15 novembre 2013

Telecom: Comunicato unitario su ferie Divisione Caring

Arrivano da diverse sedi aziendali segnalazioni di una revisione restrittiva delle percentuali giornaliere di ferie\rol nel servizio 187. Risultano addirittura casi di lavoratori ai quali viene revocato il giorno di assenza precedentemente accordato in virtù di queste revisioni “a posteriore” delle percentuali di ferie da accordare.
Francamente riteniamo inaccettabile che la dirigenza di Telecom Caring Services, dopo aver fatto saltare l’incontro del 19 settembre sul 187, stia procedendo con revisioni e forzature unilaterali.
Invitiamo l’azienda a cessare questi atteggiamenti che non fanno altro che aggravare un clima già molto teso nel caring in generale ed al 187 in particolare.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

13 novembre 2013

Telecom Italia: A Milano e Roma ispezione di Consob e Guardia di Finanza


"Telecom Italia sottolinea di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e delle norme che regolano il mercato finanziario e assicura la massima collaborazione alle Autorità": è quanto comunica l'azienda in una nota in riferimento alle ispezioni nelle sedi di Milano e Roma da parte deifunzionari della Consob e dei militari della Guardia di Finanzia per l'acquisizione della documentazione relativa alle decisioni deliberate dal Cda del 7 novembre sull'emissione del bond convertendo e la cessione della controllata Telecom Argentina.
L’ispezione di oggi si configura come un atto dovuto, dal momento che sulla questione del convertendo da 1,3 miliardi di euro varata dall'ultimo Cda e della cessione degli asset in Argentina pendeva una denuncia all'authority di Asati, associazione che rappresenta i piccoli azionisti della società.
“Il fatto di non aver indetto una gara e aver condotto una trattativa privata che va ancora perfezionata - affermavano da Asati schierandosi contro la cessione di Telecom Argentina - ci fa ritenere che l`operazione oltre ad avvenire in potenziale conflitto di interessi di Telco produrrà notevoli danni potenziali a tutti i piccoli azionisti. Un cda saggio e attento a tutela dell'interesse prima della società e anche di tutto l'azionariato, e quindi anche delle minorities - denunciano da Asati - non venderebbe mai al valore di borsa ma con un premio di maggioranza almeno pari al 30%. Calcoliamo che se andasse in porto questa scellerata operazione, ci sarebbe una perdita per la società, e di conseguenza per gli azionisti, pari a un minimo stimabile di 300 milioni di euro".
Altrettanto dura la posizione di Asati sul convertendo: “Ci risulterebbe - scrivevano lunedì - che alle 20.25 del 7 novembre è terminato il cda, alle 23 è terminata la conference call e alle 7.40 della mattina del giorno dopo, dopo sole 9 ore notturne, in barba a tutti i soci azionisti finanziari, a cui non era arrivata la soffiata degli amici, è stato risposto 'sei arrivato tardi non c`è più niente per te'. Il documento non poteva essere distribuito in Usa e allora chi ha riferito a Blackrock, permettendogli di sottoscrivere 200 milioni di convertendo? E quando è stato riferito? Durante o dopo il cda? Durante le ore notturne?”

12 novembre 2013

Vodafone 'raddoppia' in Italia: 1,8 miliardi in due anni per il broadband fisso e mobile


l gruppo Vodafone accelera sugli investimenti con un Piano da 7 miliardi di sterline - battezzato 'Project Spring' - che si concentra anche sul nostro Paese.
In Italia, la società di Vittorio Colao ha preventivato investimenti per 1,8 miliardi che, sommati ai 900 milioni investiti annualmente, portano a 3,6 miliardi gli investimenti nei prossimi 2 anni per lo sviluppo delle reti e servizi a banda ultra larga mobile e fissa.
Il progetto Spring, sottolinea una nota della società, mira a imprimere una nuova accelerazione agli investimenti nell'ultrabroadband mobile, con l'obiettivo di estendere ulteriormente la copertura e la capacità delle reti 3G e 4G e di introdurre nuove generazioni di apparati per offrire servizi e prestazioni all'avanguardia.
Il piano guarda, però, anche alla fibra ottica: il target è di coprire con la rete FTTC 150 grandi città dalle attuali 34 e di raggiungere entro il 2016 un quarto della popolazione italiana, ovvero 6,4 milioni di famiglie e imprese.
Sulla scia dei 130 miliardi di dollari incassati dalla vendita di Verizon Wireless negli Usa, il gruppo ha anche annunciato la distribuzione di un acconto sul dividendo di 3,53 pence (in crescita dell'8%) con l'obiettivo di pagare un dividendo totale di 11 pence.

I dettagli del piano da 7 miliardi di sterline - 1 miliardo in più rispetto a quanto annunciato in precedenza - sono stati resi noti in occasione della presentazione dei risultati del primo semestre, nel quale ha registrato un utile netto di 17,95 miliardi di sterline, contro la perdita di 1,98 miliardi del primo semestre 2012 causata dalle svalutazioni degli asset spagnoli e italiani. L'utile operativo si è attestato a 2,2 miliardi (contro il rosso 3,2 miliardi dello scorso anno). Il risultato beneficia del credito di imposta di oltre 15 miliardi legato a perdite degli anni passati.
In crescita anche i ricavi che fanno segnare un incremento 2,5% a 19,1 miliardi, in calo quelli da servizi a 17,5 miliardi (-2,3%).

Anche se le condizioni in Europa "restano molto difficili", Vittorio Colao si dice ottimista per il futuro: "Ci aspettiamo un ritorno alla crescita nei prossimi due anni e la possibilità di un cambiamento di attenzione normativo per sostenere maggiori investimenti del settore e di consolidamento".
"Il nostro programma di investimenti, ora portato a 7 miliardi, accelererà ulteriormente i nostri piani per stabilire una rete più forte e la differenziazione dei servizi per i nostri clienti", ha aggiunto il Ceo.

La cessione da 130 miliardi di dollari di Verizon Wireless, ha sottolineato ancora Colao, "…premierà i nostri azionisti per il loro supporto a lungo termine della nostra strategia e ci fornirà un solido bilancio, una migliore copertura dei dividendi e la flessibilità finanziaria e strategica per fare ulteriori investimenti nel business e ritorno per gli azionisti in futuro".

In Italia, nel corso del primo semestre, si è registrato un calo dell'11% dei ricavi da servizi (pari a 3,05 miliardi di euro) ma la società evidenzia anche la crescita dell'83% dei ricavi da pacchetti integrati. L'Ebitda è stato pari a 1,2 miliardi.

Un trend che si registra comunque in tutto il sud Europa, dove i ricavi da servizi segnano un calo del 14,9%.

