28 maggio 2012

Finmeccanica, nuove commesse per 220 milioni

Finmeccanica si è aggiudicata nuove commesse per un valore pari a circa 220 milioni di euro attraverso Ansaldo Energia (104 mln), Selex Galileo (56 mln), Selex Elsag (43 mln) e Telespazio (22 mln). Inoltre Drs si è aggiudicata contratti Idiq (indefinite delivery, indefinite quantity) per un valore massimo di 134 milioni di dollari.


"Ansaldo Energia - spiega nel dettaglio la nota di Finmeccanica - attraverso la controllata Ansaldo Nucleare, ha firmato con Na-Sa, Nucleoelectrica Argentina, un contratto di service del valore di 104 milioni di euro. Il contratto prevede il potenziamento e l'efficientamento del ciclo termico e del turbogeneratore nell'ambito del progetto di estensione di vita della centrale nucleare di Embalse, in Argentina".

Selex Galileo si è aggiudicata contratti per un valore totale di circa 56 milioni di euro. Un primo contratto, siglato con la Marina Militare indiana, riguarda la fornitura di servizi di supporto e manutenzione fino al 2022 presso il centro di manutenzione avionica del Cares (Centre for Avionics Repair and Software Development) del cantiere della Marina indiana di Kochi. Il secondo contratto, siglato con il Ministero della Difesa britannico, riguarda la fornitura di 20 torrette elettroottiche Titan 385ES-HD per la flotta di Chinook già in dotazione e per i nuovi Mk.6 Chinook che entreranno in servizio dal 2016. Inoltre, la società si è aggiudicata un contratto dal prime contractor Lockheed Martin per l'aggiornamento delle capacita' di puntamento laser degli elicotteri Apache in dotazione allo U.S. Army.


Selex Elsag ha siglato con Russian Post un contratto del valore di circa 43 milioni di euro nell'ambito dell'automazione postale. La società realizzerà un sistema di Revenue Protection in grado di individuare eventuali perdite in entrata, derivanti da anomalie nell'affrancatura degli oggetti postali, lungo l'intera rete. Telespazio ha siglato due contratti con il Dipartimento della Difesa statunitense del valore complessivo di 22 milioni di dollari per la fornitura di capacità spaziale commerciale.


Il nucleo della fornitura è costituito dal Sistema Centrale di Revenue Protection, interamente progettato e sviluppato da Selex Elsag, con una significativa componente di System Integration; il sistema completo permetterà la gestione del processo di Revenue Protection lungo l’intera rete postale (uffici postali, centri di smistamento automatizzati e nodi di comunicazione). "Tali caratteristiche del progetto - slgege nella nota - consentono a Selex Elsag di confermarsi come System Integrator di riferimento per Russian Post. La società di Finmeccanica, infatti, è partner di Russian Post dal 2004, avendo già realizzato il centro di smistamento automatizzato di Mosca e i centri di posta ibrida di Mosca e San Pietroburgo".


Questa fornitura, per la sua natura, apre la strada a possibili future espansioni sul mercato postale russo. Innanzitutto, è prevedibile l’ estensione del servizio di manutenzione oltre il primo anno di attività, così come la fornitura di nuove unità periferiche di Revenue Protection per i centri di smistamento postale automatizzati di Rostov, Novosibirk, Mineralnye Vody, per i centri di terze parti (come ad esempio quello di S. Pietroburgo) e altri eventuali centri. Oltre a ciò, un possibile sviluppo può essere costituito dall’ ampliamento del Sistema Centrale di Revenue Protection (in termini di capacità/funzionalità a livello Hw e Sw), a fronte dell’installazione di nuovi lotti di affrancatrici; a questo proposito, Russian Post ha già espresso l’intenzione di estendere la rete di Revenue Protection attraverso l’acquisto di ulteriori sistemi per automatizzare l’intera rete di uffici postali nei prossimi 5 anni.


Drs Technologies si è aggiudicata un contratto Idiq (Indefinite Delivery, Indefinite Quantity) del valore massimo di 40 milioni di dollari dal Ministero della Difesa americano per la produzione di sistemi di puntamento termico a lungo raggio Spotr (Spot on Target) destinati alle Forze Armate statunitensi. A questo si aggiunge un altro contratto Idiq del valore massimo di 94 milioni di dollari siglato con la Marina americana per la fornitura di servizi di sicurezza elettronica allo Spawar (Space and Naval Warfare Systems Command).


Huawei: Bruxelles contesta all'azienda finanziamenti illegali dallo Stato

L’Unione Europea è pronta ad aprire un caso contro Huawei e Zte, i due maggiori fornitori di apparati di networking cinesi. Grave l’accusa di Bruxelles, che sta per contestare alle due aziende di aver usufruito di finanziamenti illegali dallo Stato, grazie ai quali avrebbe praticato un forte dumping commerciale nell’area Ue. Lo scrive il Financial Times, precisando che la Commissione Europea ha raccolto indizi per mesi. Gli stati membri dell’Ue sono stati informati in un incontro a porte chiuse il 24 maggio. Le autorità Ue disporrebbero di “prove solide” del fatto che le due aziende abbiano ottenuto illegalmente aiuti dal Governo e che abbiano commercializzato i loro prodotti nell’area Ue sottocosto.


Secondo fonti vicine al dossier, l’Unione Europea è pronta ad aprire un caso ufficiale già entro il mese prossimo. Se si appurasse che la Cina ha davvero agito illegalmente con aiuti di Stato a favore delle due aziende, l’Ue potrebbe costringere Huawei e Zte a modificare le tariffe in modo punitivo. La vicenda rappresenta un precedente, perché è la prima volta che la Commissione agisce sua sponte sul fronte del commercio internazionale, e non in risposta alla segnalazione di un’azienda privata.


Fra i competitor globali di Huawei e Zte ci sono gruppi come Alcatel Lucent, Ericsson e Nokia Siemens Networks.


