11 dicembre 2013

Telecom Italia, ceduta la prima tranche del business in Argentina

Telecom Italia ha chiuso oggi la prima fase della cessione del pacchetto azionario detenuto in Telecom Argentina. "In esecuzione degli accordi annunciati lo scorso 14 novembre per la cessione del controllo di Telecom Argentina - si legge in una nota - Telecom Italia comunica che in data odierna sono state cedute al gruppo Fintech 15.533.834 azioni di classe B di Telecom Argentina, pari all'1,58% del capitale sociale di Telecom Argentina, di proprietà di Tierra Argentea (società controllata da Telecom Italia) per un controvalore di 61,2 milioni di dollari; e 2.351.752 American Depositary Shares, corrispondenti a 117.588 azioni preferite di classe B di  Nortel Inversora, parimenti di proprietà di Tierra Argentea, per un controvalore di 47,5 milioni di dollari".
Il Gruppo Telecom Italia mantiene il controllo di Telecom Argentina tramite il 68% del veicolo Sofora Telecomunicaciones S.A.; la vendita di tali azioni è sottoposta alla condizione sospensiva dell'ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolatorie.
La cessione del business in Argentina è stata formalizzata lo scorso 14 novembre ad un prezzo di 960 milioni di dollari (pari a 712,7 milioni di euro) offerti dal gruppo Fintech sull'intera partecipazione di controllo in Telecom Argentina, direttamente ed attraverso Telecom Italia International, Sofora Telecomunicaciones, Nortel Inversora e Tierra Argentea.


Cgil: Nota Forconi

Roma, 11 dicembre - Le manifestazioni che sotto il titolo giornalistico dei 'Forconi' animano in questi giorni le piazze italiane preoccupano quando si qualificano per gli atti violenti che si stanno ripetendo con forza e che vanno sempre e in ogni caso condannati e fermati.
In particolare, in queste ore, si stanno verificando azioni intimidatorie e provocatorie, anche violente, in molte aree del Paese. Solo a titolo di esempio gravi fatti sono accaduti ad Andria, Cerignola, Barletta, Biella, Savona, dove non solo è stato impedito lo svolgimento delle attività lavorative, ma si anche tentato di ostacolare l’esercizio dell’attività sindacale, con gravi minacce, lancio di oggetti e qualche caso  tentativi di irruzione nelle Camere del Lavoro. 
Manifestare è un diritto di tutti, ma tale diritto va esercitato nel rispetto del principio incontrovertibile della non violenza, della non intimidazione e del rispetto delle libertà di ogni lavoratore e di ogni impresa di poter svolgere liberamente la propria attività.
L'assalto ai luoghi di lavoro e alle sedi sindacali è inaccettabile. Si tratta di atti di assoluta prevaricazione che devono essere impediti sul nascere. Il dipartimento organizzazione della Cgil, visto il degenerare della situazione, ha inviato una nota a tutte le proprie strutture nella quale si dispone il rafforzamento dei presidi nelle sedi sindacali e si chiede di innalzare il livello di vigilanza.
In ogni capoluogo di Provincia verrà avanzata agli organismi preposti alla sicurezza e all’ordine pubblico, la richiesta di porre la massima attenzione a prevenire le possibili tensioni che possano ingenerare manifestazioni facinorose e squadriste e a reprimere ogni tentativo violento di intimidire aziende, lavoratori o loro rappresentanti sindacali.
L'eterogeneità delle rivendicazioni alla base della protesta è sicuramente sintomo del disagio diffuso che si è approfondito in una delle più lunghe crisi della storia e che per giunta non è stata contrastata adeguatamente. Nello stesso tempo è proprio questa eterogeneità che rende difficile individuare risposte e si presta a quelle pericolose invocazioni autoritarie che sono echeggiate nelle piazze e fanno dubitare delle reali finalità di questo movimento.

Fa un grave errore chi pensa di cavalcare questa protesta per delegittimare ulteriormente la politica e le istituzioni, come sbagliato e foriero di possibili gravi conseguenze, è la continua delegittimazione che trasversalmente una parte del sistema politico sta compiendo nei confronti delle associazioni di rappresentanza sociale e del sindacato in particolare, indicate, a torto e strumentalmente, come i soggetti responsabili dell’attuale situazione e quindi da cambiare, cancellare o annullare.

Copyright e Internet quasi fatta

Nuove regole per il copyright digitale, è quasi fatta. Incassato l’ok dall’Europa, dopo mesi di polemiche approda domani al Consiglio Agcom lo schema di regolamento per lo sviluppo e la tutela del diritto d’autore sul web. L'adozione è prevista per febbraio 2014. Così l’authority guidata da Marcello Cardani mette per a prima volta a segno un gol su una partita caldissima, che vede schierati l’un contro l’altro armati l’industria dei contenuti, le associazione dei provider e di consumatori su una materia in ballo da decenni e che aveva visto la precedente gestione dell’Agcom, quella di Corrado Calabrò, alzare bandiera bianca delegando il Parlamento a prendere qualunque tipo di decisione.
Tempi rispettati alla lettera, come annunciato dall’autorità a giugno, ma anche come richeisto dalle industrie, Confindustria digitale in primis, che chiedeva l’approvazione del regolamento già entro la fine dell’anno.
Da parte della Commissione europea l’ok è stato quasi totale: si chiede di correggere il tiro sul capitolo notice and take down e su una maggiore distinzione fra siti italiani e stranieri.
Tutto a posto per partire? Sì, sul fronte dello schema di regolamento. Resta però ancora da allestire il "backoffice" - tecnico e legale - cui sarà affidato il compito di mettere in pratica le nuove procedure. Potrebbe essere la Fondazione Bordoni, secondo quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, l'ente preposto a coordinare le operazioni tecnologiche richieste: impresa ardua che dovrà fare i conti sia con le richieste di tutela del diritto d'autore online sia con la tutela dei diritti dei consumatori. Garantendo una protezione effettivamente "light".
Il pacchetto di nuove norme arriva al capolinea dopo una serie di scontri che hanno visto al loro centro il ruolo di Agcom. A favore del suo intervento si sono schierati gli interessi di chi pensa che le indicazioni del regolatore possano garantire la tutela del copyright con tempi rapidi di accertamento della violazione senza necessariamente la verifica da parte di un magistrato: così da accelerare la rimozione dalla rete dei file violati o quelli di disabilitazione all’accesso. Dall’altro lato gli interessi di chi pensa che in assenza di un chiaro quadro normativo e senza l’accertamento della violazione da parte di un magistrato, il rischio sia quello di arrivare a violazioni dei diritti degli utenti.
Sul fronte parlamentare si sono sostanziate tre proposte di legge che individuano modalità diverse per gestire il copyright: tutte e tre sottolineano che la competenza per l’accertamento del reato sia di pertinenza dell'atuorità giudiziaria e postale e non di Agcom. La proposta a firma del senatore Felice Casson punta alla depenalizzazione per chi pubblica senza finalità di lucro un’opera protetta tramite blog, siti o forum; quella della deputata Mirella Liuzzi del M5S introduce meccanismi di protezione del diritto d’autore ispirate a standard internazionali. Stefano Quintarelli di Scelta Civica propone un sistema di interoperabilità tra piattaforme che preveda ad esempio il prestito come diritto per l’utente ma anche vantaggio per l’industria.



