12 novembre 2014

Almaviva: "Per la SLC CGIL maggioranza assoluta: un risultato straordinario (49% e 5 RSU elette su 9)"


Call center e le votazioni delle rappresentanze sindacali in Almaviva
Il 10 e l’11 novembre si sono tenute le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali di Almaviva Catania; elezioni che hanno visto competere ben 5 liste e 37 candidati.
Al termine delle operazioni di scrutinio che, visto l’alto numero di votanti (967) si sono protratte fino a tarda notte, la Slc Cgil con 475 voti (49%) e 5 RSU elette su 9, ottiene un risultato straordinario con la maggioranza assoluta che le consente di poter avere anche ben 3 responsabili dei lavoratori alla sicurezza su 6. Le operazioni elettorali e di spoglio si sono tenute, nonostante l’altissima percentuale dei votanti ed il numero dei candidati presenti, in un clima di assoluta serenità .
 “Con il loro consenso, i lavoratori hanno
premiato il nostro impegno – dice il segretario generale della Slc Cgil, Davide Foti- . Con ostinazione, siamo perennemente mobilitati in una dura lotta per la difesa del posto di lavoro a rischio a causa del trasferimento all’estero di molte attività lavorative, e a causa del mancato pieno recepimento in Italia della normativa europea che vincola chi si aggiudica un nuovo lavoro ad occupare nella propria attività i lavoratori che operavano nell’azienda attiva in precedenza”.
  “E’ necessario e indispensabile che le istituzioni tutte, a partire da quelle locali e regionali, si mobilitino in difesa del lavoro di questa generazione di lavoratori, aggiunge –dice  Giovanni Pistorio, segretario confederale Cgil Catania-. A livello nazionale, grazie all’iniziativa di qualche deputato catanese, qualcosa si è mosso ma le difficoltà permangono ed il tempo non gioca a nostro vantaggio. Il risultato elettorale va oltre le nostre aspettative e ci carica ancora di più della responsabilità di dover cercare insieme alle istituzioni le soluzioni che ci permettono di tenere il lavoro a Catania”.
Il 21 novembre, inoltre, saranno in tanti i lavoratori catanesi del settore che si recheranno a Roma per la “Notte bianca dei call center”. L'appuntamento con lo sciopero nazionale è stato fissato alle ore 17 in piazza della Repubblica, con corteo verso piazza del Popolo. Per il segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, "la delocalizzazione selvaggia equivale ad una rapina del territorio ed è per questo che la Cgil non abbasserà mai la guardia su una delle battaglie sindacali più importanti di questi anni. Resta poi la battaglia per i diritti, valida per tutti i lavoratori. Ma nel caso dei call center spesso siamo alle prese con una brutta abitudine tutta italiana: premiare l'impresa che viola regole comprimendo il costo del lavoro e mettendo KO chi invece compete nel rispetto delle regole. Questa nostre battaglie sono conosciute dai lavoratori, che per questo, ancora una volta, hanno scelto il nostro sindacato".

Nota sullo sciopero del 21 novembre 2014

Riguardo all’estensione dello sciopero ai customer care degli operatori telefonici (Telecom, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb) ritengo utile fornirvi alcune precisazioni:
Lo sciopero è stato esteso ai servizi commerciali dei customer in house, quindi a tutte quelle realtà che, sia on line che off line, non gestiscono in alcun modo nessun passaggio di assistenza tecnica o anche solo di mero dispacciamento dei guasti. In alcune realtà non è possibile distinguere fra assistenza commerciale e assistenza tecnica di primo livello: Vodafone, Wind, Fastweb, H3g. In questi casi lo sciopero copre i soli lavoratori adibiti ad attività di credito e\o back office e non gli addetti in linea (per loro occorre aprire le procedure di legge previste dalla 146). Discorso a parte per Telecom Italia. Il servizio assistenza mobile (119) rientra nella stessa casistica degli altri gestori: gli operatori in linea gestiscono sia la parte commerciale che l’assistenza tecnica e\o il dispacciamento di segnalazioni dei guasti. Ne deriva che per il 119 l’estensione dello sciopero del 21 non è sufficiente (si sarebbero dovute aprire le procedure di raffreddamento). Per gli altri servizi invece (187, 191, credito, 1254) non occorre aprire le procedure dal momento che non gestiscono alcun passaggio di assistenza tecnica e\o dispacciamento di guasti, quindi possono aderire allo sciopero del 21 novembre.
Fraterni saluti.
Roma, 11 novembre 2014
Riccardo Saccone

Coordinatore Area TLC

Call center: Sindacati, sciopero nazionale e notte bianca dei call center il 21 novembre


Le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazione da tenersi a Roma il prossimo 21 novembre, nell’ambito di un evento più ampio, una vera e propria NOTTE BIANCA DEI CALL CENTER In cui le organizzazioni sindacali inviteranno mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile e della politica ad incontrare e confrontarsi con i lavoratori del settore e a solidarizzare con loro nella dura vertenza che li contrappone al Governo.

Mentre la vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture con 262 licenziamenti non ha ancora trovato una soluzione, oggi E-Care ha annunciato la volontà di procedere alla chiusura della sede Milanese con il licenziamento di oltre 500 persone. Nelle prossime settimane la chiusura delle gare di Enel, Comune di Roma e il continuo ribasso delle tariffe praticato dai clienti porterà all’avvio di ulteriori centinaia di dipendenti.

Quanto sta accadendo era stato previsto e preannunciato tanto che il Governo aveva avviato, nel mese di giugno, un tavolo di crisi per il settore. In tale occasione le Organizzazioni Sindacali avevano evidenziato come, l’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti.

A ciò si aggiungono gli incentivi per le nuove assunzioni già oggi previsti dalla legislazione, legge 407/90, per le regioni del sud che prevedono il mancato versamento contributivo per i primi tre anni.

Il combinato disposto delle due norme crea le crisi occupazionali odierne, che non sono determinate da un calo dell’attività lavorativa, ma unicamente dall’opportunità concessa al committente di cambiare liberamente il fornitore del servizio senza essere tenuto a garantire la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività.

In questo modo il committente mantiene basso il costo con gli sgravi contributivi permanenti e le retribuzioni dei lavoratori ai minimi contrattuali e senza anzianità mentre lo Stato paga due volte, gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni, senza creare nemmeno un posto di lavoro nuovo.

In nessun Paese Europeo ciò è possibile in quanto il recepimento della direttiva su citata ha portato al varo di leggi che direttamente, come nel caso della TUPE inglese, o con rimandi ai contratti di lavoro, come nel caso spagnolo, impone di garantire continuità occupazionale in caso di successione di appalti per le stesse attività. In questo modo quei mercati hanno deciso di premiare le aziende che investono in tecnologia e che riescono ad essere efficaci sviluppando ed investendo in IT e ricerca.

In Italia no! L’Italia premia l’imprenditore più spregiudicato che viola regole e leggi e in questo modo comprime il costo del lavoro, chi invece prova a competere nel rispetto delle regole viene messo fuori mercato con la conseguenza che i lavoratori saranno licenziati.

Il Governo, in una prima fase, aveva  ritenuto giuste le rivendicazioni sindacali nonchè doveroso provare a dare una risposta ai lavoratori. Dopodiché, le pressioni esercitate dalla committenza che immaginiamo non esser mai state effettuate alla luce del sole, hanno portato il Governo a ritirarsi e non convocare più il tavolo sui Call Center che invece viene sbandierato nelle risposte alle interrogazioni parlamentari dal ministro di turno.

