10 febbraio 2014

SLC CGIL SIRACUSA: 311, MERITOCRAZIE, CHIUSURE SEDI E TELELAVORO

Quale etica? Quale morale? Quale Responsabilità d’Impresa?

E’ arrivato nuovamente il tempo delle meritocrazie erogate in maniera unilaterale con criteri oscuri e non omogenei sui territori, in totale spregio agli accordi del 27/3/13 che chiedono ai lavoratori e alle lavoratrici grandi sacrifici per la salvezza dell’Azienda. E ai dirigenti quali sacrifici sono stati richiesti? Perché non possiamo conoscere la reale quantità di denaro erogato in meritocrazie e canvass, strumenti d’incentivazioni unilaterali e discriminatori. Di solito tutto ciò che è segreto, lo è perché non è equo, nasconde privilegi e spesso non è neanche onesto!

Così l’Azienda, come un malato di bipolarismo, va avanti con comportamenti diversi e contrapposti. Da un lato veste i panni di Re Luigi XIV che continua ad elargire allegramente somme di denaro ai suoi cicisbei e dall’altro incarna i panni del tiranno che continua a chiedere sempre più sacrifici ai sudditi, in questo caso ai lavoratori di 47 sedi, in nome della salvezza economica dell’azienda, che come la carota per il somaro, non arriva mai, perché non c’è alcuna etica, né responsabilità nella gestione d’impresa.
E visto che la gente lavora sempre di più e con sempre meno soldi, e l’azienda è sempre più sull’orlo del fallimento, è possibile solo una motivazione: l’inettitudine di chi è pagato profumatamente per dirigere l’Azienda!

E a proposito di capacità manageriali, in questi giorni è stata presentata l’ennesima inutile piattaforma da alimentare, che servirà solo a misurare anche la quantità di proposte commerciali del singolo operatore e “l’erogazione del sondaggio”. Assurdo che in maniera scientifica si chieda agli operatori di “elemosinare” un sondaggio positivo!. Non installare una fonia automatica, come fanno tutte le grandi aziende, significa solo che l’azienda è consapevole di non aver altro modo per raggiungere una certificazione di qualità. Naturalmente gli operatori dovranno alimentare anche questa piattaforma e scendere a 311 secondi di TMC, perché è il tempo che i colleghi di Telecontact riescono a raggiungere, mentre “LORO, i dipendenti di Telecom, sono una palla al piede”.
Chiediamo che questo massacro finisca! Il colleghi di TCC vivono continuamente sotto ricatto, e lo sanno tutti! Lo sappiamo anche noi che per esempio a Caltanissetta non fanno altro che ripetergli che se non raggiungono gli obiettivi, chiudono! Ma quando la finiranno di togliere il presente e il futuro alle persone e in particolare ai giovani? Noi non vogliamo essere conniventi! Queste segreterie provinciali invitano il genio di turno, che vuole i 311 secondi, a venire a Siracusa collegarsi alla linea e dimostrarci come pensa di raggiungere questo obiettivo per 7.38 ore per almeno 5 giorni di seguito! L’azienda, da vero tiranno, imperterrita, vuole macchine e non persone, e scarica tutte le proprie incapacità manageriali sui lavoratori e sulle lavoratrici!

E sempre a proposito di capacità manageriali, in questi giorni scopriamo pure, che i 29 Negozi Sociali hanno chiuso il 2013 con una perdita di 10,5 milioni; mentre i flagship hanno chiuso con un utile di circa 2 milioni e la società 4G Retail, da tre mesi di proprietà al 100% del Gruppo Telecom, ha avuto addirittura un utile di 10 milioni di euro. Per i lavoratori, le lavoratrici e le scriventi OO.SS è possibile solo una considerazione: una differenza di utili così grande per lo stesso lavoro, per le stesse attività può essere causata solo da inettitudine manageriale o da sfruttamento e precarietà!!

Ma in questa vicenda dei negozi, scopriamo nell’azienda nuovamente il volto del Re Sole, che con rinnovata magnanimità, stavolta spontaneamente, concede clausole di garanzia ai colleghi che vorranno andare in 4G. Invece ai nostri colleghi delle 47 sedi in chiusura, non solo chiede l’abbassamento di diritti e retribuzione, ma elemosina anche il denaro dei costi diretti legati al lavoro, scaricandoli interamente su di loro.
Le scriventi OO.SS. chiedono al coordinamento RSU e alle segreterie nazionali di non cedere ulteriormente agli ignobili ricatti aziendali e di recuperare un livello di morale e di etica più adeguato a un’azienda come Telecom Italia. In particolare:

Ø     Chiediamo certezza, per chi sceglie il Telelavoro, di vera alternativa al trasferimento. Chiediamo un vero impegno aziendale. Chiediamo una clausola contrattuale di revoca del contratto del telelavoro solo in caso di gravi e comprovati problemi ed impegno a mantenerlo anche nelle future previste “societarizzazioni”.

Ø     Chiediamo la VERA parità di diritti tra chi lavora da casa e chi è in sede. Ricordiamo che i controlli sul lavoratore in sede, come previsto dalla normativa, si devono fermare al modulo. Permettere invece all’azienda di fare controlli sul singolo, quindi ad personam, è illegale. E che non si pensi di rinviare poi i problemi alla commissione controlli a distanza. Il problema c’è, ed è macroscopico, perché se da un lato riconosciamo legittimo il diritto dell’azienda di misurare la qualità del lavoro, dall’altro la nostra storia lavorativa ci consente di dire che gli strumenti lasciati in mano a capi e capetti diventeranno strumenti schizofrenici e di stalking.

Ø     Chiediamo la VERA parità di diritti anche per i rientri in sede. La volontarietà del telelavoro di fatto non ha niente di volontario, è una “scelta” forzata che i lavoratori e le lavoratrici devono fare in alternativa al trasferimento e a tutti i relativi costi materiali e umani che dovrebbero affrontare. Chiediamo che sia dato il giusto valore a una trasferta che per le 47 sedi è di media di 163 km per andata e ritorno. Per esempio come si pensa sia possibile mettere sullo stesso piano gli oneri della trasferta per i colleghi di Monza con gli oneri a carico dei i colleghi di Nuoro o di Sassari o di Sondrio o per stare a noi più vicini, di Ragusa o di Trapani, per cui il rientro in sede sarà “un viaggio”!?

Ø     Chiediamo la VERA parità di diritti tra chi lavora da casa e chi è in sede, anche in tema di buoni pasto ed orari. Aver previsto la mancata erogazione dei buoni pasto, le pause più lunghe e maggiori turni serali sono sicuramente tutti elementi di mancata parità di trattamento.

Ø     Chiediamo di rivedere l’accordo del 17/07/13 in merito all’estensione del nuovo accordo a tutti i TLV preesistenti delle sedi in chiusura, poiché in questo modo sono state poste le basi per la discriminazione tra lavoratori dello stesso reparto. Significa infierire ulteriormente sui colleghi del 1254, che in Sicilia sono già al 60 % di solidarietà. DITELO ALLORA CHE SONO LAVORATORI DI SECONDA, ANZI, DI TERZA CATEGORIA E AD UN PASSO DALL’ESPLUSIONE DAI PROCESSI LAVORATIVI!!!

Ø     Chiediamo che sia fatta chiarezza sui Non Idonei. E’ evidente che l’Azienda ha tentato nuovamente di scaricare un suo storico problema sulle OO.SS. in modo da addossare come sempre le “colpe” sul sindacato. Ricordiamo a tutti che quando si parla di inidoneità si parla di patologie, di malattie certificate e conclamate o addirittura di Invalidità Civili certificate. Chiediamo, quindi, soluzioni con il massimo rispetto umano, morale ed etico.

Ø     Chiediamo che per il colleghi che sceglieranno il telelavoro i costi vivi legati al lavoro siano a carico dell’azienda e non solo la connettività “concessa” in deroga e in spregio alle normative vigenti.

Ø     Chiediamo NUOVAMENTE che sia applicato l’accordo del 27/3 di collocazione delle giornate di solidarietà abbinate di norma a LL o RI. A Siracusa la norma, cioè la normalità, è ampiamente disattesa, l’azienda imperterrita finora ha collocato il 50 % senza abbinamento. Ancora una volta in spregio totale ai minimi impegni assunti il 27/3!

