20 febbraio 2014

Appello della Cgil di Catania: 'Si faccia ripartire il Teatro Bellini'

www.igiornalidisicilia.it
Il sindacato parla di “lunga agonia e di classe politica impreparata”
Catania - "Il Teatro Massimo Bellini di Catania deve essere messo immediatamente nelle condizioni di ripartire. Questa lunga agonia alla quale è stata condannata dalla burocrazia e da una classe politica impreparata l’istituzione culturale più rappresentativa del territorio, deve cessare. E le sue attività e produzioni devono essere immediatamente riavviate".
A dirlo  il segretario generale della Camera del lavoro, Angelo Villari, il segretario della Slc Cgil Davide Foti e il segretario confederale Giovanni Pistorio  secondo i quali  “se ciò non accadrà assisteremo all’inarrestabile declino di quello che è considerato il vero "buon marchio" della città ed al depauperamento di un autentico tesoro di risorse immateriali ed umane. Senza contare gli effetti negativi  irreversibili  sull’immagine del territorio”. Per il sindacatoè necessario che si affrontino subito le diverse questioni ancora aperte a partire dalla dotazione finanziaria delle somme necessarie al funzionamento dell’Ente da parte della Regione Siciliana ed alla conseguente approvazione del bilancio preventivo 2014. “Per far ciò è necessario che il governo nazionale agisca in fretta e confermi gli impegni assunti nei confronti della Sicilia sbloccando le risorse pattuite. Altre questioni rispetto alle quali non sono tollerabili altri rinvii, sono quelle relative al pagamento delle spettanze pregresse al personale artistico e tecnico che da mesi è senza stipendio ed all’utilizzo del personale precario, il cui lavoro da decenni ha colmato i vuoti in pianta organica che si sono determinati man mano che i dipendenti sono andati in pensione. Qualsiasi discussione sull’avvio delle attività non può concludersi senza una presa in carico assoluta di tale responsabilità”.
La Cgil infine ribadisce la necessità di nominare il nuovo Cda. “Solo in presenza dell’organo di governo del teatro nel pieno delle sue funzioni, è possibile sciogliere molti di questi nodi e risolvere le questioni che negli ultimi mesi sono rimaste irrisolte".


Telecom Italia: Apertura confronto nazionale sulle Aree di Staff

Con la presente siamo a richiedere la calendarizzazione, in tempi rapidissimi, di un incontro che dia l’inizio al confronto sulle aree di Staff di Telecom Italia. Ormai non è più possibile continuare a pensare di poter mettere in campo riassetti organizzativi che, a vario titolo, hanno ricadute sull’organizzazione di questo settore senza aver neanche iniziato il confronto su tutto il mondo staff (come peraltro previsto dall’accordo del 27 marzo e più volte richiesto dalle OO.SS. e dalle RSU sia a livello nazionale che territoriale).
Non è, a nostro avviso, possibile immaginare operazioni quali quelle del riassetto del “Credito”, operazioni che coinvolgono decine e decine di lavoratori Staff ed il conseguente spostamento di attività da un ambito aziendale ad un altro, tanto meno continui inserimenti di personale proveniente da altri reparti, senza aver neanche iniziato il confronto sul futuro complessivo delle aree staff e delle molteplici professionalità in esse presenti.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTeL-CISL e UILCOM-UIL

19 febbraio 2014

Call center: Sindacati, parte campagna di denunce contro delocalizzazione e a tutela dati personali

Dichiarazione Stampa - Michele Azzola Segretario Nazionale SLC-CGIL
“E’ inaccettabile che una legge dello stato venga così facilmente e diffusamente disattesa e che un settore produttivo riceva incentivi pubblici mentre sposta le proprie attività all’estero. C’è un serio problema di eticità e di tutela dei dati sensibili dei cittadini. Inoltre, mentre altri paesi avviano politiche per riportare nei propri confini le aziende con sedi all’estero, in Italia finanziamo le aziende per andarsene” così ha dichiarato Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, nel corso della conferenza stampa dei sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
“Parte oggi la campagna di denunce indirizzate alla Procura generale della Repubblica, al Ministero del Lavoro, al Garante della Privacy ed all’Authority della concorrenza nei confronti di quelle aziende che delocalizzino all’estero sedi ed attività a tutela dei lavoratori italiani e del trattamento dei dati personali.”
“In particolare – prosegue il sindacalista - verrà denunciata l'assoluta inosservanza delle disposizioni di legge contenute nel “Decreto Sviluppo” n. 83 del 2012, oggi convertito in legge, in rispetto alle disposizioni contenute nell'articolo 24 su “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale , della concorrenza e dell'occupazione nell'attività svolta da call center” e segnalando, ove sussista il caso, l’erogazione degli incentivi pubblici di cui alla Legge 407/1990.
“La spesa che lo Stato ha sostenuto in tre anni per il settore – conclude Azzola - tra Cig, mobilità, mancato versamento contributi ed incentivi si aggira sui 480 milioni di euro” denunciano i sindacati. “E’ ora che queste aziende rilancino la produttività italiana.”

Roma,19 febbraio 2014

18 febbraio 2014

Seat Pg: Slc Cgil, lavoratori investono su azienda

“Oggi il coordinamento sindacale nazionale SEAT Pagine Gialle si e' incontrato al Ministero del Lavoro per sottoscrivere con l'azienda un accordo di ristrutturazione e riorganizzazione finalizzato anche alla riduzione dei costi” così annuncia una nota congiunta di Slc Cgil nazionale, del Coordinatore Nazionale Riccardo Desideri e del Coordinamento delle Rsu SLC CGIL.
“In una delle fasi più complicate che Seat Pagine Gialle abbia mai vissuto, i lavoratori e le lavoratrici, dimostrano ancora una volta un enorme senso di responsabilità sostenendo sacrifici non indifferenti per scommettere sulla ripresa aziendale e un uscita rapida e positiva dal concordato.”

“Con l'auspicio che questo sacrificio possa contribuire al rilancio aziendale si chiede che finalmente si inizi ad investire in maniera mirata sui prodotti, sulle risorse interne, sulla formazione per affrontare il cambiamento e puntare sulla qualità e la crescita apportando idee, innovazione e sviluppo per riportare la Seat al vertice delle aziende leader d'Italia.”

