18 dicembre 2013

Telefonica, 18 mesi per adempiere ad antitrust Brasile

L'autorità antitrust Cade ha dato a Telefonica 18 mesi di tempo per adempiere alla delibera che impone loro di allentare la presa sul mobile in Brasile o di cedere la partecipazione in Telecom Italia .
Lo dicono a Reuters tre fonti vicine alla vicenda.
Nell'ambito degli accordi su Telco, i soci indicano la possibilità di soluzione dei problemi antitrust in Sudamerica, come condizione per l'aumento della partecipazione di Telefonica in Telecom Italia.
Gli accordi scadono a febbraio 2015, con una possibilità di uscita nell'estate del prossimo anno.
Telco, che controlla il 22,4% di Telecom Italia, è partecipata, in termini di diritti di voto, da Telefonica con il 46,18%, da Intesa Sanpaolo e Mediobanca con l'11,62% ciascuna e da Generali con il 30,58%.
Il 4 dicembre il Cade ha deciso una multa a carico di Telefonica, perchè ritiene che l'accordo su Telco del 24 settembre aumenti la sua influenza su Telecom Italia e quindi sulla controllata Tim Brasil, dice una nota del Cade.

La seconda decisione, sempre di Cade, punta a regolare la cessione da parte di Portugal Telecom della sua quota in Vivo a Telefonica. Stabilisce che l'operazione può essere autorizzata se Telefonica non detiene nessuna partecipazione in Tim Brasil (quindi in Telecom) oppure entra un nuovo partner in Vivo.

Telecom: Cestaro (Slc Cgil), governo Letta ha deciso la fine di Telecom Italia?

L’intervento del Governo per far ritirare prima l’emendamento di modifica della legge sull’Opa e dichiararlo poi inammissibile, dimostra la non estraneità dello stesso su quanto sta accadendo a Telecom Italia e autorizza a pensare che l’accordo raggiunto tra i soci di Telco il 24 settembre era conosciuto e condiviso da parte dell’esecutivo.
La reticenza nel commentare gli avvenimenti di questi giorni, non certo lusinghieri per il Paese e le sue istituzioni, rende verosimile che il Governo italiano abbia dato il suo consenso ad un percorso con gli spagnoli che terminerà con la fusione per incorporazione del gruppo italiano dentro Telefonica.
Se così fosse saremmo di fronte ad un atto gravissimo perché il Governo si assumerebbe la responsabilità di determinare la fine di Telecom Italia a favore della costituzione di un gruppo di Tlc europeo che partirebbe con oltre 100 miliardi di debiti ed un interesse nullo ad investire in un mercato saturo come quello italiano.
Il tutto senza avere il coraggio di dichiararne la volontà e senza aprire una discussione pubblica su dove si voglia traghettare il Paese e le sue principali aziende.
L’Italia sarebbe in questo modo il primo Paese europeo a restare privo di un’azienda di telecomunicazioni, perdendo l’unica leva vera per governare la nascita delle reti di nuova generazione necessarie allo sviluppo del Paese.
In questo quadro le dichiarazioni rilasciate ieri da Letta sulla volontà del Governo di agevolare gli investimenti nella creazione della Banda Larga sono impegni vanificati ipso facto che non potranno essere rispettati.
Se questo fosse il progetto, riteniamo che tutte le forze politiche cui stia a cuore il futuro di questo Paese debbano unirsi per impedire la chiusura del cerchio, determinando invece le condizioni per un ricambio dell’attuale assetto di governo dell’azienda.
Occorre unire e sostenere gli sforzi di tutti coloro che hanno espresso la disponibilità ad investire in Telecom realizzando, attraverso un aumento di capitale, una decisa inversione di rotta nelle scelte strategiche dell’azienda  per garantire la difesa dell’occupazione, un futuro di successo a Telecom e una adeguata e moderna dotazione infrastrutturale utile allo sviluppo del nostro Paese.



Telecom: Solari (Cgil), necessario modificare legge su Opa, Governo intervenga

Roma, 17 dicembre – “Non modificare l’attuale legge sull’Opa equivale ad un via libera all’operazione Telecom -Telefonica  nei termini noti, aprendo così uno scenario nel quale Telecom stessa rischia di sparire dal mercato delle TLC mondiali e il Paese di vedere aggravato il ritardo sullo sviluppo della Banda Larga”. Lo afferma il segretario nazionale della Cgil Fabrizio Solari.

“La battaglia per il controllo della società che si sta compiendo in questi giorni non ha precedenti. Sono state umiliate tutte le istituzioni del Paese, si sono ignorati i rilievi della Consob e, di fronte ad un atteggiamento ambiguo e poco trasparente di molti degli atti prodotti, il Governo non ha sentito il dovere di dire la sua”: prosegue il dirigente sindacale.
“Senza alcuna iniziativa il Governo si assumerà nei fatti la responsabilità di aver consentito la svendita di Telecom, smentendo così sul campo la scelta più volte affermata di voler contrastare il declino produttivo del Paese rilanciando lo sviluppo e l’occupazione”: conclude Solari

17 dicembre 2013

Stabile, attori meno precari. Trovata l'intesa

http://catania.livesicilia.it
CATANIA - Teatro Stabile: gli attori passeranno da una collaborazione a partita iva a un rapporto di lavoro subordinato. Questo il contenuto dell’accordo, siglato tra i vertici del teatro etneo e la Slc Cgil di Catania, che permetterà alla categoria, precaria per eccellenza, di avere maggiori tutele. “Cambia il rapporto di lavoro, da una precarietà che scaturiva da un rapporto di libera professione si passa a un lavoro subordinato, con contratti a tempo determinato della durata di tre anni”, spiega Aldo Toscano, coordinatore sezione attori Slc Cgil etnea. “Si tratta di un accordo innovativo e per certi versi rivoluzionario, che parte da Catania, e che si auspica possa fungere da viatico per tanti altri accordi che potrebbero essere sottoscritti su tutto il territorio nazionale”.

Il punto centrale sono le garanzie derivanti dal tipo di contratto. Nello specifico “l’accesso alla disoccupazione e alla tutela infortunistica (che gli attori a differenza delle maestranze non hanno mai avuto)”, spiega Toscano. “Le tutele sono quelle che derivano da un contratto a tempo determinato - gli fa eco il segretario della Slc Davide Foti- come una paga non più contrattabile individualmente”. “La subordinazione- continua il sindacalista- fornisce una serie di garanzie da un punto di vista previdenziale (contributi versati dall’Ente e non più dal lavoratore), la certezza dell’accesso agli ammortizzatori sociali quando cessa il rapporto lavorativo e l’assicurazione all’interno del posto di lavoro”. Il quadro normativo a livello locale viene dunque a mutare e già in tanti auspicano che lo stesso possa avvenire in ambito nazionale.

