14 dicembre 2015

Legge di Stabilità, accantonati alla Camera gli emendamenti per le tv locali

Accantonati tutti gli emendamenti della Legge di Stabilità a favore delle tv locali. Oggi il ddl è approdato in Aula a Montecitorio e in Commissione Bilancio della Camera è in corso l’esame degli emendamenti.
Tutti quelli che però riguardano le emittenti televisive locali sono stati accantonati per essere esaminati successivamente.
Le tv locali stanno attraverso un periodo di difficoltà. Secondo gli ultimi dati presentati dal Censis, devono fare i conti con l’esplosione dello streaming, che ha ampliato l’offerta di contenuti e spostato la domanda dalla tv a internet, con la grave flessione dei ricavi pubblicitari (287 milioni nel 2013), la consistente riduzione dei contributi pubblici (56,9 milioni di euro nel 2013, -20,4% rispetto all’anno precedente) e il rilevante calo degli ascolti.
I ricavi complessivi hanno subito un crollo: 409 milioni del 2013 con un calo del 15% rispetto all’esercizio precedente.
La situazione è problematica.
Va intanto avanti l’intera procedura prevista per la rottamazione volontaria delle frequenze interferenti. Il primo dicembre è scaduto, infatti, il termine per poter presentare al Ministero dello Sviluppo economico le domande per accedere ai compensi previsti.
Il MiSE deve però ancora emanare i bandi regionali per l’assegnazione delle frequenze dell’ex beauty-contest, pianificate dall’Agcom con la delibera n. 402/15/CONS la cui capacità trasmissiva dovrà essere interamente destinata alle tv locali.
In tutto questo, le emittenti sperano ancora in quegli emendamenti alla Legge di Stabilità di interesse per il comparto radiofonico e televisivo locale.
In particolare, numerose proposte emendative sono finalizzate al finanziamento dell’emittenza anche mediante il prelevamento di una quota-parte dell’extra gettito del Canone Rai.
Vi sono poi emendamenti finalizzati all’attribuzione al MiSE della potestà di determinare, mediante decreto, l’importo dei contributi per i diritti d’uso delle frequenze televisive in tecnica digitale, dovuto dagli operatori di rete in ambito nazionale o locale.
Sono, infatti, state presentate diverse proposte che chiedono l’istituzione presso il Ministero di un Fondo di sostegno economico dell’emittenza radiotv locale per il servizio svolto in ambito territoriale a cui andrebbe il 10% delle risorse derivanti dal pagamento del canone di abbonamento televisivo. Il 30% andrebbe alle emittenti radiofoniche locali i cui ricavi da pubblicità non superano 500 mila euro.
Ma c’è anche chi vorrebbe che i proventi del canone di abbonamento alla televisione per uso privato fossero versati per il 90% alle regioni e ripartiti poi tra le emittenti locali su base di un regolamento MiSE.

Al momento però queste proposte emendative sono state accantonate in Commissione Bilancio in attesa d’essere riesaminate.

Telecom Italia: per il WSJ ‘cresce l’insofferenza di Vivendi verso i vertici’

di Alessandra Talarico
Frustrato ma responsabile e non per niente convinto che tutto sia perduto perché ‘Poche chance non vuole dire zero chance’: riassume così lo stato d’animo dell’azionista Vivendi nei confronti di Telecom Italia l’ad del gruppo media francese Arnaud de Puyfontaine, in attesa dell’assemblea di domani, che oltre alla conversione delle azioni risparmio (dalla cui votazione Vivendi ha deciso di astenersi) è chiamata anche ad approvare l’ingresso di 4 rappresentanti del gruppo francese nel cda, così da avere un board che rifletta effettivamente l’azionariato dell’azienda.
Senza questa condizione, infatti, “sarebbe come avere una nave senza guida” ha detto l’ad in un’intervista al Corriere della Sera, bollando poi come ‘illegittima’ una situazione in cui Vivendi, che ha speso 3 miliardi di euro per il 20% del capitale, non fosse rappresentata in Consiglio.

“Telecom Italia ha bisogno di un’unità di comando tra il board, il suo presidente e l’equipe dei manager per potere realizzare progetti chiave per il Paese. Primo fra tutti, la banda larga, un tema sul quale siamo allineati con il governo di Matteo Renzi. E Vivendi, socio sopra il 20%, chiede di avere un ruolo”, come del resto è suo diritto, ha detto De Puyfontaine, che domani sarà presente all’assemblea.
Quanto all’operazione di conversione delle azioni risparmio, che  pure determinerebbe una diluizione di tutti gli azionisti di circa il 30%, Vivendi si dice favorevole, ma non alle condizioni proposte dal management di Telecom Italia visto che c’è spazio per una proposta migliore “per il mercato e per il bilancio Telecom”.

In un’altra intervista, stavolta al Wall Street Journal, l’ad di Vivendi spiega che un premio di 9,5 centesimi di euro agli azionisti di risparmio per convertire le proprie azioni è troppo basso e serve pertanto un parere di congruità per conto dei titolari di azioni ordinarie.
Secondo i calcoli del francese, quindi, dalla conversione – con un premio di 15 centesimi anziché 9,5 come proposto – Telecom potrebbe arrivare a incassare 900 milioni di euro e non 570.

Perché accelerare, dunque, quando si può perfezionare la proposta?

Con il management italiano – dice de Puyfontaine – ‘i rapporti sono buoni’ e, no, non c’è nessuna connessione tra la decisione di astenersi dal voto e la contrarietà dei fondi azionisti Telecom all’ingresso di 4 suoi rappresentanti in cda.
Come mai, allora, verrebbe da chiedersi, dall’Italia non una parola sul progetto di conversione prima che fosse ufficialmente reso pubblico? Anche De Puyfontaine ha ammesso che no, “non siamo stati consultati prima dal consiglio”.
Ma proprio perché azionista responsabile, Vivendi ha comunque comunicato con largo anticipo, e non direttamente in assemblea come avrebbe potuto benissimo fare, l’intenzione di astenersi dal voto sulla conversione delle risparmio, mettendo a rischio l’operazione che per essere approvata ha bisogno del sostegno dei due terzi del capitale presente in assemblea (al momento si è registrato per partecipare il 55,62%).

Toni un po’ meno benigni verso i vertici del gruppo nell’intervista al Wall Street Journal, in cui De Puyfontaine ammette che c’è una “crescente frustrazione” nei confronti del management e  altri investitori dell’ex monopolista italiano.
“Quello che vogliamo è l’allineamento tra CEO, presidente, azionisti, team di gestione e consiglio. E non è sempre stato così”, dice de Puyfontaine al WSJ, con malcelata insofferenza verso i vertici del gruppo, considerati forse non proprio all’altezza dell’importante obiettivo di garantire una direzione adeguata all’azienda, fortemente indebitata e schiacciata dal peso di un’agguerrita concorrenza sul mercato interno.

Secondo il WSJ, infatti, l’obiettivo dell’ingresso in forze in Telecom Italia del gruppo presieduto dal manager bretone Vincent Bollorè – che è anche secondo maggiore azionista di Mediobanca – è infatti proprio quello di dare “una direzione migliore” alla società italiana alla quale, a un certo punto, De Puyfontaine pare tendere la mano, affermando che Vivendi sarebbe ‘pragmatica’ per quanto riguarda la questione della rappresentanza in cda e potrebbe anche decidere di accettare un minor numero di sedie nel board in caso di diluizione della partecipazione con la conversione delle risparmio.
“Se non ci fosse un accordo saremmo molto felici di vedere ciò che il consiglio vorrebbe fare per risolvere l’impasse. Restiamo molto disponibili”, ha affermato l’ad di Vivendi.