Impedire le delocalizzazioni


PER LA TUTELA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI, PER LA DIFESA DEI DATI PERSONALI DEGLI UTENTI

di Giovanni Pistorio
Nel settore dei call center negli ultimi anni hanno trovato occupazione in maniera non provvisoria , contrariamente a quanto la convinzione diffusa andava affermando, sempre più lavoratori di tutte le fasce di età tanto è vero che ben il 60% degli addetti ha più di 40 anni di età e perlopiù si trova in possesso di livello di istruzione medio-alto.
Quindi quella che pareva dovere essere un’occupazione provvisoria in attesa di migliori prospettive professionali , che doveva servire legata essenzialmente all’età giovanile, per tante donne (67%) ed uomini (33%) si è trasformata, con il passare del tempo, in una occupazione attorno alla quale si sono consolidati i vissuti di intere comunità. Fu, infatti, dal momento in cui fu avviata per il settore una fase di concertazione tra il Governo e le parti sociali, attraverso la quale si gettarono le basi per alcune specifiche circolari ministeriali attuative (circolare Damiano 2006)che finalmente il lavoro nel call center emerse e fu, quindi, avviata una grande campagna di stabilizzazione dei rapporti di lavoro.
A partire dal 2009 , però anche il settore dei call center ha iniziato ad involversi ed oggi, purtroppo, rischia di scomparire con effetti drammatici sull’occupazione attorno alla quale tanta gente ha costruito il proprio percorso di vita : aziende che chiudono altre che fanno largo ricorso agli ammortizzatori sociali e soprattutto tante altre che delocalizzano la propria attività all’estero soprattutto verso i paesi extra-Ue alla ricerca di facili guadagni.
A nostro avviso i principali vettoridel verticale tracollo dell’occupazione nel settore con effetti irreversibili sulla coesione sociale di intere comunità sono: 1)Il ricorso all’assegnazione attraverso il sistema del criterio del prezzo più basso nelle procedure di affidamento degli appalti da parte delle committenti, quindi senza nessuna garanzia minima per la copertura delle retribuzioni del personale dipendente; 2) la mancata attribuzione di responsabilità solidale per l’appaltante in caso di inadempienze dell’appaltatore (nonostante il volume d'affari nel settore superi il milione di euro di fatturato);3)la assoluta deresponsabilizzazione per gli appalti affidati ai call center attraverso le cosiddette agenzie;3) la delocalizzazione verso i paesi extra-Ue nei quali non vengono spesso garantiti le tutele ed i diritti minimi dei lavoratori ed una adeguata protezione dei dati personali degli utenti italiani, in quanto non sono presenti leggi omogenee sulla tutela dei dati sensibili.
Per tali ragioni, chiediamo che vengano messi in essere gli strumenti utili per fare ripartire un ampio confronto sociale attraverso forme istituzionali già sperimentate nel passato per il settore e che ci si impegni per risolvere attraverso specifici strumenti di legge ed attraverso gli eventuali accordi tra le parti le criticità sopra rilevate

Micron, l'ultima speranza si chiama St


di Antonello Salerno
Il Comune di Catania e la Regione Sicilia chiederanno un incontro con il management di Micron, e poi anche con i vertici di StMicroelectronics, per individuare insieme alle aziende un percorso che porti alla soluzione del caso dei 127 esuberi annunciati dalla multinazionale americana in Sicilia, sui 419 che riguardano l’intero territorio nazionale, e nello specifico gli stabilimenti di Arzano, Avezzano, Agrate e Vimercate.
Alla prima riunione del tavolo permanente sulla vertenza, nella sala Giunta del Palazzo degli Elefanti a Catania, erano presenti, insieme ai rappresentanti dei sindacati, il primo cittadino del capoluogo etneo, Enzo Bianco, e l’assessore alle attività produttive della giunta Crocetta, Linda Vancheri.
“Così come promesso - ha detto Bianco - abbiamo avviato a Catania un tavolo permanente con i lavoratori, tutte le organizzazioni sindacali e la Regione. Adesso con l’assessore Vancheri chiederemo alla Micron un incontro a Catania per parlare di questi 127 licenziamenti, incomprensibili visto che l'azienda non solo non è in crisi ma produce ricchezza e guadagna. Ma chiederemo anche, separatamente, di vedere i rappresentanti della casa madre, la St, perché dobbiamo allargare la prospettiva dal caso Micron all'intera Etna Valley”.
Al centro delle trattative e delle discussioni ci sarà anche l’orientamento della Regione sull’utilizzazione dei fondi comunitari 2014-2020, “considerando anche che - ha sottolineato il sindaco - quella catanese è l’unico sito in una zona obiettivo 1 e l’Europa ha programmato di far crescere la propria produzione nel settore della microelettronica”.
“I percorsi che vogliamo individuare – ha detto l’assessore Vancheri - vanno incardinati in un quadro più generale che riguarda tutto il settore della microelettronica, eccellenza dello sviluppo industriale siciliano che deve tornare a essere la spina dorsale dell'economia catanese e regionale e in cui queste alte professionalità vanno reinserite. La Regione, insieme alle istituzioni locali, deve riuscire a costruire l'ecosistema per far sviluppare le imprese. E nella linea che, di comune accordo con il sindaco Bianco, abbiamo scelto nei confronti dell'azienda, abbiamo anche il supporto del Ministero.”.
Intanto, il 26 febbraio è prevista la riunione del tavolo con l’azienda, i rappresentanti degli enti locali e i sindacati al ministero dello Sviluppo economico, e il primo cittadino di Catania ha annunciato di voler coinvolgere immediatamente il nuovo titolare del Mise, appena sarà stato nominato, “perché - ha affermato - occorre che anche il governo nazionale si assuma le sue responsabilità”. A stretto giro, il 7 marzo, si riunirà invece il tavolo di settore sulla microelettronica, sempre al Mise, con i rappresentanti delle imprese, i sindacati, quelli degli enti locali interessati e il Miur, per discutere delle prospettive e delle possibili scelte di politica industriale per rilanciare il settore. 
“E’ stato un primo incontro positivo - afferma Stefano Materia, segretario generale della Fiom di Catania - sono state poste le fondamenta di un percorso complicato. C’è l’accordo di andare al di là del problema specifico di Micron, per creare un contesto di investimenti e di sviluppo attorno alla microelettronica nell’Etna Valley. L’assessore Vancheri ha assicurato il suo impegno su questo tema, ora sarà fondamentale procedere velocemente e senza indugi”.
“A questo buon punto di partenza ora devono seguire in rapida successione i fatti - afferma Piero Nicastro, segretario generale della Fim-Cisl di Catania - E' importante che le Istituzioni intervengano anche con St, per ricostruire insieme tutte le condizioni necessarie di sviluppo e quindi anche a tutela dei lavoratori Micron. Ora è importante che il tavolo permanente torni a riunirsi a breve, perché le vertenze non aspettano”.
“Dovremo essere capaci di risolvere l’emergenza del momento, quella degli esuberi in Micron, ma anche di avere uno sguardo di prospettiva che miri al rilancio dell’intero settore - conclude Matteo Spampinato, segretario generale della Uilm di Catania - per riuscirci sarà importante sfruttare bene i fondi europei. Non dimentichiamo che l’unione europea mira a raddoppiare la presenza della microelettronica sul territorio comunitario, e che l’Etna valley rientra nelle zone dell’obiettivo 1, a cui quei fondi potrebbero essere.

