17 settembre 2012

Massiccia adesione a sciopero Tlc e presidi locali. 19 ottobre manifestazione a Roma


Dichiarazione Stampa di Michele Azzola
Segretario nazionale SLC-CGIL
"La massiccia adesione allo sciopero e la grande partecipazione ai presidi organizzati in tutta Italia sono la dimostrazione che lavoratori e sindacato sono uniti nella lotta per ottenere le clausole sociali a tutela dell'occupazione. Non ci stancheremo di ripetere che si tratta di una norma di civiltà - così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil in merito allo sciopero indetto per oggi, lunedì 17 settembre per l'intero comparto delle Tlc.

"E' inimmaginabile che, a fronte di un cambio d'appalto e/o di una esternalizzazione, i lavoratori vengano licenziati e posti a carico dello stato mentre le aziende ne assumono altri, magari godendo di ulteriori sgravi fiscali. Non servono grandi imprenditori o manager per realizzare tali politiche ed ottenere siffatti risultati - prosegue il sindacalista.

"Il Paese ha bisogno ora di imprese che scommettano, insieme ai propri dipendenti, per far ripartire la crescita e traghettare l'Italia fuori dalla stagnazione in cui è impantanata da anni ormai. Il segnale dato oggi dovrebbe essere sufficiente per far comprendere alle controparti che il tema della tutela occupazionale di migliaia di giovani e donne non è eludibile ma va anzi affrontato e risolto nel corso del rinnovo contrattuale."

"Se la mobilitazione di oggi non bastasse - conclude Azzola - il 19 ottobre si replicherà con una grande manifestazione nazionale a Roma di fronte le sedi delle associazioni datoriali."

17 settembre 2012

16 settembre 2012

Inps: “Scusate, ci riprendiamo la quattordicesima”.

L’Inps chiede indietro la quattordicesima a una parte di pensionati. Ma quanti sono in totale quelli interessati da questa misura? Da qualche giorno infatti l’istituto previdenziale ha inviato una lettera ad alcuni iscritti per chiedere la restituzione della quattordicesima erogata nel 2009.

L’Inps motiva la decisione ammettendo di aver sbagliato i conti. Ma non si sa quanti iscritti siano stati toccati dall’iniziativa. Il Sole 24 Ore ha pubblicato la lettera che è stata inviata dall’ente.

La verifica relativa agli importi del 2009, spiega l’Inps, è stata fatta a giugno. Sempre secondo quanto emerso dalle indagini, gli importi da restituire sono compresi tra 336 e 504 euro.

I soldi verranno scalati dalla pensione a partire da novembre: in totale si tratterà di 12 “prelievi” forzati.

Questo il testo integrale della lettera inviata dall’Inps, pubblicata dal Sole 24 Ore


Gentile Signore/a,

nel corso del 2009 le è stata corrisposta la somma aggiuntiva prevista dalla legge 127/2007 (la cosiddetta quattordicesima). Tale importo – come già le avevamo comunicato nel corso del 2009 – era stato determinato in via provvisoria, in attesa delle necessarie verifiche reddituali.

Dall’analisi dei suoi redditi personali relativi all’anno 2009 (ovvero 2008 qualora la Sua pensione sia stata liquidata nel corso dell’anno 2009), è risultato che le è stata corrisposta la somma di euro xxx,xx, non dovuta.

Siamo pertanto costretti a provvedere al recupero di questo importo mediante trattenute mensili sulla sua pensione, a partire dal mese di novembre 2012, per complessive 12 rate.

Cordiali saluti

Il direttore

14 settembre 2012

Telecom Italia Cda del 13 settembre 2012

Il cda si è concentrato sulle proposte di transazione presentate dai legali dell’ex Amministratore Delegato Riccardo Ruggiero e dell’ex Amministratore Esecutivo Carlo Buora. I legali del primo hanno presentato una proposta di transazione da 1,5 milioni di euro relativa alla vicenda delle false Sim mentre per parte di Carlo Buora – coinvolto nella vicenda dei dossier illegali - la proposta è stata raddoppiata da 500 mila euro a un milione.

“Nel corso della riunione – si legge in una nota del Gruppo - si è preso atto della proposta di transazione generale e omnicomprensiva fatta pervenire dai legali dell’ex Amministratore Delegato Riccardo Ruggiero. La proposta riguarda ogni operato di Ruggiero e ogni profilo di sua possibile responsabilità sia come Direttore Generale sia come Amministratore Delegato, ivi inclusa la rinuncia da parte di Telecom Italia alla costituzione di parte civile nel procedimento penale relativo alle carte prepagate, in cui l’ex Amministratore Delegato è imputato per il reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza”.

Il consiglio sottoporrà queste proposte all’assemblea il 18 ottobre prossimo e proporrà un’azione di responsabilità nei confronti dei due ex amministratori solo in caso di bocciatura o se la proposta otterrà più del 5% di voti contrari.

Un’opzione, questa, contestata dai piccoli azionisti riuniti in Asati, secondo cui “questa linea compromette la possibilità di far emergere subito e in tutta la dimensione i gravi guasti arrecati dagli ex Vertici esecutivi che proprio con la proposta di patteggiamento certificano che fatti illeciti sono stati compiuti durante la gestione della società nel periodo 2001-2007, con costi accertati dovuti a quelle azioni illecite e documentati per oltre 120 milioni di euro”.

Il Consiglio di Amministrazione ha quindi provveduto alla nomina del nuovo dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, Piergiorgio Peluso che assumerà la responsabilità della Direzione Administration, Finance and Control. In particolare è previsto che, entro fine mese, Peluso subentri nella carica ad Andrea Mangoni, nominato Direttore Generale per le attività del Gruppo in Sud America.


