18 dicembre 2012

TI Media intensifica i rapporti con Sky mentre la vendita slitta a dopo le elezioni

“Abbiamo siglato un accordo con La7 per una finestra in chiaro dei nostri prodotti”: lo ha annunciato Andrea Scrosati, vicepresidente cinema e intrattenimento di Sky Italia, durante la conferenza stampa di presentazione della programmazione natalizia della Tv digitale di cui farà parte anche ‘Un Natale con i fiocchi’, commedia con Alessandro Gassman e Silvio Orlando prodotta da Sky Cinema, in onda il prossimo 25 dicembre alle 21.10 su Sky Cinema 1HD.

“Un Natale con i fiocchi - ha spiegato Scrosati - sarà trasmesso su La7 fra un paio di mesi”.

Un primo passo verso una più stretta collaborazione tra la Tv di Telecom Italia e quella di Rupert Murdoch?

Del resto, in una recente intervista, parlando della prossima cessione di TI Media, l’amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, aveva anticipato qualcosa: “Fino a oggi gli operatori telefonici poggiavano il loro business sulle infrastrutture di trasporto dati, mentre a tendere diventeranno anche piattaforme per l'erogazione di servizi video. In questo contesto dovremo saper essere sempre più neutrali per poter ospitare broadcaster come Rai, con la quale abbiamo appena siglato un accordo, la stessa La7 o Sky. Chi produce i contenuti non vuole fare anche le infrastrutture e viceversa".

L’annunciato accordo tra i due broadcaster potrebbe, quindi, preludere a una futura collaborazione anche per la distribuzione di servizi video.
“Oggi – ha precisato Patuano - i broadcaster utilizzano per trasmettere le frequenze e domani si affiancherà sempre di più la banda larga. Noi ci siamo”.

Nei mesi scorsi s’era addirittura parlato di un possibile interessamento di Sky per TI Media, subito però smentito. Nell’occasione il CEO, Andrea Zappia, ammise di aver preso visione del dossier degli advisor, ma che questo non implicava la volontà di acquisto: “Quando c’è un operatore in vendita, chiunque va a vedere i documenti”. Per Zappia, è, quindi, solo un’iniziativa di “comprensione del mercato e non di un interesse di Sky per La7″

Più probabile, invece, che si vada verso una collaborazione più sinergica per la distribuzione dei contenuti. Come del resto evidenzia anche la strategia di Sky, che sta intensificando gli investimenti per rendere l’offerta più varia e adatta a un target sempre più ampio.

Per quanto riguarda, invece, la cessione di TI Media (le due emittenti televisive – La7 e MTV – e i tre multiplex per il digitale terrestre), vista l’entità modesta delle offerte, si parla di far slittare la vendita a dopo le elezioni politiche. Si dovrà, quindi, attendere con ogni probabilità la prossima primavera.
Raffaella Natale

Alberto Tripi, presidente di Almaviva: "Senza innovazione si ferma il Paese"

"Senza innovazione si ferma il Paese". Non ha dubbi Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva intervistato sul magazine “La Rivista” di Euler Hermes Italia, l’azienda leader nell’assicurazione dei crediti controllata da Allianz Group.

"L’attività dei servizi tecnologici e dell’Ict - dichiara Tripi nell’intervista – non segue gli andamenti economici di un Paese, ma arriva, rispetto a questi, in ritardo o in anticipo. Nel caso italiano, ad esempio, molti grandi progetti e i relativi investimenti erano già stati lanciati quando è arrivata la crisi e la loro realizzazione è andata avanti anche in questi anni. Adesso, terminati quei progetti di largo respiro senza che siano stati sostituiti da nuove iniziative su scala nazionale, cominciamo ad avvertire il rallentamento del mercato".

"In giro per il mondo - prosegue il presidente di Almaviva - ci sono mercati eccezionali come il Brasile che ricordano l’Italia degli anni ‘60, quando io cominciai a lavorare. Si respira una voglia di fare, di collaborare che va oltre la collaborazione sterile. Oggi in Brasile pubblico e privato, banche e imprenditori, lavorano insieme per lo sviluppo di tutti".

"Detto questo - conclude l’imprenditore - sono convinto che la capacità imprenditoriale italiana sia tale da imporre un esercizio di ottimismo nei confronti del futuro. Molto spesso si fa l’errore di considerare innovazione solo quello che avviene in laboratorio, ma non è così. Anche un prodotto mai visto sul mercato è un’innovazione; anche una campagna di marketing aggressiva e vincente è un’innovazione. Tutto questo non rientra nelle statistiche che vengono stilate sugli investimenti in ricerca e sviluppo, ma ne rappresenta una componente importante".

