18 marzo 2012

Irpef, Irap, Imu e ambiente: le nuove tasse del governo Monti

Altre tasse in arrivo. Il governo Monti, nell’ambito del risanamento, continua a usare la leva fiscale. Ne parla Francesco De Dominicis su Libero, spiegando che saranno spazzati via il riassetto dell’Irpef (il prelievo sui redditi delle persone) sulla base di tre aliquote al 20, 30 e 40%, e il progressivo azzeramento dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive).

Il Governo non ha dubbi e lo mette nero su bianco: “La vecchia delega – si legge nella relazione al ddl – prevedeva un’Irpef a tre aliquote”, ma “si ritiene preferibile non ripresentare questo aspetto”. Stesso discorso per la “soppressione dell’Irap”: una “indicazione contraddittoria con le esigenze di finanza pubblica”. Che tradotto vuol dire: non è possibile rinunciare al gettito di 35 miliardi di euro destinato alle regioni per finanziare la sanità.

Brutte sorprese anche per i proprietari di casa che già si preparano a fare i conti con la nuova Imu-Ici (da giugno si pagherà di nuovo sulle prime case e diventerà più cara per le seconde). Si va incontro a una profonda riforma del catasto: addio ai vani sostituiti dai metri quadri e porte aperte per i valori di mercato.

Arrivano poi le tasse per l’ambiente (green taxecarbon tax) che avranno pure la finalità (encomiabile) di stimolare investimenti “ecologici”, ma nel breve periodo corrono il rischio di pesare come un macigno sui conti delle aziende. Cambia il nome per la tassa sulle società da Ires a Iri e poi per gli azionisti potrebbe scattare, frutto di un articolato meccanismo sul calcolo delle basi imponibili, il raddoppio del prelievo fiscale sugli utili. Colpiti anche i professionisti. Servono soldi per le casse dello Stato e Monti insiste sulla lotta all’evasione nonostante le forti perplessità del Garante della privacy.


17 marzo 2012

Rai: sindacati, pareggio di bilancio del 2011 ottenuto con il blocco degli stipendi dei dipendenti e degli investimenti tecnologici

“Riteniamo doveroso rispondere a quanto dichiarato dal Direttore Generale, Lorenza Lei, a Il Sole 24 Ore, il 14 marzo – annuncia una nota di Slc Cgil, Fistel Cisl e Snater.

“Leggendo ciò che dichiara nell’intervista, la dott.ssa Lei sembra sposare le posizioni dei sindacati ufficialmente presentate in Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai negli ultimi due anni, sembra dare ragione alle motivazioni che hanno dato vita ai due recenti scioperi generali dei lavoratori Rai, indetti per contrastare il Piano Industriale 2010/2012 di Masi e poi il Piano di Risanamento varato dalla Lei stessa nel 2011.

Contrariamente a quanto il D.G. dichiara nell’articolo, tutte le delibere attuative individuano elementi di contenimento di costo attraverso l’esternalizzazione di settori strategici, la riduzione di personale e delle risorse economiche per mantenere la produzione interna, la cessione degli impianti trasmittenti di Rai Way, la chiusura di Rai Internazionale e Rai Med, la riduzione dei finanziamenti per le Sedi regionali che svolgono una funzione fondamentale verso le minoranze linguistiche, la chiusura di molti uffici di corrispondenza e la cessazione di Rai Corporation.”

“Certamente, per le scriventi, non potrà essere la produzione interna di una o due fiction, peraltro ancora sulla carta, a dare il segnale concreto della riduzione dei costi e dell’internalizzazione del lavoro, visto che proprio il piano di risanamento produrrà l’inevitabile aumento degli appalti di produzione e manterrà a pieno l’acquisto di format per tutta la parte ideativa ed editoriale – prosegue la nota. Proprio in questi giorni, dopo 27 mesi di scadenza del Contratto Collettivo degli operai, impiegati e quadri della Rai, circa 12.000 lavoratori tra tempi indeterminati e tempi determinati, sta naufragando un possibile Accordo tra sindacati e Rai. Visto il modo in cui sta fallendo l'ennesimo tentativo, e viste le trionfanti dichiarazioni di pareggio di bilancio, e' evidente che le due cose siano inevitabilmente correlate.”

"La Rai infatti – continuano i sindacati - evitando di accantonare in bilancio i valori economici per i 27 mesi trascorsi dalla scadenza del contratto di lavoro e dei premi di risultato, come fanno tutte le aziende private e pubbliche sane, sta mantenendo in cassa proprio gli 80 milioni di euro che le stanno consentendo di chiudere in pareggio il bilancio."