Sul tema della rete le bocche sono ancora cucite e bisognerà aspettare il prossimo cda per nuovi aggiornamenti. I negoziati, tuttavia, sembrerebbero prossimi all’entrata nella fase ‘tecnica’, che ruota attorno alla valutazione dell’infrastruttura in capo a Telecom Italia. La CdP ha già nominato Deutsche Bank come advisor per stabilire il valore dell’asset, che la società preseduta da Franco Bernabè ha fissato tra 12 e 15 miliardi di euro


Telecom Italia-Fastweb: siglato accordo per le Ngn


di Federica Meta
Telecom Italia e Fastweb insieme per sviluppo reti Ngn. I due operatori hanno siglato un accordo (Memorandum of Understanding) che ha come obiettivo la collaborazione nello sviluppo delle rispettive reti di nuova generazione con architettura FttCab. Telecom Italia e Fastweb hanno avviato ognuno un proprio piano di sviluppo nazionale di rete di nuova generazione e, in questo contesto, l’accordo prevede che nelle aree di comune interesse siano individuate e sfruttate tutte le opportunità di ottimizzazione di costi ed investimenti attraverso la condivisione di infrastrutture passive ed il coordinamento delle attività di realizzazione, in modo da accelerare il roll-out della posa della fibra ottica.

Nello specifico il Mou prevede la possibilità di condividere investimenti e costi nella costruzione delle infrastrutture. L’intesa si basa sulla comune convinzione che le piattaforme di rete per la connessione in fibra degli armadi e l’elettronica di nuova generazione garantiranno anche in Italia, come sta avvenendo in quasi tutti gli altri paesi europei, una veloce diffusione di servizi ultrabroadband su scala nazionale in linea con gli obiettivi indicati nell’agenda digitale europea.
Tale accordo è stato raggiunto anche sulla base dei risultati ottenuti con la sperimentazione sullo sviluppo di reti Ngn con architettura FttCab nella città di Pisa, che ha permesso di individuare le modalità operative più convenienti e al tempo stesso di esplorare le prestazioni delle più innovative tecnologie VdslL.

I due operatori avranno la totale libertà ed autonomia nello sviluppo delle proprie piattaforme di rete, nelle scelte tecnologiche e nell’offerta commerciale. Il Memorandum verrà attuato nel pieno rispetto della regolamentazione del settore e della normativa antitrust e sarà aperto a tutti gli operatori interessati a coinvestire in infrastrutture e piattaforme FttCab.

“Con questo accordo i due maggiori operatori di tlc infrastrutturati italiani ribadiscono la loro volontà ad investire nella realizzazione delle reti di nuova generazione – sottolinea l’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano – in modo da garantire in tempi rapidi e al maggior numero possibile di italiani l’accesso ai servizi sull’ultra broadband. La collaborazione con Fastweb sull’FttCab conferma, inoltre, la validità delle scelte tecnologiche ed architetturali effettuate dalla nostra società, anche per quanto attiene il rispetto della concorrenza e i rapporti con gli altri operatori. Telecom Italia intende raggiungere con l’ultra broadband 100 città entro il 2014”. Secondo Patuano l'accordo "influisce positivamente sulle trattative (con Cdp, ndr) perché fissa due importanti punti: il primo punto è che trova i due operatori infrastruttutrali più importanti del paese concordi sul fatto che non bisogna assumere un atteggiamento dogmatico, ma bisogna andare secondo una logica che vede fiber to the cabinet come la soluzione più estensiva sulla quale poi innescare isole a fiber to the home in funzione delle domande che incontreremo nelle varie citta'".

Il secondo punto importante "è che c'è stato anche dibattito se una soluzione fttc fosse o meno procompetitiva. Aver fatto un accordo in cui coinvestiamo è la chiara dimostrazione che questa può essere una soluzione che favorisce la competizione. Peraltro non e' un accordo chiuso, non è esclusivo, per cui se altri vorranno aggiungersi saranno i benvenuti". In merito a trattative formali in corso con la Cdp per lo sviluppo delle reti Ngn "c'è un dialogo che prosegue ordinatamente come devono essere portati avanti i dialoghi". Lo spin off della rete resta comunque una possibilità. "E' una trattativa ampia, completa, complessa, che riguarda le strutture di accesso fisso che sono un insieme molto ampio di componenti di rete - evidenzia l'ad di Telecom Italia - La possibilità poi di raggiungere una societarizzazione è certamente una delle possibilita' che si guarda con interesse da entrambe le parti". In merito ai tempi, Patuano non fa previsioni: "E' un processo che deve essere portato avanti ordinatamente".

“Fastweb ha appena annunciato la realizzazione di un piano nazionale per la banda ultralarga - ricorda Alberto Calcagno, direttore generale Fastweb - Questo accordo con Telecom Italia ne è il complemento essenziale ed è estremamente importante perché permette all’Italia di vedere finalmente ripartire gli investimenti privati per la realizzazione di più reti a banda ultralarga. Non solo gli italiani avranno Internet ad altissima velocità, ma potranno anche scegliere. Il coordinamento di investimenti e lavori minimizzerà i disagi per i cittadini e accelererà l’arrivo nelle case degli italiani della banda ultralarga, una risorsa indispensabile per ridare competitività al Paese e raggiungere gli obiettivi dell’agenda digitale. Si tratta del primo accordo di questo tipo e potrebbe costituire un interessante modello di coinvestimento anche per gli altri Paesi europei.”

Appena ieri Fastweb aveva annunciato un investimento di 400 milioni per espandere la propria rete Ngan (Next Generation Access Network) sino a raggiungere con la propria banda ultra larga il 20% delle famiglie e imprese italiane entro la fine del 2014. Circa 5,5 milioni di famiglie e imprese saranno collegate alla banda ultra larga grazie a un mix tecnologico che fa leva sullo sfruttamento dell’attuale rete Ftth (Fiber to The Home) con la tecnologia Ftts (Fiber to the Street Cabinet) che già oggi permettedi raggiungere velocità di connessione sino a 100 megabit al secondo e che nel futuro porteranno a velocità sino a 400 megabit al secondo.