10 dicembre 2013

Tlecom Catania: Verifica locali aziendali a seguito progetto di razionalizzazione delle sedi Caring Services

A completamento della fase di spostamento dei lavoratori della divisione Caring Services di Catania presso la sede di via Monsignor Domenico Orlando, trasferimenti inseriti nel piano aziendale nazionale di riduzione delle sedi nelle città plurisede, è iniziato, lo scorso 05 dicembre, il percorso di verifica dei locali delle sedi interessate al fine di constatare l’effettivo rispetto di quanto previsto in materia di salute e sicurezza sui posti di lavoro e sollecitare le apposite azioni di miglioramento.

In particolare, è stata effettuata una prima verifica, così come concordato tra le RLS siciliane e il SSPA sud, nella quale sono state evidenziate alcune situazioni di criticità, presenti nella nuova sede, sulle quali è necessario intervenire. Risulta carente l’igiene e la pulizia dei locali (pareti, tetti ecc.), le postazioni di lavoro danno problemi ai lavoratori riguardo la corretta postura, il sistema di condizionamento (al quale non sono neanche stati cambiati i filtri) ed il ricambio dell’aria risultano insufficiente rispetto al contesto lavorativo, risultano pericolosi e causa d’inciampo gli scivoli di acceso alle sale, va migliorato il rapporto tra Illuminazione naturale e artificiale, si riscontra in alcune sale un eccesivo rumore ed infine, andrebbe verificato il corretto dimensionamento delle vie di fuga.

Lo spirito del sopralluogo congiunto è stato partecipativo e indirizzato al miglioramento delle condizioni ambientali.  Si è stabilito di pianificare, le misure di microclima e fonometriche degli ambienti di lavoro, da effettuare con l’impianto a regime ed alla presenza dei lavoratori. Inoltre verrà al più presto redatto il piano delle emergenze ed effettuate le prove d’esodo per verificare l’intero sistema della sicurezza.

Per quanto riguarda i siti aziendali che accoglieranno il personale per effetto della riduzione delle sedi nelle città plurisede (via Ugo La Malfa 99 e via Pacinotti a Palermo) sui cui progetti gli RLS hanno già evidenziato delle criticità, si è stabilito che, verranno effettuati dei sopraluoghi congiunti, al termine delle completamento del trasferimento di tutti i lavoratori.

Le scriventi RLS, rinviano tutte le valutazione sul merito delle problematiche sollevate e sulla efficacia del percorso effettuato soltanto dopo aver constatato la reale volontà dell’Azienda nella risoluzione delle problematiche riscontrate, riservandosi, di mettere in campo tutte le azioni necessarie alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

                        I Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza
                                Orazio Di Giovanni
                                Roberto Giannotta
                                Benedetto Lombardo
                                Paolo Pepe



09 dicembre 2013

Vodafone, la sponsorship diventa "esclusiva"

di Luciana Maci
Vodafone realizza un cambiamento radicale nella sua strategia di sponsorship e annuncia “Vodafone Firsts”, incentrata su un coinvolgimento più profondo e un’interazione più diretta, anche attraverso i social media, con i suoi 400 milioni di clienti sparsi per il mondo a partire dal 2014. In pratica si baserà sulla sponsorizzazione di eventi organizzati per la prima volta a livello locale o mondiale oppure sulla celebrazione di persone che, grazie a Vodafone, realizzano qualcosa di straordinario per la prima volta nella storia.

Si tratta di una svolta significativa rispetto a quasi mezzo secolo di “badge branding”, durante il quale l’operatore ha puntato a farsi conoscere associando il proprio marchio con grandi nomi quali la McLaren. Ma a marzo Vodafone ha comunicato l’intenzione di rompere il contratto con la squadra automobilistica di Formula 1 dopo che un’indagine ha dimostrato come oltre il 90% delle persone nei suoi mercati operativi fosse già “consapevole” del brand Vodafone.  È apparso chiaro, quindi, che serviva un nuovo approccio alla sponsorship per andare a caccia del restante 10%.

La  “Firsts strategy”, che tra l’altro dovrebbe richiedere una quota inferiore di fondi rispetto all’accordo stretto con la McLaren, si propone di costruire la consapevolezza del brand focalizzandosi su casi esemplari di persone che fanno cose per la prima volta, ispirate e rese in grado di agire grazie alla tecnologia e alla connettività offerta da  Vodafone.

La company identificherà e attiverà tre livelli differenti di “Firsts” (Prime volte) in 30 diversi Paesi. I “Global Firsts” sono “grandi eventi che avvengono per la prima volta a livello mondiale” e sono in grado di attirare consumatori in vari Paesi; i “Local Firsts” sono invece eventi enormi ma unici destinati ad avvenire in un solo Paese; i “Personal Firsts” si concentrano sulle ambizioni dei singoli individui da ogni parte del pianeta impegnati nella realizzazione di qualcosa di straordinario.

Un esempio: Vodafone lancerà il suo primo “First” a Londra a Capodanno con quello che l’azienda stessa definisce il primo spettacolo di fuochi d’artificio multi-sensoriale al mondo. Organizzato in partnership con la municipalità di Londra e con Bompas & Parr, consentirà ai presenti di odorare aromi alla frutta emessi dai fuochi d’artificio. Chi non potrà partecipare di persona, potrà seguire lo spettacolo attraverso un’app gratuita per smartphone a realtà aumentata.

Ulteriori dettagli verranno illustrati da Vodafone nelle prossime settimane. In ogni caso si sa già che i futuri progetti coinvolgeranno una famosa sportiva impegnata per la prima volta in un’iniziativa a difesa delle donne, un musicista che userà suoni da luoghi sperduti per la sua prima registrazione in studio e direttore d’orchestra che metterà in pratica un approccio innovativo alla conduzione.

“È una rottura radicale rispetto al passato” ha commentato Barbara Haase, Vodafone brand director. “Il concetto è semplice: sappiamo che la nostra tecnologia può ispirare e mettere in grado le persone di realizzare qualcosa di straordinario per la prima volta, dal fare la loro prima chiamata telefonica al condividere il loro primo video. 'Firsts’ è pensato per sottolineare come la nostra tecnologia e connettività possa consentire alle persone di raggiungere i propri obiettivi, anche i più ambiziosi”.


