongono, pertanto proponiamo, un po’ in tutte le aziende, di procedere ad una verifica territoriale degli accordi e su questioni di interesse generale rivendichiamo l’apertura del confronto locale anche in sede istituzionale, chiedendo che partecipino alle proposte da noi avanzate anche soggetti esterni, purché portatori di interessi specifici.

Quella degli interessi diversi e specifici è una idea che stiamo maturando da qualche mese a questa parte. Riteniamo infatti che, in talune occasioni, ed in particolare quando gli interessi che ci derivano dal ruolo di lavoratori dipendenti, per talune vertenzialità specifiche, coincidono con quelle che derivano dal ruolo di cittadino/utente, dobbiamo sempre più chiedere il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori per condividere gli sviluppi delle vertenze in corso e gli eventuali benefici. Voglio fare un esempio che potrebbe valere anche come iniziativa da portare avanti. Diverse aziende che operano nel settore delle TLC stanno iniziando a chiedere l’utilizzo della registrazione di massa delle chiamate, al fine di poter “monitorare la qualità”, cosa che stiamo contrastando con gli strumenti ed i mezzi a nostra disposizione. Ma da utente che ne penso? Che effetto mi fa aver firmato un contratto di condizione d’uso all’interno del quale non è previsto né che i miei dati sensibili, il timbro della mia voce, possa essere registrato né che le condizioni generali previste dal contratto possano essere modificate? Ed inoltre, da utente, che effetto mi fa non veder risolti i miei reclami solo perché l’azienda, dopo avermi licenziato, ha delocalizzato all’estero le proprie attività e non è più nelle condizioni di rendermi il servizio che io pago? In questi casi gli interessi di lavoratore ed utente, a mio avviso, coincidono. Possiamo chiedere giustizia delle ragioni comuni? Noi pensiamo di si, si può fare.

Qualche tempo fa non c’era sufficiente consapevolezza delle competenze e delle capacità che il territorio di Catania può esprimere, adesso non più.

Faccio ancora un esempio: tre anni fa qualsiasi cosa avvenisse in Telecom così come in Poste e comunque in tante aziende in qualsiasi parte della Sicilia, doveva diventare innanzitutto un problema specifico dell’azienda in questione e comunque di interesse regionale quindi, nel caso in cui non si fossero trovate le soluzioni adeguate, il problema doveva essere trasferito agli onori del livello nazionale. Ritengo che se ci fosse stato un successivo tavolo internazionale probabilmente qualcuno, tra noi, avrebbe sicuramente potuto dire che “era un problema dell’internazionale”. A volte è fin troppo comodo delegare agli altri le nostre responsabilità. Adesso i rapporti velocemente stanno mutando, orgogliosamente possiamo affermare che SLC CGIL Catania non è la sommatoria delle diverse RSU aziendali, ma è un insieme dinamico di dirigenti sindacali che dibatte, negozia, propone e governa il cambiamento possibile. Tra i modelli che tentano di imporre talune imprese ed i nostri punti di vista si è aperto un bel confronto e si sono modificati i rapporti di forza; oggi siamo più forti di ieri.

Sono passati tre anni dall’ultimo congresso provinciale, tre anni vissuti insieme. Ci siamo incontrati da sindacalisti e ci siamo conosciuti da uomini. Abbiamo provato a conoscerci e ci siamo riusciti. Abbiamo imparato a condividere, quotidianamente, le nostre gioie, le nostre speranze, le nostre aspirazioni, il nostro vissuto personale ed anche le nostre debolezze. Siamo riusciti a fare dell’umanità il nostro vero punto di forza così all’interno quanto all’esterno e non solo grazie a noi di SLC. Saluto gli amici che non sono solo colleghi delle altre sigle sindacali presenti, segretari ,dirigenti, RSU e semplici iscritti alle altre sigle. A volte, quando siamo stati chiamati ad affrontare vertenze particolarmente difficili e complicate, sono emerse delle piccole incomprensioni ma grazie all’umanità che reciprocamente ci riconosciamo siamo riusciti, rispettandoci, a venire sempre fuori dalle difficoltà e più forti e risoluti che mai. Siamo stati sempre una vera forza in movimento per la tutela dei lavoratori e la difesa del diritto. Saremo sempre più presenti sui posti di lavoro perché è questo che ci rende più forti, più uniti e umanamente più ricchi. Siamo una forza in movimento che, alla ricerca costante dell’ “umanità” tende verso il vero progresso. Questa è la nostra forza.