I 400 milioni serviranno a realizzare i nuovi collegamenti in Fiber to the cabinet, la stessa tecnologia indicata da Telecom Italia come la più adatta a velocizzare gli investimenti e a raggiungere il prima possibile con la banda ultralarga una grossa fetta della popolazione laddove il "Piano Gamberale-Bassanini" - che mira a portare la fibra nelle principali città italiane attraverso il veicolo F2i Reti Tlc - fa leva invece sulla tecnologia fiber to the home. Per raggiungere le abitazioni dal cabinet sarà utilizzata l'infrastruttura in rame di Telecom Italia.

L'annuncio di Fastweb ha raccolto l'apprezzamento di Vito Vitale, segretario generale della Fistel-Cisl.

"L'innovazione è la priorità per il rilancio dell'economia del Paese e i 400 mln di investimenti deliberati dal C.d.A di Swisscom per la controllata Fastweb - evidenzia Vitale - sono uno stimolo all'intero settore delle Telecomunicazioni per passare finalmente dalle parole ai fatti".

Per Vitale il Paese ha bisogno di sviluppo e innovazione "e chi come Fastweb in un momento di crisi investe in infrastruttura di Telecomunicazioni - oltre ad avere il sostegno e l'apprezzamento del sindacato - dimostra di avere una precisa strategia industriale che inevitabilmente porterà al rafforzamento dell'azienda sul difficile mercato delle Telecomunicazioni".

"Il collegamento entro il 2014 di oltre 5,5 milioni di clienti alla banda veloce aiuterà la ripresa economica con le positive ricadute sull'indotto e la modernizzazione dei servizi verso imprese e cittadini".

Per Vitale, aldilà della tecnologia utilizzata (Ftts), sulla quale aveva già espresso un giudizio positivo pur di accelerare lo sviluppo dei nuovi servizi, "resta la delusione che in questo Paese i maggiori operatori delle Telecomunicazioni non sono riusciti a trovare una sintesi unitaria per realizzare una rete (Ngan) condivisa, che avrebbe consentito significativi risparmi infrastrutturali".

"Con gli investimenti pianificati Fastweb, dimostra la volontà di restare nel nostro Paese e assicura anche l'impegno a garantire il futuro occupazionale dei propri lavoratori e quelli oggetto della cessione ( Network e Call Center) in un momento molto difficile dei rapporti interni dopo le decisioni sull'outsourcing di queste attività".

Sciopero Generale settore telecomunicazioni del 17 settembre e sit in davanti Confindustria Catania


Giorno 17 settembre 2012 e' indetto uno sciopero generale nazionale del settore telecomunicazioni dalle Segreterie Nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl e uilcom Uil sulla rottura del tavolo nazionale del rinnovo del CCNL. In varie città italiane sono previste manifestazioni a sostegno della vertenza.
A Catania si farà un sit in davanti Confindustria vl. Vittorio veneto 109 con inizio ore 9.00 e si concluderà verso le ore 13.00. Si prevede un affluenza di circa 200 lavoratori del settore. Rimango disponibile per qualunque comunicazione in merito e con l'occasione porgo distinti saluti
Davide Foti
Segretario Generale Slc Cgil Catania


13 settembre 2012

TLC: SLC CGIL, 17 settembre sciopero di 8 ore contro la devastazione del mercato del lavoro


Sciopero nazionale di otto ore per il rinnovo del contratto nazionale applicato ad oltre 200.000 addetti di cui oltre 80.000 giovani impiegati nei call center concentrati principalmente nel sud del Paese. Ad oggi già quasi 900 lavoratori sono interessati da licenziamento, circa 2200 sono in cigs, circa 2300 oggetto di trasferimento di ramo d’azienda.
“Le crisi già aperte in alcuni importanti call center quali Almaviva, Teleperformance, 4u ed alte società di Tlc quali Ericsson, Sielte, Ceva Logistics mettono a repentaglio migliaia di posti di lavoro non a causa del crollo dei volumi di attività ma unicamente per il cambio di appalti che si spostano da regione a regione inseguendo incentivi statali o l’azzeramento delle retribuzioni dei dipendenti.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil. Dopo l’interruzione delle trattative a seguito dell’indisponibilità di Asstel a negoziare le clausole sociali, i lavoratori del settore incroceranno le braccia per l’intera giornata con manifestazioni e presidi che si terranno in tutte le principali città italiane.”
“In linea con i presupposti del Governo e i richiami di tutte le istituzioni, forze politiche e sociali, i sindacati di categoria ritengono indispensabile disciplinare all’interno del rinnovo contrattuale la materia degli appalti, offrendo continuità occupazionale a decine di migliaia di lavoratori che oggi rischiano di trovarsi disoccupati ad ogni cambio di commessa – prosegue il sindacalista.
“Disciplinare questa materia rappresenta una norma di civiltà e di corretta competizione sul mercato. E’ inaccettabile che le aziende affrontino i
problemi posti dalla crisi scaricando tutti i costi sui lavoratori attraverso gare di appalto ed esternalizzazioni basate sul principio del cottimo e che scatenano una competizione che premia le aziende che pagano di meno i lavoratori, sino ad arrivare all’utilizzo di lavoro nero e irregolare o a sfruttare unicamente gli incentivi statali e regionali.”
“A tutto questo il 17 settembre i lavoratori del settore risponderanno compatti confidando che la parte migliore delle imprese convenga sulla necessità di introdurre serie regole nella tutela del lavoro – continua Azzola. Se è devastante perdere il lavoro a causa della crisi industriale è del tutto inaccettabile perderlo non perché il lavoro non c’è ma perché viene spostato in un’altra regione o in un altro Paese nell’ottica che meno certezze hanno i lavoratori più basso sarà il loro costo.”
“Chiediamo a Asstel, in linea con quanto chiesto dal Governo alle parti sociali, invito accolto da Confindustria, di riaprire il tavolo negoziale per individuare soluzioni in grado di far crescere la produttività salvaguardando l’occupazione che oggi rappresenta la vera priorità del Paese. Come afferma il Presidente del Consiglio Monti, abbiamo di fronte un autunno difficile, al senso di responsabilità delle imprese si aggiunge la responsabilità di non farlo diventare un autunno pieno di contrasti sociali.”

