24 gennaio 2014

Almaviva Catania, il caso arriva alla Camera

www.si24.it
Albanella (Pd): “Non permetteremo l’ennesimo scippo contro i lavoratori”
Mentre i due call center Almaviva di Palermo cercano di capire la verità sulla vertenza della sede unica, il call center di Catania affronta la dura crisi che segue alla chiusura della commessa Mediaset. A scendere in campo per i lavoratori del call center è la deputata nazionale del Pd Luisa Albanella, che ha presentato un’interpellanza parlamentare e ha avviato un percorso legislativo verso la definizione di regole precise che tutelino gli oltre 2200 lavoratori catanesi, sei mila in tutta la Sicilia.
“Non permetteremo che a Catania si consumi l’ennesimo scippo contro i lavoratori dei call center, vittime dell’ormai consolidata pessima prassi delle aziende di telecomunicazioni di delocalizzare le attività in Paesi Esteri come l’Albania”, ha dichiarato la Albanella “E non permetteremo che si aprano nuove falle come lascia presagire la recente chiusura della commessa Mediaset in Almaviva Catania, call center già in grave stato di crisi e sotto ammortizzatori sociali”.
“Nonostante le rassicurazioni, il colosso Mediaset non ha rinnovato il contratto di committenza già scaduto a dicembre scorso, creando così gravi danni all’occupazione– spiega la democratica catanese –  Nemmeno gli ultimi decreti governativi e le circolari del garante della privacy, sono riusciti ad arginare questa “piaga e a tutt’oggi il cliente vede affidati il trattamento dei propri  dati personali in Paesi dove non esiste normativa a favore, senza possibilità di scelta diretta”.
“La chiusura della commessa Mediaset ci spinge ancora di più a potenziare la nostra battaglia affinché i giganti della telecomunicazione smettano di risparmiare a discapito dei lavoratori.”



Comunicato su privatizzazione di Poste Italiane

La privatizzazione di Poste non parte male, parte malissimo. Le prime notizie di stampa mettevano in evidenza la volontà del Governo di prevedere una privatizzazione “parziale” attestata sul 35/40% del valore di Poste Italiane; oggi scopriamo che, invece, da quella percentuale si inizia. Il che fa realisticamente presumere che da qui a qualche tempo vi sarà un costante “arretramento” della presenza pubblica, fino a diventare minoranza, a favore della crescita di capitali privati. In questo quadro, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio circa il mantenimento del perimetro del Gruppo appaiono solo parole pie tese ad anestetizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, i dipendenti. In realtà sappiamo benissimo che non sarà così. Una ipotesi? Se nel pacchetto azionario dovessero entrare le banche, che succederà a Bancoposta? E avendo le banche una forte presenza nel ramo assicurativo, che succederà a Poste Vita? E dovendo realizzare profitti per remunerare gli azionisti, che ne sarà dei servizi postali “tradizionali”? succederà quello che abbiamo già visto in questo paese con la privatizzazione di grandi aziende: spacchettamenti; cessioni di ramo poco redditizi coi lavoratori al seguito; vendita (o svendita) dei pezzi pregiati, sempre coi lavoratori appresso. E non si dica che siamo catastrofisti, perché questo film l’abbiamo già visto. Poi l’anestesista raggiunge l’apice con l’ipnosi quando prevede la presenza dei lavoratori (si scrive lavoratori, ma si legge sindacati) nella gestione del Gruppo, che sarebbe la vera novità. (Chi ha una qualche frequentazione con il sistema di relazioni sindacali in Poste Italiane, sa perfettamente che questa non è esattamente una notizia). Ma il punto è un altro. Come cambierà (perché è evidente che cambierà!) il modello di relazioni industriali? Non si sa. E ancora: come si sposa questa passione, perfino commovente, nel voler coinvolgere i sindacati nelle sorti dell’impresa se, su tutta questa vicenda, mai nessuno, nè Governo, nè Azienda, si è degnato di organizzare un incontro con le parti sociali? In fondo si tratta della privatizzazione del più grande Gruppo Italiano, con capacità di crescita davvero notevoli, soprattutto sul versante dell’innovazione tecnologica. Non vorremmo che decisioni così rilevanti siano state prese, come si usa dire, da quattro amici al bar; anche perché poi, come spesso succede, le consumazioni le pagano i lavoratori.
Roma,24 gennaio 2014
La Segreteria Nazionale SLC-CGIL


Cassazione: legittimo il rifiuto di lavorare se manca la tutela della salute

Il datore che non adotta le misure necessarie di tutela della salute sul lavoro è da considerare inadempiente rispetto al lavoratore. Questa condotta giustifica dunque, in base all'articolo 1460 del Codice civile, il rifiuto di lavorare in ambienti non sicuri e fa permanere, a carico del primo, l'obbligo di retribuire chi si sia astenuto in ragione di quell'inadempimento.
E' l'interpretazione che si desume dalla sentenza della Cassazione n. 18921 del 5 novembre 2012 (sezione Lavoro).

II caso riguarda una parte del personale di una grande officina, nei cui locali erano state svolte lavorazioni che avevano determinato un inquinamento da amianto. Nonostante la bonifica realizzata dal datore, i dipendenti, preoccupati anche dai contenuti di un verbale di sopralluogo svolto da specialisti della società, chiedono la sospensione del lavoro e ulteriori interventi. Il datore li nega e i lavoratori si astengono dal continuare a lavorare, pur rendendosi disponibili a farlo in altri locali aziendali. Intervenuto il giudice penale, il pericolo alla salute è scongiurato e le maestranze decidono di ritornare in azienda. Il datore, a quel punto, rifiuta, però, di pagare la retribuzione per il mese e mezzo di astensione.
Inevitabile il ricorso da parte dei dipendenti al giudice del lavoro: essi sostengono che la loro condotta fosse da considerare legittima reazione all'inadempimento di obblighi di sicurezza gravanti sul datore e chiedono il pagamento della retribuzione. I due giudizi di merito si concludono positivamente per i ricorrenti. La decisione di secondo grado, in particolare, si basa su perizie che evidenziano difetti nell'organizzazione delle operazioni di bonifica con conseguente dispersione di residui di amianto nei locali di lavoro.

Proprio questo aspetto, secondo i giudici, rappresenta nucleo dell'inadempimento del datore sugli obblighi previsti dall'articolo 2087 del Codice civile e giustifica, sul piano giuridico, il rifiuto di lavorare dei prestatori. La società ricorre in Cassazione. La Corte sottolinea, principalmente, due profili. In primo luogo, i giudici d'appello hanno bene interpretato l'articolo 2087 del Codice civile, secondo cui ogni datore deve adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica dei prestatori di lavoro: essi, infatti, hanno censurato il datore per la violazione delle regole di comportamento che la stessa società aveva fissato ed emanato per eliminare/ridurre i rischi.