Giovanni Pistorio

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: TELECOMUNICAZIONI




Telecomunicazioni:

A seguito della circolare n. 17 del ministro Damiano, del 14 giugno 2006, nel territorio della Provincia di Catania diverse aziende, che operavano nel settore dei call center in outsourcing, hanno provveduto a stabilizzare gradualmente, con contratto di lavoro subordinato ed a tempo indeterminato, circa 1500 lavoratori. Successivamente molte altre aziende del settore hanno continuato ad assumere utilizzando tale tipologia contrattuale.

Chiaramente tali aziende, al momento dell’assunzione, hanno utilizzato tutti i benefici previsti per legge compreso quelli di cui alla L.488/92 che prevede l’erogazione in conto capitale di contributi a favore delle imprese che intendono promuovere programmi di investimento nelle aree depresse e quelli di cui alla L. 407/90 che prevede, a fronte dell’assunzione di lavoratori con contratto di lavoro subordinato e a tempo indeterminato sgravi contributivi e previdenziali per un periodo di 36 mesi.

Come già detto, i benefici di cui alla L.407/90 sono utilizzabili per un periodo massimo di 36 mesi , quindi i benefici stanno per venire meno, per cui nel momento in cui i costi per il personale, nelle singole aziende, inizieranno a lievitare, nonostante l’alta qualità del servizio reso all’utente, potrebbe essere finanziariamente più vantaggioso per tali aziende dismettere le attività in essere nel nostro territorio per trasferirle, in altre parti della nostra penisola.

Inoltre, sempre in tale settore è già in corso una delocalizzazione delle attività verso l’estero. Quest’ultima manovra viene pienamente sostenuta ed implicitamente sollecitata dalle grandi committenti del settore (Telecom, Wind, Fastweb, Vodafone,Enel, Tele 2, Sky) molte tra queste ultime operano anche nel nostro territorio.

Il motivo che sta dietro questa sollecitazione alla delocalizzazione è semplice: fare profitto attraverso la compressione verso il basso del valore delle singole commesse assegnate agli outsourcer; tutto ciò anche a discapito della qualità del servizio reso all’utente. Qualità che dovrebbe essere recuperata, a detta di talune committenti, attraverso il controllo diretto e massiccio delle attività esercitate dagli outsourcer tramite il cosiddetto mass recording.

Sulla qualità del servizio reso all’utente e sul mass recording abbiamo già proposto di avviare iniziative comuni con le associazioni dei consumatori. Ci faremo sentire, sia come lavoratori che come cittadini/utenti, sia per la qualità del servizio erogato che per il rischio della perdita delle libertà individuali. Non dobbiamo permettere, in Italia così come in Iraq, che qualcuno possa immagazzinare uno dei nostri dati sensibili, il timbro della nostra voce, per i fini più reconditi ed inimmaginabili.

In sintesi, per ritornare al punto, di che cosa ci preoccupiamo? Da qui a fine anno con il lievitare dei costi che deriva dal progressivo venir meno dei benefici previsti dalla L.407/90 e soggiogati dalle committenti che comprimono verso il basso il valore della commessa assegnata, molti call center in outsourcing potrebbero dismettere gradualmente le proprie attività per riavviarle in altre regioni e/o all’estero.

