09 ottobre 2012

Cittadinanza italiana per neo maggiorenni stranieri - "18 anni ... in Comune" -


Parte oggi a Piacenza la campagna informativa "18 anni ... in Comune", dedicata ai ragazzi di origine straniera, ma nati in Italia, in procinto di diventare maggiorenni. L’iniziativa sarà presentata oggi alle 15, nella sala consiliare in Municipio, dal sindaco Paolo Dosi. La campagna è promossa da Anci, “Save the Children” e “Rete G2 – Seconde Generazioni”, cui l’Amministrazione piacentina ha aderito invitando i neo maggiorenni figli di genitori stranieri, ma nati in Italia, a presentare l’apposita dichiarazione per richiedere la cittadinanza italiana.
Il progetto

“Con questa iniziativa vogliamo dare un’opportunità in più alle seconde generazioni che al compimento del diciottesimo anno di età possono, già nell’attuale sistema normativo, diventare a tutti gli effetti cittadini italiani”. Lo afferma il presidente dell’Anci Graziano Delrio presentando la campagna “18 anni … in Comune!”, promossa dall’Associazione con Save the Children e Rete G2 - Seconde Generazioni, per sollecitare il maggior numero di Sindaci ad informare tempestivamente i minori nati in Italia da genitori stranieri sulle modalità di acquisizione della cittadinanza al compimento della maggiore età.

Il sindaco di Reggio Emilia ha sottolineato che la campagna sposata dall’Anci nasce “dalle positive iniziative già avviate dal mio Comune come da diversi altri Comuni italiani’’. “Cerchiamo di dare ascolto ai ragazzi che al compimento dei 18 anni di età hanno dimenticato di presentare la domanda di cittadinanza e si sono poi trovati alle prese con una vera e propria ‘odissea’ burocratica per diventare italiani”, ha spiegato Delrio. “Come associazione siamo favorevoli ad una diversa fruizione dei diritti di cittadinanza per le seconde generazioni, come avviene in molti Paesi europei”, ha aggiunto accennando alle due proposte di legge appoggiate dall’Anci per la riforma della legge sulla cittadinanza e sul diritto di voto agli immigrati. Per questo “crediamo che l’acquisto della cittadinanza, e con essa della completa titolarità di diritti e doveri, costituisca un passaggio chiave nel percorso verso la piena integrazione”, ha concluso il presidente Anci.
Argomentazioni analoghe sono arrivate dal sindaco di Padova Flavio Zanonato, che, oltre ad essere vicepresidente Anci, ricopre la delega all’immigrazione e alla sicurezza urbana. ‘’I ragazzi nati da genitori stranieri che vivono la loro infanzia e adolescenza in Italia, contribuiranno in maniera significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano della nostra comunità nazionale’’, ha detto il sindaco di Padova. “Intanto però questi ragazzi, quando compiono 18 anni, vivono una sorta di paradosso: sono cresciuti in una comunità che non li riconosce di diritto e hanno nel frattempo perso i contatti con la loro comunità di provenienza”, ha osservato il delegato Anci. Tutto questo per Zanonato crea una situazione “potenzialmente ingiusta e dalle forti implicazioni sociali”.

Per questo serve una campagna informativa che aiuti le amministrazioni locali a capire che “con i ragazzi nati in Italia conviene avere un rapporto costruttivo che favorisca la vera integrazione, non solo di fatto, ma anche di diritto”, ha detto il vicepresidente ANCI. Secondo Save The Children sono circa 15.000 i ragazzi e le ragazze tra i 17 e i 18 anni, nati in Italia e di origine straniera, che secondo l’attuale normativa, possono diventare italiani se, oltre a essere stati registrati all’anagrafe, hanno risieduto legalmente in Italia fino alla maggiore età e senza interruzioni. Ma per farlo devono presentare una richiesta al Comune di residenza entro il diciannovesimo anno di età. Tuttavia gran parte di loro non è a conoscenza del fatto che per fare domanda hanno solo un anno di tempo a partire dalla maggiore età.

Da qui la necessità di una campagna informativa che si rivolge ai giovani di origine straniera prossimi alla maggiore età, per informarli, attraverso una lettera inviata dai sindaci, della possibilità di esercitare il loro diritto a diventare cittadini. Inoltre grazie alla guida online "18 anni....in Comune!", realizzata da ANCI, Save the Children e Rete G2 – Seconde Generazioni e scaricabile sul sito dell’ANCI, i ragazzi e le ragazze potranno accedere alle informazioni relative al significato della cittadinanza e alle modalità per acquisirla, rivolgendosi direttamente al loro Comune di residenza.
www.piacenzasera.it

Telecom Italia: Scorporo rete ci siamo, inviate lettere alle banche

Telecom Italia si prepara per lo scorporo della rete. La società avrebbe avviato nelle ultime ore il processo di selezione delle banche d'affari che dovranno assisterla nelle trattative con il Fondo strategico italiano, braccio armato di Cdp. Nello scorso weekend il piano avrebbe incassato l'ok del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.

La lettera di invito sarebbe pervenuta a una decina di istituzioni finanziarie, tra cui Mediobanca, Intesa Sanpaolo (azioniste all’11,49 a testa di Telco), Jp Morgan, Credit Suisse, Morgan Stanley, Citi, Goldman Sachs, Bofa-Merril Lynch. Entro le ore 9.00 di lunedì 15 ottobre gli invitati dovranno rispondere a Telecom Italia.

Tra le indicazioni che dovranno pervenire all’operatore: la struttura dell’operazione, la valutazione, la governance e il financial assestment ovvero le implicazioni finanziarie della separazione ai fini del rating.

Secondo il Messaggero è difficile pronosticare chi si aggiudicherà il mandato per affiancare Telecom Italia nelle negoziazioni in corso con Cdp-Fsi, a loro volta assistiti da Deutsche Bank.

Tutte le società “invitate” hanno credenziali adatte all’operazione anche se le banche italiane partono favorire per gli stretti legami con Telecom Italia.

L’obiettivo – scrive il Messaggero – è prendere un delibera entro fine anno: Bernabè ha promesso un’informativa sullo stato di avanzamento del lavori al consiglio di novembre. L’ipotesi sul tavolo è creare una newco controllata da Telecom al 51% e al 49% da Fsi, ma sui valori le distanze sono enormi: Telecom stima la sua rete a oltre 15 miliardi, Fsi a 9.

