
Editore: Slc Cgil Catania - Direzione: Salvo Moschetto


Mancano pochi giorni alla scadenza dell’Imu e oltre alla corsa per i pagamenti c’è anche quella per cercare di capire eventuali detrazioni, anche se alcuni sconti non sembrano funzionare molto bene. Ad esempio, come scrive Repubblica, il primo caso riguarda chi ha un figlio disabile. Oltre alla detrazione di 200 euro sulla prima casa, la famiglia ne può infatti scontare altri 50 per ogni figlio d’età inferiore ai 26 anni residente nell’abitazione, anche se il ragazzo è sano, autonomo e già lavora (è previsto un tetto massimo di 400 euro). Ma se il figlio in questione ha superato i 26 anni non ci sono più diritti a sconti, nemmeno nel caso in cui il giovane sia colpito da una disabilità al cento per cento. A meno che non lo decida, autonomamente, il Comune.
Stessa incongruenza per la famiglia che, nell’abitazione principale, abita con anziano non autosufficiente e/o disabile. Anche in questo caso l’unica detrazione prevista è quella fissata per la prima casa, i 200 euro. I Comuni, volendo e potendo, potrebbero aumentare la detrazione, ma non sono obbligati a farlo. L’assistenza fornita al nonno curato in casa non è quindi premiata dal Fisco
POSTE ITALIANE:
Anche Poste Italiane teme la calca degli ultimi giorni e, per semplificare la procedura di pagamento dell’IMU Poste Italiane ha attivato sul proprio sito Web un servizio per la compilazione online del modello F24 da portare stampato in triplice copia all’ufficio postale per effettuare il versamento.
Qual è la differenza rispetto ai programmi di calcolo dei Comuni? La differenza è che in questo caso i tempi più rapidi allo sportello saranno garantiti dall’assegnazione di un codice identificativo univoco per il riconoscimento della pratica assegnato a ciascun modello F24 compilato su Web, i cui dati – una volta inseriti nel sistema – saranno verificati, certificati, salvati e trasferiti in tempo reale ai terminali degli uffici postali.
Ecco dunque l’ennesimo tentativo di semplificare la vita ai contribuenti, e tutto a pochi giorni dalla scadenza della prima rata di acconto della nuova tassa sugli immobili arrivata con la manovra finanziaria Monti, ossia il 18 giugno. Non c’è che dire, l’IMU si sta conquistando di diritto la nomea dell’imposta più complessa della storia italiana, oltre che più odiata da imprese e famiglie.
Infatti l’IMU non introduce sulle spalle di imprenditori e contribuenti solo un nuovo, spesso pesantissimo, carico fiscale ma anche burocratico. In più le procedure, oltre ad essere complesse, non sono ben chiare neanche agli organi competenti (è emblematico l’ultimo “caso” sull’indicazione o meno del numero di rate in F24).
Il caos è tale da indurre prima i Comuni a cercare di agevolare i contribuenti chiamati all’appuntamento con l’IMU del 18 giugno rendendo disponibili tool automatici per il calcolo dell’imposta e per la compilazione del modello F24 per il suo versamento. Ed ora, ci prova anche Poste Italiane.
Aspettiamo di vedere quali cambiamenti ci attenderanno ancora nei prossimi giorni…

