10 maggio 2012

Quando il figlio è disabile. I diritti dei genitori

I genitori che hanno figli, anche adottivi, portatori di un handicap grave possono beneficiare di particolari agevolazioni.

Figlio con meno di 3 anni


Se i figli disabili sono minori, i genitori lavoratori dipendenti hanno diritto:

al prolungamento dell'astensione dal lavoro, il cosiddetto congedo parentale, con un'indennità del 30 per cento;

una o due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento dei 3 anni del figlio disabile;

tre giorni di permesso retribuito (mensilmente), periodo che deve essere ripartito tra i due genitori se entrambi sono dipendenti.

Queste agevolazioni sono revocate se il ragazzo disabile è ricoverato a tempo pieno in un istituto specializzato. Il diritto al congedo parentale è riconosciuto al genitore anche nel caso in cui l’altro genitore non ne abbia diritto. Non si richiede la convivenza, né l'assistenza esclusiva e continuativa.

Il congedo parentale ordinario e quello speciale, sia come prolungamento dell'assenza, sia come riduzione dell'orario di lavoro, sono compatibili. La riduzione dell’orario inizia quando termina il periodo del congedo parentale ordinario. Il congedo speciale può essere utilizzato anche alternativamente, ma non cumulativamente, dai due genitori. L'alternativa è limitata al secondo e terzo anno di vita del figlio.


Figlio tra i 3 e i 18 anni

Se il minore ha un'età compresa tra i tre e i diciotto anni, i genitori possono sempre usufruire mensilmente di tre giorni di permesso retribuito (ripartito tra i due genitori se entrambi sono dipendenti).

Figlio maggiorenne


In presenza di figli disabili maggiorenni si può usufruire dello stesso periodo di permessi mensili, ma in questo caso il diritto viene riconosciuto:

in caso di convivenza, se non sono presenti nel nucleo familiare altri soggetti che possano fornire assistenza;

in assenza di convivenza, a condizione che l’assistenza della lavoratrice o del lavoratore soddisfi le condizioni della continuità e dell’esclusività.

I genitori di figli disabili anche maggiorenni possono beneficiare di un congedo retribuito di due anni, fruiti in modo frazionato o continuativo, ma deve essere accertato lo stato di handicap grave da parte di speciali Commissioni mediche istituite nelle Asl. Questo congedo, non fruibile contemporaneamente all'astensione facoltativa, spetta alternativamente alla madre o al padre anche adottivi. Dopo la morte di entrambi i genitori può fruire del congedo un fratello o una sorella, purché convivente.


La sentenza della Corte Costituzionale numero 233 del 2005 ha stabilito che i permessi possono essere estesi ai fratelli non solo in caso di decesso dei genitori, ma anche se quest’ultimi sono inabili e quindi non possono occuparsi del figlio disabile.

TELECOM - LA PERDITA “PILOTATA” NEL BILANCIO 2011 DI TELECOM ITALIA: PERCHE’?


