07 aprile 2013

Davide Foti: Preparazione attivo Tlc di Catania CGIL

Cari Compagni,
Volevo ringraziarvi per il grande lavoro svolto in queste ultime settimane. Settimane molto intense che ci hanno visto in prima fila nell'organizzazione di un evento contro la Delocalizzazione nel settore dei call center. Tutti insieme avete dato segno di unità, solidarietà e fratellanza segnali che i lavoratori avranno colto sicuramente. Isabella, Stefania, Desy, Natale, Giovanna, Giuseppe, Stefano, Massimo, Letizia, Wladi, Mery, Filippo etc.. siete stati veramente dei grandi organizzatori ma soprattutto grandi dirigenti CGIL. Ora come richiesto dalla nostra base dovremmo intensificare il nostro sforzo verso una strada diversa, una strada che dovrà portarci a sconfiggere questa piaga sociale specialmente nel nostro territorio. I rapporti con gli altri Sindacati sono di fatto nulli o poco incisivi, fino ad oggi abbiamo cercato di mantenere l'unitarietá formale per gli appuntamenti come CCNL Tlc ed altre necessità, vedi Telecom. La CGIL, il gruppo Dirigente e soprattutto i lavoratori ci chiedono di cambiare strategie e politiche, ci chiedono di riattivare le battaglie sociali che solo noi possiamo portare avanti e la Delocalizzazione sarà una di queste. La prossima settimana sarà mia cura organizzare una riunione di settore Tlc per programmare politiche ed iniziative adeguate a questo momento di grave crisi economica ma soprattutto sociale. Vi abbraccio fraternamente
Davide Foti
Segretario Generale Slc CGIL Catania


Grande successo a Catania per il Flash Mob organizzato contro la Delocalizzazione


Centinaia di persone tra operatori di call center, liberi cittadini, esponenti sindacali e politici hanno messo la faccia questo pomeriggio in Piazza Università a Catania per dire no alla delocalizzazione. Il flash mob è stato organizzato in contemporanea con Palermo, Napoli e Roma ed hanno visto come protagonisti principali i lavoratori di Almaviva che alle 18,00 in punto si sono fermati urlando tutt'insieme "NO ALLA DELOCALIZZAZIONE". Si è proseguito poi con una nutrita raccolta di firme coinvolgendo tutti i presenti.
Alla manifestazione  ha partecipato, anche, il Segretario Generale della Cgil di Catania, Angelo Villari, che ha così commentato l'evento:

'' Siamo qui a protestare contro la delocalizzazione per due motivi, il primo perchè delocalizzando si stanno perdendo migliaia di posti di lavoro dato che non si può competere con i costi del lavoro che sono nettamente inferiori all'estero e non garantiscono quella stessa qualità di servizi e competenza che i lavoratori italiani offrono giornalmente ai propri cittadini. Il secondo motivo riguarda il corretto uso della privasy e dei i dati sensibili  che in Italia vengono gestiti  con regole certe e ben strutturate, mentre in alcune zone straniere non si capisce come questi dati potrebbero essere utilizzati. In contemporanea  chiediamo al Governo Regionale di intervenire a livello Nazionale perchè si faccia una legge che eviti la delocalizzazione e che possa dare forti garanzie a cittadini e lavoratori.''

Vi ricordo, inoltre, che lunedì 8 aprile, alle ore 18, al circolo città futura, in via gargano 37 (viale libertà pressi inps) Catania si terrà un incontro pubblico di solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori dei call center in lotta contro le delocalizzazioni e la precarietà. Interverrà per la Slc Cgil il Segretario Generale Davide Foti.
Salvo Moschetto
Slc Cgil Catania

06 aprile 2013

Delocalizzazioni: Aspettando il sei aprile...

Rispettando la pluralità delle informazioni e avvalendomi del diritto di critica che in democrazia permette a tutti di manifestare il proprio pensiero mi piacerebbe fare il punto di quanto fatto a Catania dalla Slc Cgil, dalla Camera del Lavoro e da una certa parte politica in materia di delocalizzazioni. Andando oltre vorrei pure sottolineare che in merito all'argomento la Cgil è stata lasciata sola per anni ma con spirito di iniziativa e con il duro lavoro non ha mai mollato portandosi avanti sia in tema di occupazione sia in ambito di delocalizzazioni. Mi fa specie oggi vedere nascere movimenti  e coordinamenti che  lasciano fuori un sindacato ed una politica che è stata sempre vicina ai lavoratori e che sta dando il massimo per scongiurare questo tipo di problema.
Se poi qualcuno ha voluto fare il furbetto per salire su un carro che in passato ha sempre snobbato e criticato, questo è un'altro film... Mi sembra evidente, però, che pur essendo la madre dei cretini sempre incinta a Catania stupidi non ce ne sono, ed ho la certezza  che chi di competenza sta valutando cosa potrebbe succedere in un imminente futuro se la situazione dovesse sfuggire di mano.
 Angelo Villari, Giovanni Pistorio, Davide Foti,Giuseppe Oliva, Arduino Denti, Concetta Raia, Luisa Albanella, Giuseppe Berretta e tutte le RSU, RSA, Dirigenti sindacali e lavoratori delle diverse Aziende si sono sempre spesi per ogni singolo posto di lavoro e contro ogni tipo di ingiustizia in ambito aziendale.  Avere la memoria corta, disconoscendo quanto è stato fatto e come sputare sul piatto in cui si è mangiato per anni e questo io non lo posso accettare. Ribadisco con forza Catania è sempre stata l'apri pista su questo tipo di problema e la Cgil è stato il primo sindacato che ha messo sistematicamente la faccia organizzando convegni, scioperi, emendamenti e chi più ne ha più ne metta. Concordo  sull'unità di lotta e di intenti (insieme si vince), prendo le distanze da associazioni o movimenti che vogliono delegittimare una storia fatta di lotte e di conquiste sindacali. Concludo con una bella frase scritta pochi giorni fa dal Segretario Confederale di Catania Giovanni Pistorio '' Qualcuno ha provato a minimizzare la crisi dicendo che in fondo non era altro che una bolla politica. Invece siamo stati sull orlo del tracollo. Chi non ha saputo leggere i fatti e'chiaro che non può essere un vero sindacalista e se pensa di esserlo non può che aver agito in mala fede.''
Salvo Moschetto
NOTA DI REDAZIONE:
Quanto scritto sopra è solo ed unicamente un pensiero personale e non coinvolge ne la Segreteria della Slc di Catania ne quantomeno la Confederazione. E' un diritto di critica che può essere non condivisibile ma che personalmente ho ritenuto giusto fare. A disposizione per ogni tipo di chiarimento da parte di chi ha i titoli a farlo, mi assumo la totale responsabilità di quanto scritto.

Flash Mob contro le delocalizzazione

Il Flash Mob partirà in contemporanea alle 18 a Roma al Centro Commerciale Cinecittà 2, a Napoli nella Piazza del Plebiscito, a Palermo in Piazza Politeama e a Catania in Piazza Università. Prima e dopo il Flash Mob gli organizzatori diffonderanno un comunicato e presso degli stand allestiti dall'organizzazione sarà possibile firmare una petizione contro il fenomeno delle delocalizzazioni da consegnare ai Parlamentari eletti nelle regioni ove insistono i principali insediamenti di call center e dove maggiormente si avverte il rischio della perdita di lavoro tra i lavoratori di questo settore.
Allo scoccare delle 18 chiunque passi dalla piazza,per 60 secondi dovra' bloccarsi e restare immobile, passati i 60 secondi tramite un segnale che sara' un fischio, tutti urleremo per tre volte in coro "NO ALLA DELOCALIZZAZIONE".
Chiunque volesse aderire all'evento dovra' portarsi uno zaino,valigia, borsone o trolley....Dopo il flash mob raccoglieremo le firme per la petizione contro la DELOCALIZZAZIONE!
lunedì 8 aprile, alle ore 18, al circolo città futura, via gargano 37 (viale libertà pressi inps) catania incontro pubblico di solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori dei call center in lotta contro le delocalizzazioni e la precarietà interviene Davide Foti, Segretario Slc-Cgil di Catania.
Il fenomeno della delocalizzazione è la scelta di numerose imprese (fabbriche, impianti e call center) che trasferiscono la loro produzione dal territorio nazionale in altri paesi, dove il costo del lavoro è più basso, diminuendo le opportunità di lavoro per i cittadini italiani. Molti gestori telefonici e non solo si stanno affidando ad alcuni call center all’estero, fomentando la disoccupazione in Italia, soprattutto quella giovanile.
Con tutto il rispetto per la professionalità dei lavoratori stranieri, resta inconcepibile che il consumatore italiano per cercare di avere informazione o assistenza debba interloquire con un consulente che non conosce bene la lingua italiana. In più chi lavora in un call center ha la possibilità di leggere informazioni, dati molti sensibili: in Italia, bene o male, c’è una legge comunque adeguata, cosa che invece all’estero non esiste.
Un esempio delicatissimo sono i dati della carta di credito di un abbonato che paga l’abbonamento regolarmente tramite addebito bancario. Portando questi dati sensibili ad aziende estere, come si farà a denunciare il furto d’identità o addirittura la clonazione della propria carta di credito? Si mettono a rischio conti correnti bancari, carte di credito, codici fiscali e documenti di identificazione dati personali.

CHIESTA SOSPENSIONE IMMEDIATA DELLO SPOT DELLA "3"

La nuova offerta per le Sim ricaricabili della “3” è davvero allettante. Lo spot dice che con soli 4 euro al mese si hanno a disposizione 120 minuti di chiamate verso tutti, 120 sms e 1Gb di internet. Peccato che le cose non stiano proprio così.

A leggere bene infatti, le condizioni sono ben diverse – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – l’offerta ALL-IN Small prevede, infatti, a fronte del pagamento di 1 euro ogni settimana, minuti, sms e il Gb di navigazione suddivisi settimanalmente, ma tutto ciò dallo spot non appare chiaro. Solamente negli ultimi secondi dello spot, infatti, e solo in calce alla tabella con la sintesi dell’offerta, l’azienda informa circa l’applicazione di soglie settimanali, che solo il blocco immagine o una visione ripetuta dello spot permetterebbero di individuare. In più, trattandosi di una Sim ricaricabile – e non di un abbonamento -, il consumatore non avrà la possibilità di verificare con calma le condizioni contrattuali prima dell’accettazione, limitandosi quindi  alle informazioni dello spot.

L’offerta, a ben vedere, è quindi la seguente: i 120 minuti di chiamate equivalgono a soli 30 minuti a settimana di chiamate nazionali verso tutti i fissi e i mobili, come pure i 120 sms equivalgono a soli 30 sms nazionali a settimana e 1 Gb di internet equivale nella realtà a 250 MB di navigazione a settimana.

Ciò significa – prosegue Giordano – che se il credito settimanale di telefonate, sms e MB di navigazione internet non viene esaurito, viene perso e ogni settimana si ricomincia. Se invece si superano le quote settimanali previste, si deve versare un’extrasoglia.

Adiconsum – conclude Giordano – chiede alla “3” la sospensione immediata dello spot, perché la corretta informazione senza omissioni è un diritto del consumatore. In caso di rifiuto Adiconsum segnalerà il caso alle Autorità competenti come pratica commerciale scorretta.

05 aprile 2013

ALMAVIVA, sabato 6 aprile Flash Mob

Il Flash Mob è un grido di allarme dei precari contro un fenomeno, quello del trasferimento delle aziende all'estero, che rischia di mettere sulla strada circa 11.000 persone nella nostra provincia (250.000 in tutta Italia). Che, per una città come Catania, già afflitta da una disoccupazione senza eguali, sarebbe il colpo di grazia.
Il Flash Mob partirà in contemporanea alle 18 a Roma al Centro Commerciale Cinecittà 2, a Napoli nella Piazza del Plebiscito, a Palermo in Piazza Politeama e a Catania in Piazza Università. Prima e dopo il Flash Mob gli organizzatori diffonderanno un comunicato e presso degli stand allestiti dall'organizzazione sarà possibile firmare una petizione contro il fenomeno delle delocalizzazioni da consegnare ai Parlamentari eletti nelle regioni ove insistono i principali insediamenti di call center e dove maggiormente si avverte il rischio della perdita di lavoro tra i lavoratori di questo settore.
Allo scoccare delle 18 chiunque passi dalla piazza,per 60 secondi dovra' bloccarsi e restare immobile, passati i 60 secondi tramite un segnale che sara' un fischio, tutti urleremo per tre volte in coro "NO ALLA DELOCALIZZAZIONE".
Chiunque volesse aderire all'evento dovra' portarsi uno zaino,valigia, borsone o trolley....Dopo il flash mob raccoglieremo le firme per la petizione contro la DELOCALIZZAZIONE!
lunedì 8 aprile, alle ore 18, al circolo città futura, via gargano 37 (viale libertà pressi inps) catania incontro pubblico di solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori dei call center in lotta contro le delocalizzazioni e la precarietà interviene Davide Foti, Segretario Slc-Cgil di Catania.
Il fenomeno della delocalizzazione è la scelta di numerose imprese (fabbriche, impianti e call center) che trasferiscono la loro produzione dal territorio nazionale in altri paesi, dove il costo del lavoro è più basso, diminuendo le opportunità di lavoro per i cittadini italiani. Molti gestori telefonici e non solo si stanno affidando ad alcuni call center all’estero, fomentando la disoccupazione in Italia, soprattutto quella giovanile.
Con tutto il rispetto per la professionalità dei lavoratori stranieri, resta inconcepibile che il consumatore italiano per cercare di avere informazione o assistenza debba interloquire con un consulente che non conosce bene la lingua italiana. In più chi lavora in un call center ha la possibilità di leggere informazioni, dati molti sensibili: in Italia, bene o male, c’è una legge comunque adeguata, cosa che invece all’estero non esiste.
Un esempio delicatissimo sono i dati della carta di credito di un abbonato che paga l’abbonamento regolarmente tramite addebito bancario. Portando questi dati sensibili ad aziende estere, come si farà a denunciare il furto d’identità o addirittura la clonazione della propria carta di credito? Si mettono a rischio conti correnti bancari, carte di credito, codici fiscali e documenti di identificazione dati personali.

TI Media, nel primo trimestre ascolti record per La7. Cessione a Cairo per ‘non rischiare peggioramento dei conti’

Programmi come Piazza Pulita, Servizio Pubblico e Crozza hanno raggiunto quote di pubblico e notorietà che, assieme ad altri programmi storici de La7, stanno dimostrando anche nei primi mesi del 2013 la bontà delle scelte editoriali effettuate”.

E’ quando ha dichiarato oggi il direttore generale di Telecom Italia Media, Marco Ghigliani, durante l’assemblea degli azionisti. Nel corso dell’incontro, è emerso che nei primi tre mesi dell’anno la situazione delle emittenti controllate dal gruppo è in miglioramento. Secondo rilevazioni Auditel, infatti, il network La7 (La7+La7d) avrebbe raggiunto nel trimestre il 4,64% dello share medio nel totale di giornata e il 6% di share nel prime time, con una crescita a/a rispettivamente del 24,7% e del 47,8%. La7 è inoltre risultata l’unica tv generalista in crescita, con il 4,21% nel totale giornata (+24,6% a/a) e 5,52% nel prime time (+50,8%).

Sulla cessione a Cairo Communications di La7, il presidente Saverino Salvemini ha commentato: “E’ stata un’operazione di stop loss. In futuro avremmo accusato perdite economiche maggiori rispetto al corrispettivo riconosciuto al compratore”.
“La dismissione – ha aggiunto il presidente di TI Media - consente al nostro gruppo di conservare un asset fondamentale come i multiplex”.
“Per facilitare il buon esito dell’operazione - ha indicato Salvemini - Telecom Italia ha rinunciato a 100 milioni di euro di crediti vantati nei confronti di TI Media”.

In precedenza il presidente, alludendo probabilmente all’imprenditore piemontese Urbano Cairo, pur senza mai citarlo, aveva affermato che la cessione dell’emittente era stata deliberata “per non rischiare di perdere il certo per l’incerto”, anche a fronte di un risultato economico dell’ultimo esercizio “in evidente peggioramento”.

Telecom - 3 Italia, fusione in agenda...

di Federica Meta
Su richiesta di Consob Telecom Italia precisa "che sono intercorsi contatti preliminari con il Gruppo Hutchison Whampoa per lo studio di una possibile integrazione con 3 Italia. Lo stato assolutamente embrionale e preliminare dei contatti, impedisce alla Società di commentare ulteriormente la notizia". Lo fa sapere l'azienda specificando che "l’argomento sarà oggetto di rappresentazione verso il Consiglio di Amministrazione della Società nella riunione calendarizzata per il giorno 11 aprile". Anche Hutchison ufficializza i contatti con Telecom: ''La società conferma che ci sono stati preliminari contatti esplorativi tra Telecom e 3 Italia. Per una possibile integrazione tra le loro attività'' fanno sapere dall'azienda cinese.

Altalena in Borsa per il titolo Telecom, che dopo un'apertura al rialzo (+1,21%) stava poi andando in calo, per risalire a +2,77% dopo la conferma dei contatti con la conglomerata cinese. Forti gli scambi, già superiori alla media quotidiana dell'ultimo mese.

L'ad Marco Patuano stamani ha negato trattative per l'ingresso di fondi sovrani nel capitale del colosso tlc: "Non ci sono, che io sappia negoziazioni di nessun tipo".

Gli analisti ritengono che l'operazione 3 Italia-Telecom potrebbe aver senso dal punto di vista industriale, anche se si pongono alcuni nodi: questioni Antitrust, verosimile opposizione politica e dei soci Telco. 3 Italia, ricorda Equita, ha ricavi per circa 2 mld, un Ebitda di 264 mln e circa 10 mln di clienti. Negli ultimi due anni il gruppo ha investito 1 miliardi nella rete. "Sulla base di questi numeri, stimiamo che, in caso di merger, le sinergie potenziali per Telecom potrebbero essere in un range di 0,25 mld a livello di opex e 0,5 mld a livello di capex per alcuni anni. Crediamo", sostiene Equita, "che il valore dell'implementazione delle sinergie potrebbe essere intorno ai 3 miliardi. Ipotizzando una potenziale valutazione di 3 Italia a 2 mld, la creazione di valore sarebbe di 1 miliardi o circa il 9% dell'attuale capitalizzazione di mercato" di TI.

"Il maggior beneficio" per Equita "potrebbe derivare dalla semplificazione del contesto competitivo, con vantaggi indiretti per l'intera industria e un possibile miglioramento dei multipli di mercato di Telecom". Hutchison avrebbe poco meno del 20% del capitale di TI, "rafforzando" secondo gli esperti "la qualità della struttura dell'azionariato".  L'operazione pero', sottolineano gli analisti, deve avere l'approvazione dell'Antitrust in quanto le due societa' hanno una forte quota di mercato. "Anche Telco potrebbe essere un ostacolo. A novembre", ricorda Equita, "il gruppo ha rifiutato un aumento di capitale riservato per Sawiris". In conclusione, il deal sarebbe "molto positivo, ma sembra essere piuttosto incerto, mentre è abbastanza chiaro che il trend fondamentale del business è piuttosto negativo", spiega Equita.

Ubs ricorda che  "non ci sono indicazioni sull'Ev implicito di 3 Italia. Ipotizzando il caso migliore, l'apporto di asset a TI senza debito - con l'Ev di 3 Italia pari all'equity value indicato di 2 miliardi - e le sinergie fino al 20% della base dei costi cash di 3 Italia, troviamo comunque la valutazione implicita nelle indicazioni di stampa non interessante", commentano gli analisti di Ubs (rating sell, target a 0,45 euro). Per gli esperti neppure gli eventuali benefici competitivi derivanti dal consolidamento sembrano un sufficiente supporto valutativo. Inoltre, al di là delle implicazioni sul valore, Ubs resta scettica sulla fattibilità dell'operazione. "I nostri dubbi spaziano dall'adattabilità del business model di Telecom con quello di 3 Italia ai potenziali ostacoli regolatori e politici. L'Antitrust potrebbe bloccare l'operazione o imporre significativi rimedi competitivi, con la nuova TI che avrebbe una quota di mercato del 42%".  "L'opposizione politica", prosegue Ubs, "potrebbe dimostrarsi un ostacolo anche maggiore, nel caso in cui il deal consentisse ad Hutchison Whampoa di diventare il maggior azionista di TI, come implicito nella valutazione di 3 Italia indicata dalla stampa".

Anche per Cheuvreux l'operazione "non sarebbe fattibile per TI alla luce della forte diluizione degli azionisti, a fronte di un modesto contributo agli utili". Per gli analisti  "un consolidamento nel mercato tlc italiano sarebbe di grande beneficio per Telecom" e potrebbe essere "l'unico potenziale catalizzatore positivo per l'azione. Per Telecom il deal avrebbe però solo un piccolo impatto positivo sui numeri, ma porterebbe a una sostanziale diluizione dell'equity, dal momento che di 40 miliardi di Ev solo 10 miliardi sono equity e di questi solo 7 mld sono rappresentati da azioni con diritto di voto".

Banca Akros ritiene che l'elevato ammontare del debito di TI escluda un qualsiasi deal cash e quindi "ci dovremmo attendere un aumento di capitale riservato in favore di Hutchison Whampoa. Ipotizzando questo come scenario base, un Ev di 2 milioni e un'operazione senza impatto sul debito ai prezzi attuali di Borsa di TI, la quota di Hutchison in Telecom sarebbe paragonabile al 22,5% di Telco. La fusione del veicolo di acquisizione con Telco cementerebbe la presa su TI e allora ulteriori movimenti in Telco sarebbero probabili", con Akros che si interroga su un'eventuale uscita di Telefonica. "La politica del dividendo di Telecom potrebbe poi essere rivista".

Per Banca Akros l'operazione con 3 Italia avrebbe "un pay-off potenzialmente ampio, ma le reali chance di questo deal sono basse" per via di problemi Antitrust, per questioni fiscali e sul controllo della società. Gli analisti consigliano dunque di "stare attenti all'ottimismo eccessivo" e ritengono che la volatilità resterà alta sul titolo Telecom, anche perché "era sui minimi storici prima che uscisse il rumor, quindi qualsiasi notizia è un'occasione per un rapido balzo".

Parla di un possibile aumento di capitale riservato ad Hutchison anche Deutsche Bank, che è più ottimista sull'operazione TI-3 Italia, che avrebbe "una forte logica industriale e finanziaria per tutte le parti coinvolte". Il deal per gli analisti potrebbe svilupparsi secondo le seguenti modalità: Hutchison Whampoa potrebbe conferire 3 Italia a Telecom e in cambio riceverebbe azioni pari a 3,9 mld euro emesse a 1,2 euro (aumento di capitale riservato) con Hutchison che, a sua volta potrebbe, conferire i suoi nuovi titoli in Telco. Secondo le prime analisi della banca tedesca l'Eps al 2014 potrebbe così aumentare del 3% e l'Ebitda potrebbe salire nell'ordine di 0,7-1 mld nel biennio 2013/2014 grazie alla sinergie (8% delle vendite combinate) e al contributo di 3 Italia. Inoltre il rapporto debito/Ebitda migliorerebbe a 2,17 da 2,32 e verrebbero eliminati due rischi maggiori: il primo legato alla politica commerciale di 3, che sta iniziando a colpire i competitor, principalmente Wind, ma anche la stessa Telecom (e Vodafone), mentre il secondo riguarda il rafforzamento del capitale di Telco che potrebbe, quindi, aumentare il suo debito per riacquistare le eventuali quote di soci pronti ad uscire.

Secondo Societe Generale l'operazione con 3 Italia sarebbe positivo per l'ex monopolista.

Intanto 3 Italia sarebbe finita anche nel mirino di Vimpelcom. Per molti analisti potrebbe avere un maggior significato un matrimonio con Wind, oggi controllata dal colosso russo Vimpelcom, che dispone di liquidità abbondante per nuovi investimenti.

Asati: "Appoggio a Bernabè in potenziale M&A"
In una nota diffusa oggi, Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, si schiera con il presidente esecutivo Franco Bernabè: "In riferimento alle indiscrezioni di stampa di ieri e al comunicato di Telecom I., circa l’eventuale accordo con H3g, e considerata la criticità della situazione attuale, Asati ha confermato la fiducia nel presidente esecutivo, Franco Bernabè, nel proporre, prima al Cda dell’11 aprile e poi all’assemblea degli azionisti del 17 aprile, le strategie di un potenziale accordo economico-industriale con un socio estero", afferma l'associazione.
"Asati - continua la nota - si opporrà con tutti i mezzi e in ogni sede a eventuali ulteriori veti pregiudiziali dell’azionista di riferimento sia verso ogni tipo di accordo, sia verso qualsiasi aumento di capitale, poiché è convinta che proprio tali atteggiamenti, ispirati più a interessi di parte che a interessi reali di Telecom Italia siano le cause più importanti delle attuali criticità della società".
"Se l’azionista di riferimento dovesse rifiutare anche questa volta ogni trattativa con altri potenziali soci - continua Asati - allora avrà il dovere e la responsabilità di iniettare direttamente e immediatamente le risorse finanziarie indispensabili per far fronte alla situazione attuale. Quanto alla presenza di Telefonica in Telco, Asati fin dall’assemblea del 2008 aveva denunciato che le sinergie sarebbero state quasi inesistenti, e che viceversa i conflitti di Telefonica avrebbero costituito un serio problema, come dimostrato dalle pesanti difficolta’ createsi con le autorità in Argentina e Brasile".
"Se anche Telefonica mostrerà una opposizione al progetto solo in fieri probabilmente proposto dal presidente già nel prossimo Cda - aggiunge Asati - chiunque abbia a cuore l’interesse di Telecom dovrebbe concludere che si creerebbe la situazione di chi ha in casa un potenziale predatore che è solo in attesa che la situazione diventi drammatica a tal punto da permettergli di acquisire successivamente a costi contenuti Tim Brasil, eliminando un pericoloso competitor di Vivo".
"Non è evidentemente casuale che sulla base di semplici rumors, il mercato abbia già dato segnali positivi sul titolo, anche consolidati nella seduta odierna e in controtendenza con gli altri player europei. Altrettanto forti e chiari segnali ci aspettiamo, quindi, dagli azionisti di maggioranza senza che suggeritori non disinteressati soffino sul partner spagnolo di Telecom Italia per opporre un eventuale veto", chiude la nota.

La Casta nascosta

di Giorgio Cremaschi
Escono i compensi annuali dei super manager. Sergio Marchionne sette milioni e mezzo senza i benefit, che potrebbero assommare a ben quindici milioni aggiuntivi. Oltre cinque milioni e mezzo a  Luca Cordero di Montezemolo. Undici milioni a Giovanni  Perissinotto, ex Generali. Pier Giorgio Peluso, figlio della ministra Cancellieri, ex di Fonsai e ora Telecom, cinque milioni. Antonio Vinci, ex del Monte dei Paschi, quattro milioni e mezzo. Franco Bernabè, Telecom, tre milioni. Enrico Cucchiaini, Intesa San Paolo, tre milioni. Potremmo andare avanti un bel po' nell'elenco dei guadagni pasquali dei top manager italiani, mentre la maggioranza dei loro concittadini deve tagliare anche le uova di cioccolato e la gita fuori porta. (...)
Questo è il socialismo dei ricchi. Non c'è mercato o crisi che contìno. Quelle sono regole che riguardano gli operai e tutti i poveri. Per i ricchi e la loro casta privilegiata di bravi fattori del capitale, i guadagni sono indipendenti dall'andamento dell'economia.
In questi anni di crisi i manager delle cento maggiori aziende del nostro paese hanno visto aumentare le loro entrate del trenta per cento mediamente. Mentre il PIL del paese calava del sette per cento. I premi di risultato e produttività ci sono solo per gli sfruttati.
Bertold Brecht scriveva che è molto meglio fondare una banca che rapinarla.
Certo di fronte a questo scandalo legittimato da sua maestà il mercato, le giuste indignazioni contro le ruberie da ladri di polli della casta politica suonano stranamente. Appaiono quasi un depistaggio rispetto ad ingiustizie più grandi e purtroppo sinora accettate. La democrazia italiana ricomincerà a vivere solo quando lo scandalo popolare colpirà tutte le caste in proporzione al loro peso reale e ai danni effettivi che hanno procurato. Compresa ovviamente la casta intoccabile dei super manager.


Vuoi guadagnare meglio? Versa duecento euro alla Cisl. Succede alla Pometon, fonderia di Venezia

È l'ennesima storia di accordi separati in fabbrica: i metalmeccanici della Fim-Cisl che sottoscrivono il nuovo contratto con l'azienda, la Fiom che si rifiuta di firmare. Ma quello che accade alla fonderia Pometon di Maerne di Martellago (Venezia) non ricalca semplicemente la vicenda della Fiat di Pomigliano. Perché da domani i lavoratori con la tessera Fiom in tasca guadagneranno seicento euro in meno al mese dei colleghi che svolgono lo stesso mestiere, e se invece vorranno aderire al nuovo contratto dovranno versare obbligatoriamente duecento euro alla Fim-Cisl. Per l'onere di avere condotto una trattativa lunga un anno, dicono i delegati del sindacato che ha firmato. Per la Fiom invece si tratta di un inedito nella storia della contrattazione sindacale e non esitano a definirlo "pizzo".

C'è di più. Venerdì nella bacheca degli spogliatoi i proprietari della fonderia, che conta 177 persone tra operai e impiegati ma che versa in stato di crisi tanto da avere annunciato cinquanta esuberi, hanno posto un avviso diretto a coloro che si sono opposti al nuovo contratto: per loro mangiare alla mensa aziendale costerà due euro invece dei soliti trentacinque centesimi trattenuti in busta paga.

"Mai visto niente di simile in quarant'anni", commenta il segretario della Fiom veneziana Giuseppe Minto: "E' l'abolizione dell'erga omnes ovvero dell'applicazione di un contratto a tutti i lavoratori della stessa azienda". Lo scorso anno la Pometon aveva deciso unilateralmente di cancellare gli accordi integrativi per poi proporre una rivoluzione interna alla fonderia: abolizione della forfettizzazione dei turni e salario inferiore per i nuovi assunti.

"Ciò significa discriminazione salariale e soprattutto maggiore carico di lavoro senza un adeguato compenso", dice Minto, spiegando le ragioni per le quali la Fiom non ha firmato. E aggiungendo un particolare agghiacciante: "Nel nuovo contratto il premio di risultato è legato anche alla quota di infortuni in fabbrica. Insomma, se un operaio muore i suoi colleghi prenderanno meno soldi".

Sulla questione dei duecento euro, una bella somma per un operaio, interviene il segretario della Fim-Cisl veneziana Stefano Boschini: "Si tratta di un contributo dovuto. Ma quei soldi non andranno alla Cisl, verranno dati per la ricerca sul cancro".

Per Boschini la separazione netta tra lavoratori con l'accordo e lavoratori senza l'accordo è soltanto virtuale: "A dicembre abbiamo chiesto agli operai in assemblea di esprimersi sul nuovo contratto, e una maggioranza bulgara ha votato per la firma. Perché la Fiom non prende atto che i suoi tesserati stanno dalla nostra parte?".

Il sindacalista è poi d'accordo con l'azienda che ha deciso di applicare le nuove paghe e le nuove condizioni soltanto a coloro che volontariamente aderiscono: "Se la Pometon ha cancellato gli accordi integrativi chiedendoci di sederci attorno ad un tavolo per discutere nuovi accordi è perché la Fiom continua a fare causa ai proprietari delle fabbriche per comportamento anti- sindacale".
di Laura Eduati, L'Huffington Post

04 aprile 2013

Susanna Camusso: il lavoro ha bisogno di risposte

di rassegna.it
"I problemi del lavoro hanno bisogno di risposte di cambiamento". Lo afferma oggi (3 aprile) il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, tornando a parlare del prossimo governo che dovrà guidare l'Italia. In occasione del convegno per i 120 anni della Camera del Lavoro di Firenze, il segretario fa il punto sulla situazione sociale e politica del nostro paese.

L'austerità da sola è stata tempo perso. "Il tempo che è stato perso - afferma - è stato il tempo di pensare che si poteva negare l'esistenza della crisi, che l'austerità bastava. Si è persa la centralità del lavoro - inoltre - come molla fondamentale dello sviluppo e del benessere".

Intervenendo sulla situazione delle imprese, Camusso ribadisce che sui pagamenti "bisogna trovare una soluzione", ma farlo con ulteriori tasse sarebbe "una follia". "Non si può parlare di addizionale Irpef - a suo avviso -, bisogna trovare una soluzione per i pagamenti per la pubblica amministrazione che guardi principalmente al lavoro, perché non tutti i crediti sono uguali".

La situazione del paese resta drammatica. "La situazione dell'economia e del lavoro nel nostro paese è assolutamente drammatica - osserva il segretario -, anche per le scelte fatte nell'ultimo periodo, che determineranno nei prossimi mesi un concentrato di scadenze, che metterà in difficoltà imprese e lavoratori. Bisogna evitare - conclude - che si determini questo concentrato. Chiunque pensi che si possa agire ulteriormente sull'aumento della tassazione, pensa una follia".

Esuberi Telecom Italia, nuovo accordo raggiunto per 2500 contratti di solidarietà

04 aprile 2012
Sindacati es Azienda si sono ritrovate per dare il fatidico via libera ai contratti di solidarietà che tuteleranno i 2500 lavoratori in esubero individuati dall’ex monopolista. L’ultima intesa, di fatto, prosegue sulla scia lasciata dall’accordo dello scorso 27 marzo. Quattro le aree interessate dal piano: funzioni di Staff, Divisione Caring Services, funzioni Commerciali e funzioni di Technology. Per tutte è valso il medesimo discorso di riduzione massiccia dei costi di gestione non più giustificabili in uno scenario di crisi economica più vasto che ha colpito il comparto italiano delle telecomunicazioni.
SlcCgil, FistelCisl e UilcomUil, hanno definito l’ambito di applicazione dei contratti di solidarietà che riguarderà tutto il personale operante nelle strutture individuate nel piano di razionalizzazione, comprensivo dei lavoratori con orario part-time. Il totale delle unità coinvolte è di 32259, rispetto alle iniziali 32262 inizialmente previste dall’accordo di fine marzo. I contratti di solidarietà avranno decorrenza dal 15 aprile 2013, con validità fino al 14 aprile 2015.
Secondo quando indicato dal documento controfirmato dalle parti, è fatta salva la facoltà di applicare una minore riduzione dell’orario di lavoro per soddisfare temporanee esigenze di maggiore operatività legate a punte stagionali. Piena sintonia tra Telecom e sindacati anche sulle modalità di articolazione della riduzione di orario che potranno essere di volta in volta modificate.
Dal punto di vista economico per effetto della riduzione di orario, la retribuzione diretta, indiretta e differita, è corrisposta in misura proporzionale all’effettiva prestazione di lavoro, eccezion fatta per il Trattamento di Fine Rapporto. L’azienda, a tal proposito, ha garantito che anticiperà ai lavoratori interessati, alle singole scadenze, il trattamento di integrazione salariale previsto per legge. 

 Scioglimento riserva su CCNL TLC 2012 ‐ 2014 
In merito alla riserva posta in calce al rinnovo contrattuale delle Telecomunicazioni, sottoscritto in data 1 febbraio 2013, le scriventi Segreterie Nazionali comunicano che, a seguito delle assemblee dei lavoratori che hanno approvato l’ipotesi di
accordo, sciolgono positivamente la riserva. Pertanto, il contratto è da considerarsi a tutti gli effetti in vigore.
Distinti saluti
I SEGRETARI GENERALI

Mobbing: per la Cassazione il demansionamento non è sufficiente

Che il mobbing costituisca un fenomeno bifronte è ormai palese. Il mobbing racchiude in larga parte aspetti relazionali che possono sfociare anche in dinamiche di carattere organizzativo. Questi elementi, solo in parte visibili a chi non vive direttamente la vicenda, devono essere resi chiari e trasparenti in modo da poter essere “incasellati” nell’apparato normativo di riferimento. L’operazione non è semplice sotto diversi aspetti prestando il fianco a letture disomogenee delle dinamiche che a loro volta possono o meno essere racchiuse nella categoria dei fatti e forse, in un secondo momento, in quella delle prove (non tutti i fatti “purtroppo” lasciano tracce materiali). Questa riflessione, che si accompagna allo stoico tentativo di costruire un vademecum preciso e lineare di cosa costituisca mobbing, si arricchisce di interventi giurisprudenziali non sempre così semplici da interpretare e contestualizzare all’interno di un fenomeno così complesso.
Con la sentenza 7985 del 2 Aprile 2013 la Cassazione ha infatti “ribadito” alcuni elementi di particolare interesse. Nello specifico il giudice del lavoro può accertare la presenza di un fenomeno mobbizzante tenendo conto delle prove fornite in relazione ad una serie di atti vessatori, teologicamente collegati tra loro allo scopo di produrre l’emarginazione del soggetto passivo. Nello specifico la sentenza riguarda un dipendente che riteneva di aver subito dei danni a causa di un demansionamento e del mobbing attuato nei suoi confronti. Secondo la Cassazione il “mero svuotamento delle mansioni” non è sufficiente a prospettare un atteggiamento vessatorio “occorrendo al fine della deduzione del mobbing anche l’allegazione di una preordinazione finalizzata all’emarginazione del dipendente”. Accanto a questa considerazione, spicca un ulteriore elemento che è quello delle prove che devono essere inerenti fatti specifici e rilevanti e non “valutazioni” nello specifico delle mansioni “circa il contenuto formale degli incarichi conferiti”.
Che il demansionamento possa essere dovuto a molteplici fattori, che spaziano dall’esigenze organizzative alla non competenza del dipendente, risulta palese, che lo svuotamento di mansioni possa essere in alcune circostanze dovuto in parte ad un atteggiamento del dipendente, anche. Questi elementi, anche nel caso facessero parte di dinamiche mobbizzanti, non necessariamente si prestano ad una ricostruzione probatoria precisa e puntuale anche perché il dipendente realmente mobbizzato rischia di vivere un periodo lavorativo nel quale non riesce a leggere chiaramente le dinamiche in corso.
A tal proposito risulta interessante l’ordinanza 18 maggio 2012, n.7963 della Cassazione nella quale si sostiene che al lavoratore deve essere riconosciuto “il diritto a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto ovvero equivalenti alle ultime effettivamente svolte” e che ha “il diritto a non essere lasciato in condizioni di forzata inattività e senza assegnazione di compiti, ancorché senza conseguenze sulla retribuzione”. L’ordinanza della Cassazione continua sostenendo che “la violazione di tale diritto del lavoratore all’esecuzione della propria prestazione è fonte di responsabilità risarcitoria per il datore di lavoro responsabilità che, peraltro, derivando dall’inadempimento di un’obbligazione, resta pienamente soggetta alle regole generali in materia di responsabilità contrattuale: sicché, se essa prescinde da uno specifico intento di declassare o svilire il lavoratore a mezzo della privazione dei suoi compiti, la responsabilità stessa deve essere nondimeno esclusa – oltre che nei casi in cui possa ravvisarsi una causa giustificativa del comportamento del datore di lavoro connessa all’esercizio di poteri imprenditoriali, garantiti dall’art. 41 Cost., ovvero di poteri disciplinari – anche quando l’inadempimento della prestazione derivi comunque da causa non imputabile all’obbligato”.
Senza addentrarci nello specifico della sentenza del giudice di merito, che comunque dovrebbe essere analizzata per comprendere appieno la portata della Sentenza della Suprema Corte, ritorna prepotentemente in auge la difficoltà che può essere riscontrata in merito alla prova e all’accertamento dell’intento persecutorio, uno dei punti in assoluto più delicati del fenomeno del mobbing.

03 aprile 2013

Cgil Catania: Almaviva, giovedì 4 aprile conferenza stampa in via Crociferi. Sabato 6 Flash Mob “No alle delocalizzazioni”

In vista della manifestazione prevista per sabato 6 Aprile in Piazza Università a Catania "Flash Mob-No alle delocalizzazioni", giovedì 4 aprile i lavoratori Almaviva incontreranno la stampa  nei locali della Camera del Lavoro (via Crociferi 40) alle ore 10,15.
Il flash mob di sabato si terrà contemporaneamente in altre tre piazze d'Italia e cioè Palermo, (piazza Politeama), Napoli (piazza del Plebiscito) e Roma (Centro commerciale Cinecittà).
"L'iniziativa nasce dall' incertezza sul nostro futuro lavorativo. Contestualmente sarà predisposta una raccolta firme per la petizione contro il fenomeno delle delocalizzazioni, da consegnare ai parlamentari eletti nelle regioni con il maggior numero di lavoratori occupati nei call-center. Il fenomeno della delocalizzazione è oramai la scelta di numerose aziende italiane del setttore delle telecomunicazioni che trasferiscono le loro attività dal territorio nazionale in altri paesi, (Romania, Albania, Croazia, paesi del Nord Africa), luoghi in cui il costo del lavoro è decisamente più basso, e dove si rischia un uso improprio dei dati personali dei clienti".

Lavoro e oltre....Commentario della riforma Fornero

www.pippodinatale.info
L’ultima riforma del mercato del lavoro è stata portata a segno dal “Governo dei tecnici” con la legge 28 giugno 2012, n. 92, recante «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita» (comunemente nota come Riforma Fornero), a seguito di un iter di approvazione del disegno di legge governativo velocissimo, ed alla fine premiato da un voto parlamentare a larghissima maggioranza, condizionato dalla drammatizzazione alimentata intorno alla necessità del varo di una riforma presentata come una delle condizioni da cui far dipendere la stessa permanenza in Europa del nostro Paese.
E’ stato così raggiunta una tappa da anni ormai in agenda: quella della vanificazione di buona parte delle tutele e delle garanzie che hanno costituito la “civiltà” del lavoro, sin qui al riparo dallo scudo dell’art. 18 St.lav.
L’analisi critica della Legge Fornero contenuta in questo volume punta innanzitutto al nucleo di sostanza del passaggio “riformatore”, soffocato nel dibattito pubblico dalla brusca chiusura in nome dell’emergenza della crisi economica e della necessità di assolvere ad impegni assunti presso le istituzioni europee: in realtà, nell’occasione si è percorso un altro significativo tratto di strada nella direzione, da anni intrapresa,  di comprimere gli equilibri segnati dal compromesso costituzionale, confidando ancora nelle capacità di un mercato quanto più libero da vincoli di sprigionare le energie necessarie per la ripresa.
Attraverso i contributi di magistrati del lavoro di lunga esperienza affiancati da studiosi di prestigiosa caratura, questo volume vuole offrire uno strumento di conoscenza e di valutazione del testo legislativo, nonchè un mirato esame di quelle sue parti in contrasto con i principi della Carta del 1948, e fornisce ipotesi di interpretazione costituzionalmente orientata delle norme più ambigue.

dal sito di Magistratura Democratica 

02 aprile 2013

Lascia lo sportello per la pausa caffè: Lincenziato

Un espresso ora si può avere anche a casa, con le cialde, magari sentendosi un po’ George Clooney. Ma il caffè è anche un momento di socializzazione, un’occasione per discutere con calma, per prendersi una pausa. Possibilmente con una certa frequenza perché la caffeina, ricordiamolo, è anche una droga. Non pericolosa come altre, ma se abbinata alla pausa caffè addirittura perisolosissima. Tanto da legittimare il licenziamento del dipendente, che si è preso la licenza di bere.
In parziale contrasto con sentenze precedenti, la linea dura in materia arriva dalla Cassazione che, comunque, precisa che la sanzione dell'espulsione non riguarda tutti i lavoratori che si concedono il break caffè. Tuttavia la sanzione colpisce quei dipendenti che, allontanandosi per un caffè, creino rallentamenti al lavoro. In questo modo la sezione lavoro (sentenza 7819) ha convalidato il licenziamento inflitto dal Credito Emiliano ad un impiegato di banca siciliano che, tra le altre inadempienze, il 27 novembre del 1997 aveva abbandonato il posto di lavoro per recarsi al bar.
Come segnala la Suprema Corte, l'allontanamento dell’impiegato per la pausa caffè era avvenuto senza chiudere la cassa, lasciando in sospeso un'importante operazione finanziaria di 250 mila euro. Da qui il licenziamento.
CASSA APERTA
Inutile il ricorso del bancario volto a dimostrare la severità dell'espulsione in quanto la banca autorizzava i dipendenti ad allontanarsi per un break e che in ogni caso il suo allontanamento «non aveva sortito alcun effetto sui 15 clienti presenti determinando al più un leggero ritardo nelle operazioni». Tra l'altro, faceva notare la difesa del dipendente, mentre lui si era allontanato operavano più casse. A questo risponde la Suprema Corte: «La presenza di una pluralità di casse non esclude che il venir meno di una cassa rallentava le operazioni delle altre sulle quali venivano dirottati i clienti in fila».
La Cassazione ha inoltre evidenziato che «la giusta causa di licenziamento di un cassiere deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all'interesse patrimoniale della banca, ma anche alla potenziale lesione dell'interesse pubblico alla gestione del credito».
L'ex dipendente del Credito Emiliano è stato inoltre condannato a pagare più di 3.500 euro di spese processuali.
di Alberto Guarnieri

Bonus bebè per madri lavoratrici: importo e modalità di riscossione INPS , circolare 28.03.2013 n° 48

Sarà di 300,00 euro mensili il contributo per le madri lavoratrici.
E' quanto contenuto nella Circolare 28 marzo 2013, n. 48 con la quale l'Inps illustra le novità previste dalla riforma del mercato del lavoro (articolo 4, comma 24, lettera b), Legge 28 giugno 2012, n. 92) in merito alla corresponsione di voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati.
Il contributo è erogato per un periodo massimo di sei mesi, divisibile solo per frazioni mensili intere, in alternativa alla fruizione del congedo parentale, comportando conseguentemente la rinuncia dello stesso da parte della lavoratrice.
Il contributo per la fruizione della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati verrà erogato attraverso pagamento diretto alla struttura prescelta dietro esibizione, da parte della struttura stessa, della documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio, fino a concorrenza dell’importo di 300 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice rinuncia.
Diversamente il contributo concesso per pagamento dei servizi di baby sitting viene erogato attraverso il sistema di buoni lavoro ex art. 72 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 e successive modifiche ed integrazioni. L’Istituto pertanto erogherà 300 euro in voucher, per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice rinuncia.
Le lavoratrici part-time potranno fruire del contributo in misura riproporzionata in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa.
Le lavoratrici iscritte alla gestione separata possono usufruire del contributo per un periodo massimo di tre mesi.

Tlc: modello europeo vs modello americano. Ecco perchè per le telco Usa non c’è crisi

Come hanno fatto gli operatori mobili americani, storicamente in ritardo sullo sviluppo delle nuove reti wireless, a superare quelli europei sia in termini di ricavi che di investimenti?

Da almeno tre anni, il fatturato degli operatori mobili segue due rotte opposte in Europa e negli Usa e le telco del Vecchio Continente stanno cercando di convincere la Commissione europea della necessità di ridurre l’eccessiva frammentazione del mercato per poter competere con i rivali Usa e asiatici che, essendo meno numerosi, riescono a imporre ai consumatori tariffe più alte e, di conseguenza, a investire nello sviluppo delle nuove reti mobili.

A differenza di quanto avviene, ad esempio, negli Usa e in Cina, in Europa convivono circa un centinaio di operatori (controllati da una quarantina di società) che si contendono una popolazione di circa 500 milioni di perone.
Negli Usa, invece, due operatori - Verizon Wireless e AT&T – si contendono il grosso dei clienti (ne hanno circa 100 milioni ciascuno) e dei profitti: una situazione che, certo, non è molto vantaggiosa per gli utenti in termini di costi dei servizi, ma fa sì che gli operatori possano ora investire adeguatamente per migliorare la qualità e la copertura delle reti.
E sono in molti gli addetti ai lavori che si lamentano del fatto che le politiche europee hanno finora eccessivamente privilegiato le ragioni dei consumatori a scapito di quelle dell’industria – quindi a scapito degli investimenti e dell’innovazione -  salvo poi chiedere alle telco di impegnarsi per fare dell’Europa un continente ‘all digital’.
Nel 2012, il fatturato di AT&T e Verizon è cresciuto, rispettivamente, del 5,7% e dell’8,1%. Quello di Deutsche Telekom, il maggiore operatore europeo, è sceso del 3% e quello di Vodafone del 5%.

In effetti, vanno evidenziati alcuni fattori che hanno agevolato la ‘rinascita’ degli operatori Usa: innanzitutto il fatto che i prezzi dei servizi mobili oltreoceano sono molto più cari che in Europa. Per fare un confronto, un piano tariffario mobile comprensivo di 400 minuti di chiamate e 2Gb di dati al mese, in Italia viene offerto da 3 al prezzo di 10 euro al mese. Negli Usa, Sprint Nextel lo fa pagare 35 dollari.
Un abbonamento 4G con 2Gb di dati, voce e messaggi illimitati oltreoceano costa 77 euro circa, in Francia ne cosa 40.
Negli Usa, inoltre, il digital divide mobile è molto più accentuato con gli investimenti concentrati nelle grandi città e le campagne poco o per niente collegate.

Ma resta il fatto che, se fino al 2010 il mercato nordamericano era molto in ritardo in termini di tasso di penetrazione, ora è indiscutibilmente in competizione con paesi notoriamente più evoluti come il Giappone e la Corea.
Questo perchè, spiega il direttore generale di Idate, Yves Gassot, “negli Stati Uniti esistono due mercati distinti: quello di ‘fascia alta’ – dominato da AT&T e Verizon Wireless – e quello delle prepagate e del low cost, in cui operano prevalentemente Sprint e T-Mobile. Il 4G è stata finora l’occasione per i due leader del mercato di rafforzare la loro posizione e di mantenere un Arpu molto elevato”.
Questo ha permesso alle due telco di crescere proprio nel momento in cui i mercati europei deflagrano sotto il peso del low cost.
Sottolinea ancora Gassot che il ‘quasi duopolio’ di AT&T e Verizon potrebbe subire qualche scossone dalla nuova ondata di consolidamento in atto sul mercato Usa: Sprint è stata acquisita dalla giapponese Softbank per oltre 20 miliardi di dollari e T-Mobile ha inglobato Metro PCS.
“E se il mercato americano diventa più competitivo, gioco forza i due operatori dovranno cercare nuovi canali di crescita all’estero”, prevede Gassot.

Nel mercato fisso, il paesaggio è differente, ma il risultato è lo stesso: la concorrenza è meno accentuata che in Europa. Il mercato è dominato dagli operatori via cavo come Comcast o Time Warner Cable, che hanno modernizzato le loro infrastrutture a colpi di miliardi di dollari e conquistato l’80% dei nuovi abbonati alla banda larga mobile. in questo contesto, le telco sono svantaggiate dal fatto che oltreoceano gli operatori via cavo sono già presenti sull’intero territorio nazionale e hanno pertanto una posizione privilegiata nell’offerta di servizi a banda larga.
Alla fine del 2012, Comcast, ad esempio, contava 19,3 milioni di abbonati contro gli 8,7 milioni di Verizon.
Sta di fatto che il mercato di internet fisso si riassume in un duopolio, anche se diverso in ciascun Stato, composto da un operatore via cavo e un operatore telefonico. E, quindi, i prezzi sono comunque alti.

In Europa, intanto, si discute del mercato unico digitale: la Commissione, su richiesta del Consiglio, sta lavorando a ‘misure concrete’ in questo senso, ma in molti evocano la possibilità che quella più importante per la realizzazione di questo progetto - la creazione di un regolatore unico con veri poteri – non sarebbe mai lasciata passare dagli Stati membri che non vogliono cedere altro potere decisionale a Bruxelles.
Alessandra Talarico

Violenza sulle donne: Le donne del PD presentato il disegno di legge...

 Le donne del PD hanno presentato il disegno di legge per la ratifica della Convenzione di Istanbul contro contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. La Convenzione è ,infatti, fondamentale per la prevenzione e il contrasto perchè definisce e punisce la violenza contro le donne basata sul genere, enfatizzando il catattere discriminatorio di ogni violenza che sia diretta contro una donna in quanto tale è istituisce un Gruppo internazionale di esperti indipendenti con l'incarico di monitorare l'attuazione del trattato da parte degli Stati aderenti.
Il contrasto al femminicidio e alle violenze contro le donne riguarda in modo particolare il nostro Paese infattiil 76% delle violenze avviene in Italia ad opera di ex patner, mariti, compagni o persone scnosciute.

01 aprile 2013

Delocalizzazioni: Natale Falà: ''Uniti si vince'' Io ci sono...

La democrazia è uno stato di cose molto complicato, faticoso, i suoi germogli vanno coltivati accuditi curati. L unità di intenti all'interno di una democrazia è cosa ancora più difficile e faticosa da raggiungere. Innanzitutto va condiviso fino in fondo l obbiettivo che serva a dare maggiore benessere sicurezza speranza e futuro a tutti coloro che lo intendono perseguire. Ogni passo ogni sospiro in avanti, anche se fatto in buona fede, non può essere che condiviso discusso limato ogni cosa può suscitare dubbi diffidenze che tutti devono evitare. Tutti noi commettiamo errori banali e meno banali che rischiano di mettere in discussione obbiettivi più grandi migliori di ognuno di noi. Prendere coscienza degli errori e farne esperienza comune condivisa è un arricchimento senza prezzo, un esperienza di crescita di gruppo che serve a rendere quel gruppo integro e forte, in una parola migliore. Un gruppo unito come quello che noi speriamo di ottenere non è detto riesca subito a nascere ed a perdurare nel tempo ma ognuno di noi oggi ha l obbligo morale di assisterlo di farlo crescere e di porre in essere tutte quelle azioni propedeutiche ad eliminare gli ostacoli che lo frappongono al successo. Io ci sono perché Uniti si vince! FLASH MOB NAZIONALE CONTRO LE DELOCALIZZAZIONI NOI TUTTI UNITI CI DOBBIAMO ESSERE!!!
Natale Falà
RSU Slc Cgil Catania Almaviva