06 dicembre 2012

Fastweb,lettera delle OOSS su provvedimenti disciplinari

Le scriventi Segreterie Nazionali in relazione all’incontro presso UNINDUSTRIA del 3 dicembre scorso, ribadiscono la necessità, in un momento così delicato per i lavoratori in vista dell’imminente passaggio a Visiant Next, di evitare “forzature”, come evidenziato al tavolo sindacale, che possano inasprire il clima all’interno dell’azienda, sia per i lavoratori coinvolti dalla cessione sia per coloro che resteranno in Fastweb.
Siamo a richiedere di sanare le giornate trattenute a titolo di assenza ingiustificata per coloro che hanno comunicato al proprio responsabile, nei tempi e nei modi previsti dagli accordi aziendali, il giorno di indisposizione.
Risulta, a seguito delle segnalazioni pervenute dalle RSU e dalle Segreterie Territoriali, che la policy aziendale, che prevedeva un’ulteriore comunicazione ad HC successiva alla comunicazione sopracitata di indisposizione al proprio responsabile, non è stata divulgata in maniera omogenea a tutti i dipendenti ma solo pubblicata su Agorà con effetto retroattivo al 1maggio 2012. Pertanto risulta, a nostro avviso, impropria la trattenuta ai lavoratori a fronte del rispetto della comunicazione all’azienda secondo la prassi in essere.
In attesa di Vostra conferma, inviamo distinti saluti.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL UGL TELECOMUNICAZIONI
Roma, 5 dicembre 2012

04 dicembre 2012

Tribunale di Milano: applicazione temporale del nuovo art. 18

Il Tribunale del Lavoro di Milano, con ordinanza del 14 novembre 2012, ha affermato che il nuovo articolo 18, come ridefinito dalla legge n. 92/2012, non trova applicazione ai licenziamenti intimati prima del 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della nuova disposizione), pur se l’impugnazione sia avvenuta dopo tale data.
L’ordinanza ha affermato che le conseguenze correlate all’illegittimità, alla nullità o all’inefficacia di un determinato provvedimento sono aspetti sostanziali della fattispecie e, come tali, sono necessariamente soggetti alla normativa vigente al momento in cui l’atto viziato viene emanato, non essendo possibile, in mancanza di una espressa dizione legale, operare in modo diverso. Il datore di lavoro aveva chiesto che in luogo della reintegra, fosse applicata l’indennità di natura risarcitoria prevista dal nuovo art. 18.


IL GRUPPO TELECOM ITALIA CHIAGNE E FOTTE!

lunedì 3 dicembre, Telecom Italia annuncia in conferenza stampa l’avvio di un progetto industriale d’importanza strategica per il Gruppo, i cittadini ed il Sistema Paese – e ne siamo ben contenti!
Al contempo, però, ci corre l’obbligo di denunciare ancora una volta una politica organizzativa che fa acqua da tutte le parti e scarica le difficoltà economiche sul costo dellavoro:
• La posa della fibra ottica è in gran parte affidata a soggetti terzi con gare d’appalto (e questi poi in subappalto) al massimo ribasso, con conseguente compressione dei salari e dei diritti, fino al lavoro irregolare ed in violazione delle più elementari norme
a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
• La gran parte del traffico telefonico verso l’assistenza clienti (119, 187, 191…) è conferita in esterno ed in delocalizzazione (in Albania, Tunisia, Romania – con scarsa sicurezza dei dati sensibili dei clienti);
• Si susseguono processi di riorganizzazione che, attraverso una serie di cessioni di ramo d’azienda da Telecom Italia spa (in ultimo, l’informatica, per ca. 4.000 lavoratori coinvolti) ed il ricorso alle consulenze, non abbattono i costi di gestione ed
impoveriscono Telecom Italia di professionalità preziose;
• I lavoratori e le lavoratrici con precarie condizioni di salute, trattati alla stregua di assenteisti, sono stati relegati in reparti di dubbia missione industriale.
Come se questo non bastasse, Telecom Italia e le aziende satelliti tengono in ostaggio Asstel-Confindustria, non acconsentendo al rinnovo del contratto nazionale collettivo di lavoro delle telecomunicazioni (scaduto da quasi 1 anno) perché non vogliono riconoscere le clausole sociali. I lavoratori e le lavoratrici del settore hanno già dato vita a 2 scioperi, in settembre ed in ottobre, particolarmente partecipati.
Nel frattempo si fa scudo dell’impossibilità di rinnovare il contratto aziendale (scaduto anch’esso) per non erogare alcun importo premiante legato a quella produttività che comunque i lavoratori indefessamente continuano a garantire – mentre continua ad elargire laute ricompense a quadri e dirigenti.
Il Gruppo Telecom Italia è una delle grandi realtà industriali del Paese: l’infrastruttura di rete telefonica fissa garantisce il diritto costituzionale alla comunicazione ed è strategica per lo sviluppo dell’economia nazionale! Può essere uno dei volani della ripresa, invece si dimena in una crisi dalla quale intende uscire per la via bassa.
SI’ ALLA RESPONSABILITA’ SOCIALE, AL PROGRESSO
INDUSTRIALE, ALLA BUONA OCCUPAZIONE, ALL’EQUO
RICONOSCIMENTO DELLA PRODUTTIVITA’ DI TUTTI!
BASTA APPALTI, CONSULENZE, DELOCALIZZAZIONI,
DISCRIMINAZIONI!

SLC ROMA-LAZIO

Sigonella dichiara guerra ai sindacati, la CGIL – Libu indice una conferenza stampa

- www.giuseppeberretta.it -
Dipendenti a cui è negata la possibilità di scelta, privati della libertà sindacale sancita dalla Costituzione e non adeguatamente tutelati di fronte al datore di lavoro, ma anche anacronistici ostracismi nei confronti di alcune organizzazioni sindacali, inspiegabilmente escluse da tutti i confronti sul presente e sul futuro dei lavoratori.