10 novembre 2014

Codacons denuncia Telecom e Vodafone

IL Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, all’Autorità per le comunicazioni e al Garante per la privacy denunciando un episodio di telemarketing che potrebbe configurare veri e propri reati.
Come noto – spiega l’associazione – è in preoccupante ascesa il fenomeno delle telefonate commerciali da parte di call center specializzati nella vendita di abbonamenti e contratti nel settore delle telefonia e dell’energia. Chiamate che arrivano a qualsiasi ora, ripetute nell’arco della stessa giornata, e che rappresentano una forma di molestia a danno degli utenti.
Il fenomeno ha riguardato anche le linee telefoniche del Codacons, con le utenze fisse e mobili intestate all’associazione ripetutamente contattate ai fini del telemarketing, nonostante l’ente avesse fatto esplicita richiesta a Telecom, gestore delle linee in oggetto, di non consentire la diffusione dei propri numeri a scopi commerciali.
Dopo l’ennesima chiamata da parte di un operatore Vodafone con la quale si proponeva un abbonamento telefonico e la possibilità di non pagare la tassa di concessione governativa, il Codacons ha presentato un esposto in Procura chiedendo di indagare in relazione alla violazione della legge sulla privacy (d.lgs 196/03) e per il reato previsto e punito dall’art. 660 c.p. (Molestie). Ma l’associazione ha chiesto di indagare anche Telecom per negligente condotta, per non avere adottato – nei confronti dell’associazione intestataria di un’utenza telefonica per la quale era stato espressamente richiesto di non ricevere chiamate per vendita di prodotti e /o comunque offerte pubblicitarie – tutte le misure necessarie e opportune atte a garantire la completa osservanza della disciplina che prevede l’acquisizione del consenso preventivo dell’interessato al trattamento dei propri dati personali ai fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

L’associazione invita tutti i cittadini che dovessero ricevere telefonate moleste dal numero 02370704 a rivolgersi al Codacons per tutelare la propria privacy.

ASSILT: Oltre la demagogia, un patrimonio dei lavoratori del gruppo TELECOM salvaguardato


Nei giorni scorsi l’Assemblea dell’ASSILT ha approvato, con 71 voti favorevoli, 6 astenuti ed un solo voto contrario, la manovra con la quale gli Organi associativi hanno messo in sicurezza l’“Associazione per l’assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori delle aziende del Gruppo Telecom Italia” senza stravolgerne le finalità mutualistiche.
Con l’accordo del 13 ottobre u.s. fra Telecom SpA e SLC‐CGIL ‐ FISTEL‐CISL ‐ UILCOM‐UIL si è portata, dal 1 gennaio 2015, la contribuzione a carico delle aziende socie all’1,75% delle retribuzioni imponibili, a fronte di un contributo a carico dei lavoratori aderenti all’associazione pari allo 0.60% della retribuzione e dei soci pensionati pari all’1.70% della pensione annua/lorda ( era dal 1995 che non veniva ritoccata in aumento la contribuzione per i lavoratori). Naturalmente continuando con
un’attenta politica di razionalizzazione delle spese e miglioramento costante del servizio reso.
L’approfondito percorso di condivisione ed analisi ha fatto sì che gli organismi preposti, il CdA in primis e poi l’Assemblea dei Rappresentanti, sono stati messi nella condizione di intervenire, mettendo in sicurezza tutte le prestazioni sanitarie che l’ASSILT offre, senza stravolgere l’attività e lo spirito dell’associazione e rafforzandone piuttosto il ruolo di sostegno, continuando a garantire ai soci un importante livello di integrazione delle spese sanitarie.
SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL ritengono di aver raggiunto un importante obiettivo, salvaguardando il perimetro dell’ASSILT, mantenendo la sua tipicità mutualistica di tutela per lavoratori e pensionati del gruppo Telecom senza intaccare il livello delle prestazioni e senza dar corso a misure drastiche per i lavoratori ed il loro salario. Il resto è, come spesso accade, vuota demagogia.
P.S.
L’Assemblea dell’ASSILT non è il Senato della Repubblica, quando si “contrasta fortemente” un accordo si vota contro perche l’astensione vale per quello che è…una non scelta.
Roma, 10 Novembre 2014
Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL


Esenzione Ticket sanitari 2015: Anche disoccupati e bambini

Esenzione ticket reddito 2014 2015 è un’agevolazione prevista dall’articolo 8 comma 16 della Legge 537/1993 e successive modificazioni che da diritto ai cittadini economicamente disagiati a non pagare i costi del ticket sanitario obbligatorio che ogni assistito deve pagare sulle prestazioni di diagnostica sia strumentale che di laboratorio che specialistiche ambulatoriali.
 Esenzione ticket reddito 2014 2015 ISEE e fasce:
L’esenzione ticket reddito 2014 2015 è un diritto per tutti i cittadini e i loro familiari che presentano un reddito inferiore alla soglia limite prevista e fissata dalla attuale normativa. Oltre che per motivi di reddito, l’esenzione, è concessa anche per età anagrafica per bambini sotto i 6 anni o adulti sopra i 65 anni, per disoccupazione o pensione sociale o minima.
Per ottenere l’esenzione ticket per motivi di reddito soglie fasce ISEE, il cittadino deve presentare la certificazione Isee 2014 che prende in considerazione il reddito complessivo del nucleo familiare, ossia, la somma di tutti i redditi di ciascun componente della famiglia residente dall’interessato al coniuge non legalmente separato e dai figli e parenti conviventi fiscalmente a carico.
Se riconosciuto tale diritto, l’interessato e il nucleo familiare non sono tenuti al pagamento del ticket per effettuare prestazioni di diagnostica sia strumentale che di laboratorio che specialistiche ambulatoriali.
Esenzione ticket sanitario per reddito 2014 2015 codice:
  • L’esenzione ticket sanitario per reddito 2014 2015 codice, sono stabiliti dalla Legge 537/1993 ed è riservata ad alcune specifiche categorie di cittadini entro determinate fasce di reddito e individuate da specifico codice esenzione:
  • Esenzione ticket per Bambini sotto i 6 anni e adulti sopra i 65 anni se appartenenti ad un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro. CODICE E01
  • Esenzione ticket per Disoccupati e loro familiari a carico se appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, aumentato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di altri 516,46 euro per ogni figlio a carico. CODICE E02
  • Esenzione ticket sanitario per reddito per i Titolari di pensioni sociali e loro familiari a carico. CODICE E03
  • Esenzione ticket per i Titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 anni e loro familiari a carico, appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, aumentato fino a 11.362,05 euro se presente anche il coniuge e di altri 516,46 euro per ogni figlio a carico. CODICE E04