Almaviva: Comunicato incontro 02 dicembre 2013

Il 2 dicembre si è svolto a Roma l’incontro fra Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, Territoriali e le RSU di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.
L’incontro, richiesto dalle OO.SS., ha avuto come oggetto la verifica dell’utilizzo dei Contratti di Solidarietà da parte aziendale ed il rispetto degli impegni presi. L’azienda ha presentato una situazione complessiva ancora contraddistinta da diverse difficoltà; alcune di “sistema” (continua tendenza del settore alla delocalizzazione di importanti quote di volumi e ulteriore riduzione dei ricavi dell’inbound dovuta alla continua politica di contrazione di costi da parte dei committenti); altre legate alla prossima scadenza di alcune importanti commesse o al loro ridimensionamento (politiche di reinternalizzazione di importanti committenti). Una notizia positiva sul fronte commerciale viene dalla conclusione positiva della gara Consip, una commessa molto importante per valore e, soprattutto, volumi.
Alla luce di queste perduranti difficoltà l’azienda ha illustrato un primo semestre di solidarietà, dove si registrano ritardi nell’applicazione di quanto sancito dall’accordo di maggio, soprattutto nel riequilibrio dei volumi e, conseguentemente, delle percentuali di solidarietà.
Dal proprio canto le OO.SS. hanno sottolineato come, per quanto riguarda l’utilizzo dei CdS, siano da superare quanto prima le ancora troppe sperequazioni fra le percentuali delle singole commesse e, cosa ancora più incomprensibile, all’interno della stessa commessa. Tale sperequazione non risparmia anche il settore delle staff. Il difficile equilibrio raggiunto lo scorso maggio poggia le proprie basi soprattutto sul principio della equa distribuzione dei sacrifici e sulla maggiore trasparenza della gestione dell’ammortizzatore sociale. A riguardo le Segreterie Nazionali hanno stigmatizzato la scarsa propensione dell’azienda a svolgere incontri di territoriali che vadano oltre la normale enunciazione di ciò che sta avvenendo senza che si possa in alcun modo incidere, in quella sede, sui processi e sull’organizzazione del lavoro.
L’attuazione di un accordo tanto complesso non può in alcun modo prescindere dal confronto sindacale che più si avvicina al quotidiano dei lavoratori, ovvero da quello territoriale, sede per sede. Nei prossimi mesi dovrà iniziare il lavoro più importante e delicato, ovvero quello del riequilibrio dei volumi per la conseguente equanime distribuzione delle percentuali di solidarietà. Questo passaggio difficilmente avrà successo se non si migliora il confronto sindacale, a cominciare da quello territoriale. A riguardo del riequilibrio dei volumi durante l’incontro è stato firmato l’accordo che rende possibile il ricorso ai CdS anche per le sedi di Milano e Rende, inizialmente escluse per motivi organizzativi, così come sancito dall’accordo di Maggio 2013.
Per quanto riguarda la sede di Palermo, le OO.SS. hanno sottolineato come ormai non ci sia più tempo da perdere. E’ indispensabile iniziare a dare segnali di “indipendenza” dalle decisioni delle istituzioni locali e dare, una volta per tutte, una soluzione ad un problema che si trascina da troppo tempo ormai ed inizia ad essere un elemento di freno allo sviluppo di una sede fondamentale quale quella palermitana anche in funzione del numero di occupati. A tale riguardo le OO.SS. sono fortemente preoccupate ed hanno espresso la volontà anche all’esercizio di qualsiasi pressione politico istituzionale a tutti i livelli, non escludendo iniziative sindacali.
Un ultimo punto affrontato nell’incontro ha marcato invece una distanza netta fra l’azienda e le OO.SS. La decisione di partire, ad iniziare dalla sede di Roma, con un’applicazione chiamata “countdown” che passati 15 minuti dall’inizio della pausa video terminale blocca la postazione di lavoro e rende indispensabile la presenza di un team leader per riprendere l’attività, non convince in alcun modo il sindacato. Oltre ad avere forti perplessità sulla liceità dello strumento, soprattutto in materia di privacy e controllo a distanza, le Segreterie Nazionali ritengono che Almaviva non possa continuare a “surrogare” la legittima funzione di verifica e gestione dell’attività lavorativa quotidiana dei responsabili aziendali con strumentazioni tecnologiche che, per loro natura, finiscono per essere un mero strumento coercitivo che nulla portano in tema di miglioramento del clima aziendale e, conseguentemente, delle performances complessive dell’azienda.
Per tutti questi motivi le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL diffidano l’azienda dal procedere con l’installazione di questi applicativi e, in caso contrario, procederanno a convocare assemblee nei luoghi di lavoro per concordare con i lavoratori le risposte più idonee da mettere in campo.

Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL, UILCOM‐UIL

07 dicembre 2013

Editoria: Slc Cgil, i traduttori spesso costretti a fare altri lavori

“Il nostro Paese – denuncia Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil – non riconosce il valore della conoscenza e condanna intere generazioni e professionisti a lavorare in condizioni inaccettabili. Così si impoverisce il mondo dell’ editoria italiana e si allontanano saperi, competenze e capacità”.
Un commento inequivocabile ai dati della ricerca “Dalla parte dei traduttori” voluta da Slc Cgil e realizzata dall’Ires Emilia Romagna e presentata oggi a Roma.
Il 55,5% dei traduttori editoriali ha un’età compresa tra 25 e 39 anni e la maggior parte di loro guadagna meno di 15 mila euro (59,3% ).
Tra loro le donne sono l’81,5%, una presenza record rispetto al dato nazionale de 41% di occupazione femminile. Ma queste donne, più di sei traduttrici su dieci (il 64,4%) percepiscono una retribuzione lorda annuale inferiore ai 15mila euro a fronte del 36,7% degli uomini nella medesima condizione (quasi ventotto punti percentuali di differenza, a svantaggio della componente femminile).
Anche i giovani traduttori – under35 – guadagnano davvero poco: più del 68% di loro percepisce redditi inferiori ai 15mila euro annui.
Per poter sopravvivere il 54,8% dei traduttori dichiara di svolgere almeno un altro lavoro.
Il 18,6% ha dovuto accettare di lavorare in nero e l’84% non vede nessuna prospettiva di sviluppo di carriera.
Eppure tutti loro hanno studiato a lungo per esercitare la loro professione: il 91,4% ha un titolo uguale o superiore alla laurea e, uno su tre, ha titoli post-laurea come Master e dottorato di ricerca. Tra tutti i lavoratori italiani solo il 18,7% ha questi livelli di istruzione.
“Queste nostre condizioni – sostiene Daniele Petruccioli, della segreteria nazionale di Strade (Sindacato traduttori editoriali) – ci hanno spinto, nonostante lavoriamo in solitudine e in tanti luoghi diversi, ad organizzarci in un soggetto collettivo. Per noi questo è un risultato importante che dimostra il forte bisogno di riconoscimento professionale ed economico”.
Infatti il 61,7% dei traduttori che lavora per più committenti e il 68% dei monocommittenti hanno redditi inferiori ai 15 mila euro lordi l’anno.
Il lavoro del traduttore, inoltre, risulta caratterizzato da ritmi di lavoro serrati, scadenze prefissate e poco flessibili che portano spesso al superamento della soglia convenzionale delle 40 ore lavorative settimanali (76,6 per cento).
Ma quando descrivono il proprio lavoro, tra i traduttori prevale la risposta: è un “mezzo per realizzare te stesso”.
“L’amore per il proprio lavoro può diventare una spinta per cambiarne le condizioni – afferma Elena Lattuada, segretaria confederale Cgil – . A questa spinta noi dobbiamo rispondere includendo nella nostra azione sindacale e contrattuale anche le realtà professionali meno tutelate e riconosciute come i traduttori per garantire loro un sistema universale di tutele sociali”.



