15 luglio 2014

Il parziale uso dei permessi L. 104/92 non giustifica il licenziamento

Il Tribunale di Lanciano (CH), con sentenza n. 112 dello scorso 7 luglio, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato dalla SEVEL spa (società del gruppo Fiat), ad un lavoratore per presunti abusi nella fruizione dei permessi L. 104/92 per assistenza disabili.
ll Tribunale frentano ha respinto il ricorso della Sevel avverso l’ordinanza del giudice del lavoro del 2013 con la quale si dichiarava illegittimo il licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore e si condannava la società datrice al reintegro del lavoratore e, al pagamento di una indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dall’ultima retribuzione globale di fatto.
Il caso ha riguardato un lavoratore che, è stato licenziato senza preavviso perchè, in uno dei tre giorni richiesti, per permessi L. 104/92, per l’assistenza ad un parente con handicap in situazione di gravità, il lavoratore non si recava presso l’abitazione del parente assistito. E ciò, a seguito delle risultanze dell’attività svolta da investigatori incaricati dalla ditta datrice di lavoro, Gli investigatori dichiaravano di non aver visto uscire il lavoratore dalla propria abitazione nè di averlo visto entrare nell’abitazione dell’assistito.
Nel corso del giudizio è emerso però che il lavoratore ha effettivamente “destinato, seppur per un periodo di tempo limitato, rispetto all’orario di lavoro il permesso lavorativo richiesto all’assistenza del disabile al quale era destinato”. Il Tribunale ricorda come l’onere della prova della sussistenza della giusta causa del licenziamento spetti al datore; sicchè, quest’ultimo avrebbe dovuto dimostrare in giudizio che “il dipendente durante il periodo in cui si trovava nella casa del disabile, non le avesse prestato dovuta assistenza occupandosi di tutt’altro”. Prova questa che non è stata mai raggiunta.
Di conseguenza, si legge nella sentenza, risultano insussistenti i fatti posti a “giusta causa del licenziamento, vale a dire di non aver svolto assistenza al congiunto disabile nei modi previsiti dalla legge e dall’INPS “dedicandosi al contrario ad incombenze di personale interesse”. Non è richiesto infatti, precisa il Giudice, “un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale” del disabile a maggior ragione se si considera raggiunta la prova che, il lavoratore  ha comunque prestato assistenza al disabile e, “non si è dedicato ad occupazioni con essa incompatibili, tali in ogni caso da giustificare l’adozione della sanzione disciplinare nella sua massima gravità e da costituire altresì illecito penale”.
Nel caso di specie, conclude il Tribunale” l’esame complessivo di tutti gli aspetti della vicenda, fra i quali si evidenziano: l’effettiva assistenza al disabile per alcune ore nelle giornate di permesso, la mancanza di diverse occupazioni, lavorative o meno, con tali assistenza incompatibili; la ridotta se non addirittura l’assenza di dolo in capo al lavoratore, che ha invocato a sua discolpa, la volontà dell’assistito che lo avrebbe congedato poco dopo il suo arrivo, ritenendo in tal modo non più necessaria la sua presenza all’interno dell’abitazione del disabile; la mancanza di precedenti disciplinari in capo al lavoratore, fanno ritenere una evidente sproporzione in eccesso della sanzione disciplinare del licenziamento inflitta al lavoratore rispetto ai fatti contestati, tali da escludere la sussistenza di una giusta causa e da determinare anche sotto questo profilo l’illegittimità del recesso datoriale “per insussistenza del fatto giuridicamente rilevante”, con conseguente applicazione della tutela reale prevista dall’art. 18 Statuto dei lavoratori”.
Pertanto, il Tribunale rigetta il ricorso e conferma integralmente quanto già previsto con l’ordinanza del Giudice del lavoro del 25 giugno 2013 rendendo così definitivo l’annullamento del licenziamento disciplinare e la condanna della SEVEL alla reintegra del lavoratore oltre al pagamento di una indennità risarcitoria.


CGIL, LA CRISI CONTINUA, RIFINANZIARE CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA

 'I dati dimostrano che la diminuzione della cassa integrazione e' un segno che la crisi continua e che le ricadute sul lavoro sono consistenti, visto che non c' e' ripresa ne' economica ne' dell'occupazione'. Cosi' il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito ai dati Inps sulla cassa integrazione, ricordando che Cgil, Cisl e Uil saranno in piazza a Roma il 22 e poi il 24 luglio con due presidi a Montecitorio per sollecitare il rifinanziamento della cig in deroga e la riforma degli ammortizzatori sociali. In particolare, spiega Sorrentino, 'il -41,5% messo a segno dalla deroga e' relativo all'incertezza dei finanziamenti e alle condizioni per le quali le imprese e i lavoratori potranno accedervi, alla luce del decreto sui criteri di concessione allo studio del ministero. Che fine faranno quelle imprese e quei lavoratori?'.

Call center, De Vincenti: "Equilibrare tutela del lavoro e competitività delle imprese"


di Federica Meta
Tra le richieste avanzate nell'ultimo tavolo sul settore dei call center lo scorso c'è un modifica di legge che estenda le norme sul “ramo d'azienda” per le imprese vincitrici che subentrano nelle varie gare. Lo ha reso noto il vice ministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti in audizione alla commissione Lavoro della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui call center. “Un tema rilevante, su cui stiamo lavorando, ma non ha una soluzione semplice perché deve contemperare esigenze diverse”, ha sottolineato De Vincenti, secondo cui  il meccanismo che obbliga chi subentra ad assumere i lavoratori della precedente impresa “può ridurre gli spazi di competitività delle aziende”. In questo senso è necessario quindi tener conto “della tutela dei lavoratori ma anche della contendibilità dei servizi sul mercato e della salvaguardia dell'autonomia gestionale dell'impresa che concorre per la gestione del servizio”.

Nell'introdurre la cosiddetta "clausola sociale”, ribadisce il vice ministro, “vanno contemperate queste due esigenze”, occorre insomma “trovare soluzioni compatibili con la dinamica concorrenziale”. Sulla richiesta di riduzione dell'Irap per le aziende del settore, invece, “è difficile pensare che un abbattimento significativo consenta un aumento della redditività di queste imprese”, ha evidenziato il vice ministro, anche perché, “dobbiamo immaginare che sarebbe riassorbito dalla gara al ribasso e quindi sarebbe traslato al committente»”

Gare al ribasso, ha ricordato l'esponente del governo, che costituiscono uno dei problemi principali del settore e sui cui è necessaria “un'attenta revisione della normativa”, anche se in ogni caso le istituzioni pubbliche dovrebbero comunque porre attenzione a non cedere alla “tentazione” di indire gare d'appalto al massimo ribasso preferendo il principio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Rispetto agli incentivi previsti dalle varie Regioni, poi, De Vincenti ha sottolineato che in questo momento “assistiamo a normative regionali differenziate che creano concorrenza sleale e improvvisi flussi di distribuzione dell'occupazione tra le regioni, spostamenti negativi sul piano sociale ma anche della stabilizzazione di un'impresa, della sua capacità di guardare al lungo periodo”. Per questo “l'omogeneizzazione degli incentivi regionali è un problema chiave” che va affrontato. De Vincenti ha ribadito inoltre l'impegno assunto al tavolo dal governo di rimettere in piedi “rapidamente” l'Osservatorio nazionale sui call center, “che potrà essere un'occasione importante per acquisire dati per omogeneizzare normative regionali” e per “cercare di riordinare la disciplina del settore”. Infine sul tema della delocalizzazione, per il vice ministro, “deve trovare una soluzione in ambito comunitario” e in quel contesto “ci impegniamo a sollevarlo”.

Per quanto riguarda il numero dei call center, De Vincenti ha reso noto che sono “almeno 80 mila”. Il dato però è “sottostimato perché non considera i servizi al cliente delle aziende che non esternalizzano  questo tipo di prestazione.

