14 marzo 2014

XV Congresso: Giacomo Rota eletto Segretario Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Catania


Al termine del XV Congresso della CGIL di Catania, l'assemblea dei delegati ha eletto Giacomo Rota Segretario Generale della Camera del Lavoro Metropolitana.
 La due giorni congressuale della Cgil etnea si chiude nel segno della continuità con la gestione precedente. Il testimone di Angelo Villari viene raccolto da Giacomo Rota, già membro della precedente segreteria. Il discorso d’insediamento del nuovo segretario, eletto con novantacinque voti favorevoli su centouno, si apre proprio con un commosso ringraziamento al suo predecessore. “La mia elezione è per me una responsabilità e un onere insieme”, dice a caldo. “Dovrò dimostrarmi all’altezza della Cgil”, continua il nuovo segretario, dedicando un pensiero ai padri nobili del sindacato rosso che hanno fatto storia: Giuseppe Di Vittorio e Placido Rizzotto.
Per quanto riguarda il futuro, Rota, che ha annunciato una gestione rispettosa del pluralismo, non nasconde che la strada sarà in salita. “Abbiamo di fronte una città che versa in una condizione difficilissima”. La squadra di Rota, votata dal congresso, rispecchia una chiara continuità con la gestione Villari. Ai membri della vecchia segreteria Margherita Patti, Giovanni Pistorio e Pina Palella si uniscono Claudio Longo e Nicoletta Gatto. L’assise congressuale, inoltre, ha approvato il documento politico e accolto tre Odg (contro la costruzione del Muos, in favore delle politiche abitative e per una legge elettorale rispettosa della parità di genere). L’ordine del giorno per la chiusura del Cara Mineo, invece, è stato respinto dalla maggioranza della platea dei delegati. L’iter congressuale giunge così alla fine. A questo punto sembrano d’obbligo le parole del segretario regionale Michele Pagliaro: “Il nostro lavoro si svolge fuori da queste mura, dove ci sono le vertenze”.
Villari ha salutato il sindacato catanese dopo una militanza in Cgil durata sin dall'inizio della sua vita lavorativa. "Non riproporrò la mia candidatura a segretario della CGIL catanese. Ho maturato questa decisione dopo lunga riflessione. Non lascio perché l’Organizzazione vive momenti di difficoltà, anzi , oggi la CGIL catanese è solida e forte; né lascio perché ho finito i mandati previsti dallo Statuto, che come sapete prevede massimo otto anni per ogni incarico ed io ne ho fatti solo la metà. Ho assunto questa decisione perché considero chiuso un ciclo, che è iniziato dieci anni fa con la segreteria di Francesco Battiato e che ha portato un profondo ricambio e rinnovamento del gruppo dirigente che insieme ai tanti militanti, ai tanti delegati, alle migliaia e migliaia di donne e di uomini, giovani ed anziani, iscritte ed iscritti, che rappresentano una ossatura che non rischia di essere indebolita".
La platea - erano presenti numerose personalità delle istituzioni e non solo, dal sindaco Bianco al rettore Pignataro, dai segretari generali di Cisl, Uil e Ugl, Rotolo, Mattone e Mazzeo, a Ivan Lo Bello vicepresidente di Confindustria, all'amministratore delegato della Sac, Gaetano Mancini, al sindaco di Biancavilla, Pippo Glorioso , al deputato regionale del PD, Concetta Raia- ha manifestato più volte stima e apprezzamento per l'operato di Villari, nel corso della lettura della relazione che ha puntato ai temi caldi del territorio. "Abbiamo voluto aprire i nostri lavori con un forte riferimento alla cultura, per sottolineare da un lato la qualità di tanti talenti artistici e culturali presenti in questa città che chiedono rispetto, riconoscimento dei loro diritti, del loro lavoro e delle loro retribuzioni,    ma anche per richiamare l’attenzione di tutti sui temi della cultura e della sua funzione in una città come quella di Catania".
Villari ha fatto riferimento ai principali temi nazionali affrontati dalla Cgil ( la crisi, il lavoro perduto, illegalità ed evasione fiscale, la critica alle politiche di austerità, la necessità di un'Europa che conti di più) e non ha mancato di sottolineare il ruolo delle donne dentro e fuori il sindacato. Il segretario uscente ha poi citato il Report pubblicato dalla Fondazione Curella sulla Sicilia, dove si evidenzia come la recessione che va avanti dal 2008 abbia avuto un impatto devastante sulla disoccupazione, salita al 20.9% , mentre la percentuale dei giovani e delle donne senza un lavoro è arrivata all’insostenibile soglia del 50%, globalmente, 67 mila occupati in meno nel 2013.
Le previsioni per il 2014 prevedono un ulteriore aumento della disoccupazione che si attesterà sul 22%. Il documento prende le mosse dai numeri del 2° semestre del 2013, dove il PIL è sceso del 3.2%, per valutare le attese per il 2014: nel complesso nei sei anni dalla crisi, ovvero dal 2008 ad ora, la caduta della ricchezza prodotta sfiora il 14% nell’Isola mentre i consumi delle famiglie ripiegano di un ulteriore 3.7%.
Il PIL per l’anno in corso si prevede scenderà di un punto e si perderanno per strada altri 25/30 mila posti di lavoro. Il capitale umano più prezioso fugge in massa dall’Isola a caccia di un ‘opportunità.
Ogni anno 4/5 mila dei circa 13 mila laureati siciliani lasciano la Sicilia e trovano lavoro altrove, spesso all’estero. Per formare ciascuno di loro dalla prima elementare alla discussione della tesi, la collettività , ha speso almeno 250 mila euro.
 "Soldi spesi bene, - dice Villari- ma i nostri laureati hanno successo all’estero o nelle aree più avanzate del Paese. Pertanto, le risorse pubbliche della Sicilia impegnate per la formazione dei nostri giovani beneficiano altri territori".
Ma Villari ha anche fatto riferimento alle esperienze di respiro internazionale che regalano nuove speranze al territorio, come la "Edison web" di Mirabella, nata solo dal coraggio e dal talento di alcuni giovani che dopo importanti esperienze all' estero, sono tornati in patria con risultati eccezionali.
Credo che la politica si debba porre il problema di creare strumenti di accompagnamento e guida, connessi a progetti di start- up sul modello anglosassone.
"Questo potrebbe essere - ha aggiunto- uno dei compiti della costituenda “Agenzia per lo sviluppo locale” annunciata dal sindaco Bianco che sarà guidata dall’ ingegnere Pistorio. Credo che sia utile che il governo regionale assuma una iniziativa simile per tutta la Sicilia. Così come dovrebbe essere sostenuta una politica di investimenti per la banda larga e, quindi, l’ammodernamento della rete. Il governo Crocetta, rappresenta senza alcun dubbio un elemento di discontinuità con le esperienze di governo precedente sul terreno della legalità".
Ma la Cgil di Catania non ha risparmiato qualche frecciata al governo regionale: "A nostro avviso ancora manca una visione, un progetto organico per fare uscire la nostra Regione dalle sabbie mobili della crisi che da troppo tempo è in atto e che si manifesta con l’alto tasso di disoccupazione , la contrazione della base produttiva ed un progressivo impoverimento della popolazione. Se da una parte Crocetta può agitare l’alibi della pesante crisi finanziaria che investe la Regione, dall’altra non riesce a cambiare passo nell’utilizzo del fondi strutturali che provengono dall’Europa, che potrebbero in parte compensare le carenze finanziarie proprie. Questo fatto continua a pesare sul giudizio negativo sulla politica ancor di più sulla burocrazia siciliana, che appare per lo più un fattore di freno per la nostra economia".
Villari ha inoltre fatto riferimento alle principali vertenze cittadine: dalla Micron alla Myrmex, dall'avventura Cesame , alla crisi Aligrup, ma ha anche voluto sottolineare l'impegno del procuratore Salvi e della magistratura catanese per la lotta alla criminalità organizzata e l'alto valore del dialogo tra sindacato e l'amministrazione comunale guidata da Bianco.
Dal canto suo il primo cittadino catanese ha riconosciuto il peso specifico della Cgil nelle dinamiche di rilancio della cittá: "Le presenze al congresso di oggi dimostrano anche la considerazione dell'importanza del lavoro - ha etto Bianco- che la Cgil che ha saputo fare in città. Catania sta tornando ad essere un luogo dove si elaborano idee".