Il commissario europeo per il Commercio Karel De Gucht nelle scorse settimane ha detto che l’Ue stava programmando nuove forme di difesa per contrastare forme di sussidio statale e dumping da parte dei partner commerciali come la Cina. La Cina è il secondo partner commerciale dell’Ue dopo gli Usa, con previsione per il 2012 di scambi commerciali per un totale di 500 miliardi di euro. Ma i rapporti sono tesi. In passato De Gucht si è lamentato del fatto che la Cina sovvenziona “quasi tutto”, rendendo difficile competere.

di Paolo Anastasio


Comdata Care: Comunicato ai lavoratori del 28 maggio 2012

Nella serata di venerdì 25 maggio u.s., è stato raggiunto un accordo tra le aziende Vodafone e Comdata da un lato e le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil dall’altro, che implementa l’accordo di armonizzazione dei trattamenti

economici, intervenuto a seguito della decisione di Vodafone di esternalizzare le attività di Back Office a Comdata Care, sottoscritto in data 8 ottobre 2007.

L’accordo, nel confermare le tutele occupazionali già definite, si propone di dare prospettive occupazionali all’insieme dei lavoratori coinvolti, tracciando il quadro di regole condivise che governerà l’insieme delle attività nei prossimi anni.

L’impianto dell’accordo ribalta radicalmente l’impostazione sostenuta dalle due aziende, incentrata unicamente sulla vicenda giuridica che interessa la cessione del ramo d’azienda. Infatti, da un atteggiamento che imponeva meramente un contenzioso giuridico attraverso il ricorso ai tribunali, contenzioso che ha creato una situazione paradossale, articolata con diverse impostazioni a secondo del Giudice coinvolto, con un crescente contrasto tra lavoratori coinvolti in una “guerra tra poveri” che vede come unici beneficiari gli uffici legali coinvolti, si è passati a un governo pilotato che offre garanzie occupazionali certe e non vincolate a decisioni di terzi.

Superati i tempi della procedura di licenziamento attivata da Vodafone nei confronti del personale reintegrato a seguito della sentenza emessa dal Tribunale di Roma in cui le parti non hanno raggiunto un’intesa nei tempi di legge, le Segreterie Nazionali hanno imposto alle due aziende interessate il raggiungimento di un accordo che offre all’insieme dei lavoratori interessati la certezza sulla continuità occupazionale e la possibilità di garantire a tutti il prosieguo dei rapporti di lavoro con le medesime condizioni economico – normative in essere.

L’accordo parte dalle premesse che descrivono l’insieme degli avvenimenti intercorsi sulla vicenda, per poi definire le condizioni attraverso le quali si garantirà l’occupazione al personale coinvolto. In particolare:


- Vodafone si impegna a proseguire il rapporto commerciale con Comdata anchedopo la scadenza dell’attuale contratto (marzo 2015). Il nuovo contratto commerciale sarà definito sulla base delle condizioni di mercato in essere al momento del rinnovo. In altre parole è certa la prosecuzione del contratto che dovrà essere negoziato con le compatibilità di mercato. Tale impegno impedisce il rischio di un cambio commessa che lasci i lavoratori ceduti e ancora utilizzati esclusivamente sulla commessa Vodafone a perdere il lavoro.


- In considerazione che anche il prolungamento della commessa di cui al punto precedente non assicura prospettive certe per i lavoratori (l’allungamento effettuato nell’azienda dedicata comporterebbe solamente un protrarsi della situazione attuale) Comdata Spa realizzerà entro il 2014 (prima della fine dell’attuale contratto) la fusione per incorporazione di Comdata Care nella SpA. Essendo lo strumento individuato quello della fusione, questa si realizzerà attraverso le tutele della Legge 428/90 e con le garanzie dell’articolo 2212 del codice civile. In altre parole il personale sarà integrato in Comdata SpA mantenendo le attuali condizioni economiche – normative. In quel momento il personale diventerà dipendente di un’azienda di oltre 4000 persone e il futuro

non sarà più legato alla sola commessa Vodafone.


- Il risultato più importante di tale previsione, che ha comportato un difficile percorso negoziale, vista l’impostazione assunta dalle due aziende che ipotizzava di legare la fusione a una percentuale di ritiro del contenzioso, è che tale processo non è vincolato a nessun risultato.


- E’ annunciato un monitoraggio sul perimetro unicamente per definire la consistenza numerica del personale coinvolto, per definire strutturalmente il modello di organizzazione aziendale e le prospettive future.


- E’ previsto un tavolo triangolare (le due aziende coinvolte e le organizzazioni sindacali) per monitorare il percorso d’integrazione e facilitare il processo di fusione.


- E’ data facoltà ai 33 lavoratori reintegrati dal Giudice del Lavoro e oggi oggetto di licenziamento da parte di Vodafone, di essere riassunti nel Gruppo Comdata alle condizioni preesistenti. Anche per ottenere tale risultato è stato necessario capovolgere le disponibilità aziendali che si limitavano a una riassunzione nel gruppo Comdata SpA con le condizioni economiche e normative in essere presso l’azienda Comdata S.p.A.


Queste sono le condizioni definite inderogabilmente dall’accordo in esame. Lo stesso sarà sottoposto al vaglio delle assemblee. E’ evidente che in considerazione della situazione determinatasi, l’accordo sarà strumentalizzato e interpretato per interessi di

parte, ma rappresenta l’unica novità, in mezzo ad uno scontro che vede lavoratori contro lavoratori, in grado di dare certezze ai lavoratori ceduti (con e senza contenzioso giuridico dovendo anche tutelare i lavoratori che hanno deciso di non dar corso a cause o che hanno visto rigettato le loro istanze in ben 22 diverse sentenze) e ai lavoratori ancora occupati in Vodafone per i quali l’azienda aveva fatto trapelare l’ipotesi, scellerata, di un loro coinvolgimento nei licenziamenti scaturiti a seguito del

reintegro stabilito dal Tribunale di Roma.

