22 maggio 2013

L'Italia del lavoro è in ginocchio


L'Italia del lavoro è in ginocchio. Disoccupati, precari e sfiduciati sono ormai la maggioranza nel paese. Lo dice chiaramente il rapporto annuale Istat.

Le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo, afferma l'Istituto di statistica sono quasi 6 milioni, se ai 2,74 milioni di disoccupati si sommano i 3,08 milioni di persone che si dichiarano disposte a lavorare anche se non cercano (tra loro gli scoraggiati), oppure sono alla ricerca di lavoro ma non immediatamente disponibili.

Il calo dell'occupazione si accompagna a una polarizzazione delle tipologie contrattuali. Il lavoro standard, cioè quello a tempo indeterminato full time, continua a diminuire (-5,3% dal 2008 equivalente a 950mila unità e -2,3% nell'ultimo anno pari a -410mila unità), soprattutto per le fasce di età fino ai 49 anni.

Secondo l'Istituto di statistica, l'Italia, tra l'altro, ha 'la quota più alta d'Europa' di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet, arrivati a 2 milioni 250 mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. Basti pensare che in un solo anno sono aumentati di quasi 100 mila unita'.

Aumentano invece l'occupazione part time a tempo indeterminato (+16,4% pari a 425mila unità dal 2008; +9,1% nel 2012 pari a 253mila unità) e quella atipica, ossia a tempo determinato e collaboratori (0,7% in più dal 2008 equivalente a 20mila unità; +3,3% pari a 89mila unità nel 2012).

Per di più, si allunga la durata della disoccupazione. Le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi sono aumentate dal 2008 di 675mila unità, riferisce l'Istat nel suo rapporto annuale, e rappresentano nel 2012 il 53% del totale contro una media Ue a 27 del 44,4%. La durata media della ricerca è pari nel 2012 a 21 mesi (15 mesi nel Nord e 27 mesi nel Mezzogiorno) e arriva ai 30 mesi per chi è in cerca di prima occupazione.

La situazione è critica sopratutto per i giovani. Solo il 57,6% dei giovani laureati o diplomati italiani lavora entro tre anni dalla conclusione del proprio percorso di formazione. E' quanto emerge dal Rapporto annuale dell'Istat nel quale si ricorda che l'obiettivo europeo nel 2020 e' fissato all'82% mentre il valore medio europeo dell'indicatore nel 2011 e' stato pari al 77,2%. In Italia, l'indicatore e' al 57,6% quasi 20 punti percentuali in meno.

La conseguenza è che sono ormai quasi 15 milioni a fine 2012 gli individui in condizione di deprivazione o disagio economico, circa il 25% della popolazione (40% al Sud). Nel rapporto Istat cui si sottolinea che in grave disagio sono invece 8,6 milioni di persone, cioè il 14,3%, con un'incidenza più che raddoppiata in 2 anni (6,9% nel 2010).

Esodati. Pensioni flessibili e quota 97. Rebus penalizzazioni

Pensioni flessibili e quota 97: il rebus penalizzazioni. Pensioni flessibili, ritorno all’epoca pre Fornero per sanare il problema esodati, cioè a quota 97 (62 anni + 35 di contributi) con penalizzazioni economiche. Nell’impianto della controriforma annunciata prima dal premier Letta e confermata dal ministro del Lavoro Giovannini, il problema resta il solito, le risorse.
Il progetto più avviato riprende quello dell’ex ministro Damiano e dell’attuale sottosegretario all’Economia Baretta:: una decurtazione del 2 per cento per ogni anno di distanza dalla soglia dei 66, attuale limite per l’uscita di vecchiaia, che poi si ribalterebbe in un analogo incentivo all’uscita ritardata.
Tuttavia, se un lavoratore potrebbe accettare la decurtazione pur di non rimanere nel guado dei senza stipendio (perché espulsi dal circuito lavorativo) e senza pensione (per la mancanza di requisiti), il governo, per mutare indirizzo senza intaccare i saldi finanziari attuali, dovrebbe imporre penalizzazioni altissime.


Vinyls, gli operai risalgono in cima alla torre

E' passato poco più di un anno e i lavoratori della Vinyls salgono di nuovo sopra la torre della fabbrica di Porto Marghera. Una protestare che riparte data l'assoluta incertezza del futuro occupazionale degli operai.

L'ultima proroga dell’amministrazione straordinaria, concessa dal tribunale di Venezia, è infatti scaduta il 15 maggio scorso e il tribunale, come annunciato, dovrà ora procedere al fallimento immediato, salvo il tempo necessario per completare le operazione di svuotamento e demolizione degli impianti.

Da stamane sono tornati sul ballatoio della torre a circa 150 metri d'altezza almeno tre lavoratori tra cui la 'storica' occupatrice del sito Nicoletta Zago. Altri colleghi – informa l'Ansa - si stanno adoperando per inviare il minimo necessario per occupare la torre dello stabilimento, dalla tenda ai sacchi a pelo nonché cibo e striscioni per comunicare quanto sta accadendo.

Proprio nei giorni scorsi c'era stato un incontro “tra sindacati, azienda, sindaco di Venezia, commissari delegati alla gestione della vicenda nonché aziende interessate all'acquisto di rami d'impresa che non aveva sortito soluzioni al caso” come ricorda Riccardo Coletti dei chimici della Cgil.

“Nel corso dell'incontro i sindacati - rileva Coletti - avevano chiesto che, qualora la vicenda non fosse stata chiusa positivamente, venisse riconosciuta la Cig agli addetti e il loro impiego in lavori socialmente utili”.

SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

In Italia ogni anno risultano denunciati all'Inail circa 800.000 infortuni. Le cifre ufficiali non rappresentano però la realtà che è ancora più drammatica in quanto:
nelle statistiche sulle “morti bianche” vengono conteggiati solo gli infortuni sul lavoro e mai anche le morti per malattie professionali : 46.000 casi denunciati ogni anno con circa 200 decessi e una grande parte sommersa di cui non si conoscono le dimensioni.
Nei dati ufficiali dell’Inail relativi ai morti sul lavoro o per il lavoro non rientrano coloro per i quali l’istituto non eroga le prestazioni per mancanza di eredi.
I dati non tengono conto degli infortuni che non vengono denunciati, che sono tra il 10 e il 20% del totale.
Lo stesso Istituto assicuratore infatti stima in almeno 200 mila l’anno gli infortuni che non vengono mai denunciati. È un fatto ampiamente accertato che in gran parte dell'Italia e in tutte le aree meno sviluppate d'Europa gli infortuni meno gravi si risolvono in molti casi senza il ricorso alle forme assicurative pubbliche, presso le quali spesso i lavoratori non vengono nemmeno registrati. E ciò dipende soprattutto dalla grande diffusione di lavoro nero e irregolare.
Infortuni e malattie professionali non sono una fatalità.
Sono sempre frutto di scarsa attenzione per le misure di prevenzione e di protezione che obbligatoriamente i datori di lavoro sono tenuti ad adottare nell'impresa per tutelare l'integrità psico-fisica dei propri dipendenti.
Per questo è essenziale che ogni lavoratore conosca quali sono i suoi diritti e i suoi doveri e per sapere come fare affinché il datore di lavoro, che è il responsabile della salvaguardia della salute dei lavoratori nell'azienda, attui i provvedimenti necessari a tale scopo.
Salute e sicurezza sul lavoro sono quindi un diritto fondamentale, ma se si verifica un infortunio o una malattia professionale, è necessario che sia anche rispettata la legge che prevede la tutela assicurativa obbligatoria a favore del lavoratore infortunato o ammalato.
L'assicurazione INAIL è regolata dalle norme contenute nel Testo Unico delle disposizioni sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali (T.U. n.1124/65), nel Decreto legislativo n.38/2000 e da disposizioni speciali (lavoratori domestici, casalinghe, medici radiologi, ecc.).
Nel Testo Unico e nel Decreto legislativo n.38/2000 sono specificati i soggetti che devono essere assicurati e gli infortuni e le malattie per i quali viene riconosciuta la causa lavorativa.
L'INAIL tutela anche i lavoratori che si infortunano durante il viaggio di andata e ritorno dal luogo di lavoro (infortunio in itinere).
Il lavoratore che si infortuna sul lavoro o contrae una malattia professionale ha diritto ad usufruire delle prestazioni INAIL anche se il datore di lavoro non lo ha assicurato.

Sono tutelati dall'INAIL tutti coloro che, addetti ad attività rischiose, svolgono un lavoro comunque retribuito alle dipendenze di un datore di lavoro, compresi i sovrintendenti ai lavori, i soci di società e cooperative, i medici esposti a RX, gli apprendisti, i dipendenti che lavorano a computer e registratori di cassa e

   - gli artigiani ed i lavoratori autonomi dell'agricoltura
   - i lavoratori appartenenti all'area dirigenziale
   - gli sportivi professionisti
   - i lavoratori parasubordinati

Alcatel Lucent non rispetta impegni, governo intervenga

“Continua l'incertezza per le lavoratrici e i lavoratori di Alcatel Lucent. Malgrado gli impegni assunti nell'accordo raggiunto l'anno scorso al ministero dello Sviluppo Economico, la multinazionale franco-americana non presenta ancora un piano industriale". Lo annuncia Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del gruppo Alcatel Lucent al termine dell'incontro svoltosi oggi a Roma presso il Mise. "Come Fiom giudichiamo grave il fatto che l'azienda non renda i lavoratori partecipi dei suoi progetti relativi alle proprie prospettive industriali - evidenzia il sindacalista - Un patrimonio tecnologico e intellettuale come quello relativo alle attività produttive della multinazionale in Italia non può rimanere senza prospettive per un tempo indefinito". Secondo la Fiom infatti "un'attesa troppo prolungata può vanificare i sacrifici già fatti dalle lavoratrici e dai lavoratori o, peggio ancora, può farci trovare di fronte a scelte già assunte e che scaricano sul nostro Paese effetti impropri, frutto di pressioni esercitate da altri paesi.”

“In particolare, riteniamo che il governo non possa assistere al progressivo deterioramento delle attività di Alcatel Lucent in Italia - sottolinea Potetti - Il governo incontri dunque il nuovo amministratore delegato che, da quando si è insediato, si è chiuso in un silenzio preoccupante, e rivendichi il rispetto degli impegni assunti dalla multinazionale.”

Anche rispetto al settore della Information and Communication Technology "risulta evidente - conclude il sindacalista - la necessità che il governo assuma una forte iniziativa di politica industriale e faccia sentire la sua voce per impedire il consolidarsi di scelte che, se non adeguatamente contrastate, possono impoverire drammaticamente il nostro tessuto industriale”.

L'accordo firmato nel giugno 2012 metteva in sicurezza l'occupazione e il perimetro dei siti aziendali grazie all'uso della Cigs per 12 mesi con possibilità di ulteriori 12 per i 700 lavoratori in esubero. In quell'occasione l'allora ceo di Alu, Ben Verwaayen, aveva promesso di allocare in Italia nuive attività di R & S all'interno di un piano indistriale che, stando alle denunce dei sindacati, non è mai stato presentato.

21 maggio 2013

Telecom, a due giorni dal cda sulla rete arriva l'ultimatum di Moody's. L'ex monopolista è quasi spazzatura.

Tegola su Telecom a quarantotto ore dal consiglio di amministrazione sulla societarizzazione della rete. Moody's, l’agenzia di rating che aveva già ridotto il giudizio sulla compagnia telefonica da Baa2 a Baa3 mantenendo l’outlook negativo, ha lanciato un nuovo segnale di sfiducia sull'ex monopolista.

Secondo l'agenzia, Telecom Italia “non raggiungerà alcune delle performance operative prefissate per il 2013, a riprova dei forti venti contrari che metteranno a dura prova la capacità del management di raggiungere i ratios finanziari necessari a mantenere il rating attuale”.

Un giudizio netto che trova spiegazione nei risultati “deludenti” del primo trimestre, che “riflettono le difficoltà che la società sta incontrando nel raggiungere le performance prefissate e quindi nel mantenere il suo rating attuale”. Secondo Moody's un’ulteriore pressione verso il basso del rating potrebbe svilupparsi qualora Telecom non mantenga l'obiettivo di riduzione del debito, stimato inferiore a 27 miliardi a fine 2013 (dai 28,3 miliardi al 31 dicembre 2012) e i suoi ratio finanziari non migliorino gradualmente in linea con il piano.

In sostanza, il report sembra come un ultimatum: o si cambia strada (“il rating attuale dipende dalla capacità del management di stabilizzare il calo dell'attività domestica e quindi sostenere il cash flow operativo”) o il taglio del rating sarà inevitabile. Con tutto ciò che potrà derivarne sulla capacità di finanziamento futuro da parte della società italiana, visto che il prossimo gradino è quello del junk, spazzatura.

Ieri il presidente Franco Bernabé ha incontro il presidente del Consiglio, Enrico Letta, in vista del cda di giovedì, che avrà al centro il tema dello scorporo della rete. Tra gli analisti c’è un moderato ottimismo sul raggiungimento dell’obiettivo: “Lo scorporo richiede tempi lunghi, ma riteniamo probabile la sua approvazione”, fanno sapere da Intermonte, dove invece c’è la sensazione che la situazione sia più complessa in merito alla possibile fusione con 3 Italia.

