13 settembre 2012

Fastweb, 400 milioni nella fibra


400 milioni di euro. Tanto investirà Fastweb per espandere la propria rete Ngan (Next Generation Access Network) sino a raggiungere con la propria banda ultra larga il 20% delle famiglie e imprese italiane a fine 2014. Entro tale data, circa 5,5 milioni di famiglie e imprese saranno collegate alla banda ultra larga: una combinazione dell’attuale rete Ftth (Fiber to The Home) e di tecnologie Ftts (Fiber to the Street Cabinet, detto anche FttCab) che permette già oggi di raggiungere velocità di connessione sino a 100 megabit al secondo e che nel futuro porteranno a velocità sino a 400 megabit al secondo.

I 400 milioni per i nuovi collegamenti in Ftts, si vanno ad aggiungere ai circa 1,6 miliardi di euro di investimenti in innovazione ed infrastruttura pianificati dall’operatore sui prossimi quattro anni. Con tale impegno, la società intende rafforzare la leadership qualitativa sulla banda larga e offrire a sempre più clienti l’accesso all’Internet più veloce del mercato.

Il Consiglio di amministrazione di Swisscom ha approvato oggi i fondi per finanziare la prima fase dell’espansione della rete, deliberando i primi 130 milioni di investimento.

“La tecnologia Fiber to the Street rende disponibili velocità prima possibili solo con la fibra ottica sin dentro alla casa del cliente - spiega Carsten Schloter, amministratore delegato di Swisscom e presidente di Fastweb - Swisscom ha dimostrato il potenziale della tecnologia Ftts in Svizzera, dove nella cittadina di Riggisberg a giugno di quest’anno sono stati raggiunti i 400 Megabit al secondo in un test operativo. Siamo felici che Fastweb, che Swisscom ha acquisito principalmente per l’innovativa infrastruttura, da oggi ricominci ad ampliare la sua rete a banda ultra larga con una tecnologia così performante. Con questo importante investimento nella realizzazione della rete di nuova generazione, Swisscom ribadisce e rilancia il proprio impegno come investitore nel mercato italiano delle telecomunicazioni ”.

La rete di Fastweb si fonda sulla fibra ottica: dalla sua nascita l’operatore ha investito 6 miliardi per realizzare la propria infrastruttura, che già oggi raggiunge circa 2 milioni di famiglie, piccole e grandi aziende con velocità di 100 megabit al secondo. Grazie a questo patrimonio di infrastruttura e grazie all’innovazione che da sempre contraddistingue la società, è oggi possibile per l'operatore avviare il completamento nazionale della sua rete Ngan. Tramite la stesura di ulteriori 5.000 km di fibra ottica dalle centrali agli armadi di strada e l’installazione dei relativi apparati, 3,5 milioni di case e imprese italiane saranno raggiunte in tecnologia Vdsl2, utilizzando nel tratto che separa la casa del cliente dall’armadio il sub loop unbundling, (ovvero l’accesso all’ultimo segmento del doppino in rame). Si tratta di una architettura cosiddetta Fiber To the Street (Ftts), già in fase di realizzazione con successo sul territorio svizzero da parte del gruppo Swisscom, di cui Fastweb fa parte. Rispetto alla soluzione che prevede l’arrivo della fibra fino a casa del cliente, l’Ftts presenta notevoli vantaggi in termini di rapidità di realizzazione della infrastruttura, capillarità e copertura della rete a parità di investimenti e minori disagi per i cittadini.

Più nel dettaglio, la realizzazione della rete prevede la stesura da parte di Fastweb di fibra ottica dalle centrali Telecom Italia sino agli attuali armadi di strada, con minimo ricorso agli scavi e principalmente con posa di fibra in infrastrutture esistenti senza pertanto procurare disagi per i comuni e le città coinvolti. In corrispondenza dell’armadio Telecom sarà realizzato un armadio Fastweb. Per limitare al massimo l’ingombro su strada e l’impatto visivo nei centri storici, sono state individuate soluzioni di interramento degli armadi. L'operatore installerà nel proprio armadio una centralina Vdsl2 alla quale saranno collegati i clienti che, a loro volta, verranno dotati di un apposito modem, mentre non sarà necessaria alcuna attività di scavo e di cablatura dei condomini.

Il piano nazionale prevede una prima fase di sviluppo con il completamento entro il 2014 della copertura delle città di Roma, Torino, Genova, Venezia, Firenze, Palermo, Trieste, Bari, Bologna, Verona, Ancona, Brescia, Monza, Livorno, Reggio Emilia, Padova, Como, Bergamo, Pisa, mentre a Milano si continuirà con l’utilizzo già diffuso dell’Ftth. Già alla fine del 2012, 40.000 famiglie italiane potranno godere dei vantaggi dei nuovi servizi a banda ultralarga Fastweb in Ftts.



Poste: Sindacati denunciano a commissione garanzia comportamento Poste Italiane su sciopero 12 ottobre

“Le OO.SS. Slc CGIL, Slp CISL e Failp CISAL in occasione dello sciopero delle prestazioni straordinarie proclamato dal 14/9 al 13/10/2012 e dello sciopero generale del 12/10/2012 in Poste Italiane, hanno segnalato e denunciato alla Commissione di Garanzia per l’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali il grave comportamento di Poste Italiane che, in aperta violazione della Legge 146/90, non informa adeguatamente, almeno 5 giorni prima, l’ utenza circa le modalità di funzionamento dei propri servizi in occasione del legittimo sciopero.” Lo annuncia una nota unitaria dei segretari generali di Slc Cgil, Slp Cisl e Failp Cisal.


“Tale atteggiamento – prosegue la nota - porta gravi ripercussioni sui lavoratori ai quali l’Azienda tenta di limitare il libero esercizio di un diritto costituzionale (lo sciopero) minacciandoli addirittura di sanzioni disciplinari al verificarsi di discussioni tra utenti - non informati - e lavoratori in sciopero all’interno degli uffici postali.”