La decisione di merito, inoltre, rivela una corretta applicazione dell'articolo 1460 del Codice civile, in base al quale, nei contratti con prestazioni corrispettive come è quello di lavoro, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la propria obbligazione, se l'altro non adempie. In questo senso, i giudici hanno valutato la condotta dei lavoratori come reazione all'inadempimento datoriale. La Corte dunque ha rigettato il ricorso e condannato la società ricorrente.

Contratti a distanza, approvata la proposta Fissore, mai più contratti truffa

Mai più contratti stipulati telefonicamente, arrivano le tutele per i consumatori.La Commissione Industria del Senato approva la proposta del Senatore Elena Fissore: una firma scritta per i contratti di servizi
 La Commissione Industria e la Commissione Europa del Senato hanno approvato all’unanimità la proposta della Senatrice Elena Fissore sul recepimento della direttiva comunitaria 2011/83, concernente la regolazione dei contratti a distanza, stabilendo l’obbligo di firma scritta per tutti i contratti di fornitura di servizi conclusi telefonicamente.
Lo annuncia la Senatrice Elena Fissore che sin dall’inizio della legislatura si è impegnata con le Associazioni di riferimento per portare avanti le tante battaglie necessarie ad aumentare le tutele per i consumatori, che troppo spesso denunciano pratiche commerciali scorrette di alcuni operatori.
Dopo diversi incontri con le società attive nel settore della vendita telefonica, con le associazioni dei consumatori e in accordo con il Governo, Fissore ha proposto di prevedere l’obbligo di firma scritta per i contratti di fornitura e somministrazione di servizi, mentre per l’acquisto di beni tramite telefono si è scelto di lasciare libero il consumatore di scegliere se concludere il contratto telefonicamente o se richiedere la sottoscrizione per iscritto.
“Abbiamo lavorato con l’obiettivo di introdurre strumenti idonei per consentire scelte consapevoli nell’ambito dei contratti di servizi – precisa con soddisfazione il Senatore – Ora tocca al Governo recepire la direttiva europea, così da adeguare efficacemente la norma alla giusta esigenza di maggiore tutela dei cittadini/consumatori”.

Contratti on line, telefonici o porta a porta, arrivano le tutele per i consumatori
Il 13 gennaio, le associazioni dei consumatori hanno incontrato presso il gruppo PD del Senato, la Senatrice Elena Fissore relatrice del parere sul recepimento della direttiva comunitaria 2011/83, concernente la regolazione sui contratti a distanza.
I contratti a distanza, o più comunemente conclusi fuori dai locali commerciali, sono quelli che più di tutti in questi anni hanno generato conflitto tra consumatori e mercato, proprio in virtù delle numerose pratiche commerciali scorrette, causate da alcuni operatori, mediante il porta a porta o il telesseling, cercando di rifilare a tutti i costi beni o servizi a cui noi consumatori non eravamo interessati.
La nuova disciplina riguarderà: Articolo 46 (Ambito di applicazione)
1. Le disposizioni delle Sezioni da I a IV del presente Capo si applicano, a qualsiasi contratto concluso tra un professionista e un consumatore, inclusi i contratti per la fornitura di acqua, gas, elettricità o teleriscaldamento, anche da parte di prestatori pubblici, nella misura in cui detti prodotti di base sono forniti su base contrattuale.
2. In caso di conflitto tra le disposizioni delle Sezioni da I a IV del presente Capo e una disposizione di un atto dell’Unione Europea che disciplina settori specifici, quest’ultima e le relative norme nazionali di recepimento prevalgono e si applicano a tali settori specifici.
3. Le disposizioni delle Sezioni da I a IV del presente Capo non impediscono ai professionisti di offrire ai consumatori condizioni contrattuali più favorevoli rispetto alla tutela prevista da tali disposizioni.
È statisticamente provato che ad ogni famiglia italiana , negli ultimi anni è capitato di cadere nella truffa del porta a porta o del teleselling, trovandosi con un contratto enegetico, gas, telefonico, Pay tv oppure con un bene come l’abbonamento ad una rivisita, di cui non eravamo a conoscenza, se non dopo la chiamata del recupero crediti o dell’arrivo della fattura.
L’Europa sta cercando di armonizzare la disciplina ma a che di porre freno alle PCS – pratiche commerciali scorrette.
Sentiamo la posizione della relatrice in Senato sul provvedimento che sta per adottare il Governo italiano, e che doveva essere preso già dal 13 gennaio, sulla materia dei contratti a distanza che verrà recepito con l’ATTO DEL GOVERNO SOTTOPOSTO A PARERE PARLAMENTARE.
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, che modifica la direttiva 93/13/CEE e la direttiva 1999/44/CE e abroga la direttiva 85/577/CEE e la direttiva 97/7/CE (59) (articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96)
Le associazioni consumatori hanno fatto presente la loro posizione alla relatrice Fissore, ribadendo la necessità di un provvedimento severo che tuteli i consumatori e non le aziende che non vogliono realmente fare mercato.
In particolare hanno ribadito il mezzo e lo strumento per contrastare le pratiche commerciali scorrette, rimane quello della firma e dei documenti contrattuali per i servizi, mentre per i beni la trasparenza e la certezza che si tratti di una stipula contrattuale, in qualsiasi forma essa venga proposta.
di Luigi Gabriele





Comunicato Stampa Almaviva Catania perdita commmessa mediaset ed esubero di 80 lavoratori

La recente chiusura della commessa Mediaset in Almaviva Catania, call center già in grave stato di crisi e sotto ammortizzatori sociali, rilancia l'allarme sulla delocalizzazione delle aziende di telecomunicazioni; allarme già più volte lanciato da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc.
Nonostante le rassicurazioni, il colosso Mediaset non ha rinnovato il contratto di committenza già scaduto nel Dicembre 2013, creando così gravi danni all'occupazione in particolare a circa 80 dipendenti e alimentando "cattive prassi" verso paesi esteri come l'Albania. Da anni il sindacato catanese combatte il fenomeno delle delocalizzazioni, spiegandone le motivazioni e le conseguenze dirette sui lavoratori, sui clienti e sul mercato stesso. Nemmeno gli ultimi decreti governativi e le circolari del garante della privacy, sono riusciti ad arginare questa che i sindacati non hanno alcun problema a definire una "piaga".
Tutt'oggi il cliente vede affidati il trattamento dei propri  dati personali in Paesi dove non esiste normativa a favore, senza possibilità di scelta diretta.
La chiusura della commessa Mediaset ci spinge ancora di più a potenziare la nostra battaglia affinché i giganti della telecomunicazione smettano di risparmiare a discapito dei lavoratori.Già nei prossimi giorni le segreterie provinciali e le RSU si incontreranno per studiare iniziative di lotte a sostegno della vertenza.