L’art. 14 comma 7 del ddl sulla riforma del lavoro (Tutele del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo) dice: “il giudice che accerta la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo (sarebbe il licenziamento per motivi economici) applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del medesimo articolo” (il reintegro ). E, poco più avanti: “nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma”. Che consiste nel dichiarare “risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condannare il datore di lavoro al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva” (l’indennizzo).
TUTTO RUOTA intorno a due paroline: “manifesta insussistenza”. Cosa vogliono dire? In linguaggio comune è semplice: il fatto posto alla base del licenziamento non esiste; perciò il lavoratore va reintegrato nel posto di lavoro, poche storie. Ma, per un giurista, insussistenza senza aggettivi è cosa diversa dall’insussistenza “manifesta”. Il giurista si chiede: ma perché questi hanno sentito il bisogno di scrivere che l’insussistenza deve essere “manifesta”? Un fatto o sussiste o non sussiste; quanto sia complicato accertare che esista non incide sulla sua esistenza, solo sulla difficoltà della prova.
Per capirci meglio, un assassino va condannato sia che lo si becchi con il coltello sanguinante in mano, sia che la sua responsabilità emerga dopo un complicato lavoro di indagine (movente, alibi, testimonianze etc). Dunque, pensa il giurista, questi hanno scritto “manifesta insussistenza” proprio per differenziare questi casi da quelli in cui c’è l’insussistenza semplice; e per differenziare il trattamento conseguente, reintegro nel primo caso, solo indennizzo nel secondo.
Come tecnica legislativa non è una novità. Quando, in un processo, si solleva un’eccezione di illegittimità costituzionale, il giudice la accoglie solo quando la questione non è “manifestamente infondata”. Se è sicuro che la legge è conforme alla Costituzione, respinge l’eccezione. Insomma, solo quando il giudice ha qualche dubbio sulla costituzionalità della legge (o, naturalmente, quando è sicuro che sia incostituzionale), chiede alla Corte costituzionale di valutare. Ne deriva che la Corte non riceve tutte le questioni di illegittimità costituzionale ma solo quelle che i giudici ritengono “non manifestamente” infondate. Può darsi che tra le altre, quelle che il giudice ha respinto (sbagliando), ce ne fossero di fondate; ma la loro fondatezza non era “manifesta”; e quindi…
Tornando all’art. 18, siccome i criteri di interpretazione giuridica delle leggi questi sono (art. 12 del codice civile), ne deriva che il giudice potrà reintegrare il licenziato solo quando, da subito, senza indagini, senza prove, “manifestamente ”appunto, è sicuro che il motivo economico non sussiste. Se invece dubita, se per decidere deve acquisire prove, allora niente reintegro. E cosa al suo posto? Ma è chiaro, l’indennizzo. E infatti Monti-Fornero lo dicono espressamente: “nelle altre ipotesi”, cioè quando l’insussistenza del motivo economico va accertata con una normale istruttoria dibattimentale (prove, testimonianze, perizie), quando dunque non è “manifesta”, di reintegro non se ne parla. Magari alla fine salterà fuori che il motivo economico non c’è; ma, siccome è stato necessario un vero e proprio processo per rendersene conto, niente reintegro, solo un po’ di soldi.
DA QUI DERIVANO TRE CONSEGUENZE:
LA PRIMA:
Il reintegro per motivi economici non ci sarà mai. Davvero si può pensare che un’azienda licenzi con motivazioni che da subito, senza alcun dubbio, “manifestamente”, si capisce che sono una palla? Se anche la motivazione economica è infondata, sarà certamente motivata bene; e quindi sarà necessario un normale processo, come si fa sempre. Solo che, a questo punto, l’insussistenza del motivo economico, anche se accertata, non è “manifesta”; e il lavoratore non potrà essere reintegrato.
LA SECONDA:
I giudici saranno in un mare di guano. Perché, in alcuni casi, l’insussistenza del motivo economico ci sarà; ma, per essere sicuri, un po’ di istruttoria va fatta. Un giudice non può dire: “È così’”. Deve motivare perché è così; e per questo è necessaria l’istruttoria. Ma, se la fa, addio reintegro. Mica male come dilemma.
LA TERZA:
A seconda dell’interpretazione che il giudice darà del concetto “manifesta insussistenza” gli diranno che è uno sporco comunista o uno sporco capitalista. Della serie: “Se la mente del giudice funziona, la legge è sempre buona” (Snoopy sul tetto della sua cuccia). “Certo che con questi giudici…; anche le leggi migliori, che il sindacato si è ammazzato per ottenerle (o che il governo si è dannato per scriverle), non funzioneranno mai. La responsabilità per gli errori dei magistrati, ecco quello che ci vuole”.
NOTA A MARGINE
Nella foto Bruno Tinti (Roma, 19 dicembre 1942) ex magistrato, giornalista e scrittore