PER UN‘IMPRESA RESPONSABILE LE PERSONE SONO LE PRINCIPALI E MAGGIORI RISORSE, DEROGARE CONTINUAMENTE AI DIRITTI, ALLE TUTELE NON SALVA L’AZIENDA RENDE SOLO QUALCUNO PIU’ RICCO E TUTTI LAVORATORI E LE LAVORATRICI PIU’ POVERI E PIU’ RICATTABILI I!
Segreterie Provinciali
SLC-CGIL, Fistel-CISL, Uilcom-Uil


09 febbraio 2014

Comdata e la malattia - Comunicato SLC CGIL Nazionale

Ci segnalano che in queste ore alcuni lavoratori di Comdata in malattia starebbero ricevendo un sms “di cortesia” dall’azienda nel quale, col pretesto di augurare una pronta guarigione al dipendente, si informa la persona sull’elevato tasso di malattia del proprio team di lavoro.
A nostro parere si può fare di meglio! Si deve fare di meglio! Per esempio potremmo suggerire di scegliere in ogni sede un responsabile aziendale che, come il grande Alberto Sordi in quel capolavoro del cinema italiano che è “Il medico della mutua”, passi in camice bianco, casa per casa, a misurar pressione e glicemia!
Oppure potremmo suggerire delle vere e proprio sessioni di “magia bianca”, riti propiziatori che favoriscano la recuperata vigoria del dipendente ( un po’ più elaborata questa proposta perché presupporrebbe che ogni lavoratore lasci al proprio “curandero” aziendale una foto o un indumento sul quale esercitare il rito propiziatorio).
Che dire? Che al ridicolo non c’è mai fine!
Fra l’altro ci chiediamo se l’azienda sia autorizzata ad inviare sms su utenze telefoniche private. Oltre alle evidenti questioni di privacy (siamo proprio sicuri che chi compone ed invia l’sms sia la stessa figura aziendale titolata a conoscere il motivo dell’assenza del lavoratore).
E’ opportuno che l’azienda cessi immediatamente questi invii altrimenti ci vedremo costretti a fare tutte le verifiche del caso affinché questi episodi incresciosi non abbiano più a ripetersi.



08 febbraio 2014

Micron, i sindacati: "Scriveremo all'ambasciatore Usa"

di Antonello Salerno
Partirà lunedì la lettera dei sindacati all’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John Phillips, in cui si chiederà di poter interloquire direttamente con il Ceo di Micron sui piani dell’azienda per l’Europa e in Italia. In ballo ci sono i 419 esuberi con le procedure di mobilità già annunciate dall’azienda per le sedi di Agrate, Vimercate, Arzano, Avezzano e Catania, e l’intenzione di spostare sempre più le attività negli Stati Uniti e nel far East, a Singapore, in prossimità cioè dei mercati più promettenti e attivi del settore.
Nei prossimi giorni sono previsti una serie di scioperi e di manifestazioni, oltre che incontri istituzionali che accompagneranno il percorso della vertenza fino all’incontro al tavolo aperto al Mise e fissato per il 21 febbraio. Il 12 i sindacati incontreranno l’assessore alle Attività produttive della Regione Lombardia, Mario Melazzini, mentre i dipendenti di Agrate e Vimercate manifesteranno davanti alla sede di Confindustria Lombardia.
E anche negli altri territori interessati dalla presenza della multinazionale gli enti locali sono mobilitati a difesa dei posti di lavoro a rischio. Negli ultimi giorni anche il Sindaco di Catania, Enzo Bianco, aveva preso una posizione netta sulla vertenza, chiedendo all’azienda di rispettare gli impegni presi. 
“Oggi l’azienda ci ha presentato un piano d’intenti assolutamente generico, in cui non sono stati in grado di dettagliare le prospettive della loro presenza in Italia - commenta Roberta Turi, segretaria nazionale Fiom Cgil e responsabile del settore Ict - Questo non è incoraggiante, se pensiamo che a oggi i lavoratori Micron sono un terzo di quanti erano nel 2010, e che con i nuovi esuberi la forza lavoro verrebbe ulteriormente ridotta del 40%. Anche il Ministero dello sviluppo economico ci ha assicurato che si sta muovendo per avere un’interlocuzione diretta con il ceo di Micron - prosegue Turi - ma dal momento che finora non mi risulta abbiano ottenuto risposte abbiamo deciso di scrivere anche al presidente del Consiglio, Enrico Letta perché intervenga direttamente in questa vicenda. In più il 7 marzo tornerà a riunirsi il tavolo al Mise sul comparto della microelettronica, esteso al Miur e alle Regioni interessate. Questo potrebbe essere utile per trovare risposte anche in termini di politiche industriali del sistema Paese”.

Malattia: l’emergenza giustifica sia l’assenza dal domicilio del lavoratore che, la mancata preventiva comunicazione


La Cassazione, con ordinanza nr. 2047/2014, torna a decidere in tema di assenza del lavoratore in malattia dal domicilio durante le fasce di reperibilità. Nella specie, la Suprema Corte giustifica l’assenza dal domicilio del lavoratore in malattia durante la reperibilità se tale assenza, è dovuta ad una vera emergenza.
Il caso ha riguardato un dipendente di Poste Italiane spa che proponeva ricorso al giudice del lavoro chiedendo la restituzione di 605 euro trattenutagli per essere risultato assente dal domicilio in sede di visita di controllo e, l’annullamento della sanzione disciplinare del richiamo scritto, irrogata per non aver preventivamente avvisato l’azienda datrice dell’allontanamento dal domicilio durante la fascia di reperibilità.
Le 605 euro erano state trattenute in base al disposto dell’art. 5 comma 14 del D.L. nr. 463/83 il quale, espressamente prevede che: “qualora il lavoratore, pubblico o privato, risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal  diritto  a qualsiasi trattamento economico per l’intero  periodo  sino  a  dieci giorni e nella misura della metà per  l’ulteriore  periodo,  esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente  visita di controllo”.
Il Tribunale del lavoro rigettava il ricorso del dipendente; la Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva il ricorso del lavoratore. Poste Italiane ricorrevano in Cassazione.
Gli Ermellini, ribadendo quanto previsto dalla sentenza di appello, ritengono giustificata sia l’assenza dal domicilio del lavoratore in malattia che, la mancata preventiva comunicazione della stessa e ciò, in ragione dell’improvviso acuirsi di “una patologia molto dolorosa che aveva reso indifferibile l’uscita dall’abitazione per recarsi dal medico curante e impraticabile la preventiva comunicazione dell’assenza alla datrice di lavoro”.
In pratica,l’emergenza della situazione giustifica sia l’assenza dal domicilio del lavoratore in malattia durante la fascia di reperibilità che, la mancata preventiva comunicazione; pertanto, il dipendente non può essere né sanzionato con il rimprovero scritto né tantomeno può subire  la decurtazione della paga di 10 giorni lavorativi così come previsto dall’art. 5 co 14 del D.L. nr. 463/83.



Barbara Apuzzo (Slc Cgil): 'Il Bollino blu dà il via allo spacchettamento della Rai'

www.key4biz.it
In attesa che, per la prossima settimana, arrivino notizie certe su quella che sarà la versione definitiva del Contratto di servizio Rai 2013-2015, continua a infiammarsi il confronto sul Bollino blu che servirà a identificare i programmi finanziati dal canone e che il Viceministro Antonio Catricalà ha posto come conditio sine qua non per la firma del documento. Contro l'inserimento del Bollino sono scesi in campo anche i sindacanti.
Barbara Apuzzo, segretaria nazionale della Slc Cgil, ha parlato a Key4biz di "un precedente pericoloso" che "aprirebbe la strada allo spacchettamento dell'azienda" creando anche una "distorsione nel sistema concorrenziale" per i programmi interamente finanziati dalla pubblicità.

Fonti ministeriali sentite da Key4biz hanno invece spiegato l'utilità del Bollino: renderà il servizio pubblico trasparente.
Il provvedimento - hanno spiegato a Key4biz - rientra in un'operazione di trasparenza e non vediamo ragioni per cui non si debba predisporre.
Catricalà ha ribadito più volte: "…i cittadini devono essere messi nella condizione di sapere cosa pagano con il canone"
Un'operazione di trasparenza - dicono dal Ministero a Key4biz -, perché non tutti i programmi sono finanziati dal canone e alcuni sono acquistati da produzioni esterne. E' quindi giusto far sapere al contribuente quanta parte del programma che sta guardando è a suo carico e quanta no.

Ma non tutti la pensano così.
In Vigilanza il confronto è sempre più acceso, specie dopo che anche l'Ebu (European Broadcasting Union), l'Associazione che raggruppa le principali emittenti televisive pubbliche europee, ha ritenuto 'inutile' e 'dannoso' il provvedimento.

"In audizione in Vigilanza - ha commentato la Apuzzo a Key4biz - abbiamo ribadito che mettere un Bollino che contraddistingua i prodotti finanziati dal canone da quelli finanziari dalla pubblicità sarebbe allucinante per il fatto che il servizio pubblico deve informare, intrattenere ed educare per cui se si esclude l'intrattenimento, cosa già comparsa nel vecchio Contratto di servizio, e si inserisce il Bollino, si apre la strada a un possibile spacchettamento dell'azienda e si crea una distorsione nel sistema concorrenziale con quelli che sono i prodotti finanziati solo dalla pubblicità".