Così il rating sul titolo è “speculative buy” con target price a 0,75 euro, il che comporterebbe una rivalutazione di circa il 15% rispetto ai corsi attuali. Dello stesso avviso sono gli analisti di Equita Sim, secondo i quali proprio l’incontro tra Bernabé e Letta lascia immaginare uno stato avanzato del progetto di scorporo.

Il cda di giovedì dovrebbe occuparsi delle linee principali del progetto, dalla sostenibilità finanziaria alla definizione del perimetro della newco, per poi passare la palla agli azionisti, chiamati a un confronto serrato sui numeri dell’operazione e gli aspetti di governance.

Vede invece grigio nel futuro della compagnia telefonica, che ieri ha ridotto il target price da 0,68 a 0,58 euro, motivando la decisione con un cambio delle valutazioni relative alle attività in America Latina. Gli esperti, che sul titolo confermano il rating “reduce”, evidenziano che la rete fissa di Telecom non garantirà i redditi attesi dal management e che la Borsa valuta la società su multipli superiori a quelli dei principali competitor. Quanto al progetto di scorporo della rete, il giudizio è tranchant: “non si tratta di un catalizzatore per la valutazione”

Camusso, ripartire dai diritti cancellati dei lavoratori

'Il lavoro è la condizione primaria della vita di una persona, ma le politiche attuate fino a ora hanno cancellato i diritti dei lavoratori e bisogna ripartire da questo e da loro''. Lo ha detto questa mattina, a Barletta, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, partecipando a un incontro sul lavoro, organizzato dal sindacato e a cui partecipano anche i rappresentanti istituzionali della provincia di Barletta - Andria - Trani, Confindustria e associazioni di categoria.
''Il lavoro che c'è è poco, sommerso o mai emerso, e in questa città - aggiunge Camusso - abbiamo visto cosa è successo in via Roma, col crollo di una palazzina e la morte di cinque donne, lavoratrici''. ''A questo si aggiunge, negli ultimi anni - conclude la segretaria della Cgil - un sistema legislativo contraddittorio e un peso fiscale eccessivo su lavoratori dipendenti e anche sulle imprese, un sistema fiscale che va ridefinito, perché non vanno vessati i pensionati e i lavoratori ma le rendite''.
E ha aggiunto che ''Gli ammortizzatori sociali servono per difendere il reddito dei lavoratori e a tutelare quel poco di patrimonio produttivo, insomma quello che sopravvive del sistema, ma poi servono interventi urgenti perché i dati della disoccupazione, soprattutto giovanile e delle donne sono molto scoraggianti''.

Inps, visite fiscali saranno ridotte, ma più mirate

"L'Inps non ha mai sospeso le visite mediche di controllo, ha solo annunciato di doverle ridurre in quantità, in conseguenza del taglio delle risorse cui è stato sottoposto dalle ultime leggi di spesa". Il direttore generale dell'Inps, Mauro Nori, chiarisce la posizione dell''Istituto, dopo le polemiche suscitate dalle proteste di alcune associazioni sindacali dei medici.
L'Inps illustra nel dettaglio anche il quadro sulle visite mediche di controllo effettuate lo scorso anno. Nel corso del 2012 su poco più di 1,2 milioni di visite mediche di controllo, 900 mila sono state disposte d'ufficio dall''Inps, per una spesa complessiva di circa 50 milioni di euro: le visite mediche di controllo, eseguite d'ufficio sono a carico dell'Istituto; quelle richieste dalle aziende vengono pagate dalle aziende: in questo caso nel 2012 ne sono state richieste meno di 300 mila. L'esito delle 900 mila visite disposte d'ufficio dall'Inps ha portato a una riduzione della prognosi solo in 83 mila casi (il 9% del totale delle visite eseguite: un risultato comunque quasi doppio di quello delle visite richieste dalle aziende, su 295 mila visite effettuate su richiesta dell''azienda solo 16 mila volte si è giunti a una riduzione di prognosi, cioè nel 5,5% dei casi).
"Proprio in relazione a questi risultati, oltre che alla drastica riduzione delle spese di gestione cui è stato sottoposto l'Istituto - aggiunge Nori - per quest''anno è stata decisa una riduzione delle visite: l'Inps non ha mai parlato di sospensione. Una riduzione a circa 100 mila visite per il 2013, forti dell''esperienza costruita con un sempre più sofisticato sistema di datamining, ci porterà a far crescere la percentuale dei risultati di riduzione di prognosi, pur in presenza di una sensibile diminuzione del numero di visite eseguite. Quindi con meno risorse economiche e con maggiore selettività dei controlli, riusciremo a produrre comunque un sempre più efficace contrasto al fenomeno dell'assenteismo".

Lavoro Temporaneo e Causali

La Corte di Cassazione con sentenza n.11411 del 2013 precisa che il generico richiamo previsto dal contratto collettivo e quindi la mancata specificazione delle causali che hanno indotto al ricorso di lavoro temporaneo, concretizza la conversione del rapporto di lavoro temporaneo in contratto a tempo indeterminato.

Il caso riguarda Poste Italiane che aveva presentato ricorso contro la decisione della Corte di appello di Milano che aveva disposto l'assunzione di una lavoratrice assunta inizialmente con contratto di lavoro temporaneo nel quale era stato scritto semplicemente la causale generica "nei casi previsti dal CCNL".

La Cassazione ha ritenuto insufficiente una tale motivazione senza aver provveduto a specificare né il contratto di riferimento né tanto meno le ipotesi previste dalla contrattazione di riferimento. La cassazione infatti ricorda che la L. 196/97 ammette casi specifici di ricorso al lavoro temporaneo quali:

    * casi previsti dal ccnl di appartenenza dell'impresa utilizzatrice;
    * utilizzo temporaneo di qualifiche non presenti in azienda;
    * sostituzione di lavoratori assenti.

E' quindi molto importante quando si stipula un contratto temporaneo indicare correttamente la motivazione del ricorso a tale tipologia. Ricordiamo infatti che la  genericità della causale rende illegittimo il contratto trasformandolo in contratto a tempo indeterminato con conseguente aggravio di costi che l'azienda, proprio attraverso il ricorso a tale tipologia contrattu

Scorporo rete, Bernabè da Letta

Telecom Italia porta lo spin off sul tavolo del governo. Il tema – secondo quanto scrive La Repubblica -  è stato al centro dell’incontro che si è tenuto ieri tra il presidente esecutivo di Telecom, Franco Bernabè, e il premier Enrico Letta in vista del Cda del 23 maggio. Cda in cui, però, come scritto nei giorni scorsi, ci si limiterà ad esaminare i dettagli e le valutazioni sullo scorporo, senza deliberare nulla. Molto probabilmente si prenderà altro tempo per permettere agli azionisti di esaminare nei dettagli le proiezioni che fornirà lo stesso Franco Bernabè.