12 marzo 2014

Licenziata la dipendente distaccata in un’altra azienda

Il datore di lavoro che ha distaccato un lavoratore presso un’altra azienda non può licenziarlo per il solo fatto che essa chiude, a meno che non dimostri che il lavoratore non era reintegrabile nell’azienda di provenienza. Lo ha stabilito la Cassazione nella sentenza 27651/13. Il caso Una società licenzia una donna dipendente di un’altra società presso la quale era stata distaccata. La Corte d’Appello di Trieste la condanna alla reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro e al pagamento della differenza tra le retribuzioni maturate alla data del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegra e a quelle corrisposte per effetto del lavoro prestato a favore di altri soggetti. Questo perché il licenziamento oggettivo doveva essere valutato con riferimento all’ambito aziendale della dipendente e non a quello del distaccamento.   
Né può valere a giustificarlo la situazione di questa seconda azienda se non si dimostra che, all’interno della sua organizzazione d’impresa, non esiste alcuna possibilità di reimpiegare il lavoratore che rientrava forzatamente dal distacco. La società propone ricorso. Motivi giustificativi del licenziamento: qual è l’ambito aziendale da considerare? Secondo la ricorrente, il licenziamento è stato deciso dopo aver verificato l’insussistenza di interessi, da parte della donna, a mantenere quel posto di lavoro, in quanto il suo apporto era richiesto esclusivamente per gestire le ultime attività commerciali dell’azienda (in chiusura) presso la quale era stata distaccata. La Cassazione ribatte che la semplice cessazione dell’interesse al distacco o la soppressione del posto di lavoro presso l’azienda distaccata non sono sufficienti a giustificare il licenziamento, perché vanno verificati «gli elementi costitutivi del giustificato motivo oggettivo con riferimento all’ambito aziendale del datore di lavoro (nella specie, la società distaccante), sul quale ricade anche l’onere probatorio circa l’impossibilità del repêchage».
Il lavoratore, quindi, va considerato a tutti gli effetti dipendente dell’azienda distaccante e, perciò, correttamente la Corte di merito ha ritenuto che il licenziamento fondato sulla cessazione dell’interesse ad distacco o la soppressione del posto presso la società distaccata non era idoneo a ritenere giustificato il recesso datoriale. La richiesta di risarcimento non configura nuova domanda. La Cassazione conferma, inoltre, quanto sostenuto anche dalla Corte di merito, secondo cui non costituisce domanda nuova quella del lavoratore che, in sede di rinvio, riduca il quantum di cui al petitum sostanziale originario (reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento corrispondente alle retribuzioni perdute) in ragione delle retribuzioni corrisposte da altro datore di lavoro (c.d. aliunde perceptum), atteso che la riduzione del quantum originariamente richiesto non configura domanda nuova ma solo una diversa formulazione di quella precedente. Il ricorso, pertanto, si intende respinto.




Approvato oggi in prima lettura il nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali.

ll Parlamento europeo ha votato oggi la prima lettura del progetto di legge sulla protezione dei dati personali, approvando il regolamento con 621 voti favorevoli, 10 contrari e 22 astenzioni, e la direttiva con 371 voti a favore, 276 contrari e 30 astenuti. Le norme passeranno così agli eurodeputati che saranno eletti a maggio, e che potranno decidere se e come proseguire con il percorso iniziato.

“Il pacchetto di protezione dei dati - spiegano dal Parlamento Ue - consiste in un regolamento generale che copre la maggior parte delle norme sul trattamento dei dati personali nell'Unione europea, sia nel settore pubblico sia nel privato, e in una direttiva relativa al trattamento dei dati personali per prevenire, indagare e perseguire i reati penali o per applicare sanzioni penali”.

Le nuove regole aggiornano la legislazione europea vigente, che risale a 19 anni fa, e la adegua per far fronte alle sfide poste dalle nuove tecnologie e dalla crescente tendenza a utilizzare dati personali per la sicurezza.

“Ho un messaggio chiaro al Consiglio: ogni ulteriore rinvio sarebbe irresponsabile - ha affermato Jan Philipp Albrecht, relaotore del regolamento - I cittadini europei si aspettano da noi di procedere all'adozione di una forte regolamentazione sulla protezione dei dati in tutta l'Ue. Se ci sono alcuni Stati membri che non vogliono concludere dopo due anni di negoziati, la maggioranza dovrebbe andare avanti senza di loro". 

"Permettetemi di esprimere la mia insoddisfazione e frustrazione per il fatto che è il Consiglio, o almeno alcuni Stati membri, la ragione per cui non saremo in grado di raggiungere l'obiettivo che ci eravamo prefissati - ha aggiunto Dimitrios Droutsas, relatore della direttiva - vale a dire approvare la riforma del pacchetto protezione dati entro la fine del mandato di questo Parlamento”.

Nel merito, “per proteggere meglio i cittadini dell'Ue dalle attività di sorveglianza – si legge in una nota di Bruxelles - come quelle svelate nel giugno 2013, i deputati hanno modificato le norme sul coinvolgimento di imprese che dovrebbero, secondo le nuove norme, chiedere un'autorizzazione preventiva all'autorità nazionale di protezione dei dati prima di poter divulgare i dati personali di un cittadino dell'Unione in un paese non membro. L'azienda dovrebbe anche informare la persona interessata della richiesta”.

“Le società che infrangono le regole – continua il comunicato - potrebbero incorrere in multe fino a 100 milioni di euro o fino al 5% del fatturato mondiale annuo (si applicherebbe la sanzione più gravosa delle due), dicono i deputati. La Commissione aveva proposto sanzioni fino a 1 milione di euro o fino al 2% del fatturato mondiale annuo”.

“Le nuove norme - prosegue la nota - dovrebbero anche proteggere maggiormente i dati su Internet. Le salvaguardie introdotte includono il diritto di cancellare i propri dati, nuove restrizioni sul ‘profiling’ e l'obbligo per le società di usare un linguaggio chiaro e semplice per le regole sulla privacy. Ogni fornitore di servizi internet che desidera trattare dati personali dovrebbe ottenere prima liberamente un consenso esplicito e ben informato della persona coinvolta”.


“Il voto di oggi evidenzia la chiara intenzione del Parlamento Ue di andare avanti con la riforma, nonostante tutti i ritardi e le frizioni che hanno rallentato il processo fino a oggi  - commenta Luca Schiavoni, analista in materia di regolamenti a Ovum - Le decisioni prese oggi diventano così più di un indirizzo, e potranno trasformarsi in una decisione definitiva dopo le prossime elezioni europee. Il parlamento ha anche dimostrato di essere consapevole dell’importanza di un forte complesso di sanzioni che ora saranno significativamente inasprite rispetto a quanto proposto inizialmente dalla Commissione. In ogni caso, sarà importante assicurare che le sanzioni non siano sproporzionate per le piccolo aziende, come il fiorente settore delle startup che cui l’Europa conta per far ripartire l’economia comunitaria. Rispetto a questo sarà probabilmente necessaria una più dettagliata revisione delle multe”.

