08 settembre 2016

Ordine del giorno su referendum costituzionale approvato dall’assemblea generale Cgil.

Assemblea Generale Cgil Nazionale
Roma 7 – 8 settembre 2016
ORDINE DEL GIORNO
La CGIL è partita da una discussione tutta di merito delle modifiche costituzionali, proposte volute dal Governo, approvate dal Parlamento e che saranno sottoposte al Referendum costituzionale, non volendo essere rinchiusa in una logica di schieramento o pregiudiziale. In tal senso andava l'ordine del giorno approvato dal Direttivo nazionale della CGIL il 24 maggio scorso. In questi mesi, a partire da quell'ordine del giorno, abbiamo organizzato centinaia di iniziative di confronto e approfondimento che hanno riscontrato anche posizioni diverse ma un consenso nei confronti dei giudizi espressi dalla Cgil. Per la nostra organizzazione, infatti, l’auspicabile obiettivo di superare il bicameralismo perfetto, che anche la CGIL richiede da tempo, istituendo una seconda camera rappresentativa delle Regioni e delle Autonomie locali, e di correggere le criticit  della riforma del 2001, si è tradotto in un'eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato e al Governo.
Il nuovo Senato, per composizione e funzioni, avr  difficolt  a svolgere l'auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze di decentramento con quelle unitarie.
Al Senato, infatti, non è attribuita congrua facolt  legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione non garantisce l'adeguata rappresentanza e rappresentativit  di Regioni e autonomie.
Pur condividendo l'intenzione di cambiare l'equilibrio dei poteri tra Regioni e Stato, definito dalla modifica costituzionale del titolo V nel 2001, l'esito finale è sbagliato: si passa da un eccesso di materie concorrenti ad una riduzione drastica della facolt  legislativa autonoma delle Regioni.
La previsione, inoltre, che sia lo Stato a dettare le “disposizioni generali e comuni” su molte materie cruciali, potrebbe tradursi in una omologazione normativa, non necessariamente in positivo, che non lascia spazio a processi di innovazione e sperimentazione che possono scaturire da un sistema plurale e che meglio possono rispondere alle esigenze del singolo territorio.
La possibilit , poi, per il Governo di attivare una corsia preferenziale, per i provvedimenti ritenuti essenziali per l'attuazione del programma, in assenza di limiti quantitativi e qualitativi (salvo l'esclusione di alcune materie), attribuisce al Governo un eccesso di potere in materia legislativa compensato solo parzialmente
dall'introduzione di limitazioni alla decretazione d'urgenza e dalla previsione della determinazione di “diritti per le minoranze” e di uno “statuto delle opposizioni”, la cui definizione, però, è rinviata, senza alcuna certezza, al Regolamento della Camera stessa. Tale eccesso di potere non trova compensazione nelle disposizioni relative agli altri livelli istituzionali la cui capacit  di incidere nel procedimento legislativo è limitata, n  nella partecipazione diretta dei cittadini n  in quella delle formazioni sociali.
La semplificazione del procedimento legislativo che si voleva ottenere, con il superamento del bicameralismo perfetto, è vanificata dalla moltiplicazione dei procedimenti previsti a seconda della natura del provvedimento in esame. Una moltiplicazione che richieder  il consolidamento di una prassi e rischia di rendere lo stesso iter delle leggi oggetto di contenzioso davanti la Corte costituzionale.
I nuovi criteri, infine, per l’elezione degli organi di garanzia – Presidente della Repubblica, Giudici della Corte costituzionale di nomina parlamentare, componenti laici del CSM – rischiano di essere subordinati alla legge elettorale, facendo così venir meno la certezza del bilanciamento dei poteri di cui la Costituzione deve essere garante, con la possibilit  di determinare un restringimento del pluralismo e della rappresentanza delle minoranze. La CGIL, dunque, valuta la modifica costituzionale da una parte un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni. E, dall’altra, giudica negativamente quanto disposto da tale modifica perch  introduce, senza migliorare la governabilit  n  il processo democratico, un rischio evidente di concentrazione dei poteri e delle decisioni: dal Parlamento al Governo, dalle Regioni allo Stato centrale. Ferma restando la libert  di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali, dopo questi mesi di discussione sul merito della riforma, l’Assemblea generale della CGIL invita a votare NO in occasione del prossimo Referendum costituzionale.
L’Assemblea generale impegna tutte le strutture a diffondere queste valutazioni.

La CGIL e tutte le sue Strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun Comitato e considerano, come sempre, fondamentale la partecipazione al voto e sono impegnate a promuoverla e favorirla tra le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, i giovani e i cittadini tutti.

05 settembre 2016

CGIL: AZZOLA NUOVO SEGRETARIO CGIL ROMA E LAZIO. AUGURI E RINGRAZIAMENTI DA SLC CGIL


Michele Azzola è stato eletto oggi Segretario Generale della Cgil di Roma e del Lazio, dopo quattro intensi anni come segretario nazionale Slc Cgil, durante i quali ha affrontatoil pesante periodo delle ristrutturazioni delle aziende delle TLC e della crisi dei call center, conseguendo risultati importanti e duraturi, sia sul versante dei contratti che dei processi regolatori normativi e di Authority.
Inizia l’attività sindacale, giovanissimo, come rappresentante aziendale della Cgil Trasporti nel Friuli Venezia Giulia, dove è nato, per poi giungere alla Filt Cgil nazionale, dove viene eletto segretario nazionale nel 2009. Nel 2012 entra nella Segreteria Nazionale di Slc Cgil, dove gli viene assegnata la delega alle telecomunicazioni.
A Michele giungono un sentito ringraziamento per il lavoro svolto in Slc e i più affettuosi auguri per il nuovo incarico dalla segreteria nazionale e da tutte le strutture territoriali.
Roma, 5 settembre 2016

La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

Cassazione: sì agli 007 per scoprire se la malattia del lavoratore è vera


di Valeria Zeppilli – Per la Cassazione la malattia del lavoratore non sempre può essere validamente attestata da un certificato medico: se da elementi oggettivi emerge che la patologia è inesisente, tale certificato perde di valore.
I giudici di legittimità sono tornati su tale delicata questione con la sentenza numero 17113 depositata il 16 agosto 2016 e qui sotto allegata, chiarendo che i datori di lavoro possono contestare i certificati sanitari prodotti dai lavoratori e che possono farlo non solo con accertamenti medici contrari ma anche basandosi su elementi di fatto.
Nel caso di specie, la controversia era sorta a seguito di licenziamento comminato a un dipendente da un'azienda in ragione di una "simulazione fraudolenta dello stato di malattia", testimoniata dal compimento, da parte del lavoratore stesso, di numerose azioni e movimenti incompatibili con la dichiarata lombalgia.
Per la Corte, però, sotto tale aspetto non c'è nulla da contestare: la certificazione, infatti, perde di credibilità se sussistono elementi di fatto idonei a dimostrare che la malattia non esiste o, comunque, che essa non è in contrasto con il regolare svolgimento della prestazione lavorativa.
Con l'occasione i giudici hanno ribadito che i datori di lavoro possono legittimamente investigare, anche attraverso apposite agenzie, sulle condotte dei propri lavoratori estranee allo svolgimento dell'attività lavorativa se c'è il sospetto che tali condotte possano influenzare in maniera negativa l'adempimento della prestazione dedotta in contratto.
Pedinare il dipendente assente per malattia è possibile anche se la commissione di atti illeciti o comunque irregolari è solo sospettata.
Le agenzie, in ogni caso, operano lecitamente esclusivamente se non sconfinano nella vigilanza dell'attività lavorativa vera e propria, che l'articolo 3 dello Statuto dei lavoratori riserva direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori.
Su questi presupposti, insomma, il controllo del lavoratore mediante "007" per accertare l'effettività di una malattia (giustificato anche solo dal sospetto) non è ostacolato né dal principio di buona fede né dal divieto di cui all'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, dato che il datore di lavoro può decidere autonomamente quando e come compiere i controlli anche occulti e dato che il prestatore d'opera deve operare diligentemente per tutto il rapporto di lavoro.



