09 marzo 2012

Fiom in piazza: manifestazione nazionale organizzata con lo slogan 'Democrazia al lavoro'

- 09 marzo 2012 -

E' partita da piazza S.Giovanni la manifestazione nazionale organizzata con lo slogan 'Democrazia al lavoro'. In testa al corteo il segretario generale delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini. I metalmeccanici della Fiom scioperano oggi otto ore per dire 'no' alle scelte della Fiat, per difendere i diritti e l'art.18. In piazza è atteso anche il movimento No Tav.


"Reddito, diritti, audit" contro il governo dell'austerità. Dietro questo striscione, circa 300 studenti sono partiti dalla Sapienza a Roma per aderire alla manifestazione della Fiom. I giovani, tra i quali anche alcuni sostenitori dei No Tav ed esponenti dei centri sociali, raggiungeranno piazza della Repubblica per confluire nel corteo dei metalmeccanici diretto a S.Giovanni.


NAPOLITANO, SI'A ATTEGGIAMENTO APERTO MODIFICHE - "E' necessario un atteggiamento aperto verso le modifiche tenendo fermi i principi di rispetto dei diritti". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando della riforma del mercato del lavoro. "Insisto sulla necessità di una visione aperta alle esigenze di rinnovamento", ha aggiunto.


Sulla riforma del lavoro c'é una trattativa, c'é un negoziato ed ormai lo si può definire così", visto che "si sta entrando nel merito e non sono solo conversazioni". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha definito lo stato degli incontri sulla riforma del lavoro spiegando che adesso si dovranno vedere "i punti di ricaduta".


LANDINI A MARCHIONNE, BASTA AUTORITARISMO - 'Si renda disponibile a riaprire una trattativa vera, a fare investimenti concreti in Italia e soprattutto a garantire le liberta' sindacalì: così il leader Fiom, Maurizio Landini, si rivolge all'ad Fiat, Marchionne, a cui dice di 'smetterla di avere un atteggiamento autoritario. E' una logica sbagliata, che non va da nessuna parté. "L'idea che le aziende funzionino impedendo ai lavoratori di scegliere il sindacato che vogliono non è utile" afferma Landini, aprendo il corteo della Fiom. E sempre rivolto all'Ad di Fiat, il segretario generale della Fiom sostiene che "dovrebbe smetterla di avere un atteggiamento autoritario verso i lavoratori: non assumere chi è iscritto alla Fiom a Pomigliano o impedire ai tre lavoratori di Melfi ingiustamente licenziati di entrare in fabbrica è una logica sbagliata che non va da nessuna parte".


"Mi auguro sia possibile trovare un accordo" sulla riforma del mercato del lavoro "e la manifestazione di oggi dice proprio che accordo vogliamo: noi chiediamo al governo che tolga dal tavolo l'articolo 18". Lo afferma il leader della Fiom, Maurizio Landini, sfilando al corteo dei metalmeccanici. "Non è facilitando i licenziamenti che si rivolve il problema. C'é, invece, il problema della riforma degli ammortizzatori sociali e significa estendere la Cig a tutti facendo pagare le imprese che oggi non pagano", afferma.


La manifestazione di oggi dei metalmeccanici della Cgil rappresenta 'un grande risultato. Poi le forze politiche devono assumersi le proprie responsabilita' e mi auguro recuperino la capacità di ascoltaré. Così il leader della Fiom, Maurizio Landini, risponde a chi gli chiede della scelta del Pd di non partecipare al corteo. 'I partiti facciano il loro mestiere rappresentando anche gli interessi di chi lavora, che e'anche la parte del Paese che paga le tasse e fa andare avanti il Paese per tutti. Ascoltarli sarebbe utile'. "Vogliamo fare una politica sindacale che metta al centro il lavoro, anzi chiediamo al Paese che il lavoro diventi un interesse generale, per dare un futuro ai giovani e cancellare la precarietà", spiega Landini. "Se le forze politiche che si richiamano a sinistra sono in grado di recuperare una rappresentanza del lavoro non può che far bene, perché preoccupa, in questa fase, la distanza che si sta creando tra le gente comune e la politica in quanto tale, perché la gente comune non si sente rappresentata".


LANDINI A CGIL, RISPOSTE O SCIOPERO GENERALE - "Lo diciamo anche alla Cgil: se da lunedì non parte una trattativa seria e non ci saranno risposte, da questa piazza c'é la disponibilità a proseguire" nella mobilitazione "anche fino allo sciopero generale". Così il leader della Fiom, Maurizio Landini, parlando dal palco di piazza San Giovanni per la manifestazione nazionale.


"Noi vogliamo che si faccia l'accordo" sulla riforma del mercato del lavoro "ma diciamo di no ad una cosa precisa: l'articolo 18 non si tocca. Questo è un punto chiaro. Se si vogliono accelerare i processi del lavoro siamo pronti, siamo d'accordo". Lo dice il segretario generale della Fiom. Altrimenti "l'unica cosa possibile è estendere l'articolo 18 a chi non ce l'ha", aggiunge.

08 marzo 2012

RAI: MICELI (SLC CGIL), RAI HA PROVOCATO ROTTURA. LA PAROLA AI LAVORATORI

DICHIARAZIONE DI EMILIO MICELI

SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL

La pessima gestione della trattativa da parte della Rai ha prodotto la rottura del tavolo per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da oltre due anni, per la scelta deliberata dell'azienda di non procedere al rinnovo.

Si è tentato di umiliare il sindacato cercando la divisione e rispolverando metodi e pratiche che ci sembravano, ormai, superate. Si sono costruite pregiudiziali artificiose tali da rendere legittimo il sospetto che non si volesse un accordo.

La verità è che la Rai è la fabbrica degli sprechi e pensa che debbano essere i lavoratori a risanare il bilancio.

Anziché tagliare le collaborazioni, si aumentano; si ricorre in modo massiccio al lavoro precario e malpagato. Continuano ad andare in onda trasmissioni senza pubblico e costose e si pensa di pagarle attraverso il taglio dei salari.

Il sindacato, responsabilmente, ha accettato il terreno della riduzione dei costi, ma l'azienda ha pensato di alzare sempre più l'asticella delle richieste, fino ad alzarsi dal tavolo ed interrompere le trattative.