Esenzione ticket reddito regione come si richiede?
L’esenzione ticket reddito si richiede alla regione tramite servizio sanitario ASL con modalità e procedure diverse rispetto al passato, grazie alle novità introdotte dal D.M. 11 dicembre 2009. A partire da tale data, infatti, nelle Regioni in cui sono state recepite sin da subito le nuove direttive, le procedure di verifica e autorizzazione all’esenzione del ticket per reddito sono diventate molto più veloci e snelle, dal momento che tale controllo viene effettuato direttamente dal medico curante e dal pediatra con la prescrizione della ricetta medica.
Il medico curante, infatti, durante la compilazione della prescrizione sanitaria, verifica su richiesta del paziente se il suo nominativo è presente nell’elenco dei cittadini autorizzati all’esenzione codice E01, E03 e E04. Una volta accertato il diritto, il medico procede a riportare il relativo codice esenzione sulla ricetta medica.
Esenzione ticket per reddito: come si verifica?
L’esenzione Ticket per reddito si verifica dal medico curante nella fase di compilazione telematica della ricetta, per cui il paziente può richiedere al medico di verificare il diritto all’esenzione semplicemente interrogando la lista Tessera Sanitaria, se il nominativo del paziente è presente nell’elenco significa che, in base alle informazioni congiunte tra Agenzia delle Entrate, SSN e Inps, egli risulta esente dal pagamento del ticket per quella specifica prestazione sanitaria mentre se non compare non ne ha diritto.
I pazienti, i cui nominativi non compaiono nella lista, ma possiedono i requisiti per accedervi possono comunque rivolgersi alla ASL di appartenenza con una autocertificazione e richiedere un certificato provvisorio di esenzione.
Esenzione ticket reddito 2014 2015 documenti:
Per richiedere esenzione ticket reddito 2014 2015 i documenti da presentare per il rilascio del certificato provvisorio che il cittadino deve poi presentare e consegnare al medico curante, sono
autocertificazione, l’interessato deve indicare i seguenti dati: Dati Personali e Reddito complessivo del nucleo familiare, riferito all’anno precedente a quello di erogazione delle prestazioni.
Per le persone disoccupate: è necessaria sia l’indicazione del Centro per l’impiego presso il quale risultano registrate che la sottoscrizione dell’impegno a comunicare tempestivamente la data di cessazione dello stato di disoccupazione, che comporterà la perdita dell’esenzione prevista.
Dichiarazione della consapevolezza delle conseguenze di carattere penale per il rilascio di false dichiarazioni, nonché della consapevolezza che l’Azienda sanitaria locale attiverà il successivo controllo della veridicità della dichiarazione resa.
Copia di un documento di identità in corso di validità
Una volta rilasciato il certificato provvisorio di esenzione ticket per reddito, valido per tutto l’anno solare in corso, deve essere consegnato al medico curante al fine di ottenere il diritto.
 Esenzione ticket reddito acquisto farmaci:
L’esenzione ticket per reddito farmaci è prevista solo su quelli di Fascia A ma solo per quelle Regioni italiane che hanno deliberato le categorie di soggetti esenti dal suddetto ticket. Pertanto per verificare i casi di esenzioni dal ticket regionale sui farmaci di fascia A, è necessario rivolgersi alla ASL o Regione di appartenenza. Altresì vi sono Regioni in cui invece è stato introdotto un ulteriore ticket su questa tipologia di farmaci, in genere applicando una quota fissa su ciascuna confezione o ricetta.
In generale i farmaci che rientrano nelle suddette categorie, sono:
Medicinali di fascia A: Gratuiti per tutti i cittadini
Medicinali di fascia A ma con Nota AIFA: Gratuiti solo per alcune categorie indicate nella Nota.
Medicinali fascia C: A pagamento per tutti gli assistiti, compresi gli assistiti esenti per malattia cronica.


Uil: Angeletti si dimette

Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti si è dimesso. Il suo successore, come previsto, è Carmelo Barbagallo, attuale segretario generale aggiunto. Barbagallo (sposato, con 2 figli e 2 nipoti) sarà eletto ufficialmente dal Congresso che si terrà a Roma dal 19 al 21 novembre, ma già negli ultimi importanti appuntamenti del sindacato, come l'incontro al ministero del Lavoro sulla Legge di Stabilità, le manifestazioni dei pensionati e la mobilitazione dei dipendenti pubblici, è stato lui a rappresentare la Uil.
In queste ultime settimane si è mostrato molto critico con il governo e ha minacciato lo sciopero generale non solo dei lavoratori pubblici ma di tutti quelli, anche nel privato, privi di rinnovo contrattuale. Barbagallo, d'altronde, ha imparato presto a tener testa alla controparte come lavoratore e come sindacalista. Dopo 5 anni di lavoro minorile, 1 anno di lavoro nero e 3 mesi di apprendistato, prima di approdare alla Fiat di Termini Imerese, ha cambiato tanti mestieri.
Dopo le parole pronunciate in occasione dei funerali del suo amico Domenico Geraci, il sindacalista della Uil assassinato a Caccamo nel 1998, è stato fatto segno di gravi atti intimidatori da parte della mafia: già in precedenza, peraltro, un colpo di fucile era esploso nella sua abitazione lasciandolo miracolosamente incolume.

Nel giugno del 2000, con Angeletti segretario generale, Barbagallo è stato eletto in segreteria confederale nazionale con delega all'organizzazione. In questa veste, a partire dalla Conferenza nazionale di Bellaria del 2012, ha ideato, progettato e avviato la riforma organizzativa della Uil.

08 novembre 2014

Abbandono del posto di lavoro: il “perimetro” che giustifica il licenziamento disciplinare

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra una società ed un suo dipendente, licenziato per aver abbandonato il posto di lavoro per consumare un rapporto sessuale a pagamento.
L’uomo, dipendente della società con qualifica di operaio e con le mansioni di operatore presso una stazione metropolitana, veniva licenziato per giusta causa, individuata nel comportamento descritto nella lettera di contestazione disciplinare.
Ivi si riferiva che il lavoratore, nel normale orario di lavoro, non presenziava la sua postazione lavorativa presso il banco agenti di stazione, senza avere richiesta la preventiva autorizzazione come previsto dal regolamento aziendale per gli agenti di stazione, e veniva sorpreso da una utente nel locale in uso alla ditta di pulizie ubicato al piano banchina in atto sessuale con una donna.
Di tale circostanza la cliente aveva sporto denuncia alle forze dell'ordine dalla stessa chiamate in loco.
L'impugnativa proposta avverso il licenziamento veniva respinta dal Tribunale e la Corte d'Appello respingeva l'appello proposto dal lavoratore.
La Corte disattendeva i motivi di appello osservando che la realizzata violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro, unitamente ad un comportamento manifestamente contrario agli interessi dell'impresa, rendeva irrilevante il rispetto (o meno) della garanzia di affissione del codice disciplinare prevista dallo Statuto dei lavoratori; argomentava poi che il provvedimento di recesso era stato sottoscritto dal direttore generale, procuratore generale munito dei relativi poteri, con firma leggibile apposta in calce al provvedimento.
Un'eventuale mancanza dei poteri di intimazione avrebbe dovuto peraltro essere fatta valere dalla società, che invece nel caso l'aveva ratificata.
Riteneva poi che l'esito dell'istruttoria svolta avesse confermato la fondatezza dell'addebito, che si era concretato in un allontanamento dalla postazione di lavoro per compiere un atto contrario ai doveri del servizio e con pericolo per la sicurezza.
Esso rendeva fondata la sanzione irrogata, considerato anche che le mansioni cui il dipendente era addetto erano di particolare responsabilità per la gestione della sicurezza dell'impianto della stazione, essendo egli l'unico agente di stazione, il che rendeva la condotta connotata da particolare gravità.
Riteneva poi che le previsioni che individuano le sanzioni disciplinari e la competenza della commissione di disciplina ad irrogare la destituzione dal servizio, dovessero ritenersi superate per effetto della successiva contrattazione collettiva e dello Statuto dei lavoratori.
Né poteva invocarsi il codice etico della società, afferendo la fattispecie non a violazioni del codice etico, ma a licenziamento disciplinare.
Contro la sentenza, proponeva ricorso per cassazione il dipendente, in particolare sostenendo che l'allontanamento contestato infatti era meramente temporaneo, né vi era prova del fatto che egli fosse ritornato al lavoro perché chiamato tramite interfono e non per sua spontanea volontà.
Aggiunge che il magazzino in cui si sarebbe consumato l'atto sessuale era un locale tecnico non accessibile all'utenza e che pertanto era stata rispettata la regola della riservatezza, che egli era inquadrato nel penultimo gradino del CCNL, che l'agente di stazione non è una guardia giurata né un addetto alla vigilanza pur avendo compiti generici di controllo, che la condotta non aveva determinato conseguenze pregiudizievoli per l'azienda né danno all'immagine, che non si sarebbe dato rilievo all' assenza di precedenti disciplinari.
Tali elementi avrebbero determinato una diversa valutazione della condotta contestata e della sua gravità.
La Corte di Cassazione, investita della questione, ha respinto il ricorso, affermando un principio già espresso dalla giurisprudenza di legittimità ma che, per la sua importanza, merita qui di essere ricordato.
In particolare, osservano gli Ermellini come il dipendente, nel ricondurre l' addebito alla fattispecie dell'interruzione temporanea del servizio, trascura elementi che invece sono stati analizzati dalla Corte di appello e che essa ha considerato decisivi, quali la causale (voluttuaria e contraria ai doveri d'ufficio) dell'abbandono del servizio e la natura dei compiti (di vigilanza) assegnati.
Tale sottovalutazione appare in contrasto non solo con il contenuto letterale della contestazione quale si legge nella narrativa della sentenza impugnata, che riporta i diversi profili della condotta, ma anche e soprattutto con i principi espressi dalla Cassazione in tema di individuazione della giusta causa di recesso e del giudizio di proporzionalità fra fatto addebitato e licenziamento, in ragione dei quali tale valutazione va fatta considerando l'addebito nel complesso dei suoi elementi oggettivi e soggettivi.
Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, ai fini della proporzionalità tra addebito e recesso, rileva ogni condotta che, per la sua gravità, possa scuotere la fiducia del datore di lavoro e far ritenere la continuazione del rapporto pregiudizievole agli scopi aziendali, essendo determinante, in tal senso, la potenziale influenza del comportamento del lavoratore, suscettibile, per le concrete modalità e il contesto di riferimento, di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento, denotando scarsa inclinazione all'attuazione degli obblighi in conformità a diligenza, buona fede e correttezza.
Spetta al giudice di merito valutare la congruità della sanzione espulsiva, non sulla base di una valutazione astratta dell'addebito, ma tenendo conto di ogni aspetto concreto del fatto, alla luce di un apprezzamento unitario e sistematico della sua gravità, rispetto ad un'utile prosecuzione del rapporto di lavoro, assegnandosi rilievo alla configurazione delle mancanze operata dalla contrattazione collettiva, all'intensità dell'elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla durata dello stesso, all'assenza di pregresse sanzioni, alla natura e alla tipologia del rapporto medesimo.