Lo scorso 8 luglio era stata la volta dei sindacati ad essere auditi in commissione Lavoro della Camera. Slc, Fistel e Uilcom avevano chiesto alle istituzioni di intervenire subito per affrontare la crisi del settore “Abbiamo ribadito l’urgenza di intervenire normativamente sulla disciplina degli appalti se si vuole evitare che, ormai a breve, l’intero settore conosca una ulteriore recrudescenza di gravi crisi occupazionali – dice Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil - Gare al massimo ribasso, delocalizzazioni, senza una norma coerente con quanto fatto in Europa aprono al concreto rischio di vanificare quanto fatto nel settore dal 2007. Bisogna intervenire al più presto sull’equiparazione tra i cambi di appalto e le cessioni di aziende o rami di azienda. Solo così il lavoro ed i lavoratori torneranno ad essere non più una semplice voce di costo ma una variabile imprescindibile. In caso contrario sono a forte rischio varie migliaia posti di lavoro stabili.”

14 luglio 2014

Controllo sui lavoratori dipendenti da parte del datore di lavoro

Si ribadisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno di farlo che  è vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiatura di controllo o qualsiasi altro tipo di documentazione  che siano richieste per esigenze organizzative e produttive, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere ottenute soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali . In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.
Un controllo da parte del datore di lavoro rivolto solo all’attività lavorativa dei propri dipendenti è vietato dalla legge . Il datore, infatti, non può accertarsi, con mezzi di controllo, se i propri dipendenti lavorano o quanto lavorano; non può farlo né in modo diretto né a distanza .
Nel caso in cui il datore trasgredisca a tale divieto, oltre ad essere prevista una sanzione penale, è disposta l’inutilizzabilità, ai fini disciplinari e processuali, dei dati illegittimamente acquisiti. Quindi il potere di controllo esercitabile dal datore di lavoro non é illimitato: i primi limiti derivano dal contrapposto diritto dei prestatori di lavoro al rispetto, anche sul luogo di lavoro, della propria riservatezza, dignità personale, libertà di espressione e di comunicazione.
Ed è proprio da questa esigenza di contemperare i contrapposti interessi che si generano le norme dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300/1970), il quale disciplina una serie di controlli tra loro differenti: il controllo sul corretto adempimento della prestazione lavorativa  sul patrimonio aziendale  o sulla persona dei lavoratori  giungendo sino al controllo a distanza attraverso apparecchiature.
Ricordiamo inoltre che laddove il datore di lavoro non abbia preventivamente consultato le rappresentanze sindacali si configura un atteggiamento di condotta antisindacale (art. 28 Stat. lav.) che implica una denuncia alle autorità competenti.

Usa, dichiarata guerra ai call center all'estero


di Alfredo Ranavolo
A Washington si presenta un progetto di legge, a New Delhi scatta il panico. Effetti della globalizzazione. Ce ne sono tanti, non è più una novità. Certo non piacciono al democratico Tim Bishop e al repubblicano David McKinley, autori di una proposta che, in quanto bipartisan, ha grandi possibilità di diventare legge.
BASTA CALL CENTER ALL’ESTERO. Il deputato newyorchese e quello della West Virginia hanno dichiarato personale guerra al lavoro esternalizzato. Il loro Call center worker and consumer protection act prevede una serie di norme volte a penalizzare le aziende che decidono di portare fuori dei confini americani i loro servizi di vendita telefonica, assistenza ai clienti e affini. Ed è noto che, da qualche anno a questa parte, il Paese che ospita un gran numero di call center americani è l’India, grazie anche all’ottimo inglese parlato da una grossa fetta dell’enorme popolazione. I tanti lavoratori del gigante asiatico al servizio di aziende made in Usa sono, dunque, in agitazione. Ma non sono i soli. La tendenza a esternalizzare questo tipo di servizio ha coinvolto sempre più Paesi: Messico, Cina, Arabia Saudita, Egitto, Repubblica Ceca. Nel 2011 la destinazione di maggior tendenza per l’implementazione di un call center sono state le Filippine.
NIENTE INCENTIVI PER CHI ESTERNALIZZA. «L’outsourcing è uno dei flagelli della nostra economia e combattendolo noi cerchiamo di favorire l’occupazione» ha spiegato Bishop. Innanzitutto il progetto di legge prevede totale trasparenza da parte delle società che allestiscono call center, le quali dovranno avvertire i clienti che ne fanno uso se stanno per mettersi in contatto con Bangalore o con Portland. Inoltre saranno obbligate a fornire sempre l’alternativa, a richiesta, di dirottare la chiamata su un ufficio posto all’interno dei confini nazionali, stando alle indiscrezioni dell’Huffington Post. Il che comporterebbe, dunque, un costoso raddoppio del servizio, facendo venire meno del tutto la convenienza che si ha nel portare all’estero questo tipo di servizio. intende escludere le società che all’estero da facilitazioni di qualsiasi tipo e finanziamenti agevolati.
Toccherà al segretario del Lavoro tenere l’elenco completo dei datori di lavoro che impiegano telefonisti all’estero. Chi si vorrà aggiungere a tale lista dovrà notificarlo almeno 120 giorni prima di avviare il nuovo ufficio off-shore.
FUGA COI CONTRIBUTI. La battaglia di Bishop e McKinley ha il sostegno deciso del Communications workers of America (Cwa), un sindacato che raccoglie 150mila lavoratori dei call center. A ben vedere, ancora una piccola parte rispetto ai 4 milioni di persone occupate in questo settore negli Stati Uniti, il 3% del totale della forza lavoro americana.
Il Cwa ha pubblicato all’inizio di dicembre un corposo studio sui danni che l’esternalizzazione dei call center all’estero ha provocato in patria. In esso vengono additate aziende come la Sykes Enterpirses e la Travelocity che hanno portato i propri servizi telefonici in India pochi anni dopo aver intascato generosi contributi pubblici (si parla di cifre che si avvicinano e talvolta superano i 2 milioni di dollari) da municipalità dell’Oregon o della Virginia per aprire tali attività sul territorio. Scaduto il vincolo che accompagnava le somme ricevute, le valige sono state presto fatte.
LA BANDA DEI SOTTRATTORI DI PIN. Ma non è solo ai livelli occupazionali che il sindacato fa riferimento per stigmatizzare la pratica di esportazione delle attività di call center. Lo studio cita numerosi casi di cronaca, nei quali il servizio al cliente si è tramutato in una truffa al cliente. Si va dai 426mila dollari sottratti ai correntisti di Citibank e ai 420mila sgraffignati da un solo impiegato a quelli della Hsbc, alle accuse nei confronti di circa 100 lavoratori di aver blandito possessori di carte di credito con false promesse di bonus e omaggi per aumentare le vendite. Un altro caso ha riguardato la vendita di dati bancari segreti a un giornalista, un altro ancora la minaccia di diffusione di dati sanitari.

SE NON È TRUFFA È SCARSO CONTROLLO. E quando non c’è fraudolenza, ci sarebbero comunque gli scarsi standard di sicurezza a compromettere la privacy e gli averi della clientela. Secondo uno studio di PricewaterhouseCoopers (in realtà ormai un po’ datato: 2005), l’83% delle società indiane di outsourcing ha un sistema di controllo che è un colabrodo. Le Filippine sarebbero messe ancora peggio. Con questi argomenti, la presa del Call center worker and consumer protection act pare assicurata, a meno che la potenza di fuoco del mondo corporate, che grandi benefici ha tratto dall’esternalizzazione, non si riveli ancora superiore.

