05 dicembre 2013

Le RSU contro la Legge Fornero sulle pensioni


Sono oltre 80 le RSU che hanno lanciato una campagna per arrivare ad una mobilitazione dei lavoratori contro la legge Fornero in materia pensionistica. Si tratta di RSU nella loro composizione unitaria, quindi comprensive anche di delegati eletti nelle liste di Cgil, Cisl e Uil.
D’altronde le conseguenze nefaste della legge Fornero non fanno distinzioni di sigla, colpiscono indistintamente tutti i lavoratori ed è un bene, quindi, che la risposta che si sta costruendo sia la più unitaria possibile. Da sempre infatti, gli avanzamenti più significativi per i lavoratori e le lotte più riuscite hanno sempre avuto un carattere unitario.
La risposta, assai positiva sin qui ricevuta fornisce anche una importante indicazione politica: gli obiettivi di lotta debbono essere individuati e decisi prima di tutto dai lavoratori, non da loro finte rappresentanze che con i lavoratori non parlano mai, e che si dilettano in una gara tra chi le spara più grosse e più insensate; questi stessi obiettivi di lotta debbono essere di una concretezza estrema, cioè riguardare direttamente le condizioni di lavoro e di vita della nostra classe.
Per questo possiamo parlare di un dato politico assai rilevante: i lavoratori, in maniera unitaria e classista, prendono direttamente in mano una delle questioni sociali più scottanti (la riforma pensionistica) e si attivano per organizzare una risposta adeguata a questo attacco alle condizioni di classe i cui effetti concreti, già di per sé negativi, vengono amplificati dalla crisi in corso.
Si tratta di una iniziativa che si inserisce nell’ambito della più generale ripresa della lotta di classe che, finora, ha quasi sempre assunto le forme di resistenze e risposte puntuali nelle singole vertenze che di volta in volta si aprivano a livello di specifica fabbrica o settore; vertenze per lo più difensive attraverso le quali i lavoratori si organizzavano per resistere ai tentativi di licenziamenti, chiusure di fabbriche delocalizzazioni ecc.
Stavolta, invece, si tratta di un obiettivo aggregante e di offensiva di classe: il tema delle pensioni accumuna tutti i lavoratori (del settore privato e del pubblico impiego, delle grandi fabbriche e delle piccole imprese, uomini e donne, giovani e anziani) e che si propone specificamente di realizzare momenti di unità di classe avanzati contro i tentativi di dividere e contrapporre i lavoratori tra loro.
Queste RSU hanno definito un primo documento con un appello rivolto alle Confederazioni Sindacali per aprire una vertenza generale finalizzata ad ottenere un profondo cambiamento della legge Fornero sulle pensioni e di convocazione di una assemblea nazionale da tenersi a Milano il 20 dicembre per decidere le iniziative di mobilitazione a sostegno.
Da questa data, quindi, in ogni territorio verranno organizzate iniziative per coinvolgere altre Rsu unitarie o anche singoli delegati in modo da estendere il più possibile la mobilitazione ed arrivare all’importantissimo appuntamento del 20 dicembre con un significativo numero di adesioni in modo da discutere e decidere come concretamente portare avanti l’iniziativa.
I primi risultati vanno oltre ogni più rosea previsioni: in pochissimi giorni sono state raccolte, come detto, oltre ottanta Rsu unitarie per lanciare l’iniziativa; si tratta di organismi di rappresentanza importanti come quelli dell’Ilva, della Marcegaglia, dell’Electrolux, della CGT, del Pubblico Impiego, della Benetton, della Luxottica, di Hera ecc. Molte altre adesioni stanno arrivando da importanti città industriali (Genova, Milano, Torino) a comporre il quadro del primo coordinamento di Rsu che si sta costituendo. Un dato, tra gli altri, testimonia, della grande capacità di attrazione e aggregazione di questo tema: l’apertura della pagina Facebook (“Rsu contro riforma pensioni Fornero”) in pochissimi giorni ha avuto migliaia di contatti.
Ecco, quindi, l’esigenza di organizzare ovunque momenti di informazione e mobilitazione: da qui al 20 dicembre in ogni territorio si susseguiranno riunioni e assemblee pubbliche per raccogliere il maggior numero di forze possibili.
Nel documento approvato e diffuso vengono stabiliti obiettivi chiari, immediatamente comprensibili dai lavoratori, sui quali verranno prodotti anche specifici materiali: sia di approfondimento (da mettere sulla pagina Facebook e sul sito internet), sia di propaganda da diffondere nei luoghi di lavoro (volantini, manifesti ecc.).
La legge Fornero sulle pensioni è sbagliata, dannosa per i lavoratori e il Paese. Essa sta provocando disastri sulle condizioni dei lavoratori che non riescono più ad andare in pensione, sui giovani che, anche per questo motivo, non entrano nel mondo del lavoro, sulla produttività delle imprese che sono bloccate nella possibilità di attuare il dovuto ricambio generazionale. Il sistema previdenziale oggi si fonda su una solidarietà a rovescio: pagano di più e godono meno dei benefici i lavoratori a basso reddito e i precari.
Gli obiettivi: salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni e limiti alle pensioni d’oro; flessibilità in uscita; ripristino dei vecchi requisiti, 65 anni per gli uomini, 60 per le donne e i 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità in particolare per coloro che hanno iniziato a lavorare in età precoce e per i lavori usuranti; il superamento delle attuali sperequazioni per le donne; garanzia di una pensione dignitosa per i giovani, i precari e i migranti;
il superamento dell’attuale giungla dei fondi integrativi.
Su questi punti le Rsu sostengono che le confederazioni sindacali debbano aprire una vertenza reale con il Governo sostenuta da una duratura mobilitazione generale.

Teatro "Bellini", proclamato lo sciopero per i concerti del 14 e il 15 dicembre

Slc Cgil, Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, Libersind, Ugl proclamano lo sciopero per il concerto del 14 e del 15 dicembre del teatro Massimo "Bellini" di Catania e "chiedono al presidente della Regione Sicilia e al sindaco Bianco un incontro urgente affinché il rilancio del Bellini passi da una certezza di risorse per un settore che è volano di economia per l’intera Sicilia Orientale". I sindacati chiedono che le istituzioni "provvedano al più presto a insediare gli organi deliberativi e gestionali che abbiano le capacità e il coraggio di sfruttare le potenzialità di questa “Industria della Cultura”. Slc Cgil, Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, Libersind, Ugl , "non hanno ricevuto risposte riguardo ai pagamenti degli emolumenti dei lavoratori, ancora in arretrato di tre stipendi. E in assenza di notizie ufficiali sulla reale cifra approntata nel capitolo di bilancio della Regione Sicilia per il nostro Teatro per l’anno 2014, fondamentale per la presentazione del bilancio dell’Ente e quindi per la prosecuzione delle sua attività artistica, non potendo quindi dare un cartellone al nostro affezionato pubblico, siamo costretti a proclamare lo sciopero".

Telecom: Azzola (Slc Cgil), Governo e Letta smettano di fare struzzi

“Sarebbe imbarazzante che la decisione dell’Antitrust brasiliana determinasse la vendita da parte di Telecom di Tim Brasil per favorire Telefonica, nel totale silenzio del governo italiano e del Presidente del Consiglio dei Ministri.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, dal presidio dei lavoratori Telecom in corso a Roma a Palazzo Montecitorio.
“Il Cade brasiliano ha imposto a Telefonica la diluizione della sua partecipazione in Vivo o l’uscita da Telco. Ci aspettiamo che il governo faccia sentire la sua voce impedendo che a rimetterci siano gli interessi nazionali. Letta non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e deve dare precise garanzie al paese sulle prospettive della terza azienda italiana e sul rilancio degli investimento necessari a costruire la banda larga.”

“Chiediamo ai parlamentari – conclude il sindacalista – di sostenere la legge di modifica sull’Opa e di promuovere iniziative volte a costringere il governo ad aprire un tavolo con le parti sociali sul futuro di Telecom.”

