12 marzo 2013

Telecom Italia:"Scorporo rete non sarà a saldo"

Lo scorporo della rete Telecom Italia si farà solo se avrà senso come operazione industriale e non sarà "a saldo o con lo sconto". Lo ha sottolineato l'ad del gruppo, Marco Patuano, partecipando ad un convegno di Asati. "Siamo convinti di avere una rete eccellente, un asset di straordinario valore - ha detto Patuano - Se ci saranno le condizioni regolatorie, di valorizzazione e di governance, l'operazione sarà possibile. Se anche una sola di queste condizioni non ci sarà, l'operazione non si farà".

'L'area di adeguatezza del nostro debito è intorno ai 22 miliardi", ha aggiunto l'ad di Telecom, spiegando che l'obiettivo è raggiungibile in tre anni. '"a gestione ordinaria continua a produrre molta cassa, circa 2 miliardi dopo tutti gli investimenti, e quindi - ha affermato - in tre anni arriviamo a questo livello di confrontabilità con i nostri concorrenti. Scendere sotto la soglia dei 22 miliardi inizia a costare troppo".

"L'azienda è sana e robusta, fa piani di investimenti che non temono confronto con i competitor italiani ed europei - ha concluso Patuano - Abbiamo cassa per 8,1 miliardi. Se non dovessimo emettere nuovi strumenti di reddito ha cassa per tre anni. Nessuno ha il dubbio che Telecom Italia fallisca domani".

Telecom Italia: Indiscrezioni romane su piano lavoro. Incontro 11 e 12 marzo 2013



Migliardi, DA/1254, se necessario disponibili a riqualificazione e riconversione per tutti i lavoratori. #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, DA/1254 dal 1/9 solidarietà al Sud x 1 anno, l'anno dopo solidarietà al centro nord. Internalizzazioni per 60 FTE x coprire esuberi dal 1/9/2013 #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, su IT disponibili a internalizzazioni per più di 130 FTE. #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, su franchigia per tecnici non siamo d'accordo. #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, % solidarietà per tutta Technology esclusi tecnici on field e progettisti al 6,54% #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, non procediamo con societarizzazione e con 40 ore e utilizzo ROL fino al 1/4/2014 cioè fino a che non si verifica le efficienze. #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, per tecnici trasmissivi che seguono clientela TOP niente banca ore. #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, banca ore per i tecnici on field si può discutere. #confrontotelecomsolidarietà

Migliardi, sul CC non vogliamo in alcun modo incrementare orario di lavoro.

Migliardi lavoratori non idonei sedi periferiche avranno telelavoro con profilo collegato al tipo di inidoneità

Migliardi, SPV, azienda disponibile a riprofessionalizzare in senso operativo gli SPV, xkè necessario

Migliardi, SPV, c'è problema di ripensamento del profilo professionale

Migliardi, circa 450 SPV nel CC. Se chiudiamo sedi circa 100 esuberi. Con solidarietà diventano 60 esuberi.

Migliardi, nessun malfunzionamento della postazione sarà a carico del lavoratore CC

Migliardi, sul CC in tre mesi possiamo sistemare PC e fa decorrere loggatura dal 1° luglio.

Migliardi, per timbratura/logatura in CC predisporremo piano per miglioramento personal computer.

Migliardi, scriveremo che dati GPS non verrano usati a fini disciplinari/valutativi

Migliardi, nel 2013 650 fte per attvità reinternalizzate in ambito Opena Access + 60 in CC

Migliardi, aggravio tempi per tecnico serve per incremento produttività e salvaguardia occupazione

Per essere chiari, la franchigia di 45 min andata e 30 min ritorno è prevista a carico tecnico

Migliardi, la franchigia si calcola da quando parte la macchina.

Capogrosso, per il ritorno dal cliente 30 minuti di franchigia (45 per andare dal cliente)

Migliardi, 54% assurance e 58% delivery sono attività già internalizzate

Migliardi in open acces progetto panda esteso a tutti

Migliardi, per OA oraio di lavoro deve iniziare e finire presso la sede del cliente.

Migliardi riepiloga le proposte aziendali per OA: geolocalizzazione.

NOTA A MARGINE:
Questo è solamente una parte di quanto detto da Telecom Italia. Si aspettano altri aggiornamenti. Chiaramente c'è tutta una trattativa in corso con i sindacati.

Esuberi Vodafone, i sindacati: "I call center tornino in Italia"

I call center che Vodafone ha delocalizzato devono tornare in Italia. È questa una delle richieste che i sindacati intendono inoltrare all’operatore in occasione della discussione relativa ai 700 esuberi annunciati dall’azienda. “Per noi – spiega Riccardo Saccone della Slc Cgil – è il tema dei temi, strettamente collegato al piano annunciato perché Vodafone non può lasciare fuori dal perimetro nazionale un asset così rilevante mentre decide di effettuare tagli drastici. Crediamo che un rientro di quest’area in Italia potrebbe aiutare ad efficientare tutta la macchina”.

Dello stesso avviso anche Salvo Ugliarolo della Uilcom. “Durante il confronto sul piano industriale di Vodafone troveremo lo spazio per chiedere di invertire le tendenza dell’off shoring – rimarca Ugliarolo – L’azienda deve dirci chiaramente se ha intenzione di fermare l’emorragia di lavoro verso i paesi dell’Est dove sono state portate la maggior parte della attività di customer care. Non è accettabile che in Italia si mettano in campo pesanti piani di ristrutturazione mentre si continua a portare fuori il lavoro”.

Gli esuberi annunciati non riguardano, nello specifico, le attività “di contatto” con il cliente e quindi nemmeno i  call center. A questo proposito sindacati ricordano che Vodafone aveva già deciso di liberarsi di delle attività di customer care “con la cessione – sottolinea Saccone – di 950 addetti a Comdata e con le successive delocalizzazioni”.

Ieri la compagnia ha avviato le procedure di mobilità con le comunicazioni di rito al ministero del Lavoro: le eccedenze si concentrano per la maggior parte in Vodafone Omnitel NV (671 unità) e per la parte rimanente in Vodafone Gestioni (29 unità). Il contributo maggiore al piano di ristrutturazione arriva dall’area tecnologie con 221 esuberi, seguita dal commercial operation (140), commerciali (99), affari generali (65), risorse umane (55), finanza (48), amministrazione (40), affari legali (20), terminali (12). I tagli riguardano prioritariamente la sede di Milano e a seguire quella di Roma.

"Il piano evidenzia che gli effetti negativi della crisi macroeconomica, la forte pressione competitiva e il drastico calo dei prezzi, nonché gli interventi regolatori – evidenzia al Corriere delle Comunicazioni Vodafone -  stanno progressivamente influenzando in modo molto critico l'andamento del settore delle telecomunicazioni". La compagnia ribadisce che il piano non va letto in un’ottica di disinvestimento dato che “vengono confermati i 900 milioni di investimenti l’anno previsti in Italia”.