L’aver prodotto un accordo in grado di dare continuità e certezze occupazionali ai lavoratori coinvolti nel mezzo di uno scontro legale titanico i cui benefici attuali sembrano essere quelli degli uffici legali implicati, rappresenta un risultato positivo che

scongiura il rischio di lavoratori “contro”, condizione che da sempre ha determinato la sconfitta degli interessi dei più deboli.

Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL


27 maggio 2012

"La solitudine dei numeri primi"

Qualche volta arriva il momento di capire che le astrazioni mentali valgono ben poco quando si fanno i conti con la realtà, che le logiche create da sé per auto-convincersi della loro perfezione sono estremamente fragili, che le elucubrazioni da intellettuali, condite con numeri accuratamente selezionati crollano in mille pezzi di fronte alla superiorità di altri numeri che smentiscono la sacralità del pensiero umano.

Allora a noi amanti dei numeri che danno alla realtà la concretezza dei singoli giudizi non deve sfuggire la logica " dei numeri primi". Confrontando con lucidità i dati ottenuti con l'evento dei fatti si può condividere che a volte la convinzione di un'idea giusta non sempre coincide con quella migliore.

La consapevolezza che ogni risultato ottenuto è, dalla notte dei tempi, un punto di partenza e che la considerazione di un arrivo è perdente a prescindere, deve far si che in entrambi i casi le vittorie o le sconfitte hanno sempre un unico comune denominatore che deve essere esaminato:

La saggezza ed il buon senso di farci riflettere, sempre e comunque, un po' più di prima...

Telecom Italia e Metroweb, sfida sulle Reti

Telecom Italia e la Cassa depositi e prestiti (Cdp) rischiano di entrare in rotta di collisione. Teatro del contrasto, le reti di nuova generazione in fibra ottica che assicurano la banda larga e ultralarga, basilari ai tempi del cloud computing. I segnali premonitori si leggono nella discesa delle quotazioni di Telecom, che hanno perso il 18% in un mese. Gli hedge fund stanno vendendo a piene mani. Sono convinti che la società Metroweb, controllata dal fondo infrastrutturale F2i e sostenuta dalla Cassa depositi e prestiti e da Intesa Sanpaolo, voglia davvero cablare le principali 30 città italiane. L’incontro dell’amministratore delegato, Alberto Trondoli, con la comunità finanziaria londinese, avvenuto il 24 maggio, ha seminato il dubbio che Metroweb possa togliere fatturato, e quindi margini, a Telecom Italia. E il dubbio potrebbe diventare qualcosa di più già lunedì 28 maggio se davvero il consiglio del Fondo strategico della Cdp, guidato a Maurizio Tamagnini, banchiere d’affari ex Merrill Lynch, deciderà di investire nel capitale della società-veicolo che controlla Metroweb. Si parla di 200 milioni di euro subito e altri 300 in seguito. Il piano diMetroweb era stato sommariamente illustrato alla Camera dei deputati il 14 maggio dal gerente di F2i, Vito Gamberale, e in qualche misura preannunciato il giorno prima dall’audizione del presidente della Cdp, Franco Bassanini: 4,5miliardi di investimenti per portare 100 megabit fin dentro le abitazioni da qui al 2020. Metroweb si finanzierà per il 60% a debito e per il 40% con capitale di rischio, in parte fornito dai soci e in parte costituito dalle azioni emesse in cambio delle reti cittadine che verrebbero apportate dagli enti locali. La Cdp scommette su Gamberale per sbloccare la stasi degli investimenti, seguita all’exploit iniziale a Milano, fatto da Metroweb. Le compagnie telefoniche clienti assicurano a Metroweb unmargine di 47 milioni. Che giustifica il prezzo di 430 milioni pagato l’anno scorso al fondo inglese Stirling Square che aveva rilevato la società da A2A. Nello stesso lunedì 28, il consiglio di Telecom, convocato a Torino dal presidente Franco Bernabè, esaminerà i dettagli del piano aziendale per la reti di nuova generazione. Al 2020 Telecom conta di investire 2 miliardi, un quarto dei quali nei prossimi due anni per portare i 100 megabit al 70% della clientela delle prime 100 città italiane e poi a 215 città a fine decennio. Questo piano, che è parte di una campagna di 9miliardi sulla rete per i prossimi tre anni, porterà la fibra agli armadietti ai piedi degli edifici. Il collegamento con le abitazioni sarà assicurato con il vectoring. Una tecnologia, questa, che Metroweb ha contestato in Parlamento perché debole quando sale l’affollamento degli utenti e soprattutto perché discriminerebbe la concorrenza nell’accesso alla rete. D’altra parte, Telecom Italia ritiene uno spreco l’accesso in fibra alle abitazioni. Metroweb avrebbe un esborso di 800 euro a cliente con un ritorno dell’investimento in 26 anni, mentre il modello Telecom richiederebbe 170 euro per cliente e dunque darebbe un ritorno in soli 8 anni. Lunedì sarà dunque una giornata particolare. In un paese fermo da 10 anni sulla banda larga (Milano è all’avanguardia, il resto della penisola no) e con un governo in bolletta, che promette da anni e non versa mai i contributi necessari a superare il digital divide, ora ci sarebbero non uno ma due soggetti pronti a investire in un’infrastruttura strategica per il Paese ma dagli incerti ritorni. Nelle telecomunicazioni, la concorrenza tra infrastrutture è superata da anni. Gli operatori possono competere avendo un accesso certo ed equo alla rete, vecchia o nuova che sia. Sarebbe logico un accordo. Dopo mesi di tira e molla, un’intesa in extremis sulle architetture tecnologiche e sul piano finanziario darebbe il senso di un Paese che ragiona e buca le strade una volta sola. Telecom può certo battere sul tempo Metroweb. Il suo schema è più agile. Ma potrebbe subire lo stop dell’Antitrust. Accadde proprio alla Tim di Gamberale di dover aspettare Omnitel, l’attuale Vodafone Italia. Ma l’unione delle risorse in una società della rete con Telecom in minoranza è dura: proprio la rete garantisce le obbligazioni Telecom. E i tempi non sembrano ancora maturi per un ingresso di Metroweb e soci direttamente in Telecom attraverso un aumento di capitale vincolato alla banda larga. Troppo feroci sono state le polemiche sotterranee, mentre Telecom, che capitalizza 13 miliardi e ha un gioiello che si chiama Tim Brasil, sta diventando la possibile preda di qualche operatore globale. Già nel 2007 si fece vedere Carlos Slim.