Ho denunciato questa incredibile situazione ai ministri del Lavoro, Elsa Fornero, e della Difesa, Giampaolo Di Paola, con un’interpellanza a tutela dei lavoratori delle basi militari statunitensi di Sigonella, Napoli, Livorno, Vicenza e Aviano.
L’atto parlamentare raccoglie le istanze del coordinamento nazionale dei Lavoratori Italiani delle Basi Usa (Libu), che da alcuni mesi si sta facendo portatore di alcune rivendicazioni dei lavoratori. Alla base di questo malcontento vi è innanzitutto la surreale situazione per cui soltanto due sigle sindacali (la Cisl e la Uil) sarebbero autorizzate a trattare con il datore di lavoro all’interno delle basi Usa. Ad aggravare lo scollamento fra i lavoratori e le organizzazioni sindacali, poi, il fatto che la rappresentanza sindacale è organizzata secondo la Rappresentanza Sindacale Aziendale (Rsa) e non, come avviene in gran parte dei luoghi di lavoro, secondo i principi della Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu).

Una mancanza di confronto e rappresentatività delle istanze dei lavoratori civili di Sigonella e delle altre basi Usa in Italia dovuta anche ad alcune modifiche del contratto collettivo nazionale di lavoro che la Libu sta duramente contestando, come la proposta che prevede il pagamento della quota mensile al sindacato sia per gli iscritti che per i non iscritti.  Ma allo stesso tempo appare ingiusto che i lavoratori civili italiani delle basi statunitensi abbiano un contratto di lavoro a sé, che li distingue da ogni altra categoria di lavoratori nel territorio italiano, inclusi i dipendenti civili che prestano servizio per le nostre Forze Militari.

Tante incongruenze che chiedo vengano sanate ai due ministeri competenti, avviando iniziative per introdurre la Rappresentanza Sindacale Unitaria e intavolando una trattativa con le autorità militari Usa con l’obiettivo di giungere ad un unico contratto che raggruppi in una sola categoria lavoratori accomunati dalle stesse problematiche lavorative.

La CGIL – LIBU (Lavoratori Italiani Basi Usa), nell’intento di denunciare questa anomalia anticostituzionale che colpisce i lavoratori delle basi militari USA in Italia, ha indetto per venerdì 7 dicembre una conferenza stampa che verterà proprio su questo stato di cose. Non è infatti accettabile che vengano ignorati grazie a questa incongruenza i diritti civili, politici e sindacali di un gruppo di cittadini italiani che, come sottolinea la stessa CGIL, anche ai sensi della civilissima e democratica Costituzione americana dovrebbero godere di totale libertà di espressione ed associazione.

L’appuntamento per la conferenza stampa è quindi Venerdì 7 dicembre, alle ore 10,30 ( sala Russo). Saranno presenti il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Angelo Villari, il segretario confederale Giacomo Rota, e Rosario Pellegrino, portavoce dei lavoratori italiani nelle basi Usa (Libu)


Giuseppe Berretta

NOTA DI REDAZIONE:
Nella foto il Segretario Generale della Cgil Catania Angelo Villari.

A rischio la tredicesima dei dipendenti statali

A una settimana dall'approvazione del decreto che deve scongiurare l'incremento dell'Iva si aprono nuovi scenari su possibili tagli. E riguardano soprattutto i dipendenti pubblici. Il pacchetto di misure è molto variabile e va dalla riduzione delle piante organiche alla mobilità per gli ultrasessantenni, fino al taglio dei buoni pasto e delle tredicesime oltreché un ridimensionamento dei distacchi sindacali.
Ieri il sottosegretario all'Economia Polillo ha confermato ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che sarà pubblicato nelle prossime ore il decreto approvato lo scorso 15 giugno in materia di cessioni di società pubbliche, accorpamenti di agenzie fiscali e riduzione degli uffici periferici del ministero e delle nuove agenzie.
Quanto alle nuove misure come il ricorso alla mobilità per gli statali, potrebbe essere concretizzato o con riferimento alle piante organiche o sugli ultrasessantenni. L'importo del buono pasto scenderebbe per tutti alla soglia di 5,29 euro. E sullo sfondo c'è il taglio delle tredicesime che potrebbe essere attuato in maniera progressiva e crescente in base al reddito.
Ma gli interventi più corposi della spending review dovrebero essere quelli relativi alla sanità (si parla di tagli per un miliardo di euro), e quelli della riorganizzazione territoriale che prevede il dimezzamento (e non la cancellazione) delle province.