LAVORO, SLC CALABRIA: CENTINAIA DI POSTI A RISCHIO NEI CALL CENTER


CATANZARO. Il prossimo 21 novembre i lavoratori dei call center sciopereranno in tutta Italia. In Calabria, secondo quanto comunica la Slc-Cgil, sono centinaia gli addetti al settore che nella sola regione contribuisce all’economia con oltre 500 milioni di euro di salari redistribuiti in un anno. “Sono diverse – è scritto in una nota – le crisi occupazionale che stanno colpendo il settore call center in Calabria, con aziende costrette ad accedere agli ammortizzatori sociali per poter mantenere il perimetro occupazionale. Su tutte spicca quella di Infocontact con i suoi 1800 lavoratori circa. Eppure la Calabria ha già visto la perdita di oltre 500 posti di lavoro nel primo semestre del 2014. Lavoratori a tempo determinato o in somministrazione non rinnovati a causa di esuberi dichiarati per carenza di attività. Oltre 1500 – continua la nota – sono invece i lavoratori del settore che mensilmente subiscono riduzioni salariali derivanti dall’applicazione di contratti di solidarietà o cassa integrazione in deroga. 2500 inoltre i posti di lavoro persi nell’ultimo biennio in Calabria nel comparto dei call center in outsourcing”. Questi, spiega la Slc-Cgil calabrese, “i numeri di una tragedia occupazionale che sta investendo il settore dei call center destinata a peggiorare se non si interviene immediatamente a porre un freno alle gare al massimo ribasso. Le crisi occupazionali che stanno colpendo il comparto non sono sicuramente riferibili alla crisi economica ma unicamente all’assenza di regole. Su tutte – lamenta il sindacato – la carenza di una normativa sui cambi di appalto che consente ai clienti di cambiare continuamente fornitore con l’unico scopo di abbassare il costo del servizio e aumentare i margini di guadagno delle imprese. Per questo con forza – annuncia il sindacato – saremo nuovamente in piazza il prossimo 21 Novembre per richiedere a gran voce l’applicazione anche in Italia della direttiva europea 23/2001 che prevede che i lavoratori seguano il lavoro nei cambi di appalto. Una normativa di buon senso che nel resto d’Europa sta proteggendo i lavoratori del settore dal liberismo sfrenato derivante dall’assenza completa di regole che invece contraddistingue l’Italia”. La Slc denuncia che “la completa assenza di regole negli appalti sta causando spostamenti incontrollati di commesse da un azienda all’altra causando non pochi disagi a diverse realtà con la conseguente apertura di procedure di ammortizzatori sociali e la riduzione salariale per i lavoratori. L’assenza di rifinanziamento degli ammortizzatori sociali – continua il sindacato – è un altro dei motivi che ci spingeranno come Calabria a scendere in piazza, con maggior convinzione, il prossimo 21 Novembre. Sono circa 1500, infatti, i dipendenti di aziende del settore che attendono il finanziamento della cassa in deroga o dei contratti di solidarietà di tipo B e che ancora a fine 2014 non hanno visto erogate le misure di sostegno al reddito previste nell’anno”. Il sindacato giudica “sconcertante l’atteggiamento del Governo che si era impegnato, ribadendolo anche in Calabria con il sottosegretario Teresa Bellanova, all’avvio di una normativa che comprendesse i temi della clausola sociale, ed al contrario a sottoposto a fiducia la legge delega sul Jobs Act che prevede licenziamenti e demansionamenti più facili, oltre alla deregolamentazione dei controlli a distanza”.

Sussidio di Disoccupazione: ecco come richiederlo

Si è tanto sentito parlare in questi giorni della legge Fornero o meglio dalle modifiche apportate da tale legge, in diversi campi, uno tra tutti quello riguardante l‘indennità di disoccupazione. Ma chi sono davvero i destinatari di tale indennità? I beneficiari di tale provvedimento sono i cittadini iscritti in via esclusiva alla Gestione presso l ‘Inps.
Non possono invece accedere a tale indennità di disoccupazione coloro i quali siano iscritti alla gestione separata a vario titolo, ma non facenti parte tra i contratti di collaborazione a progetto.

Possono accedere, dunque alla richiesta di tale sussidio, coloro i quali risulteranno essere in possesso dei seguenti requisiti, ovvero:
abbiano raggiunto nell’anno precedente un reddito lordo complessivo non superiore al limite posto, ovvero di 20.220 euro
coloro i quali abbiano trascorso nell’anno precedente un periodo di due mesi di disoccupazione continuativi
che il lavoro sia stato operato in regine di monocommittenza
il committente dovrà essere in possesso di un contributo mensile alla gestione separata nell’anno di richiesta, e quindi deve aver percepito un compenso pari ad almeno un dodicesimo del minimale Inps per gli artigiani e per i commercianti.

Il richiedente dovrà effettuare un’autocertificazione, attraverso la quale dovrà comunicare ed auto certificare appunto di essere disoccupato da almeno due mesi continui e di avere tra l’altro attestato la propria condizione, presso il Centro per l’impiego. Come richiedere il sussidio? Chiunque avesse intenzione di richiederlo, dovrà compilare il modulo preposto, ovvero il modulo “CoCoPro 2014 Cod SR140” ed inserirlo entro il 31 dicembre 2014 sul sito dell’INPS, al quale dovrete essere registrati.


L‘INPS valuterà la documentazione e nel caso in cui risulterà valida, provvederà ad erogare l’importo in un’unica soluzione nel caso in cui si tratti di importi sotto i mille euro, oppure verrà erogato in rate, qualora sia di importo superiore.