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26 maggio 2012

Il 26 maggio la CGIL in piazza a Brindisi insieme a studenti e associazioni

A pochi giorni dall'efferato attentato che ha colpito le alunne di una scuola di Brindisi, provocando la morte di una studentessa di 16 anni, Melissa Bassi, la CGIL rinnova il suo impegno contro ogni violenza e annuncia che scenderà in piazza sabato 26 maggio, nella città pugliese, al fianco di associazioni e organizzazioni studentesche per dire: "Non si può morire entrando a scuola". L'appuntamento è alle ore 14.30 in viale Togliatti.

La CGIL aderisce all'appello: 'Io non ho paura', nel quale si legge: “non si può morire entrando a scuola. Queste parole continuano a rimbalzare nella testa di ciascuno di noi nelle ultime ore. Finora nessuno si era mai permesso di toccare la scuola in questo modo, con un atto che oltre ad essere assassino e criminale è vigliacco e vergognoso”.

“Colpire la scuola - prosegue l'appello - vuol dire colpire il futuro di un paese, la speranza di costruirne uno migliore. Colpire la scuola vuol dire colpire la democrazia, soprattutto in un territorio come il nostro, in cui da anni lottiamo contro le Mafie e ci scontriamo contro l'assenza di lavoro, in un territorio in piena crisi ambientale. Le scuole, soprattutto nella nostra terra, rappresentano uno dei pochi luoghi collettivi e di partecipazione”.

Per questo, la manifestazione di sabato a Brindisi non è, spiega l'appello, solo una dimostrazione di solidarietà, “tutta l'Italia non deve dimenticare quello che è successo, che vive dentro un contesto sociale caratterizzato da una cultura violenta e individualista, dall'assenza di politiche di tutela del territorio, dai tagli alla scuola, dalla precarietà dilagante che attanaglia le vite e il futuro della nostra generazione. La partecipazione, la democrazia e la richiesta di giustizia - conclude l'appello - sono la risposta ad un atto così grave che ha sconvolto il nostro territorio e tutta l'Italia”.

Alcatel-Lucent: Comunicato sindacale

Martedì 22 maggio 2012, a Roma, si è tenuto un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico.
Durante l’incontro il funzionario del MiSE ha relazionato sul secondo incontro avvenuto l’8 maggio scorso tra il CEO di Alcatel Lucent Sig. Verwaayen ed il Ministro Passera. L’incontro è avvenuto al termine di un percorso di confronto sulla situazione, sul contesto economico italiano e sulle prospettive del settore anche con riferimento ai progetti governativi dell’Agenda Digitale, che ha coinvolto, oltre al Ministero e ad Alcatel‐Lucent, anche i principali operatori di telecomunicazioni italiani, il Politecnico di Milano e la Regione Lombardia.
Sulla base di questo confronto, Alcatel‐Lucent ha espresso disponibilità a modificare in parte il piano di ristrutturazione presentato a gennaio, pur confermando la strategia generale.
Il risultato principale ottenuto dall’intervento del Governo, dopo le iniziative di lotta e la mobilitazione di tutti i lavoratori, è stata la disponibilità di Alcatel‐Lucent a portare in Italia nuove attività di R&D, anche diverse da Optics, che vadano parzialmente a compensare le attività che vengono ridimensionate.
In particolare, per le nuove attività, si è parlato di Light Radio (divisione Wireless), oltre alle attività di S3G Application in corso di implementazione a Rieti.
L’azienda ha ricordato i dati del primo trimestre 2012, che vedono un andamento negativo delle vendite rispetto a un anno fa, con un calo complessivo del 12.3%, che però è del 22.8% nella region EMEA.
La divisione OPTICS ha visto un calo del 25% del fatturato anno su anno a 489 milioni, con una perdita di 143 milioni.
Per quanto riguarda la produzione, l’azienda, nel confermare la riduzione dei lavoratori somministrati a Trieste, ha confermato la disponibilità ad una parziale stabilizzazione dei lavoratori somministrati rimanenti. A tale scopo si effettuerà uno specifico incontro a Trieste, entro il mese di maggio.
Optics conferma la volontà di concentrare le attività di R&D in poche sedi, quindi a Vimercate per la realtà italiana. Questo significa che dovrà proseguire il cambio di attività su Rieti, e un processo analogo dovrà svolgersi a Battipaglia.
Rispetto al piano di ristrutturazione originario di 490 esuberi oltre alla riduzione di 200 somministrati a Trieste, l’azienda ha presentato l’ipotesi seguente:
OPTICS ‐145 unità: ‐90 OMSN, ‐40 Netw. Management, ‐15 Qualità, WT, funzioni di supporto.
Region e altro ‐100 unità: ‐50 region EMEA e funzioni centrali, ‐30 Global Customer Delivery, ‐20 Operations (Order Administration e Ingegneria).
Complessivamente quindi gli esuberi dichiarati passano da 490 a 245. Questa riduzione sconta le operazioni già effettuate o in corso di attuazione (cessione di Genova, cambio di attività a Rieti, riduzione contractors), ma rappresenta comunque un passo in avanti, con una riduzione effettiva degli esuberi dichiarati sull’organico Alcatel‐Lucent di circa cento unità.
Una ulteriore riduzione del numero di esuberi potrà aversi con la copertura delle circa 70 posizioni aperte sull’Internal Job Opportunity Market, l’individuazione di ulteriori attività da assegnare all’Italia (come si sta facendo a Rieti), e con la reinternalizzazione di attività attualmente svolte da subcontractors e fornitori esterni.
Per la gestione degli esuberi 2012 l’azienda ha dichiarato di voler utilizzare: � mobilitàvolontaria(comefattosinoadoggi);
ammortizzatorisociali;
Outplacement.
Secondo l’azienda, questo piano, se implementato in tempi rapidi, permette sia di far fronte alle esigenze di riduzione costi, sia di dare una relativa stabilità alle attività di R&D in Italia anche per il futuro. Inoltre il piano prevede la conferma di tutte le sedi attualmente presenti sul territorio nazionale.
Il Coordinamento sindacale e le Segreterie nazionali Fiom e Uilm valutano positivamente l’esito del confronto avviato dal ministero, in particolare per aver riportato l’azienda su una prospettiva di conferma della sua presenza nel nostro paese, anziché di dismissione ma ritengono necessario un ulteriore impegno per chiarire gli investimenti annunciati dalla multinazionale, le prospettive di queste attività e gli effetti sull'occupazione.
E’ però necessario che l’azienda espliciti, sia in termini qualitativi che quantitativi, le nuove attività assegnate alla unità italiana.
Il numero degli esuberi dichiarato, seppur ridotto rispetto alle ipotesi iniziali, resta significativo, pertanto occorre utilizzare tutti gli strumenti e le soluzioni possibili per ridurlo ulteriormente, anche cogliendo le opportunità che si apriranno con l’implementazione dell’Agenda Digitale in Italia.
Il sindacato ritiene che per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali vada ricercata una modalità che eviti di marginalizzare o espellere dall’attività alcuni lavoratori.
Vanno invece utilizzati in modo da distribuire l’onere sulla platea più ampia possibile e congiuntamente alle attività di formazione necessarie per la riqualificazione e la ricollocazione dei lavoratori sulle nuove attività.
Il raggiungimento di una soluzione condivisa non è né scontato né vicino. Occorre mantenere alto lo stato di agitazione e di mobilitazione, confermando il blocco degli straordinari e delle flessibilità.
Il confronto al Ministero proseguirà il prossimo 4 giugno. Come OO.SS. e Coordinamento solleciteremo anche un tavolo di confronto su tutto il settore delle TLC finalizzato ad affrontare in termini complessivi le gravi difficoltà in cui versa l'intera filiera industriale.
FIOM‐UILM NAZIONALI
COORDINAMENTO SINDACALE ALCATEL‐LUCENT ITALIA FIOM/UILM

