17 giugno 2013

Esodati: Cgil, il confronto non si può rinviare

“Il confronto sugli esodati non può essere rinviato a settembre”. Così il segretario nazionale della Cgil, Vera Lamonica, replica al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, che ha affermato che "Il tema pensionistico sarà affrontato dopo l'estate".
“Nel suo discorso di insediamento al Parlamento il presidente del Consiglio Enrico Letta - ricorda la sindacalista - ha sostenuto di voler riparare alla rottura del Patto Stato - cittadini che si è consumato con la vicenda esodati. Successivamente il ministro Giovannini ha affermato di voler ricostruire una ‘mappa concettuale’ prima di definire orientamenti e decisioni, cosa che abbiamo ritenuto positiva e di buon senso”.
“Ora però - prosegue Lamonica - non si può dire che tutta la materia viene rinviata a settembre. Chiediamo al ministro, che, come si è impegnato a fare, convochi il sindacato ed avvii la discussione su come si costruisce una norma di completamento delle salvaguardie, che tolga dall'incertezza e dall'angoscia migliaia di lavoratori. Eliminando tutti i paletti ed i filtri, introdotti dai vari decreti Fornero, che hanno prodotto la paradossale situazione per cui le domande dei lavoratori non coprono la disponibilità già finanziata”.
Inoltre, conclude il segretario della Cgil, “E’ altrettanto necessario che si apra un vero confronto anche sulla rivisitazione dell'intera riforma, che sta mostrando, di fronte alla catastrofe dell'occupazione, tutta la sua insostenibilità”.



Cgil - Cig, i dati peggiorano

Gli ultimi dati Inps evidenziano un calo degli interventi in deroga: uno dei motivi per cui i sindacati scendono in piazza a Roma. Cgil: "Sistema in crisi profondissima, serve politica industriale".
A maggio sono state autorizzate complessivamente 89,3 milioni di ore di cassa integrazione. Rispetto al mese di maggio 2012, nel quale furono autorizzate 105,5 milioni di ore, si registra un calo pari a -15,4%. Questi i dati diffusi oggi (14 giugno) dall'Inps. Il dato complessivo - spiega - risente soprattutto del calo degli interventi di cassa integrazione in deroga che su base tendenziale cala del 4,8%. Aumentano invece le ore di Cigs, del +8,4% rispetto a maggio dello scorso anno. Cig in deroga -52% su base tendenziale.
Per la Cgil “l'andamento della cassa integrazione si rivela sempre più pericoloso. Nel dato di maggio leggiamo infatti tutti gli sviluppi negativi legati allo strumento della cassa in deroga e che sono uno dei principali motivi per i quali sabato 22 giugno saremo in piazza a Roma con Cisl e Uil dietro le parole 'Lavoro è democrazia'”. E' quanto afferma il segretario confederale Elena Lattuada.

Per la dirigente sindacale “serve un effettivo finanziamento dello strumento degli ammortizzatori in deroga. Il calo registrato lo scorso mese dalla cassa in deroga è infatti di certo non imputabile ad un minore ricorso a questo strumento ma ad una concreta mancanza di risorse. Motivi per i quali il governo deve al più presto procedere alla ripartizione del miliardo di risorse individuato per finanziare la cassa integrazione e mobilità in deroga tra le regioni. Un processo da avviare subito per dare urgenti risposte a migliaia di lavoratrici e di lavoratori in estrema difficoltà”. Quanto al complessivo andamento della cassa, aggiunge, “il calo della ordinaria compensato dalla straordinaria ci dice che ci avviciniamo velocemente alla soglia del miliardo di ore anche per il 2013. Segnali inequivocabili di un sistema produttivo ancora pericolosamente in caduta”.
Secondo Lattuada “è il lavoro la vera emergenza e gli ammortizzatori sociali, pur essendo in questo momento vitali, non sono il modo per immaginarsi un futuro. Così come limitarsi ad intervenire sulle regole, senza una politica che rilanci la domanda interna, non ci porterà lontano. La crisi è ancora in una fase profondissima, serve l'adozione di una politica industriale che tuteli e rilanci la natura manifatturiera della nostra economia, che salvaguardi l'occupazione e il prezioso patrimonio che le lavoratrici e i lavoratori di questo paese costituiscono”, conclude.





Vanno indennizzate le ferie non godute a causa di malattia.

Lo scorso 9 luglio la Cassazione, con la sentenza n. 11462/2012, ha affermato il diritto del lavoratore a percepire l’indennità sostitutiva per le ferie non fruite a causa di malattia.
Il caso in oggetto, trattato nel merito dalla Corte d’Appello di Perugia, riguardava la domanda di un lavoratore  diretta al riconoscimento della sua indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute a causa di lunghe assenze per malattia.
La Corte territoriale si pronunciava rigettando il ricorso del lavoratore ma, richiamato l’art. 36 della Costituzione, la Cassazione ha ricordato l’irrinunciabilità del diritto alle ferie del lavoratore e, in questo senso, ha stabilito che “ove le ferie non siano effettivamente fruite, spetta al lavoratore l’indennità sostitutiva che, oltre ad avere carattere risarcitorio in quanto compensativo del danno causato dalla perdita del bene (mancato recupero delle energie psicofisiche, impossibilità di dedicarsi alle relazioni familiari e di svolgere attività psicofisiche), hanno anche “natura retributiva” costituendo il corrispettivo “dell’attività lavorativa resa in un periodo che, pur essendo di per sé retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato perché destinato al godimento delle ferie annuali”.
Per la corte devono considerarsi illegittime, per contrasto con norme imperative, le disposizioni dei CCNL che “escludono il diritto del lavoratore all’equivalente economico per periodi di ferie non goduti al momento della risoluzione del contratto di lavoro, salva l’ipotesi del lavoratore che abbia rifiutato l’offerta della fruizione di ferie da parte del datore di lavoro”.

13 giugno 2013

Assocontact: "Call center che violano privacy danneggiano tutti"

Assocontact condanna con forza i call center che, come emerge dalla Relazione annuale del Garante della Privacy, violano i dati personali degli utenti in maniera illegale per fare business. E auspica il pugno di ferro nei confronti delle aziende che non rispettano la riservatezza dei dati personali. "Dalla Relazione annuale del Garante emerge che alcuni contact center hanno utilizzato banche dati protette dalle prescrizioni della stessa Autorità. Assocontact, Associazione nazionale dei Contact Center in Outsourcing, condanna questo tipo di pratiche di alcuni operatori che finiscono per danneggiare l’intero settore, screditandolo", si legge in una nota.

Diversi i passaggi della relazione in cui il Garante cita usi illeciti di banche dati protette da parte di call center. In particolare, fra i casi citati e sanzionati nel 2012, l'uso indebito di immagini riservate registratre da un sistema di videosorveglianza (pag 13), il riascolto di telefonate registrate (pag 15), la mancata comunicazione alle autorità del trasferimento all'estero di un call center (pag 42), la mancata comunicazione all'utente da parte degli operatori che chiamano dall'estero (pag 43).

"Assocontact garantisce l’osservanza della normativa vigente da parte dei propri associati - prosegue la nota - A tale scopo l’Associazione si è dotata di un codice di autodisciplina per il trattamento di dati personali utilizzati per le attività di contact center in outsourcing, volto a garantire il rispetto del diritto alla riservatezza e del diritto all’identità personale".

Va sottolineato il fatto che i call center in outsourcing ricevono le liste di persone da contattare dal committente, che è quindi il titolare del trattamento di tali dati ed è tenuto a garantirne la legittima provenienza ed utilizzo. I call center, da parte loro, si impegnano ad usare queste liste secondo i criteri previsti dal codice Assocontact.