Migliaia di posti di lavoro sono da subito a rischio, è perciò che proponiamo che tutti i soggetti che hanno interessi sociali nelle attività di impresa promuovano le seguenti proposte:

1)far sì che la Regione Sicilia finanzi l’estensione dei benefici di Legge di cui alla L.407/90 per ulteriori 24 mesi;

2)lanciare una nuova campagna per la stabilizzazione dei lavoratori in somministrazione. Il tutto anche attraverso una rimodulazione dei limiti di reddito che sono previsti per poter essere assunti utilizzando i vantaggi della L.407/90;

3)prevedere che non vengano concessi i benefici di cui alla L.488/92 a tutte quelle aziende i cui assetti societari sono sostanzialmente coincidenti con le società che già hanno utilizzato detti benefici ma non hanno mantenuto i livelli occupazionali previsti;

4) la Regione Sicilia dovrebbe chiedere al Ministro delle Attività Produttive di intervenire in maniera pesante nei confronti di chi sostiene ed alimenta le delocalizzazioni all’estero (Telecom, Vodafone, Sky, Wind etc). Queste ultime operano gestendo servizi di pubblica utilità, utilizzando licenze nazionali e soprattutto, usufruiscono di benefici accordati dallo Stato.

5)prevedere che nel territorio regionale possa essere concesso ad uso gratuito o forfettario l’utilizzo di immobili di proprietà degli EE.LL. ed inutilizzati dagli stessi, a tutte quelle aziende che ne fanno richiesta a condizione che sia stato incrementato negli anni il numero dei lavoratori occupati e che assicurano un ulteriore incremento del numero degli addetti

6)prevedere che si disciplinino nazionalmente, per legge, capitolati e contratti di appalto nel settore delle TCL in maniera tale da traguardare i seguenti obiettivi:

a) qualità del servizio reso al cittadino/utente;

b) certezza nella corresponsione, ai lavoratori dipendenti, della retribuzione prevista dal CCNL (anche in caso di insolvenza dell’azienda, tramite specifiche trattenute cauzionali da effettuare sul valore della singola commessa),

c) prevedere l’istituzione delle clausole sociali di salvaguardia su base territoriale e volontaria. Il lavoratore che perde il lavoro per il venir meno di una commessa deve aver la possibilità di seguire il destino della commessa sul territorio.

d) trasparenza dei rapporti commerciali e nelle transazioni finanziarie nel settore delle TLC all’interno del quale gira oramai un flusso incommensurabile di dati sensibili che riguardano i cittadini e una valanga di denari e che non è ancora affatto immune da eventuali tentativi di infiltrazione criminale e di riciclaggio di denaro di illecita provenienza.

Qualcosa in più va detta su Telecom, il quadro delle relazioni sindacali si è pian piano e sempre più fatto complesso e disarticolato. Se su più larga scala le scelte di Telecom appaiono sempre più vaghe e discutibili rispetto agli investimenti da destinare alla rete telefonica (atti a renderla veramente efficiente e moderna, attraverso la realizzazione della rete di nuova generazione) a livello locale le cose certamente non vanno meglio per noi. A Telecom, a livello locale, continuiamo a chiedere svariate cose, ma le richieste di portata più generale potremmo riassumerle in 3 punti:

1) mantenimento , anzi , potenziamento delle attività di call center. Telecom così come le altre compagnie telefoniche sta delocalizzando le proprie attività all’estero, penalizzando perciò non solo i propri dipendenti, il cui futuro occupazionale rischia di farsi incerto, ma anche tutti quegli utenti/consumatori che nella qualità del servizio reso da Telecom avevano creduto. Riteniamo, quindi, che anche la lotta che abbiamo iniziato, per la difesa del lavoro, insieme ai compagni del 187 di Siracusa vada ripresa e rilanciata.

