08 aprile 2014

Libertà di informazione in Turchia - Odg V Congresso Nazionale Slc Cgil

L’attacco alla democrazia e alla libertà di espressione attualmente in atto  in Turchia è di intollerabile gravità,  e necessita di una netta condanna da parte di tutte le  forze democratiche. Molti editori, autori, traduttori, giornalisti e lavoratori del settore delle comunicazioni sono attualmente sotto processo per reati legati alla libertà di espressione. Anche la libera espressione di opinio...ni sulle piattaforme mediatiche, Twitter, Youtube, Facebook, è minacciata da recenti leggi restrittive.
Per tale motivo le delegate e i delegati al V° Congresso Nazionale SLC CGIL si uniscono a scrittori e intellettuali di molti paesi (tra i quali il premio Nobel Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Gunter Grass e altri), alle rappresentanze nazionali del Pen Club e alle associazioni nazionali degli scrittori, aderendo all’appello lanciato dal PEN INTERNATIONAL alle autorità della Turchia, affinché venga “rispettata la libertà di espressione come diritto umano universale e fondamentale, e affinché tutti i cittadini possano esprimersi liberamente, senza timore di censure o punizioni. (…) Un libero scambio di idee è essenziale per la democrazia, così come per la creatività, l’empatia e la tolleranza”. Il pluralismo e la libertà di esprimersi e informare rappresentano per noi un valore irrinunciabile. Per tale motivo chiediamo altresì al governo italiano di intervenire per ristabilire la libera circolazione dell’informazione in Turchia. L’attacco alla democrazia e alla libertà di espressione attualmente in atto in Turchia è di intollerabile gravità, e necessita di una netta condanna da parte di tutte le forze democratiche. Molti editori, autori, traduttori, giornalisti e lavoratori del settore delle comunicazioni sono attualmente sotto processo per reati legati alla libertà di espressione. Anche la libera espressione di opinio...ni sulle piattaforme mediatiche, Twitter, Youtube, Facebook, è minacciata da recenti leggi restrittive. Per tale motivo le delegate e i delegati al V° Congresso Nazionale SLC CGIL si uniscono a scrittori e intellettuali di molti paesi (tra i quali il premio Nobel Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Gunter Grass e altri), alle rappresentanze nazionali del Pen Club e alle associazioni nazionali degli scrittori, aderendo all’appello lanciato dal PEN INTERNATIONAL alle autorità della Turchia, affinché venga “rispettata la libertà di espressione come diritto umano universale e fondamentale, e affinché tutti i cittadini possano esprimersi liberamente, senza timore di censure o punizioni. (…) Un libero scambio di idee è essenziale per la democrazia, così come per la creatività, l’empatia e la tolleranza”. Il pluralismo e la libertà di esprimersi e informare rappresentano per noi un valore irrinunciabile. Per tale motivo chiediamo altresì al governo italiano di intervenire per ristabilire la libera circolazione dell’informazione in Turchia.

Pd, conferenza di programma: "C'è fame di lavoro"


http://catania.livesicilia.it
CATANIA. “Nel primo bimestre di quest’anno sono stati autorizzati in Sicilia già 3,9 milioni di ore di cassa integrazione, e i lavoratori che resteranno privi di protezione si aggiungeranno alle 75 mila persone che hanno perso il lavoro nel 2013, la disoccupazione per quest’anno è prevista in salita del 23,1%, dieci punti in più del dato nazionale. Il prodotto interno lordo è fermo allo 0,6 per cento e i consumi sono in calo del 12%”.

Questa la fotografia scattata dalla deputata nazionale Luisa Albanella componente della Commissione Lavoro alla Camera a cui è stata affidata la relazione alla prima Conferenza Programmatica Provinciale organizzata dal Partito Democratico di Catania che non ha mancato di fare arrivare la solidarietà ai lavoratori della società Micron che hanno occupato la sala consiliare del comune di Catania. “E’ un’azienda che licenzia pur non essendo in crisi e decide di delocalizzare– ha commentato Albanella –noi abbiamo chiesto alla Regione e al Governo nazionale cosa intendono fare per lo sviluppo nella microelettronica nel nostro territorio” . “Il PD riparte dal tema del lavoro per il suo valore sociale, per ridare dignità alle persone” ha detto la parlamentare democratica chiamata dal presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano, oggi presente a Catania, a guidare l’indagine conoscitiva sullo stato dei Call Center, una delle piaghe del cattiva occupazione nel nostro territorio etneo, un settore per il quale è necessario garantire l’occupazione, diritto alla privacy dei clienti, ma anche intervenire sulle procedure di gare al massimo ribasso con l’utilizzo degli incentivi che le aziende non hanno utilizzato per l’occupazione ma avere sgravi fiscali”.

“La conferenza programmatica parte dal lavoro perché sappiamo quanto grande sia la fame di lavoro – ha introdotto il segretario provinciale Enzo Napoli – significa ragionare sulle leve che possono incidere sullo sviluppo locale e fare in modo i nostri giovani comincino ad alimentare la speranza di rimanere nella propria terra e trovare qui la propria realizzazione di vita”. Dai temi locali a quelli regionali e nazionali e sull’Europa gli interventi sul palco sono stati tanti. E proprio dall’Europa è partito il presidente Cesare Damiano nella sua analisi.

“L’Europa dell’Euro non ci basta più, del rigore a senso unico, ma vogliamo gli Stati uniti d’Europa, per la crescita e l’equità sociale. Fa bene Renzi a ingaggiare un braccio di ferro con l’Europa per cambiare indirizzo perché il troppo rigore può far morire l’economia e quindi l’occupazione. L’Italia deve scegliere una strada di crescita dell’economia: questa è la parola d’ordine fondamentale. Bisogna far crescere il paese altrimenti pur cambiando le regole del lavoro non si crea un solo “occupato” in più. Innanzitutto aiutando le imprese, e questo il governo lo sta facendo, con lo sconto dell’Irap del 10 %, con l’energia a basso costo per le medie imprese, e con la restituzione dei premi Inail per le aziende virtuose. E poi intervenire sul lavoro: aumentare le buste paga per farle valere di più perché si darà spazio ai consumi, del ceto medio del lavoro, dei 1500 euro al mese. Sulle regole del lavoro stiamo discutendo per modificare il decreto attualmente in discussione alla commissione Lavoro”.

“Diritto al lavoro e diritto futuro sono le precondizioni per parlare di sviluppo e democrazia – ha commentato la deputata regionale Concetta Raia – tre i punti: le regole da sole non bastano, servono investimenti, una parte dei non può essere sottoposta al patto di stabilità; sfruttare i fondi europei sui quali siamo in ritardo di due anni, ci sono in ballo 6 miliardi di euro che potrebbero dare una marcia in più per creare la buona occupazione; in ambito di riforme intervenire sulla burocrazia che rallenta la possibilità di creare opportunità”.

“La nostra Regione è in piena desertificazione produttiva – ha detto il parlamentare Giovani Burtone – la questione meridionale deve tornare nell’agenda del paese e del Governo, perché qui abbiamo una condizione ancora più grave rispetto al Nord perché non possiamo reggere una economia solo con la grande distribuzione con gli effetti distorti che essa ha prodotto, serve lavoro buono”. Presente anche il deputato regionale Gianfranco Vullo.

E di problema meridionale ha parlato anche il deputato Giuseppe Berretta per il quale “non servono politiche indifferenziate per tutto il paese”, invocando la delega come percorso utile e un impegno complessivo del Pd che tenga conto della specificità meridionale e siciliana. Il rapporto Svimex sottolinea in maniera in Sicilia e a Catania, dove esiste una “effervescenza imprenditoriale”, i giovani non chiedono assistenza ma opportunità e un’amministrazione che funzioni con sostegni concreti, fiscali e contributivi, ma anche sui nuovi mercati “su cui- ha aggiunto Berretta – la Regione ha ruolo decisivo”. Non sono mancati i riferimenti poi, al governo regionale.