Abbiamo chiesto equità nei tagli, tale da non mortificare la produzione e le professionalità, abbiamo chiesto di riequilibrare la distanza tra amministrativi e tecnici allo scopo di far crescere le retribuzioni più basse dentro un patto di solidarietà tra lavoratori.

Ostinazione, spirito di rivalsa, accompagnati da una gestione non trasparente della trattativa, hanno determinato l'esito scontato della rottura. Ora la parola passa ai lavoratori che saranno chiamati a decidere il prosieguo dell'iniziativa sindacale.


Iva al 23%, spesa aumenterà di 420 euro in media

L’aumento dell’Iva dal 21 al 23% puo’ portare una ”stangata” per la famiglia media Istat da 2,5 componenti di 352 euro annui, senza arrotondamenti dei prezzi. Di 418 euro per una famiglia di 3 persone. Lo calcola il Codacons dopo che il vice ministro dell’economia Vittorio Grilli ha confermato che ad ottobre scattera’ l’Iva al 23%. Grilli ha dato l’annuncio durante la trasmissione Ballarò che il doppio rialzo delle aliquote più alte scatterà ad ottobre. Grilli ha spiegato: “Non c’e’ al momento nessun tesoretto per abbassare le tasse sui redditi (almeno i piu’ bassi) e quindi in parte ‘sterilizzare’ l’aumento”.

”Evidentemente il Governo Monti non si accontenta di risanare i conti azzerando il deficit, ma vuole abbattere il debito anche a costo di ammazzare l’Italia e gli italiani. Una scelta sciagurata”, afferma il Codacons, sottolineando che ”non potra’ esserci crescita se il Governo, gia’ obbligato a ridurre la spesa pubblica, va ad incidere anche sui consumi gia’ in calo”. Secondo l’associazione dei consumatori ”una seria lotta all’evasione consentirebbe di scongiurare l’aumento dell’Iva di ottobre”. Gli incassi stimati dall’aumento dell’Iva, osserva il Codacons, ”sarebbero ben inferiori a quelli che si otterrebbero se il Governo recuperasse anche solo il 10% dell’evasione (dell’Iva, ndr.) denunciata dalla Corte dei Conti”.

La norma inserita nel ‘Salva-Italia’ e’ quella che consentira’ di mettere a segno il pareggio di bilancio e prevede che dal primo ottobre 2012 ”e’ disposto – spiega il Governo – l’incremento di due punti percentuali dell’aliquota ridotta e dell’aliquota ordinaria Iva che saliranno, rispettivamente, al 12% (dall’attuale 10%) e al 23% (dopo l’aumento al 21% gia’ in vigore)”.

Ma appena il mese scorso il premier Mario Monti rassicurava: ”E’ possibile” che a settembre l’Iva non aumenti: ”le clausole di salvaguardia erano dei buchi nei quali si poteva andare a cadere. E una parte della durezza del Salva Italia era dedicata” a evitarlo. Il problema era insomma garantire la tenuta del percorso di rientro del deficit ed evitare (come previsto dal precedente Governo) di mettere mano ad una ‘sforbiciata’ indistinta alle detrazioni fiscali (la precedente clausola di salvaguardia).

L’intenzione espressa da Monti e da molti del governo e del Parlamento era comunque di evitare l’aumento dell’Iva. Ma ora Grilli taglia corto e conferma che lo scatto in avanti ci sara’. Nessun piano ‘b’ da percorrere allo stato viene indicato dal Governo. Scatta cosi’ l’allarme di molti. Perche’ e’ di palmare evidenza l’impatto che questa misura avra’ sui portafogli, dunque sui consumi e sulle possibilita’ di ripresa.

Insomma una ”scelta sciagurata”, afferma il Codacons. Anche nel Pdl storcono il naso: ”ci stupiamo delle parole del viceministro Grilli – dice l’ex sottosegretario all’Economia, Luigi Casero – L’aumento portera’ ad un ulteriore incremento dell’inflazione e comunque ad un aumento della pressione fiscale”.

Condivide il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl). Per la Lega Massimo Fugatti spiega: ”l’aumento ricadra’ ancora una volta sui cittadini e sugli acquisti, che subiranno una nuova contrazione dilatando il periodo recessivo”. Molto arrabbiati anche i rappresentanti degli esercenti: ”con un Paese in recessione e i consumi in stallo, – dice Confesercenti – l’ulteriore aumento allontanera’ sempre di piu’ la crescita gelando di nuovo i consumi”. E secondo Confcommercio l’aumento al 23%, in particolare, comportera’ ”non solo la riduzione del volume dei consumi, il cui profilo evolutivo appare gia’ oggi molto negativo, ma ridurranno anche il potere d’acquisto, i redditi percepiti e la ricchezza messa da parte dalle famiglie”.

Per capire bene di cosa si tratta basti pensare che l’aumento scattera’ – spiega Coldiretti – (dal 21 al 23%) per prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialita’ come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12% sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero. ”Il governo – chiede cosi’ la Cia – riveda queste misure che non favoriscono certo lo sviluppo, ma rischiano di aggravare ulteriormente al situazione economica del Paese”. Rincara Federalimentare: ”l’aumento sara’ una mazzata per i consumatori perche’ vale 3 miliardi di euro”.


RAI, niente accordo sul contratto: rotte le trattative

08 marzo 2012

Rotte le trattative per il rinnovo del personale non giornalistico della Rai, che riguarda circa 15.000 dipendenti, comprese 3.000 persone a tempo determinato. In un comunicato, Il Libersind Confsal dichiara ''senza mezzi termini che il naufragio odierno della trattativa contrattuale, apre una fase di grande preoccupazione per le sorti di tutti i lavoratori della RAI.

La serrata trattativa contrattuale protrattasi per tutta la notte del 29 febbraio u.s. aveva raggiunto, a nostro parere, un grado di complessivo equilibrio normativo ed economico che consentiva, con un solidale sacrificio, di portare al sicuro interi settori produttivi dagli smantellamenti deliberati all'unanimita' dal C.d.A., contro i quali hanno scioperato e manifestato unitariamente le OO.SS. in piu' occasioni, prima dell'inevitabile periodo di turbolenza politica gia' in atto sulla RAI. Sul fronte economico, nella bozza di accordo erano contenuti elementi (una-tantum, premio di risultato, incremento dei minimi) che costituivano un recupero salariale dignitoso per i lavoratori turnisti e per gli impiegati che non hanno istituti contrattuali diversi da prima voce e contingenza. Il Libersind Confsal pertanto, stante la drammatica situazione creatasi, ritenendo preminente ed irrinunciabile la tutela dei livelli occupazionali, della conservazione dei settori produttivi di bassa e alta frequenza, della tenuta salariale, ribadisce la disponibilita' a sottoscrivere il contratto negoziato''.