- COMUNICATO -
Il “Sole 24 ore” in data 29 e 30 marzo scorso ha pubblicato alcuni articoli in merito alla chiusura, in perdita, del Bilancio 2011 di Telecom Italia. Attraverso un breve commento a tali articoli, forniamo una lettura semplice e chiara di quanto ha eseguito, a Bilancio, la società stessa.
Da il “Sole 24 ore”:
“Telecom dà un taglio agli avviamenti e chiude i conti in rosso, ma pagherà ugualmente la cedola preannunciata a fine febbraio. Il consiglio di amministrazione del 29 marzo ha infatti licenziato il bilancio 2011 con un risultato netto consolidato negativo per 4,7 miliardi di euro e una perdita di 3,6 miliardi per la SpA capogruppo. Effetto contabile della svalutazione degli avviamenti che è stata aumentata a un totale di 7,3 miliardi, rispetto ai 3,2 miliardi già iscritti a fine giugno. Come già la prima rata, anche la seconda riguarda gli avviamenti generati dagli asset domestici in conseguenza delle operazioni di accorciamento della catena societaria che hanno interessato Olivetti, Telecom e TIM nei primi anni duemila (operazioni Olivetti/Telecom nel 1999 e nel 2003 e acquisizione delle minoranze TIM nel 2005)”.
In sintesi, ciò significa che a seguito delle operazioni finanziarie di acquisizione e di successiva fusione, poste in essere prima da Colaninno poi da Tronchetti Provera sono confluiti, nel bilancio di Telecom Italia, avviamenti (cioè valutazioni delle capacità delle società coinvolte di produrre utili) per quasi 42 miliardi di euro e debiti di quasi pari ammontare (!!!), ovviamente esagerati rispetto al valore delle società acquisite. In sintesi Telecom Italia, da anni, si “ammazza” per ripagarne i debiti fatti e poi ricaduti sulla società stessa, scoprendo (solo ora???) che, in contropartita, c’è solo “fumo”.
Segue l'articolo del “Sole 24 ore”:
“Un’operazione di pulizia contabile, dunque, che non impedirà la remunerazione dei soci, sebbene di entità inferiore all’anno scorso per l’esigenza di dare priorità alla riduzione del debito e al mantenimento del livello del rating. Telecom però pagherà comunque 900 milioni di dividendi attingendo alle riserve distribuibili che, a fine giugno, ammontavano a oltre 10 miliardi”.
Quindi, la situazione non è poi così grave se il CdA, nonostante 7 miliardi di svalutazioni ed il bilancio in perdita, decide, dopo aver distribuito, dal 2004 al 2010, la bellezza di 14,8 miliardi, di distribuire ancora quasi un miliardo ai soci,. Questo perché “l’aggiustamento, comunque, è contabile”.
Tale manovra, oggi, è definita “svalutazione”. Le aziende la utilizzano “ogni tanto” (quando fa comodo?) per cifre clamorose e pare, a prima vista, una calamità sui bilanci. Anni fa, era denominata “ammortamento”, ed ogni anno figurava a bilancio, consentendo così alla società di “digerirla”, a poco a poco, nei conti aziendali. La sostanza resta la stessa e, proprio Telecom Italia, ci ha insegnato che “ammortamento” significa “autofinanziamento”, quindi, un risparmio non certo una disgrazia. E se, per ammissione della società stessa, “l’aggiustamento è solo contabile”, allora la perdita si è fatta solo sulla carta, e non nella gestione.
Infatti, sempre citando il “Sole 24 ore”:
“Senza le rettifiche, i conti si sarebbero chiusi invece con un utile netto in progresso dell’8,6% a 2 miliardi. Sul mercato domestico i ricavi si sono attestati a 19 miliardi (-5,2%), l’EBITDA a 9,24 miliardi (-1,6%)”.
Per cui, il trend dei risultati economici è decisamente positivo rispetto a quello dei ricavi, sottolineando così un recupero di produttività dei vari fattori produttivi. In particolare, l’EBITDA controbilancia il 3,6% della riduzione dei ricavi e, considerato che tra quello e questi ci sono i costi per gli acquisti ed il costo del lavoro, è evidente che, nel 2011, i dipendenti la loro parte l'hanno fatta egregiamente, per contribuire ai risultati della società. Insomma, per la “causa comune” i lavoratori “hanno già dato”, e tanto.
Segue ancora il Sole 24 ore:
“Per l’intero esercizio (2012) confermate le indicazioni del piano, con ricavi ed EBITDA stabili e un indebitamento finanziario netto rettificato di 27,5 miliardi (30,4 miliardi a fine 2011)”.
L'affermazione può essere letta in positivo, ovvero se i risultati non peggioreranno e l’indebitamento diminuirà ancora in misura rilevante; oppure in negativo, ovvero se i risultati non miglioreranno, dovranno essere fatte altre svalutazioni e dovrà essere chiuso un altro bilancio in perdita.
Tenuto conto di quanto sopra indicato, non vorremmo che la troppo clamorosa perdita di bilancio 2011 – con dividendi agli azionisti – celasse la “polpetta avvelenata” di una prossima dichiarazione di stato di crisi economica della società, con necessità aziendale di licenziamenti e di altri pesanti provvedimenti a carico dei lavoratori. Una crisi che sarebbe del tutto contraddetta da “un utile netto in progresso dell’8,6%”, senza le svalutazioni, dal raggiungimento del target di riduzione del debito e dai dividendi comunque deliberati.
La perdita di bilancio 2011 di Telecom Italia è una perdita di carta, che “fa bene” alla società, che inizia, finalmente, a “fare pulizia” nei conti aziendali, artificialmente gonfiati, per motivi esclusivamente finanziari, non gestionali, dal duo Colaninno/Tronchetti, e come tale deve essere valutata. La perdita non è, quindi, un indicatore di costi ancora fuori controllo, tanto meno per quel che riguarda il costo del lavoro.
Respingiamo quindi, fin da subito, ogni tentativo di derivare da essa ogni azione contro i lavoratori di questa società, proprio nel momento in cui è in discussione la riforma del mercato del lavoro e sono messi in discussione fondamentali diritti dei lavoratori.
Non ci è parsa, infatti, casuale la scelta del momento in cui far emergere (e in che misura!) una perdita che gravava sui conti aziendali almeno dal 2003, quando è evidente che, nel 2011, Telecom Italia non è peggiorata rispetto al recente passato, mentre nel Gruppo sono migliorati i risultati del Brasile e sono stati, finalmente, consolidati per l’intero anno quelli dell’Argentina, a loro volta lusinghieri. Eh sì, tutti questi miliardi di perdita, solo quest’anno, proprio quest’anno, un poco sospetti sembrano…

COORDINAMENTO NAZIONALE RSU SLC CGIL

Riforma del lavoro, le modifiche - 10 maggio 2012 -

Da giovedì 10 maggio il governo deposita 27 emendamenti sulla riforma del lavoro targata Elsa Fornero. Le correzioni dell’Esecutivo spaziano dai licenziamenti disciplinari alla soppressione di “refusi” come la cancellazione dell’esenzione dei ticket sanitari per i disoccupati a basso reddito, che viene reintrodotta. Ma non mancano anche novità assolute, come la possibilità di usufruire di voucher per le baby sitter, in alternativa al congedo parentale per gli undici mesi successivi al termine del periodo di maternità e l’indennità di pagamento potrà essere utilizzata anche per onorare le rate dell’asilo. Vediamoli nel dettaglio, come li propone Il Sole 24 Ore:


Licenziamenti. I giudici potranno stabilire il reintegro del lavoratore licenziato per motivi disciplinari illegittimi solo nelle tipizzazioni previste dai contratti


Processo del lavoro. Dieci giorni in più (40) per la prima udienza in primo grado; reclamo in appello entro 30 giorni. Dai capi uffici controllo serrato sul rispetto delle priorità


Conciliazioni. Conciliazione sospesa fino a 15 giorni in caso di impedimento del lavoratore. Per le Dpl nuove modalità di convocazione del datore di lavoro


Ticket sanitari ai disoccupati. Ripristinata l’esenzione dal pagamento dei ticket sanitari per i disoccupati e i loro familiari a carico, che era stata eliminata dal testo originario


Mini-aspi. Viene eliminata un’ambiguità per accedere alla mini-Aspi. Ancora al vaglio dei tecnici l’ipotesi di estensione del sussidio ai parasubordinati


Formazione. Un apposito accordo in Conferenza Stato-Regioni definirà le linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento


Paternità. Accanto ai voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting vengono previsti quelli per il pagamento delle rate dell’asilo


Bonus produttività. Accelerate le procedure per corrispondere le risorse destinate nel 2011 alla detassazione al 10% dei premi di produttività


Partite Iva. Tra gli emendamenti dei relatori c’è una norma che esclude dalla presunzione di subordinazione chi ha «competenze teoriche di grado elevato»


Democrazia economica. Arriva una nuova delega in materia di informazione e consultazione dei lavoratori e di definizione di misure per la democrazia economica

Telecom annuncia: “La7 in vendita”

La7 sarà venduta. Via libera del cda di Telecom Italia alla vendita delle attivita’ del settore media, con La7 in testa. Come atteso, è stato avviato il processo di dismissione dell’asset, considerato non strategico per l’azienda impegnata nella riduzione dell’indebitamento. Il cda della controllata Ti Media ha quindi dato il via – spiega una nota – ad ”un’operazione di ristrutturazione societaria mediante separazione degli asset televisivi, facendoli confluire in una società ad hoc”.

