16 settembre 2014

Assistenza ai disabili


Ai lavoratori dipendenti con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/92 e ai lavoratori dipendenti che prestano assistenza ai loro familiari con disabilità grave, vengono concessi, in presenza di determinate condizioni, permessi e periodi di congedo straordinario retribuiti.

www.inps.it
COSA SPETTA

A CHI SPETTA

Permessi retribuiti ai sensi dell’art. 33 della Legge 104/92 spettano:
  • alle persone disabili in situazione di gravità;
  • ai genitori, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità;
  • al coniuge della persona disabile in situazione di gravità;
  • ai parenti o affini entro il 2° grado della persona disabile in situazione di gravità.
    Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona disabile in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (L. 183/2010).
Sono esclusi dal diritto ai permessi i seguenti lavoratori:
  • a domicilio;
  • addetti ai servizi domestici e familiari;
  • agricoli a tempo determinato occupati a giornata, né per se stessi né in qualità di genitori o familiari;
  • autonomi;
  • parasubordinati.
Congedo straordinario ai sensi della Legge 388/2000 – art. 42 del D.lgs. 151/2001 spetta secondo il seguente ordine di priorità, che degrada solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei primi (D.lgs. 119/2011):
  • al coniuge convivente della persona disabile in situazione di gravità;
  • ai genitori, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità;
  • al figlio convivente della persona disabile in situazione di gravità;
  • ai fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in situazione di gravità;
  • ai parenti/affini entro il terzo grado conviventi della persona disabile in situazione di gravità.
Sono esclusi dal diritto al congedo straordinario i seguenti lavoratori:
  • addetti ai servizi domestici e familiari;
  • a domicilio;
  • agricoli giornalieri;
  • autonomi;
  • parasubordinati.
Il congedo straordinario non può essere richiesto:
  • durante le pause di sospensione contrattuale in caso di contratto di lavoro part-time verticale;
  • quando la persona disabile in situazione di gravità da assistere sia ricoverata a tempo pieno (fatte salve alcune eccezioni);
  • nelle stesse giornate di fruizione dei permessi retribuiti L. 104/1992.
Referente unico (D.lgs. n. 119/2011)
I permessi di cui all’art. 33 della legge n. 104/92 ed il congedo straordinario di cui all’art. 42 del D.lgs. 151/2001 non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona disabile in situazione di gravità.

QUANDO SPETTA
Permessi retribuiti (art. 33 della Legge 104/92):
spettano ai lavoratori dipendenti (anche se con rapporto di lavoro part-time) assicurati per le prestazioni economiche di maternità, quando la persona che li richiede o per la quale sono richiesti si trovi in situazione di disabilità grave ai sensi dell’art. 3, comma 3 della legge 104/92riconosciuta dall’apposita Commissione Medica Integrata e non sia ricoverata a tempo pieno.

Congedo straordinario (Legge 388/2000 – art. 42 del D.lgs. 151/2001):
spetta ai lavoratori dipendenti (anche se con rapporto di lavoro part-time), quando la persona per la quale sia richiesto si trovi in situazione di disabilità grave riconosciuta dalla Commissione Medica Integrata e non sia ricoverata a tempo pieno.

COSA SPETTA

Permessi retribuiti (art. 33 della Legge 104/92):
lavoratori disabili in situazione di gravità possono beneficiare alternativamente di:
  • riposi orari giornalieri di 1 ora o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro;
  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.
genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità con età inferiore ai tre anni, possono fruire alternativamente di:
  • 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore);
  • prolungamento del congedo parentale;
  • riposi orari giornalieri di 1 o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro.
I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità di età compresa tra tre e otto anni, possono fruire alternativamente di:
  • 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore);
  • prolungamento del congedo parentale.
I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità, nonché il coniugei parenti/affini entro il 2° grado e i parenti/ affini entro il 3° grado di persone in situazione di disabilità grave possono usufruire di 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore).
I permessi saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta.

Congedo straordinario (Legge 388/2000 – art. 42 del D.lgs. 151/2001):
I lavoratori aventi diritto al congedo straordinario possono richiedere fino ad un massimo di due annidi congedo straordinario nell’arco della vita lavorativa.
Durante tutto il periodo di fruizione del beneficio viene corrisposta una indennità nella misura della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo esclusi gli emolumenti variabili della retribuzione entro un limite massimo di reddito determinato annualmente con Decreto ministeriale (per il 2014 pari ad Euro 47.351,12).
I periodi di congedo straordinario non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto, ma, essendo coperti da contribuzione figurativa, sono validi ai fini del calcolo dell’anzianità assicurativa.
Per la stessa persona disabile in situazione di gravità non possono essere richiesti più di 2 anni di assenza a tale titolo: tale limite è complessivo fra tutti gli aventi diritto. I periodi di congedo straordinario sono computati nel limite massimo globale spettante a ciascun lavoratore, ovvero due anni di congedo, anche non retribuito, per gravi e documentati motivi familiari (art. 42, co 5, D.lgs. 151/2001).
In caso di pluralità di persone disabili in situazione di gravità il congedo spetta per ciascuno di essi nei limiti sopra indicati. Non è mai possibile per lo stesso lavoratore fruire del "raddoppio" del congedo straordinario.
Il congedo è frazionabile soltanto a giorni interi e non ad ore.

LA DOMANDA

La presentazione delle domande dei permessi retribuiti (L.104/92) e del congedo straordinario (D.lgs. 151/2001) deve essere effettuata in modalità telematica attraverso uno dei seguenti tre canali:

WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto - servizio di “Invio OnLine di Domande di Prestazioni a Sostegno del Reddito”; Patronati– attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
Contact Center Multicanale – attraverso il numero 803164 gratuito riservato all’utenza che chiama da telefono fisso e il numero 06164164 con tariffazione a carico dell’utenza chiamante abilitato a ricevere esclusivamente chiamate da telefoni cellulari.

#262acasa, British Telecom chiede dieci milioni per “riprendere” i lavoratori di Palermo


DI PAOLO BARONI
“Da Roma arrivano brutte notizie”. “Le due aziende non si smuovono dalle rispettive posizioni”. L’incontro al ministero dello Sviluppo è ancora in corso ma a Palermo i dipendenti del call center di Accenture scendono in strada. E come prima cosa bloccano subito via Ugo La Malfa. “Al Mise siamo stati lasciati soli: siamo disposti a tutto!!!”. A sera occupano pure la sede dell’azienda ed espongono striscioni di protesta dal tetto. Eppure Renzi ieri a Palermo aveva assicurato che il governo “lavorerà per una soluzione” della vicenda. Certo il cantiere è aperto ma sul tavolo ci sono proposte e richieste quantomeno singolari. 

