26 gennaio 2017

Tim: comunicato Slc incontro su disdetta contratto secondo livello

Lunedì 23 Gennaio 2017 si è tenuto l’incontro tra l’azienda TIM, il coordinamento nazionale delle RSU e le segreterie nazionali SLC, FISTEL,UILCOM.
Questo incontro è stato il primo del 2017 ed anche il primo a seguito della vertenza ancora in piedi, dopo la disdetta unilaterale dell’azienda del 6 ottobre del contratto di secondo livello del maggio 2008.
La premessa è quella che si arriva a questo appuntamento senza che l’azienda abbia fornito nel frattempo segnali di distensione o di buon senso, salvo rispondere su pagine aziendali e alcuni quotidiani, affermando che tutto quello che stava accadendo era solo frutto di chi, nell’idea di rappresentare l’interesse dei lavoratori, si lasciava andare a supposizioni ed analisi non veritiere.
La stessa azienda che per distendere il clima comunicava poi il trasferimento di 56 lavoratori delle aree di staff da Torino e Milano a Roma.
La disdetta non era tale ed il merito messo in discussione, ovvero cancellato, non era la verità.
Se così fosse, la riuscita dello sciopero del 13 dicembre, con percentuali mai viste in questa azienda (oltre il 70%) sarebbero state solo il frutto di una infatuazione collettiva.
La cruda realtà dei luoghi di lavoro è ben diversa, e ce lo testimoniano i lavoratori giorno dopo giorno, realtà in cui sempre di più la disaffezione verso l’azienda è in aumento, figlia di una politica aziendale che nel definirsi nuova, con lotta agli sprechi e valutazione del merito delle persone e della correttezza, tutto fa tranne che andar dietro ai propri dettami.
Le linee aziendali vengono messe sotto pressione ogni giorno con disposizioni lavorative sempre meno comprensibili, l’organizzazione del lavoro immutata, piena di anomalie che non permettono ai lavoratori (che devono continuare ogni giorno a tappare le falle di una organizzazione che non funziona) di esprimere in termini di produttività vera quanto realizzano o potrebbero realizzare nonostante tutto ogni giorno.
La disdetta, termine con cui l’azienda inizia l’incontro, viene definita come un riposizionamento coerente delle spese in una logica di razionalizzazione dei costi. La disdetta nelle intenzioni aziendali è solo “uno spunto di riflessione”, per valutare una nuova normativa senza nessuna forzatura !!!.
Avremmo preferito ascoltare queste frasi in una lingua che a noi fosse incomprensibile, questa riflessione aziendale mette le mani nelle tasche e nei diritti dei lavoratori, tramite una serie di manovre che come già scritto il 21 ottobre sanno di ricette tanto antiche quanto sbagliate e controproducenti , nulla è cambiato sotto il sole da quel comunicato in cui abbiamo dichiarato a tutti quali erano e quali sono i nostri obbiettivi primari.
L’azienda espone le materie oggetto dell’esame congiunto, previste dal CCNL delle TLC per esperire la formalità di modo da avere dal suo punto di vista fatto quello che doveva per poi poter procedere sulle materie di: Orario di lavoro, flessibilità tempestiva, ferie collettive coatte, modalità fruizione ef, timbratura in postazione, multi periodale per i tecnici on field e reperibilità.
Viene illustrato anche il nuovo regolamento aziendale , informativa di carattere unilaterale (è solo una informativa e non una forzatura !!!) che cancella le attuali ferie riportando l’azienda a quanto previsto dal contratto di settore, riduce le ef, cancellata la maggiorazione del 7% sul lavoro ordinario feriale fascia 20‐22, eliminato il mancato rientro in sede, entro provincia solo piè di lista a 10,87 fino al 5s, 20 euro per i livelli 6, 7 e Q…… sino al 5s seguono uno stretto regime dietetico. Viene modificato interamente il trattamento fuori provincia e anche il capitolo sui trasferimenti per servizio e quelli a domanda.
Nel fornire chiarimenti l’azienda dichiara come l’illustrazione è quanto già previsto nel documento del 6 ottobre.
Il Sindacato ha contestato per l’ennesima volta tutto, dal metodo al merito, la storia dei tavoli che non ci sono vanno imputati ad un’azienda che dal 21 ottobre, dopo l’uscita del comunicato unitario ed anche in seguito allo sciopero del 13 dicembre, non ha mai provato a chiamare le organizzazioni sindacali per provare a costruire un percorso in cui si partisse da uno stop della disdetta o dal suo ritiro, per aprire un tavolo vero di confronto in cui le parti fossero in grado di discutere dei veri problemi aziendali, a partire dalle esigenze di ambo le parti del tavolo.
Tim ha deciso di sposare la linea della intransigenza e della disponibilità a discutere solo di riduzione dei costi sulle spalle dei soliti noti, senza portare gli elementi che da ottobre abbiamo descritto nelle nostre comunicazioni, premio di risultato, pregresso e futuro, organizzazione del lavoro generale per capire dove vuole andare questa azienda, agcom e sue ricadute nel mondo wholesale, piano industriale.
Chiediamo troppo??!! NON CREDIAMO!!! Forse dovremmo sederci a questi tavoli per elemosinare una riduzione del danno come unica strada vertenziale percorribile dal sindacato, determinando così la funzione quasi esclusivamente notarile, frutto di una logica sbagliata, quella del “ tanto le aziende vanno avanti” rischia di essere una linea pericolosa che si diffonde come un virus in tutte le realtà.
Il settore delle TLC, già dilaniato da vertenze drammatiche, avrebbe bisogno invece di recuperare ed in fretta una discussione vera nella quale le imprese si assumano una volta per tutte le responsabilità sociali anziché scaricarle sulle spalle del sindacato e intraprendano ( non è mai troppo tardi) una strada diversa che valorizzi il lavoro anziché ritenerlo solo un costo da comprimere.
Certe logiche le stanno pagando a caro prezzo, in questa fase, solo i lavoratori, ma la vista lunga ci fa pensare che il sistema delle imprese, quelle vere, pagheranno un prezzo in termini industriali un minuto dopo, travolte dalla logica del massimo ribasso che sta trasformando questo paese in una società di servizi.
Continueremo la lotta con tutti i lavoratori Tim a partire dallo sciopero di settore del primo febbraio; abbiamo oggi aperto le procedure di raffreddamento nei confronti della Tim per un ulteriore pacchetto di scioperi, perché stiamo dicendo all’azienda di sospendere la disdetta unilaterale e riflettere bene sul da farsi, prima di trasformare i luoghi di lavoro in ambienti in cui la rabbia dei lavoratori cova quotidianamente e la disaffezione aumenta ogni giorno di più.
Non siamo quelli del no a prescindere, ma neanche siamo coloro che si limitano a fare i notai che ratificano scelte (sbagliate) altrui.