NOTA DI RESAZIONE:
Nella foto Stefano Materia, segretario generale della Fiom di Catania


Cassazione: leciti gli incentivi all'occupazione ex L. 388/2000 anche per l'assunzione di un familiare

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3120 del 12 febbraio 2014, ha affermato che "l'art. 7 della legge n. 388 del 2000 contiene una disciplina esaustiva in ordine agli incentivi spettanti per l'incremento dell'occupazione, stabilendo con tassatività i requisiti soggettivi ed oggettivi per la loro fruizione, tra i quali non è compresa l'insussistenza di rapporti familiari tra il datore di lavoro e il lavoratore assunto.
Ne consegue che è arbitrario affermare l'esclusione del beneficio fiscale nel caso di assunzione di familiari (nella specie, un genitore), traendola dalla previsione di indeducibilità dal reddito dei compensi ad essi erogati stabilita dal citato art. 60 del d.P.R. n. 917 del 1986 (secondo la nuova numerazione, già art. 62, comma 2), il quale deve ritenersi inoperante ai fini che qui rilevano".
Nel caso di specie, il ricorso presentato in Cassazione è avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, con la quale, rigettando l'appello del contribuente, veniva confermata la legittimità dell'avviso di recupero del credito d'imposta previsto, per l'incremento dell'occupazione, dall'art. 7 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ritenuto indebitamente utilizzato in quanto il lavoratore assunto era il genitore del contribuente.
In particolare la sentenza impugnata è censurata dal ricorrente per aver stabilito "che la spettanza del bonus assunzioni di cui all'art. 7 della legge n. 388/2000 sia collegata alla deducibilità fiscale dei compensi erogati e che, dunque, tale bonus non spetti nel caso di assunzione, come nel caso in esame, di un ascendente".
Il motivo è fondato, secondo i Giudici di legittimità che precisano altresì che è evidente che, trattandosi dell'assunzione di un familiare, le cui prestazioni vengono normalmente rese affectionis vel benevolentiae causa, occorre una prova rigorosa degli elementi costitutivi dei rapporto di lavoro e, in particolar modo, dei requisiti indefettibili della subordinazione e della onerosità.



SANREMO: SLC CGIL, PIU' ATTENZIONE PER MUSICISTI SENZA DIRITTI E TUTELE


"Vorremmo che la vetrina internazionale di Sanremo portasse maggiore attenzione per chi, in Italia, 'fa' la musica, e vive senza diritti e tutele, con il rischio di non avere neanche una pensione. Per quanti, chiuse le luci del Festival, tornano ad essere 'nessuno' dal punto di vista dei diritti".
E' questo l'appello che Emanuela Bizi, segretario nazionale della Slc Cgil, lancia, con Labitalia, in occasione dell'avvio della 64ma edizione del Festival di Sanremo.
"Quello della musica -spiega Bizi- e' un settore in cui i lavoratori non hanno alcun diritto, non esiste un contratto unico di lavoro. Per il sindacato, fare contrattazione e tutelare i diritti dei lavoratori in questo settore e' difficilissimo perche' non abbiamo
controparti e non abbiamo neanche una mappatura chiara di quanti sono gli addetti. Un musicista puo' esibirsi in un teatro, come anche in un bar o in altri locali". E, anche quando il lavoro e' regolato, "come nel caso delle 14 fondazioni sinfoniche -spiega Bizi- i tempi sono duri perche' il decreto Bray ha imposto norme stringenti per le fondazioni che non sono in attivo".
Per questi motivi, sottolinea ancora Bizi, "serve una legislazione 'ad hoc' per questo comparto: abbiamo bisogno che il legislatore certifichi le diverse figure professionali". "La situazione e' molto grave: i lavoratori - aggiunge- sono centinaia di migliaia, e conosco personalmente docenti di musica che sono costretti a suonare per strada per andare avanti.
Non hanno ammortizzatori sociali, non possono usufruire della mini-Aspi quando restano senza lavoro e anche la pensione e' un'eventualita' molto lontana".
E dal sindacato arriva anche una posizione ferma sulla Siae:
"Chi pensa di realizzare una liberalizzazione dei diritti della Siae -conclude- non si preoccupa che, cosi' facendo, si mette a rischio cio' che per i musicisti corrisponde al salario".

17 febbraio 2014

Call Center: Conferenza stampa Sindacati su denunce ed esposti ad Aziende su dati personali e delocalizzazioni

Mercoledì 19 febbraio 2014 alle ore 12.00 presso la sede di Cisl Reti, i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil incontrano la stampa per illustrare l’iniziativa comune grazie alla quale saranno presentate denunce penali ed esposti nei confronti di quelle aziende di call center e di quei committenti che vengano meno all’osservanza delle disposizioni di legge sulle “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell'occupazione nell'attività svolta da call center”, soprattutto nei casi di aziende che ricevono incentivi di cui alla Legge 407/1990 e contestualmente delocalizzano parti di attività all’estero.
Una situazione delicata ed esplosiva al tempo stesso: ciò accade nell’unico settore che continua a dare occupazione ai giovani e che ora vede, a causa dei processi di delocalizzazione, aprire processi di riorganizzazione che potrebbero mettere in discussione decine di migliaia di posti di lavoro oggi presidiati da giovani donne e uomini prevalentemente al sud del paese.




Cgil, a gennaio 440 mila lavoratori in cassa

Oltre 440 mila lavoratori coinvolti in processi di cassa integrazione a zero ore a gennaio che hanno subito un taglio del reddito di 311 milioni di euro, ovvero 700 euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Il tutto frutto delle 81 milioni di ore di cig, richieste e autorizzate, registrate lo scorso mese.
Questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto della Cgil di gennaio sulla cassa integrazione, frutto di elaborazioni dei dati Inps da parte dell’Osservatorio Cig del sindacato. “E' ancora piena e drammatica emergenza sul fronte lavoro”, osserva il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada, nell'invitare il prossimo governo “a dare un segnale di decisa discontinuità rispetto al passato, che produca effettivi e determinanti cambiamenti, mettendo al centro della sua agenda politica il lavoro”. Il paese, conclude la dirigente sindacale, “ha urgente bisogno di una prospettiva positiva e praticabile che non può prescindere dalla difesa e dalla creazione di lavoro”.
Il rapporto della Cgil segnala come la richiesta di cassa a gennaio sia stata pari a 81.364.033, in riduzione sul mese precedente del -5,28%, così come su gennaio dello scorso anno (-10,36%). Rimane quindi senza variazioni la richiesta media di ore pari a 80 milioni di ore al mese costante a partire da gennaio 2009, così come elevata l'incidenza delle ore di cig per lavoratore occupato nel settore industriale pari, per il solo mese di gennaio già di 13 ore per addetto. La flessione registrata nella richiesta di ore, osserva il rapporto, “si deve così principalmente a due fattori: l'aumento della disoccupazione, come testimoniato dall'andamento delle domande di disoccupazione, e la riduzione delle autorizzazioni sulle ore di cassa integrazione in deroga”.
Nella meccanica si è totalizzato a gennaio il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate lo scorso mese, la meccanica pesa per 29.201.982, coinvolgendo 158.706 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore dell'edilizia con 9.912.596 ore di cig autorizzate per 53.873 lavoratori coinvolti, subito dopo il commercio che registra 8.512.579 ore e 46.264 lavoratori investiti.