Si apre ora una fase in cui verranno definite le condizioni per cedere i beni alle migliori condizioni, valutando le eventuali offerte. Per chi lavora a La7, compresi i tanti nomi noti arrivati nella campagna acquisti degli ultimi anni, la notizia non può non generare incertezza per il futuro, anche se due volti importanti come Enrico Mentana e Gad Lerner si dicono tranquilli sulla salvaguardia della qualità del prodotto. Attualmente i due canali fanno capo a Telecom Italia Media. Telecom potrebbe ora decidere di avviar le procedure per vendere una buona parte di TiMedia (c’è chi dice il 77%, c’è chi dice l’80%).Telecom Italia Media controlla La7, il 51% di Mtv e l’operatore di rete TimB.

LA DECISIONE DI TI MEDIA - ”Nell’ambito del processo di focalizzazione sulle attivita’ core ribadito nel piano industriale 2012-2014 – si legge nella nota Telecom -, il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha deciso l’avvio del processo di dismissione delle attivita’ nel settore dei media. Tale dismissione contribuira’ al conseguimento dei target di riduzione dell’indebitamento gia’ annunciati”.

Telecom ha anche diffuso i conti del primo trimestre che chiude con una crescita dell’utile del 10,4% a 606 milioni di euro e con ricavi per 7,39 miliardi (+4,5%). Risultati che, ha spiegato il presidente Franco Bernabe’, consentono di ”confermare tutti i target di fine 2012”. A seguire si e’ riunito il cda di Telecom Italia Media, controllata con il 77,7% dalla casa madre. L’azienda ha chiuso il primo trimestre con una perdita di 15,7 milioni di euro, principalmente dovuta – spiega una nota – ”all’incremento dei costi per l’arricchimento del palinsesto”. Solo per fare qualche esempio, sono arrivati nell’ultimo periodo da Serena Dandini a Sabina Guzzanti, da Benedetta Parodi a Corrado Formigli, ed e’ atteso a giorni il nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano.

I ricavi sono saliti a 57,5 milioni e il margine operativo lordo e’ risultato negativo per 5,9 milioni di euro. Il gruppo prevede ”un incremento, seppur lieve, della raccolta pubblicitaria” e per il 2012 ”quantomeno dei risultati in linea con quelli dell’esercizio 2011”.

LE REAZIONI – Mentana invece ha detto: ”Io non sono per nulla preoccupato – afferma Mentana che e’ tra quelli che trainano gli ascolti della rete -. Il venditore sicuramente inserira’ tra i criteri di scelta dell’acquirente la salvaguardia della qualita’ e delle prospettive del canale”.

Lerner ha dichiarato: ”E’ un progetto che da un paio d’anni viene perseguito riservatamente, oggi diventa ufficiale. Non sono preoccupato, perché sono convinto che La 7 ha conquistato un ruolo tale nel mercato televisivo, per consistenza e autorevolezza che può preludere solo ad uno sviluppo futuro”.

”Sono molto tranquillo”, aggiunge Lerner , spiegando che ”quanto al compratore sono le classiche vicende in cui si fanno nomi quando non c’è nulla di consistente, le trattative si svolgono nella riservatezza, non è un’asta pubblica. I nomi che circolano lasciano il tempo che trovano, più si fanno nomi più sono lontane le decisioni”.

POSSIBILI ACQUIRENTI – Sono solo rumors, ma in questi giorni si è parlato di tre possibili, potenziali acquirenti per La7. E’ emerso in primo luogo il nome del presidente del Gruppo Espresso, Carlo De Benedetti, gruppo che però ha smentito e non solo. De Benedetti infatti aveva nei giorni scorsi pubblicamente tirato il freno a mano sull’acquisto, affermando che l’ad di Telecom Franco Bernabe’ dovrebbe pregarlo.

In corsa, sempre secondo le indiscrezioni, ci sarebbe anche Urbano Cairo di Cairo Communication, che con La7 ha gia’ uno stretto legame in quanto concessionaria di pubblicita’ che ha portato nelle casse dell’emittente discreti proventi. Infine si e’ parlato del finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar. Sono circolati, anche se considerati piu’ defilati, i nomi dell’emiro del Qatar, patron di al Jazeera, del gruppo Bertelsmann e di Diego Della Valle.

C’e’ chi immagina una vendita di La7 e chi ritiene piu’ probabile l’ingresso di nuovi soci nel capitale azionario. A fare la differenza potrebbe essere il prezzo: il valore di mercato di Ti Media, che ha chiuso il 2011 con un una perdita da 83 milioni, in crescita dai 54,4 milioni del 2010, e’ stimato intorno ai 160 milioni di euro.