Telecom Italia: Azzola (Slc Cgil Nazionale) su investimenti serve chiarezza

12 novembre 2013
“In queste ore si è avviata una corsa a sostenere che Telecom ha realizzato e sta realizzando investimenti sulla banda larga. Il fatto che il Paese sia inchiodato a un drammatico 14% di copertura collocandoci agli ultimi posti rispetto gli altri Paesi europei sembra essere causato dal destino e non da scelte sbagliate che si sono attuate.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

“E’ necessario fare un salto di qualità. Il Governo deve pretendere da Telefonica l’esatta consistenza dei progetti che si intendono realizzare e le risorse destinate a sviluppare la Banda Larga. Continuare a parlare genericamente di investimenti e mettendo insieme quanto si realizza per il mobile, per il mantenimento dell’attuale, per la riparazione dei guasti, per la sostituzione degli apparati è un modo per mistificare la verità. Sapere quanto si è speso negli ultimi anni per la rete di nuova generazione e quanto si pensa di spendere nei prossimi anni e per quali obiettivi e in quali tempi è la risposta necessaria.”

“Se è vero che al Ministro Zanonato interessa “ciò che aumenta la larga banda e

l’efficienza telematica e informatica del nostro Paese” allora sarebbe opportuno che il Governo si faccia dare precisi impegni da Telefonica su come si intenda recuperare il ritardo italiano nell’estensione della banda larga definendo obiettivi e tempi certi – prosegue

Sconcertante, infine, che si possa apprezzare che il CDA di Telecom debba vendere patrimonio aziendale e asset strategici per reperire risorse da indirizzare agli investimenti. E’ evidente che così si pregiudica il futuro dell’azienda, si trascurano gli interessi del Paese e ci si preoccupa solamente dei pochi azionisti di controllo che saranno gli unici a trarne benefici.


E’ necessario che la politica guidi questa operazione verso soluzioni che consentano l’entrata di azionisti disponibili ad attendere i sicuri ritorni degli investimenti in fibra ottica su tempi lunghi, quello che Telefonica non è disponibile a fare.

Telecom Italia: Comunicato Slc Cgil Catania su disagi e malessere nella Divisione Caring Catania

Da anni assistiamo a riorganizzazioni di Telecom Italia fatte ad hoc per riduzioni costi  senza salvaguardare la normale vivibilità delle sedi ne le principali norme di igiene e sicurezza per tutti i lavoratori che giornalmente prestano servizio.
Ultimo in ordine di tempo è l’unificazione sotto un'unica sede a Catania della DIVISIONE CARING dove vengono raggruppati tutti i servizi di customer care.
La sede in questione, sita in via Monsignor Domenico Orlando n.10, nei mesi precedenti è stata oggetto di lavori di ristrutturazione che come SLC CGIL di Catania abbiamo da subito contestato evidenziando tantissime anomalie tra le quali la sistemazione delle postazioni, il ridimensionamento degli spazi, la condizione microclimatica non consona alle leggi vigenti.
Come risposta l’azienda, in barba alle segnalazioni sindacali, ha provveduto alla celere ultimazione dei lavori, lasciando disagi e malessere. Non ultimo, al risparmio dei costi generali si è aggiunto il rinnovo del contratto di appalto per le pulizie   al massimo ribasso.
Conseguenza di tutto ciò è l’ invivibilità dei lavoratori nella propria postazione di lavoro, standard microclimatici al di sotto della norma e una condizione igienico sanitaria precaria.
Su quanto sopra denunciato informiamo i lavoratori che abbiamo già predisposto segnalazione all’Asp di competenza al fine di poter risolvere definitivamente  queste problematiche di rischio accertato per la salute e la sicurezza.
Ricordiamo inoltre che la responsabilità del datore di lavoro nasce dalla necessità di attuare i suddetti principi riconosciuti dalla nostra Costituzione vedi: art. 32 (tutela della salute nei luoghi di lavoro), art. 35 (tutela del lavoro), art.38 ( tutela del lavoratore in caso di infortunio, malattia), art. 41 (l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana), nonché ribaditi dalle norme dell’ordinamento dello Stato Italiano .
Catania lì, 12-11-2013

La Segreteria Provinciale
SLC CGIL Catania

11 novembre 2013

Il segnale che manca


Articolo di Susanna Camusso su L'UNITA'
Da oggi e per tutta la settimana, in più di cento città italiane, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, si organizzeranno scioperi e manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil per imprimere una svolta coraggiosa alla Legge di Stabilità. Non accadeva da tempo ed è segno di quanto la situazione sia avvertita come grave.L'intervento di Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL sul quotidiano 'l'Unità'

Il sindacato unitario chiama alla mobilitazione in sostegno della propria piattaforma i lavoratori dell'industria, dei servizi, del Pubblico impiego e i pensionati. Lo fa consapevole delle difficoltà e delle rinunce che sono chiamati a sopportare, sapendo che la crisi non è finita e che l'emergenza occupazionale si aggraverà ancora. Lo fa per chiedere una diversa politica economica che dia, contrariamente a quella attuale, prospettive di crescita e sviluppo per il Paese. Lo fa perché ci sia una gestione certa delle emergenze occupazionali dalla cassa integrazione, agli esodati nei numeri, nei tempi e nelle risorse stanziate.

Con oltre 3000 emendamenti presentati al Senato, si profila quello che i giornali già chiamano un «assalto» alla legge di Stabilità. Un arrembaggio degno della prima Repubblica, ma rispetto agli anni in cui era facile aumentare la spesa pubblica, ad aggravare la situazione c'è la crescente disoccupazione dei giovani in particolare i rigidi vincoli europei, una maggioranza divisa che vuole spostare l'asse della manovra in direzioni fra loro conflittuali.

I sindacati non sono interessati ai piccoli aggiustamenti delle voci di spesa in difesa di questo o di quell'interesse particolare. Abbiamo più volte detto che serve una virata netta perché la legge di Stabilità corrisponda davvero agli obiettivi dichiarati quotidianamente dal governo, ma quotidianamente disattesi. Se la legge di Stabilità 2014 deve svolgere una funzione anticiclica di avvio della ripresa economica e di creazione di lavoro, è prima di tutto necessario aumentare le entrate e i risparmi possibili. Su questo versante si scontrano, anche all'interno della maggioranza, non il partito delle tasse e quello che le vuole ridurre, ma un centro destra che intende mantenere la gran parte della pressione fiscale su lavoro dipendente e imprese, e un centro sinistra che non riesce a far pagare i redditi improduttivi quali le rendite finanziarie, le grandi ricchezze, i patrimoni. Il risultato è che mentre il Paese lotta quotidianamente per mantenere la propria domanda interna e la propria competitività a un livello accettabile, il governo, invece di agevolare gli sforzi di lavoratori e imprese, resta impantanato in uno sterile, sbagliato e incomprensibile dibattito sul «pasticcio» creato con la morte e resurrezione della tassa sulla casa. Il risultato è un fisco iniquo che colpisce chi lavora e produce mentre premia chi dirotta i capitali sulla finanza speculativa e la rendita improduttiva. Siamo al punto che lo Stato non riesce neppure a varare una nuova tassazione sui giochi elettronici capace di portare entrate aggiuntive certe, derivanti dal poker e dai casinò on line, non depressive dei consumi.

Il sindacato non pretende una riforma del sistema fiscale in due mesi ma un segno di redistribuzione equa del contributo e del prelievo, affiancando il nostro Paese a ciò che da molto tempo si attua in Europa.