23 gennaio 2014

L’ad di Almaviva Contact rassicura i lavoratori dei call center


www.si24.it
“Non abbiamo alcuna intenzione di lasciare Palermo”. L’amministratore delegato di Almaviva Contact, Andrea Antonelli, che gestisce i due call center del capoluogo siciliano lancia un messaggio agli oltre 4500 lavoratori dell’ex Alicos ed ex Cosmed. “Ci sono mille prove che dimostrano tutti i tentativi che stiamo facendo per salvaguardare il nostro personale e la sua professionalità”, aggiunge, parlando con Si24.
Un messaggio chiaro che non può prescindere da una postilla: “Abbiamo bisogno dell’intervento delle istituzioni locali. Siamo in Sicilia il primo datore di lavoro privato con oltre 6.000 dipendenti. Abbiamo portato sul territorio siciliano oltre 1,5 miliardi di euro di risorse economiche e abbiamo sostenuto come gruppo, come ben sanno i nostri lavoratori, i danni di svariati milioni di euro derivanti dal fallimento di Alitalia. Ma in oltre 13 anni nessuno sembra se ne sia accorto”.
Dopo la relazione inviata dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati,  i lavoratori di Almaviva Palermo hanno temuto che la vostra intenzione fosse quella di prendere tempo, e che l’intenzione in realtà fosse quella di chiudere i call center in città.
“Assolutamente non è così. Abbiamo dimostrato più volte che non abbiamo intenzione di andare via. Una soluzione autonoma, anche coerente con l’attuale andamento del mercato (minori volumi di attività , prezzi inadeguati al costo del lavoro) è quella di concentrarci in una delle due attuali sedi. Per identificare possibili diversi scenari  da tre anni aspettiamo una risposta dall’amministrazione regionale. La nostra richiesta è da sempre una sola, e molto precisa: una sede unica, adeguata, dove riunire tutti i lavoratori. Se la Istituzioni locali sono in grado di metterci a disposizione una sede idonea e opportunamente ristrutturata nessun problema a pagare un corretto canone di locazione”
E qual è stata la risposta della Regione?
“Ad oggi siamo in attesa di una risposta concreta e percorribile. A dicembre abbiamo richiesto l’apertura di un tavolo che affronti oltre alle problematiche della sede anche le altri grandi criticità presenti sul territorio. L’avvio  di questo tavolo vedrà la partecipazione dei massimi vertici aziendali del gruppo a partire dalla proprietà  e speriamo con pari attenzione a livelli istituzionale.”
E il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando?
“Certo, lo abbiamo già incontrato diversi mesi fa e contiamo sicuramente  sul suo contributo e supporto”.
Nel frattempo, in questi tre anni, vi siete ritrovati ad affrontare anche seri problemi economici per via della crisi congiunturale che ha investito l’economia nazionale e globale.
“Verissimo, ad oggi infatti il problema della sede è un aggravante in un contesto sicuramente critico che deriva da clienti che non vogliono riconoscere tariffe adeguate al costo del lavoro che abbiamo a Palermo e alla sempre più forte spinta nel delocalizzare le attività. Noi per statuto non delocalizziamo e come detto non abbiamo intenzione di chiudere le attività a Palermo ma la situazione attuale è insostenibile. Chi concentra tutte le proprie attenzioni sulla sede rischia di non comprendere appieno i fenomeni in atto. Serve un confronto serio con le Istituzioni, insieme ovviamente a quello fondamentale con le rappresentanze sindacali. Il nostro auspicio è di rimanere per sempre a Palermo e lotteremo per questo ma da soli rischiamo di non farcela”.











128 esuberi MICRON a Catania: otto ore di sciopero e proteste fra giovedì e venerdì


www.cgilct.it
Giovedì 23 gennaio, per tutta l'intera giornata lavorativa, sit in di fronte al Modulo 6 (Zona industriale di Catania), venerdì 24 analogo sit in dalle 7 alle 10 e a seguire marcia di protesta sino alla St Microcleletronics, luogo simbolo della vertenza Micron che ha sempre indicato nella grane multinazionale le maggiori responailità Le manifestazioni sono organizzate da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e da Fiom, Fim, Uilm e Uglm di Catania e in ognuna delle due giornate saranno effettuate 8 ore di sciopero.
È questo l'esito dell'assemblea tenutosi stamattina nella sede Micron a Catania, dove sono state stabilite le iniziative di lotta già programmate a livello nazionale. Da domani scatta dunque un pacchetto di scioperi di 16 ore da sviluppare tra giovedì e venerdì.
"Fermiamo questa scellerata decisione di saccheggio del nostro Paese -si legge nei volantini di protesta preparati dai lavoratori-. Micron ha avviato una procedura di riduzione del personale per 420 esuberi in Italia, 128 dei quali a Catania. Dopo le operazioni di scorporo che nel 2010 hanno visto St cedere il ramo memorie transitato per Numonyx, Micron incassa il bottino e ora scappa mentre acquisisce la Elpidae, società giapponese in bancarotta per oltre 3 mld di dollari e ne garantisce gli oltre 7000 lavoratori a scapito dei nostri e dopo aver arraffato dal nostro Paese brevetti, competenze clienti e know how. Fermiamo questa ingiustizia".





Pasticcio" sulla rete Telecom

Far rientrare di gran carriera la rete Telecom negli asset strategici per la sicurezza nazionale, con l'obiettivo di frenare le mire di Telefonica, rischia di rallentare l'entrata in vigore dei nuovi poteri anti-scalata. Il decreto che individua gli attivi da proteggere con il Golden power nei comparti dell'energia, delle comunicazioni e dei trasporti dovranno infatti essere rivisti a causa di questa modifica dell'ultima ora. Una modifica apportata lo scorso ottobre e che ha avuto l'effetto di far rientrare la dorsale telefonica nazionale sia negli asset protetti del settore difesa che in quello delle comunicazioni.
L'ambiguità è stata messa in evidenza innanzitutto dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e poi rilevata anche dal Consiglio di Stato e dalle commissioni Lavori pubblici e Industria del Senato, che ieri hanno dato parere favorevole al decreto, esprimendo però delle osservazioni, la principale delle quali è appunto quella relativa al pasticcio Telecom. Si "raccomanda con forza al governo di chiarire in modo inequivoco, anche attraverso eventuali interventi normativi di integrazione o di coordinamento", se agli attivi delle tlc si applica la disciplina del Golden power prevista per la difesa o le telecomunicazioni. Una modifica o integrazione considerata necessaria perché le reti e impianti individuati "coincidono di fatto" con quelli già inclusi nel dpcm che ha "integrato l'elenco delle attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale", che prevede una protezione anche dalle mire degli operatori europei.
Ma la confusione riguarda anche il decreto che stabilisce le procedura di attivazione dei poteri speciali. Nel suo parere, ancora il Consiglio di Stato, sottolinea che non ci capisce nel "suddetto dpcm (quello che include la rete Telecom tra gli asset della Difesa ndr) sia da ritenere attratto nell’ambito l’’intero settore delle comunicazioni elettroniche”. I giudici amministrativi censurano anche il fatto che non siano ancora stati emanati i regolamenti che dovranno identificare i singoli impianti da considerare protetti.



