26 novembre 2013

Telecom: lavoratori chiedono apertura “vertenza Telecom”


Il giorno 26 novembre 2013 si è riunito i componenti del coordinamento Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil delle RSU del Gruppo Telecom alla presenza delle strutture territoriali e delle Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil per analizzare la situazione verificatasi a seguito della modifica dell’azionariato di controllo del Gruppo Telecom da parte di Telefonica e della presentazione del Piano Industriale 2014 – 2016 approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 7 novembre u.s..

Il Coordinamento considera grave che un’azienda del valore di decine di miliardi possa essere acquisita tramite poche centinaia di milioni a causa di una legislazione che consente il controllo di fatto attraverso “scatole” societarie che permettono il controllo di fatto dell’azienda a scapito della maggioranza degli azionisti.

Il coordinamento conferma che, vista la situazione determinatasi a seguito della privatizzazione e dell’alternanza al controllo societario dell’azienda, la situazione finanziaria caratterizzata da un elevato debito, conseguenza diretta di operazioni finanziarie, richiederebbe un aumento di capitale per reperire risorse aggiuntive finalizzate a rilanciare gli investimenti sulla costruzione di reti di nuova generazione, indispensabili per il rilancio complessivo della competitività del Paese e della riforma della Pubblica Amministrazione.

La scelta del Consiglio di Amministrazione di varare un piano industriale 2014 – 2016 con un aumento di capitale molto contenuto e focalizzare gli interventi sull’assetto industriale evidenzia luci e ombre.

Gli aspetti positivi sono contraddistinti dalla scelta di non procedere con lo scorporo della rete ma di lavorare alla realizzazione di un modello che garantisca la parità di accesso mantenendo la rete integrata all’interno dell’azienda, di indirizzare risorse aggiuntive verso lo sviluppo delle reti di nuova generazione per consentire di recuperare il ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, la definizione di un nuovo modello di business che consenta all’azienda di recuperare spazi di mercato.

Questi interventi sono necessari a rimettere in condizione l’azienda di recuperare i ritardi accumulati e rilanciarne le potenzialità sul mercato.

Le ombre sono legate alle scelte con cui si reperiscono le risorse.

Il “convertendo” per realizzare un mini aumento di capitale non è sufficiente a garantire le adeguate risorse dedicate agli investimenti e allo sviluppo; l’operazione di vendita delle torri che, in parallelo con gli errori commessi nel passato sul patrimonio immobiliare, potrebbe portare al loro riaffitto a un canone elevato; la vendita della partecipazione in Argentina che ridimensiona l’assetto internazionale dell’azienda e riduce i margini del Gruppo; il remix degli investimenti che sposta dal commerciale alla costruzione di nuove reti ingenti risorse con il rischio di ridimensionare le capacità competitive dell’azienda.

L’insieme degli interventi descritti ha consentito di recuperare risorse da indirizzare agli investimenti ma inciderà notevolmente sulla redditività dell’azienda e l’indebitamento nei prossimi anni rischiando di comprometterne l’operatività e la capacità di competere sul mercato globale delle telecomunicazioni. In questo caso la previsione del Piano Industriale di mantenere inalterati i parametri fondamentali di marginalità non è credibile.

Il coordinamento ribadisce che la strada maestra sarebbe stata quella di fare un aumento di capitale a carico dei soci o con l’ingresso di nuovi investitori istituzionali.

Per quanto sopra il coordinamento ritiene necessario avviare una vertenza “Gruppo Telecom” da svilupparsi sia sul livello politico sia su quello aziendale con le seguenti modalità:

In accordo con le Segreterie Confederali, sostenere la modifica della legge sull’Opa sulla base dell’ordine del giorno Mucchetti – Matteoli trasformato in emendamento alla legge di stabilità; rinnovo della richiesta di convocazione, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un tavolo di confronto con Telefonica e le Parti sociali per avere garanzie sul futuro industriale del Gruppo Telecom e sulle prospettive occupazionali. Per sensibilizzare il Governo e il Parlamento su tale obiettivo sarà promosso un presidio permanente davanti al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati da farsi durante la discussione per l’approvazione della legge di stabilità oggi in discussione.
Avvio del confronto di merito con il Gruppo Telecom sul Piano Industriale per verificare i reali contenuti dello stesso e le coerenze rispetto agli annunci effettuati, soprattutto in termini di investimenti in reti, ricerca e sviluppo, informatica e prospettive occupazionali. In tale ambito sarà organizzato un presidio il giorno 20 dicembre in occasione dell’assemblea degli azionisti a sostegno delle rivendicazioni del sindacato.
Riapertura del confronto sull’applicazione degli accordi del 27 marzo 2013, su cui l’azienda procede unilateralmente con forzature inaccettabili, per permettere un reale monitoraggio sugli interventi e sull’implementazione dello stesso che sia conforme a quanto sottoscritto.
 Individuazione di opportune soluzioni per i lavoratori oggetto di esternalizzazione negli  anni 2000  - 2006 che oggi pagano le conseguenze di scelte sbagliate con la perdita del posto di lavoro a causa della politica degli appalti.
Al fine di dare continuità alla vertenza e con l’obiettivo di raggiungere i risultati rivendicati, il coordinamento ritiene che nel caso in cui non fosse modificata la legge sull’Opa e/o il Governo non attivi il tavolo di confronto con Telefonica sarà indispensabile, in accordo con le Confederazioni, arrivare allo sciopero generale dei dipendenti del Gruppo Telecom al fine di preservare il patrimonio occupazionale e aziendale garantendo, nel contempo, al Paese l’opportunità di avere un’azienda di telecomunicazioni in grado di sviluppare le reti di nuova generazione indispensabili per ammodernare il Paese e rilanciarne la competitività.


Il coordinamento assume in carico la necessità di avviare una campagna di assemblee volta a informare da subito i lavoratori sullo stato della vertenza in corso e predisporli a tutte le iniziative definite anche integrandole con iniziative territoriali.

"CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, SEGNALI DENTRO E FUORI LO SCHERMO"

Relazione introduttiva di Barbara Apuzzo

Nel 2012, in Italia, 124 donne sono state uccise da un parente (marito, ex marito, compagno, figlio), nel 63% dei casi a casa propria. Un femminicidio quasi ogni tre giorni, l’eliminazione fisica di una donna. Avviene da anni in Italia.

E dentro questo dato non sono comprese le violenze subite da milioni di donne nel mondo. Donne che vedono la propria vita sconvolta o insidiata da minacce, percosse, molestie, stalking, ricatti, mutilazioni, lesioni permanenti.

I motivi sono i più disparati, persino religiosi, come nel caso dell’infibulazione, fino ad arrivare alla morte, per mano del proprio fidanzato, amante, compagno, o marito per quello che ancora viene definito un “delitto d’amore”, un “raptus”, un “atto di gelosia”, mal celando una gigantesca mistificazione che considera una sfumatura, seppur estrema, dell’amore un atto violento, consumato spesso proprio dove ci si dovrebbe sentire più protette, in famiglia.

Mistificazione che uccide spesso la donna per la seconda volta, raccontandone la storia in maniera distorta, in cui gli assassini vengono descritti come “gelosi”, “innamorati”, e dunque in preda ad un raptus, mentre delle donne viene data una rappresentazione stereotipata, che sottintende sempre una responsabilità delle stesse, quasi se la fossero cercata la morte, per aver tradito, respinto o esasperato l’uomo o, più banalmente, per aver ostentato troppa indipendenza, troppa autonomia, troppa bellezza ….troppo qualcosa.