2) In materia di appalti e subappalti abbiamo la necessità che chi agisce e dispone su tali materie in Telecom lo faccia in assoluta trasparenza. Abbiamo richiesto l’apertura di specifici tavoli regionali sulle diverse questioni. Su qualsiasi cosa Telecom si è dichiarata disponibile ad aprire il confronto, certo spesso tale confronto diventa fine a se stesso ed improduttivo, ma sugli appalti nonostante le continue pressioni Telecom non è disponibile a discutere. Per quanto ci riguarda, la nostra dotazione di pazienza si è ormai esaurita. O Telecom si dichiara disponibile a fornire i dati e a fare chiarezza o si assuma le responsabilità di rispondere a terzi del suo operato. Su trasparenza e legalità a Catania non si passa.

3) Relazioni sindacali. Così come le altre aziende del settore, attraverso il continuo trasferimento delle competenze in materia di relazioni industriali in altre parti del paese, Telecom sta facendo venire meno le condizioni per poter negoziare su questioni di interesse sociale e di rilevanza territoriale. Chiediamo anche su questo punto una riapertura di una discussione seria sugli attuali interessi di Telecom in Sicilia.

Giovanni Pistorio

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: CCNL- EMITTENZA



Emittenza:

Il CCNL dell’emittenza privata FRT è scaduto il 31 dicembre 2009. Pare quindi che , anche per questa tornata contrattuale, prevalga la prassi di affrontare l’iter solo dopo la conclusione della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo di Mediaset . Se si considera, inoltre, che è in corso la vertenza sull’esternalizzazione dei servizi, è facile prevedere che il rinnovo del CCNL pare purtroppo lontano da venire.

Eppure, mai come adesso, la categoria ha un così urgente bisogno che il contratto di lavoro venga rinnovato. Entro il 2012 i concessionari delle frequenze televisive terrestri dovranno cambiare il sistema di trasmissione da analogico a digitale. In molte regioni lo switch off è già avvenuto: in Sardegna, Campania, Lazio, Piemonte e Valle d’Aosta la televisione terrestre è ormai solo digitale. La Sicilia sarà tra le ultime regioni che passeranno al nuovo sistema, ma già da qualche tempo molte delle emittenti storiche della regione stanno trasmettendo, in via sperimentale, anche in digitale. Quali potranno essere le ricadute di questo cambiamento sul mercato pubblicitario, sugli investimenti tecnologici e quindi sull’occupazione e sull’organizzazione del lavoro dovranno essere argomento del rinnovo del contratto.

Il primo CCNL della categoria è stato siglato il 1 novembre 1986. Da allora denunciamo alcune incongruenze le quali, purtroppo, non sono state mai sanate.

1)La questione contributiva: dal febbraio 1982 l’ente previdenziale di riferimento è l’ENPALS. Il quadro normativo vigente esclude che la maggior parte dei lavoratori a tempo indeterminato e determinato delle aziende televisive – ma anche dello spettacolo in genere – possono accedere all'indennità di disoccupazione ordinaria e agli ammortizzatori sociali ordinari. E questo a causa di una normativa assai datata che è stata prodotta quando il mondo della produzione artistica non era organizzato in maniera industriale ed in particolare l'industria televisiva era ancora da venire. Quali siano le conseguenze, in particolar modo in questa fase di crisi economica mondiale, è superfluo evidenziarle. Bisogna, quindi, fare in modo che chi è soggetto a contribuzione ENPALS e che lavora alle dipendenze di aziende la cui organizzazione è di tipo industriale possa godere di tutti quegli ammortizzatori sociali che solitamente vengono utilizzati in attività industriali soggette ad altre discipline previdenziali.