Rapporto di lavoro, somministrazione, contratto, conversione

Sentenza n. 161 del 8 gennaio 2014
La Suprema Corte, con la sentenza che si riporta, ha chiarito che "in materia di contratto di lavoro interinale, la mancata o la generica previsione, nel contratto intercorrente tra l'impresa fornitrice ed il singolo lavoratore, dei casi in cui e' possibile ricorrere a prestazioni di lavoro temporaneo, in base ai contratti collettivi dell'impresa utilizzatrice, spezza l'unitarieta' della fattispecie complessa voluta dal legislatore per favorire la flessibilita' dell'offerta di lavoro nella salvaguardia dei diritti fondamentali del lavoratore e fa venir meno quella presunzione di legittimita' del contratto interinale, che il legislatore fa discendere dall'indicazione nel contratto di fornitura delle ipotesi in cui il contratto interinale puo' essere concluso. Pertanto, trova applicazione il disposto di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, art. 10 e dunque quanto previsto dalla legge 23 ottobre 1960, n. 1369, art. 1, per cui il contratto di lavoro col fornitore 'interposto' si considera a tutti gli effetti instaurato con l'utilizzatore 'interponente' (nello stesso senso, cfr. anche Cass. 5 luglio 2011 n. 14714; Cass. 29 maggio 2013 n. 13404, alle cui motivazioni si rinvia per ulteriori approfondimenti)".

La sicurezza sui luoghi di lavoro

La sicurezza sui luoghi di lavoro", incontro pubblico a cui ha partecipato il noto Magistrato di Cassazione della Procura della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello.E'stata l' occasione, di fronte ad un pubblico numeroso ( imprenditori, datori di lavoro, dipendenti, operai, operatori ASL, rappresentanti del Corpo dei Vigili del Fuoco e della Polizia Municipali, rappresentanti di alcune organizzazioni sindacali, autorità), , per evidenziare tutte le normative e le novità ( rivenienti soprattutto dal Decreto 81) in tema di sicurezza sui posti di lavoro. Il prof. Guariniello (noto tra l' altro per essersi occupato anni addietro di vicende di importanza nazionale come il presunto doping della Juventus e e il caso Marco Pantani) non si è smentito, parlando, da grande esperto, ed anche comunicatore e interlocutore, per più di due ore e mezza, suscitando molta attenzione.
Al tavolo del Convegno – incontro –dibattito, anche il Presidente del Consorzio ASI Marcello Rollo, che a brindisi libera.it esprime la sua soddisfazione per i contenuti emersi durante l' iniziativa, anche grazie all' "impatto " ottenuto dal Procuratore Guariniello. " Abbiamo voluto organizzare questo incontro e coinvolgere un grande personaggio ed esperto in materia come Raffaele Guariniello, per lanciare un " segnale" al territorio. Le normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro sono in continua evoluzione , perché riguardano la crescita, l' immagine di un territorio, la serenità e la vita dei lavoratori. E chi meglio del Magistrato Raffaele Guariniello, uomo di spessore, potrebbe spiegare a tutte le realtà del territorio brindisino presenti in sala e ai cittadini, che tutti ( imprenditori, datori di lavoro, dipendenti, dirigenti, sindacati) devono prendere coscienza, una volta per tutte, che bisogna controllare e vigilare quotidianamente , impegnarsi costantemente affinchè la sicurezza sul lavoro diventi elemento imprescindibile ".
All' iniziativa è intervenuto anche l' Assessore Regionale al Mercato del Lavoro Leo Caroli, che ha anche annunciato le varie iniziative intraprese dalla Regione Puglia. " Il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro è molto complesso e riguarda anche una " cultura" che va assolutamente cambiata. In quest' ottica, anche le istituzioni si devono impegnare, in collaborazione con tutte quelle realtà del territorio che devono soprattutto valorizzare il lavoro. La sicurezza sui posti di lavoro, da attuare attraverso anche gli strumenti legislativi più idonei, è legata alla sicurezza del lavoro. Ad esempio, il " lavoro nero" è un' arma contro la sicurezza sui posti di lavoro, se incoraggiato. E' un fenomeno che praticamente mette nelle condizioni un datore di lavoro di operare in sfregio alle normative, alla sicurezza e alla salute delle persone. Ma qualcuno non ha ancora capito il " pericolo" per la sicurezza sui luoghi di lavoro, tant' è che, ad esempio, circa due mesi fa, durante una riunione alla Regione Puglia, con alcune parti sociali, addirittura si è pronunciata la frase : " l' eliminazione del lavoro nero è un duro colpo ad una parte del sistema produttivo ". Ecco perché bisogna stanare un antico "retaggio" di mentalità. Al di là di questo, la Regione Puglia ha deciso di stanziare 800.000 euro per la sicurezza sui posti di lavoro nel nostro territorio, mettendo praticamente sul tavolo una concertazione a largo raggio tra enti e le realtà che devono solo andare insieme in un percorso comune. Abbiamo dei dati ufficiali, al momento relativi più che altro al 2012, che ci dicono che i morti sul lavoro sono diminuiti. Ma si tratta, in ogni caso, di piccole differenze che ci inducono ad impegnarci maggiormente ".
Naturalmente, l' intervento più atteso è stato quello del Magistrato Guariniello, che ha evidenziato, riferendosi al Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro Decreto 81, tutte le normative e novità in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Raffaele Guariniello, è stato " pungente", schietto, lineare, come è nel suo stile. " La sicurezza sui luoghi di lavoro sta diventando ormai, nel nostro Paese, una problematica molto drammatica, che viene sottovalutata e non considerata solo da chi non ha proprio rispetto per le leggi e le vite altrui. E' un problema che coinvolge le coscienze di tutti noi, e non può praticamente fermarsi ad un " mero contenitore di normative e disposizioni". Il Decreto 81, con le sue innovazioni, porta ad allargare il campo delle responsabilità, da individuare non solo nelle persone fisiche o nelle persone giuridiche( Enti, imprese, Società). Il Procuratore Guariniello, che ha " colpito" i presenti per la sua spontaneità e immediatezza, ha " sviscerato" diverse ed importanti sentenze della Cassazione, che hanno messo di fronte alle proprie responsabilità gruppi dirigenziali, imprese e datori di lavoro. " Il messaggio che voglio dare soprattutto qui a Brindisi , dinanzi anche a molti imprenditori, è che la gestione e conduzione di un' azienda non deve basarsi soprattutto sulle logiche economiche e del profitto, ma soprattutto su una presa di coscienza complessiva e costante.
Quella di instaurare un costante rapporto con i lavoratori, nelle dinamiche sui luoghi di lavoro che devono tenere conto delle loro esigenze e soprattutto della loro sicurezza . Questo, al di là anche delle diverse deleghe che si attribuiscono all' interno di una Società o di un' Impresa, che a volte allontanano i datori di lavoro dalle loro effettive responsabilità ". E a proposito di incarichi e deleghe nel campo della sicurezza sul lavoro, importante anche il riferimento di Raffaele Guariniello all' importanza del ruolo dei " RSPP", Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione. " Questa figura, anche se ha ufficialmente un ruolo consultivo, deve operare in netta simbiosi con i datori di lavoro, ma deve possedere realmente capacità e requisiti davvero adeguati alla natura dei rischi presenti sui luoghi di lavoro ". 