Circolare Inps numero 140 del 14-12-2012 su ASpI

La legge di riforma del 28 giugno 2012, n. 92, ha disposto all’articolo 2, comma 69, lettera b) l’abrogazione dell’articolo 7, comma 3, del decreto legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n. 160. Conseguentemente dal 1gennaio 2013 non sarà più erogabile l’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti.
Per coloro che nel 2012 hanno maturato i requisiti previsti dalla predetta norma abrogata, l’art. 2, comma 24, della legge di riforma ha stabilito l’assorbimento delle relative prestazioni nella nuova indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI.
A seguito di una lettura interpretativa concordata con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali relativa al meccanismo dell’assorbimento disposto dal richiamato articolo 2, comma 24, la disciplina della prestazione relativa al 2012, ed esclusivamente per questo periodo, ha come riferimento i requisiti assicurativi e contributivi dell’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti, mentre la durata e la misura saranno calcolate in base alle nuove disposizioni normative relative alla indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI.
Si chiarisce, pertanto, che, indipendentemente dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, la domanda per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione mini-ASpI riferita a periodi di disoccupazione intercorsi nel 2012 dovrà essere presentata, esclusivamente per via telematica, tra il 1° gennaio e il 2 aprile 2013 (31 marzo e 1 aprile sono giorni festivi).
Al fine di distinguerla dall’indennità di disoccupazione mini-ASpI a regime, la prestazione viene individuata con la denominazione di “mini-ASpI 2012” che sarà riportata nelle domande telematiche a disposizione del cittadino, degli Enti di patronato e nella piattaforma di Contact Center Multicanale.
Questa prestazione sarà riconosciuta qualora risultino accertate per l’anno 2012 le condizioni richieste per la prestazione di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti (anzianità assicurativa di due anni, almeno 78 giornate di lavoro individuate, come di consueto, con riferimento alla durata contrattuale) e indipendentemente dallo stato di inoccupazione del lavoratore richiedente.
La prestazione sarà calcolata nella misura prevista per la mini-ASpI (75% della retribuzione di riferimento come regolata dall’articolo 2, comma 6 e comma 7, della legge di riforma) e per una durata pari alla metà delle settimane lavorate nell’ultimo anno (2012), nel limite di quelle disponibili, avendo detratto dal massimale di 52 le settimane lavorate e le settimane non indennizzabili.
Si precisa che, d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per evitare la sovrapposizione di liquidazioni di prestazioni aventi uguale natura ma differente disciplina, la liquidazione della prestazione in argomento avverrà in un’unica soluzione e non mensilmente.
Si precisa, altresì, che nel caso di presentazione nel 2013 di una domanda mini-ASpI, i periodi contributivi utilizzati per una eventuale prestazione “mini-ASpI 2012” e presenti nell’anno precedente la cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, saranno utili ai fini del diritto e del calcolo della retribuzione di riferimento, ma non della durata della prestazione richiesta.
La procedura provvederà in automatico in tal senso. Al fine del rispetto delle regole sopra descritte, nel caso in cui venga presentata nel periodo previsto una domanda “mini-ASpI 2012” successiva ad una domanda mini-ASpI, la Sede dovrà provvedere a:
1. interrompere la liquidazione e/o il pagamento della mini-ASpI;
2. liquidare in via prioritaria la “mini-ASpI 2012”;
3. riliquidare la mini-ASpI da cui saranno detratti i periodi contributivi utilizzati per la “mini-ASpI 2012” ;
4. provvedere al recupero di eventuali somme pagate in eccedenza su una delle prestazioni.
Per agevolare tali adempimenti la procedura provvederà in tale eventualità ad avvisare con un apposito messaggio il lavoratore al momento della presentazione della domanda “mini-ASpI 2012” e contemporaneamente la Sede perché possa provvedere tempestivamente agli adempimenti sopra descritti.
Al contrario i periodi contributivi del 2012 in caso di mancata presentazione di domanda “mini-ASpI 2012” resteranno utili a tutti i fini di una prestazione mini-ASpI. Inoltre si rammenta che gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato sono esclusidall’intera disciplina delle nuove indennità ASpI e mini-ASpI ai sensi dell’articolo 2, comma 3,
della legge di riforma.
Per effetto del combinato disposto dell’articolo 2, commi 3, 24 e 69 lettera b), della legge di riforma, ai predetti lavoratori non sarà erogabile la prestazione della disoccupazione ordinaria agricola con requisiti ridotti sia a regime per gli eventi di disoccupazione involontaria intervenuti dal 1 gennaio 2013, sia per gli eventi già verificatisi nel 2012.
Pertanto le domande di indennità di disoccupazione agricola presentate entro il 2 aprile 2013, i cui richiedenti non possano far valere, con riferimento all’attività lavorativa dipendente prestata prevalentemente nel settore agricolo, il requisito contributivo normale (102 contributi giornalieri per attività lavorativa dipendente con prevalenza nel settore agricolo nel biennio 2011-2012), saranno respinte con la motivazione “Non può far valere il requisito contributivo”.
La procedura di liquidazione dell’indennità di disoccupazione agricola, quindi, verrà aggiornata per inibire il calcolo delle prestazioni in carenza del requisito contributivo sopra indicato.
Per i periodi di fruizione dell’indennità di disoccupazione “mini-ASpI 2012” sono riconosciuti d’ufficio i contributi figurativi - pari alla media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi due anni - che saranno collocati nell’anno di competenza (2012) con le consuete modalità. Questi contributi sono utili ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici, esclusi i casi in cui sia previsto il computo della sola contribuzione effettivamente
versata.
Resta confermato il diritto all’assegno per il nucleo familiare. L’inoltro delle domande in via telematica tramite tutti i canali previsti (patronati, portale web INPS – servizi on line per il cittadino, contact center multicanale) e le procedure per le Sedi
per l’acquisizione, l’istruttoria e il calcolo saranno a disposizione dal 1 gennaio 2013. Con successivo messaggio sarà comunicata la data di disponibilità delle procedure dipagamento.
Il Direttore Generale

OGGETTO: Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI), istituita dall’art.2 della legge 28 giugno 2012, n. 92. Aspetti di carattere contributivo.

SOMMARIO: Istituzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego. Ambito di applicazione dell’ASpI e contribuzione di finanziamento.

Premessa.
La legge 28 giugno 2012, n. 92, di riforma del mercato del lavoro, in conformità agli scopi indicati all’art. 1, comma 1, opera una serie di interventi tesi alla razionalizzazione delle tipologie contrattuali, alla ridistribuzione delle tutele dell’impiego, alla revisione degli strumenti di tutela del reddito, al rinnovamento e rafforzamento delle politiche attive del lavoro, all’introduzione di incentivi per accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

