14 settembre 2015

Crisi Teatro Stabile, Rota (Cgil) e Foti ( Slc Cgil) chiedono "un' assemblea straordinaria dei soci del Teatro alla presenza delle parti sociali"


La crisi del Teatro Stabile ha radici lontane nel tempo e non può essere addebitata solo alla disfunzioni gestionali. E mentre il gioco allo sfascio continua, i lavoratori dell'Ente non vengano pagati da mesi. Per questo la Cgil e la Slc Cgil di Catania, chiedono un' assemblea straordinaria dei soci del Teatro alla presenza delle parti sociali. La pensano così i segretari generali delle due sigle sindacali, Giacomo Rota e Davide Foti, che in una nota sottolineano: "Sosteniamo da tempo che nei confronti del Teatro Stabile di Catania e dei suoi lavoratori siano in corso continui attacchi pilotati da una parte della politica. La grave situazione economica e finanziaria in cui versa l'Ente non può essere attribuita solamente ad eventuali disfunzioni organizzative e gestionali; sarebbe meglio dire che le disavventure finanziarie del prestigioso Teatro di Prosa della nostra città, abbiano avuto inizio nel 2012, allorquando alcuni politicanti pensarono che la "conquista" del Teatro sarebbe stata funzionale ad eventuali operazioni di scambio. Tutto questo lo abbiamo denunciato nelle sedi istituzionali.

Oggi, purtroppo, bisogna denunciare che il gioco allo sfascio continua e ciò anche a danno degli operatori e dei lavoratori del Teatro; questi ultimi non ricevono le retribuzioni da aprile 2015 e alcuni artisti non vengono pagati dal gennaio 2015, e ciò accade nonostante da parte dell'ente si sia provveduto all'approvazione di tutte le delibere necessarie (bilancio consuntivo 2014 e persino il bilancio preventivo 2015). La deliberazione di tali atti avrebbe dovuto permettere lo sblocco di tutte le risorse assegnate dalle istituzioni pubbliche competenti . Tali risorse sono necessarie alla regolarizzazione dei pagamenti ed al pieno sviluppo dei programmi (Regione circa 800 mila euro e FUS nazionale più di 1 milione di euro e la provincia circa 500 mila euro). I motivi per cui queste risorse stentano ad arrivare sono di carattere tecnico/burocratico, in quanto ci viene detto che sarebbe necessario innanzitutto poter entrare in possesso del DURC (documento unico di regolarità contributiva").

Continua la nota a firma Rota e Foti. "A tal punto sarebbe possibile procedere ad una rapida compensazione tra risorse regionali da erogare e regolarizzazione della posizione contributiva e previdenziale, ciò permetterebbe all'ente di ottenere il DURC e quindi sbloccare l'erogazione del Fus, Fondo unico spettacoli, da parte del ministero. Noi pensiamo che questo gioco al massacro debba finire. I lavoratori, l'ente e la Città meritano lo stesso rispetto di cui gode l'Ente in ambito nazionale. La CGIL a tal punto chiede che venga fatta definitivamente chiarezza e che si convochi una assemblea straordinaria dei soci del Teatro alla presenza delle parti sociali nel corso della quale possano emergere con chiarezza le posizioni e le responsabilità".




COMUNICATO: ENNESIMO EPISODIO DI MORTI SUL LAVORO


La SLC CGIL SICILIA esprime sentito cordoglio e commossa solidarietà alle famiglie dei due giovani operai deceduti mentre stavano svolgendo il proprio lavoro nello stabilimento petrolchimico di Priolo.
Non si può morire di lavoro. Nessuno mai dovrebbe morire così. La sicurezza nei posti di lavoro, ancora oggi, non può essere considerata un costo ma la condizione preliminare e indispensabile di qualsiasi attività.
Il Coordinatore Regionale SLC CGIL SICILIA

Davide Foti

08 settembre 2015

Telecom Italia: Accordo separato del 7 settembre 2015: il pasticcio è servito

Nella serata di ieri è stato sottoscritto tra Telecom Italia e Cisl, Uil e Ugl – il Ministero non ha firmato – un verbale di accordo “quadro” che dovrebbe definire le linee politico – sindacali della prossima attività di Telecom Italia.
L’accordo definisce 3330 esuberi: 330 in più rispetto a quelli dichiarati formalmente da Telecom in sede ministeriale all’inizio di questa vicenda. In questo modo Telecom disattende gli impegni assunti con la sottoscrizione degli accordi del marzo 2013 con i quali, a fronte di un intervento che ha consentito una riduzione del costo del personale e un recupero di produttività, si era impegnata ad azzerare gli esuberi denunciati allora attraverso l’internalizzazione di attività gestite all’esterno ed una conseguente riqualificazione del personale che prevedeva lo spostamento di centinaia di persone verso Open Access. Impegno questo disatteso e riproposto con grande enfasi per la seconda volta all’interno dell’accordo separato.
Il seguito è storia recente. La trattativa sulla modifica organizzativa del caring con l’ipotesi di accordo del 18 dicembre, respinta dai lavoratori con il voto del referendum. Parte da quel momento una tenace voglia punitiva esercitata dai vertici aziendali nei confronti dei lavoratori, cercando di coinvolgere in questo le organizzazioni sindacali. In quest’ottica la decisione di drammatizzare la vertenza annunciando la societarizzazione del caring (in realtà non esiste un solo atto ufficiale dell’azienda per perseguire quella decisione) quale strumento per piegare le organizzazioni sindacali ed i lavoratori ad un accordo inaccettabile.
Così nascono gli esuberi, esuberi che tutti ammettono non esserci, che contraddicono gli accordi del 27 marzo 2013, dei quali non si dichiarano le motivazioni e gli interventi necessari a riassorbirli; una miope politica che si limita a “succhiare” ancora tre anni di solidarietà senza pensare alle prospettive future e al danno per i dipendenti che, è opportuno ricordarlo, sulla solidarietà avranno un’integrazione economica molto inferiore a quella degli anni precedenti, avendo la riforma fissato tetti di integrazione salariale che variano dal 50 al 20% di integrazione.
L’accordo “quadro” è tutto qui: la certificazione da parte del sindacato di un numero di esuberi superiore a quelli inizialmente dichiarati dall’azienda e una serie di buoni propositi che come al solito non troveranno applicazione.
Anche la societarizzazione del caring (che abbiamo ragione di credere non fosse nei progetti reali dell’azienda) viene fintamente ritirata perché il testo dell’accordo consente all’azienda di riproporla successivamente; infatti , come recita il testo, il superamento è collocato… “in questa cornice di riferimento”. Siamo perciò autorizzati a ritenere che il ricatto della societarizzazione possa essere riproposto non appena l’azienda, sulla base di proprie valutazioni, riterrà cambiata la “cornice di riferimento”. Insomma…fra quadri e cornici una bella galleria degli orrori!
Ora inizia la parte difficile. L’accordo “quadro” non ha nessun effetto automatico: agli effetti pratici e giuridici non ha alcun valore. L’azienda dovrà aprire le procedure di legge per attivare la mobilità volontaria (la legge stabilisce i tempi della procedura che nessun accordo può limitare a danno di altri) e successivamente iniziare il confronto sulla solidarietà difensiva.
Per raggiungere l’accordo sarà necessaria la maggioranza del coordinamento nazionale delle RSU. Scontato che non ci sarà in TIIT dove la CGIL da sola rappresenta oltre la metà della rappresentanza. Nel coordinamento Telecom abbiamo ragione di ritenere che, oltre alla posizione dei delegati della SLC-CGIL, vi saranno sicuramente tantissimi altri componenti non disponibili a consegnare ai propri colleghi nei posti di lavoro un ulteriore pacco di esuberi scollegato da qualsiasi prospettiva di sviluppo.
La cosa inspiegabile rispetto allo scenario che l’azienda ha voluto determinare sono, però, le prospettive che si creeranno.
Il 27 marzo 2013 i lavoratori hanno accettato una scommessa importante: hanno ridotto la loro retribuzione, hanno accettato di lavorare di più in cambio della garanzia sull’internalizzazione delle attività che avrebbe garantito l’occupazione. Tale fase ha consentito ingenti risparmi all’azienda e effettuando implementazioni di quell’accordo si sarebbe potuto migliorare ancora.
In questo modo azienda e dipendenti avrebbero potuto dare il loro meglio per consentire all’azienda di vincere la competizione sul mercato. Sino a pochi mesi fa questo era anche il pensiero dei vertici aziendali, accompagnato da una necessità condivisa di procedere all’assunzione di giovani che avrebbero fornito nuove competenze e nuova vitalità all’azienda. Proprio in tema di ricambio generazionale e professionale, sarebbe opportuno che i dirigenti aziendali leggessero con attenzione le norme sugli ammortizzatori sociali recentemente approvate: lo capiscono tutti- e quindi presumibilmente anche loro- che l’accordo appena firmato impedirà tali processi.
Invece ci troveremo ad affrontare partite difficili – le decisioni di AGCom sui ricorsi degli OLO rischiano di impattare pesantemente sull’occupazione di Open Access – in un clima pessimo che renderà complicato l’individuazione di qualsiasi soluzione comune.
A chi giova tutto questo e di chi sia la responsabilità è un interrogativo che tutti dovremmo porci.
Infine, per rendere praticabile questo percorso, nelle settimane precedenti TUTTI i sindacati, con l’esclusione di SLC CGIL, hanno sottoscritto un verbale di accordo per prorogare la vita delle RSU e rinviare il voto dei lavoratori.
L’obbiettivo è chiaro: non consentire ai lavoratori di giudicare l’operato delle organizzazioni sindacali ed esprimere un voto conseguente.
L’accordo interconfederale che disciplina la materia non consente proroghe alla vita delle RSU e prevede che le elezioni possano essere aperte congiuntamente o disgiuntamente dalle organizzazioni sindacali.
SLC CGIL ritiene che il voto dei lavoratori non possa essere scippato, soprattutto per consentire la firma di accordi che scaricano sui lavoratori le incapacità del gruppo dirigente aziendale di rilanciare l’azienda in un quadro di sviluppo. Per questo SLC-CGIL avvierà quanto prima le procedure per l’elezione delle RSU
Nel frattempo è opportuno convocare le assemblee presso tutti i posti di lavoro e far pronunciare le lavoratrici e i lavoratori di Telecom sui contenuti dell’accordo “quadro” in modo da rafforzare la posizione di SLC CGIL ai tavoli negoziali.
Roma, 8 settembre 2015