La Segreteria Nazionale di Slc Cgil

Call Center in outbound nota unitaria



COMPARTO DEI CALL CENTER IN OUTBOUND
AUMENTI ECONOMICI E WELFARE SANITARIO 2017
L’anno 2017 si apre con due novità positive per i collaboratori dei call center in outbound che riguardano sia la parte retributiva che il welfare sanitario.
CORRISPETTIVI
Dal 1° gennaio 2017 aumentano di circa il 14% i corrispettivi fissi minimi orari sulla scorta di quanto previsto dall’Accordo collettivo del 1° agosto 2013 stipulato da SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL con ASSTEL ed ASSOCONTACT. Con l’aumento previsto dalla seconda tranche (quota 80%), tale corrispettivo – esclusa la parte variabile- sarà infatti pari a 1.126,78 euro lordi (per 40 ore settimana su base mensile) pari ad un compenso orario di 6,51 euro.
WELFARE SANITARIO
Dal mese di febbraio 2017 partirà anche il Piano Sanitario rivolto ai Lavoratori del comparto outbound come previsto dall’intesa del 28 giugno 2016 tra OO.SS. e parti datoriali.
Tale accordo prevede per tutti i Collaboratori la possibilità di godere di prestazioni sanitarie integrative al S.S.N. attraverso il “PIANO SANITARIO GARANZIA BASE” con il versamento obbligatorio di un contributo mensile di € 6,30 a totale carico dell’azienda.
Il Piano Sanitario è stato realizzato da FAREMUTUA Società di Mutuo Soccorso, in collaborazione con UniSalute (Società del Gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria). Le prestazioni vengono gestite ed erogate da Unisalute S.p.A.
Il Piano Sanitario è rivolto sia ai collaboratori il cui rapporto di lavoro al 1° febbraio 2017 é in corso di svolgimento, sia a quelli che attiveranno successivamente a tale data un rapporto di lavoro, a condizione che questo abbia una durata superiore a 30 giorni, comprensivi di eventuali proroghe o rinnovi.
Le garanzie contenute nel “PIANO SANITARIO GARANZIA BASE” sono (vedi brochure in Allegato 1):
- ricovero in Istituto di cura per grande intervento chirurgico;
- ospedalizzazione domiciliare a seguito di Grande Intervento Chirurgico;
- pacchetto maternità;
- protesi ortopediche e acustiche;
- prestazioni odontoiatriche particolari;
- cure dentarie da infortunio;
- sindrome metabolica;
- stati di non autosufficienza consolidata/permanente;
- stati di non autosufficienza temporanea;
- servizi di consulenza.

L’accordo prevede anche la possibilità di godere facoltativamente di PRESTAZIONI SANITARIE AGGIUNTIVE, rispetto a quelle previste dalla Garanzia Base, attraverso il versamento di un contributo mensile di € 7,40 così ripartito:
- quota mensile a carico dell’azienda € 5,40
- quota mensile a carico del lavoratore € 2,00
Le garanzie contenute nel “PIANO SANITARIO PRESTAZIONI AGGIUNTIVE” sono (vedi brochure in Allegato 2):
- alta specializzazione;
- visite specialistiche;
- trattamenti fisioterapici riabilitativi a seguito di infortunio;
- cure oncologiche;
- cure odontoiatriche, terapie conservative, protesi odontoiatriche, ortodonzia e prestazioni diagnostiche di tipo odontoiatrico e ortodontico;
- prestazioni diagnostiche particolari

Si sottolinea il grande valore sia sociale che economico che i due pacchetti (sia quello base che quello aggiuntivo) offrono al lavoratore , oltre che per la copertura sanitaria in sé per il valore di vera e propria “retribuzione differita” che assumono in quanto sono a totale carico dell’Assicurazione tutta una serie di prestazioni medico specialistiche e diagnostiche importanti, senza che ci sia esborso alcuno da parte del collaboratore (garanzia base) o con un esborso decisamente modesto (24 € anno) .

SLC-CGIL, FIDSTEL-CISL e UILCOM-UIL hanno fortemente voluto tale accordo ed operato affinché esso diventasse operativo con l’obiettivo più generale di fornire un quadro minimo di riferimento fatto di regole definite, di diritti e di welfare in un contesto spesso governato dalla “deregulation” più spinta quale è il comparto outbound.
Si ricorda infine che in base al sopracitato Accordo del 28 giugno 2016, dal 1° gennaio 2017 è possibile la partecipazione alle Assemblee anche dei collaboratori outbound ai sensi e nei limiti di quanto previsto dal TU della Rappresentanza del 10 gennaio 2014.

Pertanto le Strutture Sindacali Territoriali, su base unitaria, si faranno artefici di promuovere il più capillarmente possibile l’informativa circa le novità suddette con particolare riguardo al Welfare sanitario che necessita di particolare attenzione nella fase di start up nelle aziende e di grande sforzo per diffonderne la conoscenza presso i lavoratori stessi.
Roma, 26 gennaio 2017
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM- UIL

Va retribuito lo spostamento del lavoratore per ritornare in sede a fine turno

Il tempo necessario per lo spostamento del lavoratore per ritornare alla propria sede di lavoro dal luogo in cui termina il suo turno lavorativo va retribuito come normale orario di lavoro. Lo ha stabilito la Cassazione, con sentenza n. 850 dello scorso 16 gennaio.
Il caso è giunto in Cassazione a seguito di ricorso presentato da alcuni lavoratori di una azienda di trasporto che chiedevano di essere retribuiti per il tempo impiegato a raggiungere la sede aziendale a fine servizio dal cosiddetto “posto di cambio”, ossia dal posto dove il servizio veniva di fatto a cessare, sulla base degli ordini consegnati presso la sede di lavoro ad inizio turno.
Il Tribunale di primo grado come anche la Corte d’Appello rigettavano tale domanda ritenendo insussistente l’obbligo di spostamento del lavoratore ovvero non era obbligatorio per gli autisti presentarsi ad inizio turno o ritornare in sede una volta cessato il servizio alla sede di lavoro.
Non dello stesso pensiero gli Ermellini che, accogliendo il ricorso dei lavoratori riconoscono il diritto dei lavoratori ad essere retribuiti per il tempo necessario per gli spostamenti di lavoro di fine turno giornaliero, per tornare da un posto diverso da quello di inizio lavoro.
E’ chiaro che la non coincidenza tra il luogo iniziale e quello finale di lavoro, non deve essere determinata da una scelta del lavoratore ma, in via esclusiva, da una necessità logistica aziendale (restando irrilevante la scelta del mezzo usato per lo spostamento).
La norma di riferimento è il regio decreto legge nr. 2328/23, recante disposizioni per la formazione degli orari e dei turni di servizio del personale  addetto ai pubblici servizi di trasporto in concessione, che all’art. 17, computa del lavoro effettivo anche:
“il tempo impiegato per recarsi, senza prestare servizio, con un mezzo gratuito di servizio in viaggi comandati da una località ad un’altra per prendere servizio o fare ritorno a servizio compiuto”.
Per la suprema Corte, il fondamento di questa norma è dato proprio dall’esigenza di “compensare il tempo necessario per il menzionato spostamento, indotto dall’organizzazione del lavoro riconducibile all’azienda”. Il diritto alla retribuzione, prosegue la Corte,  “dipende dal fatto oggettivo della separazione del luogo di inizio e termine della giornata lavorativa, predeterminata dalla programmazione del lavoro aziendale, con l’inizio del lavoro in un determinato luogo e la conclusione in un altro luogo”.
Fatto che non abbisogna di dimostrazione alcuna e su cui non viene ad incidere la scelta del lavoratore di utilizzare o meno la propria vettura per recarsi al lavoro (e quindi di recuperarla al termine della giornata).