10 marzo 2014

TELECOM ITALIA: CELLULARI DI SERVIZIO OPEN ACCESS

Da circa 6 mesi assistiamo in tutto il territorio nazionale alla mancata riparazione e conseguente sostituzione dei telefoni di servizio dei tecnici di Open Access. Sono decine, nel nostro territorio, le colleghe e i colleghi costretti a lavorare senza l’ausilio di uno strumento indispensabile. Sottolineiamo che il personale tecnico di Open Access svolge lavoro solitario e che il Documento Valutazione Rischi (DVR) al punto 22.7 individua il telefono cellulare aziendale quale mezzo in dotazione per la richiesta di soccorso in caso di necessità. Per questo importantissimo punto i RLS si sono già attivati con la funzione preposta SPPA.
Il telefono in dotazione, lo ricordiamo all’Azienda che pare essersene dimenticata, viene utilizzato dai tecnici, oltre che per la fonia, anche come terminale FAS per la gestione delle attività di lavoro assegnate: presa in carico, chiusura o interruzione WR; diagnosi e collaudi di guasti/attivazione delle linee; aggiornamento e consultazione banca dati registri di centrale; gestione scorte; georeferenziazione degli armadi/distributori; per ricevere dai supporti specialistici aggiornamenti sw o dati indispensabili per la gestione di attività a forte impatto sulla clientela e per verificare la Qualità della rete cellulare. Inoltre, tramite la funzione HELP ME, consente la comunicazione con le strutture di governo e, con il navigatore iGO, agevola la ricerca degli indirizzi dei clienti e l’individuazione degli armadi/distributori di rete.
Nonostante ciò, con scarso senso del ridicolo, l’Azienda ha anche la sfrontatezza di sollecitare i colleghi senza il telefono di servizio perché poco produttivi!
Non ci vuole una particolare capacità per capire che senza di esso la produttività inevitabilmente crolla. Si dichiara che la messa in sicurezza dell’azienda passa attraverso l’aumento della produttività, ma nella pratica si fa l’esatto opposto mancando gli strumenti minimi ed essenziali per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Troppo facile scaricare l’incapacità e l’inefficienza sui lavoratori che, in moltissimi casi, hanno dimostrato una disponibilità forse eccessiva, certamente non dovuta, arrivando a mettere a disposizione un cellulare privato per poter continuare a lavorare! Verrebbe da chiedersi se TELECOM abbia intenzione di riconoscere un rimborso economico a coloro che, in questi mesi, hanno messo a disposizione il proprio telefono. Una condizione che riteniamo non possa più ascriversi all’eccezionalità ma che vada respinta perché, di fatto, tramutata in consuetudine per responsabilità aziendale.
In questa penosa vicenda spicca poi un fatto paradossale, che dimostra come l’Azienda sia sempre molto rapida ed efficiente quando deve prendere dai lavoratori, ma estremamente lenta ed inefficiente quando deve dare: a un nostro collega è stato addebitato lo smarrimento del telefono di servizio “tenuto conto dei costi che l’azienda dovrà sostenere per la sua sostituzione”, così recita la lettera con cui viene comunicato l’addebito. Peccato che la sostituzione, a 4 mesi dallo smarrimento, non sia ancora avvenuta!
Siamo sconcertati e attendiamo in tempi brevissimi una risoluzione definitiva per tutti i colleghi interessati richiamando l’Azienda a un comportamento coerente con quanto essa stessa dichiara nel DVR e con gli impegni presi con i lavoratori e le OO.SS., finalizzati a un effettivo aumento della produttività.
Segreteria Slc-CGIL Roma e Lazio
Rsu Telecom Italia u.p. Roma elette nelle liste di Slc-CGIL   


Aborto: Camusso, da Europa atto forte, sancita libertà scelta donne

''E' un atto forte che sancisce un diritto fondamentale e incontrovertibile per le donne: quello della libertà di scegliere della propria vita e del proprio corpo, con un'assistenza sanitaria adeguata, come prevede la legge”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta la risposta del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa al reclamo collettivo, presentato da oltre un anno dalla Cgil insieme ad altre associazioni, tra cui l'associazione non governativa 'International Planned Parenthood Federation European Network' (Ippf).
Una risposta, fa sapere la Cgil, che sancisce come “l'Italia violi i diritti stabiliti dalla legge 194, l'obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della norma”. Secondo la leader della Cgil “che proprio oggi, nella Giornata internazionale della donna, il Comitato europeo dei diritti Sociali del Consiglio d'Europa abbia ufficialmente riconosciuto la violazione dei diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza, ha poi un grande valore, anche simbolico. A dimostrazione che i diritti non sono irreversibili e che, specialmente quando vengono messi in discussione con tanta perseveranza, richiedono altrettanta determinazione. E' questo - conclude Camusso - il messaggio più significativo che possiamo oggi trasmettere alle giovani generazioni".



Telecom caring services, riorganizzazione poco convincente

In questi giorni i responsabili aziendali stanno presentando in incontri territoriali le manovre in ambito caring services con le quali viene effettuato un riequilibrio degli addetti dal 187 al 119.
Pur riconoscendo che il 119 ha, non da oggi, un problema serio di sotto dimensionamento dell’organico (problema che si ripercuote naturalmente sull’organizzazione del lavoro che assume, di giorno in giorno, ritmi sempre più pressanti, spesso al limite della sostenibilità) continuiamo a sottolineare all’azienda come non abbiamo al momento una reale visibilità di quanto effettivamente si stia internalizzando e, soprattutto, del valore, in termini di ricavi, del lavoro che si vuole reinternalizzare.
Appare sopratutto poco chiara la situazione sul 187. A dispetto di quanto affermato dall’azienda, non ci risultano forti spostamenti di volumi verso il perimetro Telecom Italia; nella stessa Telecontact, azienda del gruppo, diversi orari di servizio sono particolarmente scarichi (cosa che non si può dire per i volumi che in queste settimane sono stati affidati a call center esterni!). Considerando che una delle offerte commerciali Telecom ad oggi più concorrenziale si rivolge proprio al fisso, considerando ancora come l’azienda stia rafforzando i presidi interni di vendita di fibra, è importante capire se quest’ultima manovra non rischi di indebolire processi d’internalizzazione “pregiata” (dove per pregiata intendiamo lavoro con un alto margine, che sia in grado di sostenere il diverso costo del lavoro degli operatori “in house”). Non ci sfugge che spostando ulteriore forza lavoro sul 119, servizio ad alta “saturazione”, si produce un immediato effetto trascinamento che, fatalmente, attira volumi precedentemente lavorati fuori dal perimetro. Quello che vorremmo capire (che è indispensabile capire alla vigilia della verifica sul caring prevista dagli accordi del 27 marzo) è se l’azienda stia provvedendo a spostare il mix del lavoro in house verso servizi a maggiore marginalità o se stia semplicemente attuando una manovra sulla quantità di volumi senza considerare la sostenibilità economica degli stessi rapportata al costo del lavoro del personale sociale.
C’è poi un elemento ulteriore che ci preoccupa e che consideriamo assolutamente sbagliato e, in prospettiva, totalmente incomprensibile: in questi giorni ci risulta che l’azienda abbia spostato la lavorazione del customer per i canali “social network” verso un fornitore esterno. Questa è a nostro avviso una scelta miope, in totale controtendenza con quanto accade nel mercato e, soprattutto, con i progetti di reinternalizzazione. Mentre in queste settimane ci sono competitor di Telecom che riorganizzano e rafforzano il servizio “in house” del customer sui social network, Telecom Italia decide di dare fuori la lavorazione dell’unico canale destinato, nel medio periodo, ad aumentare d’importanza e, soprattutto, di volumi. E’ infatti di tutta evidenza come i canali “storici” di customer care stiano registrando, non da ora, un trend in diminuzione. La diffusione sempre maggiore delle nuove tecnologie, la seppur lenta progressione della digitalizzazione del Paese non potranno che far aumentare l’interazione commerciale attraverso i social media. Ebbene in questo contesto di scenario la dirigenza di Telecom decide di affidare in outsourcing delle lavorazioni sulle quali potrebbe, invece, investire per aumentare la professionalità dei propri operatori. A noi questa scelta sembra del tutto fuori contesto, totalmente non condivisibile e incompatibile con lo spirito e la lettera degli accordi del 27 marzo. Un’autentica follia!

E’ opportuno che, a questo punto, l’azienda cessi questa “riorganizzazione strisciante” e, a partire dal nodo principale della societarizzazione, inizi ad affrontare con le Organizzazioni Sindacali e con il Coordinamento una seria, credibile e costruttiva analisi sul Caring Services.

08 marzo 2014

Giornata della Donna. Albanella e Raia (PD) “Non sia un appuntamento retorico”

“Si garantisca la rappresentanza di genere nella legge elettorale in discussione alla Camera ” “Occupazione femminile, Sicilia ancora arretrata. Un’opportunità i Fondi Europei 2007-2013”

"Quest'anno, più che mai, vorremmo che l'8 marzo non restasse un appuntamento vuoto e retorico, perché la politica ha oggi l’occasione di affrontare il tema dei diritti delle donne, tanto a livello nazionale quanto a livello regionale, in due mosse più che concrete: votando gli emendamenti alla legge elettorale in discussione alla Camera che riequilibrino la rappresentanza di genere nelle istituzioni, e creare le condizioni perché i Fondi Europei 2007-2013 siano per le donne siciliane strumento di sviluppo imprenditoriale”. Lo dichiarano le parlamentari democratiche Concetta Raia e Luisa Albanella, entrambe, da sindacaliste prima e da deputate adesso, impegnate in prima linea in difesa dei diritti delle donne.
“La riforma della legge elettorale che in queste ore è in discussione alla Camera – dichiara la democratica Luisa Albanella – non garantisce una presenza paritaria di donne e uomini, ecco perché ci batteremo perché vengano votati gli emendamenti che sono stati presentati”. “E' inaccettabile che una questione che riguarda da vicino la democrazia nel nostro Paese venga ritenuta marginale dal Parlamento 'più femminile' della storia d'Italia – spiega –noi chiediamo che vi sia nelle liste l’alternanza di candidati 1 a 1 e che ci siano attenzione e regole, anche per quanto riguarda l’alternanza dei capilista, e che debbano essere il 50% donne e il 50% uomini”.