Pensioni, al lavoro fino a 75 anni. Riforma Fornero, cosa cambia da gennaio 2013

Pensioni, da gennaio 2013 la riforma Fornero consentirà di uscire dal lavoro, in prospettiva, a 75 anni di età. La Riforma entra cioè nel vivo, portando a compimento ed attuazione anche le modifiche introdotte dal governo Berlusconi. Per un po’ ancora vigerà la compresenza dei due regimi previdenziali (esodati per qualche anno, nel 2012 è andato in pensione chi aveva maturato i requisiti nel 2011 ma ha atteso  parcheggiato nella cosiddetta “finestra mobile”: 12 mesi per i lavoratori dipendenti, 18 per gli autonomi). In ogni caso, al centro della riforma c’è l’aumento dell’età pensionabile, la fine della pensione di anzianità, l’entrata progressiva del sistema contributivo universale. Più in generale l’adeguamento costante di tutte le età pensionabili alla speranza di vita.
Al punto che, guardando un po’ lontano, un giovane che oggi ha 22 anni e cominciasse a lavorare, avrebbe il diritto di rimanere al lavoro, senza rischio di essere licenziato prima, fino a 75 anni.  Dal 2013, chi lo desidera, può scegliere di restare al lavoro fino a 70 anni e 3 mesi senza essere licenziato (70 anni nel 2012), cioè 4 anni in più della soglia normale di accesso alla pensione di vecchiaia. Con il conforto della legge e la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Il Corriere della Sera, che con Enrico Marro ha fatto il punto sulle pensioni (4 dicembre 2012), cita a tal proposito un libro completo ed esaustivo (esce oggi) che spiega la riforma, “Le nuove pensioni” (Oscar Mondadori), in particolare ponendo l’accento appunto sull’ascesa dell’età pensionabile. “Pensioni da stakanovisti” le chiama Angelo Raffaele Marmo, l’autore, già direttore generale della comunicazione al Ministero del Lavoro. Da gennaio la pensione si allontana per tutti di tre mesi, dal 2019 ogni due anni e non più ogni tre cambierà il tagliando che aggiorna (cioè aumenta) l’età pensionabile in ragione della aspettativa di vita (aumentata).
Finora l’aumento del’età pensionabile non era stato messo in relazione con la disoccupazione giovanile. I prospetti attuariali, cioè, non fornivano l’aggancio teorico per stabilire che il bilancio tra entrate e uscite dal lavoro sarebbe stato condizionato e posto fuori equilibrio sul versante degli ingressi. Si è, giustamente, preferito considerare l’aumento dell’età pensionabile non rinviabile per garantire la sostenibilità futura del sistema. L’evidenza empirica, drammaticamente esplicita durante la congiuntura, mostra che sono i giovani a pagarne le maggiori conseguenze in termini occupazionali.

Patuano: "Scorporo rete, il quadro è aperto"

Una decisione storica. Marco Patuano definisce così la possibilità dello scorporo delle rete di Telecom Italia in vista del cda del 6 dicembre. In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore l’amministratore delegato di Telecom Italia sottolinea però che  “il quadro è ancora aperto” , condizionato soprattutto dal nuovo corso di una regolamentazione europea più favorevole al rame e alla sua redditività. “Sul tema regolamentare, e in relazione al rapporto tra redditività della rete in rame e sviluppo del network in fibra – puntualizza Patuano - rilevo che l’orientamento della Commissione Europea è molto più ‘agnostico’ verso le architetture tecnologiche dei singoli operatori”.

“E’ importante poi ricordare che una regolamentazione orientata ai costi è efficace solo per le reti che già esistono mentre per le nuove c’è un tema di ritorno degli investimenti - sottolinea Patuano - Del resto Telecom sarebbe disinteressata a questo tema solo se non investisse. Ovviamente non è così”.

E sulla volontà di proseguire con il piano di investimenti già stabilità, indipendentemente dall’ipotesi spin off, Patuano ne parla in un’intervista al Messaggero. Telecom Italia, ricorda l’Ad, andrà avanti “con un piano di  sviluppo preciso che si fonda sui servizi basati sulle rete in fibra ottica di ultima generazione”. Si tratta di un piano “che non crea vincoli” e dimostra “l’impegno concreto delle società nei confronti dello sviluppo di infrastrutture sempre più moderne”.

Secondo Patuano “Telecom deve diventare sempre più una piattaforma di servizi evoluta, aperta. E questo progetto che prevede l’utilizzo della fibra ottica fino all’armadio stradale e poi con il rame fino dentro le case, va in questa direzione”.

Rispetto al lancio di questi servizi – che partono proprio oggi da Roma, Torino e Napoli – l’amministratore delegato ricorda al Sole 24 Ore che il piano punta a raggiugere “100 città entro il 2014, per una copertura di 6 milioni di unità immobiliari pari al 25% della popolazione”. “La velocità sarà di almeno 30 megabit – rimarca - Più nel dettaglio, per le abitazioni fino a 800 metri dal cabinet la performance non dovrebbe essere lontano dai 40 megabit, con punte di 70-80 megabit per quelle più vicine. Stiamo installando 200 armadi a settimana, con un primo investimento di 200 milioni per il 2013 che comprende scavi, gli stessi armadi, sopralzi, Vdsl e così via”.

Telecom Italia, via ai servizi ultrabroadband

Telecom Italia accelera sull’ultrabroadband e lancia i servizi basati sulla rete in fibra ottica di nuova generazione realizzata in architettura FTTCab (Fiber to the Cabinet), caratterizzati da una velocità di trasmissione di 30 Megabit al secondo in download e 3 Megabit in upload, rendendo fruibili applicazioni  in tempo reale e contenuti multimediali in alta definizione anche per più utilizzatori simultanei.

Da oggi è possibile attivare le offerte “Ultra Internet Fibra Ottica” nelle prime tre città: Roma, Torino e Napoli. La commercializzazione dei servizi su rete in fibra ottica sarà estesa nelle prossime settimane a Milano, Genova, Bologna e Bari.

Il lancio dei nuovi servizi in fibra ottica è il risultato del forte impulso che Telecom Italia ha dato al programma di sviluppo della propria rete Ngan (Next Generation Access Network): i lavori per la realizzazione dell’infrastruttura sono stati già avviati in 31 città italiane, che diventeranno 100 entro il 2014 per una copertura di circa 6 milioni di unità immobiliari corrispondenti al 25% della popolazione, con un ritmo di attivazioni di oltre 200 cabinet a settimana.

Le città dove la posa della fibra è già in fase avanzata sono: Roma, Torino, Napoli, Milano, Genova, Bologna, Bari, Catania, Venezia, Firenze, Padova, Palermo, Verona, Ancona, Bergamo, Brescia, Como, Brindisi, Perugia, Reggio Emila, Treviso, Udine, Monza, Forlì, Varese, Taranto, Pisa, Prato, Catanzaro, Vicenza e Pescara.

