28 novembre 2013

BT Italia Comunicato Unitario incontro 27 novembre 2013

COMUNICATO
In data 27 novembre si è svolto il previsto incontro presso il Ministero del Lavoro tra SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL nazionali e territoriali, unitamente al Coordinamento delle RSU nazionali e British Telecom Italia assistita da
Assolombarda e da Unindustria di Roma.
La data segnava anche il termine della procedura per i licenziamenti collettivi avviata unilateralmente dall'azienda.
Il capo del personale e la linea HR, hanno dichiarato che nell'ultima settimana le adesioni dei lavoratori sono passate da 49 a 55, numero ancora insufficiente rispetto agli obbiettivi per cui l'azienda sarebbe passata alla fase successiva dei licenziamenti
collettivi.
Le OO.SS. hanno dichiarato la loro ferma opposizione a tale progetto contestando i dati forniti dall'azienda anche rispetto alle disponibilità volontarie dichiarate e, affermando che BT sarebbe unica nel panorama delle aziende di TLC a licenziare i
lavoratori senza soluzioni condivise e senza l'utilizzo di ammortizzatori che lo stesso Ministero si è dichiarato disponibile a mettere a disposizione.
Il Ministero viste le nette distanze tra le parti ha chiesto una sospensione invitando l'azienda ad una riflessione con loro.
La riflessione ha prodotto una nuova proposta aziendale che prevede, la chiusura della procedura in corso per licenziamenti collettivi. L'apertura di una fase durante la quale proporrà un esodo incentivato (mobilità volontaria col criterio della non
opposizione), con le cifre già a conoscenza dei lavoratori che decrescerebbero ogni mese fino a metà febbraio, data ultima di accettazione delle disponibilità, con l'uscita dall'azienda il 31 marzo. Tale proposta però spostando i tempi inciderebbe sui costi
aziendali previsti, c'è quindi l'esigenza, ha affermato il capo del personale, di riequilibrare i costi mediante alcune "flessibilità" da introdurre in merito a ferie, ROL, EF.
Inoltre per il personale che non aderirà all'esodo potrà essere previsto un “demansionamento inquadramentale”.
Il sindacato e la delegazione, hanno chiesto se la proposta mettesse fine per il futuro o, quanto meno, per un periodo di anni da concordare a dichiarazioni di ulteriori esuberi, in tal caso ci sarebbe la disponibilità ad affrontare una discussione nel
merito dell'intera proposta ma, sul tema delle garanzie, British Telecom ha affermato di non essere nelle condizioni di fare accordi.
E’ del tutto evidente quindi, secondo le OO.SS., che BT Italia è intenzionata a continuare nella sua opera di riduzione del personale che va avanti ormai da anni.
Essendo la situazione delicata ed arrivata allo spartiacque decisivo, l'intera delegazione sindacale ha deciso di fare assemblee su tutti i luoghi di lavoro per illustrare la proposta aziendale e ricercare un mandato tra lavoratori.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

HUAWEI: Comunicato Unitario inc 25-11-13 (integrativo aziendale)

Nell’incontro del 25 novembre u.s., il secondo per il Contratto Integrativo, l’azienda ha dato delle prime risposte alle richieste avanzate con la piattaforma unitaria che la delegazione sindacale ha considerato insufficienti per proseguire in modo proficuo il confronto.
In particolare le Segreterie nazionali hanno espresso un giudizio negativo sulla posizione aziendale che considera gli aumenti di merito come sostitutivi della contrattazione collettiva, da un lato vanificando gli effetti economici del Ccnl con gli assorbimenti di nuovo effettuati sugli aumenti di ottobre, dall’altro lato identificando la retribuzione variabile solo con le politiche unilaterali da lei finora seguite, che la porta a ritenere superfluo istituire un Premio di Risultato collettivo.
Tutte le aziende maggiori del settore delle TLC con cui Huawei si raffronta hanno invece istituito, già da molti anni, con le organizzazioni Sindacali un Premio di Risultato.
Sulle altre richieste della piattaforma sindacale l’azienda ha risposto quanto segue:
Trasferte
La direzione aziendale è favorevole ad adeguare gli importi, ma dichiara di attendere l’esito di una verifica legata a policy di gruppo per formalizzare una proposta in tal senso. Nel mentre l’azienda si è dichiarata disponibile a monitorare i tempi di
autorizzazione delle trasferte e a facilitare gli anticipi di cassa.
Reperibilità
L’azienda considera congrui gli importi delle attuali indennità, è disposta a trovare soluzioni per una equa fruizione dei Riposi Compensativi e a fornire i dati a consuntivo delle ore di straordinario.
Sviluppo delle professionalità
L’azienda è disposta a fornire ampia informazione, anche con cadenza periodica, sulla job rotation e ad effettuare la richiesta verifica degli inquadramenti per i lavoratori in forza.
Strumenti e mezzi di lavoro
La policy aziendale non consentirebbe di fornire cellulari a chi ha in dotazione la Sim di servizio, tuttavia si sta ragionando a soluzioni estemporanee per rinnovare il parco cellulari che rappresenterebbe però l’eccezione e non la regola.
Nessuna indicazione è stata data, invece, sulla richiesta di rendere il parco automezzi di ogni sede autosufficiente a rispondere alle esigenze di servizio. Come Sindacato abbiamo ribadito la piena contrarietà all’utilizzo del mezzo privato per motivi di
sicurezza ed assicurazione.
Policy aziendali
L’azienda è disponibile a tradurle in italiano.
Orari
L’azienda ha espresso una generica disponibilità a considerare particolari esigenze dei lavoratori.
Organigramma aziendale
L’azienda ha dichiarato di essere in grado di fornire entro i prossimi 30 giorni lo schema relativo alle sole prime due linee di responsabilità.
Alla luce di quanto sopra le Segreterie nazionali hanno invitato l’azienda ad approfondire ulteriormente ogni punto al fine di formulare risposte concrete. Soprattutto, va rivista profondamente la posizione aziendale sulla retribuzione variabile che deve trovare nel Premio di Risultato collettivo per tutti i lavoratori di Huawei Italia uno dei suoi elementi di riscontro, così come normalmente avviene nel nostro Paese per le aziende importanti e sane che vogliono aumentare la loro competitività e la loro produttività.
Parimenti non può non trovare alcuna risposta l’istanza sindacale della rinuncia da parte aziendale all’assorbimento delle prossime tranche di aumenti contrattuali.
L’azienda, nel prendere atto delle richieste sindacali, si è riservata un ulteriore approfondimento, mentre, ciò premesso le OO.SS. e le R.S.U. hanno chiesto di riconvocare il tavolo in tempi stretti e un successivo incontro a livello nazionale è stato fissato per il prossimo 16 dicembre.
Nel frattempo le OO.SS. e le Rsu si attiveranno in una campagna di informazione e sensibilizzazione dei lavoratori, anche mediante assemblee, sulla base dei contenuti del presente comunicato.
Nell’ambito del sopracitato incontro sarà svolta una verifica dell’accordo sulla cessione del ramo d’azienda di Fastweb e per cercare soluzione alle problematiche relative alla polizza dei Quadri.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC‐CGIL FISTEL‐CISL UILCOM‐UIL