Cassazione: niente risarcimento danni alle casalinghe che hanno altro lavoro a tempo pieno


Il risarcimento danni per la perdita della capacità lavorativa come casalinghe, in caso di incidente, non è dovuto a chi lavora a tempo pieno fuori dall'ambito domestico. E' quanto afferma la Corte di Cassazione (sentenza n. 5548/2012) che nel riconoscere la risarcibilità del pregiudizio rappresentato dalla riduzione o perdita della capacità lavorativa della casalinga, ha però rimarcato l'esigenza della relativa prova, ancorché non rigorosa, trattandosi di danno patrimoniale futuro (Cass. 20 luglio 2010, n. 16896) segnatamente evidenziando con riguardo al caso, come quello che ci occupa, che la parte danneggiata svolga anche attività lavorativa retribuita alle dipendenze di terzi o lavoro autonomo (o attività similare), che occorre tener conto dell'incidenza di ciò in termini di riduzione dell'attività di assistenza e cura dei familiari, da stabilire nella sua entità secondo il prudente apprezzamento del giudice con riferimento alle peculiarità della fattispecie concreta (Cass. 12 settembre 2005, n. 18092) e precisando, altresì, che a tal fine è necessario che si fornisca la prova sia della compatibilità del contestuale esercizio di quest'altra attività con quella di casalinga, sia dell'effettivo espletamento di quest'ultima, la quale non si esaurisce nel compimento delle sole faccende domestiche, ma si concreta nel coordinamento lato sensu dell'intera vita familiare. (Cass. 30 novembre 2005, n. 26080). La Ermellini, infine, ribadendo che la liquidazione del danno futuro non sindacabile in sede di legittimità ("sempre che difetti totalmente la giustificazione che la sorregge, ovvero macroscopicamente si discosti dai dati di comune esperienza e sia radicalmente contraddittoria"), rigettando anche i primi due motivi di ricorso (le parti ricorrenti avevano eccepito, tra le altre cose, che i giudici di merito si erano discostati dalla ctu) hanno spiegato, (citando Cass. 5 ottobre 2006, n. 21412), che i criteri adottati dal consulente tecnico d'ufficio non hanno efficacia vincolante per l'organo giudicante e possono essere legittimamente disattesi attraverso una valutazione critica che sia ancorata alle risultanze processuali, nonché congruamente e logicamente motivata. Il Giudice, invero, è tenuto ad indicare, in particolare, gli elementi probatori e quelli logico-giuridici ed i criteri di valutazione ritenuti idonei a giustificare una decisione contrastante con il parere del consulente.

09 maggio 2012

FILT CGIL CATANIA: Windjet, De Caudo: "Il sindacato chiede che tutto il personale entri nella newco"

Comunicato stampa

"Lunedì si è svolto l’incontro in azienda sulla procedura di mobilità aperta da Windjet lo scorso 24 aprile

L’azienda ha formalmente illustrato la procedura e fornito le motivazioni che hanno spinto all’adozione di questo provvedimento, le stesse che hanno portato alla dichiarazione di crisi aziendale ampiamente delucidata nella lettera di apertura di mobilità, dichiarando che Alitalia CAI, il 13 Aprile ha firmato il contratto per l'acquisizione di attività della compagnia Wind Jet relative al trasporto passeggeri di linea.

L'acquisizione avverrà tramite la costituzione di una newco, che verrà costituita da Windjet con sede legale a Roma Fiumicino per poi essere ceduta a CAI, e dove confluiranno i lavoratori tramite una cessione di ramo di azienda (art. 2112 del codice di procedura civile), confermando la confluizione di tutto il personale di volo all'interno della newco (una "new company") e ribadendo la necessità di tagli per il personale di terra, tagli che verranno comunicati a breve, in seno alla procedura di cessione di ramo di azienda, cessione che avverrà solo quando si verificheranno positivamente alcune condizioni sospensive, quali approvazione COA da parte dell' ENAC e approvazione dell'Antitrust che ha fissato il termine per l'invio delle osservazioni al 10 maggio .

Per questo, e per quanto detto sopra da parte dell'azienda, la nostra delegazione sindacale ha chiesto formalmente la possibilità di confluire tutto il personale all'interno della newco, onde evitare aree di sofferenza per il personale in esubero, dato che trovandoci nel Sud d'Italia, la possibilità di reimpiego, è più ridotta.

Pertanto, in virtù della gravità e della straordinarietà della crisi, che sta attraversando l'azienda Windjet, coinvolgendo a pieno i lavoratori, sopratutto quelli in esubero e quelli a tempo determinato, il sindacato si impegnerà al meglio come asempre fatto sino ad ora, cercando di ottenere il miglior risultato per la salvaguardia dei posti occupazionali, non escludendo di introdurre tutele di prelazione per il personale a tempo determinato.

Oggi è infatti più necessario uno straordinario contributo e la responsabilità di tutti, per cercare di consolidare il miglior risultato da raggiungere per le congrue tutele occupazionali".

Per la Filt Cgil di Catania

il segretario generale Carmelo De Caudo


Nota di redazione:

Nella foto il segretario generale Carmelo De Caudo

Tlc, call center: Slc Cgil, Enel non giochi al massimo ribasso. Governo convochi tavolo


Tlc, call center: Slc Cgil, Enel non giochi al massimo ribasso. Governo convochi tavolo
E’ con preoccupazione che leggiamo quanto dichiarato da Assocontact riguardo la gara aperta da Enel per una commessa da 50 milioni di euro che, così formulata, non ripagherebbe al vincitore il costo del lavoro e degli investimenti necessari a garantire il servizio.
Come SLC-CGIL da tempo denunciamo come le politiche di massimo ribasso applicate dai committenti stiano seriamente mettendo a rischio un settore che da lavoro a svariate migliaia di donne e uomini, spesso in zone del Paese dove certo non abbondano le offerte di occupazione dignitosa e stabile.
Colpisce e sconcerta poi che un’azienda pubblica del valore e dell’importanza di Enel sia fra quelle che più si distinguono in questa politica miope.
E’ ormai giunto il tempo che si riapra il confronto su un settore, quello dei call center, che solo cinque anni fa ha conosciuto una stagione di stabilizzazione che ha dato contratto e diritti a più di 25000 persone e che oggi rischia seriamente di ripiombare nella precarietà, trascinando con se le speranze e le sacrosante aspirazioni di migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Chiediamo ad Enel di ripensare radicalmente la propria politica di assegnazione delle gare ed al Governo di riconvocare in tempi rapidi il tavolo di confronto sui call center che, ormai due anni orsono, aveva prodotto un documento, condiviso dalle parti sociali per il rilancio del settore.