23 gennaio 2017

Pensioni: Cgil, parole Boeri sconcertanti



Roma, 23 gennaio – “Le dichiarazioni di Boeri sulle misure pensionistiche contenute nella legge di bilancio sono sconcertanti”. Questo il commento del segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli alle parole del presidente dell’Inps di quest’oggi.

Per il dirigente sindacale “utilizzare le parziali, e per noi ancora insufficienti, risposte che il Governo ha iniziato a dare ai pensionati con i trattamenti più bassi, ai lavoratori precoci e a chi svolge lavori gravosi o usuranti, per alimentare una contrapposizione intergenerazionale, è del tutto improprio e strumentale. Sostenere poi – prosegue – che i trattamenti migliorativi riguardino categorie di reddito elevate, come i manager, è una pura invenzione, in quanto la cosiddetta quattordicesima verrà erogata solo a chi ha una pensione non superiore a due volte il minimo (circa 1000 euro al mese)”.

“Con questi primi interventi – spiega Ghiselli – è stato introdotto un minimo di equità, se si tiene conto che in questi anni i pensionati ed i lavoratori dipendenti hanno contribuito oltre misura al risanamento dei conti pubblici. Lo dimostra il fatto che il Fondo pensioni lavoratori dipendenti incrementa costantemente il suo attivo, mentre – sottolinea – altre gestioni, come quella dei dirigenti ad esempio, minacciano la sostenibilità futura dell’Inps”.

“Il tema del futuro previdenziale dei giovani e del lavoro discontinuo e povero – continua il segretario confederale della Cgil – è contenuto nel verbale sottoscritto da Governo e sindacati lo scorso mese di settembre. Il sindacato – ricorda – ha di recente sollecitato il Presidente del Consiglio e il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali a riprendere il confronto su quel tema e ci auguriamo – conclude Ghiselli – che questo possa avvenire al più presto e che si diano risposte certe a chi oggi, con la legge Fornero, queste risposte ancora non le ha”.



TIM - TRASFERIMENTI TERRITORIALI “FORZOSI “ IN AMBITO AREE DI STAFF


Abbiamo appreso che, da un incontro informativo territoriale tenutosi a Milano il 17.01.17, l’azienda intende accentrare le attività relative alle Funzioni FINANZA E ASSICURAZIONI ed INVESTOR RELATIONS in ambito AFC in una unica sede.
Il progetto prevede lo spostamento di attività e persone, dalle attuali sedi di Torino e Milano, verso Roma. Il totale delle risorse coinvolte è di 56, delle quali 21 sono ubicate a Torino e le restanti sono a Milano.
L’azienda ha motivato tale disegno adducendo le seguenti spiegazioni: semplificazione e razionalizzazione delle strutture di head quarter, gestione accentrata delle attività che, secondo TIM, è più efficace rispetto alla gestione “su più sedi” ed il connesso efficientamento che riguarda anche l’aspetto logistico.
Motivazioni del genere, in un contesto dove l’avvento della “multimedialità interattiva” (videoconferenze - servizio TIM Conference ecc) , del “Cloud” , dello Smartworking (TIM coinvolge ad oggi migliaia di dipendenti) sono ormai una consolidata realtà, le riteniamo antiche ed obsolete. NON siamo in presenza di una “banca” che ha una struttura di lavoro ancorata agli anni 80 ma all’interno di una azienda a RETE che è leader in Italia in tecnologie avanzate e promotrice di importanti soluzioni che permettono di superare la necessità di spostare decine di lavoratori per il solo scopo di averli sotto il proprio controllo fisico.
Tra l’altro riteniamo che quanto sopra “mascheri” ben altro: ovvero l’intenzione di accentrare complessivamente tutte le lavorazioni svolte dai lavoratori delle Aree di Staff a Roma, con depauperamento delle stesse e delle relative professionalità negli altri territori.
E’ necessario, quindi, da subito, che l’azienda informi in modo completo le Segreterie Nazionali in merito a quanto sopra e che interrompa immediatamente questo percorso unilaterale.
Sarà nostra cura approfondire la fattibilità di tali manovre sotto tutti i punti di vista e di sentire le lavoratrici, i lavoratori e le RSU di reparto, relativamente alle adeguate azioni da attivare sindacalmente.
Roma, 20 gennaio 2017
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGI FISTel-CISL UILCOM-UIL

22 gennaio 2017

Una nuova frontiera dell'orrore per le donne...è lo "stupro virtuale"(di Barbara Apuzzo)

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di Barbara Apuzzo 
Esiste una nuova frontiera dell'orrore per le donne...è lo "stupro virtuale", un modo con cui alcuni scattano foto a donne ignare (che passeggiano, al mare, etc) o più semplicemente le "ribano" dai loro profili social, per voi commentarle in gruppo, con frasi oscene che eleggono il corpo di queste donne a carne da macello e niente più. La cosa grave è che questi fatti avvengono su Facebook, che anche in presenza di segnalazioni precise non ritiene che queste violazioni rappresentino un fatto grave al punto da rimuovere questi post e chiudere i relativi profili.
Ecco io credo che questo non sia accettabile! Che in un mondo in cui le donne si bruciano vive perché ti lasciano, dove persino una bambina di 7 anni subisce le aggressioni dei compagni (maschi) a scuola sentendosi dire che "sono normali dinamiche di gioco" il limite di sia passato da un pezzo. E allora bisogna agire!
Il mio è un appello a tutte le donne che usano come me questo strumento per condividere idee e informazioni ma anche a coloro che semplicemente postano le foto delle proprie vacanze al mare e devono continuare a sentirsi libere di farlo! Chiediamo che venga riconosciuta la gravità di questi fatti e le violazioni subite dalle donne!
Ogni post che viola una donna viola anche me!