Il 14 marzo è previsto il primo incontro procedurale tra azienda e sindacati. In quella sede Slc, Fistel e Uilcom ribadiranno la loro disponibilità a “trattare sulle possibili soluzioni e sugli interventi da fare verso una maggiore efficienza - spiega Sacconi – tenendo però la barra dritta su un punto: per noi non esistono esuberi strutturali”. “L’unica mobilità che siamo disposti a discutere – incalza Giorgio Serao della Fistel – è quella incentivata e volontaria”. Se l’incontro finirà con un nulla di fatto, la vertenza passerà al ministero del Lavoro.

Il piano di Vodafone – secondo i sindacati - rischia di avere un effetto domino anche sulle attività gestite in outsourcing. Un esempio sono i 650 lavoratori di Almaviva a Catania della commessa Vodafone, il cui futuro lavorativo presso la società di telemarketing e customer care potrebbe avere i giorni contati.

L’allarme è stato lanciato da Uilcom in una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. “E’ una tremenda doccia fredda – si legge - che scarica su questa Regione i risultati di processi di delocalizzazione verso i Paesi dell’Est, attivati dalle grandi aziende committenti del servizio di telecomunicazione in Italia”. Secondo il sindacato, “a sole 48 ore di tempo dalla dichiarazione di esubero nazionale di 700 lavoratori dell’azienda Vodafone, gli stessi vengono totalmente scaricati sull’azienda di outsourcing Almaviva a Catania, aprendo la strada ad un effetto domino su tutta la Sicilia, che rischia di perdere circa 6mila posti di lavoro, questo, anche alla luce delle ultime dichiarazioni di Almaviva, relativamente al disimpegno istituzionale, prodotto ultimamente dalla Regione Sicilia".

Vodafone Italia ha fatto sapere che i numeri non corrispondono a realtà e che è disposta a dare al governatore Crocetta tutti i chiarimenti del caso."Con riferimento  alle dichiarazioni della società Almaviva, riportate da alcuni di organi di stampa, secondo le quali vi sarebbero 650 esuberi relativi alla commessa Vodafone nello stabilimento di Catania, Vodafone Italia precisa che numeriche e dettagli  non corrispondono alla realtà dei fatti - precisa la nota - Vodafone ha già richiesto un incontro al Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, per fornire tutti i chiarimenti necessari e le soluzioni, gia’ anticipate ad Almaviva da diversi mesi e recentemente ribadite, per evitare ricadute occupazionali, avviando quanto prima un confronto con le OOSS per discutere nel merito le possibili opzioni".

Intanto il sindacato chiede che Almaviva venga convocata ufficialmente e invita Crocetta a impegnarsi “fin da subito a scendere in campo al nostro fianco a difesa della tenuta occupazionale della nostra Regione, salvaguardando – conclude la lettera – un’importante esperienza industriale in questo territorio”.
di Federica Meta

ALMAVIVA: LETTERA CRISI OCCUPAZIONALE ALMAVIVA MISTERBIANCO ( CT )

Al Presidente della Regione Sicilia
A S. E. il Prefetto di Catania
Al Sig. Sindaco del Comune di Misterbianco
Al Sig. Sindaco del Comune di Motta S. Anastasia
Al Sig. Sindaco del Comune di Catania
Al Sig. Sindaco del Comune di Biancavilla
Al Sig. Sindaco del Comune di Paternò

In questi ultimi giorni, in perfetta adesione alle nostre previsioni che talvolta sono state sottovalutate, a causa dei processi di delocalizzazione all’estero di attività, è stato preannunciato dalle aziende che operano su commessa Vodafone un esubero drastico della forza lavoro assunta con contratto a tempo indeterminato. Nell'area di Catania  l’azienda che è interessata a questo tipo di attività è Almaviva Contact spa la cui sede operativa si trova nel Comune di Misterbianco. L’eventuale esubero di manodopera , se tale procedura dovesse essere confermata, potrebbe riguardare immediatamente circa 700 lavoratori assunti, dopo un virtuoso processo di stabilizzazione, con contratto di lavoro a tempo indeterminato e circa 1200 lavoratori a progetto, e quindi in outbound,  che lavorano su Vodafone, Wind, Mediaset, Teletu, Unioncamere, D&B. Inoltre a causa di tali tagli e nell'equilibrio industriale che ne deriverebbe dopo un paio di giorni l'intero centro di Misterbianco verrebbe chiuso con il licenziamento di 1350 lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato e di altri 1500 lavoratori a progetto.  E per l'effetto domino che ne deriverebbe anche i 4500 lavoratori delle sedi di Palermo rischierebbero il licenziamento. Se tale processo dovesse essere confermato, e così sarebbe, l’impatto sui livelli occupazionali e sulla tenuta sociale nell’intero territorio sarebbe devastante e soprattutto lo sarebbe nei Comuni di cui in indirizzo presso i quali sono residenti la grande maggioranza dei lavoratori interessati.
E’ per tali ragioni che chiediamo al Presidente della Regione Sicilia di intervenire immediatamente convocando una urgentissima riunione per l'individuazione di misure idonee alla salvaguardia dell’occupazione e per gli interventi necessari e a  S.E. il Prefetto di convocare una urgentissima riunione alla presenza dei rappresentanti degli EE.LL. di cui in indirizzo per la convocazione di una unità di crisi e per i relativi interventi. Aggiungiamo che riteniamo grave il fatto che l'eventuale chiusura di una serie di attività di una azienda e nel particolare di quelle relative ad Almaviva Misterbianco, la cui proprietà è intenzionata a trasferire la propria ragione sociale in Sicilia,  debba essere presa per volontà della committente e non dalla ditta esecutrice a cui per legge viene assegnata la responsabilità dell'organizzazione del lavoro e delle attività, come se si volessero imporre le cattive pratiche del lavoro intermediato.
Ci teniamo infine a sottolineare che il processo di delocalizzazione verso stati extra- ue ed anche verso
stati dell’unione nei quali non sono ancora pienamente attutate adeguate norme a tutela della
privacy , oltre che ad incidere pesantemente sui livelli occupazionali, a nostro avviso e così come da
più parti affermato, mette a pregiudizio la tutela dei dati sensibili degli utenti italiani.
Le Segreterie Provinciali di Catania
SLC CGIL     FISTEL CISL     UILCOM UIL

11 marzo 2013

Call center Almaviva, operatori a rischio...

- www.economiasicilia.com -
 La parlamentare regionale del partito democratico, Concetta Raia, lancia l’allarme occupazione: “A Catania 1900 lavoratori della società di call center Almaviva, per un preannunciato drastico esubero di personale,  rischiano il posto di lavoro a causa dei processi di delocalizzazione all’estero già avviati dalla società di telefonia Vodafone”. Il deputato ha quindi sollecitato al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, un tavolo tecnico urgente tra i rappresentanti della società e i sindacati Cgil, Cisl e Uil”. 
Concetta Raia aggiunge: “L’eventuale esubero di manodopera potrebbe riguardare circa 700 lavoratori con contratto di  lavoro a tempo indeterminato assunti, dopo un virtuoso processo di stabilizzazione e circa 1200 lavoratori a progetto, e quindi in outbound, che lavorano su Vodafone, Wind, Mediaset, Teletu, Unioncamere, D&B”. Per la deputata “la situazione rischia di precipitare ancora più drammaticamente  se Vodafone deciderà di spostare l’intera commessa sulla sede di  Bagnoli a Napoli, lasciando la sede a Misterbianco in quel caso a perdere il lavoro sarebbero 1550 assunti a tempo indeterminato e 1200 lavoratori a progetto”. “Altrettanti lavoratori sono occupati nella sede Almaviva di Palermo – conclude la parlamentare regionale – senza contare i licenziamenti che la stessa società Vodafone starebbe anticipando  ai propri dipendenti  delle sedi di Catania”.

