12 maggio 2014

DL Lavoro: importante norma su contratti di solidarietà

Il Decreto Lavoro in discussione alla Camera contiene, tra le varie norme,  anche quella relativa ai contratti di solidarietà della quale si parla poco. Si tratta invece di un intervento fortemente collegato all’attuale situazione di crisi che può consentire un più largo utilizzo di uno strumento che, ridistribuendo l’orario di lavoro,  può impedire i licenziamenti e l’utilizzo della cassa integrazione. Va sottolineato il fatto che alla Camera sui contratti di solidarietà è stata apportata una preziosa correzione che aumenta dal 25 al 35 per cento la percentuale della riduzione dell’ammontare della contribuzione previdenziale ed assistenziale. Si tratta di un miglioramento che può agevolare l’utilizzo di questo strumento da parte delle imprese. Chi ha avuto modo di entrare a contatto con le aree che hanno particolari situazioni di crisi occupazionale,  dai problemi degli stabilimenti Electrolux alla Lucchini di Piombino,  si rende perfettamente conto di quanto sia importante avere, accanto ad interventi di politica industriale settoriale, anche adeguati strumenti di tutela dell’occupazione. Inoltre il Decreto prevede, dall’anno 2014, che il tetto di spesa per i contratti di solidarietà sia pari a 15 milioni di euro.

Illegittimo il licenziamento del lavoratore invalido non preceduto dall'accertamento della Commissione medica

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8450del 10 aprile 2014, ha ricordato che "il licenziamento dell'invalido assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio segue la generale disciplina normativa e contrattuale sol quando è motivato dalla comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre, quando è determinato dall'aggravamento dell'infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo solo in presenza delle condizioni previste dalla L. n. 482 del 1968, art. 10 ossia la perdita totale della capacità lavorativa o la situazione di pericolo per la salute e l'incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti, accertati dall'apposita commissione medica".
Tale principio di specialità - hanno precisato i giudici di legittimità - va ribadito anche in relazione alla nuova normativa, con riguardo alle condizioni e modalità ivi previste.
"La verifica di tali condizioni, poi, è categoricamente riservata alla competenza della apposita commissione, che valuta le condizioni stesse in funzione della maggior tutela riservata ai disabili (per i quali ai fini della risoluzione del rapporto è necessaria la definitiva impossibilità di reinserimento all'interno dell'azienda anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro)".
Nel caso preso in esame dai giudici di Piazza Cavour, la Corte di Appello, riformando la pronuncia di primo grado, aveva dichiarato l'illegittimità del licenziamento intimato da una Società nei confronti di un lavoratore invalido, condannando la società a reintegrarlo nel posto di lavoro ed a risarcirgli il danno subito.La Corte territoriale aveva riformato la sentenza del primo giudice per non aver considerato che il lavoratore era stato assunto come soggetto invalido avviato al lavoro tramite le apposite liste di collocamento dei disabili e che, per tale qualità, il recesso poteva ritenersi legittimo solo in presenza delle condizioni previste dall'art. 10 della L. n. 68 del 1999.
La Società nel ricorso in Cassazione, obietta che, su iniziativa del lavoratore, la Commissione medica non l'aveva dichiarato completamente inabile al lavoro, bensì abile con la limitazione di evitare la "prolungata stazione eretta". Poiché però nell'organizzazione aziendale non vi erano posizioni lavorative compatibili con tale limitazione era stato necessario licenziare il lavoratore.
Il motivo - si legge nella sentenza - è infondato per le ragioni correttamente richiamate dalla Corte territoriale poiché nella specie "è pacifico che il licenziamento del lavoratore non è stato preceduto da un accertamento effettuato dalla Commissione di cui alla L. n. 104 del 1992, art. 4, integrata a norma dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'art. 1, co 4, della L. n. 68 del 1999, che abbia valutato, sentito anche l'organismo di cui al D.Lgs. n. 469 del 1997, art. 6, co.
3, come modificato dall'art. 6 della L. n. 68 del 1999, la definitiva impossibilità di reinserire il lavoratore all'interno dell'azienda, anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro."
La pronuncia della Corte territoriale, dunque, ha fatto corretta applicazione delle norme di diritto cui è sussumibile la fattispecie concreta.



09 maggio 2014

Nota di Massimo Cestaro su nomina AD Poste Italiane

La nomina dell’ Amministratore Delegato di Poste Italiane S.p.A, Ing. Caio, avviene in un momento molto delicato per il futuro dell’intero Gruppo, che prende l’avvio dal già deliberato processo di collocamento azionario sul mercato.
La SLC CGIL è da sempre consapevole non solo della profonda e positiva trasformazione che l’Azienda ha agito dal momento della sua trasformazione in S.p.A., ma anche delle straordinarie potenzialità ancora inespresse da un’Azienda che, ad oggi, incarna la più estesa rete infrastrutturale di servizi a disposizione del Paese.
Per questo SLC valuta positivamente la nomina del nuovo A.D., che ha un background professionale coerente con le implementazioni di prodotto e le innovazioni di processo che, se attuate, permetteranno a Poste Italiane di rafforzare il proprio ruolo sul mercato e, contestualmente, consentiranno al Paese la fruizione di una capillare rete di servizi a disposizione dei cittadini, delle imprese e della Pubblica amministrazione
In questo senso ci preme però sottolineare che lo sviluppo della potenzialità di Poste Italiane rispetto alla proposizione di nuovi servizi e la sua naturale vocazione ad essere soggetto principale nello sviluppo del progetto Agenda digitale, non possono penalizzarne il core business tradizionale ed il ruolo di fornitore di un servizio pubblico universale, la cui efficienza ed efficacia rispondano ai criteri di buon governo e rispetto dei diritti di cittadinanza attraverso la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Poste Italiane.
Massimo Cestaro
Segretario Generale SLC-CGIL

Poste Italiane, Caio ad e direttore generale


Francesco Caio è il nuovo amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane. A conferirgli la nomina è stato il consiglio d’amministrazione del gruppo, che si è riunito oggi sotto la presidenza di Luisa Todini, dopo l’assemblea ordinaria che si era tenuta il 2 maggio.
“Il Consiglio – si legge in una nota di Poste Italiane - ha altresì provveduto a ricostituire al proprio interno il Comitato Compensi, composto dai consiglieri Antonio Campo Dall’Orto, con funzione di presidente, ed Elisabetta Fabri”.
Le cronache e i retroscena delle ultime settimane sui nuovi vertici di poste avevano riportato voci di attriti tra Caio e Todini, con quest’ultima che avrebbe voluto assicurarsi un ruolo il più possibile operativo nel gruppo, e che avrebbero portato all’attribuzione alla presidente della delega all’internal auditing e la condivisione con l’ad dei rapporti istituzionali. Mentre Caio mantiene la delega alla comunicazione, particolarmente importante nel momento in cui Poste italiane sta predisponendo l’attività preparatoria alla quotazione a piazza Affari.
Nell’agenda di Francesco Caio si presentano da subito scelte importanti per il futuro dell’azienda: dalle nomine in arrivo per una decina di controllate alla presentazione del piano industriale e la predisposizione degli adempimenti per l’approdo in Borsa, rispetto al quale il gruppo si starebbe muovendo per la scelta degli advisor, con la privatizzazione che dovrebbe arrivare entro il 2014. Su una capitalizzazione complessiva che si aggirerebbe attorno ai 10 miliardi, il gruppo e il ministero del Tesoro mirerebbero a raccogliere sul mercato una cifra approssimativa di 4 miliardi di euro.

