17 febbraio 2010

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: TELECOMUNICAZIONI




Telecomunicazioni:

A seguito della circolare n. 17 del ministro Damiano, del 14 giugno 2006, nel territorio della Provincia di Catania diverse aziende, che operavano nel settore dei call center in outsourcing, hanno provveduto a stabilizzare gradualmente, con contratto di lavoro subordinato ed a tempo indeterminato, circa 1500 lavoratori. Successivamente molte altre aziende del settore hanno continuato ad assumere utilizzando tale tipologia contrattuale.

Chiaramente tali aziende, al momento dell’assunzione, hanno utilizzato tutti i benefici previsti per legge compreso quelli di cui alla L.488/92 che prevede l’erogazione in conto capitale di contributi a favore delle imprese che intendono promuovere programmi di investimento nelle aree depresse e quelli di cui alla L. 407/90 che prevede, a fronte dell’assunzione di lavoratori con contratto di lavoro subordinato e a tempo indeterminato sgravi contributivi e previdenziali per un periodo di 36 mesi.

Come già detto, i benefici di cui alla L.407/90 sono utilizzabili per un periodo massimo di 36 mesi , quindi i benefici stanno per venire meno, per cui nel momento in cui i costi per il personale, nelle singole aziende, inizieranno a lievitare, nonostante l’alta qualità del servizio reso all’utente, potrebbe essere finanziariamente più vantaggioso per tali aziende dismettere le attività in essere nel nostro territorio per trasferirle, in altre parti della nostra penisola.

Inoltre, sempre in tale settore è già in corso una delocalizzazione delle attività verso l’estero. Quest’ultima manovra viene pienamente sostenuta ed implicitamente sollecitata dalle grandi committenti del settore (Telecom, Wind, Fastweb, Vodafone,Enel, Tele 2, Sky) molte tra queste ultime operano anche nel nostro territorio.

Il motivo che sta dietro questa sollecitazione alla delocalizzazione è semplice: fare profitto attraverso la compressione verso il basso del valore delle singole commesse assegnate agli outsourcer; tutto ciò anche a discapito della qualità del servizio reso all’utente. Qualità che dovrebbe essere recuperata, a detta di talune committenti, attraverso il controllo diretto e massiccio delle attività esercitate dagli outsourcer tramite il cosiddetto mass recording.

Sulla qualità del servizio reso all’utente e sul mass recording abbiamo già proposto di avviare iniziative comuni con le associazioni dei consumatori. Ci faremo sentire, sia come lavoratori che come cittadini/utenti, sia per la qualità del servizio erogato che per il rischio della perdita delle libertà individuali. Non dobbiamo permettere, in Italia così come in Iraq, che qualcuno possa immagazzinare uno dei nostri dati sensibili, il timbro della nostra voce, per i fini più reconditi ed inimmaginabili.

In sintesi, per ritornare al punto, di che cosa ci preoccupiamo? Da qui a fine anno con il lievitare dei costi che deriva dal progressivo venir meno dei benefici previsti dalla L.407/90 e soggiogati dalle committenti che comprimono verso il basso il valore della commessa assegnata, molti call center in outsourcing potrebbero dismettere gradualmente le proprie attività per riavviarle in altre regioni e/o all’estero.

Migliaia di posti di lavoro sono da subito a rischio, è perciò che proponiamo che tutti i soggetti che hanno interessi sociali nelle attività di impresa promuovano le seguenti proposte:

1)far sì che la Regione Sicilia finanzi l’estensione dei benefici di Legge di cui alla L.407/90 per ulteriori 24 mesi;

2)lanciare una nuova campagna per la stabilizzazione dei lavoratori in somministrazione. Il tutto anche attraverso una rimodulazione dei limiti di reddito che sono previsti per poter essere assunti utilizzando i vantaggi della L.407/90;

3)prevedere che non vengano concessi i benefici di cui alla L.488/92 a tutte quelle aziende i cui assetti societari sono sostanzialmente coincidenti con le società che già hanno utilizzato detti benefici ma non hanno mantenuto i livelli occupazionali previsti;

4) la Regione Sicilia dovrebbe chiedere al Ministro delle Attività Produttive di intervenire in maniera pesante nei confronti di chi sostiene ed alimenta le delocalizzazioni all’estero (Telecom, Vodafone, Sky, Wind etc). Queste ultime operano gestendo servizi di pubblica utilità, utilizzando licenze nazionali e soprattutto, usufruiscono di benefici accordati dallo Stato.