"Come associazione di categoria non accettiamo la violazione delle norme per l’utilizzo dei dati personali e condanniamo questi comportamenti perché vanno a screditare tutte le altre aziende che operano correttamente - commenta Luca D’Ambrosio, presidente di Assocontact - Mi sento sereno nel dire che i nostri associati sono attenti a rispettare le regole. Purtroppo ci sono altre aziende, fuori dal nostro raggio d’azione, che non fanno altrettanto e per questo raccomandiamo ai committenti di verificare sempre la riservatezza dei dati prima di condividerli con propri partner".

Scorporo, ecco il piano di Telecom Italia

Alleggerire l’impianto regolatorio. È la prima richiesta che emerge dal documento di otto pagine – di cui Il Corriere della Sera è venuto in possesso - che Telecom Italia ha inviato ad Agcom. L’oggetto del del dossier – spiega il quotidiano è la “separazione volontaria da parte di un'impresa verticalmente integrata”. Come già emerso l'offerta dell'ex monopolista è la societarizzazione della rete sulla base del modello di Equivalence of input.

Nella lettera firmata da Franco Bernabé allegata al documento, il presidente esecutivo scrive: “Si dovrà tenere conto delle garanzie aggiuntive di piena parità di trattamento fornite dall'applicazione del modello di Equivalence of input, garanzie che, a parere dello scrivente, dovrebbero assicurare una concorrenza effettiva e sostenibile e, quindi, il superamento di quei limiti concorrenziali posti alla base di misure asimmetriche”. In altre parole Telecom Italia offre lo spin off in cambio di alleggerimento delle regole. 

Il testo sul tavolo di Agcom – precisa Il Corriere della Sera – si riferisce solo alla “fase uno”: la separazione della rete di accesso (Opac) da Telecom senza cambi di proprietà. Seppure separata, Opac sarebbe controllata al 100% da TI.

Si tratta di uno degli aspetti più delicati dell’operazione visto che, pur con le dovute garanzie sulla parità dei prezzi per TI Service Co e per gli operatori alternativi che operano sul mercato della rete fissa (Vodafone, Wind, Fastweb e Bt), il margine resterebbe in capo allo stesso gruppo. “Non a caso – evidenzia il Corsera - nel dossier il gruppo sottolinea che gli attuali accordi interni (i cosiddetti contratti di servizio) tra Open Access e le divisioni commerciali di TI verrebbero sostituiti da "veri e propri contratti" tra società separate, TI Service Co e Opac, del tutto analoghi a quelli che verrebbero sottoscritti tra gli operatori alternativi e la stessa Opac”.

Senza la fase due, con l'ingresso di altre società nel capitale di Opac - in primis la Cdp - resterebbe da sciogliere il nodo dei flussi e dei margini che rischiano di appiattire i vantaggi di un prezzo unico sul mercato. Telecom chiede all'Agcom che anche la sola fase uno (società al 100% TI) venga riconosciuta come “fortemente precompetitiva” in maniera tale da “determinare una significativa attenuazione delle attuali misure regolamentari, finalizzate proprio a prevenire ex ante le conseguenze di queste problematiche”.

Il grafico contenuto nel dossier evidenzia il perimetro di ciò che dovrà finire nella nuova società: tutti gli apparati passivi dalle centraline in poi ma anche le proprietà intellettuali e il personale. Resteranno invece in capo a TI Service il Wlr (Wholesale line rental) e il Bitstream per i servizi in rame e fibra (dove peraltro Telecom ha l'80% della clientela). Il piano prevede inoltre che Opac acquisti o affitti immobili, tecnologie ed energia esclusivamente da TI Service. Rimangono abbastanza generici i punti sulla governance  e sull'apertura della struttura dell'ultimo miglio Fttc che Telecom ha prediletto negli ultimi due anni.

Telecom si approssima ai minimi dal 1997  cedendo il 1,47% a 0,536 euro sulla scia delle preoccupazioni per le misure sulla qualità dei servizi di tlc in corso di elaborazione da parte del governo argentino, che potrebbero tradursi nella richiesta di nuovi investimenti. Dall'annuncio dello spin-off della rete, lo scorso 30 maggio, il titolo ha perso il 15,5% sulle incertezze per le modalità e i tempi dell'operazione.
Attorno a Telecom è poi scemato l'appeal speculativo legato al progetto di integrazione con 3 Italia, il cui esame è al momento in stand-by, mentre sono emersi timori, rilanciati da un report di Jp Morgan, sui risultati del secondo trimestre che dovrebbero scontare gli effetti della "guerra dei prezzi" in Italia e della svalutazione delle valute sudamericane.

Pronta la replica dell'Ad di Telecom, Marco Patuano. "Jp Morgan dice che in Italia c'è molta concorrenza sul mobile ed è difficile dargli torto, ma dice anche che raggiungeremo il target sul debito, che porteremo sotto i 27 miliardi nel 2013 - evidenzia - Mi colpisce che sia stata presa solo la notizia sul mobile e non quella positiva sul debito". Quanto poi ai giudizi di Jp Morgan sui rischi legati ai tassi di cambio delle valute in America Latina, Patuano replica che "in Sudamerica stiamo facendo nel complesso piuttosto bene, poi l'andamento dei tassi di cambio ha una certa alea che chi fa report deve guardare con molta prudenza".

Telecom: Patuano, "Possibile ipotizzare organo di garanzia per newco"

Nella società che nascerà dallo scorporo della rete di Telecom Italia è possibile ipotizzare l'istituzione di un organismo di vigilanza sul modello di quello istituito per Open Access "magari rinforzato". Lo ha detto l'amministratore delegato della società, Marco Patuano, intervenendo ad un convegno dell'Agcom. Patuano ha sottolineato che lo scorporo della rete sarà ispirato, come chiesto da alcuni degli operatori alternativi, sicuramente da una logica pro-competitiva ma anche da una logica "pro-investimenti".

La differenza "verrà fatta dalla governance di questa azienda separata" che dovrà garantire la "terzietà: per averla non è necessario rinunciare ad una partecipazione azionaria" nella societa' stessa. L'obiettivo indicato dall'Ad è dunque la parità di accesso alla rete per gli operatori alternativi, i cosiddetti Olo. "Poi per la domanda chi controlla il controllante si può pensare ad un organismo di vigilanza come per Open Access magari rinforzato" e a "denifire dei contatti di servizio tra la societa' della rete e le altre societa', sia Telecom che gli Olo".

Nel definire quello dello scorporo "un passaggio sicuramente epocale", Patuano ha detto di concordare con il presidente della Cdp, interlocutore in questa fase di Telecom Italia, Franco Bassanini, quando afferma che occorre definire "le regole di governance nell'ambito di un progetto di politica industriale".

Intervenendo allo stesso evento, il viceministro alle Comunicazioni, Antonio Catricalà ha evidenziato che lo scorporo della rete di Telecom Italia "è un evento importantissimo". "Su questa operazione  - ha detto - si possono fare mille distinguo, si può cercare l'optimum, si può cercare la perfezione, ma intanto -incoraggiamo quello che c'è, quello che viene dal mercato".

Catricalà ha rilevato che sarà necessaria "una disciplina che assicuri la certezza degli investimenti, che riduca i rischi giuridici ed economici ad essi connessi". In quest'ottica, il viceministro spiega che non sarebbe una corretta declinazione di politica economica se "il governo intervenisse a dettare le regole di governance di questa società che certamente dovrà garantire la neutralità della rete e la parità nelle condizioni di accesso a tutti gli operatori".

12 giugno 2013

Lavoro: Camusso, accordo storico sulla rappresentanza

www.cgil.it
"Un accordo storico, che mette fine ad una lunga stagione di divisioni": così la leader della CGIL, Susanna Camusso, definisce l'intesa su rappresentanza e democrazia raggiunta questa sera (31 maggio) con i leader di CISL e UIL e Confindustria.

