25 luglio 2012

RSU SLC CGIL di TELEPERFORMANCE IN RISPOSTA A UILCOM

Abbiamo appreso con stupore del comunicato della UILCOM in cui viene attaccata la SLC CGIL per aver appoggiato l'emendamento, appena votato alla Camera, con il quale vengono bloccate le delocalizzazioni dei call center...e sappiamo come il tema sia caldo, soprattutto da noi a Teleperformance!!! Siamo stupiti,e non usiamo volutamente altro termine, per il fatto che la UILCOM abbia tempo da perdere a criticare la SLC CGIL per essersi impegnata in questa battaglia a favore dei lavoratori, mentre non ha usato nemmeno 1 minuto del suo prezioso tempo per impegnarsi in questa lotta che vuol garantire qualche stabilità in più ai lavoratori!!!

Non si preoccupino, ci abbiamo pensato noi!!! Ma, poiché siamo dell'idea che il sindacato unitario sia sempre più forte, superata questa battaglia, proponiamo di unirci da subito in un passaggio importante della nostra vertenza: UNIAMOCI INSIEME PER DIRE “NO” AL PASSAGGIO DEI LAVORATORI A 4 H...CONDUCIAMO INSIEME QUESTA BATTAGLIA???

NOI CI SIAMO...ASPETTIAMO ANCHE LA UILCOM(e gli altri)...SPERANDO CHE LA NOTTE PORTI CONSIGLIO!!!


RSU SLC CGIL di TELEPERFORMANCE

Rai: Miceli (Slc Cgil), dichiarazioni Gubitosi e Tarantola segno di discontinuità

DICHIARAZIONE DI EMILIO MICELI SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL

Cogliamo con favore le dichiarazioni di Direttore Generale e Presidente della Rai sulla questione dei loro rispettivi trattamenti economici.Avevamo formalizzato, con una lettera al Dott. Gubitosi la nostra preoccupazione per il segnale negativo che tali trattamenti, sia dal punto di vista economico sia da quello contrattuale, davano ai lavoratori. I lavoratori Rai sono in attesa del rinnovo contrattuale da 31 mesi e circa 3000 di essi attendono anche da 10 anni un contratto a tempo indeterminato.

Crediamo che quanto dichiarato a mezzo stampa da Gubitosi e Tarantola rispetto ai propri trattamenti delinei, rispetto al passato, una discontinuità importante.

Per la prima volta l’azione sindacale e le molte proteste di lavoratori della Rai attraverso la stampa e social network (che la Dott.sa Lei avrebbe voluto censurare), hanno aiutato le determinazioni da parte dei vertici aziendali, dando a tutti la possibilità di avviare un confronto per il lavoro e per il servizio pubblico senza passi falsi iniziali.

24 luglio 2012

Esodati: il testo integrale della lettera che l’Inps spedirà ai 65 mila tutelati

L’Inps scriverà entro questa settimana a 65 mila pensionandi, gli esodati ammessi alla salvaguardia dal decreto del 1° giugno 2012. Coloro cioè che potranno accedere alla pensione con le regole precedenti la riforma Fornero. Sempre che i requisiti richiesti siano validi. La circolare 12196 dell’Inps impegna l’amministrazione a tirar fuori le posizioni individuali di ognuno dei 65 mila interessati per sottoporle a verifica. A ognuno sarà indirizzata una lettera per invitarlo a controllare il proprio estratto-conto previdenziale. Subito, si deve attivare per prenotarsi all’Inps di competenza territoriale per verificare inesattezze o carenze riscontrate nell’estratto.

Oltre alla lettera un Contact Center si premunirà di contattare i potenziali beneficiari preavvisandoli dell’invio della comunicazione dell’Inps, spiegando loro la possibilità di fissare un appuntamento con un funzionario di sede, per ricevere la consulenza e l’assistenza necessaria. In questo caso sarà possibile accedere alla gestione personalizzata del proprio fascicolo previdenziale che permette la preventiva istruttoria, o addirittura, la soluzione delle problematiche rappresentate dal cittadino nella richiesta di accesso all’ufficio, con l’introduzione dello Sportello Amico. La profilazione verrà effettuata a livello centrale, mentre ciascuna struttura territoriale dovrà provvedere a definire l’orario di ricevimento, che, conformemente a quanto stabilito dalla circolare 66/2012, non potrà essere inferiore fin da adesso a 28 ore settimanali per le Agenzie interne e complesse, ridotte a 20 per le Agenzie territoriali.

Esodati, lettera dell'Inps

Papà, dai un pezzo di posto fisso ai figli. Bacio Perugina o doppio danno ?

di Alessandro Camilli

ROMA – Figli in fabbrica al posto dei padri. Riduzione dell’orario di lavoro per i genitori e, al loro posto, spazio ai giovani in cerca di lavoro. L’idea è della Nestlé: un’occasione per i giovani secondo la multinazionale svizzera ma un modo per creare due precari, “due poveri” secondo Michele Greco, coordinatore Rsu a San Sisto, la fabbrica in cui vengono confezionati i famosi Baci Perugina e oggetto della proposta. La verità, come al solito, è a metà strada tra le due opposte opinioni.

“La proposta che fanno gli svizzeri è molto semplice: in virtù della riforma pensionistica voluta dal ministro Elsa Fornero – scrive il Corriere della Sera, a cui evidentemente l’idea non dispiace – c’è il rischio di avere nei prossimi anni una forza lavoro un po’ invecchiata, visto che almeno un quarto dei mille dipendenti di Ponte San Sisto vedrà allontanarsi il giorno del ritiro di 7 o anche 8 anni. Perché non chieder loro di ridursi l’orario da 40 a 30 ore settimanali e di consentire così l’ingresso in fabbrica di un giovane, magari il proprio figlio? (…) La proposta di aprire ai figli dei dipendenti fa un po’ storcere il naso ai sindacalisti perché ricorda vecchie pratiche consociative che erano state messe al bando, di fronte però alla possibilità di creare nuovi posti di lavoro è difficile che alla fine non si raggiunga un’intesa. Perché tutto si gioca sull’adesione volontaria e gli svizzeri non hanno nessuna voglia di operare forzature. Spiega Gianluigi Toia, direttore delle relazioni industriali di Nestlé Italia: ‘Innanzitutto va tenuto presente che operiamo in un microcosmo, per cui già ci sono rapporti di parentela stretta tra molti dei nostri dipendenti. Non sarebbe una novità. E comunque nella proposta che abbiamo messo a punto diamo agli operai un’opportunità, non un diritto”.