La domanda però è: troppo rispetto a cosa?

Rispetto all’idea di una donna che deve stare al suo posto.

Ma qual è il posto della donna?

Oggi lo chiediamo a Susanna Camusso, Eleonora Andreatta, Benedetta Tobagi, a Luisa Betti, a Rita Del Prete, a Lunetta Savino, donne impegnate, ognuna per il proprio ruolo, nella costruzione di una società e di una cultura che sappia riconoscere dove si annidano le discriminazioni, dove il sopruso fa il suo ingresso prima che diventi violenza.

E lo chiediamo anche a Gad Lerner, giornalista e uomo di cultura, da qualche mese presidente del comitato editoriale Laeffe, un canale del digitale terrestre che vuole distinguersi per la qualità dei suoi prodotti culturali.

Insieme a loro vogliamo parlare dei luoghi comuni e degli stereotipi, che rappresentano la prima violenza sulle donne, che vengono veicolati quotidianamente e capillarmente, segnali che omologano e diffondono idee e comportamenti discriminatori e sessisti.

Se un uomo uccide allora è per troppo amore, perché disperato per aver perso il lavoro e quindi fragile al punto di compiere un atto folle, salvo poi scoprire che ad esempio, citando il
rapporto Ombra presentato dalla Piattaforma Cedaw a New York nel 2011: «I media spesso presentano gli autori di femmicidio come vittime di raptus e follia omicida, ingenerando nell’opinione pubblica la falsa idea che i femmicidi vengano perlopiù commessi da persone portatrici di disagi psicologici o preda di attacchi di aggressività improvvisa.

Al contrario, negli ultimi 5 anni meno del 10% di femmicidi è stato commesso a causa di patologie psichiatriche o altre forme di malattie e meno del 10% è stato commesso per liti legate a problemi economici o lavorativi».

La violenza nasce infatti in ogni contesto sociale. Anche l’avvocato picchia, sfregia con l’acido o uccide la propria compagna esattamente come l’operaio o il disoccupato.

La violenza maschile contro le donne non è un fenomeno né nuovo né solo italiano.

Secondo quanto riportato dall’Onu 7 donne su 10 subiscono nel mondo violenza nel corso della vita, ma cosa ancor più grave è che 600 milioni di donne vivono in nazioni che non considerano questa violenza un reato.

E’ un’emergenza sociale per tutto il pianeta, motivo per cui organi internazionali come le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa hanno sentito il bisogno di delineare chiaramente sia i termini in cui questa violenza si manifesta, sia le forme di contrasto.

La ratifica nel nostro Paese della Convenzione di Istanbul rappresenta in tal senso un passaggio importante, perché sebbene sia necessario arrivare a 10 ratifiche in altrettanti Paesi europei per renderla vincolante, rappresenta già la più straordinaria piattaforma sugli stereotipi mai scritta, contenente indicazioni su che fare a partire dalla prevenzione.

Una piattaforma che finalmente lancia segnali giusti e nella giusta direzione, che definisce la violenza sulle donne come “violazione dei diritti umani” e come “una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano, o sono suscettibili di provocare, danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata».

Il cambiamento potrà essere reale solo quando si riconoscerà e si ricercherà l’uguaglianza quale elemento chiave per prevenire la violenza.

Sempre la Convenzione dice:
“Le Parti incoraggiano il settore privato, il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i mass media, nel rispetto della loro indipendenza e libertà di espressione, a partecipare all’elaborazione e all’attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità.”
Un ruolo e una responsabilità precisa vengono dunque riconosciuti, per la prima volta con questa chiarezza, al sistema mediatico nel suo insieme. E, aggiungiamo noi, al servizio pubblico in particolare.
Si è responsabili dei segnali che si mandano, si è responsabili delle parole che si usano, si è responsabili delle immagini che si scelgono.
Le donne devono essere rappresentate così come sono realmente, ciascuna con le sue caratteristiche di individuo non riassumibili semplicemente nell’essere madri, mogli, compagne, single, giovani o anziane, più o meno belle, con le rughe o qualche chilo in più.

Donne forti o fragili, impegnate o frivole, dottoresse, direttrici, impiegate, commesse, casalinghe, operaie…donne normali appunto, per correggere quella distorsione che vede in una certa rappresentazione femminile, fatta di vallette e veline pressoché mute o di spot pubblicitari imbarazzanti, un continuo riferimento a ruoli definiti e stereotipati, che sono l’ humus su cui proliferano la discriminazione e la violenza di genere.
I mass media raggiungono tutti. Spesso rappresentano, per chi ha scarse capacità o possibilità relazionali, l’unica finestra sul mondo. Se pensiamo poi a quanto tv e web influenzino la formazione delle coscienze, soprattutto dei più giovani, comprendiamo quanto sia indispensabile inviare segnali che spingano al rispetto e vadano nella direzione dell’affermarsi di un equilibrio di genere, in ogni ambito della nostra vita.
E’ indispensabile chiudere dunque con l’epoca delle donne oggetto, proposte come tali più o meno subdolamente, che insinuano ed alimentano l’idea che anche nel privato, come nello schermo la donna possa essere una “cosa” di cui disporre, una proprietà - inconcepibile dunque che possa immaginare di allontanarsi!
Anche come l’informazione, troppo spesso, racconta la violenza sulle donne, rafforza questa idea.

Se è evidente ormai che il problema della violenza è strutturale, il modo di dare l’informazione e la narrazione mediatica di questa violenza, può rappresentare uno dei fattori principali per il cambiamento.

Nelle ultime settimane, tutti i giornali e i telegiornali, hanno parlato del cosiddetto caso delle “Baby prostitute”.
Baby prostitute, baby escort, ragazze doccia, sono solo alcune delle definizioni usate, parole che si fissano nella mente, che sottintendono e ci abituano all’idea che fin da piccole, queste giovani donne, hanno manifestato forse la loro vera indole.

Ma io mi chiedo, se è normale parlare di “baby squillo”, perché allora non si dice, uso una provocazione forte, “maxi pervertiti” in riferimento agli uomini, spesso padri di famiglia, che con quelle bambine andavano?!
Perché è considerato normale usare una terminologia sessuata per riferirsi a queste ragazzine, poco più che bambine?

E dove sono i padri in questa vicenda?
Sappiamo tutto di queste ragazzine, perché la morbosità del racconto ha vinto su tutto, sono stati intervistati gli amici, i vicini, la madre di spalle, sono state fatte le riprese fuori dalla loro scuola.

Quale privacy è stata rispettata?

E di questi uomini, i clienti, quale familiare è stato intervistato?

Quale collega? Quale ufficio è stato ripreso dall’esterno?
Nessuno. Perché ancora una volta lo stereotipo ha vinto sulla notizia vera: che uomini, evidentemente disturbati, utilizzavano come prostitute delle ragazzine.
Questo è solo un esempio tra tanti, ma serve per dire che se vogliono e devono contribuire al necessario avanzamento culturale del Paese, i mass media, e la Rai in particolare, devono contribuire ad orientare e formare l’opinione pubblica per migliorare e non aggravare l’immagine che si ha delle donne.
Devono lanciare segnali che combattano la discriminazione e la violenza.
La cultura non è una cosa astratta, la cultura siamo e la facciamo noi, ognuno per il suo ruolo.
Per questo abbiamo immaginato l’appuntamento di oggi, per condividere e alimentare l’idea che la cultura è una leva potente per cambiare.
Ma cambiare la cultura, significa prima di tutto cambiare il modo di pensare.