TAGLI AI TEATRI, PETIZIONE AL PREFETTO

Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Fials e Libersind hanno dato vita a performance musicali e recitative. Chiesto ai politici siciliani e catanesi uno scatto d’orgoglio a difesa della cultura. Domani, una delegazione dei lavoratori manifesterà a Palermo davanti alla sede dell’Ars. Musiche di Bellini e di Verdi, brani di prosa e poesie. Così, oggi, alle 10, gli artisti del Teatro Massimo e dello Stabile hanno iniziato la manifestazione in piazza Università per protestare contro i tagli dei fondi regionali e sensibilizzare i catanesi ai problemi del settore. Poi, con l’intervento del sindaco Raffaele Stancanelli, si è formato il corteo che ha percorso il tratto di via Etnea fino in Prefettura. Appena arrivato, il coro del Bellini ha intonato vari brani tra cui “Va pensiero”, “Guerra guerra”, l’Inno di Mameli e O sole mio. Una delegazione formata dai rappresentati dei lavoratori delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Fials e Libersind, con il sindaco Stancanelli sono stati ricevuti dal Prefetto. Al rappresentante dello Stato, sono stati presentati i problemi dovuti ai tagli sia a livello occupazionale ma che soprattutto determineranno la fine della cultura nel territorio catanese. Il Prefetto Cannizzo ha dato la propria disponibilità a sostenere in prima linea la protesta che è principalmente una forma di protezione del patrimonio culturale siciliano nel mondo. «Gli investimenti fatti ai teatri – ha sottolineato – creano quel volano necessario alla ripresa economica della nostra terra ricca di cultura». All’incontro, i segretari generali Angelo Villari (Cgil) e Alfio Giulio (Cisl), Rosario Laurini segretario territoriale Uil e Cosimo Fichera per l’Ugl hanno ribadito la preoccupazione del sindacato etneo sul rischio di arrivare arrivi alla paralisi totale della cultura nel territorio etneo, per non parlare delle ripercussioni occupazionali per circa 600 dipendenti tra Teatro Massimo Bellini e Teatro Stabile. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato la necessità di ripristinare subito i finanziamenti per non penalizzare i cartelloni e tutelare le professionalità dei due enti teatrali. In seguito, si dovrà avviare una programmazione seria sia almeno annuale. «Abbiano chiesto al Prefetto – ha detto Giulio, a nome delle organizzazioni presenti – di richiedere ai nostri politici uno scatto di orgoglio e rimediare al taglio incosciente sui teatri, visto che il Bellini ha già iniziato un percorso di rilancio a livello mondiale, con l’incarico di direttore artistico al maestro cinese Xu Zhong». Le organizzazioni sindacali, poi, riferendosi ai numerosi festival belliniani concessi ai privati con i soldi pubblici, hanno chiesto di impiegare il Teatro Bellini come unico ente in grado di dare qualità e rispetto al compositore. Una delegazione dei lavoratori andrà domani a Palermo a manifestare davanti alla sede dell’Assemblea regionale siciliana in occasione della discussione sui tagli

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Peppino Impastato: diventerà museo il casolare dove fu ucciso

PALERMO – ''La Regione, nella ricorrenza del 34/o anniversario della tragica morte di Peppino Impastato, ha gia' avviato le procedure per l'espropriazione per pubblica utilita', sulla base di un progetto di realizzazione di un sito della memoria, del casolare e del terreno circostante a Cinisi ove egli fu ucciso''. Lo ha annunciato l'assessore regionale per l'Economia, Gaetano Armao.

''Contiamo in tal modo – ha aggiunto – di poter celermente avviare i lavori per trasformare questo luogo simbolo dell'efferata violenza mafiosa in un museo della memoria e della testimonianza della resistenza che a essa ha condotto Impastato, intendendone cosi' ricordare e commemorare l'impegno civile e giornalistico''.

''Non avendo potuto raggiungere – ha spiegato Armao – un accordo con i proprietari e ritenendo di assoluta importanza raccogliere la richiesta venuta dalla societa' civile e dagli abitanti di Cinisi di recuperare questo luogo, in modo da farne occasione e strumento di conservazione della memoria della battaglia civile di Impastato e di attivita' per la comunita' locale, si e' ritenuto di intraprendere con la massima celerita' l'espropriazione, per la quale e' in corso l'iter, sono gia' disponibili le somme ed e' stato individuato il responsabile del procedimento. Procedura che contiamo di definire entro pochi mesi. Per il progetto della Regione di realizzazione della casa-museo, che sara' avviato non appena definita l'espropriazione e la ristrutturazione, sono gia' disponibili le risorse finanziarie''.

Peppino Impastato una vita contro la mafia

Nato nel 1948 in una famiglia ben inserita negli ambienti mafiosi del comune di Cinisi (PA), Giuseppe (detto Peppino) fin da ragazzino cercò di prendere le distanze sia da suo padre Luigi che dagli altri parenti affiliati ai clan locali. Così, già a partire dal 1965 Peppino aderì al PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) facendosi portavoce dei diritti dei contadini proletari di Cinisi. Nello stesso periodo fondò il giornalino “L’idea socialista” sequestrato, tuttavia, dopo pochi numeri.


L’obiettivo di Peppino era quello di creare un movimento di opinione volto a denunciare e a mettere in luce le malefatte e gli efferati delitti della mafia locale, il cui esponente di spicco era, all’epoca, Gaetano (Tano) Badalamenti. La sua vita fu caratterizzata da un’inesorabile voglia di sfuggire a un destino a cui, fin dalla nascita, sembrava essere "condannato".