08 luglio 2014

Call center: Azzola, governo intervenga su settore

Si è svolta oggi presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati l’audizione delle Organizzazioni Sindacali nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul mercato dei call center italiani.
“Abbiamo ribadito l’urgenza di intervenire normativamente sulla disciplina degli appalti se si vuole evitare che, ormai a breve, l’intero settore conosca una ulteriore recrudescenza di gravi crisi occupazionali – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, audito in Commissione insieme ai segretari di Fistel Cisl e Uilcom Uil.
“Gare al massimo ribasso, delocalizzazioni, senza una norma coerente con quanto fatto in Europa aprono al concreto rischio di vanificare quanto fatto nel settore dal 2007. Bisogna intervenire al più presto sull’equiparazione tra i cambi di appalto e le cessioni di aziende o rami di azienda. Solo così il lavoro ed i lavoratori torneranno ad essere non più una semplice voce di costo ma una variabile imprescindibile. In caso contrario sono a forte rischio varie migliaia posti di lavoro stabili.”
Descrivendo la situazione Azzola ha sottolineato in Commissione come sia in atto “un meccanismo di migrazione dell’occupazione: dopo 3 anni, persi gli incentivi, un’azienda diventa meno competitiva rispetto a chi apre ex novo, che beneficia di un costo del lavoro minore dell’87%. Con la conseguenza che i call center si sono spostati dal Nord al Sud dal paese, ora si spostano ad Est con i primi fenomeni di delocalizzazione. Chi rispetta le regole viene espulso dal mercato, prevale chi accede agli incentivi. L’altro risultato è che abbiamo il maggior numero di aziende di call center in Europa: in Italia sono 2.227.”
“Positiva l’attenzione che i componenti della Commissione hanno prestato alle argomentazioni sindacali – conclude Azzola – soprattutto sul tema di come regolamentare il mercato degli appalti per evitare che la compressione dei prezzi finisca per scaricarsi esclusivamente sui lavoratori. Ora però è tempo di scelte coraggiose: il Governo deve dire con esattezza qual è il ruolo che vuole svolgere in questa partita. Il silenzio rischia di stridere con le tante situazioni di crisi che, anche in questi giorni, stanno coinvolgendo migliaia di persone in tutto il Paese. Il 18 luglio intanto il sindacato confederale si mobiliterà ancora organizzando un nuovo presidio sindacale presso il MiSE per sollecitare la nuova convocazione del tavolo di crisi sui call center.”




07 luglio 2014

Telecom Italia: Comunicato Unitario su progetto Caring

COMUNICATO TELECOM
Il 3 luglio u.s. si è svolto il Coordinamento delle RSU Telecom a valle dei primi incontri delle commissioni tecniche decise nel Coordinamento del 16 e 17 giugno.
Il nuovo progetto presentato dall’azienda alle OO.SS. e al Coordinamento delle RSU, indubbiamente molto complesso e di difficile gestione nel rapporto con i lavoratori, punta al cambio di modello culturale e organizzativo trasformando le attività di
Customer Care in attività multi skill e, come Telecom ha più volte fatto presente, punta a un modello qualitativo che possa valorizzare positivamente la differenza complessiva di costo con gli outsourcer superando definitivamente il progetto di societarizzazione.
Il Coordinamento, pur non entrando nel merito complessivo di quanto esposto dall’azienda nelle singole commissioni ha condiviso le forti criticità emerse in materia di:
1. Controllo individuale a distanza;
2. Utilizzo degli strumenti di controllo per l’elargizione dei Canvass individuali;
3. Definizione degli Skill e sua coerenza col progetto complessivo di cloud presentato alle commissioni;
4. Gestione del multi periodale;
5. Utilizzo ferie e permessi.
Il progetto di “cloud delle competenze”, così come esplicitato dall’azienda, rischia la degenerazione dei rapporti gerarchici nei posti di lavoro e il conflitto tra i lavoratori nella gestione delle canvass individuali, rischiando di vanificare gli obiettivi di qualità eproduttività alla base del nuovo modello.
Le Segreterie Nazionali hanno analizzato attentamente tutte le criticità evidenziate dalle commissioni ed hanno manifestato all’azienda la disponibilità a continuare il confronto con l’obiettivo di trovare le necessarie soluzioni agli argomenti sopra citati che ad oggi impediscono la condivisone del progetto, evidenziando come dall’eventuale progetto sul “Caring” passi anche la non chiusura delle sedi individuate nell’accordo del 27 di marzo.
Le OO.SS., ribadendo unitariamente la loro condivisione del progetto complessivo di “industrializzazione” del customer come progetto di valorizzazione e crescita delle professionalità e soprattutto come definitivo abbandono del progetto aziendale di societarizzazione, ritengono necessario svolgere nei prossimi giorni un programma di assemblee unitarie per informare i lavoratori del Caring sull’intero progetto aziendale.Nelle prossime settimane si verificheranno gli ulteriori passaggi con il Coordinamento Nazionale.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

Composizione Coordinamento Regionale SLC Cgil Sicilia


Composizione Coordinamento Regionale SLC Cgil Sicilia

- Marcello Cardella Coordinatore Generale SLC Sicilia -

- Davide Foti Coordinatore Responsabile TLC Sicilia -

- Maurizio Rosso Responsabile Produzione Culturale -

- Enzo Messina Responsabile Servizi Postali -

Nota di redazione:
Nella foto Davide Foti neo eletto Coodinatore Responsabile TLC Sicilia e Segretario provinciale della Slc Cgil Catania




Call Center: Sindacati, oltre 3000 posti di lavoro a rischio nelle prossime settimane

“Continua lo stillicidio di annunci di aziende di Call Center intenzionate a chiudere e a delocalizzare – lo denunciano in una nota congiunta i segretari nazionali dei sindacati di categoria Michele Azzola (Slc Cgil), Giorgio Serao (Fistel Cisl) e Salvo Ugliarolo (Uilcom Uil). Dopo quelli della scorsa settimana, British Telecom che toglie l’attività ad Accenture lasciando 280 persone senza lavoro a Palermo, la crisi di Infocontact con 1500 lavoratori a rischio in Calabria e i 200 lavoratori di Voice Care che a Ivrea hanno perso la commessa di Seat Pagine Gialle, è di ieri la notizia dell’annunciata chiusura della sede di Teleperformance a Taranto, 1500 lavoratori coinvolti, e la volontà di delocalizzare 4you a Palermo con altri 400 lavoratori che perderanno il proprio posto di lavoro.”

Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil chiedono al Governo il rispetto degli impegni assunti in occasione dell’incontro svoltosi al Ministero dello Sviluppo Economico il 27 maggio scorso, di riconvocare il tavolo di crisi per avanzare proposte risolutive.

“E’ inaccettabile – rilancia Giorgio Serao (Fistel) – che ci siano aziende che prive di qualsiasi forma di responsabilità sociale, dopo aver ricevuto tanto dai territori in cui sono cresciute, possano pensare di ricattare istituzioni e i lavoratori. Tutto questo è la dimostrazione che in assenza di regole il mercato cresce non favorendo gli imprenditori migliori ma quelli più spregiudicati. Il Governo non può ritardare ulteriormente un intervento.”

“Paradossale – continua Salvo Ugliarolo (Uilcom) – è scoprire che non solo lo Stato non chiede il rispetto di leggi esistenti in tema di delocalizzazioni di attività di Call Center ma che l’Ilo, agenzia del lavoro dell’Onu, abbia un programma finanziato con fondi dell’Unione europea finalizzato ad agevolare le delocalizzazioni di call center dall’Italia all’Albania per quelle imprese che vogliano abbassare il costo del lavoro. Il progetto, continua il sindacalista, ha visto un boom di delocalizzazioni dall’Italia mentre gli altri Paesi europei cercano di trattenere e riportare in patria il lavoro con tutti gli strumenti necessari.”

“In questo modo – ricorda Michele Azzola (Slc Cgil) – non abbiamo recepito correttamente una Direttiva europea del 2001 che tutela i diritti e l’occupazione dei lavoratori, mancato recepimento che è alla causa delle gravi crisi che investono il settore, mentre l’Europa finanzia progetti che spostano il lavoro dall’Italia verso altri Paesi. Ci chiediamo, conclude il sindacalista, se il silenzio del Presidente del Consiglio su tale situazione stia a significare che è consapevole e condivide quanto sta accadendo.”