Intanto la trattativa tra Telecom Italia e H3G è arrivata di fronte a un bivio, ma rischia di non procedere oltre. Secondo La Repubblica, terminata l’istruttoria preliminare per verificare le condizioni di fattibilità di una integrazione tra Tim e il quarto operatore mobile che fa capo al magnate cinese Li Ka-Shing, le due aziende avrebbero trovato un margine - seppur stretto - per andare avanti nell’operazione. Solo che l’offerta di Hutchinson Wampoa è subordinata al via libera dei soci di Telco che dovrebbero farsi da parte per permettere al gruppo cinese di diventare il maggior azionista di Telecom Italia. E così a questo punto, prosegue il quotidiano, la palla dovrebbe passare in mano ai soci forti che però non avrebbero ancora ricevuto una proposta formale né  avrebbero deciso in via preliminare sul da farsi.


 L’operazione appare dunque molto complessa. Non a caso, anche se l’indagine preliminare sulle valutazione, è terminata il gruppo non avrebbe ancora convocato un board ad hoc sul tema dell’integrazione TI-H3G, come deciso invece nell’ultimo Cda dell’8 maggio.

In un incontro a Londra con la comunità finanziaria Bernabè avrebbe inoltre fatto sapere che l’offerta di 3 Italia sarebbe stata recapitata anche a Wind, a riprova della necessità di un consolidamento del mercato Tlc in Italia. Secondo gli analisti la fusione tra i cinesi e Wind creerebbe sinergie industriali  ancora maggiori rispetto all’integrazione Telecom-H3G. Tuttavia – scrive La Repubblica – Wind avrebbe declinato l’offerta del gruppo cinese: se infatti, dal punto di vista industriale, l’operazione sarebbe interessante, da quello della governance un matrimonio russo-cinese presenterebbe non pochi problemi.

Secondo Moody's Telecom Italia "non raggiungerà alcune delle performance operative prefissate per il 2013, a riprova dei forti venti contrari che metteranno a dura prova la capacità del management di raggiungere i ratios finanziari necessari a mantenere il rating attuale". Moody's spiega che i risultati "deludenti" del primo trimestre di Telecom "riflettono le difficoltà che la società sta incontrando nel raggiungere le performance prefissate e quindi nel mantenere il suo rating attuale". Secondo l'agenzia, un'ulteriore pressione verso il basso del rating potrebbe svilupparsi qualora Telecom non mantenga l'obiettivo di riduzione del debito, stimato inferiore a 27 miliardi a fine 2013 (dai 28,3 miliardi al 31 dicembre 2012) e i suoi ratio finanziari non migliorino gradualmente in linea con il piano. Moody's prevede che la recente emissione di obbligazioni ibride per 750 milioni, gli ulteriori 2,2 miliardi che saranno emessi nei 18-24 mesi successivi a febbraio 2013 e al taglio dei dividendi alleggeriranno la pressione negativa sul debito. Il rating attuale dipende dalla capacità del management di stabilizzare il calo dell'attività domestica e quindi sostenere il cash flow operativo e migliorare i parametri creditizi.

Vodafone, la crisi colpisce duro

di Paolo Anastasio
La crisi economica europea pesa sui conti di Vodafone a livello di gruppo, che sconta a caro prezzo gli accantonamenti messi da parte per colmare le svalutazioni effettuate nell'ultimo anno in Italia e Spagna. A rendere il quadro ancor più complicato per l'operatore, secondo la società di analisi Ovum, ci sono anche il rallentamento della crescita nei mercati emergenti e la pressione degli Ott che erodono il fatturato tradizionale di Sms e voce e che spingono l'azienda a cercare nuove fonti di business, alleandosi con altri player in mercati inediti, come avvenuto ad esempio con Cable and Wireless, Deutsche Telekom e Orange nell fibra in Spagna.

Vodafone Italia chiude l’anno fiscale al 31 marzo 2013 con ricavi da servizi pari a 6.997 milioni di euro, registrando un calo organico dell’8,3% al netto dell’impatto della riduzione delle tariffe di terminazione mobile (-12,8% includendo l’impatto delle terminazioni). L’anno fiscale, si legge in una nota aziendale, è stato influenzato dal contesto macroeconomico difficile che ha determinato una minore propensione ai consumi, dalla forte pressione competitiva e dal crescente impatto della riduzione delle tariffe di terminazione mobile.

I volumi totali di traffico voce sono pari a 63,2 miliardi di minuti (+4,7%), grazie alle azioni commerciali volte a sostenere la diffusione di opzioni e bundle integrati voce, dati, internet come l’innovativa offerta Relax sottoscritta gia’ dal 40% dei Clienti Consumer abbonamento.

Continua la crescita dei ricavi da Internet mobile (+29,2%) determinata dalla forte diffusione di smartphone su rete Vodafone, che hanno superato gli 8 milioni.

I ricavi dati e messaggistica si attestano a 2.237 milioni di euro, con un’incidenza sui ricavi da servizi mobili del 37%, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente.

I ricavi da rete fissa si attestano a quota 872 milioni di euro. Il numero totale dei clienti di rete fissa è 2.519.000, di cui 1.708.000 clienti Adsl.

L’Ebitda è pari a 3.050 milioni di euro, in contrazione del 19,5% rispetto all’anno fiscale 2011/2012, per l’effetto della forte pressione sui prezzi, del peso nell’anno della riduzione delle terminazioni mobili, a fronte di una strategia di investimenti rimasta costante.

In particolare sono stati realizzati investimenti sul fronte della banda ultralarga mobile per portare la rete 4G in 21 città italiane e per estendere la copertura della rete 3G a 43,2 Mbps raggiungendo circa 400 comuni italiani e sul fronte della banda ultralarga fissa per lanciare la prima offerta Vodafone in fibra ottica a Milano.

Ribasso anche per la Spagna, dove i ricavi da servizi sono scesi dell'11,7% a 4,2 miliardi di euro. In Italia e Spagna, la compagnia ha nel complesso svalutato attività in bilancio per 9,1 miliardi di euro nel corso dell'anno.

A livello di gruppo, crollano i profitti di Vodafone, che ha registrato un utile netto di 673 milioni di sterline, in calo del 90% rispetto ai 7 miliardi di sterline guadagnati l'anno precedente. Il risultato è legato alle svalutazioni delle attività nei mercati più indeboliti dell'Eurozona, quali Italia e Spagna, che hanno pesato sul bilancio per 7,7 miliardi di sterline complessivi. L’adjusted operating profit è pari a 11,960 miliardi di sterline (+3,7%), grazie alla performance di Verizon Wireless.

