06 luglio 2011

Telecom comunicato incontro 1 luglio 2011

INCONTRO SU ANDAMENTO MOBILITA’ E BANDI DI RICONVERSIONE PROFESSIONALE

- COMUNICATO -

Il giorno venerdì 1 luglio u.s. si è svolto l’incontro richiesto tra le Segreterie Nazionali di Slc-CGIL Fistel-CISL e Uilcom-UIL e Telecom Italia, ai sensi dell'Accordo 04/08/2010, su andamento mobilità e bandi di riconversione professionale. Nel corso dello stesso Telecom Italia ha illustrato anche alcuni progetti aziendali riguardanti la riorganizzazione del Delivery ed Assistenza Tecnica per la clientela Top/Enterprise (Premium Services Operations), interventi riorganizzativi e riconversioni in ambito Customer Care Consumer e Business e riorganizzazione in ambito HRO - Fraud Management & Revenue Assurance ed in ambito Security Crisis Management Control Room. Sono state inoltre presentate nuove iniziative di reimpieghi/riqualificazioni professionali.

A fronte di 3.900 posizioni di mobilità per il triennio 2010-2012, per l'anno 2011 alla data del 30/06 ne sono state acquisite 811, che vanno a sommarsi alle 381 del 2010. Stimandosi che il Piano 2011 preveda uscite per ca. 1.765, pari al 75% della cd base esodabile, a fine I semestre ci si attesta al 46% rispetto al lineare teorico (nello stesso periodo 2010 erano state acquisite 1.371 mobilità, pari al 70% di quelle realizzate nell'intero anno). La delegazione sindacale ha anche chiesto i numeri degli esodi volontari incentivati, che sono risultati essere ca. 200 nel 2011. Per il sindacato chiaramente tali numeri sono assolutamente da considerare nell’equilibrio complessivo dell’accordo del 4 agosto.

Sui bandi l’andamento complessivo secondo l’azienda non è soddisfacente, considerando che:

• quello di dicembre 2010 verso OA, per 115 posizioni, vede attualmente 83 lavoratori in formazione (77 idonei, 14 in prova, 5 rinunce successive e 3 inidonei a visita), e 12 in ripescaggio;

• quello di aprile 2011 verso OA (richiamo) vede 37 adesioni, ed altre 17 provenienti dai settori in solidarietà all'8%;

• verso OA in Sardegna solo 4 adesioni a fronte di 14 posti;

• verso Pathnet solo 24 adesione a fronte di 30 posti: 4 risorse idonee, 11 rinunce, 9 non idonei;

• verso National Whole Sales (gestione rapporti con OLO) 191 adesioni per 60 posti: i colloqui sono già stati avviati.


Riorganizzazione del Delivery ed Assistenza Tecnica per la Clientela TOP/Enterprise (PREMIUM SERVICES OPERATIONS):

Con recenti Disposizioni Organizzative, Telecom Italia ha sancito la ripartizione delle competenze sulle attività di delivery ed assistenza tecnica per clientela Top ed Enterprise tra le funzioni Technology e TOP Clients; s'intende così definire un unico punto di interlocuzione per tutti i servizi offerti, con l'auspicio dell'incremento della base clienti cd full infrastructure.

Nell’illustrazione della riorganizzazione sul premium service operations l’azienda ha definito la modifica della Custom Area, che comprendeva il Customer Service e i tecnici di Field Operations, il nuovo modello organizzativo prevede la divisione delle funzioni:

TOP CLIENTS e TECHNOLOGY

I CNA (Outsourcing Services) confluiscono completamente nella Top Client.

I Customer Services vengono suddivisi tra:

TOP CLIENTS (CS1 e CS2);

e OPEN ACCESS – ASA (Service Manager e Specialisti).

Da custom area le risorse che passeranno in Top Clients saranno 615: 381 CNA e il rimanente da custom services, le risorse che passeranno in Technology saranno 884 provenienti da field operations 1-2 e quota parte custom services.

Da Service Delivery & Competence Center verranno passate 133 risorse in Top Clients e 166 in Technology.

Nella suddivisione dei tecnici in technology 965 confluiranno in Open Access senza spostamenti territoriali nelle rispettive AOL e non saranno più interessati dai contratti di solidarietà (circa 30 FTE al 3,27% di cds).


RIORGANIZZAZIONE E RICONVERSIONI PROFESSIONALI IN AMBITO CUSTOMER CARE

Sarà allargato il bacino delle riconversioni professionali verso ON-FIELD al personale delle AOC 187 operante nelle code standard e delivery di tutte le 42 aree operative 187. Verrà inoltre emesso un primo bando dedicato per 50 posti per tecnico esterno sui diversi territori che ne presentano la necessità.

Sono previsti, su base non volontaria, migrazioni da Customer Care a Open Access (ASA) sui territori di:

COSENZA – 18 lavoratori da Consumer Fixed coda STD a ASA Sud

CATANZARO – 37 lavoratori da Business a ASA Sud

AOSTA – 11 lavoratori da Consumer Fixed a AOA nord Ovest

TRIESTE – 43 lavoratori da Consumer Fixed a ASA nord est

MODENA – 42 lavoratori da Consumer Fixed a ASA nord Ovest.

Su tutti i territori si tratta della totalità dei lavoratori oggi operanti in ambito Customer, tranne che su Cosenza là dove solo 18 lavoratori saranno interessati alla riconversione a fronte dei 58 lavoratori oggi presenti. I lavoratori di Cosenza interessati sono quelli che ad oggi lavorano su attività standard (restano sull’attività di Customer i lavoratori che seguono la coda Privilege e Sales).

Su base volontaria tutti i lavoratori potranno indicare la volontà di spostarsi in ambito On-Field anziché ASA. Tutti i lavoratori interessati non saranno oggetto di mobilità territoriale ma eserciteranno nelle stesse sedi in cui oggi operano.

Tutti i lavoratori interessati alla riconversione circa 151 usciranno dalla solidarietà in quanto riconvertiti in open access. Le migrazioni inizieranno da settembre 2011 con la sede di Cosenza e termineranno entro novembre con la sede di Modena.

Risulta chiaro che tali numeri per il Sindacato sono da considerare a tutti gli effetti esuberi da detrarre dal totale dichiarato da Telecom.