A gennaio, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (2 settimane), sono coinvolti 884.392 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 5 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 442.196 lavoratori, di cui 238 mila in cigs e 74 mila in cigd. Continua così a calare il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio cig della Cgil si segnala come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 311 milioni di euro al netto delle tasse, pari ad una riduzione del salario di 700 euro per ogni singolo lavoratore.

14 febbraio 2014

COMUNICATO TELEPERFORMANCE


Circa un anno fa il sindacato confederale ha, con responsabilità e coraggio, fatto un accordo su Teleperformance che, a fronte di grandi sacrifici, ha consentito il riassorbimento degli esuberi, l’uscita dagli ammortizzatori sociali ed il verificarsi delle condizioni che consentono all’azienda di rilanciarsi.
Oggi apprendiamo che Teleperformance ha deciso di spostare nella sua sede albanese la lavorazione della commessa “Eni Back office”, una lavorazione pregiata e remunerativa. E’ chiaro che questa scelta ci vedrà fortemente contrari. Con la sottoscrizione dell’accordo del gennaio 2013 l’azienda ha sottoscritto, con il sindacato ed i lavoratori, un patto che va ben al di la del contenuto dell’accordo stesso. Spostare oggi questa commessa all’estero rappresenterebbe per il sindacato un atto ostile che non potrebbe non avere ripercussioni immediate sui rapporti sindacali in azienda.
A questo punto è urgente che l’azienda convochi in tempi rapidi un incontro sindacale per fare il punto sulla situazione complessiva dell’azienda e delle commesse.
Roma,14 Febbraio 2014


Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

Telecom Italia: Richiesta apertura del confronto sui territori sul mondo Open Access

Le Segreterie Nazionali ritengono indispensabile che Telecom apra, in tempi rapidissimi, un confronto sindacale reale e fattivo in ogni territorio sul mondo open access.
In particolare occorre entrare nel merito sia sulla riorganizzazione delle AOL (criteri degli spostamenti dei tecnici e del personale dei centri di governo, razionali operativi, ricadute sulla gestione della clientela) che sulla sperimentazione riguardante la nuova ripartizione delle attività fra imprese esterne e personale sociale. Temi molto complessi sui quali chiediamo l’impegno e la presenza sia delle Risorse Umane che, importantissimo, delle Linee operative.
La sfida delle reinternalizzazioni, sfida sulla quale il sindacato riconferma il proprio incondizionato impegno, passa attraverso l’apporto di tutti, apporto che non può prescindere, se davvero si vuole portare a termine il compito che ci si è dato il 27 marzo, da un reale coinvolgimento di tutte le parti in causa.
Riorganizzare un settore così delicato quale quello di open access non può essere un mero esercizio “cartografico”se davvero si vuole percorrere la strada di un reale recupero di efficienza.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL


13 febbraio 2014

Rivalutazione danno biologico: + 7,57 per cento

Dal 1° gennaio aumentano del 7,57 per cento le indennità Inail per danno biologico. Lo ha annunciato il ministro del lavoro, Enrico Giovannini, dopo aver provveduto all'emanazione del decreto ministeriale, in attuazione delle disposizioni contenute nella legge di Stabilità 2014.
Attraverso questo meccanismo di rivalutazione si è provveduto a compensare, almeno parzialmente, la perdita del valore monetario delle indennità Inail riconosciute alle vittime di incidenti sul lavoro.
L'aumento dovrà essere di misura non superiore al 50 per cento della variazione Istat negli anni dal 2000 al 2013, entro un limite di spesa annua di 50 milioni di euro.
"Con questo aumento - ha dichiarato il ministro del lavoro - si assegnano significative risorse agli oltre 100 mila lavoratori infortunati e tecnopatici."
Le rendite in essere, interessate dall'incremento sono 105 mila, 55 mila gli indennizzi in capitale annui e 13 mila le nuove rendite del 2014.

Il danno biologico è determinato sulla base di una tabella che prevede la liquidazione di un indennizzo in capitale (cioè una tantum) per gli infortuni o malattie professionali, dai quali sia derivata una invalidità di grado pari o superiore al 6 per cento e inferiore al 16 per cento e di una rendita mensile per gli infortuni e malattie professionali dai quali sia scaturita una menomazione di grado pari o superiore al 16 per cento.    

Esodati: in arrivo il decreto per altri 23 mila salvaguardati

Il ministro del lavoro ha firmato il provvedimento di salvaguardia che autorizza altri 23 mila lavoratori "esodati" ad andare in pensione con le normative anti riforma Fornero.
Il titolare del dicastero, Giovannini, ha annunciato di aver trasmesso il decreto al ministero dell'economia per la controfirma.
L'annuncio, fatto in occasione di una interrogazione svoltasi ieri alla Camera dei deputati, è stato accompagnato dall'illustrazione del quadro d'insieme sull'effettiva tutela di quanti sono rimasti senza alcun reddito, a seguito dell'entrata in vigore della legge di riforma sulle pensioni, targata Monti-Fornero.
Il ministro ha ricordato i dati contenuti nel rapporto Inps, secondo il quale gli esodati che hanno effettivamente ottenuto la liquidazione della pensione sono 33.147 a fronte di 162.147 lavoratori "salvaguardati" con i cinque decreti.

Violenza contro le donne: torna One Billion Rising. Tutti in piazza a ballare.

Torna per il secondo anno consecutivo l’appuntamento che anche a Catania vedrà le donne ribellarsi alla violenza a ritmo di danza. L’evento globale One Billion Rising For Justice, si terrà il 14 Febbraio in Piazza Università alle 16.00.
La campagna, è nata da una idea della drammaturga Eve Ensler, l’autrice de “I monologhi della vagina”, rappresentato nei maggiori teatri del mondo, in seguito alla sconvolgente statistica statunitense diffusa dall’ONU, secondo la quale 1 donna su 3 sul pianeta sarà picchiata o stuprata nel corso della vita. Poiché la popolazione umana è di 7 miliardi, questo significa un miliardo di donne e bambine. Eve Ensler dunque nel 2013 lancia lo slogan “Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che danzano è una rivoluzione” perché ballare significa libertà del corpo, della mente e dell’anima.
E il 14 febbraio scorso un miliardo di persone si sono unite per sollevarsi, danzare, per porre fine alla violenza contro donne e bambine e sono stati organizzati più di 10.000 eventi in 207 paesi. Quest’anno i temi sono la giustizia per le donne sopravvissute alla violenza di genere e i metodi per porre fine all’impunità che prevale a livello globale. Un miliardo per la giustizia (One Billion Rising For Justice), si legge nell’evento organizzato su Facebook è un invito a liberarci dalla prigionia, dagli obblighi, dalla vergogna, dalla colpa, dal dolore, dalla sofferenza, dall’umiliazione, dalla rabbia e dalla schiavitù.

“La via verso la giustizia comincia con il riconoscere come alla violenza venga permesso di esistere e di perpetuarsi – denunciando quali sono i luoghi in cui il patriarcato endemico e la misoginia istituzionalizzata creano una barriera che impedisce alle donne sopravvissute di ottenere una vera giustizia”, ha affermato Monique Wilson attrice e attivista internazionale quest’anno a capo della campagna One Billion Rising For Justice.