La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

07 settembre 2015

Telecom Italia: Accordo separato


Telecom: Azzola (Slc Cgil), accordo separato inutile e nocivo per il futuro dell’azienda
“Solo in Italia un’azienda può riempire i giornali dichiarando la necessità di dover assumere 4000 giovani prima, per poi sottoscrivere un accordo su 3330 esuberi. E solo nel nostro Paese si può realizzare un accordo in sede Ministeriale certificando esuberi che nella realtà non esistono e di cui nessuno conosce collocazione e ambito di attività.” Così Michele Azzola, segretario nazionale di Slc Cgil, commenta l’accordo sottoscritto dal Ministero, Cisl e Uil.
”Null’altro se non arroganza può portare a dichiarare di voler gestire gli esuberi con i contratti di solidarietà quando il recente decreto di riforma degli ammortizzatori sociali non chiarisce se per un’azienda che ne ha già usufruito per quattro anni consecutivi vi sia ancora disponibilità di utilizzo, nè valutare gli impatti della riforma che incidono pesantemente sulla retribuzione dei lavoratori.”
“Non è la trama di un film surreale ma sono i contenuti dell’accordo quadro sottoscritto oggi al Ministero dello Sviluppo Economico. Talmente surreale che lo stesso Ministero non ha sottoscritto l’intesa, firmata solo dalle parti, limitandosi a redigere un verbale d’incontro, forse per evitare di dover certificare esuberi per i quali non è stata affrontata la discussione prevista dalla legislazione vigente impedendo ogni approfondimento sulle motivazioni e sugli interventi necessari a ridimensionarli.”
“Si accantona, infine, definitivamente il progetto di assunzioni attraverso lo strumento della solidarietà espansiva, messo a disposizione dei recenti decreti voluti dal Governo, che prevede che vi si possa ricorrere solo a condizione che non siano stati utilizzati strumenti di ammortizzatori difensivi nei 12 mesi precedenti.”
“Il tutto su un accordo “quadro” privo di ogni efficacia – sottolinea Azzola - e che rimanda a successivi accordi da definire in azienda con la presenza delle RSU, per le quali i firmatari hanno nei giorni scorsi deciso arbitrariamente e in maniera difforme da quanto previsto dagli accordi interconfederali, di prorogarne la validità cercando di impedire il legittimo voto dei lavoratori per evitare un giudizio sul comportamento del sindacato in azienda.”
“Telecom, principale operatore di TLC coinvolto dalle riorganizzazioni mondiali del settore e alla presa con una difficile situazione di mercato, decide così di sottoscrivere un accordo privo di ogni efficacia, poiché l’accordo “quadro” definisce solamente un impegno politico da concretizzarsi con successivi accordi sottoscritti con le RSU, escludendo il principale interlocutore presente in azienda: Slc Cgil, che da sola ha ricevuto quasi il 40% dei consensi dei lavoratori.”
“A cosa servirà questa inutile prova di forza? – chiede Azzola - Solo a inasprire il confronto in azienda, condizione gravissima per un operatore di servizi che per uscire dalla grave crisi di mercato dovrebbe in primis fare una scommessa con l’insieme dei suoi dipendenti. Invece, si rinuncia a seguire gli accordi del 27 marzo 2013, che hanno consentito ingenti risparmi all’azienda attraverso efficienze e internalizzazioni di attività, per affrontare un’avventura i cui risultati saranno tutti da conquistare e che produrrà una ulteriore scollatura tra vertici aziendali e i dipendenti.”
“La giustificazione sindacale per la firma di tale intesa sta nell’evitare una societarizzazione del servizio caring che non è mai stata nelle reali volontà aziendali come si può tranquillamente comprendere da tutti gli atti ufficiali della società.”

“Slc Cgil non potrà che reagire a questa provocazione nell’unico modo che ritiene accettabile – conclude il sindacalista: avviare un confronto con i lavoratori, consentire loro di scegliere la propria rappresentanza aziendale attraverso il voto previsto dagli accordi interconfederali, aprendo una vertenzialità su ogni singola tematica, per garantire i diritti e le tutele del personale ed evitare che una gestione non sempre brillante, vedasi le multe milionarie erogate dal soggetto regolatore che da sole valgono svariate volte quanto si risparmia con la solidarietà, sia pagata solo dai lavoratori.”

Pensioni: tanto rumore per nulla

Dunque è tutto rimandato all’anno prossimo: svaniscono le speranze di milioni di lavoratori dipendenti e autonomi che aspettavano nuove forme di pensioni anticipate per non dover attendere il raggiungimento dell’età anagrafica necessaria per la pensione di vecchiaia, cioè 66 anni e rotti (soglia fra l’altro in aumento nei prossimi anni!).
Né Renzi e né Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, hanno toccato l’argomento pensioni nell’incontro a Cernobbio. La Legge Fornero, insomma, non si tocca.
Le ultime notizie arrivano da Repubblica: nella Legge di Stabilità 2016, in arrivo in questi ultimi mesi del 2015, non ci sarà spazio per le pensioni. Il governo Renzi mette da parte le modifiche alla riforma Fornero, auspicate persino dall’ex ministro Elsa Fornero, semplicemente perché non ci sono le coperture.

Da Palazzo Chigi ammettono che per una riforma pensioni sarebbe necessario un negoziato con la Commissione di Bruxelles, ma la scelta del governo Renzi è quella di giocarsi la mediazione “sui parametri legati agli investimenti, non per la spesa pensionistica“.