Bernabè: "Il futuro di Telecom è di rilevanza nazionale"

"Nel 2015 il 65% della popolazione italiana sarà coperta con banda ultralarga mobile". Lo ha detto Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, durante l'intervista di Maria Latella su SKY Tg24 discutendo di banda larga e di "copertura" del territorio nazionale.  "Il futuro di Telecom - ha aggiunto - è di rilevanza nazionale" e "gli azionisti faranno quello che è necessario per salvaguardare un asset di importanza nazionale per il Paese".
"Noi - ha detto il top manager - stiamo investendo molto, 3 miliardi di euro l'anno in Italia, per dotare il Paese di un'infrastruttura moderna di cui ha bisogno. Stiamo investendo molto nella fibra ottica, nel broadband, nella banda larga ad alta velocità mobile (Lte) e nel giro di tre anni avremo il 65% della popolazione coperta con banda ultralarga mobile", ha spiegato
Bernabè ha poi ammesso che ci sono dei problemi di copertura. “Si tratta di problemi che derivano dal fatto che internet e la banda larga per sua natura non è un servizio universale, anche se si andrà in quella direzione”.
Affrontando il delicato tema della crisi economica, il presidente di Telecom ha sottolineato che non è di nuove misure di austerità che ha bisogno l'Italia, ma di altra liquidità per dare ossigeno alle imprese, la Banca d'Italia a fare più di quello che sta facendo. Mentre alla politica chiede di fare i cambiamenti che servono.
Affinché l'Italia torni in serie A a livello economico “occorre avviare un programma di riforme di lungo periodo. Un programma molto intenso di riforme della durata di una legislatura”, ha evidenziato Bernabè, spiegando che ci sono dei problemi di breve medio-lungo periodo, che si affrontano in maniera strutturale, e altri di breve periodo, che si affrontano immettendo liquidità nell'economia.
"L'Italia non ha bisogno di ulteriori misure di austerità ma c'è bisogno di reimmettere liquidità nel sistema. Senza liquidità le imprese muoiono, si devono rifinanziare gli investimenti e ci sono le possibilità”, ha sottolineato l'ad di Telecom, secondo il quale “Bankitalia potrebbe fare di più di quanto sta già facendo”, innanzitutto “utilizzando gli strumenti per rifinanziarsi presso la Bce garantendo prestiti collaterali che vengono dati dalle banche in deposito presso la banca d'Italia”. “Oggi l'economia soffoca - ha aggiunto - perché non c'è liquidita”. Questa liquidità può essere ottenuta o reimmetendo i pagamenti di quello che lo Stato deve alle imprese. E poi debbono esserci ovviamente meccanismi più complessi che possono essere attivati anche attraverso la Bce. Su questo c'è molto da fare”.
A confermare la situazione di difficoltà che vivono le imprese, è anche un rapporto di Unimpresa, secondo il quale 5 aziende su 6 temono di fallire entro l'anno, strozzate da problemi legati proprio alla liquidità (i problemi con le banche per la concessione di credito, i ritardi dei pagamenti della PA, i mancati incassi da clienti privati). Guardando alla politica, invece, Bernabè allontana l'ipotesi di un ritorno alle urne in tempi brevi  - “Credo che non sia auspicabile” - e vede segnali positivi dal risultato delle urne. “La situazione emersa è complessa ma ha una carica innovativa straordinaria. I segnali che arrivano dalla società civile e che sono stati interpretati da Grillo sono segnali forti ed importanti”. Per la politica quindi, sostiene Bernabè, “è un momento di cambiamenti importanti e questa fase deve essere utilizzata per fare i cambiamenti che la gente richiede”.
di Federica Meta

08 marzo 2013

LE DONNE SLC CAMBIANO... 19 marzo 2013 CGIL - Sala Di Vittorio

Nel solco dell’Assemblea di giugno (Le Donne cambiano…) e i successivi tre seminari di dicembre 2012, l’assemblea delle donne di Slc Cgil si pone l’obiettivo di portare all’attenzione e alla discussione delle compagne della categoria i contenuti e le proposte fin qui elaborate.
Al lavoro fin qui svolto vorremmo dare il nostro contributo, facendo proposte che siano in grado di incidere concretamente, in particolare sul tema della contrattazione.
Da qui la necessità di un confronto con le esperienze delle lavoratrici e con il grande lavoro che in questi anni si è sviluppato a partire proprio dai territori, dalle RSU, nella contrattazione a tutti i livelli.

IL PROGRAMMA DEI LAVORI

Ore 10.00 Relazione introduttiva di Barbara Apuzzo, Segretaria Nazionale e Coordinatrice Donne Slc Cgil
Ore 10.30 Interventi Ore 12.30 Intervento di Massimo Cestaro, Segretario Generale Slc Cgil
Ore 13.00 Interventi Ore 15.00 Conclusioni di Elena Lattuada, Segretaria Nazionale Cgil

Pensioni impoverite dal blocco della perequazione automatica

Nel 2012 le pensioni di importo mensile superiore ad euro 1.441,58 e nel 2013 quelle di importo mensile superiore ad euro  1.486,29 non sono state rivalutate.  A disporre in tal senso  è l’art. 24,comma 25, del D.L. n° 201/2010, convertito nella legge n° 214 del 2010.
Conseguentemente le pensioni sottoposte al “blocco” anzidetto, malgrado il consistente aumento del costo della vita accertato dall’ISTAT (+ 2,7 per cento per l’anno 2012 e + 3,0 per cento per il 2013), nel biennio considerato continuano ad essere corrisposte agli aventi titolo (oltre sei milioni di pensionati) nella misura già in godimento nel 2011.
Tenuto conto, inoltre, della crescita, oltre ogni ragionevole misura, del prelievo fiscale per IMU, IVA, addizionali IRPEF regionali e comunali e tasse varie (accise, bolli, ecc..) si ha che il “valore” dei trattamenti pensionistici, contro ogni logica e in dispregio di diritti costituzionalmente tutelati, si è, conseguentemente,  impoverito.
Se a ciò si aggiunge, poi,  l’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi destinati al consumo delle famiglie il “quadro” che si ricava è, a dir poco, preoccupante prospettandosi, non di rado, situazioni di estremo disagio, in taluni casi addirittura di indigenza, soprattutto per quelle famiglie la cui unica fonte di reddito è costituita da una pensione di appena 1.500/2.000 euro mensili (al lordo delle ritenute fiscali), pensione che, certamente, dato il suo modesto ammontare, non può assolutamente considerarsi “d’oro”.
Il mancato adeguamento del trattamento pensionistico alle variazioni del costo della vita comporta un danno economico estremamente rilevante.
Danno che non si limita al solo anno in cui opera il blocco della perequazione automatica, ma che si protrae nel tempo, in misura crescente, fino ad interessare l’ammontare della pensione di reversibilità, ove spettante ai superstiti.
L’esempio che segue  è estremamente significativo….