“Il governo Crocetta è in momento di stallo – ha sottolineato Concetta Raia – e deve sbloccare la situazione abbiamo una grande opportunità per la prima volta di vincere le elezioni però dobbiamo rilanciare altrimenti perdiamo l’occasione”. “Abbiamo bisogno di atti concreti – ha continuato Berretta – di un nuovo patto di coalizione”. “Sulla disoccupazione giovanile il provvedimento Giovani del governo Crocetta va aggiustato – ha spiegato Albanella – La nuova programmazione 2014-2020 sarà un’opportunità importantissima che non può essere sprecata; va ampliata la politica territoriale, sull’innovazione e la internazionalizzazione”.

Lavoro e call center

di Anna Rita Leonardi
Viviamo in un’epoca strana, non c’è che dire. Viviamo nell’epoca della fretta, dell’incertezza economica, del disordine sociale e morale.
Troppo spesso ci troviamo a dover passare le nostre giornate nell’eterno scontro tra ciò che “è giusto” e ciò che in realtà “esiste”. Prendete ad esempio il mondo del lavoro, o per meglio dire il mondo della disoccupazione. E’ un mondo che conosciamo da anni ormai, ci conviviamo, è diventato quasi uno di famiglia; ormai le signore per strada quando si incontrano non si chiedono più “che lavoro fa tuo figlio?” ma “tuo figlio da quanto tempo è disoccupato?”.
Eh si perchè siamo entrati in questo circolo vizioso dal quale sembriamo non poterne uscire. E badate, non è colpa solo della cattiva legislazione di questi anni…la colpa è anche di chi, nel mondo del lavoro, specula sulla vita degli altri.
Di cosa parlo? Ve lo spiego subito, e per farlo aprirò con voi la pagina delle informazioni personali, attingendo dalle mie esperienze o da quelle di cui sono a conoscenza.
Oggi, ad esempio, leggevo i giornali e prestavo attenzione alle ultime notizie dal mondo politico. Una in particolare ha catturato la mia attenzione: < Il viceministro per l’Economia Enrico Morando annuncia: “Si potrebbe fare una legge sul salario minimo che preveda il carcere per i datori di lavoro che non la rispettano”.
“Ottimo”- ho subito pensato – “finalmente nel mondo del lavoro si muove qualcosa”. Improvvisamente una telefonata della mia amica Maria. Rispondo e dopo i primi convenevoli capisco il motivo di quella improvvisa telefonata: < Anna, ti ho chiamata perchè voglio metterti al corrente di una storia che mi è successa qualche giorno fa. Tu sai che sono da temo discoccupata, ed ho sempre mandato curriculum e fatto lavori saltuari. Due giorni fa mi chiamano per un colloquio in una società che, almeno dal sito internet, si presentava come un’azienda di marketing e consulenza. Io mi sono presentata al colloquio, animata da spirito propositivo e da grandi aspettative, ma purtroppo la gioia di questa possibile opportunità si è subito spenta quando mi sono accorta che io quel posto…lo conoscevo già. Eh si perchè, giusto un anno in quello stesso edificio, nello stesso appartamento esisteva un’altra società, con nome diverso, per la quale avevo già prestato servizio e dalla quale ero dovuta scappare perchè, dopo 1 mese di lavoro, mi era stato corrisposto uno stipendio (se così possiamo definirlo) di 32 euro. Stranita e confusa decido comunque di entrare e mi ritrovo di fronte LO STESSO PROPRIETARIO dell’anno prima che mi invitava ad entrare.
Lui ovviamente non si ricordava di me; io mi sono presentata normalmente e mi sono messa ad ascoltare ciò che mi proponeva.
Lui, ignaro del fatto che io sapessi chi fosse, ha cominciato a raccontarmi di essere il nuovo titolare di questa azienda e di averla rilevata da una precedente gestione fallimentare (in realtà, come ti ho detto, il titolare è sempre stato lui) che aveva prodotto così tanti debiti da costringere il vecchio proprietario a vendere. La mansione da ricoprire era un dannatissimo lavoro di vendita al telefono (ancora e solo call center, come se in Italia non ci fosse altro!) per 5 ore al giorno in turni da stabilire. Ma questo non è nulla, è al momento di discutere della retribuzione che arriva la parte peggiore. Lui mi spiega che “secondo la legge” il mio salario minimo dovrebbe essere di 600 euro (inteso come “fisso mensile”) più gli eventuali premi di produzione. Tuttavia lui, da POVERO PICCOLO IMPRENDITORE non avrebbe mai potuto garantirmi quello stipendio, perchè “se io durante il mese avessi prodotto un introito per l’azienda del valore di 300 euro, per arrivare a 600 euro al mese i soldi del mio stipendio li doveva prendere di tasca sua”.
Infine, per quanto riguarda l’inquadramento contrattuale lui “non poteva assolutamente rispettare la legge e assumermi a tempo indeterminato, perchè non poteva economicamente pagarmi i contributi, non sapendo se io, in futuro fossi stata adatta per quel lavoro”…l’unica cosa che MAGNANIMAMENTE poteva fare era, forse, registrarmi DOPO QUALCHE MESE con un contratto a progetto.
Morale della favola: 5 ore di lavoro al giorno per 200 euro al mese (DUECENTO EURO di stipendio) con un X contratto, senza nessuna garanzia nè tutela, senza contributi nè supporto.
A quel punto, cara Anna, non ci ho visto più. Ho detto al tizio che rifiutavo il lavoro e che, avendo già “lavorato” in quel posto l’anno prima sapevo benissimo che il titolare dell’azienda era sempre stato lui e che avevo già visto quale fosse la sua “serietà” e come intendesse trattare i dipendenti (ricordandogli come ti ho già detto, che dopo un mese di lavoro mi pagò con un assegno di 32 euro, dicendo che c’erano stati dei problemi con i contratti da me fatti). Mi sono alzata e sono andata via inorridita. Cara Anna, la situazione italiana è questa, rischiamo di morire di fame e di non riuscire a crearci un futuro, anche perchè ci sono personaggi come questi che cercano di approfittare del bisogno e della disperazione della gente”.
Cosa c’è da aggiungere a quanto vi ho raccontato? Molto, ma sempre troppo poco…perchè queste vicende sono ormai all’ordine del giorno e non esiste, ancora oggi, una tutela reale per chi cerca lavoro.
Allora io approfitto di questo spazio per denunciare, ancora una volta, queste situazioni e per chiedere a chi di dovere (al premier Renzi ed ai ministri tutti) di intervenire SUBITO e CON FERMEZZA su questa piaga sociale.
I cittadini hanno bisogno di lavoro, ma hanno anche bisogno che questo lavoro sia dignitoso e che sia regolamentato da norme certe, prevedendo punizioni esemplari per tutti quelli che si macchiano dei reati come quelli sopra citati che, perdonatemi l’affermazione forte, rasentano lo sfruttamento. Nessuna società può crescere in questo modo, nessun giovane può costruirsi una vita senza un lavoro degno di questo nome e nessun Governo sarà mai efficiente se non si impegna concretamente a RISOLVERE questi gravi problemi.

di Anna Rita Leonardi (Direz. PD Reggio Calabria – Resp. PSE Calabria)