A livello di gruppo, Il fatturato è calato del 4,2% a 44,44 miliardi di sterline. La cedola è pero cresciuta del 7%, a 10,19 pence per azione, grazie al dividendo da 3,2 miliardi di sterline in arrivo dalla partecipata Usa Verizon Wireless. "Abbiamo affrontato venti contrari provenienti da una combinazione di condizioni economiche sfavorevoli protratte nel tempo, in particolare nel Sud Europa, e un contesto normativo avverso in Europa", ha commentato l'ad del gruppo, Vittorio Colao, in una nota. Per l'anno fiscale corrente, Vodafone prevede un utile operativo adjusted tra i 12 e i 12,8 miliardi di sterline. Il mercato ha reagito piuttosto bene alla comunicazione del bilancio, con il titolo che nel primo pomeriggio guadagnava lo 0,80% in Borsa.

Secondo Steven Hartley, telco strategy analyst di Ovum, “Lasciando da parte la storia di Verizon Wireless, i risultati di Vodafone sono un seguito della storia delle sfide che si trovano ad affrontare le tutte le telco europee. In particolare, l’Europa meridionale resta una preoccupazione chiave, che ha costretto Vodafone a ulteriori svalutazioni di 1,8 miliardi di sterline in Italia e Spagna, per un totale di 7,7 miliardi di svalutazioni nell’ultimo anno. Ovum ha sempre sostenuto che l’obiettivo principale delle telco in Europa è quello di stabilizzare la loro performance sui mercati domestici. I mercati emergenti vanno bene ma le nostre previsioni al 2017 mettono in guardia da un fenomeno di “maturità emergente”, dovuta ad un rallentamento della crescita nei mercati emergenti Inoltre, un basso Arpu in questi mercati significa che in queste aree gegorafiche ricavi e utili inferiori in rapporto alla base clienti”.

“Ma cosa bisogna fare per stabilizzare la performance europea? – prosegue l’analista di Ovum - In primo luogo, sarebbe un bene se l’economia ritornasse ad una crescita robusta. La ricerca di Ovum su come le telco possono adattarsi alla recessione mostra che le telecom sono un indicatore in ritardo di sviluppo rispetto all’economia. La gente perde il lavoro (o teme di perderlo) prima di tagliare la spesa telefonica”.

“In secondo luogo, le telco europee devono essere innovative e pragmatiche. E non si tratta di inventare la “next big thing”, ma piuttosto, come abbiamo dimostrato nella nostra ultima ricerca, le telco dovrebbero concentrare l’innovazione sui loro modelli di business e sulle loro strategie di pricing”, prosegue Hartley, aggiungendo che “Vodafone si sta occupando di questi aspetti con il piano tariffario denominato Vodafone Red. Questo piano è destinato a cancellare l’ansia rispetto all’erosione dei ricavi da Sms e voce dovuto ai servizi degli ott, che secondo stime di Ovum costerà globalmente 106 miliardi di dollari alle telco entro il 2016 – continua l’analista - Vodafone sta anche trasformando se stessa in modo pragmatico. La compagnia ha acquisito Cable and Wireless, ha siglato un accordo sulla banda larga fissa con Deutsche Telekom in Germania, ha siglato un accordo di network sharing Lte con O2 in Uk, realizzerà una rete in fibra condivisa con Orange in Spagna e, fino all’accordo con Deutsche Telekom, è stata in predicato di acquisire Kabel Deutschland”.

“Per finire,  Vodafone teme a ragione che la regolamentazione in Europa non le renda facile raggiungere degli utili – chiude l’analista di Ovum - Detto questo, la compagnia dovrebbe preoccuparsi di mettere in campo rapidamente cure palliative per le sue attività europee, finché dispone ancora della gallina dalle uova d’oro Verizon Wireless”.


TLC: Incontro ex art.53 CCNL TLC (Commessa Almaviva Contact)

Fastweb
c.a. Dott. Giuseppe Piacentini

Con la presente siamo a esprimere la nostra insoddisfazione rispetto all’incontro in oggetto svoltosi lo scorso 7 maggio in merito alla commessa Fastweb ad oggi assegnata alla società Almaviva Contact ed in scadenza il prossimo 31 dicembre.
L’esito di detto incontro ha visto la Vostra azienda totalmente inadempiente rispetto a quanto previsto dall’Art. 53 del vigente CCNL dal momento che nulla avete chiarito riguardo al nuovo assegnatario ed alla possibilità di poter risolvere l’oggettivo problema occupazionale che, dal 1 gennaio 2014, riguarderà 136 FTE ad oggi adibiti alla Vostra commessa. Così come del tutto insufficiente è stata la Vostra risposta sulla possibilità che la commessa in questione possa essere lavorata da call center operanti fuori dai confini nazionali.
Per quanto ci riguarda non consideriamo chiusa la vicenda ma faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità affinché, come è nello spirito delle nuove regole contrattuali, si possa dare una risposta fattiva a decine di uomini e donne che, sino ad oggi, hanno lavorato con professionalità per conto della Vostra azienda e, a partire dall’inizio del 2014, rischiano di non avere una occupazione.
Distinti saluti.
Le Segreterie Nazionali

19 maggio 2013

Imu, allarme Caf: 730 da rifare Scoppia il caos sulla seconda casa

Caos sull'Imu. Il giorno dopo il varo del decreto legge del governo Letta che ha sospeso il pagamento dell'acconto sull'Imu di giugno, si scopre che sono oltre 100.000 i contribuenti che hanno già versato la tassa sulla prima casa, facendo la compensazione sul 730. È quanto risulta infatti dai calcoli della Consulta nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale (Caf).

Per loro, il 730 sarà da rifare entro il 31 maggio, se non vogliono perdere il credito fiscale. Invece, per la seconda casa mancano i codici tributo. I Caf hanno dato infatti ai contribuenti gli F24 per i pagamenti telematici "ma senza codici tributo". Codici che non ci saranno neanche lunedì visto che ci vogliono i tempi tecnici per la pubblicazione del decreto e per i provvedimenti applicativi. Quattro settimane, da oggi al 16 giugno, in cui anche i Caf, spiegano gli esperti, devono organizzarsi e civorrebbero almeno 6-7 giorni aggiuntivi, fino al 25 giugno senza incorrere in sanzioni.

Secondo i tecnici dei Caf, che si augurano che il fisco conceda più tempo senza sanzioni, sono 6-7 milioni i contribuenti che si recheranno ai centri nei prossimi giorni. I tempi per pagare l'Imu dunque sono stretti. Intanto, secondo quanto si è appreso da fonti governative, il presidente del Consiglio Enrico Letta è al lavoro a Palazzo Chigi per ultimare il testo del decreto legge su Imu, Cig, proroga dei precari nella pubblica amministrazione e eliminazione degli stipendi per i ministri parlamentari. Il testo sarà trasmesso al Quirinale per la firma del Capo dello Stato lunedì prossimo.

