26 marzo 2012

Ull, il governo correggerà l'emendamento. Manutenzione resta in mano a Telecom Italia

Sarà l'Agcom entro 120 giorni dall' entrata in vigore della legge di conversione del decreto Semplificazioni ad avviare le indiagini di mercato necessarie a individuare "le misure atte ad assicurare l' offerta disaggregata dei prezzi relativi all'accesso all'ingrosso alla rete fissa di Telecom Italia e ai servizi accessori in modo che, in particolare, il prezzo del servizio di accesso all'ingrosso alla rete fissa indichi separatamente il costo della prestazione dell' affitto della linea e il costo delle attività accessorie, quali il servizio di attivazione della linea stessa e il servizio di manutenzione".


Questo il contenuto dell'emendamento al Dl Semplificazioni che il governo presenterà sulla norma riguardante la disaggregazione dei servizi di manutenzione da quelli di accesso alla rete fissa di Telecom Italia. L'emendamento è stato depositato in Commissione Affari costituzionali al Senato.


La nuova formulazione, oltre a "restituire" ad Agcom i poteri in materia di unbundling, secondo quanto previsto dalla normativa Ue, cancella inoltre la parte nella norma che faceva riferimento alle parti accessorie, e che stabiliva la necessità di ''garantire agli operatori richiedenti anche di poter acquisire i servizi da imprese terze di comprovata esperienza che operano sotto la vigilanza dell' Agcom in un regime di concorrenza''. Non c'è più traccia, dunque, della possibilità di rivolgersi a società terze per la manutenzione della linea affittata.


La misura mira a sanare la questione del conflitto istituzionale venutosi a creare a seguito dell'approvazione della misura dalla Camera e a "restituire" all'Agcom i poteri sull'unbundling. Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha inviato una lettera al governo, chiedendo informazioni e chiarimenti sull'emendamento.


L'intervento dell'Europa mira a valutare la compatibilità della misura con le norme comunitarie in materia di telecomunicazioni. Le informazioni richieste riguardano, ad esempio, l'effetto della disposizione sul margine di apprezzamento dell'autorità nazionale di regolamentazione in merito alla definizione delle soluzioni regolatorie adeguate ai problemi individuati. La Commissione europea vuole inoltre verificare se la proposta di provvedimento legislativo imporrebbe obblighi direttamente applicabili. E vuole conoscere l'identità degli operatori che sarebbero soggetti agli obblighi e il rapporto con gli attuali poteri dell'Authority.


La Commissione ha indicato che, in linea generale, una disposizione legislativa nazionale che limitasse il potere decisionale delle Agcom sarebbe incompatibile con le norme comunitarie in materia di telecomunicazioni.


"Un emendamento invasivo delle competenze dell’Agcom e non rispettoso del quadro regolatorio comunitario. In zona Cesarini stiamo rientrando nell’ortodossia; ma c’è voluto un intervento della Commissione europea", ha detto il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò che in occasione presentazione della Relazione annuale 2012 dell'Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di Telecom Italia, presieduto da Giulio Napolitano, ha puntualizzato che "si può ricondurre la manovra sotto il quadro regolatorio comunitario, raddrizzando l'impostazione, indicando gli obiettivi ma salvaguardando l'indipendenza dell'Agcom che l'Ue ha confermato" e che "spetta all'Agcom fare un procedimento appropriato e stabile".


Da parte sua il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè ha sottolineato che "le proposte che mirano ad una disaggregazione dei costi relativi all'ultimo miglio presentano evidenti profili di legittimità costituzionale nonché un vero strappo allo stato di diritto e una evidente forma di espropriazione".

di Mila Fiordalisi

Lavoro interinale: Recepimento Direttiva Europea 2008/104/CE

Di seguito quanto già segnalato ieri da Cgil catania, Slc Cgil catania e nidil catania a proposito di lavoro in somministrazione. Leggete con attenzione perché lo scenario diventa complesso ed ingarbugliato

Giovanni Pistorio


Care/i Compagne/i,

ritenendo di fare cosa utile, in allegato, la notizia apparsa su l Taccuino del 21 marzo 2012 relativa al recepimento della Direttiva Europea numero 104 del 2008 sul lavoro interinale. Stante alle informazioni, rese dal nostro Ufficio Giuridico, il lavoro interinale di fatto, nel nostro Paese, rischia di diventare il vero “contratto unico” alla faccia dei buoni propositi di riforma del Ministro Fornero e del Presidente Monti……buona lettura e lascio a Voi tirate le conclusioni…..

Saluti Michele Pagliaro

Recepimento direttiva CE su lavoro interinale

21/03/2012 | Giuridica

Con questa nota vi diamo conto del parere dell'Ufficio Giuridico della CGIL in merito al “Decreto Legislativo” (non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e di cui se ne ha conoscenza solo attraverso indiscrezioni) in merito al recepimento della Direttiva Europea 2008/104/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al lavoro tramite agenzia interinale.

Per quanto ci è dato da sapere, tre sono gli aspetti negativi:

1- Il metodo: si legifera su una questione importante del mercato del lavoro fuori dal tavolo in cui si negozia sugli stessi temi. Il combinato disposto fa si che, ad esempio, appesantendo gli oneri sui contratti a termine da una parte e, dall'altro, con decreto, alleggerendoli sul lavoro interinale risulta evidente che la “migrazione” dei contratti a termine non sarà verso il lavoro a tempo indeterminato.

2 – Si peggiorano le condizioni per il lavoro somministrato liberalizzando gli accessi con il superamento delle causali e i tetti previsti dai contratti per una molto ampia fattispecie di di lavoratori (in cig, svantaggiati, molto svantaggiati ecc.) dando la possibilità alla contrattazione di fare peggio.