L’impressione è, però, che se lo stato delle cose resterà così cristallizzato, dopo anni senza una direzione strategica e una leadership convincente Telecom Italia rischia – come spiega anche il WSJ – ancora una volta di trovarsi impantanata nelle sabbie mobili di una lotta interna tra il cda e l’azionista di riferimento.

Call Center, danno irreversibile alle corde vocali

Una donna torinese di 44 anni che lavorava come telefonista in un call center ha portato in tribunale l’amministratore delegato della società Voice Care di Chivasso, il responsabile della sicurezza e tre medici del lavoro per il reato di lesioni colpose. La donna, dipendente dal 2003 al 2012, dopo nove anni di attività come operatrice telefonica è rimasta colpita da “cordite cronica” ,un danno irreversibile di deficit vocale provocato da una cisti sulla corda vocale sinistra. La donna che, parlava al telefono 40 minuti ogni ora, nonostante avesse accusato una disfonia, era stata ritenuta idonea al lavoro e secondo  i risultati scaturiti da un’ispezione dell’Asl. L’azienda aveva preparato un documento di valutazione dei rischi che tuttavia non prendeva in considerazione la possibilità di questo tipo di disturbo per i telefonisti. In attesa del processo che inizierà nel 2017, il Procuratore Guarinello ha rinviato a giudizio le cinque persone per non aver tempestivamente allontanato la dipendente all’insorgere dei primi sintomi e per non aver fatto corretta prevenzione del rischio da sforzo delle corde vocali.

01 dicembre 2015

Lavorare durante il periodo di malattia viola l’obbligo di fedeltà

di Andrea Rosana
In tema di licenziamento, la prestazione di attività lavorativa in favore di terzi da parte del dipendente che goda di un periodo di malattia viola gli obblighi di correttezza e buona fede che sono alla base del rapporto di lavoro, in cui assume un peculiare rilievo l’obbligo di fedeltà del lavoratore, violazione che può ritenersi integrata da qualsiasi attività che si appalesi in conflitto con l’interesse del datore di lavoro medesimo. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10627 del 22 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di L’Aquila, confermando la decisione del giudice di prime cure, ha respinto la domanda proposta da un lavoratore nei confronti della società ex datrice di lavoro, intesa a conseguire la declaratoria di illegittimità del licenziamento per giusta causa con tutte le conseguenziali statuizioni ripristinatorie e risarcitorie sancite dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
A fondamento della decisione, la Corte distrettuale ha osservato che il provvedimento espulsivo risultava basato sulla relazione stilata da una Agenzia Investigativa assunta dalla società da cui era emerso che il ricorrente, nel periodo in cui risultava assente per malattia dovuta ad infortunio sul lavoro, era stato sorpreso a svolgere attività lavorativa, in qualità di addetto alle pulizie, in favore di una Università degli Studi per conto di altra società; che, in definitiva, le circostanze addebitate al lavoratore integravano fattispecie di assoluta gravità sotto il profilo disciplinare, arrecando un evidente vulnus ai doveri di lealtà, fedeltà e collaborazione cui la condotta del lavoratore dipendente deve essere informata.

Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il lavoratore, in particolare dolendosi degli approdi ai quali era pervenuta la Corte d’Appello in tema di esegesi dei dati istruttori acquisiti, omettendo di considerare gli esiti dei procedimenti penali per falsa testimonianza instaurati nei confronti di taluni dei testi escussi nel giudizio di primo grado (archiviazione o assoluzione), trascurando le evidenti contraddizioni emerse nelle deposizioni rese dagli investigatori, e reputando inattendibili le deposizioni dei testi di parte, nonostante la coerenza e la spontaneità che le connotava, non inficiata dall’accertamento di alcuna fattispecie di rilievo penale.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal lavoratore. Osservano, sul punto, gli Ermellini come correttamente la Corte territoriale abbia accertato (facendo leva, in particolare, sugli accertamenti ispettivi espletati dalla Agenzia investigativa incaricata dalla società e corroborati dalle testimonianze raccolte) che il dipendente, nell’arco temporale di cui è causa, si fosse recato con l’auto della moglie ed un collega della stessa, presso l’Università degli Studi ove operava, quale aggiudicataria dell’appalto di pulizia dei locali, la Cooperativa di lavoro di cui faceva parte la consorte. Il lavoratore, tuttavia, si era limitato a criticare gli approdi ai quali era pervenuta la Corte d’Appello, facendo leva su considerazioni attinenti alla attendibilità dei testimoni e all’esito di connessi giudizi penali, ovvero alla efficacia probante dei rilievi fotografici acquisiti. Operazione, questa, non consentita in Cassazione.

19 novembre 2015

Call center, via libera al sostegno al reddito per i lavoratori


I lavoratori dei call center fanno un altro piccolo passo per vedere equiparati i propri diritti a quelli degli altri lavoratori. A consentirlo è un decreto del ministero del Lavoro, il n. 22764 del 12 novembre 2015, che di fatto estende alcune tutele destinate ai cassaintegrati ai lavoratori del settore call center, ai quali viene riconosciuta una nuova indennità pari al trattamento di cassa integrazione straordinaria. L’indennità, che è pari a quanto previsto per la cassa integrazione, viene erogata solo per le aziende con più di 50 lavoratori.

L’art. 1 del Decreto: “In favore dei lavoratori di cui all’articolo 1 del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015 (lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compreso gli apprendisti ed escluso i dirigenti), appartenenti alle aziende del settore dei call center non rientranti nel campo di applicazione del trattamento straordinario di integrazione salariale, con un organico superiore alle 50 unità nel semestre precedente alla presentazione della domanda, con unità produttive site in diverse Regioni o Province autonome e che abbiano attuato, entro la scadenza prevista, del 31 dicembre 2013, le misure di stabilizzazione dei collaboratori a progetto di cui all’articolo 1, comma 1202, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e che risultino ancora in forza alla data di pubblicazione del presente decreto, è riconosciuta una indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale straordinaria”.

L’indennità ammonta quindi all'80 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell'orario contrattuale. Può essere richiesta quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere del 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.


TELECOM: OPEN ACCESS: STORIA O LEGGENDA .......