Ce lo spiegano i lavoratori di Accenture Palermo, i #262acasa che da settimane stanno catalizzando l’attenzione dei social network sulla loro vicenda, i 262 che secondo i piani della multinazionale americana della consulenza da novembre dovrebbero essere in mobilità. A casa, senza lavoro, perché un altro gigante per il quale lavoravano sino al 2005, ovvero British Telecom, ha disdetto il contratto di fornitura dei servizi.

Dopo l’incontro di giovedì scorso al ministero dello Sviluppo, conclusosi senza un nulla di fatto, si è saputo che British Telecom avrebbe “già assunto altro personale, tramite contratti atipici e con costi, quindi, ben più bassi rispetto alle commesse che tutt’ora sono vigenti sulla sede di Palermo: tale personale viene utilizzato in modo totalmente illegale, essendo essa in regime di contratti di solidarietà al suo interno”.

Ma “la scoperta più allucinante è stato venire a conoscenza del fatto che BT, ad oggi, chiede ad Accenture un indennizzo di circa 10 milioni di euro per reinternalizzare noi 262 lavoratori (componenti il personale che nel 2005 era stato ceduto ad Accenture stessa) ed attuando, quindi,una vera e propria operazione di mercificazione delle vite sulla sede di Palermo”.

“Viviamo con gli animi appesi ad un filo – scrive Barbara Fiore, una dei #262acasa - nonostante tutto, non ci siamo arresi e questi giorni di totale silenzio da parte delle due multinazionali, hanno avuto in risposta la nostra reazione irrefrenabile che è riuscita a coinvolgere moltissima gente comune e non: abbiamo coinvolto, infatti, in pochissimo tempo,anche le più alte cariche dello Stato e dal governo e oggi, da loro, ci aspettiamo un intervento deciso e decisivo”.

Domenica una delegazione di lavoratori ha incontrato a Palermo il presidente della Camera Laura Boldrini, ieri il presidio davanti alla scuola Brancaccio ed un breve incontro anche con Renzi. “Se Renzi decidesse veramente di occuparsi della crisi occupazionale che sta investendo i call center, sarebbe sufficiente che il Governo recepisse la Direttiva Europea numero 23 del 2001, estendendo le tutele previste dall’articolo 2112 del Codice civile anche ai cambi di appalto” spiega Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

“Nella vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture, l’assenza di una normativa puntuale sta determinando un’aberrazione dei comportamenti. Siamo al punto per cui il fornitore del servizio dovrebbe pagare il cliente per rendergli il ramo d’azienda acquisito anni prima. Non ci è mai successo in tanti anni di trovarci di fronte a una vertenza di questo tipo - prosegue il sindacalista.

Per dare garanzie occupazionali ai 262 lavoratori di Palermo, Accenture dovrebbe pagare British Telecom che solo in questo caso si riprenderebbe il suo ex ramo aziendale, minacciando come alternativa l’assunzione di nuovo personale nonostante in azienda sia presente un accordo per la solidarietà che riduce l’orario di lavoro anche degli addetti di questa attività.”

“La crisi dei call center che sta attraversando l’Italia non ha eguali in nessun altro Paese europeo, dove le aziende si trovano a fare i conti unicamente con la crisi. In Italia no: il fenomeno dipende quasi esclusivamente da un vuoto normativo che permette di cambiare il fornitore dei servizi, che a tal punto licenzia tutto il personale occupato su quella attività, solamente per abbassare i costi dell’appalto. Una competizione che oltre ad ammazzare la professionalità e la qualità del servizio prestato, apre inevitabilmente la strada alle delocalizzazioni verso Paesi a minor costo della manodopera.”

Giunti a questo punto, e dopo la lunga istruttoria condotta dal viceministro Claudio De Vincenti, i sindacati si aspettano che oggi nel corso del nuovo incontro al ministero dello Sviluppo convocato per le 14 il governo compia il passo decisivo. “Sarebbe sufficiente – spiega Azzola - prevedere le clausole sociali, nei caso di cambi da appalto, che tutelino l’occupazione esistente, esattamente come disciplinato dagli altri Paesi Europei in rispetto alla Direttiva Europea sulla tutela dell’occupazione.” In caso contrario “la vertenza Accenture / British Telecom resterà senza soluzione, sarà necessario produrre una nuova mobilitazione del settore per chiedere il rispetto delle regole europee.”

“Nel corso dell’incontro odierno, ancora in svolgimento presso il Ministero dello Sviluppo Economico, BT Italia ha ribadito ancora una volta la propria disponibilità ad individuare una soluzione per i lavoratori del Contact Center di proprietà di Accenture di Palermo e che ad oggi eroga un servizio ad alcuni clienti tra cui BT Italia”, spiega in una nota la società telefonica.
“A tal fine, BT Italia ha provato a condividere con il fornitore Accenture le linee guida di un piano industriale di rilancio e sviluppo del Contact Center finalizzato a dare una prospettiva solida a tutti i lavoratori attualmente impiegati e al contempo a mettere il Centro nelle condizioni di erogare servizi in linea con standard richiesti di mercato. 

Inoltre, tale piano ha l’obiettivo di salvaguardare sia gli attuali livelli occupazionali sia livelli retributivi dei dipendenti del Contact center Accenture, senza alcun ricorso a fondi e forme di sostegno pubblici.
Al servizio di tale piano, sono previsti investimenti sia in infrastrutture tecnologiche che in formazione dei dipendenti, per recuperare il gap qualitativo del servizio all’origine della decisione di recedere dal contratto di fornitura siglato con Accenture. Tali investimenti verrebbero finanziati anche attraverso il contributo che BT Italia ha chiesto ad Accenture quale concorso alla sua riqualificazione. All’impegno dichiarato da Accenture in occasione dell’acquisizione del Contact center avvenuta nel 2005, non sono seguiti purtroppo negli anni i necessari investimenti in termini organizzativi, infrastrutturali e qualitativi per mantenere il centro ai livelli di eccellenza originari e per accompagnarne la crescita. I mancati investimenti hanno inevitabilmente determinato un sostanziale depauperamento dell’intera struttura, generando uno scadimento complessivo dell’offerta erogata.
L’implementazione di tale piano è tra l’altro subordinata alla risoluzione congiunta della importante problematica sociale legata ai lavoratori interessati, tenuto conto che ACN, attraverso il centro di Palermo, eroga servizi anche ad altri clienti.