“Ma i sindacati, in particolare la Flai-Cgil Umbria, e la Camera del lavoro di Perugia – riporta Repubblica – considerano (la proposta) un modo per ‘barattare i diritti dei lavoratori, acquisiti negli anni, con una prospettiva di lavoro comunque flessibile per i figli’. E questo ‘è assolutamente inaccettabile oltre che impraticabile’. L’azienda non ha ancora chiarito, racconta Michele Greco, coordinatore Rsu a San Sisto, ‘se si tratta di contratti a tempo indeterminato o determinato’. E in ogni caso, ‘si teme un part-time a 800 euro mensili’ per i giovani assunti che alla fine ‘flessibilizza tutti’. Figli pagati poco, padri ‘con stipendi tagliati del 25-30%’ e ‘conseguenti riduzioni su scatti, tfr, pensioni future’. In pratica, si creano ‘due poveri’. (…) ‘Non siamo di fronte alla prassi classica delle grandi aziende: lavoratori vicini alla pensione che lasciano, incentivati, per far posto ai figli. Qui si scarica la crisi sugli organici e basta”.

Eppure, gli stessi sindacati, in altri tempi e in altri luoghi hanno avallato politiche simili. Anzi in passato era una prassi non solo tollerata, ma sancita da accordi in molte aziende, pubbliche comprese. Nel tempo l’utilizzo di questa politica è diventato sempre più politicamente scorretto, contrario al merito e ‘corporativo’ e, da quasi abitudine e divenuta eccezione. Eccezione sì, ma tollerata tanto che, anche in tempi recenti, è stato adottata alle Poste, con il beneplacito dei sindacati, e anche in banca si continua a fare.

Ma cosa succede quindi a San Sisto, azienda santa che corre in aiuto dei lavoratori e sindacati impazziti? Oppure azienda subdola che facendo leva sull’“amore di mamma” vuole fregare i dipendenti e sindacati strenui difensori dei diritti in pericolo? Né l’uno né l’altro. L’azienda, la Nestlé, comprensibilmente, guarda in primis ai suoi interessi. “Oltre a combattere il rischio di un eccessivo invecchiamento la proposta Nestlé ha un altro obiettivo – scrive il Corriere della Sera – serve a garantire all’impianto perugino di aumentare la produttività. Stiamo parlando della fabbrica più importante che la multinazionale ha in Italia, sforna infatti 30 milioni di tonnellate di cioccolato l’anno e ne esporta il40%o. Per restare su di giri deve però competere dentro lo stesso sistema Nestlé con gli altri impianti tedeschi, francesi e inglesi. Da qui l’idea del management di cambiare i turni di lavoro e passare alle 6 ore per 6 giorni su tre turni. In questo modo verrebbe riassorbita la quota coperta oggi con gli straordinari, si potenzierebbe l’occupazione, si potrebbe crescere in produttività e raccordare meglio le produzioni con la stagionalità dei consumi di cioccolato”.

Ecco quindi facilmente spiegato l’arcano: alla Nestlé conviene. Ma che una grande multinazionale agisca secondo il proprio interesse non può essere davvero considerato un arcano, più misteriosa è la reazione dei sindacati. Perché se è vero che agli svizzeri il “patto generazionale” conviene, è altrettanto vero che per i giovani accedere al mondo del lavoro è una vera impresa, e questo costituisce un problema non solo per i ragazzi, ma anche per le loro famiglie. Meglio sarebbe quindi, forse, trattare con la Nestlé, per la serie “a voi conviene, ma noi in cambio vogliamo contratti a tempo indeterminato”. E’ un’idea.

Ericsson: Comunicato incontro esame congiunto per mobilità

- COMUNICATO -

Nella giornata del 18 luglio 2012 si è svolto l’esame congiunto previsto dalla legge 223/91 in merito alla procedura avviata da Ericsson il 12 luglio 2012, per la risoluzione del rapporto di lavoro con conseguente collocazione in mobilità di 374 lavoratori.

Prima tutte le RSU erano state rese partecipi dall’azienda in apposita riunione della necessità di pervenire a una ridefinizione degli organici.

In apertura dell’incontro Ericsson ha spiegato le ragioni che hanno determinato o determineranno l’eccedenza strutturale di personale:

– Lo scenario internazionale del settore delle TLC molto competitivo che impone costante attenzione ai processi produttivi al fine di perseguire il tempestivo riequilibrio dei fattori economici.

– La necessità di razionalizzare e adeguare i prodotti alle nuove esigenze del mercato.

– La difficoltà a individuare misure alternative idonee a evitare la collocazione in mobilità dei lavoratori.

Il responsabile della ricerca e sviluppo peraltro raffigurava la necessità in prospettiva di rinnovare il mix delle tecniche e delle competenze evidenziando difficoltà delle attuali risorse a rispondere alle nuove esigenze. Riconosceva infine l’azienda il numero impegnativo degli esodi rendendosi disponibile a rispettare la volontarietà del lavoratore all’esodo, porre in essere politiche di Outplacement e incentivi in linea con quelli delle precedenti procedure.

Le OO.SS. di contro contestavano la mancata illustrazione del piano industriale, il ripetuto ricorso a procedure di mobilità quale strumento normale per affrontare la competitività dei mercati, il continuo incremento dei consulenti, nonché la delocalizzazione di posti di lavoro pur in presenza d’incentivi di Istituzioni italiane...

Chiedevano infine senza i vincoli di tempo derivanti dalla procedura di mobilità, un confronto serio sulle effettive necessità aziendali, rendendosi disponibili alla fine del confronto a concordare le azioni da intraprendere non escluse quelle di un ridimensionamento del perimetro aziendale.