"La festa...al teatro": seconda serata-spettacolo
per sensibilizzare Catania alla tutela del suo "Teatro Stabile"
CATANIA – Prosegue l'azione di sensibilizzazione della Città e dell'intera Regione a tutela del Teatro Stabile di Catania. "L'impegno 'trasversale' dei deputati dell'Ars, mirato a reintegrare la pesante riduzione del finanziamento regionale ai danni dell'ente, rende certo il clima più disteso, ma impone nondimeno di vigilare e affrettare la soluzione di una crisi che ha creato un ampio e unanime movimento di opinione".
Lo sottolinea in una nota il direttore dello Stabile Giuseppe Dipasquale, rimarcando l'adesione massiccia che ha visto schierarsi a fianco dell'istituzione un'imponente rappresentanza del mondo della cultura, dello spettacolo, e soprattutto i cittadini, come confermano le oltre tremila firme apposte nella petizione presentata nei giorni scorsi alla Regione.
In questo clima di fiduciosa attesa, artisti e maestranze del Teatro fanno sentire ogni giorno con rafforzato impeto la loro voce, e dopo lo spettacolo proposto lo scorso 26 maggio scenderanno nuovamente "in piazza" per una seconda serata - intitolata ancora "La festa...al teatro" - che sarà sempre ospitata, non a caso, nello stupendo scenario barocco in cui sorge la sede centrale dell'ateneo catanese, il primo della Sicilia, l'antico Studium Generalis, orgoglio del capoluogo etneo. L'appuntamento è per mercoledì 6 giugno alle 21, quando in Piazza Università sarà offerto gratuitamente alla cittadinanza un altro entusiasmante e variegato intrattenimento, che toccherà i vari generi, dal comico al drammatico, dal canto alla poesia. Protagonisti saranno autentici beniamini del pubblico teatrale, cinematografico e televisivo. Tutti sul palco, pronti trasmettere il fascino e il valore dell'arte scenica, a farsi portavoce della più alta espressione della civiltà, appunto il Teatro. La serata sarà condotta da
Angelo Tosto e Margherita Mignemi; gli artisti che parteciperanno sono :
Miko Magistro, Pippo Pattavina, Marcello Perracchio ed anche: Vitalba Andrea, Ornella Brunetto, Cosimo Coltraro, Fulvio D'Angelo, Salvo Disca, Ezio Donato, Egle Doria, Luca Iacono, Mario Incudine con Francesca Incudine (percussioni), Nellina Laganà, Liliana Lo Furno,, Leonardo Marino, Loredana Marino, Alberto Mica,, Emanuele Puglia, Antonio Putzu (fiati), Raniela Ragonese, Ileana Rigano, Aldo Toscano, Antonio Vasta (fisarmonica).
La serata vuole essere un esplicito invito ad una presa di coscienza cui viene chiamata tutta la classe politica siciliana, non solo la deputazione all'Ars. Da qui l'importanza di mantenere alta l'attenzione su una questione di estremo rilievo sul piano sociale e civile. Il Teatro Stabile di Catania rappresenta infatti una ricchezza immateriale e incommensurabile, costruita nel tempo in oltre mezzo secolo di impegno e scrupoloso lavoro, in questi anni anzi potenziata nell’offerta e destinata alla fruizione delle generazioni future a salvaguardia dei valori identitari della nostra terra. Ilconsenso trasversale dichiarato dai deputati dell'Ars e l'apertura di un costruttivo dialogo tra le parti lascia ben sperare sul ripristino dei fondi necessari per non compromettere la capacità produttiva dell'ente con conseguente riduzione della forza lavoro. A rischio oltre 200 lavoratori stagionali e l'indotto che ruota intorno al teatro.
A rischio, soprattutto, il congruo svolgimento della fondamentale missione e artistica e culturale che lo Stabile svolge da oltre mezzo secolo con prestigio nazionale e internazionale.