DAVIDE FOTI (CGIL) AL GOVERNO: "BASTA GIOCARE A PING PONG COL PANE DEI LAVORATORI"

da: www.ienesiciliane.it/
A pochi giorni dalla manifestazione nazionale indetta per il 21 novembre a Roma, cosa sta succedendo nei call center italiani (e catanesi)? E' cambiato qualcosa dall'ultima manifestazione nazionale del 4 giugno? Ne abbiamo parlato con Davide Foti, segretario Slc Cgil Catania(nella foto).

A pochi mesi dalla riuscitissima manifestazione nazionale del giugno scorso, il 21 novembre tornate in piazza a Roma per difendere l'occupazione nei call center. Che, tra parentesi, non vivono un bel periodo...
E' vero. Tantissimi licenziamenti e tantissimi posti di lavoro a rischio in ogni parte del Paese. Le aziende purtroppo continuano a delocalizzare all'estero (soprattutto in Albania, Tunisia, Estonia e Romania) perché spostando il lavoro in quei paesi acquisiscono vantaggi competitivi rispetto a chi invece resta in Italia. Competitivi, però, sulla pelle di chi lavora.

In che senso?
Nel senso che vanno all'estero per risparmiare sul costo del lavoro, perché lì non sono tenuti a garantire diritti ai lavoratori e anche perché, è bene chiarirlo, in quei paesi, alle aziende, è consentito praticamente tutto: per esempio non hanno l'obbligo di mostrare i bilanci o non sono vincolati al rispetto della privacy e dei dati personali dei cittadini.

Cioè: i dati personali dei cittadini in quei paesi non sono al sicuro?
Rispetto alla normativa italiana che è abbastanza efficace e garantisce dagli abusi e dalle violazioni, in quei paesi vige la più totale deregulation con grandi rischi per i cittadini. Si pensi solo al vertiginoso aumento delle truffe sulle carte di credito. Insomma c'è poco da stare tranquilli se il tuo gestore opera in questi paesi. Per questo motivo, quella sulle garanzie sui dati personali e sulla privacy, è una nostra battaglia (nostra, intendo, della Slc di Catania) già dal lontano 2007.

Torniamo ai problemi dei lavoratori, alle delocalizzazioni. Il governo ha raccolto le vostre sollecitazioni?
Purtroppo il governo continua a giocare a ping pong con il pane delle persone, rimpalla continuamente il problema da un ministero all'altro. Un atteggiamento che al momento non ha portato a nulla di fatto, in particolare per quanto riguarda la difesa dei livelli occupazionali, cioè dei posti di lavoro.

Cosa potrebbero fare le istituzioni?
Potrebbero intervenire su due aspetti decisivi: le cosiddette gare al massimo ribasso e una normativa sui cambi d'appalto. In entrambi i casi il problema è uno: non esistono regole, è la giungla. Faccio solo un esempio: se io ho un call center in Romania e partecipo ad una gara per ottenere una commessa pubblica qua in Italia, posso farlo contando sul gap competitivo che c'è tra me che ho il call center a Bucarest e un'azienda che opera in Italia. Io, grazie alle condizioni contrattuali e normative che ho in Romania posso partecipare alle gare offrendo anche il 40% in meno rispetto ai miei competitori italiani. A quel punto non c'è partita. Vince chi sfrutta di più i lavoratori.

E per quanto riguarda i cambi d'appalto?
Lì dovrebbe essere introdotto innanzitutto un principio e cioè che il lavoratore segue il lavoro. Se la mia azienda chiude e la commessa va ad un altro io, lavoratore, non devo finire sulla strada ma devo poter continuare a lavorare nella nuova azienda.

Qual è la situazione a Catania?
Per fortuna, al momento, in controtendenza rispetto al trend nazionale. I grossi operatori non licenziano. Ad Almaviva addirittura, grazie al lavoro dei nostri rappresentanti sindacali, l'occupazione è aumentata dal 2010 ad oggi di oltre 500 unità, passando da 770 a 1200 occupati. Ah, un'ultima cosa...

Prego...

Ai nostri rappresentanti sindacali voglio fare i miei migliori auguri. Lunedì, ad Almaviva, si terranno le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali. Sono certo che i lavoratori premieranno l'impegno di questi anni e, soprattutto, la capacità di guardare avanti dei nostri rappresentanti sindacali. Sono certo che i lavoratori voteranno i nostri candidati, i candidati della Slc Cgil.

Almaviva: Elezioni RSU/RLS -10 e 11 Novembre 2014 e nomi dei candidati SLC CGIL


Cari colleghe/i , compagne/i di lavoro giorno 10/11 Novembre sarete chiamati, democraticamente, con il voto ad eleggere la nuova compagine RSU .
Sono passati 3 anni ed  il nostro impegno è stato sempre presente con rinnovato spirito combattivo “ perché la battaglia che si perde è quella che non si è provato a combattere” .
I tempi che ci attendono non sono dei più facili : gare al massimo ribasso, delocalizzazione, perimetro occupazionale, art 18 statuto dei lavoratori, controllo a distanza, turno mamma,  contrattazione di 2 ° livello, rivendicazione di dignità e uguaglianza e tanto tanto altro ma non siamo portatori di annunci ma di fatti, sono tutti temi che ci hanno visto protagonisti in Parlamento, nelle piazze, nel posto di lavoro a volte anche con scelte impopolari e magari non capite,  ma sempre finalizzate al bene della nostra comunità.
Per questo giorno 10 e 11 Novembre scegli un candidato SLC CGIL, scegli l’impegno sempre in prima linea, perché uniti si vince.
I candidati:
Natale FALA’- Stefania RIZZO - Antonino RAUNISI detto “Nino” - Desy ARENA - Isabella CASSIBBA - Daniela CAMPIONE - Mery PREZZAVENTO - Salvo TERRANOVA detto “Salvuccio” - Giovanna PACE - Filippo NICOSIA  - Stefano ZAPPALA’

Nota a margine:
  • Un ringraziamento va all'amico e compagno Stefano Zappalà per la collaborazione prestata alla redazione della Slc Cgil Catania

Almaviva: Rinnovo delle cariche RSU

Catania 7 novembre 2014
Siamo ormai giunti al rinnovo delle cariche RSU , giorno 10 dalle h 8-00 alle h 22-00 e giorno 11 dalle h 8-00 alle h 21-00 c.m. , ci vedranno impegnati al voto , date da non dimenticare perché dobbiamo esercitare un nostro dovere/diritto.
Mi corre il dovere di ricordarvi la professionalità e l impegno politico/sindacale svolto con costanza, ma soprattutto con grande lealtà e trasparenza nei confronti di tutti i colleghi , indipendentemente dall appartenenza alla sigla , questo mi ha contraddistinto anche nei confronti dei vertici aziendali .
Insieme siamo stati protagonisti di numerose lotte , la più onerosa e' stata ed è ,continuare a mantenere il perimetro occupazionale , per tutelare la nostra serenità e quella delle nostre famiglie .
Concludo con una citazione :
" Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con professionalità , rispondi che l arca di Noè e' stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti ".
Con grande stima e affetto
Isabella Cassibba