Giovedì 12 novembre si è tenuta la riunione del Coordinamento Nazionale RSU con i vertici di Open Access, sulla base di quanto stabilito nell’incontro con l’Amministratore Delegato, a seguito della riorganizzazione della struttura votata dal consiglio di amministrazione.
L’incontro si è svolto nelle stesse ore in cui Enel ha comunicato ai mercati la decisione di costituire una società di scopo per la realizzazione della “banda ultra larga”, confermando la volontà di procedere, d’intesa con quanto già dichiarato dal Governo, alla realizzazione delle reti di nuova generazione.
In questo modo, il futuro di Telecom appare ancora più incerto e confuso.
Le liti ai vertici, l’incapacità di diventare soggetto affidabile per la realizzazione degli obbiettivi fissati dall’Agenda Digitale, l’ondivago negoziato con Metroweb prima chiuso e poi riaperto senza chiarirne prospettive e scopi, sono fattori che rischiano di mettere fuori gioco la principale impresa di TLC italiana con la discesa in campo di un soggetto pubblico, Enel, chiamato a realizzare la rete di nuova generazione.
L’enorme confusione sui riassetti societari, l’assenza di un’interlocuzione certa sulla volontà rappresentata dall’ingresso dei due nuovi soci francesi, un vertice aziendale più impegnato a pensare al proprio futuro che a quello aziendale, stanno determinando le condizioni perché Telecom Italia, ultima azienda di telecomunicazioni italiana, possa diventare preda di progetti d’oltralpe che poco hanno a che vedere con gli interessi generali del Paese.
L’ingegner Paggi, senza commentare gli scenari strategici che attraversano Telecom, ha ricordato le motivazioni che hanno portato alla decisione assunta dal Cda, contenzioso con gli Olo e sanzioni erogate dai soggetti regolatori, ribadendo le linee già illustrate dall’Amministratore.
Anche in questo caso, le domande avanzate dalle RSU e dalla nostra Organizzazione sono rimaste prive di risposta.
In particolare, il futuro delle attività diverse da delivery e assurance, le ricadute sul personale determinate dalla possibilità degli Olo di richiedere che l’intervento sia realizzato da una società esterna, il rapporto tra MOI e MOS e il rinnovo dell’appalto di rete in scadenza al 31 dicembre 2015,
sono restati snodi su cui, il responsabile di Open Access, ha dimostrato l’assenza di un piano industriale definito e certo, rimandando a future discussioni per elementi di maggior merito.
Nel specifico Paggi ha sostenuto:
 Che nel caso in cui gli Olo decidessero di affidare le loro attività a soggetti terzi, Telecom
ritiene di poter compensare le attività in meno attraverso il recupero di quelle legate a retail oggi gestite in appalto. Nessun cenno a possibili scompensi territoriali o alle conseguenze di un modello che vedrebbe gli Olo avvalersi solamente di aziende in appalto e Telecom tutta gestita internamente, con evidenti ricadute, nel medio periodo, su costi e produttività misurandosi tra di loro due modelli completamente diversi, basti pensare alle minori tutele e garanzie oggi riservate alle imprese di appalto.
 Sul futuro delle attività diverse da quelle regolamentate (delivery e assurance) e del rischio che tutto il personale venga indirizzato a realizzare tali attività. Processo che le RSU denunciano come già iniziato nel territorio attraverso la cessione all’esterno delle attività legate alla fibra. Qui il responsabile aziendale si è limitato a dire che non gli risulta.
 Sul rapporto MOS / MOI con una rivisitazione delle aree di competenza esclusiva con lo sviluppo di un modello che potrebbe vedere un incremento delle attività oggi gestite all’esterno. L’azienda pur ammettendo l’importanza del nuovo appalto non è stata in grado di fornire dettagli sul nuovo modello.
In quest’ambito, è stato confermato che le attività di appuntamento per il delivery sono state esternalizzate (Telecom non è riuscita a organizzare il servizio nonostante la “presunta” dichiarazione di esuberi effettuata).
Il meglio della discussione si è toccato con l’attività di ASA, in cui l’azienda ha evidenziato la necessità di implementare le coperture dei turni al sabato per migliorare la qualità e la tempestività degli interventi: peccato che all’ingegner Paggi sia sfuggito che Telecom ha appena firmato un accordo che aumenta la solidarietà di quel settore all’8,85%. Immaginabile lo sconcerto sui visi della controparte quando le RSU glielo hanno rammentato che ha determinato una fantasiosa motivazione fornita da People Value.
Oppure quando il responsabile ha ricordato l’impegno a realizzare il nuovo WFM e le RSU hanno denunciato che tale implementazione invece che essere sviluppata da TIIT sarà acquisita da un fornitore esterno (pare che l’azienda prescelta sia click software, scelta di cui tutti ignorano motivazioni e meriti) procedendo a customizzare il prodotto. Azione che già si è sperimentata nel recente passato con conseguenze pesantissime per la funzionalità aziendale.
Questa è l’ennesima riprova che aver voluto sottoscrivere un accordo che certifica esuberi inesistenti prima di aver definito l’organizzazione del lavoro crea danni che determinano ulteriori cessioni verso l’esterno di attività, vedi delivery, con rischi pesantissimi per il futuro occupazionale del personale coinvolto.
Infine, tutte le RSU presenti hanno evidenziato come esistano sul territorio spinte incomprensibili (o meglio sono spinte comprensibilissime in ottica di interessi personali) a gestire e chiudere le wr con codici diversi da quelli reali.
E’ il caso delle wr in ritardo chiuse con causali diverse da quelle reali per non intaccare gli SLA oppure le implementazioni dei cabinet che vengono date come chiusure positive anche se nella realtà manca l’energia elettrica e quindi i cabinet non funzionano
Questi comportamenti determinano una struttura di dati che non descrive la reale situazione di Open Access ma crea una realtà virtuale in cui sulla carta tutto funziona perfettamente mentre sul campo e nell’operato quotidiano si registrano tutte le disfunzioni. Questo non potrà che determinare ulteriori contenziosi e un progressivo decadimento dell’attività realizzata da Telecom.
Dopo un primo tentativo di dichiarare false tali affermazioni, messo di fronte ai fatti il responsabile aziendale si è limitato a definire come comportamenti di “mele marce” le segnalazioni pervenute.
Peccato che nella realtà abbiano una diffusione enorme.
L’incontro ha evidenziato, per l’ennesima volta, come l’azienda sembri essere priva di una guida univoca, con i vari settori che hanno preso il sopravvento e determinano scelte spesso in contraddizione tra di loro e, nell’insieme, pericolose per il futuro di Telecom.
Contro questo stato di cose sono già state avviate molte vertenze a livello territoriale con l’apertura delle procedure di raffreddamento per arrivare alla proclamazione di forme di lotta.
Nei prossimi giorni, alla luce di quelle che saranno le conseguenze della riorganizzazione di Open Access e del rinnovo dell’appalto di rete, se tale atto confermerà che siamo alla presenza di un ulteriore processo di aumento delle attività gestite in appalto sarà inevitabile arrivare alla proclamazione di una vertenza di carattere nazionale.
E’ evidente che la politica aziendale ha subito una totale inversione di rotta.
Il 2013 è stato caratterizzato dagli accordi che si ponevano l’obbiettivo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’azienda e procedere a internalizzare le attività per saturare le prestazione del personale e rilanciare l’azienda nel mercato.
Oggi la volontà aziendale è incentrata su un contenimento dei costi (l’accordo separato sulla solidarietà ha questa unica caratteristica) la ripresa indiscriminata della gestione degli appalti e l’assenza di politiche atte a migliorare la qualità dei processi aziendali.
A questo sfascio i lavoratori e le loro rappresentanze si opporranno con determinazione e con tutti gli strumenti necessari.
Telecom è e deve restare un’azienda strategica per il Paese e continuare a garantire le decine di migliaia di lavoratori che quotidianamente operano per suo conto
Tutta la CGIL sarà impegnata per garantire queste condizioni.
La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