3 – si supera, nella sostanza, il principio della parità di trattamento dei lavoratori somministrati con i lavoratori dell'impresa committente per un'altrettanta moltitudine di lavoratori.

Il contrasto con la Direttiva Europea e la Costituzione è evidenziato nella nota che pubblichiamo in allegato redatta per l'Ufficio Giuridico da Amos Andreoni.


VAI A DIRETTIVA 2008/104/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO...


Telemaco - Accordo su familiari a carico

Tra

Assotelecomunicazioni - Asstel, rappresentata da Raffaele Nardacchione e Rita Fontana

e

Slc-Cgil, rappresentata da Michele Azzola

Fistel-Cisl, rappresentata da Giorgio Serao

Uilcom-Uil, rappresentata da Salvatore Ugliarolo

in qualità di Parti Istitutive del Fondo Pensione Telemaco


premesso che:

la possibilità di adesione alle forme pensionistiche complementari per i soggetti fiscalmente a carico è richiamata dal D.Igs 252/05 (art. 8, comma 1) e dalle Direttive generali alle forme pensionistiche della COVIP del 28/6/2006. Queste ultime precisano che possono aderire alle forme di previdenza complementare collettive anche i soggetti c.d. "fiscalmente a carico" di cui all'articolo 12 del TUIR e che, nel caso di fondi pensione negoziali, tale possibilità di iscrizione deve essere esplicitamente prevista dallo Statuto;

l'articolo 1, comma 1, lettera a) del D.Igs 47/2000 prevede un regime di deducibilità fiscale dei contributi di previdenza complementare versati a favore di soggetti fiscalmente a carico, confermato dalla circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 70/E del 2007.

Tutto ciò premesso e considerato, le Parti convengono di consentire l'iscrizione al Fondo Pensione Telemaco dei soggetti fiscalmente a carico dei lavoratori associati, al sensi della vigente disciplina tributaria, a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla data del Consiglio di amministrazione del Fondo che adeguerà lo Statuto e adotterà il Regolamento specifico.


L'adesione al Fondo dei soggetti fiscalmente a carico pub avvenire contestualmente all'adesione del lavoratore, ovvero in un momento successivo a condizione che al momento dell'adesione il lavoratore sia associato al Fondo e ancora in servizio presso una delle aziende aderenti a Telemaco.


I soggetti fiscalmente a carico che abbiano aderito al Fondo godono delle prerogative individuali e possono chiedere le prestazioni previste dalla legge e dallo Statuto, in quanto compatibili con la peculiarità della loro situazione. L'importo della contribuzione e le cadenze del versamenti in favore dei soggetti fiscalmente a carico - direttamente effettuati dal lavoratore o, nei casi consentiti dal Regolamento, dallo stesso soggetto fiscalmente a carico - sono liberamente stabiliti all'atto dei versamenti stessi. L'iscrizione dei soggetti fiscalmente a carico non comporta alcun obbligo contributivo aggiuntivo a carico del datore di lavoro.


Nulla e dovuto a titolo di quota d'iscrizione dei soggetti fiscalmente a carico. Dalla contribuzione del fiscalmente a carico e prelevata ogni anno una quota associativa a copertura delle spese amministrative nella misura e con le modalità previste per gli altri associati al Fondo. Dall'ammontare delle erogazioni per anticipazione, riscatto o prestazione pensionistica può essere prelevato, qualora previsto per gli altri aderenti, un importo per la copertura delle spese amministrative inerenti l'esecuzione delle relative pratiche.

I soggetti fiscalmente a carico o ex fiscalmente a carico iscritti al Fonda ai sensi delle disposizioni che precedono non partecipano all'elezione degli organi del Fonda, ne possono ricoprire la carica di Delegato all'assemblea o di componente del Consiglio di Amministrazione o del Collegio Sindacale del Fonda.

NOTA DI REDAZIONE

Nella foto Michele Azzola nuovo responsabile AREA TLC per SLC CGIL NAZIONALE


25 marzo 2012

Lavoro, Susanna Camusso: “Il Paese è con noi, il parlamento lo ascolti”