RIORGANIZZAZIONE RICONVERSIONI PROFESSIONALI IN AMBITO FRAUD MANAGEMENT & REVENUE ASSURANCE

Il progetto aziendale di una riorganizzazione dell’attività di controlli antifrode sia in ambito telefonia fissa che mobile è finalizzato ad estendere l'attività di controllo sulle vendite (prevenzione) ai prodotti di fascia alta Business, ed al traffico (fonia e dati) da 4 ad 11 città (oltre Napoli, Caserta, Palermo e Catania; Roma, Bari, Taranto, Messina, Viterbo, Cosenza, Vibo Valentia). Ciò comporta l'emissione a breve di un bando per attività incrementali per 15 risorse per le sedi di Roma e Cagliari, aperto a lavoratori con solidarietà al 15%.


FRAUD MANAGEMENT MOBILE

Sulle attività di fraud management mobile s'intende estendere l'attività di controllo sulle vendite (prevenzione) su tutti i prodotti ed al traffico (fonia e dati) Consumer e Business. Ciò comporterà l'emissione a breve di un bando di riconversione per attività incrementali per 30 risorse per la sede di Roma aperto a lavoratori con solidarietà al 15%.


RIORGANIZZAZIONE E RICONVERSIONI PROFESSIONALI IN AMBITO SECURITY CRISIS MANAGEMENT CONTROL ROOM

L’obbiettivo di questa riorganizzazione è internalizzare le attività attualmente presidiate da fornitori esterni (produzione rilascio e abilitazione dei badges mifare e casi rusco per imprese esterne, supporto sistemistico per le attività di governo dei principali sistemi informatici utilizzati dalla funzione (es: giano, mp1024, gsis, babylon, ecc…); ciò comporterà l'emissione a breve di un bando per attività incrementali per 8 risorse con sede Roma, il bando sarà dedicato a lavoratori in solidarietà al 15% . È auspicabile che tale operazione permetta un più puntuale controllo degli ingressi di personale esterno nelle sedi Telecom, rispondendo ad una pressante sollecitazione sindacale.



NUOVI BANDI

Al termine dell’incontro Telecom Italia ha illustrato nuovi bandi, per un totale di 103 FTE, consistenti in:

• 50 posti da AOC code standard e delivery a OA;

• 45 posti da DA, solidarietà 15%, Staff, It e strutture Hq di Dmo/t&o (con priorità agli idonei a maggiore % solidarietà) a Fraud Management & Revenue Assurance;

• 8 posti da DA, solidarietà 15%, Staff, It e strutture Hq di Dmo/t&o (con priorità agli idonei a maggiore % solidarietà) a Crisis Management di Security.

Al termine dell’incontro le OO.SS. hanno ribadito a Telecom la necessità di un impegno aziendale assolutamente stringente sul tema della mobilità, motore primario per alimentare i meccanismi di riqualificazione professionale previsti nell’accordo del 4 agosto, e la fondamentale importanza che devono ricoprire i tavoli di confronto territoriale in tema di triangolazioni per poter incrementare l’adesione dei lavoratori ai bandi e per la riuscita della manovra nel suo complesso finalizzata, è bene ricordarlo, alla totale cancellazione degli esuberi dichiarati al termine della valenza dell’accordo sopra citato. In quest’ottica risulta fondamentale un più forte impegno per l’adesione ai bandi di riconversione/riqualificazione professionale tramite un’opera di diffusione ed informazione più capillare e puntuale sulle posizioni lavorative previste in uscita dai percorsi formativi. Utilizzando i bandi di riconversione è necessario anche aprire alle aspettative di rientro dalle sedi di provenienza dei lavoratori ex TCC ed altri che sono nelle medesime condizioni.

Sono sicuramente importanti ed apprezzabili gli sforzi aziendali sull’apertura di nuovi bandi, sulle internalizzazioni e sulle possibili riconversioni dei lavoratori del 187 verso la parte tecnica, ma va prevista la possibilità di riconversione anche per i lavoratori del 119, nell’ambito dei quali sono presenti grandi potenzialità e professionalità altamente qualificate. Su questo versante la delegazione sindacale ha sollevato ancora una volta il problema delle delocalizzazioni che, secondo l’Azienda sono in misura limitata ma che continuano a destare forte preoccupazione tra i lavoratori per la tenuta occupazionale interna, qualificata e qualificante per l’azienda.

Nell’ambito della discussione, le OO.SS hanno contestato all’Azienda il continuo richiamo ad esuberi nella customer operation, mentre sui posti di lavoro si riscontra che vengono negati ferie, permessi e passaggi da full time a part time, e questo nel periodo delle grandi ferie rappresenta un problema per l’utilizzo delle stesse nel corso dell’anno come richiesto da Telecom Italia.

Così come a conclusione dei lavori, è stato richiesto dalle OO.SS., già dai prossimi bandi, la creazione di nuovi progetti che guardino verso quelle professionalità che sono impattate da una percentuale del 15% e 8% di solidarietà.

E’ stato quindi concordato di attivare i confronti territoriali su tutte le tematiche sopra esposte così da avere un quadro completo anche a livello territoriale.


LE SEGRETERIE NAZIONALI

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

Emilio Miceli: “Senza il Governo al tavolo si firmano contratti unitari”

Eslusiva per Slc Cgil Catania

" Noi abbiamo siglato con Confindustria, Cisl e Uil un documento comune sulla validità dei contratti e la rappresentatività delle sigle sindacali senza la presenza del Governo.

Non succedeva da anni, anzi non è mai successo che accordi interconfederali non fossero suggellati dalla firma di uomini di Governo .

In questi anni l’idea di Sacconi non è mai stata quella di regolare la rappresentatività con la Cgil ed il sindacato rappresentativo, ma bensì di creare sempre un confronto dove le parti si riconoscevano vis-à-vis legittimandosi vicendevolmente.

Con questo accordo, ci si fa forza di una rappresentanza dove è titolato alla firma solo chi ne ha mandato e non chi invece è più simpatico o meno.

Il documento stabilisce di fatto alcuni elementi essenziali di certezza e di diritto che in questo Paese non ci sono mai stati.