17 dicembre 2012

BARBARA APUZZO: SEMINARIO LE DONNE CAMBIANO…LA CONTRATTAZIONE

INTERVENTO DI BARBARA APUZZO 
Quando ho cominciato ad immaginare, una decina di giorni fa, di dovervi raccontare la vertenza di cui vi parlerò tra un attimo, ho provato un certo disagio per il fatto di essere costretta rappresentare, anche se senza alcuna complicità da parte della SLC CGIL, una “cattiva pratica” di contrattazione.
L’azienda è Poste Italiane e il tema, non potrebbe essere più attuale, è quello del Premio di risultato.
Fortunatamente però, il mio racconto oggi ha un lieto fine, dal momento che, esattamente una settimana fa, siamo usciti fuori da un incubo.
Dico incubo non a caso.
Non mi viene infatti in mente altro termine per definire il periodo in cui Poste Italiane, un’azienda grande e lunga come l’Italia, con 140 mila dipendenti, di cui il 53% è donna, titolare del cosiddetto “Bollino Rosa S.O.N.O - Stesse Opportunità Nuove Opportunità” assegnatole dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale quale riconoscimento per essere una delle aziende italiane che - (cito testualmente) - si “pongono l’obiettivo di comprendere il fenomeno dei differenziali retributivi e di valorizzare la presenza femminile nei contesti lavorativi”;
la stessa azienda che da 9 anni consecutivi continua a registrare, anche al tempo della crisi, bilanci in utile per centinaia di milioni di euro…
ebbene, questa azienda aveva deciso, con un accordo separato siglato a luglio di quest’anno, di non pagare una parte del premio di risultato alle donne in astensione obbligatoria per maternità.
Le future mamme però, godevano di buona compagnia… insieme a loro infatti, azienda e
4 oo.ss. avevano deciso di escludere dal bonus presenza anche gli infortunati, i fruitori dei permessi previsti dalla Legge 104 per l’assistenza a portatori di handicap o malati gravi e persino i donatori di sangue, senza tuttavia dimenticare coloro che decidono di esercitare il proprio dissenso o pensano di rivendicare qualcosa aderendo ad uno sciopero.
Una sorta di selezione sociale della specie, fatta principalmente di ciò che di più debole può esserci dentro l’azienda.
Questa era fino ad una settimana fa la platea di lavoratrici e di lavoratori privati di 140 euro perché colpevoli del fatto di aver rispettato la legge non andando al lavoro ad esempio oltre l’ottavo mese di gravidanza
o dopo essersi fatti male, magari cadendo da uno scooter non perfettamante sicuro mentre si consegna la posta.
Fuori da quest’incubo dicevo, perché pochi giorni fa questa ingiustizia è stata sanata
ed io penso che a stringere quella penna che rimetteva le cose a posto ci siano state migliaia di donne, di lavoratrici, di persone che hanno provato un brivido quando hanno capito se se questo poteva succedere alle Poste, allora poteva accadere ovunque.
Su questa consapevolezza ha gravato per noi una grande responsabilità.
Una responsabilità tale da spingerci, dopo uno scontro feroce, a rompere i rapporti con altre organizzazioni sindacali e, soprattutto, con l’azienda che ha immaginato, seppur solo per qualche mese, di fare di Poste Italiane l’incubatrice della discriminazione sessista e sociale.
L’accordo arriva infatti dopo mesi di grandi battaglie, mesi in cui la SLC CGIL ha lottato con tutte le sue forze per difendere la condizione delle future mamme, per le quali l’assenza prevista dalla legge veniva impropriamente paragonata ad un’assenza per malattia…E come si dovrebbe chiamare allora una lavoratrice incinta?! “Portatrice sana di vita”?!
Non sembra neanche una malattia così terribile!
Ma anche per tutelare coloro che, subito un infortunio sul lavoro erano considerati assenti come fossero in gita da qualche parte per diletto;
ci siamo indignati e abbiamo denunciato il tentativo di considerare i fruitori di Legge 104 come degli “assenteisti di professione”,
così come abbiamo considerato inaccettabile il fatto che donare il proprio sangue per salvare una vita umana dovesse “costare” ad un lavoratore 140 euro.
Abbiamo fatto dunque un lungo cammino, determinando ferme prese di posizione da parte delle associazioni che rappresentano alcune delle categorie coinvolte, come nel caso dei donatori di sangue, così come abbiamo portato l’inaccettabile questione della discriminazione per le lavoratrici assenti per maternità all’attenzione del Ministro Fornero, provocando una sua presa di posizione a favore di quanto sostenevamo.
Con l’accordo sottoscritto venerdì scorso tutto questo viene recuperato, a partire dall’odioso tentativo di applicare quelle condizioni in maniera retroattiva per il 2011.
I 140 euro di bonus presenza verranno pagati dunque con le competenze di dicembre senza nessuna discriminazione.
Per il 2012 e il 2013 abbiamo ottenuto l’eliminazione di questa odiosa voce dal sistema premiante. I milioni di euro  recuperati saranno dunque spalmati sul montante complessivo del premio (che non prevede le penalizzazioni previste dal Super Bonus), con un aumento strutturale di 50 euro per ogni anno sul livello C (nessun aumento era previsto nell’accordo precedente).
Eliminate dunque tutte le penalizzazioni a carico dei soggetti più deboli, si recupera anche la grave e pericolosa stortura che prevedeva che il bonus non venisse riconosciuto alle lavoratrici e ai lavoratori che avessero aderito anche ad una sola giornata di sciopero, costituendo così un pericoloso precedente in cui, con il salario, si tentava di condizionare la libera espressione dei lavoratori.
Questo il lavoro fatto al tavolo.
Perché l’idea che la misurazione della presenza ai fini del riconoscimento del PDR potesse penalizzare in maniera particolare le donne è stata respinta con fermezza assoluta fin dal primo istante.
Devo dirvi però, che questa battaglia probabilmente non l’avremmo vinta se non si fosse creata intorno a noi tanta solidarietà, attenzione e vicinanza da parte di tanti soggetti, a volte anche di estrazione e sensibilità politica profondamente diversa dalla nostra.
Tanti hanno infatti compreso e supportato le ragioni del nostro conflitto, dalla Consigliera Nazionale di Parità, alle donne, quasi tutte, di Camera e Senato, fino ad arrivare al Ministro Fornero che, questa volta, forse l’unica, ha trovato il modo per stare dalla parte giusta.
E poi, ovviamente, la Confederazione, che ha accompagnato e sostenuto in ogni momento la nostra lotta.
Vedete, tutto questo ci deve dire una cosa.
Ci deve far comprendere che una trattativa non è mai solo un fatto tra due parti.
E’ anche un modo per declinare costumi, abitudini e comportamenti di un paese.
Quando si crea il vulnus?
Quando si scade nel neocorporativismo?
Quando la tecnica si sostituisce ad una rappresentanza completa della società.
E allora, anche di fronte a situazioni come questa, risulta evidente quanto sia importante fare rete, quanto siano importanti i movimenti come “se non ora quando”, che in un momento particolarmente buio ha dato una scossa forte al nostro paese,  risvegliando coscienze sociali solo apparentemente sopite.
Lo dico perché sono convinta che nella vicenda di Poste Italiane se fossimo stati solo noi e loro avremmo già perso.
La nostra capacità di intrecciare rapporti e di costruire relazioni con pezzi importanti della società ha finito invece per accerchiare persino un’azienda come questa, costringendola  a firmare un nuovo accordo che, fatto assai insolito nella storia della contrattazione italiana, modifica profondamente ampie parti di quello in vigore.
Oggi le lavoratrici delle Poste possono riconoscere dunque anche ad altri soggetti, in questo caso prevalentemente donne, il merito di aver fermato una macchina da guerra nel punto più alto dello scontro, così come tante altre lavoratrici e tanti altri lavoratori possono e potranno sostenere le loro ragioni perché alle Poste è stato riparato un torto. E a mio avviso si tratta di un fatto non di poco conto.
Infine, non provo disagio a dirlo, anche perchè il contesto in cui mi trovo mi aiuta a farlo, un’altra cosa è importante sottolineare:
qualche donna in più in trattativa, può fare la differenza, perchè a volte può concretamente per cambiare le cose.
Oggi quell’accordo separato, siglato tra soli uomini, è diventato una buona pratica.
Un’ultima considerazione. Io sono convinta che la condivisione dell’avviso comune di cui parlava Elena Lattuada nella sua relazione introduttiva vada assolutamente ricercata, perché è necessario fissare sul tema della maternità in relazione al PDR paletti che indichino responsabilità precise.
L’azienda di cui ho parlato non è un piccolo call center, magari uno di quelli in cui non viene applicato neanche il CCNL, ma è la maggiore “azionista” – lasciatemi passare il termine – di Confindustria.
Per questo aggiungo, qualche risposta più netta e decisa da parte di chi rappresenta qui, oggi, la principale organizzazione rappresentativa delle imprese, sarebbe stata sicuramente utile.