L'accordo in materia di democrazia e rappresentanza è un punto di svolta importante nella regolazione dei rapporti tra la parti e completa il quadro di regole previsto dall'accordo del 28 giugno 2011. Infatti, oltre a definire le modalità con cui misurare la rappresentanza delle organizzazioni sindacali, determina le regole con cui validare e rendere esigibili i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).

Misurazione della rappresentanza
1.- Ai fini della determinazione del peso di ogni organizzazione sindacale, che determina la possibilità di sedere ai tavoli dei rinnovi contrattuali, valgono:
• le deleghe sindacali (trattenuta operata dal datore di lavoro su esplicito mandato del lavoratore) comunicate dal datore di lavoro all'INPS e certificate dall'Istituto medesimo;
• i voti raccolti da ogni singola organizzazione sindacale nell'elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) in carica (validità 36 mesi)
2.- Il numero degli iscritti e il voto per le RSU peseranno ognuna per il 50% (così come anche previsto nel decreto legislativo 165/01 per il pubblico impiego)
3.- Questi due dati, iscritti e voto, verranno comunicati ad un ente esterno certificatore (es: CNEL) che procederà, per ogni CCNL, a determinare il calcolo della rappresentanza di ogni organizzazione sindacale.
4.- Le RSU saranno elette con voto proporzionale ai voti ottenuti, superando così l'1/3 destinato alle Organizzazioni Sindacali firmatarie di CCNL, e vi è l'impegno a rinnovare quelle scadute nei successivi sei mesi.

Validità ed esigibilità dei CCNL
Con l'accordo si stabiliscono regole che determinano le modalità con cui rendere esigibili, per entrambe le parti contraenti, il CCNL. Trattasi, per la prima volta nella storia delle relazioni sindacali nel nostro Paese, di una procedura formalizzata e condivisa da entrambe le parti.
1.- Saranno ammesse al tavolo della trattativa le Organizzazioni Sindacali “pesate” con le regole sopra descritte, che superino la soglia del 5%.
2.- Le modalità di presentazione delle piattaforme contrattuali è lasciata alla determinazione delle singole categorie, con l'auspicio di entrambe le parti affinché si determinino richieste unitarie.
3.- Un CCNL è esigibile ed efficace qualora si verifichino entrambi le seguenti due condizioni:
• sia sottoscritto da almeno il 50%+1 delle organizzazioni sindacali deputate a trattare;
• sia validato, tramite consultazione certificata, dalla maggioranza semplice dei lavoratori e delle lavoratrici, con modalità operative definite dalle categorie
La sottoscrizione formale del CCNL che abbia seguito tale procedura diviene atto vincolante per entrambe le parti.
4.- I CCNL  definiranno clausole e/o procedure di raffreddamento finalizzate a garantirne l'esigibilità e le relative inadempienze.


11 giugno 2013

Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa “Salute Sempre”

Avvio della fase operativa:
dal 1° giugno 2013 il Fondo di cui all’oggetto è operativo e sono attive le copertura assicurative.
Infatti, portata a termine la complessa fase iniziale che ha visto le parti istitutive, datoriali e sindacali, studiare e predisporre le regole fondanti e le necessarie procedure attuative, dal primo giugno u.s. i dipendenti disciplinati dal CCNL Grafico-Editoriale possono usufruire della copertura assicurativa, in applicazione di quanto previsto dall’art. 14, parte prima - norme generali.
Gli interessati possono pertanto consultare la Guida al Piano Sanitario collegandosi al sito www.salutesempre.it ove troveranno tutte le informazioni utili per l’avente diritto, tra cui: numero verde per la consultazione, i beneficiari, la tipologia delle prestazioni e come utilizzarle, le strutture convenzionate, i contributi ecc.
Si coglie l’occasione per ricordare che:
 quest’anno l’iscrizione al Fondo “Salute sempre” è automatica per tutti i lavoratori e lavoratrici a tempo indeterminato, che non beneficino di forme di assistenza sanitaria integrativa.
Il contributo previsto è a carico dell’azienda, la copertura universale inizia dal 1° giugno e termina il 31 maggio 2014.
 dal 1° gennaio 2014 l’iscrizione sarà su base volontaria ed il contributo sarà diviso tra azienda e lavoratore nella proporzione 70% e 30%, inoltre potranno aderire anche i familiari.
Va, infine, sottolineato che a partire dal 1° gennaio 2014 anche i dipendenti a cui si applica il CCNL Cartai-Cartotecnici entreranno nel Fondo “Salute Sempre”.
Nel richiamare l’attenzione sull’importanza di dare la più ampia diffusione a quanto sopra descritto.
Roma, 11 Giugno 2013
LE SGRETERIE NAZIONALI

10 giugno 2013

Telecom Comunicato Unitario 10 Giugno 2013

In queste ultime settimane, con l’avvio dell’applicazione di quanto sottoscritto nel Piano d’Impresa tra Telecom Italia e le Segreterie Nazionali di SLC FISTEL e UILCOM, sui vari territori si stanno svolgendo delle assemblee con il lavoratori delle vendite  Consumer, Business e Wholesale.
Dal confronto con i venditori, stanno emergendo diverse criticità sull’applicazione della mezza giornata di solidarietà. I lavoratori hanno evidenziato alle strutture territoriali e alle rsu   poca trasparenza nelle modalità di applicazione dell’ammortizzatore sociale; i sistemi informatici non sono stati aggiornati per consentire di caricare la solidarietà a mezza giornata, ne è stato comunicato loro come comportarsi rispetto alla restante  giornata lavorativa. Come già sottolineato dal Coordinamento al momento della stipula degli accordi del 27 marzo, la scelta aziendale di far svolgere la solidarietà a mezze giornate lavorative si sta rivelando come sbagliata e controproducente per l’organizzazione dell’attività lavorativa stessa.
Altro problema emerso nel confronto con i lavoratori è stato la comunicazione che l’azienda ha fatto sulla modifica della policy sulle auto che i venditori hanno in modalità promiscua. La nuova policy risulta essere poco chiara e non corrispondente ai criteri di equità ed efficacia (ricordiamo sempre che l’auto aziendale è per prima cosa uno strumento di lavoro) Da quanto illustrato da parte dei venditori al sindacato, sembrerebbe che l’azienda, nell’ottica della riduzione dei costi, abbia ridimensionato il parco auto, modelli di fascie inferiori, chiedendo un contributo maggiore al personale.
Infine c’è la tematica dei negozi sociali, anche qui da tempo la linea operativa sta agendo in maniera unilaterale con scelte che spesso impattano, in maniera negativa, sulla vita dei lavoratori e sulla funzionalità  degli stessi negozi.
Da tempo, stiamo assistendo ad una diminuzione delle risorse presenti all’interno dei negozi sociali che, con l’avvio della solidarietà al 9, 23%, le LL e RI portano giornalmente i negozi ad avere una presenza minima, questo crea non poche difficoltà nell’utilizzo di permessi e Ferie per il personale anche in virtù di turni continuati o spezzati  scelti in maniera unilaterale dai responsabili. Inoltre,  anche sulle aperture domenicali non abbiamo ben chiaro le modalità con cui la Linea decide chi deve aprire e chi deve restare chiuso con conseguente disagio per il personale.
Sia sul mondo dei venditori che sui negozi, come sindacato da tempo, abbiamo evidenziato anche il problema dei PIV. Ormai è consuetudine da parte dell’Azienda o comunicare in ritardo le piste per il raggiungimento degli obiettivi  o in molti casi, gli stessi cambiano in corso d’opera mettendo in seria difficoltà il loro raggiungimento da parte dei lavoratori, ricordiamo che gli stessi per scelta unilaterale dell’azienda si sono visti togliere il Premio di risultato contrattato con il sindacato e si sono visti inserire in dei sistemi d’incentivazione gestiti a proprio piacimento dalle linee operative.
Tutto questo, ovviamente, priva i lavoratori anche della possibilità di usufruire della tassazione agevolata pari al 10% così come previsto per il resto della popolazione di Telecom.
Da tempo questo sindacato si è  reso disponibile a sedersi con l’azienda per ricercare soluzioni che consentano, anche a questi lavoratori, di avere riconosciuto le agevolazioni previste in materia di salario variabile.
Le Segreterie Nazionali di SLC FISTEL UILCOM, ritengono non più rinviabile aprire  un confronto per discutere di un settore importante e strategico come quello delle vendite di Telecom Italia anche alla luce del possibile piano aziendale di sfoltimento degli organici e, coerentemente con quanto stabilito con gli accordi di marzo, chiedono altresì l’apertura in tempi rapidi del tavolo sindacale sulle aree di staff, altro settore i cui lavoratori hanno diritto ad una visibilità maggiore dei piani aziendali.

LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL    FISTEL-CISL    UILCOM-UIL

Lo scorporo della rete di accesso di Telecom “non implica automaticamente sconti regolamentari”.

È quanto ha affermato il  commissario Agcom Antonio Preto, sottolineando che l’Autorità non è “un mercante di tappeti” e che qualunque alleggerimento delle regole in capo all’operatore storico sarà “vincolato al raggiungimento di step”.
Preto risponde così alle affermazioni rese ieri al quotidiano La Repubblica dall’ad di Vodafone Italia e Sud Europa Paolo Bertoluzzo che, a proposito dello scorporo aveva sottolineato che “…non bisogna fare sconti sulle regole” che “già oggi non bastano e non sono applicate correttamente, come dimostra la sentenza Antitrust che ha comminato una multa storica a Telecom per comportamenti anticoncorrenziali”.

Contro questa multa, ha affermato l’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, Telecom Italia sta presentando ricorso, nella convinzione di “essere dalla parte della ragione”.
In un’intervista ad Affari e Finanza, Patuano ha ribadito che gli obiettivi della governance della newco della rete sono chiari: “garantire un’offerta di prodotto pienamente identica a noi e agli altri operatori”.
Ancora presto, però, parlare di “compagine azionaria…è uno degli oggetti di discussione”, ha chiarito Patuano, ricordando che l’obiettivo di Telecom Italia è quello di mantenere “il controllo azionario e una ordinata gestione”.

“La governance - ha aggiunto Patauno - è poi un termine ampio. C’è la governance delle operazioni industriali: e qui ci sembra che il know how migliore sia quello sviluppato dentro Telecom e non nella Cdp o in altri investitori finanziari. Diversa è invece la governance intesa nel senso del governo e del controllo sulle regole. In questo caso si può pensare a diverse soluzioni per sovraintendere al rispetto delle condizioni”.

“Agcom - ha aggiunto - ha già detto che ritiene necessarie più sessioni di approfondimento tecnico. Non sarà un iter brevissimo”.

Patuano ha altresì chiarito che Telecom non si aspetta che l’Autorità garantisca “sospensioni o vacanze regolatorie”, quanto piuttosto “una ridefinizione delle regole che sia pro-investimenti”.
Investimenti che, ha detto ancora, “consentiranno importanti aumenti di produttività e competitività nelle aziende che adotteranno soluzioni ICT avanzate”.
“Per questo chiediamo regole che possano dare un quadro chiaro dei tempi di rientro del capitale investito nella fibra”, ha affermato Patuano che chiede la revisione delle asimmetrie applicate dalla componente commerciale di Telecom nei confronti dei concorrenti.

Cellulari, la Cassazione: via la tassa dalle bollette

La sentenza ribalta il precedente orientamento. Vale 5,16 euro al mese.
La tassa di concessione governativa sui cellulari in abbonamento è legittima? La disputa è ancora aperta. Stiamo parlando del contributo a carico dei titolari di contratti di telefonia in abbonamento,  che ammonta a 12,91 euro mensili per le utenze business e a 5,16 euro per i clienti privati. Un’imposta su cui si concentra, ormai da anni, l’avversione degli utenti di telefonia e l’attenzione della giurisprudenza, visto che la vicenda vale complessivamente vale per l'erario circa 2,4 miliardi di euro.

In attesa della sentenza a sezioni unite
A cambiare il vento per l'ennesima volta è una sentenza della sezione tributaria della Cassazione. Stando a quanto riferisce l'associazione dei consumatori Aduc, a maggio i giudici, investiti per l’ennesima volta del caso, hanno ribaltato il precedente orientamento dei colleghi. La Corte ha infatti emesso una nuova ordinanza in cui dichiara che non esisterebbe alcun presupposto per poter esigere l’imposta di concessione governativa. Visto che ormai sulla questione si registrano opinioni discordanti, la sezione tributaria ha preferito girare la patata bollente alle Sezioni Unite della Cassazione: ora si attende da queste la sentenza definitiva che decreti, si spera una volta per tutte, la legittimità o meno della tassa.

Telefonia: un mercato liberalizzato
A ribellarsi contro la tassa sono le associazioni dei consumatori, almeno dal 2009: esse ritengono indebita l’applicazione di un tale contributo in un mercato ormai privatizzato e liberalizzato come quello della telefonia mobile. La vicenda ruota intorno al fatto che, con la privatizzazione, si sia passati da un atto amministrativo tipico del diritto pubblico, in cui la pubblica amministrazione detiene una posizione di superiorità rispetto all'operatore, ad un contratto privato tra il cliente e la compagnia telefonica, che presuppone una situazione di parità tra le parti. Con queste motivazioni, dal 2009, i verdetti pro-contribuenti in sede di Ctp e Ctr sono stati ben il 95% del totale.

La sentenza della Cassazione, dicembre 2012: imposta legittima
Ma a spegnere gli entusiasmi dei consumatori è intervenuta, il 14 dicembre 2012, la Corte di Cassazione, che ha decretato che i consumatori debbano continuare a pagare la tassa di concessione governativa, e che i verdetti di rimborso a loro favore debbano essere impugnati. La motivazione? Secondo la Cassazione, nonostante la liberalizzazione della telefonia, la fornitura di servizi di comunicazione elettronica resta “soggetta a un'autorizzazione generale, che consegue alla presentazione della dichiarazione, resa dall'interessato, di voler iniziare la fornitura e costituente denuncia di inizio attività”. Adesso, però, si ricomincia daccapo.

Telecom: "Rete mobile, nessun progetto di scorporo"

“Non c'è il progetto per scorporare la rete mobile". Lo ha detto oggi l'amministratore delegato di Telecom Italia  Marco Patuano, a margine di un dibattito nell'ambito di 'Repubblica delle Idee', in corso a Firenze. L’ad ha poi aggiunto che il dossier per una possibile fusione tra Telecom Italia e H3g "sicuramente continuerà ad essere valutato e verrà discusso nel prossimo cda - ha detto - Nell'ultimo mese il cda si è riunito quattro volte per lo scorporo della rete e il tema H3g è stato momentaneamente lasciato 'on hold' (in attesa, ndr)".

Per quanto riguarda il capitolo dello scorporo, l'iter regolatorio per lo spin off della rete di Telecom Italia “l’iter sarà lungo, 15-18 mesi ma se sono rose devono fiorire prima", ha aggiunto l’ad, in riferimento al possibile accordo con Cdp e anche con l'Agcom.


Patuano ha ricordato che "da un lato abbiamo i tempi per raggiungere un accordo coi soggetti che saranno coinvolti da questa operazione, ovviamente oltre a Telecom Italia il cui Cda l'ha già approvata, le autorità regolatrici ovvero l'Agcom; e poi, non e' un segreto, stiamo discutendo con la Cdp, quindi cercare di raggiungere un accordo fra questi soggetti e un primo passaggio. Poi si apre un lungo iter regolatorio a livello nazionale ed europeo, che richiede una finestra temporale forse un po' più ampia".