"All'intervista sul bilancio e sullo stato della Rai, si aggiungono una serie di iniziative mediatiche del DG in vista di una eventuale riconferma dell'incarico. Sarebbe invece il caso che i media verificassero direttamente il clima che c'è tra i dipendenti Rai e cosa pensano le donne della Rai del loro Direttore Generale.

Slc Cgil, Fistel CISL e Snater hanno aperto le procedure per lo sciopero per il mancato rinnovo contrattuale e per respingere alcune delibere che tendono a smantellare settori produttivi dell'azienda, tra cui le riprese esterne, Rai Internazionale, Rai Med, e gli uffici di corrispondenza. Le organizzazioni sindacali avvieranno, nei prossimi giorni, un percorso assembleare in tutta Italia, e procederanno ad un referendum tra i lavoratori chiedendo un giudizio sull'operato del Direttore Generale Lorenza Lei, dell'intero Consiglio di Amministrazione e del management aziendale, giudicati responsabili di una gestione che sta portando la Rai ad un punto di non ritorno.”

16 marzo 2012

Sciopero Fastweb: Dichiarazione del Coordinatore Regionale per le TLC SLC-CGIL Sicilia Arduino Denti

- Catania 16 marzo 2012 -

Desidero esprimere grande soddisfazione per la riuscita dello Sciopero Nazionale di Fastweb a Catania. Maggior soddisfazione la si prova nel constatare la grande affluenza davanti la Prefettura di Catania dei lavoratori ed ancor più per la presenza di una delegazione di lavoratori di Palermo, dando così una valenza regionale alla manifestazione. Unione questa che può solo far bene dinnanzi ad una vertenza dai toni ancora chiaro/scuri. Troppi sono infatti gli interrogativi che ci si pone di fronte al silenzio di Fastweb ed ai suoi vertici elvetici.

Troppi i timori che tutto questo sia riconducibile a mere speculazioni economiche-borsistiche o (in attesa di una riforma del mercato del lavoro) che la Propietà possa dare maggiori sbocchi a ristrutturazioni massicce e ad investimenti che siano da paravento a riorganizzazione del personale.

Non vorremmo che quando c'è crisi si licenzia per crisi e quando partono gli investimenti si licenzia per riorganizzazione, penalizzando sempre i lavoratori.

In sintesi nel rispetto di ciò che produrranno le relazioni prefettizie, che giungeranno nei prossimi giorni presso il Ministero delle attività produttive, ci attendiamo risposte e chiarimenti da parte dell'azienda, al fine di riportare tra i lavoratori un clima più sereno e la certezza occupazionale.

Infine, ma non come ultimo pensiero, mi preme ringraziare veramente tutti. I lavoratori per la loro coesione, la loro partecipazione e la loro capacita d'ascolto; le RSU per la loro tenacia nel quotidiano a difesa del lavoro e dei propri colleghi pur essendo esposti sempre piu' frequentemente al rischio di ritorsioni.

Tanto mi premeva dire in un momento in cui l'entusiasmo per la riuscita della manifestazione supera quello per le risposte ricevute.

Arduino Denti

Coordinatore Regionale per le TLC SLC-CGIL Sicilia


Sciopero Fastweb: Dichiarazione del Segretario Confederale CGIL Catania, Giovanni Pistorio

Catania 16 marzo 2012


Non è accettabile che anche nel momento in cui nuove risorse pubbliche, come quelle destinate alla banda larga ed ultralarga, vengono destinate allo sviluppo del settore le grandi aziende OLO, come Fastweb, si accingono a ridurre il perimetro delle proprie attività a discapito dei livelli occupazionali presenti.

Se tali pessimistiche previsioni dovessero concretizzarsi il timore è che tanti altri operatori potrebbero sviluppare medesime strategie, pianificando spezzatini d'azienda e pari decrementi dei livelli occupazionali.

Chiediamo, pertanto, che in prima battuta sia il Ministero dello Sviluppo Economico ad intervenire per fare chiarezza su tali perverse strategie finanziarie.