BT Italia, corsa contro il tempo per evitare i tagli

Raggiunto un accordo di massima al tavolo sindacati-azienda al ministero del Lavoro per scongiurare i licenziamenti: almeno 80 esodi incentivati, di cui 55 sono preadesioni già acquisite. La parola passa alle assemblee dei lavoratori. Il 4 dicembre una nuova riunione per la firma. Probabile una estensione della mobilità di tre mesi
Una riunione lunga otto ore al ministero del Lavoro dalle 12 alle 20, che si è conclusa, nell’ultimo giorno utile e dopo una serie di altre riunioni, con un rinvio di una settimana per la decisione sulle procedure di mobilità in British Telecom Italia.
Gli esuberi inizialmente annunciati dal gruppo britannico erano 147, poi portati a 122 su un totale di circa 950 lavoratori che l’azienda impiega tra le sedi di Milano, Torino, Roma, Firenze, Napoli e Padova. Ma se si dovessero raggiungere e superare le 80 adesioni agli esodi incentivati (a ognuno dei quali potrebbero andare da 15 a 33 mensilità), l’azienda sarebbe pronta a considerare soluzioni diverse dal licenziamento per gli altri circa 40 mandanti, fornendo ai sindacati nuovi margini di manovra.
Il tempo da qui al 4 dicembre servirà ai sindacati per portare questa proposta di soluzione nelle assemblee in azienda, e ottenere il mandato per chiudere. In questo caso si aprirebbe una ulteriore finestra di mobilità fino a marzo, data entro la quale il percorso delle uscite dovrà essersi completato.

L’azienda, con la proprietà britannica che ha dimostrato finora grande fermezza nel non voler accettare soluzioni come la Cassa integrazione o i contratti di solidarietà, ha voluto mantenersi dei margini di manovra per ridurre i costi, fino a ipotizzare eventuali demansionamenti.

27 novembre 2013

Legge di stabilità, 20 milioni per la banda larga

Alla fine ci sono. I 20 milioni destinati al completamento del Piano nazionale Banda Larga sono stati inseriti (comma 58) nel maxi emendamento alla legge di Stabilità votato dal Senato con 171 voti a favore e 135 contrari. “Per il completamento del Piano nazionale banda larga – si legge nel testo – definito dal Ministero per lo Sviluppo economico /Dipartimento per le Comunicazioni e autorizzato dalla Commissione europea è autorizzata la spesa di 20,75 milioni per 2014”.

L’iter dello stanziamento di tali risorse è stato abbastanza travagliato. Si tratta dei 20 milioni stralciati a luglio con il decreto del Fare. Le modifiche che intervenivano sul taglio alla banda larga erano state testo decise nelle Commissioni Bilancio e Affari e Costituzionali della Camera per coprire alcuni provvedimenti. I 20 milioni facevano parte dei 150 finanziati dal Crescita 2.0 per l’Agenda Digitale che sarebbero serviti a eliminare il digital divide al Centro Nord.

Il recupero della cifra grazie alla legge di stabilità era stato prospettato dal vice ministro allo Sviluppo Economico, Antonio Catricalà: "Non possiamo tornare indietro sulle promesse fatte  - aveva detto - e dobbiamo recuperare questi 20 milioni - tagliati per necessità alla banda larga. Troveremo la copertura nella legge di stabilità".

“L’istituzione dell’Anagrafe Nazionale degli Assistiti è la base fondamentale per portare a compimento l’Agenda Digitale della Sanità, che può valere risparmi stimati fino al 10% della spesa sanitaria” è il commento soddisfatto di Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, in merito al comma 149 del maxiemendamento alla Legge di stabilità approvato questa notte da parte del Senato.

 Novità anche nel settiore sanitario. Il comma 149 istituisce l'’Anagrafe Nazionale degli Assistiti (Ana). Secondo Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale l'Ana "è la base fondamentale per portare a compimento l’Agenda Digitale della Sanità, che può valere risparmi stimati fino al 10% della spesa sanitaria”.

Con l’Anagrafe unica della sanità - provvedimento in realtà atteso da tempo che è andato in porto ora solo grazie alla tenacia e convinzione del Ministro Lorenzin - che sarà collegata direttamente alla nuova Anagrafe nazionale delle popolazione residente, secondo Parisi: “si supererà l’attuale frammentazione delle anagrafi degli assistiti, la cui regionalizzazione  sconta enormi difficoltà di interoperabilità tra le banche dati comunali e quelle delle Asl”. L’attuale assetto, infatti, accusa gravi situazioni di inefficienza e spreco di risorse pubbliche, che vanno dalle assegnazioni multiple di medici di medicina generale, a persone decedute ancora considerati viventi e – quindi – conteggiate nei compensi riconosciuti ai medici. “Al contrario – precisa Parisi - con l’integrazione delle banche dati aumenteranno le possibilità di monitoraggio da parte della Pa perché tutte le amministrazioni interessate, nonché gli operatori sanitari autorizzati, potranno accedere ai dati dell’Ana, semplificando lo scambio informativo e facilitando i necessari controlli”.

“Nei rapporti con i cittadini l’Ana rovescia finalmente la logica di funzionamento del servizio pubblico – nota il presidente di Confidnustria Digitale – infatti non sarà più il singolo assistito a dover comunicare i propri dati all’Azienda Sanitaria Locale perché questi sono già in possesso dell’Amministrazione. Quindi il libretto sanitario cartaceo diventerà obsoleto, giacchè il cittadino potrà direttamente accedere in rete per consultare i dati che lo riguardano”. 

“Grazie all’Ana, che verrà resa interoperabile con tutte le altre banche dati già istituite a livello regionale e nazionale –conclude Parisi  -  si potrà finalmente procedere alla digitalizzazione end-to-end di tutti i processi sottesi a un moderno percorso di cura dell’assistito, ivi compreso il Fascicolo Sanitario Elettronico. Ora è importante proseguire al più presto sulla strada segnata dall’Ana anche nelle altre filiere pubbliche quali l’istruzione, il lavoro e la formazione professionale, la giustizia, mettendo alla base un’anagrafica informatizzata contenente le informazioni necessarie all’erogazione digitale del servizio”.