da www.noidonne.org
Il clima di odio sessista che corre spedito sulla rete

Donne come oggetti, bersagli di una valanga gratuita di violenza verbale, un hate speech che fa parte di un fenomeno in crescita costante come il cyberbullismo a sfondo sessuale. Che i social amplifichino le abitudini machiste ostili e violente contro le donne è chiaro a tutti. Tutti ricordiamo le tragiche vicende di donne come Tiziana Cantone o di adolescenti come Carolina Picchio. Tutti sappiamo come siano diventate vittime del tritacarne del web e si siano tolte la vita in seguito a video messi in rete. Conosciamo il fenomeno del revenge porn. I gruppi in cui si agisce lo stupro virtuale sono un tassello di questo ampio fenomeno d’odio contro le donne.
Sembra che nulla si possa fare, ma qualcosa deve essere fatta, perché non possiamo più tollerare che le nostre vite siano alla mercé di questo gioco spregevole, che il diritto a essere rispettate sempre venga continuamente schiacciato e leso.
Non siamo disposte a sopportare ulteriori sottovalutazioni da parte delle Autorità e di chi potrebbe intervenire affinché nessuna donna sia più vittima e oggetto di sfogo degli istinti e delle abitudini più turpi di uomini connotati evidentemente da una concezione della virilità alquanto deviata e sbagliata. Cresciuti a porno e violenza, visto che per i ragazzi la pornografia è una consuetudine socialmente accettata, un modo per costruire la virilità del maschio dominante.
Alcune femministe, come Catharine MacKinnon e Andrea Dworkin, hanno individuato come nella pornografia una “rappresentazione ossessiva di donne disponibili, oggettivate, vulnerabili” concorra al “mantenimento della subordinazione femminile”. La rappresentazione della donna nel porno è nella maggior parte dei casi basata su una figura di donna deumanizzata, asservita, oggettivata, mercificata, subordinata e strumentale all’uomo. Numerose indagini scientifiche hanno rilevato come il consumo pornografico produca degli effetti negativi nelle relazioni uomo-donna, porti ad avere delle aspettative distorte del rapporto con le donne reali, ad avere relazioni sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo, a considerare le donne come oggetti e ad alimentare i pregiudizi di genere.
Ci sono numerosi studi empirici che hanno dimostrato un legame tra consumo di pornografia e violenza. In Italia, ad esempio, Lucia Beltramini, Daniela Paci e Patrizia Romito hanno condotto una ricerca per analizzare i rapporti tra i sessi, le esperienze di violenza e la sua percezione in un campione di ragazzi e ragazze, studenti dell’ultimo anno di diverse scuole del Friuli Venezia Giulia. I risultati mostrano che le percentuali di adolescenti che consumano materiale pornografico sono elevate, con il rischio che in futuro la violenza sessuale aumenti. La normalizzazione di queste abitudini, che entrano nel quotidiano sin dalla prima adolescenza, consolida un'idea di virilità fondata sul sopruso, l'abuso, il dominio. Non c'è spazio per altro. Ed è alla radice che occorre colpire, a livello culturale che bisogna sanare questo abisso.
Quando però i comportamenti maschili più abietti trovano espressione verbale su Facebook ed altri social si può e si deve intervenire in tempi celeri, creando programmi che vadano a scandagliare in automatico contenuti, parole chiave e che facciano pulizia di certi gruppi chiusi in cui si praticano violenza e stupri virtuali. Bastano semplici accorgimenti tecnici per intervenire. Basta voler cambiare atteggiamento di fronte a un clima nocivo per le donne, ma in maniera similare anche per chi subisce attacchi razzisti o omofobi. Indubbiamente siamo noi donne a essere il primo bersaglio, come emerge dall'indagine di Vox Diritti (qui un video) e questo accade quotidianamente. Non è solo un fenomeno sporadico, né recente, ma che va avanti da anni ed è in costante ascesa, un'ondata d'odio che arriva come la lava incandescente e intrappola le vite delle donne.
Chi gestisce i social può intervenire, deve farlo se ci tiene a rendere quei luoghi virtuali “woman friendly”, a misura di donna, all'insegna del rispetto. Non ci può essere spazio per la violenza, questo deve essere chiaro a tutt*. Siamo tutt* responsabili. Alimentare o assolvere questo clima d'odio contro le donne è complicità alla violenza.
Non basteranno le segnalazioni degli utenti a fermare l'ondata di violenza, se non cambierà l'atteggiamento di chi gestisce i social. Non ci si può nascondere dietro la libertà di espressione. Le donne sono esseri umani al 100% e i loro diritti vanno salvaguardati prima di ogni cosa. Se l'articolo 167 del codice della privacy, che prevede la reclusione da uno a sei mesi per chi pubblica foto senza consenso, non scoraggia queste pratiche e non ferma l'orrore, forse occorre fare pressione dal basso.
Continuare semplicemente a segnalare non cambierà sostanzialmente la situazione: da anni lo facciamo, ci lamentiamo, denunciamo, ma Facebook non muta la sua policy che in sostanza gira la testa dall’altra parte di fronte a questo tipo di situazioni.
Come sosteneva a novembre 2016 il Ministro Orlando, occorre che i gestori dei social media, che veicolano queste informazioni, intervengano direttamente, affrontino e rimuovano certi contenuti.
Laura Boldrini si è già mossa su questo fronte: "Ai vertici di Facebook incontrati il mese scorso, ha fatto tre proposte concrete: mettere un’icona «attenzione odio», che possa essere usata dagli utenti quando riscontrano messaggi di hate speech; una linea telefonica dedicata; un personale ad hoc con sedi nei vari Paesi. «Mi hanno assicurato — racconta — risposte entro fine gennaio»".
Ma forse occorre fare di più. Perché Facebook dalle interazioni tra utenti, da tutte le nostre azioni trae profitto e non ha intenzione di perderlo. Per fargli cambiare rotta e tutelare adeguatamente le donne deve subire un danno economico, quello che potremmo generare non usando il mezzo per una giornata (o più, con un calendario settimanale di sciopero, insomma trovando una modalità adeguata di protesta che sia tangibile e chiara), per esempio, chiedendo il cambio di policy e una legge che sanzioni i social ogni volta che viene creato un gruppo misogino o non viene rimosso un contenuto lesivo dei diritti delle donne. Ma deve essere qualcosa di condiviso, una protesta di massa, altrimenti resterà tutto così com'è.
Di un luogo infestato da attacchi misogini e dove la violenza è tutto sommato tollerata non ne dovremmo sentire il bisogno, dovremmo far di tutto per pretendere un cambiamento significativo da parte degli amministratori e dei gestori dei social affinché regolino in modo adeguato e stringente i loro ambienti. Se non agiamo in qualche modo per sollecitare tutto questo sarà una nostra colpevole omissione.

Non possono esistere luoghi reali o virtuali in cui si tolleri la violenza contro le donne.