L’obiettivo che ci poniamo è quello di raggiungere l’uguaglianza quale elemento chiave per prevenire la violenza, ma questa uguaglianza allora dobbiamo provare a rappresentarla, con esempi concreti che propongano una idea alternativa a quella cui siamo nocivamente assuefatti.
In questa direzione si è mossa la RAI, con scelte editoriali che abbiamo particolarmente apprezzato.
Scegliere di non riproporre Miss Italia e contemporaneamente dare il via ad una serie di fiction che puntano alla rappresentazione di donne forti, impegnate è un segnale importante.
Mi preme evidenziare che entrambe le iniziative nascono su input di due donne: la Presidente Anna Maria Tarantola e la direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta.
E lo dico per sottolineare il fatto che la partecipazione delle donne a tutti i livelli rappresenta la precondizione essenziale per determinare il cambiamento culturale della società.
Contemporaneamente, però, devo registrare il fatto che nel testo in discussione del nuovo contratto di servizio 2013 – 2015, in controtendenza con gli impegni assunti dalla Rai, la questione di genere risulta eccessivamente semplificata e diluita con tante altre, il che appiattisce l’impegno del servizio pubblico nei confronti della lotta alla discriminazione e alla violenza di genere dentro più generiche buone intenzioni.
Ecco, forse nell’epoca in cui gli episodi di femminicidio sono presenti nelle cronache nazionali quasi quotidianamente, sarebbe più giusto optare per una “puntualizzazione” più che per una semplificazione, articolando meglio le azioni che la concessionaria del servizio pubblico dovrà adottare, a partire dagli strumenti messi a disposizione per realizzare concretamente quanto enunciato come principi generali.
Noi siamo il sindacato, abbiamo l’obbligo di occuparci della coerenza dei comportamenti, propri e delle controparti nei luoghi di lavoro.
La Rai in questo senso rappresenta per noi un’impresa dentro la quale vivono relazioni di lavoro, relazioni sindacali. Anche al suo interno, così come in tutte le altre aziende, è necessario lavorare insieme per rafforzare quella necessaria inscindibilità tra il “dire” e il “fare” che rimane forse il criterio principale col quale si misurano le nostre rispettive credibilità.

Le donne della CGIL l’anno scorso hanno fatto un lungo percorso che abbiamo chiamato “le donne cambiano...” percorso dentro il quale la Slc si è posta un obiettivo preciso, quello di “chiedere alle istituzioni, alle aziende e agli organi dei giornalisti di intervenire con misure più stringenti e persuasive per il rispetto della dignità della persona –e in particolare della donna- nell'esercizio dell'attività giornalistica, nell'ambito della comunicazione pubblicitaria e nella programmazione televisiva”, perché “se metà del mondo è considerata come corpo, come soggetto possedibile e non come soggetto di cittadinanza” il nostro Paese, ma purtroppo non da solo, ha un gravissimo vuoto di democrazia che non possiamo considerare completamente sanato dalla legge contro il femminicidio recentemente approvata.

La nostra organizzazione ha chiesto, all’indomani della sua approvazione, che si affrontasse il tema della violenza contro le donne in modo più organico e strutturale; dunque con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori interessati comprese le parti sociali e il mondo dell'associazionismo civile, prevedendo un'adeguata copertura finanziaria senza la quale si rischia di non mettere in condizione di operare davvero, e con certezza, i centri 
antiviolenza, le case-lavoro, e tutte le strutture che accompagnano le donne a ritrovare la propria autonomia.

Le donne che subiscono violenza, quando rompono quel muro di indifferenza e silenzio, devono avere la certezza di essere adeguatamente protette.

(Nel 2012 più di un milione di donne ha subito atti di violenza, ma solo il 7,2% delle vittime ha denunciato l'accaduto.)

Però dobbiamo dirci con franchezza che affrontare il tema dal punto di vista repressivo, sebbene sia necessario, non è sufficiente.

Per questo motivo, oggi, vogliamo interrogarci su quale è il contributo che noi possiamo dare per fermare questa spirale di violenza lavorando sulla prevenzione.

Nominare un fenomeno è attestare la sua esistenza, è il primo passo verso la consapevolezza che quando parliamo di femminicidio indichiamo una realtà precisa e differente dagli altri fenomeni violenti.

È il primo segnale, il più forte e chiaro, che si fa sul serio nella lotta contro la violenza sulle donne.

“Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale”.

Questa è la definizione che l’enciclopedia Treccani dà della parola femminicidio.

Una parola coniata nel 2006 dalla parlamentare femminista messicana Marcela Lagarde per definire “la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta dalla violazione dei loro diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogene”.

Credo che l’uso consapevole delle parole, soprattutto per chi lo fa di mestiere, sia una responsabilità cui non possiamo sottrarci.

Insieme dobbiamo costruire un linguaggio, fatto di immagini e parole, un comune patrimonio semantico, che parli a tutte le donne e a tutti gli uomini, grandi e piccoli, di rispetto e dignità.
Barbara Apuzzo
Segretaria Nazionale Slc CGIL e responsabile coordinamento donne Slc

23 novembre 2013

Telecom: Comunicato unitario su estensione sperimentazione geolocalizzazione

Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL stigmatizzano il comportamento di Telecom per quanto attiene la sperimentazione della geolocalizzazione e la sua estensione su altri territori.
Proprio per evitare false partenze e condividere i passaggi, le parti avevano dato mandato alla Commissione Nazionale Controllo a Distanza di analizzare ogni singolo elemento della geolocalizzazione dei mezzi dei tecnici esterni (sicurezza,motorizzazione ed ottimizzazione dell’assegnazione wr, visibilità dei dati).
Gli stessi componenti sindacali, che insieme a quelli aziendali stanno analizzando proprio in questi giorni la questione, hanno chiesto più volte di evitare l’estensione del progetto ad altre aree territoriali fino a quando la Commissione è in corsoproprio su tutti gli aspetti pertinenti alla geolocalizzazione.
Tant’è vero che la componente sindacale sta ancora aspettando una nuova riunione di Commissione relativa ad aspetti cruciali e dirimenti rispetto ad un’ipotesi di condivisione del percorso intrapreso dall’azienda. A tutto questo l’azienda
risponde invece con la progressiva istallazione degli apparecchi sul resto dei territori e con l’attivazione degli stessi. Il tutto in modo completamente disorganico, senza alcuna possibilità di verifica dei numeri dei nuovi lavoratori impattati e delcriterio seguito per l’estensione del progetto.
Questa incomprensibile accelerazione impressa dall’azienda sta chiaramente ostacolando la piena condivisione dello strumento ed alimentando forti perplessità rispetto alla sua estensione.
Se l’azienda ha intenzione di avviare l’estensione, dopo una “sperimentazione” di cui non si è prodotta ancora un’analisi compiuta, e per di più con impostazionicontrarie allo spirito dell’accordo, se ne assumerà ogni responsabilità.
L’unico percorso condivisibile per il sindacato è quello che pone le condizioni, non solo formali, per addivenire ad intese coerenti e sostenibili all’accordo del 27 marzo.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UI