Ma il destino di Peppino Impastato fu ben diverso. Il suo crescente risentimento per gli ambienti non solo mafiosi ma anche politici (corrotti), sfociò nel gruppo “Musica e cultura” fondato nel 1976 e, successivamente, nell’emittente radiofonica locale “Radio Aut”. Dalla sua radio libera e autofinanziata, Peppino denunciava i gravi fatti legati ai traffici di droga non risparmiando di fare nomi e cognomi di mafiosi e politici conniventi.


Nel 1978, la sua tenacia e la sua costanza lo portarono a candidarsi alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria ma, proprio nel corso della campagna elettorale, Peppino Impastato fu assassinato. Era la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978. Con il suo corpo venne, inizialmente, inscenato un suicidio anche se fu chiaro, fin da subito, che si trattava di un attentato di stampo mafioso.


Per anni il fratello Giovanni e la madre Felicia (morta nel 2004) si sono battuti affinché venisse fatta giustizia. Tuttavia, nel 1992, il caso fu archiviato pur riconoscendo la matrice mafiosa del delitto attribuito, comunque, a ignoti. Nel 1994, il Centro Impastato di Palermo presentò un’istanza per la riapertura dell’inchiesta chiedendo che il nuovo collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo (affiliato alla mafia di Cinisi), venisse interrogato in merito alla morte di Peppino.


La riapertura dell’inchiesta aprì nuovi scenari così, nel 1997, il boss Tano Badalamenti, già condannato dal tribunale di New York a 45 anni di carcere per spaccio internazionale di droga, venne indicato quale mandante del delitto insieme al suo vice Vito Palazzolo. Tali vicende giudiziarie hanno portato, prima, alla condanna di Vito Palazzolo (marzo 2001) e poi all’ergastolo di Gaetano Badalamenti nell’aprile 2002, morto, tuttavia, nel 2004.


Dopo anni di lotte finalmente l’omicidio trova mandanti e risposte e Peppino Impastato diventa il simbolo della lotta alla mafia, un eroe contemporaneo di indiscutibile coraggio. A rendergli omaggio, nel 2000, arriva anche il celebre film di Marco Tullio Giordana “I cento passi” che ripercorre le fasi della vita del giovane Impastato fino alla notte dell’attentato. Un film che ha riportato l’attenzione, soprattutto dei più giovani, su un fatto di cronaca per troppo tempo accantonato e apparentemente dimenticato ma che ha segnato una pagina nera della storia contemporanea del nostro Paese.

08 maggio 2012

Cgil, Cisl e Uil: “Manifestazione unitaria il 2 giugno, ma no sciopero”

Manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil, senza sciopero ma di sabato pomeriggio, il 2 giugno. Lo annunciano i leader sindacali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, in conferenza stampa congiunta. ”Pensiamo che questa manifestazione sia un chiaro sintomo della nostra opinione che il governo deve cambiare marcia, ci auguriamo che il messaggio giunga chiaro e che il governo ne tenga conto”, ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti, parlando anche a nome dei leader di Cgil e Cisl e presentando la manifestazione unitaria.

Cigl, Cisl e Uil manifesteranno per avere ”risposte dal governo” e avvertono che ”non ci sono alibi” per non darle, come ha sottolineato Camusso: “Fin quando si continua dietro l’alibi dell’Europa si fanno solo scelte recessiva”. Servono ”equità e crescita” con risposte su fisco e lavoro, ha aggiunto la leader della Cgil: ”Senza risposte sul lavoro il Paese non ce la fa”.

I sindacati sarebbero orientati a manifestare il 2 giugno a piazza del Popolo, a Roma. Sarebbe questa la scelta, anche se si attendono tutti i permessi e sono da definire ulteriori dettagli. La manifestazione prevedrebbe anche un corteo nel pomeriggio.

CGIL – ”Nella storia di questo Paese non esiste una iniziativa analoga, non si è mai scelto il 2 giugno per una manifestazione sindacale per chiedere al governo di cambiare politica economica”, ha sottolineato la leader della Cgil Susanna Camusso, che avvisa: “Per lavoratori e pensionati il punto di rottura è molto vicino”.

UIL – La manifestazione si terrà a Roma, spiega Angeletti, sottolineando che ”vogliamo costringere” il governo a ”invertire la tendenza” in corso, a partire dalla politica fiscale, per ridurre il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati e per incrementare la lotta all’evasione fiscale. Al centro anche il capitolo della crescita e dell’occupazione: ”E’ realistico aspettarsi che il tasso di disoccupazione torni a due cifre già nel 2012. L’ultima volta è stato nel secolo passato”, evidenzia il leader della Uil.

“Nella nostra scelta ci sono una ragione simbolica e una sostanziale: quella simbolica è che il 2 giugno è la festa della Repubblica fondata sul lavoro, cosa che spesso viene dimenticata; quella sostanziale è che in un periodo di crisi la dimensione del lavoro è quella più sacrificata da molti punti di vista”, ha aggiunto Angeletti, aggiungendo come “per la prima volta il sindacato vuole festeggiare la festa della Repubblica, parlando di lavoro”.

CISL – La manifestazione unitaria organizzata da Cgil, Cisl e Uil per il 2 giugno sarà’ una ”iniziativa forte sindacale ma anche fortemente simbolica, fortemente carica di simboli”. Lo sottolinea il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, presentando l’iniziativa con i leader di Cgil e Uil.

Bonanni ha detto: “Bisogna cambiare la politica economica. Bisogna garantire una sterzata sulla vicenda fiscale che è il segno maggiore di ingiustizia perchè chi ha di meno paga di più. Il sindacato ha chiesto una patrimoniale per i ricchi e ha ottenuto invece una patrimoniale per i poveri: l’Imu ne è la conferma”.