Cassazione: Uso privato del computer aziendale

La Cassazione, con sentenza nr. 6222 dello scorso 18 marzo ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un lavoratore per “uso improprio” degli strumenti di lavoro. In particolare, la Corte ha giudicato sproporzionata la sanzione del licenziamento al dipendente che fa uso anche quotidiano, delle mail aziendali per scopi privati e che, installi sul PC aziendale programmi non attinenti al lavoro.
Il caso ha riguardato un lavoratore licenziato dopo una sospensione cautelare, a seguito di contestazione disciplinare con l’addebito di uso improprio di strumenti di lavoro e in particolare del P.C. affidatogli, delle reti informatiche aziendali e della casella di posta elettronica.
Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello dichiaravano illegittimo il licenziamento rilevando che il fatto contestato corrispondeva alla fattispecie disciplinare prevista dal contratto collettivo applicabile, ove è stabilita solo una sanzione conservativa per l’infrazione consistente nell’utilizzazione “in modo improprio di strumenti di lavoro aziendali“.
Tali comportamenti, non erano dunque considerati di gravità tale da giustificare il licenziamento; il datore di lavoro non avrebbe potuto irrogare una sanzione disciplinare più grave di quella pattizia.
Nel ricorso l’azienda ha sostenuto che, al dipendente non erano stati contestati solo «l’uso improprio dello strumento di lavoro aziendale, ma anche la violazione del dovere di obbedienza di cui all’art. 2104 cod. civ.” in relazione al richiamo della violazione di “chiare informative e “molteplici preavvisi”, nonché la riscontrata presenza nello stesso P.C. di materiale di carattere pornografico.
Per l’azienda datrice di lavoro, dunque, la gravità degli adempimenti, era data sia dall’uso quotidiano e molto frequente della posta elettronica, sia dalla installazione di una enorme quantità di file, con cui il lavoratore avrebbe dimostrato ” di intendere il posto di lavoro e il tempo di lavoro come destinato ad attività di svago piuttosto che di adempimento” dell’obbligo di prestazione lavorativa”.
Per gli Ermellini il ricorso va respinto, intanto perchè, “non è posto in discussione il principio, applicato dalla Corte d’appello, secondo cui il datore di lavoro non può irrogare un licenziamento per giusta causa quando questo costituisca una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo applicabile in relazione ad una determinata infrazione”.
Inoltre, “le allegazioni della società ricorrente non valgono a dimostrare che l’addebito mosso al dipendente riguardi infrazioni disciplinari autonome e diverse rispetto alla fattispecie contemplata dal contratto collettivo (richiamato nella lettera di contestazione) di uso improprio di strumenti aziendali.
Il riferimento a precedenti informazioni e preavvisi (cioè disposizioni del datore di lavoro in ordine all’uso del computer aziendale) non prospetta certo una violazione di distinti obblighi contrattuali, rilevando solo ai fini della valutazione della gravità dell’inadempimento. Gravità dell’adempimento, continua la sentenza, che comunque è lasciata alla valutazione del giudice di merito.
La “rilevata presenza di materiale pornografico” infine, non corrisponde ad una specifica contestazione di addebito formulata con la suddetta lettera. La stessa non indica poi, quanto alla presenza di programmi coperti da copyright, la violazione di limiti posti alla utilizzazione dei programmi stessi, con conseguenti profili di responsabilità per l’azienda”.



Cassazione: Lavoro autonomo o subordinato? Ecco alcuni alcuni criteri indicatori

Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 7675 del 3 Aprile 2014.
Al fine di qualificare, dal punto di vista sostanziale e non meramente formale - con tutte le conseguenze del caso - un rapporto di lavoro subordinato da uno di tipo autonomo, la giurisprudenza ha elaborato diversi criteri. Tali criteri sono in grado di rivelare se un lavoratore, formalmente a contratto di lavoro subordinato, sia in realtà autonomo e viceversa.
Nel caso di specie l'INPS contesta a una società, presso cui era impiegato un dipendente assunto a contratto avente ad oggetto "assistenza amministrativa e contabile e rapporti con professionisti esterni", il mancato pagamento di determinati oneri previdenziali. La società si opponeva e sia in primo che in secondo grado tale opposizione era accolta e confermata, ritenendo il giudice del merito di inquadrare quel tipo di rapporto come lavoro autonomo.
La Suprema Corte non opera né un nuovo accertamento né una valutazione dei fatti, già riscontrati nei gradi di merito, ma si limita a confrontare la situazione di fatto con i criteri di cui sopra.
In particolare sono indicatori di lavoro autonomo la non sottoposizione a vincoli di orario, mancato assoggettamento al potere direttivo, insussistenza di potere sanzionatorio disciplinare a favore del datore di lavoro. In questo senso la Cassazione conferma il carattere di autonomia della prestazione in oggetto a discapito dell'inquadramento che ne ha operato il datore di lavoro (collaborazione coordinata e continuativa). Ha enunciato il seguente principio di diritto, più volte già confermato: "l'elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo, assumendo la funzione di parametro normativo di individuazione della natura subordinata del rapporto stesso, è l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia e inserimento nell'organizzazione aziendale". Il ricorso è rigettato.



07 aprile 2014

Addio roaming: da dicembre 2015, stop ai sovrapprezzi per usare il cellulare all'estero

Basta allo 'shock da bolletta' al ritorno delle vacanze o al rientro da un viaggio di lavoro all'estero: entro dicembre 2015 saranno infatti azzerati tutti i costi aggiuntivi per il roaming all'interno della Ue. Ciò vuol dire che telefonate, messaggi di testo e navigazione su internet non avranno alcun sovraccosto per tutti i cittadini europei all'interno di qualsiasi altro Stato membro dell'Unione.
È il risultato del voto odierno del Parlamento europeo che ha approvato, con 534 voti contro 25, e 58 astensioni, la risoluzione legislativa della relatrice Pilar del Castillo Vera sulla proposta di Regolamento della Commissione per realizzare un continente connesso  e un mercato unico delle telecomunicazioni.
Il regolamento, proposto dalla Commissione nel settembre 2013, intende accorciare molto di più la distanza per la realizzazione di un vero mercato unico europeo delle telecomunicazioni attraverso l'abolizione delle tariffe di roaming, la disponibilità per tutti di un'internet aperta, il coordinamento della concessione di frequenze per la banda larga senza fili, una maggiore trasparenza dei contratti per gli utenti di internet e dei servizi a banda larga e la possibilità di passare più facilmente a un altro fornitore.
Il voto in prima lettura dell'Europarlamento permette di consolidare il lavoro svolto finora e di trasmetterlo alla prossima legislatura, dopo le elezioni europee di fine maggio; gli eurodeputati neoeletti potranno decidere di continuare il lavoro dei loro predecessori da dove è stato interrotto, e adottare rapidamente il testo.
L'esame del regolamento passa ora agli Stati membri che secondo la Commissione dovrebbero giungere a un accordo finale entro fine 2014.
"Con questo voto l'UE fa qualcosa di concreto per i cittadini. L'Unione europea è proprio questo: eliminare le barriere per semplificare la vita e ridurre i costi", ha commentato il Commissario Neelie Kroes.
Ma l'industria delle telecomunicazioni, che ha compattamente bocciato le modifiche apportate dal Parlamento al testo originario della Commissione, avverte di non cedere al populismo e di adottare invece misure che consentano all'Europa di crescere e investire nel digitale.



Telecom Italia, i rischi dello scorporo

A che punto siamo con la situazione societaria di Telecom? Facciamo il punto con Michele Azzola, segretario nazionale della Slc Cgil. “A settembre dello scorso anno Telefonica ha acquisito con una somma irrisoria (800 milioni) il controllo di Telco, la ‘scatola vuota’ che le garantisce di fatto il controllo di Telecom. L’ha fatto non puntando sull’Italia ma sui suoi interessi nei paesi sudamericani: Tim rappresenta oggi il principale competitor di Vivo, l’azienda di Telefonica in Brasile. C’è stata subito una reazione, che abbiamo probabilmente avviato noi con un’iniziativa che si chiamava Made for Italy, in cui abbiamo denunciato questo stato di cose. Ora c’è uno scontro all’interno della proprietà, con azionisti di minoranza di peso, primo tra tutti Fossati, con cui si sono alleati personaggi del calibro di Gamberale, e si è riaperta la discussione”.