“Le migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore non staranno in silenzio mentre l’ignavia di chi dovrebbe intervenire toglie loro ogni speranza. Dopo l’altissima adesione allo sciopero e la partecipata manifestazione nazionale dello scorso 4 giungo rilanceremo con nuove iniziative di mobilitazione e lotta sia sui territori sia a livello nazionale.”

“E’ previsto – conclude la nota – un primo presidio sotto la sede del MISE il prossimo 18 luglio e a settembre valuteremo se attivare presidi permanenti e un’ulteriore giornata di mobilitazione nazionale, mentre i territori avvieranno confronti con le istituzioni locali per sollecitare un intervento sul Governo.”

“Tutti devono sapere che questa vertenza andrà avanti sino a quando non saranno riconosciuti ai lavoratori i diritti previsti dalla legislazione europea e si dia piena applicazione alla legislazione italiana in tema di delocalizzazione delle attività perché, come hanno dichiarato i giovani industriali recentemente, se chi delocalizza in questo momento tradisce l’Italia, farlo con i soldi europei è un vera e propria pugnalata.”


02 luglio 2014

Telecom Italia, oltre 10mila dipendenti diventano azionisti

Il piano di azionariato diffuso per i dipendenti di Telecom Italia è stato completamente sottoscritto, dopo 100 ore dal lancio, con circa 10.500 adesioni. Lo rende noto Asati secondo cui se continueranno le sottoscrizioni da parte dei lavoratori del gruppo fino al 10 luglio, giorno di chiusura, le azioni andranno a riparto. Tale successo ''segna un possibile raggiungimento di un obiettivo di un nucleo del 3% che dia stabilità ad una futura vera public company in tempi ragionevoli'', osserva l'associazione dei piccoli azionisti.
"Nucleo attorno al quale si potranno trovare ampie convergenze di strategie e piani di sviluppo, da parte di altri significativi azionisti di minoranza, e di altri piccoli azionisti che ricordiamo rappresentano il 18 % dell’intero capitale sociale - prosegue l'associazione - Come sostiene “Great Place to Work”, solo in un ambiente di lavoro positivo, con alti livelli di fiducia dei lavoratori  e la felicità sul lavoro si possono realizzare le strategie di una azienda, e questo vale tanto più per TI, nella quale il peggioramento della posizione economico finanziaria a seguito di avviamento e debito netto monstre creato dalle gestioni 2000-2007 deve contare sull’apporto di dipendenti motivati. Il successo di questo piano ne è una testimonianza di cui Asati ne va fiera per averlo promosso e ottenuto anche grazie alla sensibilità del Consiglio di amministrazione e dei vertici esecutivi che lo hanno proposto all’approvazione dell’assemblea"

Per arrivare a questo traguardo, secondo Asati, "occorre lanciare entro il 2016 altri due piani finanziati anche con il Tfr oltre che agli istituti impiegati nel presente piano con almeno 100 milioni di azioni, piani che ci auspichiamo l’attuale board metta al più presto in cantiere".

Call center: fondi Ue-Ilo per delocalizzare, sindacati sul piede di guerra


Un programma dell'Ilo (International Labour Organizaztions), l'agenzia per il lavoro dell'Onu, finanziato con fondi dell'Unione europea è servito ad effettuare cospicue delocalizzazioni dall'Italia verso l'Albania, da parte di aziende interessate a tagliare i costi sul personale dei call center. Tramite questo schema hanno potuto reclutare immigrati albanesi in Italia, che già parlavano fluentemente la lingua, per assumerli nel loro paese di origine, principalmente a Durazzo, come addetti a circa 300 euro al mese (con orario a tempo pieno).
Il tutto viene descritto dalla stessa Ilo come un esempio virtuoso di una tendenza che si è accentuata a seguito della crisi economica, e che riguarda anche delocalizzazioni dalla Grecia, sempre verso l'Albania, e da altri paesi europei verso Stati con costi del lavoro più bassi e compatibilità linguistiche. Come dalla Francia verso Tunisia e Marocco e dalla Gran Bretagna verso l'India.
L'Ilo cita il caso di una giovane albanese laureata in legge in Italia, che dopo 13 anni è tornata in Albania perché non trovava lavoro come avvocato nella Penisola. E non lo ha trovato nemmeno in Albania ma ha potuto rientrare facendosi appunto assumere ad un call center "beneficiando dell'assistenza tecnica di un programma Ilo finanziato dall'Unione europea". Programma che puntava a modernizzare gli uffici di collocamento locali. Le basse paghe locali, rispetto agli standard dell'Italia e dell'Ue, corrispondono a costi della vita più bassi, precisa l'Ilo.
Con un comunicato l'organizzazione dell'Onu cita anche un italiano che fa da consulente alle società che delocalizzano in Albania, Maurizio Ribandone, che ammette come il boom dei call center sia stato alimentato dalla crisi in Italia, ma aggiunge che questo segmento rappresenta una importante fonte occupazionale per l'Albania, a sua volta afflitta da elevata disoccupazione. Il consulente prevede che la tendenza proseguirà, sfruttando anche le nuove opportunità di comunicazione assicurate dalle chiamate via internet e dai social network.
Pronto il commento dei sindacati al comunicato dell’Ilo. Michele Azzola, segretario nazionale della Slc, si dice “sconcertato del fatto che fondi Ue sono stati utilizzati per delocalizzare attività”. “Si tratta – puntualizza Azzola al Corriere delle Comunicazioni – di un trend che aiutano sì a sostenere l’occupazione in Albania ma a scapito della tutela e della privacy dei dai degli utenti”.
“Mi chiedo se il governo italiano sia a conoscenza di questi fatti – dice il sindacalista – E soprattutto se è consapevole che siamo seduto su una bomba sociale creata dalal crisi occupazione nel settore dei call center. In questi giorni infatti  Teleperformance ha annunciato di essere pronta ad abbandonare Taranto mettendo a rischio 2mila posti di lavoro mentre 4U, che opera a Palermo, vuole voler abbandonare l’Italia".
Per la Uilcom, il punto non è essere a favore o contro le delocalizzazioni. “Il punto – spiega il sindacalista – è che in Italia le delocalizzazioni vengono utilizzate solo ed esclusivamente per tagliare il costo del lavoro, portandolo addirittura al di sotto dei minimi salariali, complice anche il quadro legislativo”.
Il riferimento è alle norme sulle cessioni di ramo d’azienda e sugli appalti – nel nostro Paese non è applicata la direttiva europea che prevede che i lavoratori seguano la commessa – nonché la diffusione di gare al massimo ribasso che costringono “i call center a portare il lavoro altrove senza, tra l’altro rispettare l’articolo 25 bis del pacchetto di riforma Fornero che obbliga le imprese a comunicare al Mise, 120 giorni prima, la delocalizzazione delle attività e il volume delle stesse”.

“Serve dunque dare subito seguito al tavolo di confronto aperto al Mise aperto a fine maggio nel quale abbiamo chiesto al governo di produrre semplici modifiche legislative per migliorare le condizioni di chi lavora nei call center garantendo continuità occupazionale e strutturare e consolidare il settore in modo che le aziende riprendano a competere sulla qualità”.