07 novembre 2014

Lettera ai lavoratori Almaviva


Care Lavoratrici e Cari Lavoratori di Almaviva Catania,
Il settore dei call center, nonostante il processo di stabilizzazione dei rapporti di lavoro, continua a causa dell’assenza di regole certe a sopravvivere in condizione di precariato occupazionale a causa di un mercato voluto selvaggio dalle committenti che operano nei servizi e che continuano a condizionare le politiche di governo.
Slc Cgil, il nostro sindacato, su questi punti così come su altre questioni è stato sempre in prima linea in difesa del lavoro e dei diritti sanciti dalla nostra meravigliosa Costituzione e da quello che viene considerato dai lavoratori di tutto il mondo il capolavoro del diritto di chi opera al lavoro; lo Statuto dei Lavoratori.
Insieme, abbiamo sempre creduto che battersi contro l’assegnazione degli appalti attraverso la pratica delle gare al massimo ribasso, contro la vergogna della delocalizzazione delle attività verso i paesi non UE e a sostegno dell'applicazione delle regole europee in materia di cambi di appalto sia stato giusto e necessario non solo per la difesa del lavoro ma per la dignità ad un lavoro stabile.
E’ stato per questi motivi e su questi temi, oltre che per l’ostinazione che ci contraddistingue, che la Slc Cgil di Catania ha dato il via ad una serie di iniziative a sostegno del buon lavoro nei call center che sta avendo dei risvolti istituzionali.
L’incontro ufficiale di Slc Cgil Catania con l’On.le Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, ha determinato la costituzione di una specifica Commissione di Indagine sui call center.
Nel corso delle audizioni è finalmente emerso che la crisi del settore, anche a causa dell’assenza di norme e di regole, rischia di uccidere l’intero comparto ed è a seguito delle audizioni che la presidenza della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati sta avanzando proposte di legge per la salvaguardia di lavoratori, aziende e cittadini.
Infatti, solo attraverso leggi che regolamentano il settore in materia di gare d’appalto e solo dopo il pieno recepimento delle direttive europee in materia di cambi di appalto (il lavoro segue il lavoratore) potremmo potere godere della piena salvaguardia del lavoro; sempre a condizioni che non si venga scippati dell’articolo 18 della legge 300/70.
L’altra grande questione sulla quale è massimo il nostro impegno riguarda la delocalizzazione verso i paesi extra Ue delle attività di call center.
Anche su questa questione, e già da parecchi anni, Slc Cgil Catania sta oltre la prima linea.
E’ stata predisposta da Slc Cgil Catania e regolarmente presentata, a tal proposito, alla Commissione Europea un regolare esposto per denunciare l'inadempienza dello Stato Italiano rispetto alle applicazioni delle direttive europee in materia di salvaguardia dei dati personali dei cittadini italiani e contro quindi l'off-shoring di tutte quelle aziende che operano grazie alle concessioni governative.
Sui diritti non indietreggeremo ne su queste questioni ne sulle leggi che ne sugellano l’esistenza e che tutelano le libertà di chi lavora con dignità.
Oggi chi ci governa pensa di potere smantellare le principali conquiste civili dei lavoratori sancite dallo Statuto dei Lavoratori. La discussione sull’articolo 18 e sugli altri capisaldi della Legge 300/70, quali il divieto al demansionamento e la video-sorvegianza di chi lavora è una discussione al cui tavolo non vogliamo partecipare. I capisaldi del diritto del lavoro non sono merce da negoziare.
Noi CGIL, anche se da soli ma in buona compagnia di tutti quei lavoratori che credono che la dignità ed il diritto non siano negoziabili , stiamo dando battaglia contro coloro i quali credono che il lavoro sia solo un costo e non un valore.
Noi CGIL crediamo nella dignità del lavoro e contro ogni forma di asservimento della dignità e delle conquiste civili.
Le elezioni per il rinnovo delle RSU del 10 e dell’11 novembre rappresentano un passaggio per attestare che c’è chi la pensa in una maniera e chi in un'altra.
Vi invitiamo, quindi, in piena coscienza di esprimere la vostra volontà sostenendo chi ha contribuito a sostenere e a fortificare il diritto, la dignità e gli ideali di vita.
Grazie per quello che farete e per quello che sceglierete, il domani dipende da tutti noi!
Fraterni Saluti
IL Segretario Generale SLC CGIL Catania
( Davide Foti )


Call center: sondaggio aperto a tutti i cittadini su diritti privacy

Slc Cgil lancia sondaggio aperto a tutti i cittadini su diritti privacy In preparazione dello sciopero e della Notte Bianca dei Call Center, in programma venerdì 21 novembre, 
Al link https://it.surveymonkey.com/s/WB5BNR9 è infatti possibile rispondere alla domanda se si sia a conoscenza del fatto che l’articolo 24‐bis (DL 83/2012, conv. in L. n. 134/2012) prevede che si debba essere informati in quale paese estero si trovi
l’operatore del gestore telefonico con cui si parla e che si possa scegliere di essere seguito da un operatore che lavora in Italia.
Le delocalizzazioni in altri Paesi dei servizi di call center sono conseguenza diretta del mancato recepimento della direttiva UE 23/2001 sulla tutela dei lavoratori nei cambi di appalto, con evidenti rischi per la tutela della privacy.
La delocalizzazione delle attività verso Paesi a basso tasso di democrazia e ad alto rischio di truffe informatiche determina un aumento dei rischi per i cittadini che a milioni si rivolgono giornalmente d un call center. Tutto questo nonostante ci sia una
legge che conferisce al cliente (colui che paga) di poter scegliere da dove farsi erogare il servizio, legge ignorata da tutte le aziende che utilizzano call center e su cui lo Stato non interviene nonostante sia prevista una sanzione di 10.000 euro al giorno.
Le centinaia di esuberi e licenziamenti annunciati negli ultimi mesi da varie società di call center sono diretta conseguenza dell’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste
dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti. Ciò ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti.
Roma, 7 Nombre 2014

SEGRETERIA NAZIONALE SLC‐CGIL

05 novembre 2014

Presentazione “STAINONDA”

L’Associazione Bruno Trentin e Slc Cgil presentano STAI IN ONDA, Il rapporto di ricerca su condizioni, esigenze e idee dei lavoratori precari e atipici di radio e tv in programma martedì 11 novembre 2014, ore 9.30 a Roma, Cgil nazionale, Sala Santi, Corso Italia 25.
Stai in Onda è il titolo della ricerca che l’Associazione Bruno Trentin ha realizzato su scala nazionale per conto del Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione.
Il questionario on line  ha coinvolto oltre  500 lavoratori “atipici” del settore, che hanno risposto a 61 domande sulle proprie condizioni di lavoro.
L’iniziativa di presentazione, martedì 11 novembre alle ore 9.30 presso la Cgil nazionale a Roma, durante la quale è previsto un intervento di Susanna Camusso, sarà conclusa da Serena Sorrentino (segretaria confederale Cgil).
L’indagine, che sarà presentata da Daniele Di Nunzio ed Emanuele Toscano dell’Associazione Bruno Trentin, fotografa il lavoro precario e atipico in questo particolare settore lavorativo, composto da oltre 23.000 lavoratori: il 68% del campione è costituito da uomini, per la maggior parte tecnici operatori; il 46% ha un’età compresa tra 31 e 40 anni, il 26% tra i 41 e i 50 anni. Le tipologie contrattuali applicate discontinue e a termine riguardano i lavoratori di tutte le fasce d’età e tutte le aree di attività.
Programma:

Presiede: Barbara Apuzzo, Segretaria nazionale Slc Cgil
Introduzione: Fulvio Fammoni, Presidente Associazione Bruno Trentin
Presentazione inchiesta: Daniele Di Nunzio, Emanuele Toscano, ricercatori Associazione Bruno Trentin
Interverranno: lavoratrici e lavoratori precari e atipici del settore radiotelevisivo; Elisabetta Ramat, Responsabile Mercato del lavoro Slc Cgil Nazionale); Massimo Cestaro, Segretario Generale Slc Nazionale.
Intervento di Susanna Camusso Segretario Generale Cgil
Conclusioni: Serena Sorrentino, segretaria confederale Cgil

Tagli ai patronati: a rischio il 70% del personale


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“I tagli alle risorse dei Patronati, messi nero su bianco nella legge di Stabilità, sono un attacco diretto contro i cittadini. Se venissero confermati, questi istituti, che difendono e promuovono i diritti previdenziali e socio-assistenziali, non potrebbero più garantire i servizi finora offerti. Inoltre il numero di coloro che rischiano di perdere il lavoro si attesta attorno al 70% degli organici complessivi dei vari patronati, ovvero migliaia e migliaia di persone”. Lo affermano in una nota unitaria i patronati Acli, Inas, Inca e Ital.