08 maggio 2014

Sospensione delle ferie in caso di malattia

Gli effetti del principio stabilito dalla Corte costituzionale e elaborato dalla giurisprudenza. Se la malattia è intervenuta prima dell'inizio della fruizione delle ferie, prosegue regolarmente la degenza fino a guarigione (quindi si verifica la mancata fruizione delle ferie, da godere in altro periodo). Se interviene durante le ferie, la malattia ne sospende il decorso della fruizione poiché è compromessa la possibilità del recupero delle energie psicofisiche (Corte costituzionale sentenza n. 616/1987). Durante la malattia si maturano le ferie. Le assenze di malattia, ai fini della maturazione delle ferie, sono parificate ai periodi di servizio (Cassazione, sezioni unite, sentenza n. 14020/2001). Ecco la casistica nel dettaglio.

Ferie sospese se ci si ammala. La malattia insorta durante le ferie, infatti, ne sospende il decorso, salvo che il datore di lavoro riesca a provare che l'infermità è compatibile con la finalità delle ferie. In tal caso in altre parole la malattia non pregiudica la fruizione del riposo come recupero di energie psicofisiche del lavoratore e, dunque, l'una (ferie) e l'altra (malattia) diventano compatibili. II principio stabilito dalla Corte costituzionale ed elaborato dalla giurisprudenza ha messo fine alla sventura degli sfortunati vacanzieri che, costretti a letto durante la villeggiatura, vedevano perdere i giorni di ferie per ritornare al lavoro più stanchi di prima.

Le ferie. La normativa sulle ferie è contenuta in primo luogo nella Costituzione che, all'articolo 36, discinlina questo periodo annuale come diritto fondamentale e irrinunciabile dei lavoratori al fine del recupero delle energie psicofisiche. II codice civile ( articolo 2109) aggiunge che la durata delle ferie è fissata dalla legge, dai contratti collettivi, dagli usi e secondo equità; che l'epoca del godimento è stabilita dal datore di lavoro tenendo conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi del lavoratore; che il periodo di ferie deve essere possibilmente continuativo e con pieno diritto alla retribuzione.

Ferie e malattia. La malattia insorta durante le ferie ne sospende il decorso, salvo che il datore di lavoro provi che la stessa risulta in concreto compatibile con le finalità delle ferie. E questo il risultato del principio enunciato dalla Corte costituzionale (sentenza n. 616/1987) in aderenza al quale l'Inps (circolare n. 11/1991) aveva stabilito idonee a interrompere le ferie le infermità di durata superiore a tre giorni, a patto di aver comportato necessità di ricovero oppure tempestivamente e adeguatamente notificate all'istituto e al datore di lavoro, nei modi e nei termini previsti ordinariamente per la malattia. La questione è stata poi affrontata in giurisprudenza sviluppando un contrasto risolto, infine, da una pronuncia delle sezioni unite (sentenza n. 1947/1998) che ha definitivamente individuato le linee da seguire. In primo luogo. è da ritenersi non assoluto, ma tollerante di alcune eccezioni, il principio dell'effetto sospensivo delle ferie in caso di malattia insorta durante il decorso. In particolare, per l'individuazione delle eccezioni va avuto riguardo alla specificità degli stati morbosi e delle cure di volta in volta considerate, al fine di accertare l'incompatibilità della malattia con la salvaguardia dell'essenziale funzione di riposo, cioè del recupero delle energie psico-fisiche e di ricreazione propria delle ferie. Dal punto di vista pratico (operativo), il lavoratore, il quale nel presupposto della incompatibilità della sopravvenuta malattia con le finalità delle ferie, intenda modificare il titolo della sua assenza da ferie a malattia, ha solo l'onere di comunicare lo stato di malattia al proprio datore di lavoro. E tale comunicazione è idonea di per sé a determinare, dalla data di conoscenza da parte del datore di lavoro, la conversione dell'assenza per ferie in assenza per malattia, salvo che il datore di lavoro provi, per mezzo dei previsti controlli sanitari, l'infondatezza del presupposto e, quindi, l'inidoneità della malattia a impedire la prosecuzione del periodo feriale.

La visita fiscale. Il datore di lavoro che intenda verificare l'effettiva incompatibilità della malattia con le ferie pub ricorrere alla visita fiscale. In tal caso, deve precisare espressamente, all'atto della richiesta del controllo, che si tratta di lavoratore ammalatosi durante un periodo di ferie per il quale si chiede di accertare le condizioni per l'interruzione delle ferie, a partire da una data da indicare e che coincide con quella di ricezione della comunicazione dello stato di malattia (Inps, circolare n. 109/1999). Se la verifica non è possibile per fatto imputabile al lavoratore cade ogni possibilità di considerare la malattia come interruttiva delle ferie. Nel caso di controlli di ufficio, qualora il datore di lavoro riconosca (autonomamente o a seguito di specifica, diversa visita di controllo) l'effetto sospensivo in questione, le assenze rilevate sono sanzionabili soltanto per il periodo qualificabile ai fini previdenziali come malattia, e cioè per il periodo che si colloca dal momento in cui esplica efficacia l'effetto sospensivo delle ferie (giorno di ricezione, da parte del datore di lavoro, della comunicazione dello stato di malattia).