Il cuore dell’accordo sta nel principio che se non c’è un suffragio universale della forza di un sindacato quel sindacato non è titolato a rappresentare i lavoratori. Tutto questo avviene in due modi:

1 - Attraverso le RSU – Le Rappresentanze Sindacali Unitarie vengono elette dai lavoratori per suffragio universale e quindi sono le uniche autorizzate a trattare con le aziende ogni tipo di problematica riguardante la forza lavoro.

2 - Attraverso le RSA – che a differenza delle RSU vengono nominate dalle Organizzazioni Sindacali e non per suffragio.

Tutti gli accordi siglati (RSA) devono pertanto essere valutati e votati dai lavoratori che, in questo modo, saranno gli unici ad avere potere decisionale. Si può ben capire come tutto questo fermerà sul nascere la realizzazione di contratti capestro o di grande comodo.

Finalmente possiamo affermare con forza che solo adesso abbiamo sul piano giuridico una fondatezza di rappresentanza nel nostro Paese. Sicuramente tutto è ancora migliorabile ma considero questi dei paletti essenziali che porteranno democrazia sia per i lavoratori sia per il sindacato stesso".

05 luglio 2011

Contratti: Camusso, accordo importante, ferma deriva e ci fa ripartire

“Un accordo importante, non risolutivo, che contiene delle risposte a delle nostre rivendicazioni, ferma una deriva e ci consente di provare a ripartire in un’altra direzione e con altre modalità da una stagione di profonda divisione”. Questo in sintesi il giudizio del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, sull’ipotesi di accordo interconfederale siglata il 28 giugno da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, nel corso del suo intervento al Comitato Direttivo della confederazione di Corso d’Italia.

Un giudizio nel merito dell’accordo e che, secondo il Segretario Generale della CGIL, “va collocato all’interno del contesto in cui si muovevano le relazioni sindacali: dall’accordo separato sul modello contrattuale del 2009 fino agli accordi FIAT che hanno messo in discussione il contratto collettivo nazionale di lavoro, passando per le politiche di condizionamento perpetrate dal governo per dividere il fronte sindacale e l’ipotesi di interventi legislativi per rendere alternativo il contratto aziendale a quello nazionale”.

Nel dettaglio Camusso ha sottolineato, nel corso della sua relazione introduttiva al Comitato Direttivo, che “l’accordo è importante perché ripristina regole condivise, come il punto sulla misurazione della rappresentanza che recepisce una nostra rivendicazione storica”. Il Segretario Generale CGIL ha poi spiegato che “non esiste in quella intesa un potere demandato alle sole organizzazioni sindacali ma c’è l’espressione della volontà di tutti i lavoratori anche attraverso una esplicita cessione del potere contrattuale alle loro rappresentanze”. Sul tema della rappresentanza, oltre a precisare che “per come è costruita l’intesa c’è sempre una relazione tra i lavoratori e la rappresentanza”, Camusso ha affermato che “con l’ipotesi di accordo del 28 giugno riproviamo a ripartire un’altra volta per conquistare l’estensione generalizzata delle RSU dopo l’accordo del ‘93”.

Quanto ai temi contrattuali, “l’accordo ristabilisce la gerarchia delle fonti - ha precisato il numero uno del sindacato di Corso d’Italia -, che viene esplicitamente affermata, assumendo come punto di riferimento il contratto nazionale che dovrà prevedere ciò che può essere delegato al secondo livello di contrattazione, impedendo così che la derogabilità sin qui praticata dal secondo livello svuotasse progressivamente il contratto nazionale”. Proprio la centralità di quest’ultimo, secondo Camusso, ha determinato “il no della FIAT e la conseguente lettera inviata dall’amministratore delegato al presidente di Confindustria, insieme al punto sulla transitorietà”. Quest’ultimo, infatti, in attesa che i rinnovi dei contratti nazionali stabiliscano i temi della contrattazione di secondo livello, prevede “il consenso delle organizzazioni sindacali su possibili intese adattative del contratto aziendale”.

Sulla validazione dell’ipotesi di accordo, in relazione a quanto prevede l’articolo 6 dello Statuto della CGIL, Camusso ha spiegato che “il pronunciamento degli iscritti si svolgerà sul dispositivo che verrà approvato dal Direttivo: saranno le singole categorie ad organizzare le modalità del voto che si dovrà concludere entro il 17 settembre e che sarà vincolante per tutta la confederazione (categorie e territori)”.

Accenture HRS avvio procedure mobilità, richiesta esame congiunto

Per il documento sull'avvio delle procedure di mobilità fare clic qui
- - Per la richiesta dell'esame congiunto fare clic qui - -

Poste: Lettera di Emilio Miceli all' Ing. Massimo Sarmi Amministratore Delegato Poste Italiane S.p.A.

Egregio Ingegnere,

le ultime vicende riguardanti le internalizzazioni di servizi finora oggetto di appalto e i tagli operati sugli appalti postali, sui trasporti e sul recapito ci impongono di manifestare tutto il nostro dissenso e, al contempo, il nostro disorientamento rispetto alle politiche che Poste Italiane sembra aver deciso di adottare da un po’ di tempo a questa parte.

La liberalizzazione dei servizi postali doveva rappresentare, a nostro avviso, un'occasione unica per garantire un miglior servizio ai cittadini, per offrire nuove occasioni di lavoro ma, soprattutto, per consentire a Poste Italiane di sviluppare sempre di più la propria capacità di proporre prodotti di qualità, entrando definitivamente in una logica di competitività che non è solo ormai nazionale, ma internazionale.

Tutto questo continua a non avvenire. Per Poste Italiane sembra esistere solo la logica del monopolio e, quindi, l'attivazione di processi volti all'eliminazione della concorrenza anche nei contesti residuali. Questo atteggiamento onnivoro, che è già oggetto di attenzione anche da parte di altri soggetti, ci costringe, al di là delle valutazioni di carattere generale, ad entrare nel merito delle scelte adottate negli ultimi mesi, per chiederLe se questo è il percorso che Poste Italiane intende tracciare per caratterizzare la sua presenza “esclusiva” sul mercato, anche a costo di fare macelleria sociale.