2)La figura del telereporter. Questa figura professionale ad un primo esame potrebbe essere assimilata a quella del giornalista in quanto, il telereporter, svolge la propria attività in redazione: raccoglie notizie, intervista, scrive e realizza servizi televisivi, conduce il telegiornale. Capita spesso, quindi, che il telereporter operi fianco a fianco ad altre figure professionali che svolgono mansioni equiparabili ma per le quali viene applicato il contratto FNSI all’interno del quale hanno valenza regole, garanzie professionali e trattamenti economici diversi. Ai telereporter non si applica la legge sulla professione giornalistica (L. 69/1963) e quindi la loro attività non dipende dal comitato di redazione ma dalla proprietà. E’ quindi necessario rivedere questa figura professionale definendo, senza equivoche interpretazioni, ambiti e competenze.

3)Il periodo di riposo. Il Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66 e le successive modifiche stabilisce in 11 ore consecutive l’intervallo minimo di riposo tra due turni di lavoro e quantifica il riposo settimanale in almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero. L’articolo 38 del CCNL delle emittenze vigente sancisce una deroga, riducendo il periodo di riposo fino a 9 ore, tale riduzione viene giustificata in ragione de “la particolarità delle modalità con cui viene resa la prestazione giornaliera dal personale tecnico produttivo”. Ma, a nostro avviso, è proprio la particolarità delle prestazioni decisamente intensive e logoranti e che vengono rese nelle più diverse articolazioni di orario che non giustificano la deroga. Su questo punto bisogna intervenire nazionalmente in maniera finalmente decisiva.

Secondo lo STUDIO ECONOMICO DEL SETTORE TELEVISIVO ITALIANO per il 2007, pubblicato nel Luglio 2009 a cura dell’Osservatorio Nazionale delle Imprese Radiotelevisive Private, composto da FRT, SLC CGIL, FISTel CISL, UILCOM UIL, le TV commerciali in Sicilia che hanno ottenuto nel 2005 il prolungamento della concessione analogica sono 82, il doppio di qualsiasi altra regione, mentre il numero dei dipendenti ufficialmente occupati nel 2007 è di 468 contro i 490 del Lazio e i 799 della Lombardia. Tante più aziende con un numero limitato di lavoratori i quali non godono, molto spesso, di reali tutele. Occorre anche per ciò rendere più incisiva la contrattazione nazionale sennò si verranno a creare nel paese, nei fatti, due classi di lavoratori, quelli del centro nord che in considerazione delle dimensioni delle aziende presso cui lavorano riescono a contrattare condizioni economiche e contrattuali di buon livello, e noi che rischiamo di essere le vittime designate del sottosalario e del precariato.

Giovanni Pistorio

13 febbraio 2010

Concetta Raia:“DDL contro violenza sulle donne"

COMUNICATO STAMPA

PD, si colma una lacuna legislativa”

La Sicilia cambia:

“Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione in Commissione Affari Istituzionali dell’articolato del testo unificato del disegno di legge contro la violenza sulle donne che entro la prossima settimana otterrà l’approvazione finale”. Lo dicono i parlamentari regionali del PD, Concetta Raia, Roberto De Benedictis e Bruno Marziano.

Il testo, pronto per il voto finale in commissione, è il frutto del lavoro di sintesi dei tre disegni di legge presentati rispettivamente dalle parlamentari regionali Concetta Raia (PD), Marianna Caronia (Gruppo Misto) e Giulia Adamo (PDL), dai deputati del PD, Bruno Marziano e Roberto De Benedictis e del parlamentare del PDL, Vincenzo Vinciullo. Il testo finale, in via di approvazione richiama fortemente la proposta presentata dalle tre donne parlamentari regionali con il contributo di emendamenti frutto delle altre proposte di legge.

“Il disegno di legge su gli ‘Interventi contro la violenza sulle donne’ – sottolinea la parlamentare del PD Concetta Raia - intende colmare una carenza legislativa con un iniziativa rivolta ad affrontare efficacemente una situazione sempre più allarmante”.

“E importante – sottolineano Bruno Marziano e Roberto De Benedictis – che il testo sia riuscito a centrare l’obiettivo con il riconoscimento di ogni forma o grado di violenza contro le donne come una violenza in genere ed una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona”.