Il Paese e' con noi. Il Parlamento lo ascolti. Il governo cambi rotta. E' in sintesi quanto afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso in una intervista pubblicata oggi su ''l'Unita'''. ''Parlerei di un sentimento comune che non appartiene solo ai lavoratori – afferma Camusso parlando delle critiche alla riforma del lavoro – Ne abbiamo le prove. Lo dicono anche i sondaggi. In gran parte del Paese riconosce cioe' come sia sbagliato pensare di ridurre le tutele in questa stagione di crisi, come un passo di questo genere inasprisca la condizione di tanti. Ci auguriamo che il Parlamento dia ascolto a queste volonta'''.
Il segretario della Cgil traccia la strategia della protesta: ''Sedici ore di sciopero, mentre si intrecciano tante iniziative di lotta. Pensiamo a scioperare in contemporanea in tutti i territori, mentre si discute in Parlamento. Immaginiamo altre proteste, eserciteremo la fantasia. Promuoveremo una raccolta di firme. Chiederemo sostegno a quanti possono''.
Per Camusso ''il rischio c'e''' che si inasprisca la tensione nel Paese:''se ad esempio nel lavoro invece di creare stabilita' si vanno a introdurre ragioni di incertezza e di ansia, se per liberalizzare si sostiene l'idea di tener negozi aperti ventiquattrore su ventiquattro in un sistema del commercio che non e' in grado di sostenere un simile peso. Certo che c'e' il rischio che la tensione salga, perche' si continua nell'idea che si possa dividere il Paese''.
Il leader sindacale afferma inoltre di ''aver dato sempre molto peso alla convinzione di un accordo e, invece, abbiamo visto che il governo questa convinzione non la coltivava''. Questo ha avuto impatto anche sull'unita' sindacale. ''Rispetto a questo tema la sensibilita' dei lavoratori e' sempre alta'', dice Camusso.
''La reazione, per tante categorie e' stata unitaria. E' un insegnamento? bisogna andare avanti. Certo se si fosse mantenuta, al tavolo della trattativa, una opinione comune, non sarebbe finita cosi', perche' il governo non avrebbe avuto la forza di accelerare i tempi su una proposta non condivida. Ma non e' il momento di recriminare''.
Sui contenuti, poi, Susanna Camusso ribadisce la propria posizione. ''Il punto e' l'illegittimita' del licenziamento, a qualsiasi categoria appartenga. Se il licenziamento e' illegittimo, se l'illegittimita' e' stata accertata, sara' diritto del piu' debole, cioe' del lavoratore, scegliere tra reintegro e indennizzo''.
Governo Monti perde consenso: riforma negativa per due italiani su tre
Il consenso per il governo Monti cala sotto al 50%, arrivando a quota 44%. Secondo il sondaggio di Renato Mannheimer per il Corriere della Sera, a ridurre l’apprezzamento per l’esecutivo tecnico è stata soprattutto la riforma del mercato del lavoro, che non piace a due italiani su tre.
Una situazione che influisce sui comportamenti dei leader di partito, soprattutto nel caso del Pd di Pier Luigi Bersani, e che potrebbe causare fratture nel quadro politico.
Se agli inizi di marco il consenso per il governo Monti era intorno al 50-60%, la percentuale oggi si attesta al 44%, con un 54% degli italiani che esprime una vera e propria insoddisfazione per l’operato dell’esecutivo.
A perdere la fiducia nel governo, sottolinea Mannheimer, sono soprattutto operai e lavoratori dipendenti di livello medio-basso, ma anche studenti pensionati e casalinghe. Al contrario restano soddisfatti imprenditori, liberi professionisti, quadri e impiegati, soprattutto se con titolo di studio elevato.
Crolla il consenso tra gli elettori della Lega Nord (-32%) e quelli del Pd (-17%), ma anche, seppure meno, tra gli elettori del Pdl (-10%) e dell’Udc (-9%).
Per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro, l’interesse degli italiani è diffuso (solo il 14% si dice all’oscuro della questione), ma il giudizio sulle decisioni del governo non è buono: due italiano su tre (il 67%) non approvano la riforma. Contrari soprattutto gli operai e chi vive al Sud, favorevoli gli imprenditori e i liberi professionisti.
A livello di elettorato, la maggioranza dei votanti sia del Pd sia del Pdl non pensa bene della riforma: rispettivamente il 67% e il 58%. I motivi, naturalmente, sono opposti: gli elettori del Pdl rimproverano al governo scarsa tenacia, quelli del Pd sono contro la riforma dell’articolo 18.
In ogni caso, due italiani su tre (63%) pensano che l’esecutivo sia troppo decisionista.

Call center - Cassazione: i precari dei call center vanno assunti


I precari che lavorano nei call center devono essere assunti. E' quanto afferma la Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso di una società che non voleva riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro instaurato con una dipendente. Come spiega la Corte "Requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato - ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo - è il vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dall'emanazione di ordini specifici, oltre che dall'esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo dell'esecuzione delle prestazioni lavorative. L'esistenza di tale vincolo va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell'incarico conferito al lavoratore e al modo della sua attuazione.". In sostanza, "una volta accertato nel concreto atteggiarsi del rapporto il vincolo di soggezione del lavoratore con inserimento nell'organizzazione aziendale, correttamente il giudice di merito ha ritenuto che non poteva assumere rilevanza contraria la non continuita' della prestazione e neppure la mancata osservanza di un preciso orario". La decisione è della sezione lavoro della Corte (sentenza n. 4476 del 21 marzo 2012) che ha rigettato il ricorso della società di call center avverso la decisione con cui i giudici d'Appello avevano ritenuto che, nonostante il nomen juris attribuito dalle parti al rapporto (dapprima contratti di collaborazione coordinata e continuativa e poi contratti a progetto, succedutisi senza soluzione di continuità per oltre sei anni), in base alle risultanze istruttorie sussistevano i requisiti essenziali della subordinazione, con la conseguenza che, essendo comunque nulli i termini apposti ai contratti (perché privi della indicazione del motivo che giustificasse l'assunzione), doveva ritenersi costituito un unico rapporto a tempo indeterminato sin dall'origine. Corretto - secondo la Suprema Corte - il ragionamento logico giuridico seguito dai giudici di merito che avevano altresì evidenziato che la lavoratrice doveva coordinarsi con le esigenze organizzative aziendali e quindi era pienamente inserita nell'organizzazione aziendale, utilizzando strumenti e mezzi di quest'ultima; che esisteva un controllo particolarmente accentuato ed invasivo, non usuale neppure per la maggior parte dei rapporti subordinati esistenti e quindi inconciliabile con il rapporto autonomo. La lavoratrice, inoltre, era sottoposta "non tanto a generiche direttive, ma a istruzioni specifiche, sia nell'ambito di briefing finalizzati a fornire informazioni e specifiche in merito alle prestazioni contrattuali, sia con puntuali ordini di servizio, o a seguito di interventi dell'assistente di sala". I Giudici di legittimità affermano altresì che non è idoneo a surrogare il criterio della subordinazione neanche il "nomen juris" che al rapporto di lavoro sia dato dalle sue stesse parti, il quale pur costituendo un elemento dal quale non si può prescindere, assume rilievo decisivo ove l'autoqualificazione non risulti in contrasto con le concrete modalità del rapporto medesimo. Il giudice di merito, cui compete di dare l'esatta qualificazione giuridica del rapporto, deve attribuire valore prevalente - rispetto al nomen juris adoperato in sede di conclusione del contratto - al comportamento delle parti nell'attuazione del rapporto stesso.