Almaviva: L'incontro tra azienda e sindacati alla Regione Lazio non ha sortito alcun accordo


13 settembre 2012
Sono rimasti fermi nelle rispettive posizioni i rappresentanti di Almaviva Contact e quelli delle organizzazioni sindacali di categoria che si sono incontrati oggi alla Regione Lazio, alla presenza di esponenti dell’Assessorato del Lavoro, per discutere della decisione del gruppo impegnato nel settore dei call center di attivare la procedura di cassa integrazione straordinaria (cigs) per i 632 lavoratori della sede di via Lamaroa Roma .E ora i sindacati minacciano “iniziative di lotta”.

L’azienda si è detta “consapevole che fra i 632 lavoratori vi sono anche persone che hanno sempre operato in maniera adeguata, ma gli indicatori del sito in questione, paragonati a quelli presenti in altri centri del Gruppo producono un impatto che incide negativamente sul conto economico per un 34% rendendo impossibile raggiungere il necessario equilibrio”.

Il gruppo di proprietà della famiglia Tripi ha poi respinto l’accusa di “volere spostare commesse al Sud al fine di ottenere incentivi pubblici per aumentare i propri utili”. Ha inoltre ribadito che “al fine di evitare strumentalizzazioni, rinuncerà a qualunque contributo o agevolazione che dovesse derivare dal trasferimento delle commesse in questione presso altri siti produttivi, o, in alternativa, utilizzerà integralmente i benefici in questione per premiare i dipendenti più meritevoli”.

Attivo regionale delle rsu e dei quadri delle aziende delle tlc siciliane

Palermo 10 settembre 2012

L’attivo regionale dei delegati ed RSU della Aziende di TLC Siciliane, riunitosi giorno 10 settembre, alla presenza del compagno Michele Azzola, per dibattere sulle motivazioni dello sciopero generale del prossimo 17 settembre, esprime la propria ferma e decisa contrarietà alla scelta del gruppo Almavavia di aprire le procedure di CIGS ed il conseguente licenziamento di circa 600 lvoratori della sede di vila lamaro a Roma.

Ancora una volta il management di Almaviva cerca di scaricare sui lavoratori la propria incapacità e la loro inefficienza nella gestione della azienda.

A tal proposito appare particolarmente sconcertante ed inquietante quanto affermato dalla azienda nel suo comunicato stampa nel quale, in buona sostanza, si accusano i lavoratori di essere dei “fannulloni”.

Sappia almaviva che se non si recedrà da quanto prospettato, troveranno nei lavoratori Siciliani non solo la pura e semplice solidarietà, ai lavoratori di Roma, ma anche la loro totale disponibilità ad iniziative di lotta e di mobilitazione.


Il sindacalista puo' dire 'sbruffone' al datore di lavoro che minaccia tagli

Il sindacalista preoccupato per le sorti dell'azienda minacciata dai tagli puo' reagire con il datore di lavoro dandogli dello 'sbruffone'. Parola di Cassazione che ha convalidato l'illegittimita' del licenziamento inflitto ad Angelo C., dipendente sindacalista della Security Corps nella capitale, che si era visto licenziare dopo essersi rifiutato di ricevere la documentazione relativa alla procedura di mobilita' e dopo avere reagito con l'amministratore unico della societa', dandogli appunto dello 'sbruffone'.


Secondo la sezione Lavoro (sentenza 15165), il sindacalista giustamente era stato reintegrato dal momento che la Corte di merito aveva evidenziato come "il comportamento contestatogli non aveva determinato un danno d'immagine, come supposto dalla parte datoriale, e aveva escluso che la sanzione inflitta potesse considerarsi proporzionata all'addebito".


Inutile il ricorso del'azienda contro la decisione della Corte d'appello di Roma - novembre 2009 - volto a dimostrare che l'atteggiamento di Angelo C. dimostrava "avversione e conflittualita'". La Suprema Corte ha repinto il ricorso dell'azienda e ha sotttolineato che il licenziamento inflitto al dipendente sindacalista "non era sorretto da giusta causa o da giustificato motivo". Quanto poi all'espressione utilizzata, pure censurabile "sul piano disciplinare", era inquadrabile nell'ambito "di una aspra protesta istintiva che il dipendente aveva manifestato nella sua veste di sindacalista a fronte di scelte imprenditoriali di riduzione di personale e in un momento di particolare conflittualita' tra le parti".


Fastweb, 400 milioni nella fibra


400 milioni di euro. Tanto investirà Fastweb per espandere la propria rete Ngan (Next Generation Access Network) sino a raggiungere con la propria banda ultra larga il 20% delle famiglie e imprese italiane a fine 2014. Entro tale data, circa 5,5 milioni di famiglie e imprese saranno collegate alla banda ultra larga: una combinazione dell’attuale rete Ftth (Fiber to The Home) e di tecnologie Ftts (Fiber to the Street Cabinet, detto anche FttCab) che permette già oggi di raggiungere velocità di connessione sino a 100 megabit al secondo e che nel futuro porteranno a velocità sino a 400 megabit al secondo.

I 400 milioni per i nuovi collegamenti in Ftts, si vanno ad aggiungere ai circa 1,6 miliardi di euro di investimenti in innovazione ed infrastruttura pianificati dall’operatore sui prossimi quattro anni. Con tale impegno, la società intende rafforzare la leadership qualitativa sulla banda larga e offrire a sempre più clienti l’accesso all’Internet più veloce del mercato.

Il Consiglio di amministrazione di Swisscom ha approvato oggi i fondi per finanziare la prima fase dell’espansione della rete, deliberando i primi 130 milioni di investimento.