Da un lato infatti Poste non riesce a smaltire il lavoro, tanto da mandare al macero la posta, dall'altro taglia sugli appalti. Qual'é la logica? Ad attendere la risposta ci sono anche coloro che sono stati coinvolti dai tagli fin qui operati, a partire dalle settantatre famiglie di Torino, ridotte in povertà alla scadenza della cassa integrazione poiché non è stato emanato un nuovo bando di gara, nonostante il Memorandum lo prevedesse, sull’ex lotto Defendini.

E ancora su quel territorio, si è proceduto all’internalizzazione del lotto sui trasporti postali dal 1 luglio, nonostante una gara fosse stata già aggiudicata, causando la disoccupazione di una quindicina di lavoratori.

Stesso copione per il lotto di Trieste sempre sugli appalti postali. E ancora siamo preoccupati per quello che succederà dal 24 luglio nei territori interessati ai lotti affidati alla TNT sempre a seguito del Memorandum, gli unici a non essere stati

prorogati, dove sono coinvolti circa 150 lavoratori.

Questi sono solo in ordine di tempo gli ultimi episodi più eclatanti delle internalizzazioni che in maniera disinvolta sta compiendo la divisione Servizi Postali. A tal proposito ci preme sottolineare che tutto questo avviene senza alcun confronto con le parti sociali, quasi in sfregio alle intese sottoscritte nell’ultimo contratto nazionale di lavoro che vantavano i protocolli più avanzati in materia di appalti.

SLC CGIL crede che il Gruppo da Lei rappresentato abbia una responsabilità etica nei confronti di queste piccole e medie aziende - la maggior parte mono committenti - e delle centinaia di lavoratori che su tutto il territorio nazionale svolgono per suo conto un lavoro quotidiano fatto di esperienza e qualità e questa responsabilità si fa ancor più grande per il fatto che in Poste l'azionista è pubblico. Questo è il motivo per cui riteniamo che delle risposte debbano esserci date in tempi brevi.

E' evidente che se le stesse non dovessero smentire quanto finora registrato, la nostra organizzazione sindacale si attiverà in tutte le sedi per impedire un ulteriore processo di destrutturazione sociale, che risulta ancora più grave per il fatto che a metterlo in opera è uno dei più grandi Gruppi Italiani.

Cordiali saluti.

Il Segretario Generale

Emilio Miceli

04 luglio 2011

Davide Foti: Documento politico programmatico - 4 luglio 2011-

Catania 4 luglio 2011

Care Compagne e cari Compagni,

Come potete immaginarvi l’emozione è tanta ed è per tale ragione che ho messo giù qualche appunto; però man mano che gettavo giù le prime righe non ho potuto fare a meno dal pensare che in fondo tale energia, la stessa energia che vedo in voi, non è altro che la forza che ben governata ci ha permesso di impegnarci sempre in nuove sfide e di fare. E’ la stessa energia che ci permetterà anche in futuro di poter continuare nel percorso virtuoso di crescita politica ed organizzativa che SLC CGIL Catania ha avuto negli ultimi anni grazie al lavoro che tutti insieme siamo riusciti a fare.

Quando nella prima metà del 2007 mi è stato proposto di entrare a far parte della Segreteria Provinciale della SLC CGIL di Catania sono stato orgoglioso di accettare l’incarico ma ero, nel contempo, certo che il lavoro da fare era tanto e che ci si doveva impegnare duramente e con continuità perché ai lavoratori catanesi, dei diversi settori di attività che organizziamo, mancava la presenza della CGIL e delle competenze che il nostro grande sindacato riesce a mettere al servizio dei bisogni e delle necessità della gente.

Le questioni poste ed i problemi che emergevano, nei diversi settori, erano tanti e tali da far tremare le gambe ma, sempre insieme e coordinati ed attenendoci a principi di leale condivisione e compartecipazione, siamo riusciti a determinare nel territorio reali azioni politiche di cambiamento ed anche un profondo rinnovamento generazionale che sicuramente ha portato freschezza e valore aggiunto alla categoria e alla CGIL tutta.

Oggi sono qui per dire quello che, a mio avviso, dovrebbero essere gli impegni futuri e per impegnarmi rispetto alle nuove responsabilità sempre che voi mi affidiate gli oneri e l’onore di guidare questa categoria.

Al primo punto , ed in continuità con il passato, metto sempre la confederalità , la solidarietà e l’unità dell’intero gruppo dirigente. E’grazie a questo mix di valori che negli ultimi anni siamo stati nelle condizioni di poter affrontare vertenze dalle enormi complicanze politico-sociali e drammatiche crisi occupazionali. Con ciò faccio esplicito riferimento alla delicata vertenza Ratio Consulta, agli attacchi portati avanti verso il mondo della produzione culturale da parte di certa politica, con la p minuscola, nel caso del Teatro Stabile e di un certo squallido incappucciato, nel caso del Teatro Massimo Bellini.

Il mondo della cultura sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia. Difendere la cultura deve essere un imperativo per tutti noi. Chi è attualmente al governo ha l’interesse di distruggere migliaia di anni di cultura con il solo scopo di riuscire a sottomettere un popolo. Il teatro è stato e dovrà continuare ad essere strumento di crescita delle comunità locali e strumento a servizio delle libertà di ogni cittadino. Ricordo che, a Catania, durante l’ultimo sciopero generale è intervenuto dal palco il premio nobel Dario Fò per dire ciò, affermando “ Loro ci vogliono ignoranti, noi dobbiamo sapere sempre una parola in più rispetto a loro in maniera tale che nessuno potrà mai ingannarci o renderci schiavi”.