26 novembre 2013

Telecom, sindacati verso il sit-in a Montecitorio

di Antonello Salerno
Un presidio di lavoratori sotto alle sedi di Camera e Senato, fin dai prossimi giorni, per chiedere al Governo e al Parlamento, durante l’approvazione della legge di stabilità, di varare al più presto le nuove norme che regolino le offerte pubbliche di acquisto, sostenendo l’emendamento firmato tra gli altri ma Massimo Mucchetti e Altero Matteoli. Poi il rinnovo della richiesta al Governo per la convocazione di un tavolo di confronto con Telefonica e le Parti sociali per avere garanzie sul futuro industriale del Gruppo Telecom e sulle prospettive occupazionali. E l’inizio del confronto di merito con Telecom Italia per analizzare i singoli aspetti del piano industriale 2014-2016 “per verificare i reali contenuti dello stesso e le coerenze rispetto agli annunci effettuati, soprattutto in termini di investimenti in reti, ricerca e sviluppo, informatica e prospettive occupazionali”. Poi una manifestazione sotto alla sede Telecom il 20 dicembre, giorno in cui è fissata l’assemblea degli azionisti, per far sentire la presenza dei lavoratori il giorno in cui si discuterà della richiesta di azzeramento del Consiglio d’amministrazione presentata dalla Findim di Marco Fossati, che detiene il 5% delle azioni Telecom. Ma i sindacati chiedono anche “la riapertura del confronto sull’applicazione degli accordi del 27 marzo 2013, su cui l’azienda procede unilateralmente con forzature inaccettabili, per permettere un reale monitoraggio sugli interventi e sull’implementazione dello stesso che sia conforme a quanto sottoscritto”. E infine l’individuazione “di opportune soluzioni per i lavoratori oggetto di esternalizzazione negli anni 2000 - 2006, che oggi pagano le conseguenze di scelte sbagliate con la perdita del posto di lavoro a causa della politica degli appalti”.

“Nel caso in cui non fosse modificata la legge sull’Opa e/o il Governo non attivi il tavolo di confronto con Telefonica sarà indispensabile, in accordo con le Confederazioni - si legge nella nota che i sindacati hanno diffuso alla fine della riunione -  arrivare allo sciopero generale dei dipendenti del Gruppo Telecom al fine di preservare il patrimonio occupazionale e aziendale garantendo, nel contempo, al Paese l’opportunità di avere un’azienda di telecomunicazioni in grado di sviluppare le reti di nuova generazione indispensabili per ammodernare il Paese e rilanciarne la competitività”.

Sono questi i punti emersi dalla riunione del coordinamento Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil delle RSU del Gruppo Telecom alla presenza delle strutture territoriali e delle segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, durante la quale è stata presa la decisione di avviare una vertenza su Telecom. Alla base dell’incontro di oggi la necessità di “analizzare - si legge in un comunicato congiunto - la situazione verificatasi a seguito della modifica dell’azionariato di controllo del Gruppo Telecom da parte di Telefonica e della presentazione del Piano Industriale 2014 - 2016 approvato dal Consiglio di amministrazione il 7 novembre” e illustrata ai sindacati dall’Ad Telecom Marco Patuano la scorsa settimana.

“Il Coordinamento - si legge nel comunicato - considera grave che un’azienda del valore di decine di miliardi possa essere acquisita tramite poche centinaia di milioni a causa di una legislazione che consente il controllo di fatto attraverso ‘scatole’ societarie che permettono il controllo di fatto dell’azienda a scapito della maggioranza degli azionisti”.

“La situazione finanziaria – prosegue la nota – (…) richiederebbe un aumento di capitale per reperire risorse aggiuntive finalizzate a rilanciare gli investimenti sulla costruzione di reti di nuova generazione, indispensabili per il rilancio complessivo della competitività del Paese e della riforma della Pubblica Amministrazione”.

“La scelta del Consiglio di Amministrazione di varare un piano industriale 2014 - 2016 con un aumento di capitale molto contenuto e focalizzare gli interventi sull’assetto industriale evidenzia luci e ombre”, affermano i  sindacati. Tra gli apsetti positivi “la scelta di non procedere con lo scorporo della rete ma di lavorare alla realizzazione di un modello che garantisca la parità di accesso mantenendo la rete integrata all’interno dell’azienda, di indirizzare risorse aggiuntive verso lo sviluppo delle reti di nuova generazione per consentire di recuperare il ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, la definizione di un nuovo modello di business che consenta all’azienda di recuperare spazi di mercato”. Interventi necessari “a rimettere in condizione l’azienda di recuperare i ritardi accumulati e rilanciarne le potenzialità sul mercato”. Poi le ombre, focalizzate sulle modalità con cui si è scelto di reperire le risorse: “Il ‘convertendo’ per realizzare un mini aumento di capitale non è sufficiente a garantire le adeguate risorse dedicate agli investimenti e allo sviluppo – si legge nel comunicato - l’operazione di vendita delle torri che, in parallelo con gli errori commessi nel passato sul patrimonio immobiliare, potrebbe portare al loro riaffitto a un canone elevato, la vendita della partecipazione in Argentina che ridimensiona l’assetto internazionale dell’azienda e riduce i margini del Gruppo, il remix degli investimenti che sposta dal commerciale alla costruzione di nuove reti ingenti risorse con il rischio di ridimensionare le capacità commerciali dell’azienda”.


Un insieme degli interventi che secondo Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil “ha consentito di recuperare risorse da indirizzare agli investimenti ma inciderà notevolmente sulla redditività dell’azienda e l’indebitamento nei prossimi anni rischiando di comprometterne l’operatività e la capacità di competere sul mercato globale delle telecomunicazioni. In questo caso l

Telecom: lavoratori chiedono apertura “vertenza Telecom”


Il giorno 26 novembre 2013 si è riunito i componenti del coordinamento Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil delle RSU del Gruppo Telecom alla presenza delle strutture territoriali e delle Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil per analizzare la situazione verificatasi a seguito della modifica dell’azionariato di controllo del Gruppo Telecom da parte di Telefonica e della presentazione del Piano Industriale 2014 – 2016 approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 7 novembre u.s..

Il Coordinamento considera grave che un’azienda del valore di decine di miliardi possa essere acquisita tramite poche centinaia di milioni a causa di una legislazione che consente il controllo di fatto attraverso “scatole” societarie che permettono il controllo di fatto dell’azienda a scapito della maggioranza degli azionisti.

Il coordinamento conferma che, vista la situazione determinatasi a seguito della privatizzazione e dell’alternanza al controllo societario dell’azienda, la situazione finanziaria caratterizzata da un elevato debito, conseguenza diretta di operazioni finanziarie, richiederebbe un aumento di capitale per reperire risorse aggiuntive finalizzate a rilanciare gli investimenti sulla costruzione di reti di nuova generazione, indispensabili per il rilancio complessivo della competitività del Paese e della riforma della Pubblica Amministrazione.

La scelta del Consiglio di Amministrazione di varare un piano industriale 2014 – 2016 con un aumento di capitale molto contenuto e focalizzare gli interventi sull’assetto industriale evidenzia luci e ombre.

Gli aspetti positivi sono contraddistinti dalla scelta di non procedere con lo scorporo della rete ma di lavorare alla realizzazione di un modello che garantisca la parità di accesso mantenendo la rete integrata all’interno dell’azienda, di indirizzare risorse aggiuntive verso lo sviluppo delle reti di nuova generazione per consentire di recuperare il ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, la definizione di un nuovo modello di business che consenta all’azienda di recuperare spazi di mercato.