Telecom: Comunicato servizi igienici

La condizione dei servizi igienici nelle centrali Telecom è degradante!
I nostri RLS ricevono quotidianamente segnalazioni da tutto il territorio siciliano, corredate da vergognose immagini, che attestano il livello d’indecenza cui si è arrivati.
Questa situazione è il risultato del nuovo contratto di servizio che Telecom ha recentemente stipulato con le “nuove” imprese di pulizia.
Un contratto che prevede una forte riduzione della frequenza dei passaggi di pulizia, in tutti gli edifici sociali, in particolare in quelli non presidiati, che comunque rimangono frequentati, DA PERSONE.
Le proteste sin qui avanzate hanno prodotto un primo risultato, che ci è stato comunicato dall’azienda nel corso dell’ultimo incontro territoriale del 10 gennaio u.s.
Sono state individuate cinquanta centrali nel territorio siciliano, dove sarà aumentata la frequenza dei passaggi di pulizia.
Verificheremo nei prossimi giorni se l’effetto di tale modifica sarà idoneo a riportare nei luoghi di lavoro le minime condizioni d’igiene.
Qualora tali condizioni non si dovessero verificare, non esiteremo a chiedere l’intervento degli organi di vigilanza esterni consapevoli di tutte le conseguenze che comporta tale decisione.
Nel frattempo al fine di tutelare i lavoratori non solo dal punto di vista della salute ma anche dal lato normativo li invitiamo a seguire i seguenti comportamenti:
•    Alla presenza di servizi igienici sporchi e non utilizzabili, segnalare immediatamente al preposto (AOT), attraverso e-mail, allegando foto e richiedendo la pulizia straordinaria dei luoghi. Compilare e consegnare prima possibile il modello U0487, coinvolgere contemporaneamente i RLS.
•    Ricordiamo che al fine di garantire la corretta applicazione della norma SA 8000 in Open Access tra le altre cose l’azienda deve garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre e per questo è sempre attivo il progetto “Centrali Pulite”, che prevede la risoluzione di situazioni di criticità riguardante lo stato di pulizia e mantenimento delle infrastrutture con specifici stanziamenti economici per trattare anche le situazioni che non possono essere gestite attraverso gli strumenti operativi standard. Per favorire questo è stata istituita l’apposita casella di e-mail segnalazioni.centrali.pulite@telecomitalia.it, cui invitiamo a trasmettere le segnalazioni contemporaneamente al preposto e ai RLS.
•    Nel caso in cui il lavoratore nello svolgimento della propria attività lavorativa ha necessità fisiologiche, ma non può usufruire dei servizi igienici, deve mandare un e-mail o un sms al proprio preposto indicando la località dove si trova informandolo che sta temporaneamente allontanandosi dal posto di lavoro per andare a espletare proprie funzioni fisiologiche in un luogo idoneo. Al rientro il lavoratore informerà con la stessa modalità il preposto.
Auspichiamo che una situazione come questa, che non fa onore a NESSUNO, possa tornare al più presto alla normalità, invitando tutte le linee aziendali interessate a non accusarsi reciprocamente ma a collaborare fattivamente.
Segreterie Regionali SLC-CGIL, Fistel-CISL, Uilcom-UIL

RSU/RLS SICILIA

22 gennaio 2014

Alitalia conferma i 1.900 esuberi ma esclude licenziamenti

Alitalia conferma i 1.900 esuberi ma garantisce ai sindacati che non ci saranno licenziamenti e le eccedenze saranno gestite con ammortizzatori sociali. Lo ha comunicato l’azienda dopo l’incontro  tra i sindacati e il responsabile del personale della compagnia, Giorgio Rossi. Le parti si rivedranno nel pomeriggio di venerdì 24 gennaio.  Gli esuberi riguarderebbero 280 piloti, 350 assistenti di volo, 480 addetti del personale di terra, 190 della manutenzione e 600 degli uffici.
Quello di mercoledì 22 gennaio è stato il secondo incontro dopo quello del 10 dicembre scorso, che si era concluso con le critiche dei sindacati e la richiesta di una modifica del Piano industriale. Nel frattempo però qualcosa è cambiato: Alitalia ha completato l’aumento di capitale da 300 milioni, ha conseguentemente mutato l’azionariato, rinnovato il consiglio di transizione e confermato i vertici. Ma soprattutto dagli arabi di Etihad è arrivata la conferma di trattative in corso con la compagnia italiana. Ed è proprio in questo nuovo scenario che i sindacati inquadrano anche la trattativa sul Piano.   
Intanto la compagnia mette a segno risultati incoraggianti sull’internazionale: nel 2013 Alitalia ha registrato una crescita del 3,4% dei passeggeri sui prodotti internazionali, con un tasso di riempimento degli aerei (load factor) cresciuto di 2 punti percentuali, al 74,8% del 2013. In particolare che sui voli da e per il Centro-Sud America la crescita dei passeggeri è del 3,6%.



SLC CGIL CALABRRIA: 272 LICENZIAMENTI AD INFOCONTACT

Pochi minuti fa è stata notificata presso la sede della CGIL Calabria, l'apertura della procedura di licenziamento per 272 lavoratori dell'azienda Infocontact. Come SLC CGIL Calabria richiediamo l'immediato ritiro delle procedure di licenziamento, la crisi aziendale non può ricadere solo sulle spalle dei lavoratori. Riteniamo questa procedura illegittima e già nell'incontro di domani richiederemo che venga ritirata, altrimenti come organizzazione sindacale metteremo in campo ogni iniziativa di protesta e di lotta per scongiurare questo ennesimo dramma per la terra di Calabria.