Cassazione: Il trasferimento gravoso deve essere giustificato

- www.ilsole24ore.com -
Il trasferimento della sede di lavoro che risulti gravoso per il dipendente deve essere motivato. Altrimenti è illegittimo il licenziamento in seguito al rifiuto del lavoratore di passare a una sede molto distante da quella precedente. È quanto emerge dalla sentenza 21712/2012 della Cassazione depositata lo scorso 4 dicembre.
La vicenda vede coinvolti due magazzinieri di un'azienda commerciale, che erano stati licenziati per giustificato motivo oggettivo. In particolare, i dipendenti avevano inizialmente rifiutato il trasferimento a una filiale del l'azienda distante più di 100 chilometri dal luogo di residenza. Così, l'azienda aveva licenziato i lavoratori dando come motivazione la drastica riduzione del fatturato che aveva reso necessario sopprimere il magazzino. Sia in primo grado, sia in appello, i lavoratori avevano ottenuto pronunce favorevoli. I giudici avevano infatti affermato l'inefficacia del licenziamento e avevano disposto la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno.
In sostanza – come riepiloga la Cassazione – la Corte d'appello aveva affermato che per entrambi i licenziamenti il datore di lavoro non aveva offerto la prova dell'effettivo e non contingente calo del fatturato. Infatti, la ditta non aveva dimostrato neanche la possibilità di adibire i prestatori di lavoro ad altre mansioni in conseguenza della dismissione del magazzino. A riprova di ciò, il giudice del merito aveva spiegato che la relazione di bilancio non aveva attestato alcuna eccedenza di personale; anzi, tendenzialmente vi era stata una tendenza espansiva del fatturato, con ricorso aziendale al lavoro straordinario. Sul punto va ricordato che un filone giurisprudenziale ormai costante ammette la legittimità del licenziamento per soppressione del "posto" ma solo laddove lo stesso sia funzionale a una logica di contenimento dei costi piuttosto che di incremento del profitto.
In aggiunta a quanto esposto – si legge nella sentenza di Cassazione – non può assumere rilevanza il rifiuto opposto dai lavoratori al trasferimento poiché la nuova "offerta di lavoro" non può incidere negativamente sui dipendenti.
La Cassazione rigetta così il ricorso del datore di lavoro sostenendo che la Corte di appello aveva congruamente motivato l'illegittimità del licenziamento ritenendo, tra l'altro, non adeguate le motivazioni del trasferimento imposto ai magazzinieri.
In sostanza – affermano i giudici – la soppressione del posto di lavoro e l'assegnazione a una nuova sede, seppur rientranti in una scelta imprenditoriale, non devono essere gravose per il dipendente. Del resto, continua la pronuncia, l'obbligo di cooperazione del creditore (vale a dire il lavoratore) previsto dall'articolo 1227, comma 2, del Codice civile deve essere interpretato nel senso che, nell'ambito dell'ordinaria diligenza, possono essere comprese solo quelle attività che non siano gravose o eccezionali o, comunque, tali da comportare notevoli rischi e sacrifici per il creditore.





Slc Cgil Catania:Convocazione Comitato Direttivo Provinciale

Care Compagne e Compagni, 
rendo nota la convocazione del Comitato Direttivo Provinciale SLC Cgil Catania del 17/12/2012( ore 09.30) inviata per conto del Presidente del Comitato Direttivo Provinciale .
Fraterni Saluti 
Il responsabile d' organizzazione 
Mario Licciardello
Oggetto: Convocazione Comitato Direttivo Provinciale 

Il Comitato Direttivo Provinciale è convocato per il giorno 17 Dicembre 2012 alle ore 09.30 presso la sala “Sebastiano Russo”, sede CGIL, Via Crociferi 40 - Catania, con il seguente ODG:

-     Approvazione Bilancio Preventivo 2013
-     Dimissioni componente di Segreteria ed elezione di un nuovo Componente
-     Situazione Politico Sindacale
-     Varie ed eventuali

A conclusione dei lavori avremo l’occasione per  scambiarci gli auguri di rito, anche per questo l’invito verrà esteso ai gruppi dirigenti delle varie aziende TLC di Catania.   
Si raccomanda  massima presenza e puntualità.
Cordiali saluti.

Il Presidente del Comitato Direttivo Provinciale
Antonino Scrima

NOTA DI REDAZIONE:
Nella foto Il responsabile d' organizzazione della Slc Cgil Catania Mario Licciardello


15 dicembre 2012

CCNL TLC: TRATTATIVA ESITO NEGATIVO

COMUNICATO STAMPA UNITARIO DEI
SEGRETARI GENERALI SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL

"Dopo un anno, ancora senza contratto i lavoratori del settore delle Telecomunicazioni. La trattativa, che è cominciata giovedì mattina, dopo 60 ore ininterrotte si è conclusa sabato notte senza accordo." Così dichiarano in una nota congiunta i segretari generali, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Massimo Cestaro, Vito Vitale e Bruno Di Cola.

"I temi che hanno impedito la prosecuzione del confronto sono, ancora una volta, quelli relativi alle cosiddette "clausole sociali" e alla estensione del ccnl TLC nel mondo degli appalti e subappalti largamente presenti nel settore. Ciò che è apparso davvero incredibile è stata la richiesta di Asstel (l'Associazione Datoriale del settore) di introdurre forme flessibili del lavoro e una sensibile contrazione dei costi contrattuali in particolare nel mondo dei call center, al fine di renderli più "competitivi" e poi, a fronte di una disponibilità sindacale in quella direzione, opporre un netto rifiuto affinché quello stesso contratto potesse trovare applicazione proprio nel sistema dei loro call center in appalto."

"In realtà - proseguono i sindacalisti - la sensazione è stata quella di un uso del tutto strumentale, da parte dei grandi committenti, utilizzando la parte più debole del settore, al fine di ottenere sconti per sè stessi e, al tempo stesso, mantenere la giungla e il ricatto occupazionale nella fascia meno protetta della loro filiera. Anteporre l'adozione di un generico "codice etico" alla più concreta e normale applicazione del contratto di lavoro è sembrata niente più che una buona intenzione, di fatto priva di qualsiasi efficacia."

"Occorre ricordare che su questi temi, i lavoratori hanno già speso due giornate intere di sciopero con una grande manifestazione a Roma il 19 ottobre. E occorre ricordare che, sempre più frequentemente, sulle pagine dei giornali compaiono notizie sconcertanti circa l'infiltrazione della criminalità organizzata proprio nel mondo dei call center. Non vi è dubbio che ogni generalizzazione in questo senso sarebbe sbagliata, fuorviante e non rispettosa dell'Associazione datoriale, ma è altrettanto evidente che certi segnali di allarme non possono in alcun modo essere sottovalutati. L'unico vero "codice etico" per il mondo del lavoro è il Contratto. Se ne convincano le Imprese."