12 settembre 2012

Almaviva Contact: 13 settembre sciopero e presidio davanti la Regione Lazio

In occasione dell’incontro in Regione Lazio del 13 settembre alle ore 16.00, giornata di sciopero per intero turno, invitiamo tutti i lavoratori ad incontrarci dalle ore 11.00 davanti la sede di via Lamaro.

Parleremo dell’incontro svoltosi il 12 settembre presso la UNIndustria.

RICORDIAMO IL PRESIDIO DALLE ORE 15.00 DAVANTI LA REGIONE LAZIO ( p. Oderico da Pordenone).

VI ASPETTIAMO TUTTI


RSU ALMAVIVA CONTACT ROMA


Tlc, Almaviva: Azzola (Slc Cgil), azienda ritiri progetto chiusura sede romana


“Il sito romano di Almaviva non deve chiudere e nessun lavoratore dovrà essere licenziato- così Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil in merito alla procedura aperta dall’azienda che colloca in cassa integrazione 630 lavoratori per chiusura dell’unità produttiva di via Lamaro, determinandone sin da oggi il licenziamento alla fine della cigs.

“Domani nel corso dell’incontro in Regione, che ha convocato le parti nell’ambito della procedura, il sindacato chiederà all’azienda di ritirare il progetto di chiusura del sito romano ed avviare una trattativa sul futuro dell’intera azienda e degli oltre 10.000 dipendenti. Ci aspettiamo che le istituzioni Regionali supportino i lavoratori nell’obiettivo di salvaguardare il sito produttivo nel suo complesso.”

“E’ inaccettabile – prosegue il sindacalista - che dopo aver governato congiuntamente gli effetti della crisi, attraverso l’utilizzo dei contratti di solidarietà su più unità produttive, l’azienda decida unilateralmente di lasciare a casa centinaia di giovani che, con la stabilizzazione dei contratti a progetto intervenuta nel 2007, erano convinti di avere un lavoro sicuro. Non siamo in presenza di calo dei volumi o dell’assenza di commesse, ma di una scelta imprenditoriale finalizzata a spostare le attività oggi gestite presso il sito di via Lamaro in altre unità produttive per scelte assolutamente incomprensibili.”

“Se l’azienda non ritornerà sui suoi passi – conclude Azzola - la vertenza si amplierà coinvolgendo, nelle prossime iniziative di lotta, tutti i lavoratori del gruppo.”

11 settembre 2012

Cellulari ultima generazione: Interferenze Lte-Tv

Da gennaio in Italia ci sarà l’Lte, la rete cellulare a banda larga di quarta generazione, che sembrerebbe essere la novità portante del nuovo iPhone 5, in uscita mercoledì 12.

Ma se così fosse allora ci sarà un grosso problema tra melafonini e tv italiane. Perché i due segnali viaggeranno sulle stesse frequenze. Le interferenze saranno di due tipi: un oscuramento totale della tv nelle zone molto vicine alle antenne Lte e un disturbo delle immagini in alcune zone che sono più lontane.

Il problema di fondo per chi produce dispositivi mobili è che nei vari Paesi del mondo le frequenze sulle quali vengono oppure saranno erogati i servizi di connettività mobile con tecnologia LTE sono diverse. Si calcola che potrebbero essere almeno 36 le differenti bande di frequenza utilizzate nelle varie nazioni. In Italia LTE sarà offerta su quattro lotti di frequenza: 800, 1.800, 2.000 e 2.600 MHz. Mentre i 2.000 MHz sono stati sostanzialmente “snobbati” in sede d’asta, l’interesse si è concentrato soprattutto sugli 800 MHz: utilizzando tali frequenze, le società di telecomunicazioni possono allestire una rete mobile a banda larga di nuova generazione controllando i costi: gli investimenti sono più contenuti rispetto alle altre bande. E soprattutto, avendo la possibilità di offrire una miglior copertura sul territorio: sulle stesse frequenze viaggia il segnale tv.

Per rimediare bisogna installare un filtro, da 10 euro per le interferenze più comuni e da 130 euro per quelle causate da antenne Wind che usano un blocco particolare di frequenze, adiacente alle tv. Il filtro più costoso rimedia anche alle interferenze più comuni. Ma chi paga?

Alessandro Longo sul quotidiano la Repubblica spiega che:

Il governo – che conosce il problema – ha messo nero su bianco una soluzione. Imporrà agli operatori di tlc di pagare per proteggere i televisori degli italiani dall’onda di disturbo. Saranno gli operatori di tlc a mandare, cioè, gli antennisti sui tetti delle case colpite dal problema perché modifichino l’impianto tv con filtri speciali (che bloccano i segnali Lte). L’obbligo entrerà in vigore con il decreto legge DigitItalia previsto per settembre. Questo decreto istituirà un fondo pagato da Telecom Italia, Vodafone e Wind per i lavori, che secondo stime dei tecnici del ministero allo Sviluppo economico riguarderanno il 3-4 per cento delle antenne. L’operatore Tre Italia, invece, non è coinvolto perché non userà le frequenze 800 mhz per l’Lte (quelle appunto bersaglio delle interferenze).

La società trasferita all’estero può essere dichiarata fallita in Italia: tutelati tutti i dipendenti


Studio Legale Avv. Angelo Greco
Con un precedente coraggioso e interessante (nel quale, peraltro, ho avuto l’onore di difendere gran parte dei dipendenti), il Tribunale di Cosenza [1] ha dichiarato il fallimento di una società nonostante avesse già trasferito la propria sede all’estero.
La società aveva dimostrato gravi indici di insolvenza già quando era in Italia, interrompendo tutti i pagamenti nei confronti dei propri creditori e cedendo tutte le proprie consistenze patrimoniale. Nello stesso tempo, si era cancellata dal registro delle imprese italiano e aveva spostato la propria sede sociale in uno Stato extracomunitario (nella fattispecie la Moldavia).
Se le cose fossero rimaste così, i creditori avrebbero visto sfumare ogni speranza di recuperare i propri crediti, non potendo presentare dichiarazione di fallimento nei confronti di una azienda che ha sede all’estero. I giudici italiani infatti hanno giurisdizione sulle società la cui sede è stabilita nel territorio italiano.
In particolar modo, sarebbero rimasti privi di tutela i lavoratori dipendenti i quali, solo in caso di fallimento del datore di lavoro in Italia, avrebbero ottenuto il pagamento del TFR e delle ultime tre mensilità da parte del Fondo di Garanzia presso l’Inps.
Ma le cose non sono andate così. Il tribunale ha accertato che il trasferimento della sede della società era solo “fittizio“. Esistevano infatti una serie di circostanze [2] che facevano ritenere che la società avesse preordinato il tutto per scopi diversi da quelli di una normale operazione societaria. Insomma, la cancellazione dal registro delle imprese italiane e lo spostamento in Moldavia erano solo “sulla carta“.
Così il tribunale di Cosenza ha dichiarato che il trasferimento della sede di una società in uno Stato extracomunitario non esclude la giurisdizione italiana quando tale trasferimento sia stato solo fittizio. In parole più semplici, sono competenti a dichiarare il fallimento non i giudici stranieri ma quelli italiani, cui i creditori si possono quindi rivolgere per chiedere tutela.