In assenza in una convinta adesione da parte di Ericsson al percorso indicato le OO.SS. ritenevano opportuno interrompere la discussione indicando la necessità di un coinvolgimento dei lavoratori attraverso un percorso assembleare prospettando

immediatamente dopo il periodo feriale di agosto l'inderogabilità di sostenere la vertenza attraverso azioni sindacali.

Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL


«Scegli il part time? Assumo tuo figlio».

Succede alla Nestlè Italia, nello stabilimento Perugina di San Sisto, vicino Perugia. La multinazionale ha infatti intenzione di proporre ai suoi dipendenti un taglio dell’orario di lavoro, da 40 a 30 ore settimanali bilanciato da un impegno ad assumere un figlio con contratto di apprendistato.

Il tutto, precisa il Sole 24 Ore che riporta la notizia, a condizione che il figlio in questione “abbia il profilo professionale adatto alle esigenze della produzione”. I dettagli della proposta Nestlè li illustra Gianluigi Toia, responsabile delle relazioni sindacali per Perugina. “Nessun automatismo in questo scambio – spiega – ma la possibilità, se competenze e formazione sono adeguate, per dare una mano al budget familiare in un momento di forte crisi economica”.

La proposta, un vero e proprio patto generazionale, riguarderà un migliaio di dipendenti e nelle intenzioni di Perugina è una “risposta seria, responsabile e coraggiosa in un momento di difficoltà per l’economia, non solo in Umbria e in Italia, ma in molti Paesi europei”.

Per ora la proposta è solo ai primi passi. L’obiettivo è quello di inserire un centinaio di lavoratori concentrati, però, “in un periodo di 10 mesi, favorendo la stagionalità del cioccolato”.

23 luglio 2012

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l'onere della prova è a carico del datore di lavoro


Corte di Cassazione sentenza n. 11775 del 2012
Ai fini della legittimità del licenziamento pei ragioni inerenti all'attività produttiva, sul datore di lavoro incombe l'onere di provare la concreta riferibilità del licenziamento a iniziative collegate ad effettive ragioni di carattere produttivo-organizzativo sussistenti all'epoca della comunicazione del licenziamento, nonché l'impossibilità di adibire il lavoratore ad altre mansioni compatibili con la qualifica rivestita, in relazione al concreto contenuto professionale dell'attività cui il lavoratore stesso era precedentemente adibito".
E' quanto ribadito dalla Corte di Cassazione che, con sentenza n. 11775 del 2012, ha altresì sottolineato che "il giustificato motivo oggettivo deve essere valutato sulla base degli elementi di fatto esistenti al momento della comunicazione del recesso, la cui motivazione deve trovare fondamento in circostanze realmente esistenti e non future ed eventuali" e che, "nell'ambito dell'onere probatorio che incombe sul datore di lavoro, in caso di licenziamento per giustificato motivo, il datore di lavoro che adduca a fondamento del licenziamento la soppressione del posto di lavoro cui era addetto il lavoratore licenziato ha l'onere di provare non solo che al momento del licenziamento non sussisteva alcuna posizione di lavoro analoga a quella soppressa, alla quale avrebbe potuto essere assegnato il lavoratore per l'espletamento di mansioni equivalenti a quelle svolte, ma anche di aver prospettato, senza ottenerne il consenso, la possibilità di un reimpiego in mansioni interiori rientranti nel suo bagaglio professionale, purché tali mansioni siano compatibili con l'assetto organizzativo aziendale insindacabilmente stabilito dall'imprenditore". Non si è discostala da tali principi la Corte territoriale - precisano i giudici di legittimità - con l'affermazione che la situazione prospettata dalla società, e cioè la soppressione del posto di lavoro ricoperto dal dipendente licenziato, quale direttore di una parte dell'attività commerciale (quella relativa alla vendita dei prodotti di abbigliamento), a seguito della nuova affiliazione in franchising di quella parte dell'attività del supermercato, "avrebbe dovuto essere quanto meno coeva alla contestata situazione del venir meno dell'utilità di un tale figura professionale e non essere semplicemente prospettata come potenziale causa di recesso in un futuro prossimo, senza che, nel contempo, fosse fornita alcuna prova della possibilità di repechage del lavoratore in attività similari, dato che, comunque, da una parte l'attività di franchising continuava, seppur con un gruppo commerciale diverso ... per il ramo di attività della stessa azienda rappresentato dalla vendita dell'abbigliamento e, dall'altra, il regime commerciale di franchising permaneva, immutato il gruppo commerciale di riferimento ... per l'altro ramo commerciale di vendita di generi alimentari e casalinghi".

Metalmeccanici: trattativa senza Fiom, scatta la protesta

- www.rassegna.it -

E' iniziata oggi (23 luglio) a Roma la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Trattativa che esclude la Fiom: il negoziato si è svolto tra Federmeccanica e gli altri sindacati (Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici e Fismic) senza le tute blu della Cgil. La Fiom ha manifestato fuori dall'incontro, che si è tenuto presso l'Auditorium della Tecnica: da stamattina presto oltre un centinaio di persone con bandiere, striscioni e sirene ha protestato contro l'esclusione.


Il tavolo separato "non è una vera trattativa, è una gara al ribasso dove chi offre meno può sedersi al tavolo". Queste le parole del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. L'esclusione del suo sindacato è "una violazione della democrazia", spiega, e non rispetta neanche "gli accordi del 28 giugno, per cui chi ha il 5% della rappresentanza ha diritto a stare nella trattativa". La Fiom "è l'organizzazione più grande per voti e iscritti", ricorda, per questo il tavolo "è illegittimo e riflette le richieste di Federmeccanica, come quella di non pagare i primi tre giorni di malattia e l'aumento degli orari di lavoro".

L'assenza della Fiom al tavolo è "un'anomalia e un problema per le relazioni sindacali nella nostra categoria". Così il presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, al termine della riunione. "Voglio confermare che è interesse di tutti superare questa impasse - aggiunge -. Noi intendiamo rinnovare il contratto del 15 ottobre 2009 e non un generico e non identificato contratto collettivo di categoria. Per questo avevamo chiesto alla Fiom, anche considerando il contenzioso giudiziario da essa promosso e non ancora concluso, di esplicitare in proposito una posizione chiara e non ambigua. Ciò non è avvenuto".