"Per queste ragioni le segreterie nazionali del settore - Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil - hanno ritenuto, in un clima davvero unitario, di non dover approfondire nemmeno la parte economica del contratto, di non proseguire la trattativa e, soprattutto, di attivarsi già da lunedì prossimo per chiedere al Ministero del Lavoro la convocazione delle parti auspicando che il Governo chieda il massimo di responsabilità alle aziende di un settore così strategico per il sistema Paese."
"Non è pensabile - concludono Cestaro, Vitale e Di Cola - che importanti aziende di Telecomunicazioni possano candidarsi alla gestione di quel grande processo di innovazione che si chiama "agenda digitale" e che, al tempo stesso, le stesse aziende abbiano dentro il loro perimetro di influenza aree di lavoro non regolato dal contratto che esse stesse sottoscrivono. Naturalmente, nelle prossime ore, saranno attivate anche iniziative di coinvolgimento dei lavoratori e di mobilitazione della categoria."


14 dicembre 2012

Legge di stabilità, per la cassa integrazione in deroga 1,7 miliardi

Gli ammortizzatori in deroga, cioè la cassa integrazione in deroga, potranno contare su un miliardo e settecentomila euro. Lo prevede un emendamento alla legge di stabilità.
Ottocento milioni sono già previsti per gli ammortizzatori in deroga. A questi si aggiungono 500 milioni del Fondo di coesione per le Regioni obiettivo convergenza, poi 200 milioni dal fondo produttività e 240 milioni dai fondi professionali, cioè il cosiddetto fondo Brunetta.
Salta dunque il ‘prelievo’ sui fondi per la formazione che era stato molto criticato.
Il relatore del Pd, Giovanni Legnini, spiega che ”di concerto con il governo e il ministro Fornero abbiamo individuato una nuova copertura per gli ammortizzatori sociali in deroga. Quantitativamente è più estesa e rilevante di quella che era stata individuata e qualitativamente è differente. Riteniamo che la soluzione individuata risponda, per gran parte, alle esigenze prioritarie che avevamo posto nella Legge di Stabilità, cioè dotare in modo significativo questo fondo”.



SLC: COMUNICATO DI FINE ANNO

Lo scenario di fine Anno per i lavoratori Telecom (ma non solo) è cupo:

Riduzione salario da Contratto di Solidarietà, Mancata erogazione PDR, Aumento Contrattuale bloccato da un anno, IMU da pagare, mutuo che scade, bollette luce, acqua, gas, telefono ultimo bimestre, bollo auto, assicurazione auto, etc. etc.

Ma non per tutti è così, fra le tenebre c'è un'isola felice, dove brilla sempre il sole:
È l'isola del dirigente, dei responsabili e capetti di ASA SUD.
Qui non c'è crisi e le cose vanno talmente bene che ci si può permettere di bearsi dei propri risultati, conseguiti sulla pelle dei lavoratori, in un lussuoso Hotel di Taormina,
 in una due giorni di abbuffate, ricchi premi e cotillon.
In verità se ASA Sud risulta essere senza Vergogna, gli dobbiamo riconoscere la sfacciataggine di fare le cose alla luce del Sole.

Le altre linee invece sono indaffarate in queste ore, in operazioni sottomarine, tutte tese all'Assegnazione/Spartizione di livelli, assegni di merito, una tantum e regalie varie per pochi eletti.
Certo, in mezzo a queste assegnazioni, ci sono anche sanatorie di precedenti "errori".
Ma per ogni errore sanato, si consumano almeno dieci ingiustizie.

Cari Dirigenti e Responsabili a vario titolo,
non vi richiamiamo al Pudore, che è un sentimento antico e nobile,
ma la pragmatica sensazione di avere superato ogni umano limite di decenza, riuscite a percepirla?
Abbiate un sussulto di dignità,
 per una volta, al cospetto di quello che stanno vivendo i lavoratori, dite a Telecom:
"Noi vogliamo dividere le risorse a tutti !"

 "Che TUTTI abbiano poco e NESSUNO troppo poco".
Buone Feste

R.S.U. - Coordinamento Regionale Sicilia
Sindacato Lavoratori Comunicazioni - CGIL

POSTE: APUZZO (SLC CGIL), CON ACCORDO SU PDR RECUPERATI I 140 EURO DI BONUS PRESENZA

“Con l’accordo sottoscritto unitariamente venerdì scorso a Poste Italiane sul Pdr si recupera l’accordo separato di luglio, riconquistando condizioni di equità per tutte le lavoratrici ed i lavoratori di Poste Italiane.” Così ha dichiarato Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil, nel corso del Seminario Cgil “Le donne cambiano la contrattazione” in corso a Roma.
“I 140 euro di bonus presenza verranno pagati dunque con le competenze di dicembre senza alcuna discriminazione alle lavoratrici in astensione obbligatoria per maternità, ai dipendenti infortunati sul lavoro, ai donatori di sangue, annullando la retroattività del precedente accordo che invece negava questo diritto. Per il biennio 2012-2013 scompare il bonus presenza e i milioni di euro recuperati saranno dunque spalmati sul montante complessivo del premio, con un aumento strutturale di 50 euro per ogni anno sul livello C (nessun aumento era previsto nell’accordo precedente). Con il nuovo accordo si recupera anche la grave e pericolosa stortura che prevedeva che il bonus non venisse riconosciuto alle lavoratrici e ai lavoratori che avessero aderito anche ad una sola giornata di sciopero, costituendo così un pericoloso precedente in cui, con il salario, si tentava di condizionare la libera espressione dei lavoratori.”
“Il forte rischio di questa vicenda era che si creasse una profonda spaccatura nell’azienda e nella tutela dei lavoratori e questo accade quando la tecnica si sostituisce ad una rappresentanza completa della società – continua Apuzzo. Una trattativa non è mai infatti solo tra due parti, ma è anche un modo per declinare costumi, abitudini e comportamenti di un paese. Soltanto mantenendo questa convinzione si evita di scadere nel neo-corporativismo. Risulta quindi più evidente quanto sia importante fare rete: nella vicenda di Poste Italiane se fossimo stati soli con l’azienda, avremmo già perso.”
“Oggi le lavoratrici delle Poste possono riconoscere dunque anche ad altri soggetti – conclude la sindacalista - in questo caso prevalentemente donne, il merito di aver fermato una macchina da guerra nel punto più alto dello scontro, così come tante altre lavoratrici e tanti altri lavoratori possono e potranno sostenere le loro ragioni perché alle Poste è stato riparato un torto. E’ un fatto non di poco conto.”