Cellulare aziendale per fini privati


L’utilizzo del cellulare aziendale per fini privati è oggetto di ricorrenti dispute tra datore di lavoro e dipendente. E, pur ammettendo che questo è un comportamento “irregolare”, i giudici hanno più volte cercato di attenuare delle posizioni spesso molto rigide da parte dei datori di lavoro, che fanno dell’uso del cellulare aziendale per fini personali un elemento di giusta causa nel licenziamento.
In realtà, non sempre è così. La stessa Cassazione, anche in tempi recenti, ha infatti affermato che il licenziamento è legittimo per l’uso del cellulare aziendale per fini personali, ma a volte è “eccessivo”. In altri termini, l’uso sporadico del cellulare per chiamate personali è pur sempre contestabile e sanzionabile, ma il licenziamento appare essere una “pena” troppo grave (lo stesso dicasi, naturalmente, per l’invio degli sms).
- Sentenza Cassazione sul cellulare per motivi privati -
Ebbene, recentemente, con la sentenza n. 17108 del 18 agosto 2016, la Corte di Cassazione ha contribuito ad arricchire il novero delle pronunce giurisprudenziali sul tema, ricordando che l’utilizzo eccessivo del telefonino aziendale per scopi personali può effettivamente comportare il licenziamento per giusta causa. Tuttavia, la Suprema Corte ha anche ricordato che prima di poter procedere con una simile azione di “espulsione” del dipendente, il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire la prova del comportamento illegittimo, che non può basarsi solamente nel dimostrare che una lunga serie di chiamate è avvenuta in orari e in giorni non lavorativi: è invece fondamentale e necessario produrre i tabulati telefonici, dopo averli richiesti alla compagnia telefonica.
In altri termini, l’onere della prova deve ricadere sempre sul datore di lavoro, e mai sul dipendente. Pertanto, se l’azienda licenzia il proprio dipendente senza produrre tali tabulati, e il dipendente impugna il licenziamento disciplinare, spetterà poi all’azienda dimostrare il fondamento delle contestazioni attraverso la fornitura dei tabulati telefonici, con l’elenco delle chiamate in uscita.

02 settembre 2016

Tlc: arrivo Iliad preoccupa soprattutto Telecom Italia, guerra sui prezzi peserebbe sull'ebitda

E' arrivato ieri il via libera della Commissione Europea alla fusione tra 3 Italia e Wind. L'operazione è subordinata alla cessione di attività in misura sufficiente a consentire l'ingresso sul mercato di un nuovo operatore, la francese Iliad. New entry che potrebbe alterare gli attuali equilibri sul mercato italiano della telefonia mobile considerando soprattutto la politica aggressiva sui prezzi dell'operatore francese.

Il rischio per gli attuali operatori, in particolare Telecom Italia e Vodafone, è la possibile riduzione dei  ricavi per cliente e di conseguenza una minore marginalità. Ieri l'amministratore delegato di Telecom Italia, Flavio Cattaneo, ha commentato l'ok dell'UE alla fusione 3-Wind come una buona notizia con Tim pronta a fronteggiare la concorrenza di Iliad grazie alla qualità della sua offerta.

Gli analisti si interrogano sulle possibili ricadute su Telecom Italia. Secondo Barclays un calo di 1 euro dell'Arpu mobile retail significherebbe per Vodafone una flessione dello 0,6% dei ricavi, mentre per Telecom Italia l'impatto sarebbe negativo dell'1,6%. Ogni riduzione addizionale di 1 euro costerebbe un ulteriore 0,5% per Vodafone e 1,5% per Telecom Italia. "Assumendo un margine del 100%, l'impatto sarebbe maggiore a livello di ebitda", ammonisce Barclays ipotizzando una flessione dell'ebitda nell'ordine dell'1,8% (Vodafone) e del 3,8% (Telecom) in caso di diminuzione di 1 euro dell'Arpu mobile retail. Ogni riduzione addizionale di 1 euro costerebbe rispettivamente un ulteriore -2% e -4%. Ipotizzando che Iliad raggiunga una quota di mercato del 6% abbinata a un calo dell'Arpu del 3%, l'impatto sui conti di Vodafone sarebbe di un -0,5% sui ricavi del gruppo, mentre per Telecom Italia l'impatto è sostanzialmente triplo (-1,6%). A livello di ebitda il contraccolpo sarebbe di -1,6% per Vodafone e -3,8% per Telecom Italia. 
Barclays ha rating underweight su Telecom Italia, mentre su Vodafone la raccomandazione è overweight.

Chi è Iliad, il nuovo operatore telefonico nazionale

Iliad sta scaldando i motori per diventare il quarto operatore telefonico italiano. La compagnia francese, fondata dall’imprenditore Xavier Niel e proprietaria di Free Mobile, che ha scombussolato il mercato d’oltralpe con le sue offerte low cost, è pronta a sbarcare nella penisola. Con l’obiettivo di raggiungere il breakeven con meno del 10% della quota di mercato. Ad aprire le porte a Iliad è il via libera dell’Unione europea alla joint venture tra Wind e H3G, che hanno ceduto proprio a Iliad una serie di asset per permetterle di diventare il quarto operatore italiano che la fusione cancellerebbe e riequilibrare così, agli occhi di Bruxelles, la concorrenza nel mercato telefonico.

Come si legge nella relazione semestrale della società, partita nel 1996, l’Italia è “un mercato attrattivo” e, di conseguenza, quella che si prospetta “un’opportunità unica”. Lo Stivale, quarto mercato europeo per ricavi da servizi mobile nel 2015, pari a 12,8 miliardi di euro, e ottava economia mondiale con un mercato delle telecomunicazioni che vale 30 miliardi, offre per Iliad spazi nel 4G.

“Molti operatori italiani hanno una buona copertura 4G (oltre il 90%) – si legge nella presentazione dell’amministratore delegato, Maxime Lombardini – ma una proporzione molto bassa di abbonati 4G: il 19% per Tim contro il 33% della media delle nazioni europee occidentali (a fine 2015)”. Iliad, perciò, sta già studiando una strategia di attacco aggressiva, sul modello delle tariffe low cost della sua Free.

La relazione della compagnia francese evidenzia che in Italia “un piano dati 4G a 20 GB per smartphone in media costa 40 euro al mese, mentre in Francia Free offre 50 GB a 19,99 euro al mese”. Anche se, dallo stesso documento, emerge che i 4,7 milioni di clienti 4G che Free ha oltralpe in media usano 3,9 giga al mese, sebbene quasi raddoppiati rispetto ai 2,2 giga del primo semestre dello scorso anno.