Nokia solutions networks: c'è l'accordo per evitare i licenziamenti


Trovato in Assolombarda l’accordo che consentirà di evitare i 226 licenziamenti che Nokia solutions networks aveva annunciato in estate, e che a oggi sono sarebbero invece 198. L'intesa prevede la Cassa integrazione ordinaria per 26 settimane a partire dal 16 dicembre, ed è arrivata dopo la rottura delle trattative di fine ottobre e dopo una intensa mobilitazione dei lavoratori.  L'azienda ha anche offerto incentivi all'esodo su base volontaria per i lavoratori che decideranno di accettare entro il 31 gennaio 2014, dove l'incentivo proposto è di 18 mensilità (con andamento a scalare a seconda del momento scelto per l'uscita), più 8mila euro.
L’accordo raggiunto, commentano da Nsn, è un ulteriore passo in avanti verso l’obiettivo del raggiungimento di un’organizzazione italiana efficiente e focalizzata sulla strategia globale incentrata sulla banda larga mobile. Sicuramente sono stati raggiunti obiettivi di efficientamento importanti, ma il miglioramento dev’essere costante per poter raggiungere gli obiettivi fissati nel novembre 2011. Nsn coglie così l'occasione per rispondere alle accuse di chi prospettava una volontà dell'azienda di abbandonare il mercato italiano. "La tenacia di voler mitigare l’impatto sociale di progetti di ristrutturazione  - affermano dall'azienda - testimonia la volontà di restare sul mercato".
"Ma l’intesa - spiegano dalla Fiom Cgil - non risolve i problemi di fondo, a partire da una credibile politica industriale dell'azienda”.
“Nell'ultimo anno, infatti - affermano dal sindacato - Nsn ha già ridotto del 50% la forza lavoro (circa 500 dipendenti) nel nostro paese. I licenziamenti scongiurati con l'accordo di ieri avrebbero significato un'ulteriore accelerazione rispetto alla dismissione di Nokia solutions networks dall'Italia”.
“È oggi ancora più urgente – si legge in una nota della Fiom Cgil - che il Governo convochi un tavolo per discutere della politica industriale dell'azienda”.
Proprio la richiesta di una “vera politica industriale” per tutto il settore dell'Ict, la Fiom ha proclamato lo sciopero generale delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Information and communication technology e manifesterà a Roma, davanti a palazzo Chigi, il 12 dicembre.
Le difficoltà del settore sono evidenziate dalle vertenze ancora aperte, da Alcatel Lucent, su cui il Governo è impegnato in una mediazione con l’azienda rispetto agli altri 586 esuberi annunciati in Italia, a Jabil, per cui proprio nei giorni scorsi si è arrivati a scongiurare i licenziamenti nella sede di Marcianise in Campania, per un settore che Fabrizio Potetti, responsabile nazionale Ict della Fiom, ha definito “in condizioni disperate”.
Lo sciopero del 12 dicembre si inserisce in una più ampia due giorni di mobilitazione del sindacato dei metalmeccanici, che inizierà l’11 dicembre con l'arrivo di 30 camper provenienti da tutta Italia nelle vicinanze di piazzale Flaminio. Da qui si divideranno in sei gruppi che raggiungeranno le sedi dell'informazione televisiva (Rai, La7, Sky e Mediaset) e i ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, “dove verrà costruito - si legge in una nota della Fiom - un muro di scatole con i nomi e i numeri delle crisi aziendali”.
Trascorsa la notte in piazza del Popolo, da lì il 12 mattina partirà il corteo che porterà i manifestanti fino a Palazzo Chigi, “dove la Fiom - prosegue il comunicato - ha chiesto un incontro con il Governo per rimettere al centro dell'agenda politica e istituzionale il lavoro e le politiche industriali”.
Tra i temi al centro della discussione anche la richiesta al Governo di fare un passo indietro rispetto alla privatizzazione di StMicroelectronics, che Roberta Turi, segretario nazionale Ict della Fiom, ha definito “una svendita”. “E’ paradossale liberarsi delle attività sane che generano utili - aveva detto - E’ necessario coordinare gli interventi pubblici tra Ue, Governo e Regioni. Oggi anche la Grecia sta facendo meglio dell’Italia”.




Camusso, scomparsa di Mandela lascia un immenso vuoto per la democrazia ed il movimento sindacale


da Cgil.it
"A nome della CGIL e dei lavoratori italiani, vorremmo esprimerti le nostre condoglianze e la nostra profonda tristezza per la scomparsa del Presidente Nelson Mandela, il Compagno Madiba. Così come lo vivono molti milioni di lavoratori in Sudafrica e nel resto del mondo, sentiamo questa perdita come nostra.

Grazie alla sua instancabile lotta per la libertà e contro la discriminazione razziale, la disuguaglianza e ogni genere di oppressione, egli ha scritto pagine indimenticabili della storia dell'umanità ed ha segnato delle conquiste per le quali le presenti e future generazioni gli saranno grate. La sua vita e le scelte che l'hanno attraversata sono state, sono e saranno una guida ed un'ispirazione per tutti coloro che combattono per la democrazia, vogliono società multirazziali e aspirano ad un mondo senza ingiustizie, abusi e sfruttamento, avendo tradotto in realtà il sogno di abolire il sistema di apartheid in Sudafrica.

La sua scomparsa lascia un vero, immenso e tangibile vuoto per la democrazia ed il movimento sindacale. Il Presidente Mandela ha reso questo mondo migliore e le persone tutte, donne e uomini, più forti nel loro cammino verso la pace e la giustizia. E' con questi sentimenti di gratitudine e ricordo che inviamo le nostre condoglianze al COSATU, al movimento sindacale ed ai lavoratori tutti in Sudafrica".



06 dicembre 2013

Call center, delocalizzazioni e perdita dei posti di lavoro: la Cgil catanese ricevuta a Roma dalla commissione Lavoro