Questi interventi sono necessari a rimettere in condizione l’azienda di recuperare i ritardi accumulati e rilanciarne le potenzialità sul mercato.

Le ombre sono legate alle scelte con cui si reperiscono le risorse.

Il “convertendo” per realizzare un mini aumento di capitale non è sufficiente a garantire le adeguate risorse dedicate agli investimenti e allo sviluppo; l’operazione di vendita delle torri che, in parallelo con gli errori commessi nel passato sul patrimonio immobiliare, potrebbe portare al loro riaffitto a un canone elevato; la vendita della partecipazione in Argentina che ridimensiona l’assetto internazionale dell’azienda e riduce i margini del Gruppo; il remix degli investimenti che sposta dal commerciale alla costruzione di nuove reti ingenti risorse con il rischio di ridimensionare le capacità competitive dell’azienda.

L’insieme degli interventi descritti ha consentito di recuperare risorse da indirizzare agli investimenti ma inciderà notevolmente sulla redditività dell’azienda e l’indebitamento nei prossimi anni rischiando di comprometterne l’operatività e la capacità di competere sul mercato globale delle telecomunicazioni. In questo caso la previsione del Piano Industriale di mantenere inalterati i parametri fondamentali di marginalità non è credibile.

Il coordinamento ribadisce che la strada maestra sarebbe stata quella di fare un aumento di capitale a carico dei soci o con l’ingresso di nuovi investitori istituzionali.

Per quanto sopra il coordinamento ritiene necessario avviare una vertenza “Gruppo Telecom” da svilupparsi sia sul livello politico sia su quello aziendale con le seguenti modalità:

In accordo con le Segreterie Confederali, sostenere la modifica della legge sull’Opa sulla base dell’ordine del giorno Mucchetti – Matteoli trasformato in emendamento alla legge di stabilità; rinnovo della richiesta di convocazione, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un tavolo di confronto con Telefonica e le Parti sociali per avere garanzie sul futuro industriale del Gruppo Telecom e sulle prospettive occupazionali. Per sensibilizzare il Governo e il Parlamento su tale obiettivo sarà promosso un presidio permanente davanti al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati da farsi durante la discussione per l’approvazione della legge di stabilità oggi in discussione.
Avvio del confronto di merito con il Gruppo Telecom sul Piano Industriale per verificare i reali contenuti dello stesso e le coerenze rispetto agli annunci effettuati, soprattutto in termini di investimenti in reti, ricerca e sviluppo, informatica e prospettive occupazionali. In tale ambito sarà organizzato un presidio il giorno 20 dicembre in occasione dell’assemblea degli azionisti a sostegno delle rivendicazioni del sindacato.
Riapertura del confronto sull’applicazione degli accordi del 27 marzo 2013, su cui l’azienda procede unilateralmente con forzature inaccettabili, per permettere un reale monitoraggio sugli interventi e sull’implementazione dello stesso che sia conforme a quanto sottoscritto.
 Individuazione di opportune soluzioni per i lavoratori oggetto di esternalizzazione negli  anni 2000  - 2006 che oggi pagano le conseguenze di scelte sbagliate con la perdita del posto di lavoro a causa della politica degli appalti.
Al fine di dare continuità alla vertenza e con l’obiettivo di raggiungere i risultati rivendicati, il coordinamento ritiene che nel caso in cui non fosse modificata la legge sull’Opa e/o il Governo non attivi il tavolo di confronto con Telefonica sarà indispensabile, in accordo con le Confederazioni, arrivare allo sciopero generale dei dipendenti del Gruppo Telecom al fine di preservare il patrimonio occupazionale e aziendale garantendo, nel contempo, al Paese l’opportunità di avere un’azienda di telecomunicazioni in grado di sviluppare le reti di nuova generazione indispensabili per ammodernare il Paese e rilanciarne la competitività.


Il coordinamento assume in carico la necessità di avviare una campagna di assemblee volta a informare da subito i lavoratori sullo stato della vertenza in corso e predisporli a tutte le iniziative definite anche integrandole con iniziative territoriali.

"CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, SEGNALI DENTRO E FUORI LO SCHERMO"

Relazione introduttiva di Barbara Apuzzo

Nel 2012, in Italia, 124 donne sono state uccise da un parente (marito, ex marito, compagno, figlio), nel 63% dei casi a casa propria. Un femminicidio quasi ogni tre giorni, l’eliminazione fisica di una donna. Avviene da anni in Italia.

E dentro questo dato non sono comprese le violenze subite da milioni di donne nel mondo. Donne che vedono la propria vita sconvolta o insidiata da minacce, percosse, molestie, stalking, ricatti, mutilazioni, lesioni permanenti.

I motivi sono i più disparati, persino religiosi, come nel caso dell’infibulazione, fino ad arrivare alla morte, per mano del proprio fidanzato, amante, compagno, o marito per quello che ancora viene definito un “delitto d’amore”, un “raptus”, un “atto di gelosia”, mal celando una gigantesca mistificazione che considera una sfumatura, seppur estrema, dell’amore un atto violento, consumato spesso proprio dove ci si dovrebbe sentire più protette, in famiglia.

Mistificazione che uccide spesso la donna per la seconda volta, raccontandone la storia in maniera distorta, in cui gli assassini vengono descritti come “gelosi”, “innamorati”, e dunque in preda ad un raptus, mentre delle donne viene data una rappresentazione stereotipata, che sottintende sempre una responsabilità delle stesse, quasi se la fossero cercata la morte, per aver tradito, respinto o esasperato l’uomo o, più banalmente, per aver ostentato troppa indipendenza, troppa autonomia, troppa bellezza ….troppo qualcosa.

La domanda però è: troppo rispetto a cosa?

Rispetto all’idea di una donna che deve stare al suo posto.

Ma qual è il posto della donna?

Oggi lo chiediamo a Susanna Camusso, Eleonora Andreatta, Benedetta Tobagi, a Luisa Betti, a Rita Del Prete, a Lunetta Savino, donne impegnate, ognuna per il proprio ruolo, nella costruzione di una società e di una cultura che sappia riconoscere dove si annidano le discriminazioni, dove il sopruso fa il suo ingresso prima che diventi violenza.

E lo chiediamo anche a Gad Lerner, giornalista e uomo di cultura, da qualche mese presidente del comitato editoriale Laeffe, un canale del digitale terrestre che vuole distinguersi per la qualità dei suoi prodotti culturali.

Insieme a loro vogliamo parlare dei luoghi comuni e degli stereotipi, che rappresentano la prima violenza sulle donne, che vengono veicolati quotidianamente e capillarmente, segnali che omologano e diffondono idee e comportamenti discriminatori e sessisti.