Nel complesso, il gruppo ha 6,3 milioni di clienti nel segmento banda ultralarga, con una quota di mercato del 24%, e 12,1 milioni di abbonati al mobile, dove Free detiene una fetta del 17%. Nei primi sei mesi dell’anno l’azienda ha guadagnato 2,3 miliardi di euro, con un margine operativo lordo di 800 milioni di euro, e 1,5 miliardi ha investito nell’accordo per rilevare da Vimpelcom e Hutchinson, che a loro volta detengono Wind e H3G, asset in Italia.

Sono le infrastrutture che serviranno a Iliad per avviare le attività nel Belpaese, mentre costruisce una rete propria: nello specifico, frequenze mobili (35 MHz nelle bande 900 MHz, 1.800 MHz, 2.100 MHz e 2.600 MHz), che saranno rilasciate gradualmente fino al 2019; basi per stazioni mobili, con cui coprire circa il 75% della popolazione, e una condivisione di rete per il restante 25%; accesso alle reti 2G, 3G, 4G e alle nuove tecnologie. Solo per le frequenze Iliad, che ha 2,3 miliardi di euro di cassa e ha aumentato dell’11,5% il margine operativo lordo nel semestre, ha speso 450 milioni di euro.


Papà del gruppo è Xavier Niel, imprenditore che conosce l’Italia della telefonia perché fino a un mese fa era azionista di Telecom, prima di vendere i titoli in portafoglio per poter rientrare nel Belpaese indossando il vestito di concorrente dell’ex monopolista di Stato. Fondatore di una compagnia di minitel nel 1986, a 19 anni, per le chat erotiche, Niel ha quote nel quotidiano francese Le Monde ed è proprietario di parte dei diritti della canzone My Way. Nel 2012 con Free, nata nel 1999, è sceso nell’arena della telefonia mobile, offrendo tariffe anche a 2 euro al mese.

Comunicato stampa - Dichiarazione Massimo Cestaro su fusione Wind -3 Italia

DICHIARAZIONE DI MASSIMO CESTARO
SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL
  
L’approvazione da parte della Commissione Europea della fusione fra Wind e 3 Italia mette fine ad una fase particolarmente lunga di incertezze sullo sbocco del progetto di join venture fra due dei quattro attuali operatori di telefonia mobile italiani.
Il parere favorevole della Commissione non era affatto scontato e rappresenta, di per sè, un’occasione importante di crescita degli investimenti per un settore strategico per lo sviluppo del Paese.

Qualche perplessità la desta, invece, la condizione posta dalla Commissione per il via libera all’operazione, ovvero la nascita di un nuovo quarto operatore di telefonia mobile nel Paese attraverso la cessione di asset da parte di Wind e 3 italia.
Per quanto ci riguarda abbiamo sempre valutato con favore l’ipotesi di fusione intendendola come un segnale positivo da parte di  importanti investitori stranieri in Italia ed un’occasione di consolidamento di un settore che doveva, necessariamente, uscire dalla fase di forte competitività dei prezzi che lo ha contraddistinto in questi anni per entrare in una fase di maggiore focalizzazione sull’innovazione e la creazione di valore aggiunto.

Di fatto l’ingresso in Italia di un nuovo ulteriore gestore di telefonia mobile rischia di ridimensionare il valore del processo di consolidamento, riaccendendo una dinamica di compressione delle tariffe che non sempre ha generato effetti positivi nel settore, rischiando di  vanificare in qualche caso, paradossalmente, gli effetti positivi per la clientela stessa.

Ora è importante iniziare quanto prima il confronto con la nuova realtà industriale per comprenderne appieno le linee di sviluppo e verificarne i ritorni sul nuovo perimetro occupazionale.
In questi anni Wind e 3 Italia sono state aziende che hanno investito su un sistema di relazioni industriali maturo che ha saputo gestire, nel rispetto dei ruoli, fasi anche molto complicate. Ci aspettiamo che il nuovo soggetto confermi questa impostazione a partire dal prossimo confronto sulla procedura di fusione.




Roaming: in arrivo sanzioni per TIM, Wind e 3. Rimborsi per gli utenti

Il Garante delle Comunicazioni ha annunciato l'arrivo di una sanzione e un ordine di rimborso per gli utenti danneggiati da parte degli operatori TIM, Wind e 3 Italia: non avrebbero rispettato le norme europee sul roaming attive dallo scorso 30 aprile. In attesa dell'abolizione dei costi roaming, prevista per il 15 giugno 2017, dal 30 aprile 2015 l'Unione Europea ha imposto a tutti gli operatori telefonici una fase intermedia che prevede un piccolo sovrapprezzo rispetto alla tariffa nazionale per tutto il traffico voce e dati all'interno dei paesi europei.

I tre operatori telefonici italiani, però, non avrebbero rispettato le direttive, applicando tariffe differenti rispetto a quella base studiata dalla Commissione UE, che prevede 5 centesimi al minuto per le chiamate in uscita, 1 centesimo per quelle in entrata, 2 centesimi per gli SMS e 5 centesimi per MB. TIM, Wind e 3 Italia non hanno attivato la tariffa base per il roaming in Europa offrendo ai clienti solo offerte alternative, non sempre vantaggiose.
In base a quanto evidenziato dall'AGCOM, dunque, sui tre operatori nazionali è stata avviata una "procedura sanzionatoria" annunciando anche una serie di rimborsi per tutti gli utenti che hanno utilizzato il roaming in Europa dal 30 aprile 2016: "Una volta che Agcom formalizzerà l’ordine di rimborso (entro ottobre-novembre), gli utenti potranno chiamare il call center dell’operatore e chiedere il rimborso tra quanto pagato in roaming e quanto previsto dall’euro tariffa".