16 dicembre 2013

Cassazione: legittimo licenziamento del dipendente che in malattia svolge altra attività lavorativa

Con sentenza del 25 novembre 2013, n. 26290, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un lavoratore contro la sentenza di I grado e II grado vertente sull’ illegittimita’ del licenziamento intimato al ricorrente dalla S. S.P.A.
Nel dettaglio, i giudici di merito rilevavano, che il dipendente nei giorni in cui era stato assente per malattia ed infortunio, aveva svolto altra attività lavorativa come attestato da riprese filmate effettuate da una agenzia investigativa privata all’esterno del pubblico esercizio (birreria-pizzeria) ove lavorava sua moglie, che ne avevano pregiudicato la gurigione.
Il ricorrente si difendeva sostenendo violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1375, 2104, 2106 cod. civ. ai sensi dell’art. 360, comma primo, nn. 3 e 5, cod. proc. civ. in relazione al disposto dell’art. 2119 cod. civ. e dell’art. 1 della legge n. 604/66, nonché motivazione insufficiente e contraddittoria in ordine alla giusta causa di licenziamento” poiché l’ attività lavorativa nel periodo di malattia si esplicava in un aiuto “leggero” alla moglie che non richiedeva uno sforzo fisico pregiudizievole per la salute.
La Cassazione è intervenuta sul punto e ha sostenuto che: “….il lavoratore al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche, restando peraltro le relative valutazioni riservate al giudice del merito all’esito di un accertamento da svolgersi non in astratto ma in concreto” (così cass. 19 dicembre 2000, n. 15916 ed in senso conforme cass. 13 aprile 1999, n. 3647).
“..deve pure osservarsi che non può ritenersi estraneo al giudizio vertente sul corretto adempimento dei doveri di buona fede e correttezza gravanti sul lavoratore un comportamento che, inerente ad attività extralavorativa, denoti l’inosservanza di doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltre ad essere dimostrativa dell’inidoneità dello stato di malattia ad impedire comunque l’espletamento di un’attività ludica o lavorativa” (ctr. cass. 21 aprile 2009, n. 9474).
In conclusione, l’ aggravamento delle condizioni di salute o di ritardo nella guarigione del lavoratore medesimo, ha configurato un grave inadempimento comportante un serio pregiudizio all’interesse del datore di lavoro, risultando violati gli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto di lavoro tutte le volte che la natura dell’infermità sia stata giudicata, con valutazione ex ante, incompatibile con la condotta tenuta dal dipendente.




Rinnovo della patente, da gennaio cambia la procedura

Cambia la procedura per il rinnovo della patente di guida. Dal 9 gennaio 2014 non basterà più infatti l'apposizione dell'etichetta adesiva con la nuova scadenza sul vecchio documento ma occorrerà la stampa di una nuova patente. Lo ha stabilito il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 dicembre che entrerà in vigore dopo 30 giorni, il 9 gennaio appunto. Sono previsti però 20 giorni di tolleranza per permettere alle strutture mediche di aggiornarsi, utilizzando nel frattempo il vecchio sistema. La conferma di validità del nuovo documento di guida verrà effettuata in maniera telematica, dopodiché la patente rinnovata, con la foto del titolare aggiornata, sarà inviata all'indirizzo di residenza.
La nuova procedura prevede che i medici accedano, attraverso il sito web "Il Portale dell'Automobilista", al sistema informatico del Dipartimento per i Trasporti inserendo le proprie credenziali e un PIN. Dopo aver indicato eventuali prescrizioni mediche riguardanti il conducente o adattamenti al veicolo, dovranno inserire gli estremi del pagamento e allegare, infine, foto e firma del titolare. A questo punto il sistema informatico rilascerà una ricevuta che attesta l'avvenuta conferma di validità, il medico dovrà stamparla, firmarla e consegnarla al richiedente. Questa ricevuta vale fino all'arrivo della nuova patente e, in ogni caso, non più di 60 giorni. Nello stesso momento sarà inoltrato l'ordine di stampa del documento rinnovato che, secondo il Ministero, sarà recapitato entro una settimana all'indirizzo del titolare.

Il costo della procedura è invariato (25 euro) e comprende i 16 euro della marca da bollo e i 9 euro dei diritti di Motorizzazione. Entrambi vanno pagati col bollettino postale dedicato, da consegnare poi al medico, insieme alla fotografia in formato cartaceo. A questi costi vanno aggiunti quello della visita medica e i 6,80 euro di posta assicurata, da saldare al momento della consegna o del ritiro presso l'ufficio posale.

BT Comunicato Sciopero 16 dicembre 2013

Comunicato ai Lavoratori British Telecom
Anno 2013: viene alla luce il volto truce dei responsabili aziendali arrivate le prime lettere di licenziamento

A dieci giorni dalle festività di Natale, i vertici di British Telecom fanno pervenire le prime lettere di licenziamento in tronco, senza preavviso.
Crediamo che nessuna azienda italiana, seppur investita da anni di crisi durissimi, abbia mai scelto di licenziare il proprio personale a pochi giorni dal Santissimo Natale.
Nel caso di British la cosa è ancora più grave perché non siamo alla presenza di un’azienda in crisi e, inoltre, durante la trattativa prevista dalla procedura di mobilità, il sindacato aveva offerto strumenti che avrebbero consentito una gestione non traumatica e un risparmio identico a quello atteso dall’azienda.
I vertici aziendali hanno respinto tali proposte e hanno deciso di mostrare il loro vero volto: mandare via persone ritenute non più utili (o forse simpatiche) all’azienda.
Quale sia l’etica e la morale dei vertici aziendali è una domanda che sorge spontanea.
E se ancora fosse necessario dimostrare le vere intenzioni aziendali, è stato deciso di non avviare le dimissioni rispondendo alle decine di lavoratori resisi disponibili a uscire volontariamente e con i quali era stato condiviso un incentivo, ma si sono individuate poche unità da usare come vittime sacrificali sull’altare del braccio di ferro che l’azienda ha messo in campo.
Il tutto in un’azienda che vede tra i principali clienti il Ministero del Lavoro e importanti aziende pubbliche che non potranno restare a guardare lo scempio realizzato da un loro fornitore. Da subito sarà necessario attivare iniziative nei loro confronti per chiedere conto ai vertici di British Telecom di un tale anacronistico comportamento, paragonabile solamente ai padroni delle ferriere dei primi anni del ‘900.
E’ evidente che tale grave comportamento messo in campo dall’azienda deve avere una risposta adeguata da parte dei lavoratori sino al ritiro delle lettere di licenziamento e all’’apertura di un nuovo tavolo di confronto preposto a individuare tutte le soluzioni non traumatiche.
Per oggi, lunedì 16 dicembre, è stato dichiarato un primo sciopero per l’intera giornata di lavoro.
Da domani, andranno avviate tutte le iniziative di contrasto alle decisioni adottate dai vertici aziendali attraverso gli strumenti individuati da ogni singola filiale quali:
 Blocco di tutte le prestazioni straordinarie e accessorie;
 Assemblee permanenti
 Scioperi autogestiti nelle forme decise dalle assemblee.
Già da oggi e per tutti i prossimi giorni sono previsti presidi davanti a tutte le sedi British Telecom al fine di coinvolgere tutto il personale e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto all’atteggiamento adottato dall’azienda.
La Segreteria Nazionale
SLC CGIL

Bonus Bebè 300 euro al mese dall’INPS per 6 mesi.

Le mamme iscritte all’INPS ed in forza lavorativa possono fare la domanda per ricevere il bonus bebè. Le richieste si possono presentare da oggi 1° luglio fino al 10. Si ha diritto a 300 euro al mese per 6 mesi.