22 novembre 2013

"CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, SEGNALI DENTRO E FUORI LO SCHERMO" INIZIATIVA SLC CGIL


Il 25 novembre alle ore 9.30, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Sindacato Lavoratori della Comunicazione della CGIL terrà alla Casa del Cinema di Roma l’iniziativa pubblica Contro la violenza sulle donne, segnali dentro e fuori lo schermo.
L’obiettivo è richiamare l’attenzione sul ruolo che i media rivestono per combattere la violenza sulle donne e facilitare l’affermarsi di una cultura del rispetto e dell’equilibrio di genere.
La violenza nasce in ogni contesto sociale e cresce nell’indifferenza e nel silenzio. I mass media e il servizio pubblico in particolare devono impegnarsi a tutto tondo nella battaglia culturale necessaria – dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil e coordinatrice nazionale donne. Crediamo che esempi concreti di donne e di uomini che testimoniano un impegno quotidiano e tangibile in questa direzione, siano il modo migliore per comunicare che un cambiamento è già in atto e che sia compito di tutti noi sostenerlo, incoraggiarlo e renderlo visibile.
Dopo il contributo del segretario generale Slc Cgil Massimo Cestaro e la relazione introduttiva di Barbara Apuzzo, interverranno Eleonora Andreatta, Direttrice Rai Fiction; Luisa Betti, giornalista esperta di diritti donne e minori; Rita Del Prete, Vicepresidente Premio Ilaria Alpi; Gad Lerner, giornalista e scrittore; Lunetta Savino, attrice; Benedetta Tobagi, CdA Rai. Modera Ilaria Capitani, Giornalista Tg2.
I lavori saranno conclusi da Susanna Camusso, segretario generale Cgil.

Chiediamo a tutte le donne che saranno presenti di indossare scarpe rosse per "far camminare" la lotta contro la violenza sulle donne.

Telecom Italia, Antonio Catricalà: 'Telefonica dovrebbe accettare lo scorporo della rete'

"Telefonica dovrebbe accettare di scorporare"  la rete di accesso, una volta completata l'acquisizione del controllo di Telecom Italia. Lo ha ribadito oggi Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico a Radio24, ripetendo quanto da lui già dichiarato in diverse occasioni. Lo scorporo della rete sarebbe "non proprietario ma societario. Ci sarebbe un grande partner, la Cdp, e si potrebbe far gravare sulla rete 20mila dipendenti e parte di debito".
Catricalà chiarisce poi che "se Telefonica acquisterà Telecom avrà in pancia anche la rete" e "dev'essere la società che decide di scorporare la rete". Se Telefonica non dovesse decidere per lo scorporo, si terranno la rete "con più difficoltà nei confronti del governo".
Parlando dell'operazione che ha visto Telefonica aumentare le sue quote in Telco, "Avrei detto no a Telefonica ma il mercato faccia il suo gioco", prosegue Catricalà, aggiungendo che però "nessuno me lo ha chiesto". Il viceministro ha chiuso precisando di non essere ora "contrario alla vendita a Telefonica, il mercato deve fare il suo gioco, e il governo deve avere le sue garanzie".
Non più tardi di una settimana fa, ad un convegno organizzato dal sindacato, Catricalà aveva detto che "lo scorporo un'operazione che serve all'Italia, alla concorrenza e all'occupazione - ha detto Catricalà - Lo scorporo è già successo con Terna, costola di Enel, e con Snam, separata dall'Eni. Sono operazioni che hanno dato beneficio al titolo delle aziende quotate e all'Ebitda. E' un'idea che ho sempre avuto, ci credo - ha aggiunto Catricalà - Ovviamente io penso ad uno scorporo societario e non proprietario"
Intanto in audizione al Senato Marco Patuano, l'amministratore delegato di Telecom Italia, ha detto che "Telecom Italia è un'azienda solida" che "non necessita di interventi di salvataggio o di misure dirigistiche, quali la nazionalizzazione o lo scorporo ex-lege della rete di accesso, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali posti dall'agenda digitale"

20 novembre 2013

Telecom: Comunicato Unitario Incontro AD 19 novembre 2013

Si è svolto il 19 novembre 2013 l’incontro fra l’Amministratore di Telecom e le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

Il piano avrà come priorità di spesa lo sviluppo delle reti in fibra (sfruttando anche i finanziamenti europei per le regioni depresse); per la LTE; investimenti in ICT e data center. Complessivamente il piano prevede investimenti per 3 miliardi e quattrocentomilioni (1100 per il 2014, 1200 per il 2015 e 1100 per il 2016). Il Piano si basa su un “remix” di investimenti, ciò farà si che ad un aumento di investimenti sulla rete corrisponderà un conseguente ridimensionamento degli altri investimenti.

Il Piano si finanzia ricorrendo al “convertendo”, alla vendita della partecipazione in Telecom Argentina, ai fondi europei per la digitalizzazione delle regioni economicamente depresse, e una revisione di voci di investimento non considerate strategiche o su cui vi siano comunque spazi per conseguire risparmi, la vendita delle torri e di parte del patrimonio immobiliare.

Sul Brasile l’AD, pur confermando la natura “core” dell’asset, non esclude in prospettiva  una vendita qualora arrivasse un’offerta interessante (soprattutto alla luce della possibile crescita azionaria di Telefonica nel pacchetto azionario di Telco e della conseguente, prevedibile, richiesta dell’Anatel brasiliana di scegliere fra Vivo e Tim Brasil).

Conferma la scelta di non procedere sulla strada dello scorporo della rete essendo venute meno le motivazioni di carattere regolatorio (AGCOM ha già fatto sapere che la divisionalizzazione risponde ampiamente al bisogno di garantire l’equivalence of input), e commerciali.

Sulla vendita delle torri, alla precisa domanda se il progetto preveda o meno il passaggio di lavoratori l’AD ha dichiarato come al momento  non sia stata ancora presa una decisione in materia.

Questo in sintesi l’insieme dei provvedimenti presi dall’ultimo CdA Telecom.

Le Segreterie Nazionali ritengono indispensabile la convocazione del Coordinamento Nazionale delle RSU per valutare la situazione e decidere le prossime iniziative da mettere in campo per sensibilizzare il coinvolgimento del Governo, ad oggi latitante, nel richiedere precise garanzie sul futuro di questa azienda e sulle prospettive future da parte di Telefonica in termini d’ investimento ed occupazione.


19 novembre 2013

Telecom-sindacati: parte il confronto su lavoro, Brasile ed investimenti

Marco Patuano e i sindacati si erano già visti il 4 ottobre, e in quell’occasione l’Ad di Telecom Italia aveva lanciato segnali rassicuranti verso le parti sociali sui punti che stanno loro più a cuore: evitare lo scorporo della rete, mantenere i livelli occupazionali, rilanciare l’azienda. Da allora qualcosa è cambiato: c’è stata la presentazione del piano industriale 2014-2016 al Consiglio d’amministrazione, il 7 novembre, e subito dopo la vendita della controllata Telecom Argentina al fondo Fintech di David Martinez Guzman per 960 milioni di dollari. Due segnali forti, che non hanno raccolto il gradimento dei sindacati, e su cui oggi si è aperto il confronto nella sede romana di Telecom, in Corso d’Italia. Una riunione che ha visto nel ruolo di convitato di pietra Telefonica.