Per l'esponente della Slc Cgil, "E' inaccettabile perché, come ha detto il direttore generale dell'Ebu Ingrid Deltenre in audizione in Vigilanza, sarebbe come acquistare un quotidiano e cercare di individuare quale articolo deriva da un finanziamento pubblico, che quindi dovrebbe assicurare un'informazione in qualche modo pura, e quello che invece deriva da un finanziamento pubblicitario. E' assurdo perché il quotidiano nel suo insieme fornisce informazione. E la stessa cosa vale per la Rai".

La Slc Cgil ha consegnato una memoria a riguardo al Viceministro Catricalà. Ma in questa battaglia contro il Bollino blu, come ha indicato la Apuzzo, non sono soli: "Diverse associazioni di settore, altre sigle sindacali, ampi pezzi della politica e membri della Commissione di Vigilanza condividono la nostra idea di quello che dovrebbe essere il servizio pubblico".

Riguardo all'atteggiamento fermo di Catricalà sull'opportunità di inserire il Bollino blu, la Apuzzo ha osservato: "Mi chiedo che senso abbia aprire a una fase di consultazione così ampia se poi non si tiene conto ciò che viene detto?".
"Mi auguro invece - ha aggiunto - che la consultazione venga presa sul serio e che alla fine si facciano le giuste valutazione anche perché l'inserimento del Bollino blu creerebbe un precedente pericoloso in Europa ed è questo il motivo per cui l'Ebu ha chiesto d'essere sentita e si è schierata contro".

Cosa fare allora?
"Intanto - ha indicato la segretaria nazionale della Slc Cgil - bisognerebbe condurre una battaglia serie contro l'evasione del canone Rai perché è inaccettabile che abbia raggiunto simili livelli".
E poi, ha concluso, "se si vuole fare chiarezza sugli introiti pubblicitari della Tv pubblica c'è il bilancio dell'azienda e altri modi per indicare chiaramente quali siano i proventi, ma sicuramente non creare programmi di serie A e di serie B che vanno a discapito del concetto di servizio pubblico".

Raffaella Natale

06 febbraio 2014

Aldo Minucci presidente di Telecom Italia

Aldo Minucci è il nuovo presidente di Telecom Italia. "Sarò presidente per tre mesi con un ruolo di garanzia per tutti", ha detto Minucci commentando la nomina a presidente di Telecom durante il cda di oggi. ''Dopo l'assemblea (di aprile,ndr) è improbabile che resti io perché c'è la necessità di dare più spazio a personalità indipendenti''.

"E' una scelta che non va enfatizzata: è solo la naturale prosecuzione del lavoro che stavo già facendo come vicario dopo le dimissioni di Franco Bernabè'' spiega a First Online. Il nuovo incarico non avrà ripercussioni sulla sua presidenza all'Ania che ''è e resta il mio principale incarico, almeno fino alla fine del 2014 quando scadrà il mio mandato triennale. Un incarico che richiede un grande impegno perché anche il mondo delle assicurazioni vive un momento di forte fibrillazione e di delusione per i miglioramenti delle regole del gioco che sembravano, soprattutto nel caso dell'Rc auto, a portata di mano e che stanno sfumando''.

Nato a Reggio Calabria, classe '46, consigliere Telecom dal 2007, consigliere e presidente Telco (la holding che controlla il 22,4% della compagnia telefonica) fino a gennaio 2012, Minucci nell'aprile 2011 diventa vicepresidente di Telecom, ruolo che sin dai primissimi momenti delle dimissioni di Bernabe' lo indicava come suo naturale successore; almeno in una fase di stallo e di transizione come sembra quella che sta vivendo la principale compagnia di telecomunicazioni italiana.

Laurea in giurisprudenza a Trieste, nel '72 entra in Generali e qui costruisce tutta la sua carriera fino a diventare vicedirettore generale. E' stato in vari cda: di AdR fino a giugno 2011, di Gemina dal 2006 a fine 2012, di Ina Assitalia dal 2007 fino ad aprile 2012, di Banca Generali dal '95 ad aprile 2012, di Acegas dal 2001 a maggio 2013. E' attualmente presidente di Ania (da dicembre 2011), della Fondazione Ania (dal 2012) e di Genertel (dal 2001).

Il primo a confermare la nomina è stato il consigliere Tarak Ben Ammar, uscendo dal cda. "Abbiamo parlato di tutto, sugli esiti aspettate comunicazioni ufficiali", ha detto Ben Ammar, in merito alle tematiche relative alla governance e alla procedura rafforzata su parti correlate nel caso di possibili future offerte sul Brasile.

"Di modifiche allo statuto se ne parlerà a un prossimo Cda il 27 febbraio", ha detto il consigliere indipendente Jean Paul Fitoussi, al termine della riunione.

Nella riuione di oggi, dunque, non si sono prese decisioni sulla corporate governance sul tavolo del cda di Telecom Italia di oggi. Ieri il gruppo, in una nota messa si richiesta Consob, ha affermato che il cda non procederà ad "alcuna proposta di modifica statutaria", e ha ricordato che eventuali conflitti di interessi su questo tema "è a carico del singolo" consigliere, "e non della società e del plenum del consiglio". In pratica, sulla governance, spiega una fonte all'Agi, "si procederà all'approvazione di linee guida, sulla base dell'analisi comparata commissionata dal cda del 16 gennaio, che verranno poi poste all'attenzione di una consiglio che dovrebbe riunirsi il 27 febbraio".

Allo scopo di vagliare le diverse alternative da sottoporre al board dovrebbe essere costituito un comitato ad hoc composto da Antonino Cusimano e dagli amministratori indipendenti Lucia Calvosa e Mauro Sentinelli. L'ipotesi di compromesso che si potrebbe raggiungere nella modifica della governance sarebbe quella di non cambiare le regole in questa fase, ma di sfruttare le previsioni dello statuto  per assegnare un maggior peso nel board ai rappresentanti dei fondi e promuovendo una spinta verso una composizione a preponderanza di indipendenti veri. Riducendo a 11 il numero dei consiglieri, di cui 8 alla maggioranza e 3 alle minoranze.

Sul tema si è dovuta pronunciare anche Telco, la scatola che controlla il 22,4% di Telecom, che, sempre su richiesta della Consob, ha affermato che nel cda della holding del quattro febbraio non è stata "assunta alcuna deliberazione in merito a ipotesi di modifica della corporate governance", e, soprattutto, ha smentito di "aver mai preso in considerazione ne' affrontato il tema relativo agli effetti sulla vigenza del patto parasociale" nel caso di "eventuali modifiche allo statuto di Telecom riguardanti le modalità di elezione del cda".

"Se un accordo occulto tra i pattisti Telco dovesse esserci", sostiene una fonte vicina al dossier, "allora difficilmente si potrebbe arrivare a modifiche statutarie", e si andrebbe all'elezione del nuovo cda all'assemblea di aprile con le norme attuali. Come ipotizzato dal consigliere Tarak Ben Ammar all'uscita del cda del 16 gennaio, e come affermato ieri dal consigliere Gaetano Miccichè: "credo che sia abbastanza probabile che si arrivi alla prossima assemblea con l'attuale governance"; "E' opportuno affidare all'assemblea, che è la casa degli azionisti, questa decisione".

A tagliare la testa al toro, in un certo senso, ci hanno pensato nei giorni scorsi Marco Fossati e ieri Asati che hanno proposto una conferma del cda a 11 membri, come la composizione di adesso dopo le defezioni degli ultimi mesi, ma tutto indipendenti; e con la stessa ripartizione dei 4/5 dei posti riservati alla lista di maggioranza (8 membri, tra cui l'ad), con gli azionisti di minoranza che si spartirebbero i restanti 3 membri, tra cui far emergere la figura del presidente.

Per quanto riguarda le trattative con parti correlate, anche relativamente alla partita Tim Brasil, si dà per scontata la costituzione, come indicato dal cda del 16 gennaio, di un comitato ad hoc per valutare eventuali trattative per la cessione della controllata brasiliana. "Si tratta del minimo sindacale offerto alle minoranze", spiega all'Agi una fonte qualificata, secondo la quale il comitato sarebbe composto da soli consiglieri indipendenti chiamati a valutare prioritariamente "la congruità dell'ipotetica valorizzazione" dell'asset brasiliano. In caso di valutazione negativa da parte del comitato, comunque, il cda potrebbe rinviare ogni decisione sul tema all'assemblea di aprile.

Di sicuro, prosegue la fonte, l'azione portata avanti in questi mesi da Asati (l'associazione dei piccoli azionisti), da Fossati (5,004%), nonché l'attenzione su Telecom di Consob, politica e magistratura, ha innalzato "il livello di guardia su Tim Brasil", e con esso il suo prezzo, per cui "sotto i 10 miliardi di euro difficilmente la controllata potrà essere ceduta".