Critica anche la Slc-Cgil: ''siamo costretti a dubitare - si legge in una nota - che la Rai avesse una reale intenzione di concludere un accordo equilibrato, rivedendo l'articolato delle delibere, mettendo in sicurezza il lavoro con la parte normativa del Contratto, e garantendo a tutti i lavoratori il giusto recupero economico rispetto al costo della vita''.


RAI: Comunicato ufficiale Slc Cgil Nazionale su rinnovo CCNL


Nell'incontro dell'8 marzo, l'Azienda ha dichiarato la sua indisponibilità a proseguire il confronto, non ha illustrato la proposta da lei dichiarata definitiva e alla richiesta di analizzare quanto avvenuto in questi giorni ha affermato che ritirava la sua disponibilità al confronto.

Oltre alla totale mancanza di rispetto nei confronti delle delegazioni sindacali, e di conseguenza dei lavoratori rappresentati, il dubbio che sorge è che la Rai non avesse una vera intenzione di concludere un accordo equilibrato, rivedendo l'articolato delle delibere, mettendo in sicurezza il lavoro con la parte normativa del Contratto, e garantendo a tutti i lavoratori il giusto recupero economico rispetto al costo della vita.

Il dubbio è che la finalità di una così snervante trattativa fosse anche quella di dividere il corpo dei lavoratori che in questi 2 anni ha saputo respingere piani industriali e di risanamento che avrebbero messo in ginocchio il servizio pubblico.

Non possiamo nascondere che il clima politico, le spinte alla proroga del CDA e del Direttore Generale abbiano influito pesantemente con il continuo cambiamento di opinione e di disponibilità aziendali.

Deve essere chiaro a tutti che il pareggio di bilancio per il 2011 è stato raggiunto anche grazie al mancato rinnovo del contratto e al mancato pagamento del Premio di Risultato e non certo per le "grandi" capacità del gruppo dirigente, che a nostro avviso, in questo modo, mette a rischio la coesione dei lavoratori ed il funzionamento della più grande azienda culturale del paese.


SLC-CGIL NAZIONALE

07 marzo 2012

Frequenze: Mediaset minaccia licenziamenti

Stamani Confalonieri avrebbe descritto al premier la difficile situazione in cui versa oggi Mediaset, che si riflette anche sul cattivo andamento dei titoli in Borsa.

“L'andamento della congiuntura rischia di togliere alcune sicurezze di cui un'azienda come la nostra ha bisogno", ha poi spiegato il presidente di Mediaset nel corso di una audizione presso la commissione Bilancio della Camera.

“Nel 2011 il mercato pubblicitario è stato su livelli simili a quello del 2002 ed un mercato che non cresce impone scelte difficili, più di carattere recessivo che orientate allo sviluppo". Confalonieri ha aggiunto che "se non ci sono prospettive, tagliare i nostri 1 miliardo di investimento e 2 miliardi di costi diventa indispensabile. Non è quello che vogliamo fare, ma bisogna che ognuno faccia la propria parte. Abbiamo bisogno che il sistema Paese si renda conto di questo".

In merito poi all'asta sulle frequenze il numero uno di Mediaset ha lanciato un appello alla necessità di regole certe, perché "il nostro cammino per la rivoluzione digitale è iniziato nel 2001, sono passati 11 anni e ancora siamo con il beauty contest sospeso".

La crisi potrebbe portare Mediaset a licenziare: finora, nonostante la congiuntura sfavorevole "abbiamo deciso di non intaccare i nostri livelli occupazionali", ha precisato il presidente dell’azienda televisiva, ma ora "se non si pongono le basi di una ripresa della raccolta pubblicitaria e del settore sarà inevitabile farlo. Lo dovremo fare noi e le altre aziende del settore". Per questo Confalonieri ha chiesto "il sostegno del sistema Paese" a partire da un'azione di Governo che guardi a un "aumento della produttività del lavoro e alla creazione di condizioni ambientali favorevoli per nuove iniziative imprenditoriali che portino occupazione".

06 marzo 2012

Banda larga mobile - Marco Patuano AD Telecom : "Altri 500 milioni per l'Lte"

In tre anni contiamo di investire intorno ai 400-500 milioni di euro, che andranno ad aggiungersi agli 1,2 miliardi messi in campo per acquisire le frequenze Lte, andando a coprire il 50% della popolazione”. Lo ha detto ieri Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, al Sole 24 Ore a margine del lancio del test pilota a Roma, che arriva dopo quello di Torino.


In attesa della liberazione delle frequenze a 800 Mhz da parte delle tv locali all’inizio del 2013, Telecom Italia sta “sviluppando il servizio sulle frequenze a 1800 e 2.600 Mhz già disponibili – dice Patuano – e se ci renderemo conto che la qualità del servizio è ottimale potremo anche partire per la campagna a Natale”.


In ogni caso, i servizi di larga banda mobile a 100 megabit saranno disponibili tra la fine del 2012 e il 2013. Il trend di internet mobile è segnato. “Tra cinque anni – chiude Patuano – il traffico di trasporto sulla rete mobile potrà superare fino a 18 volte i livelli attuali”.


Nota a margine:

LTE acronimo di Long Term Evolution è lo standard per la prossima generazione delle reti mobile. Le specifiche indicano un picco teorico di 100Mbps in download e in upload di 50Mbps. Il principale ostacolo alla diffusione è la realizzazione di una rete creata ad hoc, quindi in ogni cella va implementato tale sistema.

Principali caratteristiche:

Alta efficienza spettrale Bassa latenza Larghezza di banda variabile Architettura semplice (minor costo) Possibilità di utilizzarlo con W-CDMA, CDMA2000

Bande di frequenza utilizzate:

700 MHz in Nord America - 900, 1800, 2600 MHz in Europa -1800 e 2600 MHz in Asia - 1800 MHz in Australia

LTE viene associato al 4G, però tecnicamente è uno tecnologia tra Umts e 4G, solo quando sarà implementato LTE-Advanced potremo definirlo di quarta generazione.