5)prevedere che nel territorio regionale possa essere concesso ad uso gratuito o forfettario l’utilizzo di immobili di proprietà degli EE.LL. ed inutilizzati dagli stessi, a tutte quelle aziende che ne fanno richiesta a condizione che sia stato incrementato negli anni il numero dei lavoratori occupati e che assicurano un ulteriore incremento del numero degli addetti

6)prevedere che si disciplinino nazionalmente, per legge, capitolati e contratti di appalto nel settore delle TCL in maniera tale da traguardare i seguenti obiettivi:

a) qualità del servizio reso al cittadino/utente;

b) certezza nella corresponsione, ai lavoratori dipendenti, della retribuzione prevista dal CCNL (anche in caso di insolvenza dell’azienda, tramite specifiche trattenute cauzionali da effettuare sul valore della singola commessa),

c) prevedere l’istituzione delle clausole sociali di salvaguardia su base territoriale e volontaria. Il lavoratore che perde il lavoro per il venir meno di una commessa deve aver la possibilità di seguire il destino della commessa sul territorio.

d) trasparenza dei rapporti commerciali e nelle transazioni finanziarie nel settore delle TLC all’interno del quale gira oramai un flusso incommensurabile di dati sensibili che riguardano i cittadini e una valanga di denari e che non è ancora affatto immune da eventuali tentativi di infiltrazione criminale e di riciclaggio di denaro di illecita provenienza.

Qualcosa in più va detta su Telecom, il quadro delle relazioni sindacali si è pian piano e sempre più fatto complesso e disarticolato. Se su più larga scala le scelte di Telecom appaiono sempre più vaghe e discutibili rispetto agli investimenti da destinare alla rete telefonica (atti a renderla veramente efficiente e moderna, attraverso la realizzazione della rete di nuova generazione) a livello locale le cose certamente non vanno meglio per noi. A Telecom, a livello locale, continuiamo a chiedere svariate cose, ma le richieste di portata più generale potremmo riassumerle in 3 punti:

1) mantenimento , anzi , potenziamento delle attività di call center. Telecom così come le altre compagnie telefoniche sta delocalizzando le proprie attività all’estero, penalizzando perciò non solo i propri dipendenti, il cui futuro occupazionale rischia di farsi incerto, ma anche tutti quegli utenti/consumatori che nella qualità del servizio reso da Telecom avevano creduto. Riteniamo, quindi, che anche la lotta che abbiamo iniziato, per la difesa del lavoro, insieme ai compagni del 187 di Siracusa vada ripresa e rilanciata.

2) In materia di appalti e subappalti abbiamo la necessità che chi agisce e dispone su tali materie in Telecom lo faccia in assoluta trasparenza. Abbiamo richiesto l’apertura di specifici tavoli regionali sulle diverse questioni. Su qualsiasi cosa Telecom si è dichiarata disponibile ad aprire il confronto, certo spesso tale confronto diventa fine a se stesso ed improduttivo, ma sugli appalti nonostante le continue pressioni Telecom non è disponibile a discutere. Per quanto ci riguarda, la nostra dotazione di pazienza si è ormai esaurita. O Telecom si dichiara disponibile a fornire i dati e a fare chiarezza o si assuma le responsabilità di rispondere a terzi del suo operato. Su trasparenza e legalità a Catania non si passa.

3) Relazioni sindacali. Così come le altre aziende del settore, attraverso il continuo trasferimento delle competenze in materia di relazioni industriali in altre parti del paese, Telecom sta facendo venire meno le condizioni per poter negoziare su questioni di interesse sociale e di rilevanza territoriale. Chiediamo anche su questo punto una riapertura di una discussione seria sugli attuali interessi di Telecom in Sicilia.

Giovanni Pistorio

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: CCNL- EMITTENZA



Emittenza:

Il CCNL dell’emittenza privata FRT è scaduto il 31 dicembre 2009. Pare quindi che , anche per questa tornata contrattuale, prevalga la prassi di affrontare l’iter solo dopo la conclusione della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo di Mediaset . Se si considera, inoltre, che è in corso la vertenza sull’esternalizzazione dei servizi, è facile prevedere che il rinnovo del CCNL pare purtroppo lontano da venire.

Eppure, mai come adesso, la categoria ha un così urgente bisogno che il contratto di lavoro venga rinnovato. Entro il 2012 i concessionari delle frequenze televisive terrestri dovranno cambiare il sistema di trasmissione da analogico a digitale. In molte regioni lo switch off è già avvenuto: in Sardegna, Campania, Lazio, Piemonte e Valle d’Aosta la televisione terrestre è ormai solo digitale. La Sicilia sarà tra le ultime regioni che passeranno al nuovo sistema, ma già da qualche tempo molte delle emittenti storiche della regione stanno trasmettendo, in via sperimentale, anche in digitale. Quali potranno essere le ricadute di questo cambiamento sul mercato pubblicitario, sugli investimenti tecnologici e quindi sull’occupazione e sull’organizzazione del lavoro dovranno essere argomento del rinnovo del contratto.

Il primo CCNL della categoria è stato siglato il 1 novembre 1986. Da allora denunciamo alcune incongruenze le quali, purtroppo, non sono state mai sanate.

1)La questione contributiva: dal febbraio 1982 l’ente previdenziale di riferimento è l’ENPALS. Il quadro normativo vigente esclude che la maggior parte dei lavoratori a tempo indeterminato e determinato delle aziende televisive – ma anche dello spettacolo in genere – possono accedere all'indennità di disoccupazione ordinaria e agli ammortizzatori sociali ordinari. E questo a causa di una normativa assai datata che è stata prodotta quando il mondo della produzione artistica non era organizzato in maniera industriale ed in particolare l'industria televisiva era ancora da venire. Quali siano le conseguenze, in particolar modo in questa fase di crisi economica mondiale, è superfluo evidenziarle. Bisogna, quindi, fare in modo che chi è soggetto a contribuzione ENPALS e che lavora alle dipendenze di aziende la cui organizzazione è di tipo industriale possa godere di tutti quegli ammortizzatori sociali che solitamente vengono utilizzati in attività industriali soggette ad altre discipline previdenziali.