13 luglio 2016

Comunicato ai Lavoratori Tim del 13 luglio 2016

Roma, 13 luglio 2016
Il “noviziato” è finito … ora TIM deve iniziare a rispondere!!!
Da circa quattro mesi il nuovo gruppo dirigente di TIM si è insediato nei nuovi ruoli.
Da allora si stanno susseguendo strappi continui nella gestione dei rapporti con il personale con una indisponibilità ad aprire un confronto che possa permettere una gestione condivisa dell’attuale fase di trasformazione.
In prima battuta l’azienda ha deciso di non erogare il Premio di Risultato, non avviando la verifica, prevista dalle intese sottoscritte, sulle voci straordinarie che hanno impedito il raggiungimento del target sull’Ebidta.
Poi l’intervento sui tecnici di rete, per i quali invece di affrontare la tematica relativa alla franchigia e alle novità introdotte dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, che apre un contenzioso potenziale di svariate decine di milioni di euro, l’intervento aziendale si è concentrato sulla necessità di rifornirsi di carburante ai self service per contenere il costo della benzina.
A questo si aggiunge la confusione sulla gestione della rete in cui l’indefinita posizione aziendale sta determinando le condizioni per cui AGCom ha proposto un procedimento per il quale gli operatori telefonici alternativi (OLO) potranno decidere unilateralmente di assegnare guasti e rilascio di nuove linee telefoniche a imprese esterne di loro fiducia, creando le condizione per avere migliaia di esuberi.
Mentre tutto ciò si consuma il lavoro dei progettisti viene esternalizzato penalizzando competenze e aumentando i costi complessivi dell’azienda.
Poi la spinta sul Job Center, in cui l’azienda unilateralmente e senza nessun confronto dichiara di avviare uno strumento per la gestione di 1200 eccedenze senza nessuna verifica né sul numero di dettaglio degli esuberi né sui criteri di selezione del personale coinvolto.
CARING Tecnico e Commerciale: persistono pressioni, a partire dagli addetti del caring commerciale che hanno tempi di lavorazione sempre più frenetici a quello tecnico (ASA ASO) dove, l’ampliamento degli organici viene effettuato con metodologie estremamente discutibili e da noi assolutamente non condivise. Si ricercano le risorse da inserire in questo settore coinvolgendo personale che, per vari ed oggettivi motivi, non è nelle condizioni di sopperire alle necessità aziendali, in un contesto dove
l’applicazione di una turnistica, unilaterale, vede ormai da troppo tempo un forte sbilanciamento nelle fasce serali con notevoli disagi per tutto il personale ed in particolare per le Donne.
Nel settore commerciale regna sovrana la confusione, non sono chiare le situazioni di “obiettivi” e “trasfertistica”. Temi anche questi “ sensibili” per il positivo andamento dell’azienda.
Ora le Ex Festività, per le quali l’azienda era partita unilateralmente su una programmazione obbligatoria dei permessi maturati o in maturazione nel 2016. Dopo un breve confronto con i responsabili aziendali era stato garantito che non si sarebbe proceduto a forzature contrattuali. Puntuale come sempre la smentita e in data odierna i responsabili della struttura personale hanno inviato una mail in cui si minaccia la programmazione coatta, calpestando completamente quanto previsto dal ccnl, laddove il dipendente non proceda a effettuare la programmazione entro il 18 luglio p.v..
E’ evidente che non siamo in presenza di errori o leggerezze commesse a causa della scarsa conoscenza delle regole del settore o dell’azienda. Il “noviziato” è finito.
In realtà i nuovi vertici stanno dimostrando di voler gestire l’azienda in piena autonomia precostituendo le condizioni per realizzare i risparmi ipotizzati in C.d.A. per conseguire i premi aggiuntivi alla retribuzione previsti per il management e non affrontare in maniera strutturata e responsabile la dinamica della riduzione dei costi.
E se per realizzare questo obbiettivo è necessario calpestare le regole, violare il contratto e pretendere che i dipendenti rinuncino ai loro permessi obbligandoli a programmarli senza consapevolezza (i permessi servono per la gestione dei problemi quotidiani dei famigliari, dei figli) poco importa.
Tutto questo ha portato il clima interno all’azienda a diventare insostenibile.
I lavoratori di TIM, in rispetto al contratto di lavoro, non sono tenuti a programmare e pertanto ribadiamo che chi non intendesse procedere a programmare le ex festività non è tenuto a farlo, laddove l’azienda procedesse, in violazione al ccnl, a effettuare una programmazione coatta invitiamo i lavoratori a rivolgersi al sindacato per avviare un contenzioso legale che faccia recedere TIM da presupposti sbagliati.
Il giorno 26 di luglio sarà eletto il coordinamento delle RSU. Nelle prossime ore sarà inviata all’azienda la lettera con tutti i temi aperti con l’azienda e laddove non vi fosse immediato riscontro sarà inevitabile aprire una fase di forte conflittualità che ripristini il rispetto delle regole.
Nel frattempo sono state aperte le procedure di raffreddamento previste dalla legge 146/90 per consentire la proclamazione dello sciopero
Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL.

12 luglio 2016

COMUNICATO SINDACALE TIM

Lunedì 4 luglio 2016 si è tenuto a Palermo l’incontro fra la RSU Sicilia, congiuntamente alle Segreterie Regionali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil e la nuova struttura HR di Tim.

         L’azienda ha presentato un nuovo piano di efficientemento legato alla riqualificazione di 1500 risorse in ambito nazionale.
Il piano ha l'obiettivo di ridurre del 10% l'utilizzo del personale impiegato in attività indirette verso attività dirette, alcune già svolte da nostro personale altre da internalizzare.
Per farlo viene creata una sorta di “cabina di regia” chiamata “job center” che avrà lo scopo di individuare sia le risorse sia le attività.
L'azienda non ha fornito le specifiche territoriali del progetto per cui non sappiamo l'impatto sul nostro territorio, smentendo già da subito gli impegni presi per iscritto qualche giorno fa con la firma del protocollo di relazioni industriali (pag.8 cap.ver.4).

Se nella nostra azienda si attivano processi di riqualificazione professionale parallelamente ad internalizzazioni di attività, il sindacato non può che essere favorevole, perché si scongiurano pericoli di ulteriori ricorsi ad ammortizzatori sociali inutili e dannosi, ma le recenti esperienze ci portano a dire che Tim per realizzare questi virtuosi processi deve per lo più vincere le resistenze interne di radicati gruppi di potere che le critiche del sindacato!

Ne sono prova le ultime dichiarazioni rese in plenaria (11 marzo 2016) dall’ormai ex capo del personale Di Loreto, che parlando di Open Access l’ha definita, non a caso, come “un’azienda dentro l’azienda”!

Per questo, il sindacato siciliano ha proposto all’azienda che i rappresentanti dei lavoratori partecipino attivamente a questo progetto, dando l’opportunità ad essi, sia di presentare proposte di attività da internalizzare, che di monitorare se gli annunci rispondano ad atti concreti.

Non avendo avuto alcuna apertura da parte aziendale alle istanze rappresentate, il sindacato siciliano ritiene che la misura sia colma!

Non c’è più spazio disponibile ad accettare qualsivoglia azione aziendale “sulla Fiducia”.

Il patto di fiducia con TIM si è rotto già da un pezzo e non sono stati certo i lavoratori a spezzarlo, visto e considerato che in questi anni hanno accettato numerosi sacrifici:

Orari di lavoro e reperibilità: Troppe decisioni unilaterali, spesso prese senza criterio e con estrema incompetenza.

Ex Festività: L’atteggiamento assunto dall’azienda è provocatorio, vessatorio e strumentale.

P.D.R.: Riduzione negli anni scorsi, taglio totale quest’anno a fronte di migliaia di euro pagati a dirigenti e funzionari, obiettivi che nascono di natura politica e vengono disattesi. Spese telefoniche: Emergono criticità oggettive, neanche il peggiore dei clienti merita di essere trattato come Tim sta trattando i propri dipendenti.

Politiche di riduzione di costi insensate: Spegnere alcune Stazioni Radio Base in determinate località equivale a consegnare i nostri clienti alla concorrenza.

Relazioni Industriali: Va bene la ricomposizione in HR ma ci sono troppe limitazioni politiche.

Ambiente e Sicurezza: La stragrande maggioranza delle segnalazioni dei nostri RLS sono trattate con poca serietà e rimandate nel tempo.

Capitolo Appalti: Pur avendolo ripetutamente richiesto, non ci sono mai stati forniti i dati del volume di attività e soldi che in questa regione sono dati in appalto, secondo quanto previsto dall’art.53 del CCNL delle TLC.