Telecom Italia. Eni, Enel, Finmeccanica e Golden Share

Golden Share, vale a dire i poteri speciali del governo in grado di bloccare operazioni ostili su aziende nazionali considerate appunto strategiche. Il governo vuole ricorrere a un decreto legge specifico per riscrivere la disciplina della golden share e risolvere il contenzioso aperto con la Commissione europea.

La bozza - suscettibile di ulteriori approfondimenti - prevede che il governo puo' ricorrere ai poteri speciali nel caso di societa' che operano nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e per le attivita' di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

I poteri speciali vanno dall'imposizione di specifiche condizioni fino all'opposizione all'acquisto di partecipazioni in imprese. Per i settori della difesa e della sicurezza nazionale il provvedimento rimanda a uno o piu' Dpcm per individuare le attivita' di rilevanza strategica per le quali possono scattare i poteri speciali nel caso di ''minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della sicurezza nazionale''. Il consiglio dei ministri inoltre valutera' l'entita' della partecipazione acquisita e la potenziale influenza dell'acquirente sulla societa' esaminando capacita' economiche dell'acquirente, progetto industriale, mantenimento del patrimonio tecnologico.

"Stiamo lavorando, non ci sono problemi". Cosi' il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano delle intenzioni del Governo sulla nuova formulazione della golden share italiana, in particolare per il settore della difesa. La nuova norma dovra' essere inserita in uno dei provvedimenti all'esame del Parlamento.


05 marzo 2012

Fastweb Comunicato Sciopero 16 marzo 2012

- FASTWEB – SCIOPERO NAZIONALE -

Nonostante le dichiarazioni aziendali di garanzia del perimetro aziendale e dell’organico apprendiamo da fonti giornalistiche notizie di esuberi di personale. Precedenti dichiarazioni e fughe in avanti riorganizzative avevano minato il precario assetto relazionale con Fastweb.

Evidentemente le logiche finanziarie d’Oltralpe rendono difficile ogni tentativo di dialogo costruttivo. Le Segreterie Nazionali e le RSU ritengo che le incertezze sul futuro aziendale e soprattutto occupazionale coinvolgano l’intera azienda e risulta quindi necessaria una risposta forte e chiara da parte del sindacato e dei lavoratori.

Pertanto viene indetto per il giorno 16 marzo 2012 lo sciopero nazionale per l’intero turno di lavoro di tutti i lavoratori di Fastweb a salvaguardia dei livelli occupazionali.


LE SEGRETERIE NAZIONALI

Telecom Italia: Comunicato accordi mobilità del 2008


Il giorno 28 Febbraio, si è svolto, su richiesta del Sindacato, un incontro tra Telecom Italia e le Segreterie Nazionali SLC FISTel e UILCOM, finalizzato ad esaminare la situazione dei lavoratori in mobilità in seguito agli accordi del 2008 che, a causa dello spostamento delle finestre, sono rimasti senza copertura pensionistica.
Sul tema si è svolto un articolato confronto, dove inizialmente l’azienda aveva dichiarato l’indisponibilità ad erogare qualsiasi contributo economico.
In seguito alla ferma presa di posizione delle OO.SS., che hanno denunciato in merito anche un atteggiamento etico alquanto discutibile, Telecom si è impegnata a corrispondere l’integrazione dell’incentivo previsto a proprio carico rispetto all’indennità di mobilità, per i lavoratori che hanno visto differire la propria finestra pensionistica nel corso del 2012 e sono in attesa di ulteriori interventi di tutela da parte del Ministero del Lavoro.
Nei prossimi giorni tutti gli RU riceveranno indicazioni di corrispondere quindi ai lavoratori interessati il differenziale tra l’indennità di mobilità e l’integrazione al 90% come da accordo di mobilità del 2008 fino alla finestra pensionistica, man mano che i lavoratori stessi, al termine del periodo ordinario di mobilità e dei trattamenti economici già erogati dall’Azienda, si vengano a trovare nelle sopracitate condizioni.
Pertanto invitiamo le strutture sindacali territoriali e/o i lavoratori che già si trovano in queste condizioni a contattare l’RU territoriale di competenza al fine di predisporre i conteggi mentre gli altri potranno farlo man mano che si trovino a ridosso delle condizioni suddette.
Nel corso del medesimo incontro Telecom ha quindi comunicato alle OO.SS, la volontà di procedere al reimpiego temporaneo fino a tutto il 2012 di circa 200 lavoratori di livello medio- alto che, a seguito dei processi di riorganizzazione che si stanno attuando all’interno del mondo Vendite Top Pubblic, Customer Care 187, Credito commerciale, Asa e Directory Assistance hanno perso a detta dell’azienda, l’incarico e la funzione. La ricollocazione dovrebbe avvenire tramite l’assegnazione di un progetto di lavoro individuale, con una semplice comunicazione personale che prevede la consegna di una lettera. Sempre in ambito DA, Telecom Italia ha inoltre comunicato alle OO.SS. l’esigenza di aprire a breve un ulteriore confronto sui turni e sull’organizzazione del lavoro che dovrebbe produrre, sempre secondo Telecom Italia, ulteriori “efficientamenti”.
Tutto ciò mentre sui vari territori si registrano continue iniziative unilaterali su progetti messi in piedi dall’azienda come nel caso dell’Abruzzo (dove i lavoratori del credito di Pescara sono stati riconvertiti sul mondo 187 tramite comunicazioni relegate al rango di “varie ed eventuali” nell’ambito di una sessione di confronto con il Coordinamento Nazionale delle RSU e nonostante il Sindacato abbia chiesto con forza a tutti i livelli una sospensione del progetto in attesa di poter inquadrare tali trasformazioni nel contesto di un confronto più complessivo), le dinamiche sul mondo Asa, con spostamenti unilaterali di personale verso il mondo on-field, il Bando “Partner Care” messo in piedi senza il rispetto di quanto stabilito dall’accordo del 4 agosto, la mancata convocazione dei tavoli territoriali sui progetti di riassetto del mondo dei venditori, per non parlare di quanto sta accadendo sull’applicazione delle nuove turnistiche nel mondo 187 a pochi giorni dall’avvio della nuova riorganizzazione.
La Segreteria Nazionale Slc-CGIL, al termine della riunione, ha espresso un giudizio pesantemente critico, nel metodo e nel merito, su questi ennesimi processi di “efficientamento” varati da Telecom.
Da diverso tempo, ormai, esprimiamo forti preoccupazioni per le continue fughe in avanti da parte aziendale sui vari processi riorganizzativi, che acuiscono ancora di più le criticità nell’ambito delle già complesse relazioni industriali con il sindacato.
Come SLC-CGIL continuiamo inoltre a denunciare la condizione di stallo che si è venuto a creare nei processi di riconversione/riqualificazione professionale previsti dall’accordo del 4 agosto 2010 per la totale assenza di nuovi Bandi ed il mancato avvio delle triangolazioni tramite i confronti territoriali, nonostante le uscite che si sono registrate per le mobilità.
Allo stesso tempo registriamo con forte preoccupazione la nascita di un nuovo fenomeno che, tramite processi di “efficientamento” di vari settori aziendali, comincia a determinare nuovi esuberi che l’azienda è intenzionata a gestire tramite inedite “riallocazioni a progetto”, oltretutto per un periodo di tempo al termine del quale non si intravedono consolidamenti certi delle attività proposte.
Per la CGIL non è accettabile tale situazione: mentre quello che dovrebbe essere il principale interesse dell’azienda, l’emissione di bandi, sembra essere un tema caduto nel dimenticatoio a pochi mesi dalla scadenza dell’accordo sui contratti di solidarietà, vengono contemporaneamente messi in campo processi di razionalizzazione che determinano ulteriori criticità occupazionali con estemporanee ipotesi di ricollocazione professionale per ulteriori centinaia di lavoratori.
A tutto questo si aggiunge il preoccupante dato venuto fuori dal C.d.A. di pochi giorni fa, dal quale emerge che, se da un lato si e’ visto raggiungere come Gruppo gli obiettivi prefissati per il 2011, grazie ai risultati che si sono registrati in Brasile e Argentina, dall’altro si riscontra il dato fortemente preoccupante all’interno del mercato italiano con oltre un miliardo di contrazione dei ricavi.
SLC-CGIL alla luce di tutto ciò, avvierà nei prossimi giorni con le proprie strutture territoriali ed il Coordinamento delle RSU, un confronto per valutare tutte le soluzioni più appropriate da intraprendere, ritenendo che quanto sta accadendo in Telecom Italia corre il rischio di vanificare lo spirito ed i contenuti dell’accordo del 4 agosto 2010.
Segreteria Nazionale SLC-CGIL