BANDA LARGA: FIRMATA CONVENZIONE MISE-REGIONE. SLC E CGIL “ORA SUBITO I BANDI CON L’OBIETTIVO DI SUPERARE IL DIGITAL DIVIDE CON L’EUROPA”

Palermo - “Meglio tardi che mai. Speriamo adesso che, dopo che si sono sprecati due anni per responsabilità della regione, si proceda con i bandi nei tempi indicati, cioè entro questo mese, per far fare alla Sicilia un passo avanti deciso nel campo delle infrastrutture immateriali”: lo dicono Marcello Cardella, segretario della Slc Sicilia e Ferruccio Donato, della segreteria regionale della Cgil a proposito della convenzione  siglata nelle scorse settimane tra la Regione siciliana e il Ministero per lo sviluppo economico che dà il via a un investimento nell’isola di 70 milioni per la Banda larga e ultralarga”. Si dovrà adesso entro luglio predisporre i bandi per la realizzazione delle opere. “Il digitale per la pubblica amminstrazione e per le imprese- dicono Cardella e Donato- potrà essere realtà. Si creerà nuovo lavoro e si potrà cominciare a parlare di superamento del digital divide con l’Europa”.Per Slc e Cgil “la convenzione è un importante passo in avanti, che consegna un’opportunità che non deve ora essere sprecata”.

28 giugno 2014

Call center: Sindacati chiedono modifica norme appalti a Ministero Lavoro, Sviluppo Economico e Commissione Lavoro

I sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno inviato una lettera unitaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero dello Sviluppo Economico ed alla XI Commissione – Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati chiedendo l’intervento urgente delle istituzioni sulla normativa sugli appalti, per porre fine all’arbitrio determinato dalla disciplina iniqua e non conforme alle normative europee che regola il rapporto di lavoro nel settore dei Call Center. Lo annuncia una nota di Slc Cgil.
“Normativa che – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – in maniera del tutto ingiustificata rispetto alla Direttiva Europea 2001/23/CE, ha creato uno spazio aperto all’arbitrio e alla corruzione che impedisce l’applicazione delle tutele previste dall’art. 4 l.n. 428/90 e le garanzie previste dall’articolo 2112 c.c..Tale vuoto normativo, che si somma a un sistema d’incentivi economici insensato, sta determinando gravi disfunzioni, compromettendo e condizionando negativamente la politica industriale del Paese, con continue crisi aziendali che si scaricano unicamente sui lavoratori, vittime ignare di un sistema che non ha uguali in Europa.”
“Nonostante l’ampio riscontro dello sciopero del 4 giugno e gli impegni assunti per individuare opportune soluzioni, il settore ha avuto una nuova accelerazione in direzione esattamente opposta – ricorda il sindacalista: con la condizione per cui nelle prossime settimane potrebbero essere più di un migliaio i lavoratori che perderanno il posto di lavoro. Posto di lavoro perso non in quanto non esistere più ma unicamente perché spostato in altro territorio o, spesso, al di fuori dei confini nazionali. E’ ormai evidente che il tempo non è neutro rispetto alla decisione di un intervento sul settore.”
“Ancora una volta sono i sindacati che indicano la strada da seguire – conclude Azzola: le modifiche normative da introdurre, che si muovono nella direzione di dare una corretta applicazione alla Direttiva Europea e nel solco delle esperienze fatte dagli altri Paesi, sono semplici. Sarebbe sufficiente estendere le procedure di cui all’art. 2112 c.c. anche alle vicende circolatorie relative alle successioni di appalti affidando la regolamentazione dei diversi aspetti del mantenimento dell’occupazione, ai livelli normativi e retributivi alla contrattazione collettiva. La modifica legislativa è indispensabile per evitare lo scatenarsi di un dumping contrattuale che aggraverebbe ulteriormente la situazione.”


24 giugno 2014

Comunicato Divisione Caring Catania del 24 Giugno 2014

A rischio la salute dei lavoratori di V. M. D. Orlando
Da ormai più di una settimana la salute e la pazienza dei lavoratori dello stabile di via monsignor Domenico Orlando a Catania sono messe a dura prova dal protrarsi del guasto dell’ormai vetusto impianto di climatizzazione.
Il malato è ormai alla fine della sua più o meno onorata carriera e tutti i rimedi ricercati , ovviamente in  ottica di contenimento dei costi , vanno a cozzare con le logiche difficoltà che un impianto vecchio non può non creare: difficoltà nel reperimento dei pezzi di ricambio , presentarsi di altri guasti durante la riparazione di quelli in essere con allungamento dei tempi di riparazione e ripristino del servizio , scarsa conoscenza dell’impianto da parte delle ditte riparatrici.
Se a ciò aggiungiamo la manutenzione ridotta all’osso , e non solo dell’impianto in oggetto ma in generale dello stabile intero , lo sconfortante quadro della situazione è completo.
Certo qualche segno premonitore c’era stato , anzi l’impianto ha avuto il “buon gusto” di non sfasciarsi prima o durante la visita del dott. Ciurli alla sede , in occasione della quale “la caserma è stata riassettata” per il tempo necessario , magari se il guasto si fosse manifestato in tale occasione avremmo potuto sperare in qualche miracolo.
Allo stato , data la situazione generale del sito oggetto del presente comunicato , appare ormai improcrastinabile il ricorso alle autorità competenti in materia di salubrità dei posti di lavoro visto che le risposte forniteci nel tempo dalle strutture aziendali a ciò preposte non sono mai apparse soddisfacenti.
Pertanto le scriventi RSU si riservano il ricorso a tutte le azioni necessarie a tutela dei lavoratori della sede suddetta .   

SLC-CGIL - UILCOM-UIL 

Wind, Agcom convoca un tavolo sul blackout

Il 25 giugno l'Authority discuterà dei disservizi del 13 giugno scorso. L'Unione nazionale consumatori: "La società risarcisca gli utenti"

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha convocato un tavolo per mercoledì 25 giugno dopo il black out del 13 giugno della rete telefonica Wind. A riferirlo l'Unione nazionale consumatori in una nota dove sottolinea: "Confidiamo in un confronto costruttivo, nel quale la società sia animata da una concreta volontà di trovare la giusta soluzione per risarcire gli utenti dai disservizi subiti".
"In quello che molti consumatori (ma probabilmente anche la stessa azienda) - si legge in una nota dell'associazione di consumatori - ricorderanno come un venerdì nero per le comunicazioni, considerando che per ore milioni di utenti sono rimasti senza linea fissa e mobile, abbiamo raccolto numerose segnalazioni e aperto immediatamente un canale di dialogo con l'azienda, chiedendo anche la convocazione di un tavolo di confronto presso l'Autorità".
"La serietà di un'azienda - conclude la nota - si vede proprio in questi momenti: dopo aver dedicato intere campagne pubblicitarie all'etica aziendale, questo è il momento della verità e ci auguriamo davvero di poter accertare da parte di Wind concreti segnali di rispetto della clientela, a cominciare da adeguati indennizzi per il disservizio subito".
Per tutta la giornata di oggi si stanno registrando "disservizi generalizzati sulla rete fissa e mobile", ha comunicato nel primo pomeriggio una una breve nota la società, aggiungendo che "sta lavorando intensamente per ripristinare il regolare servizio”. L’azienda si è anche scusata con tutti i propri clienti, “assicurando un tempestivo aggiornamento sui tempi di risoluzione".
Per tutta la giornata del 13 giugno il black out ha oscurato web e rete telefonica: niente Internet sul mobile, telefonate a singhiozzo, molti siti irraggiungibili tra cui le caselle di posta elettronica su Libero. Il problema è risultato grave perché quasi un italiano su quattro è cliente Wind: al 31 marzo 2014 erano infatti abbonati alla sua rete Internet mobile il 24,3% dei connazionali.
Dopo aver preso d’assalto il numero verde per le segnalazioni (con attese molto lunghe per ottenere chiarimenti), molti utenti hanno sfogato la propria sorpresa e rabbia sui social network, in post con cui chiedevano spiegazioni o si lamentavano del disservizio. Anche Codacons e Adoc hanno espresso la loro protesta.
Sull’argomento è intervenuta anche Lorenza Bonaccorsi, deputata del Partito democratico componente della commissione Telecomunicazioni. “L'Agcom e l'Antitrust chiedano spiegazioni a Wind per il pesante blackout che ha colpito la rete Internet e della telefonia fissa e mobile” ha dichiarato.