L’incontro di oggi è durato più di 4 ore, e secondo quanto riportato dai rappresentanti sindacali è servito a Marco Patuano per snocciolare in maniera analitica i contenuti del piano industriale. Una riunione che Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom definiscono costruttiva, anche se ancora interlocutoria, da momento che è stato fissato un nuovo incontro con Marco Patuano a metà dicembre, subito prima dell’assemblea dei soci Telecom. I sindacati intanto hanno convocato per il 26 novembre il coordinamento nazionale delle Rsu di Telecom, e in quell’occasione chiameranno in causa il Governo chiedendo che prenda posizione e renda pubblica la propria idea di politica industriale in questo settore, anche andando al di là della vicenda Telecom, per arrivare fino ai temi dell’agenda digitale. Ma la notizia che sembra più dirompente è che, pur confermando la strategicità del Brasile, Patuano avrebbe detto che in prospettiva, se arriveranno offerte, l’azienda è pronta a prenderle in considerazione. Una notizia che trova riscontro tra l’altro nel campo degli analisti, con Bernstein che è spinta a individuare nel periodo tra i mondiali di calcio e le elezioni di ottobre in Brasile la finestra più utile alla vendita: “offerte a multipli elevati, da esaminare attraverso un'asta, potrebbero essere considerate”.

“Patuano oggi è entrato nel dettaglio, ci ha illustrato il piano industriale pezzo per pezzo - dice Michele Azzola, segretario generale Slc Cgil - ci ha spiegato la scelta del convertendo e i motivi della vendita di Telecom Argentina, e ci ha detto di avere intenzione di destinare più investimenti sulle reti di nuove generazione. Non si tratterebbe però se non in minima parte di nuovi investimenti - prosegue Azzola - ma soprattutto della rimodulazione degli investimenti già previsti. Vuol dire che da qualche parte di dovrà ‘togliere’, e questo ci preoccupa. Se poi si confermasse la vendita di Tim Brasil si aprirebbe un ulteriore problema, perché Telecom prenderebbe una strada che non è di sviluppo e crescita”.

“Da qui e per le prossime settimane - commenta Azzola - abbiamo messo in piedi un percorso per capire gli obiettivi di investimento nella rete di nuove generazione fissa: si parla di un miliardo e 800 milioni nella rete fissa, ma è necessario fissare gli obiettivi. Patuano ha condiviso questa impostazione, e per questo aspettiamo una nuova convocazione”.  “Al Governo - conclude – ci rivolgiamo perché riteniamo che possa e debba fare due cose molto importanti: fissare gli obiettivi della banda larga, a cui ovviamente Telecom dovrebbe adeguarsi, e approvare velocemente il decreto di modifica sull’Opa”.


Cgil, XVII Congresso il 6-7-8 maggio 2014

Il Comitato direttivo nazionale della Cgil, riunitosi oggi a Roma, ha deliberato la convocazione del XVII Congresso ed approvato il regolamento congressuale. Il parlamentino è stato riconvocato per il 2 dicembre, scaduto il periodo di 10 giorni utile per emendare o presentare documenti congressuali, per licenziare in modo definitivo i materiali congressuali composti dai documenti come definiti al termine dei lavori, accompagnati con la sottoscrizione da parte dei componenti il Comitato direttivo. I documenti, per essere definitivamente licenziati, devono essere presentati e sottoscritti da almeno cinque componenti del comitato direttivo, corrispondenti al 3% dell'attuale platea dell'organismo.
Il calendario congressuale prevede lo svolgimento: delle assemblee congressuali di base dal 7 gennaio al 21 febbraio 2014; dei congressi delle categorie territoriali, delle camere del lavoro territoriali, delle camere del lavoro metropolitane e delle categorie regionali entro il 15 marzo 2014; dei congressi delle Cgil regionali dal 17 marzo al 29 marzo 2014; dei congressi delle categorie nazionali dal 31 marzo al 17 aprile 2014 e, successivamente, del congresso nazionale dello Spi Cgil; del congresso della Cgil Nazionale nei giorni 6, 7 e 8 maggio 2014.

17 novembre 2013

MADE FOR ITALY: Poste Italiane e Telecom Italia, due aziende per il sistema paese

www.slc-cgil.it
15 novembre 2013
Si è tenuto ieri a Roma il convegno “Made For Italy: Poste e Telecom Italia. Due aziende per il sistema paese“, organizzato dalla Slc e dalla Cgil.
L’evento, introdotto dal segretario generale Massimo Cestaro, ha rappresentato l’occasione per confrontarsi sul futuro di due aziende che, seppur con ruoli diversi, rappresentano asset strategici per il sistema paese.
Le proposte di Slc e Cgil, sintetizzate in 2 dossier, sono state rappresentate da Cinzia Maiolini, Segretario Nazionale dell’area Servizi Postali, e da Michele Azzola, Segretario Nazionale dell’area TLC.
Alla kermesse sono intervenuti personaggi di spicco della politica, dell’economia e dell’editoria italiana.
A conclusione dei lavori è intervenuta Susanna Camusso, segretario generale della CGIL.
Alleghiamo, di seguito, i testi relativi ai 2 dossier presentati.

Susanna Camusso insiste: "Telecom Italia va messa al riparo dagli stranieri"

''Bisogna mettere al riparo Telecom perché ora come ora così non la è. L'ingresso degli stranieri in un settore come le Tlc ci preoccupa''. E' quanto ha affermato il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso.
Secondo il leader della Cgil ''una cosa sono le alleanze internazionali come per Alitalia, un'altra cosa è che si perdano asset strategici per il Paese''. Quanto all'ipotesi di nazionalizzare la rete Telecom ''la rete - ha osservato Camusso - ha bisogno di avere anche un operatore e c'è una connessione tra la rete e gli investimenti che l'operatore deve fare. Per questo pensiamo che intanto bisogna mettere al riparo la società''.
Telecom e Alitalia, ha osservato poi Camusso ''sono il fallimento di una logica di privatizzazione di questo Paese. Una privatizzazione puramente fatta in nome dell'ideologia del privato e che il privato sarebbe meglio. Invece di riparare a questi errori e quindi mantenere le imprese strategiche per l'innovazione e per il futuro -ha proseguito la sindacalista- si sta continuando a fare una discussione della ricerca del miglior offerente. Penso alle modalità con cui Telco ha deciso di far salire Telefonica in Telecom privandoci cosi' di una risorsa. E' la ragione per cui sosteniamo che occorra modificare la legge sull'Opa e per cui chiediamo al governo di fare una norma sulla golden power''.

''Basta con questa ideologia assolutamente sbagliata del privato - ha concluso il leader della Cgil - proponiamoci invece il tema di come si cominci a intervenire pubblicamente per salvaguardare le imprese del nostro Paese''.