2)La figura del telereporter. Questa figura professionale ad un primo esame potrebbe essere assimilata a quella del giornalista in quanto, il telereporter, svolge la propria attività in redazione: raccoglie notizie, intervista, scrive e realizza servizi televisivi, conduce il telegiornale. Capita spesso, quindi, che il telereporter operi fianco a fianco ad altre figure professionali che svolgono mansioni equiparabili ma per le quali viene applicato il contratto FNSI all’interno del quale hanno valenza regole, garanzie professionali e trattamenti economici diversi. Ai telereporter non si applica la legge sulla professione giornalistica (L. 69/1963) e quindi la loro attività non dipende dal comitato di redazione ma dalla proprietà. E’ quindi necessario rivedere questa figura professionale definendo, senza equivoche interpretazioni, ambiti e competenze.

3)Il periodo di riposo. Il Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66 e le successive modifiche stabilisce in 11 ore consecutive l’intervallo minimo di riposo tra due turni di lavoro e quantifica il riposo settimanale in almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero. L’articolo 38 del CCNL delle emittenze vigente sancisce una deroga, riducendo il periodo di riposo fino a 9 ore, tale riduzione viene giustificata in ragione de “la particolarità delle modalità con cui viene resa la prestazione giornaliera dal personale tecnico produttivo”. Ma, a nostro avviso, è proprio la particolarità delle prestazioni decisamente intensive e logoranti e che vengono rese nelle più diverse articolazioni di orario che non giustificano la deroga. Su questo punto bisogna intervenire nazionalmente in maniera finalmente decisiva.

Secondo lo STUDIO ECONOMICO DEL SETTORE TELEVISIVO ITALIANO per il 2007, pubblicato nel Luglio 2009 a cura dell’Osservatorio Nazionale delle Imprese Radiotelevisive Private, composto da FRT, SLC CGIL, FISTel CISL, UILCOM UIL, le TV commerciali in Sicilia che hanno ottenuto nel 2005 il prolungamento della concessione analogica sono 82, il doppio di qualsiasi altra regione, mentre il numero dei dipendenti ufficialmente occupati nel 2007 è di 468 contro i 490 del Lazio e i 799 della Lombardia. Tante più aziende con un numero limitato di lavoratori i quali non godono, molto spesso, di reali tutele. Occorre anche per ciò rendere più incisiva la contrattazione nazionale sennò si verranno a creare nel paese, nei fatti, due classi di lavoratori, quelli del centro nord che in considerazione delle dimensioni delle aziende presso cui lavorano riescono a contrattare condizioni economiche e contrattuali di buon livello, e noi che rischiamo di essere le vittime designate del sottosalario e del precariato.

Giovanni Pistorio

13 febbraio 2010

Concetta Raia:“DDL contro violenza sulle donne"

COMUNICATO STAMPA

PD, si colma una lacuna legislativa”

La Sicilia cambia:

“Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione in Commissione Affari Istituzionali dell’articolato del testo unificato del disegno di legge contro la violenza sulle donne che entro la prossima settimana otterrà l’approvazione finale”. Lo dicono i parlamentari regionali del PD, Concetta Raia, Roberto De Benedictis e Bruno Marziano.

Il testo, pronto per il voto finale in commissione, è il frutto del lavoro di sintesi dei tre disegni di legge presentati rispettivamente dalle parlamentari regionali Concetta Raia (PD), Marianna Caronia (Gruppo Misto) e Giulia Adamo (PDL), dai deputati del PD, Bruno Marziano e Roberto De Benedictis e del parlamentare del PDL, Vincenzo Vinciullo. Il testo finale, in via di approvazione richiama fortemente la proposta presentata dalle tre donne parlamentari regionali con il contributo di emendamenti frutto delle altre proposte di legge.

“Il disegno di legge su gli ‘Interventi contro la violenza sulle donne’ – sottolinea la parlamentare del PD Concetta Raia - intende colmare una carenza legislativa con un iniziativa rivolta ad affrontare efficacemente una situazione sempre più allarmante”.

“E importante – sottolineano Bruno Marziano e Roberto De Benedictis – che il testo sia riuscito a centrare l’obiettivo con il riconoscimento di ogni forma o grado di violenza contro le donne come una violenza in genere ed una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona”.

Il voto finale – conclude Concetta Raia - darà al parlamento siciliano la possibilità di esitare una legge che diventi strumento nelle mani delle associazione impegnate in prima linea a fianco delle donne che quotidianamente subiscono maltrattamenti e discriminazioni”.

