05 settembre 2012

Poste, richiesta incontro Ministro Sviluppo Economico


Illustre Sig. Ministro,
la drastica riduzione dei contratti di appalto affidati da Poste italiane alle agenzie di recapito, ha comportato una notevole contrazione dei relativi importi che, nel periodo dal 2000 al 2008, si sono ridotti da circa 70 milioni di euro agli attuali 40 milioni annui.
In tale contesto sta crescendo una giustificata preoccupazione per le sorti delle Agenzie di recapito private, soprattutto per quanto attiene alla tenuta dei livelli occupazionali.
Ad aggravare ulteriormente la situazione si aggiunge la recente emissione dei nuovi bandi di gara, da parte di Poste italiane, che ha ulteriormente rivisto al ribasso gli affidamenti esterni, riducendoli a soli 28 milioni di euro.
In uno scenario di per sé complicato, le modalità di recepimento della Direttiva europea sulla liberalizzazione del settore non hanno apportato alcuna possibilità di miglioramento al comparto, né in termini di sviluppo e crescita del mercato né in termini di efficienza del servizio, appesantito ulteriormente dalla concorrenza sleale da parte di imprese che operano in regime di subappalto. Una condizione, questa, agevolata dalla mancanza di un contratto nazionale di settore e da una sostanziale assenza di controlli, che sta assestando un colpo mortale alle imprese private di recapito già agonizzanti.
Per evitare che la situazione oltrepassi il limite della governabilità siamo a chiederLe un urgente incontro al fine di attivare ogni utile azione necessaria a mitigare la crisi del settore e scongiurare, nel contempo, la perdita di ulteriori posti di lavoro.
In attesa di cortese riscontro Le inviamo distinti saluti.
Roma, 5 Settembre 2012
Il Segretario Generale
Emilio Miceli

Rai: Lorenza Lei nuovo amministratore delegato di Sipra. La presidenza al Dg Luigi Gubitosi

Luigi Gubitosi, come anticipato nei giorni scorsi, ha assunto la presidenza della Sipra. Il Cda della Rai ha, infatti, approvato la proposta del direttore generale e ha deciso anche di nominare Lorenza Lei, ex Dg di Viale Mazzini, amministratore delegato della concessionari di pubblicità, al posto del dimissionario Aldo Reali.


Nel Cda di Sipra, su richiesta di Gubitosi, entrano pure i tre direttori di rete: Mauro Mazza di Rai1, Pasquale D’Alessandro di Rai2 e Antonio Di Bella di Rai3. Il loro impegno nella concessionaria della raccolta pubblicitaria non è, infatti, incompatibile con l’attuale ruolo di responsabili delle reti.

L'uscita di scena di Reali sarebbe legata ai risultati negativi registrati da Sipra. La raccolta della Rai è, infatti, scesa del 19,6% nel primo semestre di quest'anno contro il -11,2% di Mediaset (mercato TV -10%), nonostante il vertice Rai con direttore generale proprio Lorenza Lei ha avviato a una robusta manovra correttiva per tenere fermo l'obiettivo del pareggio o dell'utile di bilancio.

Il rischio per Mediaset, a detta degli analisti di Equita, è che la Rai diventi più aggressiva sul mercato pubblicitario rispetto al passato. Nel 2011 la raccolta della Rai è scesa del -6,6%, più del -3,3% di Mediaset.



Primo licenziamento per motivi economici


L’agenzia economia Radiocor ha appena battuto la seguente notizia. la riportaimo, ma ci sarà modo di parlarne ancora.
Primo licenziamento per motivi economici nel settore delle telecomunicazioni. La società cinese huawei technologies ha comunicato il licenziamento a una lavoratrice. Decisione assurda e discutibile, in quanto Huawei è una società in crescita sia come business, sia come livelli occupazionali nel nostro paese (ha infatti rilevato le attività e i lavoratori del network di fastweb) e non può utilizzare la legge fornero per sbarazzarsi dei lavoratori indesiderati”.

Almaviva: Il call center va in Calabria e manda a casa 632 persone


Cassa integrazione straordinaria a Roma e nuove assunzioni “low cost” al sud. E’ questa la dolorosa beffa che spetta a 632 operatori di call center del gruppo Almaviva, ex Atesia, della sede romana di Via Lamaro, a Cinecittà. La comunicazione ufficiale dell’azienda ai lavoratori è dello scorso 28 agosto: un anno di cassa integrazione come ammortizzatore sociale per i dipendenti della sede romana dell’azienda. Poi a casa. In nome di una cessazione di attività che, però, non esiste.
Almaviva, infatti, non chiude. Anzi apre a nuove assunzioni nella sede di Rende, in provincia di Cosenza. Dove, entro dicembre, entreranno in contratto circa 250 lavoratori destinati al servizio assistenza clienti del “119 Tim”. Esattamente lo stesso servizio che veniva svolto dai 632 neo-cassintegrati romani.
Perché, allora, liberarsi di oltre un terzo dei 2200 dipendenti totali romani, arrivando a chiudere una delle tre sedi della capitale? Le ragioni, secondo i lavoratori, sono due. Una è politica: la sede di via Lamaro e’ stata negli anni il cuore pulsante del movimento a favore della stabilizzazione dei lavoratori dei call center. L’altra ragione e’ economica: il personale di Roma ha la maggiore anzianità e quindi un costo del lavoro più elevato.
Non c’è la fine di un appalto, nè una riduzione delle commesse, ma una decisione calcolata dell’azienda. La strategia preoccupante è la scelta mirata di chiudere una sede che costa di più per spostare la stessa produzione in un un posto dove produrre costa meno, grazie agli incentivi delle leggi regionali di cui usufruiscono molte regioni del Sud“, spiega Barbara Cosimi, Slc-Cgil e Rsu di Almaviva Roma. “Siamo alla delocalizzazione non più all’estero, ma Italia-Italia, Nord-Sud. Non si chiude perché non ci sono le commesse. Si chiude perché conviene aprire da un’altra parte“.
E i neo-assunti calabresi? Guadagneranno meno dei romani? Lavoreranno a condizioni peggiori? “Saranno fatti contratti di secondo e non di terzo livello e ovviamente senza nessuno scatto di anzianità. Questo significa a spanne quasi cento euro in meno in busta paga. Ma non è questo il punto. Il punto è il risparmio dell’azienda e le logiche con cui si licenzia e si assume“.
I lavoratori di Almaviva sono in agitazione. Ci sono venti giorni ancora per trovare un accordo con l’azienda. Ieri, il primo sciopero a tema, che ha coinvolto tutti i lavoratori romani e non solo il gruppo di via Lamaro, con una partecipazione dell’80% e oltre 500 persone che hanno protestato davanti alla sede del X municipio, a Cinecittà, con un corteo spontaneo lungo via Tuscolana. Si cerca la mediazione delle istituzioni e un ruolo centrale potrebbe essere giocato dalla Regione Lazio. E proprio negli uffici della Regione si recherà oggi una delegazione di lavoratori in cerca di risposte certe sul destino dei propri contratti e sui termini della cassa integrazione.
Crediamo ancora che ci siano i margini per evitare questa chiusura“, insiste Barbara Cosimi. “Anche perché ad andare a casa sarebbero lavoratori con un’età media di 42 anni, di cui il 65% donne, alcune madri separate con figli a carico. La gran parte lavora 4 ore al giorno, arrivando a uno stipendio di 650 euro. E solo ora iniziava, dopo anni, ad accedere ai primi scatti di anzianità. Non a caso, l’azienda sceglie di non sostenere questi costi e preferisce spostare tutto da un’altra parte. In nome del risparmio. Senza nessun rispetto per i diritti acquisiti“.
www.pubblicogiornale.it