Intanto da ieri si è aperta la data room per la cessione de La 7. In lizza ci sono ci sono Clessidra, di Claudio Sposito, che trai suoi consulenti annovera Marco Bassetti, ex numero uno di Endemol, Discovery Channel,  distribuito dalle pay tv di tutto il mondo e anche in Italia da Sky e H3g, guidata da Vincenzo Novari e controllata dalla cinese Hutchison Whampoa. Le pretendenti che hanno raggiunto la fase 2, con la gara che adesso entra nel vivo, potranno così consultare i dati riservati dell'azienda. Nei prossimi giorni dovrebbe invece arrivare l’offerta del Gruppo Cairo.


Violenza sulle donne: oltre 600 milioni le vittime nel mondo

L’appello dei ginecologi italiani: «L’Italia approvi subito la convenzione di Istanbul»
di Mario Pappagallo - Corriere della Sera -

Nel mondo oltre 600 milioni di donne subiscono violenze fisiche e sessuali. Nel nostro Paese sono sette milioni le italiane che almeno una volta nella vita sono state vittime di violenze. Circa 5 milioni hanno ricevuto molestie sessuali (23,7%), 4 milioni maltrattamenti fisici (18,8%) di cui 1 milione ha subito uno stupro. Il 24,7% delle donne ha come aguzzino un uomo non partner, mentre il 14,3% ha subito molestie dal compagno o da un ex. La denuncia di questi episodi è rara: solo il 5,3% nel caso di violenza domestica. «Il ginecologo deve essere un alleato contro gli abusi – dichiara Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) -. Noi seguiamo la donna nella sua intimità dal menarca fino alla post-menopausa, possiamo quindi capire immediatamente chi è stata vittima di molestie».
CAMPANELLI D’ALLARME – Per fare questo è però necessario riconoscere in tempo i «campanelli d’allarme» e i segnali rivelatori e i ginecologi devono aiutare la paziente a denunciare l’accaduto. La prevenzione e il contrasto della violenza sulla popolazione femminile è uno dei temi centrali del XX Congresso mondiale della Federazione internazionale di Ginecologia e ostetricia (Figo), in corso a Roma (7-12 ottobre). Ed è l’occasione per un appello dei ginecologi al Parlamento italiano: va ratificato immediatamente la Convenzione di Istanbul. Spiega Surico: «Stava per farlo il Senato il 20 settembre, ma l’assenza del presidente e dei suoi vice fece sospendere la seduta». Da allora più nulla.
LA CONVENZIONE DI INSTANBUL – Che cosa è la convenzione di Istanbul? E’ un trattato stilato la scorsa estate con gli obiettivi di prevenire la violenza contro le donne, proteggere le vittime ed incentivare la perseguibilità penale degli aggressori. «Per contrastare un fenomeno così drammaticamente diffuso è necessario un segnale forte e responsabile da parte delle istituzioni» dicono i ginecologi. La Convenzione è già stata sottoscritta dal ministro per le Pari opportunità Elsa Fornero, ma non basta. Occorre che le due Camere facciano altrettanto il prima possibile.
LA RICADUTA SULLA SFERA DELLA SALUTE – La violenza sulle donne è un problema complesso, che comporta ricadute anche nella sfera della salute. Anche se la fascia di età più colpita è rappresentata dalle donne tra 16 e 40 anni, non c’è epoca nella vita femminile che possa dirsi esente da questo rischio. «Questa situazione richiede un immediato intervento da parte delle Società scientifiche per formare e sensibilizzare tutti i professionisti a confrontarsi con donne vittime di molestie sessuali. Bisogna costruire una competenza che fin qui è mancata – conclude Surico -, perché, nonostante faccia parte della nostra professionalità dare risposte adeguate a questi problemi, fino a poco tempo fa l’argomento era stato semplicemente rimosso dalla nostra formazione ed era del tutto assente una cultura ginecologica sull’argomento».

Telecom Italia, al via processo per le sim fantasma

Si è aperto ieri davanti alla terza sezione di Milano il processo sulle presunte Sim "fantasma", che fra il 2005 e il 2008 sarebbero state mantenute in vita con piccole ricariche per aumentare la quota di mercato dall'ex management di Telecom Italia. Il processo è a carico dell'ex amministratore delegato di Telecom Italia Riccardo Ruggiero, dell'ex direttore operativo di Tim, Massimo Castelli e dell'ex numero uno di Tim Brasil, Luca Luciani, l'unico ad essere presente oggi in aula.

L'udienza, durata solo pochi minuti nel corso dei quali il legale di Telecom Italia Spa ha presentato un nuovo atto di costituzione di parte civile, è stata aggiornata al prossimo 17 dicembre. In quella data verranno affrontate le questioni preliminari.

I tre ex manager di Telecom Italia erano stati rinviati a giudizio lo scorso 10 luglio dal gup di Milano Fabrizio D'Arcangelo. Il giudice aveva ratificato anche il patteggiamento a una pena pecuniaria di 600mila euro per Telecom Italia spa, che era imputata per la legge 231/2001. La società si era anche costituita come parte civile contro i tre ex manager, imputati per ostacolo all'autorità di vigilanza Agcom.

Secondo le indagini, tra il 2005 e il 2008, sarebbero state ricaricate con un solo centesimo le cosiddette "sim dormienti" che dovevano essere disattivate, per un totale di oltre 5 milioni di schede. Con questo metodo, deciso dai 3 imputati, la società avrebbe fatto figurare più clienti di quelli reali, aumentando la quota di mercato.

Sim false, Cnq Telecom: no al patteggiamento
Cnq Telecom, uno dei piccoli azionisti di Telecom Italia, non deve accettare il patteggiamento per Carlo Buora e Riccardo Ruggiero che verrà proposto all'assemblea degli azionisti di Telecom Italia il prossimo 18 ottobre. E' quanto emerge da un sondaggio effettuato dall'associazione dei quadri. Secondo il 97% degli associati non bisogna accettare il patteggiamento; se l'assemblea tutta dovesse respingere il patteggiamento bisognerebbe appoggiare la richiesta di Asati in merito all'azione di responsabilità nei confronti degli ex manager di Telecom Italia.

Dal sondaggio emerge una forte ed accentuata voglia di partecipazione degli associati, segno che l'associazione Cnq si muove con lo stesso spirito dei propri associati.

Inoltre gli associati hanno mostrato  un alto livello di conoscenza delle problematiche oggetto di discussione dell'assemblea azionisti del 18 ottobre pv "che denota - spiega Cnq - una elevata maturità di ruolo e di consapevolezza degli associati quadri e Livelli 7 che, oltre a costituire il Dna stesso dell'associazione, rappresentano l'area di Middle-Management dell'azienda".

Infine si conferma - si legge nella nota dell'associazione - "che l'associazione, ponendosi come interlocutore privilegiato non solo verso l'azienda, ma verso tutti gli stakeholders che si relazionano con essa, riesce a far emergere, laddove necessario e opportuno, il pensiero e gli interessi della categoria".