11 febbraio 2014

Telecom Italia: Nota Slc Cgil su incontro 10 febbraio 2014

Negozi sociali:
l’azienda, dopo aver risposto positivamente alla nostra richiesta di non societarizzare, ha presentato per grandi linee il piano di valorizzazione di questa attività. Sul tema dell’efficientamento operativo (procedure e dotazioni informatiche) il responsabile del “commerciale” ha annunciato che è stato già aperto un tavolo di lavoro aziendale con l’AD di TIIT per portare al prossimo coordinamento unitario un piano preciso degli investimenti ed il calendario di attuazione.
Per i 7 negozi in chiusura l’azienda ha confermato che questa avverrà con una tempistica che varierà a seconda dei tempi di disdetta dei contratti di locazione. Al personale verrà offerta una articolata possibilità di ricollocazione: confluire in un altro negozio sociale (se presente sul territorio naturalmente), riprofessionalizzazione in ambito commerciale, caring services e open access (sia 187 tecnico che possibilità di collocamento “on field”).
Per i restanti 22 negozi sociali l’azienda vuole creare un “polo” di specializzazione specifica che passa anche attraverso una divisione “retail” che valorizzi l’attività garantendone comunque la permanenza nel perimetro diretto di Telecom.
Nell’ottica di “rivitalizzare” i negozi sociali l’azienda ritiene di voler mettere in campo un vero e proprio programma di job rotation che possa prevedere, per gli attuali dipendenti dei negozi, la possibilità di essere ricollocati, se lo desiderano, in altri ambiti aziendali sostituendoli con lavoratori di altre realtà aziendali che abbiano voglia di cambiare attività ( è chiaro che il caring sarà uno degli ambiti dove maggiormente si focalizzerà l’individuazione di persone interessate).
Nel disegno aziendale si rafforzerà la focalizzazione dei negozi su tutta l’offerta commerciale (fisso, mobile, convergente ed anche business). Questa pluralità di intervento rappresenta già oggi un elemento di forza dei negozi sociali ma, come abbiamo sottolineato, anche un elemento che sconsiglia l’equiparazione pura e semplice delle performance di questa realtà con una realtà puramente commerciale quale è quella di 4G. Nel processo di efficientamento non si potrà non tener conto della oggettiva specificità dell’attività dei negozi sociali.
Per quanto attiene le proposte aziendali sull’organizzazione del lavoro, l’azienda ha motivato le manovre con l’esigenza di avvicinare il più possibile l’attività alla pedonabilità effettiva dei punti vendita.
In quest’ottica l’azienda ha richiesto, come potete verificare dalle slides che vi abbiamo inviato, una previsione di apertura LUN-DOM (nei negozi situati nelle stazioni ferroviarie centrali di Roma e Milano e negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Linate l’apertura sarebbe, in continuità con quanto avviene oggi, effettivamente 7 giorni su 7 con un presidio dalle ore 6 alle ore 22, anticipando quindi di un’ora l’apertura rispetto ad oggi) dalle ore 9 alle 20. L’apertura domenicale in queste realtà andrebbe in realtà modulata alle effettive esigenze di pedonabilità” legate a manifestazioni specifiche che prevedono afflusso di potenziali clienti. Sempre al fine di meglio modulare l’organizzazione del lavoro con l’utenza, l’azienda richiederebbe di adottare l’orario settimanale su 6 giorni, prevedere la possibilità di fare turni spezzati e sfalzati, abilitare tutti i lavoratori ad attività di cassa e prevedere l’apertura e la chiusura anche con un solo dipendente. Per raggiungere una migliore rotazione del personale ed in previsione dell’effetto che la nuova organizzazione del lavoro avrebbe sull’ottimizzazione della presenza del personale, l’azienda ha dichiarato la volontà di variare la percentuale di solidarietà dei negozi dall’attuale 9,23% al 6,15%.
Per parte nostra, pur non essendo entrati nel merito perché ciò spetta al prossimo coordinamento in plenaria, ribadendo comunque il giudizio positivo sulla scelta aziendale di tenere i negozi nel perimetro aziendale, non abbiamo nascosto come su alcune delle richieste occorra riflettere con maggiore attenzione (in particolare sulla settimana lavorativa di 6 giorni).
La specificità, anche logistica, dei negozi consiglia un’analisi attenta delle singole realtà; come sempre la maggiore efficienza non è una “profezia che si auto avvera” e non occorre necessariamente declinare tutte le flessibilità possibili per raggiungere migliori performance. Molto positiva, a nostro giudizio, la scelta di aprire ad una reale e volontaria job rotation. Molte delle richieste di flessibilità potranno essere riviste, modificate o addirittura eliminate anche alla luce di questo possibile programma di job rotation ( è chiaro che una maggiore incidenza di personale part time farebbe venir meno, o comunque ridimensionerebbe molto, l’esigenza di molte flessibilità richieste). Nei prossimi giorni valuteremo, a partire dal confronto con i lavoratori interessati, la proposta aziendale per consentire al prossimo coordinamento unitario una analisi di merito del processo di ottimizzazione del lavoro dei negozi.
Sempre in ambito commerciale abbiamo chiesto all’azienda di fermare qualsiasi intervento su possibili riorganizzazioni dell’attività di “fixed specialist” e dei “Wpt”. Riteniamo che sia importante avere un quadro complessivo sui progetti aziendali per questo settore già a partire dal prossimo coordinamento.

Caring:
In ambito Caring services l’azienda ha presentato una riorganizzazione del credito. Posto che questo, come gli altri, è un tema sul quale occorrerà focalizzare l’attenzione , sia sui territori che in ambito di coordinamento, la prima osservazione che ci corre l’obbligo di fare riguarda il pezzo di attività che da AFC passa in caring services. E’ evidente che questa manovra, senza entrare ora nel merito, rende non più procrastinabile l’inizio del confronto sulle aree di staff. L’attività che viene spostata era, infatti, in questo ambito e non più possibile pensare di continuare a fare riorganizzazioni che impattano in un modo o nell’altro le aree di Staff senza iniziare un’analisi complessiva di questo settore.
In ambito caring abbiamo, unitariamente, ribadito la nostra volontà di iniziare il confronto sul recupero di efficienza e sulla societarizzazione. A riguardo abbiamo ulteriormente sottolineato come qualsiasi ulteriore intervento di razionalizzazione sarà per noi vincolato all’esito della verifica complessiva sul futuro di caring services