BT Italia auspica una soluzione positiva per la vertenza Accenture in tempi molto rapidi - conclude la nota - dato che servizi di Customer Relationship Management di qualità sono fondamentali per il successo del gruppo in Italia. Nel caso in cui non si dovesse addivenire ad una soluzione condivisa e positiva, BT Italia darà vita ad un nuovo Contact Center in Italia, basato principalmente a Roma.

Tutto ciò in totale coerenza con la strategia di BT che persegue una continua e sostanziale revisione tecnologica/organizzativa finalizzata ad un modello di gestione efficace del servizio fornito al cliente”.

Lavoro: Cgil a Alfano, non sei premier, tema è creare occupazione “Problema non è agevolare licenziamenti ma estendere tutele”


Non ci pare che il ministro Alfano sia diventato improvvisamente presidente del Consiglio magari rispolverando, dieci anni dopo e i disastri compiuti, l'onorevole Sacconi al Ministero del Lavoro”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito alle parole di oggi del titolare del dicastero dell'Interno, Angelino Alfano.
“Fino a prova contraria nei venti anni che abbiamo alle spalle, quelli dei governi di centrodestra a guida Berlusconi e di cui Alfano e Sacconi sono stati autorevoli esponenti, si sono tagliate le tasse ai ricchi e aumentate quelle sul lavoro e sull'impresa. Il tutto mentre sul mercato del lavoro si sono fatte leggi che, come solo risultato, hanno determinato precarietà e disoccupazione”, aggiunge la dirigente sindacale.
“Articolo 18? Statuto dei Lavoratori? Sarebbero questi i problemi? Come 'agevolare' i licenziamenti? Il tema da affrontare è come si crea occupazione e, parallelamente, come vanno estese le tutele anche a chi non le ha. Alfano cita la Spagna e l'Inghilterra come esempi 'virtuosi' ma la sola cosa chiara è che, con tutta evidenza, non ha letto con attenzione i dati sulla disoccupazione e sulla precarietà che le riforme del lavoro hanno prodotto in quei paesi. Se è quello il modello, più che #‎cambiaverso Renzi #‎cambiapolitica”, conclude Sorrentino.

15 settembre 2014

Dichiarazione Stampa di Michele Azzola: Renzi basta con la solidarietà, servono atti concreti


Se Renzi decidesse veramente di occuparsi della crisi occupazionale che sta investendo i Call Center, sarebbe sufficiente che il Governo recepisse la Direttiva Europea n° 23 del 2001, estendendo le tutele previste dall’articolo 2112 del codice civile anche ai cambi di appalto.
Nella vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture, l’assenza di una normativa puntuale sta determinando un’aberrazione dei comportamenti. Siamo al punto per cui il fornitore del servizio dovrebbe pagare il cliente per rendergli il ramo d’azienda acquisito anni prima.
Non ci è mai successo in tanti anni di trovarci di fronte a una vertenza di questo tipo. Per dare garanzie occupazionali ai 262 lavoratori di Palermo, Accenture dovrebbe pagare British Telecom che solo in questo caso si riprenderebbe il suo ex ramo aziendale, minacciando come alternativa l’assunzione di nuovo personale nonostante in azienda sia presente un accordo per la solidarietà che riduce l’orario di lavoro anche degli addetti di questa attività.
La crisi dei call center che sta attraversando l’Italia non ha eguali in nessun altro Paese europeo, dove le aziende si trovano a fare i conti unicamente con la crisi. In Italia no: il fenomeno dipende quasi esclusivamente da un vuoto normativo che permette di cambiare il fornitore dei servizi, che a tal punto licenzia tutto il personale occupato su quella attività, solamente per abbassare i costi dell’appalto. Una competizione che oltre ad ammazzare la professionalità e la qualità del servizio prestato, apre inevitabilmente la strada alle delocalizzazioni verso Paesi a minor costo della manodopera.
Il Governo presieduto da Renzi sa benissimo vista la lunga trattativa condotta dal vice ministro Claudio De Vincenti, che sarebbe sufficiente prevedere le clausole sociali, nei caso di cambi da appalto, che tutelino l’occupazione esistente, esattamente come disciplinato dagli altri Paesi Europei in rispetto alla Direttiva Europea sulla tutela dell’occupazione.
La paura del cambiamento e le resistenze sollevate dalla parte più retriva del mondo delle imprese ha impedito sino ad ora una scelta definitiva da parte del Governo. Speriamo solo di non continuare a ricevere pacche sulle spalle (il Ministro Poletti nel Call Center di Almaviva, Renzi con Accenture) ed assistere invece ad un atto semplice in grado di cambiare in meglio il mercato dei call center. Nel caso opposto Renzi dovrebbe spiegare perché le tutele esistenti negli altri Paesi europei non possono essere applicate anche in Italia e perché la vita dei tanti lavoratori e lavoratrici dei call center siano sacrificabili in nome di un mercato completamente privo di regole e in cui la responsabilità sociale restano termini buoni solo peri i convegni pubblici.
E’ evidente che se nell’incontro di domani non ci sarà un impegno preciso del Governo ad intervenire su questo stato di cose e la vertenza Accenture / British Telecom resterà senza soluzione, sarà necessario produrre una nuova mobilitazione del settore per chiedere il rispetto delle regole europee.


11 settembre 2014

Call center, la vertenza Accenture sbarca al Mise


Dopo la pausa estiva riprende la vertenza Accenture. Si terrà infatti domani al ministero dello Sviluppo economico il tavolo per affrontare la questione dei 262 lavoratori di Palermo per i quali sono state avviate le procedure di licenziamento.
Accenture ha deciso di licenziare i 262 addetti al call center dopo che British Telecom Italia chiuso la partnership sulla gestione dei servizi al cliente  e la multinazionale americana sarà costretta a licenziare i lavoratori del sito di Palermo che erano stati ceduti da BT nove anni fa.

