08 marzo 2010

Diritti e Lavoro: La scandalosa controriforma di Sacconi: analisi del disegno di legge 1167-B

Leggete bene e facciamone tutti tesoro di quanto sta succedendo sulla normativa del lavoro in Italia. Se tutto questo passa non ci sarà futuro ne per noi ne per i nostri figli. In particolar modo diamo attenzione anche a tutti quei casi in cui si parla di trasferimento e/o cessione di ramo d'azienda. Ecco perchè alcune grosse aziende delle tlc non stanno presentando dei veri e propri piani industriali e vanno avanti nei loro piani attraverso le riorganizzazioni interne disposte tramite ordini di servizio. Si preparano..... Allo stesso modo prepariamoci pure noi...alla mobilitazione generale. Iniziando da Giorno 12 marzo.. tutti in piazza.


Come SLC-CGIL dobbiamo avviare una grande campagna di informazione e mobilitazione contro una legge inaccettabile che non solo va respinta con tutti gli strumenti sindacali a disposizione (dalla contrattazione collettiva, alla vertenzialità giudiziaria, ecc.), ma che necessita di una vera e propria campagna che dal basso coinvolga tutte le lavoratrici e lavoratori di Italia, disoccupati e semplici cittadini, iscritti e non iscritti a questo o a quel sindacato, producendo grandi iniziative di massa nei luoghi di lavoro, sui territori, nei confronti delle istituzioni e di tutte le forze politiche, sociali e del mondo della cultura.

Come SLC-CGIL sosterremo tutte le iniziative che la Confederazione metterà in campo, a partire dal ricorso alla Corte Costituzionale, e soprattutto tutte le iniziative che si svilupperanno nel Paese da parte di qualsivoglia soggetto sociale, politico, culturale, dell’associazionismo.

Perché la dignità dei lavoratori non può essere messa in discussione da nessuno!

Il disegno di legge 1167-B, definitivamente approvato dal Senato, chiude e completa l’opera di destrutturazione del diritto del lavoro avviata nel 2001. In quell’anno soprattutto vede la luce il Libro Bianco di Maroni, i cui principi vengono tradotti prima nel così detto “Patto per l’Italia”, poi nella legge 30/03 e nel suo decreto attuativo (dlgs. 276/03). In quell’anno si stabilisce che il contratto a tempo indeterminato non è più la regola e le altre forme di contratto a termine l’eccezione: l’avviso comune firmato solo da Cisl e Uil e Confindustria sui contratti a termine porterà infatti al dlgs. 368/01 che riduce la funzione del CCNL fino allora principale fonte di deroga.

Il principio fondamentale che viene messo sotto attacco è quello che vede il contratto di lavoro come un contratto particolare, dove vi è una parte più debole (il lavoratore o il disoccupato in cerca di lavoro) che va tutelata rispetto a una parte più forte (l’impresa, il datore) il cui potere va limitato. Parliamo quindi di tutele salariali, tutele normative contro le discriminazioni e i licenziamenti illegittimi, per la salute e sicurezza, ecc. sono diritti che non a caso sono dichiarati “diritti indisponibili”, in quanto ne un soggetto collettivo (il Sindacato) ne il lavoratore potrebbe rinunciarci anche se volessero.

Oggi il Governo prova a rimettere in discussione proprio questo principio basilare, introducendo un concetto tanto pericoloso quanto falso: il contratto di lavoro deve diventare un contratto commerciale come tutti gli altri, dove due parti sono libere di accettare o meno.


Vediamo nel dettaglio l’articolato di legge appena approvato

e proviamo a spiegarne in concreto gli effetti devastanti sui lavoratori:


1) Azzeramento dell’autonomia dei servizi ispettivi e di prevenzione per la salute. Falso contrasto al lavoro “grigio”.

Con l’art. 2 si completa la controriforma dei servizi ispettivi iniziata con il dlgs. 124/04 (che riduceva l’autonomia dei singoli ispettori, introducendo i comitati regionali per i rapporti di lavoro e altre funzioni quali l’interpello) e che era continuata con una serie di circolari del Ministero del Lavoro nel 2008 e 2009, secondo cui la funzioni ispettiva da repressiva doveva divenire di “consulenza” ed informazione alle imprese (da qui anche il calo dei verbali sanzionatori e di diffida registrati negli ultimi anni). Con l’articolo 2 il Governo è delegato ad adottare decreti che riorganizzeranno i servizi ispettivi riducendone ulteriormente l’autonomia, sottoponendo la loro attività agli indirizzi e direttive della parte politica (Ministro), rientrando in questo “commissariamento” di fatto anche i servizi di prevenzione e sicurezza del lavoro (ISPELS). I pareri della Conferenza Unificata e delle Camere al riguardo avranno valore pleonastico in quanto, passati 30/40 giorni, il Governo potrà comunque emanare i decreti attuativi. Con l’art. 4 (misure contro il lavoro sommerso) si modifica il comma 4 dell’art. 3 della legge 73/2002 prevedendo che le attuali sanzioni, in caso di “scoperta” di lavoratori privi di contratto al momento dell’ispezione, non trovano applicazione qualora il datore avesse nel passato versato i contributi per il lavoratore anche se per un contratto di diversa “qualificazione”. Tradotto: a marzo gli ispettori mi scoprono mentre lavoro su attività in bound (facciamo un esempio “da call center” per capire meglio) con tanto di orari, ecc. (e quindi dovrei essere un lavoratore subordinato); al momento dell’ispezione risulto privo di qualsiasi contratto di lavoro; il mio datore mi aveva segnato però per il mese di gennaio come collaboratore a progetto (e quindi aveva versato il 17% all’Inps); il mio datore dovrà solo mettermi in regola e non pagherà le sanzioni aggiuntive.

Un incentivo vero e proprio per segnarmi all’INPS con il contratto meno oneroso possibile (indipendentemente da quello che faccio realmente!).


2) Limitazione dell’autonomia del giudice e rafforzamento dello strumento della certificazione del contratto individuale di lavoro.