Il voto finale – conclude Concetta Raia - darà al parlamento siciliano la possibilità di esitare una legge che diventi strumento nelle mani delle associazione impegnate in prima linea a fianco delle donne che quotidianamente subiscono maltrattamenti e discriminazioni”.

Concetta Raia

www.concettaraia.com



Disegno di Legge:

3 novembre 2009

Disegno di legge n. 485 (primo firmatario On. Concetta Raia)

“Interventi contro la violenza sulle donne“

Presentato dai deputati: Raia, Adamo, Caronia

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08 febbraio 2010

Concetta Raia: Il PD sta nei luoghi della crisi

La Sicilia cambia

“Il PD sta nei luoghi della crisi, sta con i lavoratori che ogni giorno vedono messo a repentaglio il proprio posto di lavoro, o lo hanno già perso, e con le decine di aziende che sono a rischio chiusura. Una crisi che sta colpendo in maniera drammatica anche il settore dell'agricoltura e le migliaia di braccianti agricoli. Di fronte a queste tante, troppe emergenze, il governo regionale non può stare a guardare ed nostro compito preciso chiedere un intervento immediato. Noi del partito democratico intendiamo chiedere al Governo regionale innanzitutto, per quanto riguarda i braccianti agricoli gli ammortizzatori in deroga, così come sono concessi ai lavoratori che non rientrano nella cassa integrazione ordinaria. In questo senso, sono stati siglati in altre regioni protocolli d'intesa tra Regione, Inps e Governo. Chiediamo inoltre che nei bandi di agenda 2007-2013, che usciranno a breve, venga previsto da un lato l'inserimento (su base percentuale) dei lavoratori espulsi dal mondo dei lavoro e dall'altro l'assegnazione un punteggio maggiore a quelle aziende che assumono questi lavoratori. E' necessario, infine, far partire i cantieri lavoro in Sicilia, i quali, previsti nella finanziaria regionale del 2009, non sono mai partiti perché si attendevano i fondi Fas. Chiediamo al Governo regionale uno sforzo affinché si avvii subito almeno il 50 per cento dei cantieri lavoro, finanziati con fondi della Cassa Regionale. Si tratterrebbe di garantire lavoro a quasi 30 mila lavoratori pari a 25 milioni di giornate lavorative”.

Concetta Raia

www.concettaraia.com

NOTA DI REDAZIONE:

Si ringrazia l'Onorevole Concetta Raia e tutto il PD per essere vicini ad i lavoratori di Ratio Consulta e per quanto faranno nelle giuste sedi affinchè i diritti e la dignità di ogni singolo lavoratore venga rispettato sempre ed ovunque.


I Call center rischiano il crac Incentivi in scadenza, migliaia di posti in bilico. La Cgil: «E' una bomba che sta per scoppiare»

FABIO POZZO

08-Febbraio-2010

Phonemedia, Omnia Network. Sono i campi di battaglia, le trincee che si sgretolano di un modello di lavoro, quello dei call center, che da simbolo dell’esasperazione dello sfruttamento, unico sbocco per disoccupati e «bamboccioni» in fuga forzata dalla famiglia, aveva anche saputo alzare la testa e cercare di diventare «lavoro vero». Sotto i colpi della crisi, dei cambi di proprietà, degli appalti al ribasso spinto, ora queste due aziende si sono dissolte, lasciando a terra oltre 10 mila persone. A Trino Vercellese, Novara, Ivrea. A Palermo, Catanzaro, Bari, Napoli, Milano, Cagliari. Stipendi non pagati da mesi, sedi chiuse per sfratto, dipendenti nell’assurda situazione di non potersi nemmeno licenziare, perché la mancata retribuzione non è ritenuta dall’impresa ipotesi di «giusta causa». Oppure, perché non possono mostrare a un giudice il cedolino dello stipendio.