Telecom Italia, infine, chiede al Governo Letta "tutto quello che può favorire gli investimenti - chiude Patuano - Noi facciamo 3 miliardi di investimenti l'anno e anche lo scorporo della rete è per un contesto pro investimenti".

Negli ultimi anni i prezzi della telefonia sono scesi di oltre il 40%. Lo ha detto Patuano commentando il calo della spesa nel settore della telefonia rilevato ieri da Confcommercio. "Non stanno calando i consumi, stanno calando i prezzi -ha osservato Patuano- Il consumatore è molto contento, un'azienda di telecomunicazioni forse un po' meno".

"L'Italia è sicuramente -ha sottolineato l'ad di Telecom Italia - uno dei mercati più competitivi dal punto di vista della telefonia fissa e mobile; questo ha portato al fatto che negli ultimi anni i prezzi sono scesi di oltre il 40%, cosa che nelle altre utilities non si è riscontrata. La liberalizzazione ha dato sicuramente un grande slancio ai temi della concorrenza, adesso però è il momento di fare investimenti".

07 giugno 2013

Incontro Presso ESA di Catania con Assessore Turismo Stancheris per Teatro Stabile.

Un incontro con molte più luci che ombre quello che si è tenuto il 3 giugno a Catania presso il palazzo dell'ESA tra l'assessore regionale al Turismo Michela Stancheris , le organizzazioni sindacali CGIL e UIL, la direzione del Teatro Stabile di Catania e del Teatro Brancati e (Teatri Privati) e l'on.le Concetta Raia.

"Così come nel corso della passata legislatura , dichiara Giovanni Nicotra segr UILCOM UIL Catania, i tagli operati nelle segrete  stanze dell' Ars , sono intervenuti ancora una volta a programmazione in corso e ricordiamo a tutti che nel corso della passata legislatura è stato tagliato il 34% mentre in quella in corso il 20,5% e ci siamo indignati  che pochi siano stati coloro che, tra i politici eletti all'ARS, si sono preoccupati della sorte del Teatro catanese. A queste condizioni il Teatro, in assenza di fatti concreti ha rischiato di chiudere". continuino a preoccuparsi della sorte di tutti quegli artisti , circa 100, che hanno rinunciato a lavorare altrove a favore del Teatro Stabile,  per il quale hanno già preso impegni, e che quindi adesso rischiano di trovarsi concretamente senza Nella giornata di oggi, dichiara Davide Foti segr gen SLC CGIL Catania , abbiamo avanzato parecchie proposte quali quella di andare verso una legge regionale che sul modello di quella nazionale sullo spettacolo, mette ordine all'erogazione dei contributi regionali nel settore delle attività culturali  ed inoltre bisogna prevedere la programmazioni triennale per l'erogazione dei contributi ed il versamento delle quote in tempi utili e non con i ritardi che costringono gli enti all'indebitamento bancario" Gli attori, aggiunge Aldo Toscano della sezione  attori  lavoro puntand l'indice verso la perdita di occupazione a danno degli attori aggiunge che "ad ogni taglio del contributo pubblico finisce con il corrispondere una minore occupazione degli attori che, avendo già impegnato le date del loro calendario a favore dello Stabile di Catania quando viene tagliato uno spettacolo non possono trovare lavoro altrove subendo quindi un danno irreparabile"

Nell'assessore Stancheris, dichiara Giovanni Pistorio segr prov CGIL abbiamo trovato finalmente un interlocutore aperto al confronto e disponibile alla valutazione delle proposte degli interlocutori. Siamo soddisfatti per il fatto che è stata apprezzata la nostra proposta di andare verso una più stretta collaborazione tra le istituzioni culturali - politecnico del teatro e della musica- e quindi verso una governance autorevole che mette al centro delle proprie attenzioni la valorizzazione del prodotto di qualità ed il rilancio del territorio. Anche la proposta dell'on.le Raia accolta dall Assessore di poter trovare gli strumenti per rilanciare la produzione e l'occupazione nel settore, soprattutto nel periodo estivo, è una proposta che potrà salvare il Teatro pubblico e privato catanese da quella che sarebbe stato un inevitabile declino e ciò in attesa di un auspicabile rilancio che potrebbe avvenire attraverso l'utilizzo dei fondi europei "europa creativa" 2014 - 2020"

Unica nota dolente deriva per il fatto che non tutti hanno ritenuto di dover partecipare a questo determinante incontro da più parti richiesto.

05 giugno 2013

Telecom: Comunicato Unitario 5-6-2013 (Turni e OdL ASO-ASA)

La mobilitazione in ambito ASO\ASA contro la partenza unilaterale della nuova organizzazione del lavoro ha dato risultato più che soddisfacenti. Pur trattandosi di un mondo molto articolato in tema di turnistica ed organizzazione del lavoro, la risposta data complessivamente su tutte le sedi ha dimostrato come i lavoratori interessati chiedano che si riapra la trattativa ed abbiano chiaramente espresso il loro disaccordo sul metodo e, soprattutto, sul merito. L’azienda ha scelto una serie di flessibilità “a catalogo” senza valutare la reale utilità dei cambiamenti apportati e, soprattutto, senza minimamente condividere un percorso con il sindacato.
Anche alla luce del buon risultato della mobilitazione chiediamo a Telecom di tornare a confrontarsi quanto prima. In caso contrario continueremo, insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori del settore, a mobilitarci affinché l’azienda torni sui suoi passi e riapra il confronto.
LE SEGRETERIE NAZIONALI

Scorporo Telecom, Patuano: "21mila dipendenti Telecom in newco"

Sono circa 21mila i dipendenti di Telecom Italia coinvolti nel progetto di scorporo della rete di accesso. Un piano che dovrebbe vedere la sua conclusione tra 12-18 mesi. Sono le stime che l'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano e il presidente esecutivo, Franco Bernabè,  hanno comunicato ai sindacati, nell'incontro dello scorso 31 maggio, dopo il via libera del cda al progetto di societarizzazione della rete. Il perimetro della nuova azienda comprende l'intera struttura di Open Access, parte di Telecom Italia e una dotazione di personale di staff. Nella newco che nascerebbe dovrebbe confluire, ha detto ancora Patuano ai sindacati, il 30% circa della rete aziendale. I tempi per la realizzazione del progetto, stimati in 12-18 mesi, comprendono non solo la nascita della newco ma anche il periodo che servira' alla definizione del quadro regolatorio.

Bernabè in apertura, ha ripercorso le motivazioni che hanno portato l'azienda ad assumere tale decisione. In particolare ha ricordato come il quadro regolatorio imponga eccessivi vincoli all'azienda che determinano un contenzioso giudiziario continuo con gli altri operatori. In tale scenario la sanzione erogata dall'antitrust, che l'azienda ritiene ingiustificata e per la quale attiverà i ricorsi necessari, rappresenta solo l'ultimo caso delle rigidità cui è sottoposta l'azienda.

Secondo Bernabè - si legge nella nota congiunta di Slc, Fistel e Uilcom - "la costituzione di una società delle reti rappresenta una struttura interessante per gli investimenti e la programmazione delle necessità del Paese, offrendo al sistema una opportunità per creare nuova occupazione ed evitare che le scelte di mercato, attuate dalle singole aziende, possano essere in contraddizione rispetto agli interessi del Paese".

Il presidente, ha ribadito che tale progetto diventerà esecutivo solo a valle di un accordo operativo di sistema che determini i minori vincoli cui Telecom Italia dovrà essere sottoposta alla luce della parità di accesso garantita a tutti gli operatori.