Domani mercoledì 6 giugno, davanti la Direzione Generale della Rai di Viale Mazzini 14, dalle ore 13.00 alle ore 15.00, Slc Cgil, Fistel Cisl, Snater hanno indetto un presidio dei lavoratori Rai per chiedere il cambio totale dei vertici aziendali, nella giornata in cui la Commissione di Vigilanza dovrebbe rinnovare il Consiglio di Amministrazione.
Il referendum, tenuto in azienda dalle stesse organizzazioni, aveva già chiarito che la maggioranza assoluta dei dipendenti considera negativamente il lavoro del management nei suoi tre anni di mandato. Ultimi esempi della sua inadeguatezza il taglio di 46 milioni di euro alla produzione e il mediocre palinsesto autunnale che lascia la Rai priva di prodotti innovativi e rinuncia a diversi importanti professionisti.
Letteralmente scellerate le scelte industriali recenti: oltre ai tagli sul prodotto, il CdA ha avanzato l’ipotesi della cessione di asset strategici e immobili per fare cassa ed ha predisposto la chiusura di strutture fondamentali per la produzione verso e dall'estero. Tutte scelte che hanno confermato una politica recessiva che rischia di acuire la crisi economica della Rai.
Per questo, sindacati e lavoratori, chiedono alle forze politiche di individuare rapidamente nuove figure che siano selezionate per la loro alta professionalità e non per la loro fedeltà partitica.
Per Slc Cgil, Fistel Cisl, Snater la situazione di stallo che i partiti stanno determinando in Commissione di Vigilanza rischia di portare al collasso industriale la Rai. La necessità di modificare la Gasparri e la Governance della RAI non può far perdere di vista l’esigenza di dare alla prima industria culturale del paese una guida adeguata e in tempi brevi. La Rai oggi, con le sue maestranze ed i molti professionisti purtroppo spesso sottoutilizzati e marginalizzati, è ancora in grado di rilanciarsi.
L'azione degli attuali vertici che umilia la dignità del lavoro, rifiuta un vero processo di innovazione dei modelli gestionali con conseguente riduzione dei costi, blocca da 30 mesi il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, evidenzia l'esigenza di non permettere loro di nuocere ulteriormente.

Le donne della Cgil s'incontrano martedì 5 e mercoledì 6 giugno a Roma, al Teatro Capranica, per fare il punto a distanza di quattro anni dall'ultimo appuntamento del genere. Saranno in 500, tra delegate e dirigenti di tutta Italia. Obiettivo, "condividere idee e azioni per cambiare e segnare la contrattazione, il welfare e il paese stesso partendo da un'evidenza: il divario che c'è tra la condizione delle donne nel nostro Paese e la necessità che quest'ultimo ha di investire in particolare sulle giovani donne per uscire dalla crisi e per crescere”.
Il programma è molto fitto. Si parte martedì 5 giugno alle 9.30 quando, sotto la presidenza di Morena Piccinini, numero uno dell'Inca Cgil, si accoglieranno le sindacaliste. Alle ore 11.30 la relazione introduttiva della segretaria confederale Serena Sorrentino e a seguire l'intervento di Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali dell'Istat, sul tema “La realtà delle donne lavoratrici in Italia”. A seguire, e fino alle 13.30, in programma interventi.
Ad aprire la sessione pomeridiana sarà Titti Di Salvo del comitato '188 per la legge 188'. Altri interventi seguiranno fino alla tavola rotonda programmata per le 17 sul tema: “Le donne cambiano il lavoro e le imprese, il lavoro delle donne viste da vicino”. Introdotta da Rosanna Rosi, responsabile delle politiche di genere per la Cgil Nazionale, alla tavola rotonda prenderanno parte: Monica D'Ascenzo, giornalista; Andrea Ricci, economista dell'Isfol; Francesca Zajczyk, dell'Università degli Studi di Milano Bicocca; Antonella Mansi, vicepresidente di Confindustria; Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. Per chiudere la giornata alle 21.30 è in programma il recital di Lella Costa.
Mercoledì 6 giugno si riprende alle 9.30 con l'intervento di Antonella Anselmo, della Rete giuriste contro la violenza. A seguire la segretaria confederale della Cgil, Elena Lattuada, presenterà il tema della seconda tavola rotonda dell'assemblea: “Le donne cambiano le classi dirigenti, la politica, il sindacato, i partiti, le istituzioni, la cultura, il Paese”. Coordinata dalla giornalista Anna Bandettini ne discuteranno: Cecilia D'Elia, vicepresidente della Provincia di Roma; Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato; Giorgia Serughetti, comitato promotore nazionale 'Se non ora quando'; Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace (Reggio Calabria); Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil. A chiudere i lavori dell'assemblea le conclusioni del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