Sono in atto vertenze in tutt’Italia. Proteste, occupazioni, manifestazioni. Per Phonemedia i sindacati hanno presentato istanza d’insolvenza al tribunale di Novara, e richiesta di commissariamento. Per Omnia Network, a Milano, c’è un’istanza di fallimento avanzata da alcuni creditori. Le due aziende hanno richiesto, nelle ultime ore, la cassa integrazione. In deroga, a rotazione. Ma i sindacati non ci stanno. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno per i call center», dice Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil. «O si punta a trasformarlo davvero in un’industria, oppure si precipita nell’abisso». Perché Phonemedia e Omnia Network sono soltanto i casi più macroscopici. Nell’ombra, navigano gli altri. «Cooperative non riconosciute, sottoscala dove si continua a sottopagare gli operatori, se va bene con contratti a progetto. Ma in alcuni casi non li pagano proprio. Anzi, addirittura li derubano: non versano i contributi all’Inps, non effettuano i versamenti per l’assistenza sanitaria, s’impossessano del quinto dello stipendio» dice Renato Rabellino, segretario di Slc-Cgil

Una giungla. Che travolge tutto e tutti, anche quelle aziende - perché ci sono anche queste - virtuose. Che assumono con contratti regolari, che offrono servizi di alto livello. Che hanno per committenti multinazionali, grandi aziende, banche. Su cinquanta-sessanta marchi presenti sul mercato italiano, per un totale di almeno 50 mila addetti calcolano i sindacati, quelli virtuosi sono una quindicina. Tra questi, un leader da 180 milioni di fatturato, due o tre gruppi da 50 milioni, altrettanti sui 30 milioni, poi i più piccoli, destinati a uscire da un mercato sempre più difficile. «Abbiamo tre ordini di problemi da risolvere» dice ancora Miceli. «C’è quello dei riders, gli imprenditori che si sono gettati nel business in tempi più floridi, mettendo su call center per guadagnare in tempi brevi e a scopi speculativi. Non hanno puntato sulla qualità, e al momento della contrazione del mercato sono saltati. Non prima di aver rastrellato tutto il denaro possibile ed essersi lasciati dietro le spalle migliaia di posti di lavoro in dissoluzione».

Poi, c’è la crisi del settore. «Cala la domanda, calano gli ordini, cala il valore delle commesse». Gli appalti sono tirati al ribasso, le grandi concessionarie spingono i fornitori a puntare sull’estero, a delocalizzare per abbassare i costi. «Su questo fronte è meno peggio che in altri comparti, perché l’italiano non è parlato ovunque, ed è ancora un valore aggiunto» spiega Miceli. «Sì, però anche i gruppi italiani, come ad esempio Telecom, dovrebbero rifiutarsi di veder finire i call center in Tunisia», denuncia Rabellino.

Infine, la questione della stabilizzazione dei posti di lavoro. Nel 2006 la «circolare Damiano» ha stabilito anche per le Tlc, anche per i call center (inbound), il divieto dei contratti a progetto. Lo Stato ha introdotto incentivi, sgravi contributivi per le aziende che trasformavano queste posizioni in contratti a tempo indeterminato. Sgravi pieni al Sud. Si spiega così perché sono sorti come funghi call center nel Mezzogiorno. «Abbiamo stabilizzato 25 mila posizioni», dice Miceli. Ma adesso la festa è finita. «Gli incentivi sono in scadenza». Che succederà, se non saranno prorogati, a Catanzaro, Bari, Cagliari, Palermo? «Ci sono città che sono bombe sociali pronte a scoppiare. E non solo nel Sud. A Ivrea, ad esempio, che rischia di diventare una Sheffield» avverte Miceli.

Ecco il punto di non ritorno. Il bivio. I sindacati hanno convinto il governo ad aprire un «tavolo dei call center». Il 12 febbraio, la prima riunione presso il ministero dello Sviluppo economico. Il 22 la seconda. «Chiediamo una proroga degli sgravi contribuitivi», dice Miceli. I riders finirebbero espulsi dal mercato, le aziende virtuose avrebbero interesse a farsi carico dei «cocci» lasciati da questi ultimi, altri lavoratori senza futuro potrebbero, per la prima volta, ambire ad un contratto serio. A un lavoro vero.