Quando si ha un bambino piccolo i soldi sembrano non bastare mai… soprattutto se la mamma per tornare al lavoro deve poter contare su un posto al nido o su una baby sitter. Finalmente, per sei mesi un piccolo aiuto alle famiglie è arrivato. L’INPS, infatti, mette a disposizione un bonus di 300 euro al mese per un periodo massimo di sei mesi. Si sta concretizzando un’iniziativa parte delle misure previste dalla legge del 2012 sulla riforma del lavoro. Il bonus bebè, come ormai viene chiamato, potrà essere richiesto dalle mamme che rientrano al lavoro dopo aver terminato il congedo di maternità obbligatorio. Da oggi, lunedì 1° luglio 2013, vengono accettate le domande. Affrettatevi a richiederlo dalle nostre pagine.

In che cosa consiste il bonus bebè
Potranno usufruire del bonus bebè le lavoratrici dipendenti iscritte all’INPS, quelle iscritte alla gestione separata e le libere professioniste. Non ne hanno invece diritto le lavoratrici autonome iscritte ad altre gestioni: in questo caso, è necessario rivolgersi alle proprie casse previdenziali per scoprire se propongono contributi. Restando in tema di contributi INPS, lo stanziamento da parte dello Stato è pari a 60 milioni di euro per sostenere le neo-mamme con bambini. I 60 milioni saranno suddivisi per anni in tre anni: 20 per ciascun anno dal 2013 al 2015. E saranno circa 11.000 le neo mamme che potranno usufruire di questa possibilità. La graduatoria finale per stabilire chi ne avrà diritto sarà unica e su base nazionale e verrà compilata sulla base della dichiarazione ISEE a valere come documentazione della situazione economica. Avranno priorità i nuclei familiari con ISEE di valore inferiore e, a parità di ISEE, secondo l’ordine di presentazione della domanda. La graduatoria sarà pubblicata dall’INPS entro 15 giorni a far data dal termine ultimo di presentazione delle domande, ovvero il 10 luglio sul sito www.inps.it al seguente percorso: Home>Avvisi e Concorsi>Avvisi. È quindi bene tenere sotto controllo il sito dell’INPS, dal proprio computer di casa o, se non lo si possiede, chiedere a un amico o a un Caf convenzionato.

Quali mamme possono richiederlo
Possono fare richiesta del bonus le mamme, anche adottive o affidatarie, che svolgono un lavoro dipendente o iscritte alla gestione separata INPS e che si trovino ancora negli 11 mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio. Ne hanno diritto anche le lavoratrici dipendenti o iscritte alla gestione separata INPS, che godono del diritto al congedo di maternità obbligatorio, purché la data presunta del parto sia prevista entro 4 mesi dalla scadenza del bando, ovvero, entro 4 mesi dal 10 luglio 2013. Potranno presentare la domanda anche le lavoratrici che hanno già usufruito in parte del congedo di maternità. In questo caso, il contributo potrà essere richiesto per un numero di mesi pari ai mesi di congedo parentale non ancora usufruiti, con conseguente riduzione di altrettante mensilità di congedo parentale. Non potranno richiedere il bonus le lavoratrici autonome, le donne che godono già dei benefici definiti dal fondo per le Politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità e le lavoratrici che, per il figlio beneficiario, sono esenti dal pagamento delle rette per nidi pubblici o convenzionati. Il bonus, però, non potrà essere utilizzato dalla donna per uno scopo qualsiasi: è destinato al pagamento della retta dell’asilo o della baby-sitter per un massimo di 6 mesi e va consumato nei primi 12 mesi di vita del bambino.

Come richiedere il bonus
Per presentare correttamente la domanda, è necessario prima richiedere il Pin online e convertirlo in Pin – dispositivo – e presentare per tempo all’INPS la dichiarazione ISEE nel caso in cui l’INPS stessa non disponga già di una dichiarazione valida nella sua banca dati. La dichiarazione deve essere presentata all’istituto in via telematica o rivolgendosi ad un Caf convenzionato. Al momento della domanda il genitore dovrà scegliere tra il voucher per baby sitter o il contributo per la retta ai servizi per l’infanzia. Tale scelta è da ritenersi vincolante e non modificabile. In caso si scelga il contributo per la retta all’asilo nido, prima della presentazione della domanda, è necessario effettuare l’iscrizione preventiva del bambino presso una delle strutture aderenti all’iniziativa del bonus bebè, consultabili sul sito dell’Inps. La domanda va presentata esclusivamente sul sito dell’Inps dalle ore 11 del 1 luglio 2013 fino al 10 luglio 2013. Ecco il percorso da seguire: ci si collega con il sito dell’INPS, www.inps.it quindi a sinistra dell’home page si cerca il riquadro Avvisi e Concorsi, si clicca e si raggiunge la voce Avvisi da cui si accede al link della domanda. A seconda dell’opzione prescelta il contributo potrà essere utilizzato per la fruizione di asili nido attraverso pagamento diretto alla struttura prescelta oppure per il servizio di baby sitting attraverso il sistema dei buoni lavoro ritirabili presso la sede INPS di riferimento, entro i quindici giorni successivi alla pubblicazione della graduatoria.


di Giorgia Andretti

Teatro Stabile di Catania: Se muore il Sud. Mercoledì 18 dicembre alle ore 21

Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
2 giovani su 3 affogano senza lavoro e la Regione Sicilia butta 15 milioni per 18 apprendisti fantasma. Ci sono treni che marciano a 14 km l’ora e i fondi Ue vanno a sagre, sale bingo e trattorie. 400 miliardi di fondi pubblici speciali spesi in mezzo secolo e il divario col Nord è maggiore che nel dopoguerra. La Calabria ricava da tutti i suoi beni culturali 27 046 euro in un anno e i Bronzi di Riace restano per anni sdraiati nell’androne del consiglio regionale. La Sicilia è la regina del Mediterraneo con 5 siti Unesco, ma le Baleari hanno 11 volte più turisti e 14 volte più voli charter. A Messina un processo fallimentare si chiude in media dopo 25 anni 11 miliardi buttati per l’emergenza rifiuti ma la Campania muore di cancro e a Bagnoli sono avvelenati anche i parchi giochi

Che vergogna...un call center fa causa ai propri operatori telefonici...