23 giugno 2014

Cgil: chi sono i segretari confederali


www.rassegna.it
Il Comitato direttivo nazionale della Cgil ha eletto la nuova segreteria confederale. Entrano Nino Baseotto, Gianna Fracassi e Franco Martini. Escono Elena Lattuada, Nicola Nicolosi e Vincenzo Scudiere. La nuova segretaria confederale nazionale risulta composta: Susanna Camusso, Danilo Barbi, Nino Baseotto, Gianna Fracassi, Vera Lamonica, Franco Martini, Fabrizio Solari, Serena Sorrentino.

Susanna Camusso nasce a Milano, ultima di quattro sorelle, nel 1955. Il padre dirige collane di libri alla casa editrice Vallardi, prima aveva lavorato a 'Comunità' e in seguito diventerà direttore editoriale della Mondadori. La madre si occupa, invece, di ricerche di mercato. Con la sua famiglia abita nel quartiere centrale di Porta Romana, fin da adolescente scopre la passione per il mare e la vela. Iscritta alla facoltà di archeologia dell'Università Statale, incontra il sindacato durante le battaglie per il diritto allo studio e le rivendicazioni delle 150 ore, finalizzate a elevare il livello di istruzione e di conoscenza dei lavoratori.

Nel 1975 conquista il ruolo di coordinatrice per Milano delle politiche per la formazione della Flm, allora categoria unitaria dei metalmeccanici di Cgil, Csil e Uil. Due anni dopo, nel 1977, entra nella Fiom, la categoria dei metalmeccanici della Cgil. Comincia la sua attività nella zona Solari-Giambellino, prima, e subito dopo alla Bovisa centro direzionale, dove segue, tra le altre cose, le relazioni sindacali nel Gruppo Ansaldo. Nel 1980, entra nella segreteria Fiom di Milano. Sei anni dopo, in quella regionale della Lombardia. Non ancora quarantenne, nel 1993 assume un nuovo incarico a Roma, entrando nella segreteria nazionale della Fiom come responsabile del settore auto prima e in seguito della siderurgia.

Nel dicembre del 1997 viene eletta segretaria generale della Flai Lombardia, la categoria dei lavoratori del settore agroalimentare. Qui rimane per quattro anni, fino alla nomina, nel luglio del 2001, a segretario generale della Cgil Lombardia. Accanto all'attività sindacale, è forte l'impegno sulle questioni femminili: insieme a un gruppo donne, nel novembre del 2005, fonda il movimento 'Usciamo dal silenzio'. Nell'arco di tre mesi, l'iniziativa sfocia in una grande manifestazione nazionale: il 14 gennaio 2006, a Milano, più di 200 mila donne e uomini scendono in piazza in difesa della libertà femminile, della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza e delle conquiste civili.

Il passaggio nella segreteria confederale di corso d'Italia, diretta da Epifani, avviene nel giugno 2008. Camusso vi entra con la delega ai settori produttivi, e al 16° Congresso nazionale della Cgil (maggio 2010) diventa vice segretario generale. Il 3 novembre viene eletta, prima donna nella storia della Cgil, segretario generale. In questi quattro anni alla guida della confederazione - trascorsi in uno dei momenti più difficili della storia del paese, attraversato da una grave crisi economica, politica e sociale - con la sua direzione contribuisce alla ripresa del percorso unitario con Cisl e Uil, alla sottoscrizione di importanti accordi sui temi della democrazia e della rappresentanza, all'aumento degli iscritti (sia attivi che pensionati), ad un processo di rinnovamento delle politiche e degli uomini e delle donne della Cgil. Il tutto affiancato ad un impegno costante per la libertà e la dignità delle donne: da ricordare, su questo punto, lo straordinario successo della manifestazione del 13 febbraio 2011 a Roma in piazza del Popolo. Nel maggio del 2014 il 17° Congresso della Cgil la riconferma segretario generale.

Danilo Barbi nasce a Bologna nell’ottobre del 1955. Dopo essersi diplomato allo scientifico avvia gli studi universitari in Storia Contemporanea. Nel 1978 si avvicina al sindacato lavorando al Centro Unitario Cgil Cisl Uil di Bologna, contemporaneamente diventa dirigente provinciale della Federazione giovanile comunista italiana dal 1978 fino al 1981. Nel 1981 inizia il suo percorso in Cgil all’interno della struttura confederale regionale dell’Emilia Romagna occupandosi di mercato del lavoro fino all’84, quando entra nella segreteria regionale Cgil Scuola.

Nel 1988 gli viene affidata la guida della Cgil Scuola di Bologna, carica che manterrà fino al 1991 anno in cui viene eletto nella segreteria della Camera del lavoro di Bologna dove ricopre responsabilità organizzative. Dopo due anni diventa segretario generale della Cgil bolognese. Guida la Camera del lavoro per otto anni, fino a quando nell'aprile del 2002 viene eletto segretario generale della Cgil Emilia Romagna. A giugno del 2010 viene eletto nella segreteria nazionale della Cgil per occuparsi di politiche macroeconomiche, politiche dello sviluppo, fisco e ambiente. Il 23 giugno del 2014 viene riconfermato dal Direttivo in segreteria nazionale.

Nino Baseotto nasce a Milano alla fine del 1955 da una famiglia di origine veneta. Nel 1976, in qualità di segretario cittadino della Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (già Tribunale Russell), inizia a collaborare con la Cgil milanese, fino ad entrare nell’apparato politico della Camera del Lavoro di Milano, dove ricopre vari incarichi. Tra questi: politiche internazionali, mercato del lavoro, politiche sociali, organizzazione. Nel 1986 diventa funzionario presso la zona Centro Storico della Filcams Cgil di Milano, categoria nella quale rimane dieci anni, divenendo nel 1989 segretario generale, sia milanese che regionale.

Nel 1996, viene eletto nella segreteria della Camera del lavoro metropolitana di Milano con l’incarico di responsabile dell’organizzazione. A ottobre del 1997 diventa segretario generale della Camera del lavoro Ticino Olona, incarico che mantiene sino al dicembre 2000, quando viene chiamato a far parte della segreteria confederale della Cgil Lombardia, con l’incarico di responsabile per le Politiche organizzative. Il 17 luglio del 2008 diventa segretario generale della Cgil Lombardia. Il 23 giugno del 2014 viene eletto nella segreteria nazionale della Cgil.

Gianna Fracassi nasce ad Arezzo nel 1966. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, ed essersi abilitata all’esercizio della professione di avvocato, inizia a lavorare prima nella scuola dell’infanzia, poi nella scuola primaria. Il suo percorso sindacale inizia proprio da queste esperienze lavorative, nella Cgil Scuola: struttura che guida a partire dagli anni 2000.

Nel 2006 entra nella segreteria confederale della Cgil di Arezzo. Poco dopo, nel 2007, passa alla guida della segreteria regionale della Flc Toscana per poi trasferirsi nel 2009 a Roma nella sede nazionale della  Federazione dei Lavoratori della Conoscenza ed entrare nella segreteria nazionale, occupandosi delle politiche generali, professionali e contrattuali del comparto dell'istruzione e del coordinamento contrattazione decentrata. Il 23 giugno 2014 viene eletta segretaria confederale della Cgil Nazionale dal Comitato direttivo.

Vera Lamonica nasce a Lamezia Terme nel 1956. Laureata in lettere, inizia la sua attività sindacale nel 1978 nella Federbraccianti. Passa quindi dalla categoria zonale a quella provinciale di Catanzaro per arrivare alla struttura regionale. Nel 1987 entra nella Cgil Calabria dove segue il dipartimento mercato del lavoro ed organizza le Leghe dei disoccupati.