"Quella dei lavoratori di Accenture è frutto – secondo Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – di follie generate da un vuoto normativo presente solo nel nostro Paese (gli altri Paesi Europei hanno correttamente recepito i contenuti di una direttiva europea di tutela dei diritti dei lavoratori del 2001 ndr) generano ulteriore disoccupazione con costi enormi a carico delle casse dello stato mentre la committenza (Enel, Wind, Con Te Assicurazioni, Poste Mobile, Vodafone, Telecom, Eni e, appunto, il Ministero del Lavoro) continuano fare utili a scapito dei lavoratori “.


“E’ un sistema insostenibile. Da un lato la qualità che viene offerta ai cittadini / clienti è sempre più bassa a causa del continuo spostarsi delle commesse che non consente una professionalità adeguata dei lavoratori, con lamentele causate dai disservizi in crescita e cittadini che si rivolgono ai call center sempre con maggiore disagio - prosegue Azzola - Dall’altro un dramma sociale che aumenta di giorno in giorno nella totale assenza di un intervento della politica e del Governo che si limitano a rilasciare attesati di solidarietà”.

L’ultimo giorno di Salvador Allende, il presidente che morì resistendo


di Alessandro Bonvini
Quarant’anni, diverse bombe e molti proiettili fa nel palazzo de La Moneda moriva Salvador Allende. Da quell’11 settembre 1973, fino al marzo 1990, per diciassette odiosi anni la dittatura di Augusto Pinochet governò impunita, torturando, reprimendo, uccidendo. Quel giorno di settembre il piano dell’Operazione Condor poteva dirsi riuscito e il piano per rovesciare il parlamento cileno era entrato nella sua fase finale, obiettivo: abbattere un governo democraticamente eletto ed instaurare un regime dittatoriale. In quelle ore di drammatica violenza e feroce tristezza, come le ha definite ultimamente Luis Sepúlveda, il presidente Allende decise di resistere. E lo fece impugnando un Ak-47 che qualche tempo prima gli aveva regalato Fidel Castro. Lui, Allende, rivoluzionario convinto che fece la rivoluzione senza sparare un colpo, con la costituzione in mano ed il socialismo nella testa, resistette per oltre sei ore nel palazzo presidenziale, in maniche di camicia e con un caschetto da minatore in testa.

Nel frattempo Santiago del Cile, i suoi lavoratori, i suoi giovani e tutti quelli che avevano creduto nell’Unidad Popular difendevano la città, le strade e le fabbriche con quello che avevano. La storia di quelle tragiche ore si fece subito cronaca di un golpe, maledettamente spietato e scientificamente orchestrato. All’alba dell’11 settembre la marina occupò i posti strategici di Valparaíso e cominciò ad arrestare dirigenti politici e sindacali. Poche ore dopo, Allende pronunciò il primo dei suoi cinque discorsi alla nazione. Al generale Van Schowen, che gli proponeva un aereo per lasciare il paese assieme alla famiglia, gli fece rispondere: “Il presidente del Cile non scappa in aereo; che egli sappia comportarsi da soldato, che io saprò compiere il mio dovere come presidente della Repubblica”. E gli diede la sua parola.

La situazione però precipitava velocemente e alle 9 del mattino tutte le Forze Armate si erano sollevate, mentre il palazzo presidenziale cominciava ad essere circondato dai militari e dai mezzi blindati. Il colpo di stato era nelle sue fasi cruciali e l’esperimento del socialismo cileno si stava consumando nel sangue, e con esso le speranze di un paese intero. A quell’ora, in quel momento, Allende sapeva che ormai ogni speranza era diventata vana e che qualsiasi tentativo insurrezionale si sarebbe trasformato in una carneficina. Di fronte all’infamia dei traditori restava solo l’onore dei giusti. Gridò alla radio: “Pagherò con la vita la mia lealtà al popolo”. E diede al popolo cileno la sua parola di presidente e uomo libero.

Verso l’una i militari cominciarono a fare irruzione a La Moneda dove Allende resisteva con alcuni dei suoi uomini più fidati. Ordinò ai suoi la resa, mentre lui rimase indietro. Il presidente rivoluzionario, che fece la rivoluzione senza sparare un colpo, per la prima volta sparò. Suicidandosi.

Qualche ora prima, il presidente Salvador Allende aveva detto: “Io da qui non esco vivo”. Anche in quell’istante aveva dato la sua parola.

09 settembre 2014

#146acasa: da Palermo, un hashtag per chiedere attenzione

www.pronews.it
Sulla scia dell’ #Icebucketchallenge, i lavoratori del call center della 4U di Palermo hanno cercato di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, utilizzando i social e cercando di guadagnare visibilità attraverso l’aiuto dei volti noti (e non).  Tutti- infatti- sono invitati a manifestare la propria solidarietà con un selfie. #146acasa è l’hashtag che hanno scelto (qui la loro pagina facebook): 146 come il numero di persone per cui è stata aperta, lo scorso 4 agosto, una procedura di mobilità. 388- invece- è il numero dei lavoratori che rischiano il loro posto.
Nel 2012, l’azienda aveva licenziato 19 dipendenti e aveva chiesto ai dipendenti rimasti sforzi, affinché gli altri potessero riavere il loro posto. Ci siamo ridotti le nostre già misere retribuzioniessendo quasi tutti lavoratori part-time o a 4 ore o a 6 ore, facendoci carico dei contratti di solidarietà che sono [...] in corso e che finiranno a dicembre 2014. ” scrivono in una lettera indirizzata alle Istituzioni. maglia
Da circa due anni, la 4u lamenta problemi a causa di una diminuzione della domanda sul territorio nazionale e ai committenti che usufruiscono dei servizi di concorrenti che hanno prezzi minori. Solo per fare un esempio, Sisal ha delocalizzato il proprio call center a Tirana.   Nulla di nuovo sotto al sole, sono purtroppo molte le storie simili che caratterizzano attualmente il panorama italiano.
“A novembre 2013 la 4U ha deciso di cedere l’outbound per favorire l’ingresso di un nuovo socio, che avrebbe dovuto portare nuovo lavoro. Il nuovo socio-purtroppo- non è mai arrivato e il core-business della 4U Servizi è comunque stato spostato in un nuova società denominata 4U Italia con gli stessi proprietari” denunciano.
La 4U Servizi ha usufruito, sin dalla sua nascita, di diverse agevolazioni pubbliche: la legge 407/1990, il progetto IN.LA del ministero del Lavoro, i contratti di apprendistato, i contratti di solidarietà di tipo B art. 5 comma 5 legge n° 236/93, aumentando fatturati e crescendo.
In merito all’”inspiegabile silenzio” che avvolge il loro caso, si chiedono:“Forse perché siamo solo una realtà locale palermitana? Noi continuiamo a lavorare malgrado a peggiorare il tutto si aggiunga il ritardo dei nostri stipendi.  Siamo lavoratori come tutti gli altri e come tali vogliamo essere considerati. Chiediamo solo di mantenere il nostro posto di lavoro senza essere costretti a rinunciare alla nostra terra” sottolineano,  come a voler affermare che l’emigrazione dovrebbe essere una scelta e non una costrizione.
“Per noi questo lavoro è iniziato quasi come una scommessa ed è diventato nel tempo il ‘lavoro della vita’ con cui creare famiglie, investire sul proprio futuro professionale e personale, pagare mutui, bollette, sopravvivere – scrivono – siamo consapevoli del fatto che uscire dal ciclo occupazionale, in una terra arida qual è la Sicilia rappresenta per tutti noi certamente la morte lavorativa”.