L'accertamento sanitario. La particolare finalità del controllo è l'accertamento della compatibilità o meno della malattia con il riposo annuale. Pertanto, l'idoneità della malattia ad interrompere le ferie è valutata rapportandola al cosiddetto danno biologico, del quale la capacità lavorativa specifica è solo una estrinsecazione e che, da sola, non è sufficiente a definire la reale incidenza sulla facoltà di svolgere attività ricreativa. Lo stato d'incapacità temporanea assoluta al lavoro specifico non sempre quindi è idoneo all'interruzione del periodo feriale, ma solo quando, incidendo sulla sfera biologica dell'individuo, contestualmente, diventi causa di un parziale, ma sostanziale e apprezzabile pregiudizio alle finalità delle ferie, cioè al ristoro e reintegro delle energie psicofisiche. A titolo semplificativo, l'Inps ha affermato che laddove è presente un'inabilità temporanea assoluta generica, come si pub verificare in seguito ad elevati stati febbrili, ricoveri ospedalieri, ingessature di grandi articolazioni, malattie gravi di apparati e organi ecc., viene di regola inibita la possibilità di godimento delle ferie; mentre nel caso di inabilità temporanea assoluta al lavoro specifico si possono riscontrare due possibilità: la prima quando la menomazione funzionale, ancorché importante per lo svolgimento del lavoro specifico, ha riflessi marginali sul ristoro proprio delle ferie e pertanto non risulta idonea a interromperle (come nei casi di cefalea, stress psicofisico, sindromi ansioso depressive reattive all'ambiente di lavoro e in genere quelle patologie che spesso trovano nelle attività ludico ricreative un valido sostegno alla risoluzione della sintomatologia); la seconda quando la stessa menomazione funzionale, producendo un sostanziale e apprezzabile pregiudizio alle funzioni biologiche preposte al ristoro e al reintegro delle energie psicofisiche, influenza negativamente il godimento delle ferie e risulta pertanto idonea ad interromperle.

Camusso: dal congresso proposte vere, lavoro e solidarietà


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RIMINI - Il Congresso “ha dato l’idea che da domani possiamo avviare la mobilitazione per gli ammortizzatori in deroga, aprire la vertenza sugli appalti, proporre una vera legge sull’evasione fiscale, costruire un'autentica solidarietà fra i lavoratori. L’idea, insomma, che sappiamo bene che vicende come quelle della Fiat e dell’articolo 8 pesano come macigni su di noi, ma abbiamo anche costruito tanto altro”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel suo discorso conclusivo al XVII congresso della confederazione.

Un discorso cominciato con il richiamo a un senso di appartenenza (“continuiamo a chiamarci compagne e compagni”) nel quale il leader della confederazione ha toccato tutti i temi affrontati nella tre giorni congressuale. “Se il sindacato non sta bene, quando c'è tanta disoccupazione, c'è bisogno di solidarietà interna. Abbiamo bisogno di essere casa comune e non un appartamento. Quel luogo in cui ci si sente parte prima della Cgil e poi della categoria. Se il lavoratore è in difficoltà, lo è indipendentemente dal lavoro che fa”.

La Cgil “il codice etico lo ha: è lo Statuto dell'organizzazione”, ha aggiunto. “Non possiamo essere un'organizzazione dove se i risultati sono quelli che ci aspettiamo è tutto bello e trasparente, altrimenti se i risultati divergono dalle nostre aspettative insorgono dei dubbi. C'è un punto politico indiscutibile: la confederalità non può esistere se non si riconoscono i luoghi collettivi e non si trova tra di noi un punto d'incontro. C'è bisogno di grande unità nella nostra organizzazione, dove a decidere non siano solo due o tre dirigenti per tutti gli altri. Quel modello non mi appartiene, perché per decidere ci vogliono luoghi collettivi e il luogo collettivo principale è il direttivo della Cgil”.

Non manca un riferimento al Piano del lavoro, “è la proposta che abbiamo costruito, quello dovrebbe essere il contenuto delle lettere del Presidente del Consiglio. Non stiamo proponendo una via facile - prosegue in un passaggio applaudito - perché di vie facili non ce ne sono. Dobbiamo inventare cose nuove e il congresso ha cominciato a farlo”.

Sulla riforma delle pensioni, invece, “possiamo mantenere le nostre opinioni rispetto al passato, poi gli storici diranno. Ma sul futuro dobbiamo essere d'accordo: le ferite aperte con Cisl e Uil bruciano ancora, ma pensate che possiamo fare una battaglia da soli, senza subire nuovamente una bruciante sconfitta? Dobbiamo porci il tema del confronto, la necessità di ricostruire obiettivi comuni, ricordando a noi stessi che quelle organizzazioni non sono solo i loro segretari generali”.

La confederalità è dibattito collettivo, non è questione di segretari generali: “Altro che primarie, sarei anzi per ridimensionare il ruolo del segretario generale”, frase che ha ricevuto molti applausi. “Capisco chi ci chiede di chiuderci in una stanza e metterci d'accordo, capisco anche la logica di affetto verso l'organizzazione alla base di questa richiesta, ma l'idea che alcuni segretari decidano tutto non mi appartiene, bisogna individuare i luoghi della discussione collettiva e questo luogo è il direttivo della Cgil”. (rassegna.it)


Telecom Italia, multa da 103 milioni"

La prima sezione del Tar del Lazio ha respinto oggi il ricorso di Telecom Italia contro la multa inflitta dall'Antitrust presieduta da Giovanni Pitruzzella, multa complessivamente di 103,794 milioni per abuso di posizione dominante nelle infrastrutture di rete.
La multa era stata inflitta il 10 maggio dello scorso anno per aver ostacolato "l'espansione dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e dell'accesso ad internet a banda larga".
Secondo l'Antitrust Telecom ha prima opposto ai concorrenti un numero ingiustificatamente elevato di rifiuti di attivazione dei servizi all’ingrosso, i cosiddetti ko. Poi ha attuato una politica di sconti alla grande clientela business per il servizio di accesso al dettaglio alla rete telefonica fissa, impedendo a un concorrente, altrettanto efficiente, di operare in modo redditizio e su base duratura nello stesso mercato.
L'Antitrust aveva sanzionato la prima condotta con 88,182 milioni e la seconda con 15,612 milioni. Secondo il Tar la multa è motivata e congrua.

Rai: Sindacati - Il servizio pubblico è un bene comune irrinunciabile. Nessun Governo può pregiudicarne il futuro.


Il Coordinamento Nazionale dei sindacati Slc Cgil, Fistel CISL, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind-ConfSal si è riunito oggi per discutere degli impatti devastanti che il decreto legge 66 del 24 aprile del 2014 avrà sul servizio pubblico.
Pluralismo dell’informazione, produzione culturale e tenuta occupazionale sono messi in serio pericolo per effetto del taglio dei 150 milioni di euro previsti per il 2014, ai quali non è ancora chiaro quali si dovranno aggiungere per gli anni a venire.
Schizofrenico oltre che insostenibile risulta infatti un disegno che, da una parte, con i contenuti del contratto di servizio Stato-Rai indica vincoli precisi a garanzia della diffusione di informazione e contenuti che rispondano ai requisiti richiesti a chi è concessionaria del servizio pubblico, mentre dall’altra,
attraverso l'azione del Governo, sottrae risorse essenziali per il mantenimento degli impegni sottoscritti, arrivando persino a “suggerire” di ridurre la
capacità produttiva attraverso la cessione di asset strategici come Raiway.
I delegati sindacali di tutta Italia hanno dunque giudicato inaccettabile che il Governo entri nelle scelte industriali ed editoriali dell'azienda di servizio
pubblico, intervenendo pesantemente con un taglio che mette in discussione la sua stessa sopravvivenza.
Curiosa risulta la scelta di farlo alla vigilia del 2016, anno in cui dovrebbe essere rinnovata la concessione del servizio pubblico ad una Rai che, se privata di parte di Raiway (che garantisce la trasmissione del segnale), delle sedi regionali (garanzia di pluralismo nell’informazione) e ridimensionata in tutte le sue aree, arriverebbe monca all’appuntamento, perché priva di tutti quegli elementi che la distinguono da qualsiasi altro soggetto privato.
Per tutti questi motivi il coordinamento nazionale, unitamente alle Segreterie Nazionali ha deciso di mobilitarsi e di aprire le procedure per giungere ad uno sciopero generale di tutti i lavoratori della Rai contro il dl 66/2014.
Una mobilitazione a difesa di un bene pubblico, intorno alla quale si intende richiamare l’attenzione delle istituzioni tutte, oltre che delle associazioni,
della società civile e del mondo della cultura e dell’informazione.
Nelle prossime ore, verrà inviata una richiesta d'incontro urgente alla Commissione di Vigilanza Rai e ai Gruppi Parlamentari.