Sul versante dei risparmi abbiamo indicato la possibilità di introdurre costi standard, maggiore controllo sugli acquisti di beni e servizi e taglio delle consulenze come uno degli spazi in cui è possibile essere più incisivi e recuperare risorse.

Ci preoccupano invece le volontà, periodicamente riaffermata, di privatizzare le imprese produttive o di servizio e i beni demaniali. Vendere o svendere le partecipazioni pubbliche nelle grandi imprese impedisce di realizzare quelle politiche industriali che il governo stesso dice che vorrebbe adottare in un testo collegato alla legge di stabilità. La svendita delle imprese di servizio pubblico locale produrrà aumento immediato delle tariffe e non garanzia dei servizi su tutto il territorio.

La privatizzazione delle spiagge porterà a uno sfruttamento selvaggio del patrimonio delle coste italiane già così terribilmente impoverito dall'abusivismo edilizio e dall'incuria manutentiva.

Riteniamo che si debbano significativamente allentare i vincoli posti agli Enti Locali dal «Patto di stabilità interno», in modo che possano riprendere gli investimenti pubblici almeno per le risorse esistenti al netto dell'impiego dei fondi strutturali europei, e che si smetta, una volta per tutte, la facile strada dei tagli lineari inadatta a fermare la spesa complessiva, che infatti continua a crescere, e che finisce solo per penalizzare i servizi e svalutare il lavoro pubblico. Per far riprendere la domanda interna, i consumi e gli investimenti, abbiamo indicato la necessità di aumentare i redditi di lavoratori, pensionati, incapienti e di rinnovare i contratti del pubblico impiego. Così come abbiamo insistito per detassare le imprese che investono in occupazione ricerca e innovazione. Per ora il governo ha assegnato a questi capitoli cifre non sufficienti. Una scelta sbagliata perché senza un aumento significativo dei redditi netti la recessione e la deflazione in Italia dureranno ancora a lungo. La nostra è un'impostazione diametralmente opposta a quella di chi vorrebbe destinare le poche risorse stanziate per il lavoro e le imprese ad altre funzioni. Apparirebbe una ripicca quando invece si tratta di un errore di politica economica. Il tema che poniamo al governo e al Parlamento non è quello di stiracchiare una coperta troppo piccola ma di allargarla, di renderla più grande, di aumentare le risorse, farle diventare strutturali e progressive per sostenere la domanda interna e quindi l'occupazione, per dare a tutti le indispensabili tutele, per favorire e indirizzare la crescita e lo sviluppo del Paese.

Sulla tassazione del patrimonio immobiliare, una misura che esiste in tutta l'Europa, chiediamo che sia commisurata progressivamente al numero di case possedute, al loro valore, al reddito delle persone che vi abitano e che siano i Comuni ad avere i margini di accertamento e valutazione.

È su questi punti concreti, su queste proposte di merito che i lavoratori si stanno mobilitando e continueranno a farlo anche nei prossimi mesi. Non per difesa «corporativa», ma perché senza un impegno costante del governo e del Parlamento per combattere la disoccupazione, per dare un lavoro e un reddito alle persone non c'è futuro e non c'è


Telecom, il cda contro Fossati: "No alla revoca dei consiglieri Telco"


Si inasprisce lo scontro tra Marco Fossati e il cda di Telecom Italia. Findim group, azionista di Telecom con il 5%, ha chiesto la revoca dei consiglieri nominati da Telco visti "gli immediati condizionamenti sulla gestione" che l'incremento della quota di Telefonica in Telco avrà sulle strategie di Telecom, in particolare in America Latina. Contrario il cda di Telecom che, "pur pienamente rispettoso della libera determinazione dei soci in sede di scelta e di mantenimento dell'organo amministrativo", non condivide "le argomentazioni formulate da Findim Group", poiché "si fondano sull'asserito condizionamento cui i consiglieri in carica sarebbero potenzialmente esposti a causa dei noti eventi societari che hanno interessato il socio Telco", mentre il consiglio "ha sempre operato nel pieno rispetto dei principi che sovraintendono la corretta funzione gestoria".

Il tutto emerge  dalle relazioni pubblicate dal cda di Telecom Italia, in vista dell'assemblea ordinaria che si terrà  il 20 dicembre. La società che fa capo alla famiglia Fossati - Findim group - spiega che Telefonica, che a gennaio ha la possibilità di salire al 100% di Telco, “appare, infatti, destinata a divenire titolare della maggioranza assoluta del capitale sociale con diritto di voto della stessa Telco", comportando quindi un mutamento radicale delle "condizioni di rappresentatività di tutti gli amministratori candidati da Telco o successivamente cooptati', con il rischio che il nuovo assetto proprietario di Telco potrà condizionare le "determinazioni degli amministratori candidati da Telco nella gestione delle partecipazioni detenute dalla Società nei mercati (Brasile e Argentina) sui quali sussiste una forte presenza di Telefonica”. Ciò giustifica quindi la "proposta di rimettere all'assemblea la valutazione in merito all'idoneità degli amministratori candidati da Telco (o successivamente cooptati) di mantenere la carica a fronte delle mutate circostanze e di valutare, quindi, la loro eventuale revoca”.

Nella relazione all'assemblea, il cda di Telecom spiega che "le considerazioni formulate da Findim Group non considerano la corretta configurazione delle posizioni e dei diritti dei componenti del cda". La holding lussemburghese assume infatti "una sorta di (inesistente) eterodirezione da parte di Telco non soltanto verso Telecom Italia, ma verso i singoli consiglieri", senza tenere conto che nell'ambito dei consiglieri nominati da Telco "sussistono anche amministratori indipendenti designati dai soci Telco e amministratori indipendenti designati dagli investitori istituzionali". Il consiglio spiega che le regole di autodisciplina che il cda si è dato "contemplano specifici presidi contro vere o ipotetiche possibilita' di abuso dell'azionista di riferimento (e dei suoi soci), ai danni dell'interesse della società".

Tra questi ricorda, in relazione al Sud America, che le procedure Cndc, Cade e Anatel  prevedono la separazione tra le attività di Telecom Italia e Telefonica nei mercati argentino e brasiliano, mediante la trattazione delle tematiche corrispondenti in riunioni separate, senza la convocazione e la partecipazione dei consiglieri di espressione di Telefonica. Questi ultimi hanno personalmente assunto "specifici impegni di astensione dalla discussione e dal voto quando vengano esaminate proposte o materie afferenti ad attività della società e/o delle sue controllate nei mercati tlc brasiliano e argentino, oltre che in ogni caso in cui vi possa essere un possibile pregiudizio del gruppo Telecom Italia".

Il cda di Telecom spiega le due opzioni che potranno verificarsi nella riunione dei soci del 20 dicembre. In caso di approvazione della proposta di revoca, con conseguente cessazione della maggioranza dei consiglieri, si procederà alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione, mediante voto di lista.