Comunicato Incontro 5 febbraio 2014 con AD Poste Italiane


Ieri si è svolto l'incontro tra OO.SS. e l' AD di Poste Italiane, Ing. Sarmi.
In primo luogo l'AD ha illustrato l'intervento in Alitalia.
Ha indicato come il nuovo piano industriale di Alitalia, presentato a Dicembre, indichi miglioramenti della gestione rispetto a quello presentato a settembre.
Ha indicato come l'intervento di Poste debba essere valutato per la sua natura industriale.
Ad oggi il nuovo CDA di Alitalia è sceso da 19 a 11 componenti, di cui 2 di Poste Italiane.
Il Cda ha una durata limitata ad un anno, in attesa dell'intervento di un partner industriale che si profila essere ETHIAD.
Sono stati individuati progetti sinergici con Mistral e Poste stessa, che dovrebbe prevedere nel triennio ricavi marginali sufficienti a ripagare l'investimento fatto.
I piano di sinergia industriale sono stati illustrati all'UE.
Rispetto al collocamento delle azioni di Poste Italiane sul mercato Sarmi ha fatto riferimento allo schema del DPCM. 46/2014.
Nei prossimi giorni parteciperà alle audizioni presso le competenti Commissioni di Camera e Senato
L'AD ha confermato che il pacchetto azionario che si metterà sul mercato sarà pari al 40% ed ha illustrato il percorso necessitato che si svolgerà nei prossimi giorni: ricerca dell'advisor, valutazione del range di prezzo , collocamento sul mercato.
Ha illustrato anche le partite aperte relative al contratto di programma ( che regolamenta lo svolgimento e la remunerazione del servizio universale), che sarà probabilmente prolungato per il 2013-2014-2015, la necessità di rinnovare l'accordo con CDP ( Cassa Deposito prestiti), e la ridefinizione della remunerazione dei crediti che Poste vanta nei confronti dello Stato ( circa 2 miliardi). In questo senso la legge di stabilità aveva già ridimensionato i debiti dello Stato verso Poste Italiane.
Relativamente alla partecipazione dei lavoratori all'azionariato, ha demandato ad un confronto successivo la disamina delle modalità con cui si declinerà.
Rispetto allo Stato del gruppo ha indicato come continuino a calare i volumi postali mentre si assiste ad una crescita del settore pacchi.
Sui servizi finanziari si stanno approntando nuovi servizi con uno snellimento delle procedure di sportello.
Ha poi illustrato i cantieri internazionali in essere:
1) si è costituita una società operativa in Brasile finalizzata alla costituzione di una società di diritto brasiliano, con la partecipazione maggioritaria di Poste Italiane,come operatore mobile virtuale.
2) Con la Cina si sono conclusi contratti relativi all'e-commerce
3) Poste si sta cimentando nel "food", vale a dire il trasporto di generi alimentari. Per ora è in essere un contratto con Eataly.
La SLC ha ribadito le posizioni che abbiamo già palesato.
Su Alitalia, pur nella convinzione dell'assoluta opportunità di evitare il fallimento di quell'azienda, abbiamo sostenuto come fosse decisamente opportuna la presentazione di un piano industriale a supporto dell'investimento meno debole di quello che ci è stato illustrato.
Rispetto al collocamento del pacchetto azionario, il primo tema posto è relativo alla necessità assoluta, in prospettiva, del mantenimento della quota maggioritaria in capo allo Stato.
Abbiamo rappresentato le nostre preoccupazioni a fronte delle dichiarazioni del Ministro Saccomanni che ha dichiarato che si partirà dal 40% prefigurando future ulteriori allocazioni di azioni.
Abbiamo poi ribadito la necessità che il ricavato del collocamento del pacchetto azionario sia utilizzato per investire nel gruppo, ad esempio sull'implementazione dell'Agenda Digitale, e non per la mera necessità di "fare cassa" al fine della riduzione del debito pubblico, necessità in capo all'attuale proprietario.
Sul tema dell'azionariato ai dipendenti abbiamo rappresentato che il rischio è l'alterazione del sistema di relazioni industriali, ed abbiamo indicato come sia del tutto preferibile il modello duale tedesco, che, peraltro, non prevede partecipazioni ad utili e perdite da parte dei lavoratori ma la presenza nei consigli di sorveglianza, che hanno forti diritti di informazione e stabiliscono linee di indirizzo e forme di controllo sulle attività aziendali.
In questo senso non apprezziamo la presenza di rappresentanti dei lavoratori nel CDA.
Infine abbiamo chiesto incontri più frequenti con l'AD per monitorare i futuri sviluppi senza omettere di stigmatizzare il non coinvolgimento da parte del governo delle confederazioni ad un tema di tale rilevanza.
Cogliamo l'occasione per segnalarVi che oggi, alle 12 , Radio Art 1 farà una diretta su Poste Italiane. Ed il prossimo numero di rassegna Sindacale dedicherà le due pagine interne a Poste italiane.
Compatibilmente con gli impegni congressuali fisseremo a breve un coordinamento di settore
Roma, 6 Febbraio 2014
La Segreteria Nazionale Area Servizi


05 febbraio 2014

Pausa pranzo sul posto di lavoro? In assenza di autorizzazione è reato


Integra il reato di violazione di domicilio la condotta del dipendente che, in assenza di espressa autorizzazione da parte del proprio datore, trascorra la propria pausa pranzo sul posto di lavoro in compagnia di terzi e per scopi estranei all'attività lavorativa.
Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 581, depositata il 9 gennaio 2013.
Nel caso di specie una dipendente di uno studio legale si è intrattenuta durante la pausa pranzo all’interno delle mura lavorative in compagnia di un terzo, e per fini estranei all’attività di impiego.
Il datore di lavoro, venuto a conoscenza dell’episodio, ha denunciato la dipendente nei confronti della quale è stato promosso un procedimento per il reato di invasione abusiva di edifici.
All’esito del giudizio di prime cure, l’imputata è stata condannata per il reato lei ascritto, il Tribunale ritenendo arbitraria la sua presenza sul luogo di lavoro durante la pausa pranzo in assenza di una specifica concessione in termini da parte del titolare.
La Corte d’appello, adita in sede di gravame, ha ritoccato in parte qua il verdetto di primo grado, riqualificando la condotta in esame nel reato di violazione di domicilio, ai sensi dell’art. 614, c.p..
A nulla è valsa l’argomentazione difensiva prospettata dai difensori dell’imputata, secondo cui il rapporto di impiego unito al possesso delle chiavi per fare accesso alla struttura rappresentavano elementi ostativi alla caratterizzazione illecita del comportamento incriminato.
La vicenda è stata, da ultimo, sottoposta al prudente vaglio dei giudici di legittimità, cui è stato chiesto di annullare la sentenza della Corte territoriale, con conseguente declaratoria di assoluzione dell’imputata.
Oltre a sollevare l’intervenuta prescrizione del reato, la ricorrente ha insistito nell’evidenziare, per i motivi già espressi, l’assenza dei requisiti strutturali dell’ipotesi delittuosa per cui vi era stata condanna.
La sentenza della Suprema Corte - sebbene nell’accertare l’avvenuta estinzione del reato per decorso dei termini di prescrizione - merita attenzione per la peculiarità della vicenda concreta ma, soprattutto, per le precisazioni che gli Ermellini, ad onta dell’annullamento, offrono quanto ai capisaldi della fattispecie delittuosa di cui si discute.
La Corte ha avuto cura di soffermarsi sull’ambito di applicazione del reato di violazione di domicilio osservando come questi debba, anzitutto, ritenersi integrato – giusto il disposto del primo comma dell’art. 614, c.p. – allorchè le intenzioni di chi si introduce nell’altrui domicilio siano accertate come illecite: l’illiceità del finalismo che muove il soggetto agente, invero, rende implicita la contraria volontà del titolare di esercitare lo ius exciudendi, con la conseguenza che nessun rilievo svolge la mancanza di clandestinità da parte dell’agente, il quale frequenti o si ritenga autorizzato a frequentare l’abitazione del soggetto passivo.
Nondimeno la norma codicistica - al comma secondo – prende in considerazione l’eventualità in cui detta intenzionalità illecita – ancorchè in origine assente - sopravvenga in un secondo momento, quando ormai il soggetto agente sia già presente all’interno dell’altrui domicilio: sotto questo profilo, dunque, la norma sanziona colui che si trattenga nel domicilio altrui contro l’espressa volontà del titolare che intenda escluderlo, che pure ne ammesso in precedenza la presenza.
Ebbene, sulla base di tali premesse, e con riferimento al caso di specie, gli ermellini hanno confermato la rilevanza penale della condotta dell’imputata, a nulla rilevando l’opposta erronea convinzione in ordine al tacito assenso datoriale ad ammettere la presenza in studio durante le ore di chiusura.
Ne consegue che il possesso delle chiavi e, dunque, la libertà di accedere al luogo di lavoro da parte del dipendente, non esime quest’ultimo dal chiedere una espressa autorizzazione affinchè possa restare sul posto di lavoro quando i relativi locali rimangano chiusi e inattivi, e tanto fermo restando il sindacato sulla natura illecita dei motivi che spingono il lavoratore a determinarsi in tal senso.
(Sentenza Cassazione penale 09/01/2014, n. 581)