Almaviva Contact: cessazione attività sede aziendale romana di Via Lamaro.

- COMUNICATO SINDACALE -
La dirigenza di Almaviva Contact ha comunicato alle Segreterie Nazionali e Regionali di Roma di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni l’intenzione di voler aprire martedì 28 agosto le procedure per la Cassa Integrazione
Guadagni Straordinaria per cessazione di attività per la sede aziendale romana di Via Lamaro.
La procedura riguarderà 620 operatori e 12 lavoratori dello staff ed è stata giustificata dall’azienda con l’elevato costo del lavoro, la asserita diminuzione della qualità erogata, il continuo peggioramento del conto economico e dei margini generati dal
sito di via Lamaro (sito del quale a dicembre scade il contratto di locazione). Sempre secondo l’azienda questo quadro complessivo rende non più procrastinabile un intervento più incisivo di quanto fatto sino ad oggi.
L’azienda ha in oltre risposto alla richiesta di chiarimenti avanzata dalle OO.SS. specificando come il prestito appena ottenuto da un pool di banche sarà quasi completamente utilizzato a consolidamento del debito precedente. Con l’attivazione delle procedure di CIG l’azienda ha dichiarato che interromperà l’accordo sui Contratti di Solidarietà attualmente in atto sulle sedi di Roma.
Le OO.SS. hanno dal canto loro espresso la più totale contrarietà verso un provvedimento che, semplicemente, continua a scaricare solo sui lavoratori inefficienze proprie della gestione aziendale.
Forti dubbi sono stati espressi in oltre sulle motivazioni della CIG dal momento che le commesse presenti ad oggi su via Lamaro non sono state perse dall’azienda ma sono state, o saranno, a breve spostate su altri siti aziendali. Le OO.SS. territoriali si attiveranno, al ricevimento della procedura di CIG, per richiedere in tempi strettissimi l’incontro con la Regione Lazio.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL UGL-Telecomunicazioni

E' ora di investire sulle Tlc


- di Federica Meta -
E’ questo il momento di agire sulle reti Tlc se non si vuole incidere negativamente sulla competitività e sulle possibilità di rilancio della crescita del Paese. È questo il punto cardine dello studio della Cassa Depositi e Prestiti che sottolinea come il fabbisogno di investimenti, d’altro canto, impone un’attenta valutazione delle iniziative, alla luce degli stringenti vincoli di finanza pubblica e della relativa scarsità di risorse a disposizione.

Secondo l'analisi "Banda Larga e Reti di nuova generazione" è necessario, in particolare, individuare un mix intelligente di diverse tecnologie (fisse e mobili, in fibra o in rame) che consentano di centrare gli obiettivi, ottimizzando gli investimenti. In questo contesto, è possibile prefigurare diversi scenari di sviluppo. Il primo riguarda la realizzazione del collegamento con rete in fibra ottica fino al cabinet (FTTCab), abbinato al tradizionale collegamento in rame. È una soluzione che può assicurare una velocità di accesso teorica fino a 50 Mbps in ragione del numero degli utenti connessi, con i tempi e i costi di realizzazione più ridotti. Questo modello, se, da un lato, non presenta criticità dal punto di vista della regolazione del settore, consentendo l’unbundling fisico dell’ultimo miglio, dall’altro, non risulta adeguato a supportare l’evoluzione attesa del mercato e a soddisfare gli obiettivi posti dall’Agenda Digitale.

In questo scenario, l’intervento dello Stato potrebbe essere rivolto a favorire l’operatività del settore privato, tramite la semplificazione normativa, lo snellimento delle procedure autorizzative e il supporto alla domanda (alfabetizzazione informatica, ampliamento dei servizi offerti dalla PA), riservando le risorse pubbliche al superamento del digital divide di base e alla realizzazione delle reti nelle aree a fallimento di mercato.

Altro scenario è quello relativo alla realizzazione del collegamento con rete in fibra ottica fino al cabinet (FTTCab), abbinato al collegamento in rame con tecnologia Dsl di ultima generazione (Vectoring). È una soluzione che può assicurare una velocità di accesso teorica fino a 100 Mbps, con costi e tempi di realizzazione relativamente contenuti. “Tuttavia - spiega la Cdp - le prestazioni offerte da questa tecnologia sono subordinate alla distanza tra il punto di utilizzo e l’armadio di distribuzione e al numero di utenti che condividono la linea in rame: la qualità del segnale comincia a evidenziare un certo degrado a partire dai quaranta accessi simultanei (in Italia, in media, ogni armadio di distribuzione serve circa 300 utenti). In questo contesto, tale soluzione potrebbe rappresentare un passaggio intermedio verso la piena infrastrutturazione in fibra ottica del Paese, da realizzarsi successivamente.

La società guidata da Franco Bassanini segnala che il modello di sviluppo FTTCab + Vectoring potrebbe incontrare ostacoli da parte delle Autorità di regolamentazione, in quanto non consente l’unbundling fisico dell’ultimo miglio, non garantendo uguali condizioni di accesso a tutti gli erogatori di servizi di telecomunicazione presenti sul mercato;

Infine la realizzazione del collegamento con rete in fibra ottica fino agli utenti finali (FTTH). Questa opzione permetterebbe la disponibilità di un’infrastruttura future proof, con i migliori standard tecnologici e la maggiore capacità di banda, in grado di supportare in prospettiva lo sviluppo della domanda e dell’offerta di contenuti e servizi, ponendo il Paese sulla frontiera dell’innovazione.