“La tecnologia Fiber to the Street rende disponibili velocità prima possibili solo con la fibra ottica sin dentro alla casa del cliente - spiega Carsten Schloter, amministratore delegato di Swisscom e presidente di Fastweb - Swisscom ha dimostrato il potenziale della tecnologia Ftts in Svizzera, dove nella cittadina di Riggisberg a giugno di quest’anno sono stati raggiunti i 400 Megabit al secondo in un test operativo. Siamo felici che Fastweb, che Swisscom ha acquisito principalmente per l’innovativa infrastruttura, da oggi ricominci ad ampliare la sua rete a banda ultra larga con una tecnologia così performante. Con questo importante investimento nella realizzazione della rete di nuova generazione, Swisscom ribadisce e rilancia il proprio impegno come investitore nel mercato italiano delle telecomunicazioni ”.

La rete di Fastweb si fonda sulla fibra ottica: dalla sua nascita l’operatore ha investito 6 miliardi per realizzare la propria infrastruttura, che già oggi raggiunge circa 2 milioni di famiglie, piccole e grandi aziende con velocità di 100 megabit al secondo. Grazie a questo patrimonio di infrastruttura e grazie all’innovazione che da sempre contraddistingue la società, è oggi possibile per l'operatore avviare il completamento nazionale della sua rete Ngan. Tramite la stesura di ulteriori 5.000 km di fibra ottica dalle centrali agli armadi di strada e l’installazione dei relativi apparati, 3,5 milioni di case e imprese italiane saranno raggiunte in tecnologia Vdsl2, utilizzando nel tratto che separa la casa del cliente dall’armadio il sub loop unbundling, (ovvero l’accesso all’ultimo segmento del doppino in rame). Si tratta di una architettura cosiddetta Fiber To the Street (Ftts), già in fase di realizzazione con successo sul territorio svizzero da parte del gruppo Swisscom, di cui Fastweb fa parte. Rispetto alla soluzione che prevede l’arrivo della fibra fino a casa del cliente, l’Ftts presenta notevoli vantaggi in termini di rapidità di realizzazione della infrastruttura, capillarità e copertura della rete a parità di investimenti e minori disagi per i cittadini.

Più nel dettaglio, la realizzazione della rete prevede la stesura da parte di Fastweb di fibra ottica dalle centrali Telecom Italia sino agli attuali armadi di strada, con minimo ricorso agli scavi e principalmente con posa di fibra in infrastrutture esistenti senza pertanto procurare disagi per i comuni e le città coinvolti. In corrispondenza dell’armadio Telecom sarà realizzato un armadio Fastweb. Per limitare al massimo l’ingombro su strada e l’impatto visivo nei centri storici, sono state individuate soluzioni di interramento degli armadi. L'operatore installerà nel proprio armadio una centralina Vdsl2 alla quale saranno collegati i clienti che, a loro volta, verranno dotati di un apposito modem, mentre non sarà necessaria alcuna attività di scavo e di cablatura dei condomini.

Il piano nazionale prevede una prima fase di sviluppo con il completamento entro il 2014 della copertura delle città di Roma, Torino, Genova, Venezia, Firenze, Palermo, Trieste, Bari, Bologna, Verona, Ancona, Brescia, Monza, Livorno, Reggio Emilia, Padova, Como, Bergamo, Pisa, mentre a Milano si continuirà con l’utilizzo già diffuso dell’Ftth. Già alla fine del 2012, 40.000 famiglie italiane potranno godere dei vantaggi dei nuovi servizi a banda ultralarga Fastweb in Ftts.



Poste: Sindacati denunciano a commissione garanzia comportamento Poste Italiane su sciopero 12 ottobre

“Le OO.SS. Slc CGIL, Slp CISL e Failp CISAL in occasione dello sciopero delle prestazioni straordinarie proclamato dal 14/9 al 13/10/2012 e dello sciopero generale del 12/10/2012 in Poste Italiane, hanno segnalato e denunciato alla Commissione di Garanzia per l’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali il grave comportamento di Poste Italiane che, in aperta violazione della Legge 146/90, non informa adeguatamente, almeno 5 giorni prima, l’ utenza circa le modalità di funzionamento dei propri servizi in occasione del legittimo sciopero.” Lo annuncia una nota unitaria dei segretari generali di Slc Cgil, Slp Cisl e Failp Cisal.


“Tale atteggiamento – prosegue la nota - porta gravi ripercussioni sui lavoratori ai quali l’Azienda tenta di limitare il libero esercizio di un diritto costituzionale (lo sciopero) minacciandoli addirittura di sanzioni disciplinari al verificarsi di discussioni tra utenti - non informati - e lavoratori in sciopero all’interno degli uffici postali.”


12 settembre 2012

Almaviva Contact: 13 settembre sciopero e presidio davanti la Regione Lazio

In occasione dell’incontro in Regione Lazio del 13 settembre alle ore 16.00, giornata di sciopero per intero turno, invitiamo tutti i lavoratori ad incontrarci dalle ore 11.00 davanti la sede di via Lamaro.

Parleremo dell’incontro svoltosi il 12 settembre presso la UNIndustria.

RICORDIAMO IL PRESIDIO DALLE ORE 15.00 DAVANTI LA REGIONE LAZIO ( p. Oderico da Pordenone).

VI ASPETTIAMO TUTTI


RSU ALMAVIVA CONTACT ROMA


Tlc, Almaviva: Azzola (Slc Cgil), azienda ritiri progetto chiusura sede romana


“Il sito romano di Almaviva non deve chiudere e nessun lavoratore dovrà essere licenziato- così Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil in merito alla procedura aperta dall’azienda che colloca in cassa integrazione 630 lavoratori per chiusura dell’unità produttiva di via Lamaro, determinandone sin da oggi il licenziamento alla fine della cigs.