Concetta Raia

www.concettaraia.com



Disegno di Legge:

3 novembre 2009

Disegno di legge n. 485 (primo firmatario On. Concetta Raia)

“Interventi contro la violenza sulle donne“

Presentato dai deputati: Raia, Adamo, Caronia

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08 febbraio 2010

Concetta Raia: Il PD sta nei luoghi della crisi

La Sicilia cambia

“Il PD sta nei luoghi della crisi, sta con i lavoratori che ogni giorno vedono messo a repentaglio il proprio posto di lavoro, o lo hanno già perso, e con le decine di aziende che sono a rischio chiusura. Una crisi che sta colpendo in maniera drammatica anche il settore dell'agricoltura e le migliaia di braccianti agricoli. Di fronte a queste tante, troppe emergenze, il governo regionale non può stare a guardare ed nostro compito preciso chiedere un intervento immediato. Noi del partito democratico intendiamo chiedere al Governo regionale innanzitutto, per quanto riguarda i braccianti agricoli gli ammortizzatori in deroga, così come sono concessi ai lavoratori che non rientrano nella cassa integrazione ordinaria. In questo senso, sono stati siglati in altre regioni protocolli d'intesa tra Regione, Inps e Governo. Chiediamo inoltre che nei bandi di agenda 2007-2013, che usciranno a breve, venga previsto da un lato l'inserimento (su base percentuale) dei lavoratori espulsi dal mondo dei lavoro e dall'altro l'assegnazione un punteggio maggiore a quelle aziende che assumono questi lavoratori. E' necessario, infine, far partire i cantieri lavoro in Sicilia, i quali, previsti nella finanziaria regionale del 2009, non sono mai partiti perché si attendevano i fondi Fas. Chiediamo al Governo regionale uno sforzo affinché si avvii subito almeno il 50 per cento dei cantieri lavoro, finanziati con fondi della Cassa Regionale. Si tratterrebbe di garantire lavoro a quasi 30 mila lavoratori pari a 25 milioni di giornate lavorative”.

Concetta Raia

www.concettaraia.com

NOTA DI REDAZIONE:

Si ringrazia l'Onorevole Concetta Raia e tutto il PD per essere vicini ad i lavoratori di Ratio Consulta e per quanto faranno nelle giuste sedi affinchè i diritti e la dignità di ogni singolo lavoratore venga rispettato sempre ed ovunque.


I Call center rischiano il crac Incentivi in scadenza, migliaia di posti in bilico. La Cgil: «E' una bomba che sta per scoppiare»

FABIO POZZO

08-Febbraio-2010

Phonemedia, Omnia Network. Sono i campi di battaglia, le trincee che si sgretolano di un modello di lavoro, quello dei call center, che da simbolo dell’esasperazione dello sfruttamento, unico sbocco per disoccupati e «bamboccioni» in fuga forzata dalla famiglia, aveva anche saputo alzare la testa e cercare di diventare «lavoro vero». Sotto i colpi della crisi, dei cambi di proprietà, degli appalti al ribasso spinto, ora queste due aziende si sono dissolte, lasciando a terra oltre 10 mila persone. A Trino Vercellese, Novara, Ivrea. A Palermo, Catanzaro, Bari, Napoli, Milano, Cagliari. Stipendi non pagati da mesi, sedi chiuse per sfratto, dipendenti nell’assurda situazione di non potersi nemmeno licenziare, perché la mancata retribuzione non è ritenuta dall’impresa ipotesi di «giusta causa». Oppure, perché non possono mostrare a un giudice il cedolino dello stipendio.

Sono in atto vertenze in tutt’Italia. Proteste, occupazioni, manifestazioni. Per Phonemedia i sindacati hanno presentato istanza d’insolvenza al tribunale di Novara, e richiesta di commissariamento. Per Omnia Network, a Milano, c’è un’istanza di fallimento avanzata da alcuni creditori. Le due aziende hanno richiesto, nelle ultime ore, la cassa integrazione. In deroga, a rotazione. Ma i sindacati non ci stanno. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno per i call center», dice Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil. «O si punta a trasformarlo davvero in un’industria, oppure si precipita nell’abisso». Perché Phonemedia e Omnia Network sono soltanto i casi più macroscopici. Nell’ombra, navigano gli altri. «Cooperative non riconosciute, sottoscala dove si continua a sottopagare gli operatori, se va bene con contratti a progetto. Ma in alcuni casi non li pagano proprio. Anzi, addirittura li derubano: non versano i contributi all’Inps, non effettuano i versamenti per l’assistenza sanitaria, s’impossessano del quinto dello stipendio» dice Renato Rabellino, segretario di Slc-Cgil

Una giungla. Che travolge tutto e tutti, anche quelle aziende - perché ci sono anche queste - virtuose. Che assumono con contratti regolari, che offrono servizi di alto livello. Che hanno per committenti multinazionali, grandi aziende, banche. Su cinquanta-sessanta marchi presenti sul mercato italiano, per un totale di almeno 50 mila addetti calcolano i sindacati, quelli virtuosi sono una quindicina. Tra questi, un leader da 180 milioni di fatturato, due o tre gruppi da 50 milioni, altrettanti sui 30 milioni, poi i più piccoli, destinati a uscire da un mercato sempre più difficile. «Abbiamo tre ordini di problemi da risolvere» dice ancora Miceli. «C’è quello dei riders, gli imprenditori che si sono gettati nel business in tempi più floridi, mettendo su call center per guadagnare in tempi brevi e a scopi speculativi. Non hanno puntato sulla qualità, e al momento della contrazione del mercato sono saltati. Non prima di aver rastrellato tutto il denaro possibile ed essersi lasciati dietro le spalle migliaia di posti di lavoro in dissoluzione».