24 marzo 2012

ARS approva DDL “Lavori in economia nel settore forestale”, relatrice l’On. Concetta Raia


- www.cgilct.it -
Il 22 marzo 2012 l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il disegno di legge 868/a “Lavori in economia nel settore forestale” che vedeva come relatrice l’On. Concetta Raia.
Si tratta, di una norma che ha come finalità e mira a semplificare ed evitare appesantimenti procedurali in linea con le esigenze di tempestività di esecuzione dei lavori riscontrate nel corso degli anni nel settore forestale e tenute in conto dalla legislazione vigente fino a pochissimo tempo fa.
La norma, come abbiamo sottolineato, si prefigge lo scopo di autorizzare l’Amministrazione regionale a continuare ad operare per i lavori nel settore forestale con il regime dell’amministrazione diretta senza limiti di importo, secondo quanto già consentito dall’ articolo 24, comma 6 bis, della legge 109/1994, come introdotta nella Regione siciliana dalla legge 7/2002 e successive modifiche ed integrazioni.
Con l’approvazione di questo atto finalmente la forestale può procedere alla definizione delle perizie ed effettuare gli avviamenti al lavoro dei forestali che in questa provincia sono circa 4500 e che ad oggi sono in attesa di essere avviati al lavoro.
FLAI CGIL Catania
La norma, come sottolineato dalla FLAI, consente il prosieguo dei lavori nel settore forestale con il regime dell’amministrazione diretta senza limiti di importo. La Forestale può adesso procedere alla definizione delle perizie ed effettuare gli avviamenti al lavoro

Statali, tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici sono appesi a un filo...

Lo statale che rifiuta di trasferirsi va licenziato, questa norma esiste da novembre ma finora non è stata mai applicata.

Adesso tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici sono appesi a un filo: la nuova riforma del lavoro targata Fornero potrebbe riguardare anche loro, l’articolo 18 rivisto – se e quando le nuove norme saranno approvate- potrebbe chiamarli in causa.

Per ora è tutto rinviato.

“Con riguardo al settore del lavoro pubblico”, si legge nel documento del Cdm, “eventuali adeguamenti alle disposizioni del presente intervento saranno demandati a successive fasi di confronto”.

In realtà un dipendente pubblico può già essere licenziato già dal novembre dell’anno scorso, come prevedeva la legge di stabilità approvata dal governo Berlusconi.

Uno statale può essere licenziato, se non per giusta causa o giustificato motivo o un licenziamento disciplinare, quando per tre volte rifiuta il trasferimento che gli è stato comunicato” per motivate esigenze di servizio, dopo aver subito per due volte la sanzione della decurtazione dello stipendio, la terza volta può essere licenziato”, spiega il Corriere della Sera.

C’è una differenza con la riforma dell’articolo 18 del governo Monti: quella del novembre scorso è una misura a carattere sanzionatorio, legato a chi si rifiuta di muoversi.

Con il testo Monti-Fornero invece i dipendenti privati possono essere “espulsi” al ritmo di 4 ogni 120 giorni “per motivi economici”, senza reintegro.


Lavoro. Art. 18, ammortizzatori: il testo integrale della riforma

Stretta sulla flessibilita’ in entrata nel mercato del lavoro con una vera e propria stangata sui contributi dei collaboratori e via libera sulla flessibilita’ in uscita con la revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e la previsione del solo indennizzo in caso di licenziamenti per motivi economici ritenuti dal giudice ingiustificati: sono solo alcune delle misure contenute nella riforma del mercato del lavoro approvata oggi dal Consiglio dei ministri. Dieci capitoli e 26 pagine approvati dopo una riunione fiume del Consiglio dei ministri, ecco le misure:

CONTRATTI: Si punta sull’apprendistato e sul suo valore formativo. Si collega l’assunzione di nuovi apprendisti alla stabilizzazione avvenuta in precedenza (50% nell’ultimo triennio), si prevede una durata minima di sei mesi per il contratto e si alza il rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati (da 1 a 1 a 3 a 2). Il contratto a tempo determinato e’ perseguito fissando un intervallo di 60 giorni tra un contratto e l’altro (contro i 10 attuali) per un contratto inferiore a 6 mesi e di 90 giorni per una durata superiore (adesso 20).

STRETTA PARTITE IVA: Stretta sulle partite Iva e sulle associazioni in partecipazione permesse solo in caso di associazione tra familiari entro il primo grado (genitori o figli) e il coniuge.

- STANGATA CO.CO.PRO: Ci sara’ una definizione piu’ stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive in modo da enfatizzare la componente professionale. E’ vietato l’inserimento di clausole che consentono il recesso prima della fine del progetto. In caso di mancanza di un progetto specifico il contratto a progetto si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Si prevede per i collaboratori un aumento dell’aliquota contributiva di un punto l’anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% prevista per il lavoro dipendente (fino al 24% per chi e’ iscritto a gestione separata e ad altre gestioni o pensionati).