“Domani nel corso dell’incontro in Regione, che ha convocato le parti nell’ambito della procedura, il sindacato chiederà all’azienda di ritirare il progetto di chiusura del sito romano ed avviare una trattativa sul futuro dell’intera azienda e degli oltre 10.000 dipendenti. Ci aspettiamo che le istituzioni Regionali supportino i lavoratori nell’obiettivo di salvaguardare il sito produttivo nel suo complesso.”

“E’ inaccettabile – prosegue il sindacalista - che dopo aver governato congiuntamente gli effetti della crisi, attraverso l’utilizzo dei contratti di solidarietà su più unità produttive, l’azienda decida unilateralmente di lasciare a casa centinaia di giovani che, con la stabilizzazione dei contratti a progetto intervenuta nel 2007, erano convinti di avere un lavoro sicuro. Non siamo in presenza di calo dei volumi o dell’assenza di commesse, ma di una scelta imprenditoriale finalizzata a spostare le attività oggi gestite presso il sito di via Lamaro in altre unità produttive per scelte assolutamente incomprensibili.”

“Se l’azienda non ritornerà sui suoi passi – conclude Azzola - la vertenza si amplierà coinvolgendo, nelle prossime iniziative di lotta, tutti i lavoratori del gruppo.”

11 settembre 2012

Cellulari ultima generazione: Interferenze Lte-Tv

Da gennaio in Italia ci sarà l’Lte, la rete cellulare a banda larga di quarta generazione, che sembrerebbe essere la novità portante del nuovo iPhone 5, in uscita mercoledì 12.

Ma se così fosse allora ci sarà un grosso problema tra melafonini e tv italiane. Perché i due segnali viaggeranno sulle stesse frequenze. Le interferenze saranno di due tipi: un oscuramento totale della tv nelle zone molto vicine alle antenne Lte e un disturbo delle immagini in alcune zone che sono più lontane.

Il problema di fondo per chi produce dispositivi mobili è che nei vari Paesi del mondo le frequenze sulle quali vengono oppure saranno erogati i servizi di connettività mobile con tecnologia LTE sono diverse. Si calcola che potrebbero essere almeno 36 le differenti bande di frequenza utilizzate nelle varie nazioni. In Italia LTE sarà offerta su quattro lotti di frequenza: 800, 1.800, 2.000 e 2.600 MHz. Mentre i 2.000 MHz sono stati sostanzialmente “snobbati” in sede d’asta, l’interesse si è concentrato soprattutto sugli 800 MHz: utilizzando tali frequenze, le società di telecomunicazioni possono allestire una rete mobile a banda larga di nuova generazione controllando i costi: gli investimenti sono più contenuti rispetto alle altre bande. E soprattutto, avendo la possibilità di offrire una miglior copertura sul territorio: sulle stesse frequenze viaggia il segnale tv.

Per rimediare bisogna installare un filtro, da 10 euro per le interferenze più comuni e da 130 euro per quelle causate da antenne Wind che usano un blocco particolare di frequenze, adiacente alle tv. Il filtro più costoso rimedia anche alle interferenze più comuni. Ma chi paga?

Alessandro Longo sul quotidiano la Repubblica spiega che:

Il governo – che conosce il problema – ha messo nero su bianco una soluzione. Imporrà agli operatori di tlc di pagare per proteggere i televisori degli italiani dall’onda di disturbo. Saranno gli operatori di tlc a mandare, cioè, gli antennisti sui tetti delle case colpite dal problema perché modifichino l’impianto tv con filtri speciali (che bloccano i segnali Lte). L’obbligo entrerà in vigore con il decreto legge DigitItalia previsto per settembre. Questo decreto istituirà un fondo pagato da Telecom Italia, Vodafone e Wind per i lavori, che secondo stime dei tecnici del ministero allo Sviluppo economico riguarderanno il 3-4 per cento delle antenne. L’operatore Tre Italia, invece, non è coinvolto perché non userà le frequenze 800 mhz per l’Lte (quelle appunto bersaglio delle interferenze).

La società trasferita all’estero può essere dichiarata fallita in Italia: tutelati tutti i dipendenti


Studio Legale Avv. Angelo Greco
Con un precedente coraggioso e interessante (nel quale, peraltro, ho avuto l’onore di difendere gran parte dei dipendenti), il Tribunale di Cosenza [1] ha dichiarato il fallimento di una società nonostante avesse già trasferito la propria sede all’estero.
La società aveva dimostrato gravi indici di insolvenza già quando era in Italia, interrompendo tutti i pagamenti nei confronti dei propri creditori e cedendo tutte le proprie consistenze patrimoniale. Nello stesso tempo, si era cancellata dal registro delle imprese italiano e aveva spostato la propria sede sociale in uno Stato extracomunitario (nella fattispecie la Moldavia).
Se le cose fossero rimaste così, i creditori avrebbero visto sfumare ogni speranza di recuperare i propri crediti, non potendo presentare dichiarazione di fallimento nei confronti di una azienda che ha sede all’estero. I giudici italiani infatti hanno giurisdizione sulle società la cui sede è stabilita nel territorio italiano.
In particolar modo, sarebbero rimasti privi di tutela i lavoratori dipendenti i quali, solo in caso di fallimento del datore di lavoro in Italia, avrebbero ottenuto il pagamento del TFR e delle ultime tre mensilità da parte del Fondo di Garanzia presso l’Inps.
Ma le cose non sono andate così. Il tribunale ha accertato che il trasferimento della sede della società era solo “fittizio“. Esistevano infatti una serie di circostanze [2] che facevano ritenere che la società avesse preordinato il tutto per scopi diversi da quelli di una normale operazione societaria. Insomma, la cancellazione dal registro delle imprese italiane e lo spostamento in Moldavia erano solo “sulla carta“.
Così il tribunale di Cosenza ha dichiarato che il trasferimento della sede di una società in uno Stato extracomunitario non esclude la giurisdizione italiana quando tale trasferimento sia stato solo fittizio. In parole più semplici, sono competenti a dichiarare il fallimento non i giudici stranieri ma quelli italiani, cui i creditori si possono quindi rivolgere per chiedere tutela.