Roma, 24 maggio 2012

Telecom Italia. Marco Patuano risponde ad Asati

Telecom Italia farà “tutto il necessario per tutelare gli interessi dell’azienda e di tutti gli azionisti” a fronte dei presunti illeciti commessi tra il 2001 e il 2007 da alcuni dirigenti della società.

Lo ha garantito l’amministratore delegato della società, Marco Patuano, intervenendo al trentennale di Assoutenti 1982-2012 e sottolineando che il tema dell’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici del gruppo “è un tema ampiamente dibattuto nei vari Cda” e su cui “c’è molta attenzione da parte dei consiglieri”.

La questione è stata sollevata da una lettera dell’associazione dei piccoli azionisti Asati (che Patuano ha ammesso stamani di non aver ancora visionato) che ha chiesto la convocazione di una apposita Assemblea relativa all’azione di responsabilità verso i vertici esecutivi del periodo 2001-2007, ed in particolare verso gli Amministratori Delegati Carlo Buora e Riccardo Ruggero.

Asati chiede che il prossimo consiglio di amministrazione, previsto per il 28 maggio, indichi la data proposta per un nuovo CdA - entro i prossimi 40 giorni - che avvii le procedure per una specifica Assemblea anche con indicazione della relativa data di convocazione.

“La preventiva conoscenza e definizione dell’intera tempistica si rende assolutamente necessaria per rispetto delle regole del mercato e per consentire a tutti gli azionisti, compresi quelli che votano per corrispondenza, di poter difendere e tutelare al meglio i propri interessi, in assoluta trasparenza”, afferma nella lettera il presidente Asati Franco Lombardi, che invita altresì la Consob a “vigilare attentamente sul rispetto dei tempi di attivazione delle relative procedure societarie indispensabili all’espletamento dell’azione di responsabilità”, al fine di evitare che scadano nuovamente i tempi di prescrizione senza alcuna decisione in merito.

Sempre a margine dell’evento Assoutenti, Patuano ha fatto il punto sul rapporto coi consumatori e sul ricorso allo strumento delle conciliazioni paritetiche: nel 2011, oltre 6 mila contenziosi tra i clienti e l’azienda sono stati risolti tramite conciliazioni paritetiche, il 95% delle quali sono stante risolte entro 45 giorni.

Si è evitato così, ha affermato Patuano, “di ingolfare la giustizia ordinaria con piccole questioni”, mentre “ai consumatori sono stati riconosciuti risarcimenti per oltre tre milioni di euro a fronte di richieste per cinque milioni”.

L’ad ha quindi aggiunto che Telecom Italia sta rafforzando i suoi sforzi per aumentare la qualità del servizio, un elemento che i consumatori tengono, giustamente, nella massima considerazione: “il tasso di guasti si è ridotto del 5% grazie a investimenti mirati e ora stiamo lavorando a ciò che più disturba il consumatore, ovvero le tempistiche per la risoluzione dei guasti”

Si apprende intanto che entro una settimana-dieci giorni, il Tar del Lazio deciderà in merito al ricorso presentato da Fastweb contro la decisione del ministero dell'Interno di assegnare a Telecom Italia un appalto da 500 milioni di euro relativo ai servizi di telefonia fissa e mobile, trasmissione dati e videosorveglianza, il 113 e i braccialetti elettronici.