Infine, Bernabè ha escluso che l'azionariato della nuova società delle reti possa vedere la presenza di altri operatori telefonici, che paralizzerebbero la gestione dell'azienda a causa dei conflitti di interesse che inevitabilmente si produrrebbero, prospettando uno scenario in cui Telecom manterrebbe il controllo della nuova società con la presenza di un azionista istituzionale di minoranza.

Dal canto loro i sindacati hanno espresso preoccupazione che il progetto di scorporo possa mettere in discussione gli attuali livelli occupazionali auspicando, nel contempo, che le opportunità per l’intero settore in termini di investimenti, innovazione, efficacia regolamentazione, parità di accesso e sana competitività possano essere reali. "Per il sindacato - si legge nella nota - è fondamentale monitorare costantemente il processo per i rischi che potrebbero nascere dal venir meno dell'unicità aziendale, ricordando che tale scenario organizzativo non ha precedenti in Europa e che solo due Paesi in Europa, la Grecia oltre all’Italia, hanno un’unica rete di trasmissione".

"Inoltre è fondamentale - dicono Slc, Fistel e Uilcom - preservare il patrimonio rappresentato dall'azienda, dalla sua capacità di competere e dalla necessità di innovare il prodotto garantendo in questo modo le decine di migliaia di lavoratori che direttamente o indirettamente operano quotidianamente per Telecom". Rispetto a questo punto  i vertici aziendali si sono impegnati a mantenere aperto un tavolo di confronto continuo che verifichi gli eventuali avanzamenti e metta in condizione il sindacato di essere costantemente coinvolto "nella fase propedeutica all'assunzione di decisioni anche alla luce di quanto sottoscritto pochi mesi fa con l’accordo raggiunto sul Piano d’impresa che blindava il perimetro dell’azienda e che i vertici aziendali hanno pienamente riconfermato".

"È evidente - conclude la nota - che il sindacato si opporrà con tutte le iniziative necessarie laddove non vi fossero le garanzie occupazionali e nel caso in cui si volesse procedere a ridimensionare una delle poche aziende Italiane in grado di competere nei mercati internazionali, contribuendo a rilanciare l'economia del Paese".

Intanto oggi il presidente di Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, è tornato sul tema spin off.  "La tempistica la determina Telecom Italia", ha detto a margine dell'incontro Simest "Grandi quanto il mondo". Secondo Bassanini, è Telecom "che ha preso la decisione, che la deve implementare, che ha messo delle condizioni che riguardano i rapporti con l'attività regolatoria". "Noi abbiamo appreso (l'operazione, ndr) dal comunicato, valuteremo i dettagli quando ce li diranno".

Intanto ieri Agcom ha avviato l'analisi sul progetto di separazione della rete di Telecom e ha chiesto alla società altre informazioni, in particolare, su perimetro della rete da separare, governance della newco e su "le modalità e i tempi per realizzare il sistema di equivalence of input".

Ancora ieri il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella, durante l'audizione in commissione Attività produttive alla Camera, ha detto che per la separazione della rete di Telecom Italia "appare indispensabile che essa sia accompagnata dalla definizione di un quadro certo di regole che garantiscano un accesso alla rete a parità di condizioni a tutti gli operatori". Lo scopo, precisa Pitruzzella, è quello di fare in modo che la separazione "sia idonea a conformare positivamente le dinamiche concorrenziali esistenti".




04 giugno 2013

Scorporo Telecom: Agcom accende i riflettori

L'Agcom avvia l'analisi sul progetto di separazione della rete di Telecom e chiede alla società altre informazioni, in particolare, su perimetro della rete da separare, governance della newco e su "le modalità e i tempi per realizzare il sistema di equivalence of input". Lo si legge in una nota diffusa dopo il consiglio dell'authority. Nella riunione odierna il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ascoltato una relazione degli uffici sull’informativa fornita da Telecom Italia lo scorso 30 maggio in merito al progetto di separazione societaria della rete d’accesso. A conclusione della discussione, il Consiglio ha incaricato gli uffici di avviare l’analisi dei possibili riflessi dell’operazione sulle condizioni di mercato e concorrenziali, nonché sulla regolamentazione dei mercati dell’accesso.

A tal fine, il Consiglio dell’Autorità ha sottolineato la necessità di dar corso ad un’interlocuzione tecnica con Telecom Italia per acquisire ulteriori elementi informativi, in aggiunta e ad integrazione di quelli ricevuti nella nota del  30 maggio scorso. In particolare, il confronto sarà volto ad approfondire gli aspetti relativi all’esatta definizione del perimetro della rete oggetto della separazione, alla governance della nuova società oltre che le modalità e i tempi per realizzare il sistema di equivalence of input. Gli uffici riferiranno periodicamente al Consiglio gli esiti degli approfondimenti e delle verifiche effettuate.  


Intanto, il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella, durante l'audizione in commissione Attività produttive alla Camera, ha detto che per la separazione della rete di Telecom Italia "appare indispensabile che essa sia accompagnata dalla definizione di un quadro certo di regole che garantiscano un accesso alla rete a parità di condizioni a tutti gli operatori". Lo scopo, precisa Pitruzzella, è quello di fare in modo che la separazione "sia idonea a conformare positivamente le dinamiche concorrenziali esistenti".

Identikit dei 3 mln di precari: 830 euro, pochi laureati, tanto impiego pubblico


 Precari italiani, ecco l’identikit: sono 3,3 milioni, guadagnano in media 836 euro netti al mese, lavorano per la maggior parte al sud, nella pubblica amministrazione, pochi sono laureati. Sono i dati che emergono dal ‘Rapporto sui diritti globali 2013′, che fa una fotografia approfondita dei giovani precari in Italia.
I precari in Italia sono 3,3 milioni (3.315.580 per la precisione) e guadagnano in media 836 euro netti al mese (927 euro mensili per i maschi e 759 euro per le donne). Di questi, la maggior parte lavora nel Mezzogiorno (35,18% del totale), solo il 15% è laureato e la pubblica amministrazione è il principale datore di lavoro.
L’esercito dei lavoratori atipici è costituito da: dipendenti a termine involontari; dipendenti part time involontari; collaboratori che presentano tre vincoli di subordinazione (monocommittenza, utilizzo dei mezzi dell’azienda e imposizione dell’orario di lavoro); liberi professionisti e lavoratori in proprio (le cosiddette partite Iva) che presentano anch’essi in contemporanea i tre vincoli di subordinazione.
Per quanto riguarda il titolo di studio, i dati evidenziano che il 46% ha un diploma di scuola media superiore, il 39% circa ha concluso il percorso scolastico con il conseguimento della licenza media e solo il 15,1% e in possesso di una laurea. Su un totale di oltre 3 milioni 315 mila lavoratori senza un contratto di lavoro stabile, quasi 1 milione 289 mila, pari al 38,9% del totale, non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell’obbligo.
La più alta concentrazione di lavoratori precari italiani è, appunto, nel pubblico impiego. Infatti, nella scuola e nella sanità ne troviamo 514.814, nei servizi pubblici e in quelli sociali 477.299. Se includiamo anche i 119.000 circa che sono occupati direttamente nella pubblica amministrazione (Stato, Regioni, enti locali, ecc.), il 34% del totale dei precari italiani risulta alle dipendenze del pubblico (praticamente uno su tre).
Gli altri settori in cui ci sono molti precari sono il commercio (436.842), i servizi alle imprese (414.672) e gli alberghi e i ristoranti (337.379).
Secondo la ricerca, è il Sud l’area geografica che conta il numero maggiore di precari. Se oltre 1.108.000 precari lavorano nel Mezzogiorno (pari al 35,18% del totale), le realtà più coinvolte, prendendo come riferimento l’incidenza percentuale di questi lavoratori sul totale degli occupati a livello regionale, sono la Calabria (21,2%), la Sardegna (20,4%), la Sicilia (19,9%) e la Puglia (19,8%).