03 settembre 2015

Davide Foti è stato eletto coordinatore generale SLC CGIL Sicilia

Davide Foti, 41 anni, è stato eletto coordinatore generale SLC CGIL Sicilia, la categoria della CGIL che si occupa di telecomunicazioni, poste, emittenza, teatri e spettacolo, Industrie poligrafiche e della carta, cinema.
Davide Foti , seppur giovanissimo, ha iniziato il suo percorso sindacale dal 2003 quando è stato eletto Rsu regionale Telecom e poi Rsu nazionale Telecom dal 2009.
Nel 2007 è stato , nel frattempo, eletto componente della segreteria provinciale SLC CGIL occupandosi dell’intero comparto delle telecomunicazioni e dal luglio 2011 segretario generale della Slc Cgil di Catania, carica che continuerà a ricoprire.
Nel corso della sua militanza e nel periodo in cui ha condotto la organizzazione sindacale che continua a dirigere, è stato impegnato in vertenze sindacali di notevole complessità quale quella dei call center e delle telecomunicazioni in genere, dei teatri e dell'emittenza privata e d il numero degli iscritti ad Slc Cgil Catania nel periodo in cui ha diretto la categoria sindacale si è più che triplicato.
"Credo molto nel lavoro di gruppo e nel suo valore sociale. Fare il sindacalista è mettere a disposizione della collettività passione, impegno ed esperienza e questo insieme di valori non deve venire mai meno. Cercheremo di mettercela tutta per aprirci alla interlocuzione con le parti sociali e politiche affinché nei nostri giovani non venga mai meno la speranza per un lavoro dignitoso e stabile guardando sempre alle nuove frontiere, ai nuovi investimenti ed alle nuove opportunità che ci vengono offerte da un mercato che altrove punta molto sulla ricerca e sulla innovazione.

20 agosto 2015

Le assenze per malattia non giustificano il licenziamento

Assentarsi per malattia - 52 giorni nel corso di quattro anni - non è un motivo sufficiente per giustificare un licenziamento per scarso rendimento. Battendo su questo principio, la Cassazione ha riaperto la battaglia legate tra un conducente dell’Atm di Milano e l’azienda dei trasporti. La Corte d’appello riunita in diversa composizione, rimanendo nei binari tracciati dai supremi giudici, dovrà tornare a esaminare il ricorso del dipendente privato del posto di lavoro a causa dei turni saltati per ragioni di salute. In primo grado il tribunale milanese aveva dato torto all’autista, e ragione ad Atm, ritenendo che le assenze per malattia erano dimostrative dello scarso rendimento in servizio, contestazione alla base di un licenziamento ritenuto corretto.
Ora la questione andrà rivista, mettendo in discussione la decisione del datore di lavoro. “L’ipotesi dello scarso rendimento è diversa e separata da quella delle ripetute assenze per malattia”, sottolineano gli ermellini, “inoltre, mentre lo scarso rendimento è caratterizzato da colpa del lavoratore, non altrettanto può dirsi per le assenze dovute a malattia. E poiché è stato intimato per scarso rendimento dovuto essenzialmente all’elevato numero di assenze - ma non tali da esaurire il periodo massimo previsto - il recesso in oggetto si rivela ingiustificato”.

Tfr azienda insolvente: chi lo paga?

In caso di cessazione del rapporto di lavoro al dipendente deve essere riconosciuto un trattamento di fine rapporto che, se non pagato dal datore di lavoro, è garantito dal Fondo di Garanzia dell’Inps.
A chiarire la questione è la sentenza numero 7585 del 1 aprile 2011 della Corte di Cassazione in cui si stabilisce che il Fondo di Garanzia dell’Inps si sostituisce al datore di lavoro non solo qualora sussiste il fallimento ma anche quando il datore di lavoro si dimostra insolvente.
Il pagamento del Tfr che spetta al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro avviene in ogni caso ed è, quindi, garantito.
Secondo quanto disposto dal comma 5 dell’articolo 2 della legge numero 297 del 1982, anche quando non sussiste tecnicamente il fallimento dell’azienda, quando il datore di lavoro non adempie alla corresponsione del Tfr il lavoratore può chiedere il pagamento del trattamento di fine rapporto al Fondo di Garanzia dell’Inps.
La pronuncia del 2011 della Corte di Cassazione sin riferisce al caso dei una lavoratrice cui il datore di lavoro non aveva riconosciuto il pagamento del tfr maturato. Inizialmente la richiesta presentata al Fondo di Garanzia era stata rigettata poiché non era presente la dichiarazione di fallimento da parte del datore di lavoro, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza in appella volendo ancora una volta tutelare i lavoratori.
La seconda sentenza, la 15369 del 2014, pronunciata dalla Cassazione civile ha confermato fugando ogni dubbio che il Tfr deve essere erogato dal Fondo di Garanzia dell’Inps anche se l’azienda è insolvente, anche in assenza della dichiarazione di fallimento.


Fine dei co.co.pro.?

Addio ai contratti di collaborazione a progetto: forse più noti con la loro abbreviazione, i co.co.pro. non potranno più, a partire dall’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs act, il terzo, essere attivati, andando così a esaurimento. L’intenzione del Governo è quella di “rottamarli”, per usare le parole dello stesso Renzi, facendoli così confluire nel nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. La stipula di contratti di collaborazione sarà quindi sottoposta a limiti più rigorosi: in caso di prestazioni personali, continuative ed etero-organizzate dall’impresa per quanto riguarda luoghi e tempi di lavoro, essa verrà direttamente esclusa e sostituita con il contratto a tutele crescenti. Dal primo gennaio del 2016 simili collaborazioni potranno essere ricondotte a lavoro subordinato: compito che spetta direttamente al giudice o a un ispettore del lavoro. “Potranno”, perché, è certo, non tutte le 416mila collaborazioni a progetto (stime dell’Associazione 20 Maggio) approderanno liberamente al contratto a tempo indeterminato, senza contare poi il rischio di eventuali “furbate” a opera dei datori, che, dato il tetto dei compensi innalzato a 7000 euro, potrebbero mascherare con i “supervoucher” il lavoro dipendente.
Non mancano inoltre le eccezioni: per i contratti di collaborazione a progetto non sono infatti previste limitazioni nel caso in cui si dovesse trattare di lavoratori iscritti ad albi professionali, così come per le società sportive dilettantistiche e a specifici settori regolamentati da accordi collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali (è il caso dei call center): questi lavoratori continueranno infatti a lavorare a progetto, senza poter sperare in un’assunzione vera e propria. Sottolinea Aldo Bottini, presidente di Agi (l’associazione degli avvocati giuslavoristi italiani), che rimarrà infatti - ma con un perimetro sempre più ristretto - la cosiddetta zona grigia, situazioni cioè in cui sarà il giudice stesso a dover decidere tra le due parti in causa. I commessi e i pony express addetti alle consegne ed inquadrati in gran parte dalle aziende spedizioniere come collaboratori a progetto, ne sono un esempio: dal 1 gennaio potranno anche loro rivendicare un contratto dipendente. Fondamentalmente quindi, un pony express o un corriere, che in genere lavorano in regime di collaborazione con le aziende spedizioniere, il cui contratto dovesse scadere il 1° febbraio, lavorerà fino a questa data come collaboratore, dopodiché la sua collaborazione dovrà essere trasformata in un contratto di lavoro subordinato.

Congedo parentale: scatta la novità della fruizione a ore

Mamma è papà potranno assentarsi dall’ufficio anche solo per poche ore. E’ questa la novità introdotta nel Testo Unico maternità/paternità della legge di Stabilità 2013 che contempla la possibilità di richiedere (e ottenere) un congedo parentale a ore. La misura che, stando alle prime informazioni circolate, avrebbe dovuto riguardare solo il 2015 diventerà, con ogni probabilità, permanente.
Ma cosa prevede esattamente? La possibilità, per i genitori che ne faranno specifica richiesta, di astenersi dal luogo di lavoro solo per alcune ore, secondo modalità che dovranno essere concordate con il datore di lavoro. Ma niente paura: se il capo dovesse mostrarsi poco propenso a concederlo, il dipendente potrà comunque usufruire del nuovo congedo. Senza “mercanteggiare”, però, sul numero delle ore di astensione che dovranno necessariamente coincidere con la metà dell’orario medio giornaliero (in pratica, mezza giornata di lavoro).