“Una rete di questo genere – sottolinea lo studio - presenterebbe le caratteristiche di neutralità necessarie a garantire l’accesso non discriminatorio a tutti gli operatori. Tale soluzione, tuttavia, comporterebbe costi significativamente più elevati rispetto a quella FTTCab, che sarebbero sostenibili da un punto di vista economico-finanziario solo in presenza di un adeguato bacino d’utenza.

Alla luce di questi elementi una soluzione possibile appare quella di realizzare un’infrastruttura FTTH (o, almeno, FTTB, con successivo completamento della rete con i verticali) nelle aree a maggior densità di popolazione e di attività economica, e fare leva sul modello FTTCab + Vectoring per portare le connessioni in Banda Ultra-Larga nel resto del Paese, anche attraverso l’integrazione con una Rete mobile di Nuova Generazione di tipo Lte, in grado di raggiungere le aree ancora oggi caratterizzate da un digital divide di base.

Se l’infrastruttura in Banda Ultra-Larga nelle aree urbane e a maggior densità di attività industriali può essere finanziata attraverso il ricorso a risorse private, il nodo critico da affrontare nel corso dei prossimi anni sarà quello di estendere la copertura di rete alle aree meno popolate e alle zone rurali, che offrono prospettive di redditività non adeguate all’ingente livello di investimenti necessari.

“In questo contesto, i Governi nazionali incontrano un ostacolo significativo derivante sia dagli stringenti vincoli di finanza pubblica e dal percorso di riduzione dello stock del debito pubblico previsto nell’ambito del Fiscal Compact, sia dalla necessità di dedicare le risorse disponibili, già limitate, a una pluralità di interventi a sostegno e supporto dell’economia".

L’Italia, quindi, non è nella posizione di compiere la scelta operata, in una diversa congiuntura economico-finanziaria, da altri Paesi quali ad esempio Giappone e Sud Corea, di ricorrere a risorse di bilancio per finanziare la realizzazione di un’infrastruttura in fibra ottica. Occorre, pertanto, individuare modalità di coinvolgimento dei capitali privati che consentano di superare l’attuale fase interlocutoria, dando un deciso impulso alla realizzazione delle Reti di Nuova Generazione.