Tumori seno: 10% pazienti perde il lavoro per malattia

Il 10% delle donne malate di tumore della mammella perde il lavoro, per licenziamento, dimissioni o altre cause, e molte altre hanno problemi professionali. Lo afferma un'indagine Censis presentata oggi al Senato dalla Favo, la Federazione delle associazioni di volontariato, in occasione della giornata del malato oncologico.
Secondo i numeri dell'indagine in seguito all'insorgenza della patologia è stato licenziato il 3,4% dei pazienti con tumore alla mammella intervistati, e ad aver dovuto dare le dimissioni, cessare l'attività commerciale, professionale o artigianale è stato il 6,2%; oltre il 42% è stato costretto a fare assenze associate alla patologia ed alla cura (32,1% tra gli altri malati), il 33,1% rileva che si è ridotto il suo rendimento suo malgrado, il 16% circa ha dovuto mettere da parte propositi di carriera (il 6,2% tra gli altri) e quasi il 12% ha dovuto chiedere il part-time o altre modalità di lavoro flessibile o di riduzione dell'orario (rispetto al 4,3% degli altri pazienti).

Ryanair, sindacati denunciano: “Piloti stressati, sicurezza dei voli a rischio”

La Ryanair continua ad essere nella bufera. Dopo il personale di bordo, sottopagato e costretto persino a sborsare 400 euro per la divisa, adesso a denunciare condizioni di lavoro stressanti al punto da mettere a rischio la sicurezza dei passeggeri sono i piloti.
Secondo quanto rivelato dal quotidiano britannico Independent, che due giorni fa aveva pubblicato un servizio sulle pessime condizioni di lavoro di steward ed hostess della Ryanair, il Ryanair Pilot Group, sindacato non riconosciuto dall’azienda, ha scritto una lettera in cui si denuncia “la situazione lavorativa confusa, incerta e imprevedibile” sottolineando come questa “stia diventando sempre di più una distrazione nelle operazioni di volo quotidiane” e quindi “un rischio per la sicurezza dei passeggeri”.
L’intenzione del sindacato è di inviare la lettera alla Irish Aviation Authority ma in una comunicazione interna l’azienda ha avvertito che un atto del genere sarà considerato una “grave violazione”, passibile di licenziamento, e ha bollato come “false e non accurate” le affermazioni sul rischio sicurezza. Nella lettera si denuncia anche che i piloti firmano un contratto di esclusività con Ryanair ma non sono trattati come impiegati a tutti gli effetti: devono pagarsi le spese, le uniformi, i trasporti e persino l’albergo.

Imu 2013. Prima e seconda casa, negozi e terreni: ecco chi paga e chi no

 Imu, rinvio e cosa verrà dopo. Il Sole 24 Ore offre una copertura molto ampia e completa, di tutte le ipotesi e anticipa molte risposte alle tante domande che si fanno i singoli cittadini italiani,ciascuno col suo caso, ciascuno diverso. Sono pagine e pagine. Titolo riassuntivo: “Caso per caso tutti i trattamenti dopo il decreto”.
C’è però una frase che non si deve trascurare:
“Il versamento sarà comunque dovuto il 16 settembre 2013 se non verrà adottata da parte del Governo una riforma complessiva sulla fiscalità immobiliare entro il prossimo 31 agosto”.
Quindi: non paghi oggi, ma pagherai domani e qualcuno, comunque, pagherà sempre, perché la somma deve essere zero. E alla faccia della volontà di favorire lo sviluppo e dell’interesse per le imprese che non siano le se di Berlusconi che tanto ha spinto e ora si vanta, proprio le imprese sono le più colpite. In fatti, per quanto riguarda i beni strumetali,
“2013 vedrà un aggravio della tassazione e il venir meno della possibilità di sconti comunali”.
Per i negozi (certo i negozianti sono tutti ladri e ricchi però le migliaia di chiusure e le migliaia e migliaia di disoccupati che hanno causato, anche se non fanno notizia sui giornali, sono uno dei pilastri della recessione) peggio mi sento. Per loro
“il conto rispetto alla vecchia Ici è anche arrivato a triplicare”.
Segue qui sotto una sintesi dei sommari dei vari capitoli, ciascuno dei quali rimanda a un articolo del giornale:
Prima casa. La prima rata di acconto, che sarebbe stata da versare entro il 17 giugno, slitta al 16 settembre. Il rinvio vale per tutti i casi in cui per un soggetto l’immobile funge da «abitazione principale». Per questo, possono beneficiarne anche i coniugi che hanno una casa ciascuno, se essa è appunto abitazione principale; ciò implica che ciascuno deve risiedere nel comune in cui si trova l’immobile.
Seconda casa. Per le abitazioni diverse da quella «principale», non cambia nulla rispetto alle scadenze originarie: occorrerà pagare il primo acconto Imu entro il 17 giugno. Il principio non ammette eccezioni: il Dl di rinvio approvato ieri non distingue tra le varie situazioni possibili. L’unico vantaggio è l’esenzione della rendita catastale dal conteggio dell’Irpef da pagare.
Terreno e fabbricato ruraleSospesa la prima rata dell’Imu in scadenza il prossimo 17 giugno per terreni agricoli e fabbricati rurali. Il versamento rischia tuttavia di essere solo rimandato. Infatti, per salvaguardare le entrate dei Comuni, la nuova data è fissata al 16 settembre prossimo nel caso in cui il Governo non adotti una complessiva riforma della disciplina fiscale sul patrimonio immobiliare entro il 31 agosto
Edifici di pregio. Le abitazioni di tipo signorile (categoria catastale A/1), quelle in villa (categoria A/8), i castelli e i palazzi «di eminenti pregi artistici e storici» sono esclusi dai benefici previsti dal decreto-legge di rinvio della rata di acconto Imu, anche quando costituiscono l’«abitazione principale» del contribuente.
Casa in affitto. Quando un’abitazione diversa da quella «principale» è data in affitto oppure locata, il proprietario non solo non potrà beneficiare di alcun rinvio nel pagamento della prima rata Imu (dovrà quindi presentarsi alla cassa entro il 17 giugno), ma sarà anche tenuto a pagare normalmente la Irpef (comprensiva di tutte le relative addizionali vigenti su scala locale).
Case popolari. Anche per le unità immobiliari di Iacp e cooperative edilizie a proprietà indivisa, se adibite ad «abitazione principale» del socio assegnatario la prima rata Imu è sospesa“.
E poi ancora:
Capannoni: rientrano fra gli immobili strumentali, che sono esclusi dal rinvio della prima rata dell’Imu. Tuttavia su questi immobili si potrebbe in futuro usufruire di sgravi, perché il Dl fa riferimento a una riforma del tributo e il Governo ha promesso che riguarderà anche le imprese. Nel frattempo, il 2013 vedrà un aggravio della tassazione e il venir meno della possibilità di sconti comunali
Negozi (categoria C): non sono stati ammessi alla possibilità di rinviare il pagamento dell’acconto Imu di giugno e sono penalizzati dagli aggravi 2013: anche la prima rata va calcolata in base all’aliquota effettiva, che a livello locale spesso sono state portate ben oltre il valore-base (0,76%). Così il conto rispetto alla vecchia Ici è anche arrivato a triplicare.
“Centri commerciali rientrano fra le categorie degli immobili strumentali. Per questo motivo, non danno la possibilità di rinviare il pagamento dell’acconto di giugno e sono penalizzati dagli aggravi 2013: il moltiplicatore passa da 60 a 65 e salta la possibilità di riduzione fino allo 0,4% dell’aliquota da parte dei Comuni (perché l’introito è diventato statale)”.
Aree edificabili: la disciplina della Imu non è mutata rispetto all’anno scorso e replica senza variazioni le regole che erano della Ici. Ai fini Imu è fabbricabile anche l’area che sia di fatto oggetto di lavori di costruzione“, anche se abusiva.
Immobili di Chiesa ed enti non commercialinessun rinvio per la prima rata Imu. Restano però i benefici già stabiliti dalle norme precedenti per il 2013: mentre fino all’anno scorso l’esenzione spettava solo per gli immobili adibiti esclusivamente a fini istituzionali, ora è possibile per quelli “promiscui” scorporare dalla rendita catastale la quota relativa alla parte in cui si svolgono culto o attività benefiche
“Alberghi: rientrano fra le categorie degli immobili produttivi. Per questo motivo, non danno la possibilità di rinviare il pagamento dell’acconto di giugno e sono penalizzati dagli aggravi 2013: il moltiplicatore passa da 60 a 65 e salta la possibilità di riduzione fino allo 0,4% dell’aliquota da parte dei Comuni (perché l’introito è diventato statale)”.