La situazione non è scontata. “Intanto – spiega il segretario della Slc – si è blindato Tim Brasil. Oggi, per venderla, non è più possibile fare un blitz come è stato per Telecom Argentina. Siccome il conflitto d’interessi è ormai evidente, la vendita di Tim Brasil deve passare attraverso un comitato di indipendenti. Lo stesso capo azienda Patuano sta iniziando a lavorare su una proposta brasiliana che punta a fondere Tim Brasil, che si occupa del mobile, con una società della francese Vivendi, che si occupa del fisso. Questo va contro le strategie di Telefonica, cui l’antitrust brasiliano ha dato del resto 18 mesi di tempo per risolvere i suoi conflitti di interessi. E quindi Telefonica o riesce a far vendere Tim Brasil o è costretta a uscire da Telecom. La partita è aperta”.

L’interesse strategico. “Telecom è una grande azienda – ricorda Azzola –, ha più di 40mila dipendenti, ma soprattutto ha la rete. C’è un ritardo negli investimenti che porta il paese a bucare tutti gli impegni fissati dall’Agenda digitale europea. E se è vero che la vera riforma del paese passa attraverso la sua digitalizzazione, il danno potrebbe essere irreparabile. Per questo abbiamo più volte detto al governo: non potete dichiarare che Telecom è un’azienda privata come le altre; Telecom è un’azienda di interesse strategico perché è l’unico operatore in grado di sviluppare la rete di nuova generazione che serve a modernizzare il paese. Anche la nuova televisione 4K – che è la televisione del futuro – funzionerà solo via cavo perché ha bisogno di altissima definizione. Recentemente quel pezzo del mondo finanziario che fa capo al Fondo di investimenti strategico di Cdp e a Fossati ha dichiarato che nei mercati internazionali sono presenti ingenti risorse – cinque miliardi di euro – per ricapitalizzare Telecom, finalizzando queste risorse alla rete di nuova generazione. Poteva essere la soluzione a tanti problemi, con gli investimenti e il lavoro di cui il paese ha tanto bisogno. Ma non se ne fa ancora niente. Perché? La situazione è tale da far pensare male. Come tanti anni fa non s’è fatta la tv via cavo per il peso del duopolio di Rai e Mediaset, così anche oggi quel duopolio, ancora esistente, potrebbe bloccare la rete di nuova generazione”.

Per chiudere. “Si è discusso tanto, ed è un abbaglio clamoroso in cui spero non cada anche Renzi, di scorporare la rete da Telecom e di fare la società delle reti. Una sciocchezza – spiega Azzola –. Primo perché Telecom dovrebbe essere d’accordo (e non lo è). E poi perché, se nessun paese al mondo ha fatto la società delle reti, una ragione ci sarà, no? Oggi le cose funzionano perché – da noi come negli altri paesi – c’è un conflitto d’interessi tra la società che gestisce la rete e gli operatori che la utilizzano, con in mezzo un’agenzia di regolazione che stabilisce il livello giusto del costo di unbundling. Se ci fosse una società pubblica o parapubblica per le reti, e tutti gli operatori ne fossero fuori, a premere sul governo perché abbassi i prezzi, magari puntando sul ricatto occupazionale, quanto durerebbe quell’azienda prima di diventare un carrozzone, con tutti i profitti ai privati e tutte le spese al pubblico?”.

04 aprile 2014

Telecom: a Messina i nuovi servizi ultrabroadband

Messina è tra le principali città italiane scelte da Telecom Italia per il lancio dei servizi Ultra Internet sulla nuova rete in fibra ottica. La nuova rete permettera' connessioni alla velocita' di 30 megabit al secondo in download e in futuro potenzialmente fino a 100 megabit al secondo. L'ultrabroadband abilita anche applicazioni innovative come la telepresenza, la videosorveglianza, i servizi di cloud computing per le aziende e quelli per la realizzazione del modello di città intelligente per le amministrazioni locali, tra cui la sicurezza e il monitoraggio del territorio, l'infomobilita' e le reti sensoriali per il telerilevamento ambientale. A Messina la copertura della rete in fibra ottica di Telecom Italia raggiungerà a fine anno più di 55.600 unità abitative.

V Congresso nazionale di Slc Cgil: Massimo Cestaro confermato Segretario generale Slc Cgil nazionale

Si è appena concluso il V Congresso nazionale di Slc Cgil, che ha visto la partecipazione di ben 460 delegate e delegati e decine di ospiti in rappresentanza di aziende e associazioni imprenditoriali e sindacali dei settori di competenza del sindacato dei lavoratori della comunicazione.
Il Segretario Generale uscente Massimo Cestaro è stato confermato nel proprio ruolo con oltre l’80% dei consensi del direttivo nazionale.

“Sono stati tre giorni di dibattito intenso e appassionato che ha affrontato sia i temi di ordine generale sia quelli attinenti ai settori della categoria e che attesta la grande vivacità ed attenzione dei delegati e dei lavoratori che rappresentano – dichiara Massimo Cestaro. Esprimo grande soddisfazione per l’andamento del congresso e l’ampio consenso ricevuto implica una assunzione di responsabilità rispetto alle difficoltà che incontreremo nel prossimo periodo.”

Call center, la Camera accende i riflettori sugli abusi

di Federica Meta
La commissione Lavoro della Camera avvierà un'indagine conoscitiva sulle condizioni contrattuali applicate nei call center. Ad annunciarlo è il presidente dell'organismo parlamentare Cesare Damiano, sollecitato dalla vicenda del bando di gara indetto dal Comune di Milano per il suo call center. La questione era stata sollevata nei giorni scorsi da Umberto Costamagna, presidente di Assocontact con una lettera inviata al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ma senza risultato. "In pratica il Comune ha previsto una remunerazione di 45 centesimi per minuto lavorato. Facendo i nostri conti, si arriva a un costo orario di 18 euro per unità di personale. Ma come si fa ad accettare una simile base di partenza se questi a noi ci costano 17,79 euro? Peraltro - aggiunge Costamagna - parliamo di un terzo livello senza anzianità mentre il bando chiede almeno un anno di esperienza e la conoscenza delle lingue, anche il cinese e l'arabo".
"Condividiamo la posizione assunta dal presidente di Assocontact Umberto Costamagna e dalle organizzazioni sindacali del settore dei call center a proposito del bando di gara del Comune di Milano - spiega Damiano - perché ancora una volta ci troviamo di fronte ad appalti al massimo ribasso che non tengono conto dei parametri dei costi del personale. Una continua rincorsa alla riduzione del costo del lavoro favorisce fenomeni di dumping sociale, l'aggiramento delle regole contrattuali e favorisce sottoscala o quelli che scelgono di delocalizzare le attività in paesi con un bassissimo costo della manodopera. Non possiamo continuare ad avallare una situazione nella quale di fatto gli operatori del settore sono costretti, per aggiudicarsi il lavoro, ad accettare regole che li costringono a no rispettare le tabelle dei minimi salariali dei contratti di lavoro".
In un'intervista rilasciata al Corriere delle Comunicazioni, Damiano sottolineva che per evitare abusi è necessario "creare margini di convenienza nel costo del lavoro, premiando le aziende che rispettano le leggi".
"L’azione più incisiva è quella sulla riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un doppio beneficio - puntualizzava il presidente della commissione Lavoro - il lavoro costerebbe meno all’imprenditore che, dunque, sarebbe più incentivato a mantenere le attività in Italia, e per i lavoratori ci sarebbero meno tasse in busta paga".
Rispetto alla gara per lo 020202 anche per Michele Azzola segretario nazionale della Slc, Costamagna "ha fatto bene Costamagna". "Le associazioni di categoria hanno il delicato compito di orientare il mercato, ma temo che il suo appello resterà inascoltato - avverte il sindacalista - In questo settore è un settore che ha fame di lavoro e che, quindi, è disposta ad accettare anche gare al massimo ribasso”.