Nsn, niente accordo coi sindacati: confermati i 154 esuberi

L’accordo con i sindacati sui 154 esuberi di Nokia solutions network non è stato raggiunto, e l’azienda ha confermato le procedure di mobilità che aveva annunciato a luglio.
Conclusosi con un nulla di fatto l’incontro di ieri al Ministero dello sviluppo economico, prima della conclusione della procedura ne mancano ancora due, quello del 18 e quello del 25 settembre, sempre al Mise.
A rappresentare i lavoratori durante la trattativa c’erano i Fim, Fiom e Uilm, mentre per Nokia era presente Maria Varsellona, membro italiano del board, che nella multinazionale finlandese ricopre la carica di vicepresidente con delega all’ufficio legale.
I sindacati si aspettavano dall’incontro di ieri la disponibilità a rivedere i numeri delle procedure di mobilità per poter iniziare una trattativa: ma l’azienda avrebbe preferito rimanere ferma sulle proprie posizioni, e sulla disponibilità di concedere al massimo la cigs per 12 mesi, senza nessuna disponibilità a ritoccare i numeri.
Da parte loro i sindacati si aspettavano che Nokia coinvolgesse anche le proprie strutture italiane nel suo ritorno al business dei ponti radio, e che questa nuova opportunità potesse influire positivamente sulla vertenza.
In una dichiarazione al Sole24ore Nsn ricostruisce la vicenda, puntualizzando che gli esuberi sono “posizioni residuali del personale in esubero dichiarato nel 2012”, all’interno del piano da 580 taglia allora varato da Nokia Siemens.

“E’ una contraddizione che Nsn continui a dichiarare esuberi in Italia - dice al quotidiano Ariel Hassan, segretario di Uilm Roma – mentre annuncia piani globali di crescita” 

07 settembre 2014

Nuova tassa Inps

Brutte notizie per lavoratori dipendenti e imprenditori. Da questo mese si comincerà infatti a pagare all’Inps il contributo sul fondo di solidarietà residuale per i lavoratori non coperti dalla cassa integrazione guadagni, come previsto dalla riforma Fornero. Il contributo è dello 0,5% sulla retribuzione: un terzo è a carico del lavoratore. Dalla busta paga di settembre verranno tolti gli arretrati da gennaio 2014.

L’articolo 3 della Legge 28 giugno 2012, n. 92 – ricorda l’Inps – “ha la finalità di assicurare ai lavoratori dipendenti da imprese operanti in settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria”. In pratica per le aziende che non sono coperte dalla cassa (come ad esempio quelle commerciali fino a 50 dipendenti) arriverà uno strumento di tutela in caso di sospensione dell’attività lavorativa. Ma la tutela sarà prevista per un periodo più breve di quello della cig. Si potrà ricevere l’assegno per soli tre mesi (prorogabili in via eccezionale fino a 9).

“Il fondo – si legge nella circolare – ha l’obbligo del bilancio in pareggio e non può erogare prestazioni in carenza di disponibilità”. Il fondo che dovrebbe sostituire di fatto le prestazione erogate con la cassa in deroga (per la quale, in via di eliminazione a fine 2016, non sono previsti contributi da aziende e lavoratori) si finanzia con “un contributo ordinario dello 0,50% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti (esclusi i dirigenti), di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico del lavoratore.

Il contributo avrebbe dovuto essere versato dall’inizio del 2014 ma le modalità sono arrivate solo ora e a settembre non solo si pagheranno gli arretrati (per una retribuzione lorda di 2.000 euro mensili circa 30 euro a carico del lavoratore e 60 per l’impresa) ma si chiederà anche l’1% di mora sul dovuto a partire dal 7 giugno.

E’ previsto inoltre un contributo addizionale totalmente a carico del datore di lavoro che ricorra alla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, calcolato in rapporto alle retribuzioni perse nella misura del 3% per le imprese che occupano fino a 50 dipendenti e del 4,50% per le imprese che occupano più di 50 dipendenti. Dal 2020 il sistema peraltro diventerà ancora più “a consumo”, sottolinea il segretario confederale Uil Guglielmo Loy, con la possibilità per l’azienda di recuperare attraverso le prestazioni ai lavoratori sospesi solo le somme già versate

06 settembre 2014

No alla conversione unilaterale del rapporto a tempo parziale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16089 del 14 luglio 2014, impone di raccogliere il consenso del lavoratore in caso di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time.
La riduzione dell’orario di lavoro non può essere decisa in modo unilaterale dal datore di lavoro, seppure prevista da un contratto collettivo aziendale come strumento alternativo alla collocazione in mobilità.
Inoltre il rifiuto della trasformazione del rapporto da parte del lavoratore non costituisce giustificato motivo di licenziamento. Non può applicarsi il principio dell’adesione degli interessati ad un contratto o accordo collettivo in maniera implicita.
Nel caso di specie l’originario orario di lavoro dei dipendenti è stato ridotto esclusivamente sulla base di un accordo aziendale. Tale condotta è stata considerata illecita in quanto in mancanza di un preciso accordo con i lavoratori, un accordo collettivo non può incidere su diritti già acquisiti dagli stessi; la modifica dell’orario di lavoro è consentita solamente con il consenso del lavoratore.