La richiesta del nuovo congedo (che va ad aggiungersi ai già esistenti giornalieri e mensili) dovrà essere presentata, al datore di lavoro, con un margine di anticipo di almeno due giorni e dovrà contenere indicazioni puntuali sul periodo in cui si intende usufruire dello strumento. Per ottenerlo, basterà collegarsi al sito dell’Inps e inoltrare una specifica richiesta on line. Oppure telefonare al Call Center integrato o chiedere aiuto e assistenza ai Patronati che offrono, da oggi, servizi telematici ad hoc.

Incidente in itinere nel tragitto casa-lavoro: vale il domicilio


Per il risarcimento dovuto dall’Inail in caso di infortunio nel tragitto “casa-lavoro”, bisogna considerare solo il percorso quotidianamente effettuato dal dipendente, anche se il luogo di partenza non è la residenza, ma solo il domicilio. Pertanto, se un giorno il dipendente parte da un altro luogo (per esempio la seconda casa), ove ha fissato la residenza, ma si tratta appunto di luogo diverso da quello abitualmente utilizzato per recarsi sul lavoro, non potrà ottenere alcun risarcimento nel caso di infortunio.   La legge prevede la possibilità di indennizzo, da parte dell’Inail, tutte le volte in cui il lavoratore abbia subito un danno nel percorso tra casa e lavoro. È il cosiddetto infortunio in itinere, soggetto comunque a specifiche regole e limiti (leggi: “Infortunio in itinere”). In estrema sintesi, si può dire che, per aver diritto all’indennizzo, il dipendente deve essere stato nell’impossibilità di utilizzare mezzi pubblici, deve aver scelto il percorso più breve, non deve aver scelto percorsi alternativi (per esempio, per svolgere altre commissioni), non deve aver percorso tragitti diversi da quello “casa”-“lavoro”.   Per “casa” non si intende, però, necessariamente la residenza, ma solo il luogo di abituale partenza per recarsi al lavoro, anche se coincide con il semplice domicilio. È questa l’interpretazione fornita dalla giurisprudenza della Cassazione [1].   Nessun risarcimento, dunque, spetta se l’incidente si verifica non lungo il tragitto che ordinariamente il lavoratore percorre per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro e viceversa. Insomma, il percorso ordinariamente seguito per andare a lavorare non deve essere diverso da quello seguito il giorno del sinistro.   Il lavoratore infine non deve comportarsi in modo imprudente. Viene quindi escluso il risarcimento per aver deciso di viaggiare nelle ore notturne, effettuando una scelta non giustificata e non razionale che comporta un rischio “elettivo”, assunto senza che ve ne fosse la benché minima necessità. Questo basta ad escludere la copertura antinfortunistica e a qualificare il comportamento tenuto come imprudente. -

Tlc: Azzola su fusione Wind – 3 Italia: bene consolidamento, ora ripensare politiche di settore

“L’atteso annuncio della fusione tra Wind e 3 Italia è una notizia positiva perché anche nel nostro Paese era necessario procedere a un consolidamento del mercato per garantire gli ingenti investimenti che le imprese di telecomunicazioni dovranno realizzare nei prossimi anni.” così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.
“La fusione non va considerata come un elemento a se stante ma va vista in prospettiva nell’ambito del ripensamento dell’intero settore delle TLC che – aggiunge Azzola – negli ultimi anni, divorato da una competizione sui prezzi senza paragoni in altri mercati europei, ha incentrato tutte le sue politiche sulla riduzione dei costi, rallentando gli investimenti necessari e peggiorando la qualità complessiva del servizio offerto ai clienti.”
“Questa condizione ha generato, nell’ultimo triennio, un decadimento della qualità del lavoro con numerose crisi occupazionali che si sono aperte e una generale perdita di diritti e salario per tutto il personale impiegato nel settore, con il ritorno, attraverso la politica degli appalti, a forme di lavoro irregolare e mal retribuito e costi sociali enormi, in termini di ammortizzatori.”
“La fusione deve diventare l’occasione per ribaltare la politica della riduzione dei costi – prosegue il sindacalista – e  sviluppare una competizione che metta al centro del processo il cliente, focalizzando politiche di servizi innovativi e di qualità con cui  assicurarsi la fidelizzazione.”
“Il giudizio sulla fusione non potrà, però, prescindere dall’illustrazione del piano industriale del nuovo colosso italiano delle TLC, con particolare riferimento alle ricadute occupazionali che il progetto comporterà e agli strumenti di gestione che si intenderanno adottare.”

“E’ evidente che se la fusione dovesse comportare tagli occupazionali inaccettabili, vedrà il sindacato schierarsi con i lavoratori per modificarne l’impostazione – conclude Azzola. Se, come noi speriamo, il piano sarà incentrato sugli interventi di riequilibrio necessari e sulla scelta di strumenti da adottare che evitino ricadute traumatiche sui lavoratori, troverà il sindacato pronto a fare la sua parte. Per questi motivi, già dai prossimi giorni procederemo a chiedere ai vertici delle due società un apposito incontro.”

Telperformance comunicato Slc Cgil

Con la stipula del Contratto di Solidarietà si è chiusa la vertenza che ha tenuto in forte apprensione le lavoratrici ed i lavoratori di Teleperformance.
L’intesa ripristina una normalità contrattuale sancendo la definitiva uscita dall’accordo sottoscritto nel gennaio del 2013 ed introduce elementi di efficientamento operativo completamente in linea con quanto fatto sino ad oggi nelle altre azienda del settore.
In queste settimane molto si è discusso, spesso a sproposito, di flessibilità, come SLC-CGIL riteniamo prioritario riacquisire da subito un clima di fiducia fra i lavoratori, vero presupposto per il rilancio dell’azienda ed elemento imprescindibile per qualsiasi possibile intervento futuro sull’organizzazione del lavoro.
Ora bisogna concentrare gli sforzi affinchè il settore dei call center in outsourcing arrivi ad una regolamentazione che, unica, può davvero portare Teleperformance, come gli altri call center in outsourcing, verso una condizione di maggiore stabilità e prospettive di futuro reali.
Il raggiungimento di un accordo che portasse l’azienda a revocare la decisione di societarizzare il call center di Fiumicino, lasciando le sedi di Taranto e Roma ad un futuro decisamente difficile, non era affatto scontato. Un ruolo importante è stato giocato dalle lavoratrici e dai lavoratori delle tre sedi che hanno fatto sentire costantemente la loro presenza consapevole e convinta e dalla mediazione attiva della struttura del Ministero del Lavoro e della Sottosegretaria Teresa Bellanova in particolare.