- ART. 18: Ci saranno tre regimi sanzionatori per il licenziamento individuale illegittimo: la reintegrazione nel posto di lavoro sara’ disposta dal giudice solo nel caso di licenziamento discriminatorio e in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare. Nel caso di licenziamento per motivi economici ritenuto illegittimo dal giudice il datore di lavoro potra’ essere condannato solo al pagamento di un’indennita’. L’indennizzo che dovesse essere deciso a fronte di un licenziamento illegittimo per motivi disciplinari o per motivi economici potra’ variare tra le 15 e le 27 mensilita’. Sara’ sempre obbligatorio indicare i motivi del licenziamento. Se il licenziamento economico e’ strumentale e il lavoratore riesce a provare che e’ invece di natura disciplinare o discriminatoria il giudice applica le relative tutele. E’ prevista l’introduzione di un rito procedurale veloce per le controversie in materia di licenziamento.

- ASPI: la nuova assicurazione sociale per l’impiego e’ destinata a sostituire a regime, nel 2017, l’indennita’ di mobilita’ e le varie indennita’ di disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre i lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti purche’ possano contare su 2 anni di anzianita’ assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. Sara’ pari al 75% della retribuzione fino a 1.150 euro e al 25% oltre questa soglia per un tetto massimo di 1.119 euro lordi al mese. E’ prevista una fase transitoria per il passaggio del periodo dagli 8 mesi attuali (12 per gli over 50) ai 12 dell’Aspi (18 per gli over 55). La contribuzione e’ estesa a tutti i lavoratori che rientrino nell’ambito di applicazione dell’indennita’. L’aliquota e’ pari a quella attuale per i lavoratori a tempo indeterminato (1,31%) ma sara’ gravata di un ulteriore 1,4% per i lavoratori a termine (da restituire in caso di stabilizzazione del contratto). Andra’ a regime nel 2013.

- CONTRIBUTO LICENZIAMENTO: Il datore di lavoro all’atto del licenziamento dovra’ versare all’Inps mezza mensilita’ ogni 12 mensilita’ di anzianita’ aziendale negli ultimi tre anni (in vigore dal 2013).

- CIGS: La necessita’ di eliminare a decorrere dal 2014 i casi in cui la cassa integrazione straordinaria copre esigenze non connesse alla conservazione del posto di lavoro porta all’eliminazione della causale per cessazione di attivita’. La Cigs viene estesa a regime per le imprese del commercio tra i 50 e i 200 dipendenti, le agenzie di viaggio sopra i 50 e le imprese di vigilanza sopra i 15.

- FONDO SOLIDARIETA’ PER SETTORI NON COPERTI DA CASSA INTEGRAZIONE: per le aziende non coperte dalla cig straordinaria arriva un fondo di solidarieta’. La contribuzione dovra’ essere a carico del datore di lavoro (2/3) e del lavoratore (1/3) e ci sara’ l’obbligo di bilancio in pareggio.

- TUTELA LAVORATORI ANZIANI:Sono possibili accordi per esodi di lavoratori anziani (che raggiungano la pensione nei quattro anni successivi al licenziamento) e la loro tutela con un indennita’ in attesa dell’accesso alla pensione ”con costi a carico dei datori di lavoro”.

- EQUITA’ DI GENERE: Norme di contrasto alle dimissioni in bianco e il rafforzamento fino a tre anni di eta’ del bambino del regime di convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri (al momento e’ un anno).

- PAPA’ OBBLIGATORIO: Viene introdotto il congedo di paternita’ obbligatorio (tre giorni) e si approva il regolamente che disciplina le quote rosa nelle societa’ controllate dalle pubbliche amministrazioni.

- VOUCHER BABY SITTER: Arrivano i voucher per le baby sitter Le neo mamme avranno diritto di chiedere la corresponsione di questi ”buoni” dalla fine della maternita’ obbligatoria e per gli 11 mesi successivi. Li dara’ l’Inps.


(per il testo integrale clicca qui)

Sentenza: Fiat licenziò operai per liberarsi di sindacalisti

Quei licenziamenti rappresentano "nulla più che misure adottate" dalla Fiat "per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo" nello stabilimento di Melfi (Potenza): lascia spazio a poche interpretazioni la convinzione a cui giungono i giudici del lavoro della Corte d'Appello di Potenza nelle motivazioni della sentenza letta lo scorso 23 febbraio. Un mese fa la Corte decise di reintegrare Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai licenziati nel 2010 perché, secondo la Fiat, nella notte tra il 6 e il 7 luglio di quell'anno avrebbero bloccato volontariamente la produzione, con un grave atto di insubordinazione e di sfida, andando quindi oltre i limiti del diritto di sciopero. I giudici hanno ricostruito minuziosamente, nelle 67 pagine delle motivazioni, quanto accaduto quella notte, ribaltando il quadro ipotizzato dal Lingotto (e confermato in primo grado).


La vicenda parte da una protesta interna: tra l'1 e le 2 di notte gli operai organizzano una manifestazione e, contestualmente, si bloccano i carrelli che riforniscono le linee di produzione. Da questo punto in poi, la storia viene letta in chiave diversa dalla Fiom (due degli operai erano all'epoca delegati sindacali) e dall'azienda: per il sindacato non c'é responsabilità soggettiva ma esercizio del diritto di sciopero. Per la Fiat c'é invece un gesto di sfida e un grave "stop" alla produzione, insomma sabotaggio. Per i giudici, prima di tutto, non c'é stato nessun danno alla capacità produttiva dello stabilimento ma, soprattutto, non è stato infranto il divieto di "ledere la capacità del datore di riprendere l'attività dopo lo sciopero". Davanti a quei carrelli, poi, non avrebbero sostato solo i tre operai licenziati, ma anche altre tute blu alle quali, sostiene la Corte d'Appello potentina, "la Fiat non ha contestato nulla".