13 dicembre 2012

INPS: incentivi per l'assunzione dei lavoratori disoccupati o in cigs da almeno 24 mesi e dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità

L'INPS, con la circolare n. 137 del 12 dicembre 2012, illustra le novità introdotte dalla legge 28 giugno 2012, n. 92 alla disciplina degli incentivi all’assunzione dei lavoratori. In particolare, la circolare analizza le conseguenze applicative sui più rilevanti incentivi oggi vigenti, relativi all’assunzione dei lavoratori disoccupati o in cigs da almeno 24 mesi e dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. La circolare, inoltre, evidenzia che in materia di incentivi all'assunzione, la legge 92/2012:

modifica la disciplina dello stato di disoccupazione, rilevante anche in materia di incentivi;

abroga – a decorrere dal primo gennaio 2017 - gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità;

abroga – a decorrere dal primo gennaio 2013 - il contratto di inserimento, di cui agli articoli 54 e seguenti del d.l.vo 276/2003;

introduce – a decorrere dal primo gennaio 2013 - un nuovo incentivo per l’assunzione di lavoratori over50 e donne;

modifica l’articolo 8, co. 9, legge 407/1990, riguardante gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori disoccupati o in cigs da almeno 24 mesi;

fissa alcuni principi generali applicabili agli incentivi per le assunzioni, compresi quelli previsti dall'articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, e dagli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223;

mantiene nella misura vigente (attualmente il 10%) l’aliquota agevolata applicabile a tutti quegli incentivi, la cui specifica disciplina rinvia alla contribuzione dovuta per gli apprendisti; l’articolo 2, co. 37, esclude espressamente dal rinvio la maggiore contribuzione connessa all’Assicurazione Sociale per l’Impiego – AspI, dovuta per gli apprendisti dal primo gennaio 2013;

prevede che l’Inps raccolga, secondo modalità da esso definite, dalle regioni e dalle province le informazioni di propria competenza necessarie per il riconoscimento degli incentivi all'assunzione.

CGIL, lunedì 17 dicembre presidio nazionale, per ammortizzatori risorse insufficienti

Presidio nazionale promosso dalla CGIL per lunedì 17 dicembre a Roma in piazza del Pantheon a partire dalle 10, nel giorno in cui la legge di stabilità approderà nell'aula del Senato, per denunciare “l'insufficienza delle risorse destinate agli ammortizzatori in deroga” e per rivendicare “la necessità di reperire nuove coperture all'interno di questo stesso provvedimento”. Per il sindacato di corso d'Italia infatti la mole di risorse al momento previste è “assolutamente insufficiente” e, secondo una proiezione fondata sulla spesa per la cassa in deroga nel 2012, “basterà a coprire soltanto i primi mesi dell'anno”.

Secondo uno studio della CGIL sul ricorso alla cassa integrazione in deroga (quello strumento cioè nato per garantire un sostegno al reddito per i lavoratori delle imprese fino a quindici dipendenti, a quelle che non rientrano nella normativa della cassa integrazione straordinaria e alle imprese con più di 15 lavoratori che hanno finito il periodo della cassa straordinaria) emerge che da inizio anno a fine novembre si sono registrate 330 milioni di ore di cassa in deroga (CIGD) per un totale di lavoratori coinvolti a zero ore pari a oltre 170 mila persone. Il tutto per una spesa stimata per l'intero 2012 pari a 2 miliardi di euro. Per questi motivi la CGIL denuncia che il miliardo messo in campo per il 2013 “rischia di non garantire le coperture necessarie” a quei 170 mila lavoratori mediamente coinvolti nei processi di cassa integrazione in deroga.

Nel dettaglio dello studio, frutto di rielaborazioni di dati forniti dall'Inps, si osserva che nei primi undici mesi dell'anno gli interventi in deroga sono stati pari a 327,9 milioni di ore per una crescita, sullo stesso periodo dello scorso anno, pari al +9,2% (quando il totale di ore sugli undici mesi era pari a 298,6 milioni di ore). I settori maggiormente investiti dalla cigd sono il commercio per un monte ore, sempre per il periodo gennaio-novembre, pari a 123.444.134 e per 64.294 mila lavoratori coinvolti (calcolando il 50% del tempo lavorabile globale). A seguire il settore della meccanica per 66.260.096 ore e 34.510 lavoratori investiti.

Per quanto riguarda le regioni, invece, la CGIL rileva che le prime tre maggiormente esposte con la cassa in deroga, sempre prendendo come riferimento i primi undici mesi del 2012, sono la Lombardia (che è ovviamente anche la prima regione nel Nord) con 54.794.348 ore e 28.539 lavoratori coinvolti, segue l'Emilia Romagna con 39.203.121 ore registrate per 20.418 lavoratori e, infine, il Veneto con 34.819.624 ore e 18.135 lavoratori. Al centro invece spicca il Lazio (e quarta in assoluto nella classifica delle regioni con il maggior ricorso alla cigd) con 28.501.033 ore e 14.844 lavoratori coinvolti. Nel Mezzogiorno prima (e quinta di questa classifica) la Puglia con 25.450.589 ore e 13.256 lavoratori investiti.

La cassa in deroga pesa così, sul miliardo totale di ore di cassa richieste nei primi undici mesi del 2012 (1.004 milioni), per circa il 33%. Un dato che porta la Cgil a stimare una spesa per il finanziamento della cigd, alla luce della spesa storica, pari a 2 miliardi di euro. Ecco perché il sindacato denuncia “la mole risibile di risorse messe a disposizione per finanziare questo strumento”. Il 22 novembre scorso, infatti, è stata raggiunta un'intesa tra Governo e Regioni riguardo al ricorso agli ammortizzatori in deroga 2013 per una “cifra esigua” dia 650 milioni. Ma la CGIL punta il dito anche contro “il disastroso emendamento alla legge di stabilità che dirotta le risorse per la formazione dei lavoratori al finanziamento della cigd per una cifra pari a 422 milioni di euro”. Una scelta “scellerata” secondo la CGIL perché distrae risorse dalla formazione per reindirizzarla alla cassa in deroga, “facendo pagare per l'ennesima volta scelte politiche sbagliate ai lavoratori che avranno meno risorse sia per la deroga che per la formazione”.

Il totale, al momento, sarebbe quindi di 1.072 milioni di euro a disposizione delle regioni per la cassa in deroga. Manca all'appello, prendendo come riferimento la stima della Cgil sulla spesa per il 2012, almeno un ulteriore miliardo per coprire il fabbisogno in una crisi che dispiegherà i suoi effetti anche per l'intero 2013. Da qui la proposta della Cgil di incrementare le risorse disponibili per gli ammortizzatori in deroga, attingendole dal capitolo relativo al riordino degli incentivi per le imprese. “Un modo - spiega la Cgil - per garantire un sostegno al reddito dei lavoratori e allo stesso tempo per lasciare inalterate quelle preziose risorse per la formazione continua, che provengono da versamenti fatti da aziende e lavoratori, in un momento anche di ristrutturazione del sistema produttivo”.