Disoccupazione, solo 2 ragazze su 10 hanno un lavoro nel Sud Italia

Meno di 2 ragazze su 10 anno un posto di lavoro nel sud Italia. La percentuale delle giovani tra i 15 ed i 29 anni nel meridione è di appena il 16,9%. Un nuovo minimo raggiunto tra aprile e giugno del 2012. Nemmeno nel 2004, anno di partenza della raccolta dati, si registrò un record così negativo. E se nel meridione l’occupazione per le giovani donne ha sempre evidenziato difficoltà i nuovi dati confermano un trend che l’attuale crisi economica globale ha incrementato ulteriormente.
Sul minimo pesa ovviamente l’elevata percentuale di studenti che si concentra nella fascia d’età 15-29 anni, soprattutto tra i giovanissimi. Ma pur prendendo il considerazione solo la fascia di età tra i 18 ed i 29 anni il dato sull’occupazione non migliora di molto: la percentuale raggiunge il 20,7%. Insomma il rapporto rimane invariato a solo 2 ragazze lavoratrici su 10. Resta così evidente il divario con il Nord, dove la quota di giovani occupate tra i 18 e i 29 anni sale al 45,7%, e con la media nazionale per la componente femminile che è pari al 34%.
Il gap sale ancora nel confronto con i ragazzi, basti pensare che nell’Italia settentrionale risulta occupato il 56%. Inoltre tra le ragazze meridionali tocca dei picchi anche il tasso di disoccupazione, superiore al 39%. In Italia quindi le più penalizzate sono sicuramente le giovani donne del S1ud, per loro lavorare è un’eccezione, ma la crisi ha fatto diventare la ricerca di un posto una missione impossibile per tutta la nuova generazione.
Il tasso di occupazione registrato complessivamente per gli under 30 parla chiaro, per i 15-29enni è al 32,9%, con meno di un ragazzo su tre a lavoro. Mentre tra i 18-29enni meno di uno su due ha un posto, infatti per loro il tasso è intorno al 40%, come il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, ha sottolineato a fine settembre, nel corso di un’audizione parlamentare sulla nota di variazione del Documento di economia e finanza. Inoltre spesso i giovani che hanno avuto la fortuna di trovare un impiego si devono accontentare di un posto a scadenza, infatti è proprio tra le ultime generazioni che si concentrano i livelli più elevati di lavoro precario.

I partiti chiedono che si allarghi la platea degli esodati ”salvaguardati” fino al 2017

ROMA – Alla Camera i partiti chiedono che si allarghi la platea degli esodati ”salvaguardati” fino al 2017 invece che fino al 2012, Elsa Fornero dice di no perché mancano i 5 miliardi di copertura e chiede di ripensarci per non “compromettere la riforma del lavoro”. Il governo per canto suo si prepara a votare contro. Perché mancano i soldi, perché l’Europa non accetterebbe forse una deroga a una riforma delle pensioni che ci ha chiesto Bruxelles.
E’ arrivata in Aula alla Camera il disegno di legge dell’ex ministro Cesare Damiano, condiviso da tutti (Pd, Pdl, Udc e opposizioni) che propone una deroga alla riforma del lavoro introducendo una serie di scalini per consentire ai lavoratori di 58 anni di andare in pensione con 35 anni di contributi fino al 2017. In questo modo si aiuterebbero molti più lavoratori che oggi sono esodati.
La proposta di legge è stata approvata con un voto bipartisan in commissione Lavoro ma richiede una copertura di 5 miliardi che, dice la Fornero non ci sono. Tanto che il ministro ha inviato una lettera-appello ai partiti, perché la riforma delle pensioni “non venga smontata”.
“Occorre fare – scrive il ministro del Welfare – ogni sforzo per evitare anche il solo rischio di adottare misure che, se non adeguatamente comprese anche in sede internazionale, potrebbero avere l’effetto di compromettere gli sforzi di stabilizzazione finanziaria fin qui profusi dal Parlamento, dal governo e dal Parlamento”. Il ministro riconosce il “vasto consenso” da parte delle forze politiche che si registra sul testo, ma sottolinea come se da un lato il governo debba dare atto della “notevole importanza sistematica e sociale delle questioni” poste dal ddl, dall’altro chiede che venga riconosciuto il “grande sforzo sin qui profuso per affrontare con misure concrete i problemi sul campo, anche attraverso l’utilizzo di ingentissime risorse economiche, nell’ordine di svariati miliardi di euro”.
Damiano si è detto incredulo e “stupito”: non c’è la copertura? “E allora il governo ne trovi un’altra”. Nel salva-Italia è previsto un risparmio di 12 miliardi con la riforma delle pensioni, attacca, “ne sono stati spesi 9 per gli esodati, quindi ce ne sono almeno 3″.

08 ottobre 2012

Pensioni: tre mesi in più per averle, 3-4% in meno in busta

Roma – Dal 2013 pensioni più lontane e anche più avare. Le novità entreranno in vigore da gennaio prossimo, ossia con l’agganciamento alle speranze di vita. In sostanza dal momento che la speranza di vita si allunga i coefficienti di calcolo caleranno mediamente del 3 per cento e bisognerà lavorare 3 mesi di più. La prima novità riguarda i coefficienti di trasformazione, ovvero le percentuali che applicate alla somma dei contributi accantonati (il cosiddetto “montante”) determinano la pensione. Così, ad esempio, per ogni 100mila euro di montante una persona di 65 anni riceverà 5440 euro l’anno, mentre oggi ne riceverebbe 5620. Mentre nel 2009 avrebbe avuto diritto a 6140. Con un coefficiente di trasformazione in rendita passato dal 6,14% originario al 5,62% attuale al 5,44% del 2013. In totale, una differenza 2012-2013 di -3,3%.
La pensione poi arriverà più tardi: dal primo gennaio 2013 un dipendente potrà andare in pensione a 66 anni e 3 mesi per avere l’assegno di vecchiaia, mentre fino al 31 dicembre prossimo gli bastano 66 anni precisi. Una lavoratrice dipendente dovrà aspettare i 62 anni e 3 mesi. Per quelle di anzianità serviranno 42 anni e 5 mesi contro gli attuali 42 anni e un mese (un anno in meno per le donne).