“Chi dichiara che il sostegno della città allo Stabile è “ridicolo”, “patetico” o “acritico”, scade a sua volta nel ridicolo. Le attività teatrali sono lo strumento attraverso vengono salvaguardate le culture e le tradizioni, e nei teatri operano sia lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (38 a Catania) che precari senza particolari ed incisive tutele sociali (circa 57 lavoratori) ed attori senza nessun altra tutela che il proprio lavoro (circa 100).
Il teatro non è uno stipendificio: ad ogni produzione tagliata corrisponde la perdita, per l’anno in corso, del lavoro per tutti gli attori che avrebbero operato per conto di quella produzione.
Chi governa, anche a livello locale, di queste cose elementari e soprattutto della difesa della città al teatro di prosa non può non tenerne conto.
Per dovere di verità si deve riconoscere che qualcuno tra quelli che sembravano essere i più accaniti detrattori delle attività del Teatro, alla luce degli ultimi chiarimenti, ha dato la propria disponibilità al reintegro delle risorse, e questo rende onore alla sua intelligenza e alla sua sensibilità.
Altri invece continuano nelle loro acritiche prese di posizione. E anche all’interno delle stesse formazioni politiche in molti esprimono pareri discordanti. Per questo ci viene da chiederci se si di impermeabilità ai ragionamenti. o abilità al “gioco”. Ma, ci chiediamo, a che gioco stiamo giocando, e sulla pelle di chi?”
Giovanni Pistorio
Segretario confederale Cgil di Catania

Cancellata la cassa integrazione a zero ore e consentito il ricorso ai contratti di solidarietà per il lavoratori di Sirti. Lo annuncia in una nota Setgio Bellavita segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore Ict, dettagliando l'intesa raggiunta con i vertici dell'azienda il 1° giugno.
“Prima importante affermazione dei lavoratori del gruppo Sirti contro i 1.000 licenziamenti camuffati che erano stati annunciati dall'azienda - sottolinea - Nei prossimi giorni terremo assemblee in tutti i cantieri Sirti d'Italia per chiedere ai lavoratori stessi il mandato a chiudere l'intesa con la Direzione aziendale raggiunta venerdì 1° giugno.”
“Grazie alla straordinaria lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Sirti, i sindacati dei metalmeccanici sono riusciti a scongiurare l'uso discriminatorio della Cassa integrazione guadagni straordinaria da parte dell'azienda che intendeva predeterminare, scegliendo, gli esuberi - puntualizza Bellavita - Per la prima volta nel settore delle installazioni telefoniche, è stato concordato il ricorso ai contratti di solidarietà. L'utilizzo di questo strumento, anche se non riguarda tutta l'azienda come da noi richiesto, riguarderà circa 1.400 dipendenti.”
“A questo scopo, è stata concordata una flessibilità d'orario che garantisce l'applicazione del contratto di solidarietà e la reinternalizzazione di diverse commesse, con un recupero di 100 addetti. Inoltre, è stata cancellata la Cassa integrazione a zero ore - conclude il sindacalista - Tutti i dipendenti, sia indiretti che diretti, hanno il diritto alla rotazione, a differenza di quanto l'azienda pretendeva con le 1.000 collocazioni unilaterali in Cigs. E' stata poi mantenuta un'integrazione economica al trattamento di Cigs, sebbene sensibilmente inferiore a quella precedente. Il giorno 11 giugno, se i lavoratori daranno il mandato a chiudere l'intesa, una parte rilevante dei dipendenti in Cassa integrazione rientrerà quindi al lavoro.”