19 gennaio 2017

Lavoro dipendente: il tempo di spostamento in busta paga

www.laleggepertutti.it
I lavoratori che terminano il lavoro in un luogo diverso rispetto a quello in cui è iniziato hanno diritto ad una retribuzione che compensi il tempo impiegato per spostarvisi. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [Cass. sent. n. 850/17 del 16.01.2017]

Il caso tipico è quello di autisti di pullman, costretti durante il turno lavorativo a spostarsi dalla sede di lavoro al cosiddetto “posto di cambio”, nel quale la giornata lavorativa finisce.

Spesso, peraltro, le auto dei lavoratori vengono lasciate là dove la prestazione lavorativa inizia, con conseguente difficoltà e maggior tempo per raggiungere detta sede tutte le volte in cui il lavoro finisce, invece, in un posto diverso. Tutto questo tempo, pertanto, va considerato come lavorativo e va conteggiato in busta paga. Il dipendente potrebbe ad esempio essere costretto a chiedere un passaggio a qualche collega, a prendere un taxi o, peggio, ad andare a piedi. Con maggiori oneri sia di tempo che di denaro. Detto tempo di spostamento ulteriore deve essere quindi compensato.


Per ottenere questo extra sullo stipendio è quindi necessario che il luogo in cui inizia il lavoro sia diverso da quello in cui finisce. È inoltre necessario che tale circostanza sia dettata «non da una scelta del lavoratore ma, in via esclusiva, da una necessità logistica aziendale». Il riconoscimento del diritto, in questi casi, dipende dal semplice fatto oggettivo della separazione dei due luoghi (di inizio e fine) della prestazione lavorativa, la quale non va dimostrata in alcun modo. Non rileva che il lavoratore si sia recato al lavoro non con la propria auto. L’unico elemento da cui dipende il riconoscimento del diritto alla retribuzione “straordinaria” è la separazione dei luoghi di inizio e fine lavoro.

Sky: Giornalisti votano quattro giorni di sciopero


Giovedì, 19 gennaio 2017
Giornalisti Sky sul piede di guerra: riuniti in assemblea hanno votato all’unanimità l’apertura immediata dello stato d’agitazione della redazione di SkyTg24 e affidato al Comitato di Redazione un pacchetto di 4 giorni di sciopero.

Il piano industriale dell'azienda prevede l'esubero di 120 persone della sede romana  e di altri 80 della sede di Milano. E il trasferimento di 300 dipendenti dalla Capitale a Milano, inclusi i giornalisti di Sky Tg 24 (con l'eccezione della redazione politica e di quella Centro Sud). Via da Roma anche parte della Information Technology e gran parte del settore commerciale.
L’Assemblea dei giornalisti ha espresso la propria netta contrarietà alla chiusura della sede di Roma in Via Salaria del telegiornale. “Il Comitato di Redazione ribadisce la propria preoccupazione per le ricadute occupazionali e per l’impatto sulla vita di centinaia di colleghi e delle loro famiglie”, si legge in una nota Stampa Romana.

“Il piano, così come presentato, porterebbe allo sradicamento del nostro Telegiornale che fin dalla prima edizione nel 2003 va in onda da Roma e che, nella Capitale, ha costruito la sua credibilità dimostrando di essere un protagonista del panorama informativo italiano".

Le reazioni

"Governo, Comune e Regione si impegnino per scongiurare la chiusura della sede romana di Sky e il trasferimento di 300 persone da Roma a Milano. Dopo Almaviva, le istituzioni locali devono fare fronte comune per evitare che Roma perda altre centinaia di posti di lavoro. E mi auguro che anche la sindaca Raggi faccia la sua parte". Lo afferma Stefano Pedica del Pd. "Ben venga l'impegno del ministro Calenda di convocare un tavolo al Mise sulla vertenza Sky. Roma e' la Capitale d'Italia e come tale deve essere trattata. E anche le istituzioni locali devono far sentire forte la loro voce. Devono combattere unite per i lavoratori di Sky cosi' come per quelli di Almaviva. Raggi cosa ne pensa?".

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia commenta: “Fratelli d'Italia presenterà un'interrogazione in Parlamento e in Campidoglio per chiedere al Governo Gentiloni e al sindaco di Roma Raggi di intervenire per impedire la chiusura della sede romana di Sky e il suo trasferimento a Milano. Evitare che la Capitale subisca un'altra scelta che avrebbe pesanti conseguenze in termini occupazionali e di investimenti deve essere una priorità delle Istituzioni locali e nazionali”.

Sulla vicenda interviene anche capogruppo del PD capitolino Michela Di Biase: “La vicenda del trasferimento di una parte della redazione di Sky a Milano è un danno grave per Roma. La capitale si sta trasformando nella città delle opportunità mancate. Il trasferimento dell’emittente privata di Murdoch è l’emblema del venir meno per Roma dell’interesse di aziende importanti, di cospicui investimenti e di occupazione. L’amministrazione Raggi ha elevato l’immobilismo a progetto, perché incapace di cimentarsi su sfide mondiali come le olimpiadi, sul completamento della linea C della metropolitana o anche semplicemente di cogliere l’opportunità rappresentata dall’investimento privato sul nuovo stadio della Roma. Sono solo alcuni dei deficit di una ‘governance’ impreparata che oltre ad allontanare gli investitori mette in anche pericolo, se non in fuga, asset fondamentali già consolidati. E’ il caso della Rai che come si apprende in queste ore potrebbe seguire lo stesso schema di Sky spostando parte delle redazioni giornalistiche”

"Ai giornalisti, ai tecnici e a tutti i lavoratori di Sky Italia va la mia solidarietà per il momento difficile che stanno attraversando a seguito della decisione dei vertici dell'azienda di mettere in campo un piano lacrime e sangue che prevede 200 esuberi, 300 trasferimenti e il trasloco della sede di Sktg24 da Roma a Milano. Preoccupa, in particolare, che il cuore dell'azienda si sposti a Milano. Roma continua a perdere pezzi e tutto ciò nel disinteresse più totale dell'amministrazione 5 Stelle e del governo nazionale", dice Gianni Alemanno di Azione Nazionale.



18 gennaio 2017

Vivendi-Mediaset: l’Opa si allontana

17 gennaio 2017
Agcom interviene oggi con una nota sulla vicenda Vivendi-Mediaset. I giochi non sono ancora fatti e l’Autorità non ha ancora deciso se vietare l’Opa per abuso di posizione dominante in violazione della Legge Gasparri, precisando che l’istruttoria aperta il 21 dicembre scorso ai sensi dell’art. 43, comma 11 del TUSMAR (Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici), “è ancora in corso. Sono infatti in pieno svolgimento tutti gli adempimenti necessari per approfondire i molteplici aspetti tecnici, giuridici e di mercato che l’analisi richiede”.