Il progetto per lo sviluppo della rete di nuova generazione si avvale dell’architettura FTTCab, che prevede l’utilizzo della fibra ottica fino all’armadio stradale che renderà disponibili nel prossimo futuro, grazie agli sviluppi tecnologici, servizi a banda ultralarga con velocità di connessione fino a oltre 100 Megabit/s.

La nuova offerta ”Ultra Internet Fibra Ottica” di Telecom Italia, grazie al collegamento in fibra fino al cabinet e alla tecnologia Vdsl, garantisce una velocità di trasmissione dati prossima a quella nominale. Questa soluzione consente di migliorare l’esperienza di navigazione in Internet, fruire dei contenuti video in streaming in alta definizione - anche attraverso diversi device di casa come smartphone, tablet e smart TV collegati al nuovo modem - oltre a servizi voce Voip e al gaming on line multiplayer in alta qualità. In questa prima fase la velocità di connessione sarà fino a 30 Megabit/s, in linea con quanto previsto dall’Agenda Digitale europea, che indica l’obiettivo di rendere disponibile tale capacità di connessione per il 100% della popolazione entro il 2020.

Telecom Italia lancerà  da gennaio 2013 anche l’offerta “Ultra Internet Fibra Ottica” per la clientela business. "Allo scopo di contribuire in modo concreto ad accelerare il processo di crescita e di digitalizzazione delle aziende italiane per il rilancio dell’economia del paese, coerentemente con i programmi dell’Agenda Digitale Italia - spiega una nota - questa soluzione verrà proposta allo stesso prezzo del profilo commerciale che si basa sulla tecnologia tradizionale, garantendo in questo modo il massimo delle prestazioni a parità di spesa. I clienti che aderiranno all’offerta potranno accedere al mondo dei servizi IT di Impresa Semplice, sfruttandone al meglio le potenzialità grazie alla connessione in fibra ottica".

Precari: Giovani NON+ e NIdiL CGIL, al via la campagna 'Capodanno 2013, non passarlo da solo!'

'Capodanno 2013, non passarlo da solo!Se il tuo contratto sta per scadere rivolgiti alla CGIL' è questolo slogan della Campagna promossa dai Giovani NON+ disposti a tutto e dal NIdiL CGIL, dopo l’iniziativa del sindacato per costruire un percorso di stabilizzazione per i precari del pubblico impiego. Si tratta di una campagna straordinaria di assistenza e tutela, attiva da oggi fino alla fine dell’anno, rivolta ai numerosissimi lavoratori che il 31 dicembre rischiano di non veder rinnovato il proprio contratto.
Il sindacato organizzerà banchetti nelle principali piazze italiane per informare e assistere giovani e precari, oltre alla consueta attività di consulenza presso le Camere del Lavoro.
"Molte aziende - denunciano i giovani NON+ e il NIdiL CGIL - , con la scusa della riforma Fornero, non stanno rinnovando i contratti, o in alcuni casi – anziché trasformare le collaborazioni a progetto o le associazioni in partecipazione in lavoro dipendente – aggirano le norme utilizzando tipologie ancora peggiori (partite Iva, occasionali, voucher)". Per questo, avvertono "è importante rivolgersi alla CGIL,  per fare subito una valutazione del contratto proposto, così come è fondamentale procedere all’impugnazione, nel caso di mancato rinnovo, entro gli stretti tempi previsti dalla legge (60 giorni)”. Grazie alle segnalazioni dei lavoratori circa ciò che accade nelle aziende, spiegano “potremo intervenire: insieme possiamo dire basta ai “regali” sgraditi di fine anno”.




Gli esodati passano al contrattacco, pronti a fare causa alla Fornero per danni morali e mobbing

Gli esodati passano al contrattacco. Dopo che in Parlamento è naufragata l'ultima possibilità di mettere al riparo i 260 mila lavoratori che ancora sono rimasti fuori dalle salvaguardie messe in campo dal governo, vogliono portare in Tribunale Elsa Fornero e hanno dato mandato allo studio legale Alleva di Bologna di denunciare il Ministero del Lavoro e chiedere il risarcimento per danni morali e mobbing sociale.

"Da dodici mesi viviamo in un clima di incertezza e con l'impossibilità di programmare il nostro futuro. Non sappiamo di che morte morire, e questo non può che crearci ansia, depressione. Vorrei vedere un ministro vivere una situazione del genere", tuona Francesco Flore, del Comitato Nazionale Contributori Volontari, la fetta di lavoratori che, avendo sottoscritto accordi con le proprie aziende, ha lasciato il proprio impiego continuando a versare autonomamente i contributi per raggiungere la soglia fissata prima della riforma Fornero

Da qui l'iniziativa di dare mandato allo studio bolognese e avviare una causa civile per chiedere il risarcimento per i danni causati dall'incertezza causata dai provvedimenti del governo.

" La SLC e La CGIL ringraziano il Comitato di Redazione del giornale "La Sicilia"

- COMUNICATO STAMPA -
A nome delle scriventi e dei lavoratori ringraziamo pubblicamente il Comitato di Redazione del giornale "La Sicilia" per la solidarietà attivamente manifestata ai lavoratori  nel corso della vertenza Antenna Sicilia al termine della cui procedura per la riduzione del personale sono stati licenziati 28 lavoratori tra tecnici e amministrativi.
 A sostegno dei lavoratori licenziati il Comitato di  Redazione ha inoltre deciso di devolvere economicamente una intera giornata di lavoro.
 Questo ulteriore inaspettato gesto di solidarietà che giunge in un momento in cui a causa dei licenziamenti alcune speranze in un mondo solidariamente ispirato rischiano di venire meno nei lavoratori , contribuisce ad alimentare in tutti noi la certezza che una società diversa è possibile.

Teatro Bellini: Disparità su criteri di liquidazione prestazioni festive.