[1] Trib. Cosenza, sent. n. 26/2012, depositata il 26.07.2012.
[2] Per esempio: il Ministero della Repubblica Moldava aveva attestato che l’azienda non era registrata nel Registro Statale delle persone giuridiche; dopo il trasferimento, l’azienda – per il tramite del suo procuratore generale, che in realtà non era che un amministratore di fatto – aveva continuato a svolgere operazioni commerciali in Italia; presso la sede estera, in realtà, non veniva scolta alcuna attività d’impresa o commerciale.

Credito d'imposta per l'assunzione di lavoratori svantaggiati.

Scatterà lunedì prossimo l'ora x per usufruire del credito d'imposta per l'assunzione di lavoratori svantaggiati. Le istanze potranno essere presentate solo dai datori di lavoro con sede legale o operativa in Sicilia che nel periodo tra il 14 maggio 2011 e il 1°giugno 2012 hanno assunto, a tempo indeterminato, soggetti svantaggiati residenti nell'isola. Per la concessione del bonus è necessario, inoltre, che le assunzioni determinino un incremento di lavoratori a tempo indeterminato rispetto alla media degli ultimi dodici mesi. Le risorse disponibili sono 65 mln di euro e saranno erogate sotto forma di bonus fiscale.

Alle aziende spetta un incentivo pari al 50% dei costi salariali sostenuti. Il beneficio dura 12 mesi per i lavoratori svantaggiati e 24 per i molto svantaggiati. Le richieste potranno essere presentate, esclusivamente per via telematica, sino al 31 ottobre e saranno esaminate seguendo l'ordine cronologico di invio e sino a esaurimento del plafond disponibile. È prevista, inoltre, una seconda tranche di finanziamento, in presenza di risorse residue o ulteriori finanziamenti, per le assunzioni effettuate tra il 2 giugno 2012 e il 13 maggio 2013: i termini per le richieste saranno comunicati successivamente.

L'iter di presentazione delle istanze è del tutto informatizzato e richiede l'utilizzo di una casella di posta elettronica certific! ata e della firma digitale, collegandosi al portale internet d! ell'assessorato regionale del Lavoro (www. regione. sicilia. it/lavoro). La procedura è stata illustrata nel corso del tavolo tecnico organizzato dall'assessorato con i consulenti del lavoro della Sicilia orientale e ospitato ieri nella sede di Catania della Presidenza della Regione. «Facendo economia con le risorse disponibili - ha affermato l'assessore Beppe Spampinato - siamo riusciti a recuperare 65 mln di euro che abbiamo immediatamente messo a bando per l'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori svantaggiati e molto svantaggiati. È un'iniziativa anticiclica a sostegno dell'imprese e dei lavoratori siciliani".

«Abbiamo voluto incontrare i consulenti del lavoro della Sicilia orientale - ha concluso l'assessore - per illustrare le procedure e affinare i meccanismi, in vista del 17 settembre».


Lavoratori salvaguardati - Messaggio Inps n. 13343 del 9 agosto 2012 -

Care/i compagne/i,

come sapete continuiamo a batterci per una soluzione previdenziale rivolta a tutti i lavoratori interessati, scelta che il Governo si rifiuta di fare. Questa necessità ed urgenza è stata nuovamente ribadita di recente unitariamente da CGIL CISL e UIL. In una nota le organizzazioni sindacali, inoltre, hanno chiesto che anche quelle forze politiche che hanno riconosciuto la necessità di dare soluzioni a questa grande emergenza sociale siano conseguenti agli impegni più volte assunti.

La presente nota riguarda il messaggio INPS n. 13343 del 9 agosto 2012 relativo ai primi 65.000 lavoratori salvaguardati.

Per quanto riguarda i 55.000 derogati dall’art. 22 del decreto legge n. 95/2012, convertito nella legge 135/2012, faremo un primo commento, tenendo conto che per l'applicazione di questo articolo sarà necessario attendere l'emanazione del decreto interministeriale appositamente previsto. Il decreto dovrebbe essere emanato entro il 14 ottobre.

Per facilitare il lavoro di chi opera allo sportello abbiamo predisposto delle slides che riassumono in maniera semplice e sintetica le categorie dei beneficiari della deroga e le condizioni per accedere alla deroga stessa, i requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia e di anzianità previsti dalla normativa precedente il decretolegge 201del 2011,il monitoraggio ed i criteri di selezione dei 65000, alcuneindicazioni operative.