Open access.
All’incontro ha partecipato il Dottor Paggi, responsabile di “open access”.
L’azienda ha finalmente fornito delle risposte ad alcuni dei temi oggetto di confronto sindacale ormai da troppo tempo. Sul tema dello straordinario e della banca ore finalmente è stata fatta chiarezza sulla questione dei 29 minuti considerati un lasso di tempo “non significativo” ai fini del computo dello straordinario. Il responsabile aziendale ha specificato come l’unico discrimine sul computo dello straordinario sarà quello dell’approvazione da parte del responsabile. Nell’approvazione o meno non si terrà conto di nessun “limite minimo”: Anche per quanto riguarda le ore guida dopo l’ultima WR queste saranno pagate per tutta la parte del tempo stimato che eccede la franchigia.
Sul tema dello straordinario abbiamo segnalato al responsabile di linea come ancora permangano delle forti discrasie nei vari territori. Le linee troppo spesso interpretano a loro piacimento ciò che è considerato attività che da luogo al pagamento dello straordinario e ciò che va in banca ore e la modalità di richiesta degli stessi (abbiamo segnalato per esempio il caso di straordinari pagati per superamento del parametro di giacenza dei guasti o quello dello straordinario in banca ore programmato obbligatorio a causa di un giorno di sciopero di una ditta esterna, entrambe interpretazioni arbitrarie a nostro avviso e esplicative di quella confusione ed approssimazione che regna sui territori).
Permessi in ambito field operation: su questo tema sino ad oggi l’interpretazione aziendale è stata del tutto insoddisfacente. Ieri l’azienda ha, finalmente, sciolto i dubbi dando una versione finalmente chiara. Per i permessi presi ad inizio e fine turno il tempo di spostamento sarà pari a quello di franchigia e sarà a carico azienda (se prendo un’ora di EF in uscita, dalle 15.38 alle 16.38, inizierò a rientrare alle 15.08 se la mia franchigia è di 30 minuti, alle 15.23 se è di 15 minuti). Nel caso di un permesso dentro l’orario di lavoro il tecnico lascerà l’automezzo sulla sede dell’ultima WR lavorata prima del permesso, fruirà del permesso e poi riprenderà automezzo ed attività da dove aveva interrotto. Su questa fattispecie c’è un ostacolo difficile da superare rappresentato dal fatto che l’automezzo sociale non è ad uso promiscuo, quindi ci sono vincoli di carattere assicurativo-normativo.

Dotazione armadietti guardaroba e pulizia centrali.
L’azienda ha quantificato in 1800 gli armadietti installati. Ne mancano ulteriori 700 per coprire il fabbisogno complessivo. Per il monitoraggio di questa attività e per la questione della pulizia delle centrali l’azienda proporrà al prossimo coordinamento di monitorare con incontri territoriali la situazione. Per quanto ci riguarda, prendendo atto del fatto che la dotazione dei guardaroba sta procedendo, sul tema della pulizia delle centrali riteniamo non si possa in nessun modo perdere ulteriore tempo. Vanno attivati tutti i momenti ed i luoghi di confronto per risolvere una situazione che, come abbiamo detto più volte, non è semplicemente tollerabile. E’ evidente che in assenza di risposte fattive, come SLC-CGIL, dovremo promuovere tutte le azioni previste dalla vigente legislazione affinché questa situazione trovi una positiva soluzione.
Sulla questione del riassetto AOL e delle sperimentazioni che stanno per partire sulla nuova ripartizione del lavoro tecnico fra personale sociale e appalti, il responsabile di linea ha ribadito come vada inserito nel progetto più ampio di favorire quanto più è possibile i piani di reinternalizzazione.
Le sperimentazione sulla diversa attribuzione fra MOS e MOI riguarda 14 “cantieri” e non riguarderà solo aree dove già oggi la presenza di personale sociale non è preponderante ma anche aree dove la ripartizione è stata sino ad oggi se non proprio paritetica comunque non del tutto sbilanciata. La sperimentazione, a detta di Paggi, non deve necessariamente terminare con un cambio effettivo e duraturo della ripartizione delle attività ma è finalizzata ad acquisire dati che consentano di acquisire un maggiore numero di elementi che consentano un miglior utilizzo del personale sociale. Su questo tema abbiamo espresso l’assoluta necessità che tutto avvenga nella maggiore trasparenza e condivisione possibile. E’ secondo noi indispensabile che tutte le sperimentazioni siano monitorate, sia a livello territoriale che nazionale, a partire da quelle che già oggi appaiono le prime forti criticità. In alcune zone la diversa ripartizione del lavoro fra personale interno ed esterno si traduce, per molti tecnici Telecom, in un deciso allontanamento dai luoghi di intervento, con l’immediato risultato di una evidente perdita di efficacia ed efficienza. Oggi alcuni tecnici sociali hanno visto dilatarsi in modo sensibile i tempi di spostamento a tutto svantaggio della loro attività principale, ovvero di risolvere guasti. Sul tema abbiamo registrato la consapevolezza dei responsabili aziendali che questi, come altre evidenti contraddizioni, vanno affrontate e superate.
Sempre nell’ottica di sollecitare una risposta a temi che ormai da tempo vengono sollevati dal sindacato abbiamo chiesto all’azienda di dare una risposta al tema del pagamento delle multe da parte dei tecnici. Ancora troppe contravvenzioni risultano comunicate ai tecnici con tempistiche al limite dei 60gg utili per un eventuale ricorso, e comunque sempre dopo i 5 giorni utili per optare per il pagamento in modalità ridotta (-30%), come previsto dalle recenti modifiche dell’art. 202 del Codice della Strada. E’ impensabile che un tecnico Telecom non possa usufruire, in qualità di dipendente, di un diritto riconosciuto dalla legge ed al quale ha, invece, accesso quale privato cittadino per colpa di inefficienze aziendali. A riguardo i responsabili aziendali hanno dichiarato che faranno tutte le verifiche interne affinché si travi una soluzione.

In tema di efficientamento dell’attività dei tecnici di rete è stata ribadita la nostra posizione sulla geolocalizzazione. Noi riteniamo che lo spirito e le motivazioni per le quali è stata introdotta la geolocalizzazione dei veicoli siano chiari ed a questi criteri dobbiamo rimanere vincolati: la migliore distribuzione delle attività non ha bisogno di alcuna registrazione dei dati di localizzazione ed è sufficiente che venga vista dai soli di spacciatori delle attività (RJM) e non anche dai responsabili diretti dei tecnici, i quali già oggi hanno tutti gli strumenti per ricostruire “la storia” dell’attività senza aver bisogno del dato di localizzazione. A riguardo registriamo con soddisfazione come l’azienda abbia chiesto un po’ di tempo per compatibilizzare l’implementazione dello strumento con quanto da noi richiesto.
Nell’ottica di favorire un confronto reale su questi temi abbiamo sollecitato che al prossimo coordinamento unitario, fissato il prossimo 12 e 13 marzo, sia presente il responsabile di open access affinché ci sia un confronto, il più ampio e circostanziato possibile, su quanto sta avvenendo in ambito rete.