Giovanni Pistorio

Segretario Confederale Cgil Catania

Adesione sciopero Fastweb - Catania - 16 marzo 2012

Grande adesione a Catania allo sciopero Nazionale Fastweb con picchi del 94/95%. "Siamo felicissimi della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori di CATANIA, che rispondono con un sonoro NO alla probabile cessioni di ramo d'azienda della Rete e a riorganizzazioni sui customer che porterebbero esuberi in una città già afflitta da una crisi sociale mai vista prima d'ora . Abbiamo chiesto alle Istituzioni locali l'apertura di un tavolo di crisi al MISE luogo fisiologico a discutere problematiche di crisi aziendali ed occupazionali. Come CGIL non lasceremo che Fastweb dopo la seduzioni lasci centinaia di lavoratori catanesi senza futuro. Continueremo a lottare per garantire occupazione e dignità ai lavoratori Fastweb di Catania"dichiara Davide Foti Segretario Generale SLC CGIL Catania. Dichiarano inoltre le RSU CGIL Cristina Lo Giudice, Lucia Torrisi e Marco Strano:"

Ringraziamo i lavoratori che con questa straordinaria partecipazione ancora una volta si distinguono sul tutto il territorio nazionale. Forti del grosso sostegno datoci, continueremo veentemente a rappresentarli nei luoghi deputati alla difesa del diritto al LAVORO!!"


Barbara Apuzzo: Donne in Poste Italiane, dietro i numeri le vite


“Anche quest’anno abbiamo letto il comunicato stampa con il quale l’Amministratore Delegato di Poste Italiane snocciola numeri e percentuali relative alla presenza delle donne nella più grande azienda italiana: abbiamo letto che il 53% della forza lavoro è donna, che tanti sono i quadri e i direttori donna, che il 60% ha meno di cinquant’anni; ci è stato raccontato che nel corso della prima guerra mondiale si ricorse alle donne per compensare i tanti dipendenti postali chiamati al fronte…” Comincia così la lettera aperta che Barbara Apuzzo, segretaria nazionale e Coordinatrice donne di Slc Cgil, invia a Massimo Sarmi, AD di Poste Italiane.

“Ecco, noi oggi vorremmo raccontare all’AD di Poste, la vita di tre di quelle 74mila lavoratrici della sua azienda. Ne abbiamo scelte tre simbolicamente, per dare il senso di ciò che comporta per loro lavorare in Poste. Donne che, nella migliore tradizione di arretramento culturale in Italia e di atavica attitudine al sacrificio da parte loro, sono pronte ad accettare qualsiasi soluzione, anche di ridimensionamento, pur di stare vicine alle loro famiglie e che, nonostante questo, non ottengono neanche risposta.”

1) Lidia: sede di lavoro a Capo d’Orlando (ME), trasferita a Prato perché, infortunata sul lavoro, risulta attualmente inidonea al servizio di portalettere. È singolare che non si tiene neanche conto del fatto che, secondo quanto previsto dalla Legge 104 (che regola il diritto a permessi per assistere familiari con handicap), le dovrebbe essere garantita la possibilità di assistere la madre invalida. Ha presentato la sua richiesta nell’aprile 2011.

2) Angela: moglie di un militare in missione in Libano, viveva a Bronte ed è stata trasferita ad Udine. Chiede da ottobre del 2011 di trovare qualsiasi soluzione pur di riavvicinarsi ai suoi bambini di 4 anni e 13 mesi, che attualmente vivono senza entrambi i genitori. Il più piccolo non la riconosce più, dal momento che lei, pur di non perdere la propria posizione nella graduatoria per la mobilità nazionale, evita di mettersi in permesso, rinunciando pertanto per mesi interi a vedere e seguire i suoi figli.

3) Tiziana: lavora in Lombardia e chiede dal 19 gennaio 2010 di tornare in Toscana, dove l’aspettano il marito invalido al 100%, in carrozzella, il figlio di 3 anni, entrambi titolari di Legge 104.

“Da queste storie – prosegue la sindacalista - l’azienda dovrebbe trarre una lezione sulla reale situazione delle proprie lavoratrici, perché non basta che Poste Italiane sia un’azienda che ha firmato protocolli d’intesa sulle questioni di genere, sulle pari opportunità, in cui i bollini rosa abbondano. Sappiamo tutto questo perché abbiamo contribuito a creare tali strumenti. Ma sappiamo altrettanto bene che restano quasi sempre lettera morta. E’ il caso delle centinaia di lavoratrici che, nonostante l’ultima “conquista” contrattuale non riescono ad ottenere neanche il distacco per allattamento, se lavorano in una regione diversa da quella di residenza: l’allattamento vale solo per le donne residenti nella stessa regione in cui lavorano. Così come sappiamo che l’unico asilo nido aziendale non risolve i problemi delle mamme, che da Belluno a Lampedusa non sanno dove lasciare i propri figli durante l’orario di lavoro.”