Nel frattempo, la Federmeccanica ha bocciato le richieste degli altri sindacati. La proposta di aumento di 150 euro mensili è "senz'altro onerosa e ingiustificata", tra le parti "c'è una differenza apprezzabile". Prossimo incontro della trattativa separata il 13 settembre.


E oggi la protesta della Fiom è andata in onda in tutta Italia, non solo a Roma. A Torino giornata di mobilitazione della Fiom piemontese, con presidio davanti all'Unione industriale dove si sono radunate decine di lavoratori. Anche a Genova manifestazione davanti alla sede di Confindustria, contro "la scelta di escludere la Fiom dal primo incontro sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro, a cui hanno partecipato solo Fim e Uilm", come ricordato dal sindacato in piazza.

Poste: Richiesta d’intervento all' Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni


Roma, 23 luglio 2012
All’Autorità per le Garanzie
nelle Comunicazioni
Centro Direzionale, Isola B5
80143 Napoli
Oggetto: richiesta d’intervento
Nell’ambito dell’attuazione dell’Accordo Quadro avente ad oggetto il servizio di distribuzione e raccolta di corrispondenza e posta non indirizzata ed espletamento di servizi ausiliari in ambito urbano, facciamo specifico riferimento alla procedura con chiamata da Albo di Poste Italiane, per aggiudicazione, pubblicata in data 19 aprile 2012 e suddivisa in 41 lotti.
Analizzando nel dettaglio le singole clausole riteniamo opportuno formulare alcune considerazioni.
Riteniamo assai discutibile che si espleti una gara senza indicazioni rispetto ai criteri di determinazione: dei volumi, delle percorrenze chilometriche e al mix di prodotti oggetto del servizio; soprattutto perché l’offerta, per esser congrua, deve essere parametrata sulla forza lavoro, sulle spese per i mezzi utilizzabili e, per un’adeguata organizzazione aziendale, sulla quantificazione/identificazione degli oggetti da recapitare, con le conseguenti modalità.
La remunerabilità dell'appalto è condizione fondamentale e quindi tra gli allegati tecnici al capitolato devono esserci anche le giustifiche per determinare il costo del servizio (la somma dei vari singoli costi).
Di conseguenza se il costo unitario del bando è inferiore a quello degli anni precedenti o comunque non prevede i rincari ufficiali nel frattempo intervenuti, può considerarsi iniquo. Ricordiamo che questo fu uno degli aspetti che costrinse alcune ditte, dopo l'aggiudicazione, ad adire la DPL per l'errata valutazione e parametrazione di alcuni costi, come ad esempio il costo lavoro. A tal proposito giova ricordare l’obbligo di applicare i CCNL e mantenere il personale già in forza ( a seguito delle precedenti gare con i passaggi di cantiere).
Leggendo l'art.11 appare evidente la violazione del Memorandum 2007 e di alcuni principi generali della liberalizzazione in esso contenuta. Infatti, non vi è alcuna ragione, o potere, per limitare l'organizzazione aziendale imponendo il recapito esclusivo degli oggetti di Poste Italiane. In tal caso si crea un indiretto vincolo di non concorrenza (non previsto), che impedisce alla ditta aggiudicataria di operare le scelte commerciali che ritiene più opportune.
Quanto al servizio assicurate crediamo che debba essere analizzato nel dettaglio, per individuare con certezza le quantità da attribuire e quelle poi attribuite, non vi è, inoltre, alcuna possibilità di valutare le ragioni dell'esclusione dal bando di alcune città e le decurtazioni medie del 50% dei volumi di traffico (rispetto ai precedenti bandi), che evidenziano una discrezionalità aziendale assolutamente non prevista.
Per quanto attiene, invece, ai Buoni consegna di cui agli artt. 2-3 del medesimo bando, bisogna che Poste chiarisca in primo luogo le modalità della compensazione (in termini quantitativo/economici) dei servizi affidati nel periodo di validità del Buono stesso. Appare decisamente contraddittorio, infatti, il contenuto dell'ultimo comma dell'art. 3 in quanto prima si dice che si potrebbe prevedere la riduzione del 20%, poi si prevede un ulteriore riduzione del doppio quinto "in ipotesi eccezionali e non pianificabili di calo di volumi di corrispondenza", da parte di Poste Italiane, nell'ambito della provincia di riferimento del lotto di aggiudicazione. Una tale evenienza è assolutamente incontrollabile da parte dell’aggiudicataria e la variabile è legata non al singolo cap, ma all'intero ambito provinciale .
Ultimo problema da porre in evidenza è la questione IVA che, nonostante il punto 8 del memorandum 2007 prevedesse una rivisitazione della normativa (con riferimento al regime fiscale in materia di imposta sul valore aggiunto) – e la concessione di alcune agevolazioni fiscali, non ha ancora subito modifiche.
A seguito di queste nostre considerazioni sul bando di gara in oggetto ed in coerenza con i compiti assegnati a codesta Autorità in materia di vigilanza nel settore postale, chiediamo un vostro autorevole intervento teso a ripristinare condizioni di normale operatività.
Distinti Saluti.
Il Segretario Generale
Emilio Miceli

Poste Italiane e Russian Post...


Forme innovative di pagamento, servizi finanziari e applicazione di protocolli di comunicazione digitale per l'attuazione di una gamma di servizi a forte valenza sociale. Si arricchisce di nuovi contenuti il programma di collaborazione tra Poste Italiane e Russian Post, il colosso postale della Federazione russa che ha scelto l'azienda italiana come advisor tecnologico per pianificare lo sviluppo e l'ammodernamento della rete logistico-postale russa, il restyling tecnologico degli uffici postali e l'introduzione di servizi ad alto valore aggiunto. Oggi l'ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, si è recato a Mosca per firmare un nuovo accordo con il direttore Generale di Russian Post, Alexander Kiselev con il quale si dà il via alla nuova fase operativa del programma di collaborazione.