Intanto, lunedì 12, si terranno assemblee unitarie delle lavoratrici e dei lavoratori Rai di tutta Italia per preparare le iniziative dei prossimi giorni.

07 maggio 2014

BONUS FISCALE

Con il mese di competenza di maggio dovranno comparire nelle  busta paga di chi ne ha diritto le detrazioni del DL 66 del 24 aprile recante “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”: il così detto Bonus fiscale.

Oltre i giudizi politici che la Cgil ha puntualmente già espresso sarà utile qualche chiarimento tecnico.

•    A chi spetta?

Beneficiari del Bonus sono i lavoratori dipendenti e “assimilati” con reddito complessivo presunto per l’anno fiscale 2014 non inferiore a € 8.000 (indicizzati 8.145) e non superiore a 26.000.

Per “assimilati” ai lavoratori dipendenti si intendono: soci di cooperative che percepiscono compensi e indennità non superiori al 20% del salario, titolari di borse o sussidi di studio o formazione professionale, collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, sacerdoti, titolari di prestazioni pensionistiche complementari, percettori di compensi per lavori socialmente utili (vedi art. 50 comma 1 del TUIR).

Ha diritto anche chi non lavora, ma ha lavorato come dipendente nel 2014 prima di maggio e chi interromperà il rapporto di lavoro dopo maggio.

Sono, dunque, esclusi  i contribuenti: a) il cui reddito complessivo non è formato da reddito da lavoro dipendente o assimilato, b) che non hanno un’imposta lorda su reddito da lavoro dipendente o assimilato superiore alla detrazione (Bonus), c) che superano i 26.000 €.

•    Quanto spetta?

La detrazione massima annuale, o Bonus, spettante per l’intero anno fiscale in corso, in attesa della Legge di Stabilità per il 2015, è di € 640 che, ripartiti in 8 ratei sulle mensilità comprese tra maggio e dicembre danno 80 € al mese.

L’importo intero spetta fino all’imponibile di 24.000 Euro, superati i quali decresce proporzionalmente fino ad estinguersi superati i 26.000 Euro di imponibile.

I 640 € sono la da suddividere tra i mesi lavorati nel periodo d’imposta 2014. Perciò, per esempio, chi è stato assunto a marzo avrà diritto al credito d’imposta di € 533,33 per 10 mesi di lavoro invece che 640, con detrazioni mensili di € 66,66. Lo stesso dicasi per chi dovesse interrompere il rapporto di lavoro a ottobre, ma con la differenza che, se il recesso non fosse prevedibile, la rateizzazione non può essere parametrata e, in tal caso, il lavoratore dovrà restituire 133,32 Euro con la dichiarazione del 2015.

Soprattutto per i contribuenti con rapporti di lavoro brevi la detrazione può essere giornaliera invece che mensile. In questi casi i 640 Euro si dividono per 365 invece che per 12 e si moltiplicano per i giorni effettivamente lavorati. Con questo tipo di calcolo la detrazione su un mese di lavoro da 80 Euro scende a 53,60 Euro medi perché si computano solo i giorni lavorativi, ma in tal caso si matura un credito fiscale di 26,40 Euro medi da recuperare con la dichiarazione del 2015.
La detrazione del Bonus si effettua fino al raggiungimento del limite di capienza dell’imposta lorda gravante sul reddito, al netto delle sole detrazioni da lavoro dipendente e, perciò, sommandosi ad eventuali altre detrazioni (p.es. per carichi di famiglia), superato detto limite di capienza viene decurtata.

I lavoratori con redditi inferiori a 8.000 Euro sono considerati incapienti e non hanno diritto al bonus in quanto, per effetto della detrazione da lavoro dipendente, l’imposta netta è zero.

•    Casi particolari.

Molti possono essere i casi di lavoratori che, per impossibilità di prevedere il reddito imponibile del 2014, disinformazione, errori materiali, o mancati agganci fiscali di diversi rapporti di lavoro instaurati nel periodo d’imposta 2014 possono avere debiti o crediti fiscali da conguagliare con la dichiarazione dei redditi del 2015.

•    Indicazioni pratiche utili.

Con la Circolare 8/E del 28/4/14 l’Agenzia delle Entrate, al fine di consentire la rapida attuazione delle nuove disposizioni, non ha previsto obblighi di informazione in capo ai sostituti d’imposta (i datori di lavoro) nei confronti del beneficiario (il lavoratore), e, pertanto, la sussistenza del diritto nonché la misura della detrazione d’imposta saranno determinate sulla base dei dati fiscali di cui sono in possesso o di cui “entrano in possesso” perciò il lavoratore, per non correre il rischio di restare ingiustamente escluso, oppure di dover restituire all’erario in tutto o in parte le detrazioni con pesanti conguagli a debito, dovrà informare di propria iniziativa il datore di lavoro, per esempio, circa eventuali altre fonti di reddito che possono far superare i limiti imponibili o del variare del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale che, invece, può essere dedotta dall’imponibile, o di qualsiasi altro fattore rilevante ai fini del calcolo e non noto.

Si raccomanda comunque di verificare il corretto adempimento da parte dei sostituti d’imposta mediante la lettura della busta paga.

Le strutture aziendali e territoriali della nostra organizzazione e i Caaf convenzionati sono a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori per qualsiasi esigenza di ulteriore informazione e orientamento.