“Le confezioni sono belle, ma forse è arrivato il momento di concentrarci sui contenuti – conclude la Apuzzo. A chi si vanta di possedere un’etica al di sopra della media e un’attenzione particolare alle questioni di genere e di pari opportunità chiediamo semplicemente di utilizzare gli strumenti concordati con il sindacato, ribadendo quanto detto in occasione dell’8 marzo 2011: bene sui numeri, ma si lavori sulla qualità.”

Poste: Rinnovo RSU/RLS

Le scriventi Segreterie Nazionali, in riferimento alla lettera dell'azienda dell'8 febbraio 2012, con la quale veniva sollecitato l'avvio delle procedure utili per addivenire nel più breve tempo possibile al rinnovo delle RSU, scadute a dicembre 2011, e considerato che in data 12 marzo u.s. è formalmente ripreso il confronto unitario con l'incontro tenutosi presso l'Unione degli Industriali di Roma, ritenendo che il rinnovo delle RSU debba rappresentare argomento prioritario per colmare il vuoto di democrazia e di rappresentanza determinatosi nella più grande Azienda Italiana, chiedono con la presente la convocazione immediata di una riunione per definire gli adempimenti necessari per procedere al rinnovo delle stesse che deve avvenire in tempi certi e coerenti con la tempistica prevista dalle procedure.

La riunione richiesta si rende maggiormente necessaria anche alla luce della possibile imminente indizione da parte delle singole unità produttive che denunciano da tempo la necessità di procedere in questa direzione.

Distinti saluti.

SLC-CGIL - il Segretario Generale: Emilio Miceli

FAILP-CISAL - il Segretario Generale: Walter De Candiziis


Fare e pensare Sindacato

Essere "socialmente competenti" implica essere limpidi e onesti. Nessuno deve illudersi che altri possano trattarci meglio di come noi trattiamo loro. Noi siamo quel che facciamo e non unicamente solo quel che pensiamo e che diciamo.

Tutti possiamo sbagliare, tutti possiamo ricominciare da adesso. Credere in alcune semplici regole di vita e seguirle con costanza è fondamentale per realizzare il bene di ognuno di noi e di chi ci sta attorno.

A tentare c'è il rischio di fallire. Ma è necessario affrontare i rischi, perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla. Chi non rischia nulla non fa nulla, non ha nulla e non è nulla.

Susanna Camusso : Articolo 18 proposte governo non ci convincono, c'è ancora strada da fare

-16 marzo 2012 -

Sull'articolo 18 “vedremo quali proposte saranno fatte: quelle sentite finora dal governo non ci convincono, e non vanno bene ”. Lo ha affermato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parlando della riforma del mercato del lavoro a margine di una iniziativa del sindacato a Firenze.

"Come abbiamo sempre detto - ha spiegato il segretario della Cgil - per noi l'articolo 18 è una tutela generale , ha una funzione di deterrennza rispetto all'arbitrio sui licenziamenti. Quindi, qualunque discussione deve partire dal

salvaguardare questi principio".

Poi, commentando l'incontro di ieri di Monti con i partiti di maggioranza, Camusso ha aggiunto: "Non ho notizie se non quelle giornalistiche su cosa si sono detti al vertice di ieri. Io continuo a pensare che la trattativa vada fatta con le parti sociali : quindi vedremo cosa ci dirà il Governo al tavolo, martedì".

In ogni caso, ha aggiunto Camusso, "gli accordi sono possibili quando c'è un merito che viene condiviso: se dovessi dirlo oggi, credo che ci sia ancora della strada da fare".