Telecom comunicato unitario incontro 31-3-13 su scorporo rete


Venerdì 31 maggio u.s. le Segreterie Nazionali hanno incontrato il Presidente Franco Bernabè, l'Amministratore Delegato Marco Patuano e il Direttore del Personale Antonio Migliardi in merito alla decisione assunta dal Consiglio di Amministrazione di procedere allo scorporo della rete d'accesso.
Il Presidente, in apertura, ha ripercorso le motivazioni che hanno portato l'azienda ad assumere tale decisione. In particolare ha ricordato come il quadro regolatorio imponga eccessivi vincoli all'azienda che determinano un contenzioso giudiziario continuo con gli altri operatori. In tale scenario la sanzione erogata dall'antitrust, che l'azienda ritiene ingiustificata e per la quale attiverà i ricorsi necessari, rappresenta solo l'ultimo caso delle rigidità cui è sottoposta l'azienda.
Inoltre, la costituzione di una società delle reti rappresenta una struttura interessante per gli investimenti e la programmazione delle necessità del Paese, offrendo al sistema una opportunità per creare nuova occupazione ed evitare che le scelte di mercato, attuate dalle singole aziende, possano essere in contraddizione rispetto agli interessi del Paese.
Il Presidente, ha ribadito che tale progetto diventerà esecutivo solo a valle di un accordo operativo di sistema che determini i minori vincoli cui Telecom Italia dovrà essere sottoposta alla luce della parità di accesso garantita a tutti gli operatori.
Infine, Bernabè ha escluso che l'azionariato della nuova società delle reti possa vedere la presenza di altri operatori telefonici, che paralizzerebbero la gestione dell'azienda a causa dei conflitti di interesse che inevitabilmente si produrrebbero, prospettando uno scenario in cui Telecom manterrebbe il controllo della nuova società con la presenza di un azionista istituzionale di minoranza.
L'Amministratore Delegato Marco Patuano ha tracciato il perimetro della nuova azienda, per la quale non siamo in presenza di elementi definitivi e che dovrebbe riguardare il 30%  circa della rete aziendale. Il progetto interesserebbe la rete d'accesso coinvolgendo l'intera struttura di Open Acces, parte di TI e una dotazione di personale di Staff per renderla autonoma, evitando,nel contempo, duplicazioni di funzioni oggi già presidiate. Ad oggi le unità coinvolte sarebbero circa 21.000.
I tempi per la realizzazione del progetto, che sarà avviato solo dopo la definizione con le autorità competenti (Agcom, Ministero dello Sviluppo Economico e Presidenza del Consiglio) del nuovo quadro regolatorio, condizione fondamentale per procedere, sono stati identificati in 12 / 18 mesi.
Il Sindacato ha espresso preoccupazione che il progetto di scorporo possa mettere in discussione gli attuali livelli occupazionali auspicando, nel contempo, che le opportunità per l’intero settore in termini di investimenti, innovazione, efficacia regolamentazione, parità di accesso e sana competitività possano essere reali.  Per il Sindacato è fondamentale monitorare costantemente il processo per i rischi che potrebbero nascere dal venir meno dell'unicità aziendale, ricordando che tale scenario organizzativo non ha precedenti in Europa e che solo due Paesi in Europa, la Grecia oltre all’Italia, hanno un’unica rete di trasmissione.

Per le Segreterie Nazionali è fondamentale preservare il patrimonio rappresentato dall'azienda, dalla sua capacità di competere e dalla necessità di innovare il prodotto garantendo in questo modo le decine di migliaia di lavoratori che direttamente o indirettamente operano quotidianamente per Telecom.
I vertici aziendali, convenendo su tali necessità, hanno sottolineato che il progetto non sarà avviato nel caso in cui il nuovo quadro regolatorio di sistema non determini i minori vincoli per Telecom o introduca elementi in grado di indebolire le capacità e le competenze aziendali.
Viste le forti preoccupazioni espresse delle OO.SS., i vertici aziendali si sono impegnati a mantenere aperto un tavolo di confronto continuo che verifichi gli eventuali avanzamenti e metta in condizione il sindacato di essere costantemente coinvolto nella fase propedeutica all'assunzione di decisioni anche alla luce di quanto sottoscritto pochi mesi fa con l’accordo raggiunto sul Piano d’impresa che blindava il perimetro dell’azienda e che i vertici aziendali hanno pienamente riconfermato.
Vista la necessità di mantenere elevata l'attenzione sull'evoluzione degli scenari sopra descritti, le Segreterie Nazionali hanno deciso di richiedere un apposito incontro al Governo.
È evidente che il sindacato si opporrà con tutte le iniziative necessarie laddove non vi fossero le garanzie occupazionali e nel caso in cui si volesse procedere a ridimensionare una delle poche aziende Italiane in grado di competere nei mercati internazionali, contribuendo a rilanciare l'economia del Paese.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Almaviva Contact Comunicato Unitario Accordi 30-5-13

Il 30 maggio u.s. si è chiuso, dopo una trattativa ininterrotta durata quasi quaranta ore, l’accordo per i contratti di solidarietà del gruppo Almaviva Contact.
L’accordo prevede sia interventi per la gestione degli esuberi che azioni per il rilancio del Gruppo.
La gestione degli esuberi avrà tre fasi operative durante le quali verranno riallocati volumi verso le sedi ad oggi con maggiori problemi. Da settembre 2014 tutte le sedi operative avranno una percentuale di solidarietà del 25% massimo con l’obbligo aziendale ad una eguale distribuzione fra le commesse e gli operatori.
Roma: la trattativa ha portato la percentuale massima di partenza al 45% e quella di uscita a regime al 25%. Entro il mese di settembre verranno nuovamente posti in produzione i lavoratori della sede di via Lamaro, attualmente in cassa integrazione straordinaria a zero ore. Sul bacino coinvolto dalla cassa verrà aperta la mobilità volontaria sino al completo reinserimento dei lavoratori. Per quanto riguarda la commessa del Comune di Roma, ad oggi ancora in dubbio, l’azienda ha assicurato che se anche non venisse riassegnata ad Almaviva non comporterà revisioni delle percentuali di solidarietà ma verrà gestito comunque con le percentuali stabilite nell’accordo. Le attuali sedi operative, Casal Boccone e Scalo Prenestino, sono state dichiarate dall’azienda pienamente in grado di accogliere tutti i lavoratori, compresi quelli della sede di via Lamaro.
Napoli: dall’iniziale proposta aziendale di partire con il 4o% di solidarietà per arrivare al 30% a regime, la trattativa ha portato ad una riduzione della quota iniziale al 35% massimo per arrivare al 25% a regime. Per quanto riguarda la situazione delle commesse si deve registrare una importante novità su Fastweb, commessa inizialmente chiusa al 31 dicembre 2013. Grazie all’attivazione del tavolo di confronto sindacale previsto dall’art. 53 del nuovo CCNL TLC, Fastweb ha espresso la disponibilità a prolungare ulteriormente il rapporto commerciale con Almaviva Contact. Il prolungamento della commessa oltre il 2013 porterà ad una ulteriore possibilità di revisione positiva delle percentuali di solidarietà a livello nazionale (comunque l’azienda ha garantito che eventuali sviluppi non pienamente positivi su questa commessa verrà comunque gestito con le percentuali di solidarietà stabilite dall’accordo, senza ulteriori aggravi).
Milano e Rende: nelle due sedi verranno introdotti i contratti di solidarietà a partire dalla seconda fase,  dall’inizio del 2014, con una percentuale iniziale del 20% e con l’uscita al 25% a regime.
Catania e Palermo: nelle due sedi siciliane la percentuale di solidarietà sarà da subito del 25% massimo. Per quanto riguarda le sedi di Palermo l’azienda ha assicurato il proprio impegno a trovare una soluzione che garantisca l’attuale perimetro occupazionale e numero delle postazioni.
L’azienda ha ribadito come nessuna commessa verrà spostata dalle attuali sedi ma verranno spostati esclusivamente i volumi sufficienti a ripartire equamente su tutti i lavoratori i Contratti di Solidarietà. Le nuove commesse verranno preferenzialmente indirizzate sulle sedi di Roma e Napoli così da consentire la riallocazione dei volumi sulle sedi di appartenenza.
Insieme al piano di gestione degli esuberi le parti hanno condiviso un piano di ottimizzazione operativa estendendo a tutte le sedi la procedura di timbratura dalla postazione di lavoro. Ogni mese ciascun lavoratore avrà a disposizione 20 minuti di franchigia e 5 minuti quotidiani a recupero per i ritardi. Ritardi imputabili a malfunzionamenti delle macchine o indisponibilità delle postazioni non verranno imputati ai lavoratori che, invece, potranno timbrare l’entrata dalla postazione dei responsabili di sala.
Per il rilancio commerciale dell’azienda le parti hanno convenuto l’adozione di un sistema di verifica della qualità aziendale basato su una nuova tecnologia di analisi dei processi e verifica della congruità delle procedure aziendali e di commessa. Un sistema innovativo che le parti hanno deciso di monitorare congiuntamente, a partire dalla prossima presentazione preventiva al Garante della Privacy, istituendo una commissione paritetica che avrà il compito di monitorare e condividere le metodologie di applicazione e le garanzie di privacy e riservatezza dei lavoratori ogni qualvolta verrà introdotto il sistema sulle varie campagne.
Si è convenuto che base fondante di tutto il Piano sono gli investimenti formativi articolati in piani di riqualificazione iniziale e formazione continua; a tal proposito, a livello territoriale, verranno mensilmente esaminati gli interventi formativi realizzati e quelli pianificati.
In complesso si tratta di un accordo importante, che mette in sicurezza il perimetro occupazionale di Almaviva Contact tenendo al centro l’esigenza primaria dell’equità. Ora è decisivo, per la riuscita del piano di contenimento degli esuberi e il rilancio, che l’azienda tenga fede all’impegno di confrontarsi col sindacato per l’organizzazione del lavoro.