TLC - Esenzione da sciopero settore TLC

Si comunica che i lavoratori di Telecom Italia S.p.A. della Regione Marche, i lavoratori dei Competence Center della struttura di BackBone di Telecom Italia della Regione Lazio e i lavoratori del settore Network Management – Centro – Wireless – Quality di Telecom Italia della Regione Lazio sono esclusi dallo sciopero dalle prestazioni straordinarie e supplementari dal giorno 6 ottobre al giorno 4 novembre 2012 e dallo sciopero per l’intero turno di lavoro il giorno 19 ottobre proclamato in data 25 settembre 2012.
Per tutte le altre aziende del Settore TLC resta confermato quanto comunicato con lettera del 25.9.2012.
Distinti saluti.
I SEGRETARI GENERALI
SLC-CGIL -  FISTel-CISL -  UILCOM-UIL

Poste, Apuzzo (Slc Cgil): Lettera sciopero bonus presenza

Poste Italiane Spa
V.le Europa n. 175
00144 Roma
Dr. Paolo Faieta
R.U.O. R.I.
- E p.c. -
Ing. Massimo Sarmi
Amministratore Delegato
Dr Claudio Picucci
R.U.

Da tutta Italia ci viene denunciato il fatto che con la retribuzione di settembre anche alle lavoratrici e ai lavoratori di Poste Italiane che hanno aderito nel corso del 2011 ad una qualsivoglia giornata di sciopero è stata sottratta la cifra di 140 euro, relativa al bonus presenza.
Si aggiunge dunque un ulteriore grave attacco ai diritti dei lavoratori perpetrato all’interno dell’azienda a rete più importante del paese.
Un attacco che non fa semplicemente il paio con quelli già denunciati nei confronti dei soggetti più deboli, quali ad esempio le lavoratrici in astensione obbligatoria per maternità o gli infortunati. Infatti, ad essere messo in discussione questa volta è il diritto allo sciopero, che ricordiamo essere sancito dall’art. 40 della Costituzione Italiana.
Per esercitarlo, le lavoratrici e i lavoratori “pagano” già con la mancata retribuzione della giornata lavorativa, a questa, Poste Italiane aggiunge un ulteriore penalizzazione.
Al di là delle illegittimità formali, che tra l’altro oggi si prefigurano anche attraverso un’applicazione retroattiva dell’accordo e una doppia decurtazione per la stessa motivazione, appare evidente che la questione assume un valore estremamente pericoloso dal punto di vista etico, politico e sociale.
Il ricatto economico non può rappresentare in nessuna circostanza un modello accettabile di gestione del dissenso o della protesta.
Confidiamo dunque in un immediato ripristino delle normali condizioni di applicazione delle norme e della Legge e chiediamo l’immediata restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
La Segretaria Nazionale
Barbara Apuzzo

Imu per la Chiesa? Il Consiglio di Stato boccia il decreto

Il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto del Tesoro per l’applicazione dell’Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa. Il decreto, secondo Palazzo Spada, in molte parti “esula” dalle competenze che erano state affidate dalla legge.
Il ministero dell’Economia, con il decreto sull’Imu per la Chiesa, è praticamente andato oltre i poteri regolamentari che gli erano conferiti espressamente dalla legge. Questa in sintesi la critica del Consiglio di Stato nel parere ufficiale reso noto oggi dopo qualche anticipazione di stampa dei giorni scorsi. Ora il Tesoro dovrà rispondere entro fine anno dal momento che la legge prevede il via alla applicazione dell’imposta dal 1/o gennaio 2013.
”Trattandosi di un decreto ministeriale – si legge nel parere – il potere regolamentare deve essere espressamente conferito dalla legge e, di conseguenza, il contenuto del regolamento deve essere limitato a quanto demandato”. Deve invece ”essere rilevato – fa notare il Consiglio di Stato – che parte dello schema in esame è diretta a definire i requisiti, generali e di settore, per qualificare le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Tale aspetto esula – si sottolinea nel parere – dalla definizione degli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell’immobile mista ‘c.d. indistinta’ e mira a delimitare, o comunque a dare una interpretazione, in ordine al carattere non commerciale di determinate attività”.
E ancora: ”L’amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall’oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività”.
Il Consiglio di Stato, bocciando il decreto del tesoro sull’Imu alla Chiesa, non solo critica il fatto che il ministero abbia ”esulato” dalle proprie competenze regolamentari ma anche l’ ”eterogeneita”’ dei criteri utilizzati per le convenzioni con lo Stato per le attività erogate dalle onlus in campo sanitario, culturale o sportivo.




05 ottobre 2012

Massimo Cestaro nuovo segretario generale Slc Cgil Nazionale


È Massimo Cestaro il nuovo segretario generale di Slc Cgil (il Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione), eletto il 4 ottobre nel corso del direttivo della categoria alla presenza del segretario generale Cgil Susanna Camusso.
Veneziano, nato nel 1956, Cestaro ha maturato una notevole esperienza nei diversi settori dell’Slc, in cui, negli ultimi 7 anni, è stato segretario nazionale del dipartimento industria (grafici, poligrafici, cartai e cartotecnici).
Il direttivo ha calorosamente salutato e ringraziato Emilio Miceli, giunto alla naturale scadenza del suo mandato di segretario generale di Slc Cgil.


FILCTEM-CGIL, EMILIO MICELI SEGRETARIO GENERALE


5 ottobre 2012
Dopo le dimissioni di Alberto Morselli, il Comitato direttivo nazionale della Filctem-Cgil, riunito oggi a Roma, ha provveduto ad eleggere – su proposta della Segreteria confederale Cgil, in questi casi centro regolatore – Emilio Miceli nuovo segretario generale della Federazione sindacale che unisce i lavoratori chimici, tessili, dell'energia e delle manifatture.
Emilio Miceli, palermitano, 55 anni, inizia il suo percorso politico nella Federazione giovanile dei comunisti italiani: infatti dal 1980 è segretario provinciale della Fgci e poi (dal 1984 al 1988) componente la segreteria della Federazione del Pci di Palermo. Nel 1988 entra a far parte della segreteria della Camera del lavoro della sua città per poi divenirne (1992) il segretario generale, carica che ricoprirà fino al 2000, quando poi viene chiamato a Roma dalla Confederazione Cgil per dirigere prima il Dipartimento Sicurezza e Legalità, poi quello del Mezzogiorno.Dal 2001 al 2004 consigliere del Cnel,  viene poi eletto (nel 2004) segretario generale della Slc-Cgil (il sindacato dei lavoratori della Comunicazione, fino al 2012) dal quale recentemente si è dimesso per ricoprire il nuovo, prestigioso incarico.

Patuano (Telecom Italia) conferma ipotesi scorporo rete

di Mila Fiordalisi
“Lo scorporo della rete di Telecom Italia credo sia un'operazione adulta, ma a patto che avvenga con un'operazione pro investimenti e con regole certe pro-investimenti e pro-competitività”. È quanto ha dichiarato Marco Patuano, ad di Telecom Italia, alla trasmissione di Radio 24  “La versione di Oscar”, oggi in onda da Capri in occasione del convegno Between “Italia+Smart”.