15 marzo 2012

Articolo 18: Licenziamenti per motivi economici... più facili


Reintegro nel proprio posto di lavoro solo nel caso di licenziamenti discriminatori: è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori secondo il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Nessun reintegro, quindi, in caso di licenziamento per motivi economici. In questo caso il lavoratore riceverebbe solo un indennizzo. Nel caso di licenziamento per motivi disciplinari spetterebbe invece al giudice decidere se il lavoratore debba essere reintegrato oppure indennizzato, come in Germania.
La versione firmata Fornero prevede un tetto al risarcimento in caso di reintegro, che dovrebbe essere di 24 mesi. Per cui il lavoratore ha diritto al massimo a due anni di stipendi arretrati a prescindere da quando arriva la sentenza, ma l’azienda dovrà pagare i contributi per la pensione relativi a tutto il periodo.
La proposta Fornero non piace ai sindacati, che vogliono mantenere l’articolo 18 invariato, quindi con il diritto al reintegro anche nel caso di licenziamenti disciplinari, casi in cui invece sia Confindustria sia il Pdl sono d’accordo con il ministro del Lavoro. Con i sindacati si schiera invece il Pd, d’accordo al limite sulla cancellazione del diritto al reintegro nei casi di licenziamenti per motivi economici oggettivi.
A preoccupare Confindustria sono anche le proposte sul riassetto dei contratti, che porterebbero ad un irrigidimento delle norme e ad un aumento dei costi, giudicati insostenibili da artigiani e commercianti. Ma per il ministro l’accordo è più vicino e si potrebbe raggiungerel’accordo sulla riforma entro una settimana. Si parla persino di una convocazione delle parti sociali a Palazzo Chigi il prossimo 20 marzo, in modo da riuscire a varare la riforma entro marzo, come vorrebbe il governo.
Secondo il documento mandato da Fornero alle parti sociali, ci vuole più flessibilità in entrata e in uscita , e un adeguamento della disciplina limitativa dei licenziamenti individuali, “in particolare di quelli per motivi economici”.
Dall’incontro con il ministro i sindacati avrebbero ottenuto la disponibilità ad allungare la fase transitoria degli ammortizzatori dal 2015 al 2016-17, prima dell’andata a regime del nuovo sistema, e il mantenimento dell‘indennità di mobilità, che sussidierebbe il lavoratore terminata l’Aspi, cioè la nuova indennità di disoccupazione, per accompagnare alla pensione i lavoratori espulsi dalle aziende. Sarebbe prevista comunque per i lavoratori anziani la possibilità di costituire fondi di solidarietà a carico delle aziende per permettere il prepensionamento con quattro anni di anticipo rispetto alle regole generali.
In base al documento accanto al contratto a tempo indeterminato, che resta la forma normale di lavoro, il canale principale di ingresso al lavoro sarebbe il contratto di apprendistato. Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato ne resterebbero sette tipi, ma sarebbero più difficili da utilizzare.
Le aziende che assumeranno apprendisti beneficeranno di agevolazioni sui contributi solo se dimostreranno di avere stabilizzato a tempo indeterminato una parte di quelli assunti in precedenza. La formazione, poi, dovrà essere certificata dalla “presenza obbligatoria del tutore”.
Ci sarà una “maggiorazione contributiva”, con aliquota all’1,4 per cento, anche sui contratti a termine che l’azienda potrà recuperare nel caso assuma a tempo indeterminato il lavoratore, sotto forma di “premio di stabilizzazione”.
Per evitare che si succedano ininterrottamente (e abusivamente) i contratti a termine verrà aumentato l’intervallo temporale tra un contratto e l’altro, e verrà eliminato l’obbligo di ”impugnare il contratto a termine davanti al giudice entro 60 giorni dalla cessazione dello stesso e si ridurrà a 9 mesi il termine entro il quale proporre l’azione in giudizio”.
Sui contratti a progetto, i cosiddetti co.co.pro., verrà introdotto un incremento dell’aliquota contributiva all’Inps, in modo da avvicinare l’aliquota di questo tipo di contratti a quelle previste per il lavoro dipendente (al 33 per cento). Dovrebbe poi essere eliminata la possibilità del recesso del committente prima della scadenza del termine anche in mancanza di una giusta causa. Fornero vorrebbe anche introdurre una definizione più stringente del “progetto” (cioè quello per cui sarebbe chiamato a lavorare il soggetto del contratto a progetto, appunto) e l’abolizione del “fuorviante concetto di programma”.
Fornero pensa anche a norme per contrastare l’abuso delle partite Iva, in modo da “far presumere, salvo prova contraria, il carattere coordinato e continuativo della collaborazione” tutte le volte che questa duri in tutto più di sei mesi nell’arco di un anno e da essa il lavoratore ricavi “più del 75 per cento dei corrispettivi” e comporti “una postazione di lavoro presso il committente”.
Sui contratti di associazione in partecipazione la proposta Fornero prevede che possano ricorrere a questa forma di lavoro solo le “piccole attività” con non più di cinque persone, fatta eccezione per le associazioni in ambito familiare. Fornero chiede poi che sia provata “l’effettività della partecipazione agli utili”, altrimenti il rapporto di lavoro si trasforma in subordinato.
Per i contratti part time, job on call e voucher, per ogni variazione di orario in attuazione delle “clausole elastiche del part-time” scatterà un “obbligo di comunicazione amministrativa”. Stesso obbligo sul job on call ogni volta che l’azienda chiama il lavoratore. Fornero prevede poi di “restringere il campo di operatività” dei voucher.