Nel 1993 viene eletta nella segreteria regionale della Funzione Pubblica calabrese, con la delega alla sanità, fino al 1997 quando diventa segretario generale regionale della stessa Funzione Pubblica. Ricopre questo incarico fino al 2000, quando viene chiamata nella segreteria regionale della Cgil Calabria con delega alla pubblica amministrazione e al mercato del lavoro. Nel luglio del 2006 diventa il primo segretaria generale donna della Cgil Calabria. Viene eletta nella segreteria confederale nazionale il 16 giugno 2008, dove si occupa di welfare, della previdenza e delle politiche dell'immigrazione. Il 23 giugno del 2014 viene riconfermata nella segreteria della Cgil Nazionale dal Comitato direttivo.

Franco Martini nasce a Tunisi nel 1953 da una famiglia di origine livornese. Dopo qualche anno la famiglia rientra in Italia, stabilendosi definitivamente a Prato. Consegue il diploma da geometra e la passione per la politica lo spinge giovanissimo ad avvicinarsi alla Fgci Pratese, dove milita per 3 anni.

E’ del 1975 l’entrata in Cgil e, dopo qualche anno, si trova a ricoprire il ruolo di segretario generale della Camera del lavoro di Prato fino al 1987. Entra quindi nella segreteria regionale della Cgil Toscana e ne diventa segretario generale dal 1992 al 2000. Dopo questa esperienza arriva a Roma per guidare la Fillea. Categoria che dirige per otto anni fino a quando, nel settembre del 2008, viene eletto segretario generale della Filcams. Il 23 giugno del 2014 entra in segreteria nazionale confederale.

Fabrizio Solari nasce a La Spezia nel 1958. In Cgil dal 1978, è prima componente della segreteria provinciale della Fillea di La Spezia, poi, nella stessa città, componente della segreteria provinciale della Funzione Pubblica e segretario generale della Fiom. Dal 1990 al 1996, sempre a La Spezia, è segretario generale della Camera del lavoro. L'anno successivo, nel 1997, entra nella segreteria nazionale della Filt dove ricopre prima l’incarico di responsabile del dipartimento di organizzazione, poi di responsabile del dipartimento delle politiche economiche.

L’8 luglio del 2003 assume l'incarico di segretario generale della Filt. Viene eletto nella segreteria nazionale confederale il 16 giugno 2008, dove si occupa di reti, energia, sicurezza sul lavoro e terziario. La sua presenza in segreteria nazionale viene riconfermata dal Comitato direttivo del 23 giugno 2014.

Serena Sorrentino è nata nel luglio 1978. Napoletana, studi umanistici, vive e cresce nella provincia nord di Napoli dove si forma, partendo dalle condizioni di disagio dei giovani delle periferie, contro le quali intraprende lotte e vertenze, cominciando dalle rivendicazioni attinenti al diritto allo studio e agli spazi sociali. Inizia, così, giovanissima la sua esperienza politica, eletta sin dal primo anno rappresentante degli studenti.

Nel 1994 è tra i fondatori del sindacato degli studenti medi e nel 2002 passa dal sindacato universitario alla Cgil entrando nella segreteria della Camera del Lavoro di Napoli a soli 23 anni, risultando così la più giovane segretaria confederale della storia della Cgil di Napoli. Arriva in Cgil Nazionale nel gennaio del 2010 per occuparsi delle politiche di pari opportunità in qualità di Responsabile Nazionale e a giugno dello stesso anno viene eletta in segreteria nazionale, dove si occupa di Mezzogiorno e politiche di coesione, di mercato del lavoro, istruzione, formazione e ricerca, di politiche della legalità e sicurezza, di politiche abitative. Confermata in segreteria nazionale il 23 giugno del 2014 dal voto del Comitato direttivo.


21 giugno 2014

TAVOLO TRIANGOLARE ECARE-FASTWEB

Nell’incontro triangolare ai sensi dell’art.53 del Ccnl tenutosi il 18 giugno presso la sede di Assolombarda Fastweb e E-Care hanno concordemente comunicato che il prossimo 30 settembre, con la scadenza della proroga ottenuta dalle OO.SS. e
dalle Rsu al termine del precedente incontro triangolare, si interrompe definitivamente la commessa relativa al servizio inbound e non sono ipotizzabili nuove proroghe. Le motivazioni di tale epilogo addotte da entrambe le società convenute risiedono nella scelta strategica della committente.
E-Care ha più volte precisato che la decisione non è stata influenzata dagli standard del servizio offerto dai lavoratori di Cesano Boscone, ai quali si riconosce l’elevato livello qualitativo delle prestazioni offerte. Una lusinga che, però, rende ancor più indigesto il risultato di mettere gravemente a rischio il posto di lavoro dei 140 (“bravi”) addetti coinvolti che, per altro, stanno già pagando con il Contratto di Solidarietà, insieme agli altri colleghi Cesano Boscone.
Le OO.SS. e le Rsu, hanno registrato le dichiarazioni sia di Fastweb di lasciare il lavoro in Italia che di E-Care di continuare a considerare strategica Milano, ma le hanno ritenute insufficienti e, pertanto, hanno chiesto ad entrambe le società di
valutare con attenzione ogni possibilità, ancorché remota, di riaprire la partita e di mantenere l’attività relativa alla commessa inbound di Fastweb.
In caso di cambio d’appalto, però, in coerenza con quanto già chiesto ai tavoli istituzionali, hanno rivendicato anche al tavolo triangolare la clausola sociale che i lavoratori seguano il lavoro in quanto l’attività non cessa, bensì viene spostata.
Al fine di porre un vincolo di responsabilità sociale dell’impresa che decide di cambiare l’appalto, dunque, le OO.SS. porteranno la vertenza ai tavoli del Ministero del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico.
Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL UGL Telecomunicazioni