Congresso Cgil: Rai, creare e qualificare il lavoro

di Barbara Apuzzo, Barbara Perversi
 Nella storica sede di Via Teulada a Roma, si è tenuta l’assemblea congressuale dei lavoratori Rai iscritti a Slc Cgil, nel corso della quale Susanna Camusso ha presentato il documento congressuale “Il lavoro decide il futuro”. Elencandone i contenuti, ha sottolineato quanto sia importante svolgere il congresso Cgil pur nella difficile situazione attuale, proprio per non rinunciare a costruire un programma di proposte concrete che delinei i punti fondamentali del cambiamento, necessario per il mondo del lavoro e non solo. Ed è dal piano del lavoro che la leader di Corso Italia è partita per indicare le azioni necessarie per il cambiamento: bisogna tornare a mettere al centro la creazione di lavoro, con investimenti e interventi, anche legislativi, che puntino alla valorizzazione del nostro paese.
Se il 10% del paese detiene più della metà della ricchezza, parlare di patrimoniale (strumento diffuso già in Europa) per redistribuire in maniera più equa le risorse e dare ossigeno al mondo del lavoro, non può che essere la risposta.

Gli amministratori della cosa pubblica hanno continuato a tagliare sulle politiche sociali senza pensare che esse sono, in realtà, un forte volano di sviluppo. Dall’istruzione alla previdenza, è necessario ristabilire un principio di equità ed equivalenza di diritti tra i cittadini. Ed è per questo che l’universalità degli ammortizzatori sociali, insieme all’indennità di disoccupazione, e una contrattazione che allarghi il più possibile la sua sfera di azione e di applicazione sono le parole chiave del cammino che ci aspetta. Tutto questo porta ovviamente ad una rivisitazione dei meccanismi di partecipazione democratica anche all'interno della stessa Cgil: è infatti attraverso una maggiore formazione ed al lavoro delle Rsu che si aumenta la partecipazione dei lavoratori in Cgil e si crea una grande spinta verso il cambiamento, un cambiamento che non deve lasciare spazio a sentimenti di rassegnazione o disincanto, tipici di quei lavoratori che vivono una condizione di solitudine.

Tutti gli interventi dei lavoratori, sia Rsu che iscritti, hanno comunicato un forte senso di appartenenza alla Rai ed una grande sintonia con la Cgil, della quale risulta fortemente condivisa la battaglia, tutt'altro che ideologica, per una contrattazione inclusiva, che punti all'allargamento della sfera dei diritti anche ai numerosi lavoratori atipici che, pur svolgendo le stesse mansioni, non godono delle stesse tutele.

Preoccupazione è stata espressa anche per quanto riguarda il futuro della più grande azienda culturale del paese, in riferimento all'avvicinarsi del 2016, data in cui scadrà la concessione del servizio pubblico radiotelevisivo alla Rai. Tema al quale Slc Cgil è particolarmente attento, visti i recenti e diversificati attacchi al servizio pubblico, che ipotizzando l'applicazione di un bollino blu per diversificare i programmi pagati con il canone da quelli pagati con gli introiti pubblicitari, e immaginando al contempo (con il nuovo contratto di servizio) di eliminare l'intrattenimento dalla sfera dei programmi "di servizio pubblico", fanno presagire scenari in cui lo spacchettamento dell'azienda sembra essere un pericolo reale.

Tra gli altri, l'intervento di Eugenio Alviano, presidente dell’assemblea, che ha ricordato come il servizio pubblico garantisca il potere di acquisto dei cittadini, sottolineando il fatto che, in sua assenza, gli stessi dovrebbero rivolgersi a broadcasters privati, sostenendo costi di abbonamento molto più elevati. Rivolgendosi al segretario Camusso, Alviano ha proposto di tornare a spiegare cosa sia il lavoro, cosa comporti e cosa crei direttamente nelle scuole. Si è globalizzato il denaro ma non il lavoro, ricorda il lavoratore.




Telecom, chiesta la sospensione della chiusura delle sedi di Trapani e Siracusa


Il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta ha richiesto formalmente alla Telecom, con una nota, la sospensione dei provvedimenti di chiusura delle sedi di Trapani e Siracusa, nelle more dell’istituzione del tavolo tecnico, per consentire a tutte le parti sociali di trovare soluzioni che salvaguardino i lavoratori”. Lo rende noto l’onorevole trapanese Nino Oddo, deputato della Lista Crocetta all’Ars. La scorsa settimana una delegazione dei lavoratori Telecom Italia dei call center 187 era stata ricevuta da Crocetta. All’incontro erano presenti anche i sindacati.

Cgil: «Dal Fatto Quotidiano notizie false»

Il Fatto Quotidiano’ torna oggi, con un titolo in prima pagina, su notizie già smentite nei giorni scorsi. "Con un titolo a effetto e falso il giornale diretto da Padellaro monta un caso inesistente attribuendo alla Cgil l'intenzione di commissariare la Fiom Cgil e di deferire alla magistratura interna il suo segretario generale". E' quanto si legge in una nota, diffusa stamani (5 febbraio) dalla Confederazione.
"È una falsità - specifica il sindacato -. Non esiste, infatti, alcun esposto nei confronti della Fiom Cgil o del suo segretario generale. Non esiste alcuna procedura di commissariamento della Fiom Cgil, né alcun procedimento disciplinare nei confronti di qualsivoglia suo dirigente". Il segretario generale, Susanna Camusso, "nelle settimane scorse ha chiesto e ricevuto dal Collegio statutario nazionale l'interpretazione autentica della norma sui vincoli che determinano per l'organizzazione le decisioni prese dal Comitato direttivo nazionale. Di questo si tratta e di null'altro".
Peraltro, continua il sindacato, "come è evidente a chiunque non abbia intenti politici strumentali e abbia conoscenza diretta delle norme e dello statuto della Cgil, al Collegio statutario nazionale è attribuita in via esclusiva l'interpretazione delle norme statutarie e non ha alcun potere disciplinare o sanzionatorio. Le notizie riportate da ‘il Fatto quotidiano’ sono quindi errate e strumentali sia nella loro sostanza che nella connessione che è stata artificiosamente costruita".
"È ora più comprensibile la censura operata nei giorni scorsi dalla redazione di quella testata alla pubblicazione di una pagina già pagata e concordata con la loro concessionaria pubblicitaria, in cui veniva illustrato e spiegato il testo del regolamento attuativo del 10 gennaio scorso".
"Assumere posizioni politiche esplicite e diventare parte in confronto politico per un giornale è assolutamente e ovviamente legittimo. Come legittimo è rifiutare opinioni e informazioni che contrastino con le idee propagandate dalla redazione".
"Quello che non è, a nostro avviso, possibile e legittimo - prosegue la nota - è disinformare e piegare la realtà ai propri fini, travisando, deformando e inventando notizie. Ci auguriamo che ‘il Fatto Quotidiano’ non intenda ora aprire una rubrica sui ricorsi al Collegio statutario nazionale a cominciare da quello di Rinaldini e da quello di Cremaschi. L'informazione è altra cosa da questa".
Lo sforzo di tutta la Confederazione, conclude la nota, "in questa delicata fase economica e sociale del Paese non è certo quella di chiudersi in una polemica interna, ma di cercare di tutelare e, se possibile, promuovere il lavoro. Le vertenze aperte sono molte e i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro sono migliaia. La loro tutela deve essere il nostro compito prioritario".