Sempre davanti ai carrelli sarebbe anche avvenuto uno scambio di battute tra gli operai e il responsabile della linea produttiva: in base alla ricostruzione dei giudici, quest'ultimo si è però riferito immediatamente solo a Barozzino e Lamorte (i due delegati) e poi a Pignatelli (che secondo molti colleghi non aveva nessuna "parte da protagonista" in quelle ore) con un "atteggiamento provocatorio", a cui i tre hanno risposto "con un malgoverno delle espressioni verbali": ma "é arduo sostenere che dietro a quelle braccia conserte vi potesse essere un atteggiamento di sfida". Nelle motivazioni si fa riferimento anche a un clima di antagonismo nei rapporti sindacali, a cui si aggiunge anche la divisione tra le diverse sigle in riferimento alla vicenda contrattuale di Pomigliano: nonostante ciò, i giudici ricordano però che "l'atteggiamento provocatorio" del responsabile della linea di produzione è riportato anche "in un documento unitario da tutta la Rsu nell'immediatezza dei fatti". Dal quadro complessivo, quindi, per la Corte i licenziamenti sono stati un mezzo adottato dalla Fiat "per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo". I tre operai, anche dopo la sentenza, non hanno ancora fatto ritorno in fabbrica perché l'azienda ha comunicato loro che "non intende avvalersi delle prestazioni lavorative": stipendio garantito, ma lontano dalle linee produttive.

23 marzo 2012

Lavoro: per le mamme lavoratici arrivano i voucher per le baby sitter

Per favorire l'occupazione femminile, e in particolare la possibilita' di lavorare anche dopo aver avuto un figlio, sono in arrivo i voucher per le prestazioni di baby-sitting.

Le neo mamme avranno diritto di chiedere la corresponsione di questi ''buoni'' dalla fine della maternita' obbligatoria e per gli 11 mesi successivi in alternativa all'utilizzo del periodo di congedo facoltativo per maternita'. Il voucher e' erogato dall'Inps.

L'importo sara' modulato in base ai parametri Isee della famiglia. Le risorse a sostegno di questo intervento saranno reperite nell'ambito del fondo per il finanziamento di interventi a favore dell'incremento dell'occupazione giovanile e delle donne.

“Articolo 18, in futuro esteso anche anche per gli statali.?

L’estensione della licenzialità individuale agli statali? Non è esclusa, anzi. Elsa Fornero mercoledì pomeriggio aveva negato tutto riguardo le voci che dicevano possibile l’approdo anche per i dipendenti pubblici delle nuove norme su cui è ancora all’opera. Ma giovedì sera ha cambiato idea.

“Non toccava a me, non era il mio compito – ha invece chiarito Fornero – questo non vuol dire che non si interverrà sul pubblico impiego, vuol dire che se ne occuperà Patroni Griffi”. Spiega il Corriere della Sera: “Lo Statuto dei lavoratori in base al comma 2 dell’articolo 51 della legge 165/2001 (Testo unico sul pubblico impiego) è integralmente applicato da oltre dieci anni ai dipendenti pubblici. In esso si afferma che la legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni e integrazioni (quindi anche la modifica all’articolo 18 che verrà approvata dal Consiglio dei ministri di oggi), si applica alle pubbliche amministrazioni a prescindere dal numero dei dipendenti”.

Un principio ribadito anche da una importante sentenza della Cassazione che ha stabilito come per il recesso del rapporto di lavoro degli impiegati pubblici (e dei dirigenti, a questi assimilati) valgono le stesse norme che regolano il licenziamento dei dipendenti privati con qualifica impiegatizia, ovvero l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e l’eventuale diritto al reintegro.

Se i pubblici dipendenti verranno messi al riparo dai licenziamenti economici individuali, a differenza dei dipendenti delle aziende private, questa “deroga” dovrà essere messa necessariamente nero su bianco per legge. Ma si tratterebbe di una disposizione pesantemente esposta a rischio di incostituzionalità.

Una “ingiustizia” immediatamente percepita dall’opinione pubblica che ha fatto esplodere la sua rabbia sul web con interventi su Twitter (l’argomento #18pubblico è tra i Top Tweet di giovedì) e i social network. Chi cita la “Fattoria degli animali” di George Orwell e la famosa massima su “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”, chi fa riferimento a “figli e figliastri”, chi parla di uno “schiaffo” ai non statali, mentre gli “statali sono più protetti dei panda”.

21 MARZO 2012

Articolo 18, i nuovi licenziamenti non valgono per gli statali

I nuovi licenziamenti, quelli targati Monti-Fornero, non varranno per gli statali. La smentita arriva da Susanna Camusso. “Vorremmo fosse chiaro che ciò non può essere perché dentro al settore pubblico i problemi sono diversi dal settore privato. E non vorremmo scoprire che dovremmo tornare a difendere la libertà di insegnamento perché potrebbero esserci licenziamenti di professori non graditi al potere”.

L’obiettivo del governo, sempre che i sindacati e poi il Parlamento accenderanno la luce verde, è lasciare il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori, che vale per tutte le imprese, anche quelle sotto i 15 dipendenti ora escluse dall’articolo 18.

Per i disciplinari ci sarà l’indennizzo o il reintegro, per gli economici solo l’indennizzo: almeno questo è lo schema del lavoro del ministro Fornero, definita da Antonio Di Pietro “la madre Badessa” del lavoro. Nel progetto Fornero il reintegro nel posto di lavoro sarà possibile nei casi di licenziamento disciplinare considerato illegittimo dal giudice “nei casi gravi”.

L’indennità sarà al massimo di 27 mesi tenendo conto dell’anzianità. Per i licenziamenti economici giudicati illegittimi dal giudice il risarcimento previsto sarà un minimo di 15 mensilità e un massimo di 27 dell’ultima retribuzione. I tempi stringono, entrò venerdì 23 bisogna chiudere, assicura il ministro.