In caso contrario, verranno nominati, per riportare il numero a 15, i due amministratori in sostituzione di Elio Catania (proposto Angelo Provasoli) e Franco Bernabè, che hanno rassegnato le proprie dimissioni rispettivamente il 13 settembre e il 3 ottobre 2013. La nomina durerà fino alla cessazione del consiglio in carica e quindi fino all'approvazione del bilancio al 31 dicembre 2013. Il rinnovo, come previsto dalla legge, avverrà sulla base di liste depositate presso la sede della società almeno 25 giorni prima dell'assemblea, presentate da chiunque possegga almeno l'1% del capitale, come definito dalla Consob.

"Il consiglio attuale di Telecom è fatto di persone molto perbene e molto preparate - sostiene Gabriele Galateri, presidente delle Generali e membro del Cda di Telecom Italia -  Quindi è logico che il Cda ribadisca di avere operato correttamente sotto tutti i punti di vista". Sul piano Patuano, Galateri ha ricordato che  il cda di Telecom "si sta sforzando sotto la guida di Patuano di identificare e portare avanti il piano che Patuano ha esposto e che dà delle prospettive obiettivamente incoraggianti" al gruppo.

stata convocata l'assemblea il 20 dicembre. Galateri e' stato interpellato a margine di un convegno sul cambiamento climatico e il ruolo delle assicurazioni che si e' tenuto oggi a Venezia.


Intanto, si legge ancora nella relazione, Telecom Italia ha nominato un advisor indipendente, per "monitorare gli sviluppi delle possibili conseguenze per la società degli accordi intercorsi tra i soci Telco intervenuta in data 24 settembre 2013". La richiesta era stata avanzata da Marco Fossati.

Asstel, possibili disservizi per lo sciopero generale nelle tlc del 13-15 novembre

Assotelecomunicazioni-Asstel, in nome e per conto delle aziende associate sotto riportate (*) comunica ai clienti che le  strutture territoriali delle Organizzazioni Sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL hanno comunicato l'adesione allo sciopero generale proclamato dalle rispettive Confederazioni, di 4 ore che, nelle diverse province sarà effettuato nella giornata del 13, ovvero del 14, ovvero del 15 novembre 2013.

Tale iniziativa potrà essere causa di alcuni ritardi nell'erogazione dei servizi di cui le aziende si scusano fin da ora; restano tuttavia garantiti, ai sensi delle vigenti disposizioni di regolamentazione dello sciopero, i servizi minimi di rete, di supporto al cliente (customer care) e di assistenza tecnica.

La presente comunicazione viene effettuata ad assolvimento degli obblighi di informazione ivi previsti, ai sensi e agli effetti dell'art 2 della legge 12 giugno 1990, n.146 "Norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati" e dell'art. 11 della delibera 07/643 del 15 novembre 2007 con la quale la Commissione di Garanzia dell'attuazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ha definito la "Regolamentazione provvisoria delle prestazioni indispensabili e delle altre misure nel settore delle Telecomunicazioni".

(*) Almaviva Contact S.p.A, Colt Technology Services S.p.A., Comdata S.p.A., Fastweb S.p.A., H3G S.p.A., Sky Italia Network Service S.r.l., Gruppo Telecom Italia, Tiscali Italia S.p.A., Vodafone Omnitel N.V. e le controllate e consociate in Italia, Wind Telecomunicazioni S.p.A



Tv locali, Catricalà lancia l'allarme tagli


 I tagli all'emittenza radio-tv locale contenuti nella Legge di Stabilità e in quella di bilancio sono insostenibili per il settore. Questo, secondo quanto apprende l'Ansa, l'allarme lanciato dal viceministro del Mise con delega alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, in una lettera che avrebbe inviato al ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e a quello dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato.

Secondo il viceministro, con un taglio che è di circa la metà rispetto ai fondi del 2013, molte imprese che garantiscono il pluralismo dell'informazione rischierebbero la chiusura. I contributi che spettano all'emittenza radio tv locale, sottolinea il viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, sono stati tagliati in modo drastico. Rispetto a quanto stanziato nel 2013 (circa 78 milioni di euro), si passa infatti a 37,8 milioni, la metà. E anche per il triennio il taglio è di un terzo.

Secondo Catricalà, quindi, una riduzione simile è insostenibile per il settore, già in grossa difficoltà economica, tra l'altro molte imprese che garantiscono, grazie anche ai fondi statali, il principio costituzionalmente rilevante del pluralismo informativo, sono già colpite dalla forte crisi e con questo taglio, secondo il viceministro, rischiano la chiusura. Infine avverte ancora Catricalà, si rischia così di dover utilizzare, in sostituzione, altre risorse pubbliche (i fondi per gli ammortizzatori sociali), per cercare di attenuare le crisi occupazionali conseguenti. Il viceministro, pertanto, invita a un intervento correttivo per individuare eventuali coperture alternative e ripristinare quanto meno gli importi già stanziati dalla Legge di Stabilità e nel Bilancio di previsione dello Stato nel 2013.


Bellini, Leanza e Raia: "Nominare subito il Consiglio di amministrazione del teatro Vincenzo Bellini di Catania"

http://catania.livesicilia.it/
La musica deve cambiare. Il Teatro Bellini deve tornare alla gestione ordinaria con il ruolo centrale il Comune. Una richiesta forte quella rivolta al Presidente Rosario Crocetta che ha per protagonisti il deputato regionale di Articolo 4 Lino Leanza e la parlamentare del Pd Concetta Raia. Si leva un nuovo appello, dopo quello lanciato dallo stesso sindaco Enzo Bianco al governatore siciliano per non far fallire la stagione teatrale del Massimo catanese. Domani sarà una giorno di protesta, i lavoratori hanno deciso di manifestare regalando alla città una domenica di concerti e di spettacolo. Quella cultura che rischia di essere "sepolta" se non si trova una soluzione immediata. E per Lino Leanza e Concetta Raia il percorso è quello di sollevare l'ente dal Commissariamento e ridare potere gestionale al Cda.

"Nominare subito il Consiglio di amministrazione del teatro Vincenzo Bellini di Catania". Questa la ricetta di Leanza per fare fronte "alla crisi di uno dei più importanti teatri d'Europa. La crisi economica - dichiara in una nota il fondatore di Articolo 4 - i mancati trasferimenti che hanno causato il blocco del pagamento degli stipendi ai lavoratori da ben 4 mesi, la impossibilità di approvare il bilancio di previsione e l'assenza di una programmazione per le prossime stagioni, rischiano di trasformarlo solo in uno stipendificio facendogli perdere la sua mission culturale.  A Catania c'è un sindaco eletto da pochi mesi ribadisce Leanza -  ed occorre restituirgli il ruolo di Presidente dell'Ente come previsto dalla normativa vigente e con esso l'onere e l'onore di guidare il teatro verso l'uscita dalla crisi".

E per Concetta Raia "non c'è da perdere altro tempo". L'esponente del Pd fa un plauso ad Enzo Bianco per aver inviato i funzionari della Ragioneria "per aiutare il personale del teatro ad approntare il bilancio" in modo da "sollecitare la rapida nomina del Consiglio di Amministrazione, così che il comune possa riassumere il ruolo centrale nella gestione dell'ente, come è necessario che sia".