Licenziamento al dipendente che registra conversazioni sul lavoro

La legge consente a chiunque di registrare le conversazioni tra presenti purché fuori dall’abitazione, residenza, dimora, ufficio, automobile o in qualsiasi altro luogo ove si svolge la vita privata della persona “intercettata”. Tale divieto si estende anche al posto di lavoro. Il dipendente, infatti, non può effettuare registrazioni clandestine di conversazioni fra colleghi o con il superiore o, addirittura, con lo stesso datore di lavoro. Ciò in quanto l’uso di impianti o strumenti di controllo dell’attività dei lavoratori è consentito solo al datore di lavoro per ben individuate esigenze organizzative e produttive o per tutelare la sicurezza del lavoro e la tutela del patrimonio aziendale, in forza di accordo sindacale o di autorizzazione della direzione territoriale del lavoro. Il chiarimento è stato più volte fornito dalla Cassazione. Pertanto è vietato al lavoratore di utilizzare registratori in ufficio per finalità proprie. Il divieto vale anche se la registrazione serve per precostituirsi prove da far eventualmente valere in causa contro il proprio datore di lavoro o contro i propri colleghi, in quanto tale comportamento implica la lesione del diritto dei lavoratori a non essere sottoposti a controlli a distanza al di fuori delle ipotesi contemplate dalla legge.   La registrazione dei colleghi o del datore di lavoro, all’insaputa di questi, può però legittimamente avvenire fuori dall’azienda, in qualsiasi altro luogo (purché, come detto, non si tratti della loro dimora, residenza o ufficio). Infatti, come chiarito dalla Cassazione [2], “chi dialoga accetta il rischio che la conversazione sia registrata”. Non c’è quindi alcuna violazione della privacy.

Call Center: Cestaro, norma sui cambi di appalto è atto di discontinuità

L’approvazione ad ampia maggioranza della norma sui cambi di appalto nei call center rappresenta un vero e proprio atto di discontinuità rispetto alle norme sul lavoro recentemente approvate.
La decisione assunta da parlamentari del PD e dal Governo di intervenire con una norma che metta fine alle gravi crisi occupazionali che si sono registrate negli ultimi anni, attraverso l’approvazione in commissione di una norma ad hoc, ha aperto una fase di riflessione interna a tutti i soggetti interessati.
In questo modo anche Asstel, l’associazione che più ha avversato il provvedimento, ha ritenuto necessario aprire una stagione di confronto che ha portato alla condivisione di un emendamento che da un lato introduce certezza (il testo prevede che il rapporto di lavoro “continui” con il nuovo fornitore di servizi)  e dall’altro assegna un ruolo fondamentale alla contrattazione.
Il testo approvato oggi dall’aula della Camera è il frutto di un lavoro congiunto tra i soggetti interessati, committenti, aziende fornitrici del servizio e organizzazioni sindacali, che trova il giusto punto di equilibrio su una vicenda che ha visto consumarsi vere e proprie tragedie per migliaia di lavoratrici e lavoratori: situazioni che si sarebbero potute evitare se Asstel avesse accettato fin da subito di partecipare attivamente al tavolo triangolare da tempo avviato dal Governo su nostra richiesta.
La necessità di introdurre clausole sociali che allineassero l’Italia al resto dei Paesi europei, tema imposto all’attenzione da Slc Cgil che lo ha sostenuto attraverso due scioperi nazionali, la notte bianca dei call center, una raccolta firme che in meno di un mese ha raccolto 18000 firme e numerosissime iniziative che si sono tenute in tutto il territorio nazionale, ha finalmente trovato uno sbocco positivo.
Attendiamo ora che il Senato approvi il testo definitivo.
In questo modo la politica e il Governo hanno svolto il loro ruolo di soggetti preposti a regolamentare il mercato e lo hanno fatto coinvolgendo tutti i soggetti interessati portandoli a trovare una soluzione condivisa, migliore condizione per permettere alla contrattazione di sfruttarne del tutto le opportunità: ciò dovrebbe confermare la validità e l’efficacia del confronto tra il Governo e le Parti Sociali.
Slc non può che manifestare tutta la propria soddisfazione per i contenuti della norma approvata oggi dalla Camera che rappresentano la soluzione a una vertenza avviata da oltre tre anni che fa giustizia di quanti ritenevano le considerazioni portate dalla Cgil non in linea con il mercato e con le esigenze di sviluppo del Paese.
Le lavoratrici e i lavoratori, una volta approvata la norma in via definitiva dal Senato, potranno finalmente sentirsi lavoratori “normali” non soggetti a rischio continuo di vedersi recapitare lettere di licenziamento per meri interessi speculativi legati ai cambi di appalto.
Anche il mercato ne trarrà un indubbio beneficio. Da oggi le gare saranno vinte dalle imprese in grado di offrire migliore qualità e efficienza, disponibili quindi a investire in innovazione e ricerca, e non da quelle che in maniera spregiudicata vincevano unicamente attraverso la compressione dell’occupazione, dei salari e dei diritti.

09 novembre 2015

Almaviva Misterbianco sospeso il sit in di oggi pomeriggio. Davide Foti: "Una vittoria del sindacato"

A seguito di formale comunicato aziendale e segnalazione al Comando dei Carabinieri di Misterbianco fatta dalla scrivente O.S. Sulla problematica riguardante la soppressione della portineria con conseguente pericolo per la incolumità fisica e psichica dei lavoratori del sito produttivo di Catania, l'azienda ci informa con nota del direttore delle risorse umane che da oggi sarà attivo un servizio di vigilanza a partire dalle ore 18,00 fino alle ore 7,00. Ci comunica altresì che questo servizio sarà attivo fino a quando altri strumenti di controllo non saranno completamente attivati.
Per queste ragioni il presidio programmato per oggi definito “Ronda amica” sarà sospeso in attesa di una definitiva risoluzione della controversia.
Ovviamente questo intervento non basta ma ci auspichiamo che prevalga il buon senso aziendale atto al ripristino del servizio di portierato anche per gli orari antimeridiani.
La Segreteria Provinciale di Catania e le RSU
SLC CGIL

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COMUNICATO AI LAVORATORI ALMAVIVA CATANIA
 Irresponsabili!!
La Slc Cgil di Catania da più di un mese denuncia l’irresponsabilità dell’azienda in termini di tutela della sicurezza dei propri lavoratori. In un momento difficile, di crisi, di ristrettezze economiche, certo, tutti siamo chiamati a scelte difficili.
MA SU TUTTO SI PUO’ RISPARMIARE TRANNE CHE SULLA SICUREZZA E SULL’INCOLUMITA’ FISICA E PSITICA DEI LAVORATORI.
Da un mese chiediamo un cambio di rotta deciso sull’argomento, ricevendo solo risposte parziali ed interlocutorie che sanno ormai di beffa. La mancanza di personale in portineria, la non adeguata illuminazione, porte non funzionanti, cancelli esterni aperti anche per tutta la notte, la mancanza di vigilanza notturna sono incompatibili con la sicurezza dei lavoratori di un centro alla periferie di una zona commerciale lontana dai centri abitati.
 Per questo da oggi la Slc cgil proclama lo stato di agitazione  e diffida l’azienda dal continuare a porre in in pericolo la sicurezza dei suoi lavoratori ed organizza per oggi dalle ore 17,30 un presidio “Ronda Amica” per evidenziare che bisogna intervenire per risolvere problematiche delicate come questa. Invitiamo tutti i lavoratori liberi a partecipare.
La sicurezza prima di tutto.