Messaggio INPS 13343 del 9 agosto 2012

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09 settembre 2012

Rinnovo Contratto Nazionale Tlc: L'importanza di esserci e partecipare


Si stanno ormai concludendo su tutto il territorio italiano le assemblee per il rinnovo contrattuale Nazionale delle TLC che alla fine ci porterà allo sciopero del 17 settembre. Forti distanze separano le Associazioni Sindacali dalle Aziende che, non curanti di nessun tipo di interesse per i lavoratori e di una loro crescita, continuano a proporre soluzioni non accettabili ne dalla forza lavoro, ne dalle Parti Sociali. Adeguamento salariale, appalti, delocalizzazioni sono i nodi critici che porterebbero a totale collasso il mondo dei call center e potrebbero avere pesanti ricadute sui lavoratori.
La richiesta sindacale, in merito al rinnovo, è quella di mettere delle clausole verso i committenti in modo da poterli responsabilizzare sempre più in quei casi di crisi degli outsourcer e quindi di garantire che la commessa non ''voli via'' ma rimanga sul territorio garantendo posti e lavoro.
Importante è ottenere un forte contratto che dia sicurezza, dignità e lavoro in tutti quei casi dove a torto o a ragione le aziende decidano di licenziare o chiudere le proprie attività. Un esempio di questi giorni ci viene dato dai lavoratori romani di Almaviva, sede di via lamaro, che stanno per essere licenziati con il trasferimento del lavoro in Calabria, dove il costo è minore grazie agli interventi regionali. (leggi post)
In merito agli appalti le Proprietà non hanno proferito parola e si è giunti pure al paradosso di richieste aziendali in merito agli orari effettivi di lavoro ed a chiedere una maggiore flessibilità agli addetti. Quindi pagati poco, sfruttati sempre con orari e turni insostenibili e massacranti.
A tal proposito diciamo basta ad un certo tipo di politica datoriale dove i lavoratori non possono sempre essere l'unico mezzo di risparmio delle Società.
Quello che sta succedendo oggi con la rottura dei tavoli negoziali è davvero molto grave. Non avere un contratto collettivo o, ancora peggio, averne uno separato significa non avere tutele e regole chiare su quello che può fare e decidere un' azienda.
Per questo e per tanto altro è fondamentale essere presenti ed uniti contro ogni tipo di ingiustizia ed arroganza dei "Padroni"
Salvo Moschetto
Slc Cgil Catania

Call center, licenziamenti alla 4U: I sindacati chiedono un tavolo istituzionale


www.livesicilia.it
PALERMO. I sindacati delle telecomunicazioni hanno chiesto un incontro urgente al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, alla task force regionale per l’occupazione e al sindaco di Palermo per discutere dei 101 licenziamenti 4U. I sindacati chiedono l'apertura dei tavoli istituzionali per "riportare la vertenza in una logica di assoluta trasparenza con la definizione di un chiaro piano industriale in grado di salvaguardare la tenuta aziendale e i livelli occupazionali".

Per i 101 dipendenti le procedure di mobilità sono state avviate il 13 giugno. E dalla graduatoria disposta di tutte le unità lavorative, ne sono stati licenziati già 19. Secondo quanto riportato dai sindacati, il call center 4U ha usufruito negli ultimi anni di incentivi nazionali e regionali, quali il progetto INLLA, la Legge 407, la defiscalizzazione degli oneri sociali sulla stabilizzazione prevista dalla circolare Damiano e di agevolazioni per l'assunzione di lavoratori in apprendistato e categorie protette. A questo si aggiungono, negli ultimi anni, bilanci aziendali progressivamente in attivo, fino al 2011. Per questo i sindacati dicono no ai licenziamenti.

"Alla luce delle variabili economiche, degli incentivi pubblici e dei volumi di attività previsti non si giustificano assolutamente i licenziamenti dei lavoratori, i quali potranno beneficiare soltanto dell'indennità di disoccupazione - hanno scritto in una nota i segretari provinciali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl. Tra l'altro, risulta da informazioni assunte presso i committenti che non è previsto alcun decremento dei volumi di attività, anzi si prevede un incremento".

Secondo i sindacati esistono vie di uscita per l'azienda. Per esempio, una pluralità di strumenti di flessibilità agli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà e cassa integrazione in deroga) che produrrebbero un recupero dei costi per circa 900.000 euro su una presunta sofferenza di 730.000 euro, a cui sono state aggiunte alcune proposte di flessibilità contrattuali incidenti su ferie, permessi e orari di lavoro, e la possibilità di prevedere l'istituto della mobilità volontaria a fronte di un incentivo all'esodo. Ma l’azienda, fanno sapere, va avanti con la sua decisione, "Noi adesso - aggiungono - aspettiamo la convocazione".

Dichiarazione di Emilio Miceli
Segretario generale Slc Cgil nazionale

"La Cgil non sottoscrivera' alcun accordo che preveda il licenziamento delle persone e chiedera' formalmente di capire quale relazione ci sia tra la ragnatela di piccoli call center di fortuna che stanno nascendo sotto impulso aziendale e le commesse di grandi operatori come Wind e Vodafone."

"Vogliamo sapere se Wind e Vodafone hanno autorizzato questi subappalti a cascata che portano alla memoria quel vecchio e stagnante mondo che fu a Palermo tipico del settore edile."

"Sulla pelle di tanti lavoratori si sta svolgendo un gioco al massacro che siamo intenzionati a respingere con fermezza - ha dichiarato Emilio Miceli, segretario generale di Slc Cgil nazionale, nel corso dell'assemblea dei lavoratori che si e' svolta, stante il diniego aziendale, fuori dai cancelli.

"Non ricorreremo preso il giudice per comportamento anti sindacale: la maleducazione del manager e' per noi al momento secondaria rispetto ai danni che sta causando - ha concluso Miceli.

Cassazione: illegittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuta il part time


La cassazione, con sentenza nr. 14833 dello scorso 4 settembre 2012, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento imposto al lavoratore per il rifiuto di quest’ultimo, di modificare l’orario di lavoro in part -time.
Il caso ha riguardato un lavoratore che proponeva giudizio per ottenere la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimatogli dalla società per essersi rifiutato di modificare il proprio orario di lavoro.
Sia il tribunale di primo grado che la Corte di Appello, annullavano il licenziamento intimato per mancanza di giusta causa o giustificato motivo ordinando alla detta società di reintegrare il lavoratore nel proprio posto di lavoro e condannandola al pagamento delle retribuzioni non corrisposte dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegra sulla base della retribuzione globale di fatto pari ad euro 989,46 oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.
La società ricorreva in Cassazione. Secondo gli Ermellini, è pacifica la ricostruzione desunta dai documenti ritualmente acquisiti al processo, da cui emergeva che il licenziamento era stato adottato non già per ragioni inerenti all’attività produttiva – come sostenuto nell’appello dalla società – ma perché il lavoratore si era rifiutato di modificare l’orario di lavoro. Tuttavia, non è possibile motivare un licenziamento accampando la scarsa flessibilità del lavoratore nell’accettare nuovi orari di lavoro. Per questi motivi, il licenziamento è da considerarsi illegittimo con reintegra del lavoratore.