Il nuovo art. 30 prevede che in tutti i casi in cui le disposizioni di legge relative ai rapporti di lavoro contengano clausole generali (cioè praticamente tutte le principali leggi in materia di lavoro) comprese disposizioni inerenti l’assunzione e l’instaurazione del rapporto di lavoro, l’esercizio del potere datoriale (sanzioni, orari, straordinario, ecc.), trasferimento di azienda (pensiamo alle leggi sulla cessione d’azienda o di ramo e nel caso specifico alle esternalizzazioni di Telecom Italia per esempio), recesso (cioè risoluzione del rapporto di lavoro, con o senza giusta causa) il controllo del giudice è “limitato esclusivamente”, all’accertamento del presupposto di legittimità (se cioè è legittimo o meno l’atto o il fatto contestato).

Il giudice non potrà estendere cioè la propria valutazione sulle questioni tecniche, organizzative e produttive. E’ evidente il “fattaccio”: molte delle valutazioni finali di un giudice si basano proprio su valutazioni legate a come l’azienda si organizza e produce. Tutti possibili indicatori di genuinità del rapporto, dell’esistenza o meno di autonomia funzione del ramo ceduto, dell’esistenza o meno di ragioni economiche-produttive per i licenziamenti collettivi ecc. In più – nel caso specifico di qualificazione di un rapporto (se cioè è un vero o falso co.co.pro, un vero o falso contratto a termine, ecc.) o nel caso di interpretazione delle clausole del contratto individuale (per esempio per quanto riguardo l’uso delle ferie o dei riposi) - il giudice “non potrà discostarsi” dalle valutazioni delle parti (aggiungiamo noi “libere”, per quanto libero possa essere un disoccupato nel momento in cui gli offrono un lavoro) espresse in sede di certificazione del contratto individuale. Cioè, se in sede di assunzione/certificazione sono state inserite delle deroghe al Ccnl, il giudice non potrà che prenderne atto! Infine – nel caso di licenziamento – il giudice dovrà tenere conto, nel valutare le motivazioni poste alla base del licenziamento, oltre che delle tipizzazioni di giusta causa presenti eventualmente nei contratti collettivi di lavoro, anche di ulteriori tipizzazioni (cioè cause per cui è legittimo il licenziamento) presenti nel contratto individuale di lavoro certificato (fatte cioè inserire in aggiunta dal datore di lavoro). E’ utile ricordare chi, in base al dlgs. 276/03, può essere un soggetto che certifica: gli Enti Bilaterali composti da associazioni di imprese e sindacati, le Direzioni Provinciali del Lavoro, le Province, le Università e soprattutto le commissioni dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, ormai presenti in tutte le province del paese.


3) L’arbitrato sarà di fatto obbligatorio e l’autonomia delle parti sociali nel decidere se inserirlo e come regolarlo è finta.

Con l’art. 31 si riscrivono gli articoli 410 e seguenti del Codice di procedura Civile, dove il tentativo obbligatorio di conciliazione viene meno (tranne che per i contratti certificati per cui permane l’obbligo del tentativo). Le parti potranno rivolgersi all’arbitro (la commissione di conciliazione presso la DPL o un soggetto terzo scelto o da due arbitri nominati dalle due parti o dal tribunale competente territorialmente) che deciderà secondo equità. E qui sta uno dei punti importanti: decidere “secondo equità” è diverso da decidere “secondo legge”, nel senso che, mentre secondo legge vi sono “applicazioni della norma prescrittive” (hai diritto ad essere riassunto se licenziato senza giusta causa, hai diritto a X giorni di ferie, a X ore di riposo, ad un corretto inquadramento professionale come da Ccnl, ecc.), secondo equità vuol dire che ci si rimette ad una valutazione soggettiva dell’arbitro che potrà tenere conto di più variabili e decidere secondo un generico principio di “equo indennizzo”. Per esempio potrà decidere non la reintegra (come espressamente previsto da norme “prescrittive e sanzionatorie” quali la legge 300/70 o la legge 604/66), ma solo un numero X di mensilità. Si noti poi la “finezza” nel riscrivere l’art. 412-ter che prima riconosceva la “possibilità” di ricorrere all’arbitrato solo dopo il tentativo di conciliazione e solo se lo prevedevano “accordi nazionali o contratti collettivi nazionali”: il nuovo articolo parla genericamente di “contratti collettivi” senza specificarne il livello (nazionale e/o aziendale e/o territoriale). Così come viene sostituito, con un articolo che nulla a che fare con il precedente, l’art. 412-quarter dedicato all’impugnazione ed esecutività del lodo arbitrale. Ma l’aspetto più grave di tutto risiede nel comma 9 dell’articolo 31 appena varato: quella che viene presentate come una possibilità su cui le parti (impresa e lavoratore) possono concordare o meno, riservandosi sempre di ricorrere al giudice, rischia infatti di divenire una condizione obbligatoria per il lavoratore. Le parti (cioè il singolo lavoratore e il datore) possono nel contratto individuale (pensiamo al momento dell’assunzione, ma anche a fronte di un minacciato trasferimento per esempio) pattuire clausole compromissorie che rinviano all’arbitrato le future controversie su tutte le materie inerenti il rapporto stesso (dalle ferie, alla malattia, alla corretta qualificazione di un part-time, fino al licenziamento) invece che al giudice. Cioè il lavoratore rinuncia preventivamente al diritto di rivolgersi al giudice e l’arbitrato diviene obbligatorio.

“Ovviamente” tale clausola dovrà essere certificata presso le competenti commissioni (vedi articolo 30 e il cerchio si chiude!). Tutto ciò sarà fattibile solo se previsto da accordi Accordi interconfederali o Contratti collettivi (a quale livello?).

Ed ecco il trucco: la nuova norma recita “in assenza dei predetti accordi interconfederali o contratti collettivi, trascorsi dodici mesi, il Ministro del lavoro definisce con proprio decreto, sentite (sic!) le parti sociali, le modalità di attuazione e di piena operatività delle disposizioni”. Cioè se il sindacato ci sta, bene; altrimenti comunque fa il Ministro (alla faccia dell’importanza della contrattazione). Ovviamente camere arbitrali (comma 10) potranno essere istituite presso le stesse commissioni di certificazione (così l’azienda si potrà fare tutto in casa con il suo consulente o con l’ente bilaterale di “fiducia”: certificazione iniziale, con o senza deroghe, con causali aggiuntive per il legittimo licenziamento e rinvio all’arbitrato obbligatorio e – sempre gli stessi – faranno gli arbitri “super partes”). Il tutto potrà svolgersi anche presso un Ente Bilaterale composto dai sindacati che potranno così certificare deroghe ai loro stessi contratti collettivi e poi svolgere funzione di assistenza tanto all’azienda quanto al lavoratore, sia nel momento in cui si istaura il rapporto di lavoro, sia durante, sia in sede di controversie/licenziamento. Da qui l’evidente tentativo di “snaturare” la funzione del sindacato, sempre meno difensore del lavoratore e sempre più – per usare le parole del Ministro del Lavoro On. Sacconi – “complice dell’azienda”.