[1] Trib. Cosenza, sent. n. 26/2012, depositata il 26.07.2012.
[2] Per esempio: il Ministero della Repubblica Moldava aveva attestato che l’azienda non era registrata nel Registro Statale delle persone giuridiche; dopo il trasferimento, l’azienda – per il tramite del suo procuratore generale, che in realtà non era che un amministratore di fatto – aveva continuato a svolgere operazioni commerciali in Italia; presso la sede estera, in realtà, non veniva scolta alcuna attività d’impresa o commerciale.

Credito d'imposta per l'assunzione di lavoratori svantaggiati.

Scatterà lunedì prossimo l'ora x per usufruire del credito d'imposta per l'assunzione di lavoratori svantaggiati. Le istanze potranno essere presentate solo dai datori di lavoro con sede legale o operativa in Sicilia che nel periodo tra il 14 maggio 2011 e il 1°giugno 2012 hanno assunto, a tempo indeterminato, soggetti svantaggiati residenti nell'isola. Per la concessione del bonus è necessario, inoltre, che le assunzioni determinino un incremento di lavoratori a tempo indeterminato rispetto alla media degli ultimi dodici mesi. Le risorse disponibili sono 65 mln di euro e saranno erogate sotto forma di bonus fiscale.

Alle aziende spetta un incentivo pari al 50% dei costi salariali sostenuti. Il beneficio dura 12 mesi per i lavoratori svantaggiati e 24 per i molto svantaggiati. Le richieste potranno essere presentate, esclusivamente per via telematica, sino al 31 ottobre e saranno esaminate seguendo l'ordine cronologico di invio e sino a esaurimento del plafond disponibile. È prevista, inoltre, una seconda tranche di finanziamento, in presenza di risorse residue o ulteriori finanziamenti, per le assunzioni effettuate tra il 2 giugno 2012 e il 13 maggio 2013: i termini per le richieste saranno comunicati successivamente.

L'iter di presentazione delle istanze è del tutto informatizzato e richiede l'utilizzo di una casella di posta elettronica certific! ata e della firma digitale, collegandosi al portale internet d! ell'assessorato regionale del Lavoro (www. regione. sicilia. it/lavoro). La procedura è stata illustrata nel corso del tavolo tecnico organizzato dall'assessorato con i consulenti del lavoro della Sicilia orientale e ospitato ieri nella sede di Catania della Presidenza della Regione. «Facendo economia con le risorse disponibili - ha affermato l'assessore Beppe Spampinato - siamo riusciti a recuperare 65 mln di euro che abbiamo immediatamente messo a bando per l'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori svantaggiati e molto svantaggiati. È un'iniziativa anticiclica a sostegno dell'imprese e dei lavoratori siciliani".

«Abbiamo voluto incontrare i consulenti del lavoro della Sicilia orientale - ha concluso l'assessore - per illustrare le procedure e affinare i meccanismi, in vista del 17 settembre».


Lavoratori salvaguardati - Messaggio Inps n. 13343 del 9 agosto 2012 -

Care/i compagne/i,

come sapete continuiamo a batterci per una soluzione previdenziale rivolta a tutti i lavoratori interessati, scelta che il Governo si rifiuta di fare. Questa necessità ed urgenza è stata nuovamente ribadita di recente unitariamente da CGIL CISL e UIL. In una nota le organizzazioni sindacali, inoltre, hanno chiesto che anche quelle forze politiche che hanno riconosciuto la necessità di dare soluzioni a questa grande emergenza sociale siano conseguenti agli impegni più volte assunti.

La presente nota riguarda il messaggio INPS n. 13343 del 9 agosto 2012 relativo ai primi 65.000 lavoratori salvaguardati.

Per quanto riguarda i 55.000 derogati dall’art. 22 del decreto legge n. 95/2012, convertito nella legge 135/2012, faremo un primo commento, tenendo conto che per l'applicazione di questo articolo sarà necessario attendere l'emanazione del decreto interministeriale appositamente previsto. Il decreto dovrebbe essere emanato entro il 14 ottobre.

Per facilitare il lavoro di chi opera allo sportello abbiamo predisposto delle slides che riassumono in maniera semplice e sintetica le categorie dei beneficiari della deroga e le condizioni per accedere alla deroga stessa, i requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia e di anzianità previsti dalla normativa precedente il decretolegge 201del 2011,il monitoraggio ed i criteri di selezione dei 65000, alcuneindicazioni operative.

Messaggio INPS 13343 del 9 agosto 2012

CONTINUA A LEGGERE...

09 settembre 2012

Rinnovo Contratto Nazionale Tlc: L'importanza di esserci e partecipare


Si stanno ormai concludendo su tutto il territorio italiano le assemblee per il rinnovo contrattuale Nazionale delle TLC che alla fine ci porterà allo sciopero del 17 settembre. Forti distanze separano le Associazioni Sindacali dalle Aziende che, non curanti di nessun tipo di interesse per i lavoratori e di una loro crescita, continuano a proporre soluzioni non accettabili ne dalla forza lavoro, ne dalle Parti Sociali. Adeguamento salariale, appalti, delocalizzazioni sono i nodi critici che porterebbero a totale collasso il mondo dei call center e potrebbero avere pesanti ricadute sui lavoratori.
La richiesta sindacale, in merito al rinnovo, è quella di mettere delle clausole verso i committenti in modo da poterli responsabilizzare sempre più in quei casi di crisi degli outsourcer e quindi di garantire che la commessa non ''voli via'' ma rimanga sul territorio garantendo posti e lavoro.
Importante è ottenere un forte contratto che dia sicurezza, dignità e lavoro in tutti quei casi dove a torto o a ragione le aziende decidano di licenziare o chiudere le proprie attività. Un esempio di questi giorni ci viene dato dai lavoratori romani di Almaviva, sede di via lamaro, che stanno per essere licenziati con il trasferimento del lavoro in Calabria, dove il costo è minore grazie agli interventi regionali. (leggi post)
In merito agli appalti le Proprietà non hanno proferito parola e si è giunti pure al paradosso di richieste aziendali in merito agli orari effettivi di lavoro ed a chiedere una maggiore flessibilità agli addetti. Quindi pagati poco, sfruttati sempre con orari e turni insostenibili e massacranti.
A tal proposito diciamo basta ad un certo tipo di politica datoriale dove i lavoratori non possono sempre essere l'unico mezzo di risparmio delle Società.
Quello che sta succedendo oggi con la rottura dei tavoli negoziali è davvero molto grave. Non avere un contratto collettivo o, ancora peggio, averne uno separato significa non avere tutele e regole chiare su quello che può fare e decidere un' azienda.
Per questo e per tanto altro è fondamentale essere presenti ed uniti contro ogni tipo di ingiustizia ed arroganza dei "Padroni"
Salvo Moschetto
Slc Cgil Catania

