18 ottobre 2013

Telecom Italia e sicurezza sul lavoro per i lavoratori

Come ve li immaginate gli uffici dove gli operatori dei call center lavorano? Stanzoni con file di scrivanie strette con barre laterali dove le lavoratrici e i lavoratori sembrano polli di allevamento?
Siamo abituati a vedere immagini simili per molti uffici italiani e stranieri, anche per lavori diversi dal call center. Locali pieni di scrivanie e divisori, fitti, fitti. In Italia tali strutture sono sbarcate soprattutto con i call center, sostituendo l’ambito mogano delle scrivanie con strutture modulari in plastica. L’idea di fondo di tale scelta è banale quanto immediata: risparmiare. Meno metri quadri, minor costi di affitto. Eppure una postazione con certi requisiti è fondamentale per il benessere del lavoratore e un investimento per l’impresa e per i suoi servizi che può portare miglioramenti, efficienze e anche insospettabili risparmi (riduzione di assenze, malattie, turn over, aumento della produttività personale). Vediamo i requisiti di una postazione ideale.
Funzionale. La postazione deve avere tutti gli strumenti ben funzionanti atti a svolgere il proprio lavoro. Vanno rimossi disfunzioni tecniche a telefoni, cuffie, computer. Fanno innervosire i lavoratori e creano perdite di tempo e rimesse al servizio.
Comoda e accogliente. Le scrivanie dovrebbero essere abbastanza larghe, luminose, non opprimenti. Distanziarle significa allargare spazio e aumentare il circolo d’aria del luogo di lavoro con evidente benessere per la salute. Le sedie dovrebbero avere forme ergonomiche e con ruote per una libertà di movimento e una corretta postura.
Personale e personalizzabile. È altamente preferibile che ogni lavoratrice o lavoratore abbia la propria postazione personale. Il vantaggio è la migliore organizzazione del proprio lavoro, una maggiore igiene, un maggior incentivo ad avere cura degli strumenti assegnati, un segnale di rispetto del proprio ruolo, del proprio lavoro. e della propria personalità.  Anche le piccole modifiche personali alla postazione (posizione e organizzazione della cancelleria, appunti, disegni, cartoline, foto, piccoli amuleti ecc.) aiutano lo svolgimento del proprio lavoro e possono servire a sdrammatizzare o a alleviare la stanchezza. In qualche modo serve a rendere un po’ più caldo un lavoro che rischia di essere fortemente impersonale. A nessuno piace immaginarsi un lavoro da pollo in batteria.

Cosa significa parlare di sicurezza sul luogo di lavoro se il luogo di lavoro è un ufficio di call center?

Certo strangolarsi con un cavo del computer o morire per caduta dalla scrivania sono episodi assai improbabili, ma questo non significa che un ufficio sia privo di rischi per la sicurezza la salute e il benessere dei lavoratori. Partendo proprio dalla scrivania c’è da considerare il rischio da esposizione a videoterminali. Per la normativa vigente, ogni due ore di esposizione ai monitor, occorre una pausa. Ogni operatrice e operatore per svolgere il proprio lavoro, hanno in dotazione la cuffia. Questo strumento deve essere individuale per garantire maggiore igiene. Poche regole basilari sull’illuminazione e sulla postura, sul modo di stare seduti e composti alla propria scrivania, completano il quadro degli accorgimenti basilari per la sicurezza in un qualsiasi ufficio. Naturalmente c’è da aggiungere il microclima: quando si sta in tanti in una stanza occorre che sia areata regolarmente, che riscaldamento o aria condizionata sia posta ad un livello di generale benessere. Basta solo questo? No. Uno dei principali rischi per la salute di un operatore di call center è lo stress. Tutto sta nella tipologia stessa del lavoro: gli operatori sono sottoposti a forti pressioni con i clienti e con i tempi di gestione delle chiamate e delle pratiche.
Per ridurre questo lo stress sicuramente è indispensabile creare un clima quantomeno piacevole in ufficio. Ci vorrebbero attenzioni alle esigenze degli operatori, ai loro orari, alle loro condizioni di vita lavorativa e personali, alle loro frustrazioni. Un posto di lavoro dove ci si trova bene fra colleghi e superiori  prova quantomeno ad attutire le fonti di stress.
Non sarebbe male, ogni tanto, creare momenti per poter condividere le fonti di stress e parlare insieme su come fare a ridurli e a ridurre i loro effetti sulla vita di ognuno. Ci sono figure individuate dalla legge italiana che devono prendersi carico di tali problematiche: RLS, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (che dovrebbe essere eletto dai lavoratori ogni tre anni), RSPP, responsabile dei Servizio di Prevenzione e protezione (è un rappresentante dell’azienda) e il datore di lavoro. Queste tre figure dovrebbero mettere insieme energie, punti di vista, conoscenze per aggiustare i rischi e creare un luogo di lavoro migliore.

Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione -RSPP-

Come stabilito dal D.Lgs. 81/2008 all'interno di un'azienda è necessaria la presenza di un Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP).
Questa figura, nominata dal datore di lavoro, deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, per assumersi e dimostrare di avere quelle responsabilità che gli permettono di organizzare e gestire tutto il sistema appartenente alla prevenzione e alla protezione dai rischi.
In alcune aziende, a seconda delle dimensioni o della tipologia, il RSPP può essere affiancato da altri soggetti, gli Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), e anche queste figure professionali devono avere delle caratteristiche tecniche specifiche per poter svolgere questo ruolo e aiutare il responsabile nel coordinamento del servizio di prevenzione e protezione dei rischi.
Una delle caratteristiche di maggior rilievo del RSPP è quella di essere un soggetto che esercita una funzione consultiva e propositiva. In particolare:
- rileva i fattori di rischio, determina nello specifico i rischi presenti ed elabora un piano contenete le misure di sicurezza da applicare per la tutela dei lavoratori;
- presenta i piani formativi ed informativi per l'addestramento del personale;
- collabora con il datore di lavoro nella elaborazione dei dati riguardanti la descrizione degli impianti, i rischi presenti negli ambienti di lavoro, la presenza delle misure preventive e protettive e le relazioni provenienti dal medico competente, allo scopo di   effettuare la valutazione dei rischi aziendali.

Sicurezza sul lavoro per tutti i lavoratori

La varietà di tipologie contrattuali applicabili nelle aziende italiane ha permesso di veder incrementare i destinatari della normativa che tutela la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Si pensi ad esempio ai lavoratori a progetto o a quelli occasionali.
Il D.Lgs. 81/2008 ha inteso estendere la tutela contro i rischi presenti sui luoghi di lavoro anche a queste nuove e atipiche figure di lavoratori.
Lo scopo del legislatore è stato quello di voler equiparare tali nuove forme di lavoro a quelle considerate tradizionali, rispettando soprattutto gli articoli della nostra Costituzione che pongonono al centro degli interessi del datore di lavoro principalmente la salute e la sicurezza dei lavoratori, senza fare distinzioni tra i diversi trattamenti economici o contrattuali.

Telecom: la Camera convoca i sindacati, focus su occupazione e scorporo

La commissione Trasporti e Tlc della Camera convoca in audizione i sidacati per ascoltare le loro preoccupazioni sul futuro di Telecom a seguoto dell’operazione Telefonica. L’incontro si terrà il 22 o il 23 ottobre.
Il presidente della commissione Michele Meta ha dunque accolto la richiesta di Slc, Fistel e Uilcom che chiedevano di essere auditi dal Parlamento.
“Il recente aumento della quota di Telefonica all’interno de Telco, azionista di riferimento di Telecom Italia – si leggeva nella lettera inviata alle commissioni competenti di Camera e Senato - - apre prospettive e scenari che rischiano, nel caso si adottassero scelte sbagliate, di determinare la fine della compagnia telefonica nazionale”.
“Per lo sviluppo del Paese - prosegiovano i sinadacati - è essenziale il ruolo che Telecom Italia, come azienda della rete e della gestione, dovrà giocare sin dai prossimi mesi poiché l’evoluzione del settore mondiale delle Tlc, le innovazioni tecnologiche del prossimo futuro, gli impegni fissati da Agenda Digitale e dal Decreto 2.0 saranno difficilmente perseguibili in assenza di una politica industriale precisa”.
 “In aggiunta, il rischio di generare problemi occupazionali rilevantissimi, tra dipendenti diretti e indiretti sono coinvolti oltre 120.000 lavoratori – concludeva la missiva – è conclamato, tanto che nessuno ha ritenuto di dover smentire le affermazioni rilasciate dal sindacato in questi giorni e che hanno portato alla decisione di avviare la procedura per la dichiarazione di sciopero di tutti i lavoratori coinvolti”.