Intanto il 9 maggio ci sarà l’incontro tra il ministro del Welfare Elsa Fornero e le parti sociali sulla questione esodati: “Riproporremo le posizioni del sindacato che chiede una soluzione previdenziale per tutti i lavoratori in pensione. Tutti isindacati si muoveranno sulla base di una piattaforma unitaria in linea con la manifestazione dello scorso 13 aprile”, ha detto il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica.


07 maggio 2012

Fastweb: Ripreso il confronto sulla procedura di Cessione dei Rami d’Azienda

Il 3 maggio u.s. è ripreso il confronto sulla cessione dei rami aziendali inerenti alle attività di “Customer Care & Customer Base Management” e “ Field Network Creation & Operation”.


L’incontro è stato aperto da una dichiarazione dell’Amministratore Delegato di Visiant che, in risposta alle domande sull’assetto societario avanzate nell’incontro del 24 aprile, ha dichiarato che i soci di Visiant hanno trovato un’intesa che metterà fine all’amministrazione giudiziaria passando anche attraverso un aumento di capitale finalizzato a finanziare le prospettive di crescita e sviluppo di Visiant Contact. Si è riservato di produrre il verbale di assemblea dei soci in occasione del prossimo incontro.

Il secondo tema affrontato, è stato quello della puntuale perimetrazione dei rami. In quest’ambito numerose domande concernenti le attività oggetto di cessione sono state avanzate dalla delegazione. Fastweb ha replicato che è stata predisposta una riorganizzazione realizzata nel mese di gennaio, che ha modificato gli assetti aziendali delimitando le attività oggi oggetto di cessione. Tale riorganizzazione, a giudizio aziendale, risponde pienamente alla consolidata giurisprudenza in tema di cessioni di ramo. Sono stati, infine, consegnati i numeri, relativi a entrambe le cessioni, articolati per territorio, per livello d’inquadramento e per tipologia contrattuale.

Le OO.SS, ribadendo che la contestualità tra la riorganizzazione realizzata a gennaio e la cessione di ramo avviate ingenerano sospetti di scarsa trasparenza sull’operazione nel suo complesso ed in considerazione anche delle continue smentite da parte di Fastweb circa la modifica del perimetro aziendale, si sono riservate di compiere una verifica legale sull’autonomia funzionale dei rami interessati e sulla corretta perimetrazione delle risorse individuate, riservandosi la replica in occasione del prossimo incontro.

Da ultimo è stato affrontato il tema delle sedi di lavoro che andranno a occupare i lavoratori ceduti. L’azienda ha illustrato un progetto che prevede la garanzia di una collocazione situata all’interno del medesimo comune in cui oggi è collocato il lavoratore e, all’interno del comune una distanza massima di 15 km per alcune sedi e di 20 per le altre, dall’attuale collocazione. Rimandando l’individuazione degli stabili a tempi da stabilirsi.

Il sindacato ha replicato rivendicando la necessità di individuare una soluzione uguale per tutti i lavoratori, garantendo sedi adeguate, strutturate a norma di legge per consentire l’accesso ai diversamente abili. Dopo una brave riflessione le due aziende cessionarie hanno accettato di applicare un criterio omogeneo valevole per tutte le sedi, da mantenere nel territorio comunale dove oggi il lavoratore è collocato e, nell’ambito del medesimo comune, ad una distanza massima di 15 km, che di certo non rappresenta la richiesta sindacale di sede adeguata. Richiesta di informazioni è stata avanzata anche per le future sedi Fastweb visto l’esiguo numero di risorse che rimarranno in alcune sedi. Su questo punto Fastweb si è riservata una successiva risposta.

Acquisite le informazioni di cui sopra, le OO.SS hanno deciso di aggiornare l’incontro per effettuare, preventivamente e con il supporto di esperti legali, un’analisi sulla legittimità dell’operazione. Nel caso emergessero conferme sulla fattibilità giuridica, nel prossimo incontro andranno analizzati e affrontati i temi più delicati della trattativa che attengono le tutele economiche del personale trasferito ed in particolare le clausole di salvaguardia che dovranno garantire ai lavoratori ceduti un reintegro presso Fastweb laddove emergessero problemi occupazionali presso le aziende cessionarie al fine di dare certezze sul futuro dei lavoratori coinvolti.

Con queste valutazioni l’incontro è stato aggiornato al giorno 11 maggio p.v.


LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL UGL-Telecomunicazioni

Documentazione allegata


Fastweb cessioni prospetto numeri

10 MAGGIO: MANIFESTAZIONE CGIL CISL UIL A FAVORE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

L’improvvisa sospensione delle convocazioni delle parti sociali per la stipula, presso gli Uffici Provinciali del Lavoro, dei verbali d’intesa propedeutici alla concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, notificata, con lettera, dal Dirigente Generale dell’Assessorato Regionale della famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, inviata a tutti gli uffici provinciali del lavoro della Sicilia, lo scorso 27 aprile, rappresenta , per CGIL,CISL E UIL provinciali, un atto incomprensibile e inaccettabile che colpisce esclusivamente e drammaticamente le lavoratrici e i lavoratori già fin troppo penalizzati, dalla crisi e che hanno subito i licenziamenti.

Nella provincia di Catania dove sono oltre 3.000 i lavoratori interessati, più di 12.000 in tutta la Regione e dove la pesantissima crisi economica ogni giorno continua a tagliare centinaia di posti di lavoro, il ricorso agli AA.SS. in deroga è fondamentale perché rappresenta l’unica forma di sostegno al reddito capace di garantire un minimo di sopravvivenza ai lavoratori ed alle loro famiglie

Scegliere di bloccare l’iter procedurale delle intese istituzionali, vanifica inoltre, tutti gli sforzi fin qui realizzati con l’obiettivo di snellire i tempi troppo lenti delle procedure, fra l’altro, inaccettabili perché in moltissimi casi l’indennità di mobilità in deroga è stata percepita dai lavoratori beneficiari anche dopo un anno dalla maturazione del diritto.