Tim rimanda sempre al livello centrale ma il sindacato siciliano ha il diritto ma anche il dovere di conoscere, in una regione dove il malaffare è sempre dietro l’angolo, come e dove vanno a finire soldi e lavoro.

In particolare in questo momento che nella nostra regione si stanno realizzando i progetti di Banda Larga e Banda Ultra Larga con i finanziamenti europei (fondi FesR).

Non è sopportabile per noi avere i nostri lavoratori, in particolare si chi occupa dell’esercizio e manutenzione della Rete Alta (Tx, Cx, RD), senza lavoro e contemporaneamente assistere al fiorire di dubbie imprese di subappalto che si occupano esattamente di Rete Alta.

È chiara oramai la strategia aziendale, tenere la crisi dentro l’azienda per mantenere gli aiuti di stato e giustificare impopolari manovre.

Non c’è la rottura delle Relazioni Industriali siamo ben oltre!

Il Sindacato Siciliano si assume la responsabilità, a partire da subito, di denunciare

 in ogni dove tale insostenibile situazione dai piccoli temi ai grandi temi, nel rispetto del mandato conferitogli dai lavoratori di Tim spa nelle recenti consultazioni per il rinnovo della Rappresentanza.

Rivolgiamo il nostro appello a tutti i lavoratori di TIM,  a non abbandonarsi ad inutili fatalismi:

“Noi siamo ciò che decidiamo di essere!”



Palermo 7/7/2016


Le Segreterie Regionali Sicilia
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL

e Le RSU Sicilia

14 giugno 2016

TIM: Comunicato unitario incontro AD 10 giugno 2016

COMUNICATO AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DI TELECOM ITALIA
Venerdì 10 giugno u.s., si è tenuto l’incontro con l’Amministratore Delegato di Telecom, Flavio CATTANEO, il responsabile delle Risorse Umane, Francesco MICHELI, e il responsabile delle Relazioni Sindacali, Onofrio CAPOGROSSO, con i Segretari Generali e Nazionali di SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL sulla base della richiesta di incontro formalizzata dalle OO.SS nei giorni precedenti.
In apertura l’Amministratore ha voluto toccare i principali temi che coinvolgono l’azienda, tracciando uno scenario complessivo degli impegni che contraddistingueranno i prossimi interventi.
In particolare si è soffermato sul taglio di costi, 1,6 miliardi di euro nel prossimo triennio, approvato dal Consiglio di Amministrazione.
CATTANEO ha sottolineato come, in questa prima fase, i tagli di spesa non andranno ad incidere sul costo del lavoro se non per quanto già stabilito, focalizzandosi soprattutto sui costi commerciali, sul migliore e minore utilizzo di fornitori in ambito informatico, sulla revisione dei contratti commerciali, su una diversa collocazione per le spese di pubblicità e una rivisitazione complessiva delle spese sostenute per i fornitori esterni e per l’acquisto di energia e servizi.
Inoltre, ha dichiarato che è in corso una profonda rivisitazione del progetto sugli immobili che dovrà partire, al fine di poter fare un’analisi corretta sul contenimento delle spese, da una rivisitazione complessiva dei contratti di affitto oggi vigenti.
Questa fase d’intervento rilevante sui costi dovrà agire in parallelo con una manovra che rilanci e sia in grado di aumentare il fatturato, vera sfida attraverso cui Telecom potrà garantire una ripresa complessiva dell’azienda. Per garantire tale processo Telecom punterà a realizzare nei tempi previsti gli investimenti necessari a realizzare la rete in fibra ottica per offrire un servizio che garantisca la miglior fruibilità e qualità del segnale. Per questo sono in corso approfondimenti sulle decisioni inerenti Inwit, in considerazione della strategicità delle torri per la sfida qualità.
Le OO.SS., in fase di replica, hanno evidenziato come ci sia una sostanziale condivisione sui progetti annunciati dall’azienda, evidenziando come sia necessario passare dalla politica degli annunci, molto praticata nel passato da Telecom, a quella dei fatti concreti, che non sempre sono stati all’altezza degli annunci effettuati.
Le OO.SS, inoltre, hanno evidenziato un tema, quello del futuro della rete sia per quanto attiene la concorrenza di Enel che per il processo di definizione in corso presso l’antitrust per le nuove regole sulla “parità di accesso”, che crea particolare preoccupazione tra i lavoratori anche per la gestione in proprio dei clienti da parte degli OLO e per le probabili eccedenze di personale in ambito Rete. Le OO.SS. hanno dichiarato di voler partecipare alla consultazione pubblica presso AGCM per illustrare le ricadute sui lavoratori.
Le Segreterie hanno confermato l’assoluta contrarietà alla scelta aziendale di procedere a non erogare il Premio di Risultato sulla base di voci straordinarie che non hanno consentito il raggiungimento del parametro dell’Ebidta e hanno contestato alcuni interventi unilaterali, non in linea con le politiche sopra richiamate nella gestione dei permessi EF e sul rifornimento dei mezzi sociali.
Infine, hanno sottolineato come lo stallo relazionale determinatosi prima e dopo il cambio dei vertici abbia di fatto bloccato le Relazioni Industriali di Telecom contribuendo ad aumentare un clima ormai esasperato in quasi tutti i settori aziendali.
L’Amministratore ha ribadito che non è nelle intenzioni di Telecom procedere allo scorporo della rete e che essa parteciperà a tutti i bandi per le realizzazione della rete di nuova generazione in tutte le aree a fallimento di mercato. Inoltre, ha confermato tutti gli investimenti sulle aree già individuate.
In merito alla competizione accesasi a seguito della decisione di Enel di realizzare una rete in fibra, i vertici aziendali hanno evidenziato come la fine del monopolio “naturale” dovrà avere conseguenze anche sull’assetto regolatorio, ritenendo inaccettabile che siano posti vincoli in capo a Telecom in presenza di reti che operino in concorrenza.
Per quanto attiene il processo di rivisitazione della modello che garantisce la “parità di accesso”, i vertici aziendali hanno condiviso le preoccupazioni espresse dalle OO.SS sul fatto che la competizione sui prezzi inerenti gli interventi sulla rete non possa prescindere dal rispetto della normativa sul lavoro e dall’applicazione di un contratto di lavoro evitando di produrre un modello in cui è penalizzata l’azienda che opera correttamente.
Sul mancato pagamento del P.d.R., l’azienda ha confermato la scelta adottata, ritenendo sia stato un errore procedere al pagamento degli MBO al personale dirigente nel mese di marzo, scelta originata dall’applicazione di parametri diversi che non potrà essere ripetuta nel futuro.
L’Amministratore ha, infine, evidenziato come tale decisione sia ormai irreversibile.
Tuttavia CATTANEO si è dichiarato disponibile, laddove nel prossimo anno i risultati economici fossero in linea con il piano presentato, a definire un premio che tenga anche conto del mancato percepimento del premio per l’anno corrente.
Infine, ha condiviso la necessità di riprendere un confronto relazionale sistematico e, a tal fine, è stata fissata la data del 14 giugno p.v. per definire tutte le intese necessarie a garantire l’elezione del coordinamento e la ripresa del confronto con lo stesso. Nella stessa data si affronteranno i temi della gestione dei permessi e le altre situazioni che hanno determinato confusione organizzativa.
Le OO.SS hanno ribadito che l’incoerenza con cui l’azienda opera rende difficile accettare la scelta di non procedere all’erogazione del premio. La retribuzione degli MBO e l’erogazione delle canvass danno l’impressione di un vertice aziendale che sembra voler penalizzare le intese generali a favore di liberalità aziendali. Questo modello non potrà che vedere tutta la contrarietà e contrapposizione del sindacato.
Inoltre, hanno sottolineato come esista una differenza tra gli enunciati fatti dai vertici circa la necessità di efficentare l’attività dell’azienda tagliando gli sprechi e la gestione ordinaria in cui sprechi e una pessima gestione organizzativa sono all’ordine del giorno.
Per questo hanno invitato i vertici aziendali alla massima coerenza rivendicando la necessità di procedere alla formulazione di un giudizio complessivo sul nuovo corso aziendale solo a fronte di fatti reali e non sugli annunci effettuati.
Le Segreterie Nazionali, infine, in coerenza anche con le posizioni critiche avviate dai territori attraverso comunicati sindacali, nelle prossime ore valuteranno le necessarie iniziative per respingere gli atti unilaterali dell’azienda; infatti, pur apprezzando in buona parte quanto illustrato dall’AD CATTANEO, nell’ambito delle linee di azione da perseguire, rimangono assolutamente contrarie sul punto riguardante il PDR, ritenendo assolutamente sbagliato non tenere conto dei “sacrifici” chiesti ai lavoratori in termini di produttività e di flessibilità arrivando a non erogare nessun importo per il 2016.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