Poi, c’è la crisi del settore. «Cala la domanda, calano gli ordini, cala il valore delle commesse». Gli appalti sono tirati al ribasso, le grandi concessionarie spingono i fornitori a puntare sull’estero, a delocalizzare per abbassare i costi. «Su questo fronte è meno peggio che in altri comparti, perché l’italiano non è parlato ovunque, ed è ancora un valore aggiunto» spiega Miceli. «Sì, però anche i gruppi italiani, come ad esempio Telecom, dovrebbero rifiutarsi di veder finire i call center in Tunisia», denuncia Rabellino.

Infine, la questione della stabilizzazione dei posti di lavoro. Nel 2006 la «circolare Damiano» ha stabilito anche per le Tlc, anche per i call center (inbound), il divieto dei contratti a progetto. Lo Stato ha introdotto incentivi, sgravi contributivi per le aziende che trasformavano queste posizioni in contratti a tempo indeterminato. Sgravi pieni al Sud. Si spiega così perché sono sorti come funghi call center nel Mezzogiorno. «Abbiamo stabilizzato 25 mila posizioni», dice Miceli. Ma adesso la festa è finita. «Gli incentivi sono in scadenza». Che succederà, se non saranno prorogati, a Catanzaro, Bari, Cagliari, Palermo? «Ci sono città che sono bombe sociali pronte a scoppiare. E non solo nel Sud. A Ivrea, ad esempio, che rischia di diventare una Sheffield» avverte Miceli.

Ecco il punto di non ritorno. Il bivio. I sindacati hanno convinto il governo ad aprire un «tavolo dei call center». Il 12 febbraio, la prima riunione presso il ministero dello Sviluppo economico. Il 22 la seconda. «Chiediamo una proroga degli sgravi contribuitivi», dice Miceli. I riders finirebbero espulsi dal mercato, le aziende virtuose avrebbero interesse a farsi carico dei «cocci» lasciati da questi ultimi, altri lavoratori senza futuro potrebbero, per la prima volta, ambire ad un contratto serio. A un lavoro vero.


03 febbraio 2010

Ratio Consulta: La disperazione e lo sfogo dei giovani lavoratori catanesi

Ratio Consulta: lavoratori che non smetteranno mai di credere in un futuro migliore
LA VOCE DEI LAVORATORI:

Federica, 24 anni: Sono venuta in Ratio Consulta che è lunica fonte di reddito per la mia famiglia, ho un figlio di 3 anni e mezzo. Non è una situazione bella per nessuno ho un figlio ed una famiglia da mantenere.

Piera , 42 anni: Ho due figli pensavo di poter trovare lultima chance e ci siamo ritrovati senza niente alle spalle dalloggi al domani. Soprattutto per chi come me ha una età è un dramma. Non ho nessuno alle spalle che può campare ne me ne i miei due figli.

Angelo 22 anni: Lavoro qui da circa un anno e mezzo, da lunedì mattina cerchiamo di tenere il lavoro per me e per tutti i lavoratori presenti. Avevo acquistato attraverso un prestito una macchina ma adesso non ho alcuna possibilità di onorare il debito.

Rosario 36 anni Sono laureato in economia e commercio e non ho avuto nessuna opportunità di lavoro. Diversi anni fa avevo mandato un curriculum anche a Ratio Consulta che mi ha proposto questo lavoro. Ho una famiglia da sfamare, moglie ed una figlia di 2 anni e mezzo. Ho le bollette da pagare. Questa è la opportunità a cui mi ero aggrappato.

Doriana, 22 anni: Sono una delle più piccole. Sono a tempo indeterminato da meno tempo rispetto agli altri. Se perdo il lavoro non sarò più autonoma, ritornerò a farmi sostenere dai miei ma oramai la mia aspirazione è quella di costruirmi la mia vita.

Gaetano 29 anni: Da quattro anni sposato ed ho due bambini. Ho presentato il curriculum e sono stato selezionato. Ho lavorato per Enel ed adesso il lavoro manca. Stiamo lottando per garantire il lavoro per me e la mia famiglia.

Rosanna 31 anni: RSA Uilcom Uil. Da un anno in Ratio Consulta ho trovato questo lavoro che mi permette di dedicarmi al mio bimbo che ha due anni e tre mesi. Se dovessi perdere il lavoro perderei anche lautonomia economica e soprattutto il rapporto con i colleghi che adesso sono pure i miei amici.

Alexander Beraki, 29 anni: RSA Slc Cgil. Lavoro per Ratio Consulta e grazie a ciò ho ripreso gli studi universitari. Grazie al lavoro sono autonomo anche rispetto alla famiglia. Ho il timore di ritornare a fare il bamboccione. Sono preoccupato soprattutto per i miei colleghi che anno famiglia, figli e nessun reddito. Chi ottiene vantaggi economici per aver avviato delle attività in Sicilia non può scomparire dalloggi allindomani. Chiedo giustizia.