15 novembre 2013

Telecom: Comunicato unitario su ferie Divisione Caring

Arrivano da diverse sedi aziendali segnalazioni di una revisione restrittiva delle percentuali giornaliere di ferie\rol nel servizio 187. Risultano addirittura casi di lavoratori ai quali viene revocato il giorno di assenza precedentemente accordato in virtù di queste revisioni “a posteriore” delle percentuali di ferie da accordare.
Francamente riteniamo inaccettabile che la dirigenza di Telecom Caring Services, dopo aver fatto saltare l’incontro del 19 settembre sul 187, stia procedendo con revisioni e forzature unilaterali.
Invitiamo l’azienda a cessare questi atteggiamenti che non fanno altro che aggravare un clima già molto teso nel caring in generale ed al 187 in particolare.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

13 novembre 2013

Telecom Italia: A Milano e Roma ispezione di Consob e Guardia di Finanza


"Telecom Italia sottolinea di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e delle norme che regolano il mercato finanziario e assicura la massima collaborazione alle Autorità": è quanto comunica l'azienda in una nota in riferimento alle ispezioni nelle sedi di Milano e Roma da parte deifunzionari della Consob e dei militari della Guardia di Finanzia per l'acquisizione della documentazione relativa alle decisioni deliberate dal Cda del 7 novembre sull'emissione del bond convertendo e la cessione della controllata Telecom Argentina.
L’ispezione di oggi si configura come un atto dovuto, dal momento che sulla questione del convertendo da 1,3 miliardi di euro varata dall'ultimo Cda e della cessione degli asset in Argentina pendeva una denuncia all'authority di Asati, associazione che rappresenta i piccoli azionisti della società.
“Il fatto di non aver indetto una gara e aver condotto una trattativa privata che va ancora perfezionata - affermavano da Asati schierandosi contro la cessione di Telecom Argentina - ci fa ritenere che l`operazione oltre ad avvenire in potenziale conflitto di interessi di Telco produrrà notevoli danni potenziali a tutti i piccoli azionisti. Un cda saggio e attento a tutela dell'interesse prima della società e anche di tutto l'azionariato, e quindi anche delle minorities - denunciano da Asati - non venderebbe mai al valore di borsa ma con un premio di maggioranza almeno pari al 30%. Calcoliamo che se andasse in porto questa scellerata operazione, ci sarebbe una perdita per la società, e di conseguenza per gli azionisti, pari a un minimo stimabile di 300 milioni di euro".
Altrettanto dura la posizione di Asati sul convertendo: “Ci risulterebbe - scrivevano lunedì - che alle 20.25 del 7 novembre è terminato il cda, alle 23 è terminata la conference call e alle 7.40 della mattina del giorno dopo, dopo sole 9 ore notturne, in barba a tutti i soci azionisti finanziari, a cui non era arrivata la soffiata degli amici, è stato risposto 'sei arrivato tardi non c`è più niente per te'. Il documento non poteva essere distribuito in Usa e allora chi ha riferito a Blackrock, permettendogli di sottoscrivere 200 milioni di convertendo? E quando è stato riferito? Durante o dopo il cda? Durante le ore notturne?”

12 novembre 2013

Vodafone 'raddoppia' in Italia: 1,8 miliardi in due anni per il broadband fisso e mobile


l gruppo Vodafone accelera sugli investimenti con un Piano da 7 miliardi di sterline - battezzato 'Project Spring' - che si concentra anche sul nostro Paese.
In Italia, la società di Vittorio Colao ha preventivato investimenti per 1,8 miliardi che, sommati ai 900 milioni investiti annualmente, portano a 3,6 miliardi gli investimenti nei prossimi 2 anni per lo sviluppo delle reti e servizi a banda ultra larga mobile e fissa.
Il progetto Spring, sottolinea una nota della società, mira a imprimere una nuova accelerazione agli investimenti nell'ultrabroadband mobile, con l'obiettivo di estendere ulteriormente la copertura e la capacità delle reti 3G e 4G e di introdurre nuove generazioni di apparati per offrire servizi e prestazioni all'avanguardia.
Il piano guarda, però, anche alla fibra ottica: il target è di coprire con la rete FTTC 150 grandi città dalle attuali 34 e di raggiungere entro il 2016 un quarto della popolazione italiana, ovvero 6,4 milioni di famiglie e imprese.
Sulla scia dei 130 miliardi di dollari incassati dalla vendita di Verizon Wireless negli Usa, il gruppo ha anche annunciato la distribuzione di un acconto sul dividendo di 3,53 pence (in crescita dell'8%) con l'obiettivo di pagare un dividendo totale di 11 pence.

I dettagli del piano da 7 miliardi di sterline - 1 miliardo in più rispetto a quanto annunciato in precedenza - sono stati resi noti in occasione della presentazione dei risultati del primo semestre, nel quale ha registrato un utile netto di 17,95 miliardi di sterline, contro la perdita di 1,98 miliardi del primo semestre 2012 causata dalle svalutazioni degli asset spagnoli e italiani. L'utile operativo si è attestato a 2,2 miliardi (contro il rosso 3,2 miliardi dello scorso anno). Il risultato beneficia del credito di imposta di oltre 15 miliardi legato a perdite degli anni passati.
In crescita anche i ricavi che fanno segnare un incremento 2,5% a 19,1 miliardi, in calo quelli da servizi a 17,5 miliardi (-2,3%).

Anche se le condizioni in Europa "restano molto difficili", Vittorio Colao si dice ottimista per il futuro: "Ci aspettiamo un ritorno alla crescita nei prossimi due anni e la possibilità di un cambiamento di attenzione normativo per sostenere maggiori investimenti del settore e di consolidamento".
"Il nostro programma di investimenti, ora portato a 7 miliardi, accelererà ulteriormente i nostri piani per stabilire una rete più forte e la differenziazione dei servizi per i nostri clienti", ha aggiunto il Ceo.

La cessione da 130 miliardi di dollari di Verizon Wireless, ha sottolineato ancora Colao, "…premierà i nostri azionisti per il loro supporto a lungo termine della nostra strategia e ci fornirà un solido bilancio, una migliore copertura dei dividendi e la flessibilità finanziaria e strategica per fare ulteriori investimenti nel business e ritorno per gli azionisti in futuro".

In Italia, nel corso del primo semestre, si è registrato un calo dell'11% dei ricavi da servizi (pari a 3,05 miliardi di euro) ma la società evidenzia anche la crescita dell'83% dei ricavi da pacchetti integrati. L'Ebitda è stato pari a 1,2 miliardi.

Un trend che si registra comunque in tutto il sud Europa, dove i ricavi da servizi segnano un calo del 14,9%.

Telecom Italia: Azzola (Slc Cgil Nazionale) su investimenti serve chiarezza

12 novembre 2013
“In queste ore si è avviata una corsa a sostenere che Telecom ha realizzato e sta realizzando investimenti sulla banda larga. Il fatto che il Paese sia inchiodato a un drammatico 14% di copertura collocandoci agli ultimi posti rispetto gli altri Paesi europei sembra essere causato dal destino e non da scelte sbagliate che si sono attuate.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

“E’ necessario fare un salto di qualità. Il Governo deve pretendere da Telefonica l’esatta consistenza dei progetti che si intendono realizzare e le risorse destinate a sviluppare la Banda Larga. Continuare a parlare genericamente di investimenti e mettendo insieme quanto si realizza per il mobile, per il mantenimento dell’attuale, per la riparazione dei guasti, per la sostituzione degli apparati è un modo per mistificare la verità. Sapere quanto si è speso negli ultimi anni per la rete di nuova generazione e quanto si pensa di spendere nei prossimi anni e per quali obiettivi e in quali tempi è la risposta necessaria.”