Slc-Cgil 






Rai: sindacati, inaccettabile Dl che mina esistenza servizio pubblico

(ASCA) - Roma, 7 maggio 2014 - Si e' tenuto in data odierna l'incontro tra Slc Cgil, Fistel CISL, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind-ConfSal e il Direttore Generale della Rai Luigi Gubitosi per discutere dei contenuti e degli impatti che il Dl n. 66/2014 rischia di avere sul servizio pubblico oltre che sui lavoratori. ''I 150 milioni di euro ai quali la Rai dovra' rinunciare nel 2014, ai quali non e' chiaro se andranno ad aggiungersi ulteriori riduzioni dei costi operativi del 2,5% (per ulteriori 50 ml di Euro) nel 2014 e del 4% nel 2015, avranno - si legge in un comunicato - un effetto devastante sulla tenuta del perimetro aziendale oltre che sulla tenuta occupazionale. Da quanto e' emerso nella riunione e' chiaro infatti che l'impatto del decreto sulla Rai sara' pesantissimo: alla gia' paventata vendita della quota del 40% di Rai Way si aggiungerebbero tagli sul perimetro produttivo dell'azienda, con le inevitabili conseguenze sui livelli occupazionali e sull'attuazione degli accordi sottoscritti che di fronte a questo vero e proprio tsunami difficilmente troveranno applicazione, penalizzando tutti i lavoratori, a partire dalla fascia piu' debole dell'azienda, quella dei precari, area News, offerta Canali, produzione, sedi regionali e area corporate sarebbero tutti oggetto di radicali tagli per reperire le risorse richieste''. ''La preoccupazione che aveva spinto le oo.ss. a richiedere un incontro per comprendere come troverebbe applicazione il decreto dentro la Rai, ha mostrato tutto il suo fondamento. Alla vigilia del 2016, anno in cui dovrebbe essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico il governo - prosegue il comunicato - sceglie di intervenire con un provvedimento che scippa alla Rai risorse essenziali per il suo stesso sostentamento, dopo aver gia' bloccato il recupero dell'inflazione sul canone per l'anno in corso. Per queste ragioni, il sindacato, dopo aver sollecitato l'azienda a non accettare passivamente la volonta' della politica, valutando le possibili eccezioni nei confronti del Governo e i possibili ricorsi a difesa del servizio pubblico, chiedera' un incontro urgente alla Commissione di Vigilanza Rai per sollecitare un intervento teso alla rivisitazione di un decreto che, se convertito in legge, determinera' la distruzione della piu' grande azienda culturale del paese. Il prossimo appuntamento e' intanto fissato per domani 8 maggio, data in cui si terra' un coordinamento unitario di tutte le oo.ss. per individuare le forme di lotta necessarie per respingere l'attacco al Servizio pubblico''.

Poste Italiane, Caio ad e direttore generale

Francesco Caio è il nuovo amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane. A conferirgli la nomina è stato il consiglio d’amministrazione del gruppo, che si è riunito oggi sotto la presidenza di Luisa Todini, dopo l’assemblea ordinaria che si era tenuta il 2 maggio.
“Il Consiglio – si legge in una nota di Poste Italiane - ha altresì provveduto a ricostituire al proprio interno il Comitato Compensi, composto dai consiglieri Antonio Campo Dall’Orto, con funzione di presidente, ed Elisabetta Fabri”.
Le cronache e i retroscena delle ultime settimane sui nuovi vertici di poste avevano riportato voci di attriti tra Caio e Todini, con quest’ultima che avrebbe voluto assicurarsi un ruolo il più possibile operativo nel gruppo, e che avrebbero portato all’attribuzione alla presidente della delega all’internal auditing e la condivisione con l’ad dei rapporti istituzionali. Mentre Caio mantiene la delega alla comunicazione, particolarmente importante nel momento in cui Poste italiane sta predisponendo l’attività preparatoria alla quotazione a piazza Affari.
Nell’agenda di Francesco Caio si presentano da subito scelte importanti per il futuro dell’azienda: dalle nomine in arrivo per una decina di controllate alla presentazione del piano industriale e la predisposizione degli adempimenti per l’approdo in Borsa, rispetto al quale il gruppo si starebbe muovendo per la scelta degli advisor, con la privatizzazione che dovrebbe arrivare entro il 2014. Su una capitalizzazione complessiva che si aggirerebbe attorno ai 10 miliardi, il gruppo e il ministero del Tesoro mirerebbero a raccogliere sul mercato una cifra approssimativa di 4 miliardi di euro.


06 maggio 2014

VISITA SANITARIA: COSA S’INTENDE PER TURNO ANTIMERIDIANO…

Alcuni lavoratori, in sede di visita di sorveglianza sanitaria, si son visti riconosciuto il giudizio di idoneità alla mansione, sebbene, in considerazione delle proprie condizioni di salute e dei rischi lavorativi presenti nella loro mansione, adibiti a turistica antimeridiana.
Qui si ferma la prescrizione/limitazione del medico competente. È quindi la Linea che la traduce in comando ad uno o più turni della matrice – laddove il settore ne preveda.
Ebbene: al Caring i lavoratori in tema hanno sinora svolto orari fino alle ore 20, disposizione che lascia quantomeno perplessi – e che è già stata stigmatizzata da Slc-CGIL in comunicati e ad incontri sindacali territoriali. Continuando l’Azienda a fare orecchie da mercante, su suggerimento della scrivente O.S., un lavoratore si è allora rivolto al Dipartimento di Prevenzione, Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambiente di Lavoro della Azienda USL Roma C, che ha così precisato:
la turistica antimeridiana deve includere turni di lavoro che si svolgono in maniera consistente in orario mattutino/antimeridiano; per analogia a quanto riportato nel D.Lgs. 66/2003, secondo il quale per periodo notturno si deve intendere il periodo di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra le ore 24 e le ore 5 del mattino, e secondo il quale il lavoro è definito notturno quando è svolto per almeno 3 ore in periodo notturno (tra le ore 22 e le ore 7), si potrebbe intendere come periodo pomeridiano il periodo di 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra le ore 16 e le ore 21, e come lavoro pomeridiano il lavoro svolto per almeno 3 ore in periodo pomeridiano (tra le ore 14 e le ore 23); la turnazione antimeridiana non deve comprendere lavoro pomeridiano.
Ebbene: ancora una volta Slc-CGIL era nel giusto! L’istituzione pubblica competente, che ha fatto un lavoro meritorio, ha confermato quanto andiamo ripetendo da tempo. Corre l’obbligo di ringraziare il lavoratore che ha dato fiducia alla scrivente O.S., ottenendo così miglior tutela della propria salute che non affidandosi alla sola Azienda, che sembra sempre più presa dal solo raggiungimento dei propri obiettivi al punto da distorcere le prescrizioni del medico competente. A dimostrazione che non serve
borbottare al bar davanti al caffè contro il destino cinico e baro – bensì agire, ben consigliati.
Così come non ci si può esimere dal manifestare disappunto nei confronti di un’Azienda che rifugge il confronto con la scrivente O.S., per vedersi poi soccombere in sede terza di contenzioso. Piuttosto, raccolga i fondati suggerimenti che non abbiamo mai mancato di avanzare – magari nell’immediato estendendo a tutti i lavoratori in casistica la considerazione dello Spresal.