Di Patrizio Iavarone
Per il mese di dicembre non avranno neanche gli ammortizzatori sociali e non perché, questa volta, lo Stato non glieli abbia concessi, ma perché il datore di lavoro, mentre erano in cassa integrazione a zero ore, le ha sospese per inefficienza, perché cioè, secondo le lettere di sospensione dal “lavoro” recapitate in questi giorni a 14 delle 30 centraliniste della Sigistel, call center di Sulmona, le interviste fatte nei mesi scorsi erano troppo brevi per essere attendibili.
Non solo: per quelle telefonate a fini statistici così brevi, l’azienda ha annunciato anche una causa di risarcimento danni nei confronti delle dipendenti.
“Noi abbiamo fatto quello che ci chiedevano di fare – raccontano le centraliniste, quasi tutte laureate, davanti ai cancelli del call center dove nei giorni scorsi hanno inscenato un sit-in di protesta – l’ordine era quello di fare quantità, numeri, e noi lo abbiamo fatto”.
Per i sindacati la vicenda “è paradossale, mai accaduta prima – spiega Marilena Scimia della Cgil – un accanimento nei confronti di chi guadagna meno di mille euro al mese e che in passato si è sempre mostrato disponibile nei confronti dell’azienda”.
Sì, perché un colpo così basso, le dipendenti, non se lo aspettavano proprio da quella proprietà a cui ad aprile scorso avevano accordato di lavorare per metà stipendio e di rateizzare i salari non percepiti. Tutto per permettere all’azienda di superare la crisi in attesa di commesse e per tenere stretto quel posto di lavoro rimediato come “ripiego” e diventato l’unica speranza.
La vicenda è finita anche in parlamento con una interrogazione dell’onorevole Gianni Melilla, ma dalla Sigistel, al momento, neanche una risposta: “Abbiamo provato a contattare la proprietà in vari modi – continua la sindacalista – ma non ci hanno mai risposto. Ora affronteremo caso per caso le contestazione mosse alle lavoratrici, abbiamo già avvisato il prefetto”.

Le due Telecom


di Gildo Campesato
Venerdì 20 dicembre si riunirà l’assemblea degli azionisti di Telecom Italia con all’ordine del giorno la revoca del cda richiesta dalla Findim dei Fossati, forte del 5% del capitale.
Il cda è supportato da un azionista pesante come Telco, col 22,4%. Sarà determinante l’atteggiamento dei fondi di investimento, in particolare dopo che due proxy advisor del calibro di Iss e Glass Lewis hanno appoggiato la richiesta di Fossati, dopo la notizia che Blackrock è salito ad oltre il 10% del capitale e dopo le dimissioni di Cesar alierta e Julio Linares dal cda di Telecom.
Le presenze che normalmente faticano a superare il 50% del capitale e la tradizionale riluttanza dei fondi a impegnarsi in battaglie gestionali farebbero presumere che nell’immediato cambierà ben poco. Eppure, stavolta la sorpresa potrebbe essere davvero possibile. In ogni caso, Fossati e i piccoli azionisti Asati schierati al suo fianco sono determinati ad andare avanti: il 20 dicembre rappresenta per loro una sfida ma anche l’inizio di una battaglia che sperano di vincere: se non ora, all’assemblea di aprile 2014 che approverà il bilancio e varerà il nuovo consiglio.
Emergono due diverse visioni di Telecom Italia che la salita di Telefonica al 66% di Telco ha evidenziato. Per Patuano (e i soci Telco a partire da Telefonica), Telecom può ballare da sola. Gli investimenti per le indispensabili reti di nuova generazione e il lancio di nuovi servizi “non commodity” si possono finanziare con le cessioni, il convertendo, la razionalizzazione dei costi.
Secondo Fossati, invece, tali risorse vanno cercate anche altrove, con l’ingresso di nuovi capitali ed evitando quelle che ritiene svendite fatte non nell’interesse di Telecom ma di Telefonica. Il cambio di statuto e la trasformazione in public company punta anche a questo: a smontare il peso degli spagnoli considerati gli ispiratori di una strategia che mira a svuotare Telecom Italia a loro vantaggio.
L’emblema dello scontro potrebbe diventare il destino di Tim Brasil. Il Cade, l’authority brasiliana, sembra volere mettere gli spagnoli con le spalle al muro: o scendono in Telco, o riducono la partecipazione in Vivo o, appunto, Telecom cede le attività brasiliane. Ma per Patuano non sarà facile spiegare che quest’ultimo è l’interesse di Telecom. Salvo offerte che non si possono rifiutare.

14 dicembre 2013

Cambiamo musica. CGIL CISL e UIL in Piazza Teatro Massimo Bellini contro precariato e disoccupazione


http://catania.livesicilia.it
di Roberta Fuschi
Catania. “Un grido di disperazione e speranza”. Con questo spirito sindacati e lavoratori si sono riuniti stamani in Piazza Teatro Massimo in occasione della mobilitazione regionale contro la legge di stabilità. Una cornice suggestiva e simbolica quella del teatro Bellini, che ha fatto da sfondo a un concerto di protesta dei dipendenti dell’Ente. “Cambiamo musica”, si legge nei volantini distribuiti in piazza mentre echeggiano le note di Giuseppe Verdi. Prima che il concerto abbia inizio, però, i dipendenti leggono un duro comunicato indirizzato ai principali “responsabili” della “gravissima situazione” che vive il fiore all’occhiello della cultura catanese.
Sul banco degli imputati ci sono l’esecutivo regionale e l’Amministrazione dell’Ente. I lavoratori hanno richiamato i vertici del teatro a responsabilità ben precise, nello specifico il non avere “approntato in tempo utile il bilancio consuntivo 2012 e quello preventivo 2013” e l’incapacità di gestire quella che, già sei mesi fa, si delineava come una strage annunciata”.
Il governo regionale non è esente da colpe, a partire dal taglio ai finanziamenti fino al ritardo nell’erogazione dei fondi. Il quadro della situazione non promette bene: nessun Cda è stato ancora nominato, nelle tasche dei lavoratori mancano quattro mensilità arretrate e della programmazione per il 2014 non c’è traccia. Motivi questi che fanno temere per gli abbonamenti, circa nove mila ogni anno, una fonte di sostentamento non indifferente, che porta nelle casse dell’Ente un milione e mezzo di euro a stagione. Davanti a una situazione drammatica e statica (nonostante l’erogazione da parte della Regione di due milioni di euro), i dipendenti hanno intrapreso uno sciopero di due giorni (a partire da oggi) per i concerti previsti.
Il coro e l’orchestra incroceranno le braccia “per tutte le manifestazioni a seguire fino alla risoluzione della vicenda”. Insomma, l’ora di musica regalata stamattina alla cittadinanza catanese è l’ultima. L’orchestra e il coro del Bellini si sono congedati dando voce alla protesta dei sindacati e al forte disagio dei lavoratori. In chiusura, quattro lavoratori, in rappresentanza dei sindacati hanno portato la loro esperienza di uomini e donne disoccupati, precari e cassintegrati urlando la loro disperazione e chiedendo alle istituzioni di rimettere al centro della loro agenda politica il lavoro.

Precari. Cassazione: “Sì al risarcimento per abuso e illegittimità del contratto a termine”

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26951 del 2 dicembre 2013, cancella con un colpo di spugna le sue due precedenti sentenze 392/2012 e 10127/2012, riconoscendo ai precari ai sensi dell’art.36 del dlgs 165/2001 il diritto al risarcimento del danno per illegittimità e abuso dei contratti a termine.

Questa sentenza della Suprema Corte ha del clamoroso e anticipa di qualche mese la sentenza della Corte di Giustizia europea sul medesimo tema. La Cassazione sembrerebbe accogliere indirettamente le osservazioni della Commissione europea nella Causa “Papalia” iscritta al numero C-50/13 pendente presso la Corte di Giustizia, giusto rinvio pregiudiziale del Tribunale di Aosta del 3/1/2013.

La sentenza n. 26951 è stata emanata a pochi giorni dalla conclusione della procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per utilizzo abusivo del personale precario, inizialmente intrapresa solo per il personale non docente della scuola, poi nel 2012 estesa anche al personale docente e il 26 agosto 2013, in seguito a numerosissime denunce, estesa  a tutto il pubblico impiego.