10 giugno 2016

Tim,Lavoratori sotto Torchio

Nella storia della Sicilia ogni dominazione che si succedeva all’altra imponeva nuove tasse spremendo il “popolino” senza nessun ritegno,singolare l’azione della dominazione spagnola nell’isola che impose un’ imposta sulle finestre e poiché la povera gente non poteva pagare ,murò le imposte così nacquero i “Bassi “,così sono ridotti i Lavoratori di Tim,da un azionista all’altro sempre più stremati sempre più poveri, spremuti come limoni,dipendenti di un azienda con enormi potenzialità Industriali gestita da un Management che mostra tutti i sui Limiti visto i pessimi risultati ottenuti, scaricati sui Lavoratori.

In queste ultime settimane si è manifestata la volontà aziendale di tagliare un ulteriore pezzo di salario non pagando il PdR 2015,già l’anno scorso  una erogazione ridotta a sole 679 lorde fu motivata dal non aver centrato gli obbiettivi,paradossale risultò di non aver centrato i ricavi per un valore 0.63% e subire una perdita dei lavoratori del 40%,quest’anno invece a fronte di un decremento dell’Ebitda che genera un calo di marginalità dal 40.7% al 35.5% Tim decide di non pagare,facendo   finta di dimenticare che i risultati rilevati sono appesantiti da oneri straordinari non ricorrenti e che in assenza di questi impatti, l’utile di esercizio 2015 sarebbe risultato di circa 1.4 Miliardi di euro. Vergogna, l’azienda scarica tutte le inefficienze finanziarie sui Lavoratori mentre continua a distribuire premi ai propri dirigenti, siamo indignati , sono anni che ci carichiamo di ammortizzatori sociali,abbiamo accettato di rispettare gli accordi sottoscritti ma non vogliamo più tollerare un modello aziendale proprio della migliore Oligarchia speculativa lontano dalla cultura di questo Paese. Un ulteriore giro di vite arriva dalla smonetizzazione delle EF in assenza di qualsiasi confronto con le RSU,così come previsto dalle norme contrattuali, su questo capitolo invitiamo i Lavoratori a non programmare nessuna fruizione considerando che non conosciamo le “ragioni” di tale richiesta che comunque non può essere accettata in termini automatici e definitivi.

L’Organizzazione del Lavoro non risponde più da parecchio tempo a un disegno funzionale, le contraddizioni organizzative ormai hanno raggiunto livelli preoccupanti da anni in Sicilia non riusciamo più a fare nessun accordo con L’azienda, la vita di ogni giorno  e continuamente in discussione: Turni di Lavoro massacranti, in deficit di personale,fruizione di Ferie e Permessi esclusivamente imposti dall’azienda,controlli ad personam,percorrenze chilometriche del personale Tecnico fuori controllo.

La decisione del Ad di aumentare di un Miliardo e seicento milioni di euro il taglio dei costi sta determinando più che possibili risparmi un immissione di procedure burocratiche che bloccheranno l’operatività dell’azienda,la nostra impressione è che chi decide al centro tali direttive non conosce operativamente come funziona Tim  sul Territorio,non conosce il mestiere, non si può chiedere ad reperibile notturno di chiedere una autorizzazione di spesa per potersi muovere,non si può chiedere ad un tecnico che opera nell’entroterra di usare il” self servito” se opera a centinaia di Km dal  primo rifornimento utile,la tempestività e la capacità di risolvere con successo le problematiche spesso è legata alla iniziativa del singolo specialista che se ingessata all’interno di codici, cavilli e regolamenti produrrà una naturale perdita di efficacia e di efficienza,il rapporto tra costi e benefici è assolutamente deficitario,forse sarebbe il caso di affidare tali decisioni a qualche dirigente che conosce il territorio rispetto a chi si è formato alla scuola degli “azzecca-garbugli”. Da anni assistiamo a isteriche riorganizzazioni di reparti come il cross-active reparto nato dalla riconversione dei Lavoratori non idonei ad alcune attività operative comunque funzionali al progetto di integrazione tra wholesale e open access,qualche settimana fa, colpo di scena la maggioranza dei lavoratori va verso ASA anche se dichiaratamene non idonei,ma chi paga i costi di tali bizzarre soluzioni? Ribadiamo che la soluzione più funzionale resta quella di continuare con la riconversione di risorse da Caring verso Rete in coerenza agli accordi sindacali nazionali.

Le OO.SS. e l’Azienda hanno sottoscritto degli impegni che prevedono dei processi di internalizzazione di attività utili a garantire la tenuta occupazionale dei Lavoratori di Telecom, il rapporto tra Mos e Moi risulta spesso drogato da interessi poco trasparenti, in alcune fasce orarie i Lavoratori di Tim risultano inoperosi mentre con un rapporto uno a cento le attività cedute in appalto e subappalto schizzano in alto,invitiamo i Lavoratori a denunciare all’Audit situazioni anomale.

Le Segreterie Regionali SLC-CGIL,FISTEL-CISL,UILCOM-UIL sottolineano l’esigenza di dare un segnale di discontinuità su quanto rappresentato con la convocazione degli organismi unitari Nazionali per avviare  un percorso di mobilitazione di tutti i Lavoratori  di Tim.Basta con questo andazzo o si cambia o sarà guerra.