Cassazione: Lavoratrice non rientra dalla maternità...

La Corte di Cassazione - Sez. Lavoro -, con la sentenza n. 3536 del 13.02.2013, ha dichiarato l'illegittimità del licenziamento disciplinare inflitto ad una lavoratrice madre. Tizia, dopo il parto, non rientra al lavoro e non chiede il congedo facoltativo. Il datore di lavoro le invia una lettera in cui fa riderimento alle assenze ingiustificate, ma non contesta esplicitamente il comportamento della lavoratrice. La medesima, dopo il ricevimento della lettera di addebito, chiede il congedo facoltativo per maternità. Il datore di lavoro decide di procedere al licenziamento disciplinare. Tuttavia, nella lettera di licenziamento indica quale motivo per il recesso l'adozione di procedure non coformi "alle leggi in materia".
La lavoratrice impugna il licenziamento disciplinare perchè ritenuto illegittimo. Dopo i primi due gradi di giudizio, viene proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione.
La Suprema Corte evidenzia il contrasto tra la lattera di addebito inviata dal datore di lavoro alla lavoratrice in maternità - nella quale vi è addebito per le assenze ingiustificate senza alcuna contestazione esplicita - e la lettera di licenziamento disciplinare, nella quale il recesso viene intimato perchè "le procedure da lei adottate non sono conformi a quanto previsto dalla legge in materia".
I Giudici con l'ermellino hanno ritenuto, pertanto, che nel caso di specie sia stato violato il principio dell'immutabilità della contestazione, che "preclude al datore di lavoro di far valere, a sostegno della legittimità del licenziamento, circostanze diverse rispetto a quelle contestate dovendosi garantire l'effettivo diritto di difesa che la normativa sul licenziamento disciplinare, di cui all'art. 7 della legge n. 300 del 1970, assicura al lavoratore incolpato".
Sulla scorta di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata, rinviando a diversa sezione della Corte d'Appello anche per le spese del giudizio di legittimità.
Avv. Daniela Conte

Wind: giù i ricavi. Il taglio alle tariffe di terminazione impatta sui risultati 2012

Wind chiude il 2012 con ricavi totali di 5.427 milioni di euro in calo del 2,6% rispetto al 2011 (ma in aumento del 2,1% al netto dell’impatto del taglio della tariffa di terminazione mobile).

Sempre per effetto del taglio della tariffa di terminazione mobile, i ricavi da servizi registrano un calo del 4,2% a 5.053 milioni di euro e i ricavi da servizi mobili subiscono una diminuzione del 4,5%. I ricavi dati del mobile registrano invece una performance positiva con un aumento dei ricavi da internet mobile del 41,3% e un aumento del 9,3% dei ricavi da messaggi.

Nel segmento fisso, i ricavi da servizi scendono del 3,6%, a fronte di un aumento del 5,0% per i ricavi broadband e del 9,9% per quelli broadband ULL.

L’EBITDA al 31 dicembre 2012 si attesta a 2.063 milioni di euro con una diminuzione rispetto al 2011 del 2,7% dovuta principalmente all’effetto sui ricavi del taglio della tariffa di terminazione mobile parzialmente compensata dalle iniziative di risparmio sui costi attuate nel periodo. Il margine EBITDA rimane stabile al 38%.

Gli investimenti nel corso del 2012 si sono attestati a 905 milioni di euro, escludendo i costi capitalizzati per l’acquisto delle frequenze LTE pari a 95 milioni, e si sono concentrati sull’ampliamento della copertura HSPA+ e sul miglioramento della capacità di backhauling. Il Cash Flow Operativo (EBITDA – CAPEX) è cresciuto del 2,8% rispetto al 2011.

La base clienti mobile è cresciuta del 3% a 21,6 milioni di clienti. L’ARPU mobile si attesta sui 14,4 euro con un ulteriore incremento della componente dati, in crescita rispetto all’anno precedente dell’11,9%, a 3,9 euro raggiungendo il 27% dell’ARPU totale a dimostrazione della sempre maggiore importanza di questo segmento di mercato ulteriormente rafforzato dalla crescente diffusione di smartphone e tablet.

Nella telefonia fissa, la base clienti totale decresce dell’1,0% a 3,1 milioni di utenti, mentre aumenta del 2,8% la clientela ULL e del 5,6% la clientela ULL broadband. L’ARPU della telefonia fissa si attesta a 31,2 euro, in decrescita rispetto al 2011. L’ARPU internet broadband si attesta a 18,8 euro in diminuzione del 2,5%.

RICORDIAMO IL VERO MOTIVO PER CUI SI FESTEGGIA L'8 MARZO

l pomeriggio del 25 marzo 1911, un incendio che iniziò all'ottavo piano della Shirtwaist Company uccise 146 operai di entrambi i sessi. La maggioranza di essi erano giovani donne italiane o ebree dell’Europa orientale. Poiché la fabbrica occupava gli ultimi tre piani di un palazzo di dieci piani, 62 delle vittime morirono nel tentativo disperato di salvarsi lanciandosi dalle finestre dello stabile non essendoci altra via d'uscita.
I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che al momento dell'incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne. Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 445 dollari per ogni operaia morta: il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.
Migliaia di persone presero parte ai funerali delle Operaie 

07 marzo 2013

Cud ai pensionati via web: l’odissea parte col pin

Tasse. Cud ai pensionati via web, un’odissea che si rivela fin dall’inizio con l’inserimento del Pin, il proprio codice identificativo. Codice che si può ricavare dal sito Inps alla sezione “Servizi/Pin online”, oppure richiedere in una sede Inps, al contact center, ma che, a una prima visione dell’”incartamento digitale” rappresenta un ostacolo insormontabile.
La novità è grande: la pubblica amministrazione comunica con i cittadini e certifica solo attraverso il web. La legge di Stabilità impone risparmi e quindi basta con le buste inviate via posta. Anche il Cud, la certificazione unica dei redditi, si compila già da quest’anno al computer.
Come fare. Digita www.inps.it. Sul sito dell’Inps sono contenute le istruzioni per la compilazione del modello Cud. “Il cittadino potrà visualizzare e stampare il proprio Cud direttamente sul sito istituzionale www.inps.it, secondo il seguente percorso: Servizi al cittadino – inserimento codice identificativo PIN – Fascicolo previdenziale per il cittadino – Modelli.
Inserisci il Pin. E’ il primo vero intoppo. Si può telefonare allo 803164, il numero del contact center dell’Inps. In alternativa si può cliccare sulla sezione “Servizi/Pin online”.
Chi non ci riesce.  Non tutti i pensionati sanno orientarsi nel mondo digitale. Per loro è attivo un numero verde (800434320) dove possono chiamare per farsi inviare il vecchio Cud cartaceo direttamente a casa. Per ottenere questa modalità (il Cud a casa) si può fare la fila agli sportelli territoriali dell’Inps, o dell’ex Enpals o ex Inpdap: attenzione, però, solo fino a marzo, già da aprile lo sportello preferenziale dedicato al Cud dipenderà dalla sensibilità di ogni singolo ufficio.
Pensionati over 85 accompagnati, deleghe. Gli ultraottantacinquenni titolari di indennità di accompagnamento possono richiedere all’operatore dello Sportello Mobile della propria sede Inps l’invio a domicilio del Cud. Per ritirare il documento al posto del genitore o parente infermo bastano un documento valido, la delega, la fotocopia del documento di riconoscimento dell’interessato.