Cgil Nazionale: Il lavoro nella crisi

Indesit05/04/2012 - Il lavoro nella crisi
Indesit annuncia delocalizzazione in Polonia
400 lavoratori a rischio nel torinese, proclamato stato di agitazione. Il 18 aprile primo incontro tra azienda e sindacati
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Dalla Cargill di Vigonza alla Cdc di Pontedera...

Eurallumina03/04/2012 - Il lavoro nella crisi
Eurallumina: CGIL, da Governo impegni importanti. Serve una svolta
Necessario tutelare l'occupazione. La mobilitazione continua per fare pressione sul tavolo e ottenere la svolta
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Dalla Findus di Cisterna alla Jabil di Cassina de Pecchi...

I lavoratori dell'ALCOA manifestano a Roma 28/03/2012 - Il lavoro nella crisi
Alcoa, c'è l'accordo, ritirata la mobilità. Riaperte prospettive per il futuro
L'Alcoa è salva: risultato della straordinaria mobilitazione di lavoratori e forze sociali - Testo dell'accordo
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Dalla Findus di Cisterna alla Jabil di Cassina de Pecchi...

07- Presidio Alcoa - Ambasciata Americana27/03/2012 - Il lavoro nella crisi
Lavoratori Alcoa a Roma attendono esito del vertice sul futuro di Portovesme
Trattativa ancora in corso: "fase molto delicata". Al vaglio la proposta del Governo
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Dalla Findus di Cisterna alla Jabil di Cassina de Pecchi...

Crisi: disoccupazione19/03/2012 - Il lavoro nella crisi
Industria: CGIL su dati ISTAT, Paese in recessione, rischio disoccupazione di massa
A gennaio calano fatturato e ordinativi dell'industria, è record dal 2009 » A febbraio esplode CIG, 400mila lavoratori in Cassa
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Dalla Findus di Cisterna alla Jabil di Cassina de Pecchi...

Fabbrica: operaio19/03/2012 - Il lavoro nella crisi
A febbraio esplode CIG, 400mila lavoratori in Cassa
Secondo l'Osservatorio CIG della CGIL il ricorso alla Cassa integrazione cresce del 50% su gennaio, per i lavoratori coinvolti significa 1.300 euro in meno
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Dalla Ilva di Patrica alla Pfizer di Ascoli...

01- Presidio Alcoa - Ambasciata Americana16/03/2012 - Il lavoro nella crisi
Ancora incertezze sul futuro dell'Alcoa
Prosegue la mobilitazione dei lavoratori Alcoa di Portovesme che hanno occupato la 'sottostazione' ENEL di Monteponi: "bisogna fare presto per garantire l'energia e la vendita degli impianti"
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Dalla Ilva di Patrica alla Pfizer di Ascoli...

Corteo di almeno 20mila lavoratori per dire no "allo smantellamento di tutto l'apparato produttivo dell'isola"13/03/2012 - Il lavoro nella crisi
Sciopero Sardegna: CGIL, regione in profonda crisi, sia priorità per governo
Decine di migliaia di lavoratori di CGIL, CISL e UIL sono scesi in piazza a Cagliari per denunciare la gravissima crisi e l'emergenza lavoro nell'isola
» Ancora incertezze sul futuro dell'Alcoa
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Dalla Ilva di Patrica alla Pfizer di Ascoli...

30 ottobre 2009 - A Piazza Navona con i lavoratori dell'Abruzzo e della Sardegna10/03/2012 - Il lavoro nella crisi
La crisi mette in ginocchio la Sardegna. Sindacati in sciopero il 13 marzo
CGIL, CISL e UIL Sarde e i lavoratori sardi scendono in Piazza a Cagliari per rivendicare il rilancio dei settori produttivi
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» Ancora incertezze sul futuro dell'Alcoa
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Dalla Faber di Fossato alla IPM di Nola...