Riforma lavoro: Catricalà gela Fornero, lo stallo è evidente

Sulla riforma degli ammortizzatori sociali l’unica novità è una bella pausa di riflessione. La coppia Monti-Fornero ha preso atto che serve guadagnare tempo: di soldi per finanziare la riforma non ce ne sono, la caccia a tesoretti immaginari, il ricorso ad acrobatici trasferimenti di risorse, l’imposizione di altre tasse, consigliano lo stop. E pazienza se lo slittamento dei tempi offra alle parti sociali, soprattutto ai sindacati, l’illusione di una mezza vittoria. Non si fanno i conti senza l’oste: l’estensione delle tutele a 12 milioni di lavoratori esclusi e e il contestuale ridimensionamento della cassa integrazione (specie quella straordinaria) necessitano di ingenti risorse, le quali, semplicemente non sono disponibili.

Il viceministro dell’Economia Grilli e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Catricalà lo hanno ricordato chiaramente al ministro Fornero. Niente voli pindarici. Senza almeno un paio di miliardi subito nemmeno si può partire; con la crisi del lavoro e la chiusura delle fabbriche non si può procedere a un taglio, anche differito, del contributo pubblico alla cassa integrazione.


Pensioni: “Esodati” Restano “fuori pensione” in 100mila

I soldi stanziati dal governo per gli “esodati” non bastano già più. Il tetto di 65 mila lavoratori sul quale i fondi (5 miliardi nei prossimi 7 anni) sono tarati sarebbe stato infatti già sfondato, e si teme che il numero complessivo di coloro che chiederanno di andare in pensione con le vecchie regole (gli esodati appunto) potrebbe alla fine salire fino a circa 200 mila. Il piatto piange dunque, tanto che anche la trattativa per la riforma degli ammortizzatori sociali sembra essersi arenata proprio per la ristrettezza del budget, i due miliardi promessi dal ministro Elsa Fornero per finanziare i nuovi strumenti, non sono stati infatti ancora trovati.

Ministro del Lavoro alle prese con un doppio problema economico quindi: da un lato la mancanza di fondi per gli “esodati”, cioè i lavoratori che andranno in pensione con le vecchie regole anche a riforma avvenuta, e dall’altro la difficoltà a reperire i finanziamenti per “rinnovare” gli ammortizzatori sociali del nostro Paese. Nel primo caso si è, probabilmente, sottostimato il numero di quanti avrebbero avuto diritto ad usufruire delle vecchie regole per la pensione mentre, nel secondo, il problema è quello di un bilancio che non lascia spazio a quasi nulla. Il risultato, in entrambi i casi, è però lo stesso: non ci sono i soldi.

Sul fronte esodati non sono più solo i sindacati a sostenere l’esistenza del rischio, concreto, che decine di migliaia di lavoratori restino senza stipendio e senza pensione per effetto della riforma della previdenza. Nei giorni scorsi i tecnici del governo si sono incontrati per valutare la situazione che è apparsa, effettivamente, più grave del previsto. Il decreto “salva Italia” aveva stanziato 5 miliardi in 7 anni (240 milioni per il 2013 che salgono fino a 1,2 miliardi nel 2016 per poi scendere fino a 300 milioni nel 2019), una cifra calcolata stimando di dover mandare in pensione con le vecchie regole non più di 65 mila lavoratori: quelli che entro il 2011 hanno lasciato il posto in seguito ad accordi sindacali (stipulati entro il 4 dicembre) di ristrutturazione aziendale oppure per dimissioni volontarie incentivate in previsione del fatto che, secondo il vecchio regime, erano vicini alla pensione. Stima che appare però ora clamorosamente sottostimata. Dai primi calcoli infatti sarebbe già stato superato lo scenario ipotizzato a regime, e da 65mila lavoratori previsti si potrebbe arrivare sino a 200mila, quasi quattro volte tanto.