Call center, licenziamenti alla 4U: I sindacati chiedono un tavolo istituzionale


www.livesicilia.it
PALERMO. I sindacati delle telecomunicazioni hanno chiesto un incontro urgente al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, alla task force regionale per l’occupazione e al sindaco di Palermo per discutere dei 101 licenziamenti 4U. I sindacati chiedono l'apertura dei tavoli istituzionali per "riportare la vertenza in una logica di assoluta trasparenza con la definizione di un chiaro piano industriale in grado di salvaguardare la tenuta aziendale e i livelli occupazionali".

Per i 101 dipendenti le procedure di mobilità sono state avviate il 13 giugno. E dalla graduatoria disposta di tutte le unità lavorative, ne sono stati licenziati già 19. Secondo quanto riportato dai sindacati, il call center 4U ha usufruito negli ultimi anni di incentivi nazionali e regionali, quali il progetto INLLA, la Legge 407, la defiscalizzazione degli oneri sociali sulla stabilizzazione prevista dalla circolare Damiano e di agevolazioni per l'assunzione di lavoratori in apprendistato e categorie protette. A questo si aggiungono, negli ultimi anni, bilanci aziendali progressivamente in attivo, fino al 2011. Per questo i sindacati dicono no ai licenziamenti.

"Alla luce delle variabili economiche, degli incentivi pubblici e dei volumi di attività previsti non si giustificano assolutamente i licenziamenti dei lavoratori, i quali potranno beneficiare soltanto dell'indennità di disoccupazione - hanno scritto in una nota i segretari provinciali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl. Tra l'altro, risulta da informazioni assunte presso i committenti che non è previsto alcun decremento dei volumi di attività, anzi si prevede un incremento".

Secondo i sindacati esistono vie di uscita per l'azienda. Per esempio, una pluralità di strumenti di flessibilità agli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà e cassa integrazione in deroga) che produrrebbero un recupero dei costi per circa 900.000 euro su una presunta sofferenza di 730.000 euro, a cui sono state aggiunte alcune proposte di flessibilità contrattuali incidenti su ferie, permessi e orari di lavoro, e la possibilità di prevedere l'istituto della mobilità volontaria a fronte di un incentivo all'esodo. Ma l’azienda, fanno sapere, va avanti con la sua decisione, "Noi adesso - aggiungono - aspettiamo la convocazione".

Dichiarazione di Emilio Miceli
Segretario generale Slc Cgil nazionale

"La Cgil non sottoscrivera' alcun accordo che preveda il licenziamento delle persone e chiedera' formalmente di capire quale relazione ci sia tra la ragnatela di piccoli call center di fortuna che stanno nascendo sotto impulso aziendale e le commesse di grandi operatori come Wind e Vodafone."

"Vogliamo sapere se Wind e Vodafone hanno autorizzato questi subappalti a cascata che portano alla memoria quel vecchio e stagnante mondo che fu a Palermo tipico del settore edile."

"Sulla pelle di tanti lavoratori si sta svolgendo un gioco al massacro che siamo intenzionati a respingere con fermezza - ha dichiarato Emilio Miceli, segretario generale di Slc Cgil nazionale, nel corso dell'assemblea dei lavoratori che si e' svolta, stante il diniego aziendale, fuori dai cancelli.

"Non ricorreremo preso il giudice per comportamento anti sindacale: la maleducazione del manager e' per noi al momento secondaria rispetto ai danni che sta causando - ha concluso Miceli.

Cassazione: illegittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuta il part time


La cassazione, con sentenza nr. 14833 dello scorso 4 settembre 2012, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento imposto al lavoratore per il rifiuto di quest’ultimo, di modificare l’orario di lavoro in part -time.
Il caso ha riguardato un lavoratore che proponeva giudizio per ottenere la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimatogli dalla società per essersi rifiutato di modificare il proprio orario di lavoro.
Sia il tribunale di primo grado che la Corte di Appello, annullavano il licenziamento intimato per mancanza di giusta causa o giustificato motivo ordinando alla detta società di reintegrare il lavoratore nel proprio posto di lavoro e condannandola al pagamento delle retribuzioni non corrisposte dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegra sulla base della retribuzione globale di fatto pari ad euro 989,46 oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.
La società ricorreva in Cassazione. Secondo gli Ermellini, è pacifica la ricostruzione desunta dai documenti ritualmente acquisiti al processo, da cui emergeva che il licenziamento era stato adottato non già per ragioni inerenti all’attività produttiva – come sostenuto nell’appello dalla società – ma perché il lavoratore si era rifiutato di modificare l’orario di lavoro. Tuttavia, non è possibile motivare un licenziamento accampando la scarsa flessibilità del lavoratore nell’accettare nuovi orari di lavoro. Per questi motivi, il licenziamento è da considerarsi illegittimo con reintegra del lavoratore.