Dopo la missiva di messa in mora inviata dalla Commissione europea lo scorso 20 novembre, ora l’Italia ha due mesi di tempo per indicare quali iniziative intenderà porre in essere per tendere al definitivo superamento del fenomeno del precariato. Qualora le scelte indicate dall’Italia per arginare il precariato, non soddisfino Bruxelles si rischierebbe il deferimento alla Corte di giustizia, con relativa erogazione di multe salatissime fino a 8 milioni di euro.

Dopo la clamorosa sentenza della Corte di legittimità ora toccherà ai giudici di merito conformarsi e applicare correttamente la clausola 5 della DIRETTIVA 1999/70/CE DEL CONSIGLIO del 28 giugno 1999 relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato.

Restando in attesa della sentenza della Corte di Giustizia prevista tra luglio e settembre 2014 dove si potrebbe aprire uno spiraglio per la auspicata conversione dei contratti (e quindi applicazione dell’art. 5, comma 4 bis, del d. lgs. n. 368/2001 anche al lavoro pubblico), un principio è stato assodato, il lavoratore precario va risarcito.

Le piogge di risarcimento danni che potrebbero riversarsi sullo Stato italiano spingono verso una sola via maestra da intraprendere, l’attivazione di procedure di conciliazione presso i tribunali con stabilizzazione del posto di lavoro, al fine di non gravare sulle già instabili casse dello Stato evitando così il default.

Dott. Pierpaolo Volpe


Cassazione: illegittimo il licenziamento per assenza ingiustificata del dipendente in ferie che si rende irreperibile


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 27057 del 3 dicembre 2013, ha affermato sì il diritto del datore di lavoro di modificare il periodo feriale in base soltanto a una riconsiderazione delle esigenze aziendali ma ha al contempo ritenuto che le modifiche debbano essere comunicate al lavoratore con congruo preavviso. "Ciò presuppone all'evidenza una comunicazione tempestiva ed efficace, idonea cioè ad essere conosciuta dal lavoratore prima dell'inizio del godimento delle ferie, tenendo conto che il lavoratore non è tenuto, salvo patti contrari, ad essere reperibile durante il godimento delle ferie (...) Il lavoratore è infatti libero di scegliere le modalità (e località) di godimento delle ferie che ritenga più utili (salva la diversa questione dell'obbligo di preservare la sua idoneità fisica, Cass. sez.un.n.189282), mentre la reperibilità del lavoratore può essere oggetto di specifico obbligo disciplinato dal contratto individuale o collettivo del lavoratore in servizio ma non già del lavoratore in ferie, salvo specifiche difformi pattuizioni individuali o collettive." Il caso preso in esame dai giudici di legittimità vede come protagonista un lavoratore licenziato per non aver adempiuto, durante un periodo di ferie, a due ordini di riprendere servizio.
Il datore di lavoro sosteneva che il lavoratore era tenuto, da una precisa norma del contratto collettivo, ad essere reperibile ed il fatto che non vi avesse provveduto rendeva automaticamente conosciute tutte le comunicazioni inviategli al domicilio inizialmente dichiarato, benché non ritirate affermando che il datore di lavoro manteneva sempre il potere di revocare le ferie già concesse e il non aver adempiuto all'obbligo di presentarsi al lavoro rendeva illegittima la condotta contestata.
Evidenziava il datore che l'art. 23 del c.c.n.l. di comparto prevedeva tra i doveri del dipendente quello di "comunicare all'Amministrazione la propria residenza e, ove non coincidente, la dimora temporanea nonché ogni successivo mutamento delle stesse". Ne conseguiva che il dipendente in ferie fosse tenuto a comunicare la sua dimora temporanea ed i successivi eventuali mutamenti.
La norma contrattuale invocata - precisa la Suprema Corte - "tutela il diritto del datore di lavoro di conoscere il luogo ove inviare comunicazioni al dipendente nel corso del rapporto di lavoro e non già, stante la natura costituzionalmente tutelata del bene, ivi comprese le connesse esigenze di privacy, durante il legittimo godimento delle ferie (che il lavoratore è libero, salvo diverse pattuizioni, di godere secondo le modalità e nelle località che ritenga più congeniali al recupero delle sue energie psicofisiche), risolvendosi l'opposta interpretazione in una compressione del diritto alle ferie, costringendo il lavoratore in viaggio non solo a far conoscere al datore di lavoro i luoghi e tempi dei suoi spostamenti, ma anche ad una inammissibile e gravosa attività di comunicazione formale, magari giornaliera, dei suoi spostamenti."  In merito, poi, al fatto che il datore aveva il diritto di richiamare dalle ferie il dipendente con ordine per quest'ultimo vincolante, permanendo, anche durante il godimento delle ferie, il potere del datore di lavoro di modificare il periodo feriale anche a seguito di una riconsiderazione delle esigenze aziendali, come previsto dall'art. 18 del c.c.n.I. che prevede la possibilità per il datore di lavoro di interrompere o sospendere il periodo feriale già in godimento, i giudici di Piazza Cavour, evidenziano che non vi è, nell'art. 18 del CCNL invocato dal datore di lavoro, alcuna norma che preveda un potere totalmente discrezionale del datore di lavoro di interrompere o sospendere II periodo feriale già in godimento, risultando allo scopo insufficiente il generico inciso di cui al comma 11 "Qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per motivi di servizio", che nulla dice circa le modalità con cui l'interruzione o la sospensione possa essere adottata e debba essere comunicata.