L'accordo scandisce il calendario delle azioni del programma di sviluppo qualitativo dei servizi postali, per l'adeguamento tecnologico dei 42mila uffici postali diffusi sul territorio russo e l'innalzamento della loro efficienza, anche in considerazione delle peculiarità geografiche del Paese, che impongono lo studio e l'applicazione di soluzioni tecniche del tutto originali ed esclusive. Ma soprattutto pone le basi per la creazione di una gamma di servizi a forte contenuto sociale in grado di semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione e realizzare un modello innovativo di servizi alla persona (amministrativi, sanitari e di pagamento) forniti attraverso la rete degli uffici postali con l'obiettivo di ridurre virtualmente le distanze tra popolazione e pubblica amministrazione in un Paese vastissimo come la Federazione Russa.

"Lo sviluppo tecnologico della rete di uffici e dei servizi di recapito - ha spiegato Sarmi a margine del suo incontro con i vertici di Russian Post e con la delegazione ministeriale - permetterà di realizzare anche in Russia un'architettura di servizi a forte valenza sociale, che si ispirano ai progetti attuati in Italia per la PA, resi possibili grazie alla tecnologia e all'infrastruttura fisica e tecnologica di Poste Italiane. Subito dopo - ha concluso l'ad - analizzeremo le esigenze di privati e imprese russe e coadiuveremo Russian Post nella proposta di una vasta gamma di servizi commerciali, di e-Commerce, di comunicazione digitale, di telefonia e di diffusione dei servizi via web".

22 luglio 2012

Eurocall-Mics, call center catanese assume 120 giovani.


Catania "capitale dei call center". Nel bene e nel male. Stavolta la notizia che arriva da questo settore - polmone occupazionale che troppo spesso soffre di precariato o comunque di difficili condizioni di lavoro - s'annuncia positiva, significativamente e finalmente in controtendenza in tempo di crisi: la Eurocall-Mics di Piano Tavola, un'azienda tutta siciliana facente capo al gruppo Ntet del cavaliere del lavoro Francesco Tornatore, ha infatti annujciato ieri di avere dato lavoro stabile a 120 operatori, tutti giovani e per il 65 per cento donne.
L'accordo per l'avvio delle procedure di assunzione con contratti a tempo indeterminato dei giovani lavoratori, di età compresa tra i 23 ed i 35 anni, è stato siglato ieri nella sede aziendale dall'amministratore delegato di Eurocall-Mics, Carmine Spina e dai rappresentanti sindacali di Cgil Catania, rappresentata da Giovanni Pistorio, Slc-Cgil Sicilia, rappresentata da Davide Foti, e Nidil-Cgil, rappresentata da Giuseppe Oliva unitamente alle Rsa/Rsu delle unità produttive del gruppo che hanno sede in Sicilia.
Le procedure di assunzione dei lavoratori inizieranno il primo di agosto e saranno completate entro sei mesi. Tutti gli operatori che da qui a gennaio prossimo otterranno il contratto stabilizzato lavorano già per la Eurocall-Mics, hanno un'anzianità di servizio non superiore ai due anni e fino ad oggi hanno operato in regime di lavoro atipico su varie commesse.
La stabilizzazione per i 120 lavoratori - spiega una nota del gruppo - arriva grazie all'aggiudicazione di Eurocall-Mics di una commessa inbound della Enel (con gli operatori che si occuperanno del servizio clienti, ricevendo dunque le chiamate dagli utenti Enel).
«Riuscire a dare lavoro stabile a 120 giovani è per noi motivo di grande orgoglio e soddisfazione ed è la dimostrazione che anche in un settore ad altissima concorrenza, si può fare impresa in modo serio e nel rispetto delle regole - dice il cav. Tornatore, presidente della Eurocall - Lavoriamo in Sicilia nel settore dei call center da otto anni e solo a Catania abbiamo 150 lavoratori stabilizzati che arriveranno presto a 300 con iniziative di questo genere».
«Questa delle 120 stabilizzazioni, a maggior ragione in un settore particolarmente colpito dal precariato come quello dei call center, non può che farci esprimere il più vivo apprezzamento nei confronti di un imprenditore che ha scelto di andare in controtendenza, assumendo anziché licenziando, puntando sulla formazione professionale dei dipendenti e dunque sulla qualità piuttosto che su logiche da sottoscala troppo diffuse» - commenta l'on. Giuseppe Berretta (Pd) -. In un territorio in cui si contano ben 2500 posti di lavoro stabili a rischio, speriamo che esperienze come quella della Eurocall-Mics possano moltiplicarsi e dare a tutti un segnale: invertire questa tendenza al ribasso, alla precarietà e alla dequalificazione del lavoro si può, anche nei call center e anche in tempi di crisi».

Call center, la Camera approva le norme anti-delocalizzazione


Giro di vite in vista per i call center, dopo il via libera all'emendamento Vico (Pd)-Saglia (Pdl) al Dl Sviluppo, approvato in Commissione Finanze della Camera, che impone alle aziende in caso di delocalizzazione delle attività di comunicare ai cittadini-clienti il paese in cui sono stati trasferiti i dati sensibili degli italiani. L'emendamento contiene misure per la tutela dei dati personali, contro la delocalizzazione e a sostegno dell'occupazione nei call center con piu' di 20 dipendenti.

"E’ stato approvato in Commissione Finanze della Camera dei Deputati un importante emendamento che introduce regole sull’attività dei Call Center - dice Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil - La norma è anche il risultato della lunga battaglia condotta da Slc Cgil contro le delocalizzazioni delle attività di call center, supportata dalla raccolta in pochi giorni di migliaia di firme a sostegno dell’emendamento. Finalmente è riconosciuto il diritto del cittadino-cliente di essere informato sul luogo fisico in cui saranno gestiti i suoi dati personali consentendogli di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia. E’ un emendamento che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili".

Inoltre, continua il segretario della Slc Cgil, "per la prima volta, si sancisce il principio che le aziende che delocalizzano le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese".