FIOM CGIL - democrazia al lavoro 9 marzo 201209/03/2012 - Il lavoro nella crisi
Le tute blu della CGIL riempiono Piazza San Giovanni. Sciopero FIOM riuscito.
Decine di migliaia di metalmeccanici della CGIL hanno lasciato le fabbriche per scendere in piazza e rivendicare lavoro, diritti e Democrazia »FOTO
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Dalla Faber di Fossato alla IPM di Nola...
» Le mobilitazioni nella crisi

FIOM Sciopero Generale 209/03/2012 - Il lavoro nella crisi
'Democrazia al lavoro', oggi la mobilitazione delle tute blu della CGIL
Sciopero generale e manifestazione nazionale della FIOM CGIL a Roma il 9 marzo
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Dalla Faber di Fossato alla IPM di Nola...
» Le mobilitazioni nella crisi » La crisi in Lombardia: territori e aziende

Lavoro: operai01/03/2012 - Politiche del lavoro
Cresce la disoccupazione. E' record dal 2004
Per la CGIL i dati ISTAT dimostrano la necessità di "fermare i licenziamenti, governo punti a crescita"
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Dalla Ixfin di Caserta alla Coca Cola di Empoli...
» Le mobilitazioni nella crisi » La crisi in Lombardia: territori e aziende

IL LAVORO NELLA CRISI
FILLEA - manifestanti con caschetto01/03/2012 - Il lavoro nella crisi
I numeri della crisi nell'edilizia. Il 3 marzo il mondo delle costruzioni 'In piazza per costruire il futuro'
Manifestazione nazionale unitaria a Roma per il rilancio del settore
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Dalla Ixfin di Caserta alla Coca Cola di Empoli...
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edilizia 3 marzo 201224/02/2012 - Il lavoro nella crisi
Edilizia un settore stremato dalla crisi. Il 3 marzo sindacati in piazza a Roma
Posti di lavoro persi, imprese in crisi e calo degli investimenti nell'edilizia » Tavoli aperti al Ministero
» Le crisi della settimana
Dalla Ixfin di Caserta alla Coca Cola di Empoli...
» Le mobilitazioni nella crisi » La crisi in Lombardia: territori e aziende

operaio fabbrica21/02/2012 - Il lavoro nella crisi
A gennaio cala la Cassa integrazione, si va verso la disoccupazione
A gennaio 312mila lavoratori in CIG con 675 euro in meno in busta paga. E' quanto fa sapere l'Osservatorio CIG del dipartimento Settori produttivi della CGIL Nazionale » Tavoli aperti al Ministero
» Le crisi della settimana
Dalla Invatec di Roncadelle all'Omsa di Faenza...

Metalmeccanico16/02/2012 - Il lavoro nella crisi
Imprese e occupazione a rischio nel settore auto, ferroviario e della cantieristica navale
Tre settori pesantemente colpiti dalla recessione. Necessario un Piano per le politiche industriali
» Le crisi della settimana
Dalla Mercedes di Roma alla Faber di Fabriano...
» Rapporto Osservatorio CIG - gennaio 2012

Ciminiera210/02/2012 - Il lavoro nella crisi
L'industria in Italia: i tavoli aperti al Ministero
Una crisi profonda del tessuto produttivo italiano che non risparmia nessun settore e attraversa in lungo e in largo la penisola mettendo in ginocchio intere famiglie costrette a fare i conti con la disoccupazione e con la riduzione del reddito che ne consegue
» La crisi in Lombardia: territori e aziende

Fastweb: La rete nel mirino di Vito Gamberale...

- 15 marzo 2012 -

Con lo sciopero indetto dai Sindacati il 16 marzo 2012 si chiede chiarezza e sicurezza riguardante tagli ed esternalizzazione. Indiscrezioni di questi giorni danno sentore di una vendita della rete a F2ì, il fondo capitanato da Vito Gamberale che detiene il controllo di Metroweb.

A darne notizia è stato il giornalista Andrea Bassi che su Milano Finanza dedica un articolo su quanto dichiarato dallo stesso Gamberale che presentando il maxi piano nazionale da 4,5 miliardi per portare la fibra in 30 città italiane ha pure puntualizzato che in programma c'è "l'acquisizione su scala nazionale dell'infrastruttura di un Olo già fortemente impegnato nei servizi in fibra ottica". E queste caratteristiche, scrive Bassi, sono proprio nel "DNA" di Fastweb.

Piove sul bagnato, pertanto lo sciopero del 16 diventa uno snodo fondamentale per i 3000 lavoratori italiani che hanno l'occasione di farsi sentire e dimostrare una coesione di idee ed intenti per la salvaguardia del lavoro e del perimetro aziendale.

Salvo Moschetto

Slc Cgil Catania


Nota a margine:

Nella foto Vito Gamberale che detiene il controllo di Metroweb.