Raia poi ha pressato l'assessore Luca Bianchi per "sbloccare al più presto le risorse destinate al teatro, circa dieci milioni di euro dei quattordici previsti in bilancio, con quali potranno essere pagati gli stipendi ed essere avviata la stagione artistica . Ci rendiamo conto - ammette la parlamentare democratica -  che si tratta di risorse che pur essendo scritte nel bilancio del 2013 ancora non sono rese disponibili per via del patto di stabilità- ma purtroppo c'è in gioco non solo il destino occupazionale di decine di lavoratori".


Questo il pressing della politica, ora si attendono risposte da Palermo.

Legge di stabilità Si apre la settimana dello sciopero generale

Si sta per aprire la settimana dello sciopero generale unitario proclamato da Cgil, Cisl e Uil per cambiare profondamente il segno della legge di Stabilità varata dal governo. Nei vari territori si intensifica il lavoro di preparazione della mobilitazione, che partirà già lunedì in alcune zone del paese, per concludersi con le ultime iniziative venerdì 15 novembre.

Le rivendicazioni alla base della mobilitazione Cgil Cisl Uil, sintetizzate in una piattaforma, mirano a colpire sprechi e rendite per dare più risorse ai lavoratori e ai pensionati. I sindacati chiedono infatti misure per diminuire le tasse sui lavoratori e sui pensionati, così come risorse per rivalutare le pensioni, insieme all'adozione di iniziative per affrontare i nodi irrisolti nella Pa e dare efficienza alla spesa pubblica. Il tutto attraverso un dettagliato ventaglio di proposte che mirano, tra le altre cose, al taglio degli sprechi e dei costi della politica. Proposte quindi per cambiare radicalmente la legge di Stabilità e dare così quelle risposte necessarie per far ripartire il Paese. Come ha ricordato, infatti, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il varo della legge di Stabilità è 'il banco di prova delle politiche del governo', ovvero 'se si danno delle risposte positive, oppure no'.

Richieste che sono anche al centro degli incontri tra i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, ed i capigruppo dei partiti, che saranno avviati lunedì mattina. Ma lunedì 11, come detto, sarà anche il primo giorno di sciopero. La prima provincia a fermarsi sarà quella di Cosenza, con manifestazione a Rossano. Il giorno dopo, 12 novembre, toccherà alla Basilicata, con presidi davanti alle prefetture di Potenza e Matera.

Mercoledì 13 novembre lo sciopero entrerà nel vivo. Ad incrociare le braccia per 4 ore saranno i lavoratori del Lazio, con manifestazioni in tutte le province. A Roma è previsto un corteo da Piazza Esquilino a Piazza SS. Apostoli dalle ore 09.30 alle ore 12.30. Sempre il 13 novembre si fermeranno anche i lavoratori della Toscana che scenderanno in piazza a Firenze (corteo da piazza dei Cavalleggeri, ore 9.30), Siena (corteo a Buonconvento) e Livorno (manifestazione provinciale a Piombino).

Tra il 14 e il 15 lo sciopero coinvolgerà tutto il resto del Paese. Giovedì si fermerà in particolare la Liguria, con manifestazioni provinciali (a Genova concentramento alle ore 9 presso la Stazione Marittima di Via Ponte dei Mille), ma anche un pezzo importante di Veneto (Verona, Belluno e Treviso).

Infine, venerdì 15 sarà la volta di Sardegna, Puglia, Piemonte, Campania, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Emilia Romagna, Umbria e di buona parte del Veneto, della Calabria e della Lombardia.


Tra le tante manifestazioni previste segnaliamo quelle di Torino (ore 9.30 concentramento in Piazza Vittorio Veneto, corteo con arrivo in Piazza Castello), Palermo (concentramento ore 10.30 Piazza Massimo e corteo fino alla Prefettura), Cagliari (sit-in davanti alla prefettura dalle ore 10.30 alle ore 14.00) e Milano (corteo da via Palestro a Piazza della Scala ore 9.30, dove interverrà anche Susanna Camusso, segretario generale della Cgil). Per un quadro più dettagliato delle varie iniziative si può consultare questa scheda sul sito della Cgil.

25 novembre: mobilitazione nazionale CGIL contro violenza sulle donne

La violenza contro le donne e le ragazze resta una delle forme più gravi di violazione dei diritti umani a livello mondiale. Le azioni di prevenzione, contrasto e punizione intraprese dai governi finora non sono state sufficienti a frenare la violenza, che rimane uno dei principali problemi sociali se non viene contrastato adeguatamente. Qualunque sia la forma, o il luogo dove si manifesta, che sia la casa o il posto di lavoro. Perché nega alle donne il diritto fondamentale di vivere in dignità e libertà.

La Cgil invita i lavoratori e le lavoratrici a partecipare alla Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, nel quadro di una vasta e articolata mobilitazione nazionale, che vede i territori impegnati con iniziative sindacali unitarie fuori e dentro i luoghi di lavoro. Oltre alla costruzione di momenti di informazione nei luoghi di lavoro aperti al pubblico. Tutte le strutture sono dunque invitate a promuovere, partecipare, aderire alle azioni di mobilitazione promosse in questo ambito, coerenti con l'impegno della CGIL per fermare la cultura della violenza e perché la libertà femminile sia metro di misura della democrazia.

Perché maltrattare, uccidere una donna, non è soltanto una violenza contro una persona, ma contro una società intera, è un problema sociale, che riguarda tutti, è la spia di un deficit di democrazia. Il femminicidio, che è la forma estrema di discriminazione e violenza rivolta contro la donna in quanto donna, nel nostro Paese rappresenta un dato costante nel tempo, da troppo tempo.

Vive le donne è il claim del manifesto che quest'anno verrà affisso nelle città e nei luoghi di lavoro pubblici e privati, dando seguito alla campagna avviata lo scorso anno: La violenza contro le donne è una sconfitta per tutti, che ha connotato il percorso avviato dalla CGIL per sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica.

Su www.cgil.it saranno pubblicate le iniziative che verranno organizzate a livello territoriale in occasione del 25 novembre, per dire NO ad ogni forma di violenza contro le donne.


08 novembre 2013

Telecom: Azzola (Slc Cgil) a Letta, Telecom Italia non è affare personale

Dichiarazione Stampa Michele Azzola – Segretario Nazionale SLC‐CGIL
“Le decisioni di cedere asset strategici all’estero, di non distribuire i dividendi sulle azioni ordinarie e di emettere un convertendo da 1,3 miliardi di euro sono tra loro collegate e non sono nell’interesse dell’azienda, dei piccoli azionisti nè del Paese. Però gli interessi delle banche vengono comunque sempre tutelati” dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

Il rilancio di una società che ha circa 28 miliardi di indebitamento non può passare infatti attraverso dismissioni di asset che producono risultati finanziari positivi ed un risibile aumento di capitale travestito (il convertendo) finalizzato esclusivamente a proteggere la quota di dividendo delle banche (la cedola per tre anni del 6,125%) che lo hanno sottoscritto.