4) Si riducono i tempi per l’azione giudiziaria, confidando nella scarsa conoscenza dei lavoratori più deboli. Il lavoratore poi perde, anche quando vince.

Il nuovo articolo 32 riduce i tempi entro cui un lavoratore potrà in futuro fare causa per vedersi riconosciuti i propri diritti. Ora bisognerà (per esempio in caso di contratto a termine, a progetto, in somministrazione, ecc. di cui si contesta la genuinità) impugnare il rapporto precario al massimo entro 60 giorni dalla sua conclusione e l’azione giudiziaria dovrà essere effettivamente iniziata entro i successivi 180 giorni (e non entro 5 anni, come è stato finora). I nuovi limiti temporali per l’impugnazione (oltre i quali non si potrà più fare causa) varranno anche nei casi di:

- diversa qualificazione del rapporto (esempio falso part-time);

- recesso di un contratto a progetto;

- trasferimento del lavoratore (articolo 2103 del Codice Civile);

- cessione del contratto in seguito a trasferimento di azienda (o cessione di ramo).

Infine il nuovo articolo 32 (comma 5) prevede – in violazione di decine di sentenze della Corte Costituzionale – che, anche quando il giudice riconosca la nullità del contratto a termine, trasformandolo in contratto a tempo indeterminato dal momento dell’illegittima risoluzione del rapporto (proprio perché era un falso contratto a termine) – il datore non dvrà più corrispondere al lavoratore tante mensilità quante quelle maturate dal momento dell’illegittima risoluzione al momento della sentenza (che magari arriva dopo anni perché il tribunale è stato intasato di cause o perché l’azienda ha fatto sempre ricorso al grado superiore), ma al massimo 12 mensilità. E la nuova norma si applica anche ai giudizi pendenti ad oggi. E’ evidente che il legislatore scommette sulla scarsa conoscenza dei propri diritti (e dei tempi così brevi) da parte dei lavoratori, soprattutto dei più deboli (immigrati, giovani alle prime esperienze, donne rientrate da poco sul mercato, ecc.).

5) Altre questioni aperte:

- Lavoratori usuranti: l’art. 1 invece di aumentare le risorse per permettere ai lavoratori con caratteristiche “usuranti” (notturnisti, lavoratori a ciclo continuo in catena, ecc.) di andare prima in pensione, introduce dei criteri di priorità per scegliere a chi riconoscere tale diritto qualora (fatto molto probabile) le domande di pensionamento superino le risorse stanziate.

- Congedi, aspettative, permessi: l’art. 23 delega il Governo ad emanare (nei prossimi 6 mesi) specifici decreti per il riordino completo della normativa relativa a congedi, aspettative e permessi. I criteri e i principi da seguire sono molto vaghi (e per questo pericolosi, si veda il principio di “ridefinirne i presupposti per beneficiarne”). Inoltre, anche in questo caso, sentiti i sindacati e la Conferenza Unificata Stato-Regioni e passati 30 giorni se non vi è un parere, il Governo può adottare i propri decreti.

- Legge 104/92: con l’art. 24 si introducono modifiche alle attuali norme, volte a rendere più complicato l’accesso alle agevolazioni riconosciute finora.

Certificato di malattia: con l’art. 25 si introduce l’obbligo anche per i lavoratori privati della consegna telematica del certificato di malattia da parte del medico, che dovrà inviarne copia per e-mail all’Inps (pesanti le sanzioni per i medici che non lo faranno).

- Deleghe per riforma ammortizzatori sociali, servizi all’impiego, incentivi all’occupazione e apprendistato e all’occupazione femminile: con l’art. 46 il Governo porta a 24 mesi il termine delle deleghe contenute nella legge 247/07 (anche se molte sono le perplessità sulla validità tecnica della norma, in quanto delega già scaduta).

- Modifiche varie al dlgs. 276/03 e possibilità di svolgere a 15 anni gli ultimi anni di formazione obbligatoria in azienda, con contratto di apprendistato: con l’art. 48 il Governo interviene ampliando le funzioni delle aziende private di somministrazione e di intermediazione di manodopera. Il comma 8 dell’articolo inoltre prevede che l’ultima parte dell’obbligo scolastico (dal 15° al 16° anno di età) possa essere assolta in azienda (e non più a scuola) con contratto di apprendistato. E’ il ritorno al vecchio “avviamento professionale”.

SLC CGIL


07 marzo 2010

Epifani: «Articolo 18 e fisco, il governo usa la crisi contro i lavoratori»

Deroghe al posto di regole. «La deroga non è più un fatto eccezionale, ma la norma. Vale per il diritto del lavoro, per le liste elettorali, per non parlare dello straordinario problema di legalità che c’è sul fisco». Reduce dal tour de force dei congressi di base che gli hanno assegnato un forte consenso interno alla Cgil, Guglielmo Epifani parla dello sciopero generale di venerdì prossimo. Fisco, redditi, migranti, diritti del lavoro: «La nostra è una vertenza sindacale, non una petizione. Non abbiamo avuto risposte dal governo, per questo scioperiamo». «La battaglia sul fisco - spiega - è di quella parte del Paese che rispetta le regole contro l’altra parte che fa la furba. Per questo penso a un’alleanza sociale, anche con quegli imprenditori che le tasse le pagano. E non rinuncio a costruire un fronte unitario con Cisl e Uil».


Uno sciopero generale di 4 ore che è già al centro delle polemiche. Perché la Cgil sciopera?