La Corte di Cassazione ha condannato il datore di lavoro a ripristinare i contratti di lavoro all’ orario pieno.

Call center, vertenza Dynamical, Cgil all’attacco: “Sfruttamento e violazioni”

"Settanta posti di lavoro bruciati in tre anni (da 120 a 50) e adesso l'annuncio di una drastica riduzione fino a soli 25: è una storia di sfruttamento e continue violazioni del diritto sul lavoro quella del call center cagliaritano Dynamicall, che da quattro anni gestisce la commessa Enel Energia inbound". Lo denuncia, in una nota, la segreteria provinciale di Cagliari della Cgil-Slc.
"L'ultima prepotenza, la risoluzione del rapporto di lavoro per alcuni lavoratori a termine, prima della scadenza - accusa il sindacato -. La storia inizia nel 2011, con l'acquisizione della commessa da parte delle aziende Ichnos e Nesos, già operative nel territorio cagliaritano da alcuni anni, anche con altre ragioni sociali. Dietro i piccoli imprenditori sardi però c'è sempre stato il network nazionale Call 2 Net, controllato dai fratelli Salvagno, a vario titolo legati alle società e alle commesse gestite a Cagliari e provincia. Nel 2011 i lavoratori erano oltre 120, ma l'accordo sottoscritto con i sindacati di categoria territoriali e nazionali, che prevedeva il mantenimento dell'80% dei dipendenti Ichnos e Nesos, è stato violato".
"Già a dicembre 2012 la Slc Cgil di Cagliari - prosegue la nota - ha intrapreso le cause legali per il mancato rispetto di quegli accordi. Lo scorso gennaio, con il passaggio alla Dynamicall (cambia il nome ma non il legame con lo stesso network Call 2 Net) la situazione peggiora, il call center impone solo contratti a termine e il sindacato si rivolge ancora una volta al giudice del lavoro per il riconoscimento del tempo indeterminato".
Secondo la Slc "l'atteggiamento della Dynamicall non è purtroppo un'eccezione nel panorama dei call center, in Sardegna come nel resto d'Italia: non si può ridurre la vicenda a una crisi aziendale, è un modello, un sistema che vorrebbe far saltare tutele e diritti in un settore che ha bisogno invece di più regole, più controlli. Non c'è stata nessuna dichiarazione di crisi in questi anni, l'organico è stato ridotto di oltre la metà. Dietro il comportamento dei responsabili del call center di Cagliari - conclude il sindacato - c'è un imput del network nazionale Call 2 Net: ci si chiede infatti se ci sia la volontà di delocalizzare l'attività, e conseguentemente reindirizzare i posti di lavoro abbandonando il cagliaritano. Un modo per sfruttare le agevolazioni contributive di una normativa sbagliata, perché prevede che anche i call center che vengono spostati da una regione d'Italia all'altra possano comunque usufruire di sgravi contributivi".



Cassazione: festività soppresse e permessi sindacali

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18425 del 28 agosto 2014, ha affermato che durante le festività soppresse, nel caso in cui non sia effettuata la prestazione lavorativa, la maggiorazione retributiva spetta solo se prevista dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro. Nel caso di specie, le lavoratrici, che avevano usufruito di permessi sindacali durante alcune festività soppresse, chiedevano, relativamente a tali giornate, la liquidazione della maggiorazione per lavoro festivo. I giudici della Corte hanno però respinto la richiesta poiché il contratto collettivo applicato dal datore di lavoro, prevedeva l’erogazione della maggiorazione solo in caso di effettiva esecuzione della prestazione lavorativa. La Corte, ha quindi ribadito che il principio di onnicomprensività della retribuzione – il quale consiste nell’inclusione di ogni compenso avente carattere di obbligatorietà, continuità e determinatezza – non ha valore di regola generale nell’ordinamento, e non impedisce all’autonomia privata, dopo aver istituito un compenso di natura retributiva, di non includere lo stesso nel calcolo della retribuzione utile per altri istituti contrattuali oppure legali, qualora sia assente – come nel caso dei permessi sindacali – una norma che lo imponga

05 settembre 2014

Cassazione: assenze 'sistematiche' per malattia, si puo' licenziare

Assenze per malattia sistematiche "a macchia di leopardo", comunicate all'ultimo momento, "costantemente agganciate ai giorni di riposo del lavoratore" e spesso avvenute nei turni di fine settimana oppure notturni, possono avere come conseguenza il licenziamento per "giustificato motivo". Lo si evince da una sentenza depositata oggi dalla sezione lavoro della Cassazione, che ha rigettato il ricorso di un uomo licenziato dalla societa' datrice di lavoro.
  - Il ricorrente, al quale avevano dato torto anche i giudici del merito (tribunale di Vasto e Corte d'appello dell'Aquila), chiedeva di dichiarare illegittimo il licenziamento, sostenendo che questo "puo' intervenire solo se viene superato il periodo di comporto", fatto che non si era verificato nel caso in esame. I giudici dell'Aquila, invece, avevano rilevato che "l'eccessiva morbilita', dovuta a reiterate assenze, anche indipendente da colpevolezza dello stesso e nei limiti del periodo di tolleranza contemplato dalla contrattazione collettiva", aveva integrato "gli estremi dello scarso rendimento", cosicche' la prestazione del dipendente "non si rilevava piu' utile per il datore di lavoro". La Suprema Corte ha condiviso le conclusioni dei giudici del merito, rilevando che le assenze, "per le modalita' con cui si verificavano", per "un numero esiguo di giorni, due o tre, reiterate all'interno dello stesso mese e costantemente 'agganciate' ai giorni di riposo del lavoratore" (fino a raggiungere anche 520 ore in un anno) "davano luogo - si legge nella sentenza - ad una prestazione lavorativa non sufficientemente e proficuamente utilizzabile per la societa', rivelandosi la stessa inadeguata sotto il profilo produttivo e pregiudizievole per l'organizzazione aziendale cosi' da giustificare il provvedimento risolutorio". Le assenze in questione, continua la Cassazione, davano anche "luogo a scompensi organizzativi": "comunicate all'ultimo momento", infatti, "determinavano la difficolta', proprio per i tempi particolarmente ristretti, di trovare un sostituto", osservano gli 'alti' giudici, anche considerato che il lavoratore "risultava assente proprio allorche' doveva effettuare il turno di fine settimana o il turno notturno, il che causava ulteriore difficolta' nella sostituzione (oltre che malumori nei colleghi che dovevano provvedere alla sostituzione), cio' anche in ragione del verificarsi delle assenze 'a macchia di leopardo'". Per la Corte, dunque, la "censura delle non irrogabilita' del licenziamento" nei casi in cui non sia stato superato il periodo di comporto e' "priva di fondamento": la "malattia - concludono i giudici di 'Palazzaccio' - non viene in rilievo di per se', ma in quanto le assenze in questione, anche se incolpevoli, davano luogo a scarso rendimento e rendevano la prestazione non piu' utile per il datore di lavoro, incidendo negativamente sulla produzione aziendale".