04 dicembre 2013

Telecom Italia: Presidio a Montecitorio

4 dicembre 2013
Un presidio domani di fronte a Montecitorio dei sindacati del settore delle Tlc a sostegno della mozione bipartisan che chiede il cambiamento della legge sull'Opa in relazione alla modifica dell'assetto societario di Telco con la salita della spagnola Telefonica. Ad annunciarlo, precisando che si tratta di una iniziativa unitaria dei sindacati, e' il segretario della Slc-Cgil Michele Azzola durante il convegno dell'Asati. "Chiediamo un intervento risolutore del governo a sostegno di un'azienda strategia del paese", spiega.

Riguardo alla mossa di Fossati, "non so perché l'a.d. Marco Patuano sostenga che il suo progetto e' simile" a quello presentato da Marco Fossati per rilanciare Telecom, dice Azzola, spiegando che, pur avendo bisogno di discutere con Fossati i dettagli, il suo è "un piano che dà prospettive a Telecom". Una visione che "manca da anni nell'azienda". Azzola ha poi affermato che il sindacato sostiene e chiede "l'approvazione della mozione Mucchetti-Matteoli" per cambiare la legge sulla soglia dell'opa obbligatoria. Azzola inoltre mostra preoccupazione sul fronte occupazionale: "Mi piacerebbe sapere la sorte delle 36mila persone in solidarieta'. Vorrei capire come si farà ad assumere, come è stato annunciato, se si hanno problemi di personale". In generale con il riassetto Telco-Telecom e il nuovo piano presentato si arrivera' "a un lungo inesorabile declino di Telecom: qualcuno se ne assuma la responabilita'". Azzola infine loda il passo indietro compiuto dall'ex presidente esecutivo Franco Bernabe' nel momento delle dimissioni: "Non era un atto dovuto".

All'iniziativa promossa dai piccoli azionisti di Telecom Italia è intervenuto anche il senatore del Pd Massimo Mucchetti promotore al Senato dell'ordine del giorno che era in seguito stato accolto dal governo con l'impegno a produrre una norma sull'Opa. Mucchetti ha detto che è giusto fare "il massimo sforzo utile per portare a casa un risultato che fa bene al paese". Secondo Mucchetti, "la storia di Telecom era una storia gia' scritta, bastava solo avere voglia di leggerla. Quanto all'Opa 'ogni limite ha una pazienza' per citare Toto'. Ora e' necessario che il governo si faccia sentire".

Convegno "Contro la violenza sulle donne.


l 25 novembre alle ore 9.30, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Sindacato Lavoratori della Comunicazione della CGIL ha organizzato alla Casa del Cinema di Roma l'iniziativa pubblica Contro la violenza sulle donne, segnali dentro e fuori lo schermo.
L'obiettivo è richiamare l'attenzione sul ruolo che i media rivestono per combattere la violenza sulle donne e facilitare l'affermarsi di una cultura del rispetto e dell'equilibrio di genere.
La violenza nasce in ogni contesto sociale e cresce nell'indifferenza e nel silenzio. I mass media e il servizio pubblico in particolare devono impegnarsi a tutto tondo nella battaglia culturale necessaria -- dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil e coordinatrice nazionale donne. Crediamo che esempi concreti di donne e di uomini che testimoniano un impegno quotidiano e tangibile in questa direzione, siano il modo migliore per comunicare che un cambiamento è già in atto e che sia compito di tutti noi sostenerlo, incoraggiarlo e renderlo visibile.
Dopo il contributo del segretario generale Slc Cgil Massimo Cestaro e la relazione introduttiva di Barbara Apuzzo, sono intervenute Eleonora Andreatta, Direttrice Rai Fiction; Luisa Betti, giornalista esperta di diritti donne e minori; Rita Del Prete, Vicepresidente Premio Ilaria Alpi; Gad Lerner, giornalista e scrittore; Lunetta Savino, attrice; Benedetta Tobagi, CdA Rai. Ha moderato l'incontro Ilaria Capitani, Giornalista Tg2. I lavori sono stati conclusi da Susanna Camusso, segretario generale Cgil.
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03 dicembre 2013

Prato, Cgil: «Spezzare la catena dell'illegalità»

Il tragico incidente sul lavoro avvenuto ieri a Prato, dove per un incendio divampato in un capannone adibito ad azienda tessile sono morte 7 persone e altre sono rimaste gravemente ferite, "è l'ennesimo segnale di una gravissima diffusione dell'area del sommerso e dell'illegalità". E' quanto si legge nell'ordine del giorno del comitato direttivo della Cgil, approvato all'unanimità.
"Il capannone andato distrutto - spiega il sindacato - si trovava in una zona che negli anni si è trasformata in una sorta di “buco nero”, dove i lavoratori sono tenuti spesso in condizioni di vera e propria schiavitù, senza neppure sapere dove si trovano vista la loro condizione di “reclusione” nelle fabbriche-dormitorio; in cui le forze dell’ordine e le autorità preposte al controllo della sicurezza nei luoghi di lavoro, nonostante l’impegno profuso, non riescono a garantire il rispetto delle norme vigenti; dove il sindacato viene sistematicamente tenuto fuori dai cancelli e viene minacciato chi tenta di avvicinarsi a forme di tutela organizzata o chi prova a organizzare quei lavoratori".
Situazioni come quella di Prato, secondo la Confederazione, "derivano molto spesso da una sorta di catena dell'illegalità dove a guadagnarci sono, oltre a sfruttatori senza scrupoli, anche altri soggetti che vivono intorno e grazie a questo sistema: da chi affitta i capannoni, alle aziende terziste che commissionano parte delle lavorazioni; da chi attua una competizione basata solo sul contenimento dei costi, a coloro che traggono vantaggio dall’indotto che si viene a creare".
La Cgil, "di fronte a questa ennesima strage del lavoro, esprime il suo dolore e la sua solidarietà alle famiglie delle vittime e denuncia ancora una volta lo stato in cui versa il lavoro, che in alcuni settori e in alcune zone (e purtroppo non si tratta solo di Prato) subisce oggi uno sfruttamento che rischia di riportare indietro di un secolo le lancette della storia".
Da lungo tempo il sindacato, anche a Prato, "denuncia con forza queste situazioni e queste condizioni. La Cgil auspica che le indagini della magistratura facciano emergere al più presto le responsabilità del rogo e si mobiliterà ancora una volta, come è già successo in passato, per far emergere queste situazioni e far rispettare i diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori, a prescindere dalla loro nazionalità di appartenenza".
"In concomitanza con i funerali si svolgerà una manifestazione unitaria e il 10 dicembre si riunirà a Prato il comitato direttivo della Cgil della Toscana per decidere le iniziative da mettere in campo, a partire dai luoghi di lavoro, e per rilanciare le proprie proposte, nella convinzione che se è vero che la sola integrazione senza repressione del lavoro nero non basta, è altrettanto vero che la sola repressione senza integrazione non può risolvere il problema".
La Cgil, infine, "chiede al governo e alle strutture deputate al controllo delle violazioni alla normativa vigente sul lavoro e sulla sicurezza di svolgere una campagna capillare, a cominciare proprio dalla zona di Prato, per reprimere e colpire con durezza l’illegalità, il lavoro nero e tutti coloro che da queste situazioni traggono il loro profitto".