Le RSU Le RLS e la Segreteria Provinciale SLC CGIL Catania

07 novembre 2015

COMUNICATO AI LAVORATORi TELECOM ITALIA

Roma, 6 novembre 2015
Si è svolto, nella tarda serata di ieri, l’incontro con l’Amministratore Delegato di Telecom e il Responsabile della funzione People Value, nel corso del quale sono state anticipate le decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione in tema di riorganizzazione aziendale.
In particolare il CdA ha affrontato la questione concernente Open Access e al rapporto con gli OLO che nell’ultimo periodo è stato oggetto di scontri giuridici pesanti che hanno portato a sanzioni milionarie nei confronti di Telecom.
La riorganizzazione, concordata in stretto rapporto con le due autorità di garanzia intervenute sulla materia (AGCom e AGCM), è finalizzata a garantire una parità di trattamento nell’esecuzione del Delivery e dell’Assurance tra Telecom e gli Olo.
La trattativa e il conseguente intervento sugli assetti organizzativi si è incentrata su 5 punti:
1)
Nuovo modello organizzativo: Il primo punto riguarda la modifica del processo che porterà all’utilizzo del medesimo database (oggi sono due disallineati temporalmente), allo stesso CRM e via dicendo per arrivare all’assegnazione dell’attività che potrà essere indirizzata verso i tecnici interni o verso l’impresa esterna. In quest’ambito l’Olo potrà richiedere a Telecom di essere servito tramite il ricorso a tecnici dell’impresa esterna.
2)
Performance e target: sono stati definiti allineandoli alle migliori pratiche presenti nel mercato europeo, andando a garantire un servizio complessivamente migliore al cliente finale, ci sarà un periodo transitorio per allinearsi ai target definiti.
3)
Budget dedicati: viene stanziato un budget dedicato e supervisionato attraverso certificazioni, per le implementazioni informatiche necessarie a sviluppare il nuovo modello organizzativo. Tali fondi non potranno essere spesi in maniera diversa da quella per i quali sono stanziati.
4)
Certificazione: vi sarà un monitoraggio di verifica e una certificazione degli avanzamenti sugli impegni assunti che prevede sanzioni sin dalla fase di avvio della riorganizzazione se non sarà rispettato quanto stabilito nell’accordo.
5)
Chiusura contenzioso con gli OLO: si sono già raggiunti accordi con alcune aziende e nei prossimi giorni si chiuderà tutto il contenzioso in essere su tale materia evitando il rischio di ulteriori sanzioni.
Il primo atto in questa direzione è stato quello di spostare la funzione Open Access sotto la funzione Wholesale (affidata all’ing. Stefano CIURLI). In quest’ambito l’Amministratore ha evidenziato che le autorità di regolazione hanno imposto il passaggio di tutta la funzione OA anche per quelle attività oggi svolte che non riguardano il Delivery e l’Assurance. Un eventuale scorporo di attività e di personale da riportare in ambito Network potrà avvenire successivamente e a seguito di certificazione che attesti che le attività da spostare non attengono al progetto che si prefigge la parità di trattamento tra Telecom e gli Olo.
Infine, è stato dichiarato che per meglio definire le ricadute del riassetto organizzativo, il cd “appaltone” realizzato con le imprese di rete è stato prorogato di 3 mesi e pertanto non scadrà il 31 dicembre p.v.
In sede di replica SLC ha evidenziato come, un progetto condivisibile e finalizzato a migliorare la qualità del servizio ed evitare infiniti contenziosi giudiziari, abbia alcune criticità derivanti dal fatto che non sono state analizzate le ricadute in termini di quantità e qualità dell’occupazione complessiva di Telecom.
Come sostenuto sin dall’incontro svolto al Ministero dello Sviluppo Economico, sarebbe stato necessario convocare un tavolo, con la presenza delle OO.SS, per analizzare le ricadute occupazionali ed evitare che le soluzioni individuate possano essere pagate dai soli lavoratori.
Inoltre, tale scenario sarà seguito dalle decisioni che Governo e Telecom assumeranno in termini di costruzione della rete di nuova generazione che potrebbero portare ad altri interventi sul perimetro oggi presidiato da OA e al riassetto societario in corso.
Aver certificato esuberi prima di avviare i processi di riorganizzazione aziendale si sta rilevando, come era facile prevedere, un errore strategico che rischierà di essere pagato a duro prezzo dai lavoratori.
Nello specifico si è evidenziato tre punti di criticità al modello presentato:
Il fatto che l’Olo abbia la facoltà di decidere se l’intervento debba essere realizzato attraverso l’utilizzo di un’azienda esterna potrebbe impattare negativamente sull’occupazione diretta che oggi svolge circa il 40% dell’attività proprio per interventi che riguardano gli Olo.
L’aver trasferito tutte le persone di Open Access porterà a dover modificare l’organizzazione del lavoro incentrando tutta l’attività su Delivery e Assurance rinunciando a svolgere le attività di creazione della rete di nuova generazione. Tale processo, peraltro, è già stato evidenziato dai territori. Quindi lo sviluppo della nuova rete potrebbe essere collocato all’esterno insieme a tutte le attività non inerenti Delivery e Assurance, con un nuovo impatto negativo per l’occupazione.
“L’appaltone” di rete diventerà strumento fondamentale per definire il futuro organizzativo di OA. Contrariamente a quanto dichiarato dall’Amministratore le aziende di rete asseriscono che è in corso una manovra per cui il contratto sarà rinnovato in automatico almeno per 1 anno attraverso una riduzione significativa delle tariffe. Inoltre, Telecom starebbe agendo per una rivisitazione dei territori presidiati dalle aziende di rete, in modo tale da prevedere una riduzione delle attività per le imprese più grosse e far crescere le imprese minori, logica che non ha nessuna spiegazione organizzativa e discutibile dal punto di vista della qualità del servizio prestato che potrebbe avere ricadute pesanti sull’occupazione delle aziende di rete.
L’Amministratore, pur ammettendo di non poter fornire un quadro preciso delle ricadute occupazionali, ha dichiarato che esistono diversi ambiti d’intervento per provare a garantire la saturazione delle attività del personale in servizio. Pertanto, ha rimandato gli approfondimenti tecnici all’incontro del coordinamento che si terrà il giorno 12 novembre alla presenza del responsabile di OA. Infine, ha manifestato la sua disponibilità per un successivo incontro laddove dovessero emergere criticità.
La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

02 novembre 2015

Telecom censura in intranet i commenti dei lavoratori sull'accordo sottoscritto il 27 ottobre


Nei giorni scorsi Telecom Italia ha pubblicato nell’intranet aziendale l’accordo sottoscritto il 27 ottobre con FISTeL CISL, UILCOM UIL e UGL Telecomunicazioni.
Una novità, questa della pubblicazione, che nelle intenzioni dei dirigenti dell’azienda sarebbe dovuta servire a fomentare il clima di tripudio generale verso questo accordo, venduto come quello che risolleverà i bilanci della compagnia e manterrà migliaia di posti di lavoro.
I vertici hanno dato per scontato che i lavoratori lo avrebbero accolto con entusiasmo, magari ringraziando i firmatari come salvatori della Patria. Tra solidarietà, pensionamenti anticipati a stipendio ridotto, prestiti e regalìe una tantum, impensabile che potesse andare altrimenti. O no?
Peccato che i commenti che hanno seguito la pubblicazione, tutti con nome e cognome di chi li scrive perché così prevede la struttura della pagina intranet, non fossero affatto di questo tenore.. dopo centinaia di post i cui toni passavano dal perplesso al fortemente offensivo verso i contenuti dell’accordo ed i suoi firmatari, l’azienda ha pensato bene di censurare la possibilità dei lavoratori di Telecom Italia di esprimersi, chiudendo la pagina dei commenti e trasformandola in una F.A. Q. (Frequently Asked Question).
Al management della quinta più grande azienda del Paese suggeriamo quindi una “domanda frequente” a cui dare risposta nel sito: pensate davvero che le lavoratrici e i lavoratori di Telecom Italia crederanno ciecamente alla propaganda aziendale senza pensare con la propria testa?
Roma, 2 novembre 2015


La Segreteria Nazionale SLC CGIL

30 ottobre 2015

Se è prescritto dal medico si può uscire di casa anche essendo in malattia

La 6375 è una sentenza della Cassazione che è destinata a fare storia nel mondo del lavoro.
La Suprema Corte ha infatti dichiarato che il lavoratore in malattia, purchè non svolga altri lavori, può uscire di casa tranquillamente. Sempre che questa indicazione sia stata dal medico come prescrizione o semplice consiglio.