La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

Telecom Siracusa: Vertenza call center Telecom, il sindaco riceve una delegazione sindacale

“Chiederò un incontro alla direzione generale dell'azienda”
Siracusa, 11 febbraio ‘14 – Il sindaco, Giancarlo Garozzo, ha incontrato stamattina, a palazzo Vermexio, una rappresentanza sindacale dei lavoratori della Telocom, impegnati in queste settimane a evitare la chiusura del call center di Siracusa e il trasferimento di 22 persone nella sede di Catania. La delegazione, accompagnata dal consigliere comunale Alessandro Acquaviva, ha descritto il quadro della situazione, indicando anche le possibili alternativa rispetto alle decisioni dell'azienda. Il sindaco Garozzo ha assicurato che chiederà un incontro ai vertici della Telecom.
“Oggi stesso – afferma il sindaco – scriverò alla direzione generale per fissare una riunione. Dalle cose che mi sono state riferite e dalle informazioni in mio possesso, sono convinto che ci sono i margini per confermare il call center e, comunque, per evitare ai lavoratori il disagio di un trasferimento”.
Della delegazione facevano i rappresentanti di Slc Cgil, Salvatore Amara, Fistel Cisl, Gianmario Ferraro, Uil.com, Eresto Bovari, e una dipendente del call center, Elisa Bonaiuto, delegata dalle lavoratrici che sono in grandissima maggioranza. Nella sede di Siracusa del 187, la cui chiusura è prevista alla fine del 2014, sono impiegate 16 donne e 6 uomini. Il ridimensionamento sarebbe legato a una politica di contenimento dei costi decisa dall'azienda.
“Proprio l'alta presenza di donne – aggiunge il sindaco Garozzo – conferisce al caso di Siracusa una sua specificità perché i trasferimenti avrebbero conseguenze pesanti sulle loro famiglie. Per altro, risulta che in città Telecom è proprietaria di immobili nei quali potrebbe essere ospitato il call center.

Un'alternativa potrebbe essere il telelavoro, che consentirebbe di garantire ai dipendenti di prestare servizio da casa, ma si tratta di una soluzione che deve essere accompagnata dalle necessarie garanzie”.

10 febbraio 2014

Violenza contro le donne, combattiamola con la cultura. E con i fatti.

www.giuseppeberretta.it
Sabato scorso sono stato ospite a Guspini, in Sardegna, per partecipare ad una tavola rotonda sulla violenza contro le donne. Quando posso non manco mai alle iniziative che pongono l’attenzione sull’odiosa violenza di genere. Penso che questo tipo di incontri siano molto utili a tenere alta l’attenzione su un tema spesso sottovalutato. Il Governo in carica ha affrontato con urgenza, fin dall’inizio del proprio mandato, il problema delle violenze contro le donne. Abbiamo voluto che nel nostro Paese intorno a questo tema non calasse il silenzio. Per combattere la violenza di genere abbiamo varato un decreto perché abbiamo ritenuto necessario intervenire prontamente. Oggi l’Italia ha una legge più efficace. Prevede pene più aspre contro mariti, conviventi, fidanzati, padri e figli violenti nei confronti di mogli, fidanzate, madri e figli. Un provvedimento molto atteso e che deve servire anche ad accelerare un cambiamento culturale vero e proprio. Perché è la cultura e l’atteggiamento nei confronti di questo crimine che devono cambiare. Bisogna costruire attorno a noi una sensibilità ed una consapevolezza, senza le quali la legge resterebbe soltanto una legge.

Il decreto contro la violenza di genere è stato un passo importante. Non si poteva continuare ad ignorare l’inferno in cui vivono le donne che subiscono maltrattamenti e abusi, accettarlo significava diventarne parte, fino al punto di non vederlo più. Invece si è deciso di combatterlo proteggendo le vittime e punendo i colpevoli. La violenza, purtroppo, non la si può eliminare del tutto. La violenza la si può e la si deve contenere e prevenire. Ma per farlo, dobbiamo sviluppare lo spirito critico attraverso l’educazione. Per far capire a tutti e tutte, fin da piccoli, che il valore della persona è intrinseco e non strumentale. Non si può combattere la violenza se non si educano le ragazze alla consapevolezza del proprio valore e della propria libertà. Esattamente come non si può combattere la violenza se non si educano i ragazzi alla consapevolezza del valore e della libertà altrui.

Anche gli episodi di questi giorni, avvenuti tra l’altro in quello che da tutti dovrebbe essere riconosciuto e sentito come il tempio della politica e quindi del dialogo e del confronto, non rappresentano un buon insegnamento. Il dialogo ed il confronto sono innanzitutto il riconoscimento di eguale dignità dell’interlocutore. L’insulto che rende la parola una clava, un oggetto contundente, con cui esercitare violenza, comportamento già grave di per sé, non dovrebbe trovare cittadinanza nelle sedi istituzionali e nella politica. I riferimenti forti alla sessualità, rendono il tutto ancora più odioso.

Questa legislatura era iniziata in una maniera differente: fra i primi atti votati all’unanimità dalla Camera vi sono la ratifica della Convenzione di Istanbul ed una mozione contro il femminicidio. Il Parlamento ha manifestato con determinazione, sotto la guida autorevole della Presidente Boldrini, la volontà di rispondere in maniera urgente ed efficace al fenomeno della violenza contro le donne. Abbiamo varato un decreto senza rinunciare al dialogo e all’ascolto, guardando con attenzione al vasto movimento delle donne che ha rivendicato diritti di autonomia e libertà.

Con questa attenzione e con questa consapevolezza di avere di fronte a noi temi cruciali, abbiamo lavorato con le Commissioni parlamentari, ascoltando associazioni, centri antiviolenza, esperti e operatori, che ci hanno rappresentato la forza delle donne e la fragilità di risposta delle istituzioni. E’ grazie a questo lavoro che ora l’Italia ha una legge che rende più forte ed efficace la lotta contro la violenza sulle donne. È un significativo passo in avanti che va nella direzione che ci ha indicato la Convenzione di Istanbul.

Vorrei citare alcune di queste novità che ritengo utili e positive: il riconoscimento della violenza assistita e della violenza subita dai minori, perché sappiamo che un minore che assiste a violenza ha molte possibilità di diventare lui stesso un uomo violento.

La previsione della comunicazione alla persona offesa attraverso la messa in rete di presidi sanitari e di servizi sociali, perché lo spazio che va dalla denuncia all’inizio del processo è spesso uno spazio difficile, di solitudine per la persona offesa.

La previsione del permesso di soggiorno per le donne immigrate che subiscono violenza.

Io credo che anche il compromesso che abbiamo trovato, nel dibattito serio che abbiamo svolto, tra revocabilità e irrevocabilità della querela sia un compromesso positivo: non revocabilità in sede processuale e un’irrevocabilità per i casi più gravi. Abbiamo valutato e abbiamo pesato il principio della tutela della vittima, il principio dei diritti umani, il principio dell’autonomia e il principio della responsabilità pubblica. Allora io credo che questa soluzione metta ancora di più tutti noi di fronte alla necessità di rafforzare i presidi di aiuto, perché le donne denunciano se c’è una rete che prende in carico la denuncia, se si attiva un percorso di sostegno.

È stato detto che il cuore di tutto il testo è l’articolo 5. Per la prima volta – e io questo voglio sottolinearlo – in modo chiaro e in modo netto, noi scriviamo dentro una legge, nero su bianco, la previsione di un vero Piano nazionale antiviolenza. Questo è un fatto importante, un fatto positivo, un piano nazionale antiviolenza che deve essere costruito con i centri, con le associazioni, che deve prevedere azioni di prevenzione e di formazione degli operatori nelle scuole con i ragazzi.