"Ora abbiamo detto tutto quello che serviva affinché il fenomeno delle delocalizzazioni all'estero dei servizi di call center venga compreso in tutta la sua drammaticità. Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati Cesare Damiano ci ha ascoltati con attenzione e siamo fiduciosi sugli sviluppi".
La Cgil, la Slc, il Nidil e l'Inca Cgil di Catania possono dirsi soddisfatti, almeno in questa prima fase. Il "faccia a faccia" con chi può contribuire a cambiare concretamente lo stato di cose a proposito di call center e  trasferimento dei servizi all'estero, a discapito del lavoro di migliaia di addetti che negli ultimi anni hanno sviluppato professionalità sicure e di alto livello, si è tenuto a Roma. Sono sempre più numerose le aziende committenti , anche titolari di concessioni governative, che in quest'ultimo periodo stanno trasferendo all'estero importanti commesse di call center presso le quali  hanno trovato lavoro migliaia di nostri giovani. Posti che adesso possono essere classificati "a rischio". Per segnalare questo stato di allarme occupazionale, e con lo scopo di trovare soluzioni concrete al problema, il 4 dicembre scorso una delegazione della Cgil di Catania composta da Giovanni Pistorio della segreteria provinciale della Cgil, Davide Foti segretario Slc Cgil, Giuseppe Oliva segretario Nidil Cgil e Vincenzo Cubito direttore Inca Cgil, assistiti dall'avvocato Fulvio Castelli il cui studio legale ha elaborato una dettagliata relazione tecnica sulla delocalizzazione ed i rischi per la privacy, sono stati ricevuti in audizione alla Camera dei Deputati dal presidente della Commissione Lavoro  Cesare Damiano , dal deputato Luisa Albanella componente della Commissione Lavoro  e promotrice dell'incontro, e dal capo della segreteria politica del Presidente della Commissione Lavoro, Giovanni Battafarano.
Nella sola provincia di Catania sono circa 3000 i lavoratori dei call center con contratto tempo indeterminato e, variabilmente, da 6000 a 10.000 i lavoratori a progetto. Ma il settore rischia l'imminente tracollo a causa del "massimo ribasso" applicato dalle committenti- e ciò non tiene conto del reale costo del lavoro-  e della delocalizzazione all'estero delle attività. Nel corso della riunione durata,  quasi due ore, sono stati esposte le principali criticità del settore e sono state avanzate numerose proposte. "Soprattutto è emerso che la delocalizzazione di attività verso paesi extraeuropei , oltre che a far perdere posti di lavoro , laddove le norme sulla tutela e sul  trattamento e la conservazione dei dati personali non sono omogei a quelli in vigore nel nostro paese, mette a rischio privacy e la sicurezza dei cittadini italiani i cui dati (identità e dati fiscali) vengono spesso spregiudicatamente  visionati e tracciati", spiegano i rappresentanti sindacali.
Un altro elemento di criticità del settore risiede nel sistema di aggiudicazione delle commesse vengono ancora assegnati attraverso il sistema del massimo ribasso, non permettendo quindi di tutelare il costo del lavoro. Tutto ciò è avvenuto nonostante gli sforzi  per il cambiamento da parte della Commissione per i call center insediata dall'allora Ministro Damiano nel biennio 2006/2008, la cui attività fu però interrotta dal caduta del governo nazionale . Alla fine dell'audizione è stato delineato un percorso politico-sindacale a breve termine per mettere in atto tutta una serie di misure per prevenire la perdita dei posti di lavoro e per rafforzare il perimetro della tutela dei dati sensibili dei cittadini italiani ripartendo da dove l'ottimo svolto  nel corso del 2006/2008 che ha permesso la stabilizzazione di lavoro a tempo indeterminato per 24.000 lavoratori.


Comunicato CGIL CISL UIL su OPA TELECOM


CGIL, CISL e UIL ritengono improcrastinabile che il Parlamento assuma l’iniziativa per promulgare una normativa che, sulla base di quanto definito dall’ordine del giorno Muchetti – Matteoli approvato a larghissima maggioranza dal Senato, modifichi la legislazione vigente e introduca elementi che permettano di verificare il controllo di fatto delle Società quotate, ovvero introduca la nuova normativa Opa.
La legislazione italiana sull’acquisto delle aziende quotate in borsa prevede che debba scattare un’offerta pubblica di acquisto (OPA) solo nel caso in cui l’acquirente intenda acquisire più del 30% del capitale sociale. In Telecom Italia questo ha consentito ai quattro soci di Telco, detentori di una quota di controllo pari al 22% del capitale sociale, di determinare il controllo di fatto dell’azienda.
L’accordo stipulato in data 24 settembre tra i soci Telco determinerà che il controllo di fatto di Telecom Italia, azienda che sul mercato vale decine di miliardi, finisca nelle mani di Telefonica con un investimento di soli 800 milioni di euro,togliendo ogni diritto alla maggioranza dei soci.
In queste ore le decisioni assunte dall’antitrust brasiliano aprono uno scenario complicato per il futuro di Telecom Italia. Ciò comporta il rischio di avere una forte accelerazione su decisioni che ne potrebbero compromettere gli assetti determinando le condizioni per il depauperamento dell’azienda.
E’ evidente che tale normativa debba essere modificata.
Per questo è importante che il Parlamento approvi in tempi rapidi norme che diano trasparenza e certezza nelle proprietà delle società quotate. A questo scopo è importante che anche il Governo, a cominciare dal Presidente del Consiglio faccia valere il il suo peso e la sua determinazione.

Telecom: Sindacati, secondo giorno di presidio a Montecitorio. Governo batta un colpo

Secondo giorno di presidi unitari di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil davanti Montecitorio per sollecitare la convocazione del tavolo governativo su Telecom Italia e chiedere che diventi legge l’ordine del giorno “Mucchetti-Matteoli”per introdurre nuove regole per l’OPA.
Al presidio ha partecipato anche Marco Miccoli, parlamentare del PD che oggi ha presentato una interrogazione urgente per sollecitare l’apertura del tavolo di confronto governativo.
Le iniziative del sindacato confederale continueranno anche la prossima settimana e comunque fino a quando l’esecutivo non uscirà allo scoperto e convocherà le parti.