Il caso
La Corte confermato il mantenimento del posto di lavoro per il dipendente di una società piemontese di Alba addetto al controllo degli acquisti. Il datore di lavoro aveva mandato gli investigatori privati sotto casa dell'impiegato e aveva scoperto che, ogni tanto, il dipendente usciva dalla sua abitazione anche se aveva un certificato con una lunga prognosi di malattia per una complicata infiammazione a un tendine. Alla luce di quanto emerso lo aveva licenziato.
Il lavoratore ha impugnato il licenziamento che, sia in primo grado che in appello, è stato dichiarato illegittimo.
Contro il verdetto dei giudici torinesi si è rivolta alla Cassazione la società datrice di lavoro, ma il ricorso è stato rigettato.

Licenziamento disciplinare escluso
La Cassazione è netta: no al licenziamento se non c’è prova che il lavoratore svolgesse altri lavori.
Il lavoratore non può essere ripreso con nessuna sanzione per essersi adeguato alle prescrizioni del metodo curante.
E questo mette finalmente la parola FINE ad imposizioni e vessazioni verso quei lavoratori che non presentavano patologie che li obbligassero a rimanere al domicilio, o peggio ancora che questo fosse controindicato (pensiamo ad esempio alle depressioni).


Salvo La Rosa su licenziamenti Antenna Sicilia


Vi dico solo che ho pianto quando stasera da casa ho visto in onda la sedia vuota dello studio del tg e ho sentito la voce fuori campo di Maria Torrisi che annunciava i licenziamenti: ho pianto come un bambino abbracciando mia moglie Daniela, ho pianto di rabbia e di dolore, come avevo già fatto a metà luglio lasciando Antenna Sicilia, l'Azienda che sicuramente mi ha dato tutto, ma alla quale ho dato tutta la mia Vita con passione, impegno e professionalità e dove avevo pensato di restare fino alla vecchiaia.
Non è giusto: la nostra azienda, il nostro lavoro, i nostri sacrifici, le nostre emozioni, le nostre gioie, le nostre passioni non dovevano finire così. Che tristezza davvero, anche per milioni di Siciliani che hanno amato la "nostra" Antenna Sicilia e sono cresciuti con noi sin dal 1979 e ai quali non finiremo e non finirò mai di dire grazie per l'affetto e la stima dimostrateci in ogni momento. E' per tutti loro che dobbiamo andare avanti.
Abbraccio tutte le colleghe e tutti i colleghi, anche quelli che sono stati licenziati negli anni precedenti. Un patrimonio umano e professionale straordinario e unico che andava salvato. Le lacrime non bastano.
Salvo La Rosa

http://catania.livesicilia.it
CATANIA – Vertenza Antenna Sicilia: licenziamenti confermati. La sensazione è che il copione fosse già scritto: il verbale che esce dalla riunione all’ufficio del lavoro è negativo. “Purtroppo oggi si è conclusa la procedura di licenziamento per sedici lavoratori di Antenna Sicilia”, commenta a caldo il sindacalista della Cgil Davide Foti. “L'azienda ha rifiutato tutte le proposte sindacali senza dare un’opportunità per salvare i posti di lavoro”, aggiunge. L’istantanea della riunione lascia l’amaro in bocca. A pesare non ci sono soltanto i posti di lavoro andati perduti, ma anche il modus operandi dei vertici della Sige. “Abbiamo già provveduto a denunciare l’azienda per comportamento antisindacale”, spiega Foti in riferimento alla proposta di “incentivazione economica ai lavoratori che non avessero opposto resistenza a livello legale ai licenziamenti”.

Ma la partita non si chiude qui. I sindacati intendono tenere una linea dura: “Chiederemo agli organi istituzionali ispettivi di controllare la gestione e le collaborazioni future rispetto alle regolarità dei contratti e delle leggi”. Il riferimento è alla possibilità che l’azienda affidi il confezionamento dei tg a un’altra società in grado di fornire il servizio a un costo molto più basso. “Oggi, nella nostra città, si spegne uno strumento di pluralismo dell'informazione in un territorio oramai desertificato ed usato da politica ed istituzioni come leva clientelare sfruttando bisogni ed esigenze di lavoratori e cittadini”, commenta il sindacalista.

Scalata del finanziere transalpino a Telecom Italia


Xavier Niel sale al 15,14% di Telecom Italia. E' quanto emerge dalle comunicazioni alla Consob: sul sito della Commissione si legge che il francese ha comunicato di aver incrementato alla data del 27 ottobre la partecipazione e di detenere adesso "una posizione lunga complessiva pari al 15,143% del capitale". Solo ieri era emersa la puntata del miliardario transalpino nel capitale della ex monopolista delle Tlc: tra opzioni per acquisto di titoli e derivati si era parlato dlel'11% di Telecom. Niel opera attraverso la società indirettamente controllata, Rock Investment.

La notizia di ieri ha fatto balzare il titolo a Piazza Affari, che ha chiuso in progresso di quasi nove punti percentuali; un rally ripetuto oggi, con le novità su Neil che consolidano il rialzo dell'azione Telecom ai massimi dal 2008. La nuova composizione della partecipazione di Niel, si apprende dalla comunicazione alla Consob, risulta composta da una partecipazione potenziale pari al 10,033% del capitale, con diritto di voto, derivante dalla stipula di sei differenti contratti di opzione "call" (la possibilità di acquistare titoli effettivi in un dato periodo di tempo), a cui si aggiungono "altre posizioni lunghe pari al 5,109% del capitale con diritto di voto".

L'ingresso del magnate francese alimenta la speculazione intorno a Telecom, nel cui capitale è già presente in maggioranza relativa (al 20% circa) la transalpina Vivendi, capitanata da Bolloré. La puntata di Niel non viene letta come una mossa di supporto alla presenza francese già esistente, anche perché se si dovesse determinare un concerto tra le Bolloré e Niel, con il 35% del capitale in mano e una sintonia d'azione sarebbe necessaria un'Opa sulla società. La stessa Vivendi ha escluso che ci sia un accordo, ma non mancano alcuni analisti che vedono possibile uno spalleggiarsi dei due soci forti. Da parte della Consob, come di consueto, è in corso un'indagine per verificare che si tratti di operazioni di mercato nei limiti delle regole. Niel è il proprietario di Iliad, provider di Internet che opera in Francia con Free, oltre che socio di altre avventure nel mondo tecnologico ed editoriale (Le Monde).