“Perché si parla di scorporo? È un'operazione finanziaria”,  ha detto Marco Patuano puntualizzando che l’ipotesi non risponde a questioni di disponibilità di cassa per gli investimenti in banda ultralarga. “Si scorpora la rete perché Telecom Italia non ha i soldi per pagare la banda ultralarga? Non è questo”, ha risposto Patuano. “Si tratta di un’operazione industriale”. L’Ad di Telecom Italia ha però aggiunto che “il contesto normativo dev'essere pro investimenti. Abbiamo bisogno di conoscere le regole. Se c'è una regolamentazione pro investimenti e pro competitività allora il passaggio da una separazione funzionale a una separazione societaria può essere considerata un'operazione adulta. Tutte le operazioni di una rilevanza grande bisogna farle bene più che farle in fretta".

Ma il presidente della Cdp, Franco Bassanini, ha sottolineato: "Nei tempi lunghi siamo tutti morti".

Riguardo al progetto di rete di nuova generazione il progetto con F2i, il fondo che controlla Metroweb, resta “aperto”. O almeno è quanto ha fatto intendere l’Ad Vito Gamberale attraverso il testo inviato al convegno di Capri. “Questa volta si sono create le condizioni, anche finanziarie, per accompagnare l'incumbent a non abdicare al ruolo che gli compete, potendo usufruire di benchmark e finanza senz'altro utili e indispensabili. C’è da augurarsi che il convegno di Capri scongeli il “ghiacciolo””, si legge nel testo.

Gamberale ha però anche ricordato che dopo l’annuncio del progetto ultrabroadband dal palco della convention Between dello scorso anno  -“una visione strategica, già condivisa e confermata con Telecom Italia, connessa all'acquisizione di Metroweb” – non ha fatto seguito la concretizzazione del progetto stesso che “si è arenato sulla difesa e chiusura di Telecom Italia”. “Rispettiamo grandemente il duro lavoro di bonifica dei conti e di riduzione del debito che in questi anni è stato fatto in Telecom Italia. Riteniamo però che un incumbent, ancorché privato, abbia sempre la responsabilità di assicurare al Paese l’evoluzione in quel settore dominato”.

In “replica” all’intervento di Gamberale il direttore Strategy di Telecom Italia, Oscar Cicchetti ha detto che “con Metroweb i conti non tornavano”, specificando che condizioni quali l’adozione dell’Ftth e la compartecipazione di troppi attori sono stati i principali ostacoli su cammino. Per questo “l’ipotesi è stata tranquillamente accantonata”. Cicchetti ha poi sottolineato che “il mercato italiano sta cambiando:  la domanda di banda c’è. Ancora poca ma qualcosa si muove. I televisori Hd si stanno diffondendo anche se al momento non vengono utilizzati come dispositivi connessi. L’alta diffusione di tablet e smartphone e delle gaming consolle, sta spingendo la domanda di banda. E abbiamo stimato che una famiglia tecnologica possa aver bisogno di circa 30 Mb al mese”. “Nel 2012 – ha aggiunto - abbiamo registrato un traffico importante e rileviamo la disponibilità a pagare da parte dei clienti”.

Tornando al tema Ngn “le nuove regole sono state definite dall’Agcom ed è in corso la consultazione pubblica sull’offerta di riferimento di Telecom Italia”, ha detto Cicchetti. “Riteniamo molto interessanti i nuovi orientamenti della Commissione Ue. Si punta sulla stabilità regolatoria di qui al 2020. Sulle reti esistenti si conferma il criterio della cost orientation e si opta per il set di metodologie long run incremental cost. L’introduzione di garanzie attraverso l’equivalent of input e in presenza di ciò si può prevedere poi l’eliminazione della cost orientation. Queste cose, se correttamente orientate,  consentono modelli più deterministici e meno probabilistici”.

E sul "caso" Metroweb è intervenuto anche il numero uno Marco Patuano: "Il piano di Telecom Italia sulla fibra ottica è fatto in tecnologia mista: se può esserci un contributo di qualcun altro che ha infrastrutture ben venga". Tuttavia "noi di esclusive non ne diamo a nessuno, ma se Gamberale ritiene di riprovare a collaborare con Telecom sulla fibra ottica ben venga". L'Ad di Telecom Italia ha aggiunto: "Da un anno continuo a raccontare un piano fatto di fibra in tecnologia mista in cento città entro il 2014".

Sul tema scorporo e Ngn è intervenuto anche il numero uno di Wind Maximo Ibarra. “Crediamo che l’infrastruttura debba essere unica. E la parità di accesso deve essere il principio su cui deve reggersi l’impalcatura. Quindi parità di accesso e governance siano trasparenti”. Secondo Ibarra l’investimento in fibra va fatto subito: “Un investimento graduale rischia di farci trovare in condizioni pericolose di arretratezza infrastrutturale rispetto ad altri Paesi in breve tempo. Dobbiamo guardare avanti considerando i prossimi 24 mesi”.  Ibarra ha detto che “non escludiamo mix tecnologico sulla base delle condizioni territoriali. In alcune aree possono esserci compromessi infrastrutturali.

Ma la condizione essenziale è che ci sia garanzia regolatoria”. Ibarra caldeggia l’ipotesi della newco nazionale: “Bisogna dare a tutti gli operatori interessati la possibilità di partecipare al progetto. La questione – ha puntualizzato l’Ad di Wind – non è tanto quella della quota in capo a Telecom Italia, che potrebbe avere anche il 49%-51%, ma quella delle regole. Bisogna che la società della rete faccia gli interessi di tutti”. Wind da parte sua potrebbe scendere in campo “con risorse e asset in fibra: Wind-Infostrada ha tanti asseti in fibra. E in questo senso lo scorporo della rete Telecom è da considerarsi. Metroweb deve essere coinvolta e in ogni caso non è plausibile pensare che ci possa essere più di una rete: non è auspicabile la competizione infrastrutturale e quindi bisogna tendere verso l’obiettivo della rete unica”.

Sullo sviluppo della rete di nuova generazione "Metroweb ha un piano concreto, aperto alla concorrenza", ha detto Paolo Bertoluzzo, ceo Vodafone Italia e Sud Europa. "Si tratta di un investimento di 2-3 miliardi di euro e c'è la disponibilità ad investire". Per il progetto di rete di nuova generazione Vodafone crede "alla politica dei piccoli passi" sottolineando che "noi siamo pronti a investire, e anche ad accelerare". Bisogna dunque puntare sulla concorrenza, la stessa concorrenza che "ha spinto investimenti e sviluppo nel mercato del mobile, dove quattro operatori in concorrenza hanno investito 4 miliardi di euro per le frequenze 4g e stanno realizzando le infrastrutture. Sul fisso questo è più difficile visto che c'èun monopolio naturale".