“La Sicilia in tema di parità di genere è ancora fortemente arretrata ed è allarmante il tasso di disoccupazione delle donne siciliane– sottolinea la deputata all’Ars Concetta Raia – La sfida del lavoro e l’indipendenza economica sono fattori che favoriscono l’emancipazione femminile. Per questo è necessaria la giusta informazione perché si sappia che i Fondi Europei della programmazione 2007-2013, purtroppo giunti all’ultima stazione, consentono piani di sviluppo imprenditoriali rivolti alle donne”. “Non dimentichiamo neppure – Conclude Concetta Raia – la carenza dei servizi a favore della conciliazione lavoro/famiglia, l’aumento degli episodi di violenza domestica, a cui vanno aggiunte le crescenti problematiche del territorio legate alle dinamiche migratorie degli extracomunitari”.

07 marzo 2014

Lavoro subordinato ed autonomo: caratteristiche e differenze


Sentenza Cassazione lavoro n. 2885 del 10 Febbraio 2014
Il carattere distintivo essenziale del rapporto di lavoro subordinato da quello autonomo è la subordinazione intesa come vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro, che deve estrinsecarsi nell'emanazione di ordini specifici, oltre che nell'esercizio di un'attività di vigilanza e controllo nell'esecuzione delle prestazioni lavorative, sia pure diversamente atteggiata in relazione alla peculiarità di queste ultime, non prescindendo, altresì, dalla preventiva ricerca della volontà delle parti per accertare, anche attraverso il nomen iuris attribuito al rapporto, come le stesse parti abbiano inteso qualificare detto rapporto, senza peraltro che tale accertamento sia disgiunto da una verifica dei risultati con riguardo alle caratteristiche e modalità concretamente assunte dalla prestazione stessa nel corso del suo svolgimento.

IL CASO 
La Corte d’Appello ha accolto il gravame proposto dall’Istituto ed ha riformato la sentenza del Tribunale, che aveva respinto integralmente la domanda del lavoratore, volta al conseguimento delle differenze retributive e del T.F.R., maturati in relazione all’attività lavorativa svolta nel periodo dal 1.10.1997 al 10.5.2002 prima in qualità di collaboratore coordinato e continuativo e poi come lavoratore dipendente. Ha respinto altresì la domanda risarcitoria avanzata per effetto del comportamento "mobbizzante" tenuto dalla società nei suoi confronti. 
In particolare la Corte ha accertato che l’attività di promozione e acquisizione di contratti e quella di riscossione dei canoni per il servizio di vigilanza non era stata prestata in regime di subordinazione. Ha infatti evidenziato che la stessa era svolta senza alcun vincolo di orario e nell’interesse dello stesso lavoratore, che era retribuito in percentuale sui contratti conclusi ed sugli incassi conseguiti. Ha quindi escluso che l'utilizzazione di un’auto recante il logo dell’azienda fosse significativa dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, evidenziando che si trattava piuttosto di una modalità di svolgimento dell’attività concordata al fine di rendere più visibile il servizio, nell’interesse di entrambe le parti. Quanto all’utilizzazione di un telefono cellulare a lui assegnato sottolineava che si trattava di uno strumento che, sebbene potesse aver facilitato in alcune occasioni i contatti del non era di per sé sufficiente a far propendere per la natura subordinata del rapporto di lavoro.
Per quanto concerne le differenze retributive, chieste e riconosciute dal Tribunale, il giudice di appello ne ha escluso la spettanza sul rilievo che, nel calcolarle, si doveva tenere conto dei ricavi conseguiti dal lavoratore, quale percentuale sugli incassi ottenuti dalla resistente sugli abbonamenti. In conclusione la Corte di Appello ha ritenuto che, ove pure ammessa l’esistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato per tutta la durata della collaborazione, comunque il compenso erogato era proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e, pur precisando che al rapporto di collaborazione coordinata e continuativa non era applicabile ratione temporis la disciplina dettata dal d.lgs. n. 276 del 2003 che ha esteso anche a questi rapporti l’obbligo di erogare un compenso parametrato a quello spettante al lavoratore subordinato che svolga mansioni sovrapponibili, ha escluso che si potesse in concreto ritenere violato l’art. 36 Cost..
Infine, con riferimento al preteso comportamento mobbizzante del datore di lavoro,  il giudice di appello, andando ancora una volta di contrario avviso rispetto a quanto ritenuto dal Tribunale, ha escluso che le scelte organizzative adottate ed i richiami dei quali il lavoratore era stato destinatario ne fossero l’espressione; di conseguenza, escludeva la richiesta di risarcimento del danno esistenziale la Corte territoriale ha rilevato che le allegazioni al riguardo erano generiche e non consentivano di comprendere su quale specifico diritto del lavoratore la condotta datoriale avrebbe inciso.
Il lavoratore propone quindi ricorso per Cassazione, che è stato rigettato, sulla base del principio consolidato, secondo cui: “l'elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo, assumendo la funzione di parametro normativo di individuazione della natura subordinata del rapporto stesso, è rappresentato dall'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro (con conseguente limitazione della sua autonomia e inserimento dell'organizzazione aziendale), assoggettamento che deve essere concretamente apprezzato in relazione alla specificità dell'incarico conferito e al modo della sua attuazione”.
Avv. Rocchina Staiano




Permessi della legge 104: possibile pedinare il dipendente col detective per farlo licenziare

Attenti a come usate i permessi della legge 104: se, infatti, con la scusa di accudire il familiare malato, vi recate invece da un’altra parte, magari per scopi personali o di divertimento, il datore di lavoro può licenziarvi. Non solo: quest’ultimo potrebbe anche mettervi alle calcagna un detective per spiare se realmente state usufruendo del permesso nel modo legittimo o meno.   A confermare questi principi è stata la Cassazione in una sentenza depositata qualche ora fa [1].   Il datore di lavoro, dunque, può pedinare il dipendente valendosi di un investigatore privato. Tale controllo occulto, per quanto possa sembrare inopportuno, non si considera – sempre secondo la Corte – una violazione della privacy. Senza contare che, in giudizio, il datore potrebbe sempre avvalersi delle dichiarazioni di eventuali testimoni che confermino di aver visto il dipendente in determinati luoghi o circostanze diverse dall’assistenza del familiare invalido.   Ma non esiste il divieto, per il datore, di spiare i dipendenti? Si, lo prevede lo Statuto dei Lavoratori; ma questo divieto riguarda solo i luoghi di lavoro e solo quando è rivolto a vigilare sull’attività lavorativa vera e propria. Invece, l’utilizzo del detective può avvenire fuori dall’unità produttiva se ha come scopo quello della tutela del patrimonio aziendale: ossia verificare se il dipendente sta adempiendo o meno alle obbligazioni del contratto di lavoro. Ebbene, il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi della legge “104” (del 1992) non riguarda l’adempimento della prestazione lavorativa in sé, poiché viene effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale lavorativa. Per cui avvalersi di “detective-spia” è pienamente legittimo.   Peraltro è bene precisare che l’illecito utilizzo dei permessi potrebbe avere anche dei risvolti penali.