Entrando al ministero dello sviluppo economino, il patron della Dr Motor, Massimo Di Risio, ha spiegato che la sua azienda ha “bisogno di qualche altro giorno, almeno 15, per trovare una soluzione” per sbloccare il suo insediamento nello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese. Alla domanda se Dr Motor sia in trattava con un partner, Di Risio ha risposto “sì” senza specificare se sia un partner industriale o finanziario.
”Di tempo ne ha avuto già molto, è complicato immaginare che si possa prolungare senza garanzie”: così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso ha risposto alla domanda sulla richiesta di altro tempo per trovare una soluzione sull’insediamento nel sito di Termini Imerese da parte del patron di Dr Motor Massimo Di Risio. ”Finora – ha detto Camusso a margine di un convegno organizzato dallo Spi-Cgil – Di Risio non è stato in grado di rispettare il progetto industriale presentato”.
Facendo il suo ingresso stamani al ministero dello Sviluppo economico per il tavolo su Termini Imerese con le parti sociali, la Fiat, i sindacati e il governo, De Risio aveva subito premesso che “oggi non si chiuderà l’accordo”. Ed è anche scaduto l’ultimatum del ministero entro il quale l’imprenditore avrebbe dovuto dare le garanzie finanziarie necessarie per potersi insediare nel polo industriale siciliano. E l’incontro si è chiuso poco dopo.
“Il vertice non è andato bene e noi abbiamo ribadito che non c’è più tempo da perdere” ha dichiarato il leader della Fiom, Maurizio Landini uscendo dal ministero dello Sviluppo economico: “Non c’è niente di concreto perchè Di Risio – spiega Landini – ha chiesto più tempo per risolvere i suoi problemi finanziari, e noi abbiamo spiegato che non c’è più tempo da perdere. Il governo quindi ha deciso di ricercare altre soluzioni per lo stabilimento siciliano, al di là della proposta di Di Risio”.


VISTO l’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, come modificato dall’articolo 6, comma 2- quater, primo periodo e comma 2-septies del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n.14, che stabilisce che le disposizioni in materia di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legge medesimo si applicano, tra l’altro, nei limiti delle risorse stabilite nel comma 15, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011:

Per gli anni 2012 e 2013, la detrazione di € 200 è maggiorata di € 50 per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, a condizione che lo stesso dimori abitualmente e risieda anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale.
La maggiorazione non può superare € 400 e, pertanto, l'importo complessivo della detrazione e della maggiorazione non può risultare superiore a € 600.
Si precisa che il diritto alla maggiorazione spetta fino al compimento del ventiseiesimo anno di età, per cui si decade dal beneficio dal giorno successivo a quello in cui si verifica l'evento.
L'importo di tale ulteriore beneficio, costituendo una maggiorazione della detrazione, si calcola con le stesse regole di quest' ultima e, quindi, in misura proporzionale al periodo in cui persiste il requisito che dà diritto alla maggiorazione stessa.
NASCITA del FIGLIO
A questo proposito, si deve chiarire che, in caso di nascita di un figlio, per computare un mese occorre che la nascita si sia verificata da almeno 15 giorni.
Ad esempio, se la nascita avviene il 15 marzo, allora, il mese di marzo deve essere computato nel calcolo della maggiorazione.
Se, invece, il figlio nasce, ad esempio, il 17 marzo, non si potrà tenere conto di tale mese.
COMPIMENTO del 26° ANNO di ETA'
Per potere computare il mese nel calcolo della maggiorazione occorre che il compimento del 26° anno si verifichi dal 15° giorno in poi. Per cui se il figlio compie i 26 anni il 14 marzo, allora la maggiorazione non spetterà per quel mese e per il calcolo della stessa si potranno prendere in considerazione esclusivamente i mesi di gennaio e di febbraio, periodo durante il quale si è protratto il requisito richiesto dalla norma.
Nell' ipotesi in cui, invece, l'evento si verifichi il 15 marzo, allora la maggiorazione spetterà anche per il mese in questione.
Si ritiene che la detrazione e la maggiorazione devono essere, altresì, rapportate ai mesi dell' anno nei quali si sono verificate le condizioni richieste dalla norma e, come illustrato negli esempi appena riportati il mese durante il quale il possesso dei requisiti in parola si è protratto per almeno quindici giorni computato per intero.
FIGLI a CARICO
Tra le condizioni per godere della maggiorazione non è ricompresa quella del 'figlio fiscalmente a carico", in quanto non vi un'espressa disposizione normativa al riguardo e i comuni non possono neppure introdurla attraverso l'esercizio della potestà regolamentare di cui ali art. 52 del D. Lgs. n. 446 del 1997.
In altre parole l'unico requisito richiesto oltre alla residenza nell'abitazione principale è quello relativo all'età anagrafica e la detrazione aggiuntiva spetta anche se il figlio è economicamente autosufficiente.
VARIAZIONI
Il Comune non può modificare l'importo della detrazione aggiuntiva mentre ha la facoltà di aumentare la detrazione di € 200.
I soci Telco – la holding che controlla Telecom Italia – hanno reso noto di aver perfezionato l'operazione di rifinanziamento annunciata lo scorso 3 maggio.
L’operazione si articola in tre fasi: l’esecuzione di un aumento di capitale di complessivi 600 milioni di euro sottoscritto pro-quota da tutti i soci sulla base delle rispettive partecipazioni al capitale; l’emissione di un prestito obbligazionario di complessivi 1.750 milioni di euro, anch’esso sottoscritto pro-quota dai soci; il finanziamento da parte di HSBC, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Société Générale e Unicredit di 1.050 milioni di euro con scadenza 27 novembre 2013 e garantito da pegno su azioni Telecom Italia.
Nell’ambito del contratto di finanziamento, informa Telco in una nota, “come già avvenuto nel 2010, gli istituti finanziatori hanno concesso ai soci di Telco il diritto di acquistare le azioni Telecom Italia che dovessero entrare nella loro disponibilità a seguito dell’eventuale escussione del pegno. Anche in questo caso l’esercizio di tale diritto è stato disciplinato in un separato accordo integrativo dei patti parasociali vigenti”.
Telco controlla il 24% di Telecom Italia ed è controllata a sua volta da Telefonica (46,18%), Mediobanca e Intesa Sanpaolo (11,62% ciascuno) e gruppo Generali (30,58%).