Offese al capo, licenziato


Roma, 8 settembre 2012 - La mail ingiuriosa nei confronti del capo può costare il licenziamento dell’impiegato. Il via libera all’espulsione arriva dalla Cassazione che non ha potuto salvare un lavoratore della capitale, Marco S., licenziato in tronco dalla Procter e Gamble Italia spa nel 2005, per avere spedito e-mail dal contenuto ingiurioso all’ad della società, al direttore del personale e al suo diretto superiore.
A sua discolpa, l’impiegato ha sempre sostenuto di essersi sentito svuotato dalle mansioni e di avere inviato le mail “turbato per l’emarginazione”. Secondo la Cassazione, però, “la gravità delle espressioni utilizzate travalicano il diritto di cronaca e sono riconducibili a ingiuria e diffamazione”, pertanto sono passibili di licenziamento.

08 settembre 2012

Disoccupati, scoraggiati, cassintegrati. Cgil: “4 mln di italiani in sofferenza”

Disoccupati, scoraggiati e cassaintegrati. Chi il lavoro non ce l’ha, non lo trova, lo sta perdendo o non lo cerca più. In totale, secondo la Cgil fa 4.4 milioni di persone in “sofferenza occupazionale”.

La Cgil fa il conto spiegando che nel secondo trimestre ai 2,7 milioni di disoccupati censiti dall’Istat vanno aggiunti 1.687.000 persone tra ‘scoraggiati’ (coloro che non cercano lavoro poiché pensano di non trovarlo) e cassaintegrati.

Secondo il sindacato nello stesso periodo del 2007, quindi nel periodo pre-crisi, si trovavano nell’area del disagio occupazionale 2.475.000 persone. L’aumento perciò negli ultimi 5 anni è stato del 77%. Il dato emerge da uno studio dell’Ires che sottolinea come nel nostro Paese l’inattività sia un fenomeno molto più diffuso rispetto al resto dell’Europa.

Dentro quest’area – si legge nella ricerca – ”si trova una parte rilevante di esclusi dal mondo del lavoro non formalmente riconosciuti come disoccupati. Sarebbe altrimenti inspiegabile un tasso di disoccupazione nella media e un tasso di occupazione molto piu’ basso di quello europeo”. ”Le motivazioni dell’inattivita’ sono molteplici – spiegano Raffaele Minelli, presidente dell’Ires e Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio – ma la forza lavoro potenziale rilevabile al suo interno e’ appunto di oltre tre milioni di persone”.

”E’ una simulazione molto realistica e prudenziale della vera area di disagio occupazionale – affermano – e rappresenta l’ immagine, purtroppo più vera e drammatica, di come la crisi ha colpito il lavoro. A questi milioni di persone non si può dire che la prospettiva di essere travolti dalla crisi si è allontanata. E’ evidente che il lavoro è il principale fattore non affrontato dal Governo per uscire dalla crisi”.




07 settembre 2012

Lettera aperta ai lavoratori delle sedi di Almaviva Contact – RSU Almaviva Contact


Colleghe/Colleghi,
vi scriviamo per rendere nota la reale situazione del sito di Roma. Non la versione che vuole far passare l’azienda, puntando il dito contro i lavoratori di Roma e nello specifico di via Lamaro, ma la verità. Una verità che si compone di tante donne e uomini
che con professionalità, sacrificio in questi anni hanno contribuito alla espansione dell’azienda. Da Roma è partito l’urlo dei lavoratori precari nel 2006 contro una condizione ormai insopportabile di sfruttamento vissuta per anni, rivendicando diritti e dignità nel lavoro. E dopo anni di sfruttamento da precari prima e forse poi , alla luce di quanto sta avvenendo, da lavoratori dipendenti , oggi si vedono messi alla porta accusati di essere improduttivi. I 2200 lavoratori di Roma sono donne e uomini che seppur con bassi salari hanno costruito le loro vite, hanno fatto figli famiglie, ma soprattutto non sono quelli che l’azienda vuole descrivere, lavativi e improduttivi. Ci sentiamo offesi nella nostra dignità di lavoratori che un’azienda solo per inseguire logiche economiche faccia ricadere su essi le proprie incompetenze. Vi invitiamo a non cadere nelle falsità delle accuse che ci vengono rivolte. Roma è solo un sito scomodo, che negli anni l’azienda non è riuscita a gestire ed è una realtà che ad oggi nelle logiche economiche risulta non più utile. Il nodo è solo questo. Perché se solo fosse vero che i lavoratori sono responsabili del disastro romano, ci chiediamo allora perché in questi anni l’azienda non è riuscita a invertire rotta. Solo per incapacità o per una precisa logica e strategia ? Questa vicenda deve far riflettere tutti i lavoratori da nord a sud perché la spietatezza dell’azione messa in atto nella volontà di espellere tante donne magari con figli a carico, tanti lavoratori monoreddito con situazioni personali spesso disagiate, ci consegna il reale volto di questa azienda. La logica che oggi tocca Roma è solo ed esclusivamente economica e non preserva nessuno da un futuro a tinte fosche. Pensiamo sia solo un inizio sicuramente, per il sito di romano e poi quando verranno meno gli interessi politici nelle altre sedi, forse toccherà anche a quelle. Per questo noi come lavoratrici e lavoratori rivendichiamo il nostro diritto al lavoro, rivendichiamo anni di sacrifici e vi chiediamo solidarietà- questa è una battaglia di tutti affinché la logica di sfruttamento non passi. Non esistono competizioni tra le diverse sedi. Questa è una battaglia di tutti i lavoratori di Almaviva Contact, perché il nostro lavoro lo dobbiamo difendere tutti insieme. Esisterà sempre un sud più a sud, esisterà sempre la disperazione di chi accetta condizioni insopportabili perché costretta- ma tutti insieme possiamo oggi dire ai vertici aziendali che questa logica non consentiremo che entri nella nostra azienda. Perché questa è anche la nostra azienda e questo è il nostro lavoro.