I lavoratori hanno il problema del pane quotidiano e non comprenderanno mai le ragioni delle lentezze burocratiche e delle inefficienze regionali.

Se le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione regionale, sono di ordine economico sarebbe opportuno chiarire subito l’entità della questione a provvedere tempestivamente perché, come sappiamo, tutti gli Ammortizzatori Sociali in deroga sono strumenti a cofinanziamento regionale, il 60% a carico dello stato e il 40% a carico della Regione.

Per quanto sopra allo scopo di rappresentare il forte disagio dei lavoratori, comunichiamo che il 10 maggio alle ore 9.30, si terrà un sit – in di protesta davanti all’Ufficio Provinciale del Lavoro in Via Coviello 6 a Catania.

Durante il sit – in chiediamo di essere sentiti dal Direttore dell’Ufficio Provinciale per lo sblocco immediato delle procedure.


05 maggio 2012

La posizione dei sindacati sulle canvass in Telecom Italia


In merito ad e-mail scritte da alcuni lavoratori sulla posizione dei sindacati sulle canvass è giusto precisare che le associazioni sindacali non hanno mai dato la loro approvazione. Tutto questo è stato pure dichiarato dagli addetti ai lavori non solo verbalmente e nelle varie sedi di lavoro, ma anche tramite comunicato nazionale che di seguito riportiamo:
"Come Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL denunciamo l’atteggiamento grave e scorretto di Telecom Italia che ha deciso di non riconoscere le Canvass ai lavoratori gravemente malati, ai lavoratori titolari di legge 104, ai lavoratori che nel loro pieno diritto decidono di partecipare alle assemblee sindacali o di svolgere importanti funzioni a tutela dei loro colleghi (RSU e RLS).
Riteniamo tale scelta sbagliata e ingiusta, antisindacale e ai limiti della vera e propria discriminazione verso i lavoratori più deboli o i lavoratori più consapevoli dei propri diritti sindacali. Espressione di un modello aziendale che tratta i lavoratori come merce e non come persone con la loro dignità e i loro diritti.
Per di più abbiamo anche dubbi sul fatto che questa politica spinga i lavoratori ad avere un maggior senso di appartenenza all’azienda, faccia sentire loro l’orgoglio di essere Telecom, li spinga a migliorarsi.
L’azienda non si lamenti poi che vi sono problemi sul marchio, calo della fiducia verso Telecom ecc, quando lei per prima tratta così i propri dipendenti.
Infine riteniamo tale scelta un attacco al sindacato e ai diritti sindacali, un attacco subdolo che punta a contrapporre soldi al diritto di partecipare alle assemblee sindacali, alla vita delle organizzazioni sindacali, delle Rappresentanze Sindacali e delle Rappresentanze per la Sicurezza. Diritti sanciti nelle leggi e nella nostra stessa Costituzione.
E’ evidente il chiaro intento di ridurre la democrazia in azienda, di disincentivare la partecipazione, di mettere a tacere ogni voce critica.
Per queste ragioni invitiamo l’azienda a correggere l’attuale impostazione e a smettere con queste palesi discriminazioni.
In caso contrario tuteleremo i lavoratori e i diritti delle Organizzazioni Sindacali in tutte le sedi opportune".
LE SEGRETERIE NAZIONALI: SLC-CGIL-FISTel-CISL-UILCOM-UIL

04 maggio 2012

Chi comunica la propria password aziendale ad altri è licenziabile


Con la sentenza n. 19554/06 la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha confermato la validità di un licenziamento disposto da un’azienda nei confronti di un lavoratore che aveva comunicato più volte la propria password a un collega.
Oltre ad aver denunciato il fatto alla polizia, l’azienda aveva licenziato il dipendente infedele, ritenendo che la comunicazione della password di accesso ai sistemi informativi fosse una violazione talmente grave dei doveri del lavoratore, da giustificare l’interruzione del rapporto di lavoro.
Va sottolineato che l’azienda ha potuto giustificare con successo le proprie decisioni perché aveva adottato dei criteri corretti di gestione della propria infrastruttura IT. Se – come spesso accade nonostante le imposizioni della legge sui dati personali – le password fossero state gestite centralmente e fossero state note all’amministratore di sistema, lo “spazio di manovra” per “incastrare” il dipendente infedele sarebbe stato molto più ristretto. Rimane ora da capire come mai i giudici abbiano considerato giusta causa di licenziamento la “semplice”comunicazione di una password.

Sussistenza di una giusta causa di licenziamento


Cass. civ., Sez. lav., 26 aprile 2012, n. 6498 Al fine di stabilire la sussistenza di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro, ed in particolare di quello fiduciario, è necessario, da un lato, valutare la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, tenuto conto della loro portata oggettiva e soggettiva, delle circostanze in cui sono stati commessi e dell'intensità dell'elemento intenzionale, dall'altro lato, la proporzionalità tra tali fatti e la sanzione irrogata. In tal senso, occorre stabilire se la lesione dell'elemento fiduciario su cui poggia la collaborazione del lavoratore sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare. Del resto, anche laddove fosse stata prevista nel contratto collettivo un'ipotesi di giusta causa di licenziamento, essa non vincola il Giudice, dovendo quest'ultimo, infatti, verificare sempre, stante l'inderogabilità della disciplina dei licenziamenti, se quella previsione sia conforme alla nozione di giusta causa di cui all'art. 2119 c.c. e se, in guisa al principio generale di ragionevolezza e di proporzionalità, il fatto addebitato sia di un'entità tale da giustificare e legittimare il recesso, in considerazione anche dell'elemento intenzionale che ha supportato la condotta del dipendente.
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