La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

02 agosto 2015

Telecom: comunicato Slc su incontro al Mise

Telecom Italia ha confermato ieri all’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico quanto già annunciato nei giorni scorsi.
Oltre a confermare i 1700 esuberi strutturali (nelle aree di staff, nel cross activity di Open Access, nella Directory Assistance e nell’informatica), l’azienda ha formalizzato la propria offerta per non societarizzare la divisione caring services : il riconoscimento da parte sindacale di ulteriori 1300 esuberi, l’accordo sul controllo individuale della produttività (ma non era superato dagli eventi??), passaggi di personale verso altri settori aziendali e l’attivazione dell’art. 4 della “Legge Fornero” per il pensionamento anticipato.
Come SLC-CGIL non abbiamo potuto che ribadire ciò che andiamo dicendo da settimane.
L’esistenza di esuberi strutturali in Telecom Italia, dopo quattro anni di ammortizzatori sociali e un accordo molto complesso come quello del 27 marzo 2013 finalizzato proprio al superamento delle eccedenze, è del tutto pretestuosa. Noi abbiamo espresso da subito la nostra assoluta disponibilità ad affrontare il tema delle eventuali riprofessionalizzazioni in ambito delle aree di staff attraverso un percorso di analisi serio di un mondo composito. Tutto il resto continua ad avere un intollerabile aspetto di strumentalità trattandosi di aree dove si è massicciamente intervenuti negli ultimi 4 anni sia con il ricorso agli ammortizzatori sociali sia con programmi di reinternalizzazione di attività.
Un capitolo a parte merita poi la vicenda del caring. Qui le piroette aziendali diventano addirittura ardite. “Pur confermando che nel caring non ci sono esuberi” (citiamo letteralmente documenti sindacali in circolazione in queste ore) ci sembra di poter dire che, semplicemente, viene dato un prezzo all’ennesimo scambio. Una societarizzazione oramai del tutto inverosimile diventa il pretesto per imporre ai lavoratori un sacrificio economico che oggi, dopo le manovre degli ultimi 4 anni, è del tutto incomprensibile ed ingiusto. Con lo sfregio ulteriore della richiesta di procedere comunque ad un accordo sul controllo individuale dopo aver spiegato al mondo, per bocca del capo del personale, che quello non era più il problema del caring.
Il tema purtroppo è molto semplice. In queste ore qualche volenteroso sta andando in giro a dire che, in fondo, con qualche ora di solidarietà ci si compra la tranquillità. Noi ci chiediamo molto semplicemente di quale tranquillità stiamo parlando. La SLC-CGIL non è contro gli ammortizzatori sociali come sostiene qualcuno (che poi scrivere una cosa simile è francamente ridicola, potrebbe equivalere al dichiararsi contrario all’invenzione della penicillina da parte di un medico), semplicemente non accettiamo che l’ammortizzatore sociale sia ormai derubricato in Telecom Italia al rango di una sorta di “tassa” annuale. Così facendo si perde totalmente il senso delle cose. La SLC-CGIL ha firmato e firmerà ancora accordi sugli ammortizzatori sociali se questi hanno un senso e sono finalizzati al superamento di crisi occupazionali. In Telecom ormai qualcuno pensa di poter utilizzare gli ammortizzatori come una sorta di doping permanente. Non vorremmo che si stia acquistando semplicemente l’eutanasia dell’azienda. In queste ore l’Amministratore Delegato di Enel dichiara ad un giornale molto vicino al Governo che la banda Larga la realizzeranno loro grazie a 35 milioni di nuovi contatori digitali installati in tutte le case del Paese. Bene, se questo è il disegno deve essere chiaro a tutti, A TUTTI, che si è deciso che Telecom Italia nell’immediato futuro sarà destinata ad forte ridimensionamento, se non alla smobilitazione. Il ministro dello Sviluppo Economico anziché benedire questa operazione di lenta eutanasia dovrebbe dare spiegazioni chiare sul futuro di una azienda che noi ci ostiniamo a considerare strategica. Magari preoccupandosi di chiedere al nuovo azionista di riferimento francese di chiarire quanto prima il progetto di sviluppo per l’azienda.
Tutto questo mentre ormai l’azienda adotta politiche commerciali fallimentari che non aggrediscono i segmenti pregiati del mercato, con una rete vendita non sempre adeguata ed una organizzazione del lavoro in ambito open access (quindi un settore vitale per l’azienda) tutt’altro che perfetta a tutto vantaggio degli appalti esterni e con evidenti ritorni negativi sulla qualità complessiva del servizio (anche qui qualcuno dalla memoria molto corta dimentica l’estrema onerosità delle multe prese dall’azienda per questioni regolatorie, multe non certo imputabili ai lavoratori ma riconducibili a precise scelte del management).
E’ chiaro che così un’azienda non va da nessuna parte. Quale piano di sviluppo veramente credibile si può fare in questo modo?
Il 4 agosto, con questi presupposti, la SLC-CGIL come già dichiarato al tavolo ministeriale non percorrerà la strada tracciata da altri in queste ore. In quella riunione infatti non si farà altro che chiedere al sindacato di certificare l’esistenza di 3000 esuberi, prendendo peraltro un impegno per l’utilizzo di ammortizzatori sociali di cui, né oggi ne presumibilmente il prossimo 4 agosto, si conoscono nè il funzionamento né la reale onerosità per i lavoratori. Alla fine dell’eventuale ammortizzatore sociale l’azienda si troverà comunque 3000 esuberi certificati da parte sindacale. Se invece Telecom dovesse rinsavire e volesse occuparsi davvero dello sviluppo dell’azienda, comprese le manovre di riprofessionalizzazione utili anche se difficili da gestire con i lavoratori interessati, la SLC-CGIL è pronta da adesso.
La Segreteria nazionale di SLC-CGIL

Telecom: Azzola, Ministro Guidi appiattita su posizioni azienda
“Mentre nel paese permangono tantissime vertenze che attendono il governo per una loro soluzione, il Ministro Guidi decide di convocare un tavolo per Telecom Italia in assenza di ogni crisi aziendale. La proposta dell’azienda di contenere il costo del lavoro attraverso il ricorso allo strumento della solidarietà per 3.000 unità è ai margini delle procedure di legge, in quanto la discussione odierna ha dimostrato l’assenza di ogni esubero tra quelli dichiarati dall’azienda ma non individuati materialmente, scaricando così per il quinto anno consecutivo i costi sulla collettività.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale di Slc Cgil, all’uscita dal tavolo al Mise.
“Il governo ritiene apprezzabile la disponibilità aziendale a ritirare una societarizzazione farsesca che viene minacciata da anni per ricattare lavoratori e istituzioni, e ritiene apprezzabile la scelta degli strumenti individuati (il contratto di solidarietà, per altro già usato per 4 anni da Telecom), proponendo infine un nuovo appuntamento presso il Mise per il 4 agosto, alla presenza del coordinamento delle Rsu, per avvicinare le posizioni delle parti e raggiungere un’intesa sulle proposte formulate dall’azienda.”
“Slc Cgil dichiarando la non condivisione sulle premesse avanzate dal governo che dimostrano un appiattimento sulle posizioni delle grandi imprese, tale da derogare alla legislazione vigente, ha dichiarato la propria indisponibilità a sedersi al tavolo sin quando non sarà ripristinata una corretta procedura che consenta, sulla base delle leggi vigenti, una discussione di merito sugli esuberi – prosegue il sindacalista.
“Per l’ennesima volta Telecom cerca di scaricare sui costi sociali la propria incapacità di rispondere alle sfide di mercato – conclude Azzola – ponendo un ricatto al governo che non ha approvato le norme sulla solidarietà espansiva, ricatto che il governo ha pesantemente subito. Tutto questo con la responsabilità di chi decide di centrifugare 3000 esuberi in assenza di qualsiasi strumento di gestione, vista la mancata entrata in vigore della riforma degli ammortizzatori sociali.”


27 luglio 2015

Telecom Italia: siamo già alle comiche finali?