Secondo i conti fatti in questi giorni le varie categorie di lavoratori ammesse al beneficio (lavoratori in mobilità e mobilità lunga secondo accordi chiusi entro il 4 dicembre 2011; a carico dei fondi di solidarietà di settore, tipo i bancari, oppure ammessi alla prosecuzione volontaria della contribuzione sempre entro il 4 dicembre scorso; esodati entro il 31 dicembre) hanno già prodotto l’esaurimento del plafond previsto e produrranno a regime una valanga di domande, perché molti lavoratori, per esempio, matureranno i vecchi requisiti di pensionamento al termine dei 2-3 anni di mobilità. Senza contare che, secondo un ordine del giorno al Milleproroghe presentato da Cesare Damiano (Pd), ma condiviso anche da Pdl e Udc, il governo dovrebbe spostare dal 4 al 31 dicembre anche il termine per gli accordi sindacali sugli esuberi, il che allargherebbe di molto la platea.

A questo si aggiunge poi che la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro si è arenata proprio sulla difficoltà di trovare risorse strutturali per l’estensione degli ammortizzatori sociali. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, aveva messo sul piatto 2 miliardi di euro strutturali, cioè non una tantum, dal 2017. Ma proprio sul reperimento di questi fondi si è arenata la trattativa con le parti sociali, rimandata a data da destinarsi in attesa che i tecnici trovino dove “pescare” questi soldi. Soldi che, tra l’altro, non è nemmeno detto che siano sufficienti per introdurre una cassa integrazione per tutti i lavoratori di aziende in crisi congiunturali e un sussidio di disoccupazione per tutti coloro che involontariamente perdono il lavoro. Cancellando la cassa straordinaria e quella in deroga e anche l’indennità di mobilità.

Anche sperando però che la cifra di 2 miliardi sia sufficiente, rimane comunque complesso reperirla. Potrebbe ricavarsi attraverso la cosiddetta spending rewiev, che punta a ridurre gli sprechi della spesa pubblica, oppure dal riordino del sistema delle agevolazioni fiscali e contributive. Vie, in particolare la prima, da cui si potrebbe ricavare molto, ma non certo facilmente. Altra strada potrebbe poi essere quella di utilizzare una parte dei proventi della lotta all’evasione fiscale. Proventi che, però, il governo ha già promesso di destinare alla riduzione del carico fiscale sul lavoro dipendente.

di Alessandro Camilli


04 marzo 2012

Cassa Integrazione: compatibilità con attività lavorativa - Pippo Di Natale -

- www.lavoroeoltre.blogspot.com -

Una serie di circolari dell'INPS, di cui l'ultima è la n. 130 del 4 ottobre 2010, ha chiarito in quali casi un lavoratore in cassa integrazione può svolgere un'attività di lavoro subordinato o autonomo, senza perdere il diritto al trattamento.

Di norma, l'integrazione salariale non può essere corrisposta a quei lavoratori che durante le giornate di riduzione del lavoro si dedichino ad altre attività remunerate. Tuttavia questa incompatibilità non è assoluta. Infatti, perde il diritto al trattamento solo il lavoratore che inizia un nuovo rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato, presso un diverso datore di lavoro.

Al contrario, si ha piena compatibilità tra lavoro ed integrazione salariale, se la nuova attività di lavoro dipendente intrapresa, per la collocazione temporale in altre ore della giornata o in periodi diversi dell'anno, sarebbe stata comunque compatibile con l'attività lavorativa che ha dato luogo all'integrazione salariale: in pratica se si tratta di un lavoro part-time con tempi e orari diversi da quello sospeso. Lo stesso vale per il lavoro accessorio, che è consentito fino al 31 dicembre 2012 nel limite massimo di 3.000 euro netti per anno solare riferiti ad ogni singolo lavoratore, pur se le prestazioni sono avvenute per più committenti.

Inoltre, c'è cumulabilità parziale nei casi in cui il nuovo lavoro sia a tempo parziale o determinato, oppure sia un lavoro autonomo, e in cui i redditi che ne derivano siano inferiori al trattamento di cassa integrazione: spetta al lavoratore comunicare e dimostrare quanto guadagna, per avere diritto all'integrazione parziale fino a raggiungere l'ammontare previsto dalla legge.

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La circolare Inps 130 del 4 ottobre 2010

Bozza di modello per comunicazione all'Inps

03 marzo 2012

Telecom Italia: 119, stavolta...


Il presente documento non vuol avere una valenza politica nei confronti della controparte aziendale. Vuole bensì essere uno strumento sintetico di segnalazione delle problematiche insistenti in sede Customer Operation Mobile (119) sul territorio nazionale, in quanto ci sembra di poter evidenziare un concentramento di situazioni di particolare gravità o di perdurante e irrisolta criticità, nonostante le ripetute iniziative locali messe in atto dalle Rsu territoriali.
Credendo di fare cosa utile, le scriventi Rsu hanno redatto tale documento per sottoporlo all’attenzione della Segreteria nazionale per l’opportuna valutazione. Si tratta per lo più di problematiche trasversali rispetto alle singole realtà territoriali, e pertanto pensiamo che un’attenzione globale alla vicenda 119 sia improcrastinabile.

02 marzo 2012

RAI Comunicato trattativa - O2 marzo 2012 -

Nella mattinata del 1 marzo u.s., dopo 24 ore di trattativa no stop tra OO.SS. e Rai, Slc Cgil ha valutato la proposta aziendale sulla parte economica insufficiente. Il mix proposto, tra tagli degli istituti contrattuali e risorse messe a disposizione, per il rinnovo del contratto e premio di risultato, sono stati giudicati non in equilibrio, soprattutto sul versante dei tagli, giudicati eccessivamente onerosi per alcune aree di lavoratori e non in linea con il senso ed il valore di una novazione contrattuale.

Il 29 febbraio, le OO.SS., dopo la consegna in plenaria di un documento che conteneva una proposta sulla parte normativa del Contratto e delibere del 29 novembre 2011, a valle di una discussione avvenuta nei coordinamenti nazionali, avevano individuato e relazionato (sempre in plenaria) all'azienda una serie di modifiche articolate e sostanziali. Si era poi deciso, visti anche i tempi lunghi di confronto e per poter giungere ad una ipotesi complessiva: parte normativa/delibere e parte economica, prima di approfondire la disamina del primo documento, di avviare in ristretta (per richiesta aziendale), un confronto su quest'ultima parte.