Segreteria Slc-CGIL Roma e Lazio

Rsu Telecom Italia u.p. Roma lista Slc-CGIL

Susanna Camusso, Noi non ci sentiamo il sindacato della conservazione

“Non ci sentiamo il sindacato della conservazione, basta dire che questi anni sono stati attraversati da migliaia di accordi che hanno visto concordare la riorganizzazione nelle imprese, che hanno visto discutere di come si utilizzavano i contratti di solidarietà, che hanno visto discutere di riconversione di aziende al fine di salvaguardare il lavoro”. Così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, nell'intervista che andrà in onda stasera (6 maggio) a Ballarò su Raitre. Lo riferiscono le agenzie di stampa.

“Tutto un mondo - ha aggiunto Camusso - di cui non si parla mai ma che è quello di affrontare questi sei anni di crisi. Poi ci sono cose che noi continueremo a dire che non vanno bene. Se si sostiene che cambiare vuol dire rendere più debole il lavoratore, noi continueremo a dire che non va bene. Siamo convinti che non è la ricetta giusta".

"Se ci dice che bisogna riformare la Pubblica amministrazione - dice ancora Camusso - non possiamo che brindare, sono anni che chiediamo che ci sia una grande rivoluzione nella pubblica amministrazione. Che parte dal fatto che un rapporto lavoro pubblico sia un rapporto di lavoro contrattuale, non sia deciso dalla politica, non sia fatto per nomine. Che però - chiede il leader Cgil - intervenga non a penalizzare i lavoratori, ma che rompa i nessi di potere corruttivo, di concessione degli appalti, di organizzazione dell'amministrazione per interessi invece che al servizio dei cittadini".


"Bisogna avere un grande coraggio per riformare la pubblica amministrazione - ribadisce Camusso - ma proprio per questo bisogna scegliere l'obiettivo giusto. Il rischio è che alla fine si traduca tutto con sei anni di blocchi contrattuali. Il problema semplicemente è mandare via i lavoratori, ma in questo modo si indeboliranno i servizi per i cittadini e non si fermerà quel blocco di potere che oggi paralizza il paese”.

30 aprile 2014

Lavoratori Almaviva ricevuti da Boldrini e Bellanova porre freno a deloclizzazioni e gare al ribasso

Oggi una delegazione di lavoratrici e lavoratori di Almaviva Contact è stata ricevuta dalla Presidente della Camera dei Deputati, Onorevole Laura Boldrini e dal Sottosegretario al Lavoro, Onorevole Teresa Bellanova. Lo comunica in una nota Slc Cgil.
Durante gli incontri la Delegazione ha portato all’attenzione della Presidente della Camera e del Sottosegretario la delicata situazione di Almaviva Contact e, più in generale, del settore dei call center in outsourcing. In particolare le lavoratrici ed i lavoratori di Almaviva Contact hanno espresso particolare preoccupazione sul tema della disciplina degli appalti in Italia, che non lega a sufficienza i lavoratori alle commesse; il continuo ricorso alle gare a massimo ribasso, a partire dalla Pubblica Amministrazione; il fenomeno delle delocalizzazioni e le politiche di incentivazioni alle assunzioni che, così strutturate, rischiano di alimentare il dumping “territoriali”.
“La delegazione di lavoratori ha inoltre sottolineato come con circa 10000 dipendenti in Italia, -riferisce ancora la nota SLC CGIL - Almaviva Contact è una delle realtà più importanti del settore e un ulteriore aggravamento della condizione complessiva dell’azienda aprirebbe scenari preoccupanti sotto il profilo occupazionale di cui difficilmente si può prevedere l’esito.”

“Da parte loro sia la Presidente della Camera che il sottosegretario al Lavoro hanno assicurato la loro massima attenzione ad un mondo, quello dei call center in outsourcing, che ormai rappresenta una importante realtà produttiva del Paese, un settore che da anni ormai impiega stabilmente decine di migliaia di persone. In particolare sia la Presedente della Camera che il Sottosegretario hanno convenuto sull’importanza di mettere un freno al fenomeno delle delocalizzazioni e delle gare al massimo ribasso riportando al centro il lavoratore a la sua professionalità.”

Natale Falà lavoratore di Almaviva Catania : ''Oggi è un giorno emozionante per me''

Oggi è un giorno emozionante per me. È un giorno emozionante per il me lavoratore, il Papà, il rappresentante dei lavoratori, da uomo che crede che esistono dei luoghi sacri per chi pensa che "resistenza", "liberazione", nn siano categorie passate ma valori di vita che danno sostanza al diritto ed alla costituzione. Ho avuto la possibilità di parlare alla Presidente della Camera a nome dei lavoratori di Almaviva di quali siano le nostre difficoltà quali le nostre preoccupazioni. Abbiamo trovato nella presidente Laura Boldrini una persona interessata e preparata che conosceva già il problema e ne ha parlato con noi in maniera consapevole ed appassionata. La Presidente ha condiviso con noi la necessità di promuovere regole nuove che tutelino il nostro lavoro il nostro settore. Dicendosi pronta già a calendarizzare nel più breve tempo possibile le proposte che arriveranno in Parlamento sul tema anche dalla commissione parlamentare conoscitiva sui call center guidata da Luisa Albanella oltre ad altre norme che l europa sugli appalti anche per i servizi impone già oggi di assumere. Ha condiviso con noi i problemi della delocalizzazione delle gare al massimo ribasso del dumping territoriale. Alla fine la Presidente si è detta felice di poter condividere con noi alla vigilia del primo maggio la frase simbolo della nostra protesta NO ALLE DELOCALIZZAZZIONI

Cassazione: Cessione ramo d'azienda" ed efficacia del licenziamento dovuto a suo trasferimento


Corte di Cassazione Civile, sezione lavoro, sentenza n. 8756 del 15 Aprile 2014. Il licenziamento o del trasferimento del contratto per cessione di ramo d'azienda è legittimo nel caso in cui la cessione riguardi effettivamente un intero ramo produttivo, dotato di autonomia funzionale, e non di meri meri immobili sprovvisti di adeguata dirigenza tecnica.
E' quanto ha stabilito la Cassazione nella sentenza in oggetto, pronunciandosi su ricorso promosso da un datore di lavoro a cui un dipendente aveva contestato il licenziamento.
Secondo l'azienda ricorrente il giudice del merito avrebbe confuso i concetti di "autonomia funzionale" e di "consistenza" del ramo d'azienda ceduto. Sempre a detta del ricorrente sarebbe prevalso il concetto di organizzazione, senza che il giudice del merito potesse legittimamente fermarsi ad un esame quantitativo del prodotto, ritenuto nella specie esiguo, dunque insufficiente.
La Corte ricorda che secondo giurisprudenza costante, l'art. 2112 codice civile presuppone che siano trasferiti, "nella loro funzione unitaria e strumentale, beni materiali destinati all'esercizio dell'impresa, ovvero strutture a tal fine organizzate". Ciò perchè la cessione non può ridursi ad un mero trasferimento di beni immateriali, anche se questi non vengono a priori esclusi. In ogni caso, per ramo autonomo d'azienda, suscettibile di trasferimento, deve ritenersi "ogni entità economica organizzata in maniera stabile che, in occasione del trasferimento, conservi la propria identità; il che presuppone però una preesistente realtà produttiva funzionalmente autonoma e non anche una struttura produttiva creata ad hoc in occasione del trasferimento". La prova della sua sussistenza grava sul datore di lavoro interessato. Il ricorso è rigettato.