Gira in queste ore un rabbioso comunicato firmato dalla Fistel-Cisl, dalla Uilcom –Uil e dalla Ugl Telecomunicazioni ( sarebbe interessante capire quale, fra le tante Ugl che vanno presentandosi in questi giorni nei vari tavoli sindacali, dando vita a siparietti imbarazzanti quali quello cui abbiamo dovuto assistere proprio al tavolo ministeriale su Telecom).
Un comunicato “pragmatico” , come scrivono loro, ma non di meno sorprendente.
Eh si perché ora il problema è la CGIL che vorrebbe disdire l’accordo del 27 marzo. Sarà forse il caso di mettere in fila due o tre cosucce anche ad uso di chi, in preda al pragmatismo più spinto, rischia di dimenticare aspetti importanti di una vicenda che rischia di avvitarsi si, ma nel grottesco.
Partiamo dagli esuberi dichiarati (sempre su una base di autocertificazione, tanto fra “amici” mica servono certe formalità!).
150 esuberi dichiarati in Directory Assistance. L’accordo del 27 marzo 2013, nel concordare il ricorso a soluzioni non traumatiche, neanche in caso di interruzione del servizio 1254, prevedeva un percorso di riprofessionalizzazione dei lavoratori in altre attività in ambito “caring services”. Riprofessionalizzazioni perseguite per qualche mese e poi interrotte fino all’odierna dichiarazione di esuberi.
200 esuberi dichiarati in Telecom Italia Information Tecnology. Anche qui il 27 marzo aveva previsto un preciso percorso fatto di uscite volontarie, riprofessionalizzazioni ed internalizzazioni utili a raggiungere la “saturazione della capacità produttiva interna”. Percorso in questo caso portato a termine tanto da far dichiarare ai responsabili di TIIT di aver effettuato internalizzazioni addirittura di gran lunga superiori al fabbisogno dato dall’iniziale esubero interno ( sarà il caso chei due terzi della “coalizione dei pragmatici” vadano a rileggersi i comunicati nazionali sul tema firmati anche da loro).
1200 esuberi dichiarati nelle aree di staff. A parte l’assoluta genericità del bacino presentato dall’azienda, anche qui giova ricordare che il 27 marzo l’azienda aveva preso il preciso impegno di iniziare il confronto sulle aree di staff a patrtire dall’aprile 2013. Quel confronto serviva ad analizzare nel dettaglio le evoluzioni di un mondo professionale molto composito e di predisporre programmi di miglioramento dei processi (anche attraverso percorsi di riprofessionalizzazione). Sono occorsi numerosi comunicati nazionali e altrettanti comunicati delle RSU di staff per portare l’azienda, solo pochi mesi fa, ad iniziare un confronto del tutto generico, vago e reticente. Ed ora…voilà! 1200 esuberi.
Anche sui 150 esuberi dichiarati nelle c.d. “Cross Activity” di open Access ci sarebbe molto da dire. Un settore appositamente creato dall’azienda soltanto a dicembre 2011 a supporto dell’attività core di Open Access. Risulta almeno curioso che, essendo aumentate (anche grazie al programma di reinternalizzazione deciso il 27 marzo 2013) le attività tecniche della divisione per le quali svolgere attività di supporto ed avendo, qualche mese fa, drenato dalle cross activities circa 50 persone verso i micromagazzini, risultino oggi 150 esuberi su 400 persone. O qualcuno in azienda ha sbagliato grossolanamente i conti nel 2011 o li sta sbagliando ora.
Potremmo continuare con altri aspetti del 27 marzo totalmente disattesi dall’azienda: la gestione degli straordinari in ambito tecnico; la richiesta che starebbero avanzando in queste ore al personale selezionato nel job posting per Open Access di “rinunciare” all’assegnazione della Panda (si, avete capito bene! Prima hanno preteso l’estensione del progetto Panda a tutti i tecnici, oggi si accorgono, in questo caso su Roma, che il loro personale non abita tutto in zona Colosseo e quindi si rimangiano nei fatti l’impianto organizzativo voluto due anni fa). Per non parlare del premio di risultato, una vicenda imbarazzante per tutti.
Tutto questo per dire cosa? Che è l’azienda ad aver, nei fatti, disdettato il 27 marzo mettendo a rischio i lavoratori. E francamente riesce difficile immaginare come si possa far finta di niente quando Telecom tradisce l’aspetto più importante di quell’accordo, quel “patto per l’occupazione” che a fronte di una aumento della produttività ed il ricorso ai CDS eliminava gli esuberi. Un accordo, peraltro in questo caso molto sofferto dai lavoratori, non è una “cena a buffet”dove mi scelgo cosa prendere e cosa mi conviene lasciare. Ma questa cosa non dovremmo sostenerla solo noi!
Veniamo poi al secondo aspetto interessante del “bollettino dei pragmatici”, forse il più importante.
Cosa scrivono ancora in buona sostanza “i nostri”? La casa (Telecom ) brucia (costo del lavoro eccessivo per il caring tanto da rendere non più utile lo stesso “salto culturale” del cloud delle competenze, come dichiarato il 23 luglio dal capo del personale di Telecom; esuberi per il resto dell’azienda) ed occorre agire in fretta. E loro come lo vanno a spegnere l’”incendio”? Con i passaggi da part time a full time e la nuova occupazione (con buona pace dei nuovi esuberi sui quali i “pragmatici” comunque mettono la mano sul fuoco), con i passaggi di livello (alla faccia del differenziale di costo del caring usato come pretesto dall’azienda per l’ennesimo ricatto). E meno male che sono preoccupati per lo stato tremendo in cui versa l’azienda! Verrebbe da chiedersi se ci credono davvero a quello che scrivono. Che poi sarebbe interessante capire come farebbero materialmente i passaggi da part time a full time nel caso in cui, per esempio, riuscissero nel” miracolo di salvare” il caring, magari scambiandolo con i contratti di solidarietà (aggiungendo ad occhio altri 1500 esuberi ai 1700 già dichiarati e “digeriti”). Ad agosto aumentano le ore lavorate ed a settembre li mettono in solidarietà dichiarando comunque un eccesso di ore lavorabili? E l’Inps e gli ispettorati del lavoro come la prenderebbero? Ma soprattutto, cosa penserebbero i lavoratori ai quali si impone l’ammortizzatore sociale per ridurre il costo del lavoro e “salvarli” dalla societarizzazione (CHE L’AZIENDA AFFERMA DI VOLER FARE PER L’ECCESSIVO COSTO DEL LAVORO) e si rivendica nel contempo una serie di manovre che quel costo non possono che aumentarlo! Ma per favore!
Noi crediamo invece che, per dirla con Flaiano, la situazione oggi in Telecom ” sia grave ma non seria”. L’azienda andrebbe salvata si ma da un gruppo dirigente che invece di concentrarsi sulla costruzione di un futuro credibile continua ad immaginare manovre di bassissimo cabotaggio per racimolare qualche risparmio dai soliti noti. In questa vicenda manca completamente la capacità di vedere oltre il proprio naso, di identificare le vere sfide (per le quali tutti, sindacati e lavoratori, sarebbero di buon grado disponibili a fare sacrifici) per adeguare Telecom al cambiamento. Cosa rimane oggi del piano di impresa presentato da Patuano solo pochi mesi fa? Basta leggere i titoli dei giornali all’indomani dell’incontro al Mise del 23 luglio per cogliere la disillusione dell’opinione pubblica dinanzi ad una marcia indietro talmente sconcertante. Il mercato italiano delle Telco potrebbe a breve essere interessato da imponenti processi di aggregazione; importanti competitor iniziano a rivedere segnali di ripartenza nei propri business; e Telecom che fa? Rispolvera, come in un de ja vu, il pallottoliere degli esuberi non sempre coerenti con la realtà.
La si smetta una buona volta con queste pantomime. Telecom accantoni la storia della societarizzazione. Si affrontino, dove davvero serve, i percorsi di riprofessionalizzazione e ammodernamento delle competenze e si provi a ricostruire un clima di condivisione con le lavoratrici ed i lavoratori di Telecom.
P.S.
Nei processi di depurazione dalle ideologie occorrerebbe stare molto attenti a non lavar via anche i pensieri e con essi quel tanto di spirito critico e di senso della misura. Altrimenti si rischia di superare anche la fase “pragmatica” ed arrivare direttamente alla inconsapevolezza.
Roma,27 Luglio 2015
La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL


23 luglio 2015

Telecom Italia Dichiarazione di Massimo Cestaro Segretario generale Slc Cgil

 COMUNICATO STAMPA
“Ben 1700 esuberi e un processo di societarizzazione della divisione “Caring Services” con i suoi 10.000 dipendenti verso la neo costituita “Team Caring s.r.l.” per poter affrontare in maniera puntuale i problemi legati all’eccessivo costo del personale interno rispetto a quello offerto dal mercato in outsourcing. Questo il progetto illustrato dall’azienda Telecom durante un incontro promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico” annuncia una nota di Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil.