Vodafone: Comunicato ( 06 marzo 2013 ) ai lavoratori

Si è svolto ieri, 6 marzo, l’incontro con i vertici di Vodafone Italia per analizzare la situazione generale dell’azienda. In premessa, l’Amministratore Delegato ha evidenziato come la crisi economica in cui versa il Paese stia impattando negativamente sui ricavi aziendali, il fatturato nel biennio è sceso di 1,3 miliardi di euro, che hanno visto, nell’ultimo biennio, una riduzione significativa. In particolare la crisi, che sta riducendo significativamente la capacità di spesa di imprese e famiglie italiane, riduce il fatturato complessivo del settore TLC, a questo si aggiunge una concorrenza molto accesa tra le aziende del settore che ha comportato, negli ultimi 12 mesi, un abbattimento drastico delle tariffe.
A ciò si sono aggiunte le decisioni del regolatore che hanno modificato sensibilmente i costi delle terminazioni gravando il bilancio di ulteriori centinaia di milioni di euro di costi. Il combinato disposto dei fattori ha portato a una contrazione dell’Ebidta. Tale
risultato, in assenza di interventi sui costi, sarà destinato a peggiorare sensibilmente nei prossimi anni.
Per questi motivi l’azienda ha annunciato di aver predisposto un piano di riorganizzazione, i cui contenuti sono così riassumibili:
 Riduzione dell’organico di 700 unità;
 Taglio del costo del lavoro complessivo pari a 80 milioni di euro.
La riduzione dell’organico si realizzerebbe attraverso una cessione di ramo aziendale (facility management) mentre per le restanti unità sarà avviata, il prossimo 11 marzo, una procedura di mobilità. In sede di replica le OO.SS. hanno evidenziato che, pur condividendo lo scenario sulla crisi del settore, ritengono del tutto inaccettabile la decisione di aprire una procedura di mobilità che rappresenta la peggiore delle condizioni per avviare un confronto con i lavoratori.
Inoltre, hanno sottolineato che la volontà espressa dall’Amministratore Delegato di perseguire efficienza e qualità per il rilancio dell’azienda, mal si concilia con la scelta di aprire una procedura di licenziamento collettivo che rappresenta, invece, la scelta
di tagliare i costi scaricando sulla parte più debole, i lavoratori, gli effetti della crisi.
Proprio per perseguire l’obiettivo del rilancio dell’azienda, richiamato con forza dall’Amministratore Delegato, il sindacato ritiene, invece, necessario avviare un confronto che analizzi tutte le scelte compiute dall’azienda modificando quelle che
hanno fatto perdere qualità e immagine rispetto ai clienti.
Inoltre, hanno sottolineato che nessun confronto sarà possibile se l’obiettivo è di procedere a licenziamenti forzati del personale e/o a cessioni di rami d’azienda che mascherano solamente ulteriori licenziamenti a tempo. Vanno ricercati, invece, gli interventi necessari a far recuperare qualità all’azienda, a partire dalle scelte sbagliate messe in atto nel recente passato. Tra tutte, la scelta dei fornitori di servizi che hanno portato alla delocalizzazione delle attività producendo una reale contrazione della qualità e dell’immagine aziendale.
Infine, eventuali interventi dovranno essere indirizzati all’insieme dell’azienda, a partire dalle retribuzioni unilaterali, gli MBO, erogati, spesso in maniera ingiustificata, dall’azienda. La scelta di aprire la mobilità farà scattare i 75 giorni previsti dalla legge per
concludere il confronto.
E’ evidente che se non ci sarà una decisa inversione di rotta da parte dell’azienda lo scontro sarà durissimo e i lavoratori sapranno dare una risposta adeguata alle scelte, sbagliate, messe in campo dall’azienda.
In conseguenza di ciò si apre lo stato di agitazione del personale che anticipa l’apertura delle procedure di dichiarazione dello sciopero laddove sin dall’apertura del confronto non siano ritirati i licenziamenti.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

06 marzo 2013

Telecom, Asati: "Serve un aumento di capitale e uno statuto duale"

Aumento di capitale riservato da 4 miliardi e adozione del modello duale. Sono alcune delle proposte che Asati, l'associazione che raccoglie i piccoli azionisti di Telecom Italia, chiede di inserire all'ordine del giorno della prossima assemblea degli azionisti.

Asati, si legge in una lettera inviata ai vertici di Telecom Italia e alla Consob, raccomanda "fortemente" di inserire la proposta di un aumento di capitale di almeno 4 miliardi da riservare a soggetti potenzialmente interessati (quali in primis la Cdp) ad un prezzo che sconti un premio di maggioranza del 40% rispetto ai valori di mercato. Raccomanda anche l'emissione di azioni ordinarie al servizio della conversione di azioni di risparmio alla pari e modifica del valore nominale da 0,55 euro a 5,5 euro con relativo accorpamento delle azioni ordinarie nel rapporto 10:1.

I piccoli azionisti propongono anche la modifica dello statuto con l'adozione del modello duale che comporta la nomina del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza. Per il Consiglio di gestione di prevedere 9-11 consiglieri di cui due riservati agli azionisti individuali e ai dipendenti azionisti. Per il Conisglio di sorveglianza 7 consiglieri di cui 3 riservati agli azionisti individuali, ai dipendenti azionisti e ai sindacati dei lavoratori.

Infine Asati chiede che l'assemblea del 17 aprile sia convocata a Roma, nell'auditorio di Oriolo Romano, "sede attrezzata con le più avanzate tecnologie essendo il più importante centro di supervisione nazionale della rete, con notevole risparmio di costi sia per l`azienda sia per gli azionisti che vorranno partecipare".


Dipendenti controllati a distanza, denunciati i datori di lavoro

Operazione dei Carabinieri ai danni dei titolari di 2 imprese
I carabinieri della Stazione di Casarsa della Delizia hanno denunciato a piede libero S.B., 34 anni, cittadino indiano, titolare dell’impresa di volantinaggio con il metodo porta a porta “N.S.B.” con sede in provincia di Treviso e S.O., 47 anni, titolare della ditta “S.B.B.” con sede in provincia di Venezia.