Il mondo delle TLC ci ha visti assoluti protagonisti della politica rivendicativa nella città e qualche volta, lo affermo con orgoglio anche perché ci è stato riconosciuto dalla segreteria nazionale, anche agenti del cambiamento su questioni di rilevanza nazionale; sempre per la difesa dei principi di uguaglianza e per la tutela dei diritti dei lavoratori che rappresentiamo. Il prossimo rinnovo contrattuale sarà per tutti noi molto impegnativo. Nel settore si dovrà segnare certamente un cambiamento, nella visione politica e nuove e più qualificate relazioni in un settore che oggi vede, per colpa soprattutto delle grandi committenti, una continua delocalizzazione delle attività all’estero con un esponenziale aumento della disoccupazione ed una nuova e più aggressiva precarizzazione dei rapporti sociali. E’ proprio su questo che dovremmo intervenire ostacolando queste cattive pratiche causa di degrado sociale attraverso la conquista di nuovi diritti e ciò a salvaguardia della buona occupazione e soprattutto di quella regolare. Su questi punti SLC CGIL NAZIONALE E’ TOTALMENTE PRESENTE SUL PEZZO,

Molto accomuna il settore delle TLC a quello dell’emittenza il quale, però nonostante i grandi interessi che all’interno si consolidano, è ancora contrattualmente immaturo. In quanto i diritti dei lavoratori del comparto delle piccole emittenti devono essere adeguatamente rappresentati, in quanto non si dispone di adeguati ammortizzatori sociali, nonostante dovrebbe essere ben presente a tutti che il passaggio al digitale terrestre finirà per condizionare pesantemente l’organizzazione di impresa con probabili effetti negativi sull’occupazione. Inoltre, a causa del passaggio al digitale terrestre e per gli effetti della disponibilità di nuove frequenze (dal ch 60 al ch 69) ed anche per l’evoluzione della infrastruttura della rete telefonica di nuova generazione, se non si giunge ad una vera presa di coscienza del fenomeno e quindi in assenza di tutele legislative adeguate , rischiamo che si vengano a determinare condizioni di assoluta illiberalità per l’affermarsi di nuovi monopoli; e ciò a discapito delle libertà dei lavoratori e dell’intera popolazione.

Nel settore della carta stampata che nel nostro territorio ha un grande peso specifico e più complessivamente nell’INDUSTRIA stiamo assistendo ad una rapida trasformazione strutturale. L’avvento di nuova tecnologia ha finito con il riverberarsi sui livelli occupazionali e sempre più le aziende, per sostenere il costo degli investimenti chiedono ai lavoratori di recuperare produttività e questo in linea di principio sarebbe corretto, ma spesso le proposte ,anziché concretizzarsi in un maggior coinvolgimento della manodopera nel processo produttivo, sono tese solo ed esclusivamente ad un ritorno alla misurazione dei tempi e dei metodi di esecuzione e ciò senza tener conto degli impatti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Ricordo adesso lo scontro di un paio di anni fa in CIPI e le diverse controproposte che in diverse aziende abbiamo avanzato sulla valorizzazione delle risorse umane ed anche in questi casi i fatti ci hanno dato ragione.

Su Poste e recapiti, dopo qualche tentennamento, stiamo rilanciando ed il nuovo slancio che si sta concretizzando in un processo di ringiovanimento del gruppo dirigente e nel riposizionamento dell’organizzazione rispetto ad alcune importanti questioni relative alla vivibilità dei posti di lavoro , ha fatto si che dall’inizio dell’anno siamo riusciti a raddoppiare il numero degli iscritti. Adesso è giunto anche il momento di cantarla in maniera chiara a Poste Italiane : i diritti e la salute dei lavoratori non possono essere una merce da scambiare con il sindacato/azienda presente in Poste e per quanto riguarda il recapito privato, nel quale siamo massicciamente presenti e ben rappresentati non si può continuamente assistere, anno dopo anno, alla litania dei rinnovi ed al patema della probabile riduzione di attività e conseguente procedura di riduzione di personale.

Come dicevo all’inizio di lavoro da fare ce ne sarà parecchio e di insidie ne dovremo sventare tante ma sono sicuro che grazie all’unità interna del gruppo dirigente che siamo riusciti a conquistare grazie alla solidarietà attiva e condividendo le problematiche nella ricerca di soluzioni utili e grazie al rapporto costante che siamo riusciti a costruire con la confederazione riusciremo nei prossimi anni a crescere ancora di più in termini di consenso e nella qualità della nostra azione politica.

Prima di concludere desidero ribadire il mio impegno a continuare il rinnovamento generazionale e il riequilibrio di genere, fatto questo importantissimo in una categoria sempre in continua evoluzione.

Grazie compagni, grazie all’intera CGIL che non è un insieme di sigle ma un corpo unico fatto di donne ed uomini che pensano ed agiscono quotidianamente per la conquista di spazi di libertà.

Davide Foti

Segretario Generale Slc Cgil Catania

Davide Foti è il nuovo Segretario Generale Provinciale della SLC CGIL Catania

- Catania ore:12,28 -

Oggi 04-luglio-2011 è stato eletto all'unanimità il nuovo Segretario Generale della SLC CGIL Catania Davide Foti. Da parte mia, dalla redazione del blog, dalla Segreteria e gli iscritti SLC vanno i più sinceri e sentiti auguri di buon lavoro nel segno della continuità e della grande lealtà morale ed intellettuale, che lo ha sempre contraddistinto in tutti questi anni di militanza nella nostra Organizzazione.

A questo aggiungiamo l'augurio di una vita piena di soddisfazioni sia in ambito lavorativo che personale. Un punto di partenza che a soli 38 anni lo porterà ad affrontare nuove ed accattivanti sfide che sicuramente porteranno lui ed il nostro Sindacato a crescere sempre più.

A Giovanni Pistorio, Segretario uscente e già facente parte della segreteria Confederale della CGIL Catania, va un caloroso e doveroso grazie per l'eccellente lavoro svolto sino ad oggi, poichè è attraverso la sua direzione attenta, professionale, oculata e di qualità che molti di noi sono cresciuti in maniera esponenziale e con loro anche tutti quei processi politico-sindacali che hanno visto la SLC catanese protagonista indiscussa negli anni della sua gestione.


03 luglio 2011

Con un nodo alla gola ed un enorme sorriso verso il futuro

C'è una stagione per ogni cosa e un tempo per ogni evento sotto il cielo

- Un tempo per nascere e un tempo per morire - Un tempo per seminare e un tempo per raccogliere - Un tempo per demolire e un tempo per costruire - Un tempo per piangere e un tempo per ridere - Un tempo per il dolore e un tempo per la gioia - Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli - Un tempo per abbracciare e un tempo per sciogliersi dall'abbraccio - Un tempo per guadagnare e un tempo per perdere - Un tempo per trattenere e un tempo per lasciare - Un tempo per strappare e un tempo per cucire - Un tempo per tacere e un tempo per parlare - Un tempo per amare e un tempo per odiare - Un tempo per la guerra e un tempo per la pace - C'è una stagione per ogni cosa e un tempo per ogni evento sotto il cielo -

Caro amico permettimi di scriverlo l'ultima volta il "TUO TITOLO" su questo blog:

In bocca al lupo....