Mobbing: cos’è e come difendersi - Aggiornamento settembre 2012 -


Dato le continue richieste su chiarimenti, procedure e normative legali, riproponiamo in maniera aggiornata (2012) e precisa una mini relazione sul mobbing
Di Maria Monteleone
Spesso invocato a sproposito, ancor più spesso subìto in servile silenzio: cos’è davvero il mobbing e quando la legge offre tutela al lavoratore? Il mobbing è il sintomo di quel lato patologico delle attuali relazioni sociali e lavorative, un fenomeno spesso taciuto per vergogna o per paura di ritorsioni. Secondo le stime più recenti, su 21 milioni di lavoratori italiani, le vittime del mobbing ammontano a circa un milione e mezzo [1].
Vediamo dunque cos’è il mobbing, quali sono le cause, le conseguenze e i rimedi.
Cos’è il mobbing
Il termine “mobbing” deriva dall’inglese “to mob”, che significa assediare, attaccare. Tradotto nell’ambito lavorativo, indica le pratiche vessatorie, aggressive e persecutorie, più o meno gravi, poste dal datore di lavoro e/o dai colleghi (mobber) nei confronti di un lavoratore (mobbizzato).
Secondo i giudici, il mobbing si configura quando il datore di lavoro e/o i suoi colleghi pongono in essere, nei confronti del lavoratore:
1) una serie di comportamenti ostili, reiterati e protratti nel tempo
2) volti a realizzare forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore
3) con conseguente mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità [2].
A seconda del soggetto che pone in essere il mobbing si distingue tra:
- mobbing verticale (o bossing), perpetrato dal datore di lavoro o dai superiori gerarchici nei confronti del dipendente, attraverso lo sfruttamento della propria posizione di superiorità, non solo economica;
- mobbing orizzontale, praticato dai colleghi di pari grado gerarchico.
Al contrario di quanto comunemente si crede, il mobbing non è solo quello del superiore ai danni del lavoratore, ma è anche quello dei lavoratori nei confronti dei “capi”. A riguardo si parla di mobbing ascendente, praticato dai dipendenti che si coalizzano contro il datore di lavoro o i superiori gerarchici, con attacchi di ribellione eccessivi e non sorretti da adeguate motivazioni, con conseguenti danni, economici e non, all’azienda.
Quali sono le condotte tipiche di mobbing
Svariate sono le condotte in cui può concretizzarsi il mobbing. Ecco le più frequenti:
- aggressioni e rimproveri verbali frequenti e non giustificati, spesso a scopo di umiliazione. Nei casi più gravi, tali comportamenti possono configurare i reati di ingiuria e diffamazione;
- offese, pettegolezzi e critiche sul lavoratore (sul suo modo di lavorare, di vestire, ecc.) oppure sulla sua famiglia;
- ossessivi controlli medico-fiscali nelle prime assenze;
- ingiustificato diniego di ferie e permessi;
- demansionamento e dequalificazione professionale del dipendente, volto a ridurne fortemente l’autostima e bloccarne la carriera;
- sovraccarico di lavoro, con continuo spostamento di mansioni e/o trasferimenti, con conseguente instabilità e ripercussioni sulla vita sociale, familiare e sulla salute del dipendente;
- revoca ingiustificata di benefits aziendali (cellulare, auto, computer ecc.);
- isolamento del lavoratore in sedi o in luoghi di lavoro deserti o angusti;
- ripetute sanzioni disciplinari non necessarie;
- molestie sessuali.
Alcuni di questi comportamenti sono puniti anche se posti sporadicamente, in quanto costituiscono già di per sé un illecito civile o penale (ad es. le molestie). Altri, invece, pur se consistenti in condotte isolatamente lecite, sono sanzionati perché inseriti in un disegno globale, volto alla mortificazione e persecuzione del dipendente e quindi da considerarsi mobbing (per es. rimproveri e controlli insistenti, reiterati e non giustificati).
Le condotte di mobbing, nella maggior parte dei casi, sono finalizzate a isolare il lavoratore, ad escluderlo dall’ambito lavorativo e a provocarne così l’allontanamento spontaneo o meno (rispettivamente: dimissioni o licenziamento disciplinare) [3].
Si tratta in ogni caso di condotte idonee a ledere più o meno fortemente la dignità e la personalità del lavoratore. L’effetto negativo sulla salute psico-fisica del lavoratore è tanto più incisivo quanto più la condotta è grave (si pensi alle molestie sessuali), reiterata nel tempo e quanto più è elevato il numero di mobbers che si accaniscono contro il lavoratore o, semplicemente, che restano in silenzio di fronte ai comportamenti vessatori.
Cause del mobbing
Le cause delle pratiche vessatorie nei confronti dei colleghi o dei dipendenti possono essere le più svariate e spesso si identificano con elementi psicologici interni di difficile individuazione: invidia, gelosia, senso di superiorità e di potere, sentimenti di astio o antipatia.
In alcuni casi il mobbing può derivare da differenze di sesso, razza o religione o da una cattiva gestione aziendale. Talvolta è il frutto di una deliberata politica dell’imprenditore che, durante una crisi finanziaria, crede così di poter indurre i lavoratori ad andarsene spontaneamente.
Conseguenze del mobbing
Il mobbing può provocare seri danni alla salute psico-fisica della vittima, danni che variano a seconda del tipo di condotta e della predisposizione e sensibilità del soggetto che la subisce. Le conseguenze psicologiche riscontrate nella maggior parte dei lavoratori sottoposti a mobbing sono: ansia, depressione, disturbo dell’adattamento (DDA), calo dell’autostima, difetto di comunicazione con gli altri, tendenza all’isolamento, impotenza sessuale e sofferenze psicologiche e fisiche di vario tipo.
Per dirla con le parole di un grande studioso della materia [4], il mobbing è una forma di “terrorismo psicologico” che può provocare “una vera e propria catastrofe emotiva” nella vittima.
Qualora le condotte vessatorie incidano sulla carriera del lavoratore (per es. spostamenti continui, demansionamento), il mobbing comporta anche danni patrimoniali risarcibili nei modi che a breve si diranno.
Tutela civile
La vittima di mobbing è tutelato dal nostro ordinamento.
Non esiste però una legge appositamente dedicata al mobbing, ma solo singole disposizioni contenute nel codice civile, penale e in leggi speciali che garantiscono il ristoro della vittima.
Con riguardo alla tutela civile occorre distinguere tra tutela contrattuale e tutela extra contrattuale.
A) La tutela contrattuale (che tutela il lavoratore nell’ambito del contratto di lavoro con il datore) si sostanzia in vari precetti.
Emerge, innanzitutto, l’obbligo del datore di lavoro di adottare, nell’esercizio dell’impresa, tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori [5].
Con riferimento al mobbing, ciò significa che il datore deve, non solo evitare di porre in essere condotte vessatorie verso i propri dipendenti, ma anche vigilare affinché non siano altri lavoratori o superiori gerarchici a tenere tali condotte.
Il datore ha, dunque, l’obbligo di fare il possibile per assicurare un ambiente lavorativo sicuro e sereno, in cui non risultino offese la dignità e la personalità dei lavoratori. Deve prevenire e sanzionare, esercitando il proprio potere disciplinare, tutti quegli atteggiamenti che rendano insostenibili le condizioni di lavoro in azienda. Diversamente, egli è responsabile nei confronti del lavoratore/i danneggiato/i [6].
Un’altra tutela per il lavoratore è nel caso di demansionamento o dequalificazione professionale. In particolare, il dipendente non può essere assegnato a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto [7]. Ciò vale sia se gli venga assegnata una qualifica più bassa, sia se – immutata la qualifica professionale – venga assegnato a compiti che, nella sostanza, sono da considerarsi di livello inferiore.
Se il datore di lavoro viola tale divieto, il lavoratore può chiedere al giudice di dichiarare la nullità dell’atto di assegnazione a mansioni inferiori e di essere reintegrato nelle mansioni precedentemente svolte o in mansioni equivalenti.
B) La tutela extracontrattuale, invece, protegge il lavoratore dai danni ingiusti subiti per colpa o dolo del datore o di colleghi, verificatisi indipendentemente dall’esistenza di un rapporto di lavoro [8].
La responsabilità extracontrattuale del datore di lavoro sussiste tutte le volte in cui dalla medesima violazione derivi una lesione di diritti del lavoratore intesa come persona, oppure indipendentemente dal rapporto di lavoro (lesione dei diritti personalissimi, della integrità psicofisica, del diritto alla salute e così via).
In questi casi il lavoratore potrà esperire entrambe le azioni: sia quella contrattuale che quella extracontrattuale. Il risarcimento può consistere nel:
- danno patrimoniale: qualora gli atti vessatori abbiano ripercussioni sul suo patrimonio o comunque sulla sua condizione economica (per es. demansionamento e riduzione della retribuzione);
- danno biologico: qualora gli effetti negativi ricadano sulla sua salute psico-fisica (per es. molestie sessuali e psicologiche);
- danno morale: qualora la condotta del mobber leda la sua dignità e personalità (per es. tramite offese).
Affinché il lavoratore possa chiedere tutela in tribunale è necessario che provi:
- l’esistenza della condotta di mobbing,
- la colpa o il dolo del mobber nel tener tale condotta
- il verificarsi di un danno ingiusto (patrimoniale, biologico, morale) come conseguenza della condotta stessa.
Tale onere probatorio è particolarmente gravoso in quanto spesso è difficile per la vittima di mobbing dimostrare il danno (per es. una lesione alla salute psichica può manifestarsi solo dopo tanto tempo) oppure, ancora peggio, dimostrare il verificarsi delle condotte di mobbing (per es. i testimoni si rifiutano di parlare perché temono ritorsioni del mobber).
Tutela penale
La tutela penale giunge in soccorso al mobbizzato solo quando la condotta di mobbing integri gli estremi di un reato. I casi più frequenti si hanno quando:
1) gli atteggiamenti umilianti del mobber configurino i reati di ingiuria e diffamazione [9] poiché ledono il decoro e la reputazione della persona;
2) le condotte persecutorie si accompagnano al reato di violenza privata [10] o di lesioni personali colpose [11];
3) il mobbing consista o si accompagni a molestie sessuali. Per molestie sessuali deve intendersi non solo la violenza sessuale vera e propria [12], ma anche i corteggiamenti indesiderati e le “proposte indecenti”. Secondo la Cassazione [13] si tratta di uno dei fenomeni più detestabili che possono verificarsi sul luogo di lavoro, per la loro forte capacità di ledere l’integrità psico-fisica della vittima.
Come si evince da questa seppur semplice analisi, il mobbing interessa svariate discipline, tra cui la psicologia, la sociologia, il diritto e la medicina del lavoro. Le ragioni di tale interesse risiedono nel fatto che esso colpisce le parti più delicate della persona: la sua dignità e il suo vivere relazionandosi con gli altri.
[1] Il fenomeno è più presente al Nord (65%) e colpisce maggiormente le donne (52%). Le categorie più esposte risultano gli impiegati (79%) e i diplomati (52%). Nell’Unione europea le persone vittime di vessazioni sul posto di lavoro sono circa 12 milioni, pari all’8% degli occupati. In testa alla classifica dei Paesi dove più numerosi sono i casi di mobbing si pone l’Inghilterra (16,3%), segue poi la Svezia (10,2%), la Francia (9,9%), Irlanda (9,4%), la Germania (7,3%). Il dato positivo è che l’Italia, con il suo 4%, si pone al di sotto della media europea (fonte dati: ISPESL – Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro-, 2008).
[2] Cons. Stato, sent. n. 14/2012.
[3] “La sussistenza di condotte mobbizzanti deve essere qualificata dall’accertamento di precipue finalità persecutorie o discriminatorie, poiché proprio l’elemento soggettivo finalistico consente di cogliere in uno o più provvedimenti e comportamenti, o anche in una sequenza frammista di provvedimenti e comportamenti, quel disegno unitario teso alla dequalificazione, svalutazione, emarginazione del lavoratore pubblico dal contesto organizzativo nel quale è inserito imprescindibile ai fini dell’ enucleazione del mobbing.” (Cons. Stato Sez. IV, 16/02/2012, n. 815).
[4] Il riferimento è a Heinz Leymann, lo studioso tedesco che, tra i primi, si è interessato dell’indagine sulle cause e le conseguenze del mobbing. Egli lo definisce come “una forma di terrorismo psicologico cheimplica un atteggiamento ostile e non etico posto in essere in forma sistematica da uno opiù soggetti, di solito nei confronti di un unico individuo che, a causa di tale persecuzione, siviene a trovare in una condizione indifesa e diventa oggetto di continue attività vessatorie epersecutorie che ricorrono con una frequenza sistematica e nell’arco di un periodo di temponon breve, causandogli considerevoli sofferenze mentali, psicosomatiche e sociali”.
[5] Art. 2087 cod. civ.
[6] In questo caso la responsabilità del datore di lavoro non ha carattere oggettivo e viene pertanto meno quando questi riesca a dimostrare che egli aveva fatto il possibile per evitare il danno all’integrità psico fisica del lavoratore e che il mobberha posto in essere la sua condotta illegittima attraverso comportamenti eccezionali e nonprevedibili.
[7] Art. 2103 cod. civ.
[8] Art. 2043 cod. civ.
[9] Artt. 594 e 595 cod. pen.
[10] Art. 610 cod. pen.: il reato di violenza private punisce chi, con violenza o minaccia, costringe gli altri a fare, tollerare o non fare qualcosa.
[11] Art. 590 cod. pen.
[12] Art. 609 bis e ss. cod. pen.
[13] C. Cass. sent. n. 143/2000.