Si tratta, precisa Miceli, "di poche e chiare regole, peraltro già introdotte in altri paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti, per portare trasparenza in un settore in cui i cittadini ed i lavoratori rischiano che il proprio profilo personale sia subordinato a un sistema tutto incentrato sul profitto - prosegue - La norma, inoltre, consente di dare una speranza per il futuro di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, che lavorano dentro i call center, spesso meridionali che non hanno altre opportunità, ma che in questi anni hanno potuto costruirsi una famiglia e vivere decentemente. Con questo emendamento, infine, si aiutano le aziende di call center a non cedere alla tentazione di abbandonare le aree più depresse del paese per localizzarsi in paesi dove non vigono nè diritti né regole".

"Le nuove norme sui call center sono molto positive perché disincentivano la delocalizzazione delle attività all'estero e tutelano gli utenti e i lavoratori". Lo dichiara il democratico Ludovico Vico, componente della commissione Attività produttive della Camera commentando le norme approvate che regolamentano le attività dei call center con almeno 20 dipendenti scoraggiandone la delocalizzazione attraverso un sistema di disincentivi e penalizzazioni. "Le aziende che delocalizzano le attività - si legge nell'emendamento approvato - non potranno ricevere incentivi all'occupazione e, comunque, dovranno darne comunicazione almeno 120 giorni prima al Ministero del lavoro, indicando i lavoratori coinvolti, e all'Autorità garante della privacy informando sulle misure adottate per la tutela dei dati personali. Il mancato rispetto delle norme vien punito con una sanzione di 10 mila euro per ogni giornata di violazione".

"Inoltre - chiude Vico - quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center deve essere informato preliminarmente sul paese in cui l'operatore con cui parla è fisicamente collocato e deve, al fine del rispetto della protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato sul territorio nazionale. Allo stesso modo, quando un cittadino è destinatario di una chiamata da call center deve essere preliminarmente informato sul Paese estero in cui l'operatore è fisicamente collocato".


21 luglio 2012

Telecom Italia, sindacati contro la cessione dell'IT a Ssc


I sindacati ribadiscono il loro no alla cessione della divisione IT di Telecom Italia a Ssc (Shared Service Center), la controllata del gruppo che si occupa di informatica. Secondo Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, che hanno incontrato i vertici di Telecom presso la sede di Unindustria Roma "i numeri di questa cessione sono particolarmente pesanti per il Lazio, che è impattato per quasi 1000 lavoratori, su poco più dei 1100 totali".

In una nota congiunta i sindacati ribadiscono la loro "ferma contrarietà verso questo tipo di operazione, stigmatizzando la decisione aziendale di voler procedere unilateralmente senza il consenso e contro il volere dei lavoratori e del sindacato", sostenendo la posizione delle segreterie nazionali, e sono pronte a tutte le iniziative di mobilitazione unitarie che saranno definite". A questo proposito, insieme al fitto calendario di assemblee che, partendo dai settori impattati dalla cessione, dovrà arrivare a informare e sensibilizzare tutti i lavoratori, Slc-cgil, Fistel-cisl e Uilcom-Uil di Roma e Lazio attiveranno tutte le azioni sindacali e vertenziali per tentare di bloccare questo progetto.

"E' fondamentale - puntualizza la nota - evidenziare ai vertici di Telecom Italia che, vista la drammatica situazione di crisi che colpisce pesantemente anche il nostro territorio, l'uscita dal perimetro aziendale di Telecom Italia di un settore così' corposo senza le adeguate garanzie di tenuta occupazionale e stabilita' industriale potrebbe rappresentare un colpo insostenibile per il reddito e il futuro di migliaia di famiglie".

Il 28 giugno il cda di Telecom Italia ha deciso di far confluire presso Shared Service Center (Ssc), società controllata al 100% e specializzata nell’offerta di prodotti e servizi Ict per il mercato captive, la sua divisione IT.

Nel dettaglio l’operazione prevede che siano conferite in Ssc tutte le risorse necessarie all’erogazione dei servizi IT a beneficio di Telecom Italia e rientra nel percorso di riorganizzazione delle attività di Information Technology del gruppo, avviato nel 2010 con il conferimento del ramo d’azienda IT Operations in Ssc.

Secondo Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil, "il processo di dissolvenza è già scritto e il conferimento del ramo d'azienda Information Technology è il primo passo".
I sindacati temono che a questo seguirà la separazione dei call center, infine il conferimento della rete e, non ultimo, con la vendita di Telecom Italia Media "con una conseguente dissolvenza del gruppo" "Telecom - conclude Miceli - si sta adeguando a tal punto al mercato da pensare in piccolo".

20 luglio 2012

Call Center: Miceli (Slc Cgil), dall’emendamento Vico – Segna un passo in avanti contro le delocalizzazioni


Dichiarazione di Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil
E’ stato approvato in Commissione Finanze della Camera dei Deputati un importante emendamento che introduce regole sull’attività dei Call Center.
La norma è anche il risultato della lunga battaglia condotta da Slc Cgil contro le delocalizzazioni delle attività di call center, supportata dalla raccolta in pochi giorni di migliaia di firme a sostegno dell’emendamento.
Finalmente è riconosciuto il diritto del cittadino-cliente di essere informato sul luogo fisico in cui saranno gestiti i suoi dati personali consentendogli di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia. E’ un emendamento che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili.
Inoltre, per la prima volta, si sancisce il principio che le aziende che delocalizzano le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese.
Si tratta di poche e chiare regole, peraltro già introdotte in altri paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti, per portare trasparenza in un settore in cui i cittadini ed i lavoratori rischiano che il proprio profilo personale sia subordinato a un sistema tutto incentrato sul profitto.
La norma, inoltre, consente di dare una speranza per il futuro di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, che lavorano dentro i call center, spesso meridionali che non hanno altre opportunità, ma che in questi anni hanno potuto costruirsi una famiglia e vivere decentemente.
Dare loro una concreta prospettiva era il minimo che le forze politiche e sociali potessero fare.
Si tratta ora di mantenere ed incrementare le iniziative territoriali a sostegno dell’emendamento per verificare il prosieguo del percorso parlamentare e scongiurare che le tante lobbies operino per cancellare una norma di civiltà in nome del profitto realizzato con qualunque mezzo.
Con questo emendamento, infine, si aiutano le aziende di call center a non cedere alla tentazione di abbandonare le aree più depresse del paese per localizzarsi in paesi dove non vigono nè diritti né regole.