Art. 18: licenziare i giovani resta più facile:

Riforma dell’articolo 18 ai “supplementari” ma con risultato già scritto: resta da vedere se ci sarà il decreto (Monti forza la mano e blinda il testo) o la legge delega (ai partiti e Napolitano la patata bollente di un ulteriore compromesso). Risultato raggiunto grazie a un buon “equilibrio per sottrazione” (Il Sole 24 Ore) dove cioè ognuno rinuncia a qualcosa: la somma delle rinunce ricompone il conflitto, assicura il compromesso. C’è chi rinuncia fino a un certo punto, come la Cgil e come le piccole imprese: la prima non digerisce la manomissione dell’art. 18, i secondi (artigiani, commercio) non vogliono accollarsi i costi degli indennizzi e dei fondi di solidarietà.

Alcuni punti critici sono infatti tutt’altro che limpidi. Sia pur ristretto, l’articolo 18 si applicherà a tutti, assicura Fornero. Cioè non solo ai nuovi assunti, non solo alle aziende con più di 15 dipendenti. Nel caso dei licenziamenti discriminatori (sesso, religione ecc..) resta confermato, dunque valeva già prima, l’impianto dell’articolo 18 che impone al giudice il reintegro a prescindere dalla dimensione dell’impresa. Dimostrare la discriminazione è sempre molto difficile, i datori di lavoro non vi ricorrono, ma saranno tentati di surrogare la discriminazione con il motivo economico, dicono alla Cgil.

Nel caso dei licenziamenti disciplinari il giudice deciderà sui casi più gravi di ingiusta causa con il reintegro, negli altri con l’indennizzo (tra le 15 e le 27 mensilità). Per i licenziamenti economici varrà sempre l’indennizzo. Qui, se vale l’estensione dell’articolo 18 a tutti, scattano indennizzi gravosi per le aziende sotto i 5 dipendenti. Per loro c’è chi parla di “giallo sulla tassa licenziamenti”. Quel trattamento, oltre i 5 dipendenti, è previsto già dalla legge 223 del 1991: l’accordo con il sindacato fa scattare la mobilità per due anni per il lavoratore, altrimenti c’è libertà di licenziare secondo i criteri che terranno conto di anzianità lavorativa e carichi familiari.

Qui c’è l’altro nodo: un po’ meno precarietà in entrata, secondo il principio dell’”equilibrio per sottrazione”, vale la penalizzazione sistematica dei più giovani? Uno strumento in meno che obblighi al reintegro forzato vale per la piccolissima azienda e il normale esercizio, il costo aggiuntivo per finanziare il fondo solidarietà e la tassa Aspi (assicurazione sulla disoccupazione) pari all’1,4% nei contratti a termine?

POSTE: COMUNICATO RIUNIONE DEL 22/03/2012


- Roma 23/3/2012 -
A seguito della richiesta fatta il 16 marzo u.s. da SLC CGIL e FAILP CISAL si è tenuto ieri il previsto incontro con Poste Italiane, presso l’Unione Industriali di Roma, per affrontare il tema relativo al rinnovo delle RSU/RLS.

Abbiamo ancora una volta, anche in quella sede sollecitato l’avvio delle procedure utili per addivenire nel più breve tempo possibile al rinnovo stesse, scadute ormai da dicembre 2011, rendendoci disponibili per definire velocemente gli adempimenti necessari con l’obiettivo di restituire il più importante strumento di democrazia ai lavoratori prima delle ferie estive.

Abbiamo fatto presente il fatto che da una nostra ricognizione delle attuali unità produttive solo il 5% delle stesse ha subito una modifica , ragion per cui le modificazioni necessarie ad un adeguamento delle attuali, e del protocollo che regolamenta le elezioni , potrebbe essere garantito con un impegno sostenuto tra tutte le OO.SS ed effettuato in tempi brevi.

Ci siamo trovati di fronte invece ad una posizione precostituita e pregiudiziale della Cisl e delle altre tre organizzazioni che, immaginando un percorso che lega le elezioni ad una miriade di modifiche della procedura elettiva, vorrebbero collocarle in un periodo incerto che va da novembre di quest’anno al 2013!

Siamo francamente rimasti sorpresi da questa rigidità, tenuto conto che 4 anni fa, la stessa SLP CISL, in un momento di grande tensione tra OO.SS. ha sostenuto, con grande saggezza che “…è’ proprio nei momenti più difficili che dobbiamo rivolgerci ai lavoratori. Il loro voto, a scrutinio segreto, potrebbe aiutarci a capire tante cose… Per questo noi andremo a votare per le RSU in Poste Italiane…”.

Di fronte alla posizione espressa dalla SLP CISL e delle altre tre OO.SS., abbiamo dunque ribadito che gli interessi generali dei lavoratori vengano prima di tutto, motivo per cui, pur avendo auspicato di poter avviare un percorso comune che coinvolgesse tutte le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto, abbiamo dovuto registrare l’ennesima chiusura da parte di chi ha un’idea della rappresentanza e della democrazia diversa dalla nostra.

Per onore della cronaca, è giusto ricordare che già 3 mesi prima della naturale scadenza delle RSU, ad ottobre 2011, la nostra Organizzazione aveva dato la propria disponibilità a lavorare unitariamente per consentire ai lavoratori di eleggere la propria rappresentanza sindacale dentro Poste Italiane, perché eravamo e siamo convinti che l’esercizio della democrazia non possa rimanere sospeso solo perché 4 OO.SS. hanno una opinione diversa su un argomento (clausola compromissoria e collegato lavoro, per essere chiari).
Purtroppo però non ricevemmo alcuna risposta.
Per cui porre puntualmente il tema della revisione del regolamento tutte le volte che si deve votare, per poi infischiarsene negli anni successivi o quando qualcuno la propone, è quanto meno sospetto.
Se l’obiettivo delle 4 OO.SS. fosse stato realmente quello di lavorare per aggiornare il vecchio accordo sulle RSU i tempi sarebbero stati abbondantemente sufficienti.