“Il problema rimane intatto” e serve “dare soluzioni a chi resta fuori, presto e senza ricominciare a dividere e fomentare guerre tra i poveri”. Così il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, in merito alla firma del decreto sui 65 mila esodati.
“E' importante riconoscere i propri errori ma è ancor più importante volerli riparare”, afferma la dirigente sindacale sottolineando che “l'emanazione del decreto per soli 65.000 lavoratori lascia intatto il problema e, malgrado le rassicurazioni verbali, aggiunge ulteriore ansia a decine di migliaia di persone che sanno di essere escluse; così come produce incertezza e sconcerto in coloro che teoricamente sarebbero coperti ma che, per i criteri e le forzature adottate, si apprestano a partecipare ad una lotteria”.
Il governo, ricorda Lamonica, “afferma di voler dare soluzione a chi resta fuori: bene, lo faccia. Ma presto e senza ricominciare a dividere per tipologie ed a fomentare guerre tra poveri. Lo ribadiamo: la soluzione va trovata per tutti e se magari il ministro volesse passare dalle parole generiche ai fatti, potrebbe convocare il sindacato e ricominciare la discussione da dove è stata troncata, cioè dalla definizione di tutti gli aventi diritto. Noi intanto - conclude - continueremo il confronto, proficuamente iniziato, nella sede parlamentare”.
Esodati, firmato il decreto per 65.000. Governo: troveremo soluzioni per gli altri: Esodati, firmato il decreto... bit.ly/KRK9f2
— Adnkronos (@Adnkronos) Giugno 1, 2012

“La nuova frontiera per i call center sono i social media e Teleperformance vuole essere fra i primi ad aprire alle aziende questa nuova opportunità di comunicazione con i loro clienti”. Così il ceo di Teleperformance Italia, Lucio Apollonj Ghetti, ha presentato il nuovo servizio che il gruppo ha avviato anche in Italia.
Con il servizio denominato e-Performance, verranno monitorati tutti i commenti presenti sui social media che riguardano i clienti di Teleperformance, incrociando poi i dati con quelli raccolti dai call center e proponendo piani d’azione per la gestione delle informazioni online. Teleperformance gestirà poi direttamente la comunicazione delle aziende clienti sui social media (facebook, twitter, linkedin, youtube, ecc.). “Il nuovo servizio – hanno sottolineato Enrico Quercellini e Paolo Righetti di Teleperformance – è come un grande motore di ricerca che trova sul web tutto ciò che si dice delle nostre aziende clienti, lo trasferisce agli analisti e fornisce le risposte più appropriate da dare”.
Teleperfomance prevede nei prossimi tre anni una flessione del 20% dei contatti-voce tramite telefono e un aumento del 60% delle interazioni con i clienti tramite social media. Attualmente in Italia il 70% di chi naviga su internet usa i social media e, attraverso questi, il 45% pubblica commenti positivi o critiche su un marchio o un prodotto. “Purtroppo le aziende considerano ancora i social media solo come strumenti di marketing non come mezzi per dialogare con i clienti”, ha concluso Charlene Li, autrice di besteller sulla leadership nell’era tecnologica che ha gestito i social media durante la campagna elettorale del candidato presidente Barack Obama.