POSTE: CGIL E CISL, SCIOPERO E MANIFESTAZIONE CONTRO CHIUSURA UFFICI POSTALI


DICHIARAZIONE CONGIUNTA DI EMILIO MICELI, SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL E MARIO PETITTO SEGRETARIO GENERALE SLP CISL SU CHIUSURA UFFICI POSTALI

Mentre l'Ing. Sarmi afferma a mezzo stampa che gli uffici postali non verranno chiusi e saranno riconvertiti, i suoi dirigenti continuano a predisporne la chiusura.
Delle due l'una: o l'Ing. Sarmi fa ricorso alla demagogia per coprire i tagli e tranquillizzare i Sindaci o la sua azienda non lo tiene in considerazione. Per questo motivo torniamo a chiedere la sospensione delle decisioni aziendali ed un tavolo di confronto nazionale per capire se le sue proposte di riconversione degli uffici in centri multiservizi sono qualcosa di piu' della pura propaganda. In ogni caso il Sindacato interrompera' tutti i tavoli di confronto sui tagli a livello locale.
Del resto un confronto urgente è reso ancor più necessario dopo il declassamento di Poste Italiane ad opera di Moody's nei giorni scorsi, da non sottovalutare anche perchè fa emergere una realtà aziendale completamente diversa da quello finora raccontata.

L'Azienda regredisce ed i tagli purtroppo ne sono la conferma.

La nostra opposizione è dovuta innanzitutto al fatto che i tagli vengono operati lì dove Poste è un'Azienda largamente monopolista e cioè nei suoi settori tradizionali del recapito e degli uffici decentrati.

Per questi motivi nel prossimo mese di ottobre indiremo uno sciopero generale della categoria con manifestazione a Roma che sarà preceduto da una iniziativa nazionale nel mese di settembre in Emilia Romagna contro la cinica insensibilità aziendale che, a fronte di un dramma che sta scuotendo la coscienza del Paese, conferma chiusure e tagli anche nelle zone devastate dal terremoto e si rifiuta perfino di devolvere un'ora di lavoro da destinare alle popolazioni di quella regione.

Digitale terrestre necessari ammortizzatori sociali anche per le emittenti private siciliane

Giovanni Pistorio

Segretario Confederale Cgil Catania


Nel mese di agosto del 2011, da Catania, lanciammo l'allarme emittenza privata denunciando che il governo nazionale allora in carica, pur di favorire gli interessi delle aziende del proprio presidente del consiglio, stava mettendo a repentaglio la libertà di informazione attraverso un meccanismo piuttosto semplice, l'assegnazione attraverso un "beauty contest" (concorso di bellezza) delle frequenze rese disponibili per il passaggio al digitale terrestre.

Infatti, le frequenze, rese disponibili per il passaggio al digitale terrestre, anziché essere messe all'asta per trarne risorse economiche o essere assegnate a chi fosse stato in grado, tra i nuovi eventuali operatori, di alimentare attraverso la diffusione di contenuti nuovi, il pluralismo nell'informazione, stavano per essere assegnate/regalate, attraverso la pratica del beauty contest (delibera n. 497/10/CONS della Agcom), agli oligopolisti Mediaset e Rai.

E inoltre, sottolineammo che il comma 11 dell'art. 1 della citata legge 13 novembre 2010, n. 220 prevede l'introduzione attraverso un regolamento ministeriale di nuovi ulteriori obblighi per gli operatori di reti ai fini, tra l'altro, "della valorizzazione e promozione delle culture regionali o locali".

E' chiaro che una delle nostre proposte era di arrivare alla gara per poterne assegnare i proventi a quelle emittenti locali che, per sopravvivere, erano costrette ad adeguare le proprie tecnologie alle esigenze poste dal passaggio al digitale terrestre. Di tutto ciò per i veti di una parte della maggioranza di governo non se ne fece niente.

Quindi, allarmati anche per la crisi finanziaria che si stava abbattendo sul settore della emittenza televisiva locale inviammo una richiesta di convocazione alla IV commissione Ars, attraverso la quale denunciammo che le tv Locali erano a rischio chiusura.

Infatti, al forte calo delle entrate pubblicitarie registrato nel periodo 2008/2011 e agli impegnativi investimenti richiesti per il passaggio al digitale terrestre andavano aggiunte alcune scelte "istituzionali" che hanno gravemente penalizzato le emittenti locali.

In particolare si continuava a discutere di tagli all'editoria che consistevano nella riduzione tariffaria del 50% dei costi delle utenze telefoniche, nel rimborso del 40% dei costi delle utenze elettriche e dei collegamenti satellitari e nel rimborso del 60% del costo dei canoni di abbonamento delle agenzie di informazione.

L'incontro è stato richiesto anche perché, era ben chiaro a tutti, e lo abbiamo specificato, che i costi per l'adeguamento alla nuova tecnologia, a cui sono state obbligatoriamente sottoposte tutte le emittenti televisive che dallo switch-off sono passate dal sistema analogico al sistema digitale di trasmissione sono, per tante aziende, insostenibili.

Tali cambiamenti, per la loro portata e per gli effetti, per rendere meglio l'esempio, sono e saranno simili a quelli che sono stati determinati dal passaggio dalla macchina per scrivere al computer da tavolo. La vecchia tecnologia va dismessa e va acquistata, nel breve, una nuova tecnologia.

Le trasformazioni, e i costi da sostenere, rischiano di determinare la chiusura netta di tante emittenti televisive locali con la riduzione di posti di lavoro di giornalisti e tecnici ed è per tali ragioni che continuiamo a chiedere al governo regionale di non esibirsi in proclami e a non elargire inesigibili promesse ma di agire nell'interesse della propria collettività, della propria identità culturale e a sostegno del pluralismo nell'informazione.

E ancora una volta, sperando che qualcuno possa finalmente sentire le sane ragioni della propria gente, chiediamo di estendere il sistema degli ammortizzatori sociali anche al settore della emittenza privata.