Inps - Appello per invio modello Red

I pensionati che non hanno ancora fornito all'Inps le informazioni relative ai redditi del 2009 (mod. Red) rischiano di vedersi decurtare dall'importo della pensione le quote legate al reddito.
L'Inps in una nota, di cui avevamo già dato notizia nella precedente news del 24.11 u.s.,  ha sottolineato come alcune quote delle prestazioni erogate dall'Istituto sono legate ai redditi del beneficiario e, in alcuni casi, anche dei suoi familiari (integrazione al trattamento minimo, assegno sociale, pensione sociale, quattordicesima, incumulabilità pensione superstiti con redditi dal lavoro, maggiorazione pensione sociale).
L'Inps corrisponde annualmente queste quote sulla base delle dichiarazioni relative ai redditi degli anni precedenti, riservandosi di verificare l'effettivo diritto alle prestazioni in base ai redditi dichiarati dagli interessati.
La legge 122 del 2010 ha introdotto una nuova disciplina per le prestazioni collegate al reddito,- ha precisato il messaggio dell'Inps -  stabilendone la sospensione per chi non comunica i redditi entro i termini assegnati. I 9 mila pensionati che non hanno ancora fornito le informazioni relative ai propri redditi sono stati più volte sollecitati a farlo attraverso tutti i canali a disposizione dell'Istituto. Non è stato possibile reperire le informazioni reddituali di queste persone nemmeno attraverso l'agenzia delle Entrate, con la quale è attivo un flusso comunicativo costante.
Si tratta -  ha sottolineato l'Inps -, di una platea che rappresenta una piccolissima minoranza rispetto ai circa 7 milioni di pensioni che presentano quote collegate al reddito e ai circa 9 milioni (pensionati e familiari) di soggetti che hanno l'obbligo della dichiarazione.

Nel caso in cui i pensionati, oltre a non aver dichiarato i redditi per l'anno 2009, non abbiano provveduto a fornire le informazioni nemmeno per gli anni successivi, dalla rata di dicembre 2013 l'importo della pensione verrà decurtato delle quote legate al reddito.

Telecom Italia: 'Tim Brasil strategica, voci su vendita infondate'


"I rumors  di presunti progetti di deconsolidamento e/o valorizzazione  totale o parziale dell'asset brasiliano sono illazioni  destituite di fondamento". Lo si legge in un comunicato diffuso questa mattina da Telecom Italia, su richiesta della Consob, che smentisce le indiscrezioni sulla possibile vendita del business carioca, precisando che non ci sono  "contatti in corso con potenziali acquirenti e non sono  pervenute offerte d'acquisto, sia pure unsolicited". Nel comunicato odierno la società guidata da Marco Patuano ribadisce la strategicità della partecipazione in Tim Brasil.

La nota odierna di Telecom Italia arriva in risposta alla richiesta del 28 novembre scorso da parte della Consob di informazioni aggiuntive su bond convertendo, vendita  Argentina e rumor su cessione Brasile.

Tim Brasil
In Brasile Telecom Italia e Telefonica continuano a essere  concorrenti e parti di un confronto leale, nel rigoroso rispetto delle discipline locali", in particolare degli accordi presi col Cade, l'Antitrust brasiliano, il 28 aprile 2010.
In merito al parere del Cade, l'authority brasiliano che, prendendo in considerazione la modifica degli accordi Telco-Telefonica lo scorso 24 settembre, ha proposta  per il gruppo spagnolo una multa e l'alienazione delle azioni  Telco, Telecom "si astiene, allo stato, dal commentare un  procedimento amministrativo ancora nelle sue fasi iniziali,  di cui è oggetto, piuttosto che parte attiva e che peraltro sta monitorando con attenzione, in coerenza con le  raccomandazioni altresì del Comitato per il controllo e i rischi". Telecom Italia ricorda che quest'ultimo ha nominato un  advisor legale indipendente per monitorare gli sviluppi delle possibili conseguenze per la società degli accordi  intercorsi tra i soci di Telco il 24 settembre e ha "chiesto  di riferire in materia nel cda convocato per il 5 dicembre prossimo, in vista dell'assunzione di ogni determinazione eventualmente opportuna".

Vendita di Telecom Argentina
L'operazione di vendita di Telecom Argentina "non si qualifica come operazione con parte correlata", anche se "è pacifica la sussistenza di interessi, sia pure indiretti, degli amministratori", ovvero i consiglieri espressione di Telefonica, Caesar Alierta e Julio Linares e il consigliere Gabriele Galateri di Genola, con riferimento a Generali. Così Telecom Italia, riferendosi, per quanto riguarda le Generali, socio di Telco, alle "relazioni" con il gruppo Werthein, azionista indiretto di Telecom Argentina attraverso la partecipazione in Sofora, in particolare alla presenza di un credito del primo nei confronti del secondo.
Questi rapporti sono stati spiegati da Galateri nel corso del cda del 7 novembre e approfonditi l'11 novembre in un consiglio di amministrazione "telefonico", che si è chiuso (nonostante il voto contrario di Lucia Calvosi e Luigi Zingales) con la decisione che "la fattispecie non fosse connotata dalle caratteristiche proprie delle operazioni con parti correlate" e che "anche alla luce della disclosure integrativa effettuata dal consigliere Galateri in merito all'interesse nell'operazione di Assicurazioni Generali, la cessione fosse conveniente per Telecom Italia", confermando pertanto il mandato conferito al cda il 7 novembre a procedere con la vendita dell'Argentina.

Bond convertendo
L'operazione di bond convertendo "si è strutturata come prestito offerto in maniera indifferenziata agli investitori qualificati, con espressa indicazione che agli investitori qualificati che fossero già soci e che ne avessero fatta richiesta le banche incaricate del collocamento potessero concedere in sede esecutiva un trattamento prioritario nel processo di allocazione delle obbligazioni". Così Telecom Italia nel comunicato diffuso questa mattina su richiesta Consob. Piena coincidenza di denominazione fra ente sottoscrittore del prestito convertibile e azionista iscritto a libro soci - precisa Telecom - si è avuta soltanto rispetto a soggetti titolari di circa 768 milioni azioni ordinarie pari al 5,726% circa del capitale e l'applicazione del trattamento prioritario nel processo di allocazione è stata richiesta da un totale di  tre sottoscrittori, tra cui Telefonica.
Difficile identificare gli investitori: "limiti intrinseci delle evidenze a libro soci e la natura differenziata dei sottoscrittori del prestito (fra i quali alcune società di gestione del risparmio) rende impossibile l'identificazione del numero di azioni della società di cui siano effettivamente beneficial owner e/o possano direttamente o indirettamente disporre i gruppi economici in cui sono eventualmente inseriti".
In merito alla sottoscrizione del convertendo da parte del fondo Usa Blackrock, "benché il comunicato diffuso dalla società il 7 novembre precisasse che il collocamento sarebbe avvenuto al di fuori degli Stati Uniti" (oltre ad Australia, Canada e Giappone), Telecom Italia sottolinea che la decisione è stata presa vista "l'elevata qualità dell'investitore" e "la circostanza che esso si è reso disponibile ad acquistare i titoli nonostante l'assenza di un'offerta registrata negli Usa, in virtù di una esenzione richiamata anche nel disclaimer in calce al comunicato che annunciava il lancio dell'iniziativa".

Asati: 'A noi la delega di Franco Bernabè in assemblea sulle sue azioni Telecom'
Franco Bernabè, ex presidente esecutivo di Telecom Italia,  ha annunciato l'intenzione di affidare ad Asati la delega per le proprie azioni ordinarie in occasione dell'assemblea del 20 dicembre prossimo.
Lo rende noto l'associazione dei piccoli azionisti, sottolineando che si tratta di "un atto che, unito ai numerosi messaggi di stima che riceviamo in continuazione dai dipendenti della società e dagli azionisti esterni iscritti ad Asati, rafforza le convinzioni che la nostra associazione stia perseguendo con efficacia gli obiettivi da sempre da noi perseguiti, ovvero trasformare Telecom Italia in una public company".
"Le dimissioni del 3 ottobre scorso dell'ex presidente di Telecom Italia sono sostanzialmente riconducibili all'impossibilità con l'azionista Telco di fare della nostra società una vera public company - prosegue la nota di Asati - prendendo delle decisioni sempre potenzialmente in conflitto di interesse. La nostra battaglia continuerà ancora più convinta e ferma con il sicuro convincimento che alla fine Telecom Italia nell'interesse delle minoranze, dei suoi dipendenti e dell'intero Paese diventerà una public company".