Al Segretario Generale Provinciale della SLC CGIL Catania


NOTA DI REDAZIONE

Giovanni Pistorio: lunedì si concluderà il mio percorso in SLC CGIL Catania, 4 anni e 3 mesi vissuti intensamente. Sono stato fortunato: più che raddoppiato il numero di iscritti, strabiliante il numero di RSU conquistate, ringiovanito il gruppo dirigente, tanti nuovi bravi dirigenti adesso tra i miei più sinceri e leali AMICI e durante il percorso, soprattutto, ho trovato il complemento della mia esistenza.

Stangata sulle pensioni: tagli in arrivo per 13 milioni di italiani?

Altro che meno tagli per tutti: la manovra potrebbe tagliare le pensioni più modeste, quelle da 1400 euro al mese. Secondo quanto riportato da ‘Il Corriere della Sera’, il decreto per la correzione dei conti pubblici prevedrebbe infatti la mancata rivalutazione per il biennio 2012-2013 delle pensioni superiori a cinque volte il minimo, cioe’ 2.300 euro al mese (il minimo delle pensioni Inps 2011 e’ di 476 euro al mese), mentre quelle piu’ basse, comprese tra 1.428 e 2.380 euro mensili, dovrebbero essere valutate per tenere conto dell’inflazione, ma solo nella misura del 45%. Traduzione? Riduzioni pesanti per le pensioni, modeste, di 13 milioni di italiani.

A cio’ si aggiungerebbe l’allungamento dell’eta’ minima di pensione che dal 2014 salira’ di almeno tre mesi con l’anticipo dell’agganciamento automatico delle speranze di vita.

Sempre secondo ‘Il Corriere della Sera’, ad essere riviste non saranno solo le pensioni medie ma anche i parametri delle pensioni di reversibilità. “Il riordino dell’assistenza – si legge – partirà con la razionalizzazione delle prestazioni, eliminando tutte le sovrapposizioni tra i diversi strumenti previdenziali e assistenziali e quelli fiscali che, impropriamente, contribuiscono a sostenere i cittadini meno abbienti. Il secondo passaggio sarà la riorganizzazione delle competenze tra l’Inps, le Regioni e i Comuni. L’Inps sarà agente pagatore e controllore, mentre la prestazione dei servizi sarà lasciata agli enti locali. Le Regioni avranno un fondo per finanziare l’indennità di accompagnamento agli invalidi da ripartire tra di loro secondo standard ben precisi. Mentre ai Comuni, singoli o in forma associata, sarà trasferito il sistema della carta acquisti, con lo scopo di identificare i beneficiari e di integrare le risorse, con fondi propri o convogliando sulla carta acquisti le erogazioni liberali”.

La stretta sull’indicizzazione delle pensioni, secondo quanto rileva ‘Il Sole 24 Ore’, dovrebbe garantire una minor spesa cumulata, nel triennio 2012-2014, pari a 2,2 miliardi. La platea colpita dal blocco sfiorerebbe i 5 milioni di pensionati. Per quanto riguarda il posticipo di tre mesi del momento del pensionamento previsto nel 2014, dovrebbe produrre una minor spesa per 200 milioni nell’anno interessato, mentre il risparmio cumulato e’ stato stimato tra il 2014 e il 2020 in 1,9 miliardi.

02 luglio 2011

Consiglio Superiore della magistratura: Il mobbing: inquadramento, indagini e giudizio. Profili penali.

• analisi problematica delle fattispecie in cui il mobbing si insedia sulla differenza di genere

Sommario:

1. Il mobbing: definizione.

2. La disciplina: fonti internazionali ed interne.

3. Il c.d. mobbing di genere.

4. La giurisprudenza.

5. Considerazioni.

6. Le indagini preliminari ed il giudizio.

Sergio Beltrani

(magistrato di tribunale destinato alla Corte di Cassazione)


In presenza di condotte penalmente illecite di mobbing, è stata riconosciuta la legittimazione del sindacato dei lavoratori dipendenti alla costituzione di parte civile onde ottenere il risarcimento del danno conseguente all’affievolimento delle prerogative e delle capacità di interlocuzione nell’ambiente di lavoro: “produce danno risarcibile in favore del sindacato rappresentativo dei lavoratori, siccome determinante affievolimento delle prerogative e delle capacità interlocutrici del medesimo, la condotta penalmente illecita del datore di lavoro che costringa o tenti di costringere taluni dipendenti ad accettare una novazione del rapporto di lavoro, comportante un loro demansionamento, mediante minaccia di destinarli, altrimenti, a forzata ed umiliante inerzia in ambiente fatiscente ed emarginato dal resto del contesto aziendale, nella prospettiva di un susseguente licenziamento” (Cass. pen., sez. VI, 21.9.2006, n. 31413, rv. 234885).


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Il dipendente ha diritto alla retribuzione per le mansioni superiori svolte anche quando non può acquisire la relativa qualifica.