21 gennaio 2014

Pensioni: Giovannini, nuovo piano non cambia regole Fornero

Il Governo studia un piano per ''favorire la transizione'' sul pensionamento  senza modificare le regole della legge Fornero. Lo precisa il ministro del Lavoro Enrico Giovannini in una nota  sottolineando che ''Con riferimento al cosiddetto "prestito pensionistico", si ribadisce che, come già dichiarato fin dal mese di settembre, lo strumento allo studio è finalizzato a favorire la transizione, su base volontaria, dal lavoro alla pensione, fermi restando i requisiti dell'attuale normativa. Tale strumento andrebbe incontro a persone e a imprese (come quelle di minori dimensioni) che attualmente non possono utilizzare gli strumenti previsti in materia dalla legislazione vigente. Si ribadisce - precisa il ministro - che l'ipotesi alla quale si sta lavorando non modificherebbe le regole pensionistiche attualmente esistenti, ma offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, con il possibile coinvolgimento delle imprese, come già avviene nei casi previsti dalla legge per le aziende di maggiori dimensioni.  Sono quindi destituite di ogni fondamento - conclude il ministro - le ipotesi e le letture circolate a seguito delle dichiarazioni odierne del Ministro, il quale ha semplicemente ribadito, rispondendo ad una domanda di un giornalista che chiedeva se l'idea del "prestito pensionistico" fosse ancora presa in considerazione, concetti già espressi nelle settimane scorse''.

Pensioni - Giusto riproporre tema flessibilità sistema


Sulle pagine del Corriere della Sera di quest'oggi si legge che si sta per riaprire il cantiere sulle pensioni. I tecnici del ministero del Lavoro stanno infatti lavorando  intorno a misure per dare la possibilità di forme di pensionamento anticipato, così da reintrodurre elementi di flessibilità in un sistema troppo rigido dopo la riforma Fornero soprattutto in relazione alle esigenze del sistema produttivo alle prese con una lunga crisi.
Ecco allora - dice il quotidiano - che rispunta l'ipotesi del ministro Giovannini sul "prestito pensionistico". In pratica il lavoratore cui mancherebbero pochi anni al raggiungimento dell'età pensionabile (2-3) potrebbe volontariamente scegliere di lasciare il lavoro prendendo un anticipo della pensione sulla base di un importo minimo (non più di 600-700 euro al mese) che poi la stessa persona restituirebbe all'Inps dal momento dell'effettiva decorrenza del trattamento pensionistico. Passati i 2-3 anni l'Inps comincerebbe a versargli l'assegno cui ha diritto con una piccola trattenuta a titolo di restituzione dell'anticipo percepito.
Sul temma della flessibilità del sistema pensionistico anche Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera ha esordito dicendo che "Era ora... perchè fin qui abbiamo insistito invano affinchè il Governo affrontasse questo argomento" e aggiunge "noi siamo convinti, a differenza di Renzi che mantiene su questo tema una posizione conservatrice, che la "riforma" delle pensioni targata Fornero sia socialmente iniqua, che sbarri la strada all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e che sia recessiva perchè induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare".
E' una riforma, prosegue Damiano, "che va cambiata e va recuperato quel criterio di gradualità che è stato brutalmente cancellato dal Governo Monti. E' ora di dire basta al saccheggio del sistema pensionistico per ripianare il debito: dottrina liberista che ci è stata imposta dalla Bce. Noi siamo pronti al confronto sulla proposta del ministro del Lavoro che prevede un prestito pensionistico da percepire nei due anni che precedono il momento della pensione, ma vogliamo ricordargli che il Partito Democratico ha già presentato una proposta di legge sulla flessibilità che non può essere sbrigativamente accantonata perché giudicata troppo costosa".
"Noi pensiamo che consentire ai lavoratori di poter scegliere di andare in pensione in un'età compresa tra i 62 ed i 70 anni, pagando una penalizzazione massima dell'8%, sarebbe una soluzione ottimale che risolverebbe anche, per gli anni a venire, il problema degli esodati", insiste Damiano. Questa novità annunciata dal ministro, conclude, "apre comunque la strada ad una significativa revisione del sistema previdenziale, e questo è un fatto positivo. Chiediamo al Governo un tempestivo confronto con il Parlamento".





Telecom: Comunicato negozi sociali

Negozi sociali Telecom: si faccia chiarezza
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL esprimono forte contrarietà per quanto sta avvenendo nei negozi sociali. Responsabili locali continuano ad indicare come prossima la decisione di passare tutto il perimetro alla controllata “4G”. Malgrado il cercare di stemperare le preoccupazioni da parte di qualche”capo”, invitando le persone a lavorare come se nulla fosse, il clima e le preoccupazioni che si sono create hanno rimesso al centro i tanti temi sul futuro di questa azienda.
Alle forti sollecitazioni sindacali sulla veridicità di queste voci l’azienda non ha, di fatto, smentito. E’ di tutta evidenza come con questo ennesimo episodio l’azienda continui a dimostrare una totale incapacità (o mancanza di volontà??) a governare processi interni che hanno una ricaduta immediata sui lavoratori e, non ultimo, sulla credibilità di tutto il percorso sin qui intrapreso.
E evidente che tutto questo non potrà non avere una risposta ferma. Dopo aver giudicato a questo punto inopportuno partecipare al previsto incontro con Telecom per il 22 e 23 gennaio, nei prossimi giorni le Segreterie Nazionali di SLC-FISTEL-UILCOM, dopo gli opportuni approfondimenti valuteranno il percorso da sottoporre alle valutazioni del prossimo Coordinamento Nazionale.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL












20 gennaio 2014

Informazione: campagna per la raccolta di firme per legge pluralismo dei media

All’inizio del 2013 CGIL ed SLC hanno convintamente aderito, insieme a tantissime associazioni, ad una campagna per la raccolta di firme a livello europeo a sostegno di una legislazione che garantisca l’effettiva libertà di informazione e il pluralismo dei media in tutta Europa.
L’importanza dell’iniziativa è evidente, perché rappresenta uno strumento utile con il quale richiedere:
- Una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità;
- Una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico;
- La definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di
informazione occupino alte cariche politiche;
- Sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli Stati Membri.
L’Iniziativa dei cittadini europei permette infatti di influire direttamente sull’agenda politica dell’Unione ma, per fare questo, è necessario raccogliere un milione di firme complessivamente in almeno 7 Paesi dell’Unione.
Noi crediamo di potere e dovere contribuire al raggiungimento di questo risultato, e per questo chiediamo a tutte le strutture, di categoria e confederali, di utilizzare le assemblee congressuali e i congressi territoriali e nazionali per far firmare quanta più gente possibile utilizzando il modulo che vi alleghiamo (che va rigorosamente compilato in stampatello, inserendo i dati del passaporto o della carta d’identità. La patente non è riconosciuta quale documento valido).
I moduli compilati potranno poi essere inviati alla Segreteria Nazionale Slc Cgil,
all’attenzione della compagna Barbara Apuzzo.
Ulteriori informazioni sono disponibili su http://www.mediainitiative.eu/it/
NOTA BENE: il modulo va compilato in STAMPATELLO, inserendo i dati del passaporto o della carta d’identità. La patente non è riconosciuta quale documento valido.