30 novembre 2013

LAVORO IN CUFFIA: POSTURA, MOVIMENTI RIPETITIVI, SPAZI, MICROCLIMA


LINEE DI INTERVENTO NAZIONALE
I lavoratori di call-center possono essere esposti a rischi di disturbi dell’apparato muscolo scheletrico dovuti a una postura scorretta, statica, caratterizzata da movimenti ripetitivi. Nelle indagini effettuate, disturbi del collo e della schiena sono presenti nei lavoratori di call-center con prevalenze assolutamente significative.
Possibili linee di intervento
􀂾 Utilizzare attrezzature e arredi completamente adattabili (sedie, scrivanie, monitor)
􀂾 Fornire poggiapiedi se ciò è indicato per una sistemazione ergonomica
􀂾 Consultare gli operatori nella sistemazione della postazione di lavoro
􀂾 Provvedere ad addestramento e aggiornamenti su come sistemare correttamente arredi e attrezzature in funzione delle singole esigenze
􀂾 Permettere che ci sia il tempo, prima di iniziare il turno, per sistemare ogni postazione di lavoro in funzione delle singole necessità
􀂾 Allestire postazioni di lavoro in cui è possibile che gli operatori mentre parlano possono alternare la posizione seduta a quella eretta
􀂾 Quando possibile assegnare agli impiegati compiti diversi (es. amministrativi)
􀂾 Programmare pause regolari
Molto frequenti anche i disturbi della mano e del polso: secondo il NIOSH negli ultimi venti anni i problemi di dolore alle mani e al polso dovuti a danni da sollecitazioni ripetitive sono triplicati nei lavoratori che digitano sulla tastiera e parlano al telefono con i clienti. Per ridurre il rischio di danni da sollecitazioni ripetitive:
􀂾 Ricorrere a uso di tastiere apposite che aiutano a mantenere una posizione dei polsi naturale
􀂾 Permettere frequenti e brevi interruzioni (perpermettere ai lavoratori di alzarsi, stirarsi, aggiustarsi la posizione)
􀂾 Assegnare lavori che permettano di interrompere l’uso del telefono e della tastiera Abbiamo visto come l’insufficienza degli spazi viene segnalata da un’ alta percentuale di operatori come una fonte di disagio.
Criteri per definire adeguati gli spazi di lavoro:
􀂾 Giudizio dei lavoratori sulla possibilità di svolgere senza impedimenti il proprio lavoro
􀂾 Spazi di passaggio adeguati per uscire e muoversi agevolmente (minimo 80 cm in uffici con meno di 25 persone, 130 cm in uffici con più di 25 persone
􀂾 Spazio vitale non inferiore a 7/8 mq  (Norma UNI 10339)
􀂾 Pulire e sanificare le postazioni di lavoro prima dell’utilizzo
􀂾 Concedere il tempo necessario per sistemare correttamente la postazione di lavoro
􀂾 Provvedere all’addestramento necessario per sistemare correttamente la postazioni di lavoro
􀂾 Provvedere a una assistenza nella sistemazione della postazione di lavoro quando venisse richiesta
􀂾 Tener conto nella definizione dei carichi di lavoro della necessità di procedere alla pulizia ed alla sistemazione delle postazioni di lavoro.
Rumore ambientale
Diversamente dal contesto industriale, il rumore di fondo nel call-center ha una dominante componente vocale. L’accumularsi di una molteplicità di conversazioni contemporanee, se non controllato, è in grado di disturbare la necessaria concentrazione rendendo più difficoltoso l’ascolto in cuffia, e come tale è un sicuro fattore di stress. Costringe poi ad alzare la voce contribuendo all’affaticamento vocale (in un evidente circolo vizioso) e/o ad alzare il volume delle cuffie causando affaticamento uditivo.
Linee di intervento:
􀂾 Garantire che il call-center sia costruito con materiali fonoassorbenti
􀂾 Garantire che macchine come fotocopiatrici, fax siano separate dall’ambiente di lavoro del callcenter
􀂾 Provvedere a un adeguata compartimentazione del rumore (pannelli divisori, adeguata distanza fra operatori)
􀂾 Prevedere che riunioni o incontri si svolgano fuori dal call-center
􀂾 Dare preferenza a cuffie dotate di microfono del tipo a cancellazione del rumore, in grado di migliorare il segnale trasmesso e minimizzare il rumore di fondo anche nel ritorno locale in cuffia (parte del suono ascoltato dall’operatore è infatti costituito da quanto captato dal proprio
microfono)
􀂾 Prevedere la possibilità, in base alla tipologia di chiamate gestite e all’ambiente circostante, di adoperare cuffie bilaterali (binaurali) a favore di un maggiore isolamento acustico.
􀂾 Addestramento a un corretto posizionamento dei microfoni
C’è una posizione ottimale del microfono davanti alla bocca dell’operatore per evitare un eccesso di impegno vocale per chi sta al telefono. Una posizione scorretta può costringere l’operatore ad alzare la voce per essere sentito dal cliente. Ciò
determina un affaticamento vocale e un aumento del rumore di fondo. Ogni operatore del call-center deve essere addestrato sul corretto posizionamento del microfono.
Gli interrogativi che ogni singolo lavoratore deve chiedere alla propria Azienda su: Microclima – qualità dell’aria – spazio
􀂃 Qualità dell’aria, velocità dell’aria, temperatura, umidità sono regolarmente controllati?
􀂃 Microclima e qualità dell’aria sono analizzate ed eventualmente migliorate a seguito della richiesta degli operatori?
􀂃 Gli operatori sono consultati in merito alle caratteristiche dell’ambiente di lavoro?
􀂃 Ci sono procedure chiare per segnalare qualsiasi danno alla salute collegabile alle condizioni ambientali?
􀂃 Lo spazio a disposizione permette agevoli spostamenti fuori dalla postazione di lavoro?
􀂃 Il pavimento è libero da ingombri (cavi, ecc…) che possono causare intralcio e pericolo?
􀂃 Esiste ed è stato oggetto di informazione agli operatori un programma di pulizia di ambienti, arredi, materiali?
􀂃 Postazione di lavoro e aree immediatamente circostanti sono regolarmente pulite?
􀂃 Tutte le attrezzature (tastiera, telefono, scrivania) sonocostantemente pulite?
􀂃 C’è qualcuno che provvede alla regolare pulizia delle cuffie e alla sostituzione dei cuscinetti auricolari e dei filtri coprimicrofono?
􀂃 Tutti gli operatori sono informati sul potenziale rischio di infezioni causato dalle cuffie e dalla necessità della loro accurata pulizia?
􀂃 Gli operatori sono addestrati e hanno il tempo per verificare la pulizia di cuffie e microfoni all’inizio del turno?
􀂃 Gli operatori sono addestrati e hanno i materiali necessari per pulire eventualmente cuffie e microfoni?
Diritti
Non tutti conoscono esattamente i propri diritti legati al lavoro, ed essendo in genere il rapporto di lavoro il contratto dalla durata più lunga che si stipuli nella vita è fondamentale la  conoscenza della tutela che lo Stato garantisce con regole e leggi ben precise che bisogna rispettare per il benessere di ogni singolo posto di lavoro.

Sicurezza e prevenzione in ogni luogo di lavoro, la figura del RLS
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è la persona eletta o designata all'interno della RSU per rappresentare i lavoratori sugli aspetti che concernono la salute e la sicurezza durante il lavoro.
È una figura resa obbligatoria in tutti i luoghi di lavoro dal D.Lgs 626/94. La legge e il CCNL (art. 71) attribuiscono al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza una serie articolata di compiti e funzioni. Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza gode delle stesse e identiche tutele previste dalla legge per il delegato sindacale.
Quattro sono i diritti fondamentali riconosciuti al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza:
- diritto all'informazione;
- diritto alla formazione;
- diritto alla consultazione e alla partecipazione;
- diritto al controllo e alla verifica.
Gli obblighi a cui deve adempiere, invece, sono:
-avvertire il responsabile dell'azienda dei rischi individuati nello svolgimento del suo ruolo;
-mantenere il segreto d'ufficio.