Da una segnalazione dei nostri organizzati, sembra che per la liquidazione del lavoro festivo in occasione del concerto di Capodanno 01 gennaio 2013 siano state adoperati due criteri differenti fra reparto artistico e tecnico.
Nel primo caso risulta sia stata giustamente compensata l'intera giornata lavorativa, nel secondo viceversa, esclusivamente 4 ore.


03 dicembre 2012

Licenziamenti giustificato motivo oggettivo come è cambiato il ruolo dei SUPL e del sindacato

Cari Compagni,
pensando di fare cosa utile mi permetto di inviarvi copia del punto di vista del dott. Massi sui licenziamenti individuali a seguito di giustificato motivo oggettivo e copia Legge 15 luglio 1966 n.604 (con modifiche Legge n. 183-2010).
Si lo capisco bene che è una grande rogna leggere le due cose e rimanere applicati sui testi per una o due ore ma è necessario farlo.
Personalmente preferisco leggere prima di partecipare agli incontri sui temi così da potere centrare subito l'argomento e non travisarne i contenuti (anche per errore di chi espone) ed in questo caso vi consiglio di farlo.
A questo punto buon lavoro e ...ops tenete sempre presente ed a portata di mano la L 604/66 perchè è quella a cui fa esplicito e giusto riferimento il dott. Massi.
Leggete bene perchè nel caso in cui ci si trova in presenza di licenziamenti individuali già dalle prime informazioni rese al lavoratore si può dare corso ad una narrativa oppure ad altra storia dagli esiti negativi.
Buon lavoro
Giovanni Pistorio



Imu, saldo dicembre: costa di più, colpa dei Comuni


 Imu: il saldo di dicembre costerà 5 miliardi in più del previsto. Gli italiani, per effetto degli aumenti decisi a livello comunale, spenderanno questa cifra maggiorata rispetto a quanto avrebbero dovuto versare applicando le aliquote nazionali. A fare i conti in tasca agli italiani – e ai comuni – è  il Sole 24 ore, secondo il quale il conto finale della nuova imposta, il cui saldo dovrà essere versato entro il 17 dicembre, sale a 23 miliardi rispetto ai 18 previsti. Nel passaggio dall’acconto al saldo – calcola il quotidiano - i rincari più pesanti riguardano le città del Centro e del Sud dove per 100 euro sborsati a giugno se ne dovranno sborsare 160 al saldo. La fetta più grossa del gettito arriverà comunque dal Nord dove si trova il maggior numero di immobili e di contribuenti.
L’elaborazione del Sole 24 Ore è stata effettuata partendo dai dati dell’Agenzia del Territorio e di quelli del dipartimento delle Finanze. Se i comuni avessero lasciato le aliquote invariate il totale dell’Imu sui fabbricati sarebbe arrivato a poco più di 18 miliardi, il doppio dell’acconto. La realtà, però, sta nel fatto che quasi tutte le città hanno alzato l’asticella del prelievo portandola ben al di sopra dello 0,4% previsto per l’abitazione principale e dello 0,76% per gli altri immobili. Ed è proprio partendo dalle aliquote medie decise dai comuni e applicandole agli edifici che risultano iscritti in catasto che si può ricostruire la stime totale del gettito.
Imu: il saldo di dicembre costa al contribuente 5 miliardi più del previsto
Imu: il saldo di dicembre costa al contribuente 5 miliardi più del previsto
Dalla tabella del Sole 24 Ore emerge che dalle abitazioni principali e dalle pertinenze l’acconto ha fruttato 1.680 milioni mentre il saldo richiederà 2.660 milioni, 980 in più (+58,3%). Il conto sulle seconde case è ancora più salato: si passa dai 2.330 milioni dell’acconto ai 3.860 del saldo, con un incremento di 1.530 milioni (+65,7%). L’aumento per l’Imu sulle case affittate sarà invece del 41%: da 750 milioni a 1.060, con un differenziale di 310 milioni.
Lo studio conta poi l’Imu sulle case date in uso gratuito ai parenti (240 mln all’acconto, 320 mln al saldo, 80 di aumento), sui negozi (670 mln l’acconto, 1.100 mln il saldo, +340 mln), sugli uffici (440 mln l’acconto, 670 mln il saldo, +230 mln la differenza), sui fabbricati produttivi (2.210 mln l’acconto, 3.250 mln il saldo, 1.040 mln l’aumento) e sugli altri fabbricati (810 mln l’acconto, 1.210 mln il saldo, +400 mln l’aumento). Il conto finale – nel quale non sono conteggiati i terreni agricoli e le aree fabbricabili – vede così l’Imu salire dai 9.130 milioni dell’acconto ai 14.040 del saldo con un incremento del 53,8% pari a 4.910 milioni di euro.
Imu: il saldo di dicembre costa al contribuente 5 miliardi più del previsto
Imu: il saldo di dicembre costa al contribuente 5 miliardi più del previsto
Le differenze territoriali fotografano l’incremento maggiore nelle regioni del centro Italia: dai 2.190 milioni dell’acconto si passa ai 3.620 milioni del saldo: l’ammontare versato lievita così del 65,3% di 1.430 milioni. Segue il Sud, dove si stima un aumento del gettito del 63,8% tra prima e seconda rata: 2.100 milioni a giugno, 3.440 milioni a dicembre, pari ad un aggravio di 1.340 milioni. A sborsare di più, in termini assoluti, saranno però i cittadini del Nord. Anche se l’aumento percentuale sarà “solo” del 44,2%, pagheranno 2.140 milioni in più rispetto all’acconto: si passa infatti dai 4.840 milioni di giugno ai 6.980 milioni di dicembre.