Anche la Uilcom paude alla giusta presa di posizione di Assocontact. "Continuiamo a sostenere con forza - sottolinea Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uilcom - che bisogna interrompere l’assurda gara, soprattutto se attività da soggettio società pubbliche, “a chi fa il prezzo più basso” realizzata puntando sugli aiuti pubblici, gliammortizzatori sociali e le delocalizzazioni di attività. Bisogna competere puntando sulla reale qualità dei servizi, sulle tecnologie, sull’efficienza organizzativa chesi realizza attraverso la formazione dei lavoratori e non su ribassi di prezzo “fittizi“ che sono poi realmentepagati dalle casse pubbliche (sotto forma di ammortizzatori in deroga o aiuti della legge 407) e chegenerano perdita del lavoro in Italia".

03 aprile 2014

Provvedimenti disciplinari che Telecom Italia ha inteso assumere nei confronti dei lavoratori on field di Reggio Calabria.

Slc Cgil Calabria
Si è concluso, nei giorni scorsi, l’iter procedurale, previsto dal CCNL, sui provvedimenti disciplinari che Telecom Italia ha inteso assumere nei confronti dei lavoratori on field di Reggio Calabria.
L’azienda ha colpito duramente l’ultimo anello della catena, arrivando a contestare 17 lavoratori, licenziandone uno e applicando provvedimenti conservativi per li altri con un criterio di gradualità legato alle quantità di WR lavorate..
I lavoratori, “colpevoli” di avere svolto la propria attività lavorativa secondo le disposizioni aziendali, si sono visti comminare un provvedimento che va dal rimprovero scritto a 2 giornate di sospensione dall’attività lavorativa “..in via del tutto eccezionale..”.
Il criterio applicato si basa sulla quantità di lavorazioni assegnate e definite dai lavoratori, pertanto chi più ha lavorato più è stato sanzionato dall’azienda. “SIC”
Ci domandiamo quale è la “gravissima” responsabilità dei Lavoratori? Quella di aver operato in linea con le indicazioni ricevute, oppure quella di aver rispettato “gli ordini di servizio”, chiudendo le WR assegnate, nel rispetto delle indicazioni impartite dall’Azienda.
Visto quanto successo non possiamo esimerci dall’esprimere tutto il nostro sdegno nei confronti di “chi”, senza approfondire i fatti, ha voluto “lavarsi le mani” scaricando sui lavoratori le responsabilità della “Governance”.
Telecom Italia, infatti, farebbe bene a riflettere. Il comportamento posto in essere mina alla base il rapporto di fiducia con i propri dipendenti, i quali, hanno dimostrato senza possibilità di smentita alcuna, oltre alla disponibilità, di avere svolto attività lavorative nell’intero arco orario di lavoro oggetto di contestazione.
Sarebbe poi sufficiente osservare come, a seguito dei provvedimenti adottati, a livello Italia si è assistito a un generale calo di produttività. E’ una coincidenza?.
A nostro avviso le responsabilità vanno ricercate tra “chi” non riuscendo a trovare modelli organizzativi validi per un reale aumento della produttività, ha studiato un meccanismo d’incentivazione (canvass) e, per far raggiungere i vertice delle “classifiche”, a prescindere, ha consentito persino di adottare anche metodi di “terrorismo psicologico”.
Le canvass, pensate e messe in atto da chi ha un solo scopo “ cioè quello di aumentare a dismisura il proprio reddito”, nascono senza strumenti di controllo, e, con l’unico obbiettivo, di raggiungere i “famosi” numeri a qualunque costo a discapito dei reali livelli di qualità. L’imperativo delle canvass in questo settore è quello di ottenere “niente ripetute, niente tempi lunghi, niente tempi morti, niente bene prove, niente attività sotto i 30 minuti, chiusura nei tempi, a prescindere, dalle WR con SLA corto ecc. ecc. ecc..
La SLC-CGIL ha da sempre e a tutti i livelli, contestato la nascita delle canvass. La SLC-CGIL inoltre trova alquanto strano che da una parte si chiedano sacrifici ai lavoratori (vedi accordo del 27 marzo compresa la mancata erogazione del PDR nel 2013) e dall’altra si continuano ad erogare premialità unilaterali.
La SLC-CGIL ritiene che i lavoratori non siano i responsabili dei fatti a loro addebitati. Gli unici veri responsabili sono gli “inquilini” di quelle stanze dove queste cose sono state ideate e realizzate attraverso i lavoratori. A tali “inquilini” le contestazioni purtroppo non arrivano ma al contrario sono quei soggetti ai quali vengono erogate le premialità.
Se, a qualcuno piace pensare che un AOT, da solo, abbia architettato il sistema, mente a se stesso sapendo di farlo. Infatti, in una grande azienda come Telecomitalia non è possibile costruire attività lavorative “virtuali” valutabili ai fini della produttività senza che chi è preposto al controllo ne sia a conoscenza e ne condivide il metodo. Cosa guardavano i “controllori” che nel riportare i dati della giornata esprimevano consensi per il lavoro svolto ad alcuni mentre dimostravano disappunto verso altri (“..oggi non siamo andati bene … che c…. hai fatto domani devi recuperare altrimenti perdiamo la canvass e ti assumi la responsabilità..”)?.
Purtroppo ancora qualcuno pensa di poter fare “ciò che vuole” si continua infatti a chiedere di chiudere le WR non prima di 30 minuti e con motivazioni non inerenti all’attività realmente svolta.
Come SLC-CGIL invitiamo i lavoratori a RIFIUTARSI di operare fuori dalle regole e soprattutto di non scendere a compromessi rispettando le procedure e usando il buon senso. Le lavorazioni vanno chiuse nei tempi necessari indicandone la reale motivazione. Pertanto invitiamo, inoltre, i lavoratori a denunciare questi comportamenti e a svolgere il proprio compito con la diligenza da sempre messa in atto.
Infine la SLC-CGIL ritiene che i provvedimenti comminati siano illegittimi e spropositati, sarà pertanto a fianco di tutti i lavoratori che decideranno di impugnarli nelle sedi opportune.