13 dicembre 2013

PERMESSI 104 E CONGEDO STRAORDINARIO D.LGS 151/01

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I giorni di ferie non influiscono sulla maturazione dei giorni di permesso Legge 104/92, e questo vale sia per il lavoratore che fruisce per se stesso dei permessi che per il familiare che presta assistenza.
Sono soggetti a riduzione delle ferie e della 13^ mensilità solo i permessi fruiti dai genitori di disabile grave che siano cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per malattia del figlio. Conseguentemente, negli altri casi non dovrà farsi luogo a decurtazione o riduzione di sorta. (Parere del Consiglio di Stato 9 novembre 2005 n. 3389)
L'INPS - Direzione Generale, con nota del 04/03/2009 n. 0119563 così risponde a richiesta chiarimenti sulla riducibilità dei permessi retribuiti art.33 legge 104/1992 qualora durante la stessa mensilità il lavoratore usufruisse di ferie o periodi di malattia: "Le giornate di ferie e malattia non incidono sul diritto ai 3 giorni di permesso".
Il Ministero del Lavoro è intervenuto più volte sulla lungamente controversa questione della decurtazione di ferie e tredicesima mensilità per i permessi di cui all'art. 33 della legge 104. stabilendo, anche a seguito di parere del Consiglio di Stato, che le ferie e la tredicesima mensilità non sono soggette a decurtazione.
La Direzione Generale per l'attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l'Interpello 21/2011 chiarisce bene che i permessi Legge 104/92 e le Ferie non sono interscambiabili perché tutelano diritti differenti, "La ratio della normativa concernente le ferie risiede nella possibilità concessa al lavoratore di recuperare le energie psico-fisiche impiegate nello svolgimento dell'attività lavorativa e di realizzare esigenze anche ricreative personali e familiari.
Diversamente, le disposizioni di cui all'art. 33, L. n. 104/1992 - recentemente modificate dall'art. 24 della L. n. 183/2010 (c.d. Collegato lavoro 20101) - introducono agevolazioni per i familiari che assistono persone con handicap e per gli stessi lavoratori con disabilità, riconoscendo il diritto ad un permesso mensile di tre giorni. Lo spirito della citata disposizione legislativa è, evidentemente, quello di garantire al disabile una assistenza morale e materiale adeguata.
Premesso quanto sopra, appare evidente che i permessi di cui all'art. 33, L. n. 104/1992 e le ferie costituiscono due istituti aventi natura e carattere totalmente diversi e non "interscambiabili".
Per le ragioni sin qui esposte, si ritiene che la fruizione delle ferie non va ad incidere sul godimento dei permessi di cui all'art. 33, L. n. 104/1992 e che pertanto non appare possibile un proporzionamento degli stessi permessi in base ai giorni di ferie fruiti nel medesimo mese".
In particolare si segnalano i seguenti pronunciamenti:
Eventuali decurtazioni di ferie e tredicesima mensilità, per effetto dell'incidenza negativa dei permessi retribuiti ex art. 33 Legge 104/1992, risultano inammissibili e potrebbero configurare, addirittura, specifiche discriminazioni (Parere - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Direzione generale della tutela delle condizioni del lavoro Prot. 15/0001920 del 5 maggio 2004).
A seguito di richiesta promossa dall'Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro, il Consiglio di Stato, con il parere 9 novembre 2005 ha ritenuto "non soggette a decurtazione le ferie e la tredicesima mensilità quando i riposi ed i permessi previsti dall'articolo 42 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 non siano cumulati con il congedo parentale". (Lettera circolare - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 14 gennaio 2006, n. A/2006 prot.15/V/0002575).

Aziende private
L'INPS ha recepito quanto comunicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con lettera circolare n. A/2006 prot.15/V/0002575 del 14.01.2006 con cui ha portato a conoscenza dell'INPS il parere espresso dal Consiglio di Stato in merito all'incidenza dei permessi di cui all'art. 33 della legge 104/92 su ferie e tredicesima mensilità.
Con tale parere, detto Consesso ha ritenuto "non soggette a decurtazione le ferie e la tredicesima mensilità quando i riposi ed i permessi previsti dall'articolo 42 del decreto legislativo 2 marzo 2001, n. 151 non siano cumulati con il congedo parentale". (Messaggio INPS - Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito, 6 marzo 2006, n. 7014).

Pubblico Impiego
Nel pubblico impiego, dopo anni di comportamenti difformi da parte delle diverse amministrazioni, molti contratti di lavoro hanno stabilito che ferie e tredicesima mensilità non possono essere decurtate.
I pronunciamenti del Ministero del Lavoro e del Consiglio di Stato non dovrebbero più lasciare adito a dubbi.
In ogni caso è sempre opportuno verificare quanto stabilito nel contratto collettivo di categoria.
Inoltre, per quanto riguarda il pubblico impiego si evidenziano le seguenti ulteriori disposizioni normative

Tredicesima mensilità
La fruizione dei permessi retribuiti, di cui all'art. 33, commi 2 e 3, della legge n. 104/92, non comporta alcuna riduzione sulla tredicesima mensilità (Nota Circolare Dipartimento Funzione Pubblica n. 208 del 8 marzo 2005).

Ferie
I permessi non riducono le ferie (Circolare INPDAP - Direzione Centrale Personale Ufficio IV - 10 luglio 2000, n. 34).

PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO SU INCIDENZA DEI PERMESSI LEGGE 104/92 SU FERIE E TREDICESIMA   
Parere del Consiglio di Stato 9 novembre 2005 n. 3389
Con particolare riguardo ai permessi riconosciuti dalla L. 104/1992 ai lavoratori con disabilità nonché ai lavoratori che assistono familiari con handicap grave, un quesito che ci si è posto di frequente è se quei permessi incidessero o meno negativamente sulla maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità.
In particolare il Consiglio di Stato, a seguito di una richiesta proveniente dal Ministero de Lavoro e delle Politiche Sociali ha stilato un parere sulla questione de diritto alla tredicesima ed alle ferie per i lavoratori del settore privato che usufruiscono dei permessi della legge104/92.
Preliminarmente il Consiglio di Stato nel suo parere, ha ritenuto opportuno chiarire se e in che misura, si applica a lavoratori del settore privato, un regime omologo a quello determinato dal Dipartimento della funzione pubblica con circolare n. 208/2005 per i lavoratori pubblici.

Partendo da una lettura sistematica del Decreto Legislativo 26/03/01 n. 151 contenente il "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità" il Consiglio di Stato ha ritenuto di poter individuare con certezza, un' incidenza della norma in questione, in una sola fattispecie ovvero quella prevista dal comma 4 dell'art 42 laddove sancisce espressamente "i riposi e i permessi ai sensi dell'art. 33, comma 4 della legge 5 febbraio1992 n. 104, possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per la malattia del figlio".
Quindi sono soggetti a riduzione delle ferie e della 13^ mensilità solo i permessi fruiti dai genitori di disabile grave che siano cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per malattia del figlio. Per il Consiglio di Stato, conseguentemente, negli altri casi non dovrà farsi luogo a decurtazione o riduzione di sorta.

Normativa di riferimento
Legge 5 febbraio 1992, n. 104 -  "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate." (Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.);
Circolare INPDAP 10 luglio 2000, n. 34 -  "Legge quadro n. 104 del 5/2/1992 per l'assistenza, l'integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate. La disciplina di cui agli artt. 1, 3, 4, 33 e le innovazioni introdotte dagli artt. 19 e 20 della Legge n. 53 del 8/3/2000"
Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 -  "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53"
Interpello Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 21/2011 - Oggetto: art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 - permessi di cui all'art. 33, L. n. 104/1992 e giorni di ferie usufruite nel medesimo mese.
Parere Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione generale della tutela delle condizioni del lavoro Prot. 15/0001920 del 5 maggio 2004 - "Influenza dei permessi ex art. 33 della Legge n. 104/92 sulla 13° mensilità e sulle ferie spettanti"" -    Parere del Consiglio di Stato 9 novembre 2005 n. 3389 - "Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali- Quesito in ordine ai permessi per i genitori di minore disabile in situazione di gravità accertata, di cui all'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e sugli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità."
Nota Circolare Dipartimento Funzione Pubblica 8 marzo 2005, n. 208 - "Permessi retribuiti di cui all'art. 33, commi 2 e 3, della legge n. 104/1992"
:Lettera circolare - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 14 gennaio 2006, n. A/2006 prot.15/V/0002575 -  "Parere n. 3389/2005 emesso dalla sezione seconda del Consiglio di Stato in merito agli effetti dei permessi di cui all'art. 33, legge n. 104/1992 sulle ferie e sulla tredicesima mensilità."
Messaggio INPS - Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito, 6 marzo 2006, n. 7014 -  "Effetti dei permessi di cui all'art. 33 L. 104/92 sulle ferie e sulla tredicesima mensilità."