Se un uomo uccide allora è per troppo amore, perché disperato per aver perso il lavoro e quindi fragile al punto di compiere un atto folle, salvo poi scoprire che ad esempio, citando il
rapporto Ombra presentato dalla Piattaforma Cedaw a New York nel 2011: «I media spesso presentano gli autori di femmicidio come vittime di raptus e follia omicida, ingenerando nell’opinione pubblica la falsa idea che i femmicidi vengano perlopiù commessi da persone portatrici di disagi psicologici o preda di attacchi di aggressività improvvisa.

Al contrario, negli ultimi 5 anni meno del 10% di femmicidi è stato commesso a causa di patologie psichiatriche o altre forme di malattie e meno del 10% è stato commesso per liti legate a problemi economici o lavorativi».

La violenza nasce infatti in ogni contesto sociale. Anche l’avvocato picchia, sfregia con l’acido o uccide la propria compagna esattamente come l’operaio o il disoccupato.

La violenza maschile contro le donne non è un fenomeno né nuovo né solo italiano.

Secondo quanto riportato dall’Onu 7 donne su 10 subiscono nel mondo violenza nel corso della vita, ma cosa ancor più grave è che 600 milioni di donne vivono in nazioni che non considerano questa violenza un reato.

E’ un’emergenza sociale per tutto il pianeta, motivo per cui organi internazionali come le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa hanno sentito il bisogno di delineare chiaramente sia i termini in cui questa violenza si manifesta, sia le forme di contrasto.

La ratifica nel nostro Paese della Convenzione di Istanbul rappresenta in tal senso un passaggio importante, perché sebbene sia necessario arrivare a 10 ratifiche in altrettanti Paesi europei per renderla vincolante, rappresenta già la più straordinaria piattaforma sugli stereotipi mai scritta, contenente indicazioni su che fare a partire dalla prevenzione.

Una piattaforma che finalmente lancia segnali giusti e nella giusta direzione, che definisce la violenza sulle donne come “violazione dei diritti umani” e come “una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano, o sono suscettibili di provocare, danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata».

Il cambiamento potrà essere reale solo quando si riconoscerà e si ricercherà l’uguaglianza quale elemento chiave per prevenire la violenza.

Sempre la Convenzione dice:
“Le Parti incoraggiano il settore privato, il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i mass media, nel rispetto della loro indipendenza e libertà di espressione, a partecipare all’elaborazione e all’attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità.”
Un ruolo e una responsabilità precisa vengono dunque riconosciuti, per la prima volta con questa chiarezza, al sistema mediatico nel suo insieme. E, aggiungiamo noi, al servizio pubblico in particolare.
Si è responsabili dei segnali che si mandano, si è responsabili delle parole che si usano, si è responsabili delle immagini che si scelgono.
Le donne devono essere rappresentate così come sono realmente, ciascuna con le sue caratteristiche di individuo non riassumibili semplicemente nell’essere madri, mogli, compagne, single, giovani o anziane, più o meno belle, con le rughe o qualche chilo in più.

Donne forti o fragili, impegnate o frivole, dottoresse, direttrici, impiegate, commesse, casalinghe, operaie…donne normali appunto, per correggere quella distorsione che vede in una certa rappresentazione femminile, fatta di vallette e veline pressoché mute o di spot pubblicitari imbarazzanti, un continuo riferimento a ruoli definiti e stereotipati, che sono l’ humus su cui proliferano la discriminazione e la violenza di genere.
I mass media raggiungono tutti. Spesso rappresentano, per chi ha scarse capacità o possibilità relazionali, l’unica finestra sul mondo. Se pensiamo poi a quanto tv e web influenzino la formazione delle coscienze, soprattutto dei più giovani, comprendiamo quanto sia indispensabile inviare segnali che spingano al rispetto e vadano nella direzione dell’affermarsi di un equilibrio di genere, in ogni ambito della nostra vita.
E’ indispensabile chiudere dunque con l’epoca delle donne oggetto, proposte come tali più o meno subdolamente, che insinuano ed alimentano l’idea che anche nel privato, come nello schermo la donna possa essere una “cosa” di cui disporre, una proprietà - inconcepibile dunque che possa immaginare di allontanarsi!
Anche come l’informazione, troppo spesso, racconta la violenza sulle donne, rafforza questa idea.

Se è evidente ormai che il problema della violenza è strutturale, il modo di dare l’informazione e la narrazione mediatica di questa violenza, può rappresentare uno dei fattori principali per il cambiamento.

Nelle ultime settimane, tutti i giornali e i telegiornali, hanno parlato del cosiddetto caso delle “Baby prostitute”.
Baby prostitute, baby escort, ragazze doccia, sono solo alcune delle definizioni usate, parole che si fissano nella mente, che sottintendono e ci abituano all’idea che fin da piccole, queste giovani donne, hanno manifestato forse la loro vera indole.

Ma io mi chiedo, se è normale parlare di “baby squillo”, perché allora non si dice, uso una provocazione forte, “maxi pervertiti” in riferimento agli uomini, spesso padri di famiglia, che con quelle bambine andavano?!
Perché è considerato normale usare una terminologia sessuata per riferirsi a queste ragazzine, poco più che bambine?

E dove sono i padri in questa vicenda?
Sappiamo tutto di queste ragazzine, perché la morbosità del racconto ha vinto su tutto, sono stati intervistati gli amici, i vicini, la madre di spalle, sono state fatte le riprese fuori dalla loro scuola.

Quale privacy è stata rispettata?

E di questi uomini, i clienti, quale familiare è stato intervistato?

Quale collega? Quale ufficio è stato ripreso dall’esterno?
Nessuno. Perché ancora una volta lo stereotipo ha vinto sulla notizia vera: che uomini, evidentemente disturbati, utilizzavano come prostitute delle ragazzine.
Questo è solo un esempio tra tanti, ma serve per dire che se vogliono e devono contribuire al necessario avanzamento culturale del Paese, i mass media, e la Rai in particolare, devono contribuire ad orientare e formare l’opinione pubblica per migliorare e non aggravare l’immagine che si ha delle donne.
Devono lanciare segnali che combattano la discriminazione e la violenza.
La cultura non è una cosa astratta, la cultura siamo e la facciamo noi, ognuno per il suo ruolo.
Per questo abbiamo immaginato l’appuntamento di oggi, per condividere e alimentare l’idea che la cultura è una leva potente per cambiare.
Ma cambiare la cultura, significa prima di tutto cambiare il modo di pensare.