Il mese scorso, il tribunale ha respinto la richiesta di sospensiva del contratto, chiuso lo scorso dicembre, e ieri si è tenuta la prima udienza sul merito della questione.

Telecom Italia, intanto è riuscita ad assicurarsi una linea di credito da 4 miliardi di euro a partire da agosto 2014 fino al 2017 presso un pool di 27 banche, di cui 7 italiane, attraverso un contratto forward start facility, uno strumento che consente di garantire la disponibilità di linee di credito ad una certa data futura a condizioni prestabilite.

Ad agosto 2014, infatti, Telecom Italia scadrà la linea di credito revolving accesa nel 2007 per 2 miliardi di euro, un importo atto a garantire un “cuscinetto di liquidità” per far fronte ad eventuali condizioni difficili dei mercati.

Alessandra Talarico


25 maggio 2012

SIRTI: Conquistato un primo significativo risultato

Alle 6.00 di questa mattina, dopo una trattativa non-stop con la direzione aziendale partita in coda alla grande manifestazione di ieri a Milano, c’è stato consegnato un documento con le prime disponibilità dell’Azienda, in merito alla difficile trattativa di questi mesi.

La Sirti si è dichiarata disponibile, per la prima volta, ad una Cassa integrazione a rotazione per tutte le lavoratrici e i lavoratori, con una forma di integrazione salariale al trattamento economico previsto. Il contratto di solidarietà coprirebbe circa 1.500 lavoratori diretti della divisione reti e dell’Ict.

Riteniamo importanti queste prime parziali disponibilità. Si tratta di lavorare per intervenire sui tempi di rotazione, sull’ulteriore estensione del contratto di solidarietà e sulla quantificazione dell’integrazione salariale.

Lunedì il confronto proseguirà in Assolombarda.

Roma, 25 maggio 2012

FIOM NAZIONALE

Huawei, avanti tutta sull'Italia

Due tappe del roadshow europeo di Huawei enterprise toccano anche l’Italia. Segno dell’importanza che la società cinese dà alla Penisola dove nel 2011, a fronte di un fatturato mondiale di 32,4 miliardi di dollari (+11%, con una crescita più forte fuori dalla Cina), le vendite hanno raggiunto i 500 milioni di euro. L’occupazione è arrivata a quota 550 persone ma per fine anno sarà raggiunto l’obiettivo di 700 persone.


Secondo Geroge Zhao Ming, managing director di Huawei Italia, la divisione enterprise nel mondo ha visto crescere del 57% il suo fatturato che è stato di 1,46 miliardi di dollari. Analogo trend di crescita è stato conseguito dalla filiale italiana per il mondo enterprise i cui risultati sono in linea con gli obiettivi.


Secodo Zhao l’obiettivo di aumento del fatturato per il 2012 è del 40% con oltre il 65% del business realizzato all’estero. Il 45% del giro d’affari va a ricerca e sviluppo. In totale si tratta di 3,6 miliardi di dollari che vanno in buona parte alla divisione enterprise. “Abbiamo proseguito gli sforzi di localizzazione a Milano, Torino e Roma e in particolare con il centro globale per la ricerca sulle microonde inaugurato lo scorso novembre a Segrate” ha ricordato Roberto Loiola, vice president Western Europe di Huawei.


L’Italia al momento è il terzo mercato europeo per la multinazionale cinese, ma Loiola punta con decisione verso il primato continentale. “per questo abbiamo creato la divisione enterprise, un’azienda nell’azienda che ha come obiettivo di crescere ancora del 50% rispetto allo scorso anno e raggiungere 200 milioni di dollari entro il 2015. Finanza, utilities, industry, sanità sono i terreni d’azione della filiale italiana della divisione dedicata al mondo delle aziende che con la sua tecnologia è presente nelle reti dei principali operatori e non dimentica la Pubblica amministrazione. Due Asl di Roma, la regione Basilicata, il Miur, Poste Italiane, il ministero di Giustizia sono alcune referenze citate da Loiola.

di Luigi Ferro


Pensioni: Il problema degli esodati.

Per i 65 mila “esodati” individuati dal ministro Fornero e per i quali ci sono già le risorse (i 5 miliardi di euro calcolati dalla Ragioneria dello Stato), entro maggio sarà approvato il decreto interministeriale che sanerà la loro situazione, cioè un’uscita dal lavoro con le regole pre-riforma. Fornero ha appena annunciato l’invio del decreto all’attenzione di Mario Monti. Per gli “esodandi”, i 130 mila individuati dall’Inps (300 mila dicono i sindacati) che transiteranno per la mobilità lunga nei prossimi anni, una soluzione al momento non c’è. Lo ha riconosciuto lo stesso ministro. Sarà quindi il Parlamento che proverà a farsene carico, dovrà cioè trovare risorse ulteriori per salvaguardarne la posizione.

Risorse al momento non disponibili ha affermato Elsa Fornero: l’incontro di martedì 22 maggio con i sindacati, per questo, è andato male, la pressione si sposterà, quindi, tutta sulle segreterie dei partiti per costringerli a rimediare. La prossima settimana, mercoledì 30 maggio, alla Camera la discussione entrerà nel vivo. Il Pd vuole una soluzione per gli esodandi a tutti i costi: “Non è accettabile dire che oltre alla quota stabilita non ci sono risorse per gli altri” ha affermato il segretario Pierluigi Bersani.

Vediamo la lista degli esodati ammessi al regime di salvaguardia. 25.590 lavoratori in mobilità ordinaria per accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre scorso. 3.460 in mobilità lunga (sempre per accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre). 17.710 titolari di una prestazione straordinaria a carico di fondi di solidarietà sulla base di accordi collettivi (bancari). 10.250 autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione con al massimo due anni dall’età pensionabile. 950 lavoratori della Pa con esonero dal servizio in corso. 150 genitori di disabili. 6.890 lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro prima della fine del 2011 in base ad accordi con incentivi all’esodo.