A cura di: Giorgia Di Cristofaro

Call Center Comunicato Stampa On.Albanella e presentazione interrogazione parlamentare su delocalizzazioni

On. Luisa Albanella
Camera dei Deputati 
Partito Democratico
Delocalizzazione call center. Albanella (PD) presenta interrogazione "no a ulteriore emorragia di posti di lavoro" 
"Il Governo nazionale impedisca che la delocalizzazione all'estero che riguarda le attività dei call center si trasformi in un'ulteriore emorragia di posti di lavoro in Sicilia, e a Catania, in particolare, dove i lavoratori assunti a tempo indeterminato sono tremila e quelli a progetto sono quasi diecimila, i quali vivono ogni giorno con la paura di trovarsi senza lavoro da un momento all'altro".
Lo dichiara la parlamentare nazionale del partito Democratico Luisa Albanella, componente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, che ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro del Lavoro, facendo seguito all'incontro romano da lei promosso con il presidente Cesare Damiano e una delegazione di sindacalisti della Cgil di Catania.
"Abbiamo raccolto la preoccupazione ed il malessere  di migliaia di giovani per i quali il lavoro in questo settore rappresenta l'unico spiraglio di luce nel deserto delle opportunità lavorative che il nostro territorio purtroppo offre - spiega la deputata Albanella - la delocalizzazione in questo senso non è una semplice operazione di marketing ma un vero e proprio scippo del reddito e del futuro per i nostri giovani e riteniamo grave che vengono delocalizzati anche i servizi delle aziende che operano dietro concessione governativa ". "Chiediamo al Governo nazionale di adottare misure che rafforzino la tutela del reddito dei lavoratori perché il sistema delle aggiudicazioni delle commesse assegnate mediante il meccanismo del massimo ribasso non consente una piena garanzia di un reddito dignitoso e costringe spesso le aziende di call center che rispettano le norme a chiudere i battenti". "Crediamo che il Governo debba seguire il modello virtuoso tracciato nel 2008 dall'allora Ministro del lavoro Damiano che ha insediato una commissione ad hoc ed ha consentito la stabilizzazione di 24 mila lavoratori assunti a tempo indeterminato ed è da tale punto che bisogna ripartire". "E' necessario invertire una tendenza che rischia di estromettere dal mercato del lavoro migliaia di addetti che negli ultimi anni hanno sviluppato professionalità di alto livello e adottare provvedimenti che permettano di stabilizzare l'occupazione nel settore che sennò rischia di essere quasi cancellato"
"Ma c'è anche una grave questione legata alla privacy dei dati sensibili dei cittadini italiani che il governo deve preservare - spiega - in quanto la differente legislazione sulla tutela e sul trattamento e la conservazione dei dati personali vigente presso alcuni Paesi extraeuropei, compromette seriamente la riservatezza delle informazioni personali quali i dati anagrafici, il codice fiscale ed in qualche sofisticato caso il tracciamento del profilo psicologico dell'utente soprattutto quando questi vengono gestiti e trattati in stati considerati canaglia dalla stessa UE" "Il lavoro delle fasce meno tutelate, và difeso e tutelato e non mercificato,  così come devono essere tutelati complessivamente i cittadini la cui privacy è serio a rischio.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
Al Ministro degli interni, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – per sapere – premesso che:
il settore dei call center – che nella provincia di Catania è un importante fattore di occupazione, impiegando circa 3mila lavoratori a tempo indeterminato e, a seconda dei periodi,  tra i 6 mila e i 10 mila i lavoratori con contratto a progetto – sta attraversando una congiuntura fortemente negativa nel nostro Paese, anche a causa della progressiva e apparentemente inarrestabile tendenza alla delocalizzazione dei servizi verso Paesi extraeuropei;
i rappresentanti della CGIL di Catania nel corso dell’incontro svoltosi alla Camera il 4 dicembre con il Presidente della Commissione lavoro, Cesare Damiano, e con l’interrogante, hanno evidenziato tale problematica, affermando che sempre più frequentemente le aziende committenti, anche titolari di concessioni governative, trasferiscono all’estero importanti commesse di call center, che in passato hanno impiegato migliaia di giovani italiani;
durante l’incontro è stata posta l’attenzione anche su altre criticità: il sistema delle aggiudicazioni delle commesse - assegnate mediante il meccanismo del massimo ribasso - che non consente una piena garanzia di un reddito dignitoso, e la differente legislazione sulla tutela e sul trattamento e la conservazione dei dati personali vigente presso alcuni Paesi extraeuropei, che rischia di pregiudicare la privacy e la sicurezza dei cittadini italiani, i cui dati, sono spesso  visionati e tracciati;
gli sforzi dovrebbero essere indirizzati all’adozione di misure volte a prevenire la perdita di ulteriori posti di lavoro e a rafforzare la tutela del reddito dei lavoratori, nonché  a preservare la privacy dei dati sensibili dei cittadini italiani;
la Commissione per i call center istituita nella XV legislatura dal Ministro del lavoro, Damiano,– che ha consentito la stabilizzazione di 24 mila lavoratori assunti a tempo indeterminato – dovrebbe rappresentare il modello virtuoso  da seguire, al fine di invertire una tendenza che rischia di estromettere dal mercato del lavoro migliaia di addetti che negli ultimi anni hanno sviluppato professionalità di alto livello - :
quali urgenti iniziative intenda intraprendere allo scopo di  tutelare il posto di lavoro e il reddito dei lavoratori italiani impiegati presso i call center, anche mediante  l’adozione di provvedimenti volti a incentivare l’occupazione legata a tale settore;
se siano a conoscenza delle problematiche citate in premessa, relative alla tutela della privacy e, per quanto di propria competenza,  quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare al fine di assicurare, in ogni caso, la massima garanzia di un utilizzo corretto e coerente con il nostro ordinamento dei dati personali dei cittadini italiani in possesso di società di call center operanti in Paesi extraeuropei.   
Luisa Albanella.

12 dicembre 2013

Telecom Comunicato su possibile esternalizzazione servizi di Staff

COMUNICATO
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL esprimono disagio di fronte al perdurare di voci, alimentate da responsabili territoriali Telecom, di possibili esternalizzazioni di attività di ambito staff. In particolare ci
riferiamo ad attività svolte nei cicli attivi e passivi di AFC.SA.CA e AFC.CA.CP (Servizi Amministrativi). Nonostante la Direzione Centrale di Risorse Umane rassicuri sull’inconsistenza di tali voci non è possibile non stigmatizzare come
sul territorio continui a circolare di tutto, compreso il nome dell’outsourcer che prenderebbe in carico il lavoro e le aree aziendali nelle quali sarebbe ricollocato il personale di staff attualmente impiegato in queste attività. Potremmo dire un
film già visto dove, oramai, si fa fatica a capire se davvero la mano destra non sappia cosa fa la sinistra in Telecom o se siamo di fronte ad un “gioco delle parti” che prima o poi dovrà finire.
Tutto questo avviene per un settore, lo staff, per il quale ancora l’azienda non ha dato seguito all’impegno ad aprire un tavolo di confronto stabilito lo scorso 27 marzo.
A questo punto chiediamo ai responsabili Telecom di smentire ufficialmente le voci su questa esternalizzazione di attività e di calendarizzare al più presto l’incontro sulle prospettive delle aree di staff.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL


Legge di Stabilità. Altre risorse per salvaguardare 20 mila esodati

Con un emendamento alla legge di Stabilità, altri 20 mila esodati potrebbero rientrare nella categoria dei salvaguardati, aumentando così complessivamente il numero di coloro che possono andare in pensione con le regole anti riforma Fornero, a 150 mila persone. L'impegno è stato preso dal viceministro dell'economia Stefano Fassina.
L'emendamento in questione va a modificare alcuni criteri, considerati troppo restrittivi, che hanno impedito il pensionamento a molti lavoratori in età avanzata.  
In particolare, l'emendamento allo studio interviene sui lavoratori autorizzati ai versamenti volontari (coloro che hanno fatto un accordo con la propria azienda per dimettersi in attesa della pensione, poi posticipata anche di sette anni) che nell'ultimo anno hanno guadagnato oltre 7.500 euro.
L'altro criterio che si intende modificare riguarda i lavoratori in mobilità, in particolare si consente a coloro che potevano andare in pensione nel 2014 di fare domanda anche al termine del periodo di mobilità. 
Un altro tema sul quale c'è l'impegno del Partito Democratico riguarda la rivalutazione delle pensioni più basse. L'emendamento, anche questo allo studio, prevede la possibilità di rivalutare le pensioni che vanno dai 1.500 ai 2.000 euro lordi mensili.
"Con questi due emendamenti abbiamo aperto una breccia - afferma Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro -. Allargare la salvaguardia degli esodati a coloro che erano stati esclusi e aumentare la rivalutazione delle pensioni più basse sono una battaglia che il Pd sta portando avanti da settimane in Parlamento. Ora raccogliamo i primi frutti, ma non festeggiamo prima di averli portati a casa".    


11 dicembre 2013

Cassazione: il datore di lavoro è (quasi) sempre responsabile dell'infortunio del lavoratore

Corte di Cassazione Civile, sezione lavoro, sentenza n. 27127 del 4 Dicembre 2013. La Suprema Corte interviene nuovamente in tema di responsabilità del datore di lavoro, e di eventuale concorso di colpa del lavoratore, negli infortuni sul lavoro. Nel caso di specie un operaio cade da una scala risultata poi non a norma, riportando lesioni gravissime. In appello otteneva un risarcimento ridotto poiché, secondo il giudice del merito, lo stesso ben avrebbe potuto utilizzare altra scala, più sicura, presente sul luogo di lavoro, di conseguenza l'evento lesivo si sarebbe verificato per concorso di colpa del dipendente. Avverso questa statuizione propone ricorso il lavoratore, contestando il proprio concorso di colpa.
Le norme di prevenzione in tema di infortuni sul lavoro sono dirette a "impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso". Un'interpretazione molto ampia che, adattata al caso di specie, è idonea a scongiurare il procedimento logico adottato dal giudice del merito. "Ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore (...); l'imprenditore è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute". Solo in questi casi il comportamento del dipendente è idoneo a recidere il nesso causale tra fatto ed evento dannoso. La circostanza che il dipendente abbia utilizzato una scala non a norma, presente sul luogo dell'incidente e dunque potenzialmente utilizzabile, non è sicuramente fatto qualificabile come abnorme rispetto alla normale attività lavorativa dallo stesso svolta.

Inoltre, la Cassazione ha confermato come, a maggior ragione, il lavoratore fosse stato adibito ad attività pericolosa. Per questi motivi la sentenza d'appello viene cassata con rinvio per una nuova composizione degli interessi, nel merito, alla luce dei principi esposti.

NGN, l'Italia in ritardo. Ci salva solo il mobile

Una nuova fotografia dell'Italia che arranca nel digitale è stata scattata da I-Com (Istituto per la Competitività) che, nel suo Rapporto su Reti & Servizi di Nuova Generazione 2013, evidenzia come il nostro Paese sia al terzultimo posto in Europa, peggio fanno solo Grecia e Cipro, nell'indice IBI 2013 - l'indicatore sintetico delle performance dei diversi paesi europei in fatto di sviluppo della Banda Larga - e in forte ritardo anche sull'utilizzo della rete.
Unica 'luce' in questo quadro a tinte fosche, la banda larga mobile la cui penetrazione risulta superiore alla media europea (14,3% rispetto al 9% UE), e fa sì che l'Italia si collochi al sesto posto in Europa.

I motivi del ritardo
Il piazzamento, decisamente deludente, pur non essendo proprio un fatto nuovo, è frutto di diversi fattori: innanzitutto al fatto che sono ancora relativamente pochi (solo poco più della metà, contro una media Ue del 72%) gli italiani che accedono regolarmente a internet. Un gap che diventa evidente, ad esempio, nell'uso dell'eCommerce, fermo nel nostro paese al 17% contro una media Ue del 44%.
In secondo luogo, la pressoché totale mancanza di connessioni internet a 30Mbps: in Italia sono lo 0,1% contro una media Ue del 14%. Inutile ribadire che siamo ultimi in Europa.
Il gap è evidente anche nella diffusione della fibra ottica, in cui un tempo siamo stati anche precursori: nel nostro Paese, solo 2% delle connessioni usa questa tecnologia e sono appena 2,6 milioni le abitazioni collegate contro i 6,8 milioni della Francia.

I primi in classifica
La classifica I-Com vede ai primi posti tre paesi scandinavi: Svezia, Finlandia e Danimarca che confermano la loro leadership in termini di velocità di connessione, copertura delle reti in fibra e incremento del Mobile broadband
Se può consolarci, la Germani si colloca al 20° posto, per via della scarsa diffusione della fibra ottica, mentre la Spagna perde 11 posizioni collocandosi al quint'ultimo posto, scontando il mancato sviluppo della Banda Larga.
Bulgaria (9°) e Romania (16°) registrano invece un trend opposto.

Eppure, le telco investono
Il Rapporto I-Com evidenzia che le maggiori aziende di telecomunicazioni italiane hanno continuato a investire, nonostante la crisi economica in atto e il calo dei ricavi.
Complessivamente - tra il 2008 e il 2012 - i 5 operatori nazionali hanno investito 35 miliardi di euro in reti e servizi di nuova generazione, con una media annua di 7 miliardi. Nello stesso quinquennio, l'incidenza degli investimenti sul totale dei ricavi è salita dal 14,5% al 16,7% (incremento di 2 punti percentuali).
Nel 2012, gli investimenti in beni materiali (infrastrutturazione e sviluppo reti) hanno rappresentato il 60% del totale, pari a circa 4 miliardi di euro e in aumento del 7% rispetto al 2011.

L'evoluzione dei servizi
Lo studio I-Com evidenzia una forte evoluzione in atto nel settore bancario, assicurativo, dei trasporti e della grande distribuzione. In questi ambiti, il driver che in maniera particolare sta guidando gli investimenti è il mobile payment, trainato a sua volta dalla straordinaria diffusione di device quali gli smartphone, i tablet, etc. Operazioni quali il pagamento contactless, il mobile ticketing, l'utilizzo di black box sulle automobili e la diffusione delle App stanno già incontrando l'attenzione degli operatori e il favore degli utenti.