Ericsson: Comunicato 4 settembre 2012

Nella giornata del 18 luglio 2012, in ambito dell’esame congiunto previsto dalla legge 223/91 in merito alla procedura avviata da Ericsson per la risoluzione del rapporto di lavoro di 374 lavoratori, le OO.SS. dopo aver contestato la mancata illustrazione del

piano industriale, il ripetuto ricorso a procedure di mobilità quale strumento normale per affrontare la competitività dei mercati, hanno sollecitato l’azienda, senza vincoli di tempo derivanti dalla procedura di mobilità, ad un confronto serio sulle effettive necessità aziendali, rendendosi disponibili alla fine del confronto a concordare le azioni da intraprendere per far superare all’azienda questo difficile momento dell’economia italiana.

In presenza di un rifiuto da parte di Ericsson al percorso indicato, le OO.SS. hanno ritenuto opportuno interrompere la discussione indicando la necessità di un coinvolgimento dei lavoratori attraverso un percorso assembleare prospettando immediatamente dopo il periodo feriale di agosto l'inderogabilità di sostenere la vertenza attraverso azioni sindacali.

Non ci sono stati nel frattempo elementi suscettibili di far pensare a cambiamenti di indirizzo da parte di Ericsson, al contrario l’annunciato trasferimento dei rami d’azienda relativi a sviluppo, vendite e supporto per i servizi delle linee di business IPX messaginged IPX payment complica ancor di più il contesto attuale.

Di conseguenza facendo seguito agli impegni assunti nonché alle indicazioni assembleari in primo luogo invitiamo i lavoratori a partecipare pienamente alle manifestazioni a sostegno della vertenza del rinnovo contrattuale convinti che nella piattaforma vi siano utili strumenti di contrasto alle delocalizzazioni, alle esternalizzazioni e alle gare al massimo ribasso idonei a dare continuità ai rapporti di lavoro e stabilità occupazionale.

Sollecitiamo pertanto tutti i lavoratori ad astenersi fino al 18 settembre dalle prestazioni supplementari e straordinarie e a partecipare per l’intero turno di lavoro allo sciopero del 17 settembre aggiungendo e dando visibilità alla motivazione del contrasto ai 374 licenziamenti unilateralmente decisi dall’azienda Ericsson nonché agli annunciati trasferimenti dei rami di azienda.

Nel frattempo apriremo le procedure per l’indizione di autonome e specifiche manifestazioni sindacali in quei settori di Ericsson soggetti alla Regolamentazione Provvisoria adottata dalla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo

sciopero nei servizi pubblici essenziali, rammentando altresì la possibilità di indire da subito astensioni dal lavoro per tutti gli altri reparti non soggetti a vincoli legislativi.


Le Segreterie Nazionali



Sielte "salva" 500 posti con la Cigs

Sielte “salva” 500 posti con la Cigs. Lo scrive il Sole 24 Ore, dando conto degli accordi raggiunti fra la storica azienda di tlc con 26 sedi nazionali e 1686 dipendenti e i sindacati presso il ministero del Lavoro il 30 agosto scorso. Non più 600 licenziamenti, ma 500 cigs e cento procedure di mobilità volontaria con la possibilità di seguire corsi di formazione per 330 dei lavoratori finiti in cassa.