Il “recinto” imposto da Fornero esclude, per ora, dalla platea dei salvati chi aveva ottenuto un pensionamento anticipato a 60 anni (ne servono 62), come nel caso del fondo dei bancari, per cui da 22 mila interessati si è scesi a 17 mila. Esclusi sono anche coloro ammessi alla prosecuzione volontaria che abbiano ricevuto l’autorizzazione Inps dopo il 6 dicembre 2011 insieme a coloro che non abbiano versato almeno un contributo e maturato i vecchi requisiti entro il 6 dicembre 2013. Oppure coloro che sono andati in mobilità dopo il 31 dicembre 2011. Non basta ancora, sempre per la mobilità dopo il 31 dicembre, l’accordo firmato entro il 4 dicembre 2011 (lo prevedeva il decreto Salva-Italia: bisognerà aspettare i provvedimenti che saranno presi per il periodo dal 2014 in poi.


24 maggio 2012

Fornero: licenziamenti per dipendenti pubblici. Cgil insorge

"Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici". A dirlo oggi (24 maggio) è il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ricordando che la delega è di competenza del ministro Patroni Griffi. "Siamo in contatto, stiamo lavorando insieme. Non vogliamo difformità di trattamento".


Fornero si è poi soffermata sull'ipotesi di patrimoniale, sostenendo che "non era possibile" realizzarla. "Siamo stati vicini a fare la patrimoniale ma non era possibile, perché manca il censimento dei patrimoni- le sue parole -.Quello che abbiamo assomiglia abbastanza alla patrimoniale".


Non si è fatta attendere la reazione della Cgil, che ha criticato duramente l'affermazione della Fornero. "Un auspicio del genere, espresso perlopiù in una fase di gravissima crisi economica, è il segno di come il ministro non abbia chiaro il titolo del suo Ministero: è a capo del dicastero del lavoro e non certo dei licenziamenti". Lo afferma in una nota il responsabile Settori pubblici della Cgil, Michele Gentile.


I dipendenti pubblici, ricorda il sindacalista, "sono sottoposti ad una chiara regolamentazione, con una disciplina rigida e con le previsione per i licenziamenti scritte nei contratti di lavoro stessi".


"Ma forse il ministro Fornero voleva riferirsi ai licenziamenti illegittimi? Voleva augurarsi cioè la possibilità di licenziare comunque anche quei lavoratori per i quali i giudici hanno considerato illegittimo il licenziamento?", si chiede Gentile.


"Il nostro di auspicio - prosegue il comunicato - è che la ministra non si riferisca a questa possibilità che, in ogni caso, non permetteremo sia possibile. La Fornero farebbe meglio ad occuparsi di più come evitare e impedire i licenziamenti illegittimi - conclude - visto che stiamo parlando di pubbliche amministrazioni governate dalla politica".


Interviene poi anche il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. "L'ossessione della ministra Fornero - dichiara - è rendere i licenziamenti più facili nel settori pubblici e privati. Mentre nel paese è aperta una drammatica crisi occupazionale - a suo avviso -, i salari perdono potere d'acquisto, i contratti pubblici sono bloccati e aumentano le tasse per lavoratori e pensionati, la ministra pensa solo a come licenziare".


"I lavoratori pubblici e privati - aggiunge il sindacato della conoscenza - sapranno difendere con le lotte il tentativo di smantellare i diritti di civiltà a partire dall'articolo 18. Vorrei ricordare che è stata sottoscritta una intesa sul lavoro pubblico che deve essere integralmente rispettata". Il governo Monti, conclude, "è sempre più distante dai problemi, dalle sofferenze e dal disagio sociale. Non esasperi ulteriormente la situazione perchè alla fine rischia di essere licenziato dal paese".

di rassegna.it


NOTA DI REDAZIONE

Nella foto Michele Gentile, dipartimento Settori pubblici della Cgil Nazionale



Vodafone: ricavi 2011 sopra le attese. In Italia forte crescita della banda larga mobile

Nonostante le difficoltà del contesto macroeconomico, Vodafone ha registrato a fine marzo ricavi annui di 46,42 miliardi di sterline, in crescita dell’1,2%. Un risultato superiore alle attese degli analisti, che puntavano su ricavi di 46,2 miliardi.

L’utile operativo adjusted si è attestato a 11,5 miliardi di sterline, in crescita del 2,5% su base organica, mentre l’utile netto si è attestato a 6,96 miliardi, rispetto ai 7,97 miliardi di un anno fa.

Sui risultati ha pesato, in particolare, la svalutazione da 4 miliardi di sterline degli asset dei paesi dell’Europa meridionale (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) colpiti da recessione, mentre dalla cessione delle controllate francesi e polacche - SFR e Polkomtel – la società ha ottenuto una plusvalenza di 3,5 miliardi di sterline. Nel 2011, inoltre, la società ha concluso la vendita delle proprie quote in China Mobile e Softbank, dalla quale ha ottenuto 7,2 miliardi di sterline.

Tra le note decisamente positive, i ricavi legati a servizi dati che hanno offerto – spiega la società in una nota – la maggiore opportunità di crescita dal lancio dei servizi mobili, 25 anni fa.

Nel comparto dati, i ricavi sono infatti aumentati del 22% su base annua e rappresentano attualmente il 14,6% dei ricavi complessivi.

La penetrazione degli smartphone in Europa è attualmente al 45% dei clienti a contratto e al 27% della base clienti complessiva in Europa (+8,3%).

La società non ha mancato tuttavia di puntualizzare le vistose differenze tra i mercati europei più forti – come Germania, Regno Unito e Paesi Bassi – e la debolezza di altri paesi quali Italia e Spagna, caratterizzati da una forte concorrenza e da un contesto macroeconomico estremamente difficile.