“Se è vero che al Ministro Zanonato interessa “ciò che aumenta la larga banda e

l’efficienza telematica e informatica del nostro Paese” allora sarebbe opportuno che il Governo si faccia dare precisi impegni da Telefonica su come si intenda recuperare il ritardo italiano nell’estensione della banda larga definendo obiettivi e tempi certi – prosegue

Sconcertante, infine, che si possa apprezzare che il CDA di Telecom debba vendere patrimonio aziendale e asset strategici per reperire risorse da indirizzare agli investimenti. E’ evidente che così si pregiudica il futuro dell’azienda, si trascurano gli interessi del Paese e ci si preoccupa solamente dei pochi azionisti di controllo che saranno gli unici a trarne benefici.


E’ necessario che la politica guidi questa operazione verso soluzioni che consentano l’entrata di azionisti disponibili ad attendere i sicuri ritorni degli investimenti in fibra ottica su tempi lunghi, quello che Telefonica non è disponibile a fare.

Telecom Italia: Comunicato Slc Cgil Catania su disagi e malessere nella Divisione Caring Catania

Da anni assistiamo a riorganizzazioni di Telecom Italia fatte ad hoc per riduzioni costi  senza salvaguardare la normale vivibilità delle sedi ne le principali norme di igiene e sicurezza per tutti i lavoratori che giornalmente prestano servizio.
Ultimo in ordine di tempo è l’unificazione sotto un'unica sede a Catania della DIVISIONE CARING dove vengono raggruppati tutti i servizi di customer care.
La sede in questione, sita in via Monsignor Domenico Orlando n.10, nei mesi precedenti è stata oggetto di lavori di ristrutturazione che come SLC CGIL di Catania abbiamo da subito contestato evidenziando tantissime anomalie tra le quali la sistemazione delle postazioni, il ridimensionamento degli spazi, la condizione microclimatica non consona alle leggi vigenti.
Come risposta l’azienda, in barba alle segnalazioni sindacali, ha provveduto alla celere ultimazione dei lavori, lasciando disagi e malessere. Non ultimo, al risparmio dei costi generali si è aggiunto il rinnovo del contratto di appalto per le pulizie   al massimo ribasso.
Conseguenza di tutto ciò è l’ invivibilità dei lavoratori nella propria postazione di lavoro, standard microclimatici al di sotto della norma e una condizione igienico sanitaria precaria.
Su quanto sopra denunciato informiamo i lavoratori che abbiamo già predisposto segnalazione all’Asp di competenza al fine di poter risolvere definitivamente  queste problematiche di rischio accertato per la salute e la sicurezza.
Ricordiamo inoltre che la responsabilità del datore di lavoro nasce dalla necessità di attuare i suddetti principi riconosciuti dalla nostra Costituzione vedi: art. 32 (tutela della salute nei luoghi di lavoro), art. 35 (tutela del lavoro), art.38 ( tutela del lavoratore in caso di infortunio, malattia), art. 41 (l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana), nonché ribaditi dalle norme dell’ordinamento dello Stato Italiano .
Catania lì, 12-11-2013

La Segreteria Provinciale
SLC CGIL Catania

11 novembre 2013

Il segnale che manca


Articolo di Susanna Camusso su L'UNITA'
Da oggi e per tutta la settimana, in più di cento città italiane, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, si organizzeranno scioperi e manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil per imprimere una svolta coraggiosa alla Legge di Stabilità. Non accadeva da tempo ed è segno di quanto la situazione sia avvertita come grave.L'intervento di Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL sul quotidiano 'l'Unità'

Il sindacato unitario chiama alla mobilitazione in sostegno della propria piattaforma i lavoratori dell'industria, dei servizi, del Pubblico impiego e i pensionati. Lo fa consapevole delle difficoltà e delle rinunce che sono chiamati a sopportare, sapendo che la crisi non è finita e che l'emergenza occupazionale si aggraverà ancora. Lo fa per chiedere una diversa politica economica che dia, contrariamente a quella attuale, prospettive di crescita e sviluppo per il Paese. Lo fa perché ci sia una gestione certa delle emergenze occupazionali dalla cassa integrazione, agli esodati nei numeri, nei tempi e nelle risorse stanziate.

Con oltre 3000 emendamenti presentati al Senato, si profila quello che i giornali già chiamano un «assalto» alla legge di Stabilità. Un arrembaggio degno della prima Repubblica, ma rispetto agli anni in cui era facile aumentare la spesa pubblica, ad aggravare la situazione c'è la crescente disoccupazione dei giovani in particolare i rigidi vincoli europei, una maggioranza divisa che vuole spostare l'asse della manovra in direzioni fra loro conflittuali.

I sindacati non sono interessati ai piccoli aggiustamenti delle voci di spesa in difesa di questo o di quell'interesse particolare. Abbiamo più volte detto che serve una virata netta perché la legge di Stabilità corrisponda davvero agli obiettivi dichiarati quotidianamente dal governo, ma quotidianamente disattesi. Se la legge di Stabilità 2014 deve svolgere una funzione anticiclica di avvio della ripresa economica e di creazione di lavoro, è prima di tutto necessario aumentare le entrate e i risparmi possibili. Su questo versante si scontrano, anche all'interno della maggioranza, non il partito delle tasse e quello che le vuole ridurre, ma un centro destra che intende mantenere la gran parte della pressione fiscale su lavoro dipendente e imprese, e un centro sinistra che non riesce a far pagare i redditi improduttivi quali le rendite finanziarie, le grandi ricchezze, i patrimoni. Il risultato è che mentre il Paese lotta quotidianamente per mantenere la propria domanda interna e la propria competitività a un livello accettabile, il governo, invece di agevolare gli sforzi di lavoratori e imprese, resta impantanato in uno sterile, sbagliato e incomprensibile dibattito sul «pasticcio» creato con la morte e resurrezione della tassa sulla casa. Il risultato è un fisco iniquo che colpisce chi lavora e produce mentre premia chi dirotta i capitali sulla finanza speculativa e la rendita improduttiva. Siamo al punto che lo Stato non riesce neppure a varare una nuova tassazione sui giochi elettronici capace di portare entrate aggiuntive certe, derivanti dal poker e dai casinò on line, non depressive dei consumi.

Il sindacato non pretende una riforma del sistema fiscale in due mesi ma un segno di redistribuzione equa del contributo e del prelievo, affiancando il nostro Paese a ciò che da molto tempo si attua in Europa.

Sul versante dei risparmi abbiamo indicato la possibilità di introdurre costi standard, maggiore controllo sugli acquisti di beni e servizi e taglio delle consulenze come uno degli spazi in cui è possibile essere più incisivi e recuperare risorse.

Ci preoccupano invece le volontà, periodicamente riaffermata, di privatizzare le imprese produttive o di servizio e i beni demaniali. Vendere o svendere le partecipazioni pubbliche nelle grandi imprese impedisce di realizzare quelle politiche industriali che il governo stesso dice che vorrebbe adottare in un testo collegato alla legge di stabilità. La svendita delle imprese di servizio pubblico locale produrrà aumento immediato delle tariffe e non garanzia dei servizi su tutto il territorio.

La privatizzazione delle spiagge porterà a uno sfruttamento selvaggio del patrimonio delle coste italiane già così terribilmente impoverito dall'abusivismo edilizio e dall'incuria manutentiva.