Telecom Italia Scorporo rete...? Servono tre regole

Lo scorporo della rete? Se Telecom Italia dovesse deciderlo servono tre regole: servizi aperti, sistema informatico unico e comitato di garanti. A dirlo, in un’intervista a Corriere Economia a firma di Edoardo Segantini, è Maurizio Dècina, commissario Agcom, in vista del cda del gruppo di tlc del 6 dicembre. Se Telecom dovesse decidere per lo spin-off della rete l’Agcom, spiega, “stabilirebbe delle regole per la nuova società”. “Innanzitutto definendo il perimetro dei suoi servizi - prosegue Dècina - A mio parere la newco dovrebbe offrire non solo i servizi passivi come i cunicoli e la fibra ma anche i servizi attivi. Il cosiddetto virtual unbundling local access, l’accesso virtuale per gli utenti delle reti di nuova generazione, che dovrebbero essere aperte a tutti i concorrenti, inclusa Telecom”.

La newco dovrebbe poi garantire “equivalence of input, in pratica un unico sistema informatico che regoli la contabilità degli accessi per Telecom e i suoi competitor - spiega il commissario - E’ un salto organizzativo e tecnologico molto grosso che richiede tempo, come dimostra il caso inglese. Ma è un passo che va compiuto”. Alla domanda se pensa anche a degli organismi garanti, Dècina risponde: “Sì un comitato, all’interno della newco, che assicuri parità di accessi e correttezza dei piani di cablatura, cioè dove e come stendere la fibra ottica”.

Riferendosi al tema del copyright, lasciato in sospeso dalla vecchia Agcom, il commissario annuncia che l’autorità è pronta da intervenire con un regolamento anche se – puntualizza – “andrebbe prima di tutto adeguato il quadro legislativo ai tempi di internet”.

Dècina definisce inoltre la net neutrality “sacrosanta” riconoscendo però che “è in buona misura garantita”. “Ciò che non è garantito – invece- è la neutralità delle applicazioni: ci sono troppe applicazioni non interoperabili dove l’utente è prigioniero degli over the top”.

Infine un commento sulla posizione espressa da Franco Bernabè nel suo libro dove parla di libertà vigilata per gli utenti. “Ha ragione – dice Dècina – quando chiede in riequilibrio tra di trasposta e realizza applicazioni” ma sulla qualità dei servizi “non si possono stabilire regole che impongano agli Ott una sorta di tassazione dei contenuti”. In alternativa il commissario propone che le telco “facciano bene il proprio mestiere sviluppando reti. E offrano una qualità così attraente da portarle al successo commerciale e ad accordi con gli Ott”.

Telecom Italia Media: La7, scade oggi il termine per le offerte

Scade oggi il termine ultimo per la presentazione all’advisor Mediobanca delle offerte d’acquisto per Telecom Italia Media, il gruppo che controlla La7. I contendenti dovrebbero essere i quattro che negli ultimi mesi si sono fatti avanti, fra cui il fondo Clessidra di Claudio Sposito, che secondo indiscrezioni di stampa sarebbe coadiuvato da Equinox di Salvatore Mancuso; Cairo Communication, la società che raccoglie la pubblicità dei canali La7 e Mtv; H3g, la holding che controlla 3 Italia; infine, Discovery Channel.

Per quanto riguarda la parte economica, secondo le indiscrezioni circolanti negli ultimi mesi Clessidra, guidata dagli ex manager Fininvest Claudio Sposito e Alessandro Grimaldi, sarebbe interessata a rilevare tutte le attività messe sul mercato da Ti Media: si parla di un’offerta tra i 300 e i 400 milioni di euro. Discovery, invece, offrirebbe circa 100 milioni per i soli asset televisivi, perché interessata ai tasti 7 e 8 del telecomando. H3g punterebbe alle frequenze per trasformarle in banda telefonica e avrebbe offerto 250 milioni. E infine, sempre secondo indiscrezioni, l’offerta di Cairo - interessato solo alle reti – sarebbe lievemente inferiore alle altre. Tuttavia  l’editore può contare sul fatto che, chiunque vinca la gara, dovrà poi trattare con lui per i contratti pubblicitari che ha in esclusiva fino al 2019 con un minimo garantito di 126 milioni di euro.

Non è da escludere che, come ribadito da Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, se le offerte non saranno ritenute soddisfacenti in termini economici, Telecom potrebbe anche decidere di ritirare gli asset attualmente in vendita.

Intanto, il gruppo TI Media ha chiuso i primi nove mesi del 2012 con perdite per 53,5 milioni di euro, a fronte di un debito di 224 milioni.

Telecom Italia, più Rai su Cubovision

Telecom Italia e Rai hanno siglato un accordo che prevede l'aggiunta di nuovi contenuti Rai nell’offerta di Cubovision, la piattaforma televisiva di Telecom Italia disponibile anche su pc, smartphone e tablet. L’intesa prevede la trasmissione su Cubovision di tre nuovi canali interamente dedicati alle produzioni Rai e del servizio Replay Tv, per la visione dell’ultima settimana di programmazione di Rai Uno, Rai Due, Rai Tre e Rai 5. 

I nuovi canali on demand della Rai (Rai On Fiction, Rai On Racconti, Rai On Bambini) saranno disponibili dal 17 dicembre, portando nell’abbonamento Cubovision le produzioni Rai che riguardano fiction di successo ai ritratti e alle interviste realizzate da importanti firme del giornalismo italiano, fino alle trasmissioni di intrattenimento e apprendimento destinate ai bambini.

Il servizio Replay Tv della Rai, che permette di rivedere gratuitamente on demand i programmi andati in onda negli ultimi sette giorni, è invece già fruibile nell’area web Tv di Cubovision.
  
L’offerta Rai si aggiunge alla programmazione di Cubovision, che comprende oltre 25 canali tematici, centinaia di contenuti on demand tra cui film, serie tv, programmi per bambini e ragazzi, concerti, attualità e cultura e i video dal web. L’abbonamento a Cubovision è disponibile su rete a banda larga fissa e mobile, attraverso diverse piattaforme: sul televisore con il decoder Cubovision, sulle smart TV con l’applicazione Cubovision, sul pc attraverso il sito www.cubovision.it e anche in mobilità con l’applicazione per smartphone e tablet Android, Apple e Windows 8.