«Per buoni motivi. Il primo è legato alla crisi e alle risposte che non sono state date ai lavoratori. Aumenta il ricorso alla cassa integrazione e alla disoccupazione eppure non si vuole allungare il periodo della cig, né aumentare il valore dell’assegno, né si prendono misure per i precari: non si è messo mano a nessuna riforma degli ammortizzatori. E non c’è una politica industriale in grado di dare risposte serie e non occasionali alla crisi dei grandi gruppi. Stiamo parlando di diritti dei lavoratori, e già a dicembre quando lo sciopero venne proclamato esprimemmo un giudizio molto critico sul provvedimento che si andava profilando in Parlamento: cioè il processo del lavoro la controriforma del lavoro. Erano nella piattaforma dello sciopero fin dall’inizio».


Quindi anche l’articolo 18?

«Evidentemente. E chiaro che oggi c’è una ragione in più, perché quel provvedimento è legge».


L’articolo 18 ha un suo valore anche simbolico, ma quelle norme vanno oltre. Dove colpiscono?

«Riducono i diritti dei lavoratori per equiparare il diritto del lavoro al diritto commerciale dove le parti sono considerate uguali. La Costituzione, invece, afferma con forza che il lavoratore è la parte più debole nel rapporto di lavoro e per questo va tutelato. A 40 anni dalla sua nascita, possiamo dire che questa è una vera controriforma del fondamento che è alla base dello Statuto dei lavoratori e della successiva giurisprudenza sul lavoro».


Questa operazione avviene mentre migliaia di persone perdono il lavoro a causa della crisi: da un lato si perde il lavoro, dall’altro si rende più facile licenziare. È un’arrogante provocazione o solo casualità?

«Io penso che sia un fatto voluto. Si fanno queste operazioni quando c’è la crisi perché il sindacato è più debole. Era già accaduto con i contratti quando si è voluto imporre un nuovo modello senza la Cgil. Ora nella crisi, sì è voluto forzare con norme che indeboliscono il lavoratore nella difesa dei suoi diritti».


Sergio Cofferati si è detto sorpreso per il silenzio che ha accompagnato l’iter di questa legge. È un rimprovero al centrosinistra ma anche a voi per non aver costruito il clima, la sensibilità che si creò nel 2002. Ha torto?

«Per quello che riguarda la Cgil non è così, ci siamo opposti da subito. La differenza tra allora e oggi è la pesantezza della crisi che è diventato il cuore della nostra iniziativa. Stiamo parlando di 500mila lavoratori che hanno perso il posto e di altrettanti tra cassintegrati e precari tagliati fuori. E c’è, di differente, che il governo non ha scelto questa volta lo scontro frontale, ma ha agito per vie parlamentari attraverso una serie di norme apparentemente più deboli. Ma noi la prima denuncia l’abbiamo fatta nel settembre 2008 e c’è da chiedersi perché nessuno la sostenne con noi. E dove fossero anche i giornali più a sinistra quando in un convegno con l’Associazione dei magistrati, circa due mesi fa, denunciammo la pericolosità di quel disegno e la sua incostituzionalità. Non sono uscite neanche due righe».


Lo sciopero è anche per chiedere interventi fiscali. Quali?

«Innanzitutto è ora di dire basta a promesse che restano lì mentre il fisco continua a erodere salari e pensioni. Sono aumentate le tasse sui redditi da lavoro dipendente e pensioni nel 2009 e aumenteranno nel 2010 e nel 2011 e 2012 a parità di potere d’acquisto, questo per il drenaggio fiscale. Non possiamo aspettare oltre. Il terzo argomento riguarda le politiche di accoglienza dei migranti,, la cittadinanza per chi nasce qui, l’allungamento dei permessi per chi perde il lavoro. Non è stato fatto nulla».


Il leader della Cisl, Bonanni, parla del vostro sciopero come di un fuoco di paglia mentre lui sul fisco sta costruendo un percorso. Colpisce che le tre centrali sindacali pongano al centro il fisco e lo facciano separatamente. Quanto alla Cgil, Epifani, se la cava con un fuoco di paglia?

«Per noi è una vertenza: implica una piattaforma, la richiesta di un incontro, la verifica di eventuali risposte, fino alla mobilitazione e alla lotta. Per gli altri è una richiesta, una pura petizione a cui non corrisponde nulla. Con Cisl e Uil decidemmo uno sciopero generale sul fisco in quelli che poi sarebbero stati gli ultimi mesi del governo Prodi: perché due anni fa si poteva scioperare assieme per chiedere le stesse cose che oggi la Cgil continua a chiedere con lo sciopero e gli altri chiedono solo voce?. Perché ieri sì e oggi no? Perché è cambiato il colore del governo?».


Bonanni e Angeletti dicono che c’è la crisi, ecco cos’è cambiato...

«Se durante la crisi i lavoratori continuano a pagare sempre più tasse vuol dire che la crisi viene usata contro i lavoratori. La verità è che Cisl e Uil a livello locale scioperano e manifestano e a livello nazionale, no».


Comunque questa separatezza si capisce meno di altre.

«Infatti io credo che una battaglia sul fisco come questa abbia bisogno di alleanze sociali. Quindi insisto per la costruzione di un fronte comune con Cisl e Uil. Ma ci sono imprenditori, artigiani, che le tasse le pagano e possono aver interesse a muoversi: questa è una battaglia della parte del Paese che rispetta le regole contro la parte del Paese che fa la furba. Inoltre, nel momento in cui il lavoro diventa più scarso c’è il dovere di abbassare le tasse sul lavoro e spostare di più il peso del fisco sulle grandi rendite, i patrimoni, l’evasione fiscale. È una battaglia che si può e si deve fare allargando il fronte sociale, la Cgil si adopererà per questo».


Quindi dallo sciopero di venerdì anche un invito a lavorare insieme con la parte di Paese che ci sta?

«Si. Angeletti ha detto che se il governo non dovesse dare risposte entro l’estate, la Uil si mobiliterà: mi aspetto che si possa ripartire unitariamente sul fisco. Oggi la tiriamo avanti noi perché c’è una eccessiva timidezza degli altri, mentre si deve stare in campo se si crede in quello che si chiede».


Quelle della Cgil non saranno le sole proteste di piazza questa settimana, c’è mobilitazione per come sta andando la vicenda delle liste elettorali. Queste manifestazioni hanno qualcosa in comune?

«Io vedo crescere l’insofferenza, per un governo che contro la crisi sta galleggiando e per come piega le regole secondo le circostanze. Condivido Bersani quando dice che non siamo più il Paese delle regole, ma delle deroghe, delle interpretazioni. La deroga non è più un fatto eccezionale, ma è la norma, vale per il diritto del lavoro e, come si è visto anche per le liste elettorali. Per non parlare dello straordinario problema di legalità che c’è sul fisco».