Cgil:"Il lavoro decide il futuro"

Le nostre priorità sono il lavoro e i diritti. "Il lavoro decide il futuro" questo deve significare. È prioritario che tutta la Cgil abbia la testa, il cuore e la sua grande forza dedicate ad affrontare la crisi economica, sollecitando e conquistando politiche economiche capaci di ridare al Paese competitività e sviluppo, a risolvere al meglio le tante situazioni di crisi aziendale, a evitare i licenziamenti, a supportare le difficoltà economiche di chi è in cassa integrazione, in mobilità o esodato, e cercare in ogni modo di tutelare e, se possibile far avanzare ed estendere, i diritti e la democrazia nei luoghi di lavoro. "Il lavoro decide il futuro", il titolo del XVII Congresso della Cgil, questo vuol significare e a questo il Congresso deve servire: a far sì che il lavoro, i diritti, la democrazia tornino ad essere valori centrali nella vita sindacale e politica di questo nostro Paese. Stupisce quindi che dirigenti autorevoli e pienamente informati si attardino a ipotizzare, dopo le numerose smentite giunte in questi giorni, il ricorso ad azioni disciplinari nei confronti di qualsivoglia categoria o verso il gruppo dirigente che in questo memento le sta guidando. Per la Cgil il pluralismo delle opinioni è un valore fondativo e insopprimibile e, come tutti ben sanno, il Consiglio nazionale statutario è, per la Cgil, l'equivalente di una suprema corte a cui chiedere l'interpretazione autentica delle norme statutarie, non un'organo giudicante. Per altro, in questi mesi e in questi giorni, ad essa si sono rivolti dirigenti e iscritti che l'hanno interrogata su quesiti che interessano la vita interna del sindacato, comportamenti di singoli dirigenti, senza che alcuno si sia mai sentito vittima di un complotto ordito alle sue spalle. Il congresso della Cgil è un momento più alto di democrazia e di coinvolgimento dei lavoratori all'interno della Cgil. Tutti gli iscritti all'organizzazione hanno il diritto e la possibilità di esprimersi sulla futura linea politica del sindacato e, come deciso dal comitato direttivo della Cgil del 17 gennaio scorso, lo faranno con il loro voto anche sul regolamento attuativo, del 10 gennaio 2014, degli accordi sulla democrazia e rappresentanza sui luoghi di lavoro (28 giugno 20111 e del 31 maggio 2013).




04 febbraio 2014

HUAWEI: COMUNICATO UNITARIO

Venerdì 31 Gennaio si è svolto il terzo incontro sulla piattaforma di II livello presentata dalle organizzazioni sindacali. L’azienda doveva fornire delle risposte tra cui le più importanti sul PdR e sull’assorbimento delle tranche di aumento contrattuale.
Purtroppo abbiamo soltanto potuto constatare la totale mancanza di volontà da parte della dirigenza di condividere con il Sindacato un PdR collettivo e la riconferma, invece, di voler continuare in una politica di remunerazione individualizzata e unidirezionale.
Allo stesso modo ma ancor di più in maniera netta rifiuta qualsiasi ragionamento sul non assorbimento degli aumenti contrattuali ma anzi “arrogandosi” il diritto di procedere con gli assorbimenti e ridistribuire economicamente a chi e come vogliono loro.
Con queste premesse vi erano i presupposti per alzarsi e lasciare il tavolo di confronto ma con la stessa pazienza ed intelligenza che ci porta da molti mesi a confrontarci abbiamo invitato l’azienda a riflettere su alcuni aspetti: un’azienda che si erge in un contesto come il mondo delle TLC con l’ambizione e con la realtà di essere uno dei partner di eccellenza di aziende importanti (Vodafone, Telecom, Wind etc… ) non dovrebbe sottrarsi al confronto con il Sindacato per condividere un PdR che tenga conto di Redditività, produttività e qualità. Anche perché un accordo con le parti sociali permetterebbe una tassazione agevolata e quindi a parità di erogazione più soldi nelle tasche dei suoi dipendenti. Inoltre sarebbe un segnale di continuità in un settore dove tutte le aziende dalle più grandi alle più piccole concertano con le parti sociali un premio di risultato per i propri dipendenti.
Anche sul tema degli assorbimenti è strano che un azienda che si vanta di erogare premi ad personam di una certa consistenza, decida di sminuire tutto il lavoro fatto dalle Organizzazioni Sindacali, con ben due scioperi che hanno visto impegnati migliaia di lavoratori delle TLC anche con manifestazioni Nazionali, nell’ultimo rinnovo contrattuale che dal punto di vista economico permetteva un equo recupero nelle buste paga dei lavoratori.
Da un punto di vista etico è sbagliato riappropriarsi di quanto contrattato collettivamente e poi ridistribuirlo a proprio piacimento, soprattutto perché l’azienda oggi va a togliere nel superminimo assorbibile quanto lei ha distribuito a suo tempo.
L’azienda ha deciso di prendersi 15 gg di riflessione sul tema PdR ma resta inflessibile sugli assorbimenti.
Come Sindacato abbiamo ribadito che i due punti sopra per noi restano inscindibili e che faremo le assemblee con i lavoratori per informarli e decidere insieme il percorso da fare prendendo in considerazione tutte le azioni possibili non trascurando anche quelle di stato di agitazione se ritenute necessarie.
Sempre nella stessa giornata è stata fatta la verifica di alcune tematiche legate all’accordo di maggio 2012 sull’esternalizzazione degli ex colleghi Fastweb. E’ stato deciso di dare seguito a tavoli territoriali vista la peculiarità locale di alcune criticità per poi tornare a fare il punto al tavolo centrale.
Le Segreterie Nazionali

SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL

03 febbraio 2014

Telecom Italia: Comunicato unitario del 3 febbraio 2014

Palermo 3 Febbraio 2014
E’ trascorso quasi un anno dall’accordo del 27 marzo, da quella data si è registrato un accesissimo dibattito tra le OO.SS e i lavoratori in considerazione delle pesanti ricadute sia in termine di salario , che di organizzazione del lavoro che non aveva
precedenti nella storia della nostra azienda. Ma in quella fase era prioritaria e irrinunciabile la tenuta di tutti i livelli occupazionali a fronte della dichiarazione di  3000 esuberi , come quella di scongiurare il processo di societarizzazione del Caring mantenendo il perimetro industriale attuale.
Si é deciso di sostenere l’intesa con l’utilizzo condiviso dei CDS, che hanno trasformato gli esuberi in 32000 lavoratori sottoposti alla solidarietà. Purtroppo da quella data ad oggi ci ritroviamo un’ azienda che dal punto di vista societario registra ancora un assetto piuttosto confuso , l’acquisizione del controllo da parte di telefonica e le diatribe societarie che ne sono seguite ancora rimaste insolute e rimandate al cda di Aprile , il dubbio su chi debba gestire la rete e i mancati investimenti sulla fibra e la tecnica NGN , hanno creato una fase di stallo preoccupante in un settore altamente tecnologico come il nostro dove i ritardi si pagano in termini economici e occupazionali.
Ma quell’accordo aveva in se dei contenuti importanti che riguardavano l‘internalizzazione di attivita Core sia nella rete che nel settore di gestione amministrativa che avrebbe permesso la riconversione lavorativa del personale , in particolare dei lavoratori della DA in scadenza di cds e che pagano un prezzo pesantissimo in termini salariali e la possibile soluzione alle problematiche legate alla chiusura delle sedi del 187 che con molte difficoltà vengono affrontate nei lavori di commissione nazionale. Le richieste pressanti fatte dalle scriventi segreterie/ RSU regionali sui tavoli relazionali , sulla quantità di attività che sono state internalizzate in particolare sulle lavorazioni di rete di accesso, sull’utilizzo della banca ore, e la poca chiarezza della nuova organizzazione dell’attivita dei tecnici pandisti che lascia troppa discrezionalità di gestione agli organi di governo , sulle disponibilità occupazionali a seguito della conclusione dei processi di mobilitè legge 223, tutte richieste rimaste purtroppo senza risposta oppure con informazioni insufficienti e frammentarie , che pagano lo scotto di relazioni sindacali appiattite soltanto sulle esigenze delle linee che spesso pur di affermare le loro tesi bocciano i suggerimenti costruttivi che vengono dalle RSU diretta emanazione delle esigenze dei lavoratori .
Chiediamo che i lavoratori delle sedi oggetto di processi di chiusura vengano individuati come bacino per una riqualificazione professionale. Invitiamo le strutture sindacali interessate a voler verificare la possibilità di un coinvolgimento istituzionale nelle sedi oggetto di chiusura, con l’esigenza di prevedere delle formule di collaborazione reciproca che veda coinvolta l ‘azienda.
In ambito rete si continua con la richiesta di lavoro festivo e straordinario nei fine settimana oltre che con la pratica deplorevole dei premi individuali che mal si addicono con un azienda che chiede sacrifici al 60% della forza lavoro, mentre in altre aree assistiamo ad un inspiegabile abbattimento delle attività MOS a favore di attività MOI che rafforza il lavoro dato in appalto in contraddizione alla prevista internalizzazione di attività, un modello schizofrenico che spesso nasconde interessi economici non sempre trasparenti ed in linea con le “cose” che l’azienda sostiene ai Tavoli relazionali.
Vorremmo essere protagonisti di una nuova fase relazionale che ci veda coinvolti nelle scelte e nelle strategie di riorganizzazione del territorio siciliano che da troppo tempo vede sempre più ridimensionata la presenza dai processi di controllo e verifica.
Le Segreterie Regionali Sicilia
SLC/CGIL - FISTEL/CISL - UILCOM/UIL