Netto anche il contrasto tra questi mercati e quelli emergenti quali l’India – dove i ricavi sono cresciuti del 19,5% - ela Turchia, che ha registrato un +25,1%.

In Italia, in particolare, i ricavi da servizi sono scesi del 3,4% su base organica a 8,02 miliardi di euro a causa della crisi economica, della forte concorrenza e, soprattutto, dell’impatto del taglio alle tariffe di terminazione. Al netto della riduzione delle tariffe di terminazione, sottolinea la società in una nota, la contrazione dei ricavi sarebbe stata solo dell'1,4%. L’Ebitda risulta in calo del 6,4% a 3,78 miliardi di euro, mentre l’Ebitda margin è sceso dell’1,9%. In crescita, invece, del 16,8%, i ricavi da banda larga mobile a 1,07 miliardi - trainati dalla crescente diffusione di smartphone e tablet (sono 7 milioni) e dalla conseguente impennata nell’uso di internet mobile – e gli abbonamenti sia nel segmento consumer che in quello delle aziende.

I ricavi da rete fissa sono aumentati del 6,6% attestandosi a quota 935 milioni di euro, sostenuti dalla crescita dei ricavi Adsl (+16,1% rispetto a marzo 2011), mentre il numero totale dei clienti di rete fissa ha raggiunto quota 2.735.000, di cui 1.734.000 clienti Adsl, con un incremento del 4,5% rispetto a marzo 2011. I ricavi dati e messaggistica sono aumentati del 6.2%, attestandosi a 2,35 miliardi di euro, con un’incidenza sui ricavi da servizi mobili che raggiunge il 33%, in crescita di 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

L’Ebitda del gruppo è risultato in calo dell’1,3% a 14,48 miliardi di sterline, dai 14,67 miliardi dello scorso anno, ma in linea con le attese dei mercati di 14,5 miliardi.

Per il 2013, la società attende un utile operativo rettificato compreso tra 11,1 e 11,9 miliardi di sterline; un free cash flow tra 5,3 e 5,8 miliardi e una frenata del declino del margine Ebitda, grazie all’apporto dei Paesi AMAP (Africa, Medio Oriente e Asia Pacifico) e al miglioramento del controllo dei costi commerciali in Europa.

“Grazie alla nostra attenzione sul segmento dati, in forte crescita, su quello enterprise e sui mercati emergenti siamo ben posizionati anche in un contesto macroeconomico difficile. Le nostre performance commerciali e la nostra capacità di sfruttare la nostra scala continuano a essere forti e ci consentono di guadagnare o mantenere la nostra quota di mercato nella maggior parte dei mercati chiave e di ridurre il livello di declino dei margini”, ha affermato il Ceo Vittorio Colao, che ha sottolineato come “la forte generazione di cassa e il dividendo incassato da Verizon Wireless hanno consentito di garantire un buon ritorno agli investitori”.

“Per i prossimi tre anni – ha aggiunto – il nostro obiettivo è di continuare a rafforzare le nostre piattaforme tecnologiche e commerciali, di migliorare la qualità dei servizi su tutti i canali e di massimizzare il valore della nostra quota di mercato in tutti i mercati in cui operiamo”.

Alessandra Talarico


Sirti: lavoratori in sciopero, l'azienda riapre la trattativa

24 maggio 2012

Sirti accetta di riprendere la trattativa con i lavoratori. L'annuncio in una nota di Sergio Bellavita, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore IT. “A Milano, a seguito della manifestazione nazionale effettuata da un migliaio di dipendenti in sciopero sotto la sede centrale della Sirti, l’azienda ha accettato di riprendere il negoziato che era stato interrotto nei giorni scorsi - puntualizza il sindacalista - I dirigenti dei sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e il Coordinamento nazionale delle Rsu del Gruppo sono quindi impegnati in una trattativa ad oltranza.”


“Centinaia di lavoratori sono rimasti in presidio fuori della sede dell’azienda - conclude la nota - Hanno infatti deciso di non tornare a casa sino a quando non sarà raggiunta un’intesa.”


"Da ogni cantiere d'Italia sono arrivate folte delegazioni. Milano, Napoli, Genova, Bari, Roma, il Veneto hanno contribuito in maniera determinante alla riuscita della manifestazione - ricorda Bellavita - Sappia l’azienda che i lavoratori non hanno nessuna intenzione di arretrare rispetto alle loro giuste rivendicazioni.”


Sirti: Manifestazione a Milano per giovedì 24 maggio.”

“La Sirti si è assunta una grave responsabilità nel rompere il sottile filo del confronto che si era riaperto grazie all'intervento delle Prefetture di tutta Italia, e di Milano in particolare, e grazie alla straordinaria mobilitazione degli operai e degli impiegati della stessa Sirti.” Lo sottolinea in una nota Sergio Bellavita, segretario nazionale Fiom-Cgil responsabile per il settore Ict.


“Non siamo disponibili ai licenziamenti e alla concessione della Cassa come strumento di ricatto e discriminazione - prosegue il sindacalista - In Sirti, come in tante altre aziende, ci sono manager che pretendono di usare la crisi per cancellare diritti, espellere disabili, tagliare le retribuzioni e aumentare i carichi di lavoro per chi resta. A questo proposito, il disastro sociale oggi certificato dall'Istat è sotto gli occhi di tutti.”


“Per parte nostra, confermiamo piena disponibilità a discutere del massimo utilizzo dei contratti di solidarietà, della Cassa integrazione guadagni straordinaria con rotazione garantita. Così come confermiamo piena disponibilità a costruire un nuovo accordo di Gruppo allo scopo di rilanciare Sirti e salvaguardare l'occupazione.”


“Ma oggi si tratta innanzitutto di riportare la Sirti al tavolo del confronto sindacale - conclude la nota - Per far ripartire la trattativa, le Organizzazioni dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm hanno indetto una manifestazione a Milano per giovedì 24 maggio.”