Per il lavoratore reintegrato trasferimento da motivare

Il lavoratore reintegrato dal giudice non può essere trasferito in una sede diversa da quella in cui lavorava al momento della fine del rapporto, a meno che il datore di lavoro non dimostri l'esistenza di esigenze di carattere tecnico, produttivo od organizzativo, che rendono necessario il mutamento del luogo di lavoro. Così si è espressa la Cassazione con la sentenza 11927/13 relativa a un lavoratore riammesso in servizio per nullità del termine apposto al contratto di lavoro. Per dare esecuzione alla sentenza di riammissione in servizio, il datore di lavoro aveva invitato il dipendente a presentarsi in una sede diversa da quella in cui questi aveva svolto la precedente attività lavorativa.
Il lavoratore non si presentava nella nuova sede e l'azienda lo licenziava per assenza ingiustificata. La Cassazione ritiene arbitrario il comportamento aziendale, partendo dall'assunto che l'obbligo di eseguire le sentenze del giudice non può ritenersi rispettato quando il lavoratore viene destinato a mansioni diverse da quelle svolte in precedenza o presso una sede lavorativa diversa dalla originaria. Questo perché, a seguito della sentenza che accerta la nullità del termine apposto al contratto di lavoro, il rapporto deve intendersi come mai cessato e quindi deve esserci continuità lavorativa piena.
La Corte evidenza che questo principio non ha portata assoluta: se il datore di lavoro dimostra che sussistono valide e reali esigenze tecniche, organizzative o produttive, il cambio di sede è legittimo, come lo sarebbe per ogni altro lavoratore. Nel caso giudicato dalla Corte, la società, durante i precedenti giudizi di merito, non è stata in grado di chiarire le ragioni sottese al cambio di sede di lavoro, e quindi il provvedimento è stato considerato alla stregua di un trasferimento illegittimo. Per questo motivo, la Corte ritiene legittimo che sia annullato anche il licenziamento intimato nei confronti del dipendente per assenza ingiustificata, in quanto il rifiuto di adempiere un ordine illegittimo deve essere equiparato ad un'eccezione di inadempimento. La Corte, infine, evidenzia che gli atti illegittimi del datore di lavoro possono essere lecitamente disattesi dal dipendente, senza valide conseguenze sul piano disciplinare.





Mercato unico tlc. Neelie Kroes: ‘Non mollo fino a quando non sarà realtà’

“Anche se ho la stessa età di Sir Alex Ferguson, non ho intenzione di andare in pensione prima di aver abbattuto le barriere al mercato unico digitale, che sono barriere alla crescita”. Usa un paragone calcistico il Commissario europeo all’Agenda digitale, Neelie Kroes, per ribadire la ferma intenzione di realizzare il mercato unico prima della scadenza del suo mandato, tra un anno e mezzo.

Nel suo intervento all’11esimo European Business Summit, Kroes ha affermato che la Commissione presenterà al più presto le sue proposte per il mercato unico per le telecomunicazioni: “E’ questa la mia priorità per il resto del mio mandato. Non mi ritirerò – ha aggiunto – fino a che non avrò aiutato tutti i cittadini e le aziende europee a cogliere l’opportunità digitale. Solo allora potremo avere più giocatori europei nella Champions' League globale”.

Per il battagliero Commissario, che a 71 anni difende a spada tratta il sogno di realizzare un’Europa – non solo digitale – senza confini e senza barriere, il fatto che mercato europeo sia ancora un patchwork di 27 mercati nazionali distinti  che impediscono alle aziende di godere dei vantaggi legati all’uso dei servizi ICT al di fuori dei confini nazionali (pensiamo ad esempio al risparmio di tempo e denaro consentito dalle videoconferenze) è un vero e proprio handicap perchè limita la scelta dei consumatori e impedisce agli operatori di crescere, investire ed essere competitivi a livello globale.

“Oggi molte aziende trovano i costi di roaming irritanti e sarà ancora peggio in un mondo di comunicazioni ‘machine to machine’ in cui tutto sarà connesso, dall’auto al portafogli”, ha affermato.
Secondo Intel, da qui al 2015, saranno infatti 15 miliardi i device connessi a internet e il loro numero raddoppierà entro il 2020.