Quest' ultima, è incaricata della distribuzione di sofisticati sistemi GPS e software. I 2 si sono resi responsabili della violazione dello statuto dei lavoratori nella parte in cui vieta il controllo a distanza dei dipendenti (artt. 4 e 38 L. 300/1970) e delle norme che tutelano la privacy (D.Lgs. 196/2003). E’ il bilancio dell’operazione conclusa in questi giorni dagli uomini dell’Arma che ha permesso di mettere la parola fine ad un fenomeno sino ad ora unico nel suo genere in questa provincia e di sequestrare gli strumenti utilizzati dagli indagati.

L’attività d’indagine è stata avviata nello scorso autunno quando alcuni dipendenti indiani, provenienti dal vicino Veneto, sono stati identificati e controllati nell’atto di distribuire i volantini pubblicitari con il metodo porta a porta. Gli stranieri, trasportati nel comune di Casarsa e dintorni a bordo di un furgone, venivano poi lasciati nei centri abitati dove, a bordo di biciclette, provvedevano a recapitare i volantini nelle abitazioni. Ciò che, però, ha incuriosito gli uomini dell’Arma è stato uno strumento elettronico legato alla loro cintura, la cui finalità non era conosciuta neppure agli stessi lavoratori.

Un’osservazione più attenta ha permesso agli investigatori di capire che si trattava di un’apparecchiatura GPS con finalità di controllo a distanza del loro operato. Le testimonianze successivamente raccolte e l’esito delle diverse perquisizioni locali e domiciliari hanno consentito di confermare l’ipotesi accusatoria e di sequestrare ben otto apparecchi GPS oltre ad altra importante documentazione probatoria attestante il monitoraggio dei movimenti dei dipendenti, gli orari di lavoro ed i tragitti percorsi. Interessate, a riguardo, le Autorità Giudiziarie di Pordenone, Venezia e Treviso che hanno ravvisato evidenti responsabilità penali in capo agli imprenditori per la violazione di specifiche norme, il primo in qualità di datore di lavoro ed il secondo per aver fornito il materiale elettronico imposto ai lavoratori.

Poste: Risposta a Uil Poste

A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA SINDACALE ALLE POSTE
Leggo con attenzione la lettera che il Segretario Generale della UIL Poste ha inviato agli altri Segretari Generali; lettera che, essendo stata resa pubblica (giustamente) mi consente di rendere altrettanto pubblica la risposta.
Nella sostanza, la UIL Poste chiede che venga definita una regola democratica, utile per la validazione degli accordi aziendali, in riferimento a quanto previsto dall’accordo CGIL-CISL-UIL - Confindustria del 28 Giugno 2011.
La prima considerazione è un “benvenuti!”. Si, benvenuti, perché l’accordo del 28.6.11 era vigente anche quando una evidente “minoranza” (tra cui la UIL Poste) sottoscrisse un accordo (pdr, il 12 giugno 2012) senza porsi il benché minimo dubbio sulla “certificazione democratica” di tale accordo.
Ciò detto, non solo siamo disponibili a definire regole di validazione degli accordi (informo che lo siamo da almeno 20 anni!) ma, come è noto a tutti, siamo anche perché vi sia una  legge per la certificazione della effettiva rappresentatività delle organizzazioni sindacali. La UIL Poste è d’accordo anche su questo? Se sì, ne sarei lieto.
Sta di fatto che, ad oggi, tra le Segreterie Nazionali non è stato stipulato alcun accordo in applicazione del 28 Giugno, cosa che, invece, ritengo vada fatta. Tuttavia, consiglierei alla UIL Poste una lettura un po’ più attenta di quel testo, il quale non esclude affatto che le ipotesi di accordo vengano sottoposte al vaglio dei lavoratori. Cosa che faremo (e quindi le improvvise pulsioni democratiche della UIL dovrebbero quietarsi) anche -ma non solo- proprio perché manca una regola condivisa tra organizzazioni sindacali e quindi è giusto che l’ipotesi (perché tale è l’accordo del 28 Febbraio) venga sottoposta al voto dei lavoratori.
Naturalmente è pienamente legittimo che un sindacato esprima il proprio dissenso su un accordo. Rilevo che se tutti e 6 i sindacati presenti al tavolo negoziale avessero espresso la loro contrarietà, ora non ci sarebbe proprio nessun accodo da sottoporre ai lavoratori e l’azienda avrebbe mano libera per la sua riorganizzazione. L’esercizio della democrazia, la più ampia possibile, non esclude il principio di responsabilità; anzi, è esattamente il contrario. Noi quella responsabilità ce la siamo assunta, ottenendo un risultato complessivamente positivo in una situazione oggettivamente difficile. Usare il voto dei lavoratori in alternativa al principio di responsabilità cui noi siamo chiamati, più che ai principi democratici credo appartenga alla categoria della furbizia. E con la furbizia si vive un solo giorno.