ALMAVIVA: SLC CGIL, PER EVITARE CRISI NEI CALL CENTER DA SUBITO AL LAVORO

Catania,5 marzo - Per Davide Foti, della segreteria provinciale Slc Cgil, e le RSU Slc Cgil Natale Falà, Rosamaria Costanzo e Isabella Cassibba “da tempo avvertiamo la necessità che su tali questioni si inizi a discutere concretamente, l'allarme occupazione nei call center non può essere sottovalutato. Migliaia di posti di lavoro sono realmente a rischio e soprattutto a farne le spese potrebbero essere i dipendenti dei grandi outsourcer che hanno provveduto a stabilizzare i propri dipendenti a partire dal 2007. La richiesta di incentivi avanzata al Governo regionale dall’amministratore delegato di Almaviva ( 1500 addetti solo a Catania) rappresenta una sfida alle istituzioni regionali da tenere in considerazione L’ad di Almaviva, Marco Tripi, si e’ detto pronto ad investire in Sicilia, ha pero’ parlato della necessita’ di sgravi”. Sottolineamo che“il sindacato ha lanciato da tempo un allarme call center in provincia di Catania e per scongiurare un altro disastro occupazionale e’ pronto a fare la sua parte”. Ed inoltre "una importante misura per la riduzione dei costi in azienda è la stabilizzazione dei rapporti di lavoro dei lavoratori in somministrazione che da anni operano a nostro fianco e con eccellenti risultati operativi""Chiediamo inoltre che Almaviva si radichi in Sicilia impiantando sul nostro territorio anche le altre attività del gruppo" "Catania è pronta a fare la sua parte e ad accettare la sfida, politica ed impresa dicano la loro"

Segreteria Provinciale SLC CGIL Catania


ALMAVIVA: CGIL, PRONTI A FARE LA NOSTRA PARTE PER EVITARE CRISI

Palermo: Per Pippo Di Natale, della segreteria regionale Cgil, e Giovanni Pistorio, coordinatore della Slc, “la richiesta di incentivi avanzata al Governo regionale dall’amministratore delegato di Almaviva ( 6 mila addetti tra Palermo e Catania) rappresenta una sfida alle istituzioni regionali da tenere in considerazione relativamente a un settore come quello dei call center, nel quale potrebbe aprirsi presto una crisi profonda che coinvolgerebbe almeno 20 mila persone”. L’ad di Almaviva, Marco Tripi, si e’ detto pronto ad investire in Sicilia, ha pero’ parlato della necessita’ di sgravi”. I due esponenti della Cgil sottolineano che “il sindacato ha lanciato da tempo un allarme call center e per scongiurare un altro disastro occupazionale e’ pronto a fare la sua parte”.

Posted in | 0 commenti

05 marzo 2010

Epifani sulla modifica dell'art. 18: “Lavoratori più deboli, ricorreremo alla Corte Costituzionale”

Il governo vuole rendere i lavoratori «più deboli e ricattabili», ma la Cgil annuncia un ricorso in Corte Costituzionale. Parola del segretario generale del sindacato Guglielmo Epifani, che in un’intervista al quotidiano “La Repubblica”, attacca la legge sul processo del lavoro, in ballo in Parlamento da quasi due anni (il 28 ottobre del 2008 era stata approvata alla Camera).

«L’impressione è che ci sia più di una norma in contrasto con la Costituzione», ha detto Epifani. Il disegno di legge è stato approvato mercoledì in Senato e contiene norme sull’arbitrato per risolvere le controversie di lavoro. Secondo sindacati e opposizione, la nuova normativa potrebbe vanificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (l’impossibilità del licenziamento senza giusta causa in aziende con piu’ di quindici dipendenti).

Rispondendo alle parole del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che ha parlato di una polemica da parte dei ’soliti noti’, Epifani ha dichiarato: «Non capisco perché Sacconi parli di malafede. Questa non è una questione di malafede e buonafede. Sacconi dovrebbe dire se ciò che sostiene la Cgil è vero o meno».

Per Epifani in sede di contrattazione non si potrà «certo modificare quello che stabilisce la legge». Il sindacalista ha osservato come il ricorso all’arbitrato fosse un’opportunità in più per difendersi «prima di questa legge», ma come «in questo nuovo schema una volta imboccata la strada dell’arbitro non si può più andare dal giudice. Sacconi non dice la verità».

Ma la legge è in Parlamento da quasi due anni e, sentendosi attaccato il leader Cgil si difende: «Non è vero che non ce ne siamo accorti. Abbiamo sollevato il problema molto tempo fa. Intorno alle nostre posizioni si sono ritrovati giuristi moderati come Romagnoli e Treu. La stessa Associazione nazionale dei magistrati ha condiviso le nostre preoccupazioni. È il ministro Sacconi che non vuole rendersi conto che la sua scelta renderà più deboli i lavoratori. Tanto più – e in questo ha ragione Bersani – in una fase di crisi come l’attuale. La legge non solo è sbagliata ma è anche fuori tempo».


04 marzo 2010

ALMAVIVA: CGIL, PRONTI A FARE LA NOSTRA PARTE PER EVITARE CRISI

Palermo: Per Pippo Di Natale, della segreteria regionale Cgil, e Giovanni Pistorio, coordinatore della Slc, “la richiesta di incentivi avanzata al Governo regionale dall’amministratore delegato di Almaviva ( 6 mila addetti tra Palermo e Catania) rappresenta una sfida alle istituzioni regionali da tenere in considerazione relativamente a un settore come quello dei call center, nel quale potrebbe aprirsi presto una crisi profonda che coinvolgerebbe almeno 20 mila persone”. L’ad di Almaviva, Marco Tripi, si e’ detto pronto ad investire in Sicilia, ha pero’ parlato della necessita’ di sgravi”. I due esponenti della Cgil sottolineano che “il sindacato ha lanciato da tempo un allarme call center e per scongiurare un altro disastro occupazionale e’ pronto a fare la sua parte”.