RLS
l legislatore italiano, all’atto del recepimento della Direttiva 89/391/CEE con il D.Lgs. 626/94, ha individuato i nuovi soggetti destinati a far funzionare il sistema di sicurezza aziendale, quali: il Datore di lavoro, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Medico Competente e il RLS.
Per quest’ultimo, sono state operate due precise scelte:
- quella di optare per la partecipazione mediata (“i lavoratori e/o i loro rappresentanti”);
- quella di far coincidere, dove possibile, il RLS con la RSU/RSA costituita in azienda (art. 18, comma 3) con l’evidente intenzione di trasferire sul RLS la tutela propria del delegato sindacale e l’agibilità necessaria per svolgere l’attività per cui ha ricevuto il mandato dai lavoratori.
Le peculiarità del RLS si differenziano da quelle della RSU/RSA in almeno quattro aspetti:

1.       Al RLS si assegnano funzioni specifiche senza dargli contemporaneamente funzioni contrattuali. In seguito, l’apparente “funzione non contrattuale” è stata riconsiderata in alcuni CCNL (vedi anche Piattaforma Aziendale).

2.       Le RSU (introdotte dal protocollo trilaterale del 23 luglio 1993 e disciplinate dall’accordo interconfederale del 20 dicembre 1993) sono organismi dotati d’esplicita legittimazione conflittuale, rivendicativa e partecipativa, mentre, per quanto riguarda il RLS appare evidente la caratterizzazione non conflittuale, partecipativa e collaborativa espressa nel decreto 626 nonché da Confindustria, CGIL, CISL e UIL nella premessa dell’accordo del 22 giugno 1995.

3.       Per la prima volta è creata, dalla stessa legge e dagli accordi applicativi, una forma istituzionalizzata e formale di rappresentanza dei lavoratori alla quale sono riconosciuti diritti di partecipazione nell’ambito dei processi decisionali.

4.       Il RLS dovrà operare ed essere in qualche modo presente, anche nei luoghi dove non esistono le RSU/RSA.

Le relazioni industriali, riferite alle attività di prevenzione nel campo della sicurezza, si devono basare su di un rapporto tra azienda e lavoratori che pur mantenendo da una parte il tradizionale aspetto dialettico (la RSU rimane tale e quale), dall’altra deve trovare specifiche forme di collaborazione e di partecipazione attiva per la valutazione, gestione dei rischi lavorativi ed ambientali.

In definitiva, si devono trovare le modalità per costruire un altro canale relazionale attraverso il confronto con il Rappresentante dei lavoratori per le tematiche di A&S.

La prima funzione del RLS è di rappresentare i lavoratori in tutto ciò che riguarda la prevenzione e tutela di A&S. Però, tra i compiti e diritti che la stessa legge gli attribuisce, ve ne sono alcuni che rivestono particolare importanza e che vale la pena di ricordare:

     - Promuovere iniziative per l’attuazione delle misure di prevenzione.

        - Formulare osservazioni in occasione delle visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti.

        Partecipare alla riunione periodica indetta almeno una volta l’anno. In quest’occasione, il RLS se non ha potuto partecipare direttamente alla valutazione generale della valutazione dei rischi (per esempio nel caso che la sua elezione sia avvenuta dopo la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi), dovrà tutelarsi chiedendo di evidenziare, nel previsto verbale di consultazione, il fatto di prendere atto della situazione esistente, riservandosi di fare osservazioni ufficiali quando sarà in grado (conoscenze, capacità) e posto in condizione (agibilità, rapporti, informazioni) di farne perché, in questo caso, la sottoscrizione del RLS senza espressione di riserva ha valore legale d’esplicita approvazione.

-        Avvertire il Datore di lavoro dei rischi individuati, sempre ed “anche nel caso di opere o servizi conferiti in appalto”, e ricorrere agli Organi competenti qualora ritenga che le misure adottate non siano idonee a garantire la sicurezza.

-       Accedere liberamente a tutta la documentazione aziendale, alle informazioni sui flussi d’attraversamento (materia prima, energia e risorse trasformate in prodotto dall’entrata all’uscita della fabbrica e rifiuti), al registro infortuni ed a tutti i luoghi di lavoro.

-        Disporre del tempo necessario allo svolgimento dell’incarico.

Il RLS deve sviluppare il proprio operato in modo d’essere parte attiva del sistema aziendale, entrando in modo propositivo nell’organizzazione e nella gestione delle attività lavorative e divenendo il “filo d’unione”, una vera e propria interfaccia, tra gli Enti preposti (nella loro doppia attività di controllo-verifica e informativo-assistenziale), l’Organismo Paritetico Provinciale, il Datore di lavoro, il Medico Competente, il RSPP/SPP, i lavoratori e, quando necessario, con la Magistratura.

Il RLS può avere a sua disposizione, se tutto funziona come previsto, un’enorme quantità d’informazioni su A&S e divenire un preciso riferimento per l’azienda, la quale dovrà assumersi il compito di farlo diventare una figura preparata e competente per poter così sviluppare un sistema partecipativo, efficace e produttivo.

Per esercitare efficacemente il proprio mandato, il RLS deve acquisire capacità che gli consentano di essere in grado di:

-        Cercare, trovare, catalogare, analizzare, smistare, indirizzare tutte le informazioni ricevute.

-        Sensibilizzare i lavoratori affinché destinino parte delle loro capacità professionali all’individuazione del rischio ed alla concreta collaborazione per la definizione delle misure migliorative, alla loro realizzazione, al loro mantenimento nel tempo. Da qui costruire, con il supporto dei lavoratori interessati, la mappatura dei rischi su A&S da inserire nel DVR.

-        Sollecitare e preparare la consultazione, coinvolgimento e collaborazione.

-        Coinvolgere tutti i soggetti operanti nell’impresa affinché l’attenzione sulle tematiche di A&S, diventi parte integrante del lavoro e continui a crescere ed affinarsi.

-        Stimolare le varie funzioni deputate alla Sicurezza (Datore di lavoro, RSPP, MC, Tecnologia aziendale e Dipartimento di prevenzione) affinché, a seguito della valutazione dei rischi (presenti e potenziali), siano approntati i percorsi migliorativi previsti e necessari.

-        Valutare l’idoneità delle misure di protezione e prevenzione, formazione e informazione adottate, per poter essere in grado di verificarne l’efficacia e la corrispondenza alla “miglior conoscenza”, richiedere l’intervento delle Autorità ed Organi competenti (per esempio, secondo quanto previsto dall’art. 19, comma 1, lettera “o” del D.Lgs. 626/94) o adire all’OPP (accordo interconfederale, parte II, punto 2).

Analizzando la situazione esistente in senso generale, è evidente che spesso, non solo da parte della componente aziendale ma anche da quella sindacale e dagli stessi lavoratori, si dimentica (o si fa finta di dimenticare) che la figura del RLS non è di natura esclusivamente politico-contrattuale, non è specificatamente tecnica, non è un ispettore delle istituzioni, non è (visto dall’azienda) un “rompiscatole legalizzato” e non è (visto dalla RSU e dai lavoratori) colui a cui demandare tutto ciò che riguarda il tema sicurezza. Il RLS è, invece, fondamentalmente un lavoratore che ha le capacità (date dalla formazione, agibilità, conoscenze, motivazione, ecc.) per essere un eccezionale veicolo d’informazioni, ossia un potente mezzo per tentare di risolvere i problemi, trovando le soluzioni più adeguate interfacciando funzioni, culture, conoscenze e specificità diverse tra loro (e raramente tra loro comunicanti) ma allo stesso tempo complementari.