Sullo scorporo della rete TI Bertoluzzo ha detto: "Lo scorporo sarebbe un bene ma è estramemente difficile valutarlo. Serve una task force per discutere le condizioni di realizzazione".

Unica outsider Fastweb: "La domanda c'è oggi e Fastweb vuole andare avanti da sola con la propria rete in fibra". Lo ha puntualizzato il general manager di Fastweb, Alberto Calcagno. "Il percorso tracciato da Fastweb prevede di portare la fibra nella prima città entro fine anno e di avviare i lavori in altri 16 centri nel 2013. Ad agosto - ha annunciato - renderemo la rete disponibile ai cittadini nel 50% del potenziale" che conta venti città.

Telecom Italia e Fastweb, proseguono - ha ricordato Calcagno - con il proprio piano di sviluppo nazionale di rete di nuova generazione. L'accordo si ferma alla condivisione delle infrastrutture passive tipo gli scavi.

Il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi ha sottolineato che "deve esserci cooperazione per reti Ngn, gli investimenti devono convergere, se facciamo questo riusciamo a portare a casa risultati. Se lo facciamo ciascuno per conto proprio non va bene".

03 ottobre 2012

TELECOM ITALIA: ANCORA SULLE DESTAFFIZZAZIONI SELVAGGE

03 Ottobre 2012
In un quadro generale caratterizzato da una serie di iniziative unilaterali di Telecom Italia, uno dei temi più caldi del momento è rappresentato dal processo di destaffizzazione in corso.
E’ bene ribadire che tutto il processo nasce dalla necessità aziendale di riequilibrare gli organici dei customer care, a detta di Telecom depauperati dai bandi di riconversione professionale verso Open Access, processo nel quale sono stati ritenuti non idonei centinaia di volontari (tra i quali molti delegati sindacali, lavoratori con potenziale possibilità di mobilità, ed altre tipologie di colleghi considerati probabilmente “scomodi”, nonostante posseggano i requisiti adatti all’accesso ai corsi di riconversione).
E’ bene anche ricordare che sul tema delle destaffizzazioni il sindacato ha sfidato l’azienda a definire criteri certi e trasparenti su un processo delicatissimo, che comporterà lo stravolgimento delle condizioni di vita e di lavoro di centinaia di colleghi. Telecom non è stata in grado di raccogliere la sfida, nonostante ripeta spesso ossessivamente questo concetto quando a pagare devono essere i lavoratori.
Le esigenze di “discrezionalità” delle linee hanno prevalso sulla possibilità di un cambiamento culturale caratterizzato dalla trasparenza delle scelte.
Ovviamente e puntualmente registriamo l’avverarsi delle nostre più fosche previsioni nelle “scelte” aziendali, caratterizzate da criteri fortemente clientelari; il prezzo di tali scelte viene pagato, tra gli altri, da colleghi con legge 104, lavoratrici appena rientrate dalla maternità e da chiunque non sia giudicato “organico” alle logiche dei capi.
Ad aggravare questo quadro già critico ci viene segnalato inoltre il reperimento di lavoratori da inviare ai customer anche al di fuori dei settori dichiarati dall’azienda: evidentemente le “esigenze” aziendali si sono rivelate più numerose del previsto, e per far quadrare i numeri si è dovuti ricorrere al reperimento anche al di fuori del bacino inizialmente previsto.
Inoltre, relativamente al CSA, del quale non è assolutamente chiara la “mission” aziendale, non possiamo non notare che tale settore, per le modalità di popolamento e per la strana numerosità di alcune tipologie di lavoratori interessati allo spostamento (l. 104, delegati sindacali, lavoratori considerati “scomodi” dall’azienda, ecc.), rischia di configurarsi come un reparto-confino che richiama alla mente le avvisaglie di precedenti e dolorosi processi di esternalizzazione.
Invitiamo ancora una volta Telecom Italia ad interrompere tale processo in attesa del ripristino di normali relazioni industriali.
E’ chiaro che tutto questo, unito alle partenze unilaterali sui fronti dell’IT, sui bandi ecc., non potrà che aggravare un quadro relazionale già fortemente critico. Su questo versante ribadiamo la necessità, nell’immediato, di contrastare sul territorio le
ricollocazioni forzate con tutte le iniziative più opportune, siano esse di tutela individuale che collettiva.
La Segreteria Nazionale SLC-CGIL

TELECOM ITALIA: A PROPOSITO DELLE RICONVERSIONI PROFESSIONALI

SEGRETERIA SLC-CGIL ROMA E LAZIO
RSU SLC-CGIL di Roma e Lazio
Negli ultimi tempi assistiamo quotidianamente a colloqui e trasferimenti di  risorse (compresi coloro che godono dei benefici della legge 104/92) al CSA, 119, 187 e verso altre funzioni. Si sta procedendo verso la ricollocazione degli “esuberi”
non solo della funzione DMO – come comunicato dall’Azienda –, ma anche di altri settori non inseriti nella comunicazione aziendale. Le funzioni interessate sembrano siano anche altre e con motivazioni e logiche applicate unilateralmente. Tutto questo
avviene, ed è bene ricordarlo, in vigenza dell’accordo di Solidarietà, ma senza che ne siano stati condivisi i criteri di selezione del personale né le quantità.
Denunciamo anche l’assenza di comunicazioni scritte da parte dell’Azienda alle risorse interessate.
I lavoratori coinvolti appartengono a tutte le qualifiche professionali (dal IV al VII livello, quadri compresi). Ricordiamo, a specifica tutela di tutti i lavoratori coinvolti, che le mansioni che andranno a svolgere dovranno essere equiparate al livello inquadramentale posseduto e che qualunque forzatura sarà contrastata assistendo il ricorrente in giudizio.
Invitiamo tutti i lavoratori chiamati in causa a non firmare nulla e a pretendere individualmente che l’Azienda consegni loro una comunicazione scritta relativa al passaggio da una funzione all’altra, prima che sia reso operativo il trasferimento. Non
sono accettabili trasferimenti “verbali” così come HR e Responsabili stanno invece facendo.
Le RSU e le strutture territoriali di slc-cgil sono a disposizione per qualsiasi supporto, controllo e monitoraggio delle azioni messe in campo dall’Azienda.
La slc-cgil non condivide la modalità inusuale messa in atto dall’Azienda, a maggior ragione in un momento storico particolare come l’attuale, che ci vede in contrapposizione su diverse vertenze: scorporo ramo informatico in SSC, CCNL, II livello, CDS, mobilità e riorganizzazione aziendale.
Ancora una volta slc-cgil di roma e lazio in tutte le sue articolazioni, si vede costretta a denunciare un atteggiamento aziendale lontano dagli accordi sottoscritti. In tal modo l’Azienda rischia di fare carta straccia di relazioni industriali corrette e non può che alimentare un peggioramento di un clima aziendale già fortemente degradato, e dei rapporti con le Organizzazioni sindacali che pure si sono sempre mostrate responsabili e pronte a valutare qualsiasi fase riorganizzativa
tenendo conto delle necessità aziendali ma nel rispetto della vita professionale e personale dei lavoratori. Per ultimo, non possiamo non notare, con rammarico, che su questo tema qualcuno ha deciso di uscire con comunicati di sigla e non unitari: una
scelta legittima, ma in controtendenza rispetto al lavoro unitario degli ultimi mesi. Ci permettiamo di ricordare, a noi stessi prima che agli altri, che, trattandosi dei diritti dei lavoratori, e' sempre meglio lavorare unitariamente. Le ansie di chi vuole uscire
per primo per conquistare la prima posizione, per quanto legittime, rischiano di indebolire l'intero fronte: detto questo, nel massimo rispetto delle scelte di ognuno, a ognuno la responsabilità delle proprie scelte.