In questi giorni si è riaperto il dibattito sulla stampa del possibile scorporo della Rete,dal 2014 il precedente AD dichiarava:la Rete è intrinsecamente parte di un operatore che ha un rapporto ombelicale con la propria Rete quindi non si può cedere. Oggi sul ponte di comando siede un altro Nocchiere che rappresenta un azionista francese che ha investito circa 3 miliardi di euro e detiene una quota del 24,7% che chiaramente punta a salvaguardare il suo investimento attraverso interventi ancora poco chiari, a nessuno è consentito “scherzare” con il futuro di migliaia di Lavoratori,al Dottore Cattaneo spetta l’onere di esercitare un azione trasparente che punti a valorizzare le enormi  potenzialità industriali di Telecom che ha tutte le carte in regola per confrontarsi sul Mercato . Tali determinazioni passano dalla centralità dei Lavoratori che vanno ascoltati,garantiti e valorizzati  come parte attiva di un progetto che esprime obbiettivi condivisi,oggi queste condizioni non sussistono.
Palermo 10 Giugno 2016
Le Segreterie Regionali

SLC-CGIL  FISTEL-CISL  UILCOM-UIL

09 giugno 2016

Statali: in caso di licenziamento non si applica la legge Fornero

Il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla legge Fornero, bensì dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Lo afferma la Corte di Cassazione, "all'esito di un'approfondita e condivisa riflessione", con la sentenza n. 11868 della Sezione Lavoro.
L'allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero, aveva modificato la disciplina sui licenziamenti mettendo mano sia alla procedura che "precede" il licenziamento sia alla sua giustificazione. La legge 92 (più nota come Legge Fornero) prevedeva anche di equiparare i dipendenti privati a quelli statali. In particolare sanciva che il risarcimento per ogni licenziamento ritenuto illegittimo non fosse più soltanto il reintegro nel posto, e introduceva, in alcuni casi, nuove possibilità, tra cui quella del risarcimento economico.
Ora la Cassazione è intervenuta su una questione da tempo dibattuta su cui ci sono state anche sentenze di diverso orientamento. Dal canto suo il Governo, con il ministro della P.A. Marianna Madia, ha sempre tenuto a precisare come l'articolo 18 per gli statali non fosse stato cambiato né dalla legge Fornero, prima, né dal Jobs act, dopo.
Per il pubblico impiego le garanzie sarebbero quindi intatte, con la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Un trattamento diverso rispetto ai lavoratori privati, sostiene il ministero, perché è diversa la natura del datore di lavoro. Per mettere fine a possibili diverse interpretazioni il governo resta dell'idea di intervenire, da quanto si apprende, con una norma che chiarisca l'esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole.
La precisazione dovrebbe trovare spazio nel testo unico del pubblico impiego, in attuazione della riforma della P.A. Un impegno in questo senso era stato preso alla fine dello scorso anno da Madia, dopo una sentenza della stessa Cassazione che allora, però, sembrava dire il contrario, ovvero che le modifiche della Fornero valevano anche per gli statali. Ora tutto sia riallinea.

Il Jobs Act promosso dal Governo Renzi e il connesso contratto di lavoro a tutele crescenti hanno mandano in soffitta l'articolo 18 per i rapporti di lavoro stipulati a partire dal primo marzo 2015 ma tali novità interessano quindi solo i neoassunti che fanno il loro ingresso in aziende private.

Telecom dice no al progetto ENEL Open Fiber, farà da sola


Telecom Italia ha risposto picche alla proposta di collaborazione di ENEL per il progetto Open Fiber. Ed è una brutta notizia per la società elettrica perché l'infrastruttura dell'ex-monopolista è la più estesa nel Paese con più di 10,4 milioni di km di fibra ottica e 115,5 milioni di km di coppie di fibra in rame.
"La nostra società ha oggi 11 milioni di chilometri di fibra posata, ci consideriamo market leader nelle infrastrutture con amplissimo vantaggio", ha dichiarato il presidente Giuseppe Recchi. "Il nostro mestiere è continuare a investire quanto previsto nel piano industriale. Siamo i più grandi investitori in Italia in qualsiasi settore di confronto vogliamo metterci".
Insomma, un patto con Enel "non è all'ordine del giorno", quindi lo sviluppo ultra-broadband su doppio binario andrà avanti. La società guidata da Francesco Starace, con l'acquisizione di Metroweb, punterà soprattutto su collaborazioni con le municipalizzate e gli operatori. Dopodiché la partecipazione ai bandi Infratel per le aree a fallimento di mercato prevederà una costruzione da zero. Telecom Italia invece potrà avvantaggiarsi delle infrastrutture già esistenti, sebbene si tratti per lo più di reti in rame.
L'unico nodo è quello regolamentare. Recchi auspica che "ci siano contesti regolatori equivalenti per tutti", perché una maggiore "concorrenza nell’infrastruttura migliora la capacità di copertura del Paese, quindi è importante che le imprese siano messe tutte nelle condizioni di competere".
Telecom ha confermato che parteciperà a tutti i bandi e secondo gli esperti cercherà di mantenere le promesse di sviluppo più di quanto abbia fatto in passato. I motivi si devono soprattutto all'azionista di riferimento Vivendi, che ha interesse a veicolare i suoi contenuti, la designazione dell'AD Flavio Cattaneo per ridurre costi e incrementare investimenti nello sviliuppo, e infine la concorrenza di ENEL.

L'ex monopolista sa bene che il fattore tempo è chiave. Mantenere i clienti delle zone in digital divide, rilanciando con pacchetti fibra concorrenziali, sarà più facile che riconquistarli un domani dopo averli persi a causa della concorrenza.

TLC - Lettera aperta ALMAVIVA

Lettera Aperta
Presidente
Almaviva Contact
Dott. Marco TRIPI
Amministratore Delegato
Almaviva Contact
Dott. Andrea ANTONELLI