 RLS territoriale
Oltre alla notevole presenza, sul territorio nazionale, di piccole e piccolissime imprese, è abitudine diffusa, tra le piccole-medie imprese, frammentare l’attività in tanti altri piccoli “pezzi”, di solito inferiori alle 15 unità operative e spesso in esternalizzazione (outsourcing), in modo da ottenere le più svariate “agevolazioni” (non presenza sindacale, divisione e diverso inquadramento fiscale, maggior “controllo” sulle risorse umane, ecc.). In questi casi, spesso ci si trova di fronte ad un’interpretazione particolare dell’articolo 18, comma 2, del D.Lgs. 626/94, ovvero la convinzione che più aziende, di norma presenti nello stesso ambito territoriale e facenti capo ad un unico datore di lavoro, possano legittimamente avvalersi della collaborazione di un solo RLS, eletto o designato dai lavoratori d’una di queste. Quest’interpretazione “letterale” dell’articolato dimentica che la figura del RLS è regolata da tutto l’articolo 18, conseguentemente, un corretto inquadramento delle relative problematiche interpretative può scaturire solamente da una lettura sistematica e complessiva dello stesso.

D.Lgs. 626/94 - Art. 18. “Rappresentante per la sicurezza”.

Comma 1. In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante per la sicurezza.

Comma 2. Nelle aziende, o unità produttive, che occupano sino a 15 dipendenti il rappresentante per la sicurezza è eletto direttamente da lavoratori al loro interno. Nelle aziende che occupano fino a 15 dipendenti, il rappresentante per la sicurezza può essere individuato per più aziende nell'ambito territoriale, ovvero del comparto produttivo. Esso può essere designato o eletto dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali, così come definite dalla contrattazione collettiva di riferimento.

Comma 3. Nelle aziende, ovvero unità produttive, con più di 15 dipendenti il rappresentante per la sicurezza è eletto o designato dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda.

In assenza di tali rappresentanze, è eletto dai lavoratori dell'azienda al loro interno.

Comma 4. Il numero, le modalità di designazione o di elezione del rappresentante per la sicurezza, nonché il tempo di lavoro retribuito e gli strumenti per l’espletamento delle funzioni, sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva.

Comma 5. In caso di mancato accordo nella contrattazione collettiva di cui al comma 4, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentite le parti, stabilisce con proprio decreto, da emanarsi entro tre mesi dalla comunicazione del mancato accordo, gli standard relativi alle materie di cui al comma 4. Per le amministrazioni pubbliche provvede il Ministro per la funzione pubblica sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Comma 6. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti di cui al comma 1 è il seguente:

a) un rappresentante nelle aziende ovvero unità produttive sino a 200 dipendenti;

b) tre rappresentanti nelle aziende ovvero unità produttive da 201 a 1000 dipendenti;

c) sei rappresentanti in tutte le altre aziende ovvero unità produttive.

Comma 7. Le modalità e i contenuti specifici della formazione del rappresentante per la sicurezza sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva nazionale di categoria con il rispetto dei contenuti minimi previsti dal decreto di cui all’art.22, comma 7.

Ciò premesso, non è di poco rilievo la dichiarazione d’apertura (comma 1) secondo la quale il RLS è eletto in tutte le aziende o unità produttive. Tale dichiarazione costituisce il principio cardine della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza (tra l’altro, ribadita anche in “Carta 2000” - Genova 5 dicembre 1999).

La specifica materia dell’elezione/designazione del RLS è regolata dal secondo comma, il quale riconosce due possibilità:

1 - elezione/designazione a livello aziendale;

2 - “individuazione per più aziende nell’ambito territoriale ovvero del comparto produttivo”.

Il quarto comma rimanda alla contrattazione collettiva il numero e le modalità di designazione o di elezione del RLS. In attuazione di questo, l’Accordo interconfederale Confindustria/CGIL, CISL e UIL del 22 giugno 1995, ha previsto, al punto 1.1 “per aziende o unità produttive fino a 15 dipendenti”, la sola modalità d’elezione/designazione a livello aziendale, rimandando alla contrattazione collettiva di settore la scelta di modalità diverse. Considerato che i principali CCNL (Meccanico, Chimico, Alimentare) ed anche gli altri accordi interconfederali (ad esempio Confapi/CGIL, CISL e UIL), non hanno ancora regolato l’elezione, è ovvio come la “modalità aziendale” rimanga l’unica di riferimento.

In ogni caso, anche nei settori e ai livelli nei quali tali accordi sono stati raggiunti (per esempio nell’artigianato) il processo di designazione, e successiva ratifica, dei RLS Territoriali (RLST) si svolge esclusivamente da parte delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori territoriali.

Il RLST, oltre che ad essere una figura quasi sconosciuta (ad oggi pochissimi Territori si sono “dotati” di quest’importante riferimento per i lavoratori), vede amplificati nei lavoratori del proprio bacino di competenza e nei confronti dei RLS di aziende più ampie e consolidate, i problemi legati alla diffidenza, non conoscenza ed ostacoli culturali estremamente radicati, spesso sono i lavoratori che faticano a dargli un’identità diversa dalla semplice figura ispettiva, pertanto con esclusiva attività di vigilanza e controllo anche nei loro confronti, mentre i piccoli imprenditori lo assimilano alla “classica” figura del “rompiscatole” sindacale.

Call center e delocalizzazione, il sindacato prepara un sondaggio

La Cgil insieme alla Slc Cgil e al Nidil Cgil hanno preparato un sondaggio sulla monitorizzazione del processo di delocalizzazione e il rischio privacy nei call center. Catania, come è noto, è una delle città più esposte al fenomeno delle delocalizzazioni. Migliaia di lavoratori, soprattutto giovani donne ed uomini con un tasso di scolarizzazione medio-alto, per i quali lavorare nei call center rappresenta l’unica possibilità di occupazione, rischiano dall’oggi al domani di perdere il lavoro. Spiegano il segretario confederale della Cgil Giovanni Pistorio, il segretario della Slc Cgil Davide Foti e il segretario del Nidil Giuseppe Oliva: “Chiediamo ai lavoratori, addetti e cittadini di darci una mano e segnalarci alcune informazioni relative alla natura di queste delocalizzazioni semplicemente scrivendo alla mail stopdelocalizzazione@gmail.com . Le informazioni di cui abbiamo bisogno riguardano il particolare la nazione verso cui si delocalizza; il nome della committente che delocalizza; il nome dell’ azienda che gestisce la commessa (se dato in possesso); il numero di numero di occupati per ogni singola azienda che opera all’estero”.
 Il fenomeno delle delocalizzazioni, ossia il trasferimento delle aziende all’estero, sta gravemente lacerando il tessuto produttivo con grave perdita di posti di lavoro, atipico e a tempo indeterminato; lavoro che “migra” verso altri paesi nei quali i lavoratori non vengono adeguatamente retribuiti e tutelati e sono spesso sfruttati.“E tuttavia, quello del crollo dell’occupazione non è l’unico elemento che ci preoccupa. A questo infatti si aggiunge il tema delicato della privacy dei cittadini italiani i cui dati sensibili vengono trattati senza alcuna garanzia in call center – sottolineano Pistorio, Foti e Oliva- che hanno sede soprattutto nei paesi dell’est e del nord africa, prive di leggi adeguate di tutela dei dati personali: dati anagrafici, fiscali, bancari. E’ del tutto evidente che occorre porre un freno a questa continua emorragia di posti di lavoro, come peraltro abbiamo già provato a fare attraverso diverse iniziative anche di natura parlamentare. Per farlo abbiamo bisogno di conoscere la reale dimensione del fenomeno. Per questo chiediamo ai lavoratori, addetti e cittadini di segnalarci alcune informazioni relative alla natura di queste delocalizzazioni”.

29 novembre 2013

Inps - Congedi straordinari ai parenti oltre il terzo grado

Con la circolare n. 150, l'Inps comunica che il congedo straordinario di durata non superiore a due anni per assistere una persona disabile in situazione di gravità, può essere chiesto, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti che prioritariamente ne hanno titolo, anche da parenti e affini entro il terzo grado purché conviventi con la persona disabile.
La decisione dell'Istituto fa seguito a quanto indicato dalla sentenza n. 203/2013 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 42 c. 5 del T.U. delle disposizioni legislative in materia di sostegno e tutela della maternità e della paternità, nella parte in cui, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona disabile in situazione di gravità, non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario il parente o l'affine entro il terzo grado convivente della persona disabile.