Vodafone e Telecom Italia nel mirino dell’Unione Europea


L’antitrust europea ha inviato 5 questionari a 5 tra i maggiori carrier europei. L’obiettivo delle autorità europee è quello di approfondire i rapporti tra i grandi gruppi del settore per verificare che non vi siano comportamenti tali da ridurre la concorrenzialità di un settore tanto strategico.

Coinvolti in quella che formalmente non è ancora una vera e propria inchiesta, vi sarebbero anche due carrier italiani: Vodafone e Telecom Italia. Al loro fianco si annoverano nomi quali France Telecom, Telefonica e Deutsche Telekom.

Secondo quanto trapelato, la Commissione Europea avrebbe iniziato ad approfondire le proprie ricerche in virtù del sospetto per cui le parti avrebbero iniziato una collaborazione deleteria per il mercato poiché avviata al fine di difendere il settore e quindi di creare un vero e proprio polo cooperativo invece che competitivo. I cinque grandi gruppi avrebbero già avuto varie occasioni di incontro, ed è su queste ultime che al momento l’antitrust sta focalizzando le proprie domande.

Ma il tutto è al momento a semplice titolo ufficioso: sebbene la Commissione confermi l’invio dei questionari, al tempo stesso nega che una qualsivoglia inchiesta sia già stata formalmente aperta: semplici indagini preliminari, insomma, finalizzate a comprendere meglio il contesto e capire se sia necessario o meno approfondire ulteriormente.

Secondo quanto spiegato dal New York Times, uno dei primi incontri sarebbe stato organizzato nel 2010 su iniziativa di Stephane Richard (France Telecom): le parti avrebbero discusso della possibilità di aprire un proprio app store e di come si sarebbe potuto costringere nomi quali Apple o Google a co-partecipare alle spese di costruzione delle reti per finanziare la conversione delle infrastrutture verso tecnologie di nuova generazione. Nulla di nuovo, del resto. Così parlava Franco Bernabé nello stesso periodo in occasione di un convegno Asstel sulle telecomunicazioni in Italia:

Quello che sta avvenendo è che, dopo aver eliminato, correttamente, il monopolio delle infrastrutture di trasporto e di accesso, si rischia di creare le condizioni affinché le posizioni dominanti costituitesi al di fuori della filiera tlc possano gradualmente estendersi nei segmenti degli operatori di rete

Stiamo parlando delle posizioni dominanti dei fornitori di soluzioni, servizi e applicazioni digitali, spesso localizzati oltreoceano quali Apple con iTunes e l’application store, Google con l’online advertisement e eBay/Skype con il suo unmanaged voip, Facebook con il social networking.

Ed a questi ultimi la richiesta era quella di partecipare alle spese, altrimenti non si sarebbe potuto pensare ad investimenti ulteriori nel riammodernamento delle reti esistenti:

[...] fanno un utilizzo massiccio delle nostre reti ma non contribuiscono affatto al loro sviluppo.

L’UE ha puntato la lente d’ingrandimento sulla GSM Association, ma al momento non prefigura alcuna ipotesi di illecito: semplicemente si intende capire come le parti stiano collaborando, come stiano costruendo gli standard su cui evolverà il settore e come stiano tessendo trame comuni per consentire al mercato di evolversi secondo le proprie leggi naturali.

Ma l’antitrust ha ricevuto anche immediate critiche da parte di Vittorio Colao, Vodafone Italia, e Stephane Richard, France Telecom: entrambi puntano il dito sull’eccessiva focalizzazione dell’UE sulle regole piuttosto che sugli investimenti, aspetto che rischia di soffocare il mercato invece di stimolarlo in un momento tanto cruciale. Neelie Kroes, responsabile per l’Agenda Europea ed a lungo responsabile antitrust, respinge però ogni addebito: l’UE, semplicemente, sta dalla parte dei consumatori e per questo porta avanti le proprie indagini.

I big nel mirino dell’UE hanno espresso sorpresa per l’improvvisa levata di scudi ricordando di aver agito con trasparenza durante i propri incontri, senza nascondere nulla alle autorità. Ma il discorso sfuma di fronte all’assenza di accuse vere e proprie, cosa che impedisce ad entrambe le parti di fornire risposte puntuali.

Tutto rinviato, insomma: l’UE valuterà le risposte ricevute e deciderà nel merito circa la necessità di proseguire o meno con una inchiesta ufficiale.

Giacomo Dotta