Si parte con un percorso di cassa integrazione straordinaria di 12 mesi. Il sito più colpito è quello di Roma, con 50 lavoratori coinvolti. Seguono Pomezia (47), Palermo (32), Torino (29), Napoli (28), Catania (27), e Reggio Calabria (26). Il profilo più colpito è quello delle “operations” della rete fissa di telecomunicazioni, con ben 345 addetti toccati dagli ammortizzatori sociali.


L’intesa porta di fatto ad un superamento del piano di mobilità per 600 addetti che Sielte, sulla base della legge 223/91, aveva annunciato lo scorso 15 giugno e che resta sul tavolo per un massimo di 100 lavoratori e su base volontaria.


Scarica i Verbali

Telecom Italia e l'Inter condannati a pagare 1 milione di euro

L'ex vicepresidente dell'Inter e ex Ad di Telecom, Carlo Buora, "nel momento in cui procedeva a conferire l'incarico di investigazione allo stesso Tavaroli poteva ben prevedere come possibile l'esecuzione di illecite attività di controllo anche del traffico telefonico del dipendente (Vieri)". Lo scrive il giudice civile di Milano, Damiano Spera, nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato la società nerazzura e il gruppo di telecomunicazioni a risarcire l'ex bomber con un milione di euro per l'attività di "spionaggio" ai suoi danni.


Agli atti del procedimento civile, infatti, c'era anche l'interrogatorio che Giuliano Tavaroli rese nel 2006 ai pm che indagavano sulla vicenda dei dossier illegali "fabbricati" dalla security di Telecom e Pirelli. L'ex capo della sicurezza aveva raccontato a verbale di aver ricevuto una telefonata della segreteria di Marco Tronchetti Provera in cui gli sarebbe stato detto: "Guardi, la cercherà il dottor Moratti, ha bisogno di una mano, le chiederà una 'consulenza, tra virgolette".


Poiché la società calcistica, scrive il magistrato nelle motivazioni, "si era rivolta al dirigente di una nota società di telecomunicazioni per l'espletamento di 'una consulenza tra virgolette' (...) si può ragionevolmente ritenere che la richiedente avesse intenzione di estendere l'indagine anche a controlli sui tabulati telefonici. Ciò - prosegue il giudice - a maggior ragione, se si considera il modus operandi già tenuto nelle precedenti investigazioni compiute negli anni 1999-2000 sulle quali ha riferito il teste Cipriani (Emanuele, investigatore privato tuttora sotto processo, ndr)".


Se a ciò si aggiunge, si legge ancora nelle motivazioni, "che già nel 2000 l'attività investigativa era stata compiuta materialmente dal Cipriani, ma per il tramite del sig. Tavaroli deve affermarsi che il dirigente Inter (indicato nel vice presidente dott. Buora) nel momento in cui procedeva a conferire l'incarico di investigazione allo stesso Tavaroli poteva ben prevedere come possibile l'esecuzione di illecite attivita' di controllo anche del traffico telefonico del dipendente (Vieri)".




Spending review. 100 mila precari pubblici, rischio contratto. Sciopero il 28 - 09 - 2012

100 mila precari del pubblico rischiano di trovarsi senza lavoro, per effetto della spending review che taglia il 10% del personale e il 20% dei dirigenti della pubblica amministrazione. L’incontro tra il ministro della Funzione Pubblica e i sindacati non ha modificato il clima di incertezza sul futuro lavorativo soprattutto di chi possiede solo un contratto a termine. In una situazione di crisi e con la razionalizzazione degli organici sono proprio gli assunti a tempo quelli che salteranno per primi. Come l’esercito dei 45 mila che da dicembre dell’anno scorso sono rimasti a casa.

Per questo Cgil e Uil hanno confermato lo sciopero dei dipendenti pubblici del 28 settembre, mentre Cisl fa sapere che se c’è un tavolo di trattativa loro non lo diserteranno perché in paesi come Spagna e Grecia il settore pubblico ha subito tagli agli organici e allo stipendio senza che i sindacati avessero nemmeno la possibilità di parlare. L’opposizione dei sindacati ai provvedimenti del governo riguardano la sostanza del problema e il metodo applicato.

Da una parte si contesta la pericolosità di tagli indiscriminati al personale per settori nevralgici come la scuola, gli ospedali aumentando le tensioni sociali: medici, infermieri, insegnanti di asilo nido le figure professionali coinvolte. Sul metodo le critiche sono ancora più serrate. In sostanza si accusa il ministro di non aver rispettato i patti sottoscritti il 3 maggio scorso: “Uno dei punti condivisi da tutti — dice Paolo Pirani, segretario confederale della Uil — stabiliva che in attesa del passaggio alle nuove regole, i contratti a termine sarebbero stati rinnovati”.

Il motivo è semplice, l’introduzione delle nuove norme di assunzione nel settore privato insegna: la riforma è in vigore da poco più di un mese, e tra i primi effetti c’è proprio il mancato rinnovo dei contratti a termine senza che questo porti ad un’assunzione a tempo indeterminato, come nelle intenzioni del governo. Che, comunque, al di là di una generica disponibilità al dialogo non può offrire. Precisa il ministro Patroni Griffi: “Credo che occorra sperimentare tutte le soluzioni possibili per avviare a soluzione il problema. Questo, naturalmente, non significa che ci sarà una stabilizzazione di massa. Bisogna individuare un percorso che consenta il loro graduale assorbimento ma che sia rispettoso del principio del concorso e che non blocchi per anni la possibilità di immettere giovani”.


04 settembre 2012

Benzina: Eni rimetta 'scontone'

''L'Eni continui nella promozione, visti i dati diffusi dalla compagnia petrolifera riguardo i litri venduti nei week-end dello 'scontone'''. Lo dice il presidente della Commissione Prezzi e Tariffe del Senato, il trentino Sergio Divina. ''Dovrebbero fare riflettere il management dell'ente petrolifero - aggiunge - per fare in modo di ripristinare gia' dal prossimo fine settimana la promozione che ha avuto tanto successo anche dovuto all'insostenibile prezzo della benzina e del gasolio''.


Carburanti: affluenza record nell'ultimo week end in stazioni Eni e Agip


Affluenza record nelle stazioni Eni e Agip aderenti a ''Riparti con Eni'' per il dodicesimo e ultimo week end di promozione. Oltre 5 milioni di consumatori - si legge in una nota - hanno fatto rifornimento da sabato alle 13 alle 7 di lunedi' mattina per un totale venduto che ha superato i 100 milioni di litri, registrando il picco piu' alto di vendite mai raggiunto in un fine settimana dall'avvio dell'iniziativa (16 giugno).