Ma allora era più importante guardare ad altri interessi, perseverare su una posizione che alimentava fratture, chiedendo tavoli separati a tutti i livelli. Tanto i lavoratori avrebbero aspettato…

Beh, noi crediamo che questo non sia giusto!

E speravamo a questo punto di trovare la stessa CISL che, sempre 4 anni fa, per sostenere l’importanza del voto a prescindere da qualsiasi operazione di “manutenzione” dell’accordo allora in vigore dichiarava: “…ognuno si sente nel giusto e ognuno ha il diritto di pensarlo. In alcuni momenti divergono le ragioni politiche dello stare insieme e quindi le strategie…tutti rappresentiamo in misura diversa i lavoratori… forse potrebbero essere i lavoratori, col loro voto, a spingerci verso riflessioni da cui tutti oggi rifuggiamo”.

Ci aspettavamo un po’ di coerenza!

p. La Segreteria Nazionale
Barbara Apuzzo

22 marzo 2012

Cgil Catania: Mercato del lavoro: “Trovarci pronti a dare una risposta anche in termini di protesta”

- www.cgilct.it -

Nei prossimi dieci giorni anche i lavoratori catanesi saranno al centro di una massiccia opera di informazione sulla trattativa tra il ministro Fornero e la Cgil. A breve scatteranno assemblee, attivi, incontri, sulla vertenza più delicata degli ultimi anni sul fronte del mercato del lavoro. “Dobbiamo trovarci pronti a dare una risposta al Governo, anche in termini di protesta”, spiega Angelo Villari, che stamattina ha partecipato all'attivo dei quadri e delegati della Cgil. All' ordine del giorno, la "Trattativa sul mercato del lavoro: situazione politico sindacale in Sicilia e a Catania", insieme a Serena Sorrentino, segretaria della CGIL nazionale che ha concluso i lavori, Mariella Maggio segretaria generale CGIL Sicilia, ed i segretari confederali e di categoria.

Per Villari, “la situazione a Catania è sempre più preoccupante a partire dal settore agricolo: siamo già dentro il baratro, poiché alla crisi economica si sono aggiunti i danni del maltempo che hanno letteralmente distrutto la produzione, messo in ginocchio l'intero settore e diminuito le giornate di lavoro degli operai”.

Altra questione: la Cgil di Catania segnala che il contesto sociale continua a degradarsi, “eppure la volontà di applicare l'aliquota massima IMU ai Comuni è fortissima. Eppure deve essere chiaro che se anche le fasce più deboli, o i dipendenti a basso reddito, verranno colpiti dalla tassazione troppo alta, la ripresa non avverrà mai”.

E intanto, gli altri settori non vanno meglio. “In St Microelectronics e nel sistema aeroportuale scatta la cassa integrazione, la 3Sun non parte, la Pfizer non gode di ottima salute e il commercio rimane in stato di grave difficoltà- aggiunge il segretario confederale Giacomo Rota- Il dialogo con la politica locale? Complessivamente difficile. Il centro destra fa finta di non vedere la crisi, il PD è più attento ma è in difficoltà a causa di un governo che non riesce a coniugare equità e risanamento”.

Cosa succederà, dunque? Le prossime ore saranno fondamentali per l'esito della vertenza nazionale. Serena Sorrentino ricorda che “la Cgil ha sottolineato al ministro che la riforma del mercato del lavoro non crea occupazione ma ridefinisce la qualità delle condizioni di lavoro. Chiediamo tre cose: di ridurre le forme di precarietà e di cancellare quelle forme che sono sinonimo di abuso e sfruttamento, nonché di dare garanzie maggiori. Ciò sarà possibile aumentando il costo del lavoro flessibile e rendendo il lavoro a tempo indeterminato e l'apprendistato, le forme con cui si entra nel mercato del lavoro. Chiediamo una forma di ammortizzatori sociali che dia certezza di risorse, non soltanto per affrontare l'attuale crisi, che è poi quella più importante che l'Europa ha conosciuto e che da quello che intuiamo, non lascia a spazio a garanzie. Ma chiediamo anche una forma di ammortizzatori che guardi al futuro, in modo tale che estenda ai diritti a chi oggi non li ha, garantendo il terziario, i precari e i lavoratori dei servizi. Pensiamo infine che il problema fondamentale del mercato del lavoro non sia di certo l'articolo 18, che non ha una funzione deterrente verso i licenziamenti. Ha, semmai, una funzione di civiltà. Limita i licenziamenti e gli abusi sul posto di lavoro, garantendone il reintegro quando non ci sia stata la “giusta causa”.

Insomma, ci vuole un piano sulla crescita, e dunque la creazione di nuove opportunità di lavoro. E la Sicilia? Spiega Mariella Maggio: “Dopo la manifestazione del 1 marzo abbiamo incontrato il ministro Barca venuto nell'Isola per costituire una task force. Speriamo che questo ci dia la possibilità di rimodulare risorse e creare un'inversione di tendenza. C'è un altro dato importante: l'accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga che in Sicilia non si è chiuso. Il governo pensa che le risorse debbano diminuire . E' inaccettabile. La crisi qui in Sicilia morderà sempre di più nei prossimi anni. Non possiamo lasciare che la povertà aumenti”.


NOTA A MARGINE

Nella foto Serena Sorrentino (Segreterio Confederale Nazionale CGIL)