La riduzione dimensionale di una società non potrà infatti che avere inevitabilmente ripercussioni negative sull’occupazione e sul reddito nazionale in cambio di un marginale aumento della profittabilità nel breve termine funzionale tra l’altro a pagare la cedola (ossia un dividendo per pochi) del convertendo.

Il piano industriale approvato dal CDA del 7 novembre, conferma tutte le preoccupazioni che il sindacato ha manifestato dopo l’accordo intervenuto tra i soci di Telco che assegna a Telefonica il controllo di fatto della società.

Un piano industriale tutto ispirato a fare “cassa” nell’immediato, ma che, di fatto, creerà le condizioni per cui fra pochi anni l’Ebidta dell’azienda subirà contraccolpi tali da non consentire la sopravvivenza dell’azienda italiana.

Sulla scia di quanto già fatto dai “capitani coraggiosi” si sceglie la finanza “creativa” con la vendita, e il conseguente riaffitto, delle torri e degli immobili perseverando su scelte che hanno defraudato il patrimonio della società lasciandone in eredità canoni di locazione, per il patrimonio venduto, a canoni elevatissimi rispetto le condizioni di mercato.

Inoltre, si sceglie di vendere la controllata Tim Argentina, che realizza un aumento dei profitti del 24% nell’ultimo anno, sapendo che la vendita di Tim Brasil è solamente rinviata al momento in cui il controllo di Telefonica sarà operativo e l’antitrust Brasiliano imporrà la dismissione della stessa in considerazione che Telefonica è già presente su quel mercato con il primo operatore.

Infine, vista l’assoluta indisponibilità di Telefonica a varare un aumento di capitale, che resta l’unica soluzione plausibile per il rilancio degli investimenti necessari al Paese, si aumenta l’indebitamento aziendale con un bond convertibile che, in considerazione del rating di Telecom, sarà collocato a tassi di interesse elevatissimi garantendo i dividendi a pochi “fortunati” che contribuirà a trasferire risorse dalle casse di Telecom a quelle delle banche che gestiranno l’operazione, continuando a spolpare un’azienda che solo quindici anni fa era il quinto operatore mondiale.

E’ evidente che tale piano inciderà in maniera molto negativa sul futuro della marginalità dell’azienda creano le condizioni per impedirne la sopravvivenza e, in qualità di salvatori, prevederne l’incorporazione in Telefonica.

Resta sconcertante la totale ignavia del Governo che mentre parla di come rilanciare il Paese e risolvere il problema dell’occupazione giovanile lascia morire una grande impresa italiana strategica per il futuro del Paese stesso.

In questo modo i ritardi italiani rispetto all’agenda digitale e allo sviluppo delle reti di nuova generazione non potranno che aumentare, condannando l’insieme dell’economia a un lungo declino perché tagliate fuori dallo sviluppo delle nuove tecnologie che cambieranno i mercati nei prossimi anni.

E’ sconcertante che il Presidente Letta tratti quest’azienda come un affare personale visto che dopo l’incontro con il Presidente di Telefonica non ha inteso comunicare agli italiani le sue decisioni e volontà e tantomeno convocare le parti sociali per condividere una strategia utile al Paese.

Lanciamo pertanto un appello a tutta la buona politica: chiunque abbia interesse per le sorti di questo Paese fermi questo scempio e governi un processo di rilancio per un settore strategico.

Il sindacato e i lavoratori non staranno inermi davanti al piano di distruzione di Telecom e lotteranno con tutte le forze per difendere il proprio lavoro e gli interessi strategici del Paese.



07 novembre 2013

Cgil Catania: Conferenza stampa su Ammortizzatori in deroga.

Conferenza stampa alla Camera del Lavoro etnea sugli ammortizzatori in deroga. Presenti il Segretario Generale Angelo Villari, il segretario confederale Giovanni Pistorio e il segretario del Nidil Cgil e responsabile del Dipartimento del mercato del lavoro, Giuseppe Oliva

Su 3000 lavoratori catanesi che hanno fatto domanda per gli ammortizzatori in deroga, almeno 1800, ossia coloro che si sono rivolti alla Cgil, non hanno ancor ricevuto risposta. Un danno gravissimo, sulle spalle di chi trova in quest’ultima risorsa l’aiuto economico necessario in attesa che arrivi un nuovo lavoro.

Stamattina alla Camera del lavoro i numeri hanno dato ragione agli allarmi che il sindacato etneo lancia periodicamente. Stavolta sotto osservazione ci sono, appunto, gli ammortizzatori sociali in deroga, l’ultimo strumento utile di sostegno al reddito, soldi erogati solo quando si è già fatto ricorso a quelli ad ammortizzatori ordinari.
A snocciolare dati e fotografie della realtà attuale ci hanno pensato il segretario generale della Camera del lavoro, Angelo Villari, il segretario confederale Giovanni Pistorio e il segretario del Nidil Cgil nonché responsabile del Dipartimento del mercato del lavoro, Giuseppe Oliva, (nella foto, da sinistra, Oliva, Villari, Pistorio).

Ma veniamo ai numeri. Nel 2013 a Catania sono state presentate, sino ad oggi, richieste di accesso agli ammortizzatori sociali in deroga per circa 1800 lavoratori dipendenti da circa 910 imprese. La crisi ha colpito indistintamente tutti i settori di attività ma, alla luce dei dati che riguardano gli ammortizzatori sociali in deroga i settori più colpiti, sino ad oggi nel 2013 sono stati, in una prima fase quelli dell’edilizia (440 lavoratori dipendenti da 300 diverse aziende hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga) e del commercio (1250 lavoratori dipendenti da 565 aziende hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga) . In quest’ultimo periodo , però, si registra una impennata decisa della crisi nel comparto metalmeccanico (115 lavoratori dipendenti da 45 aziende hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga). La vera preoccupazione del sindacato é che ogni giorno che passa, il numero di lavoratori che fanno richiesta di mobilità in deroga è in continuo aumento.

Dice Angelo Villari: “Troppi licenziati da un anno non percepiscono un euro dagli ammortizzatori in deroga. Questa è l’amara verità di cui oggi dobbiamo prendere atto. Non è più accettabile sentirsi dire che la ripresa è vicina, bisogna invece rimettere in moto l’economia. Chiediamo che facciano i decreti rimasti in sospeso e chiediamo soprattutto che la Regione Sicilia affronti la questione sociale del lavoro”.

Il rapporto Svimez presenta un Paese in piena desertificazione industriale “tanto è vero –aggiunge Oliva- che in Europa siamo ancora tra i paesi in recessione e, soprattutto, continuiamo a perdere lavoro e nello specifico i dati che riguardano le aree del mezzogiorno, ed in particolare la Sicilia, sono ancora più allarmanti . Qui si concentrano le sacche di povertà più grandi. Qui la disoccupazione reale viaggia su percentuali del 28% ed il 14,3% delle famiglie deve sopravvivere con meno di mille euro al mese. Ad un primo esame dei dati si rende sin da subito evidente che dal 2007 al 2012, il Sud ha perso ben il 10% di PIL, quasi il doppio del Centro-Nord (-5,8%) ed in particolare solo nell’ultimo anno la Sicilia ha perso il 4,3% “.