Leggi pure articolo:

03 marzo 2010

Art. 18: Approvata modifica.... 03-03-2010

ROMA - L'Aula del Senato ha approvato il ddl sul lavoro, che contiene norme sull'arbitrato per risolvere le controversie di lavoro e, secondo l'opposizione e i sindacati, potrebbe indebolire o vanificare l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori. La legge è stata approvata con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Il provvedimento contiene fra l'altro norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l'apprendistato e le controversie sul lavoro.

Secondo il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani "questo ddl opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano". Il ddl, ha spiegato a margine del congresso della Camera del Lavoro di Bologna, "porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte".

"In questo modo - ha detto ancora Epifani - naturalmente si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro lo si segna per tutta la vita. In ogni caso - ha concluso il leader della Cgil - faremo ricorso se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale".

Licenziamenti, si vuole aggirare l'articolo 18

Aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si può. La nuova legge sul processo del lavoro presentata dal governo recita: che le controversie tra azienda e lavoratore potranno essere risolte anche tramite arbitrato in alternativa al Giudice.

Praticamente di fronte ad un licenziamento l'arbitro deciderà "secondo equità". "Secondo la sua concezione di equità, non secondo la legge".

Si tratta a tutti gli effetti di modificare l'art. 412 del codice di procedura civile dove si prevederanno le due alternative (Giudice o arbitrato).

Si potrà arrivare al punto che un azienda in fase di assunzione potrà aggiungere una clausola compromissoria che in caso di vertenza tra impiegato e datore di lavoro la controversia potrà essere gestita unicamente da un "arbitro"

Un percorso,sicuramente, meno garantista per il lavoratore che all'atto dell'assunzione finirebbe per essere costretto a firmare tutto questo pur di essere assunto.

Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil si è così espresso: "Questa volta è peggio rispetto al 2002: allora l'attacco all'articolo 18 fu diretto ed era semplice spiegarlo ai lavoratori. Ora l'aggiramento va ben oltre l'articolo 18 impedendo addirittura di arrivare al giudice del lavoro".

Salvo Moschetto


24 febbraio 2010

4°Congresso Provinciale della SLC CGL di Catania: Approvazione documento politico

Visualizzazione post con etichetta Congresso Slc-Cgil-Catania. Mostra tutti i post


La COMMISSIONE POLITICA del Congresso Provinciale della SLC CGL di Catania fa propri i contenuti della relazione del Segretario Generale uscente Giovanni Pistorio, gli interventi del Segretario Conf CGIL di Catania Giacomo Rota e le conclusioni del Segr Naz SLC CGIL Alessandro Genovesi.

Le istanze emerse durante il dibattito congressuale vengono integralmente recepite e impegnano il sindacato a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per la loro attuazione, in particolar modo per garantire la libertà e la pluralità dell’informazione e la trasparenza nella gestione delle attività culturali siano esse di tipo lirico, teatrale, cinematografico e televisivo.

La COMMISSIONE POLITICA accoglie i seguenti OdG riguardanti il Teatro Massimo, i call center e l’emittenza.

TEATRO MASSIMO BELLINI

Il congresso provinciale della SLC CGIL , tenuto conto della lunga vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro Massimo Bellini, considerato che nonostante tutte le sollecitazioni e gli inviti rivolti a tutti i livelli istituzionali, a cominciare dal Presidente della Regione, non è finora avvenuto quanto auspicato e richiesto, quindi l’avv Fiumefreddo continua a occupare la carica di Sovrintendente, viste tutte le iniziative denigratorie e provocatori, tendenti a ledere la dignità personale delle persone coinvolte, intraprese dal Sovrintendente, che rende irrecuperabile la situazione di contrasto in atto Condanna Il comportamento del Sovrintendente che ha tradito il Teatro Massimo Bellini, divenendo un ostacolo per il suo sviluppo e per la vita culturale della Città.

Esprime

La propria piena solidarietà politica ed umana nei confronti dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori tutti del Teatro

Chiede

Con forza al Presidente della Regione on.le Raffaele Lombardo di rompere finalmente gli indugi e di rimuovere l’avv Fiumefreddo da un incarico del quale non è stato all’altezza.

TLC

Il settore delle TLC e, in particolare, quello dei call center presenta in questo particolare momento di crisi, seri rischi per la tenuta dei livelli occupazionali, generati dal crescente fenomeno delle esternalizzazioni e delocalizzazioni da parte dei più importanti operatori di telefonia e delle grosse committenti.

Le loro attività puntano al massimo ribasso del costo del lavoro e alla riduzione dei diritti dei lavoratori.

Questi processi, uniti al perseguire gli obiettivi di qualità da parte dei committenti, mascherano le pressioni che vengono effettuate sui lavoratori, consentendo ai committenti stessi di tenere “sotto ricatto” sia le aziende in out sourcing che i lavoratori, con strumenti al limite della legalità, mirati al controllo di massa e ad personam, che violano lo statuto dei lavoratori.

A questo si aggiunge la presenza di imprese “mordi e fuggi”, che utilizzano i finanziamenti pubblici senza garantire l’interesse del territorio e la stabilità occupazionale.

Emblematico il caso di RATIO CONSULTA dove, senza alcuna comunicazione ufficiale, 80 lavoratori si trovano senza attività.

Occorre dunque pretendere:

1)che si ponga fine a questo sistema di deresponsabilizzazione e di massimilizzazione del profitto a discapito dei lavoratori;

2)che si prevedano clausole sociali nell’assegnazione degli appalti, che garantiscano occupazione in caso di cessata attività

3)che si neghi l’accesso ai finanziamenti pubblici a quelle società che non hanno mantenuto i livelli occupazionali previsti o che hanno de localizzato commesse all’estero

4)che si definisca rapidamente un capitolato d’appalto che stabilisca salari e tutele a parità di prestazione professionale, impedendo fenomeni di concorrenza sleale.

EMITTENZA

La fase di incremento di innovazione tecnologica che coinvolge l’Emittenza Privata impone che venga sottoposta ad immediata analisi del sindacato.

E’quindi impellente la necessità di affrontare il rinnovo del CCNL in modo da governare il cambiamento. Questo momento non può prescindere dal contributo di tutte le realtà territoriali. In particolare per quanto riguarda le figure professionali e la loro classificazione.

Nello specifico si chiede:

1)che ai lavoratori a tempo determinato delle aziende televisive venga data la possibilità di accedere in maniera estesa agli ammortizzatori sociali.