Le nuove comunicazioni della Consob permettono di fissare anche le date di possibile esercizio delle opzioni da parte di Neil, che entrerà in possesso dei titoli veri e propri solo dalla seconda metà del prossimo anno. Nel dettaglio, un contratto relativo a un 4,889% prevede il regolamento in data 21 giugno 2016, poi gli altri contratti hanno come finestre gennaio 2017, poi ancora settembre, novembre, marzo e giugno. Possiede inoltre altre posizioni lunghe pari al 5,109% del capitale con diritto di voto.



SLC CGIL : COMUNICATO AI LAVORATORI TELECOM ITALIA SULL'ACCORDO DEL 27 OTTOBRE

E' stato sottoscritto un accordo, firmato da 37 membri del coordinamento sui 71 di cui è composto, coordinamento peraltro scaduto dal mese di maggio, che disciplina i contenuti dell’accordo separato sottoscritto in data 7 settembre.
In questo modo, mentre il Paese reale discute:
 del riassetto societario di Telecom e di quali saranno gli indirizzi che il nuovo azionista di
riferimento (ndr Vivendi) vorrà imprimere all’azienda e se i suoi vertici, i cui contrasti sono
sempre più evidenti, saranno o meno confermati;
 di quale modello organizzativo sarà adottato in Open Access per mettere al riparo l’azienda
dalle sanzioni milionarie, erogate dall’AGCom e confermate da due gradi di giudizio per le evidenti disfunzioni del servizio erogato agli altri operatori telefonici, e di quali ricadute organizzative ci saranno per effetto dell’annunciata Pax Regolatoria da parte dell’Amministratore Delegato;
 del perché i vertici di Telecom abbiano riaperto il dossier “metroweb” dopo aver dichiarato solo pochi mesi or sono di considerarlo chiuso e di ritenere dannosa per l’azienda la costituzione di una nuova società in cui far partecipare tutti gli operatori telefonici per la realizzazione della banda ultra larga, e di quali potrebbero essere gli impatti di una società che realizzerà la rete di nuova generazione lasciando in Telecom solamente l’attuale rete che non potrà che viaggiare verso un lento ma inesorabile declino;
  •  del perché esiste una gestione organizzativa tutta incentrata su appalti e consulenti che spreca risorse ingenti con una qualità pessima del servizio, a scapito del personale interno la cui prestazione non sempre è satura;
  •  del perché Telecom abbia abbandonato i processi di internalizzazione, che tanti risparmi hanno consentito, riaprendo il rubinetto ad appalti facili la cui utilità non è configurabile per i vantaggi portati all’azienda vista la totale assenza di trasparenza e gli evidenti rischi di corruzione che questi generano .....
  • mentre tutti si interrogano su questi temi ripresi da tutti gli organi di stampa .....
  • il tavolo sindacale di Telecom Italia discute di altro.

Non si parla di riorganizzazione del lavoro, non si interviene sugli sprechi noti a tutti e denunciati ripetutamente dai lavoratori, non si modificano le politiche che portano Telecom a non vendere i servizi di banda ultra larga, non si inducono soluzioni in grado di rimettere l’azienda al centro della competizione sul mercato ma .....
a fronte di una dichiarazione di esuberi presentata dall’azienda solo nel mese di luglio 2015 (a essere maliziosi si potrebbe pensare a una correlazione con la multa di 270 milioni di euro somministrata a Telecom da AGCom per le inefficienze riscontrate nei servizi resi agli OLO) visto che nei mesi precedenti l’azienda spiegava al mondo finanziario la necessità di realizzare 4000 assunzioni, si firma a settembre un accordo che certifica 2800 esuberi in Telecom Italia, che diventano:
  •  330 mobilità volontarie;
  •  2600 esuberi gestiti con la solidarietà
  •  3265 da gestire attraverso l’articolo 4 della legge Fornero.

Così, se tutti gli strumenti individuati fossero utilizzati nei prossimi due anni ci sarebbe una riduzione di quasi 6000 unità lavorative.
Il tutto con una superficialità stupefacente, perché si ammette la non esistenza di esuberi reali (che, infatti, in nessun tavolo sono stati motivati e individuati), sostanziando che la solidarietà è necessaria a pagare il costo delle uscite anticipate da realizzarsi con l’articolo 4 della legge Fornero: in altre parole per incoraggiare l’uscita anticipata dei lavoratori i costi andranno sostenuti dai colleghi che resteranno in servizio. Tanto è vero che l’uscita con l’articolo 4 è prevista anche in quei settori in cui gli esuberi non esistono anzi si realizza lo straordinario, in misura totalmente difforme alle previsioni di legge.
In questo modo si caricano 22 o 23 giornate di solidarietà a oltre 30000 lavoratori (l’approssimazione del testo indica valori diversi secondo la pagina che si legge) causando una pesante decurtazione del salario configurabile in oltre 1000 euro all’anno per i livelli medi e di molto superiore per i livelli alti, per finanziare uscite anticipate aumentando il ricorso al lavoro in appalto.
Un capolavoro di finanza creativa che porterà Telecom ad avere un peggioramento dei propri conti perché la minore attività gestita internamente dovrà essere appaltata all’esterno.
Però l’azienda si dimostra magnanima e concede ai propri dipendenti la possibilità di avere un prestito da 75 a 1010 euro anno secondo il livello da restituire quando la solidarietà sarà terminata. Infine si gioca il Bonus: se tutti saranno bravi e silenti ci potrà anche essere un premio, sempre alla fine della solidarietà, che sarà concesso su decisione unilaterale dell’azienda, in pratica se sarete buoni può darsi che il prestito non dovrete rimborsarlo. Peccato che quel pagherò dovrà essere erogato da un gruppo dirigente sicuramente diverso dall’attuale.
Infine, si ricorre all’invidia sociale e dopo aver dichiarato al mondo gli investimenti miliardari da realizzare sulla rete, dopo le sanzioni per le disfunzioni di Open Access si decide, al di fuori di un modello di organizzazione del lavoro come realizzato nel 2013, di introdurre una banca ore obbligatoria per il personale di rete cui sarà corrisposto solamente il 40% del salario dovuto per lo straordinario realizzato; io ti chiamo a lavorare, tu sei obbligato a intervenire ma ti pagherò solo una parte di quanto ti devo.
Da ultimo, per sorridere un poco, dopo non aver rispettato le intese definite nel marzo del 2013 inerenti la riprofessionalizzazione del personale, si concede un tavolo da aprirsi entro l’anno per parlare di ....... riprofessionalizzazioni. Se non stessimo parlando della 5a azienda del Paese ci potremmo anche ridere sopra, invece quanto prospettato rappresenta una vera e propria drammaticità.
Questo importante piano è stato governato dal nuovo responsabile del personale (struttura pomposamente ridefinita come People Value ‐ valore alle persone) che più volte ha dichiarato che per fare accordi come quello del marzo 2013 bastavano quelli di prima, lui è stato voluto per realizzare cose nuove e di valore .... dobbiamo ammettere che a noi sfugge sia il nuovo sia il valore.
E’ evidente che SLC CGIL continuerà a opporsi a questo accordo perché sbagliato per gli interessi dell’azienda e inutilmente costoso per le tasche dei lavoratori.
Lo farà continuando ad attivare tutte le iniziative necessarie a partire dal ricorso ex. articolo 28 legge 300/70 depositato in questi giorni per sancire la violazione della procedura di certificazione degli esuberi che se accolto farà cadere l’intero castello su cui sono stati costruiti gli accordi.
Lo farà denunciando l’abuso nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, considerato che non esistono esuberi determinati da cali di volumi o riorganizzazioni aziendali e che gli stessi non sono stati ne individuati né motivati.
Lo farà sui posti di lavoro, denunciando quotidianamente gli sprechi, gli abusi, l’incapacità organizzativa e le pratiche per aggirare le norme sull’utilizzo degli ammortizzatori.
Le lavoratrici e i lavoratori di Telecom Italia hanno un modo per essere protagonisti del loro futuro: dopo aver dichiarato l’illegittimità delle procedure con cui la CGIL ha aperto le elezioni per il rinnovo delle RSU, oggi Fistel e Uilcom vi hanno aderito ed è stata definita l’intesa per votare il 19 e 20 gennaio prossimi venturi; con quel voto si potrà scegliere il modello di sindacato cui affidare il compito di negoziare il proprio destino professionale, un’occasione da non perdere per rispondere a chi, nel segreto di una stanza, si ostina a volerli rappresentare senza mai avviare un confronto vero con loro.
La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