Oriana 25 anni: RSA Fistel Cisl. Lavoro da un anno e mezzo per questa azienda. Vogliamo tutti un futuro. Le istituzioni ci hanno detto che il lavoro va salvaguardato ma con questa situazione tutto diventa difficile. Avere una famiglia, accendere un mutuo, tutto è difficile. Le istituzioni ci devono aiutare, chi ha interesse per noi cittadini lo dimostri intervenendo. - Vai al blog per leggere gli altri articoli... -

NEWS:

Sperando di non ripetere un altro caso Omnia

Apprendiamo che alla Società TRIPLANE con sede in Lussemburgo sono state cedute, il 25 ottobre 2009 14.523 azioni. Ne rimangono a Ratio Consulta solamente 2041.

31 gennaio 2010

Permessi mamma e papà (Telecom Italia)

I “Permessi Mamma e Papà” hanno lo scopo di offrire alle/ai dipendenti uno strumento aggiuntivo utile a meglio contemperare le esigenze familiari con la prestazione lavorativa. E’ infatti possibile per i dipendenti assentarsi dal servizio ad ore o a giornate intere, da recuperare entro il trimestre solare di competenza con prestazioni aggiuntive rispetto al normale orario di lavoro.

Il quantitativo di ore fruibili è il seguente:

FULL-TIME : 150 ore annue; 14 ore mensili

PART-TIME 75% : 112 ore e 30 minuti annui; 10 ore e 30 minuti mensili

PART-TIME 50% : 75 ore annue; 7 ore mensili

I permessi sono riservati ai genitori di bambini fino ad 8 anni di età, in servizio con contratto di lavoro a tempo indeterminato, di inserimento o di apprendistato, con livello inquadramentale dal 1° al 5°, che abbiano terminato il periodo di prova. Si può fruire dei permessi anche nei casi di:o adozione o affidamento preadottivo di minorio affidamento temporaneo di minori, purchè fiscalmente a carico degli affidatari.

Per accedere all’utilizzo dei permessi, la/il dipendente interessato comunicherà di volere essere inclusa/o tra gli utilizzatori dell’istituto al Gestore Risorse Umane di riferimento, attraverso la compilazione di un apposito modulo

I singoli permessi verranno poi di volta in volta richiesti al proprio Responsabile, sempre anticipatamente alla fruizione, compilando un relativo modulo di riferimento.

Il modulo con l’autorizzazione del Responsabile sarà quindi consegnato al preposto all’attività di Punto Delega,che inserirà il relativo giustificativo di assenza nel sistema SAP HR.

I permessi Mamma e Papà possono essere fruiti su base giornaliera per un minimo di 30’ e fino all’intera durata dell’orario di lavoro giornaliero.E’ possibile anticipare anche interamente l’utilizzo delle ore spettanti per il mese successivo. Nel caso di rapporto full time, ad esempio, si può usufruire delle 14 ore spettanti per il mese e delle ulteriori 14 del mese successivo. Non è possibile anticipare a dicembre le ore spettanti a gennaiodell’anno successivo. Eventuali ore non fruite nel mese precedente non possono essere utilizzate nel mese successivo. Resta comunque fermo che i permessi possono essere fruiti nei limiti dei plafond annui indicati in precedenza.Il recupero delle ore fruite sarà operato mediante prestazioni, oltre il normale orario giornaliero di lavoro, della durata minimo di 30 e massimo di 90 minuti giornalieri, entro il trimestre solare di competenza (ciò vale anche per le ore fruite in acconto: ad es. le ore fruite a marzo in acconto sulla quota di aprile,andranno recuperate entro giugno). sclusivamente per l’ultimo trimestre dell’anno, il recupero delle ore fruite nello stesso può essere effettuato fino al 31 gennaio dell’anno successivo. Non è possibile procedere al recupero delle ore fruite in acconto nello stesso “mese di anticipato godimento”; ad es., nel caso in cui si fruisca a gennaio di 23 ore, di cui 14 del mese di gennaio stesso e 9 in acconto di febbraio, queste ultime ore andranno recuperate a partire da febbraio ed entro marzo (eventuali ore di prestazione aggiuntiva rese a gennaio in eccesso rispetto al massimo mensile di 14, saranno pertanto considerate lavoro supplementare/straordinario).

Il controvalore economico delle ore di permesso fruite e non recuperate entro il termine previsto viene trattenuto nel foglio paga del mese successivo a quello di scadenza del periodo di recupero (ad es., il valore di eventuali ore fruite nel primo trimestre dell’anno e non recuperate, saràtrattenuto nel cedolino paga di aprile).

Moduli e permessi mamma e papà. (Formato Pdf...)


30 gennaio 2010

TLC: Delocalizzazioni lettera ad Associazioni Consumatori

Così come ho avuto modo di dire nel corso delle numerose assemblee, nel corso del prossimo anno e negli anni a venire, sarà sempre più necessario coinvolgere nelle nostre battaglie le associazioni dei consumatori. I diritti ed il lavoro oltre la crisi vuol dire anche questo. Il lavoro e non solo i lavoratori, la qualità percepita dagli utenti sarà partner nelle nostre battaglie.Un altra delle idee di SLC CGIL Catania recepita dalle istante nazionali dell'organizzazione.