RSU ALMAVIVA CONTACT
I LAVORATORI DI ALMAVIVA CONTACT ROMA

Almaviva Comunicato del 7 settembre 2012


Lascia francamente esterrefatti il comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi dalla dirigenza di Almaviva con il quale, in buona sostanza, si accusano i lavoratori romani di essere dei “fannulloni” (purtroppo anni di vuota e sterile polemica politica hanno
evidentemente lasciato frutti avvelenati nel Paese) e, quindi, gli unici responsabili della chiusura della sede di via Lamaro. Verrebbe da chiedersi cosa ha fatto in questi anni il management aziendale per correggere tutto questo. Verrebbe da chiedersi se davvero i dirigenti di Almaviva possano pensare che qualcuno nell’Italia del 2012, dove non si contano più i drammi legati ai posti di lavoro che si perdono, alle imprese che chiudono, possa ragionevolmente “bere” la favoletta dell’azienda filantropa che sino ad oggi ha tenuto in piedi un centro di lavoro di “sfaticati” per puro spirito caritatevole.
Francamente il comunicato stampa ci spaventa e, pensiamo, dovrebbe spaventare anche gli altri lavoratori del gruppo che, a questo punto, non sapranno quanto il loro permanere in azienda sia più figlio della loro professionalità o frutto della filantropia disinteressata di Almaviva.
Forse sarebbe il caso di smettere una buona volta di alimentare un clima di tensione comprensibile con simili provocazioni ed affrontare, una volta per tutte, il tema di come si risolvono i problemi reali del centro di Roma, come di tutta Almaviva Contact, senza provvedimenti draconiani che, in tutta onestà, dopo il comunicato aziendale hanno lo sgradevole sentore dell’atto plateale che possa servire di monito per tutti gli altri lavoratori di Almaviva.
Sappia la dirigenza di Almaviva che se questa è l’impostazione che vuole dare a questa vertenza troverà nel sindacato un muro irremovibile che, insieme alle centinaia di donne e uomini che tutti i giorni contribuiscono a fare di questo Gruppo la più grande realtà italiana del settore, metterà in campo ogni azione per far recedere l’azienda dal proposito di chiudere la sede di via Lamaro con il conseguente forte ridimensionamento del sito di Roma.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL UGL-Telecomunicazioni


Telecom Italia Media: La7, countdown alla vendita

Ci sono il fondo italiano Clessidra, il gruppo di media tedesco Rtl, gli americani di Discovery Channel - mentre ha dato forfait la tv del Qatar Al Jazeera - tra i candidati in corsa, circa una quindicina per l'acquisto de La7, la rete tv messa in vendita da Telecom Italia che ne possiede il 77,71%, quotata in borsa.


In un information memorandum diffuso ieri vengono tracciate le previsioni del triennio 2012-2015, riporta il Mattino di Napoli. Vengono previsti ricavi in crescita, ebitda di ritorno in positivo, ebit in rosso ma attenuato e dal prossimo anno maggiore capacità di attrarre pubblicità e incremento degli acquisti di diritti tv.


I "pretendenti" hanno tempo fino a lunedì 24 settembre per presentare l'offerta non vincolante e accedere alla fase finale. La lettera di procedura pone l'obbligo di ottenere la preventiva autorizzazione di Telecom per i pretendenti che volessero allearsi.


Previsto un aumento dei ricavi che nel 2012 si attesteranno nel 2012 a 142 milioni per salire nel 2013 del 33,8%, nel 2014 del 13,1% e nel 2015 dell'11,6%.


Ti Media stima un incremento degli investimenti per l'acquisto di diritti tv, che ammonteranno a 27 milioni nel 2012, 29 nel 2013, 30 nel 2014, 32 nel 2015.


Il gruppo promette un incremento del 19% della capacità di attrarre pubblicità nel 2013: si prevedono ricavi per 240 milioni nel 2015. In Italia, sottolinea Ti Media, si risente dello spostamento della pubblicità verso Mediaset: esiste una distorsione del mercato perché l'audience non rispetta il mercato: la Rai, per esempio, negli ultimi 12 mesi ha registrato un indice di ascolto superiore a Mediaset ma i ricavi sono calati.



Nokia Siemens Networks, fumata nera per la cig

Fumata nera per i 445 dipendenti di Nokia Siemens Networks in mobilità dopo l’incontro di ieri a Roma fra l’azienda e i sindacati al Ministero del Lavoro. I sindacati metalmeccanici hanno ribadito la richiesta di ammortizzatori “meno penalizzanti” come la cig.


L’azienda ha confermato che al momento non esistono le condizioni per la cassa. La procedura apertasi lo scorso 2 luglio scadrà il 19 settembre. Finora, secondo il Sole 24 Ore, soltanto 177 addetti su 580 disponibilità sono usciti con l’esodo incentivato. Oggi vertice allo Sviluppo Economico.


Nokia Siemens Networks ha annunciato il 23 novembre scorso che avrebbe avviato un’importante ristrutturazione globale, avendo focalizzato le proprie attività sul “mobile broadband” e sui servizi.

Il 4 maggio scorso Nokia Siemens Networks Italia ha informato i propri dipendenti in Italia, nell’ambito del piano di comunicazione relativo alla ristrutturazione globale, dell’annuncio alle rappresentanze sindacali dell’obiettivo di riduzione del personale nell’ordine di circa 580 posizioni.


E’ stato sottolineato a suo tempo che, tra gli obiettivi primari dell’azienda, vi era l’estrema focalizzazione sulla nuova missione strategica e sui rilevanti piani di riduzione dei costi posti globalmente. Nsn ha definito chiaramente il proprio nuovo percorso, che peraltro va esattamente nella direzione delle attuali e future necessità dei clienti e che rappresenta la forza della società – il “mobile broadband” ed i servizi. I recenti e rilevanti investimenti, dal “Liquid Net” al “global service delivery” ed al “customer experience management”, sono stati positivamente riconosciuti dalla clientela e dall’intera industria. Nokia Siemens Networks ha già un portafoglio adeguato, ma è convinta di potersi focalizzare sull’innovazione ancora di più e meglio proprio in quelle aree che più stanno a cuore alla sua clientela e nelle quali vanta una chiara leadership, segnatamente il “mobile broadband” ed i servizi.