Massimo Cestaro
Segretario Generale SLC-CGIL

04 marzo 2013

Telecom Italia: Comunicato ufficiale e documenti 27 e 28 febbraio

- COMUNICATO -
Si è tenuto, nei giorni 27 e 28 febbraio uu.ss., l’incontro con i vertici di Telecom Italia per analizzare lo scenario determinatosi a seguito dell’approvazione del piano d’impresa 2013 – 2015 da parte del Consiglio di Amministrazione il 7 febbraio.
L’incontro è stato partecipato dalle Segreterie Nazionali e Territoriali delle Organizzazioni Sindacali e da una rappresentanza delle RSU elette in tutto il territorio nazionale in attesa di votare, il prossimo 8 marzo, il coordinamento nazionale delle RSU.
In apertura del confronto l’azienda ha descritto le difficoltà di mercato determinate dai pesanti effetti della crisi economica in corso, che sta definendo una contrazione dei volumi complessivi di tutto il settore della telefonia, e dalla forte concorrenza presente sul mercato che ha generato una riduzione significativa delle tariffe, sia voce sia dati.
Il combinato disposto dei due fattori ha generato forti perdite di fatturato nell’anno 2012, per il settore domestico, che si aggiungono a quelle già scontate negli anni precedenti. La necessità di ridurre i costi al fine di preservare il patrimonio aziendale, così come già deciso nel Piano di Impresa approvato dal C.d’A., impone, a giudizio della Società, una manovra di riduzione generale dei costi compreso quello del lavoro che, vista la rilevante contrazione del fatturato, è ritenuto dalla Società insostenibile.
Tale situazione si accompagna ai nuovi scenari generati dalle riforme realizzate dal Ministro Fornero (pensioni e ammortizzatori sociali) che impediscono l'individuazione di “basi esodabili” da accompagnare alla pensione attraverso il ricorso alla mobilità. Strumento che ha consentito l’uscita di circa 2500 lavoratori all’anno nell’ultimo decennio.
I vertici aziendali hanno predisposto una serie d’interventi, per le macroaree ritenute “core”, finalizzati a incrementare la produttività e predisporre strumenti per futuri tagli del costo unitario del personale. In particolare, gli interventi necessari, a giudizio aziendale, sono così riassumibili:
1. Settore Informatico: l’eccessivo costo unitario medio del personale (pari a 70.000 euro/anno) rende impossibile internalizzare attività nonostante una massiccia presenza di consulenze e appalti che, riparametrate a FTE, sono maggiori del personale interno
utilizzato. La Società propone di utilizzare la solidarietà per un numero di esuberi identificato in 350 unità, al fine di creare le condizioni per internalizzare attività di maggior pregio.
2. Open Access: pur in presenza di un costo del personale interno in linea con il costo del personale che opera attraverso appalti, esiste un significativo scarto per quanto attiene la produttività. Pertanto i vertici aziendali hanno proposto una serie d’interventi
(contenuti nell’allegato 1) che si riassumono nell’estensione del “progetto Panda” a tutto il personale con la geolocalizzazione di tutti i veicoli e l’inizio e la fine dell’orario di lavoro presso la sede del cliente.
3. Caring Services: Il maggior costo unitario del lavoro, la struttura distribuita su troppe sedi, una produttività inferiore a quella realizzata dagli Outsourser determinano, a giudizio aziendale, un aggravio di costo di 200 milioni di euro rispetto al mercato
esterno. Per contenere tale differenza di costo gli interventi (allegato 2) prevedono di razionalizzare il numero delle sedi con la chiusura di molte di esse, e il conseguente trasferimento del personale, introdurre la timbratura in postazione e ritornare all’orario
di lavoro a 40 ore settimanali con la corresponsione dei relativi permessi ROL. A ciò si aggiunge la necessità di flessibilizzare la prestazione attraverso cambio turni, flessibilità tempestiva ecc. Tali interventi dovranno essere realizzati dopo la costituzione di una società cui far confluire il ramo Caring Services.
4. Aree di Staff: In seguito alla creazione della società di “Caring Services” sarà necessario procedere sulla stessa linea attraverso la costituzione di società di scopo in grado di assicurare, a tutte le aziende del gruppo, i servizi generali. Laddove l’insieme degli interventi fosse realizzato, a giudizio aziendale, sarebbe possibile contenere gli esuberi per gli anni 2013 e 2014 in 2750 unità. In caso di mancata realizzazione del piano di efficienza sopra descritto il numero degli esuberi sarebbe destinato a diventare
sensibilmente maggiore fino a superare il doppio di quanto previsto dal piano illustrato.
Nel primo caso gli esuberi sarebbero gestiti nel seguente modo:
 250 risorse attraverso il licenziamento del personale che abbia già maturato i requisiti per la pensione (tra le 180 e le 200 unità) mentre per le ulteriori risorse si utilizzerebbe lo strumento della mobilità volontaria, in linea con gli interventi realizzati nel triennio precedente.
 2500 risorse attraverso i contratti di solidarietà di distribuirsi sulla base di quanto contenuto nell’allegato 3. In sede di replica il sindacato ha evidenziato che, pur condividendo le preoccupazioni determinate dal protrarsi della crisi economica e dalla “guerra” tariffaria in atto tra le diverse società, che incidono negativamente sul fatturato aziendale, è necessario definire un accordo di riorganizzazione che veda pienamente coinvolto il personale, risorsa fondamentale per il rilancio di Telecom Italia.
Per ottenere il consenso dei lavoratori su il progetto industriale appare necessario modificarne i contenuti in maniera rilevante evitando il ricorso a scorciatoie (la costituzione di società cui cedere rami aziendali) o a soluzioni traumatiche che avrebbero come unico effetto quello di vedere Organizzazioni Sindacali e lavoratori contrastare, con tutti gli strumenti e in tutte le sedi, la realizzazione dello stesso. Per questo la Delegazione presente ha posto all’azienda una serie di condizioni, sine qua non, per il raggiungimento di un’intesa.
In particolare le OO.SS hanno ribadito:
 L’assoluta indisponibilità alla costituzione di società per il servizio di Customer o per quello inerente alle attività di Staff. Pertanto l’eventuale intesa dovrà prevedere il mantenimento dell’attuale perimetro di Telecom Italia. In aggiunta a ciò andrà realizzata
una clausola di salvaguardia per il personale ceduto a TIIT definendo tale azienda “core” e quindi non cedibile sul mercato né interamente né per la quota di controllo.
 Il ricorso ai contratti di solidarietà deve essere accompagnato da un piano di dettaglio delle attività che si dovrà procedere a reinternalizzare nell’arco del biennio. L’obiettivo è quello di dare piena occupabilità all’insieme dei lavoratori prima che finisca il ricorso ai contratti di solidarietà. A questo fine, le OO.SS ritengono necessario che l’accordo preveda quali attività, quante persone occuperanno e a che data verranno internalizzate, in un percorso di dettaglio non sindacabile dalle varie linee aziendali.
 In linea con il punto precedente è necessario individuare percorsi trasparenti per la selezione e riqualificazione del personale da riallocare in nuove attività, evitando l’eccesso di discrezionalità dei vari responsabili aziendali. Condizione che non ha
consentito una gestione condivisa degli interventi realizzati nel passato ed ha portato allo “strappo” della costituzione del CSA vissuto dai lavoratori come un reparto confino.
 No all’aumento dell’orario di lavoro e gestione delle flessibilità da realizzarsi con accordi effettuati sul territorio in linea con un eventuale accordo quadro nazionale.
 Individuazione, nell’ambito del presente piano, di una soluzione per il personale del 1254 e di quello di DA che eviti altri esuberi di personale.
 Evitare il trasferimento territoriale del personale.
 Definire un importo a copertura del Premio di Risultato non erogato per la seconda metà dell’anno 2012 e stabilire i criteri e gli importi per l’erogazione del premio per il successivo triennio in modo da ridistribuire i proventi derivanti dall’apporto dei
lavoratori.
 Produrre una distribuzione della solidarietà più omogenea rispetto all’insieme dei lavoratori e garantire una riduzione dei trattamenti economici unilaterali in linea con i sacrifici chiesti dall’accordo, per garantire una equità maggiore rispetto a quella prevista dalle proposte aziendali.
L’azienda, ha dichiarato di non avere il mandato per definire intese che non prevedano la costituzione della società di Caring, già decisa dal C.d.A. e non poter affrontare la discussione sulle internalizzazione delle attività con il dettaglio richiesto dalle OO.SS., limitandosi a riproporre concetti generici e non riscontrabili. Pertanto, vista l’indisponibilità delle OO.SS. a proseguire il confronto ha chiesto un aggiornamento al prossimo 11 marzo per verificare i mandati con il vertice aziendale.
In tale periodo andranno affrontate le assemblee dei lavoratori per informare gli stessi sullo stato della vertenza e predisporre, laddove l’azienda non modifichi il piano presentato, tutte le iniziative necessarie a contrastare lo smembramento dell’azienda Telecom Italia.
Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL, UILCOM‐UIL




03 marzo 2013

Customer care, rivoluzione social

La rivoluzione dei contact center è iniziata: abilitata dalle tecnologie mobili e alimentata dal fenomeno dei social media, sta imponendo alle aziende di tenere conto del numero crescente di canali di contatto (voce, chat, e-mail, sms, reti sociali) per venire incontro alle modalità di accesso adottate soprattutto (ma non solo) dalla Generazione Y. Se molti contact center restano alla finestra, tutti sono consapevoli che cambiare sarà presto un imperativo: mobilità e servizi Internet-based crescono a passi da gigante, con una trasformazione innescata “dal basso” in cui sono i consumatori a dettare alle aziende, e non viceversa, come, quando e per quali scopi adotteranno i canali di interazione a loro disposizione.