Telecom: Sindacati, dai sacrifici al rilancio l’obiettivo della nuova governance

I Segretari Generali di Slc Cgil (Cestaro), Fistel Cisl (Vitale) e Uilcom Uil (Di Cola) esprimono soddisfazione per la risposta positiva fornita dai vertici di Telecom che indica un cambio di rotta rispetto a una politica di soli tagli perseguita negli ultimi anni dall’azienda.
La scelta di intervenire sulle retribuzioni dei dirigenti e individuare risorse aggiuntive a carico aziendale per erogare ai lavoratori in solidarietà un “bonus” circa pari alla differenza di retribuzione scaturita dalla riduzione della copertura economica per la solidarietà (oltre 200 euro), passata nel 2014 dall’80% al 70%, è giudicata positivamente dai vertici sindacali di categoria.
I sacrifici resisi necessari a causa della crisi economica, che si sono concretizzati con l’accordo del 27 marzo 2013, iniziano a dare i loro risultati. Si è interrotto il periodo dei risultati pesantemente negativi e si può immaginare un rilancio dell’azienda in cui il contributo dei lavoratori e delle lavoratrici ha assunto un ruolo fondamentale che va riconosciuto e apprezzato.
Il segnale di rispondere positivamente alle richieste del sindacato, erogando un bonus all’insieme dei lavoratori in solidarietà, va in quella direzione confermando la correttezza delle scelte compiute dai lavoratori e dal sindacato nella difesa dell’intero perimetro aziendale.
Si tratta ora di continuare su questa strada immaginando gli assetti di Telecom allo scadere degli accordi del 27 marzo 2013.
E’ necessario implementare i processi di internalizzazione per garantire la migliore qualità ai clienti, unica vera arma in grado di far vincere la sfida competitiva, e individuare soluzioni che consentano nuovi ingressi in azienda, necessari a garantire il ricambio generazionale per mantenere competitiva l’azienda sul mercato e dare una risposta ai problemi della disoccupazione giovanile nel Paese.
Il nuovo vertice aziendale deve operare per rilanciare l’azienda e consentire a Telecom di competere sui mercati internazionali, garantendo al Paese un veloce sviluppo delle reti di nuova generazione, condizione fondamentale per il rilancio dell’economia intera.
Il primo banco di prova sarà la verifica dei risultati ottenuti nel caring service che dovranno confermare la volontà delle parti di non procedere verso soluzioni che rompano il perimetro aziendale con la costituzione di nuove società.
Il sindacato e i lavoratori di Telecom sono pronti ad accettare questa nuova sfida che dovrà portare Telecom a ragionare di sviluppo, crescita e rilancio e consentire ai lavoratori di beneficiare, economicamente e normativamente, dei risultati conseguiti dall’azienda.


PRIMO MAGGIO "CATANIA IN CONCERTO"PER IL LAVORO, PER LA CULTURA


La Festa dei Lavoratori come occasione di riflessione sul lavoro che non c’è e sulle lotte per maggiori diritti e più solidarietà, in Italia come in Europa. Il concerto del Primo Maggio come occasione di comune impegno civile con le istituzioni, di visibilità per tanti giovani, di spazio alla cultura e all'arte così centrali nella vita di Catania.
Sono i pilastri su cui Cgil, Cisl, Uil e il Comune di Catania hanno basato la collaborazione per organizzare “Catania in Concerto”, la manifestazione non solo musicale che si terrà giovedì, Primo Maggio, in piazza Università, dalle 16 fino a mezzanotte. La prima volta che succede a Catania con la piazza che torna ai sindacati unitari.
L’evento è stato illustrato oggi, nel corso di una conferenza stampa, dai sindacati confederali catanesi, presenti con i segretari generali Giacomo Rota (Cgil) e Rosaria Rotolo (Cisl), e con il segretario territoriale Uil Fortunato Parisi. Per il Comune di Catania, è intervenuto Orazio Licandro, assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa.
Per Rota, Rotolo e Parisi, «il Primo maggio a Catania sarà una giornata di impegno civile di un territorio che chiede, come recita anche lo slogan nazionale, più lavoro più solidarietà e più Europa, in un momento di crisi terribile, in cui non ci si può chiudere in se stessi. Anche se c’è poco da festeggiare, e a Catania sono tante le vertenze che coinvolgono lavoratori di piccole e grandi aziende, e i precari enti pubblici, e tantissimi pensionati e famiglie soffrono pesanti disagi, vogliamo lo stesso testimoniare la nostra voglia di lottare per il lavoro perché dà vita e dignità.
«Sarà un’opportunità di riflessione anche sulla necessità di trovare sempre più spazi di confronto con le istituzioni anch'esse chiamate alla responsabilità, per creare opportunità di lavoro vero e produttivo. Sarà anche un appuntamento importante di spazio e di visibilità per tanti giovani e, soprattutto, per la cultura e per la musica, che sono centrali per la città di Catania, con i suoi teatri e l’istituto musicale, che saranno con noi in piazza testimoniare l’impegno. Ringraziamo quanti, col loro impegno e la loro disponibilità, permetteranno di trascorrere un pomeriggio che sarà indimenticabile: le band, i musicisti e i presentatori e gli sponsor».
Anche per Licandro, «il Primo maggio è la festa ma anche la consapevolezza della difficoltà dei tempi. C’è anche la necessità di avere una visione collettiva per affrontare insieme i problemi della crisi economica, della disoccupazione, non solo giovanile ma anche di chi non più giovane continua a perdere il lavoro. E c’è l’idea e l’esigenza di una Europa più equa, dove prevalgano i diritti e le esigenze di giustizia sociale piuttosto che le ragioni della finanza».
Questo il programma della giornata che si svolgerà in due parti.
Dalle 16 alle 19, si esibiranno le giovani band emergenti; il set sarà presentato dalla giornalista Elisa Petrillo e da Dj di Radio Lab.
Si partirà con Shaked (cover pop), The 64 Years (cover pop), Stop Motion, Beyond The Aura, Dirty Duck (indy folk acustico), Blumodo (pop rock), Epistheme (metal), Crossing over (cross rock), First impact (rock elettronico), New Generation Class, Karma Inverso (hard rock psichedelico), Karbonica (rock italiano), Noise Pollution, Karmanovo (pop folk), Marta Mauceri (cantautrice), Jo M (cantautore acustico).
Dalle 19,30 alle 20,30 lo spazio istituzionale, presentato dai giornalisti Antonello Carbone e Agata Saccone.
Si esibirà l’Italian Brass Band, un ensemble composto solo da ottoni e percussioni, dell’istituto musicale Vincenzo Bellini.
Dalle 20 alle 20,30, il saluto dell’amministrazione comunale di Catania e quello dei segretari generali sindacali provinciali.