Wind-3, fusione in stallo. Si va avanti sulla vendita delle torri

Procede il piano di Wind per la cessione di 11mila antenne per la telefonia mobile, che potrebbero portare nelle casse della telco controllata dalla russa Vimpelcom più di 500 milioni di euro. Uno scenario che appare rafforzato dopo che le trattative per la fusione con H3g, controllata da Hutcison Whampoa, sembrano arenate su un binario morto per una serie di ragioni, tra le quali problemi legati alla governance e, secondo fonti citate dall’agenza di stampa Reuters, alle tensioni politiche tra Russia e Occidente sull'Ucraina.

Ma l’opzione della vendita delle torri potrebbe non escludere quella del matrimonio con 3. Intanto l'operazione della vendita avrebbe un impatto sul ridimensiamento del debito di Wind, che a fine giugno ammontava a 9,6 miliardi di euro.

Così il mese scorso gli advisor di Vimpelcom hanno mandato i dossier a oltre 30 possibili investitori, tra cui la spagnola Abertis e altri gruppi specializzati in infrastrutture
come l'italiana Ei Towers, l'australiana Macquarie, la francese Antin, American Tower e Crown Castle. Se la vendita andasse in porto Wind si priverebbe della proprietà di metà delle antenne di cui oggi dispone.


Minacce a Lumino, sindacalista dei call center

www.corriereditaranto.it
“Aver mostrato l’anima nera di un lavoro sottopagato e irregolare potrebbe essere la ragione del messaggio di minaccia depositato sul cruscotto della macchina del nostro segretario della Slc-Cgil di Taranto. Ma se questo dovesse trovare conferma vogliamo dichiarare sin da ora che né Andrea Lumino, né il singolo operatore di call center, così come qualsiasi lavoratore sfruttato della nostra terra, ci vedrà mai arretrare di un passo. Siamo con Andrea e con tutti i nostri volontari, delegati e attivisti che ogni giorno si battono in nome di un lavoro degno e rispettoso dei diritti delle persone”.

E’ quanto dichiara il segretario generale della Cgil jonica, Giuseppe Massafra, commentando un episodio ora al vaglio degli inquirenti di cui sarebbe stato oggetto proprio il numero uno del settore comunicazione, Andrea Lumino.

“Non siamo in grado di connotare questo fatto in maniera inequivocabile. Sappiamo solo che la coincidenza con le denunce operate dallo stesso sindacato di categoria nei confronti di una situazione davvero grave registrata in un call center di Grottaglie, suona oggi quanto meno sinistra – dice Massafra – perché la  precarietà, lo sfruttamento e il raggiro denunciati dalla Slc ed a cui erano costretti quei lavoratori potrebbe aver scoperchiato un affare troppo importante per una fetta di mercato occulto e senza scrupoli, pronto anche a minacciare violentemente chi crea disturbo o turbativa”.

“Come SLC il caso è stato già stato denunciato alle autorità componenti, ma come sindacato confederale abbiamo il dovere di rispolverare questioni antiche che riguardano un settore che conosce crisi solo per i call center regolamentati e in regola e non certo per quelli ospitati nei sottoscala”, prosegue la nota del sindacalista, che ancora dichiara: “Il caso di Grottaglie pone con un urgenza e nuovamente la questione della concorrenza sleale ma anche dell’irresponsabilità di committenti importanti che senza alcuno scrupolo sono disposte ad affidare comunicazioni e dati sensibili a società che al massimo ribasso e in spregio ad ogni norma sul lavoro e sul contratto”.

“Quei lavoratori in nero a cui grandi imprese affidano il loro rapporto con mercato e potenziale clientela sono la cartina di tornasole – commenta infine il segretario – di un sistema paese che ancora una volta sacrifica il diritto sull’altare del profitto. Di questo non ci renderemo mai complici ed è per questo che continuiamo a dire ad Andrea di andare avanti così”.

NOTA A MARGINE:
La redazione e la Segreteria della Slc Cgil Catania sono vicini ad Andrea Lumino e condannano, prendendone le distanze, il messaggio di minaccia fatto al Segretario della Slc-Cgil di Taranto.









04 settembre 2014

Slc Cgil Sicilia: Comunicato sindacale mensa Catania

Palermo 04/09/2014
Riteniamo opportuno esprimere alcune  nostre considerazioni in merito alla chiusura (temporanea ) della mensa di Catania.
Sappiamo benissimo che la gestione delle mense aziendali  è “a discrezione aziendale”, e che per Telecomitalia esse rappresentano, purtroppo, un costo da tagliare;  per questi motivi nel corso degli ultimi anni Telecomitalia ha chiuso diverse mense in tutto il territorio nazionale.
Sappiamo, però altrettanto bene, che le mense rappresentano un  aspetto di welfare aziendale che, contribuisce a rendere meno stressante e frenetica l’attività lavorativa, e per questo riteniamo fondamentale la presenza di una mensa a Catania,  per altro l’unica in tutta la Sicilia orientale.  
Ci è stato comunicato che la mensa di Catania ha momentaneamente chiuso i battenti per un problema di certificazione sanitaria, e che riaprirà non appena si risolvono questi  problemi,  e noi vogliamo crederci.
Non possiamo esimerci, però, dal richiedere un intervento celere per ripristinare nel più breve tempo possibile a Catania un punto ristoro, anche in considerazione del fatto che le soluzioni “tampone” trovate non incontrano il favore dei lavoratori.     
Il Coordinatore Regionale della SLC-CGIL
Marcello Cardella


02 settembre 2014

Slc Cgil denuncia sfruttamento in call center Taranto

“Un esposto della SLC CGIL di Taranto ha portato alla luce l’ennesimo caso di sfruttamento di lavoratori di un call center che vendeva contratti per conto di due importanti gestori di telefonia italiani. Anche in questo caso donne e uomini bisognosi di un salario venivano raggirati con il miraggio di un contratto di lavoro e, nel frattempo, vendevano contratti di telefonia di importanti compagnie telefoniche italiane percependo guadagni ridicoli.” Lo annuncia una nota della segreteria nazionale Slc Cgil.