“Abbiamo ricordato all’azienda che i lavoratori hanno contribuito in maniera attiva al processo di contenimento degli esuberi con la sottoscrizione degli accordi del 27 marzo 2013 che, a fronte di un aumento della produttività e una riduzione del costo del lavoro, prevedeva l’internalizzazione di attività per azzerare gli esuberi aziendali” ricorda Cestaro.

“Dichiarare oggi nuovi esuberi significa disdettare quell’accordo e ripristinare le condizioni di lavoro preesistenti che tanta efficienza ha garantito all’azienda  grazie al maggior impegno e minor costo del personale coinvolto.”

“Inoltre – conclude il sindacalista - sino a quando non vedremo eliminata dalla vertenza la questione della societarizzazione del servizio di customer di Telecom, Slc Cgil non aprirà alcun negoziato con l’azienda perché sarà impegnata ad attivare tutte le iniziative di contrasto a tale scelta, sbagliata e dannosa per il futuro aziendale, visto che il 60% delle vendite passa attraverso questo canale.”

“Il Ministero ha proposto un aggiornamento al prossimo 29 luglio, ma è chiaro che se queste dovessero restare le condizioni nessun negoziato sarà possibile.”


Telecom Italia incontro al MiSE del 23 luglio 2015
L’azienda ha esordito dichiarando che è stata costituita Tim Caring srl, società alla quale dovrebbe essere conferito il caring di Telecom Italia. Continuando ad analizzare la situazione dei customer, Di Loreto ha affermato che il problema costi sarebbe rimasto anche se fosse passato l’accordo di dicembre (il problema dei costi sarebbe stato affrontato con la solidarietà espansiva).
Sul tema degli esuberi l’azienda ha iniziato presentando un problema di sovradimensionamento delle staff (11.000 persone in tutto il gruppo). L’azienda non è entrata nello specifico delle aree interessate.
In totale Di Loreto ha parlato di 1700 esuberi complessivi (1200 su staff), poi ci sono esuberi su Directory Assistance (150), Cross Activity (150) e una parte di TIIT (200). Quindi, sempre secondo l’azienda, questo tavolo dovrebbe occuparsi di un problema di costi (caring) e di un problema di esuberi .
Per quanto riguarda il capitolo costi di caring services l’azienda ha identificato due punti in particolare:

    * 1) Funzionamento: eccessiva dispersione geografica dei cc rispetto a quanto avviene nel settore.
      * 2)Costo del lavoro: tocca punte di differenziale fino al 40%. C’è poi una maggiore anzianità di servizio. A questo si deve aggiungere uno sbilanciamento nel rapporto fra diretti e indiretti.

Sul primo punto il 27 marzo è ampiamente intervenuto per riequilibrare le dislocazioni geografiche.
Sul secondo punto abbiamo, come SLC, contestato la superficialità dell’analisi e, soprattutto, il modello di riferimento (a quale costo del lavoro guarda l’azienda? A quello dei competitor (e non ci risulta francamente questo divario) o a quello degli outsourcer, mercato fortemente in crisi a causa delle politiche ribassiste dei committenti (Telecom compresa)?
Come SLC‐CGIL abbiamo con nettezza richiamato il tavolo alla coerenza. Prima di tutto sul 27 marzo 2013: non è pensabile parlare ancora di esuberi su perimetri nei quali si è ampiamente intervenuti con l’accordo sia in termini di internalizzazione di attività (in qualche occasione, TIIT per esempio, l’azienda stessa ha più volte dichiarato in questi mesi
di aver effettuato internalizzazioni di attività maggiori delle eccedenze dichiarate nel 2013) che in termini di recupero di efficienza ed efficacia dell’organizzazione del lavoro.
Poi occorre coerenza con quanto dichiarato nell’ipotesi di accordo del 18 dicembre 2014. L’Azienda in quell’accordo dichiarava che il recupero ulteriore di produttività avrebbe completato il lavoro di risanamento della divisione iniziato il 27 marzo (recupero stimato in 60 milioni). Oggi in sostanza rimangia quanto dichiarato.
Per quanto riguarda la societarizzazione del caring abbiamo ribadito la nostra netta contrarietà. L’argomento non è scambiabile con nulla, l’azienda oggi ha anche gli strumenti legislativi per conseguire quel “salto culturale” nell’organizzazione del lavoro da loro tanto sbandierata. E’ chiaro che se procedessero con la societarizzazione ci sarebbe la totale indisponibilità della SLC‐CGIL a qualsiasi ulteriore confronto.

Su esplicita richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico il tavolo è stato riconvocato al 29 per verificare se tra le parti si creano le condizioni per andare avanti.

08 luglio 2015

“Segnalate con le bandierine quando andate in bagno”

Troppe assenze e troppo tempo nei bagni per i dipendenti di Teleperformance, il colosso dei call center, seconda realtà occupazionale a Taranto dopo l’Ilva con 1.700 dipendenti a tempo indeterminato e quasi 1.000 a progetto. L’azienda ha disposto l’uso di bandierine per regolare il traffico ai bagni. In ogni sala del call center ci saranno due bandierine. Quando un lavoratore andrà in bagno sarà alzata una bandierina, per cui non potranno uscire più di due impiegati per volta. Nelle sale più piccole la bandierina sarà una sola.
A maggio, nel pieno del braccio di ferro fra lavoratori e azienda, l’amministratore delegato Gabriele Piva parlò di un serio problema di assenteismo nel call center tarantino. “Nei mesi di marzo ed aprile si arriva all’otto per cento di assenza – disse – cinque punti in più delle altre aziende. Una percentuale che ci costa 200mila euro al mese. I picchi, casualmente, si concentrano nei giorni prima dei weekend o delle festività. Lo scorso anno in occasione delle festività di San Cataldo alcuni dipendenti si sono rifiutati di fare formazione. Chiediamo ai medici di fare attenzione ai certificati che firmano”.
Insorgono i sindacati, che invitano gli operatori a non rispettare la procedura che non è prevista dal contratto. Le segreterie territoriali e le Rsu di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc di Taranto hanno inviato una nota alla direzione del call center. Le organizzazioni sindacali definiscono ”ridicola questa procedura” e si dichiarano indisponibili ad accettarla e dal farla seguire ai lavoratori: “Riteniamo che le energie di questo quadro dirigenziale debbano rivolgersi a superare le difficoltà di questo momento e non vadano impegnate nell’inventare procedure inutili, fuorvianti e umilianti per i lavoratori”.
I sindacati chiedono all’azienda di tornare ai “canoni della normalità di gestione del personale”. “Il 10 luglio torneremo al ministero del lavoro per conoscere le proposte del governo nella delicatissima vertenza di Teleperformance – commenta Andrea Lumino (Slc Cgil) – che grazie alle nostre richieste è diventata una vertenza di settore. Il governo ha convocato anche i committenti per trovare soluzioni ai problemi di settore che hanno messo in crisi Teleperformance. La nostro posizione rimane la stessa: la nostra disponibilità si ferma ai confini del contratto nazionale di lavoro e vogliamo la restituzione di quanto sospeso nel 2013 come gli scatti di anzianità e altro”.
“In un momento così difficile per il futuro dell’azienda – conclude Lumino – troviamo inaccettabile una disposizione come quella che regola l’accesso ai bagni. Non possiamo che leggerla come una provocazione dell’azienda in un momento in cui invece bisognerebbe tenere gli animi sereni e cercare le soluzioni migliori per il bene di tutti”.

fonte: la repubblica

06 luglio 2015

DISEGNO DI LEGGE SUI CALL CENTER


www.ilfattoweb.it
Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano e la parlamentare nazionale del partito democratico Luisa Albanella presentano  il disegno di legge sulla regolamentazione delle attività svolte dai call center e di tutela dell’occupazione (modifiche al decreto-legge 22 giugno 2012 n° 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, e al decreto legislativo 10 settembre n° 276) elaborato a conclusione dell’indagine conoscitiva sul settore avviata l’anno scorso dalla Commissione Lavoro.