Aggiunge Pistorio: “E’ urgente più che mai invertire la rotta, riqualificare le istituzioni e fare in modo che gli impegni presi, soprattutto a favore dei più deboli e dei più bisognosi, ossia di coloro che hanno perso il lavoro, siano immediatamente esigibili. Non è possibile che non ci sia certezza sui tempi di erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga. In generale, bisogna fare scelte politiche e decidere da dove e come il paese debba ripartire e occorre operare una seria riduzione fiscale per i lavoratori e per i pensionati, recuperando risorse da una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie”.
Intanto, è già tutto pronto per lo sciopero generale del 15 novembre che coinvolgerà anche la città di Catania.


Teatro Stabile,Davide Foti (Cgil): “E' tempo di protestare”

www.catania.livesicilia.it
CATANIA. Se il Bellini piange, lo Stabile non ride. Anzi. I soldi che mancano all’appello corrispondono a dieci dodicesimi del totale. Due storie parallele, quella del Bellini e dello Stabile, che hanno un comune denominatore: le difficoltà economiche della Regione Sicilia legate ai vincoli stringenti del Patto di Stabilità. Un lungo susseguirsi di proclami e annunci ma nulla di concreto, i due milioni e centomila euro di finanziamento regionale (giudicati di per sé insufficienti) non ci sono. La stagione è a rischio e i dipendenti, una quarantina comprese le maestranze, non percepiscono lo stipendio da quasi tre mesi. Una situazione spinosa che si aggrava nel caso degli attori, con contratti individuali, che avanzano crediti da oltre un anno e mezzo.

Il 22 novembre, con ogni probabilità, Massimo Ranieri non calcherà il palcoscenico dello Stabile. Senza soldi non si canta messa. Domani i dipendenti dello Stabile si riuniranno in assemblea, e non è escluso che scelgano di imboccare la stessa strada intrapresa dai colleghi del Bellini: l’occupazione del teatro. “Le promesse dell’esecutivo regionale sono state tutte disattese” dice Davide Foti, segretario della Slc Cgil. Il sindacalista chiede a gran voce un’ inversione di rotta e afferma: “Il tempo delle audizioni e degli incontri è finito, adesso passeremo alla protesta”. Patto di Stabilità a parte, i malumori sono soprattutto legati alla mannaia dei tagli che aveva colpito, già in prima battuta, i finanziamenti regionali legati al settore culturale. Nel caso dello Stabile si parla del 30% in meno di contributi regionali rispetto all’anno precedente. Oltre al danno, la beffa: i soldi previsti continuano a non pervenire. “I teatri sono a serio rischio chiusura”, dice Foti palesando un timore diffuso tra lavoratori e sindacalisti.

COMUNICATO VODAFONE

Mercoledì 30 Ottobre in UIR si sono incontrate OO.SS. nazionali, territoriali, Coordinamento RSU nazionale ed azienda. Vodafone ha comunicato la fine della procedura di mobilità con 668 uscite, 19 part time irreversibili e 13 ricollocazioni. Allo stesso modo è stata ricollocata una parte di persone dei gruppi che inizialmente l'azienda aveva comunicato voler cedere all'esterno.
Nelle aree non in perimetro sono stati concessi 10 part-time in base all'art. 18 su 17 richieste ma l'azienda ha ribadito la volontà di dare seguito positivo anche alle restanti richieste.
Nel call center sono stati concessi 93 part-time a 25 ore con turno fisso ed una sola coppia a 20 ore, mentre la sperimentazione del part-time verticale a 24 ore settimanali verrà fatta sulla sede di Pisa. Le OO.SS hanno posto l'attenzione sul tema consulenti sottolineandone un uso troppo frequente per alcuni progetti senza porre la giusta attenzione se in alcune aree forse si sia in carenza di personale.
Nel prendere atto che l'azienda non sia ricorsa a demansionamenti e contratti di solidarietà, le OO.SS hanno posto l'attenzione sul tema dei ricollocamento. Di fatto è stato richiesto al management di confrontarsi con le RSU e le strutture sindacali locali al fine di ottimizzare al meglio la ricollocazione delle risorse, affrontando anche le problematiche relative alla richiesta di passaggio a part-time delle lavoratrici/lavoratori ancora in attesa di risposta. L'azienda pur dichiarandosi disponibile sin da subito a confronti sul territorio ha ribadito che le persone saranno ricollocate in base agli spazi disponibili.
Come Sindacato abbiamo ribadito come sia importante che alla fine di questo percorso, l'azienda faccia ricorso a tutti gli strumenti necessari che fondo impresa mette a disposizione per garantire corsi di aggiornamento e riqualificazione per tutto il personale impattato dai ricollocamenti.
Le parti si sono lasciate programmando un nuovo incontro nel mese di Novembre sul tema chiusure collettive e commissione controllo a distanza
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL

Telecom: senza modifica Opa impossibili investimenti su rete e sviluppo paese

Dichiarazione Stampa Michele Azzola – Segretario Nazionale SLC‐CGIL
Durante l’audizione svolta alla Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera il sindacato ha ribadito che senza uno strumento che rimetta in discussione gli accordi che faranno diventare Telefonica controllore di fatto di Telecom Italia dal 1° gennaio prossimo, ogni discussione sugli investimenti in infrastrutture necessari a rimuovere il gap tecnologico del nostro Paese arriverà fuori tempo massimo.
E’ necessario promuovere il decreto sull’Opa e successivamente avviare con Telefonica un negoziato che, partendo da un aumento di capitale a cui far partecipare investitori “pazienti” (CDP, fondi pensione, assicurazioni vita), sia in grado di produrre uno sforzo significativo per la costruzione della rete di nuova generazione.
Il sindacato ha, pertanto, chiesto ai membri della commissione di farsi promotori di una mozione che impegni il Governo a modificare la legge sull’Opa sulla scorta di quanto realizzato già dal Senato.
I silenzi e la scarsa trasparenza con cui il Governo sta operando su questa vicenda, rischiano di far pagare un prezzo altissimo al Paese perché è evidente che senza una rete NGN adeguata tutta la competitività del sistema Paese ne risentirà profondamente, come già ha avuto modo di ricordare anche l’amministratore delegato di Google.
Infine se le anticipazioni di stampa sul piano industriale di Telecom, che sarà discusso nel CdA di domani, trovassero riscontro, saremmo di fronte al persistere di politiche finanziarie che per realizzare cassa a breve ipotecano il futuro.

Abbiamo già vissuto le esperienze della gestione immobiliare voluta da Tronchetti Provera, con immobili venduti a prezzo di libro e oggi affittati a canoni elevatissimi. Speriamo che il nuovo piano industriale non riproponga soluzioni vecchissime che hanno abbondantemente depauperato l’azienda negli anni passati.