Giovanni Pistorio

Segretario Generale SLC CGIL Catania


Alla cortese attenzione di:


Clara Monelli – ACU

Paolo Landi – ADICONSUM

Carlo Pileri – ADOC

Mauro Novelli – ADUSBEF

Luisa Crisigiovanni – ALTROCONSUMO

Mario Finzi – ASSOUTENTI

Walther Andreaus – CENTRO TUTELA CONSUMATORI E UTENTI

Fernando D’Angelo – CITTADINANZATTIVA

Marco Maria Donzelli – CODACONS

Ivano Giacomelli – CODICI

Francesca Arnaboldi – CONFCONSUMATORI

Rosario Trefiletti – FEDERCONSUMATORI

Giovanni Ferrari – LA CASA DEL CONSUMATORE

Pietro Praderi – LEGA CONSUMATORI

Lorenzo Mozzi – MOVIMENTO CONSUMATORI

Antonio Longo – MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO

Massimiliano Dona – UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI


Proposta di costituzione di un Osservatorio congiunto con OO.SS. sui servizi di call center all’estero

Egregi rappresentanti delle associazioni per la difesa dei consumatori,con la presente siamo a denunciarvi come SLC-CGIL (Sindacato Lavoratori della Comunicazione – CGIL, il sindacato maggiormente rappresentativo nelle imprese di Telecomunicazioni e servizi di call center), un grave processo in atto avviato dai principali titolari di licenza di telefonia fissa e mobile (Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G, ecc.).

Si tratta di un sistematico ricorso (da noi già denunciato in sede sindacale) ad appalti di servizi di customer care ad imprese operanti all’estero (Tunisia, Romania, Albania, Argentina), con tutto ciò che ne consegue in termini sia di qualità (scarsa comprensione della lingua, dei termini più tecnici, delle procedure) che di sicurezza dei dati telefonici.

Il tutto è anche in contraddizione con la filosofia delle recenti disposizioni dell’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM), si veda per tutte la delibera 79/09.

Come stiamo infatti registrando, aumentano i tempi di intervento, numerose sono le richiamate, diversi i disguidi che richiedono poi l’intervento di un assistente di secondo grado da parte degli operatori italiani (facendo perdere giorni interi al cliente). Il tutto senza reali garanzie (almeno per quanto ci risulta) su possibili manipolazioni dei dati di traffico telefonico, sull’accesso o meno ai sistemi informatici aziendali italiani (e relative banche dati). Un contesto reso poco “trasparente” anche dalla diversa legislazione in vigore nei paesi stranieri su indicati, in materia di privacy e di commercio elettronico di dati (senza considerare l’oggettiva difficoltà di controllo e verifica in loco da parte delle autorità italiane).

Poiché come Sindacato riteniamo da sempre che la qualità del servizio sia la prima garanzia per la crescita e lo sviluppo delle aziende di TLC (e per la salvaguardia anche dei livelli occupazionali e professionali) e sia interesse di tutti (lavoratori, clienti, imprese) “investirvi”, siamo non solo a segnalare alle vostre associazioni il fenomeno ma anche ad avanzarvi una proposta.

Quella di costituire un Osservatorio nazionale congiunto tra Sindacato e Associazioni specificatamente dedicato, anche al fine di predisporre dei veri e propri rapporti sul fenomeno e sulle sue ricadute.

Certi di una vostra risposta,

p. la Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

Alessandro Genovesi

27 gennaio 2010

Telecom Italia: Segnalazione su lettere di assunzione ex apprendisti.

Oggetto: segnalazione su lettere di assunzione ex apprendisti.

Con la presente le scriventi Segreterie Nazionali di SLC-CGIL,FISTEL-CISL, UILCOM-UIL - avendo visionato le lettere di assunzione che in questi giorni la Telecom S.p.A. sottopone per la sottoscrizione a dipendenti assunti precedentemente come apprendisti - evidenziano che in alcune parti della su menzionata lettera di assunzione si ravvedono elementi che recano pregiudizio alla parità delle parti nel contratto di lavoro, agendo su diritti indisponibili che pregiudicano condizione future.

Tale comunicazione ha valore di segnalazione formale.

Distinti saluti.

Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

14 gennaio 2010

CALL CENTER: ARIA DI CRISI IN OUTSOURCING

LE NOSTRE PROPOSTE:

A seguito della cosiddetta “circolare Damiano” del 14 giugno 2006 diverse aziende, che a quella data operavano nel settore dei call center in outsourcing, hanno provveduto a stabilizzare gradualmente, con contratto di lavoro subordinato ed a tempo indeterminato, i propri dipendenti. Chiaramente, tali aziende, al momento dell’assunzione, hanno utilizzato tutti i benefici previsti per legge compreso quelli di cui alla L.407/90.