Comunicazione, inclusione


La storia di Slc Cgil nelle parole dei nostri compagni di viaggio. Un documentario prodotto da Slc Cgil nazionale.
Regia di Roberto Orazi
Fotografia di Stefano Paradiso e Claudio Cofrancesco
Montaggio di Enrico Carrozzino
Musiche di Roberto Vallicelli

Comunicato Unitario: Caring Services Telecom Italia

In queste ore stiamo ricevendo diverse segnalazioni dai vari territori relativamente a nuovi processi di “esternalizzazioni” di attività da parte del mondo Caring Services. Nel caso specifico, come emerso dagli incontri territoriali, sembrerebbe che stia uscendo
fuori dal perimetro aziendale, l’assistenza di secondo livello sui servizi VAS, verso la società Ennova, a fronte di volumi di attività “on line” che rientrano.
A nostro avviso si tratta di un’ulteriore perdita di professionalità legate allo sviluppo inevitabile dei servizi di Customer legati alle nuove tecnologie che, così come già accaduto per l’assistenza clienti sul canale “social”, qualche settimana addietro,
giudichiamo negativo rispetto al modello “evolutivo” del mondo delle Customer Care.
Pur prendendo atto delle numerose dichiarazioni di soddisfazione da parte del management Telecom (anche ai massimi livelli) sul processo di recupero di efficientamento e produttivo delle Customer di Telecom, frutto dell’accordo del 27 Marzo.
Le Segreterie Nazionali, ritengono che le continue “micro riorganizzazioni” (che poi tanto “micro” non sono) che stanno continuando ad avvenire, senza un confronto preventivo, rischiano di rimettere le lancette indietro su un modello relazionale per noi
assolutamente sbagliato per responsabilità delle linee tecniche, soprattutto quando tutto questo avviene a pochi giorni dal confronto appena avvenuto con il Coordinamento Nazionale delle Rsu.
A questo punto, chiediamo di calendarizzare quanto prima la verifica in ambito caring e, soprattutto, esortiamo l’azienda a smetterla una buona volta con le “micro” riorganizzazioni prima che si sia fatta una effettiva e completa analisi sull’intero “mondo” caring services.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL   FISTEL-CISL  UILCOM-UIL


Congresso Slc Cgil Nazionale: Cultura e comunicazione, serve un salto di qualità

www.rassegna.it
Una maratona di ballo. Coppie di disperati a danzare per giorni e giorni, con l’obiettivo di rimanere in piedi fino all'ultimo per vincere il premio di 1.500 dollari. Accade in un film ambientato nell’America degli anni ’30, nel pieno della grande depressione. “La stessa maratona estenuante che oggi corrono tantissimi giovani e pensionati”. Sceglie una metafora cinematografica il segretario generale della Slc Cgil, Massimo Cestaro, per aprire la relazione al quinto congresso della categoria (subito dopo un bel documentario di Roberto Orazi) che si svolge a Perugia dal 2 al 4 aprile alla presenza di circa 500 delegati.

La parola chiave è “inclusione”, a tutti i livelli. Come del resto è nel Dna di questa categoria, nata nel 1996 per organizzare settori diversi ma allo stesso tempo collegati: produzione culturale, emittenza, editoria e carta, telecomunicazione, servizi postali. Non a caso, Cestaro propone subito di aderire all’appello di scrittori e intellettuali turchi, primo firmatario Orhan Pamuk, a difesa della libertà di informazione. “Il blocco totale di twitter e youtube – afferma – è conseguenza della nuova legge su Internet, un passo indietro e un'inaccettabile violazione del diritto alla libertà di parola”.

Venendo ai temi di casa nostra, “serve un salto di qualità nel livello culturale del Paese ed è per questo che da anni difendiamo testardamente tutti i nostri settori”. Ribadita la richiesta al governo di dare vita a una cabina di regia tra i ministeri della Cultura, del Lavoro e dello Sviluppo per un piano industriale complessivo: “Il responsabile del Mibac, Dario Franceschini, ha dichiarato di avere la consapevolezza di essere seduto nel dicastero più importante per l’economia del Paese. Vorremmo sperare che abbia anche il desiderio di ascoltarci”.

Poi ci sono le note più o meno dolenti, Telecom, Rai e Poste. A partire dall'emittenza pubblica "sotto attacco sia dall'esterno sia dall'interno". Attacchi che non sono finiti, osserva il sindacalista: "Basti pensare al tentativo di esplicitare con il contrassegno, e quindi separare, i programmi sostenuti interamente dal canone da quelli sostenuti dalla pubblicità. Preoccupa poi – aggiunge il segretario Slc – la scelta di ridurre il numero delle sedi regionali, scelta che sembra rientrare nella spending review di Cottarelli, ma di cui non abbiamo traccia nel piano industriale e di riassetto aziendale conseguente. Da anni sosteniamo l'esigenza di una profonda riforma, a partire dalla sua governance". E in ogni caso il servizio pubblico radiotelevisivo "va difeso da ogni ingerenza dei partiti”.

Ancora più diretto il riferimento al caso Poste Italiane. “Se dovesse venire meno il controllo pubblico, non esiteremmo a mettere in campo tutte le iniziative di contrasto necessarie, compreso il ricorso a un referendum popolare a tutela del servizio pubblico universale. Dopo la privatizzazione di Telecom, è del tutto normale avanzare serissime preoccupazioni sul nuovo assetto di Poste, pur essendo, formalmente, due società diverse. Voglio dire con chiarezza – sottolinea il segretario Slc – che non abbiamo alcuna fiducia nei grandi esponenti del capitalismo nostrano”.

Non mancano, ovviamente, passaggi più sindacali. “Pretendiamo che i prossimi rinnovi contrattuali estendano garanzie e tutele anche al mondo del lavoro con rapporti di lavoro precario". Anche qui, dunque, ritorna centrale il tema dell’inclusione. E per questo a Cestaro non piacciono le modifiche ai contratti a termine e all’apprendistato introdotte dal governo Renzi ("aumenteranno ancora la precarietà”). Quanto alla rappresentanza, “non posso non rilevare la novità introdotta dal Testo unico dello scorso 10 gennaio. Con la massima onestà - osserva - davvero mi sfuggono le ragioni delle critiche così aspre che continuano ad arrivare soprattutto dal gruppo dirigente della Fiom e dal suo segretario”.

Infine un pensiero rivolto al governo e più in generale al clima ostile al sindacato che monta negli ultimi tempi: “Se le istituzioni non riconoscono il ruolo fondamentale svolto dai corpi intermedi della società, si riduce lo spazio della democrazia e del dialogo sociale e finisce che la parvenza di risposta ai bisogni materiali più drammatici è nella violenza dei forconi. Renzi e il suo governo – conclude il leader Slc - devono sapere che la Cgil è una forza sana del Paese. Se si vuole cambiare in profondità, si devono scegliere anche i compagni di viaggio giusti”.

02 aprile 2014

Telecom e Fastweb presentano due ricorsi opposti sulla delibera Agcom 747/13

Scontro al Tar sull’ultimo miglio. Come scrive Il Sole 24 Ore, Telecom e Fastweb – con due ricorso di segno opposto – si sono appellati al Tar contro la delibera Agcom 747/13 che fissa i prezzi dell’unbundling.
Nel dettaglio la compagnia guidata da Marco Patuano contesta all’Autorità tariffe troppo basse, lamentando un colpo anche superiore ai 110 milioni. Tra i motivi di censura – oltre che l’incoerenza con la raccomandazione Ue – spicca la sottostima dei parametri di calcolo  del Wacc: il costo del capitale utilizzati per calcolare il prezzo finale. Secondo Telecom non ci sarebbero le garanzie di “un ragionevole margine di profitto sul capitale investito”.
Focus anche sull’apertura dei cabinet: TI contesta le previsioni in base alle quali deve realizzare “previo impegno degli operatori richiedenti a remunerare i costi sostenuti” oppure adattare l’armadio per ospitare un Olo richiedete in più” o ancora “annunciare sul portale wholesale l’intenzione di creare nuove infrastrutture di accesso o soprarialzi tre mesi prima”. Per la compagnia si tratta di 0revisioni non giustificate né proporzionate alle attuali condizioni di mercato dato che accollano a Telecom l’obbligo di stimolare lo sviluppo delle reti altrui.
Fastweb invece, pur condividendo i principi alla base della delibera Agcom, lamenta una sovrastima del costo Wacc ed errori di calcolo di costi di rete, di manutenzione correttiva, commerciali e di personale. Fastweb punta il dito  l’indice contro l’apertura dei cabinet, nelle aree in cui ha già investito, che “azzera il vantaggio competitivo legittimamente acquisito all’esito dell’investimento da parte di Fastweb senza che ve ne siano i presupposti. Secondo la controllata di Swisscom l’investimento esistente vanificherebbe la necessità di intervento.