Dai dati generali disponibili emerge che nei dodici week end di ''Riparti con Eni'' sono stati effettuati oltre 50 milioni di rifornimenti, un numero superiore alla consistenza totale del parco automobili in circolazione, per un volume totale erogato di oltre 1 miliardo di litri.


Grazie allo ''scontone'' di ''Riparti con Eni'' sono milioni i consumatori che hanno provato per la prima volta a fare rifornimento in iperself, ovvero in modalita' self service con prepagamento tramite accettatore di banconote e bancomat. Gli italiani hanno dunque sperimentato che l'iperself e' semplice, veloce e conveniente.


Da oggi oltre 3.500 stazioni di servizio Eni e Agip offriranno in modalita' iperself tutti i giorni e h24 uno sconto compreso tra 5 e 10 centesimi al litro rispetto al corrispondente prezzo servito.



2013, arriva il “Super Wi-Fi”

Lo chiamano “Super Wi-Fi”, perché può irradiare una connessione internet a banda larga fino a 100 km di distanza, superando barriere solide e resistendo al maltempo, con un metodo di trasmissione che sfrutta le frequenze tv inutilizzate. Negli Stati Uniti, dopo i primi test dell’anno scorso, sta per esordire su larga scala con il progetto Air.U, che porterà il Super Wi-Fi in 500 campus universitari siti in aree rurali.

Dietro Air.U ci sono tanti operatori e il sostegno di giganti come Google e Microsoft. Mentre la Texas Instruments, famoso marchio di calcolatrici, è pronta a produrre apparecchi per captare il segnale del Super Wi-Fi.

La diffusione della nuova tecnologia è potenzialmente vastissima: sarebbero interessate tutte quelle zone ai margini delle “autostrade del web”, borghi di campagna o di montagna, isole o villaggi remoti, dove arriva il segnale della tv.

È proprio grazie alla tecnologia della “vecchia” tv, a quello che i tecnici definiscono “White Space”, lo spazio bianco delle frequenze televisive non utilizzate da nessuno, che internet riuscirebbe ad arrivare dovunque.

Secondo gli esperti del settore, il 2013 potrebbe essere l’anno del Super Wi-fi. Una rivoluzione in un mercato da un miliardo di dollari.


Vodafone e Wind pronte ad accordo con Metroweb?


Sembra prossimo, secondo fonti di stampa, un accordo tra i due principali operatori alternativi italiani – Vodafone e Wind – per l’utilizzo della rete in fibra ottica milanese di Metroweb.

L’accordo, che potrebbe essere siglato a ottobre, sarebbe secondo l’agenzia Ansa solo “il primo passo di un progetto che potrebbe vedere i due operatori alternativi lasciare la rete di Telecom Italia per i clienti raggiunti da Metroweb anche nelle altre 30 città in cui la società ha in programma di realizzare l'infrastruttura ad altissima velocità”.
Metroweb, che gestisce la rete in fibra ottica milanese, ha annunciato a marzo un piano da 4,5 miliardi di euro per portare la fibra ottica, con una velocità da 100 megabit, nelle 30 principali città italiane entro il 2015 con tecnologia FTTH (Fiber-to-the-Home).
Il progetto, spiegava all’epoca Vito Gamberale - amministratore delegato del fondo F2i, che controlla Metroweb – non è in contrapposizione ma “complementare” al progetto di Telecom Italia, che prevede la copertura con connessioni fino a 100 Mega di 99 Comuni entro il 2014.
Da qui ai prossimi due anni, l’obiettivo è di raggiungere una copertura di circa 6 milioni di unità immobiliari, corrispondenti al 25% della popolazione.
Per il 2020, in linea con gli obiettivi della Digital Agenda europea, la copertura continuerà, interessando più di 200 città e circa il 50% della popolazione.
Il piano di Telecom Italia si articola invece in due fasi: nella prima la fibra arriverà agli armadi della rete di distribuzione, in architettura FttCab con connessioni da30 a oltre 50 Megabit/secondo. La seconda fase prevede quindi la copertura in fibra degli edifici e delle singole unità immobiliari, in architettura FTTH. Il tutto con la previsione di investimenti per 9 miliardi di euro.
Le due società hanno spesso manifestato l’intenzione di trovare sinergie tra i due progetti per evitare la duplicazione dell’infrastruttura e la CDP si è detta pronta a investire in tutti i progetti delle società interessate a investire nella rete di nuova generazione, purché si tratti di interventi con un ritorno economico certo.
Alessandra Talarico

03 settembre 2012

Telecom Italia SpA - Saster Net SpA: Modalità sciopero e risposta alla Commissione di Garanzia


Le Segreterie nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, a seguito della indicazione della Commissione di Garanzia sul Diritto di Sciopero di differire lo sciopero dello straordinario e del supplementare a causa di azioni di sciopero concomitanti dichiarate precedentemente da altre Organizzazioni Sindacali, comunicano che i soli lavoratori della Telecom Italia SpA e della Saster Net SpA aderiranno alla mobilitazione per il rinnovo del CCNL Telecomunicazioni con le seguenti modalità:


1) dal 31 agosto al 18 settembre sciopero dello straordinario e del supplementare
2) 17 settembre sciopero intero turno.

Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

Documentazione allegata


Risposta alla Commissione di Garanzia

Tlc: Sindacati, 16 ore di sciopero aziende Tlc e 30 giorni di blocco straordinari per rinnovo Ccnl


“Il Comitato nazionale di Settore Unitario delle Telecomunicazioni di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil ha dato mandato alle segreterie nazionali dei sindacati di categoria di proclamare un pacchetto di 16 ore di sciopero, ripartite in 8 ore per il 17 settembre e altrettante per il 19 ottobre, e 30 giorni di blocco degli straordinari, a partire dal 20 agosto, a sostegno della vertenza in corso con Asstel per il rinnovo del contratto.” Lo annuncia una nota unitaria.

“Il Comitato nazionale di Settore giudica incomprensibile la scelta delle controparti di non aver ripreso il confronto sul rinnovo: è evidente che siamo alla presenza del tentativo di dilatare i tempi con manovre finalizzate ad impedire la chiusura dell’accordo entro l’anno 2012.”
“Tra le richieste per il contratto – prosegue la nota - una soluzione che permetta di gestire i cambi di appalto degli outsourcer salvaguardando l’occupazione; il recupero integrale del potere di acquisto delle retribuzioni; la definizione degli aspetti riguardanti le professionalità, definizione nel contratto delle garanzie retributive e normative per il personale a progetto utilizzato in attività di vendita laddove il Decreto Sviluppo sia convertito in Legge.”