02 dicembre 2012

Inaugurazione della sede "Io Cambio Catania"

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(foto tratte da Io Cambio Catania)
Sabato 1° dicembre 2012, alle 19 si è tenuta la festa di inaugurazione della sede di “Io Cambio Catania”  in via Francesco Crispi 235.
“Io Cambio Catania” è un movimento civico nato in vista delle elezioni amministrative che si terranno a Catania nel 2013 e formato da volontari che vogliono impegnarsi per cambiare Catania e che sostengono la candidatura di Giuseppe Berretta, deputato nazionale del Partito democratico, come candidato sindaco per la città etnea.
“Io Cambio Catania” è composto da studenti, lavoratori, pensionati, professionisti, giovani e meno giovani ed è un gruppo aperto a chiunque voglia cambiare pagina rispetto al passato e far rinascere Catania.
Per collaborare scrivere a iocambiocatania@yahoo.it

Gli interventi alla festa di inaugurazione

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Daniele Sorelli coordinatore del movimento civico “Io Cambio Catania”

Daniele ha sinteticamente raccontato che il movimento nasce come progetto di rinnovamento da portare avanti insieme. C’è un’intera nuova generazione che vuole chiudere con il passato clientelare e che vuole impegnarsi per il riscatto della città grazie all’impegno civico, all’etica individuale, alla passione di ciascuno e che vuole far girare pagina alla nostra comunità. I nostri valori, ha detto Daniele, sono il civismo, il bene comune, l’impegno per il riscatto sociale.

Gino Astorina

Gino ha dato un tocco di allegria alla festa con una scoppiettante sequenza di battute relative all’attualità: da Sallusti che rifiuta gli arresti domiciliari per paura della Santanché a Berlusconi che alle primarie preferisce le infermiere …
“Di Giuseppe mi fido” ha concluso Gino “perché non ha mai cambiato numero di cellulare negli ultimi 5 anni! Vuol dire che non ha nulla da nascondere … Sono sicuro che Giuseppe è la persona giusta perché Catania possa vivere una nuova primavera”.

Aida Fall vicepresidente dell’associazione senegalese “Cheikh Ahmadou Bamba” di Catania

Aida a parlato a nome dei tanti emigrati extracomunitari che vivono a Catania e che vogliono contribuire alla battaglia per l’integrazione e per rendere la città più bella e più vivibile.
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Roberta Attardo

Roberta ha parlato dei problemi degli studenti e in particolare degli studenti lavoratori e degli studenti fuori sede e pendolari.

“Quando mi è stato chiesto se volevo aiutare il movimento civico ho subito risposto di sì perché amo questa città e voglio cambiarla” ha detto Roberta.
Occorre costruire un “ponte” tra Università e mondo del lavoro e serve tantissimo lavoro per far tornare l’Università al suo vecchio splendore.
Servono tirocini formativi e migliori infrastrutture.

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Giuseppe Berretta

Giuseppe ha iniziato il suo intervento ringraziando tutti i convenuti e tutti coloro che si stanno impegnando con il movimento “Io cambio Catania” e per la sua candidatura a sindaco.

In particolare Giuseppe ha voluto ricordare il lavoro prezioso di Elisa Catanzaro  e di Daniela Raciti che hanno curato l’organizzazione delle serata.
Un sentito ringraziamento a chi lo ha preceduto negli interventi, a Daniele per il lavoro svolto per la creazione del movimento, ad Aida per il suo impegno per l’integrazione, alla dj Caterina, a Lino Astori, a Carmen Mirabella e Luigi Arena del “Coro S.M. Jaqueline du Prè” dell’associazione sclerosi multipla S.M.@LL Onlus  che hanno intonato le loro melodie nell’attesa degli interventi, associazione, ha detto Berretta “a cui siamo molto vicini”.
Giuseppe ha poi ringraziato la moglie per il continuo sostegno e incoraggiamento e i tanti amici e compagni di avventura, anche in Parlamento, in Regione e in Comune, presenti alla festa: Francesco e Nina Tornatore, Concetta Raia, Marco Vullo, Anthony Barbagallo.
Giuseppe ha poi spiegato il senso della sua battaglia: Catania deve voltare pagina in modo radicale; serve un programma politico coraggioso e innovativo che va scritto insieme ai rappresentanti della società civile, ai movimenti, alle associazioni di categorie, ai cittadini.
“Ma ci sono delle priorità” ha ricordato Giuseppe.
“Noi vogliamo cominciare con la riqualificazione delle periferie che sono state completamente abbandonate nei lunghi anni di malgoverno delle destre.
Noi vogliamo investire in nuovi parchi e asili nido per i bambini aiutando così anche le loro madri.
Noi vogliamo aiutare i portatori di handicap, i ceti meno abbienti, gli anziani in difficoltà.
Ma specialmente noi vogliamo aiutare chi ha idee e iniziativa e voglia di fare e ogni giorno è umiliato dalle clientele, dalle corruzioni, dalla cultura del favore.
Noi vogliamo ristabilire il diritto e la cultura della legalità a Catania.
Basta con le raccomandazioni e con l’umiliazione di doversi rivolgere ad un amico anche solo per aprire un Lido alla Plaja.
Noi vogliamo sostenere chi ha spirito imprenditoriale e vuole creare ricchezza, sviluppo e lavoro.
Noi vogliamo ridare speranza a chi ha perso il lavoro perché se spazzeremo via le vecchie baronie e le vecchie confraternite parassitarie Catania ritornerà a produrre ricchezza e benessere.
Ed io credo che tutti questi obiettivi ai quali vogliamo dedicarci con passione e onestà possano essere conseguiti se lavoreremo tutti insieme, senza barriere, creando consenso tra i cittadini.
Se sarete al mio fianco io mi batterò con tutto me stesso perché Catania diventi, torni ad essere, una città aperta al Mediterraneo e alle sue culture, in cui l’Università torni ad avere un ruolo fondamentale per l’economia catanese, una città in cui le tante potenzialità mortificate in questi anni (la cultura e il turismo, le giovani menti, il rapporto col mare, le specificità dei quartieri catanesi per citarne alcune) tornino ad essere messe al centro dei programmi di una nuova amministrazione”.