L’obiettivo che ci poniamo è quello di raggiungere l’uguaglianza quale elemento chiave per prevenire la violenza, ma questa uguaglianza allora dobbiamo provare a rappresentarla, con esempi concreti che propongano una idea alternativa a quella cui siamo nocivamente assuefatti.
In questa direzione si è mossa la RAI, con scelte editoriali che abbiamo particolarmente apprezzato.
Scegliere di non riproporre Miss Italia e contemporaneamente dare il via ad una serie di fiction che puntano alla rappresentazione di donne forti, impegnate è un segnale importante.
Mi preme evidenziare che entrambe le iniziative nascono su input di due donne: la Presidente Anna Maria Tarantola e la direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta.
E lo dico per sottolineare il fatto che la partecipazione delle donne a tutti i livelli rappresenta la precondizione essenziale per determinare il cambiamento culturale della società.
Contemporaneamente, però, devo registrare il fatto che nel testo in discussione del nuovo contratto di servizio 2013 – 2015, in controtendenza con gli impegni assunti dalla Rai, la questione di genere risulta eccessivamente semplificata e diluita con tante altre, il che appiattisce l’impegno del servizio pubblico nei confronti della lotta alla discriminazione e alla violenza di genere dentro più generiche buone intenzioni.
Ecco, forse nell’epoca in cui gli episodi di femminicidio sono presenti nelle cronache nazionali quasi quotidianamente, sarebbe più giusto optare per una “puntualizzazione” più che per una semplificazione, articolando meglio le azioni che la concessionaria del servizio pubblico dovrà adottare, a partire dagli strumenti messi a disposizione per realizzare concretamente quanto enunciato come principi generali.
Noi siamo il sindacato, abbiamo l’obbligo di occuparci della coerenza dei comportamenti, propri e delle controparti nei luoghi di lavoro.
La Rai in questo senso rappresenta per noi un’impresa dentro la quale vivono relazioni di lavoro, relazioni sindacali. Anche al suo interno, così come in tutte le altre aziende, è necessario lavorare insieme per rafforzare quella necessaria inscindibilità tra il “dire” e il “fare” che rimane forse il criterio principale col quale si misurano le nostre rispettive credibilità.

Le donne della CGIL l’anno scorso hanno fatto un lungo percorso che abbiamo chiamato “le donne cambiano...” percorso dentro il quale la Slc si è posta un obiettivo preciso, quello di “chiedere alle istituzioni, alle aziende e agli organi dei giornalisti di intervenire con misure più stringenti e persuasive per il rispetto della dignità della persona –e in particolare della donna- nell'esercizio dell'attività giornalistica, nell'ambito della comunicazione pubblicitaria e nella programmazione televisiva”, perché “se metà del mondo è considerata come corpo, come soggetto possedibile e non come soggetto di cittadinanza” il nostro Paese, ma purtroppo non da solo, ha un gravissimo vuoto di democrazia che non possiamo considerare completamente sanato dalla legge contro il femminicidio recentemente approvata.

La nostra organizzazione ha chiesto, all’indomani della sua approvazione, che si affrontasse il tema della violenza contro le donne in modo più organico e strutturale; dunque con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori interessati comprese le parti sociali e il mondo dell'associazionismo civile, prevedendo un'adeguata copertura finanziaria senza la quale si rischia di non mettere in condizione di operare davvero, e con certezza, i centri 
antiviolenza, le case-lavoro, e tutte le strutture che accompagnano le donne a ritrovare la propria autonomia.

Le donne che subiscono violenza, quando rompono quel muro di indifferenza e silenzio, devono avere la certezza di essere adeguatamente protette.

(Nel 2012 più di un milione di donne ha subito atti di violenza, ma solo il 7,2% delle vittime ha denunciato l'accaduto.)

Però dobbiamo dirci con franchezza che affrontare il tema dal punto di vista repressivo, sebbene sia necessario, non è sufficiente.

Per questo motivo, oggi, vogliamo interrogarci su quale è il contributo che noi possiamo dare per fermare questa spirale di violenza lavorando sulla prevenzione.

Nominare un fenomeno è attestare la sua esistenza, è il primo passo verso la consapevolezza che quando parliamo di femminicidio indichiamo una realtà precisa e differente dagli altri fenomeni violenti.

È il primo segnale, il più forte e chiaro, che si fa sul serio nella lotta contro la violenza sulle donne.

“Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale”.

Questa è la definizione che l’enciclopedia Treccani dà della parola femminicidio.

Una parola coniata nel 2006 dalla parlamentare femminista messicana Marcela Lagarde per definire “la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta dalla violazione dei loro diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogene”.

Credo che l’uso consapevole delle parole, soprattutto per chi lo fa di mestiere, sia una responsabilità cui non possiamo sottrarci.

Insieme dobbiamo costruire un linguaggio, fatto di immagini e parole, un comune patrimonio semantico, che parli a tutte le donne e a tutti gli uomini, grandi e piccoli, di rispetto e dignità.
Barbara Apuzzo
Segretaria Nazionale Slc CGIL e responsabile coordinamento donne Slc

23 novembre 2013

Telecom: Comunicato unitario su estensione sperimentazione geolocalizzazione

Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL stigmatizzano il comportamento di Telecom per quanto attiene la sperimentazione della geolocalizzazione e la sua estensione su altri territori.
Proprio per evitare false partenze e condividere i passaggi, le parti avevano dato mandato alla Commissione Nazionale Controllo a Distanza di analizzare ogni singolo elemento della geolocalizzazione dei mezzi dei tecnici esterni (sicurezza,motorizzazione ed ottimizzazione dell’assegnazione wr, visibilità dei dati).
Gli stessi componenti sindacali, che insieme a quelli aziendali stanno analizzando proprio in questi giorni la questione, hanno chiesto più volte di evitare l’estensione del progetto ad altre aree territoriali fino a quando la Commissione è in corsoproprio su tutti gli aspetti pertinenti alla geolocalizzazione.
Tant’è vero che la componente sindacale sta ancora aspettando una nuova riunione di Commissione relativa ad aspetti cruciali e dirimenti rispetto ad un’ipotesi di condivisione del percorso intrapreso dall’azienda. A tutto questo l’azienda
risponde invece con la progressiva istallazione degli apparecchi sul resto dei territori e con l’attivazione degli stessi. Il tutto in modo completamente disorganico, senza alcuna possibilità di verifica dei numeri dei nuovi lavoratori impattati e delcriterio seguito per l’estensione del progetto.
Questa incomprensibile accelerazione impressa dall’azienda sta chiaramente ostacolando la piena condivisione dello strumento ed alimentando forti perplessità rispetto alla sua estensione.
Se l’azienda ha intenzione di avviare l’estensione, dopo una “sperimentazione” di cui non si è prodotta ancora un’analisi compiuta, e per di più con impostazionicontrarie allo spirito dell’accordo, se ne assumerà ogni responsabilità.
L’unico percorso condivisibile per il sindacato è quello che pone le condizioni, non solo formali, per addivenire ad intese coerenti e sostenibili all’accordo del 27 marzo.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UI