Permessi allattamento negati ad agente, ministero condannato


I giudici del Tar Sardegna i hanno riconosciuto anche a un uomo il diritto ad avere i permessi per l'allattamento dei propri figli. Alla consigliera per le pari opportunità si era rivolto un poliziotto al quale erano stati negati direttamente dal ministero dell'Interno i permessi per l'allattamento dei suoi due gemellini, nonostante ne avesse chiesti solo per uno.
Il ministero è stato, quindi, condannato e, visto che i due bambini adesso hanno due anni e i permessi non possono più essere chiesti, dovrà pagare lo stipendio di ogni singolo giorno di cui non ha potuto usufruire.
Nel provvedimento del Tar Sardegna si parla di questione controversa, si ricordano diversi orientamenti giurisprudenziali a favore e contro, per poi scegliere quello favorevole alle richieste del poliziotto perché "più rispettoso del principio della paritetica partecipazione di entrambi i coniugi alla cura e all'educazione dei figli".
Il poliziotto infatti aveva chiesto i permessi per assistere la moglie. Nella fattispecie la sentenza è importante anche perché riafferma la pari dignità del lavoro casalingo rispetto a ogni altro lavoro. Il diritto del padre non è infatti stato applicato perché la madre dei bambini è casalinga, laddove dei riposi giornalieri può usufruire anche il padre a determinate condizioni, una di queste è che la madre non sia lavoratrice dipendente. In questo caso di parto plurimo, tra l'altro, i riposi sono raddoppiati, ma il padre, con grande senso di responsabilità, li ha chiesti per uno solo dei suoi figli".



Cig: Cgil, incomprensibile tagliare strumenti contro crisi


"Non c'è alcun segnale che indichi una ripresa dell'occupazione nei prossimi mesi, appare quindi incomprensibile la scelta di tagliare proprio ora tutti gli strumenti di contrasto alla crisi". Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, ha  commentato  le notizie relative alla bozza del decreto sulla Cig in deroga e sulle misure legate al lavoro nella legge di Stabilità.
"In assenza di misure alternative, togliendo tutti gli strumenti di contrasto alla crisi - chiede la Cgil al Governo -
come sarà possibile tutelare l'occupazione e combattere i licenziamenti? Le organizzazioni sindacali presenteranno a ore le osservazioni al decreto sulla deroga ma sarebbe opportuno utilizzare già le prossime per aprire un tavolo tecnico sugli ammortizzatori che risolva per sempre il tema della deroga e del sostegno ai lavoratori che oggi non hanno neanche quella". "Si taglia - spiega Serena Sorrentino - il fondo ai contratti di solidarietà di tipo b, quelli previsti dalla legge 236/93, e non si finanzia per nulla la misura prevista dalla legge 102/09 che consente l'integrazione dal 60% all'80 % dei contratti di solidarietà (previsti dalla legge 863/94) che hanno consentito di evitare licenziamenti e ricorso alla cassa in deroga. In più si taglia la piccola mobilità togliendo quegli incentivi utili alla assunzione agevolata per le imprese dei lavoratori licenziati individualmente e collocati in mobilità".
Quanto agli ammortizzatori in deroga "si fa una doppia operazione: non ci sono le risorse per coprire il 2013 e non sono abbastanza per il 2014, mentre si presenta una bozza di decreto con il quale si tagliano le mensilità di copertura per il 2014, 2015 e 2016".
La Cgil ribadisce anche "la contrarietà ad un taglio così pesante sulla mobilità in deroga e sulla cassa in deroga" e sottolinea che "inoltre ci sono delle cose bizzarre come il massimale dei dodici mesi nel biennio mobile con il vincolo di massimo 8 mesi nel 2014 e 6 nel 2015 e 2016. Sarà una lotteria e un incentivo a fare domanda appena emanato il decreto per ottenere il massimo di copertura, dall'altro una spinta ai licenziamenti visto che le coperture non coprono il tempo di una crisi o di una ristrutturazione. Se ci sono sprechi o abusi, questi vanno combattuti: non tagliando alla cieca ma introducendo maggiore controllo sugli accordi e più selettività.
Così invece gli unici a pagare le spese di una politica economica sbagliata, e della mancanza di coraggio nel fare una riforma universale ed inclusiva degli ammortizzatori, saranno imprese e lavoratori lasciati senza strumenti per combattere la crisi. Anche per questo - conclude Sorrentino - il prossimo 14 dicembre saremo in piazza per chiedere un'altra politica economica".

Mobbing: Elisabetta: "Licenziata perché rifiutai di fare sesso con il capo e l'amante"

GIULIANA GRIMALDI:
Trovare un lavoro non sempre vuol dire raggiungere la soddisfazione personale e la serenità. Soprattutto quando il luogo di impiego diventa il teatro di abusi e ingiustizie. Come quando il tuo capo ti invita a partecipare a una notte di sesso a tre e tu perdi il posto solo perché declini l'invito e fai finta di niente. È quello che è successo all'ingegnere Elisabetta Ferrante, informatica presso una multinazionale di Torino, e impegnata a difendersi su sei fronti legali per far valere i propri diritti di donna e di lavoratrice.
Il suo calvario è cominciato nel 2000 con l'arrivo di un nuovo direttore che l'ha messa subito al centro delle sue "attenzioni": complimenti e avances esplicite  da subito, davanti ai colleghi ma anche in privato, durante le riunioni ad arte prolungate fino a notte inoltrata. Poi una trasferta di lavoro in Olanda, con il direttore, la sua amante e quella richiesta sessuale tanto sfacciata.
A Tgcom24 così ricorda quell'episodio che poi è stato all'origine del suo calvario: "Avevo 40 anni, due figli e pensavo di far carriera grazie alle mie capacità, queste proposte non erano proprio nelle mie corde. Rifiutai il sesso e fu la mia rovina. Di ritorno dal viaggio mi sono trovata senza ufficio, con i documenti in un scatolone, una scrivania contro il muro, senza mansioni, senza collaboratori e via via senza i progetti ai quali stavo lavorando".
Dopo le prime civili lamentele sporte all'azienda e le scuse formali da parte del direttore molestatore, l'improvviso trasferimento di Elisabetta in un'altra sede. "In quel momento sono crollata: ho avuto una prima crisi di panico e mi sono smarrita con l'auto. Non dormivo e non mangiavo più. I medici del lavoro hanno capito subito che si trattava di mobbing aziendale". E non era nemmeno quello il fondo dell'abisso: entra in malattia e a seguito di questo periodo viene licenziata.
"Ho deciso di far causa alla mia azienda, ma non è stato facile andare contro un colosso così grande, radicato nella città e capace di sconvolgere l’esistenza personale e familiare. Alla fine sono stati i giudici della Cassazione a darmi ragione e a confermare l'ipotesi di mobbing. La sentenza è arrivata nel 2008, sono stata reintegrata sul posto di lavoro (anche se con una mansione inferiore a quella che ricoprivo un tempo) ma il risarcimento non l'ho ancora visto: i giudici del tribunale incaricato di determinarlo hanno disatteso le linee guida dettate dalla Cassazione e l'incubo non è ancora finito".
Tempi biblici quelli dei tribunali e conti salatissimi scoraggiano molti lavoratori dal prendere misure contro capi molesti o situazioni di illegalità: "Il processo non se lo possono permettere tutti, è vero - commenta l'ingegnere Ferrante. - Io sono rimasta senza impiego dal 2005 all'inizio del 2009 e soltanto per la causa sul mobbing ho speso 100 mila euro tra primo e secondo grado di giudizio. Una cosa però, mi permetto di consigliarla a chi è vittima di soprusi e ha paura: 'Reagite', magari rivolgendovi allo 'Sportello dei diritti', ma fate sentire la vostra voce, i vostri diritti, la vostra denuncia".
Mobbing e non solo
Quello subito da Elisabetta Ferrante è uno dei primi casi che la giurisprudenza italiana ha inquadrato come mobbing, termine che definisce le condotte aggressive e frequenti nei confronti di un lavoratore compiute dal datore di lavoro, superiori o colleghi: una forma di “terrore psicologico” per emarginarlo o escluderlo.
Nello specifico, le vittime di mobbing subiscono una serie di vessazioni diverse che vanno dal demansionamento alla completa inattività; dall’assegnazione di eccessivi carichi di lavoro alle frasi ingiuriose e alle aggressioni verbali; dall’assegnazione a turni e mansioni penose alle critiche continue e umilianti; dall'isolamento dei colleghi al collocamento in postazioni di lavoro inidonee; dal trasferimento illegittimo al distacco illegittimo, dalla minaccia e dall’esercizio illegittimo del potere disciplinare all'abuso di controlli; dall'esclusione ingiustificata da benefici e incarichi alla sottrazione di strumenti di lavoro; dal rifiuto delle ferie o la loro sistematica collocazione in periodi non graditi al rifiuto immotivato di permessi. Per finire con il licenziamento ingiustificato.
Non sono considerate mobbing in senso stretto una serie di attività spiacevoli, vessatorie e comunque vietate, con cui qualche volta lo si confonde: discriminazioni, stress, straining, stalking.
Discriminazioni: l’articolo 15 dello Statuto dei lavoratori vieta al datore di lavoro atti discriminatori che colpiscono lavoratori e lavoratrici per ragioni politiche, razziali, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basate sull’orientamento sessuale o su convinzioni personali.
Stress: è la reazione fisiologica dell’individuo alle sollecitazioni dell’ambiente di lavoro. Spesso sfocia in gravi patologie fisiche e psichiche.
Straining: il termine viene dal verbo inglese to strain (“tendere”, “mettere sotto pressione”) e indica quei comportamenti del datore di lavoro o dei superiori stressanti per il lavoratore sottoposto a tensioni superiori a quelle richieste dalla propria mansione. Mentre il mobbing è caratterizzato da vessazioni intense e sistematiche, lo straining si riferisce a una singola azione ostile.
Stalking: si tratta di una serie di comportamenti molesti e persecutori, come l’essere seguiti o controllati, ricevere continure telefonate o visite, che provocano un senso di ansia e minaccia per l’incolumità propria, di un familiare o di un’altra persona legata da una relazione affettiva. Mentre il mobbing si realizza sul luogo di lavoro, lo stalking riguarda la vita privata della vittima.