“L’imperativo, per ogni azienda, è seguire il cliente in ogni fase e poter disporre di tutte le informazioni rilevanti sui suoi bisogni e interessi”, ribadisce Diego Lo Giudice, Vice President Forrester. “Questi vengono oggi espressi contestualmente attraverso più canali e le aziende devono essere in grado di recepirli, pena l’abbandono del servizio da parte del cliente”. Secondo ricerche effettuate dalla Perdue University, infatti, il 92% dei consumatori si forma un’opinione sul brand tramite il suo contact center e il 73% dei giovani della generazione Y abbandona un’azienda dopo una sola esperienza di contatto negativa.

Qualche numero per farsi un’idea: le aziende che usano i social network (Facebook, Twitter e Youtube) per gestire il customer care sono raddoppiate in un anno, passando dal 18,6% del 2011 al 33,1% del 2012, secondo Dimension Data. Il 79,3% delle aziende dispone già o sta allestendo servizi Internet per gestire i rapporti con la clientela; il 19,2% offre applicazioni smartphone; il 46,3% pensa che userà quest’anno le web chat. Il telefono in questa fase è ancora principe (soprattutto per la gestione delle situazioni più complesse), ma si potrebbe dire che difficilmente manterrà la corona: nel 2008, quasi il 70% delle interazioni si sono svolte tramite telefono, ma nel 2011 erano scese al 55%, e il resto si è svolto in modalità self-service. I consumatori vogliono canali di contatto interattivi e collaborativi, dove sono protagonisti - con tanti pro e contro per le aziende: mentre lo sviluppo del self-service riduce i costi e le tecnologie offrono la possibilità di comunicare col cliente sempre e ovunque (raccogliendo anche preziosi dati sulle sue caratteristiche), social network e web possono trasformarsi in una piattaforma impietosa dove i giudizi negativi si riverberano “viralmente” e mettono a dura prova la reputazione dei brand, costringendoli ad essere molto attenti nella loro pratica di business e nel trattamento dei clienti.

In questa altalena di novità ci sono tecnologie che salgono e tecnologie che scendono. Il riconoscimento vocale, considerato tempo fa uno strumento promettente, oggi conta meno. Il dilagare del web non ha intaccato invece l’utilizzo dei risponditori automatici (sistemi Ivr), che continuano a crescere non meno delle applicazioni per social media e smartphone. Per i provider contano sempre di più le soluzioni hosted e cloud: permettono di acquistare tecnologie nuove e adattabili a costi contenuti e di avere operatori disponibili sempre e ovunque. Ma la base dei contact center evoluti è essere multichannel, saper integrare e gestire coerentemente i vari canali di contatto col cliente: le informazioni raccolte al telefono non possono essere slegate da quelle reperite su web o per email. Utilizzare la business intelligence per analizzare le informazioni è il passo successivo: la offre, insieme alle tecnologie ontologico-semantiche, la nuova piattaforma Iride Customer Centric Suite sviluppata da Almawave, la società di innovazione tecnologia del Gruppo Almaviva. “Con questa piattaforma si gestiscono le richieste del cliente poste con linguaggio naturale e si effettuano, nelle attività di customer care, ricerche e analisi di dati relativi ai clienti. Le aziende ottengono una visione integrata delle aspettative del cliente e riescono a elaborare una risposta qualificata sia sui canali tradizionali che su quelli nuovi”, sottolinea Valeria Sandei, Ad di Almawave.

Insomma, se da un lato pochi contact center sono già moderni (solo il 6,7% di quelli intervistati da Dimension Data si definisce “highly advanced”), per chi vuole stare al passo coi tempi, comprendere e soddisfare le richieste del mercato e differenziarsi dalla concorrenza, la direzione da prendere è chiara: qualità, multicanalità ed evoluzione tecnologica del customer care.
di Patrizia Licata

01 marzo 2013

RCS Comunicato incontro 28 -02-13

Il 28 febbraio 2013 è proseguito il confronto fra RCS, il Coordinamento nazionale delle RSU e le OO.SS. nazionali e territoriali, relativo alla presentazione del Piano Industriale.
I rappresentanti dei lavoratori, a fronte dei mutati scenari del mondo dell’editoria e del continuo calo dei ricavi degli ultimi anni, hanno dichiarato di essere consapevoli della necessità di intervenire in modo bilaterale e condiviso, ma hanno riaffermato che la scelta dei relativi strumenti dovrà garantire che non ne derivino traumi sociali.
A questo proposito hanno aggiunto che la rivisitazione di tutta la struttura dei costi può prevedere, al fine di evitare esuberi di personale ingestibili, processi di reinternalizzazione, mobilità infragruppo e interventi di formazione e riqualificazione.
Il Piano Industriale comunque non potrà avere, per il coordinamento, una caratterizzazione nel solo senso del contenimento dei costi, ma sarà necessario prevedere per la giusta trasformazione di questa azienda anche un programma di investimenti che garantisca e sostenga, oltre al prodotto tradizionale, un tipo di informazione, seppur in progressivo trasferimento su supporti web, sempre ai livelli di qualità e autorevolezza tradizionali di RCS.
Da subito si cominceranno ad attivare tavoli locali per acquisire informazioni di maggior dettaglio, in modo da rendere possibile, subito dopo lo svolgimento del prossimo C.d.A., un nuovo momento di coordinamento nazionale che faccia proprie le informazioni fornite ai tavoli periferici e anche le determinazioni degli amministratori in tema di rifinanziamento e di ristrutturazione del debito.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

SOLIDARIETA' PROPOSTA DA TELECOM ITALIA:

6,15% pari a 16 giorni : Caring Services, CSA, tutto il resto di Tecnology (Ace, resto AOL tranne Cross Activities, tutto il mondo Tecnology rimanente) - pari a 18566 risorse.

9,23% pari a 24 giorni: Staff (e le frodi), vendita commerciale (10196 risorse)

15% pari a 39 giorni: Resto Caring Services (supervisor,credito, indiretti), Cross Activities in ambito AOL.. pari a 3631 risorse.

Esclusi: Tecnici Open Acces , mobile Network development (progettisti compresi), Innovative access - 10.800 risorse.

Particolare sugli esclusi:
167 apprendisti,8890 tecnici on field, 1130 progettisti e innovative access, 199 Network developement, 43 Ti lab, 166 Innovactive Industry, 66 Network maintenance.

Su TiiT, sono 350 gli esuberi (ex SSC) e si propone un approfondimento per verificare le % di Solidarietà.