I tempi dell’Agcom potrebbero essere lunghi, peraltro, visto che l’istruttoria “si concluderà entro centoventi giorni prorogabili di altri sessanta”. Ciò significa che l’analisi dell’Agcom sulla scalata di Vincent Bolloré al Biscione si concluderà al più presto il 21 aprile, ma la data potrebbe slittare anche al 21 giugno. Un’eternità.
L’intervento odierno dell’Autorità di via Isonzo arriva dopo l’indiscrezione lanciata da La Repubblica secondo cui l’Agcom sarebbe pronta ad imporre un nuovo stop a Vivendi, dichiarando nulla un’eventuale Opa lanciata dal gruppo del finanziere bretone per abuso di posizione dominante.

Il 16 dicembre l’Agcom ha ricordato che sono vietate operazioni finalizzate a concentrare il controllo di Telecom Italia, di cui Vivendi è primo azionista di fatto con il 24,6%, e Mediaset. Secondo la legge anticoncentrazione le imprese di comunicazione che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sic (tv, radio, editoria). E Telecom Italia, ha ricordato Agcom, detiene il 44,7% della quota di mercato delle tlc mentre Mediaset ha il 13,3% del Sic (Sistema Integrato delle Comunicazioni).
In pochi giorni, tra fine novembre e inizio dicembre, il gruppo francese è passato dal 2,5% fino al 29% di Mediaset, ad un passo dalla soglia obbligatoria per lanciare l’Opa. La famiglia Berlusconi si è difesa salendo al 38% del capitale nel gruppo televisivo, con un investimento di circa 150 milioni di euro, e facendo appello al fronte dei piccoli azionisti italiani per difendere l’assalto francese.

Nei giorni scorsi Mediaset ha cercato sponde in nuovi alleati internazionali, ProsiebenSat1 e Tf1, con un’alleanza strategica per la creazione di un’anti-Netflix del Sud Europa. Un progetto analogo, ma alternativo, a quello pensato in origine con Vivendi prima della rottura a luglio su Mediaset Premium.
Intanto le voci mettono sotto pressione il titolo Mediaset, che a Piazza Affari perde circa il 4,50% a 4,01 euro. C’è da dire che dal 28 novembre il titolo Mediaset è passato dai minimi dell’anno a 2,236 euro, fino ai massimi di 4,56 euro del 21 dicembre, con un incremento dell’82% del valore in meno di un mese.

Nel frattempo, Vivendi per salire dal 3% al 29% ha sborsato ben 1,2 miliardi di euro.
Sulla vicenda è intervenuto oggi il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi, a margine del World Economic Forum di Davos: “Siamo spettatori, non ci riguarda”. I rapporti con il gruppo francese, primo azionista di Telecom con quasi il 24% – rileva Recchi – “sono ottimi”. In ogni caso “siamo totalmente estranei” alla vicenda Vivendi-Mediaset. “Telecom non ha nulla a che vedere”.

Cresce intanto l’attesa per la presentazione del piano strategico di Mediaset che si terrà domani a Londra. Resta da capire, in primo luogo, l’orientamento del Biscione sulla partecipazione di Premium (pomo della discordia con Vivendi) all’asta per i diritti della Champions League per il triennio 2018-2021, con la partecipazione sicura di Sky e Rai. L’asta, che si terrà a febbraio, partirà da una base di 660 milioni di euro, quelli spesi da Premium per il triennio 2015-2018 per accaparrarsi i diritti di trasmissione delle squadre italiane in Champions.



Almaviva-Exprivia: scongiurati trasferimenti a Rende


www.slcpalermo.it
Palermo 18 gennaio 2017 – Raggiunto al Mise l’accordo per evitare i trasferimenti dei lavoratori a Rende. L’intesa è stata siglata alla presenza del vice ministro Bellanova, e dei segretari nazionali e provinciali dei sindacati e dell’azienda Almaviva. “Sono stati annullati i trasferimenti perché Exprivia si è convinta ad assumere altre 30 persone per la gestione della commessa Enel. Gli altri lavoratori rimangono in Almaviva. Appena saranno comunicate le dimissioni dei 30 lavoratori per il passaggio ad Exprivia, Almaviva annulla i trasferimenti”. Lo comunica il segretario della Slc Cgil Maurizio Rosso. “L’accordo è stato siglato, siamo soddisfatti, è stato raggiunto finalmente un equilibrio e abbiamo percorso a fatica questa strada ma Almaviva annulla i trasferimenti.
Exprivia assume altre 30 persone per la gestione della commessa Enel alla fine è prevalsa la ragione e soprattutto ha vinto la volontà di assicurare la salvaguardia dei lavoratori e del lavoro nel territorio – aggiunge Rosso – Evitato il disastro che poteva comportare un trasferimento del genere per i lavoratori. Apprezziamo la ragionevolezza delle aziende, ovviamente, e esprimiamo apprezzamento per il lavoro svolto dal governo. Adesso cominciamo a costruire quei percorsi di politica industriale che mettano in evidenza l’importanza di questo settore per il sistema Paese”





Sky si sposta da Roma a Milano: 200 rischiano licenziamento, 300 il trasferimento


Sky Italia ha presentato il suo piano di riassetto e ha di fatto cancellato la sede di Roma. Il piano di riorganizzazione non è piaciuto ai sindacati, soprattutto perché prevede il trasferimento di 300 dipendenti tra impiegati, tecnici e giornalisti, ma anche il licenziamento di 200 dipendenti, di cui 80 che si trovano nelle sedi periferiche e a Milano. Riguardo la sede di Cagliari previsto il trasferimento a Milano per circa 10 lavoratori.

L’azienda in una nota ha parlato di azioni di efficientamento che coinvolgono in misura diversa tutte le sedi e gran parte delle direzioni aziendali, tra cui la Direzione IT e tecnologia, le direzioni commerciali a presidio del territorio, le funzioni di staff e la struttura di SkyTG24. Un piano che di fatto cancella la sede di Roma, la più impattata dal riassetto.

L’azienda – spiegano le segretarie nazionali Slc, Fistel, Uilcom del settore – “ha comunicato di voler dar corso ad un piano “organizzativo di trasformazione” avente l’obiettivo di ottimizzare strutture ed obiettivi per i propri investimenti per mantenere la propria competitività, considerando il cambio di scenario complessivo del settore radiotelevisivo rispetto ad una maggiore integrazione con il mondo delle Telco ed in particolare rispetto all’ingresso di nuovi player (p.es. Amazon, Netflix…)”.

L’ad ha espresso l’esigenza “di evitare, proprio in considerazione di tale difficile scenario, duplicazioni di attività, ruoli e funzioni, a tutela dell’intero futuro asset aziendale. Nello specifico Sky ha comunicato che il proprio piano prevede impatti su tutte e tre le sedi aziendali (e sui territori ad esse pertinenti)”.