Dalle 20.30 alla mezzanotte, il finale di serata sarà condotto da Aldo Toscano. Si esibiranno Funkylab, 4 in Blues, Mojo Working, Mapuche, nome d’arte del cantautore acustico catanese Enrico Lanza; Gill e Pupi di Surfaro (quartetto di musica popolare antimafia); Giorgio Carbone and the Preachers (trio blues rock), Wild Bones, la jazz woman Agata Lo Certo in duo; Andrea Dell’Arpa, dal programma televisivo Mediaset Amici 2009, I Figli dell’Officina (Troina folk rock), le letture di Antonio Caruso, il gruppo rock Helletrik, gli Equal Zero, i Miracle (cover Queen Magazzini), Demo Mode, Nigga Radio e Cat Walks.

Cgil Nazionale: Il primo maggio a Pordenone


Domani primo maggio, festa dei lavoratori, la tradizionale manifestazione sindacale si svolgerà a Pordenone, sede scelta perché la vertenza che ha interessato la Electrolux in questi mesi è il paradigma della crisi che colpisce il paese. Simbolo dei tanti tavoli aperti al Ministero dello Sviluppo economico al momento senza alcuna soluzione, mentre prosegue inesorabile il processo di deindustrializzazione del nostro paese, per mancanza di un'idea di futuro e di una strategia di politica industriale.
Un faro acceso contro la scelta suicida di pensare di contrastare la crisi attraverso il taglio dei salari dei lavoratori, nonché della produzione stessa: una scelta fallimentare che ha delle assonanze con la politica di austerità europea, non per altro, tra le parole d'ordine di questo primo maggio, e alla vigilia di un cruciale appuntamento elettorale, sono 'più lavoro, più Europa, più solidarietà'. L'appuntamento -  che vedrà la partecipazione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti - è in largo San Giovanni Bosco alle ore 8.30. Lì partirà il corteo per raggiungere piazza XX settembre dove si terranno i comizi conclusivi dalle ore 10 alle 11 dei tre leader sindacali. Nel pomeriggio, anche qui come tradizione, il consueto appuntamento con il concertone di piazza San Giovanni a Roma quest'anno dedicato a 'Le nostre storie. Accordi e disaccordi delle nostre radici, della nostra memoria e del nostro domani'.

Almaviva. Albanella (Pd), solidarietà a lavoratori, da giovedì al via indagine conoscitiva commissione

“Esprimo la mia solidarietà e quella dei deputati del Pd in commissione Lavoro ai lavoratori dell’azienda Almaviva che oggi hanno incontrato la presidente della Camera, Laura Boldrini, per chiedere l’attenzione delle istituzioni sulla loro situazione che è diventata particolarmente grave a causa delle delocalizzazioni dei call center fuori dall’Italia. Questa realtà è ben presente alla commissione Lavoro che ha deciso di dedicare una indagine conoscitiva ai call center”. Lo dice Luisella Albanella, deputata del Pd che ha partecipato all’incontro della Presidente della Camera con i lavoratori di Almaviva.
“L’indagine conoscitiva – prosegue Albanella – sarà utile per approfondire la conoscenza del settore e individuare eventuali misure di sostegno all’occupazione in un settore in cui i lavoratori sono al 67 per cento donne e giovani. In particolare l’indagine approfondirà il tema della delocalizzazione in paesi non Ue e altri punti: la problematica dell’esclusione del costo del lavoro e della sicurezza dei lavoratori nell’applicazione del criterio del prezzo più basso nelle procedure di affidamento degli appalti; l’entità delle attività svolte nei paesi non appartenenti all’Unione europea; il rispetto della privacy dei soggetti che vengono chiamati da questi call center. A partire da giovedì saranno ascoltati esperti in materia, associazioni di categoria e aziende delle grandi committenze”.

Roma, 30 aprile 2014

29 aprile 2014

Telecom Italia, dai dirigenti 4 milioni per i lavoratori in solidarietà

Dai dirigenti di Telecom Italia un contributo a favore dei lavoratori in solidarietà. E' quanto prevede un accordo sottoscritto dal Coordinamento delle Rappresentanze sindacali aziendali dei dirigenti e dall'azienda: modificando temporaneamente alcuni istituti contrattuali - spiega una nota - deriveranno risorse economiche stimate in circa 4 milioni di euro, a cui si andranno ad aggiungere altri 4 resi disponibili dall'azienda da recuperi di produttività. Il totale di oltre 8 milioni andrà ad alimentare le posizioni contributive dei lavoratori in solidarietà iscritti ai Fondi Pensione Chiusi; ai non iscritti a tali Fondi sarà corrisposto un equivalente importo una tantum in busta paga, al lordo di imposte e contributi.
L’accordo individua gli strumenti attraverso i quali i dirigenti di Telecom Italia permetteranno all’azienda di realizzare dei risparmi che saranno monetizzati e che, insieme ad un’analoga somma messa direttamente a disposizione dalla società grazie ai recuperi di produttività, contribuiranno a ridurre l’onere gravante sui lavoratori oggetto di contratti di solidarietà, la cui integrazione salariale per il 2014 è stata ridotta dalla Legge di Stabilità dall’80 al 70%.
Le misure contenute nell’intesa – indirizzate ai dirigenti delle aziende del Gruppo Telecom Italia – riguardano i seguenti aspetti:
- riduzione del tempo di lavoro con riproporzionamento della retribuzione (a valere per il periodo dal 23 aprile 2014 al 30 aprile 2015) nella misura di tre giorni per i Dirigenti il cui trattamento economico complessivo lordo è pari al Minimo Contrattuale di Garanzia e di sei giorni per gli altri;
- maturazione dell’importo aggiuntivo per rimborso spese non documentabili – previsto nel Ccnl per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi - solo nel caso di pernottamento nella località di trasferta;

- spettanza - per l’anno 2014 - di trenta giorni di ferie (anziché trentacinque) per i dirigenti che abbiano, al 1 giugno 2014, un residuo relativo ad anni precedenti.