05 dicembre 2013

Le RSU contro la Legge Fornero sulle pensioni


Sono oltre 80 le RSU che hanno lanciato una campagna per arrivare ad una mobilitazione dei lavoratori contro la legge Fornero in materia pensionistica. Si tratta di RSU nella loro composizione unitaria, quindi comprensive anche di delegati eletti nelle liste di Cgil, Cisl e Uil.
D’altronde le conseguenze nefaste della legge Fornero non fanno distinzioni di sigla, colpiscono indistintamente tutti i lavoratori ed è un bene, quindi, che la risposta che si sta costruendo sia la più unitaria possibile. Da sempre infatti, gli avanzamenti più significativi per i lavoratori e le lotte più riuscite hanno sempre avuto un carattere unitario.
La risposta, assai positiva sin qui ricevuta fornisce anche una importante indicazione politica: gli obiettivi di lotta debbono essere individuati e decisi prima di tutto dai lavoratori, non da loro finte rappresentanze che con i lavoratori non parlano mai, e che si dilettano in una gara tra chi le spara più grosse e più insensate; questi stessi obiettivi di lotta debbono essere di una concretezza estrema, cioè riguardare direttamente le condizioni di lavoro e di vita della nostra classe.
Per questo possiamo parlare di un dato politico assai rilevante: i lavoratori, in maniera unitaria e classista, prendono direttamente in mano una delle questioni sociali più scottanti (la riforma pensionistica) e si attivano per organizzare una risposta adeguata a questo attacco alle condizioni di classe i cui effetti concreti, già di per sé negativi, vengono amplificati dalla crisi in corso.
Si tratta di una iniziativa che si inserisce nell’ambito della più generale ripresa della lotta di classe che, finora, ha quasi sempre assunto le forme di resistenze e risposte puntuali nelle singole vertenze che di volta in volta si aprivano a livello di specifica fabbrica o settore; vertenze per lo più difensive attraverso le quali i lavoratori si organizzavano per resistere ai tentativi di licenziamenti, chiusure di fabbriche delocalizzazioni ecc.
Stavolta, invece, si tratta di un obiettivo aggregante e di offensiva di classe: il tema delle pensioni accumuna tutti i lavoratori (del settore privato e del pubblico impiego, delle grandi fabbriche e delle piccole imprese, uomini e donne, giovani e anziani) e che si propone specificamente di realizzare momenti di unità di classe avanzati contro i tentativi di dividere e contrapporre i lavoratori tra loro.
Queste RSU hanno definito un primo documento con un appello rivolto alle Confederazioni Sindacali per aprire una vertenza generale finalizzata ad ottenere un profondo cambiamento della legge Fornero sulle pensioni e di convocazione di una assemblea nazionale da tenersi a Milano il 20 dicembre per decidere le iniziative di mobilitazione a sostegno.
Da questa data, quindi, in ogni territorio verranno organizzate iniziative per coinvolgere altre Rsu unitarie o anche singoli delegati in modo da estendere il più possibile la mobilitazione ed arrivare all’importantissimo appuntamento del 20 dicembre con un significativo numero di adesioni in modo da discutere e decidere come concretamente portare avanti l’iniziativa.
I primi risultati vanno oltre ogni più rosea previsioni: in pochissimi giorni sono state raccolte, come detto, oltre ottanta Rsu unitarie per lanciare l’iniziativa; si tratta di organismi di rappresentanza importanti come quelli dell’Ilva, della Marcegaglia, dell’Electrolux, della CGT, del Pubblico Impiego, della Benetton, della Luxottica, di Hera ecc. Molte altre adesioni stanno arrivando da importanti città industriali (Genova, Milano, Torino) a comporre il quadro del primo coordinamento di Rsu che si sta costituendo. Un dato, tra gli altri, testimonia, della grande capacità di attrazione e aggregazione di questo tema: l’apertura della pagina Facebook (“Rsu contro riforma pensioni Fornero”) in pochissimi giorni ha avuto migliaia di contatti.
Ecco, quindi, l’esigenza di organizzare ovunque momenti di informazione e mobilitazione: da qui al 20 dicembre in ogni territorio si susseguiranno riunioni e assemblee pubbliche per raccogliere il maggior numero di forze possibili.
Nel documento approvato e diffuso vengono stabiliti obiettivi chiari, immediatamente comprensibili dai lavoratori, sui quali verranno prodotti anche specifici materiali: sia di approfondimento (da mettere sulla pagina Facebook e sul sito internet), sia di propaganda da diffondere nei luoghi di lavoro (volantini, manifesti ecc.).
La legge Fornero sulle pensioni è sbagliata, dannosa per i lavoratori e il Paese. Essa sta provocando disastri sulle condizioni dei lavoratori che non riescono più ad andare in pensione, sui giovani che, anche per questo motivo, non entrano nel mondo del lavoro, sulla produttività delle imprese che sono bloccate nella possibilità di attuare il dovuto ricambio generazionale. Il sistema previdenziale oggi si fonda su una solidarietà a rovescio: pagano di più e godono meno dei benefici i lavoratori a basso reddito e i precari.
Gli obiettivi: salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni e limiti alle pensioni d’oro; flessibilità in uscita; ripristino dei vecchi requisiti, 65 anni per gli uomini, 60 per le donne e i 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità in particolare per coloro che hanno iniziato a lavorare in età precoce e per i lavori usuranti; il superamento delle attuali sperequazioni per le donne; garanzia di una pensione dignitosa per i giovani, i precari e i migranti;
il superamento dell’attuale giungla dei fondi integrativi.
Su questi punti le Rsu sostengono che le confederazioni sindacali debbano aprire una vertenza reale con il Governo sostenuta da una duratura mobilitazione generale.

Teatro "Bellini", proclamato lo sciopero per i concerti del 14 e il 15 dicembre

Slc Cgil, Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, Libersind, Ugl proclamano lo sciopero per il concerto del 14 e del 15 dicembre del teatro Massimo "Bellini" di Catania e "chiedono al presidente della Regione Sicilia e al sindaco Bianco un incontro urgente affinché il rilancio del Bellini passi da una certezza di risorse per un settore che è volano di economia per l’intera Sicilia Orientale". I sindacati chiedono che le istituzioni "provvedano al più presto a insediare gli organi deliberativi e gestionali che abbiano le capacità e il coraggio di sfruttare le potenzialità di questa “Industria della Cultura”. Slc Cgil, Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, Libersind, Ugl , "non hanno ricevuto risposte riguardo ai pagamenti degli emolumenti dei lavoratori, ancora in arretrato di tre stipendi. E in assenza di notizie ufficiali sulla reale cifra approntata nel capitolo di bilancio della Regione Sicilia per il nostro Teatro per l’anno 2014, fondamentale per la presentazione del bilancio dell’Ente e quindi per la prosecuzione delle sua attività artistica, non potendo quindi dare un cartellone al nostro affezionato pubblico, siamo costretti a proclamare lo sciopero".

Telecom: Azzola (Slc Cgil), Governo e Letta smettano di fare struzzi

“Sarebbe imbarazzante che la decisione dell’Antitrust brasiliana determinasse la vendita da parte di Telecom di Tim Brasil per favorire Telefonica, nel totale silenzio del governo italiano e del Presidente del Consiglio dei Ministri.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, dal presidio dei lavoratori Telecom in corso a Roma a Palazzo Montecitorio.
“Il Cade brasiliano ha imposto a Telefonica la diluizione della sua partecipazione in Vivo o l’uscita da Telco. Ci aspettiamo che il governo faccia sentire la sua voce impedendo che a rimetterci siano gli interessi nazionali. Letta non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e deve dare precise garanzie al paese sulle prospettive della terza azienda italiana e sul rilancio degli investimento necessari a costruire la banda larga.”

“Chiediamo ai parlamentari – conclude il sindacalista – di sostenere la legge di modifica sull’Opa e di promuovere iniziative volte a costringere il governo ad aprire un tavolo con le parti sociali sul futuro di Telecom.”

04 dicembre 2013

Telecom Italia: Presidio a Montecitorio

4 dicembre 2013
Un presidio domani di fronte a Montecitorio dei sindacati del settore delle Tlc a sostegno della mozione bipartisan che chiede il cambiamento della legge sull'Opa in relazione alla modifica dell'assetto societario di Telco con la salita della spagnola Telefonica. Ad annunciarlo, precisando che si tratta di una iniziativa unitaria dei sindacati, e' il segretario della Slc-Cgil Michele Azzola durante il convegno dell'Asati. "Chiediamo un intervento risolutore del governo a sostegno di un'azienda strategia del paese", spiega.

Riguardo alla mossa di Fossati, "non so perché l'a.d. Marco Patuano sostenga che il suo progetto e' simile" a quello presentato da Marco Fossati per rilanciare Telecom, dice Azzola, spiegando che, pur avendo bisogno di discutere con Fossati i dettagli, il suo è "un piano che dà prospettive a Telecom". Una visione che "manca da anni nell'azienda". Azzola ha poi affermato che il sindacato sostiene e chiede "l'approvazione della mozione Mucchetti-Matteoli" per cambiare la legge sulla soglia dell'opa obbligatoria. Azzola inoltre mostra preoccupazione sul fronte occupazionale: "Mi piacerebbe sapere la sorte delle 36mila persone in solidarieta'. Vorrei capire come si farà ad assumere, come è stato annunciato, se si hanno problemi di personale". In generale con il riassetto Telco-Telecom e il nuovo piano presentato si arrivera' "a un lungo inesorabile declino di Telecom: qualcuno se ne assuma la responabilita'". Azzola infine loda il passo indietro compiuto dall'ex presidente esecutivo Franco Bernabe' nel momento delle dimissioni: "Non era un atto dovuto".