Purtroppo, dopo circa 12 ore di discussione sulla parte "economica", con interruzioni funzionali al confronto con le delegazioni nazionali, nonostante le modifiche e gli avvicinamenti sui valori complessivi e soprattutto per le notevoli distanze ancora presenti sulle modalità di risparmio sugli istituti contrattuali, la trattativa non ha portato ad un esito positivo.

Per chiarire i termini economici della discussione, l'azienda, nel documento consegnato la scorsa settimana, ipotizzava un risparmio, attraverso un taglio orizzontale degli istituti, di circa 12 milioni di euro sull'anno e intorno ai 15 a regime, al termine della trattativa i tagli erano scesi a circa 7 milioni di euro con una offerta di incrementi complessivi per circa 44 milioni di euro per l'intero triennio: PdR 2012 al 70/75% (nonostante questo dai dati economici anche quest'anno non è stato raggiunto), minimi a partire da aprile 2012 con seconda tranches a dicembre, una tantum intorno ai 2000 euro con 1000 per i TD ripartito sulle presenze. Inutile dire che la distanza più grande si è realizzata sui tagli, più volte è cambiata l'individuazione degli istituti da ridurre, ma il mix è stato sempre ritenuto troppo oneroso e concentrato su aree specifiche di lavoro, tanto da far ritenere che, se anche uno degli intendimento sindacali per raggiungere l'accordo è quello di salvare le riprese esterne (uno dei settori strategici per il servizio pubblico), l'operazione proposta dall'azienda, per come è formulata, indipendentemente dalla modifica della delibera attuativa della chiusura del settore, per i tagli economici pesantissimi e l'intercambiabilità, a totale appannaggio aziendale, tra produzione interna ed esterna, ne determinerebbe comunque lo smantellamento.

Nonostante l'enorme sforzo delle OO.SS., l'assunzione di responsabilità, la volontà di cercare soluzioni anche attraverso sacrifici sostenibili, sembra sempre più evidente che l'azienda minando singoli istituti punti a smantellare la struttura contrattuale più che a trovare soluzioni congrue. Tutti sappiamo che la struttura del salario va cambiata, che non è opportuno, oltre che giusto, che i salari siano in buona parte determinati dalla parte variabile della retribuzione, ma questo modello, creato nel tempo e rispondente, ci permettiamo di dire, a logiche più funzionali al rapporto "clientelare" e al controllo gestionale da parte dell'azienda che alle esigenze di sindacato e lavoratori, non può essere cambiato a colpi d'accetta né con operazioni estemporanee. Se il sacrificio deve essere fatto, e noi ci rendiamo conto che il momento lo esige, deve essere fatto in maniera equa, ripartito tra tutti i soggetti aziendali, giornalisti e dirigenti compresi, e deve essere realizzato organicamente, con una rimodulazione che consenta di spostare le entità economiche senza penalizzare chi lavora. Per far questo bisogna partire da una scelta che tiene conto dei modelli produttivi e dei PROCESSI PRODUTTIVI, ipotizzare tagli "casuali", li dove ci sono i soldi, mentre non si ferma la ragione per cui certe scelte gestionali vengono fatte, non risolve il problema al massimo lo sposta. Inutile ribadire che, lo abbiamo chiesto nella discussione sulla parte normativa, è necessario ridurre l'utilizzo di appalti e consulenze, dando regole certe e possibilità di controllo al sindacato, e tornare a ragionare di organico e figure professionali in relazione a modelli e processi produttivi. Siamo convinti che se si vuole seriamente rivedere la struttura del salario si deve, necessariamente, cambiare il modo con cui si gestisce il lavoro in azienda, se invece, come si sta agendo nella discussione intavolata in questi giorni, si vuole uscire da una situazione di "crisi contingente" con un risparmio minimo, lo si deve fare senza eccessi ideologici o punitivi, trovando un mix economico che risponda all'incremento economico degli stipendi e che non realizzi ulteriori storture o penalizzazioni.

Noi siamo pronti da tempo ad affrontare la discussione larga sulla questione lavoro, ci sembra che l'azienda invece vada avanti con richieste spot di tagli e senza considerare l'intera platea dei lavoratori della Rai, e questo, diciamo noi, non può che sottolineare l'inadeguatezza più volte espressa dei vertici aziendali.

Con la situazione che si è realizzata dopo questa lunga e complessa discussione, ferme restando le determinazioni individuate nei vari coordinamenti ed il giudizio sui vertici aziendali e sulla discussione di questi giorni appena esplicitata, Slc Cgil si riunirà in un suo coordinamento nazionale indetto per martedì 6 marzo 2012 ed ha proposto già a tutte le altre OO.SS. di incontrarsi in una riunione di segreteria per una valutazione più complessiva e per decidere come proseguire alla luce della rigidità aziendale.

Per la complessità del momento e le difficoltà che si pongono nel percorso per novare il contratto e per rispondere ai temi normativi e di contrasto alle determinazioni delle delibere, si è volutamente evitato nel comunicato di approfondire valutazioni sulla modalità con cui si è sviluppata la discussione di questi giorni ed anche l'articolata trattativa sulla modulazione del risparmio, crediamo che evitare ulteriori polemiche possa aiutare il sindacato ed i lavoratori a spingere l'azienda ad adottare lo stesso comportamento e a ragionare su una proposta compatibile con il contesto reale.

Segreteria Nazionale SLC-CGIL

PENSIONI FEBBRAIO 2012 – LE CORREZIONI APPORTATE ALLA MANOVRA «SALTA ITALIA» E NEL «MILLEPROROGHE»

- 02 Febbraio 2012 -

Come Partito Democratico abbiamo deciso di intervenire sulla manovra del Governo con correzioni capaci di caratterizzarla maggiormente sotto il profilo dell’e- quità. La Commissione Lavoro della Camera si è particolarmente concentrata sul tema delle pensioni. La puntata successiva riguarderà le liberalizzazioni ed il mercato del lavoro.

Per quanto riguarda la previdenza vorremmo ricostruire i passaggi che sono stati fin qui realizzati, al fine di poter apprezzare i passi avanti compiuti e individuare le correzioni che restano da fare. Si tratta di una partita estremamente complessa che va monitorata anche sulla base delle situazioni concrete e individuali, ana- grafiche e contributive, che riguardano centinaia di migliaia di lavoratori.