Vodafone-Mediaset, alleanza sui video on demand


Vodafone e Infinity del Gruppo Mediaset hanno firmato un accordo, in esclusiva, che permetterà agli utenti Vodafone di poter accedere ai contenuti Infinity (contenuti video on demand in streaming da Mediaset) gratuitamente per i primi 3 o 4 mesi. L'offerta sarà disponibile dall'8 aprile presso i negozi Vodafone o sui siti web.
Dopo i primi 4 mesi il costo dell'offerta sarà di 9,99 euro al mese che si potranno pagare mese per mese per un servizio che offre contenuti video attraverso smart tv, pc, tablet, game console e dal 14 aprile anche smartphone grazie ad app per i sistemi operativi Android, Windows Phone e iOS.
"Questa partnership commerciale si inserisce all'interno della nostra strategia di differenziazione basata sulla qualità della rete e del servizio", commenta Andrea Duilio, direttore marketing di Vodafone Italia. "Con il piano Spring prevediamo di portare il 4G al 90% della popolazione netro il 2016 e di portare la fibra al 30% di famiglie e imprese".
"Grazie all'accordo con Vodafone - afferma Chiara Tosato, responsabile del progetto Infinity - abbiamo l'opportunità di fare un'attività di comunicazione che va ad aggiungersi a quella già in essere. Senza contare la possibilità di far pagare tramite il credito telefonico. E poi Vodafone disponde di una rete internet che è tra le migliori: un plus per il nostro servizio".

La multinazionale britannica delle Tlc fornisce così un segnale forte al mercato italiano, scommettendo sui contenuti video, come hanno già fatto Sky Italia e Fastweb o Telecom, che ha la sua piattaforma Cubovision. Forte dei fondi accumulati con la vendita di una quota a Verizon, compie così una scelta importante, sempre nel solco di quella tendenza a rafforzarsi nella banda larga fissa.

Telecom Italia: Comunicato Vas incontro 28 marzo

La scelta aziendale, comunicata nell’incontro del 28 marzo scorso, del disimpegno in house delle lavorazioni pregiate VAS, è secondo noi sbagliata e commercialmente insensata.
Ancora una volta Telecom svilisce l’accordo del 27 marzo 2013, e vanifica i sacrifici dei lavoratori interpretando al contrario quanto in esso stabilito. Cedendo ad Ennova il traffico Vas nella sua interezza, l’azienda commette  un grave errore.
Non si può dichiarare continuamente di voler puntare alle competenze e alla professionalità degli operatori del caring e poi invece svendere le professionalità acquisite. La dichiarazione al tavolo, poi, che non vale la pena investire in formazione del personale interno ormai non più giovane, la dice lunga sulle reali intenzioni di riqualificazione e formazione continua.
Ennova, grazie all’intero traffico VAS ceduto, gestito con l’applicativo che avrebbe tranquillamente potuto fare sviluppare Telecom, farà fortuna.
Le opportunità di crescita commerciale su questo versante sono impressionanti, poiché rappresentano il futuro e l’evoluzione dei servizi di customer , le possibilità di crescita degli addetti al customer 119 importanti, con questa operazione Telecom si priva di tutto ciò senza validi motivi tali da giustificare questa pazzia.
Ci pare chiaro che la via giusta sarebbe stata quella opposta, internalizzare il traffico VAS nel suo complesso. I servizi a valore aggiunto, lo dice la stessa definizione, sono l’elemento in più per il futuro sviluppo del mobile. E lo sono anche sotto l’aspetto commerciale per i ricavi direttamente collegati all’assistenza tecnica prestata.
Come se non bastasse, a fronte della cessione di attività indiscutibilmente pregiata, ci vengono fornite risposte evasive sull’attività che a compensazione dovrebbe essere internalizzata, sfiorando il ridicolo con l’affermazione che “entra linea”.
Per queste motivazioni il nostro giudizio negativo è senza appello!
Telecom è consapevole del grande senso di responsabilità di lavoratrici e lavoratori del caring, che stanno facendo grossi sacrifici sperando che servano, aumentando l’efficienza, ad aumentare la garanzia sul mantenimento del perimetro aziendale come condizione di certezza occupazionale? Ma mentre gli operatori tutti si affannano verso un traguardo, l’azienda sembra remare contro smantellando presidi pregiati ad alta produttività e qualità del servizio, il tutto a favore della qualità. Ci si priva dell’eccellenza per numeri dei quali sconosciamo l’entità in termini di ricavi.
Per noi la via giusta è invece in direzione opposta e contraria a quella intrapresa.
Bisogna secondo noi, invece, attraverso queste attività, dare la possibilità ai tanti giovani che lavorano al 119 di Palermo di mettere a disposizione le proprie competenze per dare valore al proprio ruolo in azienda.
Le scriventi OO.SS. esprimono un giudizio fortemente negativo sull’eliminazione della coda VAS . Chiedono una pronta inversione di tendenza e finanche una retromarcia sull’operazione annunciata.
Telecom ha fatto scrivere sui manifesti ai propri lavoratori “voglio far parte di un azienda affidabile innovativa veloce che offra i migliori servizi di caring”.
Vogliamo si passi dalla finzione al vero!

Le Segreterie Regionali e le RSU

31 marzo 2014

Susanna Camusso, il sindacato che serve

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“La gente ha due emergenze unite da un sentimento: la rabbia. Rabbia per lavoro che non c'è, o è precario o sottopagato, rabbia per non potere andare in pensione, anche se ha lavorato a lungo. Elemento che viene visto inoltre come causa del mancato ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”. In una intervista di Emilio Carelli per SkyTg24, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha parlato dei problemi del lavoro e del ruolo del sindacato in un Paese dove cresce appunto la rabbia delle persone per il lavoro che non c'è e per le incertezze sulle pensioni. “Dopo 6 anni di crisi c'è ancora più bisogno di sindacato – ha spiegato la leader della Cgil – ci vogliono contratti e tutele, si devono dare risposte ai lavoratori”. Si tratta anche di inquadrare bene il problema del sindacato che viene descritto continuamente dai media come un soggetto in declino.

Nella intervista a Sky Tg24, Camusso ha voluto ricordare che la sindacalizzazione è in aumento, non in declino, ma ha anche precisato che c'è una parte del mondo del lavoro che ancora non viene intercettata dal sindacato. E sarà proprio questo il compito primario che si dovrà dare la Cgil, che comunque non ha nessuna intenzione di diventare un partito. Quello che serve è il sindacato. E la Cgil è pronta a rilanciare la sua presenza sia nei luoghi di lavoro e nei territori (con la contrattazione sociale) sia a livello dei rapporti con la politica. Da questo punto di vista le cose sono molto chiare. Il disconoscimento del ruolo della concertazione e delle rappresentanze sociali da parte del governo Renzi (che sarà giudicato di volta in volta sui provvedimenti e non a prescindere) è una oggettiva limitazione della partecipazione democratica. “Il governo Monti aveva fatto la medesima scelta – ha ricordato Susanna Camusso - e i risultati si vedono con leggi che oggi mostrano tutti i loro limiti e problemi. E' sempre sbagliato non avvalersi esperienza altrui. In ogni caso il governo dovrà essere misurato sulle scelte concrete sul lavoro, visto che finora rimaniamo agli annunci. Per ora, per esempio, gli 80 euro promessi per le buste paga sono solo un annuncio. E non sarà con altra precarietà che si risolveranno i problemi. Tre anni di prova e 8 tra disdette e proroghe non sono regole che valorizzano il lavoro e l'investimento sulle competenze. Per Susanna Camusso, al contrario, “il Paese ha bisogno di investire in competenze e specializzazioni, non in precarietà. Così come è sbagliato l'intervento sulla parte formativa dell'apprendistato: deve essere formazione, non manodopera a basso costo. Per creare occupazione occorre fare investimenti pubblici mirati con scelte sui settori di sviluppo e di potenziale economia, sulle vocazioni. Non distribuire soldi in lavoretti senza sviluppo. Si scelgano i settori partendo dalle vocazioni del Paese e si investa. Come nel settore della cura e conservazione dei beni culturali che producono turismo ma anche ricerca tecnologica e know how. Occorre tornare attraverso il contratto nazionale alla universalità dei diritti e alla dignità del lavoro. Nella intervista a Sky Tg 24 si è parlato anche di riforma della pubblica amministrazione (la proposta Madia di prepensionamento è la dimostrazione concreta del disastro creato dalla legge sulle pensioni Fornero/Monti) e di spending review. La Cgil ribadisce il suo sì al al risparmio, alla razionalizzazione soprattutto nell'acquisto dei beni, alla razionalizzazione del sistema di pagamento dei mangar, ma anche il suo netto no ai tagli lineari e alla riduzione dei servizi. Le conseguenze sulla scuola e sull'abbandono scolastico dei tagli degli scorsi anno sono evidenti a tutti, a partire dalle famiglie.