17 ottobre 2015

Comunicato Antenna Sicilia 16 ottobre 2015

La Sige, società editrice di Antenna Sicilia, ha rifiutato la mediazione offerta dall'assessore regionale al Lavoro, Bruno Caruso, ed ha dichiarato "inaccettabile" la proposta di "working buy out" consegnata dal tecnico indicato dai dipendenti e dai sindacato Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Associazione della Stampa.
Pertanto l'azienda ha annunciato la indisponibilità a proseguire ulteriormente la trattativa confermando i 16 licenziamenti per motivi economici, riservandosi semmai ulteriori valutazioni, ma solo dopo avere concluso la procedura di licenziamento. Tuttavia i licenziamenti non possono avvenire, come preteso dall'azienda, già oggi nella stessa sede della Regione ma si dovrà attendere la successiva convocazione all'ufficio provinciale del lavoro.
La totale chiusura dell'azienda di fronte a qualsiasi proposta di mediazione è stata dichiarata dai sindacati "offensiva per i lavoratori, per il rappresentante del governo della Regione Siciliana, per il sindaco Bianco e per il Consiglio comunale di Catania che avevano sostenuto la proposta alternativa, e per il ruolo che in questi 36 anni Antenna Sicilia ha recitato da protagonista nel panorama dell'informazione e dell'intrattenimento in Sicilia".
Di fronte a questo atteggiamento di incomprensibile intransigenza i sindacati, dopo avere fatto osservare all'assessore Bruno come sino ad oggi, nell'ambito della procedura, la Sige abbia fornito risposte generiche, talvolta incomplete o inesatte, hanno annunciato ufficialmente l'intenzione di procedere nei confronti di Sige e del suo amministratore delegato per comportamento antisindacale.
I sindacati inoltre hanno chiesto all'assessore Caruso di vigilare sulla piena e corretta applicazione dei contratti di lavoro e dei versamenti contributivi per i dipendenti delle aziende che aderiscono al contratto di rete di cui fa parte Sige, o che forniranno a Sige prodotti destinati a sostituire il lavoro dei 16 dipendenti una volta licenziati.
Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Associazione siciliana della Stampa rilevano con amarezza come, alla fine della riunione, l'assessore Caruso non abbia ritenuto opportuno procedere alla stesura di un verbale che fotografasse le posizioni espresse e tenesse conto delle osservazioni sollevate dai sindacati. Alla stesura del verbale conclusivo si è sottratta anche l'azienda abbandonando la sede della Regione.
Il passo successivo della vertenza sarà martedì 27 all'Ufficio del lavoro. In quella sede, se le posizioni dovessero restare immutate, Sige scriverebbe con arroganza la parola fine su questa dolorosa vicenda.
Oggi l'edizione delle 14 del Tg di Antenna Sicilia è andata in onda in forma ridotta. Tecnici, giornalisti e dipendenti amministrativi - che non percepiscono gli stipendi da oltre due mesi - hanno infatti proclamato lo stato di agitazione e hanno convocato un'assemblea permanente.


INFORTUNI SUL LAVORO: CHE COSA COPRE L’ASSICURAZIONE

Incidenti risarciti dall’Inail avvenuti durante il tragitto casa-lavoro (o viceversa): una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (23 giugno – 7 settembre 2015, n. 17685) ha fatto il punto della situazione e spiega quando è possibile chiedere il risarcimento del danno. Ma procediamo con ordine .

INFORTUNIO – Si definisce infortunio in itinere quello capitato al lavoratore:
– durante il “normale percorso” di andata e ritorno dal luogo di abitazione al luogo di lavoro;
– oppure durante il “normale percorso” che collega due luoghi di lavoro, se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;
– oppure durante il “normale percorso” di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale. Vediamo di seguito come comportarsi in caso di infortunio.

PERCORSO – Il “normale percorso” casa-lavoro (e viceversa) è considerato quello “più breve e diretto”. Per cui gli incidenti verificatisi nel corso di deviazioni o in differenti tragitti non vengono risarciti. Eccezionalmente è possibile scegliere il percorso più lungo, ma solo se giustificato da particolari condizioni di viabilità (si pensi al traffico, ai lavori in corso in una strada, ecc.).

RISARCIMENTO – Il risarcimento scatta anche se il lavoratore ha utilizzato la propria auto privata a condizione che tale scelta sia necessitata: si pensi al caso in cui la zona ove vi è il posto di lavoro non è servita da mezzi pubblici o, per raggiungerla con questi ultimi, il tempo sarebbe eccessivo e troppo oneroso.
Secondo alcune pronunce della Cassazione, è consentito utilizzare il mezzo privato quando mancano mezzi pubblici, oppure esistono mezzi pubblici ma non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro, o sono eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore.

CORTE – La Suprema Corte ha inoltre chiarito che non tutti i tipi di sinistri possono essere risarciti, ma solo quelli che dipendono da vicende collegabili in via diretta con il lavoro. Pertanto, tanto per fare un esempio, se il lavoratore viene aggredito da qualcuno che ce l’ha con lui per motivi personali non c’è alcun collegamento tra l’infortunio e il lavoro e, pertanto, nessun risarcimento è dovuto. Stesso discorso per la donna che venga molestata da uno stalker.

PRESUPPOSTI – I presupposti per l’infortunio in itinere restano infatti la causa violenta ¬e l’occasione di lavoro.
Pertanto, l’infortunio è indennizzabile soltanto quando la causa violenta inerisce comunque all’attività di servizio o è almeno occasionata dall’esercizio di un’attività di lavoro. Nel caso di specie, la Corte ha respinto il ricorso degli eredi di una donna accoltellata dal convivente lungo il tragitto casa-lavoro in orario vicino all’inizio del servizio: in questo caso il lavoratore corre un rischio che è del tutto scollegato dall’adempimento dell’obbligazione lavorativa e si trova esposto a un pericolo individuale che lo segue ovunque, indipendentemente dal fatto che si rechi o meno al lavoro.

Insomma, per dare luogo al risarcimento, il collegamento con l’occasione di lavoro non deve essere marginale, e basato esclusivamente su una semplice coincidenza di tempo e luogo.Sono esclusi gli infortuni direttamente causati dall’abuso di alcolici e psicofarmaci; dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; dalla mancanza della prescritta abilitazione di guida; dalla violazione del codice della strada da parte del conducente.