Per scaricare il modulo da stampare e firmare clicca qui: ECI-Support-Statements-Form-52-IT-IT-new-style

Lavorare nei giorni previsti per il riposo settimanale? Nessun danno biologico per il dipendente.

Il danno biologico ed esistenziale è escluso proprio dalla volontarietà e non obbligatorietà della prestazione resa; mentre, quanto al primo, esso va provato mediante allegazioni fattuali.
 Questo è quanto deciso dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 26398 del 26 novembre 2013.
La vicenda era stata sollevata da due dipendenti (nella specie, due autisti) dell'Azienda Mobilità Trasporti SpA, i quali - ciascuno con proprio ricorso - lamentavano di aver  prestato la propria attività lavorativa anche nei giorni dedicati al riposo settimanale e, nonostante  il fatto che "il ciclo lavorativo delineato negli accordi collettivi aziendali prevedesse turni basati su cinque giorni di servizio ed un giorno di riposo". Gli stessi lamentavano, altresì, la circostanza di aver prestato, ulteriormente, servizio per più di sei giorni consecutivi, a seguito dei riposi lavorati nel medesimo periodo.
Il tutto legittimava - a detta dei ricorrenti -  la richiesta di condanna della Azienda convenuta - propria datrice di lavoro -  al  risarcimento dei danni da loro patiti per i periodi di lavoro effettuati nei giorni di riposo, oltre al risarcimento del maggior danno derivante dalla perdita del riposo medesimo.
Ebbene, già il giudice del primo grado concludeva per il rigetto della domanda come appena enunciata, salvo prevedere per questi utlimi, il pagamento delle indennità previste dall'art. 14 dell'Accordo Integrativo del 1997.
Allo stesso modo si esprimeva la Corte d'Appello di Genova.
"In base alle acquisite risultanze probatorie era risultato che la prestazione di lavoro da parte degli autisti AMT nelle giornate destinate al riposo periodico era sempre stata basata su criteri di preventiva disponibilità e di pieno consenso da parte dei conducenti, che rispondevano volontariamente ad un interpello sulla loro disponibilità diramato dal controllore dell'autorimessa; pertanto, anche a ritenere la illegittimità delle prestazioni espletate, le uniche conseguenze non potrebbero essere che quelle stabilite dall'art. 2126 c.c. e, cioè, la remunerazione del lavoro svolto e non già il risarcimento dei danni, che non potrebbero ascriversi a esclusiva responsabilità aziendale; né tanto meno poteva dirsi integrato un comportamento colposo del datore di lavoro sulla base dell'art. 2087 c.c., quello cioè che obbliga il datore di lavoro a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore, poichè un tale obbligo di intervento avrebbe potuto configurarsi solo nel caso in cui le prestazioni (ritenendosi per l'id quod plerumque accidit che una sola prestazione o poche prestazioni non siano di per sè idonee a determinare danno alcuno, tanto più se la prestazione è richiesta dal lavoratore) fossero state in numero tale da imporgli il doveroso controllo richiesto dalla citata disposizione".
A contrario, le prestazioni effettuate - aggiungevano i giudicanti -  ossia quelle riferite  " ai periodi consecutivi di lavoro superiori a sei giorni, dovevano considerarsi dei tutto sporadiche tenuto conto del numero di volte in riferimento all'anno e del numero complessivo delle prestazioni nei dieci anni".  (...)
Nessuna responsabilità contrattuale, dunque, può imputarsi all'azienda datrice di lavoro e  nessun danno può conseguentemente, essere risarcito.
Ai due ricorrenti, spetta semmai il solo pagamento delle ore effettivamente lavorate, con la maggiorazione per il lavoro eseguito nei giorni festivi, secondo la contrattazione collettiva - cosa che, peraltro, l'Azienda di Mobilità e Trasporti SpA aveva già a suo tempo provveduto a fare.

Così la Corte di Cassazione rigettava il ricorso con condannava dei ricorrenti alla refusione di tutte le spese di giudizio.

Tares il 24 gennaio, tutti i chiarimenti: se non ti arriva non paghi

Tares il 24 gennaio, tutti i chiarimenti: se non ti arriva non paghi. La maggiorazione Tares (la tassa sui servizi indivisi) riguarda il saldo della quota statale: va pagata entro venerdì 24 gennaio in concomitanza con il versamento della mini-Imu. Il calcolo sarebbe semplice (30 centesimi a metro quadro) se non fosse che il tributo non va ai Comuni ma direttamente allo Stato tanto è vero che molti Sindaci non la riscuotono insieme agli altri tributi comunali, avendo preparato un modello F24 separato per i cittadini. Con l’aiuto del Sole 24 Ore vediamo di ricomporre il rebus dei pagamenti, di chi è interessato alla scadenza del 24 gennaio, di cosa fare se no si è ricevuto alcun modello F24 o bollettino precompilato.
Maggiorazione Tares, cos’è e cosa la distingue dalla tassa rifiuti. La Tares nominalmente è riferita ai servizi indivisibili del Comune, ma in realtà non ha alcun collegamento con la gestione dei rifiuti urbani. L”importo è fisso per tutti i contribuenti (si applica un coefficiente di 30 centesimi a metro quadro) ed è destinato alle casse statali. Parliamo quindi di due versamenti separati, uno per la tassa sui rifiuti, l’altro per la Tares: gli avvisi di pagamento comunali riportano titoli separati per ciascuno dei due importi.
Chi paga la Tares entro il 24 gennaio. A parte la mini-Imu che scade il 24 gennaio, quella data (per quanto riguarda i rifiuti) vale solo per il pagamento della Tares, come stabilito dalla legge di stabilità. Riguarda tutti i contribuenti che hanno occupato immobili soggetti all’applicazione della tassa rifiuti nel 2013. Chi avesse già pagato la maggiorazione attraverso i bollettini inviati dai Comuni prima del 24 gennaio, non dovrà versare nulla perché ha già assolto il suo dovere fiscale.
Che succede se non ricevo dal Comune il modello F24 o il bollettino. Ai sensi dell’articolo 10 dello Statuto del Contribuente, non è prevista alcuna sanzione (né interessi di mora) se il contribuente paga con ritardo la maggiorazione nel caso non abbia ricevuto per tempo i bollettini di pagamento.
La maggiorazione Tares vale anche per i Comuni che nel 2013 applicavano la Tarsu o la Tia.