In dettaglio per quanto riguarda la sede di Roma: sede maggiormente impattata, è previsto il coinvolgimento per esubero o trasferimento del 70% della forza lavoro attualmente impiegata (tra impiegati, tecnici, giornalisti). In particolare, tra le altre, verrà trasferita la redazione del TG24, ad esclusione delle redazioni politica e Centro-Sud Italia (comprensive del Personale a supporto tecnico e logistico), parte dell’area Information Technology, gran parte del settore commerciale della direzione Service & Delivery e verranno ridimensionati conseguentemente i settori di Facility Management e Finance.

In definitiva sono previsti su Roma circa 120 esuberi e 300 trasferimenti. Riguardo la sede di Milano e sedi periferiche: l’ad comunica un esubero complessivo di circa 80 lavoratori, legate alle aree Finance e Controllo Qualità di Service & Delivery ed ulteriori strutture che verranno comunicate. Riguardo la sede di Cagliari: l’ad comunica il trasferimento a Milano per circa 10 lavoratori (Control Room).

Relativamente all’apertura e gestione di tale processo riorganizzativo – prosegue la nota -, l’ad propone alle organizzazioni sindacali “la possibilità di un confronto teso ad avere il minore impatto sociale possibile, attraverso l’utilizzo di una serie di strumenti di “social mitigation”, quali ricollocazioni professionali incentivate ed accompagnate, supporto economico e logistico per il Personale oggetto di trasferimento”.



COMUNICATO
Incontro A.D. Sky Italia
Il giorno 17 gennaio 2017 presso la sede Unindustria Roma si è svolto l’incontro tra Sky Italia s.r.l. rappresentata dall’A.D. A. Zappia e dalla struttura delle Risorse Umane e le OO.SS. rappresentate dai Segretari Generali e dai Segretari Nazionali SLC, FISTEL, UILCOM del settore.

L’Azienda ha comunicato di voler dar corso ad un piano “organizzativo di trasformazione” avente l’obiettivo di ottimizzare strutture ed obiettivi per i propri investimenti per mantenere la propria competitività, considerando il cambio di scenario complessivo del settore radiotelevisivo rispetto ad una maggiore integrazione con il mondo delle TELCO ed in particolare rispetto all’ingresso di nuovi player (p.es. Amazon, Netflix, …).
Altresì, l’A.D. ha espresso l’esigenza di evitare, proprio in considerazione di tale difficile scenario, duplicazioni di attività, ruoli e funzioni, a tutela dell’intero futuro asset aziendale.
Nello specifico Sky ha comunicato che il proprio piano prevede impatti su tutte e tre le sedi aziendali (e sui territori ad esse pertinenti).
In dettaglio:
 per quanto riguarda la sede di Roma:
sede maggiormente impattata, è previsto il coinvolgimento per esubero o trasferimento del 70% della forza lavoro attualmente impiegata (tra impiegati, tecnici, giornalisti). In particolare, tra le altre, verrà trasferita la redazione del TG24, ad esclusione delle redazioni politica e Centro-Sud Italia (comprensive del Personale a supporto tecnico e logistico), parte dell’area Information Technology, gran parte del settore commerciale della direzione Service & Delivery e verranno ridimensionati conseguentemente i settori di Facility Management e Finance.
In definitiva sono previsti su Roma circa 120 esuberi e 300 trasferimenti.
 riguardo la sede di Milano e sedi periferiche:
l’A.D. comunica un esubero complessivo di circa 80 lavoratori, legate alle aree Finance e Controllo Qualità di Service & Delivery ed ulteriori strutture che verranno comunicate.
 riguardo la sede di Cagliari:
l’A.D. comunica il trasferimento a Milano per circa 10 lavoratori (Control Room)
Relativamente all’apertura e gestione di tale processo riorganizzativo, l’A.D. propone alle OO.SS. la possibilità di un confronto teso ad avere il minore impatto sociale possibile, attraverso l’utilizzo di una serie di strumenti di “social mitigation”, quali ricollocazioni professionali incentivate ed accompagnate, supporto economico e logistico per il Personale oggetto di trasferimento.

L’A.D. afferma infine che, a regime, l’adozione di tale piano non impatterà significativamente sui numeri complessivi relativi al Personale impiegato in Sky Italia.

Le OO.SS. anche non volendo esprimere un giudizio di merito, prima di un confronto con le Rsu, esprimono forte preoccupazione a partire dall’impatto del piano di riorganizzazione sul territorio di Roma.
A tal proposito, le OO.SS. Nazionali propongono la convocazione delle RSU del gruppo Sky il pomeriggio del giorno 24 gennaio p.v., immaginando comunque, fin da subito, di incontrare i Lavoratori Sky Italia in Assemblea.
Roma, 17 gennaio 2017
Le Segreterie Nazionali
SLC – CGIL FISTEL – CISL UILCOM - UIL







Non è più obbligatorio assistere tutto il giorno il familiare invalido.

Fino a poco tempo fa, l’interpretazione della legge 104 del 1992, era molto rigida: chi aveva un parente da accudire, durante il permesso retribuito, doveva stare tutto il giorno con il proprio caro. Anche di notte. Il rischio licenziamento era alto se il dipendente veniva sorpreso a passeggiare, magari solo per distrarsi o fare la spesa. Situazione che, obiettivamente, poteva ben capitare a chi aveva l’onere di aiutare – tutto il giorno – un familiare in difficoltà.

L’ultimo orientamento della Cassazione, invece, ha cambiato le carte in tavola aprendo alla possibilità di dedicare del tempo anche alla propria persona. Ed è infatti normale pensare di riposarsi nell’arco delle 24 ore. Pensiamo a due aspetti. Il primo: quando il parente che deve assistere la persona malata lavora, ha tutti i momenti della giornata occupati. Infatti, impiega una parte del tempo al lavoro e l’altra parte ad assistere il parente malato. Quindi, gli spazi per la vita personale, oppure anche per svolgere normali faccende casalinghe, sono prossimi allo zero. Ma la stessa cosa vale quando il lavoratore prende il permesso retribuito per essere d’aiuto al caro con problemi. Il tempo da impiegare per questioni personali o anche di normale menage domestico, resta comunque assai limitato. E, quindi, anche se i permessi dal lavoro sono stati pensati soprattutto per aiutare la persona malata, la recente sentenza della Suprema corte ha voluto considerare anche le difficoltà del parente che assiste. Senza però chiudere un occhio nei confronti di chi dei permessi retribuiti ne fa un uso distorto.

Legge 104: posso uscire di casa se ho chiesto un permesso retribuito?

Come abbiamo appena spiegato, l’ultima sentenza della Corte di Cassazione, rappresenta una svolta in relazione alla possibilità di ritagliarsi del tempo durante il periodo di assistenza del proprio caro. Questo, però, non vuol dire che sia possibile abusarne. Purtroppo, molte volte, questo strumento socio-assistenziale, è stato usato per sbrigare faccende personali o, addirittura, per andare in vacanza.