Riteniamo che si debbano significativamente allentare i vincoli posti agli Enti Locali dal «Patto di stabilità interno», in modo che possano riprendere gli investimenti pubblici almeno per le risorse esistenti al netto dell'impiego dei fondi strutturali europei, e che si smetta, una volta per tutte, la facile strada dei tagli lineari inadatta a fermare la spesa complessiva, che infatti continua a crescere, e che finisce solo per penalizzare i servizi e svalutare il lavoro pubblico. Per far riprendere la domanda interna, i consumi e gli investimenti, abbiamo indicato la necessità di aumentare i redditi di lavoratori, pensionati, incapienti e di rinnovare i contratti del pubblico impiego. Così come abbiamo insistito per detassare le imprese che investono in occupazione ricerca e innovazione. Per ora il governo ha assegnato a questi capitoli cifre non sufficienti. Una scelta sbagliata perché senza un aumento significativo dei redditi netti la recessione e la deflazione in Italia dureranno ancora a lungo. La nostra è un'impostazione diametralmente opposta a quella di chi vorrebbe destinare le poche risorse stanziate per il lavoro e le imprese ad altre funzioni. Apparirebbe una ripicca quando invece si tratta di un errore di politica economica. Il tema che poniamo al governo e al Parlamento non è quello di stiracchiare una coperta troppo piccola ma di allargarla, di renderla più grande, di aumentare le risorse, farle diventare strutturali e progressive per sostenere la domanda interna e quindi l'occupazione, per dare a tutti le indispensabili tutele, per favorire e indirizzare la crescita e lo sviluppo del Paese.

Sulla tassazione del patrimonio immobiliare, una misura che esiste in tutta l'Europa, chiediamo che sia commisurata progressivamente al numero di case possedute, al loro valore, al reddito delle persone che vi abitano e che siano i Comuni ad avere i margini di accertamento e valutazione.

È su questi punti concreti, su queste proposte di merito che i lavoratori si stanno mobilitando e continueranno a farlo anche nei prossimi mesi. Non per difesa «corporativa», ma perché senza un impegno costante del governo e del Parlamento per combattere la disoccupazione, per dare un lavoro e un reddito alle persone non c'è futuro e non c'è


Telecom, il cda contro Fossati: "No alla revoca dei consiglieri Telco"


Si inasprisce lo scontro tra Marco Fossati e il cda di Telecom Italia. Findim group, azionista di Telecom con il 5%, ha chiesto la revoca dei consiglieri nominati da Telco visti "gli immediati condizionamenti sulla gestione" che l'incremento della quota di Telefonica in Telco avrà sulle strategie di Telecom, in particolare in America Latina. Contrario il cda di Telecom che, "pur pienamente rispettoso della libera determinazione dei soci in sede di scelta e di mantenimento dell'organo amministrativo", non condivide "le argomentazioni formulate da Findim Group", poiché "si fondano sull'asserito condizionamento cui i consiglieri in carica sarebbero potenzialmente esposti a causa dei noti eventi societari che hanno interessato il socio Telco", mentre il consiglio "ha sempre operato nel pieno rispetto dei principi che sovraintendono la corretta funzione gestoria".

Il tutto emerge  dalle relazioni pubblicate dal cda di Telecom Italia, in vista dell'assemblea ordinaria che si terrà  il 20 dicembre. La società che fa capo alla famiglia Fossati - Findim group - spiega che Telefonica, che a gennaio ha la possibilità di salire al 100% di Telco, “appare, infatti, destinata a divenire titolare della maggioranza assoluta del capitale sociale con diritto di voto della stessa Telco", comportando quindi un mutamento radicale delle "condizioni di rappresentatività di tutti gli amministratori candidati da Telco o successivamente cooptati', con il rischio che il nuovo assetto proprietario di Telco potrà condizionare le "determinazioni degli amministratori candidati da Telco nella gestione delle partecipazioni detenute dalla Società nei mercati (Brasile e Argentina) sui quali sussiste una forte presenza di Telefonica”. Ciò giustifica quindi la "proposta di rimettere all'assemblea la valutazione in merito all'idoneità degli amministratori candidati da Telco (o successivamente cooptati) di mantenere la carica a fronte delle mutate circostanze e di valutare, quindi, la loro eventuale revoca”.

Nella relazione all'assemblea, il cda di Telecom spiega che "le considerazioni formulate da Findim Group non considerano la corretta configurazione delle posizioni e dei diritti dei componenti del cda". La holding lussemburghese assume infatti "una sorta di (inesistente) eterodirezione da parte di Telco non soltanto verso Telecom Italia, ma verso i singoli consiglieri", senza tenere conto che nell'ambito dei consiglieri nominati da Telco "sussistono anche amministratori indipendenti designati dai soci Telco e amministratori indipendenti designati dagli investitori istituzionali". Il consiglio spiega che le regole di autodisciplina che il cda si è dato "contemplano specifici presidi contro vere o ipotetiche possibilita' di abuso dell'azionista di riferimento (e dei suoi soci), ai danni dell'interesse della società".

Tra questi ricorda, in relazione al Sud America, che le procedure Cndc, Cade e Anatel  prevedono la separazione tra le attività di Telecom Italia e Telefonica nei mercati argentino e brasiliano, mediante la trattazione delle tematiche corrispondenti in riunioni separate, senza la convocazione e la partecipazione dei consiglieri di espressione di Telefonica. Questi ultimi hanno personalmente assunto "specifici impegni di astensione dalla discussione e dal voto quando vengano esaminate proposte o materie afferenti ad attività della società e/o delle sue controllate nei mercati tlc brasiliano e argentino, oltre che in ogni caso in cui vi possa essere un possibile pregiudizio del gruppo Telecom Italia".

Il cda di Telecom spiega le due opzioni che potranno verificarsi nella riunione dei soci del 20 dicembre. In caso di approvazione della proposta di revoca, con conseguente cessazione della maggioranza dei consiglieri, si procederà alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione, mediante voto di lista.

In caso contrario, verranno nominati, per riportare il numero a 15, i due amministratori in sostituzione di Elio Catania (proposto Angelo Provasoli) e Franco Bernabè, che hanno rassegnato le proprie dimissioni rispettivamente il 13 settembre e il 3 ottobre 2013. La nomina durerà fino alla cessazione del consiglio in carica e quindi fino all'approvazione del bilancio al 31 dicembre 2013. Il rinnovo, come previsto dalla legge, avverrà sulla base di liste depositate presso la sede della società almeno 25 giorni prima dell'assemblea, presentate da chiunque possegga almeno l'1% del capitale, come definito dalla Consob.

"Il consiglio attuale di Telecom è fatto di persone molto perbene e molto preparate - sostiene Gabriele Galateri, presidente delle Generali e membro del Cda di Telecom Italia -  Quindi è logico che il Cda ribadisca di avere operato correttamente sotto tutti i punti di vista". Sul piano Patuano, Galateri ha ricordato che  il cda di Telecom "si sta sforzando sotto la guida di Patuano di identificare e portare avanti il piano che Patuano ha esposto e che dà delle prospettive obiettivamente incoraggianti" al gruppo.

stata convocata l'assemblea il 20 dicembre. Galateri e' stato interpellato a margine di un convegno sul cambiamento climatico e il ruolo delle assicurazioni che si e' tenuto oggi a Venezia.


Intanto, si legge ancora nella relazione, Telecom Italia ha nominato un advisor indipendente, per "monitorare gli sviluppi delle possibili conseguenze per la società degli accordi intercorsi tra i soci Telco intervenuta in data 24 settembre 2013". La richiesta era stata avanzata da Marco Fossati.