Cass. sent. n. 4984 del 4.03.2014

Richiamato al lavoro per ragioni di servizio: “Sono in ferie”. Licenziato...ma la Cassazione gli dà ragione

Il lavoratore non è obbligato a essere reperibile se è in ferie. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza 27057/13. Il Tribunale di Mantova dà ragione a un impiegato comunale, licenziato per assenza ingiustificata: l’uomo contesta la legittimità formale e sostanziale del recesso in quanto egli si trovava in ferie. Propone ricorso il Comune, lamentando l’erroneità della sentenza che non aveva tenuto conto del fatto che il licenziamento era seguito a due ordini di riprendere servizio, a cui il dipendente non aveva adempiuto. Il datore di lavoro, infatti esigeva la reperibilità dell’impiegato e il non aver adempiuto all’obbligo di presentarsi al lavoro rendeva illegittima la condotta di quest’ultimo. Il dipendente resiste al gravame, sostenendo di non avere alcun obbligo di reperibilità durante le ferie. La Cassazione viene invitata a pronunciarsi sulla sentenza resa in appello dalla Corte di Brescia. Il lavoratore è libero di trascorrere le ferie dove e come vuole. Secondo il Comune, il dipendente in ferie era tenuto a comunicare la sua dimora temporanea e i successivi eventuali mutamenti. Il motivo è infondato. Il datore di lavoro deve conoscere il luogo dove inviare le comunicazioni nel corso del rapporto di lavoro, non già, anche per ragioni di privacy, durante il legittimo godimento delle ferie, nel corso delle quali il lavoratore è libero sia in relazione alle modalità sia per quanto riguarda i luoghi che ritenga più congeniali al recupero delle sue energie psicofisiche. Se così non fosse, ci si troverebbe di fronte a una compressione illegittima del diritto in questione. Il datore di lavoro non può interrompere o sospendere discrezionalmente le ferie in corso. Il Comune lamenta che la Corte di merito avrebbe dovuto riconoscere il suo diritto di richiamare dalle ferie il dipendente, permanendo in capo a lui il potere di modificare il periodo feriale a seguito di una riconsiderazione delle esigenze aziendali. Il motivo è infondato. L’art. 10 c.c.n.l. del 6 luglio 1995 afferma che «qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per ragioni di servizio, il dipendente ha diritto al rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro in sede e per quello di ritorno al luogo di svolgimento delle ferie». Ma non si fa alcun riferimento alle modalità con cui la sospensione o l’interruzione debbano avvenire. E se è vero, da un lato, che le esigenze aziendali possono comportare modifiche del periodo feriale precedentemente concesso, vero è anche che esse devono essere comunicate al lavoratore con congruo preavviso. «Ciò presuppone una comunicazione tempestiva ed efficace, idonea cioè ad essere conosciuta dal lavoratore prima dell’inizio del godimento delle ferie, tenendo conto che il lavoratore non è tenuto (…) ad essere reperibile durante il godimento delle ferie»; la reperibilità può essere oggetto di uno specifico obbligo disciplinato dal contratto individuale o collettivo del lavoratore in servizio e non del lavoratore in ferie. Detto ciò, il ricorso deve essere rigettato.






TELECOM: PATUANO RISPONDE A PELILLO SU DIPENDENTI 187 TARANTO

L'amministratore delegato di Telecom Italia Marco Patuano ha risposto all'on. Michele Pelillo, deputato tarantino del PD. Pelillo aveva scritto il 28 gennaio scorso , una lettera per per sollecitare un intervento sulla situazione di 32 dipendenti della sede di Taranto della Telecom Italia. La lettera fu sottoscritta anche da Lucio Lonoce, all'epoca dei fatti sindaco facente funzioni del comune di Taranto. Pelillo e Lonoce sottolineavano che i lavoratori del settore Caring (si occupano del servizio 187 di assistenza alla clientela) sono in larga parte donne, mamme e part-time e vedono a rischio il loro posto di lavoro a causa dell'ipotesi di trasferimento a Bari, a seguito di un accordo sottoscritto tra l'azienda e le maggiori organizzazioni sindacali che prevede la razionalizzazione delle sedi lavorative e la chiusura di 47 di esse. Di seguito e in allegato la risposta, giunta oggi, dell'A.D. di Telecom Marco Patuano diretta all'on. Pelillo e il testo della lettera del 28 gennaio scorso, nel quale è spiegata in maniera dettagliata la situazione e sono espresse le preoccupazioni dei lavoratori.
Illustrissimo Onorevole,
in relazione alla Vostra lettera del 28 gennaio u.s., Vi confermo che in data 27 e 28 marzo 2013, è stato sottoscritto - dopo un confronto costruttivo - un accordo tra Telecom Italia S.p.A. e le Organizzazioni Sindacali nazionali e territoriali del settore delle Telecomunicazioni. Tale accordo consente all’Azienda di affrontare un contesto macroeconomico e di mercato delle Telecomunicazioni sempre più caratterizzato dall’inasprirsi della pressione competitiva sui prezzi e dal costante processo di riduzione del fatturato complessivo del settore. La salvaguardia dei livelli occupazionali, è stata realizzata con il ricorso ad ammortizzatori sociali non traumatici (contratti di Solidarietà e mobilità volontaria ex lege 223/91) contemporaneamente all’attivazione di percorsi di riconversione professionale. Intendo, peraltro, rassicurarVi sull’intenzione aziendale di mantenere la propria presenza sul territorio della provincia di Taranto. E’ ferma volontà dell’Azienda, confermata espressamente nell’accordo con le OO.SS., quella di realizzare, pur in presenza di un contesto macroeconomico e di mercato delle TLC caratterizzato dalla sempre maggiore competitività dei prezzi e dal costante processo di riduzione del fatturato, significativi processi di internalizzazione di attività su tutto il territorio nazionale; tali processi saranno realizzati esclusivamente attraverso un recupero di capacità produttiva e di competitività del personale interno. L’avanzamento di tale percorso sarà oggetto di confronto e monitoraggio semestrale con le OO.SS. firmatarie del predetto Accordo. In particolare, per quanto riguarda la Divisione Caring Services, sono stati avviati degli interventi per aumentarne la capacità competitiva e le flessibilità operative assicurando una maggiore efficienza ed un elevato livello di qualità del settore. Tenuto conto che sui costi industriali della Divisione Caring Services incidono la dispersione territoriale delle sedi, le spese connesse ad una logistica diffusa, i canoni di locazione e la relativa gestione immobiliare, oltre che i servizi correlati agli immobili, si sono rese necessarie azioni volte a ridurre questi svantaggi competitivi, tra cui un piano di razionalizzazione territoriale delle sedi per garantire il conseguimento di sinergie di funzionamento. Sono convinto che questa manovra, seppur non facile, sia l’unica strada per mantenere la solidità della Divisione nel tempo e assicurare una stabilità lavorativa ed una serena prospettiva di vita e lavoro a tutti i colleghi che vi operano. In merito alle preoccupazioni sulle ricadute occupazionali nel territorio tarantino, pur confermandoVi la prevista chiusura del presidio di Caring Services (call center del servizio 187) della città di Taranto nel corso dell'anno 2014, come ricordavate, per minimizzare gli impatti sociali della manovra di trasferimento, nell’accordo sottoscritto tra l’Azienda e le Organizzazioni Sindacali, è previsto il ricorso al telelavoro domiciliare, su base volontaria, per tutta la forza lavoro della sede in chiusura. Questo istituto consentirà di scongiurare qualsiasi perdita di occupazione nella città di Taranto. Qualora si presentassero, infine, occasioni di diversificazione professionali, ad oggi però, non presenti e non prefigurabili nel breve e medio periodo, Vi assicuro che ai lavoratori della struttura in parola saranno concesse pari opportunità di partecipazione – qualora siano in possesso delle caratteristiche richieste – alle eventuali selezioni interne. Nella speranza di aver fornito ulteriori elementi di lettura della situazione Aziendale, colgo l’occasione per inviarVi cordiali saluti.

Marco Patuano

06 marzo 2014

Wind, continua il calo dei ricavi: -8,9% nel 2013

Continua la flessione dei ricavi per Wind, che chiude il 2013 con ricavi totali a 4,98 miliardi, in calo dell'8,9% rispetto all'anno precedente. Una flessione decisamente più marcata rispetto al 2012, che si era chiuso con ricavi in calo del 2,6% rispetto al 2011, a 5,4 miliardi.
Anche il calo dei ricavi del segmento mobile (-7,8%) è più marcato rispetto al 2012, quando la flessione rispetto al 2011 era stata del 4,5%. La contrazione è solo in parte compensata dai servizi dati che crescono del 35,2%, a fronte di un aumento che nel 2012 era stato del 41,3%.
In calo anche l'Arpu mobile che passa da 14,4 a 12,3 euro a causa della forte diminuzione della componente voce, dovuta sia alla pressione competitiva che ai tagli alla tariffa di terminazione, in parte compensata dall'aumento dell'ARPU dati che si attesta a 4,3 euro (dai 3,9 euro del 2012).
I ricavi della telefonia fissa scendono del 9,1% (il decremento era stato del 3,6% nel 2012), ma sono in parte compensati dall'aumento dell'8% dei ricavi internet broadband, trainato dal segmento ULL (+11%). L'Arpu totale del fisso nel 2013 raggiunge 30,7 euro in calo dell'1,7% rispetto ai 31,2 euro del 2012.
L'Ebitda al 31 dicembre 2013 si attesta a 1,94 miliardi di euro in diminuzione del 5,8% rispetto ai 2,06 miliardi del 2012, quando l'Ebitda era sceso del 2,7%. Il margine Ebitda è cresciuto di 1 punto percentuale, a 39%, grazie alle iniziative di contenimento dei costi che hanno interessato tutte le linee di spesa.