2)che venga chiarita la posizione del telereporter e, nel caso in cui alcune delle mansioni dovessero coincidere con quelle dei giornalisti FNSI, vengano estese le tutele previste per legge.

3)che non venga ritenuto più possibile derogare rispetto alle 11 ore di riposo.


APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DAI DELEGATI AL IV CONGRESSO PROVINCIALE SLC CGIL CATANIA DEL 17 FEBBRAIO 2010


21 febbraio 2010

Alessandro Genovese,Segretario Nazionale, parla di Telecom e Tlc al Congresso Slc Cgil Catania

I problemi di Telecom Italia sono tre e questo ammazza il mercato:


-- Una struttura debitoria dovuta ad annose vicende. Due le soluzioni percorribili per la Proprietà: O si va a ricapitalizzazione e per un po' di anni, i soci, rinunciano ai dividendi, oppure, bisogna andare sul mercato con un bond e cercare,sul mercato stesso, le risorse finalizzate solamente al rialzo degli investimenti.


-- Assetti Proprietari: Su questo argomento non possiamo andare a corrente alternata. Un giorno siamo per l'italianità del Gruppo, in un altro siamo per lo "straniero"Se anni fa abbiamo detto no al "messicano" che doveva venire in Italia a prendersi Telecom e tutti noi abbiamo obbligato un pezzo di finanza italiana a non far finire un' infrastruttura ed un azienda in mano internazionale, oggi non possiamo smentire quello che con forza abbiamo chiesto ed ottenuto in passato.

Cari compagni, il no a Telefonica non è un no riguardante solo l'italianità è una negazione dettata dal fatto che la società spagnola ha verso di noi due grandi interessi: Tim Brasile e Telecom Argentina. Personalmente non credo alla favola che Telefonica venga nel nostro Paese per bontà o buonismo e quindi investa dieci miliardi per fare l' NGN. Sono molto scettico su questo. Non vorrei che l'Italia diventasse, anche nelle TLC, una "preda", un mercato in cui tutti vanno a fare sciacallaggio. Una soluzione si potrebbe trovare ed è quella della "Public Company"ad opzionato diffuso che permetterebbe al management di essere libero e giudicare per quello che fa.


-- Modello industriale: Personalmente sono convinto che non si possa rompere l'integrazione verticale dell' azienda: Telecom funziona solamente se ha l'informatica, la rete ed il customer care tutto dentro lo stesso perimetro. Questo non solo per l'esternalizzazione e per gli esuberi, ma anche perchè oggi la competizione delle Tlc sarà sempre meno in funzione del "carrier" ma riguarderà sempre più la personalizzazione del contatto,del servizio, l'assistenza, il valore aggiunto. Le aziende di telecomunicazioni nell'immediato futuro non si faranno guerra sul centesimo in più o in meno al minuto, si dovranno confrontare con altre realtà "Tipo Google" Su tutto questo dobbiamo riflettere e confrontarci.

Alessandro Genovese


Leggete pure:

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: Nota conclusiva del Segretario Nazionale Alessandro Genovese

4°Congresso Provinciale SLC CGIL Catania: Relazione congressuale del Segretario Organizzativo Arduino Denti

In premessa vorrei portare il nostro saluto e plauso ai compagni oggi presenti nonostante le difficoltà oggettive in cui si trovano per aver perso dall’oggi al domani l’opportunità dell’essere lavoratore.

Mi riferisco ai lavoratori di Ratio Consulta. In questa fase non ho potuto essere fisicamente presente a sostegno delle lotte che stanno portando avanti. Mi ritrovo comunque vicino a loro con lo spirito di chi pur nei non lunghi anni di sindacato ha sempre lottato per la giustizia sociale che non si fonda sul profitto ma deve servire l’interesse della collettività .

Ringrazio per la presenza e Saluto con affetto i nostri ospiti con alcuni dei quali condivido ed ho condiviso tante lotte al servizio ed a tutela dei lavoratori e con i quali il rapporto di stima e reciproca lealtà che non viene mai meno nonostante a volte le differenze di vedute ci separino.

Saluto fraternamente e ringrazio, orgoglioso di aver avuto l’onore di averlo avuto in questi anni alla guida della Camera del Lavoro di Catania Francesco Battiato, uomo prima che sindacalista dalle doti eccezionali, che, con il suo stile galante ha saputo indirizzarci nella migliore maniera ed è stato vicino a noi di Slc nel promuover processi di rinnovamento. Francesco ha lasciato il timone della barca al compagno Angelo Villari anch’esso amico e persona stimata, che tutti ben conosciamo e che della nostra categoria è stato un grande rappresentante ed uomo di svolta.

Sono stati anni difficili questi per il mondo del lavoro e lo sono stati anche per noi, si sono acuite lotte sociali a lungo dimenticate e ciò per la responsabilità di compagini di Governo poco vicine ai diritti e ai bisogni del cittadino/lavoratore nella disattenzione di molti dei soggetti che tali politiche dovevano contrastare. Guardando ad oggi possiamo dire che noi siamo nelle condizioni di poter contrastare questa involuzione. La CGIL è una organizzazione in continuo movimento e la politica di rinnovamento e ringiovanimento dei gruppi dirigenti che abbiamo avviato non può che metterci nelle condizioni di poter guardare ancora avanti e con rinnovato ottimismo. Dobbiamo guardare alle sfide ed agli scenari che si prospettano e proseguire nel rinnovamento e nell’aggregazione per creare sempre più omogeneità all’interno e porre le basi per un rinnovamento naturale e continuo. La platea che è oggi qui presente è composta per la maggior parte da giovani con una sempre maggiore presenza al femminile, in loro vedo il futuro dell’Organizzazione ed in loro confido.