LE SEGRETERIE NAZIONALI

02 giugno 2013

Bernabè (Telecom Italia): "Ecco come avverrà lo scorporo della rete"

di Franco Locatelli
Non c’è dubbio che il caso più drammatico nell’agenda dell’industria e della finanza italiana sia oggi quello dell’Ilva, sospesa com’è tra liquidazione, commissariamento, nazionalizzazione e vendita a pezzi a gruppi stranieri.  Sono in gioco  migliaia di posti di lavoro ma anche la salute dei tarantini e il futuro stesso dell’industria siderurgica italiana. Ma l’Ilva non sarà il solo caso a scaldare l’imminente estate dell’industria e della finanza italiana.  Che dire della Fiat? La partita che sta per portare il Lingotto alla definitiva conquista del 100% della Chrysler e poi alla fusione e alla quotazione a Wall Street è ancora lunga e non priva di insidie. Ma, con buona pace di chi aveva già emesso sentenze di condanna a carico di Sergio Marchionne, l’onestà e l’indipendenza intellettuale vorrebbero che si riconoscesse che, per ora, il manager italo-canadese ha vinto la scommessa americana e ha salvato tutti i posti di lavoro della Fiat in Italia, come è emerso anche dal recente incontro della Fiat con il nuovo ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, che sembra voler improntare la propria azione di governo a un lodevole pragmatismo.

Poi ci sono Rcs, Camfin e Finmeccanica: il piano di rilancio del gruppo che edita il Corriere della sera sarà riscritto ma il via libera dell’assemblea alla ricapitalizzazione è un passo importante. Per Camfin, da cui dipende il controllo di uno dei pochi grandi gruppi industriali come Pirelli, la battaglia tra Tronchetti Provera e Malacalza, con il possibile lancio di un’Opa che scalda la Borsa e che vede il fondo Clessidra come protagonista, resta aperta a tutte le soluzioni. Importanti saranno infine le nomine ai vertici e soprattutto alla presidenza della Finmeccanica che dovrebbero finalmente chiudere gli effetti della triste stagione delle indagini giudiziarie e permettere al campione nazionale dell’aerospazio e della difesa di tornare a concentrarsi sulle strategie industriali.

La soluzione di tutti questi casi aperti, quand’anche fosse positiva, non basterà da sola a far recuperare i 25 anni perduti dall’Italia come ha denunciato il Governatore Ignazio Visco nelle sue Considerazioni finali all’assemblea di venerdì della Banca d’Italia, ma certamente dimostrerebbe che, al di là del puro ambito industriale o finanziario, il nostro resta un Paese vitale e in grado di affrontare i nodi da cui dipende in parte il suo futuro. Non c’è dubbio però che, insieme all’emergenza Ilva, il caso che ha maggior spessore strategico è quello aperto nei giorni scorsi dal presidente della Telecom Italia, Franco Bernabè, con l’avvio dello spin off della rete, caso unico al mondo se si eccettua il precedente della Nuova Zelanda.  Da questa operazione può derivare un rilancio del maggior gruppo telefonico italiano ma può discendere soprattutto un assetto più concorrenziale e più trasparente del mercato e  una spinta all’innovazione, al rafforzamento a alla modernizzazione di un settore come quello delle tlc che ha accusato il colpo, non sempre leale, dei giganti senza regole di Internet come Google, Apple, Amazon, Microsoft , Facebook.

Ma che significa esattamente lo scorporo della rete Telecom e come avverrà? Proprio perché si tratta  di un caso senza precedenti in Europa è evidente che ci muoviamo su un terreno inesplorato e che essenziale per l’esito di tutta l’operazione sarà  il giudizio del  regolatore (Agcom). Tuttavia, in un’intervista rilasciata ieri al Sole 24 Ore, Bernabè ha cominciato a chiarire quattro punti fondamentali.

Primo: lo scorporo non riguarderà tutta la rete Telecom  ma quella parte che riguarda “strutture essenziali non replicabili” e “non invece la parte di rete intelligente che fa innovazione , di cui dispongono anche i concorrenti, che Telecom si terrà”. Secondo: “La società della rete d’accesso deve essere – è sempre Bernabè che parla – una utility come Snam o Terna, che attinge le proprie risorse da un assetto regolatorio stabile nel lungo periodo con prevedibilità di ricavi e margini che consentano di programmare gli investimenti” facendone realmente un’entità separata e trasparente. Terzo:  Telecom Italia, che – non dimentichiamolo - è da oltre 15 anni una società privata, nel momento in cui scorpora la rete raccogliendola in un’apposita società, intende mantenere la maggioranza della società della rete. Quarto:  sulla governance della nuova società della rete, nella quale dovrebbe entrare la Cassa depositi e prestiti (Cdp) attraverso il Fondo Strategico Italiano, Telecom è tuttavia aperta a ricercare le migliori soluzioni “purché ragionevoli e coerenti con le finalità dell’azienda” .

E’ evidente che la piattaforma delineata da Bernabè è una prima base di confronto con il regolatore, con l’Europa, con il Governo e con i nuovi possibili azionisti della società della rete, con il mercato.  Ci sono molti punti e valori ancora da definite. Tuttavia, i primi apprezzamenti dei vertici della Cassa lasciano ben sperare. Non si può però non concordare con il presidente della stessa Cdp, Franco Bassanini, quando osserva che ovviamente i tempi di tutta l’operazione, come il perimetro dello scorporo, li detta chi ha in mano la rete, e cioè la stessa Telecom, ma “nell’interesse del Paese sarebbe bene che fossero tempi rapidi”. Non sarà però questione né di giorni né di settimane ma di sicuro occorreranno mesi e mesi. L’importante che si arrivi al traguardo.