22 novembre 2013

"CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, SEGNALI DENTRO E FUORI LO SCHERMO" INIZIATIVA SLC CGIL


Il 25 novembre alle ore 9.30, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Sindacato Lavoratori della Comunicazione della CGIL terrà alla Casa del Cinema di Roma l’iniziativa pubblica Contro la violenza sulle donne, segnali dentro e fuori lo schermo.
L’obiettivo è richiamare l’attenzione sul ruolo che i media rivestono per combattere la violenza sulle donne e facilitare l’affermarsi di una cultura del rispetto e dell’equilibrio di genere.
La violenza nasce in ogni contesto sociale e cresce nell’indifferenza e nel silenzio. I mass media e il servizio pubblico in particolare devono impegnarsi a tutto tondo nella battaglia culturale necessaria – dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil e coordinatrice nazionale donne. Crediamo che esempi concreti di donne e di uomini che testimoniano un impegno quotidiano e tangibile in questa direzione, siano il modo migliore per comunicare che un cambiamento è già in atto e che sia compito di tutti noi sostenerlo, incoraggiarlo e renderlo visibile.
Dopo il contributo del segretario generale Slc Cgil Massimo Cestaro e la relazione introduttiva di Barbara Apuzzo, interverranno Eleonora Andreatta, Direttrice Rai Fiction; Luisa Betti, giornalista esperta di diritti donne e minori; Rita Del Prete, Vicepresidente Premio Ilaria Alpi; Gad Lerner, giornalista e scrittore; Lunetta Savino, attrice; Benedetta Tobagi, CdA Rai. Modera Ilaria Capitani, Giornalista Tg2.
I lavori saranno conclusi da Susanna Camusso, segretario generale Cgil.

Chiediamo a tutte le donne che saranno presenti di indossare scarpe rosse per "far camminare" la lotta contro la violenza sulle donne.

Telecom Italia, Antonio Catricalà: 'Telefonica dovrebbe accettare lo scorporo della rete'

"Telefonica dovrebbe accettare di scorporare"  la rete di accesso, una volta completata l'acquisizione del controllo di Telecom Italia. Lo ha ribadito oggi Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico a Radio24, ripetendo quanto da lui già dichiarato in diverse occasioni. Lo scorporo della rete sarebbe "non proprietario ma societario. Ci sarebbe un grande partner, la Cdp, e si potrebbe far gravare sulla rete 20mila dipendenti e parte di debito".
Catricalà chiarisce poi che "se Telefonica acquisterà Telecom avrà in pancia anche la rete" e "dev'essere la società che decide di scorporare la rete". Se Telefonica non dovesse decidere per lo scorporo, si terranno la rete "con più difficoltà nei confronti del governo".
Parlando dell'operazione che ha visto Telefonica aumentare le sue quote in Telco, "Avrei detto no a Telefonica ma il mercato faccia il suo gioco", prosegue Catricalà, aggiungendo che però "nessuno me lo ha chiesto". Il viceministro ha chiuso precisando di non essere ora "contrario alla vendita a Telefonica, il mercato deve fare il suo gioco, e il governo deve avere le sue garanzie".
Non più tardi di una settimana fa, ad un convegno organizzato dal sindacato, Catricalà aveva detto che "lo scorporo un'operazione che serve all'Italia, alla concorrenza e all'occupazione - ha detto Catricalà - Lo scorporo è già successo con Terna, costola di Enel, e con Snam, separata dall'Eni. Sono operazioni che hanno dato beneficio al titolo delle aziende quotate e all'Ebitda. E' un'idea che ho sempre avuto, ci credo - ha aggiunto Catricalà - Ovviamente io penso ad uno scorporo societario e non proprietario"
Intanto in audizione al Senato Marco Patuano, l'amministratore delegato di Telecom Italia, ha detto che "Telecom Italia è un'azienda solida" che "non necessita di interventi di salvataggio o di misure dirigistiche, quali la nazionalizzazione o lo scorporo ex-lege della rete di accesso, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali posti dall'agenda digitale"

20 novembre 2013

Telecom: Comunicato Unitario Incontro AD 19 novembre 2013

Si è svolto il 19 novembre 2013 l’incontro fra l’Amministratore di Telecom e le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

Il piano avrà come priorità di spesa lo sviluppo delle reti in fibra (sfruttando anche i finanziamenti europei per le regioni depresse); per la LTE; investimenti in ICT e data center. Complessivamente il piano prevede investimenti per 3 miliardi e quattrocentomilioni (1100 per il 2014, 1200 per il 2015 e 1100 per il 2016). Il Piano si basa su un “remix” di investimenti, ciò farà si che ad un aumento di investimenti sulla rete corrisponderà un conseguente ridimensionamento degli altri investimenti.

Il Piano si finanzia ricorrendo al “convertendo”, alla vendita della partecipazione in Telecom Argentina, ai fondi europei per la digitalizzazione delle regioni economicamente depresse, e una revisione di voci di investimento non considerate strategiche o su cui vi siano comunque spazi per conseguire risparmi, la vendita delle torri e di parte del patrimonio immobiliare.

Sul Brasile l’AD, pur confermando la natura “core” dell’asset, non esclude in prospettiva  una vendita qualora arrivasse un’offerta interessante (soprattutto alla luce della possibile crescita azionaria di Telefonica nel pacchetto azionario di Telco e della conseguente, prevedibile, richiesta dell’Anatel brasiliana di scegliere fra Vivo e Tim Brasil).

Conferma la scelta di non procedere sulla strada dello scorporo della rete essendo venute meno le motivazioni di carattere regolatorio (AGCOM ha già fatto sapere che la divisionalizzazione risponde ampiamente al bisogno di garantire l’equivalence of input), e commerciali.

Sulla vendita delle torri, alla precisa domanda se il progetto preveda o meno il passaggio di lavoratori l’AD ha dichiarato come al momento  non sia stata ancora presa una decisione in materia.

Questo in sintesi l’insieme dei provvedimenti presi dall’ultimo CdA Telecom.

Le Segreterie Nazionali ritengono indispensabile la convocazione del Coordinamento Nazionale delle RSU per valutare la situazione e decidere le prossime iniziative da mettere in campo per sensibilizzare il coinvolgimento del Governo, ad oggi latitante, nel richiedere precise garanzie sul futuro di questa azienda e sulle prospettive future da parte di Telefonica in termini d’ investimento ed occupazione.


19 novembre 2013

Telecom-sindacati: parte il confronto su lavoro, Brasile ed investimenti

Marco Patuano e i sindacati si erano già visti il 4 ottobre, e in quell’occasione l’Ad di Telecom Italia aveva lanciato segnali rassicuranti verso le parti sociali sui punti che stanno loro più a cuore: evitare lo scorporo della rete, mantenere i livelli occupazionali, rilanciare l’azienda. Da allora qualcosa è cambiato: c’è stata la presentazione del piano industriale 2014-2016 al Consiglio d’amministrazione, il 7 novembre, e subito dopo la vendita della controllata Telecom Argentina al fondo Fintech di David Martinez Guzman per 960 milioni di dollari. Due segnali forti, che non hanno raccolto il gradimento dei sindacati, e su cui oggi si è aperto il confronto nella sede romana di Telecom, in Corso d’Italia. Una riunione che ha visto nel ruolo di convitato di pietra Telefonica.