- Comunicato alle Strutture e ai Lavoratori -
A seguito della rottura delle trattative per il rinnovo del CCNL, determinatasi lo scorso 21 giugno a causa dell’intransigenza della controparte che non ha voluto affrontare il tema delle tutele occupazionali nell’articolato sugli appalti, pretendendo, invece, di
procedere a un rinnovo contrattuale che non affronti i temi avanzati nella piattaforma rivendicativa, sono state avviate, come definito nel Comitato di Settore Unitario, le procedure di raffreddamento per proclamare lo stato di agitazione con il blocco delle
prestazioni straordinarie, dei cambi turno e delle prestazioni accessorie. Nel contempo, si ripropone, alle strutture e alle RSU, che il Comitato di Settore Unitario ha deciso di interrompere le relazioni sindacali, a tutti i livelli, con le aziende del settore
e, pertanto, vanno sospese tutte le trattative inerenti le riorganizzazioni aziendali e la definizione di percorsi formativi finanziati procedendo a non sottoscrivere accordi sulle procedure di mobilità, sul ricorso ad ammortizzatori sociali, su progetti formativi e altre intese finalizzate a incrementare efficienze aziendali.
E’evidente, infatti, che solo con una pressione crescente sulle aziende si riuscirà a superare l’ostinazione di Asstel, che ha impedito l’avvio di un confronto finalizzato a traguardare il rinnovo contrattuale scaricando sulle OO.SS. la responsabilità della
rottura con argomenti non veri e spesso usati in maniera strumentale.
È, inoltre, convocato per martedì 26 luglio p.v. il Comitato di Settore Unitario per proclamare le 16 ore di sciopero, da articolarsi nel mese di settembre, decise in data 22 giugno u.s. e individuare tutte le ulteriori iniziative di mobilitazione (presidi,
manifestazioni, volantinaggi ecc.) utili a consentire una ripresa immediata del confronto.
Particolare rilevanza, infine, assume la necessità di sensibilizzare i territori sui rischi connessi alla gestione della crisi in assenza di strumenti contrattuali per quanto attiene l’occupazione dei Customer.
Va alimentata una discussione, con il coinvolgimento delle Istituzioni Locali a tutti i livelli, per far crescere la consapevolezza che in assenza di adeguati interventi i rischi che si creino situazioni occupazionali ingovernabili sono tutt’altro che improbabili.
Si ribadisce, infine, l’esigenza di avviare una campagna di assemblee per preparare i lavoratori ai percorsi di mobilitazione programmati.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

02 settembre 2012

Telecom Catania: Assemblea dei lavoratori per il rinnovo del CCNL


Le Segreterie Provinciali di Slc-CGIL/Fistel-CISL/UilCOM-UIL congiuntamente alle Rsu di Telecom Italia S.p.A. indicono assemblea dei lavoratori per il rinnovo del CCNL delle Telecomunicazioni.

Ordine del giorno:
Mobilitazione per il rinnovo CCNL delle Telecomunicazioni

Le assemblee saranno così articolate:

04/09/2012 dalle ore 10,30 alle ore 12,00 sala mensa Sede via Monsignor Domenico Orlando n.10 per: Intero stabile, Negozio Sociale via Etnea;
04/09/2012 dalle ore 15,00 alle ore 16,38 Sede via Ala sala mensa per: Intero Stabile via Ala, per il personale AOL tutta.

Data l’importanza dell’argomento raccomandiamo la massima partecipazione e puntualità.

I distaccati usufruiranno di 30 minuti di permesso in più per lo spostamento.
Il personale turnista, sfalsato etc., potrà partecipare ad una delle assemblee negli orari più consoni alla propria situazione.


La presente vale anche come richiesta dei locali aziendali.

01 settembre 2012

Vertenze Antenna e Telecolor, oggi incontro tra sindacati e assessore regionale


www.cataniaoggi.com
"Subito una legge quadro che consenta l' erogazione di fondi alle aziende editoriali in difficoltà che operano in regola con i contratti, e che presentino un adeguato piano di rilancio. Ma è indispensabile che in termini brevissimi la Regione Sicilia crei le condizioni per attivare gli ammortizzatori sociali a sostegno dei lavoratori. I fondi dovranno essere immediatamente reperibili e non solo virtuali, come spesso accade."
Lo dichiarano il segretario generale della Cgil di Catania, Angelo Villari, il segretario confederale Giacomo Rota, il segretario della Slc Cgil Davide Foti che stamattina hanno incontrato a Catania l'assessore regionale al Lavoro, l' onorevole Giuseppe Spampinato.
All' incontro, fortemente richiesto dalle organizzazioni sindacali,erano presenti anche Francesco Scuderi della Slc Cgil ed altri componenti della rsu di Antenna Sicilia e Telecolor, nonchè Rosaria Rotolo per la CISL, il segretario Fistel Cisl e il segretario generale della UIL di Catania, Angelo Mattone. Presenti anche il vicesegretario nazionale della FNSI Gigi Ronsisvalle, e il segretario regionale dell'Assostampa siciliana, Alberto Cicero.
"L'assessore Spampinato ha accolto con sollecitudine la nostra richiesta e si è impegnato a trovare i fondi necessari per pagare gli ammortizzatori sociali, necessari in questa fase così drammatica. In verità, già altre volte il sindacato aveva chiesto di sostenere questo momento storico così difficile, legato anche al passaggio al digitale terrestre, per le emittenti televisive regionali; avevamo raccolto la disponibilità dell' assessore Armao il 28 giugno scorso e successivamente dello stesso presidente Lombardo, ma con nessun esito concreto. L' incontro di oggi è servito anche a sottolineare l' esistenza di alcune realtà televisive che pur beneficiando di fondi statali non operano nella legalità, ignorando i contratti per i lavoratori e gli obblighi pensionistici.
In questo senso ci accodiamo dunque alle richieste della Federazione della stampa che in più occasioni ha segnalato questa condizione che genera concorrenza sleale per le aziende editoriali che operano in piena regola. Infine- concludono Villari, Rota , Foti e Scuderi- abbiamo lanciato un appello all'azienda Telecolor e Antenna Sicilia, per tramite dell'assessore Spampinato, affinché l'incontro già fissato per il prossimo 5 settembre trovi le parti in condizione di dialogare in un clima di ascolto e collaborazione reciproca".