28 novembre 2013

Tv connesse, i nuovi televisori che ci spiano dentro casa

Spiati dal nostro televisore? Potrebbe sembrare fantascienza ma in realtà accadde davvero, complici le Tv connesse. La nostra privacy violata, quindi, anche nel posto più intimo, quale può essere la nostra casa.
Dietro il televisore potrebbe esserci chiunque, criminali o grandi aziende che studiano e analizzano tutte le nostre abitudini, magari anche i nostri segreti. E tutto questo sta già avvenendo e le vittime, come sempre, sono le ultime a saperlo.

Il caso
La scorsa settimana un consulente IT, Jason Huntley, che vive in una cittadina nei pressi di Hull, in Gran Bretagna, ha scoperto che il televisore che aveva comprato in estate, stava invadendo segretamente la vita privata della sua famiglia.
Dopo essersi accorto che sulla schermata iniziale di questa smart tv LG da 400 sterline comparivano sempre più spesso annunci pubblicitari mirati, legati a programmi che aveva appena finito di guardare in televisione, Huntley ha deciso di approfondire la cosa.
Ha monitorato le informazioni che la sua smart tv spediva e riceveva, usando il suo pc come ponte tra il televisore e il server internet.
Il suo laptop gli ha così mostrato tutti i dati che venivano 'sottratti' dal suo televisore e ha scoperto che tutte le informazioni sui programmi guardati o sui tasti del telecomando pigiati erano state inviate alla sede centrale di LG in Corea del Sud. Per quale ragione, denaro?

Huntley, come tutti quelli che possiedono una smart tv, aveva inviato a sua insaputa una serie di informazioni strettamente personali, come quelle riguardanti la sua collezione privata di video, visti sul suo televisore, o le riprese della sua videocamera con le feste di famiglia e le immagini di sua moglie e dei suoi due bambini.
La cosa ancora più preoccupante è che il dispositivo ha continuato a inviare i dati in Corea anche dopo che Huntley ha disattivato dal suo televisore la funzione per la condivisione dei dati.

LG ammette e si scusa
Dopo che la notizia è circolata sui media, LG ha detto d'aver aperto un'inchiesta. "La privacy dei nostri clienti è una priorità assoluta", ha detto l'azienda in una nota, annunciando: "Stiamo esaminando i rapporti perché alcune informazioni degli utenti di smart Tv LG sono state condivise senza consenso".
Successivamente LG ha anche rimosso dal proprio sito un video promozionale rivolto ai clienti commerciali dove si spiegava che i dati personali degli utenti venivano usati per fornire 'the ad experience you have always dreamed of'.

Il Garante Privacy indaga
Il Garante Privacy britannico ha fatto sapere che è stata aperta un'indagine su LG perchè potrebbe aver violato la legge sul data protection.
Ma chissà cosa altro fanno queste smart tv che noi non sappiamo. Quello che ha scoperto Huntley potrebbe essere solo la punta dell'iceberg.
A questo punto fa paura pensare che ormai quasi tutte le tv vendute sono connesse e, solo per il Regno Unito, si prevede che tra due anni saranno in oltre la metà delle case. In Italia sono già 4,3 milioni.
E' anche vero che le smart tv possono essere molto utili agli utenti, prevedendo una serie di app per far shopping su Amazon, per esempio, per ascoltare la musica di iTunes o guardare i video di YouTube o i film di Netflix. Anche la BBC si può guardare in streaming e si può video telefonare agli amici con Skype.

Smart tv nel mirino degli hacker
Come avviene per ogni tipo di computer, però, anche le smart tv possono essere facilmente violate. In più, mentre i pc sono di solito protetti da buoni antivirus, quasi tutte le smart tv non sono dotate di software di difesa come del resto ha anche dimostrato Luigi Auriemma, un esperto di sicurezza informatica di Malta, facendo dei test su diversi tipi di smart tv di Samsung.
Accedendo da internet, Auriemma ha dimostrato come fosse facile entrare in questi televisori e nei dati che essi contenevano sulle abitudini dei proprietari.
Se fosse stato un criminale, avrebbe potuto ottenere facilmente anche i dati delle carte di credito usate per i servizi pay-per-view o altro.

Webcam che spiano in casa
Altri esperti hanno addirittura scoperto che è possibile accedere da remoto alle webcam integrate in migliaia di televisori smart e spiare gli utenti nelle loro case.
La notizia è stata confermata da un esperto IT, Kurt Stammberger, che lavora per l'azienda Mocana, alla quale un produttore di televisori ha chiesto di effettuare questo tipo di test sui propri device.
"Abbiamo solo potuto vedere quali programmi stavano guardando o avevano guardato gli utenti, ma istallando uno spyware potremmo vedere attraverso le webcam".
Simili possibilità potrebbero non solo essere sfruttate da hacker interessati a sottrarre numeri di carte di credito o da voyer interessati a spiare nelle case della gente, ma anche dalle potenze straniere per attività di intelligence.

Il proprio salotto come la casa del Grande Fratello
Secondo Roger Grimes, che ha scritto otto libri sulla sicurezza informatica e ha lavorato nel settore per 28 anni, "ciò che abbiamo cominciato a scoprire è davvero solo un assaggio di quello che potrebbe succedere nei prossimi venti anni".
"Grazie ai dispositivi mobili, e adesso alle smart tv, stiamo entrando in un nuovo mondo, dove ci saranno computer di tutto il mondo. I 'cattivi ragazzi' potrebbero sfruttare questa cosa e potremmo non essere più al sicuro neanche nel nostro salotto di casa".
Raffaella Natale