La disoccupazione dei giovani tra i 15 ed i 24 anni è salita al 35,9%, il più alto dal 1993 e toccando un picco del 51,8% per le giovani donne del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre 2012 vola al 10,9%, in crescita di 2,3 punti percentuali su base annua. Si tratta del tasso piu’ alto dal primo trimestre del 1999, come rivela l’Istat. Il tasso di disoccupazione di aprile 2012 è in rialzo al 10,2 %, segnando un record da gennaio 2004. Il tasso di disoccupazione viaggia sopra il 10% ormai da due mesi, marzo (10,1%) e aprile (10,2%). E’ stata così superata la soglia psicologica del 10% e guardando ai dati grezzi di aprile il tasso di disoccupazione è addirittura superiore, pari all’11,1%. I tecnici dell’Istat parlano di una fotografia ”preoccupante” .
Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 611 mila. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, e’ pari al 35,2%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto a marzo ma in aumento di 7,9 punti su base annua.
Il numero dei disoccupati ad aprile e’ di 2 milioni 615 mila, il livello piu’ alto dall’inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004) e, guardando al trimestrale, dal secondo trimestre del 1999. Il rialzo e’ dell’1,5% su marzo (+38 mila unita’). Su base annua l’aumento e’ del 31,1%, ovvero 621 mila unita’.

“Slc Cgil, Fistel Cisl, Snater in seguito agli avvenimenti che ancora in queste ore funestano il paese e in particolar modo le popolazioni dell’Emilia Romagna, consapevoli dell’importante ruolo che la Rai svolge, attraverso l’opera e l’impegno dei propri lavoratori, ritengono doveroso sospendere l’iniziativa di sciopero di 4 ore nei giorni 5 e 6 giugno 2012 e riprogrammarlo in altra data”. Lo annuncia una nota congiunta dei sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Snater.
“Le rappresentanze dei lavoratori della Rai – prosegue il comunicato – hanno scelto responsabilmente di limitare le iniziative per rispetto delle popolazioni colpite, nonostante il clima pesante presente in azienda per l’attesa di un rinnovo contrattuale ormai scaduto da 30 mesi, la pessima gestione del servizio pubblico da parte dei vertici aziendali sotto il profilo sia editoriale sia industriale e, non ultima, l’assenza di scelte innovative e risolutive della governance aziendale”.
“Lo spostamento in avanti dell’iniziativa non sminuisce la forza della lotta né la sua finalità – affermano i sindacati –: anzi, per le organizzazioni sindacali, esprimere attenzione alle popolazioni che in queste ore stanno vivendo sconvolgimenti ben più pesanti e lutti dolorosi rafforza il senso dell’azione collettiva e solidale”.
Rimane in programma il presidio a Viale Mazzini dalle ore 13.00 alle ore 15.00 del 6 giugno per chiedere un cambiamento dei vertici aziendali e per rivendicare investimenti, salario e diritti. Ulteriori iniziative e la nuova data dello sciopero saranno comunicati successivamente.

Egregio Presidente,
le scriventi Segreterie Nazionali SLC ‐ CGIL, FISTel ‐ CISL, SNATER ritengono doveroso fare una riflessione sulla criticità della situazione, la nostra azione è prima di ogni cosa volta ad assicurare la serenità dei lavoratori, donne e uomini della RAI,
siano essi operai, impiegati, tecnici, giornalisti, dirigenti e collaboratori, deve essere garantito loro, senza alcun distinguo, il diritto di poter esprimere liberamente le proprie idee e opinioni e svolgere i propri compiti aziendali senza subire pregiudizio.
I censurabili, intimidatori e reiterati accadimenti di queste settimane in Azienda, segnano nei fatti una limitazione dello stato di diritto delle persone, del sindacato e dell’azienda, obbligano le componenti sane della politica, dell’azienda, del sindacato e dei lavoratori a comportamenti diligenti e responsabili.