Rai: Slc Cgil, da Gubitosi segnali di una RAI diversa

"Dall'incontro che si è svolto tra sindacati ed il Direttore Generale Rai si può dedurre che c'è una volontà comune di riprendere il confronto sui temi contrattuali ed industriali." Cosi' una nota della segreteria nazionale di Slc Cgil.
"Il 17 ottobre si terrà il primo incontro ufficiale per avviare la complessa trattativa. Per Slc Cgil sono state importanti e dirimenti le affermazioni di Gubitosi che definisce accantonate le vecchie delibere che avevano dato vita, nel Piano Industriale 2010/2012 e nel Piano di Risanamento 2011, all'idea di esternalizzare alcuni servizi e settori, ridimensionare le riprese esterne e la produzione, di procedere alla vendita degli impianti trasmittenti di Rai Way."
"Nel ragionamento del DG sulle delibere - prosegue il comunicato - appare evidente la volontà di revisione delle vecchie posizioni sulla presenza della Rai all'estero tale da far sembrare superata la volontà dei precedenti DG di ridurre drasticamente il numero degli uffici di corrispondenza compreso l'importante presidio a New York, e di rafforzare Rai World."
"Il DG non ha mancato di illustrare i conti aziendali, ribadendo quanto già diffuso e pubblicato negli scorsi giorni, smentendo contestualmente le varie voci di una sua volontà di drammatizzare. Ha ipotizzato un rosso di 200 milioni, in forza del calo della pubblicità, dei pessimi risultati di Sipra e della perdita di entrate commerciali."
"Questo però, ha convenuto con i sindacati, non impedirà di avviare rapidamente la discussione sul Rinnovo Contrattuale, fermo per i dipendenti Rai da ben 33 mesi: Gubitosi ha inteso chiarire che, stanti le difficoltà economiche, non vi è la volontà di impegnare minori risorse sul rinnovo."
"Sarà necessario che tutte le parti si impegnino ad efficientare l'azienda - conclude la nota- a rivedere modelli produttivi ed organizzativi nonchè i profili professionali, procedendo nel tempo ad una revisione della struttura contrattuale anche per individuare elementi di flessibilità che aiutino a ridurre il costo del lavoro rispetto ai concorrenti."


01 ottobre 2012

Assistenza familiare disabile: da oggi solo online


Da oggi, lunedì primo ottobre, la domanda di assistenza per il familiare disabile in situazione di gravità si potrà fare solo online [1].
Per presentare la domanda bisogna collegarsi con il sito dell’INPS (www.inps.it), attraverso i servizi telematici dei patronati o contattando il numero verde del Contact Center Multimediale (803164).
Ogni utente deve essere munito di un codice PIN dispositivo affinché l’istanza sia completata.
Il servizio è disponibile sul sito dell’INPS nella sezione Servizi Online. L’utente dovrà seguire il seguente menu:
- Al servizio del cittadino
- Autenticazione con PIN o Carta Nazionale dei Servizi
- Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito Disabilità
- Permessi Legge 104/92.
Completata la procedura, la domanda viene protocollata. Il sistema poi genera automaticamente la ricevuta di presentazione della domanda e il rispettivo modello precompilato.

[1] Circolare INPS n. 117/12.