L’incontro di oggi è durato più di 4 ore, e secondo quanto riportato dai rappresentanti sindacali è servito a Marco Patuano per snocciolare in maniera analitica i contenuti del piano industriale. Una riunione che Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom definiscono costruttiva, anche se ancora interlocutoria, da momento che è stato fissato un nuovo incontro con Marco Patuano a metà dicembre, subito prima dell’assemblea dei soci Telecom. I sindacati intanto hanno convocato per il 26 novembre il coordinamento nazionale delle Rsu di Telecom, e in quell’occasione chiameranno in causa il Governo chiedendo che prenda posizione e renda pubblica la propria idea di politica industriale in questo settore, anche andando al di là della vicenda Telecom, per arrivare fino ai temi dell’agenda digitale. Ma la notizia che sembra più dirompente è che, pur confermando la strategicità del Brasile, Patuano avrebbe detto che in prospettiva, se arriveranno offerte, l’azienda è pronta a prenderle in considerazione. Una notizia che trova riscontro tra l’altro nel campo degli analisti, con Bernstein che è spinta a individuare nel periodo tra i mondiali di calcio e le elezioni di ottobre in Brasile la finestra più utile alla vendita: “offerte a multipli elevati, da esaminare attraverso un'asta, potrebbero essere considerate”.

“Patuano oggi è entrato nel dettaglio, ci ha illustrato il piano industriale pezzo per pezzo - dice Michele Azzola, segretario generale Slc Cgil - ci ha spiegato la scelta del convertendo e i motivi della vendita di Telecom Argentina, e ci ha detto di avere intenzione di destinare più investimenti sulle reti di nuove generazione. Non si tratterebbe però se non in minima parte di nuovi investimenti - prosegue Azzola - ma soprattutto della rimodulazione degli investimenti già previsti. Vuol dire che da qualche parte di dovrà ‘togliere’, e questo ci preoccupa. Se poi si confermasse la vendita di Tim Brasil si aprirebbe un ulteriore problema, perché Telecom prenderebbe una strada che non è di sviluppo e crescita”.

“Da qui e per le prossime settimane - commenta Azzola - abbiamo messo in piedi un percorso per capire gli obiettivi di investimento nella rete di nuove generazione fissa: si parla di un miliardo e 800 milioni nella rete fissa, ma è necessario fissare gli obiettivi. Patuano ha condiviso questa impostazione, e per questo aspettiamo una nuova convocazione”.  “Al Governo - conclude – ci rivolgiamo perché riteniamo che possa e debba fare due cose molto importanti: fissare gli obiettivi della banda larga, a cui ovviamente Telecom dovrebbe adeguarsi, e approvare velocemente il decreto di modifica sull’Opa”.


Cgil, XVII Congresso il 6-7-8 maggio 2014

Il Comitato direttivo nazionale della Cgil, riunitosi oggi a Roma, ha deliberato la convocazione del XVII Congresso ed approvato il regolamento congressuale. Il parlamentino è stato riconvocato per il 2 dicembre, scaduto il periodo di 10 giorni utile per emendare o presentare documenti congressuali, per licenziare in modo definitivo i materiali congressuali composti dai documenti come definiti al termine dei lavori, accompagnati con la sottoscrizione da parte dei componenti il Comitato direttivo. I documenti, per essere definitivamente licenziati, devono essere presentati e sottoscritti da almeno cinque componenti del comitato direttivo, corrispondenti al 3% dell'attuale platea dell'organismo.
Il calendario congressuale prevede lo svolgimento: delle assemblee congressuali di base dal 7 gennaio al 21 febbraio 2014; dei congressi delle categorie territoriali, delle camere del lavoro territoriali, delle camere del lavoro metropolitane e delle categorie regionali entro il 15 marzo 2014; dei congressi delle Cgil regionali dal 17 marzo al 29 marzo 2014; dei congressi delle categorie nazionali dal 31 marzo al 17 aprile 2014 e, successivamente, del congresso nazionale dello Spi Cgil; del congresso della Cgil Nazionale nei giorni 6, 7 e 8 maggio 2014.

17 novembre 2013

MADE FOR ITALY: Poste Italiane e Telecom Italia, due aziende per il sistema paese

www.slc-cgil.it
15 novembre 2013
Si è tenuto ieri a Roma il convegno “Made For Italy: Poste e Telecom Italia. Due aziende per il sistema paese“, organizzato dalla Slc e dalla Cgil.
L’evento, introdotto dal segretario generale Massimo Cestaro, ha rappresentato l’occasione per confrontarsi sul futuro di due aziende che, seppur con ruoli diversi, rappresentano asset strategici per il sistema paese.
Le proposte di Slc e Cgil, sintetizzate in 2 dossier, sono state rappresentate da Cinzia Maiolini, Segretario Nazionale dell’area Servizi Postali, e da Michele Azzola, Segretario Nazionale dell’area TLC.
Alla kermesse sono intervenuti personaggi di spicco della politica, dell’economia e dell’editoria italiana.
A conclusione dei lavori è intervenuta Susanna Camusso, segretario generale della CGIL.
Alleghiamo, di seguito, i testi relativi ai 2 dossier presentati.

Susanna Camusso insiste: "Telecom Italia va messa al riparo dagli stranieri"

''Bisogna mettere al riparo Telecom perché ora come ora così non la è. L'ingresso degli stranieri in un settore come le Tlc ci preoccupa''. E' quanto ha affermato il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso.
Secondo il leader della Cgil ''una cosa sono le alleanze internazionali come per Alitalia, un'altra cosa è che si perdano asset strategici per il Paese''. Quanto all'ipotesi di nazionalizzare la rete Telecom ''la rete - ha osservato Camusso - ha bisogno di avere anche un operatore e c'è una connessione tra la rete e gli investimenti che l'operatore deve fare. Per questo pensiamo che intanto bisogna mettere al riparo la società''.
Telecom e Alitalia, ha osservato poi Camusso ''sono il fallimento di una logica di privatizzazione di questo Paese. Una privatizzazione puramente fatta in nome dell'ideologia del privato e che il privato sarebbe meglio. Invece di riparare a questi errori e quindi mantenere le imprese strategiche per l'innovazione e per il futuro -ha proseguito la sindacalista- si sta continuando a fare una discussione della ricerca del miglior offerente. Penso alle modalità con cui Telco ha deciso di far salire Telefonica in Telecom privandoci cosi' di una risorsa. E' la ragione per cui sosteniamo che occorra modificare la legge sull'Opa e per cui chiediamo al governo di fare una norma sulla golden power''.

''Basta con questa ideologia assolutamente sbagliata del privato - ha concluso il leader della Cgil - proponiamoci invece il tema di come si cominci a intervenire pubblicamente per salvaguardare le imprese del nostro Paese''.