- In base all'art. 36 Cost. (Cassazione Sezione Lavoro n. 11615 del 13 maggio 2010, Pres. e Rel. Monaci) -

In caso di effettivo svolgimento di mansioni superiori, il dipendente ha diritto in ogni caso, anche quando non possa essergli riconosciuto il diritto all'inquadramento nella qualifica superiore, alla corresponsione delle differenze retributive corrispondenti alle mansioni effettivamente svolte. Questo diritto deriva direttamente dall'art. 36, primo comma, della Costituzione, in base al quale "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione corrispondente alla quantità e qualità del suo lavoro". Con riferimento specifico ai pubblici dipendenti, il diritto al pagamento delle retribuzioni corrispondenti alle mansioni superiori effettivamente svolte è stato introdotto dall'art. 15 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387; attualmente l'art. 52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dispone, al quarto comma, che nei casi in cui il lavoratore pubblico può essere adibito a mansioni proprie della qualifica immediatamente superiore, "per il periodo di effettiva prestazione, il lavoratore ha diritto al trattamento previsto per la qualifica superiore", e, al successivo quinto comma, che, anche al di fuori di queste ipotesi, quando "è nulla l'assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica superiore (...) al lavoratore è corrisposta la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore". Deve essere affermato, perciò, il principio di diritto secondo cui "in applicazione diretta dell'art. 36, primo comma, della Costituzione, in caso di svolgimento di mansioni superiori, per il periodo di effettivo svolgimento il dipendente pubblico ha diritto alla corresponsione delle differenze retributive corrispondenti alle mansioni svolte anche quando non possa essergli riconosciuta l'attribuzione in via definitiva delle mansioni superiori (così come avveniva nel caso specie, in cui il prestatore in questione era dipendente da imprese esercenti pubblici servizi di trasporto, cui non è applicabile la norma dell'art. 2103 c.c., bensì la disposizione specifica contenuta nell'art. 18 dell'Allegato A al R.D. 8 gennaio 1931, n. 148)".


Nota di redazione:

Quanto sopra in risposta alle tantissime e-mail di protesta di lavoratori che svolgono le stesse mansioni del collega che gli lavora accanto, ma che chissà per quale strano principio, hanno livelli inquadramentali inferiori.

01 luglio 2011

Contratti: ecco perché la Cgil ha firmato

- www.rassegna.it -

“La contrapposizione tra sindacati ha prodotto negli ultimi anni la disgregazione del sistema contrattuale e delle regole della rappresentanza e della democrazia” mentre “si è perso il diritto di voto da parte dei lavoratori”. Per questo l’ipotesi di accordo del 28 giugno scorso “ristabilisce una griglia di regole unitarie minime sulla rappresentanza e la contrattazione” rimettendo al “centro il contratto nazionale” rinunciando alla “pratica delle deroghe”. A qualche giorno di distanza dalla sigla sull’accordo tra le parti che disciplina contrattazione e rappresentanza, la segreteria nazionale della Cgil ne spiega in una nota i contenuti.


Oltre la contrapposizione tra sindacati e la perdita del diritto di voto, la Cgil sottolinea come in questi anni “in molti casi sono state le imprese a decidere come e quando gli accordi dovevano essere considerati validi. Due sigle su tre erano considerate sufficienti a concludere accordi nazionali e aziendali, con validità erga omnes”. Per mettere un freno a questa deriva e ristabilire regole per l’esercizio della democrazia, sindacati e imprese hanno sottoscritto un'ipotesi di accordo - sulla quale il direttivo della Cgil martedì esprimerà il proprio giudizio, decidendo le modalità della consultazione - mentre tra Cgil, Cisl e Uil si è raggiunta “una intesa endosindacale che integra l’ipotesi di Accordo con Confindustria, riprendendo il documento unitario del 2008, e prevede la necessità di coinvolgere gli iscritti e i lavoratori durante l’intero iter negoziale (piattaforme, trattative, ipotesi di accordo da convalidare)”.


Quest’ultima, spiega la segreteria della confederazione di Corso d’Italia, “prevede che si coinvolgano i lavoratori in caso di rilevanti divergenze interne alle delegazioni trattanti, come aveva proposto la Cgil con il direttivo del 15 gennaio di quest’anno, introducendo una novità molto significativa nelle relazioni fra le organizzazioni sindacali italiane”. Tornando all’accordo, la Cgil ribadisce che non ha effetto retroattivo: “L’ipotesi ha validità per il futuro per tutte le aziende rappresentate da Confindustria e non influisce sui contenziosi in corso relativi ad accordi precedentemente sottoscritti in forma separata”.



Nel dettaglio dell’accordo la Cgil sottolinea i punti che riguardano le rappresentanze sindacali: “La misurazione della rappresentanza sindacale nel settore privato rappresenta una innovazione che cambierà in profondità i comportamenti delle parti sociali e il modo in cui si esercitano i diritti sindacali e di contrattazione. Le organizzazioni sindacali nazionali, le Rsu e persino le Rsa eserciteranno le loro funzioni e il loro potere sulla base del loro peso effettivo in termini di numero di iscritti e di voti ricevuti. L’affiliazione al sindacato non sarà più un fatto separato dalla sua capacità di raggiungere risultati contrattuali significativi. Il riconoscimento del peso e del potere sindacale non è più conferito pariteticamente per convenzione fra le parti. Saranno gli iscritti e i voti dei lavoratori a stabilire il peso sindacale e contrattuale di ciascuna organizzazione”.


Ancora, spiega la segreteria nazionale Cgil: “Alla pariteticità per accordo endosindacale e al conflitto permanente degli ultimi anni si sostituisce una leale competizione nella capacità di rappresentare sindacalmente i bisogni del lavoro basata sul consenso certificato degli iscritti e dei lavoratori. La validità dei contratti erga omnes è data solo quando l’accordo è sottoscritto da una maggioranza pesata dei soggetti sindacali rappresentanti dei lavoratori. Non esiste il diritto di veto di una sigla sindacale, non è possibile validare un’intesa da parte di una maggioranza di sigle”. Inoltre, Cgil, Cisl e Uil “condividono la necessità di coinvolgere gli iscritti e i lavoratori durante l’intero iter di validazione degli accordi. L’ipotesi di Accordo del 28 giugno 2011 cancella l’ipotesi dei due livelli contrattuali fra loro alternativi. Il contratto nazionale è di nuovo al centro. Si ristabilisce di nuovo una gerarchia in cui il contratto nazionale è strumento di regolazione generale dei diritti e delle condizioni per tutti i lavoratori ed è il luogo in cui si orienta la contrattazione di secondo livello alle necessità del settore, dell’azienda e del lavoro”.