Gruppo Telecom, Comunicato ai Lavoratori

 Durante l’ultimo incontro con il Coordinamento, Telecom ha avanzato una proposta articolata che interessava la rete, i customer e le attività di staff degli stessi customer.
La proposta partiva dalla previsione delle uscite di personale, definite nell’accordo del 2010, dal settore rete rivendicando la necessità di procedere alla sostituzione delle uscite attraverso appositi bandi. Siccome era facile immaginare che agli stessi vi fosse una partecipazione massiccia di lavoratori dei customer, l’azienda aveva proposto di voler spostare personale operante presso le aree di staff commerciali nei customer.
Durante quell’incontro il Coordinamento ha proposto di eseguire una gestione congiunta delle operazioni di riorganizzazione attraverso l’individuazione di criteri oggettivi che garantiscano trasparenza alle scelte aziendali.
A tale scopo era stata effettuato anche un ulteriore incontro tecnico, durante il quale l’azienda aveva dichiarato di volersi riservare la scelta del 40% circa del personale da riconvertire nei customer in base a criteri discrezionali legati “all’indispensabilità” dei
lavoratori in questione. Di fronte a tale affermazioni il sindacato aveva dichiarato la propria indisponibilità a trovare un accordo sulla base di tali presupposti, invitando Telecom Italia ad una seria riflessione sulle “discrezionalità” dei capi.
Trascorsi due mesi, nel corso di un breve incontro tenutosi il giorno 19 giugno, l’azienda ha comunicato di non essere stata in grado di convincere l’intera azienda sulla possibilità di un accordo complessivo che accompagni la riorganizzazione.
Con queste premesse, in assenza di certezze sulla possibilità di confermare le uscite previste dall’accordo del 2010 (a oggi il decreto Fornero non garantisce il raggiungimento della pensione con i vecchi criteri per il personale uscito dopo il 4 giugno 2011) e senza sapere il risultato della partecipazione ai bandi, l’azienda ha comunicato di voler procedere unilateralmente alla riallocazione professionale di circa 600 unità, come da tabella allegata.
Inoltre, ha dichiarato di voler aprire tavoli territoriali per informare nel dettaglio delle ricadute locali.
Il giudizio espresso dalle Segreterie Nazionali è stato durissimo. Siamo alla presenza della scelta di voler cambiare il lavoro a centinaia di persone, trasferendole da attività impiegatizie ad attività di customer, lasciando la scelta airesponsabili di linea in assenza di ogni trasparenza.
Si tratta, ovviamente, di una riorganizzazione che nasce da operazioni clientelari in cui ogni singola linea potrà decidere che lavoratore tenere e quale trasferire. A conferma di ciò l’azienda ritiene anche di dover spostare persone tra un’attività di customer e un altro senza nessuna motivazione organizzativa.
Tutto questo dopo che, durante l’esposizione del piano industriale, l’Amministratore Delegato ha evidenziato la necessità di trovare soluzioni congiunte con il sindacato perché il clima aziendale rappresenta una condizione fondamentale per vincere la sfida della competizione sui mercati.
La posizione aziendale è del tutto inaccettabile e non fa altro che alzare il livello di tensione con il sindacato.
Se queste sono le premesse alla discussione sul piano d’impresa appare evidente che questa politica miope da parte aziendale mette in serie difficoltà la tenuta di un corretto confronto di Relazioni Industriali creando inevitabilmente un duro scontro con Telecom.
Come sindacato riteniamo che debba finire il monopolio delle varie “linee operative” e debba riprendere un serio confronto non viziato da necessità oscure e imperscrutabili.
Se da un lato la riorganizzazione aziendale è condizione fondamentale per la sopravvivenza della stessa e conseguentemente a garantire un futuro certo per i lavoratori, è del tutto evidente che sarà necessario realizzarla in piena trasparenza, evitando operazioni clientelari e di bassa gestione del potere.
Chi si assumerà la responsabilità di utilizzare strumenti di questo genere dovrà assumersi completamente la responsabilità del fallimento di una discussione che dovrebbe servire a rilanciare l’azienda sul mercato superando l’attuale momento di forte difficoltà.
Sul territorio andranno contrastate le ricollocazioni forzate con tutte le iniziative più opportune, siano di tutela individuale che collettiva.
Non si può riorganizzare un’azienda sfogliando il “carciofo”, sindacato e lavoratori Telecom sapranno rispondere con durezza e uniti a processi basati sul principio del “dividi ed impera” o a logiche che lasciano alle linee la possibilità di decidere discrezionalmente sul futuro dei lavoratori.
Le Segreterie Nazionali invitano Telecom a fermarsi dal partire unilateralmente, diversamente anche alla luce di quanto verificatosi nelle scorse ore sul CCNL si rischia di aprire una stagione di forte tensione che porterà inevitabilmente il sindacato ad interrompere le relazioni industriali.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL  -   FISTEL-CISL  -   UILCOM-UIL

Telefonia: Cassazione, no al licenziamento del lavoratore in malattia che aiuta la moglie al bar

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15476 del 14 settembre scorso, ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un lavoratore che durante il periodo di malattia si recava nel chiosco della moglie per darle una mano.
I giudici di legittimità, confermando la decisione dei giudici di merito, hanno considerato il servizio al bancone prestato dal dipendente nel chiosco di famiglia, di gran lunga più leggero dell’attività lavorativa che egli svolgeva prima dell’infortunio.
Il dipendente era un operario nel settore della telefonia, e spesso la sua attività lo costringeva a interventi sulle linee aeree e a servizi fuori sede, e proprio durante una di queste operazioni aveva avuto un infortunio alla caviglia e per questo godeva di un periodo di malattia.
La Corte ha reputato l’aiuto che il lavoratore prestava all’interno del chiosco, non solo non contrastante con il suo problema di salute, ma anche compatibile con i consigli che lo stesso medico aveva suggerito al lavoratore per una pronta guarigione.
Inoltre il certificato medico era totalmente a favore del dipendente, cosicché, egli non ha nemmeno dovuto dimostrare di essere impedito a svolgere il suo lavoro abituale, alla quale fra l’altro era regolarmente rientrato dopo il periodo di malattia.
Tutt’al più avrebbe dovuto provvedere l’azienda, presso la quale lavorava, a dimostrare che la condotta del dipendente era in contrasto con gli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto e che avesse costituito un inadempimento verso il datore di lavoro.

Poste: Miceli (Slc Cgil), con accordo arginate pesanti ricadute occupazionali

Dichiarazione di Emilio Miceli
Segretario generale Slc Cgil
Esprimiamo grande soddisfazione per l'accordo siglato giovedì scorso che consentirà di recuperare tutte le distorsioni causate nel momento in cui l'Azienda aveva deciso di procedere, unilateralmente, con l'ennesima riorganizzazione dei servizi postali. Arginate dunque al momento le pesanti ricadute occupazionali, e il rischio di peggiorare le condizioni del servizio offerto, in particolar modo nelle regioni che erano state già coinvolte dal processo.
Da anni Slc Cgil denuncia la progressiva perdita d'attenzione da parte aziendale nei confronti del recapito, motivo per cui risultava impossibile la condivisione di un progetto che si basava esclusivamente sui tagli. Se è vero infatti che il recapito tradizionale è in calo, la possibilità di utilizzare la rete di cui dispone poste italiane per sviluppare servizi quali ad esempio l'e-commerce e il trasporto di pacchi non era stata adeguatamente presa in considerazione, ne' tantomeno sviluppata. ci auguriamo dunque che il percorso concordato per ridisegnare una diversa strategia aziendale abbandoni vecchie miopie e che grazie al contributo che insieme alle altre organizzazioni sindacali siamo in grado di dare si sviluppi in questa direzione. nel frattempo, in attesa di una ridefinizione del percorso, abbiamo scongiurato le chiusure dei CMP di Pisa e di Novara, abbiamo bloccato le chiusure degli uffici postali e siamo in condizione di lavorare per ripristinare la situazione preesistente nel recapito.
Inoltre, per la prima volta abbiamo ottenuto l'impegno ad aprire un confronto sui temi relativi agli appalti postali, per fare chiarezza su un mondo in cui troppe contraddizioni e disattenzioni si sono scaricate e per capire quali possano essere le reali sinergie da sfruttare.
In questi mesi di mobilitazione il nostro percorso è stato affiancato da forze politiche, dall'Anci, dai sindaci e dai governatori delle regioni coinvolte. A loro va un ringraziamento per aver sostenuto una battaglia a difesa del lavoro e dei servizi offerti ai cittadini.
A Poste Italiane chiediamo di non sottrarsi più al confronto con le organizzazioni sindacali. Ci auguriamo dunque di aver chiuso una brutta pagina e di poter lavorare in futuro con l'obiettivo comune di consolidare occupazione e servizi.