Sono passati pochi giorni dalla firma dell’accordo, sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico, che ha impedito i 3000 licenziamenti avviati dalla Vostra azienda.
La vertenza, come ovvio, è stata particolarmente complicata e sofferta, da un lato per le difficili condizioni di mercato in cui operate e dall’altro, per la rabbia crescente di lavoratori colpiti da anni di sacrifici ripetuti, che si mantengono con stipendi da part time e che vedono continuamente messo a repentaglio il loro posto di lavoro nonostante i tantissimi sacrifici fatti negli ultimi anni.
Queste due condizioni hanno reso complicatissima la definizione di un accordo, perché i presupposti sembravano del tutto inconciliabili. Non vi sarà sfuggito che oltre il 93% dei lavoratori aveva respinto la precedente proposta di soluzione avanzata dall’azienda sulla base delle indicazioni fornite dalle Istituzioni.
La ripresa del confronto, intervenuta a pochi giorni dalla fine della procedura che avrebbe portato al licenziamento di quasi 3000 persone concentrate tra Palermo, Napoli e Roma, ha consentito, grazie all’intervento diretto dei massimi vertici istituzionali, la definizione di un accordo.
Tutti noi abbiamo trepidato mentre abbiamo atteso per tre lunghissime ore la fine del faccia a faccia tra il Ministro dello Sviluppo Economico e l’azienda che ha aperto la strada ad una soluzione.
L’intesa raggiunta ha messo in campo un percorso virtuoso in cui, revocando la procedura di 3000 licenziamenti, si gestiranno con gli ammortizzatori sociali, 2400 esuberi iniziali che al termine dei diciotto mesi previsti diventeranno 1100 con un impegno a portare nuovi volumi di attività presso le sedi impattate.
Inoltre, al termine di questo periodo sarà disponibile il ricorso a ulteriori diciotto mesi di ammortizzatori, attraverso il ricorso al FIS (fondo d’integrazione salariale) istituito con la nuova disciplina introdotta dal Parlamento pochi mesi or sono.
Questo eventuale successivo periodo, se necessario, dovrà consentire di azzerare i residui 1100 esuberi individuando nuove attività e volumi da indirizzare sulle sedi coinvolte.
Per la prima volta da anni, si definisce un accordo che riduce esuberi e percentuali di utilizzo degli ammortizzatori sociali. In altre parole, per la prima volta si evita di distribuire disgrazie ma ci si impegna a portare nuovo lavoro investendo su tutti i siti aziendali.
E’ evidente che la tensione che si era creata, le aspettative nate da una vertenza che aveva raggiunto una visibilità nazionale, l’insieme delle frustrazioni che tutti hanno ritenuto di dover “scaricare” sulla vertenza rendono molto difficile una discussione di merito con i lavoratori.
Discussione condizionata da “paure” e ansie che devono essere recuperate e superate.
Per fare questo è necessario assumere comportamenti coerenti e, soprattutto, rispettosi degli impegni assunti consapevoli che i lavoratori sono in attesa di rilevare se quanto negoziato sarà rispettato.
Invece, mentre sono ancora in corso le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori, la Vostra azienda, ripetutamente, evidenzia posizioni che contraddicono quanto sottoscritto, creando sconcerto e alimentando le “urla” di chi ritiene di essere stato raggirato.
Programmazioni difformi all’accordo sulla formazione, messaggi completamente infondati sul pagamento degli stipendi e sul riconoscimento dell’anticipazione di quanto dovuto dall’Inps, riferimenti a cose dette e non scritte che non trovano nessun riscontro, stanno alimentando un clima di sfiducia e rabbia da parte dei lavoratori che non trova nessuna giustificazione.
L’accordo è scritto e sono chiari gli impegni che le parti hanno assunto con la presenza di due Ministeri. Si rispettino quegli impegni evitando confusioni incomprensibili. L’anticipazione è dovuta e non ci sono condizioni se non l’impegno del Ministero a velocizzare le procedure, la formazione è disciplinata in italiano e senza dubbi interpretativi.
Se, invece, l’azienda fosse pentita dell’accordo raggiunto, abbia il coraggio e la dignità di assumersene la responsabilità dichiarando di non voler rispettare quanto concordato.
Si eviti, però, di usare i sentimenti dei lavoratori per provare a rimettere in discussione quanto negoziato e fare quello che l’azienda voleva fare: licenziare 3000 lavoratori! Questa sarebbe un’operazione intollerabile e vile che non potrebbe che avere reazioni proporzionate alla gravità delle soluzioni che l’azienda sembra perseguire.
Certi, però, che non sia questo l’obiettivo che state perseguendo, V’invitiamo a una maggiore sobrietà e a comportamenti coerenti con quanto sottoscritto.
Distinti saluti.

Le Segreterie Nazionali

SLC CGIL: Comunicato Telecom Italia del 9 giugno 2016

In queste settimane il management di Tim sembra colto da una sorta di sindrome che potremmo definire di “Re Mida al contrario”, ovvero riescono a trasformare in argomento di polemica e risentimento anche temi in linea di massima condivisibili.
E’ successo con la mail sul rifornimento obbligatorio all’iperself, sta succedendo in queste ore con la fruizione di EF e ROL.
Ora improvvisamente l’azienda scopre che esistono istituti quali ex festività e ROL, istituti “misteriosi” in alcuni reparti aziendali tanto è difficile poterne usufruire a causa di sempre più urgenti esigenze tecnico-organizzative, e decide che, quelli del 2016, vanno consumati entro l’anno. E per questo decidono di “agevolare la programmazione” degli istituti eventualmente residui.
Cosa vuol dire? Che in reparti quali il caring finalmente i lavoratori potranno immaginare di usufruire di questi istituti con un minimo di visibilità senza più essere “appesi” fino all’ultimo secondo per poi vederseli molto spesso respingere?
Temiamo di no. E allora cosa si persegue?
Tenendo poi presente che nel contratto, ci spiace per chi ha partorito questa ennesima intemerata estemporanea, non esiste in alcun modo l’obbligo di programmazione, né forzata né “agevolata” e quindi non possiamo che diffidare dall’esercitare qualsivoglia forzatura sui lavoratori.
Nel contratto si auspica, è vero, uno smaltimento annuale degli istituti (che nascono anzitutto per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro) ma è specificatamente previsto che la richiesta di fruizione sia di esclusiva competenza del lavoratore, prevedendone comunque una monetizzazione automatica trascorsi i 24 mesi dalla loro maturazione.
Cosa vuol dire questo? Semplice, che ogni responsabile dovrebbe, nel predisporre l’organizzazione del lavoro del proprio reparto, saper organizzare anche, forse soprattutto nei casi di reparti operativi, una fruizione intelligente degli istituti, che valorizzandone il valore di conciliazione dei tempi di vita per i lavoratori possa portare a casa un risultato utile per l’azienda in termini di abbattimento dei costi.
Ma così non è. Semplicemente si passa da un eccesso ad un altro.
Da desiderio proibito ad “obbligo” agevolato senza cambiare la sostanza delle cose: gettare sul lavoratore l’incapacità di programmare alcunché.
Evidentemente qualcuno deve essersi chiesto come peggiorare ulteriormente il clima dopo l’annuncio della mancata erogazione del PDR.
E si perché può capitare che un’azienda manchi i risultati economici e, quindi, anche i parametri di erogazione di un premio di risultato.
Ma è veramente questo quello che è successo in Tim? No perché il mancato raggiungimento del risultato Ebidta dipende da tre partite straordinarie, sulle quali i lavoratori sono totalmente ininfluenti, cioè la chiusura del contenzioso con gli OLO, il pagamento delle multe di Agcom e gli accantonamenti per gli incentivi alle uscite.
Le prime due voci, come è facile notare, sono da addebitare unicamente agli errori commessi dal management, che però a marzo hanno visto riconosciuti i premi per gli obbiettivi raggiunti.
Così chi ha lavorato per raggiungere i parametri qualità e fatturato non percepisce il PDR mentre chi ha determinato il mancato raggiungimento del parametro Ebidta ha, come di consuetudine, percepito le migliaia di euro di MBO.
Così i sacrifici si continuano a scaricare sui soliti noti in una riedizione del Robin Hood al contrario: togliamo a chi ha di meno per dare a chi ha di più!
E nel frattempo, con le buste paga di maggio e giugno si continuano ad erogare canvass unilaterali e non contrattate, cioè parte di quel problema che ha portato pezzi di azienda ad “addomesticare” i numeri per trarne un vantaggio e condannando l’azienda al contenzioso che ha impedito il raggiungimento dell’Ebidta.
Complimenti ha chi ha congegnato tutto questo.
Tutto questo non può non mettere una certa apprensione se si pensa che questa nuova dirigenza sta studiando un piano di riduzione dei costi per un miliardo e seicento milioni.
Se i criteri che si utilizzeranno sono simili a quelli che abbiamo appena descritto allora è scontato che per Telecom ci sarà un futuro complicato.
Altrimenti, se gli interventi saranno in linea con quelli annunciati dall’Amministratore Delegato, molto più seri e coerenti, allora è necessario che questa azienda si interroghi per capire se tutto il gruppo dirigente sta remando dalla stessa parte.
Roma,9 Giugno 2016
La Segreteria Nazionale