Nuova social card, pronte le liste provvisorie

Graduatorie della nuova social card già disponibili (anche se provvisorie), ma non c’è stato nessun assalto ai comuni per ottenere il beneficio. Tuttavia per fare bilanci occorre attendere le graduatorie definitive. È cauto il direttore generale per l’Inclusione sociale del ministero del Welfare, Raffaele Tangorra, nel tirare le prime somme sulla sperimentazione della Nuova social card nelle 12 città italiane con più di 250 mila persone. Sperimentazione che ormai va sotto il nome di Sostegno per l’inclusione attiva, cioè il Sia.
"Le liste dei beneficiari già ci sono – ha affermato il direttore -. Stiamo aspettando le graduatorie definitive. I primi cittadini a ricevere il beneficio sono già identificati e sono coloro che risulteranno comunque beneficiari, qualunque sia l’esito delle richieste di riesame da parte dei cittadini. Ci sarà, quindi, un meccanismo di graduatoria provvisoria e successivamente definitiva. Nei prossimi giorni verranno comunicate quelle provvisorie”. Ai primi in graduatoria rispetto anche ai possibili ricorsi, poi, andrà da subito il sostegno.
Malgrado i bandi per l’assegnazione del beneficio fossero stati aperti già nell’estate del 2013 (con la sola eccezione di Roma che ha avviato il bando a fine gennaio 2014 e terminerà a fine febbraio), ad oggi non ci sono ancora le liste definitive nelle restanti 11 città coinvolte (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Venezia, Verona, Milano e Torino). A rallentare le procedure, la nuova prassi per assegnare la card. Le domande, in un primo momento selezionate dai comuni, sono state inviate all’Inps per effettuare le verifiche sui redditi. Dopo le verifiche, i comuni pubblicheranno graduatorie provvisorie per permettere agli esclusi di presentare ricorso, dopo di che arriverà la lista dei beneficiari.
Nonostante la crisi economica e il record di povertà assoluta fatto registrare nell’ultimo anno dall’Italia, il boom di richieste non c’è stato, ma per a rendere più complessa la raccolta è stata anche l’infelice scelta di raccogliere le domande in piena estate.
Per il capo della direzione generale dell’inclusione sociale,  il vantaggio di una sperimentazione è quello di poter correggere la rotta in corsa e tra le modifiche possibili potrebbero esserci anche gli stringenti parametri individuati dalla prima sperimentazione. “La sperimentazione è fatta apposta per essere flessibile e prima di fare una misura nazionale occorre tarare bene gli obiettivi”. La sperimentazione delle 12 città, anticipa quella dell’allargamento a tutta Italia e non è detto che, dopo l’esperienza dei Comuni, non ci possa essere una revisione dei criteri di ammissione.

Mobbing: non sempre comporta la perdita di professionalità

Essere soggetti a mobbing non implica, automaticamente, subire una perdita di professionalità e di occasioni lavorative. A stabilirlo è una recente sentenza della sezione Lavoro della Corte di Cassazione (la pronuncia è la n. 172 dello scorso 8 gennaio 2014), secondo cui nell'ipotesi di mobbing l'avvenuto accertamento del danno alla salute non implica l'automatico riconoscimento di un danno alla professionalità del lavoratore.

La vicenda esaminata
Il caso sui cui si è espressa la Corte di Cassazione riguarda una dipendente che ha subito diversi provvedimenti disciplinari, e alcuni trasferimenti, attribuendoli a un disegno vessatorio posto ai suoi danni dal proprio datore di lavoro. Per questo motivo la lavoratrice si era rivolta ai giudici di primo grado domandando di condannare il datore per mobbing. Ebbene, in secondo grado viene riconosciuto il diritto al risarcimento del danno alla salute da mobbing, escludendo - tuttavia - un danno contemporaneo alla professionalità. Secondo quanto sancito dalla corte d'Appello, infatti, considerate le mansioni amministrative della persona, la forzata inattività causata dal comportamento illegittimo (e punito) del datore di lavoro, non vi sarebbe comunque stata alcuna perdita di occasione lavorativa o di obsolescenza. Oltre a quanto sopra, integra la pronuncia, la dipendente non avrebbe fatto nulla per provare quel danno.

Il caso in Cassazione
La dipendente ha quindi deciso di ricorrere in Cassazione, contestando due elementi fondamentali. Il primo è relativo alla presunta contradditorietà della motivazione della sentenza di secondo grado, che seppure rileva che le circostanze emerse nel corso del processo sono utili per dimostrare il danno alla salute, non contempla contemporaneamente un danno alla professionalità per la mancata dimostrazione delle circostanze che lo avrebbero determinato.
Il secondo elemento di lamentela da parte della ricorrente è invece la presa di posizione sulla violazione delle norme sulla responsabilità civile del datore di lavoro, sul risarcimento del danno alla professionalità e sull'onere della prova. In pratica, la lavoratrice afferma che il mobbing non può che avere provocato una situazione di "emarginazione professionale", rendendo così presunto il danno alla professionalità.

Le ragioni della Cassazione
La Cassazione si pronuncia a questo punto in maniera piuttosto interessante, respingendo il ricorso e affermando che il danno alla professionalità è ben altra cosa rispetto al danno biologico, poichè gli stessi avrebbero dei presupposti differenti. Mentre infatti il primo riguarda la professionalità del lavoratore, ovvero la propria capacità lavorativa, il secondo riguarda il suo fisico. Pertanto, non può essere censurabile per questo motivo una decisione che pur riconoscendo il primo tipo di danno, non contempla il secondo, e viceversa.
Ancora, la Cassazione precisa come il danno alla professionalità non possa essere "presunto", ma debba essere dimostrato in maniera specifica. A titolo di esempio, la pronuncia segnala come una ipotesi di "dimostrazione" è il legame tra il demansionamento e l'ostacolo alla progressione di carriera: nel caso in oggetto di esame della Suprema Corte, invece, la ricorrente non ha dedotto nulla, affermando che il danno fosse implicito. Infine, la Cassazione ha sottolineato come l'accertamento delle circostanze di fatto non abbia chiarito il danno subito, poichè - anche per questa interpretazione - il danno alla professionalità non può che richiedere la prova (nella fattispecie concreta, evidentemente carente).


British Telecom Italia comunicato congiunto 03-02-2014

Giovedì 30 gennaio si è tenuto l’incontro tra le OO.SS. SLC CGIL, FISTel CISL, UILCOM UIL Nazionali e Territoriali unitamente al Coordinamento delle RSU, con i rappresentanti di British Telecom Itala, presso il Ministero del lavoro. Dopo il mancato accordo del 4 dicembre scorso, sono proseguiti i contatti tra sindacato ed azienda che hanno portato la vertenza in una nuova fase con differenti e importanti presupposti come il Contratto di Solidarietà e la riammissione in servizio dei lavoratori licenziati successivamente al 4 dicembre. L’intera proposta sindacale è stata portata al vaglio delle assemblee che l’hanno approvata a larghissima maggioranza con 402 voti favorevoli, 34 contrari e 12 astenuti.
Le parti hanno quindi proceduto alla firma degli accordi,  con il Ministero, per quanto riguarda la mobilità Legge 223/91 con il criterio della non opposizione,  successivamente si è sottoscritto l’impegno per il contratto di “solidarietà difensivo”  che decorrerà dal 7 aprile 2014 e avrà la durata di 12 mesi rinnovabile per altri 12. Le modalità del C.d.S. saranno successivamente concordate ed avranno una media aziendale del 10, 5%.IL sindacato ritiene positivi i contenuti complessivi dell’accordo in quanto è garantito il perimetro occupazionale dei prossimi 2 anni. I risultati ottenuti sono il frutto soprattutto della lotta dei lavoratori di British Telecom Italia che hanno sempre respinto le originarie posizioni intransigenti dell’azienda.
Nei prossimi giorni si svolgeranno assemblee sui territori per dettagliare i contenuti  dell’intero accordo.
Le Segreterie Nazionali
 SLC CGIL    FISTEL CISL  UILCOM UIL

Agile ex Eutelia, Fiom: "Vertenza non conclusa, urge tavolo di crisi"

La vertenza Agile ex Eutelia non si è affatto conclusa. La Fiom smentisce categoricamente le notizie riportare dai giorni scorso dalla stampa. "La notizia ci sorprende e ci preoccupa, poiché non è così - spiega Fabrizio Potetti, responsabile per la Fiom-Cgil di Agile Eutelia - Ad oggi sono ancora in cassa integrazione circa 800 lavoratrici e lavoratori di Agile che, considerata l'età, sono ancora molto lontani dalla possibilità di andare in pensione e anche di trovare una nuova opportunità di lavoro, senza l'applicazione di tutti i punti dell'Accordo sottoscritto a febbraio 2012 dai ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, dopo diversi incontri alla Presidenza del Consiglio dei ministri".