La Cassazione, nella sua ultima sentenza, ha considerato entrambe le facce della stessa medaglia. Per cui, la finalità dei permessi retribuiti resta comunque quella di «favorire l’assistenza alla persona affetta da handicap grave in ambito familiare». Ma allo stesso tempo tiene conto delle esigenze di chi deve assistere: «I permessi servono a chi svolge quel gravoso compito di assistenza a persona handicappate, di poter svolgere un minimo di vita sociale, e cioè praticare quelle attività che non sono possibili quando l’intera giornata è dedicata prima al lavoro e, poi, all’assistenza. Ma, è ovvio che l’assistenza dev’esserci».

Quindi, è bene ribadirlo, va bene programmare gli impegni, ma guai a scambiare i permessi retribuiti come un’alternativa alle ferie.

Cosa succede se abuso dei permessi 104?

Le conseguenze possono essere gravi. Si rischia il licenziamento e una denuncia per truffa ai danni dello Stato. Misure severe? Probabilmente no. Abbiamo già detto che non sono pochi i dipendenti che hanno fatto un uso distorto dei permessi e, per questo, è bene ribadire cosa è un permesso retribuito: strumento socio-assistenziale che consente di assentarsi dal lavoro senza perdere la retribuzione. Il permesso, a differenza delle ferie, viene chiesto al datore di lavoro con poco o nessun preavviso perché serve al dipendente per risolvere particolari situazioni.

Ed allora giova sottolineare che l’abuso dei permessi retribuiti relativi alla legge 104, non comporta solo il licenziamento, ma il licenziamento in tronco (per giusta causa), quindi, senza preavviso. Perché la sanzione è così pesante? Perché tra lavoratore e datore di lavoro deve esserci un rapporto di fiducia. Sostenere di assentarsi per assistere un parente malato e allontanarsi, invece, per una gita al mare, rompe un elemento chiave del rapporto tra dipendente e datore di lavoro che è, appunto, la fiducia.

Della denuncia per truffa ai danni dello Stato ne abbiamo parlato nell’articolo Permessi 104: se usati come ferie è truffa. In questa sede mettiamo in evidenza che una denuncia del genere è soggetta alla procedibilità d’ufficio. Mentre il licenziamento è discrezionale, è infatti l’azienda che decide come affrontare la questione con il dipendente, il procedimento penale è obbligatorio. Una volta scattato il licenziamento, l’Inps è obbligata alla denuncia. I dipendenti dell’Istituto di previdenza potrebbero chiudere un occhio? No. Si tratta di pubblici ufficiali che vengono a conoscenza del reato nell’esercizio delle proprie funzioni. L’autorità giudiziaria, quindi, persegue il colpevole appena acquisisce la denuncia. Si tratta di un’azione irrevocabile, che non è possibile interrompere.

Abuso dei permessi 104: le sanzioni dell’Inps

Ma c’è di più. In caso di abuso dei permessi retribuiti, l’Istituto di previdenza provvederà a revocarli e a recuperare tutte le prestazioni erogate.



Diffida Asstel. Sciopero del 1 Febbraio 2017 settore TLC

Spett.le ASSTEL
Via Barberini, 11
Roma

e.p.c. Commissione di Garanzia
dell’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali
Piazza del Gesù- Roma

Oggetto: Sciopero del 1 Febbraio 2017 settore TLC. Diffida per il rispetto dei presidi minimi e informativa all’utenza.

Le scriventi OO.SS. diffidano l’Asstel, in rappresentanza delle aziende delle Telecomunicazioni, a far rispettare le norme previste dalla Regolamentazione provvisoria delle prestazioni indispensabili e delle altre misure di cui all’art.2 comma 2 della legge n. 146 del 1990, come modificata dalla legge n.83 del 2000, nel settore delle telecomunicazioni e dalle relative delibere 07/643 del 15-11-2007 e 08/59 del 31-01-2008.
Si richiama, in particolare, il rispetto degli articoli 1, 2, 3 e 11 della suddetta Regolamentazione provvisoria.
Art.1 (ambito di applicazione) Esclusione dei reparti non operativi, quando non sono collegati a garantire i diritti alla persona, esclusione dei reparti operativi che svolgono attività di promozione commerciale, esclusione dei reparti back-office, fatti salvi quelli indispensabili alla attivazione delle linee, esclusione dei reparti che svolgono attività tecniche di installazione, collaudo di nuovi impianti, apparati o tecnologie.
Art.2 (prestazioni indispensabili) In particolare devono considerarsi tali quelle che in ambito customer care attengono esclusivamente alle attività finalizzate a garantire la libertà di comunicazione e nelle misure massime previste dall’Art. 3;
Art.3 (personale comandato) In mancanza di risultati negoziali tra le OO.SS. e le Direzioni aziendali i contingenti di presidio non possono superare il 30% del personale normalmente presente e delle prestazioni normalmente erogate nel tempo interessato alla durata dello sciopero, fermo restando che vanno assicurate le condizioni di sicurezza.
Art.11 (informazione all’utenza) Le aziende devono comunicare all’utenza, nelle forme adeguate, almeno 5 gg prima dell’inizio dello sciopero, il momento iniziale e finale dell’astensione ed i servizi minimi che saranno garantiti.
Il mancato rispetto delle norme sopracitate sarà considerato violazione della legge sul Diritto di sciopero e le aziende singolarmente responsabili di tali inadempimenti saranno denunciate alle Autorità Competenti.
Le Segreterie Nazionali SLC –FISTel - UILCOM

Roma , 17 gennaio 2017

17 gennaio 2017

Inps: rinnovo pensioni 2017

L'Inps ha completato le operazioni di rinnovo dei mandati di pagamento delle pensioni per l'anno 2017. In via previsionale, la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione automatica da attribuire alle pensioni per l'anno 2017 è stata fissata nella misura dello 0,0% dal decreto del 17 novembre 2016, emanato dal Ministro dell'Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre 2016.

Il trattamento minimo per il 2017 è pari a € 501,89 mentre la pensione sociale è pari a € 369,26 e l'assegno sociale a € 448,07 al mese.

Per quanto riguarda le prestazioni per gli invalidi civili totali, gli importi mensili per l'anno 2017 sono pari a € 279,47 a titolo di pensione (con limite di reddito annuo personale di € 16.532,10) ed € 515,43 a titolo di indennità di accompagnamento (indipendente da redditi) che viene rivalutata, come i trattamenti pensionistici di guerra, dell'1,35% sulla sola quota individuata dall’art. 2, comma 1 della legge 21 novembre 1988, n. 508 e successive modificazioni e integrazioni (pari a Lire 442.200 / € 228,38).

Nella circolare n. 8 del 17 gennaio 2017, dedicata alle operazioni di rinnovo, sono riportati, tra l'altro, gli importi e i limiti di reddito per le principali prestazioni erogate dall'Istituto in relazione al reddito: trattamento minimo, assegno sociale, pensione sociale, maggiorazione sociale, invalidità civile ecc.