A metà maggio Nokia Siemens Networks Italia ha emesso un bando proponente un incentivo all’esodo, a disposizione di tutti i dipendenti italiani dell’azienda. Il bando si è chiuso a metà giugno con una percentuale di adesione prossima al 10% della popolazione aziendale.


Dovendo rispondere a criteri di sostenibilità del business e dell’azienda, e con l’obiettivo di tornare rapidamente alla crescita sul mercato nazionale nell’ambito delle linee guida strategiche, Nokia Siemens Networks Italia ha provveduto lo scorso 2 luglio ad avviare le procedure di mobilità (legge 223/91) per 445 dipendenti. In quest’ambito si prospetta la razionalizzazione delle sedi italiane.


Maria Elena Cappello, amministratore delegato di Nokia Siemens Networks Italia: “Benché dolorosa questa riduzione si rende necessaria per allineare la struttura dei costi e per attuare le misure di produttività e di efficienza richieste. Questa non è un’operazione di tagli indiscriminati, ma è una trasformazione strutturale, urgentemente necessaria per costruire un’azienda più competitiva e stabile nel futuro. Nokia Siemens Networks continua ad essere un’importante azienda impegnata come sempre ad affiancare gli operatori attivi sul mercato nazionale. L’ampiezza dei piani di risparmio e di esubero, già anticipati lo scorso 23 novembre, sono rivolti a migliorare la produttività e l’efficienza. Tra le altre misure sono comprese, ad esempio, l’eliminazione della struttura organizzativa a matrice, il consolidamento di molti siti, il rafforzamento delle attività di global delivery, un processo infra-aziendale di semplificazione, l’efficientamento dei servizi, il consolidamento di talune funzioni centrali e la sinergia economica che deriva dall’integrazione degli asset di Motorola wireless. Nsn continua a monitorare l’andamento del proprio business in modo attento e prudenziale. La nostra organizzazione è sempre più orientata al mercato e al cliente. Abbiamo iniziato la nostra trasformazione dai nostri punti di forza, il mobile broadband, il customer experience management ed i servizi, che coincidono con lo sviluppo del mercato. Abbiamo modificato i nostri modelli di governance per raggiungere il massimo dell’efficienza. In un prossimo futuro questa trasformazione ci porterà a essere un partner per i nostri clienti ancora più efficace, focalizzato ed innovativo. Ciò che abbiamo avviato ci permette di essere un’azienda più solida e più competitiva.”


06 settembre 2012

Cellulari e tablet: le indicazioni del Garante per la tutela della privacy a scuola

In vista dell’imminente riapertura dell’anno scolastico il Garante per la protezione dei dati personali ha stilato un decalogo per fornire a studenti, professori e genitori, alcune indicazioni in materia di tutela della privacy.


Innanzitutto, vista l’alta diffusione di cellulari e tablet, il Garante ricorda che in linea generale questi dispositivi si possono usare per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone ma che la regolamentazione del loro utilizzo spetta alle scuole.

In ogni caso, è utile ricordare che senza il consenso delle persone riprese non è possibile diffondere sul web immagini, video o foto che ledono la riservatezza e la dignità delle persone onde evitare di incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati.

I tablet possono essere usati per fini didattici, per consultare in classe libri elettronici e testi online o per registrare. Per il resto valgono le stesse cautele dei cellulari.

In caso di gite scolastiche, recite o saggi il Garante indica come lecite e non lesive della privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori a fini personali e destinati ad un ambito familiare o amicale. Ma vale sempre la regola del consenso nel caso in cui tali immagini o video vengano pubblicate in rete, anche sui social network.

Per evitare episodi spiacevoli che coinvolgono generalmente fasce già deboli della popolazione scolastica, il Garante sottolinea altresì che non è lecito pubblicare sul sito della scuola il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa. Lo stesso vale per gli studenti che usufruiscono gratuitamente del servizio mensa.

Possono essere messi online solo avvisi di carattere generale, con l’accortezza di inviare altri tipi di avvisi con comunicazioni di carattere individuale.

L’eventuale utilizzo di telecamere all’interno delle scuole è consentito solo negli orari di chiusura degli istituti e la loro presenza deve essere segnalata con cartelli. Le immagini registrare devono essere cancellate in generale dopo 24 ore.

Per quanto riguarda l’iscrizione e i registri online e la pagella elettronica, il Garante si riserva di esprimere previsto parere sui provvedimenti attuativi del Ministero dell’istruzione e si limita ad auspicare “l’adozione di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati” e ricorda, infine, che le scuole sono tenute a rendere noto alle famiglie e ai ragazzi, attraverso un’adeguata informativa, quali dati raccolgono e come li utilizzano soprattutto nel caso di informazioni delicate come quelle riguardanti le origini etniche, le convinzioni religiose, lo stato di salute.



Telecom Italia, riprende quota l’ipotesi scorporo?

Sarà Deutsche Bank ad effettuare la valutazione della rete di Telecom Italia in qualità di advisor del Fondo Strategico Italiano – controllato dalla Cassa Depositi e Prestiti – in vista della creazione di una newco in cui far confluire l’infrastruttura attualmente di proprietà dell’ex monopolista.

La notizia, non confermata dalle parti interessate, è stata riportata stamani da Il Messaggero, secondo cui la scelta di un advisor di ‘peso’ come Deutsche Bank – che ha già assistito il ministero dell’Economia nello swap delle quote Eni, Enel e Stmicroelecronics - confermerebbe che Telecom Italia e FSI (che a maggio ha acquisito il 46,2% di Reti Tlc, che possiede il 61,4% di Metroweb) “fanno sempre più sul serio sulla rete”, dopo mesi passati a scrutare le reciproche intenzioni.

Torna in campo, dunque, l’ipotesi di scorporo che Telecom Italia valuta concretamente per alleggerirsi dal fardello di un debito di 30 miliardi di euro e investire sulla banda larga mobile.

Quanto alla questione più spinosa – quella della valutazione dell’infrastruttura – l’ingresso di Deutsche Bank potrebbe far prevedere il possibile raggiungimento di un’intesa tra le parti a metà strada tra le ‘pretese’ di Telecom Italia che stima il suo asset fisso circa 15 miliardi e quelle di Metroweb, controllato dal Fondo F2i di Vito Gamberale e da FSI, che aveva avanzato nei mesi scorsi un’offerta da 9 miliardi.

Prima dell’estate, l’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, aveva ridimensionato l’ipotesi di uno scorporo quale operazione funzionale per ridurre il debito: “Una questione di questo tipo – aveva detto - non si analizza dal punto di vista della finanza ma da un punto di vista industriale”.

L’opzione era stata rilanciata sulla base di un documento chiamato ‘Ipotesi di costituzione di un operatore di accesso wholesale su rete fissa’ (Opac) che descrive tre possibili scenari relativi al possibile percorso societario che il nuovo veicolo potrebbe avere: il primo si orienterebbe su una newco interamente controllata da Telecom Italia; il secondo su una ‘Scissione proporzionale’ con la creazione di un nuovo veicolo controllato dagli stessi azionisti del gruppo. La terza ipotesi, più impegnativa, implicherebbe la cessione della rete a un’altra società esistente o a una newco, di cui poi Telecom potrebbe acquisire una quota, ma non la maggioranza. In quest’ultimo caso, è ventilata altresì l’ipotesi di attribuire a questa società o newco una parte del debito.

Ipotesi, questa, ripresa stamani anche dal quotidiano capitolino secondo cui nella newco che andrebbe a gestire l’asset passerebbe anche una parte del debito. Ma, sottolinea Il Messaggero, Telecom “vorrebbe continuare a mantenere la maggioranza della rete” per evitare conflitti con il suo principale azionista Telefonica.

Questo potrebbe essere possibile, secondo le precedenti ipotesi, se Telecom accettasse di cedere la rete a un prezzo un po’ scontato: se si trovasse un accordo su un valore stimato in 12 miliardi in base al quale ogni linea sarebbe valorizzata circa 500 euro e non 600 (su un totale di 25 milioni di linee) - l’ex monopolista potrebbe mantenere il controllo di almeno il 65-70% della newco e quindi della sua rete, pur ‘accettando’ un controllo pubblico importante da parte della CDP.

Il presidente esecutivo Franco Bernabè, del resto, su questo punto è stato chiaro: la rete – ha detto - è “uno dei valori principali” dell’azienda che, “nonostante stia esplorando diverse possibilità” non intende assolutamente “perderne il controllo”.

L’infrastruttura d'accesso, ha aggiunto, “non che è uno dei nostri valori principali, non l'unico ma una cosa estremamente importante che rimarrà con noi per il futuro e nel lungo termine”.

Alessandra Talarico


Telecom, Asati, sim false: "Non solo Ruggero. Paghino anche gli altri nomi eccellenti

di Mila Fiordalisi

“L’azione di responsabilità non sia rivolta solo verso Riccardo Ruggero ma venga estesa anche nei confronti di Luca Luciani e Massimo Castelli”. In vista dell’Assemblea straordinaria di Telecom Italia, in programma il prossimo 18 ottobre, l’Asati, l’associazione che rappresenta i piccoli azionisti di Telecom Italia invia una lettera ai segretari dei principali sindacati italiani impegnati nel settore delle Tlc, per fare fronte comune in merito alle decisioni dell’azienda sulla vicenda delle sim false che ha coinvolto i tre manager citati.


“Ci attiveremo verso tutti gli altri azionisti e verso la Consob, parte lesa per l’alterazione del market share delle sim false, affinché l’azione di responsabilità non sia rivolta solo verso Riccardo Ruggero (che ha percepito nel 2007 solo 17,363 milioni di euro) ma venga estesa anche nei confronti di Luca Luciani (che ha percepito nel 2012, 4.5 milioni di euro) e Massimo Castelli che nel 2008 di milioni ne ha percepiti 4.5)”, si legge nella lettera a firma del presidente Franco Lombardi. “Inoltre – si legge sempre nella missiva - ci attiveremo presso tutti gli altri azionisti di riferimento ovvero fondi istituzionali, fondi esteri, la Banca d’Italia, Assogestioni e Findim, affinché venga respinta con fermezza la proposta conciliatoria di Carlo Buora che risulterebbe, da indiscrezioni, essere una cifra irrisoria e scandalosa pari a 500 mila euro.

Carlo Buora ha percepito nel 2007 circa 8 milioni di buona uscita e 4 milioni per la sigla di un patto di non concorrenza. Eticamente e concretamente, riteniamo che una tale somma sia un’offesa per tutti gli azionisti di TI e per i suoi dipendenti, che pagano gli effetti negativi risultanti da una pessima gestione che inoltre non può dirsi trasparente per quanto avvenuto nel periodo 2001-2007”.


Secondo l’Asati la situazione si ripercuote su dipendenti e azionisti: “Pagano i dipendenti attraverso il contratto di solidarietà e pagano tutti gli azionisti di Telecom Italia che invece si ritrovano un titolo azionario che ha registrato la maggior perdita tra tutte le Tlc europee e mondiali, oggi intorno a 0.73 euro.


Ma ora vi è di più: si può consentire all’Ad Carlo Buora di patteggiare reati che sono costati a Telecom Italia milioni di euro compreso l’ultimo caso relativo al risarcimento da riconoscere a Bobo Vieri, di un milione di euro, come avete letto il 3 e il 4 settembre 2012 sui giornali a seguito di una sentenza del Tribunale civile di Milano che ha riconosciuto l’illiceità delle operazioni di spionaggio e dei relativi dossier, che lo stesso Rapporto Deloitte in parte quantifica espressamente? In sintesi ,quanto ancora dovrà “sborsare” Telecom Italia per risarcimenti civili degli altri spiati?”.