I clienti mobili hanno raggiunto nel 2013 quota 22,3 milioni (+3% rispetto al 2012) mentre nel segmento del fisso il totale dei clienti voce scende del 4,7% a 2,96 milioni. I clienti ULL si attestano a 2,4 milioni mentre i clienti broadband sono stabili a 2,2 milioni di cui circa 1,9 milioni ad accesso diretto ULL. Nel broadband, l'Arpu è cresciuto dell'8,2% a 20,3 euro rispetto a 18,8 euro del 2012.

Teleperformance fa marcia indietro: i call center restano in Italia

di Federica Meta
Teleperformance fa marcia indietro e decide di tenere in Italia i servizi di back office dell’Eni e di non delocalizzare in Albania. L’annuncio è arrivato ieri in occasione dell’incontro coi sindacati nelle sede romana di Confindustria. “La decisione dell’azienda è frutto della pressione che il sindacato ha esercitato sul committente (Eni ndr) si è fatta sentire – spiega Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – così come della decisione di denunciare le aziende che optano per la delocalizzazione pur avendo incassato i finanziamenti pubblici destinati alle imprese che hanno regolarizzato i lavoratori tra il 2006 e il 2008. E Teleperformance è tra queste”.

L’incentivo, deciso nell’ultima legge di stabilità, ha un importo massimo di 200 euro per lavoratore e, in anno, non può superare i 3 milioni di euro per ciascuna azienda né il 33% dei contributi previdenziali pagati da ciascuna azienda; si riconosce il limite massimo di 8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016.

Per Salvo Ugliarolo segretario nazionale della Uilcom la decisione di Teleperformance “ è certamente un segnale positivo che però non farà demordere il sindacato dalla volontà di proseguire con denunce ed esposti contro le aziende di call center”.

Lo scorso 19 febbraio Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno deciso di innalzare il livello dello scontro sulla delocalizzazione dei call center, chiedendo alle istituzioni e a tutte le autorità preposte ai controlli cdi vigilare direttamente sul rispetto della legge, in particolare di quell’articolo 24 bis del Decreto sviluppo varato nel 2012 che oggi sarebbe in gran parte disatteso dalle aziende e che obbliga le imprese ad avvertire l’utente da dove parte o dove arriva la telefonata.

"Nelle scorse settimane anche i sindacati dell'energia erano scesi in campo a sostegno dei lavoratori di Teleperformace - spiega Fabio Gozzo della Uilcom - Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec hanno scritto all’Eni Divisione Gas&Power ed Eni Corporate per denunciare la delocalizzazione di alcune attività terziarizzate da Eni presso call center esterni (Teleperformance a Durazzo, Comdata in Romania e Assist a Fiume ndr) condannando in maniera decisa la volontà di Teleperformance di trasferire in Albania un’attività del back office di un importante committente legato al mondo dell’energia, di piano nazionale".

Sulla necessità di agire per scongiurare le delocalizzazioni è intervenuto  anche l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano – oggi presidente della commissione Lavoro della Camera – accendendo i riflettori sulle gare al massimo ribasso che vanno sanzionate. “Se anche il costo del lavoro è al massimo ribasso le aziende spostano le attività laddove pagano di meno il personale altrimenti i parametri di gara non potrebbero mai essere rispettati – spiega Damiano – In questo senso gli gli sgravi previsti dalle legge 407 non sono sufficienti. Bisogna creare margini di convenienza nel costo del lavoro, premiando le aziende che rispettano le leggi. L’azione più incisiva è quella sulla riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un doppio beneficio: il lavoro costerebbe meno all’imprenditore che, dunque, sarebbe più incentivato a mantenere le attività in Italia, e per i lavoratori ci sarebbero meno tasse in busta paga. Tale situazione trasformerebbe il lavoratore in un cittadino consumatore e non in un lavoratore povero”.

Quello dei call center in outsourcing è un settore che occupa in tutto più di 75mila lavoratori, di cui 43mila "in bound" e 33.500 "outbound", con contratti cioè di collaborazione a progetto. Il 63% dei lavoratori, secondo i dati forniti dai sindacati è concentrato nelle aree del Sud, il 37% nel Centro Nord. L'età media delle persone occupate in questo settore è inferiore ai 30 anni.


Damiano: "Premiare i call center in regola"

Sui call center serve avviare un’azione di governo a tutto campo che riguardi sia il fisco e sia le garanzie sulle condizioni contrattuali del lavoratori. È questa la ricetta che Cesare Damiano, deputato Pd e presidente della commissione Lavoro della Camera, ha in mente per il rilancio del settore dei call center, ad alto livello occupazionale.
Presidente Damiano, qual è il primo passo da fare?
 Complessivamente è necessario che si creino condizioni di convenienza e trasparenza che portino le imprese ad operare nei termini di legge. Ai tempi dell’ultimo governo Prodi, in qualità di ministro del Lavoro, ho approntato una sorta di decalogo dei mestieri che non potevano essere riconducibili ad altro se non a lavori subordinati. Tra questi c’era anche l’operatore dei call center inbound.
Quando era ministro del Lavoro è riuscito a far stabilizzare 24mila persone. Sembrava che i tempi della deregulation fossero finiti. Cosa è accaduto?
Quella circolare ministeriale (conosciuta come circolare Damiano, ndr) era frutto di una collaborazione a tre tra governo, imprese e sindacati che aveva portato a distinguere tra lavoratori  inbound e outbound. Nel primo caso si era evidenziata la caratteristica di lavoro subordinato da regolare con contratto collettivo, nel secondo si accettava la formula ibrida subordinato-autonomo che si poteva gestire con il contratto a progetto. La finalità di quella disposizione era di delimitare l’utilizzo del lavoro coordinato e  continuativo a quelle sole prestazioni  che fossero genuinamente autonome perché effettivamente riconducibili alla realizzazione di un programma o progetto gestito dal lavoratore in funzione del risultato. In quel momento molte aziende, tipicamente le più grandi, hanno accettato di stabilizzare tutti i lavoratori con la formula del contratto di lavoro subordinato. Successivamente con il governo Berlusconi e Maurizio Sacconi ministro del Lavoro, la deregulation è ricomparsa sotto forma di diffusione dei contratti a progetto anche per gli inbound.
C’è una responsabilità politica, dunque. Ma le imprese?
Diciamo che alcune aziende di settore, soprattutto quelle più piccole o nuove arrivate,  hanno portato avanti un comportamento opportunistico anche collegato all’assenza di una politica di governo chiara sui temi del lavoro. Il risultato è stato uno scompenso dei costi  nel settore dei call center che ha messo fuori mercato le imprese che, invece, rispettavano la legge applicando la giusta distinzione tra operatori inbound e outbound. Ma la complessità dell’attuale situazione in cui versano i call center risiede anche in altro.
Ovvero?
Negli ultimi tempi le committenze, sia pubbliche sia private, hanno come fulcro gare di appalto al massimo ribasso. Si tratta di ribassi che non vanno ad intaccare i costi cosiddetti impropri, ma il costo della manodopera. Ribassi che vanno fino al 40% sono al di sotto della soglia del costo orario di qualsivoglia lavoro. Questa situazione spinge al lavoro nero, spurio e sottopagato.
E alle delocalizzazioni.
Esattamente. Se anche il costo del lavoro è al massimo ribasso le aziende spostano le attività laddove pagano di meno il personale altrimenti i parametri di gara non potrebbero mai essere rispettati.
Lei dice che c’è bisogno di nuovi strumenti fiscali per cambiare marcia. Non bastano più gli sgravi previsti dalle legge 407?
Non sono sufficienti. Bisogna creare margini di convenienza nel costo del lavoro, premiando le aziende che rispettano le leggi. L’azione più incisiva è quella sulla riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un doppio beneficio: il lavoro costerebbe meno all’imprenditore che, dunque, sarebbe più incentivato a mantenere le attività in Italia, e per i lavoratori ci sarebbero meno tasse in busta paga. Tale situazione trasformerebbe il lavoratore in un cittadino consumatore e non in un lavoratore povero.
Per accendere i riflettori sul lavoro nei call center lei ha presentato un emendamento ad hoc nell’ultima legge di Stabilità. Cosa prevede?