GIUSEPPE BERRETTA SI CANDIDA A SINDACO DI CATANIA

Molti giovani, donne e uomini, insieme ai più anziani, professionisti, commercianti, disoccupati, facce nuove e facce storiche della sinistra e del sindacato catanese.
Questo il variegato e festante popolo che ha affollato la inaugurazione del Comitato del candidato sindaco Giuseppe Berretta.
Un Berretta emozionato, che ha provato a ringraziare tutti con espressioni di affetto per la Mamma, Margherita, e per la moglie e le sue bimbe. La famiglia del candidato sindaco come tante famiglie presenti alla sobria manifestazione, aperta dalle battute di Gino Astorina ma anche dalle parole di Aida, una giovane  senegalese che vive da 12 anni a Catania e che vuole anche lei partecipare per cambiare Catania, e poi ancora una studentessa che parla della città difficile e dei problemi degli studenti.
Quando arriva il turno di Giuseppe Berretta, l’emozione si fa palpabile, e le parole sono affidate ad un discorso semplice e chiaro con la richiesta di abbattere steccati ed inutili contrapposizioni, con l’impegno verso i quartieri più disagiati “senza il cui recupero è difficile risollevare l’intera città”, con l’invito alla partecipazione rivolto ai cittadini.
Il Comitato occupa una grande bottega, con annessa un’antica Cappelletta, laddove fino a qualche mese addietro c’era una gradevole libreria dal nome “Voltapagina”, e a sentire Berretta sembra proprio che ci sia la volontà di voltare pagina.
Inizia così un cammino lungo e complesso che si misurerà sulle decisioni effettive, sulla scelta delle persone, ma che già ha vissuto il suo battesimo nell’intervento del giovane deputato del PD e soprattutto in quello stile senza orpelli, senza mai una parola di insulto o di invettiva contro nessuno ma teso ad accogliere, ad ascoltare.

Nuovo orizzonte per l'immigrazione

L'Italia nel giro di dieci anni è diventata il quarto paese per accoglienza di immigrati nell'ambito Ue. Prima ci sono solo Spagna, Germania e Regno Unito. A confermarlo sono i dati citati al convegno del Cnel e del ministero del Welfare "Nuovo orizzonte per l'immigrazione".
In un decennio la presenza dei migranti è passata dal 2,2% al 7,5% della popolazione, due milioni e mezzo di lavoratori, che rappresentano un decimo del totale degli occupati, e che contribuiscono al 6% del Pil e promuovono il 7,4% delle imprese,. La presenza degli stranieri è poi caratterizzata da una crescente stabilità delle comunità, con una quota del 52% di soggiornanti di lungo periodo, centomila ricongiungimenti familiari all'anno, e circa un milione di minori, di cui 756 mila iscritti nelle scuole.
'La presenza di stranieri è inevitabilmente elevata. Di contro - ha sottolineato Natale Forlani, direttore generale per l'immigrazione del ministero del Welfare - il dibattito è ancora concentrato sui flussi, risentendo di un retaggio del passato. Il paese su questi temi ha invece bisogno di cambiare l'agenda, parlando di integrazione e lavoro, che è qualificante nel promuovere la mobilità sociale interna”.
Ci sono dei problemi, però dovuti alla crisi economica in atto. Per la prima volta, infatti, l'offerta di lavoro da parte degli immigrati supera la domanda e bisogna fare i conti aspirazioni crescenti. Negli anni della crisi - spiega il Cnel - c'è stato un incremento della disoccupazione di oltre 5 punti percentuali (arrivata al 12%), che segna un cambiamento rispetto agli anni passati.
Queste novità “invitano a spostare l'attenzione dalla programmazione dei flussi alle politiche di integrazione basate su una maggiore capacita' di favorire la mobilita' interna del lavoro”, spiegano al Cnel, migliorando la qualità all’accesso scolastico, abitativo, linguistico e lavorativo dei cittadini migranti in Italia.
“Abbiamo assistito a scelte indirizzate ad ottenere consensi in una parte del paese, piuttosto che per guardare al futuro”, dice invece Mario Morcone, capo di gabinetto del ministero dell'Integrazione, e in primo luogo “il tema delle seconde generazioni è una questione alla quale non possiamo sottrarci”.
www.inca.it

01 dicembre 2012

Lavoro a chiamata, le comunicazioni si fanno solo online

Il datore di lavoro che assume una persona per non più di trenta giorni non è più tenuto a usare il fax, ma può servirsi esclusivamente email e sms.
La novità è contenuta tra le modifiche volute dai relatori al decreto Sviluppo, ancora al vaglio del senato. È infatti apparso nelle ultime ore uno specifico comma. All'articolo 1 della legge 28 giugno 2012, n. 92 - si legge nella norma - sono apportate le seguenti modifiche: al comma 21, lettera b), capoverso comma 3-bis, la parola fax è “soppressa”.
In precedenza la riforma Fornero prevedeva che “prima dell'inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, il datore di lavoro sia tenuto a comunicarne la durata con modalità  semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio, mediante sms, fax o posta elettronica”. Ma ora, grazie al Senato, sarà sufficiente una mail o un sms.