TELECOM: FARE CHIAREZZA SU APPALTO GESTIONE IMMOBILI

Dichiarazione di Riccardo Saccone ‐ Coordinatore Area TLC SLC CGIL Nazionale
In un momento di grande difficoltà, riesce difficile capire l’operazione che Telecom Italia sta portando a termine in questi giorni con l’appalto per la gestione degli immobili, precedentemente assegnato a Manutencoop in virtù di una cessione di
ramo di azienda operata nel 2004.
La scelta di frammentare l’appalto, oltre a mettere seriamente in pericolo la continuità occupazionale per 133 donne e uomini, ci sembra introduca elementi di opacità che , francamente, andrebbero quanto prima dissipati.
Lascia sconcertati quanto accaduto questa mattina presso la DTL di Catanzaro dove era stato convocato un incontro con Telecom e la nuova società segnalata dalla stessa Telecom come vincitrice di una parte dell’appalto. Oltre a dover registrare
l’assenza di Telecom, con buona pace dei buoni propositi dichiarati ieri al Ministero dello Sviluppo Economico, la presunta vincitrice ha dichiarato alla DTL di non esser subentrata nell’appalto.
Tutto questo mentre il Paese si interroga, giustamente, sul futuro di Telecom. E’auspicabile che Telecom cessi di avere questo atteggiamento pilatesco e si assuma le proprie responsabilità, soprattutto garantendo una filiera degli appalti priva di

qualsiasi margine di poca chiarezza.

03 novembre 2013

Privacy, giro di vite del Garante sui call center extra Ue

Giro di vite del garante Privacy sui call center extra Ue. L'autorità interviene a tutela dei cittadini italiani, di fronte al crescente fenomeno dei call center che si trovano in territorio extra Ue con particolare attenzione ad una maggiore trasparenza nel trattamento dei dati personali degli utenti. E’ quanto si legge nel bollettino dell’Autorità, diramato oggi. “Con un provvedimento a carattere generale,  adottato al termine di una articolata istruttoria – si legge nella nota -  il Garante ha ribadito le regole alle quali devono attenersi società e enti pubblici, che si avvalgono per le loro attività di customer care o di telemarketing di call center situati in Paesi dove non sono assicurate le garanzie previste dalla normativa comunitaria. L’Autorità, inoltre, sulla base delle recenti modifiche normative apportate dal legislatore italiano nel settore, ha  chiesto maggiori informazioni per gli utenti, possibilità di scegliere un operatore collocato sul territorio nazionale,  più trasparenza nei trattamenti di dati personali.  L’Autorità ha avviato anche una ricognizione dei soggetti che si avvalgono dei call center stabiliti fuori dall’Ue, verificando i tipi di operazioni effettuate e le modalità di trasferimento adottate”.

Il nuovo provvedimento ricorda le regole generali da rispettare per i trasferimenti di dati: autorizzazione del Garante, adozione di regole di condotta infragruppo (le cosiddette “binding corporate rules", Bcr), sottoscrizione tra le parti delle clausole contrattuali tipo stabilite dalla Commissione europea o quelle già indicate in specifici ambiti di attività (ad.es. per il telemarketing).

Ma soprattutto introduce importanti novità. I titolari del trattamento (società e enti pubblici) che utilizzano tali call center dovranno infatti integrare l’informativa resa al momento del contatto con l’utente specificando anche la nazione dalla quale chiamano o rispondono. Per le chiamate in entrata,  in analogia a quanto previsto dalla normativa in vigore, i call center dovranno adottare apposite procedure per dare all’utente la possibilità di scegliere un operatore collocato sul territorio nazionale (ad es. deviando la telefonata o disponendo un successivo contatto da parte di un operatore italiano). D’ora in poi, inoltre, i titolari dal trattamento che intendono trasferire (o affidare) il trattamento di dati personali a un call center situato in Paesi extra Ue   dovranno prima darne comunicazione al Garante, utilizzando un apposito modello.


I call center che già operano in Pesi extra Ue dovranno invece informare il Garante entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta ufficiale. Ciò consentirà di acquisire elementi utili a comprendere l’ampiezza di un fenomeno in continua espansione e permetterà all’Autorità di valutare la portata del trasferimento dei dati personali al di fuori dall’Unione europea per i trattamenti operati dai call center, anche al fine di intervenire con tempestività ed efficacia in caso di violazioni del Codice privacy.

01 novembre 2013

Telecom Italia, Patuano spinge sullo spin off degli immobili

Spunta una società ad hoc per gli immobili nel nuovo piano industriale che l'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano sta mettendo a punto in vista del Cda del 7 novembre. Oltre a questo progetto nel piano si profila anche il conferimento in apposite società della divisione data center e delle torri di trasmissione. Rimane invece congelato il futuro della divisione customer care che, in seguito agli accordi coi sindacati firmati il 27 marzo scorso, non potrà essere conferita a una newco fino all'aprile del 2014.

Il Cda dovrebbe discutere anche di un aumento di capitale da 2 miliardi. Secondo Equita Sim anche se la mossa è "insufficiente a recuperare il rating di 'investment grade' è  comunque opportuna". "La ricapitalizzazione  - spiegano gli esperti - consentirebbe di realizzare gli investimenti necessari a contrastare il declino del business e di affrontare l'eventuale cessione di Tim Brasil con i tempi giusti per valorizzare al meglio la partecipazione". Secondo la casa d'affari il P/E  delle azioni ordinarie e di risparmio di Telecom passerebbe da 5,9 volte a 6,6 dopo un aumento di circa 2 mld.

Lo spin off delle torri e dei data center era stato ventilato da Patuano lo scorso 4 ttobre in occasione dell’incontro coi sindacati. In quell’occasione, Bruno di Cola, segretario nazionale della Uilcom aveva detto al Corriere delle Comunicazioni che nel piano industriale al vaglio del cda del 7 novembre si sarebbe comunque rispettato l’accordo raggiunto il 27 marzo, per aumentare la produttività a fronte del mantenimento dell'occupazione.

L’accordo di marzo firmato lo scorso marzo mira a salvaguardare i livelli occupazionali in Telecom attraverso il miglioramento della produzione e scongiurando i licenziamenti. Dei 3 mila esuberi individuati in Telecom Italia, 2 mila e 500 saranno gestiti con contratti di solidarietà mentre 500 lavoratori lasceranno la società per andare in pensione, avendo maturato i requisiti necessari. Altri 350 lavoratori di Telecom Information Technology saranno gestiti con analoghi ammortizzatori sociali. L'azienda e i sindacati prevedono nei prossimi anni una forte 'internalizzazione' del lavoro. In questo modo punterebbero a rendere stabile la tutela dei livelli di occupazione. Nel dettaglio che per quanto riguarda Telecom IT 322 esuberi saranno gestiti attraverso i contratti di solidarietà e altre 22 persone andranno in pensione. E’ stata evitata poi la trasformazione del customer care, cioè i servizi al cliente, in società ad hoc come in un primo momento voluto da telecom. L'azienda si è impegnata a non vendere né societarizzare la divisione fino al 2014.