18 giugno 2014

Telecom Italia: Comunicato ai Lavoratori del 16 e 17 giugno 2014

Così come definito dalle intese del 27 marzo 2014, è stata avviata la verifica inerente la decisione aziendale di procedere alla "societarizzazione" del servizio di Caring Service. In premessa, il coordinamento ha riproposto tutta la contrarietà sull’applicazione, attuata dall’azienda, sui parametri del Premio di Risultato, che hanno determinato il mancato raggiungimento della soglia di accesso della pista “ricavi” con una decurtazione del valore del Premio del tutto ingiustificabile rispetto ai risultati conseguiti dall’azienda.
I vertici aziendali hanno convenuto sulla necessità di intervenire sui meccanismi che hanno determinato il paradossale risultato economico per l’anno 2013, riservandosi successive verifiche per un intervento a copertura dell’anno in corso. Le OO.SS hanno
affermato la necessità di individuare una soluzione che sani il “vulnus” creatosi anche al fine di garantire il recupero di un clima di fiducia complessivo tra le parti.
Sul tema “societarizzazione”, l’azienda ha messo in evidenza come i risultati conseguiti grazie alle intese raggiunte il 27 marzo abbiano permesso di aprire una riflessione che possa portare al superamento del progetto di esternalizzazione.
Contestualmente l’azienda ritiene necessario avviare una fase di “industrializzazione” del servizio caring per traguardare il superamento di una concezione attestata unicamente sulla riduzione dei costi puntando, invece, a migliorare la qualità e l’efficacia del lavoro svolto dagli operatori a beneficio dei clienti Telecom.
Tale prospettiva dovrebbe consentire, nelle suggestioni aziendali, di trasformare il lavoro del caring da attività considerata di appoggio a un vero e proprio lavoro in grado di dare prospettive e sviluppo professionale agli operatori impiegati.
Gli interventi proposti, inoltre, sarebbero in grado di consolidare su un arco temporale medio lungo la scelta aziendale di non procedere alla "societarizzazione" dell’attività.
Le proposte avanzate dall’impresa sono state illustrate attraverso la consegna di slide allegate al presente comunicato.
In sede di replica il coordinamento ha accolto positivamente l’impostazione sulla volontà/possibilità di non procedere alla "societarizzazione". Inoltre ha rivendicato che tutte le iniziative messe in campo dalle OO.SS. negli ultimi mesi a favore del settore dei
call center (sia quelli interni sia quelli gestiti tramite appalto) vanno proprio nella direzione di trasformare l’utilizzo dei call center da mera opportunità di contenimento del costo del lavoro in un luogo di opportunità in cui, vista l’evoluzione tecnologica, la
spersonalizzazione dei servizi, la velocità imposta dagli impegni personali quotidiani, si possa contribuire a migliorare la qualità della vita ai consumatori / clienti.
Per questo il Coordinamento ha ribadito la necessità che questa nuova visione sia da intendersi comprensiva dell’insieme del servizio offerto alla clientela e pertanto, prima di entrare nel merito delle proposte avanzate dall’azienda, ha ritenuto necessario integrare la discussione con i seguenti temi:
l’accordo dovrà prevedere il ritiro del progetto di "societarizzazione";
andrà implementata un'analoga prospettiva nei confronti delle attività gestite attraverso appalto con una valutazione attenta dei fornitori;
in considerazione del fatto che il nuovo progetto avanzato riduce notevolmente le esigenze che avevano portato a prevedere la chiusura delle 46 sedi di customer va previsto il mantenimento operativo di tutte le sedi oggi presidiate;
l’inquadramento del personale inquadrato nel customer dovrà prevedere il passaggio di tutti i lavoratori oggi inseriti al 3° livello nel 4° livello in un tempo prestabilito e si dovrà definire un inquadramento in cui il livello di assegnazione sia assegnato sulla
base della tipologia di lavoro svolto (a parità di mansione parità di livello);
Erogazione del ticket per tutti i part time con orario superiore al 50%.
Infine, il coordinamento ha evidenziato l’esigenza di conoscere le motivazioni che sosterrebbero le richieste avanzate dall’azienda e la coerenza di tali richieste rispetto all’enunciato generale. Sulla base della discussione effettuata, si è convenuto di aggiornare il confronto attivando da subito tre commissioni specifiche per effettuare gli approfondimenti necessari sul nuovo modello organizzativo.
E’ evidente che si apre la necessità di avviare un confronto con i lavoratori sulle nuove prospettive che si sono determinate, partendo dal presupposto che il primo degli obiettivi previsti dall’accordo del 27 marzo 2013 è stato raggiunto e pertanto si sono determinate le condizioni per non esternalizzare il caring.
Il secondo appuntamento riguarderà la fine del biennio di copertura dell’accordo in cui l’azienda sarà tenuta a presentarsi al tavolo avendo internalizzato attività in quantità tale da garantire il completo riassorbimento degli esuberi denunciati.
Queste sono le migliori risposte a chi, in questi anni, ha paventato e alimentato le paure e le tensioni dei lavoratori per meri fini speculativi.
L’accordo del 27 marzo ha consentito di far attraversare ai lavoratori di Telecom il periodo di maggior crisi economica (la riduzione del fatturato aziendale dell’ultimo triennio ne è la miglior testimonianza) mantenendo il perimetro unico, evitando in questo
modo le pericolose cessioni di rami aziendali utilizzate nei primi anni del 2000 e che oggi vedono lavoratori in profonda difficoltà e in presenza di un blocco delle uscite per pensionamento, determinato dalla sciagurata legge Fornero, che ha impedito di
continuare a far transitare per gli ammortizzatori sociali 2500/3000 lavoratori l’anno.
Nel corso del coordinamento è stata poi raggiunta un’ipotesi di accordo sui nuovi turni per l’ambiente ASA/ASO. Un accordo che pone fine a una vicenda partita male e gestita peggio dall’azienda e che porta delle risposte effettive in termini di semplificazione della turnistica. Nei prossimi giorni saranno consultati i lavoratori interessati al fine di poter sciogliere positivamente la riserva.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

16 giugno 2014

TELECOM: COMUNICATO REGIONALE 16 GIUGNO 2014

L’applicazione degli accordi del 27 marzo in Open Access ha portato alla luce le modalità con le quali, i capi Aol hanno gestito sino ad oggi attività e risorse.

·     La diffusione dei contratti di solidarietà anche nelle strutture di governo e di supporto di OA con conseguente impossibilità di utilizzo dello straordinario;
·     La quasi eliminazione dello stesso per i tecnici con l’istituzione della banca ore;
·     La riduzione della possibilità di assegnare lavoro alle imprese (in particolare il delivery NGAN), a favore di concreti processi d’internalizzazione, HA MESSO NEI GUAI i responsabili Aol e tutto il cordone dei collaboratori funzionali.

Sapevamo e lo abbiamo ripetuto, purtroppo inascoltati,  che, la mancata applicazione e realizzazione degli innumerevoli processi di riorganizzazione delle strutture di governo, a favore di un’organizzazione altamente gestionale, fatta ad uso e consumo dei responsabili, che non hanno permesso, tra l’altro, la realizzazione d’ importanti processi di professionalizzazione di figure uniche di personale addetto al delivery, addetti all’Assurance, Analyst integrati per tutte le le tipologie di lavorazioni etc, etc, avrebbe generato serie difficoltà nell’espletamento delle attività.
L’ultima BOTTA per loro è arrivata con la riorganizzazione/razionalizzazione delle aol che ha costretto i capi aol a privarsi di ulteriori risorse da destinare al ruolo di tecnici con le ben note modalità (vedi comunicato del 29/5/2014).
Ad aggravare questa situazione si è aggiunto il grave disservizio verificatosi sulla nuova piattaforma informatica utilizzata per l’espletamento degli ordinativi e quindi delle operazioni di delivery, che ha causato un elevatissimo numero di giacenza di ordinativi.
Per queste ragioni ancora una volta con la consapevolezza e la responsabilità di chi l’azienda la vuole portare avanti, il 23/5/2014, il Sindacato ha firmato un accordo per sospendere la solidarietà nei settori di delivery interessati e conseguentemente la modalità di gestione degli straordinari dei tecnici in banca ore: un’aspirina che non può certo guarire una bronchite cronica.
Ancora una volta, però, il cosidetto “corpo intermedio” di aol non ha perso tempo nel vanificare i nostri sforzi.
In questi giorni i lavoratori ci hanno chiamato allarmati dal fatto che le attività di delivery Ngan (Alice Fibra) si siano improvvisamente e drasticamente ridotte, tanto da lasciare qualche tecnico senza attività.
Abbiamo accertato che non si trattasse di un fatto episodico, ma abbiamo scoperto qualcosa di sconcertante, l’Aol sic ovest sta assegnando attività di delivery Ngan a Mano d’Opera d’Impresa con una percentuale vicina al 40%, venendo meno agli accordi sulle internalizzazioni previste dal 27 marzo.
L’effetto immediato di tale scelta scellerata è che il delivery ngan sta arrivando dritto dritto nelle mani del subappalto e l’ombra del lavoro nero si allunga alla velocità della luce su “Tutto Fibra”.
A prova di ciò la richiesta di straordinario ai tecnici è stata parzialmente cancellata creando come al solito il legittimo sospetto di clientelismo.
Reiterando la nostra precedente richiesta d’incontro immediato, chiediamo che ci siano forniti i dati sullo stato di avanzamento delle internalizzazioni in Sicilia e secondo quanto previsto dall’accordo del 23 maggio us chiediamo che ci vengano forniti i dati sugli ordinativi in giacenza, di quanti ne sono stati evasi e quante ore di straordinario sono state utilizzate.
E’ tempo che i “Responsabili ” AOL e i loro collaboratori capiscano che non stanno lavorando in un “ Porto Franco” e che gli Accordi vanno rispettati!
Il Sindacato utilizzerà tutti gli strumenti convenzionali e non per scongiurare il pericolo che i personali obiettivi dei responsabili possano mettere a repentaglio il futuro dell’intera azienda e dei suoi LAVORATORI.
Palermo.16.Giugno. 2014
Segreterie Regionali SLC-CGIL, Fistel-CISL, Uilcom-UIL
RSU SICILIA