All'iniziativa promossa dai piccoli azionisti di Telecom Italia è intervenuto anche il senatore del Pd Massimo Mucchetti promotore al Senato dell'ordine del giorno che era in seguito stato accolto dal governo con l'impegno a produrre una norma sull'Opa. Mucchetti ha detto che è giusto fare "il massimo sforzo utile per portare a casa un risultato che fa bene al paese". Secondo Mucchetti, "la storia di Telecom era una storia gia' scritta, bastava solo avere voglia di leggerla. Quanto all'Opa 'ogni limite ha una pazienza' per citare Toto'. Ora e' necessario che il governo si faccia sentire".

Convegno "Contro la violenza sulle donne.


l 25 novembre alle ore 9.30, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Sindacato Lavoratori della Comunicazione della CGIL ha organizzato alla Casa del Cinema di Roma l'iniziativa pubblica Contro la violenza sulle donne, segnali dentro e fuori lo schermo.
L'obiettivo è richiamare l'attenzione sul ruolo che i media rivestono per combattere la violenza sulle donne e facilitare l'affermarsi di una cultura del rispetto e dell'equilibrio di genere.
La violenza nasce in ogni contesto sociale e cresce nell'indifferenza e nel silenzio. I mass media e il servizio pubblico in particolare devono impegnarsi a tutto tondo nella battaglia culturale necessaria -- dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil e coordinatrice nazionale donne. Crediamo che esempi concreti di donne e di uomini che testimoniano un impegno quotidiano e tangibile in questa direzione, siano il modo migliore per comunicare che un cambiamento è già in atto e che sia compito di tutti noi sostenerlo, incoraggiarlo e renderlo visibile.
Dopo il contributo del segretario generale Slc Cgil Massimo Cestaro e la relazione introduttiva di Barbara Apuzzo, sono intervenute Eleonora Andreatta, Direttrice Rai Fiction; Luisa Betti, giornalista esperta di diritti donne e minori; Rita Del Prete, Vicepresidente Premio Ilaria Alpi; Gad Lerner, giornalista e scrittore; Lunetta Savino, attrice; Benedetta Tobagi, CdA Rai. Ha moderato l'incontro Ilaria Capitani, Giornalista Tg2. I lavori sono stati conclusi da Susanna Camusso, segretario generale Cgil.
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03 dicembre 2013

Prato, Cgil: «Spezzare la catena dell'illegalità»

Il tragico incidente sul lavoro avvenuto ieri a Prato, dove per un incendio divampato in un capannone adibito ad azienda tessile sono morte 7 persone e altre sono rimaste gravemente ferite, "è l'ennesimo segnale di una gravissima diffusione dell'area del sommerso e dell'illegalità". E' quanto si legge nell'ordine del giorno del comitato direttivo della Cgil, approvato all'unanimità.
"Il capannone andato distrutto - spiega il sindacato - si trovava in una zona che negli anni si è trasformata in una sorta di “buco nero”, dove i lavoratori sono tenuti spesso in condizioni di vera e propria schiavitù, senza neppure sapere dove si trovano vista la loro condizione di “reclusione” nelle fabbriche-dormitorio; in cui le forze dell’ordine e le autorità preposte al controllo della sicurezza nei luoghi di lavoro, nonostante l’impegno profuso, non riescono a garantire il rispetto delle norme vigenti; dove il sindacato viene sistematicamente tenuto fuori dai cancelli e viene minacciato chi tenta di avvicinarsi a forme di tutela organizzata o chi prova a organizzare quei lavoratori".
Situazioni come quella di Prato, secondo la Confederazione, "derivano molto spesso da una sorta di catena dell'illegalità dove a guadagnarci sono, oltre a sfruttatori senza scrupoli, anche altri soggetti che vivono intorno e grazie a questo sistema: da chi affitta i capannoni, alle aziende terziste che commissionano parte delle lavorazioni; da chi attua una competizione basata solo sul contenimento dei costi, a coloro che traggono vantaggio dall’indotto che si viene a creare".
La Cgil, "di fronte a questa ennesima strage del lavoro, esprime il suo dolore e la sua solidarietà alle famiglie delle vittime e denuncia ancora una volta lo stato in cui versa il lavoro, che in alcuni settori e in alcune zone (e purtroppo non si tratta solo di Prato) subisce oggi uno sfruttamento che rischia di riportare indietro di un secolo le lancette della storia".
Da lungo tempo il sindacato, anche a Prato, "denuncia con forza queste situazioni e queste condizioni. La Cgil auspica che le indagini della magistratura facciano emergere al più presto le responsabilità del rogo e si mobiliterà ancora una volta, come è già successo in passato, per far emergere queste situazioni e far rispettare i diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori, a prescindere dalla loro nazionalità di appartenenza".
"In concomitanza con i funerali si svolgerà una manifestazione unitaria e il 10 dicembre si riunirà a Prato il comitato direttivo della Cgil della Toscana per decidere le iniziative da mettere in campo, a partire dai luoghi di lavoro, e per rilanciare le proprie proposte, nella convinzione che se è vero che la sola integrazione senza repressione del lavoro nero non basta, è altrettanto vero che la sola repressione senza integrazione non può risolvere il problema".
La Cgil, infine, "chiede al governo e alle strutture deputate al controllo delle violazioni alla normativa vigente sul lavoro e sulla sicurezza di svolgere una campagna capillare, a cominciare proprio dalla zona di Prato, per reprimere e colpire con durezza l’illegalità, il lavoro nero e tutti coloro che da queste situazioni traggono il loro profitto".


Inps - Appello per invio modello Red

I pensionati che non hanno ancora fornito all'Inps le informazioni relative ai redditi del 2009 (mod. Red) rischiano di vedersi decurtare dall'importo della pensione le quote legate al reddito.
L'Inps in una nota, di cui avevamo già dato notizia nella precedente news del 24.11 u.s.,  ha sottolineato come alcune quote delle prestazioni erogate dall'Istituto sono legate ai redditi del beneficiario e, in alcuni casi, anche dei suoi familiari (integrazione al trattamento minimo, assegno sociale, pensione sociale, quattordicesima, incumulabilità pensione superstiti con redditi dal lavoro, maggiorazione pensione sociale).
L'Inps corrisponde annualmente queste quote sulla base delle dichiarazioni relative ai redditi degli anni precedenti, riservandosi di verificare l'effettivo diritto alle prestazioni in base ai redditi dichiarati dagli interessati.
La legge 122 del 2010 ha introdotto una nuova disciplina per le prestazioni collegate al reddito,- ha precisato il messaggio dell'Inps -  stabilendone la sospensione per chi non comunica i redditi entro i termini assegnati. I 9 mila pensionati che non hanno ancora fornito le informazioni relative ai propri redditi sono stati più volte sollecitati a farlo attraverso tutti i canali a disposizione dell'Istituto. Non è stato possibile reperire le informazioni reddituali di queste persone nemmeno attraverso l'agenzia delle Entrate, con la quale è attivo un flusso comunicativo costante.
Si tratta -  ha sottolineato l'Inps -, di una platea che rappresenta una piccolissima minoranza rispetto ai circa 7 milioni di pensioni che presentano quote collegate al reddito e ai circa 9 milioni (pensionati e familiari) di soggetti che hanno l'obbligo della dichiarazione.