03 febbraio 2010

Ratio Consulta: La disperazione e lo sfogo dei giovani lavoratori catanesi

Ratio Consulta: lavoratori che non smetteranno mai di credere in un futuro migliore
LA VOCE DEI LAVORATORI:

Federica, 24 anni: Sono venuta in Ratio Consulta che è lunica fonte di reddito per la mia famiglia, ho un figlio di 3 anni e mezzo. Non è una situazione bella per nessuno ho un figlio ed una famiglia da mantenere.

Piera , 42 anni: Ho due figli pensavo di poter trovare lultima chance e ci siamo ritrovati senza niente alle spalle dalloggi al domani. Soprattutto per chi come me ha una età è un dramma. Non ho nessuno alle spalle che può campare ne me ne i miei due figli.

Angelo 22 anni: Lavoro qui da circa un anno e mezzo, da lunedì mattina cerchiamo di tenere il lavoro per me e per tutti i lavoratori presenti. Avevo acquistato attraverso un prestito una macchina ma adesso non ho alcuna possibilità di onorare il debito.

Rosario 36 anni Sono laureato in economia e commercio e non ho avuto nessuna opportunità di lavoro. Diversi anni fa avevo mandato un curriculum anche a Ratio Consulta che mi ha proposto questo lavoro. Ho una famiglia da sfamare, moglie ed una figlia di 2 anni e mezzo. Ho le bollette da pagare. Questa è la opportunità a cui mi ero aggrappato.

Doriana, 22 anni: Sono una delle più piccole. Sono a tempo indeterminato da meno tempo rispetto agli altri. Se perdo il lavoro non sarò più autonoma, ritornerò a farmi sostenere dai miei ma oramai la mia aspirazione è quella di costruirmi la mia vita.

Gaetano 29 anni: Da quattro anni sposato ed ho due bambini. Ho presentato il curriculum e sono stato selezionato. Ho lavorato per Enel ed adesso il lavoro manca. Stiamo lottando per garantire il lavoro per me e la mia famiglia.

Rosanna 31 anni: RSA Uilcom Uil. Da un anno in Ratio Consulta ho trovato questo lavoro che mi permette di dedicarmi al mio bimbo che ha due anni e tre mesi. Se dovessi perdere il lavoro perderei anche lautonomia economica e soprattutto il rapporto con i colleghi che adesso sono pure i miei amici.

Alexander Beraki, 29 anni: RSA Slc Cgil. Lavoro per Ratio Consulta e grazie a ciò ho ripreso gli studi universitari. Grazie al lavoro sono autonomo anche rispetto alla famiglia. Ho il timore di ritornare a fare il bamboccione. Sono preoccupato soprattutto per i miei colleghi che anno famiglia, figli e nessun reddito. Chi ottiene vantaggi economici per aver avviato delle attività in Sicilia non può scomparire dalloggi allindomani. Chiedo giustizia.

Oriana 25 anni: RSA Fistel Cisl. Lavoro da un anno e mezzo per questa azienda. Vogliamo tutti un futuro. Le istituzioni ci hanno detto che il lavoro va salvaguardato ma con questa situazione tutto diventa difficile. Avere una famiglia, accendere un mutuo, tutto è difficile. Le istituzioni ci devono aiutare, chi ha interesse per noi cittadini lo dimostri intervenendo. - Vai al blog per leggere gli altri articoli... -

NEWS:

Sperando di non ripetere un altro caso Omnia

Apprendiamo che alla Società TRIPLANE con sede in Lussemburgo sono state cedute, il 25 ottobre 2009 14.523 azioni. Ne rimangono a Ratio Consulta solamente 2041.