Ci siamo innovati aggiungendo all’esperienza le idee nuove, basti pensare al blog recentemente avviato che ci mette in contatto con tutti i lavoratori favorendo l’informazione e lo scambio di notizie da un azienda all’altra, da un punto dell’Italia all’altro con il risultato di non avere frange di disinformazione che creano la confusione tanto cara alle Aziende che ne traggono benefici di ogni sorta innescando la competizione al ribasso tra i lavoratori

Esponiamo, attraverso il blog ogni giorno in pubblico il nostro punto di vista e possiamo dirci soddisfatti per il fatto che essendo ancora in una fase di start-up i risultati fin qui conseguiti ci fanno guardare oltre tale scenario facendoci ipotizzare un investimento maggiore in termini di tempo e risorse. Gli accessi quotidiani al blog specie negli ultimi tempi per le vertenze riguardanti Ratio Consulta e Teatro Massimo Bellini si sono impennati raggiungendo la quota di circa 3000 in un mese

Attraverso tale strumento di informazione e comunicazione siamo nelle condizioni di moltiplicare i contatti quotidiani con i lavoratori tutti fornendo le assistenze del caso e la presenza di Rappresentanti/attivisti sui posti di lavoro ci ha consentito una rapida crescita in termini numerici dei tesserati non perdendo la coesione col territorio.

Tale dato e confortato dai risultati nelle elezioni RSU dove a fronte dell’inserimento di giovani, motivati e rappresentativi, abbiamo conseguito risultati che vanno oltre le più ottimistiche previsioni anche in rapporto tra candidati/iscritti.

Nell’ultimo mese, soprattutto nel corso delle assemblee congressuali, si è registrato un incremento del numero degli iscritti passando in breve da 855 a 910 che ci da ragione sul ragionamento che più forte è il coinvolgimento e la presenza nelle vertenze sui posti di lavoro più i lavoratori si avvicinano a noi per diventare soggetti attivi della vita sindacale.

Sono state svolte 33 Assemblee congressuali sui posti di lavoro, in 29 Aziende diverse. Abbiamo parlato non solo con i nostri iscritti ma con tutti i lavoratori che ci hanno gratificato con la loro presenza. Nel corso di tali assemblee hanno partecipato al voto ben 673 lavoratori e sono stati tanti gli interventi al dibattito congressuale. Siamo soddisfatti del lavoro svolto anche perché la presenza di donne delegate al congresso è sorprendentemente alto, sono ben 27 e i delegati di sesso maschile sono 41. Gli under 35 sono di ben lunga superiori alla percentuale richiesta. Nel corso di tali assemblee sono stati molti i lavoratori che hanno trovato il modo di poter esporre le loro idee, prendendo spunto anche dalle questioni interne al posto di lavoro ed è stato utile poterli ascoltare e trarre spunto dalle loro indicazioni. Ringraziamo i compagni della Fiom che hanno, nel corso di tante assemblee, fornito il loro contributo di idee e in maniera ferma ma composta ed attenta nei confronti della platea.

Sempre per ciò che riguarda le RSU ed i nuovi delegati c’è da proseguire nella formazione sindacale non solo seguendo i percorsi interni, che servono a far comprendere la CGIL nella sua Confederalità, ma formandoli anche sul campo facendo in modo che si sperimentino nella vertenzialità sul territorio.

Sul versante dei servizi abbiamo rafforzato la nostra presenza nei posti di lavoro, pubblicizzando ed invitando i lavoratori a rivolgersi presso le nostri sedi ad ogni avvio di campagna fiscale sui problemi di natura fiscale e previdenziale

Anche qui il lavoro deve essere perfezionato consentendoci di portare (almeno nelle realtà significative) il servizio direttamente sui posti di lavoro con postazioni e personale mobile per dare ai Rappresentanti Sindacali un ulteriore mezzo per poter essere ancora più vicini ai lavoratori.

In questo contesto innovativo e perennemente in movimento dobbiamo anche far fronte alla realtà territoriale che regredisce in continuazione, sia a causa della solita logica speculativa di una parte dell’industria catanese, sia del perdurare, non solo della crisi economica, ma anche per l’effetto che essa stà provocando nel lungo periodo .

Solo negli ultimi due anni e per i nostri settori, nel catanese, si sono persi molti posti di lavoro a causa delle chiusure di alcune ditte e per molte altre si è stati costretti a fare ricorso alla Cassa Integrazione Molti altri imprenditori, più o meno piccoli hanno tentato di sfruttare l’onda lunga della crisi per riorganizzarsi tentando di ricorrere da un lato agli Ammortizzatori Sociali e dall’altro per tornare al precariato se non al lavoro in nero.

In più nell’ultimo anno Aziende blasonate (Almaviva) hanno già preavvisato che continuando nel virtuosismo della stabilizzazione non saranno più competitive nei costi anche a fronte della disaffezione della politica locale per le aziende presenti sul territorio e per la spinta delle committenti verso la delocalizzazione, lo spettro della crisi potrebbe farsi spazio anche lì . Se anche Telecom si prepara, come circola nei corridoi, alla madre delle esternalizzazioni lo scenario è preoccupante.

In questa fase non esiste una soluzione certa o sicura ma certa deve essere la coesione nella ricerca di soluzioni collegiali che diano risposte ai lavoratori. Soluzioni che debbono essere condivise da tutti i soggetti interessati e ricercate in tutte le sedi anche istituzionali e in tutte le maniere lecite sarà possibile senza mai abdicare al nostro essere uomini e donne di sindacato, uomini e donne della CGIL e laddove condivise, congiuntamente con gli amici delle altre Organizzazioni sindacali.

Comunque nel cercare di trovare un percorso comune non dobbiamo mai rinunciare alla nostra identità e non dobbiamo mai venire meno ai nostri principi e al programma politico che il nostro gruppo dirigente ci consegna. Il punto deve essere sempre quello, prima il confronto al nostro interno, poi con le altre sigle sindacali e quindi con le aziende con le quali ci confrontiamo.

In SLC a Catania negli anni è riuscita ad attrezzarsi al meglio, siamo più consapevoli del nostro ruolo e delle nostre potenzialità. Se dovessimo utilizzare una metafora mutuata dal calcio, adesso siamo squadra e l’esser squadra ci ha fortificato e dato le motivazioni giuste per affrontare le problematiche emerse da questa crisi (la peggiore che si ricordi). Siamo diversi anche nell’approccio che adesso utilizziamo nell’affrontare le diverse vertenze, ci confrontiamo, valutiamo, ponderiamo, avanziamo proposte e guardiamo sempre al di la dell’orizzonte che viene determinato dalla quotidianità.

Dai compagni, il viatico è tracciato. A volte la luce si affievolisce ma viene sempre illuminata dalla speranza e dalla forza di tutti noi.

Saremo li, tutti insieme al traguardo da veri vincitori.

Arduino Denti