18 gennaio 2014

Rappresentanza: CGIL, testo Odg approvato dal Comitato Direttivo


17 gennaio 2014

Il comitato direttivo della Cgil  ha approvato con 95 voti l'Ordine del giorno presentato dalla segreteria nazionale relativo al testo unico sulla rappresentanza sottoscritto lo scorso 10 gennaio. All'Odg presentato dal segretario generale della Fiom sono andati 13 voti mentre due sono stati gli astenuti,
e due non hanno preso parte alla votazione.

Di seguito il testo dell'Odg approvato dal direttivo della Cgil
Il CD della CGIL approva il Testo Unico sulla rappresentanza sottoscritto il 10 gennaio 2014 in coerenza con gli accordi 28 giugno 2011 e 31 maggio 2013. L’insieme di queste regole disegna un modello di rappresentanza sindacale trasparente, democratico e fortemente partecipato dall’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici.

L’intesa del 10 gennaio porta a conclusione un processo di riforma che inverte la deriva degli ultimi anni fatta anche di intese separate prive di ogni verifica democratica, di discriminazioni ai tavoli negoziali, di limitazione delle libertà sindacali per chi dissente, e riconferma il valore del Contratto Collettivo Nazionale come garanzia della certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale.

L’accordo estende gli spazi di democrazia e di partecipazione alle decisioni:

la rappresentanza di ogni organizzazione sindacale deriverà dalla certificazione, da parte di soggetto terzo, degli iscritti e dei voti ottenuti per le elezioni delle RSU;

le RSU saranno elette da tutti i lavoratori e le lavoratrici col sistema proporzionale puro ed avranno un potere di decisione sulla contrattazione di secondo livello così come definito dal contratto nazionale;

la partecipazione ai tavoli contrattuali sarà un diritto delle singole organizzazioni sindacali derivanti dal peso della reale rappresentanza certificata e non dalla preferenza delle controparti;

i nuovi Contratti Nazionali di Lavoro saranno efficaci ed esigibili solo se avranno il consenso del 50% + 1 della rappresentanza sindacale assieme al 50% +1 del voto dei lavoratori e delle lavoratrici interessati;

i diritti sindacali in capo ad ogni organizzazione non saranno determinati dalla sottoscrizione dei contratti applicati, ma al raggiungimento del 5% di rappresentanza e alla conseguente partecipazione alla trattativa.

Infine, il Testo Unico delimita le clausole di esigibilità che i futuri CCNL dovranno definire rendendole operanti per entrambe le parti.

Il Comitato Direttivo impegna l'intera organizzazione a proseguire ed estendere l'iniziativa per allargare l'applicazione di regole democratiche ed esigibili a tutte le controparti datoriali e ad assicurare il pieno coinvolgimento di tutte le nostre strutture nella fase attuativa di quanto pattuito.

La sottoscrizione delle nuove regole, unitamente al pronunciamento della Corte Costituzionale, può realmente determinare le condizioni per la Legge su democrazia e rappresentanza dando forza e vigore a questi principi ed attuando l’articolo 39 della Costituzione, al fine di determinare l’estensione dell’applicabilità in tutti i luoghi di lavoro e l’erga omnes dei contratti.

Il CD decide di diffondere e condividere con gli iscritti e le iscritte nelle assemblee congressuali questo dispositivo.



17 gennaio 2014

Infocontact: il mancato rinnovo della commessa WIND comincia a mietere le sue vittime.

Slc Cgil Calabria
 Sono circa 110 le lavoratrici ed i lavoratori con contratto a tempo determinato o in somministrazione, che fino al 31 gennaio si ritroveranno senza lavoro. Il mancato rinnovo della commessa WIND ad Infocontact comincia già a mietere le sue vittime ed a pagarne le spese sono i lavoratori più deboli, coloro che hanno un contratto precario. Considerando l’esubero di 272 unità, dovuto alla perdita della più importante commessa per il sito produttivo di S.Pietro Lametino, l’azienda Infocontact già a partire dall’inizio del nuovo anno non sta rinnovando i contratti dei lavoratori a tempo determinato ed interinali in forza in azienda.
E se da un lato gli strumenti di legge a disposizione, e il confronto proficuo con Wind a livello nazionale, forniscono un minimo di speranza per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, quantomeno nella limitazione dei danni, le precarie condizioni contrattuali di oltre 100 dipendenti, tra lavoratrici e lavoratori, non permettono di poter intervenire alla salvaguardia della professionalità e delle competenze acquisite da questi dipendenti.
La Slc Cgil Calabria si è impegnata fin da subito, in sinergia con il patronato INCA, per garantire un fattivo sostegno a questi lavoratori, andando ad individuare, attraverso gli strumenti che la legge offre, la migliore condizione di tutela e di sostegno al reddito (aspi, mini aspi, mobilità in deroga). Inoltre per i lavoratori in somministrazione attraverso la fattiva collaborazione con NIdiL-CGIL, la categoria che ha sottoscritto il contratto nazionale di lavoro per i lavoratori in somministrazione, stiamo individuando forme di sostegno al reddito aggiuntive, grazie anche agli enti bilaterali previsti da quel CCNL.
Ma la vera battaglia da mettere in campo dovrà essere quella del lavoro, con la consapevolezza che non sarà facile visto le condizioni contrattuali precarie degli oltre 100 lavoratori impattati, e soprattutto tenendo conto che ad oggi il mancato rinnovo della commessa Wind crea un esubero strutturale in Infocontact di 272 lavoratori a tempo indeterminato.
Pertanto, pur nelle difficili condizioni contingenti, come SLC CGIL metteremo in campo tutto quanto possibile per non lasciare soli questi lavoratori, coscienti delle difficoltà presenti nel settore e del contesto socio-economico del territorio, abbiamo già avviato una vertenza per rivendicare lavoro per questi lavoratori che negli anni hanno raggiunto elevate competenze e professionalità, contribuendo a raggiungere importanti traguardi e risultati per l’azienda Infocontact.
Nel corso di questi giorni abbiamo ricercato e trovato il consenso dei lavoratori impattati sulla nostra rivendicazione e concordato l’avvio della “vertenza lavoro” per coloro che già stanno pagando sulla loro pelle la crisi di Infocontact. E’ tempo quindi di accendere un faro su questi lavoratori che la legge ha relegato in condizioni di “serie B”, ma che per quanto ci riguarda hanno pari dignità e sicuramente meritano anche maggior attenzione, viste le condizioni contrattuali precarie scarsamente tutelate.