Un settore, quello dei call center che con i suoi 82 mila lavoratori ( tra dipendenti ed esterni o temporanei) mille e 400 operatori, che producono un fatturato di oltre 2,3 miliardi di euro e un valore aggiunto di 1,3 miliardi di euro (dati Istat 2011), cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni senza un’organica regolamentazione a cominciare dalle condizioni dei lavoratori, i contratti, le garanzie negli appalti (aggiudicati con il criterio del massimo ribasso e l’esclusione delle spese connesse al costo del personale e della sicurezza sul lavoro) e i processi di delocalizzazione verso Paesi non appartenenti all’Unione europea.

Uno dei punti più importanti introduce una clausola “salva incentivi” ovvero  la restituzione dei fondi percepiti negli ultimi 5 anni, punendo le imprese  che dopo aver “depredato ” in patria decidono repentinamente di delocalizzare, queste imprese “furbe” saranno costrette a risponderne restituendo il valore nominale dei vantaggi ricevuti maggiorati degli interessi legali.

Degno di nota l’intervento del segretario SLC CGIL Davide Foti, che al margine della conferenza ha portato in assemblea la voce dei lavoratori, che sono direttamente colpiti dal “controllo a distanza” ( art. 4 L.300) e che potrebbero avere più garanzie se questo disegno di legge avesse pronta realizzazione, Damiano è positivo, ma la sua risposta sorniona è stata: “non dire gatto se non l’hai nel sacco”.


Si avverte anche l’esigenza di un ulteriore controllo sui  dati personali, che migrano verso l’estero, cercando – come precisa Damiano- di ottenere la massima copertura e sicurezza per i dati sensibili. Aggiunge che: “abbiamo sentito il Garante della privacy e la questione è stata al centro della nostra indagine per meglio tutelare, così come già avviene in Italia tutti quei dati che oltre confine, in alcuni casi, non hanno stessa tutela.

Il disegno di legge reintroduce  l’Osservatorio nazionale sui call center per analizzare e valutare l’evoluzione tecnica, economica e normativa del settore, anche con riferimento al fenomeno delle delocalizzazioni, istituendo anche il registro delle società che svolgono attività di call center; regola appalti pubblici per i servizi di call center, introducendo il criterio l’offerta economicamente più vantaggiosa (anziché il minimo ribasso); introduce la tutela dell’occupazione in caso di successione negli appalti.

“Questo nostro lavoro è stato molto dettagliato e proficuo per cconoscere la situazione nei dettagli, il nostro disegno di legge è condiviso da imprese e sindacati, le parti sembrano convergere, speriamo che l’ostacolo non venga dal Governo e dall’alleato di centro destra”.

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02 luglio 2015

l Male Invisibile: docufiction promossa dalla SLC

www.filmforlife.org
In Italia soffrono di Endometriosi, il cosiddetto “male invisibile“, circa tre milioni di donne e 180 nel mondo. Uno studio europeo dichiara che almeno 5 giorni lavorativi al mese sono persi a causa dei vari sintomi dolorosi; il 14% delle donne affette dalla malattia ha ridotto l’orario di lavoro; stessa percentuale per chi ha addirittura perso, o è stata costretta ad abbandonare, l’attività lavorativa; il 40% teme di parlare della propria malattia al datore di lavoro per paure delle conseguenze.
Numeri che servono a riportare statisticamente la portata del problema, e a presentare, soprattutto, la disinformazione che circonda tale condizione, che arriva a colpire almeno una donna su dieci in età riproduttiva. La campagna di sensibilizzazione di Cgil e Slc, già avviata nel corso del convegno “Endometriosi e lavoro. Tra discriminazioni e contraddizioni” dello scorso 31 Marzo a Roma, mira appunto a focalizzare l’attenzione su una realtà ancora così incredibilmente poco conosciuta, nonostante la gravosità che la malattia apporta su diversità aspetti della vita quotidiana, lavorativa ed emotiva. Ciò che si evince infatti, in maniera piuttosto significativa, dalle interviste realizzate per l’occasione, non sono solo i comunque problematici disturbi fisici, che vanno dalla fertilità alla stessa cronicità invalidante della malattia, ma purtroppo l’ignoranza dei medici, i pregiudizi della società e la deprecabile assenza di diritti sanitari e lavorativi.
“Il miglior modo per combattere un male invisibile è portarlo alla luce.”  Questa la dichiarazione d’intenti dei realizzatori della docufiction, prodotta sempre dall’ente nazionale del Sindacato Lavoratori Comunicazione e patrocinata dall’Associazione ARIANNe Onlus, con il cruciale contributo tecnico dei registi Matteo Bruno e Marco Luca Cattaneo. L’obiettivo è così quello di diffondere la conoscenza avvalendosi del mezzo visivo, sperando nella sua capacità di suscitare spesso una notevole quanto immediata empatia nel fruitore. Il male invisibile si muove attraverso il racconto di storie diverse, in particolare di tre donne colte in altrettante differenti età, costrette ad affrontare la malattia sullo sfondo del reparto di ginecologia di un ospedale. Il progetto divulgativo parte col mettere in scena la scoperta del malessere, insieme alla paura, la confusione e l’angoscia che comporta, per poi andare a toccare la vita di coppia e la complicata maternità, fino alla controversa attività professionale.
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01 luglio 2015

Comunicato su sciopero Telecom del 30 giugno 2015


30 giugno 2015: i lavoratori e le lavoratrici di Telecom hanno deciso di non subire in silenzio.
Lo sciopero indetto dalla sola SLC CGIL ha visto una partecipazione importante delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda, con punte elevate nel settore del Caring e, in alcuni territori, con una partecipazione superiore agli ultimi scioperi unitari effettuati in azienda.
Ringraziamo quanti hanno voluto aderire alla giornata di sciopero, sacrificando parte della propria retribuzione, perché la partecipazione alle scelte che riguardano il proprio futuro, evitando di delegare e limitarsi a recriminare, è la migliore risposta democratica che i lavoratori potessero fare arrivare ai vertici aziendali, con buona pace di chi, ancora questa mattina, si affannava a sminuire il valore dell’adesione intestandosi, forse in modo un po’ ardito, la volontà di chi, legittimamente, ha deciso di non scioperare.
La contemporanea partecipazione ai presidi che si sono tenuti presso tutte le città capoluogo di regione ha avuto, inoltre, il merito di far uscire la vertenza dai confini aziendali e imporla all’attenzione del Paese, attenzione dovuta in considerazione che si discute di una azienda strategica per il futuro e l’innovazione del Paese.
I sacrifici sostenuti dai lavoratori in questi ultimi anni che derivano da gestioni precedenti, in cui l’azienda è stata impoverita e saccheggiata, hanno prodotto un importante incremento della produttività individuale e una riduzione del salario reale delle persone.
Tutto questo doveva servire a sostenere il piano di rilancio, sviluppo e crescita dell’azienda.
L’adesione allo sciopero ha confermato il no dei lavoratori di Telecom a ipotesi di societarizzazioni e l’indisponibilità dei lavoratori a proseguire su un piano di sacrifici in presenza di contraddizioni e sprechi che ancora caratterizzano l’insieme della vita aziendale.
La vertenza che si dovrà avviare con l’azienda dovrà porre le basi per una decisa inversione di rotta rispetto a quanto sino ora realizzato, intervenendo in quelle aree in cui si continua a male utilizzare il denaro aziendale (Canvass e meritocratiche inventate, gestione allegra degli straordinari, ecc) investendo invence in nuova tecnologia e digitalizzazione dei sistemi per promuovere un incremento della produttività di sistema, condizione imprescindibile per realizzare un piano di impresa espansivo, smettendola, una buona volta, di scommettere solo sulla paura e sul ricatto.
La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL