12 aprile 2013

FASTWEB… un (altro) passo indietro

- COMUNICATO SINDACALE -
Ci risiamo..... Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E' di questi giorni la notizia che Fastweb ha deciso di dare l'ennesimo schiaffo a tutti i suoi lavoratori decidendo di assorbire l'aumento contrattuale del CCNL a tutti i dipendenti. "Fregandosene" di 13 mesi di trattativa, di due scioperi che hanno pesato sulle tasche dei lavoratori, compensando le loro erogazioni unilaterali a pioggia degli scorsi anni con i soldi che il Sindacato era riuscito ad ottenere.
Giustificando il tutto a seguito di una redditività, dei primi mesi dell'anno, che non ha portato i risultati preventivati.
Le Segreterie Nazionali ritengono inaccettabile l’atteggiamento di Fastweb che, a dispetto delle dichiarazioni al tavolo di istituire un percorso condiviso, si comporta esattamente come nel periodo pre-cessione: prima tutto bene, e poi…esternalizzazione di 700 lavoratori.
Un conto è la crisi e altro sono scelte manageriali sbagliate. In quest’ultimo caso scaricare sui lavoratori i minori profitti rappresenta il segnale di una Azienda che naviga a vista. Una situazione che preoccupa il Sindacato sia per la tenuta occupazionale sia per il perimetro aziendale ma che ne compromette anche le relazioni industriali. Fastweb, invece, pare tirare dritto verso la strada più semplice, colpire i più deboli. Una decisione che critichiamo aspramente e ci auguriamo venga ritirata.
Equità è una parola che nel nostro Paese è totalmente disattesa, Fastweb, anche con questa decisione, ne rappresenta un valido esempio.
Le Segreterie Nazionali richiedono, pertanto, un incontro urgente anche alla luce del mancato incontro sulla riorganizzazione precedentemente concordato sui tavoli relazionali. Ulteriori ritardi non potranno essere tollerati.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL UGL TELECOMUNICAZIONI




Via all'operazione Trasparenza: Compensi e redditi di politici e dirigenti dovranno essere pubblicati sui siti

I componenti degli organi di indirizzo politico dello Stato e degli enti locali, così come i dirigenti della pubblica amministrazione saranno obbligati a pubblicare la loro situazione patrimoniale, altrimenti potranno incorrere in sanzioni che vanno dai 500 ai 10.000 euro. È quanto prevede il decreto Trasparenza (decreto legislativo, il numero 33/2013) in vigore da qualche giorno, illustrato oggi dal ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi.

La mancata o incompleta comunicazione delle informazioni e dei dati concernenti "la situazione patrimoniale complessiva del titolare dell'incarico al momento dell'assunzione in carica - si legge nel testo - la titolarità di imprese, le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, nonchè tutti i compensi cui da diritto l'assunzione della carica, dà luogo a una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro a carico del responsabile della mancata comunicazione e il relativo provvedimento è pubblicato sul sito internet dell'amministrazione o organismo interessato".

Inoltre, viene introdotto l'obbligo di pubblicare la rendicontazione delle spese dei gruppi consiliari di regioni ed enti locali altrimenti è previsto "un taglio del 50% dei contributi al gruppo politico e l'obbligo di pubblicità ai cittadini", ha sottolineato Patroni Griffi.

Già in vigore, ha inoltre ricordato Patroni Griffi, "l'obbligo di pubblicità dei tempi medi di pagamento della Pa". Uno degli strumenti di monitoraggio già attivi, invece, è stato infine ricordato, è la "Bussola della trasparenza" che in tempo reale "consente di effettuare un'analisi a tappeto" di tipo quantitativo.

Fiat Pomigliano: operaio Fiom, ricomincio con il cuore a pezzi....

''Ricomincerò a lavorare dopo quasi quattro anni di cassa integrazione con il cuore a pezzi, pensando a tutti i lavoratori che stanno elemosinando per poter effettuare la rotazione tramite l'assistente sociale, per un posto che  spetta loro di diritto'': è quanto afferma uno dei
quattro lavoratori della Fiom, che oggi hanno completato il corso di formazione per poter effettuare la rotazione nello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco.
La rotazione durerà dalle 5 alle 12 settimane, così come previsto dall'ultimo accordo tra il Lingotto ed i sindacati (ad esclusione della Fiom). 
''Mi sento male - ha aggiunto il lavoratore - pensando a come stanno trattando i colleghi. Mi aspettavo che Fiat, d'accordo con gli altri sindacati, attuasse i contratti di solidarietà per dare la possibilità a tutti di portare un po' di pane a casa dopo tanto penare. Ed invece hanno creato le tre aree di lavoro, costringendo quasi 1.400 cassaintegrati a dividersi poche postazioni per poche settimane. E' inaccettabile. La Fiom - conclude - lotterà fino alla fine per far abolire queste aree e dare la possibilità a tutti di tornare a lavorare''.

Vodafone Comunicato Unitario con schema gestione assemblee

10 aprile 2012
Si è svolto, nelle giornate dell’8, 9 e 10 aprile, il confronto con i vertici di Vodafone sulla procedura di licenziamento di 700 lavoratori avviata dall’azienda in data 11 marzo 2013.
Il confronto si è misurato con un clima di difficoltà generale determinato dalla crisi economica, dalla riduzione del fatturato complessivo del settore telecomunicazioni e dal crollo delle tariffe determinato da una concorrenza scriteriata, tutti elementi che hanno inciso molto negativamente sui ricavi aziendali.
Viste le difficoltà del percorso negoziale, le Segreterie Nazionali unitamente al Coordinamento Nazionale presente alla trattativa, hanno deciso di approfondire i temi posti dall'azienda (esuberi e contenimento dei costi) e le proposte avanzate dal sindacato (mobilità volontaria, ricollocazioni, tutele occupazionali complessive e rilancio dell’azienda) per definire i contenuti di una possibile intesa.
L’incontro ha permesso di ribaltare l’impostazione aziendale, che si prefissava di poter estromettere dall’azienda 700 lavoratori giudicati in esubero e un taglio sul costo del lavoro che avrebbe colpito sostanzialmente le fasce più deboli dei lavoratori, imponendo, invece, soluzioni che permetterebbero ai lavoratori scelte consapevoli basate sull’elemento della volontarietà,
Il tutto garantendo il mantenimento del reddito e delle attuali sedi di lavoro.
La delicatezza dei temi in discussione ha portato le Segreterie Nazionali unitamente al Coordinamento Nazionale, a sospendere il confronto per avviare una campagna di assemblee con i lavoratori per richiedere il mandato a riprendere e, se ci saranno le condizioni, terminare il negoziato.
E’ evidente che, laddove ci fosse consenso sugli obiettivi perseguiti dal sindacato, l’accordo chiuderebbe la procedura di licenziamento aperta dall’azienda, attraverso una gestione non traumatica degli esuberi che prevede lo strumento della volontarietà, introducendo una garanzia sulla continuità occupazionale per chi non fosse interessato a uscire dall’azienda.
Inoltre, sarebbe fissato un periodo di tutela occupazionale che permetterebbe di traguardare il periodo più duro della crisi economica, che sta attraversando le economie mondiali e quella del nostro Paese in particolare, con la certezza di non doversi confrontare con cessioni di rami aziendali o nuove riduzioni di personale.
Per aiutare lo svolgimento delle assemblee è stato predisposto un documento, allegato al presente comunicato, che definisce le posizioni raggiunte dal confronto.
Esistono alcuni temi sui quali il confronto non ha consentito di individuare soluzioni condivise e, pertanto, all’eventuale ripresa del negoziato sarà necessario riaprire il dibattito con l’azienda per verificare se esistano le condizioni per raggiungere una intesa complessiva.
Non si tratta di punti secondari, anzi. Nel dettaglio:
•    Clausole Sociali: l’azienda ha offerto un periodo di 18 mesi nell’arco dei quali si asterrà dall’aprire procedure di licenziamenti o di cessione di rami aziendali. Si tratta di un periodo insufficiente che non consentirebbe di concludere positivamente il confronto.
•    Delocalizzazioni: L’azienda si è dichiarata indisponibile a individuare un percorso per riportare in Italia le attività gestite all’estero. E’ evidente che le dichiarazioni sulla strategicità del Customer potrebbero diventare reali solamente se ci fosse una prospettiva certa di investimento aziendale in tale direzione. Anche in questo caso la mancata soluzione del problema rappresenterebbe un ostacolo alla definizione dell’accordo.
•    PDR: inaccettabile il mancato pagamento del premio per l’anno 2012 ed eccessivo il taglio degli importi base per l’accordo del triennio 2013 – 2015.
Pertanto le assemblee andranno condotte condividendo con i lavoratori che su tali temi alla ripresa del confronto sarà necessario, per procedere alla sigla di un accordo, trovare punti di equilibrio significativamente migliori da quelli previsti dall’azienda.
Inoltre, sarà necessario introdurre modifiche al sistema di gestione della turistica, sulla base di quanto previsto dalla piattaforma di 2° livello, per migliorare la qualità della vita degli addetti al Customer.
Le assemblee, pertanto, dovranno pronunciarsi, entro il giorno 21 aprile p.v. per consentire l’eventuale ripresa del confronto per il giorno 22 aprile, conferendo il mandato alla sottoscrizione di un accordo i cui contenuti sono riportati nell’allegato e indicando le soluzioni possibili per i punti ancora non definiti dall’intesa.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Vodafone Comunicato confronto Procedura Mobilità
E’ proseguito, nelle giornate del 2, 3 e 4 aprile, il confronto con i vertici di Vodafone sulla procedura di mobilità avviata dall’azienda in data 11 marzo u.s..
Il confronto ha permesso di registrare alcuni avanzamenti, da parte aziendale, con una disponibilità a ritirare dal tavolo i trasferimenti per cercare soluzioni che garantiscano l’occupazione dei lavoratori interessati presso le attuali sedi di lavoro.
Inoltre, si sono approfonditi i temi posti dal sindacato, scaturiti dal coordinamento unitario del 22 marzo, e quelli presentati dall’azienda.
Il sindacato ha ribadito la necessità di trovare soluzioni che:
•    tutelino nel complesso gli attuali livelli occupazionali partendo da una puntuale individuazione dei profili professionali impattati dalla procedura;
•    definiscano un periodo temporale in cui Vodafone si impegni a non attivare nuove procedure di mobilità e/o di cessione di rami d’azienda;
•    prevedano un percorso per riportare in Italia le attività oggi gestite all’estero.
Inoltre, il coordinamento ha ribadito l’impercorribilità di alcune proposte aziendali (utilizzo delle pause, gestione unilaterale delle chiusure collettive, mancato pagamento del premio di risultato per l’anno fiscale 2012-2013) riproponendo la necessità di trovare soluzioni condivise che rispondano al requisito dell’equità.
Il sindacato ha ribadito che alla ripresa del confronto, prevista per i giorni 8 e 9 pp.vv., sarà necessario partire da una risposta puntuale sulle prospettive del personale che non intenda accedere a procedure di uscita volontarie, dal ritiro delle due annunciate procedure di cessione di ramo d’azienda (Frodi e Servizi Generali), nonché dalla strategia aziendale riguardante la “razionalizzazione” dei punti vendita Vodafone Gestioni.
Se tale condizione sarà rispettata, il confronto potrà entrare nel merito dei punti aperti, provando a costruire le basi per un’intesa che consenta di rilanciare l’azienda con un progetto condiviso dall’insieme dei lavoratori.
Sulle singole tematiche sarà, infine, necessario trovare un punto di equilibrio in grado di contemplare la richiesta aziendale di contenimento del costo del lavoro e i diritti e le tutele che oggi garantiscono il dipendente Vodafone. Tale risultato sarà possibile anche rivalutando i contenuti della piattaforma rivendicativa di rinnovo del 2° livello aziendale.
Laddove l’azienda continuasse a fornire risposte parziali e non risolutive, la delegazione trattante non potrà che prendere atto della volontà aziendale di non voler procedere verso un accordo e assumere le seguenti determinazioni per alzare il livello di scontro anche a partire dal coinvolgimento delle istituzioni.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Esodati, seconda tranche: istruzioni per l'uso

Poco più di un mese, fino al prossimo 21 maggio. E' il tempo che hanno a disposizione 55mila esodati italiani, per far pervenire all'Inps una domanda di tutela. Si tratta, nello specifico, della seconda tranche di lavoratori che hanno firmato negli anni scorsi un accordo per mettersi in mobilità e che, ancora oggi, rischiano di rimanere senza un impiego e senza la pensione, per effetto dell'ultima riforma previdenziale ideata dal ministro del welfare, Elsa Fornero.
Dopo aver salvaguardato un primo esercito di 65mila esodati, il governo ha poi deciso di “proteggere” un'altra tranche di 55mila persone, che potranno accedere al pensionamento con il vecchio regime precedente la riforma Fornero, entrata in vigore alla fine del 2011. Secondo le regole stabilite dall'esecutivo (con un decreto ad hoc pubblicato a gennaio), nella seconda platea di salvaguardati rientrano 4 diverse categorie di lavoratori:
-40mila persone che hanno firmato un accordo per ottenere la mobilità o la cassa integrazione straordinaria entro il la fine del 2011 anche se, alla data del 4 dicembre (cioè prima della riforma Fornero), l'ammortizzatore sociale non era stato ancora attivato
-7.400 lavoratori che, entro il 4 dicembre, hanno ricevuto l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria dei contributi e che maturano il diritto al pensionamento (con le vecchie regole pre-riforma) entro il 31 dicembre 2014
-1.600 esodati a carico dei Fondi di Solidarietà
-Altri 6mila lavoratori che hanno firmato degli accordi collettivi o individuali per mettersi in mobilità secondo le disposizioni della legge n. 14 del 2012 (decreto milleproroghe).
Per quest'ultima categoria di esodati, le domande di tutela dovranno appunto essere presentate entro e non oltre il 21 maggio 2013, presso le Direzioni Territoriali del Lavoro (Dtl) competenti, cioè quelle in cui è stato siglato l’accordo per la mobilità o (in assenza di quest’ultimo) quelle della zona in cui risiede il lavoratore esodato. Nello svolgimento delle pratiche, ovviamente, i lavoratori possono farsi assistere dal Patronato di un’associazione sindacale.
Una volta esaminati i documenti (in un arco di tempo che rimane purtroppo ancora incerto), l’Inps comunicherà a lavoratore l’accoglimento o l’eventuale rifiuto della domanda. In caso di rigetto, i diretti interessati avranno 30 giorni di tempo per presentare un ricorso.
di Andrea Telara

11 aprile 2013

Telecom, mandato a Bernabè per trattare. Si separerà la rete

Il Cda di Telecom Italia ha dato via libera ai negoziati con 3 Italia. Dopo sei ore di riunione il consiglio di amministrazione, ha affidato a un comitato interno la verifica "in tempi ristretti dell'interesse della società alla prosecuzione del percorso", si legge in una nota. Il comitato sarà formato dal presidente Franco Bernabè, da Luigi Zingales (indipendente), da Elio Catania, Gabriele Galateri e Julio Linares.

"Il management ha riferito dei contatti preliminari intervenuti con 3 Italia e il suo azionista di controllo Hutchison Whampoa relativi a un percorso di integrazione di 3 Italia in Telecom Italia -si legge nella nota - eventualmente mediante conferimento o fusione per incorporazione, che il gruppo Hutchison Whampoa ha condizionato, tra l’altro, all’acquisizione di un’ulteriore quota azionaria in Telecom Italia, tale da farne l’azionista di riferimento della società. Il Cda ha inoltre deliberato di dare mandato al management di definire il percorso operativo di fattibilità per la separazione della rete di accesso. Telecom Italia chiude in positivo in Piazza Affari.: i  titoli della compagnia telefonica hanno guadagnato l'1,74% a 0,61 euro.

In generale gli analisti sono convinti del fatto che l'operazione apporterebbe a Telecom benefici dal punto di vista industriale, anche se devono essere valutati con attenzione i termini dell'operazione e gli impedimenti che si potrebbero presentare a livello politico. Equita Sim ritiene che "il newsflow di brevissimo termine dovrebbe essere positivo, in quanto l'impatto sui numeri e soprattutto sulla valutazione di Telecom secondo noi sarebbe molto buono, alle condizioni indicate in questi giorni dalla stampa, mentre i problemi principali dell'operazione - governance e authority - si presenteranno solo in seguito". Su Telecom il rating è hold, con target price a 0,78 euro.

Anche per gli esperti di Kepler "l'operazione avrebbe senso se il prezzo di acquisizione - la stampa riporta a 2 mld euro di enterprice value, ovvero a un multiplo sull'Ebitda 2012 pari a 7,6 volte - fosse ampiamente giustificato dalle sinergie, dai potenziali benefici fiscali e dal miglioramento della competitività". Gli analisti specificano poi che "il deal potrebbe rappresentare un punto di svolta per Telecom Italia  se l'accordo includerà, tra l'altro, l'acquisto da parte di Hutchison Whampoa delle azioni possedute da Telco" con una separazione del network come secondo step.  Kepler spiega però che "qualsiasi operazione che coinvolge Telecom e Telco richiederebbe il supporto politico e da questo punto di vista al momento l'Italia non offre visibilità".
di Federica Meta

Telecom: Comunicato nuova turnistica dei reparti Aso\Asa.

COMUNICATO
Il giorno 8 aprile si è svolto l’incontro fra una commissione tecnica di parte sindacale ed i rappresentanti della linea operativa di Telecom Italia sulla nuova turnistica dei reparti Aso\Asa. La parte sindacale ha espresso i principali punti di criticità sui quali era disponibile ad un confronto approfondito:
Reintroduzione delle flessibilità in ingresso;
Durata della pausa pranzo (con facoltà del lavoratore di deciderne la durata);
Turni “11‐19.30” e “12.22‐20”;
Diminuzione del presidio di sabato;
Riduzione delle notti;
Percentuali ferie.
Da parte aziendale, nonostante la chiara volontà sindacale di ricercare un accordo sostenibile, si è registrata una chiusura praticamente su tutti i temi, confondendo, evidentemente, un mero aggravio delle condizioni di lavoro con la legittima e condivisa
volontà di ricercare una organizzazione del lavoro capace di coniugare qualità del servizio e sostenibilità dei turni di lavoro.
A questo sindacato non sfugge l’importanza del servizio di assistenza tecnica in un ottica di mantenimento e fidelizzazione della base clienti dell’azienda ed, infatti, ha ricercato, sino all’ultimo, un confronto che potesse dare risposte operative.
Evidentemente l’azienda ritiene più importante dare la precedenza all’inasprimento dell’organizzazione del lavoro a prescindere dalla effettiva utilità di tutte le misure scelte, scegliendo così una partenza unilaterale e non condivisa.
A questo punto il momento del confronto lascia il passo a quello della mobilitazione.
Come strutture nazionali apriamo le procedure di raffreddamento a complemento di quelle già aperte in diversi territori e continueremo la consultazione assembleare dei lavoratori interessati per decidere insieme il percorso vertenziale da intraprendere. Sia l’azienda ora a dire, una volta per tutte, se vuole un confronto serio o se, come sembra, deciderà di provare a partire senza ascoltare la voce dei propri lavoratori che, è bene ripeterlo, non stanno dicendo di non voler cambiare organizzazione del lavoro ma, forse dall’alto di una conoscenza reale di quel mondo, stanno provando a suggerire soluzioni realistiche, serie e sostenibili.
Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL, UILCOM‐UIL

Procedure di raffreddamento
OGGETTO: Procedure di raffreddamento ai sensi delle Leggi 146/90 e 83/2000 ed in base all’art. 4 della delibera di modifica della Regolamentazione Provvisoria adottata dalla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Seduta del 15 novembre 2007).
MOTIVAZIONI: Turnistica e Organizzazione del Lavoro in ambito ASO/ASA (Assurance Service Operations).
Con la presente si intende avviare le procedure di legge per la proclamazione dello stato di agitazione e le iniziative di sciopero a sostegno della vertenza in oggetto. La presente procedura riguarda le regioni: Piemonte, Liguria, Lombardia, Lazio, Campania, Calabria e Basilicata.
A tal fine si richiede l’incontro previsto dalle procedure in oggetto.
Distinti saluti.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL

10 aprile 2013

Slc Cgil Catania: Attivo unitario TLC 17 aprile 2013

- Attivo unitario TLC -
Cari Compagni,
giorno 17 Aprile 2013 alle ore 10.00  presso la Camera del Lavoro di Catania è convocato un attivo delle telecomunicazione alla presenza del Coordinatore Nazionale Tlc Slc CGIL Riccardo Saccone e del Segretario Confederale CGIL Catania Giovanni Pistorio.
 L'attivo sarà un momento di discussione e proposte rispetto alla situazione del settore.
Ovviamente l'invito è per tutto il gruppo dirigente Slc Catania, rsu ed Rsa e coordinamenti delle aziende di Tlc. Data l'importanza della riunione vi raccomando la massima puntualità e presenza.
Fraterni Saluti
Davide Foti
Segretario Generale Slc CGIL Catania 

Telecom Italia: dossier fusione con 3Italia, ora la palla passa ai Cda di Telco e del gruppo tlc

Inizia oggi la due giorni di consigli che dovranno valutare l´ipotesi di fusione tra Telecom Italia e 3Italia. In giornata si riunisce il Cda di Telco, la holding che controlla l´ex monopolista delle telecomunicazioni, che ieri sera ha fatto sapere di "non aver avuto alcun contatto, neppure informale, con il gruppo Hutchinson Whampoa o con Telecom Italia e che non sono stati ricevuti o scambiati documenti sul tema in oggetto".

I soci di Telco (Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa) si riuniranno oggi anche per discutere del prestito da 1,6 miliardi di euro che è in scadenza, ma senza dubbio sul tavolo ci sarà anche il tema dominante delle ultime settimane ovvero i contatti tra Telecom Italia e il colosso cinese di Li Ka-Shing.

Ieri il tema della fusione tra Telecom e il quarto operatore italiano di telefonia mobile si è
improvvisamente scaldato in scia alle indiscrezioni riportate da Il Messaggero. Secondo il quotidiano romano Hutchinson Wampoa sarebbe pronta a rilevare il 29,9% di Telecom Italia come parte dell´operazione che porterebbe all´integrazione tra il gruppo di Franco Bernabè e 3Italia. Hutchinson Wampoa potrebbe comprare azioni Telecom Italia dalla holding Telco o dalla Findim della famiglia Fossati ad un prezzo non superiore a 1,2 euro per azione.

Il prezzo riportato da Il Messaggero è sostanzialmente il doppio rispetto agli attuali valori di Borsa di Telecom Italia ed è il valore delle azioni in carico ai soci Telco (Telefonica, Generali, Intesa SanPaolo e Mediobanca). A Piazza Affari ieri i rumor avevano spinto il titolo Telecom Italia che ha archiviato la seduta con un balzo di quasi 4 punti percentuali. Oggi l´azione tira però il freno mostrando una flessione dell'1,70% a 0,585 euro.

In vista del board di Telco ieri Telefonica ha fatto sapere attraverso un portavoce che l´investimento nella holding è di natura industriale e di lunga durata. Domani la palla passerà al Consiglio di amministrazione di Telecom Italia, che dovrà studiare le prossime mosse dopo aver confermato i contatti preliminari non vincolanti con la cinese Hutchinson Wampoa.

Call center scadenti: Agcom multa Telecom, Fastweb, Vodafone e Tiscali

ROMA - L'Agcom multa telecom Italia per 174mila euro per il mancato raggiungimento degli obiettivi di alcuni standard minimi di qualità previsti in una delibera del 2011 riguardo ai tempi di risposta dei call center. In particolare secondo l'Agcom, i risultati conseguiti da Telecom Italia «evidenziano un'oggettiva compressione del diritto dell'utenza di ricevere una rapida e valida risposta alle proprie legittime aspettative attinenti alla tracciabilità e risoluzione dei reclami inoltrati al gestore, rivelando non solo il mancato rispetto degli standard minimi di qualità richiesti per l'anno 2011, ma anche il netto peggioramento della qualità del servizio in questione rispetto ai livelli raggiunti nel corso dell'anno precedente».

Servizio scadente. L'Autorità nota inoltre che Telecom Italia «non ha neppure mantenuto le medesime performance riscontrate nell'anno 2010, rispetto al quale, per gli indicatori 'Tempo medio di risposta dell'operatore alle chiamate entranti' e 'Percentuale di chiamate entranti in cui il tempo di risposta dell'operatore è inferiore a 20 secondi' si erano registrati risultati pari, rispettivamente, a 69 secondi e 46,7 per cento». Dunque l'Agcom parla di «evidente scadimento della qualità dei servizi offerti, prima ancora che del mancato rispetto degli obiettivi prefissati».

Multate anche Vodafone, Tiscali e Fastweb. L'Agcom ha multato anche Vodafone, Tiscali e Fastweb per violazione degli standard minimi di qualità nel 2011 per complessivi 290mila euro. Vodafone è stata multata per 58mila euro in quanto, relativamente al call center di rete fissa, non ha conseguito lo standard minimo di qualità di 70 secondi previsto per il 'Tempo di navigazione', cioè l'intervallo di tempo tra il momento in cui viene completata la selezione del numero del servizio telefonico di contatto e quello in cui può essere selezionata dall'utente che chiama la scelta che consente di parlare con un addetto, per presentare un reclamo. Vodafone, in questo campo, ha registrato un risultato pari a 93 secondi. Tiscali è invece stata sanzionata per 116mila euro; secondo l'Agcom la società fondata da Renato Soru non ha conseguito nel 2011, lo standard minimo di qualità richiesto in relazione agli indicatori 'Tempo medio di risposta dell'operatore alle chiamate entranti', per il quale il risultato è stato pari a 323 secondi, e alla 'Percentuale di chiamate entranti in cui il tempo di risposta dell'operatore è inferiore a 20 secondi', per il quale il risultato è stato pari al 18%, e quindi non in linea con gli obiettivi fissati rispettivamente, in 70 secondi e 45 per cento. Anche Fastweb è stata multata per 116mila euro. Secondo l'Autorità presieduta da Marcello Cardani, «è stato leso il diritto degli utenti di usufruire, in maniera rapida ed efficace, dei servizi telefonici di contatto messi a disposizione dalla società Fastweb provocando oggettive difficoltà nel reperire informazioni, ricevere assistenza ed inoltrare reclami».
gazzettino.it

Cgil, Cisl e Uil in piazza il 16 aprile: finanziare gli ammortizzatori

Martedì 16 aprile Cgil, Cisl e Uil scendono in piazza a Roma. Appuntamento alle 9.30 a piazza Montecitorio, dove i sindacati confederali terranno un sit-in "per rivendicare adeguati finanziamenti per gli ammortizzatori sociali in deroga".

Le Confederazioni hanno diffuso un volantino unitario: "La crisi sta peggiorando - spiegano -, e le condizioni delle persone che lavorano stanno diventando insostenibili. Alla crisi sta per aggiungersi un ulteriore dramma: le risorse per finanziare gli ammortizzatori in deroga stanno per finire. La legge di stabilità per il 2013, infatti, ha stanziato risorse palesemente insufficienti".

Bisogna intervenire subito, dunque. "Tra poche settimane in alcune Regioni non sarà più possibile sostenere il reddito di chi ancora ha un lavoro ma opera in un'impresa in crisi, e neppure per chi è già stato licenziato. Si tratta di almeno 350mila-400mila persone che rischiano di restare senza reddito nei prossimi mesi, e in qualche caso si è già arrivati al termine delle prestazioni assicurate dalle risorse fin qui stanziate". Secondo i sindacati "questo disastro deve essere evitato".

Il Governo in carica e il nuovo Parlamento - quindi - "hanno l'obbligo morale, prima ancora che politico, di scongiurare questa ulteriore catastrofe. Si devono almeno trovare le risorse per coprire l'anno in corso. Così come si sono trovati, giustamente, i soldi per i crediti vantati dalle imprese verso la Pubblica Amministrazione, si devono trovare i soldi per garantire continuità di reddito a chi è in Cig o è stato già licenziato".

Serve almeno un miliardo di euro, una cifra non impossibile da trovare. Per questo Cgil, Cisl e Uil "chiedono al Governo di istituire entro aprile una cabina di crisi presso la presidenza del Consiglio per  condividere l'entità della cifra da stanziare, in modo da sottoporla senza indugio al Parlamento, e chiedono ai gruppi parlamentari presenti nel nuovo Parlamento di sostenere questa giusta richiesta. Al contempo la cabina di crisi - concludono - potrà utilmente elaborare previsioni per le risorse necessarie per gli anni prossimi, al fine di evitare il ripetersi dei drammi attuali".

Telecom Comunicato su comportamento aziendale accordo 27 aprile 2013

In questi giorni Telecom sta procedendo, come deciso con gli accordi sottoscritti lo scorso 27 marzo, alla consegna delle lettere di messa in mobilità a quei dipendenti che hanno raggiunto i requisiti per andare in pensione con le regole in vigore al 31 dicembre 2011.
Purtroppo ci corre l’obbligo di constatare come l’unico elemento non previsto dagli accordi, ovvero il modo di procedere operativamente sui territori, tutto in capo a Telecom ed ai suoi dirigenti stia dimostrando un elevato grado di inciviltà e di scarsa
attenzione verso dipendenti che per decenni hanno dedicato il loro tempo a far funzionare Telecom, spesso nonostante l’azienda stessa!
Non vorremmo dover arrivare un giorno a dover immaginare di scrivere accordi con postille “comportamentali” che possano evitare il ripetersi di scene orribili come quelle alle quali hanno assistito nelle scorse ore lavoratori di diverse sedi aziendali
sul territorio: donne e uomini con decenni di anzianità aziendale allontanati dal proprio posto di lavoro come intrusi, costretti a consegnare alla sicurezza il proprio tesserino ed accompagnati alla porta neanche fossero stati sorpresi a commettere atti illegali!
Licenziare una persona non è mai, e mai dovrà diventarlo, un atto semplice e non doloroso. Farlo con civiltà, con rispetto della dignità della persona, questo lo si può e lo si deve fare!
Su questioni come queste non c’è un problema di forma, c’è un problema grave di credibilità e civiltà!
E grave che, dopo il primo episodio opportunamente segnalato, il management di Telecom non abbia posto rimedio immediatamente impedendo che episodi simili si ripetessero. Delle due l’una: o siamo dinanzi ad un gruppo dirigente che ritiene normali simili comportamenti oppure, non si sa cosa sia più grave, abbiamo a che fare con un management che non ha la forza di impedire che i propri quadri intermedi si comportino in questo modo.
Con la stessa forza e convinzione con la quale abbiamo lavorato per raggiungere le intese di marzo, convinti di aver lavorato per tutelare la tenuta complessiva del gruppo e, soprattutto, dell’occupazione, diciamo oggi che tali comportamenti non fanno onore a chi li ha messi in atto e all’azienda ma, soprattutto, non corrispondono minimamente allo spirito con il quale quegli accordi sono stati stipulati.
Da parte nostra non possiamo che esprimere a quelle donne e uomini che hanno subito queste offese tutta la nostra costernazione. Sarebbe opportuno che l’azienda facesse altrettanto, magari formulando scuse ufficiali, e che si impegnasse a che simili episodi di arroganza e mancanza di rispetto non abbiano più a ripetersi.
SEGRETERIA NAZIONALE SLC-CGIL

Almaviva: Lettera aperta a Giorgio Napolitano

“Ill.mo Signor Presidente della Repubblica a scriverle sono i lavoratori di Almaviva Contact S.p.A, distintamente dalle sedi di Catania, Palermo, Napoli e Roma. Almaviva Contact Spa è una società che offre sul mercato servizi di Customer Relationship Management nel settore Telco, Media e Utilities; si propone come partner per le attività di Business Process Outsourcing.

Ci rivolgiamo alla S.V. Ill.ma in qualità di massimo rappresentate del popolo italiano nella speranza di ricevere risposta scritta sulla problematica denominata “delocalizzazione”. È da ritenersi delocalizzata un’attività di call-center “qualora le commesse acquisite da una azienda con sede legale in Italia e già avviate nel territorio nazionale siano trasferite – prima della naturale scadenza del relativo contratto – a personale operante all’estero, sia attraverso la successiva apertura di nuove filiali fuori dal territorio nazionale, sia attraverso un meccanismo di subappalto”, giusta richiamo alla circolare n° 14/2013 prot. 37/ 0005914 Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Orbene, alla luce di quanto anzi detto chiediamo alla S.V. di indirizzare, anche grazie a questo contributo, i Saggi che presto dovranno discutere di tematiche politico-sociali, per far sì che possano essere realizzati interventi legislativi rispettosi dei principi di cui agli art. 2,3 della Costituzione, molto spesso in questi ultimi tempi dimenticati, in nome di una libertà d’impresa. Frequentemente si ricerca l’ottimo economico a scapito di quello sociale, eppure non sarebbe difficile debellare questo male, tutto questo Ill.mo Sig. Presidente non è più tollerabile, non è più ragionevole.

Gli operatori dei call centers siamo noi.

Alcuni di noi sono laureati, altri invece stanno terminando, altri ancora mantengono le proprie famiglie, proprio con questo lavoro. Non abbiam voluto dimenticare la nostra Repubblica, non siamo andati via, siamo noi quel popolo che oggi le scrive e le chiede aiuto. Aiuto per far sì che nel prossimo futuro ci siano regole chiare per chi usufruisce di incentivi statali per l’attività d’impresa e decide di delocalizzare; aiuto per far sì che possano essere fermati questi fenomeni di dumping nazionale e internazionale; aiuto affinché possa essere tutelata la privacy; aiuto affinché venga fatto salvo il diritto di ogni individuo a poter condurre un’esistenza libera e dignitosa.

La delocalizzazione sta depauperando la nostra Repubblica ed in particolare quelle condotte attuate dalle grosse società multinazionali committenti, che con mente certosina realizzano i loro ricavi dimenticando le bombe sociali e le varie ricadute correlate che genera questo modus operandi. Condotta che ad oggi ha portato all’aumento degli ammortizzatori sociali con ovvie ricadute sul Pil, all’aumento del tasso di disoccupazione, all’aumento del disagio sociale, in due parole: alla “crisi attuale”. Questa crisi possiamo vincerla insieme, Uniti si Vince il grido forte che parte da Catania, Palermo, Napoli e Roma e noi vogliamo esserlo con la nostra Repubblica.

Le chiediamo Ill.mo Sig. Presidente un suo gesto un suo interessamento a tutta questa problematica. Certi di un suo interessamento le porgiamo i più distinti saluti e la preghiamo di voler accogliere a nome di tutti i sottoscrittori i sensi della più profonda stima nei Suoi confronti e dell’Istituzione che rappresenta.”

 Isabella Cassibba e Stefano Zappalà
della SLC Cgil Catania

Telefonica pronta a uscire da Telecom Italia

Telefonica sarebbe pronta ad uscire dal capitale di Telecom Italia in caso di integrazione con 3 Italia. Stando a quanto riportato a Bloomberg, la compagnia spagnola punterebbe a vendere il 10,5% detenuto in Telco. Nessuna decisione ufficiale è stata comunque presa a Madrid ma - spiegano fonti vicine alla vicenda - Telefonica "sarebbe riluttante a un accordo che potrebbe portare a ulteriori perdite". Oggi Telco è valutata circa 1,2 miliardi di euro. Telefonica  non commenta i rumors su una possibile vendita delle sua partecipazione indiretta in Telecom ma un portavoce ribadisce che l'investimento in Telco ''è di natura industriale e non finanziaria e di lunga durata''.

Intanto i soci di Telco, secondo quanto si apprende in ambienti finanziari, sarebbero per altro alla finestra aspettando di avere indicazioni più precise sul progetto di integrazione tra le attività di Telecom e Hutchison Whampoa, dossier che sarà sul tavolo del consiglio di amministrazione di Telecom giovedì prossimo.

Hutchison Whampoa vuole la maggioranza relativa di Telecom Italia, nell'ambito del progetto di integrazione fra Telecom e 3 Italia. Nella proposta di memorandum of understanding - riportata dal Messaggero - inviata da Li Ka Shing, patron del colosso asiatico, al presidente Franco Bernabé, si suggerisce un'operazione più complessa che porti al conferimento di 3 Italia in Telecom ad un valore da definire, ma anche il passaggio della maggioranza relativa di Telecom stessa ad Hutchison Whampoa. Tramite gli advisor finanziari di Goldman Sachs, prosegue il quotidiano, Li Ka Shing avrebbe fatto sapere che Hutchison Whampoa sarebbe disponibile a comprare per cassa un quantitativo di azioni per salire fino al 29,9% del capitale del gruppo, appena sotto la soglia dell'Opa.

La proposta asiatica si fermerebbe però a 1,2 euro per ciascuna azione, cioè al valore di carico dei titoli da parte di Telco. Potrebbe quindi acquistare i titoli da Telco, ma anche sul mercato o da Findim. Bernabè parlerà del dossier al Cda previsto per giovedì mattina, illustrerà  vantaggi industriali e rischi di una collaborazione. Poi la parola spetterà agli azionisti.

Telecom da parte sua ribadisce quanto già precisato lo scorso 5 Aprile, ovvero che "tra la società e il Gruppo Hutchison Whampoa sono in corso contatti preliminari non vincolanti, volti a verificare la fattibilità di un percorso di integrazione".

"Il tema - puntualizza la nota - sarà esaminato nella riunione consiliare convocata per il prossimo giovedì 11 Aprile, al termine della quale si procederà alla diffusione di un comunicato al mercato, come da normative applicabili". In Borsa,  il titolo Telecom ha guadagnato oggi il 3,8% a 0,59 euro.

Secondo gli analisti di Intermonte "se confermata, sarebbe un'ottima notizia per i soci di Telco, che sono Generali con il 30,4%, Intesa Sanpaolo con l'11,6% e Mediobanca con l'11,6%".  "Gli attuali valori di carico a 1,2 euro per azione a fine 2012 assegnano alla quota di Generali un valore di 282 mln euro, mentre le quote di Intesa Sanpaolo e Mediobanca valgono 107 mln euro - spiegano - Questa ipotesi sarebbe pertanto positiva per gli azionisti italiani di Telecom, anche se resta difficile credere che Hutchison paghi 1,2 euro le stesse azioni che potrebbe comprare sul mercato a meno della metà".

Secondo Niccolò Pini gestore azionario di B.Ifigest un eventuale matrimonio tra Telecom Italia e Hutchison Whampoa "potrebbe dare il via a un effetto domino a livello europeo, sulla scia di quanto gà' avvenuto in America". "Visto il forte debito dell'azienda e l'andamento del titolo, sarebbe una grande boccata d'ossigeno per tutti i soci Telco, a iniziare dagli azionisti bancari (Mediobanca e Intesa Sanpaolo, ndr) che infatti oggi si stanno apprezzando piu' per questo che per l'andamento degli spread", spiega Pini.

08 aprile 2013

A maggio prima rata Tares con importi pari a Tarsu-Tia, a dicembre l'aumento di 30 cent per metro quadrato

Rinviata al conguaglio la "stangata" del tributo sui rifiuti con una media di 80 euro in più a famiglia. Pagamenti scadenzati dai Comuni Non cambia rispetto al passato l'importo delle prime due rate del tributo per la raccolta dei rifiuti, ma la "stangata" è solo rimandata al conguaglio di fine anno. Via libera alla Tares "soft", ma anticipata a maggio, mentre il pagamento della maggiorazione di 0,30 euro per metro quadrato risulta rinviato all'ultima rata dell'imposta. E saranno i Comuni a scadenzare i versamenti, a patto che la delibera sia adottata con almeno un mese di anticipo rispetto al giorno indicato per saldare. Lo stabilisce il Consiglio dei ministri, nella riunione di sabato 5 aprile (a mercati finanziaria chiusi), mentre domani sarà la volta della discussione al Senato sulle mozioni in materia. Secondo i calcoli della Uil politiche territoriali il nuovo balzello imporrà alle famiglie italiane un esborso di 80 euro in più rispetto al passato, arrivando a quota 305 euro.

Due criticità
Palazzo Chigi approva ciò che era stato annunciato nei giorni scorsi dopo l'incontro con l'associazione nazionale dei Comuni italiani, superando un lungo stallo sulle modalità d'introduzione e pagamento del nuovo prelievo. «Per il 2013 - spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà - resta in piedi il meccanismo della Tarsu (o della Tia, ndr) per le prime due rate. Si pagherà quanto l'anno scorso e non ci saranno sorprese. Sull'ultima rata ci potrà essere un conguaglio». La differenza, ha spiegato l'Anci, finirà direttamente nelle casse dello Stato. La partenza della Tares resta prevista a maggio nel quadro operativo fissato dall'articolo 14 del decreto legge 201/11. E dovrebbe scattare a settembre l'altra scadenza di pagamento, oltre maggio e dicembre. L'intervento del Governo, fa capire il sottosegretario Catricalà, punta a risolvere le due criticità segnalate sul tributo: una era relativa alla modulazione del pagamento, con una rateizzazione che metteva in difficoltà i contribuenti e non corrispondeva alle esigenze delle amministrazioni e l'altra riguardava le difficoltà nello stabilire l'ammontare della rata perché doveva essere calcolata dal contribuente. Ora a Palazzo Chigi contano di aver risolto il problema.

Chi e che cosa
Vale la pena di ricordare come funziona il prelievo. L'applicazione scatta con il possesso, l'occupazione o la detenzione di locali o di aree scoperte, a qualunque titolo e anche di fatto. E ciò a qualsiasi uso siano adibiti gli immobili: rileva soltanto che producano rifiuti. Per le utenze domestiche risulta imponibile la superficie calpestabile dei locali e delle altre aree assimilate, escluse quelle scoperte pertinenziali o accessorie: balconi e terrazze, posti auto scoperti, cortili, giardini e parchi. Sono esenti le aree comuni condominali: androni, scale, ascensori, stenditoi o locali di servizio; in caso di utilizzo esclusivo è l'occupante o il conduttore a dover pagare il balzello. Nelle «aree scoperte» rientrano tettoie, parcheggi, campeggi, dancing e cinema all'aperto. La maggiorazione di 30 cent a metro quadrato, che ciascun Consiglio comunale può portare a 0,40, commisurandola al tipo e all'ubicazione dell'immobile, deve coprire il costo di altri servizi gestiti dalle amministrazioni, dall'illuminazione pubblica all'anagrafe fino alla polizia locale.

Enti e liquidità
Soddisfatto del decreto il presidente dell'Anci Graziano Delrio, il quale al termine della riunione con il Governo ha sottolineato che in questo modo si è evitato «un deficit di liquidità che avrebbe creato grossi problemi alle imprese locali della raccolta rifiuti». Amministratori locali e imprese del settore dell'igiene ambientale erano pronti a scendere in piazza se non fosse arrivata l'anticipazione del pagamento del tributo. Soddisfatta del rinvio anche Federambiente, che riunisce le imprese pubbliche del settore igiene ambientale. «Ciò consentirà a enti locali e imprese - spiega il presidente Daniele Fortini - di ristabilire i flussi di cassa bloccati da gennaio, far fronte agli impegni con dipendenti e fornitori e scongiurare il paventato rischio di blocco dalla raccolta dei rifiuti urbani». Il regime transitorio aiuterà a elaborare un modello organico di finanziamento della gestione del servizio di raccolta. Staremo a vedere.
di Dario Ferrara



Zero Zero Zero, il nuovo libro-decumento di Roberto-Saviano.

E' arrivato in libreria il 5 di aprile, ma se ne parla già da un po’ e le prenotazioni aumentano giorno dopo giorno: parliamo di Zero Zero Zero: il nuovo libro di Roberto Saviano, (edito da Feltrinelli) un saggio dedicato alla merce più usata, trafficata, del nostro tempo: la cocaina. Così, dopo aver indagato in Gomorra i menadri della camorra, e la criminalità di casa nostra in Vieni via con me, Saviano compie un viaggio che va dal Messico all’America passando dalla Russia all’Africa e approdando in Europa, incontrando e svelando regole di un capitalismo criminale dilagante che va raccontato e indagato.
In attesa di leggere il nuovo docu-libro di Saviano ve ne proponiamo un brevissimo stralcio:
"La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa... Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capoufficio... Se non è lui, è l’infermiera che sta cambiando il catetere di tuo nonno e la coca le fa sembrare tutto più leggero, persino le notti. Se non è lei, è l’imbianchino che sta ritinteggiando la stanza della tua ragazza, che ha iniziato per curiosità e poi si è trovato a fare debiti. Chi la usa è lì con te. La usa il portiere del tuo palazzo, ma se non la usa lui allora la sta usando la professoressa che dà ripetizioni ai tuoi figli... Il sindaco da cui sei andato a cena. Il costruttore della casa in cui vivi, lo scrittore che leggi prima di dormire... Ma se, pensandoci bene, ritieni che nessuna di queste persone possa tirare cocaina, o sei incapace di vedere o stai mentendo. Oppure sei, semplicemente, la persona che ne fa uso... "

Delocalizzare... illimitatamente

lunedì 8 aprile, alle ore 18, al circolo città futura, via gargano 37 (viale libertà pressi inps) catania incontro pubblico di solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori dei call center in lotta contro le delocalizzazioni e la precarietà interviene Davide Foti, Segretario Slc-Cgil
Il fenomeno della delocalizzazione è la scelta di numerose imprese (fabbriche, impianti e call center) che trasferiscono la loro produzione dal territorio nazionale in altri paesi, dove il costo del lavoro è più basso, diminuendo le opportunità di lavoro per i cittadini italiani. Molti gestori telefonici e non solo si stanno affidando ad alcuni call center all’estero, fomentando la disoccupazione in Italia, soprattutto quella giovanile.
Con tutto il rispetto per la professionalità dei lavoratori stranieri, resta inconcepibile che il consumatore italiano per cercare di avere informazione o assistenza debba interloquire con un consulente che non conosce bene la lingua italiana. In più chi lavora in un call center ha la possibilità di leggere informazioni, dati molti sensibili: in Italia, bene o male, c’è una legge comunque adeguata, cosa che invece all’estero non esiste.
Un esempio delicatissimo sono i dati della carta di credito di un abbonato che paga l’abbonamento regolarmente tramite addebito bancario. Portando questi dati sensibili ad aziende estere, come si farà a denunciare il furto d’identità o addirittura la clonazione della propria carta di credito? Si mettono a rischio conti correnti bancari, carte di credito, codici fiscali e documenti di identificazione dati personali.
NOTA DI REDAZIONE:
Nella foto il Segretario Generale della Slc Cgil Catania Davide Foti

Rimborsi delle bollette a chi rimane senza lavoro

Un contratto di fornitura luce e gas offre ai clienti in caso di perdita del posto di lavoro un'assistenza legale e il rimborso delle bollette fino a otto mensilità.
A lanciarlo sul mercato è Flyenergia, società del gruppo Energetic Source specializzata nella fornitura di energia elettrica e gas a privati e piccole imprese, che ha stretto un accordo con D.A.S., compagnia del gruppo Generali specializzata nella tutela legale.
Della copertura assicurativa fornita da D.A.S, potranno usufruire i clienti che sottoscriveranno un contratto per la fornitura di luce & gas "dual fuel".
L'offerta di energia elettrica e gas di Flyenergia prevede prezzo fisso e invariabile per 12 mesi, la possibilità di un ulteriore sconto per una eventuale sottoscrizione "dual fuel" (luce & gas), nessun deposito cauzionale in caso sottoscrizione Rid, accesso gratuito ai servizi accessibili via web (Fly-Online) e possibilità di fatturazione elettronica.
zeusnews.it

Susanna Camusso: A giugno, senza nuovi finanziamenti, la cassa integrazione rischia il collasso

Nell'immediato vanno salvati "i posti che ci sono con la proroga della cassa integrazione" che scade a giugno e per la quale serve "circa un miliardo". In seconda battuta servono "provvedimenti che premino le aziende che danno lavoro. Se lo Stato non riesce a pagare tutti i crediti verso le imprese, deve privilegiare quelle a maggiore intensità di lavoro. Per lo stesso motivo bisogna abolire la quota dell'Irap che tassa le aziende in base al numero dei dipendenti". Sono i punti per il rilancio del lavoro avanzati dalla leader Cgil Susanna Camusso in una intervista a Repubblica, nella quale sottolinea che c'è "poco tempo" per varare provvedimenti che salvino l'occupazione.

"Abbiamo di fronte - dice Camusso - il dramma di un Paese in grandissima difficoltà. Per la prima volta da molto tempo le istituzioni non sono in grado di proporre soluzioni alternative alla perdita del lavoro" e "la sinistra - osserva - e non solo nel Pd, non è riuscita a contrastare lo svilimento anche culturale del lavoro". Poi c'è il sistema dell'assistenza sociale e degli ammortizzatori sociali ormai alle corde. A giugno, senza nuovi finanziamenti, la cassa integrazione rischia il collasso". Senza rifinanziamento "continuerà il processo di perdita del lavoro", posti "che rischiano di essere persi per sempre".





Banda ultralarga, la partita entra nel vivo

Ad avere la banda ultra larga tra 30 a 100 Megabit sarà un italiano su tre, tra un paio di anni. Si giunge a questa conclusione mettendo insieme i piani degli operatori (Telecom, Fastweb e F2i/Metroweb) e quello di Sviluppo economico fondato sui nuovi bandi pubblici. Niente male, se davvero andrà così come promesso. Considerato che fino all’anno scorso in Italia tutto sembrava congelato - e da tanto tempo - sul fronte delle reti di nuova generazione.   “Telecom Italia e Fastweb si sono messi a correre con le nuove offerte, finalmente si entra nel vivo del mercato banda ultra larga”, dice Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga. “Quei due operatori hanno bisogno di accelerare sull’evoluzione dei servizi perché hanno un asset da difendere: la rete fissa”.

La situazione è quindi la seguente: Telecom Italia copre attualmente 31 città raggiungendo 3,6 milioni di famiglie con la Vdsl2 (30/3 Megabit). Sarà in 100 città  entro il 2014 che diventeranno 125 nel 2015. Telecom avrebbe anche una rete in fibra a Milano che arriva direttamente nelle case, ma al momento non ha piani precisi né sul lancio dell’offerta commerciale né sull’espansione della copertura.
Intanto, Fastweb sta coprendo le prime sei città del proprio piano Vdsl2 e ne raggiungerà 20 entro il 2014. Ha appena rivelato la propria strategia commerciale: un prezzo unico a prescindere dalla tecnologia (Adsl, fibra ottica nelle case nelle sette città storiche della rete e Vdsl2). Al momento vende la Vdsl2 a 20/10 Megabit. Il terzo attore delle nuove infrastrutture è Metroweb, con fibra ottica nelle case, e qui la novità è che sono nate le prime offerte sulla sua rete, per ora solo a Milano. Vodafone è stato il primo a muovere (con servizi a 100/20 Megabit) e a giugno sarà la volta di Wind (100/10 Megabit). Le strategie tariffarie di entrambi confermano una tendenza che è già evidente nelle offerte di Fastweb: gli operatori alternativi a Telecom stanno prezzando la banda ultra larga con una differenza piuttosto ridotta rispetto all’Adsl.
La loro intenzione, a quanto dichiara in particolare Vodafone, è di seguire la stessa strategia anche nelle offerte che nasceranno sulla rete Telecom Italia.
Qui c’è la principale incognita del futuro della banda larghissima italiana, ma è già chiaro l’intento di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) di far scendere i prezzi all’ingrosso. Con una delibera di fine febbraio ha ridotto del 30% i prezzi 2012 proposti da Telecom per l’accesso Vula (Virtual unbundling) alla propria rete. Per metà anno deciderà i prezzi 2013 per Vula e bitstream, con un’ulteriore probabile sconto; nella seconda metà del 2013 intende stabilire quelli del 2014, a quanto dichiarato da Maurizio Dècina, consigliere dell’Autorità.  “I prezzi per gli anni 2014, 2015 e 2016 verranno definiti sulla base delle analisi di mercato, con un trend di plausibile riduzione anche a seguito dello sviluppo della domanda e delle maggiori economie di scala, come già avvenuto in altri Paesi”, si legge in una nota Agcom. Per poter lanciare l’offerta al dettaglio in tutte le città coperte, invece, Telecom deve aspettare fine maggio (visto che la relativa offerta all’ingrosso, che include le correzioni Agcom, è uscita il 20 marzo).

Le istituzioni avranno insomma un certo ruolo nelle nuove reti italiane, come dimostra anche il piano nazionale banda ultra larga di Sviluppo economico. A giorni uscirà il relativo bando con 383 milioni di euro di fondi pubblici, per costruire reti a 30-100 Megabit nelle regioni meridionali. Gli operatori che vinceranno il bando dovranno contribuire con proprie risorse, per almeno il 30%. Obiettivo del piano, coprire 4 milioni di cittadini, pari al 6% della popolazione italiana. Questa percentuale è complementare ai piani degli operatori che riguardano invece il 28% degli italiani (17 milioni), entro il 2015, concentrati soprattutto nel Centro-Nord. Lo si legge in un rapporto pubblicato dal ministero, sul proprio sito, a marzo.
Il Centro Nord ha insomma meno bisogno della mano pubblica, ma Sviluppo economico intende fare bandi anche in quelle regioni. L’obiettivo ultimo è infatti sempre quello di colmare le lacune dei piani commerciali 30-100 Megabit degli operatori per coprire tutta l’Italia con i 30 Megabit e il 50% con i 100 Megabit, entro il 2020 (come suggerisce l’Agenda digitale europea). A questo scopo, molte speranze sono riposte nei prossimi fondi infrastrutturali europei 2014-2020, dai quali sono previsti 30 miliardi di euro per l’Italia (solo alcuni di questi per la banda larga).
“Adesso c’è da chiederci: ma il mercato apprezzerà tutto questo? Quelli a cui non basta l’Adsl sono disposti a pagare il premium price per la fibra? Di questi tempi anche le aziende possono accontentarsi dell’Adsl…”, si interroga Morandini. Ecco perché gli operatori si tengono bassi con i prezzi. Ed ecco perché Roland Montaigne, analista dell’osservatorio Idate, suggerisce ai nostri operatori di “differenziare quanto più possibile l’offerta in fibra da quella Adsl”, come avviene in Francia. L’offerta a banda larghissima e le nuove reti italiane sono partite. Ora bisognerà costruire la domanda.
di Alessandro Longo