Nella sintesi concede un beneficio in favore delle aziende operanti nel settore dei call center che abbiano attuato le misure di stabilizzazione dei collaboratori a progetto previste dall’articolo 1, comma 1202, della legge 296/2006. Il beneficio concesso per il 2014 è pari a un decimo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per ciascun lavoratore stabilizzato per un periodo massimo di 12 mesi. È un punto di partenza perché le risorse erano molto limitate, che deve coinvolgere successivamente tutte le aziende che hanno stabilizzato.

05 marzo 2014

Scuola: le iscrizioni online non decollano al Sud

Oltre 1,5 milioni di domande effettuate, più dell'80% di utenti soddisfatti dalla procedura online che, confermano le famiglie, serve a risparmiare tempo, quasi il 70% di moduli inviati direttamente da casa senza la necessità di ausilio da parte delle scuole. Sono i primi dati elaborati dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca sulle iscrizioni online alle classi prime (fatta eccezione per la scuola dell'infanzia) che si sono chiuse venerdì 28 febbraio 2014 a mezzanotte.
Le domande attese erano 1.567.657, quelle effettuate sono state 1.550.266 (98,9%). Le domande registrate, ovvero acquisite correttamente dal sistema, sono state in tutto 1.558.246, il 99,40% delle attese. Stando ai numeri, dunque, le domande registrate ma non ancora trasmesse sono 7.980. Queste famiglie saranno contattate dalle scuole per completare la procedura nei prossimi giorni. I numeri si riferiscono alla scuola statale: la paritaria non aveva obbligo di adesione alla procedura elettronica.
Quasi il 70% delle famiglie ha effettuato l'iscrizione online per conto proprio (68,51% è la media nazionale), senza recarsi nelle scuole. In Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna gli utenti che hanno inviato la domanda da casa superano l'80%. Mentre in Puglia, Calabria, Sicilia e Campania le famiglie autonome sono meno della metà: addirittura il 42,3% in Puglia e il 44,4% in Calabria.
Per quanto riguarda la soddisfazione il 59,97% delle famiglie trova il servizio molto vantaggioso in termini di risparmio di tempo, per il 25,90% lo è abbastanza. Solo il 5,86% degli utenti non ha riscontrato questo vantaggio. Per oltre il 43% delle famiglie la procedura on line è molto facile, per il 37,41% lo è abbastanza. Infine, quasi l'80% delle famiglie ritiene che il funzionamento del servizio on line sia stato molto o abbastanza efficiente avendo riscontrato pochi problemi di collegamento, scollegamento improvviso o lentezza del sistema.

COMUNICATO TELECONTACT

Si è tenuto a Roma il 27 febbraio us il previsto incontro in plenaria tra Slc- Fistel e Uilcom Nazionali/Territoriali insieme alle RSU con Telecontact.
L’incontro si e’ svolto dopo il riuscito lo sciopero nazionale che ha visto un’ampia partecipazione , ed ha rappresentato un primo momento di confronto utile a chiarire quali sono le piu’ importanti criticità e il modo di affrontarle.
Come sindacato abbiamo ancora una volta rappresentato la preoccupazione per l’area mercato terzi dove si e’ avuta la perdita della gara della commessa Consip, ormai non piu’ negata dall’azienda, la quale però ci ha rappresentato la volontà di usare tutte le leve necessarie per recuperarla , anche in parte.
La perdita totale o parziale della commessa, in ogni caso, produrrà una forte necessità di ridistribuire le attività partendo da nuovi e aggiuntivi volumi provenienti da Caring che l’azienda ha dichiarato di poter avere attribuite senza alcun problema, rispondendo positivamente alla preoccupazione sindacale sulla tenuta occupazionale complessiva.
Le Segreterie nazionali hanno inoltre rappresentato l’esigenza di avere tempestiva visibilità circa natura, tempi, modalità ed iter formativi previsti per le suddette attività entranti in sostituzione.
Le OO.SS e la Rsu hanno richiesto che vengano calendarizzati due incontri specifici sia in area 187 che in area 191 per elaborare, in un tavolo di lavoro paritetico, le possibili migliorie che deriverebbero da una matrice unica nazionale , baypassando le diverse specificita’ territoriali , restituendo equilibrio tra i vari site e stabilendo una migliore conciliazione di tempi di vita e di lavoro.
Potrà così essere così concretamente perseguita la “job rotation”, ( sia orizzontale tra commesse, che verticale tra diverse attività della stessa commessa) ed una eventuale rimodulazione delle pause pranzo previste dell’accordo del 5 maggio 2013.
Malgrado le iniziali perplessità aziendali, Telecontact ha dato disponibilità a degli incontri tematici che provino a trovare soluzioni condivise e praticabili sul tema.
Sul tema timbratura e banca ore TCC ha precisato che in ragione di alcune evidenti discrasie avvenute nei mesi scorsi ha autorizzato unilateralmente il pagamento di tutte le prestazioni aggiuntive rilevate come prestazione supplementare, precisamente a gennaio le competenze di dicembre e a febbraio quelle di gennaio.
Ha comunque assicurato che ormai le difficoltà di allocazione in postazione sono del tutto scomparse e sta implementando nel portale “Noi Self Service” le opportune modifiche per poter verificare da parte di ogni collega la propria posizione personale in tema di recupero ore; in ogni caso si manterrà una contabilità separata sia in tema di orario supplementare che per la banca ore.
Sul tema inquadramento TCC ha comunicato che nel 2014 si faranno una quarantina di passaggi 3°-4° livello e alcune unità di passaggi 4°-5°, tra la primavera e la fine dell’anno.
Abbiamo quindi segnalato all’azienda la problematica dei sondaggi e piu’ in generale del rispetto dell’art. 4 legge 300 in tema di controlli individuali; l’azienda ha preso quindi l’impegno ad evitare ogni cartaceo improprio al di sotto dei legittimi responsabili ribadendo la volontà di rispettare le normativa vigente.
Come sindacato prendiamo atto che si riprende un confronto tra le parti ,dopo mesi di relazioni sindacali”sfuggenti” e del tutto insoddisfacenti.
Ovviamente, pur registrando qualche segnale di chiarimento con Telecontact, sarà il tempo e il merito delle prossime trattative a fare la differenza e a consentirci di riprendere un sereno rapporto relazionale.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