“Una scelta scellerata - si legge nel comunicato - che metterà in ginocchio la rete di solidarietà dei Patronati che rimangono l'unico welfare gratuito a favore dei disoccupati, dei pensionati, dei lavoratori, dei cittadini stranieri e degli italiani all’estero. Tutti loro si troveranno a pagare per un servizio oggi gratuito, con il rischio di dover rinunciare alle tutele previdenziali e assistenziali cui hanno diritto. L’uguaglianza di accesso ai diritti sarà cancellata”.

Il taglio di 150 milioni di euro al fondo patronati e la riduzione del 35% dell'aliquota previdenziale destinata ad alimentarlo, infatti, non costituiscono un risparmio per nessuno. “Lo 0,226% dei contributi sociali versati da circa 21 milioni di lavoratori oggi assicura a oltre 50 milioni di persone la possibilità di usufruire dei servizi gratuiti dei patronati. Per svolgere lo stesso lavoro, la Pubblica Amministrazione dovrebbe aprire e gestire circa 6.000 nuovi uffici permanenti e aumentare gli organici di oltre 5.000 persone. Il costo complessivo per la Pa, tra Inps, Inail e ministero dell’Interno, sarebbe di 657 milioni di euro”.

Per contrastare questa misura “che minerebbe seriamente la tenuta del sistema di welfare del nostro Paese”, i patronati avvieranno una mobilitazione sia a livello nazionale che locale, per sensibilizzare l'opinione pubblica e far comprendere al Governo e al Parlamento l’importanza di modificare immediatamente la proposta contenuta nella legge di stabilità: il 29 ottobre è partita la petizione "No ai tagli ai patronati" per raccogliere le firme dei cittadini e delle cittadine in tutte le sedi dei Patronati, per chiedere al governo modifiche sostanziali della norma.

A mese di novembre, Acli, Inas, Inca e Ital promuoveranno la giornata nazionale della tutela, con manifestazioni territoriali per sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi conseguenti alla consistente riduzione delle risorse destinate alla tutela dei lavoratori, delle lavoratrici, dei pensionati, dei disoccupati, dei cittadini stranieri, degli italiani all’estero e delle famiglie. Inoltre, saranno organizzati presidi territoriali davanti alle sedi dell'Inps, dell'Inail e delle Prefetture che accompagneranno la discussione parlamentare sulla legge di Stabilità.


ECARE: Comunicato incontro 4 novembre 1014

Il giorno 4 novembre si è svolto l’incontro fra l’azienda E-Care, le Segreterie Nazionali e Territoriali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, UGL Telecomunicazioni e le RSU aziendali della sede di Milano nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo aperta per 489 persone della sede di Cesano Boscone. L’Azienda ha inizialmente dichiarato che l’assemblea dei soci ha deliberato un aumento di capitale di 4,5 milioni di € ancora non sottoscritto.
Le OO.SS. hanno esordito stigmatizzando la strumentalità di una procedura che a fronte della effettiva perdita della commessa Fastweb, commessa sulla quale l’azienda dichiara esser impattati circa 150 lavoratori, porterebbe, se ultimata, alla chiusura dell’intero sito milanese. Il tema della sostenibilità delle commesse, tema ben noto alle OO.SS. e oggetto di una vertenza nazionale lunga e difficile che ha visto svolgersi già uno sciopero di settore lo scorso 4 giugno e ne vedrà un ulteriore il prossimo 21 novembre, non può e non deve essere confuso con la perdita oggettiva di una commessa. Nel ribadire questo concetto la parte sindacale ha sottolineato come sia stata inviata all’AD di Fastweb una formale richiesta di incontro perché non è pensabile che Fastweb abbia ormai tolto la commessa senza, di fatto, dare alcuna risposta al tema della continuità occupazionale. E’ chiaro a tutti che in assenza di un quadro preciso su questo punto ad oggi non è pensabile affrontare il tema degli esuberi di Milano (quelli reali, causati dalla perdita oggettiva di una commessa) con cognizione di causa. Dopo la risposta dell’AD di Fastweb sarà, evidentemente, possibile mettere in campo tutte le azioni volte a salvaguardare i perimetri occupazionali.
Sempre al fine di avere l’effettiva stima dei volumi di lavoro realmente presenti nel perimetro aziendale, le OO.SS. hanno chiesto alla dirigenza di Ecare di chiarire se corrisponde al vero la notizia dell’aggiudicazione da parte di E-Care della commessa “Poste Italiane”. Dal canto proprio l’azienda ne ha confermato l’aggiudicazione dichiarando però di essere in attesa delle verifiche tecnico-amministrative che precedono l’assegnazione effettiva.
Sul tema del costo del lavoro le OO.SS. hanno evidenziato le loro forti perplessità sull’impostazione aziendale. Come già detto non sfugge al sindacato confederale l’urgenza di mettere mano ad una norma sugli appalti che metta finalmente fine allo scempio delle gare al massimo ribasso che non coprono neanche lontanamente il costo del lavoro. E’ altrettanto chiaro però come questo tema non possa essere affrontato “crisi aziendale per crisi aziendale” e, tanto meno, sede per sede. A riguardo dobbiamo registrare la volontà aziendale, espressa al tavolo di Assolombarda, di voler addivenire ad un accordo sul costo del lavoro della sede di Milano (essenzialmente attraverso il ricorso ai demansionamenti) e poi “esportarlo” in tutte le altre sedi di E-Care.
Francamente questa impostazione aziendale lascia più che perplessi, ci vede semplicemente contrari. Se l’azienda ritiene, per un rilancio industriale che porti ad un rifinanziamento da parte dei soci, di dover mettere in campo misure che incidano sul
costo del lavoro complessivo dell’azienda sappia che ci sono strumenti meno invasivi, transitori e comunque efficaci per raggiungere comunque un risultato apprezzabile. L’idea di assecondare, in qualche modo, il piano inclinato imposto dalla committenza e dall’assenza di norme europee sugli appalti è sbagliato e rischia oltretutto di non cogliere nel segno dell’effettivo rilancio dell’azienda.
Nei prossimi giorni, a valle dell’incontro con l’AD di Fastweb, riprenderà il confronto sulla procedura di licenziamento collettivo. Da parte delle OO.SS. è prioritaria la difesa del perimetro occupazionale della sede di Milano e, naturalmente, di tutta l’azienda.
E’ opportuno che l’azienda si accinga a questo confronto con la massima chiarezza e trasparenza, presentando tutti i problemi presenti (non è pensabile accingersi a “sfogliare la margherita” sede per sede) e soprattutto senza dogmi preconcetti.
Un ultimo accenno al ruolo che la Regione Lombardia può avere nell’aiutare a risolvere la situazione venutasi a creare a Milano. Nell’ultimo incontro abbiamo registrato la disponibilità dell’istituzione lombarda a mettere in campo tutte le iniziative, ad iniziare da contributi che favoriscano l’innovazione dei processi, a favore dell’azienda, una strada che E-Care farebbe male a non percorrere iniziando da un piano industriale che possa veramente rilanciare l’azienda.
Le Segreterie Nazionali di

SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni

Call Center, quella "terra di nessuno" chiamata Italia. Il 21 è sciopero generale

di Remo Pezzuto
Sciopero nazionale dei call center il 21 novembre. Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazione a Roma, che sarà accompagnata da una vera e propria 'Notte bianca dei call center'. Il settore è investito da centinaia di licenziamenti.