Nel caso in cui i pensionati, oltre a non aver dichiarato i redditi per l'anno 2009, non abbiano provveduto a fornire le informazioni nemmeno per gli anni successivi, dalla rata di dicembre 2013 l'importo della pensione verrà decurtato delle quote legate al reddito.

Telecom Italia: 'Tim Brasil strategica, voci su vendita infondate'


"I rumors  di presunti progetti di deconsolidamento e/o valorizzazione  totale o parziale dell'asset brasiliano sono illazioni  destituite di fondamento". Lo si legge in un comunicato diffuso questa mattina da Telecom Italia, su richiesta della Consob, che smentisce le indiscrezioni sulla possibile vendita del business carioca, precisando che non ci sono  "contatti in corso con potenziali acquirenti e non sono  pervenute offerte d'acquisto, sia pure unsolicited". Nel comunicato odierno la società guidata da Marco Patuano ribadisce la strategicità della partecipazione in Tim Brasil.

La nota odierna di Telecom Italia arriva in risposta alla richiesta del 28 novembre scorso da parte della Consob di informazioni aggiuntive su bond convertendo, vendita  Argentina e rumor su cessione Brasile.

Tim Brasil
In Brasile Telecom Italia e Telefonica continuano a essere  concorrenti e parti di un confronto leale, nel rigoroso rispetto delle discipline locali", in particolare degli accordi presi col Cade, l'Antitrust brasiliano, il 28 aprile 2010.
In merito al parere del Cade, l'authority brasiliano che, prendendo in considerazione la modifica degli accordi Telco-Telefonica lo scorso 24 settembre, ha proposta  per il gruppo spagnolo una multa e l'alienazione delle azioni  Telco, Telecom "si astiene, allo stato, dal commentare un  procedimento amministrativo ancora nelle sue fasi iniziali,  di cui è oggetto, piuttosto che parte attiva e che peraltro sta monitorando con attenzione, in coerenza con le  raccomandazioni altresì del Comitato per il controllo e i rischi". Telecom Italia ricorda che quest'ultimo ha nominato un  advisor legale indipendente per monitorare gli sviluppi delle possibili conseguenze per la società degli accordi  intercorsi tra i soci di Telco il 24 settembre e ha "chiesto  di riferire in materia nel cda convocato per il 5 dicembre prossimo, in vista dell'assunzione di ogni determinazione eventualmente opportuna".

Vendita di Telecom Argentina
L'operazione di vendita di Telecom Argentina "non si qualifica come operazione con parte correlata", anche se "è pacifica la sussistenza di interessi, sia pure indiretti, degli amministratori", ovvero i consiglieri espressione di Telefonica, Caesar Alierta e Julio Linares e il consigliere Gabriele Galateri di Genola, con riferimento a Generali. Così Telecom Italia, riferendosi, per quanto riguarda le Generali, socio di Telco, alle "relazioni" con il gruppo Werthein, azionista indiretto di Telecom Argentina attraverso la partecipazione in Sofora, in particolare alla presenza di un credito del primo nei confronti del secondo.
Questi rapporti sono stati spiegati da Galateri nel corso del cda del 7 novembre e approfonditi l'11 novembre in un consiglio di amministrazione "telefonico", che si è chiuso (nonostante il voto contrario di Lucia Calvosi e Luigi Zingales) con la decisione che "la fattispecie non fosse connotata dalle caratteristiche proprie delle operazioni con parti correlate" e che "anche alla luce della disclosure integrativa effettuata dal consigliere Galateri in merito all'interesse nell'operazione di Assicurazioni Generali, la cessione fosse conveniente per Telecom Italia", confermando pertanto il mandato conferito al cda il 7 novembre a procedere con la vendita dell'Argentina.

Bond convertendo
L'operazione di bond convertendo "si è strutturata come prestito offerto in maniera indifferenziata agli investitori qualificati, con espressa indicazione che agli investitori qualificati che fossero già soci e che ne avessero fatta richiesta le banche incaricate del collocamento potessero concedere in sede esecutiva un trattamento prioritario nel processo di allocazione delle obbligazioni". Così Telecom Italia nel comunicato diffuso questa mattina su richiesta Consob. Piena coincidenza di denominazione fra ente sottoscrittore del prestito convertibile e azionista iscritto a libro soci - precisa Telecom - si è avuta soltanto rispetto a soggetti titolari di circa 768 milioni azioni ordinarie pari al 5,726% circa del capitale e l'applicazione del trattamento prioritario nel processo di allocazione è stata richiesta da un totale di  tre sottoscrittori, tra cui Telefonica.
Difficile identificare gli investitori: "limiti intrinseci delle evidenze a libro soci e la natura differenziata dei sottoscrittori del prestito (fra i quali alcune società di gestione del risparmio) rende impossibile l'identificazione del numero di azioni della società di cui siano effettivamente beneficial owner e/o possano direttamente o indirettamente disporre i gruppi economici in cui sono eventualmente inseriti".
In merito alla sottoscrizione del convertendo da parte del fondo Usa Blackrock, "benché il comunicato diffuso dalla società il 7 novembre precisasse che il collocamento sarebbe avvenuto al di fuori degli Stati Uniti" (oltre ad Australia, Canada e Giappone), Telecom Italia sottolinea che la decisione è stata presa vista "l'elevata qualità dell'investitore" e "la circostanza che esso si è reso disponibile ad acquistare i titoli nonostante l'assenza di un'offerta registrata negli Usa, in virtù di una esenzione richiamata anche nel disclaimer in calce al comunicato che annunciava il lancio dell'iniziativa".

Asati: 'A noi la delega di Franco Bernabè in assemblea sulle sue azioni Telecom'
Franco Bernabè, ex presidente esecutivo di Telecom Italia,  ha annunciato l'intenzione di affidare ad Asati la delega per le proprie azioni ordinarie in occasione dell'assemblea del 20 dicembre prossimo.
Lo rende noto l'associazione dei piccoli azionisti, sottolineando che si tratta di "un atto che, unito ai numerosi messaggi di stima che riceviamo in continuazione dai dipendenti della società e dagli azionisti esterni iscritti ad Asati, rafforza le convinzioni che la nostra associazione stia perseguendo con efficacia gli obiettivi da sempre da noi perseguiti, ovvero trasformare Telecom Italia in una public company".
"Le dimissioni del 3 ottobre scorso dell'ex presidente di Telecom Italia sono sostanzialmente riconducibili all'impossibilità con l'azionista Telco di fare della nostra società una vera public company - prosegue la nota di Asati - prendendo delle decisioni sempre potenzialmente in conflitto di interesse. La nostra battaglia continuerà ancora più convinta e ferma con il sicuro convincimento che alla fine Telecom Italia nell'interesse delle minoranze, dei suoi dipendenti e dell'intero Paese diventerà una public company".