Successivamente diverse altre aziende del settore, utilizzando i suddetti benefici, hanno continuato ad assumere utilizzando, nei confronti dei lavoratori, tali tipologia contrattuale. Come ben si sa, tali sgravi contributivi e previdenziali di cui alla L.407/90 sono utilizzabili per un periodo massimo di 36 mesi. A conti fatti, le aziende che hanno avviato per prime il processo di stabilizzazione, ad iniziare dai primi mesi del 2010, subiranno una impennata dei costi per il personale.

Nel frattempo, le aziende committenti, mettendo ad arte tra loro in concorrenza gli outsourcer hanno schiacciato sempre più in basso il valore di ogni singola commessa affidata all’esterno.

Lo scenario prevedibile, a tal punto, potrebbe essere il seguente:

1)man mano che i costi inizieranno a lievitare in ogni singola unità produttiva dislocata territorialmente gli outsourcer potrebbero decidere di dismettere gradualmente le proprie attività per riaprire utilizzando nuovo personale (anche benefici per la formazione) in altre parti del paese. Chiaramente verrebbero meno anche i diritti conquistati, a fatica, da chi già lavora nel settore.

2)tante altre, tra le aziende, potrebbero decidere (dietro pressione delle committenti che hanno lo scopo di realizzare maggiori profitti) di delocalizzare all’estero le loro attività.

In Sicilia, specialmente, sono a rischio migliaia di posti di lavoro.

SLC CGIL ed il suo Segretario Generale Emilio Miceli, è stata tra le prime a lanciare l’allarme su scala nazionale e le tre sigle confederali per contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni hanno già chiesto, ai diversi livelli del governo nazionale, specifici incontri.

In Sicilia, abbiamo chiesto più volte alle Istituzioni locali, che venissero ascoltate le nostre ragioni ma le attenzioni che ci governa dedica all’argomento sono pari al nulla.

Le proposte che a tal proposito ritengo di avanzare sono le seguenti, la prima ha valenza regionale, sulla seconda e sulla terza ci si dovrebbe lavorare a livello nazionale.

1)trovare le risorse finanziarie locali per estendere per ulteriori 24 mesi i benefici accordati ai sensi della L.407/90.

2)dotarsi di uno strumento di legge attraverso il quale fare utilizzare i benefici della l.407/90 alle aziende che intendono assumere alle proprie dipendenze i lavoratori con contratto di somministrazione. Es.elevazione dei limiti di reddito per i somministrati da far valere come reddito massimo per l’utilizzo dei benefici.

3)nel frattempo, in considerazione della quantità di denaro messa in circolo nel sistema degli appalti nel settore delle comunicazioni, tenuto conto che chi agisce in tale settore svolge un servizio pubblico essenziale, ed in considerazione del fatto che il settore deve essere sterilizzato rispetto ad eventuali fenomeni criminali di riciclaggio. Tutto ciò premesso, bisogna dotare il settore di un capitolato generale di appalto che regoli i rapporti tra le committenti e l’appaltatore; prevedendo, altresì, delle norme a garanzia della manodopera, del salario e dei diritti. In parole povere: bisogna impremere una svolta decisiva all’interno dell’intero settore.

Giovanni Pistorio

SLC-CGIL-CATANIA


Nota di redazione:

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12 gennaio 2010

Concetta Raia: Fughe in avanti? No, grazie. (www.concettaraia.com)

Quello che appare con sempre più evidenza sulla stampa e all’opinione pubblica è purtroppo un Pd siciliano diviso in più galassie, con diverse tifoserie che francamente fanno molto male al giovane partito democratico, ai suoi iscritti e ai suoi elettori. Voglio precisare in modo netto che questa immagine del partito non solo è dannosa, ma anche sbagliata. Vale la pena ricordare, infatti, che appena due settimane fa l’assemblea regionale del partito ha approvato, praticamente alla unanimità, una linea chiara e responsabile di apertura e di confronto con il Governo regionale solo sulle riforme necessarie per la Sicilia e per i siciliani. Il Centro-destra ha fallito, tant’è vero che si è spaccato, e di questo bisogna prenderne atto e cogliere le opportunità che possono permettere al Pd di incidere su quelle scelte di riforma che questo governo non potrà sostenere senza la nostra partecipazione attiva e di ciò il Pd si assume la responsabilità.

Ai cittadini interessa che la politica dia risposte alle gravi emergenze sociali ed economiche, ambientali e di riorganizzazione della burocrazia regionale che non consentono alla nostra Regione di avere un proprio progetto di sviluppo.

Credo che il documento approvato lo scorso 19 dicembre rappresenti il punto di riferimento del nostro impegno e che, quindi, altre posizioni o interpretazioni rappresentino “fughe in avanti” che non servono né al Pd né ai siciliani. La linea del partito è decisa democraticamente solo dagli organismi. Sarebbe opportuno, quindi, evitare “eccessi individualistici” o “posizioni correntizie” che producono l’effetto di disorientare e non orientare gli iscritti in primo luogo, ma anche la gente che guarda al Pd con grande attenzione. Il gruppo dirigente del partito dia, quindi, un’immagine unitaria di sé e lavori sulle priorità che si è dato.


CONCETTA RAIA

Deputato Regionale del Pd

www.concettaraia.com