Kroes vuole, insomma, un’Europa in cui gli operatori possa offrire i loro servizi dovunque, a prescindere da dove si trova la loro sede e in cui gli utenti delle telecomunicazioni possano utilizzare gli stessi servizi, ovunque essi vivano o lavorino.
Solo ‘pensando europeo’, nella vision del Commissario, si potrà dare la spinta decisiva “all’intero ecosistema – dagli operatori ai produttori di dispositivi fino agli sviluppatori di app – e a tutta l’economia”.

Senza contare che un mercato unico senza confini e senza barriere è “un fiore all’occhiello” non solo nel settore delle tlc, perchè vuol dire “poter viaggiare, fare affari, effettuare transazioni dovunque ci si trovi”, con innumerevoli benefici per la produttività, la competitività e l’occupazione.
Da recenti studi, ha ricordato, è emerso che le piccole aziende che possono vantare una presenza online crescono ed esportano il doppio e che aumentare la disponibilità di banda larga porta una spinta di diversi miliardi all’economia.
Per questo è rischioso frapporre barriere nel mondo online “quando ci sono voluti decenni per abbatterle nel mondo reale”, ha affermato, ricordando – ad esempio – la necessità di superare gli standard incompatibili e le ‘fortezze nazionali’ che ostacolano tuttora il decollo del cloud computing o dell’eGovernment transfrontaliero.

Secondo i calcoli della Commissione, il completamento del mercato unico per le tlc porterà un ‘jackpot’ da 110 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,8% del PIL.

La Commissione, che aveva fissato inizialmente la scadenza per presentare le sue proposte a ottobre, intende giocare d’anticipo ed esporle entro giugno, così da arrivare all’autunno con un piano condiviso.

Le aziende di settore sono dalla sua parte: solo potendo operare sull’intero territori europeo si potrà pensare di raggiungere le dimensioni necessarie per competere con le aziende americane o asiatiche.
Michael Duncan, CEO di Telefonica Digital Europe, sempre dal palco del Business Summit ha sottolineato che “L’Europa deve tornare a essere leader nel settore mobile e ICT, settori in cui ora sono gli Usa e l’Asia a trainare”.

Un gap che si potrà colmare soltanto superando l’attuale frammentazione che impedisce agli operatori di realizzare le adeguate economie di scala.
Basti pensare che in Europa convivono 1.200 operatori fissi e un centinaio di operatori mobili, contro i sei degli Usa e i tre della Cina.

18 maggio 2013

Sirti e Ibm, mobilità per 682 dipendenti

La crisi morde il mercato italiano dell'Ict, con due aziende di primo piano del settore costrette a ricorrere alla mobilità per un totale di 682 dipendenti. Si tratta di Sirti e Ibm, che hanno annunciato la mobilità rispettivamente per 533 e 149 dipendenti.

Sirti ha aperto una procedura di mobilità per 533 lavoratori su tutto il territorio nazionale, rispetto ai 3.833 dipendenti complessivi. La decisione dell’azienda di impiantistica arriva dopo il nulla di fatto  per la cassa integrazione in deroga, ritenuta inadeguata dai sindacati Fim, Fiom e Uilm che chiedono il ricorso alla solidarietà. I sindacati chiedono la convocazione di un tavolo al Mise per risolvere la vertenza.

Sull’azienda di impiantistica pesa la crisi degli ultimi anni, che ha prodotto un’erosione degli utili passati da 27 milioni di euro nel 2008 alle perdite per 2 milioni nel 2012.  Nello stesso periodo i ricavi sono passati da 780 a 518 milioni di euro e il Mol è diminuito del 66%, con la perdita di 600 posti di lavoro.

Anche Ibm ha messo in mobilità 149 dipendenti delle aree amministrazione e staff. Gli esuberi complessivi quantificati dall’azienda sono 355. “Ci opponiamo alla scelta – ha detto il segretario della Uilm Luca Colonna – e proporremo strumenti conservativi”.

Un'altra vertenza in atto è quella che riguarda Alcatel-Lucent. Oggi la Fiom Cgil ha annunciato uno sciopero di 8 ore per martedì 21 maggio. "La multinazionale franco-americana Alcatel Lucent si era impegnata a presentare un piano industriale entro il 2012 - si legge in una nota di Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale Fiom Cgil del gruppo - Piano che, però, non è stato ancora presentato a primavera inoltrata. A ciò si aggiunga che l’azienda non sta rispettando gli impegni assunti per quanto riguarda il rafforzamento delle sue attività in Italia, a partire da ciò che riguarda quelle di ricerca e sviluppo". Il 20 maggio l'azienda incontrerà i sindacati il 20 maggio presso il Mise: preoccupazione dei sindacati per la tenuta dei centri di ricerca di Battipaglia, Rieti e Vimercate.

Un'altra azienda del settore in crisi è Ddway, che oggi ha scioperato a livello nazionale contro il piano di ristrutturazione che prevede 294 licenziamenti. "La Ddway è una società di informatica con sedi in tutto il territorio nazionale e circa mille dipendenti ceduti dalla Csc alla Deda Group - ha detto Potetti - L’ottima adesione allo sciopero e ai presidi organizzati presso tutte le sedi rende evidente la volontà dei lavoratori di lottare contro i licenziamenti e per ottenere investimenti in nuove attività e tecnologie, rivedendo l'attuale piano industriale". "Le ingenti risorse lasciate dalla multinazionale all’atto dell’acquisizione da parte di Deda Group debbono essere utilizzate non per i tagli e i licenziamenti, ma per adeguare l’Azienda alle sfide poste dal mercato attraverso progetti e servizi di alto profilo e contenuto professionale".  "Solo così si potranno garantire prospettive occupazionali e industriali al personale e una crescita dell'Azienda", chiude Potetti.

17 maggio 2013

Manifestazione Nazionale del 22 giugno 2013 a Roma

Gli Esecutivi Unitari di CGIL, CISL e UIL hanno indetto per la mattina del 22 giugno 2013 - al termine della mobilitazione territoriale - una grande manifestazione nazionale unitaria da tenersi in piazza San Giovanni in Laterano di Roma, sui temi del lavoro
nella sua accezione più ampia, del contrasto alla povertà, della riforma dell’IMU, della riduzione dei costi della politica, ecc. - I singoli Dipartimenti organizzativi di CGIL, CISL e UIL comunicheranno direttamente alle proprie strutture il livello di partecipazione che viene a ciascuno assegnato ai fini del raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo proposti.
La manifestazione sarà conclusa dai tre Segretari generali CGIL – CISL – UIL Susanna CAMUSSO, Raffaele BONANNI e Luigi ANGELETTI.
A breve forniremo tutte le informazioni organizzative da concordare nella Conferenza dei Servizi con il Comune di Roma, nonché le logistiche dettagliate anche rispetto al parcheggio degli autobus.
aprile scorso e si porgono fraterni saluti.
CGIL - CISL - UIL