Per quanto riguarda la validazione dei contratti aziendali, la nota del sindacato spiega: “Fatto salvo che i contratti aziendali firmati dalle Rsa a maggioranza dovranno, se richiesto da una organizzazione o da una parte dei lavoratori, essere sottoposti a un voto generale dei lavoratori per essere considerati validi, per gli accordi firmati dalle Rsu a maggioranza, saranno le categorie a dover stabilire, ai sensi dell’Intesa raggiunta fra Cgil, Cisl e Uil, le forme del coinvolgimento dei lavoratori per la loro validazione. Eventuali clausole di tregua sindacale a livello aziendale hanno effetto vincolante esclusivamente per le organizzazioni firmatarie dell’ipotesi di Accordo del 28 giugno e non riguardano i diritti in capo ai singoli lavoratori”.


Mette in risalto la Cgil inoltre che con l’ipotesi di accordo si “rinuncia alla pratica delle deroghe e introduce un criterio di articolazione della contrattazione aziendale per aderire alle esigenze dei diversi contesti produttivi. I prossimi Ccnl potranno prevedere materie e procedure per la contrattazione da demandare alla contrattazione di secondo livello entro i limiti definiti dal contratto nazionale stesso”. In attesa dei rinnovi dei contratti nazionali, conclude la nota di segreteria, “le rappresentanze sindacali in azienda potranno, in situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi, d’intesa con le segreterie territoriali dei sindacati di categoria, definire accordi modificativi dei Ccnl in materia di prestazione lavorativa, orari e organizzazione del lavoro. In questa situazione transitoria - precisa infine la Cgil - non sono sufficienti le regole di validazione del contratto a maggioranza delle Rsu. Se non c’è intesa tra le Rsu e le organizzazioni sindacali territoriali di categoria l’accordo modificativo transitorio non può essere concluso”.

Teleperformance ritira i licenziamenti

E’ stata una vertenza lunga e complicata quella di Teleperformance Italia, segnata dalla iniziale volontà dell’azienda di scaricare solo sui lavoratori la scelta di disinvestire dall’Italia, tanto da avviare le procedure di licenziamento per quasi 1500 lavoratori, cioè la metà della forza lavoro complessiva. Siamo riusciti ad evitare il peggio, trovando una prima soluzione che, per quanto parziale e da verificare costantemente, può rappresentare una base per provare a rilanciare la presenza nel nostro paese della multinazionale francese”. Lo dice in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di Slc-Cgil.


Dopo oltre 24 ore di trattativa no stop e dopo diversi incontri sia al Ministero dello Sviluppo Economico che al ministero del Lavoro si è infatti giunti ad una possibile soluzione della vertenza iniziata oltre due mesi fa quanto Teleperformance Italia, azienda di call center con circa 3000 dipendenti tra Taranto, Roma e Fiumicino, aveva annunciato il licenziamento di circa 1500 lavoratori, di cui la metà nella città pugliese.


“Dopo una forte mobilitazione dei lavoratori, della pubblica opinione, delle istituzioni tutte a cui va riconosciuto un ruolo importante, si è giunti infatti ad una possibile mediazione tra tutte le sigle sindacali (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl e Sindacato Autonomo) e i rappresentanti della multinazionale - continua Genovesi – Mediazione che prevede innanzitutto l’impegno formale di Teleperformance a mantenere per i prossimi anni, fino al 2013, le attuali proporzioni di fatturato tra attività lavorate in Italia e attività lavorate all’estero (cioè delocalizzate, in particolare per TP, in Albania), arrestando così la politica di costante riduzione di attività in Italia a favore dei paesi a più basso costo del lavoro".


"Inoltre diversi sono stati gli impegni presi in termini di investimenti, impegni che saranno oggetto di una verifica costante tra le parti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, già a partire dalla prima metà di settembre, una “novità” che permetterà di avere visibilità completa sulle responsabilità aziendali e che speriamo veda le istituzioni continuare a svolgere un ruolo attivo e positivo”.


“Passi importanti sono stati fatti anche in termini di ricadute occupazionali: i licenziamenti sono stati ritirati. Al loro posto le parti hanno concordato di procedere ad una mobilità volontaria incentivata per circa 200 unità e a 6 mesi di cassa integrazione a rotazione per tutti, per un numero massimo di 900 lavoratori (460 a Taranto, 440 tra Roma e Fiumicino). Tutti i lavoratori rimarranno o saranno reinseriti in produzione, in gran parte da subito, in parte (quelli che operano su commesse in via di chiusura) dopo una cassa integrazione a zero ore finalizzata alla riconversione professionale (sono previsti due mesi di formazione on the job con integrazione al 100%), evitando così di costituire “ghetti”, qualora il rilancio non dovesse avvenire nei tempi e nelle quantità auspicate”.


“I punti raggiunti nel corso del confronto saranno ora oggetto di assemblee e confronto con i lavoratori come da mandato ricevuto durante la mobilitazione. Ovviamente visto il livello della mediazione, siamo consapevoli che molti punti andranno verificati nel corso dei prossimi confronti con l’azienda e che siamo solo a metà di un percorso - puntualizza - In particolare come Scl-Cgil vigileremo perché l’azienda applichi correttamente gli ammortizzatori concordati, senza fare discriminazioni e con l’obiettivo che vi sia la più equa distribuzione possibile dei sacrifici tra tutti i lavoratori. Aver messo un punto fermo sulle delocalizzazioni, aver ottenuto presso il Mise un tavolo di confronto e verifica periodico, aver ridotto gli impatti sociali senza fare, alla fine del percorso, “figli e figliastri” rappresenta una base di partenza, non certo di arrivo. Ora sta all’impegno e alla serietà di tutti i soggetti coinvolti lavorare perché la scommessa produca i risultati positivi che tutti auspichiamo”.

“Ovviamente – conclude Genovesi – rimangono aperti punti importanti della vertenza che ha visto Slc-Cgil, il Sindacato ed i lavoratori protagonisti, a partire dalla necessità di regole chiare e stringenti sul settore, di politiche volte a contrastare gare al massimo ribasso e dumping. Inoltre Slc-Cgil continuerà la propria battaglia sul contrasto alle delocalizzazioni a tutela del lavoro e dei diritti alla privacy dei cittadini italiani, i cui dati sensibili (come gli estremi bancari, di carta di credito, di traffico telefonico) per noi possono essere al sicuro solo se lavoratori sono in Italia, dove cioè possono operare concretamente le norme e gli strumenti delle autorità competenti”.