Secondo Potetti "considerare chiusa la vertenza significa abbandonare a se stesse queste 800 persone e, nello stesso tempo, non rispettare gli impegni assunti da parte delle istituzioni".

"È necessaria, a questo punto, la convocazione urgente del tavolo di crisi di Agile ex Eutelia, affinché venga rispettato quanto convenuto in presenza di interlocutori così autorevoli e definire come procedere all'attivazione immediata dei punti mancanti dell'Accordo del 2012", conclude il sindacalista.

L'accordo firmato dai sindacati e da Cloud Italia, la società che ha preso in carico il ramo tlc di Eutelia, prevedeva l'assunzione immediata di 240 lavoratori delle sedi di Milano, Arezzo, Roma e Napoli e il reintegro a scaglioni dei restanti 119 entro luglio 2014; per quest'ultimi si prevedeva appunto la cassa integrazione e corsi di formazione mirati alla riqualificazione professionale.

Lo scorso 20 dicembre è stato raggiunto un accordo che garantisce ulteriori 6 mesi di cassa integrazione in deroga ai dipendenti di Agile, ex Eutelia, a partire dal primo gennaio 2014, checonsentirà di accompagnare, senza licenziamenti, le misure a sostegno del reimpiego dei lavoratori, previste dall’accordo quadro del 3 febbraio 2012.

“Le iniziative delle lavoratrici e dei lavoratori - spiegava Potetti in quell'occasione - insieme al sostegno di numerosi parlamentari e delle istituzioni locali, hanno portato a un risultato importante che, nel corso dei prossimi mesi, cercheremo di valorizzare ulteriormente, richiedendo per tutto il 2014, così come previsto dagli accordi sottoscritti in sede istituzionale, ammortizzatori sociali e attività dedicate alla platea di lavoratori rimasti in esubero che, se ben gestite, potranno dare risultati positivi in un momento difficilissimo come quello attuale”.

“Un contributo importante per giungere all’accordo - concludeva Potetti - è venuto dal ministero dello Sviluppo economico, dai commissari straordinari di Agile e dal ministero del Lavoro. La fase finale della trattativa ha visto anche la partecipazione del sottosegretario Carlo Dell’Aringa, che ha seguito costantemente la vicenda e ha sottoscritto l’accordo a nome del Governo. Non mancheremo di stimolare ancora tutte le istituzioni sul rispetto integrale delle intese siglate, l’obiettivo della ripresa del lavoro rimane per noi fondamentale”.

Italtel, dai lavoratori ok all'intesa sugli esuburi

I lavoratori di Italtel dicono sì all'accordo tra azienda e sindacati che esclude i licenziamenti prevedendo il ricorso a strumenti conservativi tra cui contratti di solidarietà e la cassa integrazione straordinaria a rotazione. Lo annuncia Roberta Turi, segretaria nazionale della Fiom-Cgil e responsabile del settore Ict.   "Si è concluso il referendum tra le lavoratrici e i lavoratori di Italtel sull’ipotesi di accordo che prevede, a fronte della difficile situazione dell’azienda, una gestione dei problemi occupazionali che esclude i licenziamenti - spiega Turi - Hanno votato 816 lavoratrici e lavoratori su 1.169 presenti, pari al 70%. I sì sono stati 598, pari all’73,3%. I no 196, pari al 24%. Le bianche e le nulle sono state 22, pari all’0,7%".
"Le lavoratrici e i lavoratori hanno condiviso con una larga maggioranza l’ipotesi di accordo che evita i licenziamenti e consente una gestione non traumatica delle problematiche occupazionali per tutta la durata del piano industriale di Italtel 2012-2016 - puntualizza - Ora Italtel deve lavorare per restituire all'azienda prospettive industriali e occupazionali".
Anche il governo, che con Italtel e le organizzazioni sindacali ha firmato il “Memorandum”, ha assunto degli impegni rispetto al settore delle telecomunicazioni. Secondo Turi serve "attuare al più presto i progetti dell'agenda digitale per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi fissati dall'Europa e lavorare affinché si utilizzino i finanziamenti dei fondi strutturali 2014-2020 e della ricerca e sviluppo con Horizon 2020 a sostegno dell'Ict".
Nel dettaglio l’intesa prevede  l’utilizzo della Cassa Integrazione per riorganizzazione aziendale dal 12 aprile al 31 dicembre 2014 per 280 persone, con una rotazione di 80 persone in turni trimestrali. Ai cassintegrati verrà corrisposta una integrazione al trattamento di Cigs di 250 Euro mensili lordi. È previsto l’utilizzo dei Contratti di Solidarietà, sempre dal 12 aprile al 31 dicembre 2014, per 800 persone: la riduzione oraria sarà di 1 ora e 20 minuti giornalieri.
Ai lavoratori che aderiranno al piano di uscite previsto dall’accordo, l’azienda corrisponderà una somma a titolo di incentivo all’esodo fino ad un massimo di 12 mensilità, graduato in ragione ai tempi di adesione. L’azienda metterà a disposizione dei lavoratori in Cigs uno specifico servizio di outplacement, servendosi di primarie società specializzate del settore, e aprirà una procedura di mobilità su base volontaria con uscita entro il 30 gennaio 2014.
Infine per garantire un ottimale bilanciamento della sostenibilità economica del Piano Industriale, è stata definita la revisione di alcuni istituti normativi (reperibilità, indennità di trasferta, ore viaggio, premio di anzianità aziendale) e dei connessi trattamenti previsti dalla contrattazione integrativa aziendale, di maggior favore rispetto al contratto nazionale di lavoro. La palla passa ora ai lavoratori che voteranno l’intesa in un referendum che si terrà tra il 29 e il 31 gennaio.

Legge di stabilità: le nuove tasse, il triplo del previsto tra il 2014 e il 2016

Tasse su tasse, nella legge di stabilità, per far quadrare i conti. E così il peso fiscale nel triennio 2014-2016 è triplicato tra la bozza della legge di stabilità e la sua versione finale. Lo afferma Confcommercio sulla base dei dati Bankitalia, Istat e Cer. Secondo l’analisi, nel periodo 2014-2016 l’aumento di imposizione previsto dalla versione finale della Legge di Stabilità è salito ad oltre 4,6 miliardi, rispetto agli iniziali 1,6 miliardi del disegno di legge originario. Di contro le famiglie sono sempre più povere (persi 18 mila euro a testa di ricchezza) e i consumi fermi (-4,2% nel 2012).
Solo per il 2014, osserva Confcommercio, da una previsione iniziale di maggiori entrate pari a 973 milioni, si è arrivati ad oltre 2,1 miliardi, con un incremento di quasi il 120%; per il 2015, si passa addirittura da una previsione di riduzione del carico impositivo (-496 milioni) ad un aggravio di 639 milioni; a fronte di questi aumenti.
”Ancora una volta – afferma l’organizzazione dei commercianti – si conferma l’intenzione di continuare ad utilizzare la leva fiscale per far quadrare i conti pubblici invece di attuare quelle riforme indispensabili per sostenere famiglie e imprese e far ripartire l’economia”.
Nel 2012 la ricchezza netta pro capite - composta sia di abitazioni sia di strumenti finanziari, al netto dei debiti – è tornata ai livelli del 2002 perdendo, rispetto al massimo raggiunto nel 2006, oltre 18.000 euro a testa. Il reddito disponibile pro capite, tra il 2007 e la fine del 2013, ha subito una riduzione cumulata di oltre il 13% facendo, anche in questo caso, un grande balzo all’indietro tornando, al netto dell’inflazione, ai livelli della seconda metà degli anni ’80. Confcommercio evidenzia come il “drammatico calo dei consumi registrato negli ultimi anni (-2,4% nel biennio 2008-2009 e -4,2% nel 2012) e le sue incerte prospettive anche per il 2014, sia una evidente, e preoccupante, cartina di tornasole di queste dinamiche della ricchezza delle famiglie”.

A questo proposito Confcommercio evidenzia come, al di là degli effetti della crisi, anche le modifiche intervenute nel lungo periodo sul versante della composizione delle strutture familiari incidano sui comportamenti di spesa. Rispetto a 35 anni fa la struttura della popolazione è fortemente cambiata: crescono i nuclei familiari monocomponenti, soprattutto quelli con anziani soli che in percentuale sono quasi triplicati, passando dal 5% del 1977 al 15,1% del 2012. Le coppie con figli sono ormai meno del 40% (erano quasi il 53% nel 1977 e comunque oltre il 44% nel 2000). Una popolazione sempre più anziana e composta da nuclei familiari sempre più piccoli sposta l’allocazione delle risorse verso le cure mediche, l’assistenza e i servizi alla persona. Questi cambiamenti della domanda – conclude Confcommercio -richiedono una risposta anche da parte delle imprese del terziario di mercato.