Una ricerca condotta dall’Istat e dall’Isfol certifica che gli addetti ai call center sono oggi in Italia i lavoratori che stanno attraversando la crisi con il maggior senso di insicurezza ed insoddisfazione. Nel nostro Paese sono 2.270 le aziende di call center e ci lavorano circa 80.000 donne e uomini. Nonostante sia un settore in crescita, sia in termini di fatturato che di addetti, la mancanza di regolamentazione degli appalti ha creato una competizione sleale sul mercato: i lavoratori sono alla totale mercé di un sistema che permette che le commesse vengano tolte ed assegnate su criteri che esulano totalmente dal fattore lavoro.

Nella provincia jonica gli operatori di call center sono circa 4.000, sparsi tra le varie micro sedi e le imprese più grandi come Teleperformace – che, solo a Taranto, conta oltre 1500 dipendenti e centinaia di lavoratori a progetto, Mach10 e Human Power. La loro condizione lavorativa, le tutele e i diritti vanno di pari passo con il tipo di contratto con il quale sono assunti. Si va da una realtà dove le tutele sono relativamente alte come Teleperformance – dove ci sono lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato -, ad aziende in cui ancor oggi concetti come “tutele e diritti” sono obiettivi da raggiungere – per non dire da conquistare. Le ultime denunce della Slc-Cgil di Taranto hanno evidenziato però che esiste una forte presenza di “sommerso”. Sono stati censiti infatti circa 134 lavoratori privi di contratto (come nel caso del call center di Grottaglie), pagati 2,50 € l’ora – rispetto alle 5 € previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Motore di questo fenomeno sono i committenti e a pagare le conseguenze delle gare a ribasso sono i giovani o chi vive in uno stato di bisogno. Le condizioni che gli vengono imposte dal ricatto occupazionale degli imprenditori da “sottoscala” sono al limite della schiavitù. Ripresi costantemente da telecamere, i lavoratori sono costretti a non chiedere mai spiegazioni, pena la sospensione o l’allontanamento e licenziamento dall’azienda, come risulta dalla denuncia effettuata dall’Slc nel caso di un call center di Taranto.

In questi anni la regolarizzazione e la stabilizzazione dei precari nel settore in-bound (ovvero i call center che ricevono le chiamate) sono state barattate dai governi con incentivi alle imprese; ciò ha prodotto una proliferazione di unità e la frammentazione del settore. Finiti però gli incentivi, le aziende hanno preso a scaricare il loro rischio d’impresa sui lavoratori attraverso esternalizzazioni, appalti, subappalti (nel migliore dei casi), sino ad arrivare alla delocalizzazione. Il settore ha vissuto anche delocalizzazioni “interne”, fra diverse regioni d’Italia, che hanno prodotto ulteriori divisioni all’interno del Paese e nel fronte dei lavoratori, messi uno contro l’altro per un lavoro sottopagato. Le grandi aziende appaltano l’assistenza clienti a società di servizio, che spesso a loro volta subappaltano il lavoro: in tutti questi passaggi le aziende guadagnano a discapito dei lavoratori, le cui condizioni di lavoro vengono riviste invariabilmente al ribasso.
Come potrebbe sentirsi sicuro il lavoratore di un’azienda che si vede togliere il lavoro da un importante committente e che vede il proprio futuro legato a meccanismi di vero e proprio ricatto occupazionale?Perché dovrebbe sentirsi protetto un lavoratore che sa bene che la propria storia retributiva, la propria professionalità sono considerati un peso da eliminare dalla maggior parte degli uffici acquisti delle grandi committenze, che vedono nella compressione brutale del costo del lavoro e dei diritti la strada maestra per massimizzare i profitti?

Eppure l’Unione Europea ha emanato la Direttiva 23/2001 che prevede clausole speciali per il mantenimento dei diritti in caso di esternalizzazione ad altra azienda. La mancata trasposizione di quella direttiva, che ha impedito l’estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti, ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e comprimerne i diritti
La crisi occupazionali delle aziende di call center non sono determinate quindi da un calo dell’attività lavorativa, ma unicamente dall’opportunità concessa al committente di cambiare liberamente il fornitore del servizio senza essere tenuto a garantire la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività. Presso la sede di Taranto di Teleperformace quasi due anni fa si è firmato un accordo sindacale per ridurre il costo del lavoro, con un abbassamento del livello e il congelamento degli scatti d’anzianità per tutta la durata dell’accordo, da gennaio 2013 a giugno 2015. I call center sono realtà in cui la struttura dei costi si basa quasi esclusivamente sui salari; la tendenza è quindi a scaricare gli sconti sulle tutele e i diritti dei lavoratori, e naturalmente sugli stipendi, così come previsto appunto dall’accordo del 10 gennaio 2013 che ha aperto alle deroghe al contratto nazionale. In questo modo il committente mantiene basso il costo con gli sgravi contributivi permanenti e le retribuzioni dei lavoratori ai minimi contrattuali e senza anzianità, mentre lo Stato paga due volte: gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni, senza creare nemmeno un posto di lavoro nuovo.

In nessun paese europeo ciò è possibile, in quanto il recepimento della direttiva su citata ha portato al varo di leggi che direttamente, come nel caso della TUPE inglese (o con rimandi ai contratti di lavoro, come accade in Spagna), impone di garantire continuità occupazionale in caso di successione di appalti per le stesse attività. In questo modo quei mercati hanno deciso di premiare le aziende che investono in tecnologia e che riescono ad essere efficaci sviluppando ed investendo in IT e ricerca.
In Italia invece si premia l’imprenditore più spregiudicato, che viola regole e leggi e in questo modo comprime il costo del lavoro. In questi anni, però, non solo le aziende hanno diviso il fronte dei lavoratori, ma anche i governi. La “politica dei due tempi” del governo Prodi e del suo ministro del lavoro, Cesare Damiano, ha prodotto una spaccatura verticale tra gli operatori dell’in-bound, che hanno vissuto i processi di stabilizzazione, e i lavoratori dell’out-bound, che continuano a lavorare con contratti a progetto o addirittura con la partita Iva pur essendo nella realtà dipendenti.
Sul fronte sindacale, a Taranto, quella di Teleperformance è tra le realtà più sindacalizzate. Slc-Cgil conta più di 500 iscritti su 1700 lavoratori. In vista della manifestazione del 25 ottobre promossa dalla Cgil si stanno organizzando assemblee per sensibilizzare i lavoratori. Ma non essendo uno sciopero, le adesioni maggiori provengono da chi non è in turno, e sono comunque alte. Le modifiche del governo all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, oltre che le norme sulla videosorveglianza potrebbero servire all’azienda per mandare via personale senza passare dai ministeri e dagli ammortizzatori sociali.
Le mobilitazioni organizzate dagli operatori di call center sono tantissime. Per lo più focolai sparsi sul territorio nazionale. Tuttavia questa azione a macchia di leopardo dovrebbe confluire in una mobilitazione nazionale per bloccare il settore, ampliare il fronte rivendicativo allo scopo di migliorare la condizione di tutte e tutti indipendentemente dal contratto o dal servizio che offrono (inbound/outbound). I lavoratori vogliono un lavoro di qualità non sottopagato, sfruttato fino all’osso, precario e sotto ricatto.
Oggi il governo deve confrontarsi con le paure di questi migliaia di lavoratori, paure che non si possono risolvere con un hashtag o con un selfie. Per portare il terrificante dato italiano a livelli accettabili ci voglio fatti concreti e decisioni coraggiose, in linea con quanto avvenuto nel resto d’Europa. L’attuale condizione degli operatori e operatrici di call center è inaccettabile e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che non è più rinviabile in Italia una norma che garantisca i lavoratori nei cambi di appalto e che, una buona volta, tolga i lavoratori dalla tenaglia del costante gioco a ribasso dei committenti e dalla sfrenata ricerca di profitti di certi imprenditori.