28 marzo 2014

V Congresso Slc Cgil: il programma dettagliato


Si svolgerà presso il Centro Congressi Hotel Giò a Perugia, il V congresso nazionale di SLC CGIL, il sindacato che tutela i lavoratori di telecomunicazioni, information technology, call center, emittenza radiofonica e televisiva, poste e servizi postali, produzione culturale e spettacolo, industria della carta, editoria e grafica. 460 circa i delegati accreditati in rappresentanza degli oltre 100.000 iscritti a Slc, che gestisce ben 33 contratti nazionali di lavoro.
Titolo del congresso è “Comunicazione, inclusione”.
I lavori si apriranno nel pomeriggio di mercoledì 2 aprile con la proiezione di un documentario, prodotto da Slc e diretto da Roberto Orazi, che ripercorre la storia della categoria attraverso immagini d’archivio ed interviste inedite. Il Sindaco di Perugia Wladimiro Boccali e Mario Bravi, Segretario generale Cgil Umbria, porteranno il proprio saluto.
Dopo la relazione introduttiva del Segretario generale Massimo Cestaro (in programma nel pomeriggio del 2 aprile), interverranno alcuni degli invitati tra cui figurano l’Amministratore Delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi;Riccardo Tozzi, Presidente Anica; Luca Palermo, Presidente Fise;Rodolfo De Laurentiis, Presidente Confindustria  Radio Tv; Carlo Fontana, Presidente   Agis; Cesare Avenia, Presidente   Asstel; Umberto Costamagna, Presidente Assocontact; Ing. Paolo Culicchi, Presidente  Assocarta; Franco Siddi, Segretario Generale  F.N.S.I.
Nella seconda giornata si avvicenderanno gli interventi dei delegati. Le conclusioni, il 4 aprile, sono affidate a Elena Lattuada, Segretaria Confederale Cgil, prima del voto finale dei delegati.
Nutrita la presenza dei segretari generali di sindacati di categoria tra cui Vito Vitale, Fistel/Cisl; Bruno Di Cola, Uilcom/Uil; Mario Petitto, Slp/Cisl; Ciro Amicone, Uilposte; Walter De Candiziis, Failp/Cisal; Salvatore Muscarella, Ugl Poste; Stefano Conti, Ugl  Telecomunicazioni; Giuseppe Marchica, Sinagi; Mario Quattrucci, Sindacato nazionale scrittori ed Elena Doria, Sindacato dei traduttori editoriali STRADE. Saranno inoltre presenti Nino Baseotto, Segretario Generale Cgil Lombardia,  Fulvio Fammoni, Associazione Bruno Trentin e Giovanni Rossi, Presidente FNSI.
Hanno garantito la propria presenza Piero Capodieci, Presidente  Salute –Sempre; Mario Benedetti, Vice Presidente Assilt; Giuseppe Pagliarani, Direttore Byblos; Claudio Lesca, Presidente Telemaco;   Antonio Nervi, Presidente Fondoposte.
Ospiti al V Congresso Slc Cgil alcuni dirigenti dei sindacati europei omologhi: Manuel Gonçalves, Presidente Sinttav (Portogallo); Vitor Pereira (Sindicato Democrático dos  Trabalhadores das Comunicações e dos Media); Benoît Machuel, segretario generale FIM, International Federation of Musicians.
Scarica il programma: Programma slc

27 marzo 2014

XV Congresso CGIL Sicilia: Michele Pagliaro eletto Segretario Generale.


www.cgilct.it
Michele Pagliaro è stato confermato segretario generale della Cgil Sicilia. Lo ha eletto il nuovo direttivo regionale con 93 voti a favore e un astenuto, al termine del congresso che ha votato anche i 33 delegati siciliani alle assise nazionali del sindacato, che si terranno a Rimini dal 6 all’8 maggio.  Il direttivo, accogliendo la proposta di Pagliaro, ha eletto come proprio presidente onorario, Emanuele Macaluso. Pagliaro ha 42 anni ed è di Enna. La sua elezione, dopo due giorni di lavori che hanno visto i 319 delegati al congresso discutere sui temi del lavoro e dello sviluppo sostenibile, della lotta contro la mafia e  contro la  corruzione. “La nostra battaglia per il lavoro, lo sviluppo e la legalità continua”, ha detto Pagliaro subito dopo l’elezione. “Incalzeremo il governo regionale- ha aggiunto- affinchè si dia un progetto per il lavoro e lo sviluppo della nostra regione e perché lo faccia subito, nel confronto con le parti sociali”.  Pagliaro ha sostenuto che “ al governo ‘contro’, che agisce per destrutturare il vecchio sistema con una meritoria azione contro la mafia e la corruzione deve subito affiancarsi un  governo ‘per’.  Il governo Crocetta deve cioè agire – ha sostenuto- per le riforme, per il lavoro, per lo sviluppo, per fare risorgere la Sicilia dalle macerie e dare una speranza ai giovani”.  Il segretario della Cgil ha ricordato che “la situazione economico- sociale della Sicilia è pesante, basti pensare che il 17% della disoccupazione nazionale tra il 2008 e il 2013 si è registrata nella nostra regione. Questo  -ha sottolineato- richiede un cambio di rotta e di passo a tutto campo. La Sicilia non può più attendere- ha sottolineato Pagliaro-, il governo ascolti il sindacato e le sue proposte e metta in campo un’azione decisa”. Preoccupazione dal segretario della Cgil per la situazione politica incerta e per il rinvio del varo della manovra- bis, che “rendono ancora più precaria la situazione siciliana”. A Cisl e Uil , dal segretario Pagliaro viene un richiamo all’unità mentre a Confindustria una sfida sui temi dell’ acqua e dei rifiuti.  “Si  discuta con franchezza e trasparenza –ha detto-  della situazione e degli obiettivi  che si devono perseguire.  Di come costruire servizi efficienti per la collettività, nella legalità e  a tariffe sostenibili, partendo da qui se si pensa di potere costruire progetti condivisi da sottoporre al governo della Regione”.  A tutto il sistema dell’impresa Pagliaro chiede inoltre di percorrere la strada degli investimenti per contribuire alla ripresa.  “C’è un mondo del lavoro che chiede risposte – ha sottolineato-che vive una situazione di grande disagio.  La Cgil incalzerà il governo  regionale e deciderà sull’ iniziativa sindacale da portare avanti  sulla base delle risposte che il governo saprà dare”.