E' inammissibile che i lavoratori del settore dell'emittenza che hanno operato, nelle difficoltà, per la difesa delle libertà e del diritto non siano coperti da adeguate tutele in una fase tanto delicata quale è quella finanziaria ed industriale che stiamo vivendo.

Così come si è disposto in tante altre regioni d'Italia (quasi tutte) anche per la Sicilia vanno individuate risorse da destinare alle emittenti televisive locali per sostenere il passaggio al nuovo sistema.

Il taglio di così tanti posti di lavoro finirebbe con il far perdere ai cittadini della Regione il mezzo attraverso il quale farsi riconoscere la propria identità di cittadini siciliani e stimolare la promozione del proprio patrimonio culturale e l'utilizzo dei prodotti e delle risorse e finirebbe, inoltre, con il nuocere al pluralismo nell'informazione.

Giovanni Pistorio

Segretario Confederale Cgil Catania


19 luglio 2012

Concetta Raia: Ordine del giorno: Delocalizzazione call center …


XV LEGISLATURA ARS
PRIMO FIRMATARIO ON.CONCETTA RAIA
- Palermo 18 luglio 2012 -

L’Assemblea Regionale Siciliana

Premesso che sin dagli anni novanta, con la liberalizzazione delle telecomunicazioni e grazie alle incentivazioni regionali ed agli sgravi fiscali, la Sicilia è stata la meta di numerose iniziative imprenditoriali nel campo dell’assistenza ai clienti che ha vissuto in questi anni una intensa crescita;

Osservato che circa 30 società gestiscono call center in Sicilia, occupando oltre 16mila operatori telefonici, degli oltre 30mila su tutto il territorio nazionale;

Rilevato che

a causa del basso salario, delle scarse possibilità di carriera, del bassissimo turn over, che ha provocato un innalzamento dell’età media dei lavoratori dei call center, un impiego nato come occupazione di passaggio verso una carriera migliore, in tempi di crisi, si è spesso trasformato nel lavoro di una vita;

nel comparto outbound, in cui sono gli operatori a contattare gli utenti, le condizioni dei lavoratori sono anche peggiori: i contratti più diffusi sono di 3 mesi e non superano i 300 euro mensili, in Sicilia, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, sarebbero circa 6 mila i lavoratori di questo sistema;

con la fine degli sgravi fiscali e delle agevolazioni è iniziato un lento trasferimento delle sedi dei call center verso località estere, economicamente più convenienti;

ad oggi sarebbero circa 12.000 i posti di lavoro persi e circa 3.000 le richieste di ammortizzatori sociali, numeri che il prossimo anno potrebbero aumentare ulteriormente se si seguisse l’attuale trend di delocalizzazioni;

le destinazioni sono soprattutto l’Albania, la Romania, la Croazia, la Tunisia e l’Argentina, dove gli aspiranti operatori vengono scelti in base alla conoscenza dell’italiano;

tali Paesi sono contraddistinti da tutele sindacali minime o inesistenti e da bassissimi salari, lo stipendio medio per un operatore in Albania sarebbe di soli 80 euro al mese;

il trasferimento di tali attività verso l’estero ha comportato una grave crisi occupazionale, specie in città come Catania e Palermo, già fortemente segnate dalla crisi economica;

tale pratica di delocalizzazione rischia soprattutto di indebolire complessivamente il sistema Paese a causa del trasferimento di quantità indefinite di dati personali sensibili di cittadini (codice fiscale, dati bancari, numeri di carte di credito) in Paesi che non garantiscono un’adeguata tutela dei dati sensibili e che sono tra i primi al mondo per tasso di pirateria informatica;

Osservato che

in riferimento a tale rischio la Prefettura di Catania ha richiesto un parere al Ministero dell’Interno, dal quale emergerebbe che potrebbero essere effettuate delle verifiche sui casi di cui la Prefettura venisse a conoscenza;

considerata l’importanza dei dati e delle procedure di cui si occupano i call center, vengono periodicamente sottoposti ad ispezione da parte enti istituzionali come AGICOM e Guardia di Finanza in merito alle varie attività contrattuali;

impegna
il Presidente della Regione

a intervenire presso le sedi nazionali preposte per verificare se, in ottemperanza al d.lgs 30 giugno 2003, n. 196, gli ordinamenti di Albania, Romania, Croazia, Tunisia, l’Argentina, in cui aziende italiane hanno delocalizzato attività di call center assicurino adeguati livelli di tutela dei dati delle persone;

se tali trasferimenti siano stati autorizzati dal Garante per la protezione dei dati personali;

se i Paesi su menzionati adottino presso i call center che gestiscono dati personali e sensibili procedure di strong autentication, come avviene in quelli italiani;

a verificare presso il governo nazionale quali iniziative i ministri competenti intendono assumere ai fini della tutela dei dati personali e sensibili dei cittadini italiani e per evitare che tali dati vengano trasferiti all’estero, specie in Paesi non appartenenti all’Unione Europea;

quali provvedimenti intendono assumere al fine di instaurare un sistema di controlli volti a verificare la piena attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali d.lgs 30 giugno 2003, n. 196 in merito al trasferimento di ingenti dati personali e sensibili di cittadini italiani all’estero;

se il Governo non ritenga di emanare indirizzi nei confronti delle aziende di cui detenga partecipazioni azionarie, ovvero controllate da esse, e nei confronti di aziende che gestiscano reti pubbliche, operatori assegnatari di licenze nazionali, per impedire il ricorso a società outsourcing, con localizzazione all’estero, per la gestione dei customer care o dei servizi in outbound;

se non ritenga che la pratica di delocalizzazione, specie nei Paesi non appartenenti all’Unione Europea, dei call center finisca già adesso per eludere sia le norme contrattuali, penalizzando gli utenti/consumatori italiani che si troverebbero privi delle necessarie tutele, sia la legge sulla privacy laddove vieta espressamente il trasferimento dei dati personali verso paesi non appartenenti all’Unione Europea “quando l’ordinamento del paese di destinazione non assicura un adeguato livello di tutela delle persone .
www.concettaraia.com

Onorevole Concetta Raia