Slc-Cgil Roma e Lazio: CARING, DOLCE CARING…

Una volta vorremmo esordire così, ma non è ancora tempo…
Piuttosto, ci corre l’obbligo di denunciare per l’ennesima volta il ripetersi di una serie di criticità nel settore, che hanno un minimo comune denominatore. Quale? Il sottodimensionamento del caring, che evidentemente mal si concilia con le dichiarazioni
aziendali di esubero di personale nella divisione.
A titolo esemplificativo e non esaustivo:
tutte le richieste di aspettativa e congedo vengono quantomeno ridimensionate se non respinte. È vero che la legge, e quindi la contrattazione collettiva (rispettivamente art.32 c. 4, ed art. 34 cc. 9 e segg.), ne prevede l’accettazione tenuto conto delle esigenze tecnico-organizzative, però trattandosi di assenze non retribuite son richieste dai lavoratori solo per esigenze documentate e non altrimenti evadibili (cura di familiari, formazione…); difficoltà nella fruizione dei permessi mamma/papà, istituto ex verbale di esame congiunto turni 119 27/06/2013 che pure dovrebbe essere definitivamente rodato;
le lavoratrici che rientrano dalla maternità vengono immesse nell’ordinariaturnazione (al netto dei c.d. permessi per allattamento), superando in peggio la prassi invalsa di comandarle ad un turno fisso a loro scelta fino al primo anno di vita del bambino;
ai lavoratori con prescrizione oraria antimeridiana si comandano tutti i turni che iniziano entro le ore 12, non curandosi del fatto che questo comporta la fine servizio alle ore 20;
le pause da videoterminale vengono non sempre programmate dopo 120 minuti di applicazione continuativa (art. 175 c. 3 Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81), ma sottostanno ad esigenze di presidio del servizio;
sulla cronica difficoltà di fruizione ferie e permessi retribuiti e sul continuo irrigidimento dei tempi di lavorazione si son scritti fiumi d’inchiostro;
respingimento di ogni richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro in parttime (facendo carta straccia degli impegni assunti in sede di contrattazione collettiva, nazionale ed aziendale); figurarsi le richieste di riconversione/ricollocazione professionale (nel rispetto delle disposizioni di legge in materia di solidarietà);
il mancato riconoscimento della frazionabilità dei permessi ex l. 104 per assistenza familiare: il limite delle due ore giornaliere di permesso è espressamente previsto per i lavoratori portatori di handicap - ai sensi della Circolare ministeriale - Ministero del
Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica - 25 ottobre 2000 - prot. 094909, "Nuove disposizioni per il sostegno delle maternità e della paternità - Congedi parentali - (Legge 8 marzo 2000, n. 53)". Non così per l'assistenza: il Messaggio INPS - Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito, 28 giugno 2007, n. 16866 "Frazionabilità dei permessi ex articolo 33 comma 3 della legge n. 104/1992 - Massimale orario mensile - Ulteriori istruzioni." prescrive la possibilità di frazionare in ore i permessi giornalieri senza però fissare dei limiti; il mancato riconoscimento dei permessi per eventi e cause particolari quando ladocumentazione è prodotta dal medico di medicina generale (art. 32 c. 4 ccnl)…
Perché? Lo ripetiamo una volta di più: perché i lavoratori e le lavoratrici comandati al servizio sono troppo pochi rispetto alla mole di lavoro che son chiamati ad evadere – motivo per cui l’Azienda fa di tutto per limitare le assenze.
Ma non è certo così che si mette in sicurezza il settore e se ne aumenta la produttività, ma rivedendo radicalmente l’organizzazione del lavoro quanto a strumentazione (hardware e software) e procedure, e lavorando sodo per ridurre quantità e qualità dei disservizi.
Tanto vero che, pur importando le peggiori pratiche già in essere dentro e fuori l’Azienda (attestazione della presenza in postazione, estensione del wfm al 119…), il lavoro internalizzato è ridotto al lumicino perché la manodopera sociale è già satura
dell’attività attuale. Anzi, distratta dal proliferarsi di assillanti procedure burocratiche, che si sommano a quelle già vigenti.
Siamo ben oltre il neotaylorismo informatizzato: è mera ottusità, pensare (tra l’altro) di gestire le pause da videoterminale in maniera così rigida, riconoscendo una flessibilità di soli 2 minuti in eccesso rispetto all’orario d’inizio programmato (peccato che i tempi di gestione della chiamata siano più variabili) e impedendo l’imputazione di fine pausa se non si rientra in postazione prima dello scoccare del 15° minuto…Si rinverdisca l’orgoglio di erogare un servizio assistenza di qualità, che quindi non può essere direttamente confrontata coi call center terzi, che si liberi dall’ossessione degli indici numerici, a cui dedicare un organico correttamente dimensionato. La scelta dirigenziale della divisionalizzazione invece non fa altro che esasperare la situazione, tagliando ogni legame col resto dell’Azienda: piuttosto, si dirottino al caring quei lavoratori oggi in un regime di solidarietà alta ed altissima, in un circolo virtuoso di opportunità professionali che ridimensioni il fenomeno della sottoccupazione intellettuale.
Le scriventi Organizzazione sindacale ed rsu mettono a disposizione dei lavoratori i propri Uffici vertenze per la tutela individuale dei propri diritti, ed agiranno tutti gli strumenti possibili.
Segreterie Slc-CGIL Roma e Lazio
Rsu di Telecom Italia u. p. Roma di Slc-CGIL

04 marzo 2014

COMUNICATO HUAWEI

In data 17 febbraio u.s. si è svolta la riunione di approfondimento tecnico per la verifica dello stato di attuazione degli accordi firmati il 12 maggio 2012 in UNINDUSTRIA, relativamente alla cessione dei rami d’azienda denominati “Field Network Creation & Operations” e “Network Integration” da Fastweb a Huawei.
Di seguito le problematiche portate all’attenzione dell’azienda dalle RSU nell’incontro in questione:
 Il sistematico ricorso al subappalto per TUTTE le attività afferenti ai rami ceduti (Cluster 1 e 2), avvenuto sia contestualmente alla cessione che nel corso della durata della commessa.
Ad un anno e mezzo dalla cessione, 55 dei 112 lavoratori ceduti, svolgono attività diverse da quelle originarie. Nonostante ciò, sia l’anagrafica dei sistemi aziendali, sia la busta paga, riportano il riferimento al medesimo centro di costo, indistintamente per tutti e 112 i lavoratori.
Le Rsu hanno chiesto a Huawei di fornire immediati e circostanziati riscontri circa la posizione dei suddetti lavoratori e, inoltre, di fornire garanzie occupazionali ai 57 lavoratori ceduti che, ad oggi, lavorano ancora sulla commessa oggetto della cessione, nonché di formalizzare il cambio mansione/attività/commessa ai 55 lavoratori di cui sopra.
Nel successivo incontro di verifica le OO.SS. chiederanno le garanzie occupazionali e professionali per i lavoratori ceduti.
 Depauperamento della professionalità dei lavoratori del Cluster 1, entrati in Huawei come Specialisti di Rete e via via liberati dalla quasi totalità delle attività che caratterizzavano/determinavano lo stesso job title: dalla progettazione di rete all’implementazione degli apparati, dalla manutenzione delle macchine alla configurazione dei servizi, dalla richiesta/consegna delle risorse fisiche a/da Telecom Italia alla caratterizzazione/rilascio delle stesse sui database/sistemi di provisioning aziendali.
Nello specifico, in merito a ciò, l’attività del COE si è appunto impoverita in favore di una mera attività di Gestione segnalazioni (gestione ticket) con verifica delle performances attraverso parametri circa i tempi di risposta alle chiamate telefoniche (di fatto attività di call center).
 Fastweb ha reinternalizzato le attività in carico al cluster 2
Nonostante i volumi di attività che, nell’accordo di cessione del 12 maggio 2012, Fastweb si è impegnata a garantire a Huawei ai fini della sostenibilità della garanzia occupazionale dei lavoratori coinvolti nella cessione dei rami d’azienda, Fastweb ha ripreso in carico una parte delle attività.
Con decorrenza a partire dal 7 febbraio 2014 Fastweb ha comandato a Huawei di interrompere tutte le attività di progettazione delle linee relative al segmento small (siaULL che WholeSale), in carico all’unità operativa Delivery Support, composta da 20 lavoratori.
Gli stessi, che rientrano nei 57 lavoratori rimasti operativi sulla commessa originaria, risultano quindi essere scarichi di attività da gennaio 2014.
Anche relativamente alle attività “Progetti speciali/pozzo”, Fastweb ha già comunicato di volersi riprendere in carico l’attività, senza però aver specificato a Huawei modalità e tempi.
 Nel Cluster 1, come già avvenuto circa le attività di manutenzione siti tecnologici ed implementazione rete, anche le attività del COE, ad oggi già effettuate da personale esternalizzato da fastweb unitamente a personale NextSoft (subappalto di Sirti), sono state subappaltate, in seguito a nuova gara, ad altra ditta (Nest 2).
Si rilevano gravi ingerenze della società cedente (FASTWEB) nei confronti di Huawei in merito all’individuazione delle società subappaltatrici e delle figure interne alla struttura Huawei che devono gestire, coordinare, interfacciarsi con i subappalti in questione.
 Per le sedi periferiche (quelle diverse da Milano e Roma), che contano circa i due terzi del totale dei lavoratori ceduti (73 su 112) non si rilevano progetti importanti legati ai territori, né alcun tipo di prospettiva futura.
 Assenza delle previste attività di aggiornamento e formazione continua dei lavoratori trasferiti al fine di accrescerne le potenzialità e svilupparne le competenze professionali.
Alla luce di quanto sopra esposto risultano evidenti incongruenze rispetto a quanto stabilito con l’accordo di cessione del 12 maggio 2012.
Data la gravità del quadro sopra descritto le scriventi oo.ss. sollecitano con forza a Huawei il previsto incontro politico di chiusura della verifica dei predetti accordi e intanto hanno già richiesto formalmente a Fastweb un incontro per chiedere conto degli impegni assunti da entrambe le società con l’accordo del 12 maggio 2012, l’unico che vincola reciprocamente le parti.
Roma,4 Marzo 2014
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL UGL TELECOMUNICAZIONI