Le risorse, in ogni caso, “vanno recuparate all'interno della legge di stabilità e auspichiamo che la commissione Bilancio del Senato possa trovare soluzioni alternative”. Da questo punto di vista, conclude la CGIL, “i 530 milioni per misure a tutela dell'occupazione e gli ammortizzatori sociali in deroga, individuati nella terza e ultima riprogrammazione dei fondi del Piano di azione e coesione, per le quattro regioni convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) sono uno sforzo da apprezzare, ma rimangono scoperte le restanti 16 regioni che al momento dovranno dividersi i 650 milioni individuati e, con tutta evidenza, assolutamente insufficienti”.

SKY accordi 12 dicembre 2012



Poste: Verbale di Accordo Mercato Privati - 12 dicembre 2012



Pensioni, verso le ricongiunzioni previdenziali gratuite

 Le ricongiunzioni previdenziali di chi ha versato contributi ad enti diversi saranno gratuite: la norma tanto attesa è arrivata. La gratuità varrà per tutti i lavoratori che sono passati dal pubblico impiego o da un fondo sostitutivo ed esonerativo, all‘Inps prima del 30 luglio 2010.
Per i periodi successivi la ricongiunzione sarà possibile solo se il lavoratore non è già in possesso di una pensione e comunque solo per il trattamento di vecchiaia, e non per quello di anzianità.
La misura è prevista in un emendamento alla legge di stabilità firmato da Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl). Per quanto riguarda le coperture, l’emendamento attinge al Fondo del Welfare per 32 milioni nel 2013, 43 nel 2014, 51 nel 2015.

NoiTel, nuovo operatore virtuale italiano, pronto al debutto nel mobile

Tra Natale e l'inizio del nuovo anno i consumatori di telefonia mobile potranno scegliere i servizi di una nuova compagnia, NoiTel Mobile. Si tratta di un Mvno (Mobile Virtual Network Operator), cioè di un operatore che eroga il servizio senza possedere le infrastrutture necessarie (e senza la licenza per il relativo spettro radio).

Non disporre di una propria rete consente di abbattere i costi di gestione e, teoricamente, anche i prezzi applicati alla clientela. La stessa strategia è perseguita da Bip Mobile, operatore virtuale nato la scorsa estate. NoiTel Mobile si appoggerà alla rete Umts di 3 Italia e con roaming su Tim .

Il sito di NoiTel Mobile presenta al momento soltanto un comunicato stampa dell'azienda, che anticipa le caratteristiche delle sim card e i dettagli sulle tariffe cellulari e sulle modalità di pagamento delle ricariche. “Le sim Noitel Mobile – si legge sull'home page – sono di ultima generazione, abilitate al 4G Lte e prevedono traffico mobile ricaricabile ed abbonamento, con tariffazione a secondi effettivi, senza scatto alla risposta, inoltre ci sarà l'offerta "Flat voce" e "Internet Pack" per i grandi navigatori […] Il metodo di pagamento sarà sicuro e veloce con servizi di carta di credito, Paypal e Up Mobile di Banca Sella”.

NoiTel, fondata da Andrea Perocchi, è una compagnia già attiva dal 2011 nel mercato della telefonia fissa, anche satellitare e VoIp, per privati e aziende. A queste si rivolge anche con servizi dedicati, come il cloud computing e la posta elettronica certificata. NoiTel Mobile, pur essendo disponibile anche per le sim ricaricabili individuali (si parla di un piano tariffario ricaricabile a 8 cent al minuto verso tutti, senza scatto alla risposta, e sms a 10 cent verso tutti), concentrerà la sua offerta principalmente ai clienti business.

12 dicembre 2012

Imu: colletta per Brunetta.