“Viene da chiedersi francamente cosa ne pensi l’Asstel, alla quale sono iscritte le due aziende i cui contratti venivano venduti in questo call center. In queste settimane molto si sta discutendo riguardo la situazione complessiva dei call center in Italia e, nel particolare, dell’urgenza di regolamentare gli appalti di commesse nel settore evitando che la ricerca forsennata del massimo ribasso possa in qualche modo favorire il ricorso a pratiche illegali da parte di chi acquisisce commesse ben al di sotto del costo del lavoro contrattuale – prosegue la nota. E proprio su questo tema si deve registrare la rigida posizione di chiusura dell’Asstel che, in nome della libertà di impresa e della competitività delle sue associate, si sta opponendo con forza a qualsiasi tentativo di regolamentazione (lasciando quindi che l’Italia continui a non recepire la direttiva Europea n.23 del 2001 che invece indica chiaramente la strada della tutela dei lavoratori anche nei cambi di appalto).”

“Vorremmo sapere se situazioni come quella denunciata da SLC a Grottaglie, rientrino nella categoria “libertà di impresa” o se siano parte delle famose leve di competitività che si vuole difendere. Per noi situazioni come quella di Grottaglie appartengono semplicemente alla categoria del malaffare e dell’inciviltà e ogni soggetto sano del tessuto economico e sociale di questo Paese dovrebbe prenderne le distanze con forza.”

“Come ha fatto il Segretario Generale di SLC-CGIL di Taranto Andrea Lumino, “guadagnandosi” proprio in queste ore delle minacce alla propria persona già segnalate alle autorità giudiziaria – conclude la nota. Sappia chi ha partorito queste minacce che Andrea non è solo, che quell’esposto porta la firma di tutta la SLC-CGIL che si schiera compatta al suo fianco a difesa del diritto, del buon lavoro e della dignità delle persone.

Siamo sicuri che anche i committenti di questo call center prenderanno in queste ore posizione e sollecitiamo Asstel a prenderla.


Al governo invece non possiamo che rinnovare l’invito ad essere coraggioso e a vincere le resistenza di lobbies che vogliono lasciare tutto immutato a loro vantaggio, anche a costo di esporre donne e uomini cittadini di questo paese a truffe dolorose quale quelle denunciate a Taranto.”

BT Italia (British Telecom): Spopola la campagna #262acasa

www.lapennadellacoscienza.it
Sta facendo il giro del mondo la campagna #262acasa lanciata dai 262 lavoratori palermitani che rischiano di rimanere a casa, dopo che l’azienda di Outsourcing e consulenza a rescissio il contratto con BT Italia (British Telecom). La società che conta nel mondo più di 293 mila dipendenti e opera 120 paesi, a deciso di licenziare i 262 impiegati della sede di via La Malfa a Palermo. Per sensibilizzare l’opinione pubblica i ragazzi che rischiano di perdere il posto di lavoro hanno creato un hashtag (#262acasa) e hanno aperto una pagina Facebook. La Campagna #262acasa ha ricevuto migliaia di adesioni e tra queste tantissime nel mondo dello spettacolo. L’elenco è lunghissimo, da Caparezza a Enrico Ruggeri, da Reed Ronnie a Antonella Ruggero, solo per limitarci a qualche nome della musica. Anche Fiorello e Vladimir Luxuria hanno voluto dare il loro contributo, come i calciatori del Trapani Calcio.Gli unici che sembrano non sentirci sono i dirigenti di Accenture e i nostri rappresentati politici.Ovviamente i ragazzi di Accenture Palermo sanno bene che questa campagna può aver l’unico scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e aiutare a loro a sentirsi meno soli. In un paese civile probabilmente la politica avrebbe tratto ispirazione e si sarebbe battuta al fianco di queste famiglie. Questo sarebbe accaduto in un paese normale, ma il nostro, come ben sappiamo, non lo è. Le aziende possono imporre i loro contratti, sfruttarti sinché vogliono e poi chiudere e migrare da un altra parte.


01 settembre 2014

Wind Retail: Basta con lo stillicidio delle chiusure! L'azienda faccia chiarezza sul piano di sviluppo!

COMUNICATO:
Continua lo stillicidio di chiusure di punti vendita di Wind Retail: fra la fine di luglio e quella di agosto ne sono state annunciate altre tre. Chiusure che contestiamo radicalmente nel metodo e nel merito.
Nel metodo perchè tutto avviene nel più completo spregio delle relazioni sindacali (relazioni che gia in condizioni "normali sono pressoché inesistenti, sopratutto sui territori). Spesso ai lavoratori viene notificato l'avvio delle procedure di licenziamento individuale con semplice raccomandata ed il sindacato viene coinvolto, nella migliore delle ipotesi, a cose fatte.
Nel merito perchè a questo punto appare evidente un cambio di strategia industriale dell'azienda. Quando si chiudono punti vendita in luoghi dove, di contro, si aprono realtà in franchising è evidente che l'azienda stia scegliendo un modello differente rispetto a quello che, come sindacato, invece condividemmo alla nascita di Retail. Se questo dovesse essere l'effettivo progetto è chiaro che ci troveremmo, nel giro di pochi mesi, di fronte al rischio reale di un forte ridimensionamento occupazionale (anche perchè ad oggi, anche a causa dell'assenza di relazioni sindacali stabili, i casi di ricollocamento nell'azienda o nel gruppo sono stati davvero limitati). E' evidente che una prospettiva simile non potrà che vederci fortemente contrari.
A questo punto chiediamo all'azienda di fermare le procedure in corso e di convocare in tempi rapidissimi un incontro alla presenza dei responsabili massimi di Wind Retail. Non si può più rimandare un confronto serio sulle reali prospettive che il management ha in mente.
Roma,1 Settembre 2014

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEl-CISL e UILCOM-UIL