Grazie al nostro impegno e alla nostra iniziativa, anche in occasione dell’esa- me del cosiddetto “milleproroghe” abbiamo riaperto il capitolo della riforma pensionistica, andando a correggere quelle storture che abbiamo evidenzia- to sin dal primo esame della riforma e, a tal fine, verificheremo con attenzione l’emanazione dei decreti attuativi delle misure migliorative che siamo riusciti a introdurre, per verificare la loro completa corrispondenza con gli emenda- menti da noi proposti ed approvati alla Camera nelle commissioni.


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01 marzo 2012

Frequenze: comincia l’era Mediaset

Comincia l’era Mediaset per Ei Towers (società di nuova costituzione posseduta al 65% dall’azienda della famiglia Berlusconi tramite Elettronica Industriale), dopo la fusione con DMT. Ieri è stato nominato il Cda della nuova unità che avrà da discutere immediatamente di un tema molto caldo: la sospensione del beauty contest e le frequenze televisive. Il board è guidato dal consigliere indipendente Alberto Giussani e dagli amministratori delegati Guido Barbieri e Valter Gottardi, espressione di Mediaset.

Nel board siede anche Piercarlo Invernizzi, proveniente da Elettronica, e gli indipendenti Manlio Cruciatti e Michele Pirotta. A Richard Hurowitz, espressione di Octavian Advisors, è stato assegnato il seggio riservato alle minoranze. I due manager Carlo Ramella e Fabio Caccia, rispettivamente Coo e Cfo - che sono usciti dal Cda della capogruppo - restano invece nella controllata Towertel.

Barbieri ha spiegato che il 2012 sarà dedicato all'integrazione delle infrastrutture facendo leva su due punti di forza: Elettronica Industriale ha un'infrastruttura di livello tecnico estremamente elevato che fino allo scorso anno serviva fondamentalmente solo il cliente Mediaset, DMT ha invece la sua forza nella presenza sul mercato e nella sua clientela.

“Il provvedimento dell'Antitrust di dicembre, che ha autorizzato il merger, ci ha chiesto di agire più su quest'ultimo fronte, cioè sui servizi verso terzi, e quindi noi possiamo dirci felici di fare quello che ci ha chiesto l'Authority".

In base al piano presentato in estate, il gruppo prevede una crescita composta annua dei ricavi del 4% con target a 268 milioni nel 2016 e un +11% medio per l'ebitda a 128 milioni.

C’è poi in ballo la possibile asta delle frequenze televisive che potrebbe generare nuovi ricavi dalla gestione di un altro multiplex: "Non abbiamo visibilità sui tempi – ha aggiunto Gottardi - ma sia fiduciosi sul fatto che le frequenze verranno assegnate a operatori broadcasting e non telefonici".

Secondo le stime di Ei Towers, l’impatto potenziale dell’assegnazione delle frequenze potrebbe ammontare a ulteriori 18 milioni di ricavi dalla gestione full service di uno dei multiplex.

"Aspettiamo di capire cosa intenda fare il governo sia dal punto di vista della tempistica sia delle modalità di assegnazione – ha detto Barbieri - potrebbe optare per una gara rivolta agli operatori telefonici o lasciare le frequenze appannaggio dei gruppi televisivi così come inizialmente previsto. E' comunque non credibile che il processo di assegnazione porti risorse ingenti e paragonabili alle aste precedenti sulle frequenze telefoniche".

E di frequenze ha parlato anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri: “Il beauty contest sospeso è il frutto di una campagna demagogica che, tra l'altro, ha portato il ministro Corrado Passera a dire che, siccome riduceva la pensione alle vecchiette non poteva regalare le frequenze a Mediaset. Non regalava niente, perché noi le frequenze ce le siamo comprate".

Confalonieri ha poi spiegato che "noi nelle frequenze abbiamo investito un miliardo, in cui ci sono i quattrini di una legge del 2001 del Governo Amato che consentiva il trading delle frequenze".

Il presidente di Mediaset ha ricordato che, dopo l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Ue, il ministro Paolo Romani aveva ideato il beauty contest. "Ora non so come possano rimetterlo a posto - ha aggiunto - non so come Passera convincerà l'Europa sul rispetto dei criteri" per l'assegnazione delle frequenze.

Un fattore che potrebbe poi ulteriormente movimentare il business italiano delle torri di trasmissione è l'ipotizzata cessione di Raiway da parte del gruppo per la quale i rumors segnalano l'interesse di Tower companies internazionali e di fondi infrastrutturali come F2i.

"Di sicuro ci aspettiamo tempi lunghi – ha concluso Barbieri - Anche se il governo Monti avviasse a breve un processo di riorganizzazione di Rai, la procedura per arrivare a una cessione dell'asset non è banale e richiederebbe una serie di passaggi”.

“Se Raiway finisse nelle mani di un soggetto terzo si aprirebbe lo scenario di un mercato con un competitor per Ei Towers. Per quanto ci riguarda non c’è alcun fascicolo aperto e noi siamo concentrati sull'integrazione Elettronica-DMT, poi però occorre dire che la presenza di un operatore unico è comunque una realtà che in altri Paesi esiste e funziona".


Raffaella Natale

Telecomunicazioni a Massimo Vari? Ma dal ministero allo Sviluppo nessuna conferma, nessun annuncio formale

In Italia succedono tante cose strane, ma la delega alle Telecomunicazioni che lo stesso Massimo Vari, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha annunciato di avere rimane un mistero.

Dal Ministero dello Sviluppo economico continuano a rimbalzare voci contrastanti ma nessuno afferma o smentisce quanto fatto capire dallo stesso Vari il 28 febbraio in occasione di un convegno su televisioni locali e riforme di governo.

Tutto molto anomalo dato che il sottosegretario non ha mai avuto niente in comune con il settore Tlc e che a memoria d'uomo lo stesso, circa sei anni fa, fu fortemente indicato da Forza Italia come guida dell’Agcom.

Vale la pena ricordare che sulle telecomunicazioni gli argomenti da trattare sono tanti e spinosi, tra cui: le frequenze televisive, la rete in fibra ottica, i disagi e le controversie delle televisioni private la riforma Rai e tanto altro che il Governo precedente aveva affidato a Paolo Romani.

A volte ritornano...???... No, non sto parlando di un titolo di film ma delle scelte dell'attuale Governo Monti che sembrerebbero ripercorrere (almeno in questo caso) una vecchia linea di partito voluta dal "PAPI - NAZIONALE" e che viene differenziata solo sui nomi, facendo rimanere inalterata il sapore della polpa...!!!


Salvo Moschetto