- di Riccardo Galli -
“Dichiaro ufficialmente aperta la colletta per il povero Renato, l’ex ministro Brunetta che come tutti sapete è vessato da uno Stato che gli chiede di pagar le tasse. Tasse che lui non si può permettere di pagare perché… Già, perché?”. E’ ovviamente una provocazione, nessuna pubblica o privata raccolta per aiutare uno dei più fidi consiglieri economici del Cavaliere a trovare i soldi per pagare l’Imu. Anzi, neanche tutta l’Imu, solo il saldo di dicembre. Ma Brunetta ha detto che non ce la fa. Quindi, colletta o barzelletta?
Halloween è passato da tempo ma evidentemente non la voglia di scherzare. Che un signore dal reddito ipotizzabile non inferiore ai 15mila netti al mese dica che non riesce a pagarne settemila può significare solo tre cose. La prima: ha più case sparse per l’Italia che paia di scarpe a casa. Seconda: non sa far di conto, neanche quello della spesa casalinga, nonostante sia l’uomo che sussurra alle orecchie di Berlusconi niente meno che i conti mondiali ed europei. Terza, la più probabile: ci prende per i fondelli. Silvio Berlusconi si legge sia stato convinto dai conti di Brunetta. Quindi ipotesi finale che cumula tutte le tre precedenti: ci stanno prendendo per i fondelli mentre giocano con i nostri soldi.
La dichiarazione dell’ex ministro veneziano, che ha sostenuto di aver dovuto chiedere un prestito alla banca per pagare il saldo Imu, oltre a far sorgere spontanea la domanda “e come fa a spendere 15 mila e più euro al mese?”, vero e proprio mistero per la quasi totalità degli italiani che, al mese, di euro ne vedono quando va di lusso 2 mila o poco più, pone anche un’altra questione. Se Brunetta, con il reddito che ha, non è in grado di mettere da parte una quota minima  del suo reddito per pagare la tassa sulla casa, possiamo noi fidarci delle sua capacità economiche?
“Per la prima rata quattromilanovecento euro, oltre settemila per la seconda”, tanto pesa l’Imu in casa Brunetta. Evidentemente molto cospicuo il suo patrimonio immobiliare, e buon per lui. Ma facciamo due conti: 7 mila circa il saldo Imu dell’ex ministro, 15 mila il reddito mensile, in altre parole è come se un dipendente con un reddito di 2 mila euro non riuscisse ad affrontare una spesa (straordinaria) di mille. Non sarebbe peccato certo, ma altrettanto certamente pone qualche dubbio sulle capacità di gestione economica del suddetto ex ministro.
“Ho solo detto la verità e questo è un paese di ipocriti, sepolcri imbiancati. Io sono totalmente trasparente, ho un reddito fisso, pago dei mutui e non avevo previsto nel mio budget di dover pagare l’Imu”, non l’ha previsto ma lo sapeva da mesi, da un anno per l’esattezza. Si era distratto? Notevole per un vero mago dell’economia.
Il mago che, come ricorda Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, il 9 agosto del 2008  firmò sul Sole24Ore un articolo dal titolo: “Ma il peggio è già passato”, riferendosi alla crisi. Ora ha convinto Berlusconi, se ne vanta orgogliosamente, che lo spread non esiste, che è “imbroglio” e che nel 2011 in Italia non c’erano problemi economici ma solo complotti dei nemici di Berlusconi. Su qualche slide di Brunetta Berlusconi deve aver letto quel che ha ripetuto appena l’altro giorno: “Il debito pubblico italiano, duemila miliardi, rispetto allo “attivo” degli italiani, così lo ha chiamato, è poca cosa. L’attivo sono 8600 miliardi ha ricordato Berlusconi dimenticando di precisare che quell’attivo è il patrimonio, cioè tutto il risparmio e il patrimonio privato. Tradotto, se a Berlusconi glielo avessero tradotto però non l’avrebbe detto: invece di pararlo con l’Imu il debito pubblico lo paghi con tutta la casa. Gli ottomila seicento miliardi di patrimonio e ricchezza privata a garanzia dei duemila di debito pubblico, la patrimoniale di Camusso e Vendola al riguardo è nulla, questa sì che è economia comunista e di sinistra.
Ma a Berlusconi non l’hanno tradotto quel che Brunetta gli sussurrava nelle orecchie. Silvio Berlusconi che, stando a quanto dice Brunetta stesso, si fida quasi ciecamente dei consigli dell’ex ministro. E’ stato proprio Brunetta infatti a convincerlo che lo spread non esiste e comunque non conta. Lui e Berlusconi ci credono, la speranza è che convincano di questo anche il debito pubblico, cioè il debito di tutti noi italiani, che lo spread non lo influenza. Se ci riuscissero avrebbero trovato forse la soluzione alla crisi ma purtroppo, anche se ci piacerebbe, non è così semplice.
A differenza dello spread e della crisi che era già “passata”,  il saldo Imu del Brunetta povero ha però fatto leggermente, passatemi il termine, incazzare gli italiani che non guadagnano certo 15 mila euro al mese, e che sulla rete hanno espresso tutta la loro contrarietà. E l’ex ministro ha spiegato, in un’intervista al Corriere della Sera che, nonostante la sua ultima dichiarazione dei redditi ammontasse a 279.129 euro, lui quei 7 mila per l’Imu proprio non li ha. “Non li ho: pago mutui per le case che ho acquistato”. A noi – fa notare Monica Zicchiero che lo intervista – risultano 4 case a Venezia, poi immobili a Ravello, Roma, in provincia di Perugia, un appartamento e un magazzino a Venezia ereditato al 50 per cento e un rustico acquistato alle Cinqueterre. “No, a Venezia solo una casa e l’eredità. Le altre sì”. Povero Brunetta.


11 dicembre 2012

Congedi parentali più facili e ampi

Congedi parentali più facili e più ampi. Le novità derivano dall'incrocio di tre leggi: dalla legge Fornero (legge 92/2012), che dal 1° gennaio 2013 dovrebbe estendere ai padri l'obbligo di un giorno di riposo (più due facoltativi) per la nascita del figlio, da utilizzare entro i cinque mesi di vita di quest'ultimo; dal Dl Sviluppo (Ddl di conversione del Dl 179/2012, approdato due giorni fa alla Camera), che snellirà l'iter dei certificati medici per l'assenza del dipendente a causa della malattia del figlio; e dal Dl «anti-infrazioni Ue», varato giovedì scorso dal Governo, che consentirà di fruire dei congedi parentali, quelli possibili fino agli otto anni di vita del bambino, anche a ore durante le giornate lavorative.

Il decreto Sviluppo
Il Ddl di conversione del Dl 179/2012 corregge anche la rubrica dell'articolo 7, che disciplina la trasmissione telematica delle certificazioni di malattia uniformando le modalità di comunicazione, da parte dei medici, delle assenze nel settore pubblico e in quello privato. La procedura viene pertanto estesa alla comunicazione dei congedi che i lavoratori possono chiedere in caso di malattia del figlio, modificando a tal fine gli articoli 47 e 51 del Dlgs 151/2001.

L'articolo 47 consente a entrambi i genitori, alternativamente, di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore a tre anni. Entro un massimo di cinque giorni lavorativi all'anno la facoltà è concessa anche per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i tre e gli otto anni. A seguito delle novità, la certificazione di malattia necessaria al genitore per fruire di questi congedi sarà inviata online all'Inps direttamente dal medico curante, e dall'Istituto previdenziale sarà "girata" con le stesse modalità al datore di lavoro (e all'indirizzo di posta elettronica del lavoratore che ne faccia richiesta). A un Dpcm, da adottare entro il 30 giugno 2013, sono demandate le disposizioni necessarie per l'attuazione della nuova procedura.

Legge Fornero
Dal 1° gennaio 2013 dovrebbero decollare anche le misure introdotte in via sperimentale per gli anni 2013-2015. Si tratta, in primo luogo, dell'obbligo per il padre lavoratore dipendente di astenersi dal lavoro, per un giorno, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio; entro lo stesso periodo, il padre lavoratore dipendente ha la facoltà di astenersi per ulteriori due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima. Per questi giorni di astensione viene riconosciuta un'indennità giornaliera pari al 100% della retribuzione. Il padre lavoratore deve dare preventiva comunicazione in forma scritta al datore di lavoro dei giorni prescelti per astenersi dal lavoro con un preavviso di almeno 15 giorni. La legge Fornero attribuisce poi alla madre lavoratrice, al termine del periodo di congedo di maternità, per gli undici mesi successivi e in alternativa al congedo parentale, un voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati, da richiedere al datore di lavoro.

Il Dl «anti-infrazioni Ue»
Un ulteriore intervento in materia di congedo parentale è contenuto nel decreto legge varato giovedì scorso dal Governo. Il provvedimento, in attuazione della direttiva 2010/18/Ue, consente la fruizione oraria dei congedi parentali, delegando alla contrattazione collettiva di settore la regolamentazione e i criteri di calcolo della base oraria. Con una modifica all'articolo 32 del Dlgs 151/2001 viene precisato che il termine di almeno 15 giorni con cui il lavoratore è tenuto a preavvisare dare il datore di voler fruire del congedo parentale deve indicare l'inizio e la fine del periodo di congedo, durante il quale le parti possono concordare, ove necessario, adeguate misure di ripresa dell'attività lavorativa.
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