Per la prima volta in un testo di legge parliamo di uomini violenti e della necessità di progetti di recupero che impediscano la recidiva, provando a spostare per una volta l’attenzione dall’identità della donna vittima al tema dell’identità maschile e dei moventi che spingono un uomo ad aggredire.

E soprattutto con l’articolo 5-bis , anche questo per la prima volta dentro un testo di legge, viene riconosciuto il ruolo dei territori, dei centri antiviolenza e delle case rifugio, che non sono solo luoghi di accoglienza o posti letto – che pure sono importantissimi e fondamentali – ma luoghi che, attraverso una metodologia dell’accoglienza, fanno prevenzione, fanno cultura, sono stati e sono spesso, in splendida e terribile solitudine, avamposti territoriali e veri laboratori sociali.

Proprio in questi giorni sta giungendo a conclusione il lavoro dei sette gruppi tecnici di lavoro, in cui siedono praticamente tutti i ministeri, per varare il Piano nazionale antiviolenza che sarà quindi uno strumento globale di prevenzione e contrasto alla violenza di genere che si avvarrà delle prime risorse che abbiamo stanziato (10 milioni in quattro anni).

La cosa importante è che mentre si completava l’iter il Piano è già avviato, in corso di sperimentazione. Per andare a regime ci vorrà del tempo perché le aree di intervento sono diverse: prevenzione della violenza in senso stretto, istruzione e informazione (che coinvolge la rete della scuola dalla materna all’università), comunicazione, organizzazione dell’ascolto e dell’accoglienza delle donne, valutazione del rischio, formazione degli operatori, il codice rosa cioè la capacità di creare una filiera di intervento dal pronto soccorso ai servizi sociali, reinserimento sociale ed economico delle donne, recupero dell’uomo maltrattante e il sistema informativo integrato ovvero i dati.

E poi i centri riceveranno i fondi dalle Regioni e non più dal Governo centrale che li erogava sulla base di bandi e progetti, un finanziamento che aveva un carattere di discrezionalità ed una certa aleatorietà. D’ora in poi il finanziamento sarà permanente: 10 milioni all’anno che non rientrano nei soldi stanziati per il Piano, sono in più.

Infine, riusciremo a far parlare tra loro le diverse banche dati: carabinieri, polizia, procure. Rilevare i dati sulla violenza non è facile, perché è un dato nascosto: le donne tendono a non parlarne. Su dieci donne uccise nel nostro Paese, sette avevano chiesto aiuto. Da quando è entrato in vigore il decreto sul femminicidio sono decine le donne che sono state salvate e decine i potenziali carnefici che sono andati in carcere.

La violenza sulle donne è un crimine che si riuscirà a sconfiggere solo con un cambiamento culturale. Per questo è fondamentale un piano straordinario per la prevenzione a cominciare dalle aule scolastiche, per proseguire nella formazione di tutti gli operatori del settore, dai centri di assistenza al personale delle forze di polizia. Un’attività che deve riguardare tutto il mondo dell’informazione: è fondamentale infatti trasmettere messaggi basati sui principi dell’educazione al rispetto.

Noi abbiamo il dovere di provare a salvare altre vite, come in questi mesi ha fatto l’entrata in vigore di questo decreto, e lo facciamo se capiamo la natura di quelle morti e diamo risposte adeguate e conseguenti. Noi davvero possiamo indicare un’altra idea di un cambiamento possibile nella convivenza civile, riconoscendo e accogliendo le differenze, insegnando la dignità e il rispetto.

www.giuseppeberretta.it

Call center 187, si proseguirà con il telelavoro da casa

www.trapanioggi.it
31 gennaio 2014
I dipendenti del servizio 187 Telecom di Trapani, la cui sede in via Marino Torre sarà chiusa entro il 2014, potranno continuare a lavorare dalle loro abitazioni e sarà l’azienda di telefonia a sostenere le spese di attivazione del servizio e per la fornitura dei materiali necessari. Ne ha dato notizia il sindaco di Trapani, Vito Damiano, che, ieri, ha incontrato i rappresentanti della Telecom dopo l’allarme lanciato da più parti sul taglio di 34 posti di lavoro. Il timore era che i lavoratori fossero costretti a trasferirsi a Palermo per non perdere il posto di lavoro. Nel corso del colloquio, il responsabile Telecom dei rapporti con le Istituzioni locali, presenti il capo della divisione Caring Services ed altri funzionari responsabili d’area, ha ribadito ed assicurato che l’accordo nazionale – già sottoscritto nel marzo scorso – fra la Telecom e le organizzazioni sindacali, ha consentito di mantenere inalterati i livelli occupazionali complessivi.
di Ornella Fulco



Raia (PD): 11 febbraio, Giornata Mondiale Ammalato

Comunicato stampa
 “In occasione della giornata Mondiale dell’Ammalato che si celebra ogni anno l’11 febbraio, chiederemo domani al Presidente della VI Commissione Sanità all’Ars di fissare subito un’audizione e affrontare una serissima emergenza legata alcune patologie croniche e invalidanti poco conosciute, delle quali il servizio sanitario nega assistenza”. Ad anticiparlo è la parlamentare regionale del Partito Democratico, Concetta Raia che proprio domani, Giornata mondiale dell’Ammalato, farà richiesta di audizione alla VI Commissione Sanità dei rappresentanti dell’ADAS, l’Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute, che da anni porta avanti la battaglia al fianco dei malati di patologie come Sensibilità Chimica Multipla (MSC), Fibromialgia (FM), Encefalomielite Mialgica (ME), Sindrome da Fatica Cronica (CFS), sindromi immuno-tossiche infiammatorie di intolleranza ambientale totale alle sostanze chimiche che possono colpire e danneggiare diversi apparati e organi del corpo umano.
“Ho raccolto immediatamente la sollecitazione dell’Adas sulla grave situazione in cui versano in Sicilia migliaia di malati affetti da tali gravi patologie, non ancora inserite nell’elenco delle malattie rare riconosciute a livello regionale – spiega la parlamentare democratica – che hanno carattere cronico-degenerativo, sotto diagnosticate perché poco note alla classe medica sebbene risultino in preoccupante crescita”.
“Chiediamo al governo regionale di far ripartire una procedura che pure era stata individuata e avviata a marzo scorso con l’istituzione di un Tavolo Tecnico dedicato alle patologie ambientali – aggiunge la parlamentare democratica – ma che si è arenata nella fase dell’informazione e della formazione del personale medico e paramedico degli Ospedali, dei Presidi ASP, ma anche dei medici di base e pediatri”.

“Occorre pertanto dare nuovo impulso ai lavori del Tavolo Tecnico e individuare e porre in essere quelle attività sul territorio utili a garantire il concreto utilizzo del percorso diagnostico per i pazienti MCS – conclude Concetta Raia – affinché possano essere effettuate diagnosi tempestive”.