17 ottobre 2013

Telecom Italia, Senato approva mozione su soglia Opa

ROMA, 17 ottobre  - Con il parere favorevole del governo, il Senato ha approvato la mozione che prevede di modificare la normativa sull'Opa aggiungendo, alla soglia fissa del 30% per le offerte obbligatorie, "una seconda soglia legata all'accertata situazione di controllo di fatto".
A rappresentare l'esecutivo in aula c'era il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sabrina De Camillis.
La mozione ha come primo firmatario Massimo Mucchetti, presidente della commissione Attività produttive di Palazzo Madama.
Telefonica dovrebbe salire dal 46,2 al 66% di Telco, la holding che controlla il 22,4% di Telecom Italia , ma senza aumentare i suoi diritti di voto. L'operazione sta sollevendo tensioni a livello politico.
Il governo potrebbe aver accolto l'atto di indirizzo per pura cortesia istituzionale. Il 26 settembre il ministero dell'Economia aveva criticato la proposta di Mucchetti.
Il Tesoro ritiene che sostituire una soglia fissa con una soglia di fatto, cioè basata sul controllo effettivo e non sul capitale detenuto, renderebbe impugnabile qualsiasi decisione assunta dalla Consob, l'autorità di vigilanza.
"L'accertamento del controllo sarebbe rimesso al giudice amministrativo", aveva detto il sottosegretario Alberto Giorgetti.
Il ministero dell'Economia ha suggerito una strada alternativa: cambiare la legge sull'Opa lasciando agli statuti delle singole aziende la facoltà di fissare una soglia inferiore all'attuale 30% per far scattare l'obbligo di offerta.
La mozione impegna il governo anche a completare, entro 30 giorni, il processo attuativo della golden rule, "specialmente quando sono in gioco infrastrutture da cui dipende la sicurezza del Paese". L'esecutivo ha chiesto e ottenuto dai firmatari di sostituire il vincolo di 30 giorni usando l'espressione "con la massima urgenza".
La rete Telecom rientra tra gli asset strategici sui quali il governo potrà esercitare i suoi poteri speciali.

15 ottobre 2013

Malattia del lavoratore e svolgimento di altra attività

La Cassazione, con sentenza nr.23365 dello scorso 15 ottobre ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento del lavoratore in malattia che, presta altra attività lavorativa presso un congiunto se, tale attività, non pregiudica la guarigione del lavoratore stesso.
Il caso ha riguardato un lavoratore licenziato dall’azienda perchè, pur essendo in malattia, veniva trovato a lavorare, per tre giorni,  in una agenzia immobiliare di proprietà di un congiunto.
Sia il Tribunale di primo grado che la Corte di Appello dichiaravano l’illegittimità del licenziamento e ordinavano la reintegra nel posto di lavoro, oltre il risarcimento del danno. L’azienda proponeva ricorso in Cassazione.
Gli Ermellini, confermando le precedenti pronunce, ribadiscono come la contestazione aziendale era del tutto generica in quanto, non era specificato “il numero di volte in cui il dipendente era stato visto lavorare e neppure la presunta attività compiuta. Dalla contestazione quindi, non emergevano, non essendo state indicate le mansioni e i periodi in cui tali mansioni sarebbero state espletate, le possibili conseguenze pregiudizievoli sul processo di guarigione”.
La Corte conclude affermando che, la genericità delle accuse mosse dall’azienda intanto non consente al lavoratore una adeguata difesa nè, al Giudice di valutare la gravità dei fatti addebitati al lavoratore.
Inoltre, prosegue la Suprema Corte, nel corso del giudizio è emersa “solo un’attività sporadica ed occasionale e non durante l’intero orario di apertura dell’Agenzia da parte del lavoratore, non ammissibile ad una prestazione lavorativa e, certamente poco impegnativa dal punto di vista psichico e fisico che, anzi, non  solo stante la sua dimensione qualitativa quantitativa, era del tutto compatibile con la malattia sofferta (epotopatia cronica evolutiva), ma, addirittura, poteva dirsi funzionale ad una più pronta guarigione”.

11 ottobre 2013

Alitalia: Cestaro (Slc Cgil), Poste assicuri prospettive gruppo

DICHIARAZIONE DI MASSIMO CESTARO
SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL
L’intervento di Poste Italiane su Alitalia è una notizia che lascia perplessi. Naturalmente auspico che l’iniezione di capitali possa consentire quel tanto di respiro alla compagnia di bandiera così da poter meglio negoziare la propria sopravvivenza con i possibili partners stranieri.
E’ altrettanto ovvio che dovremo seriamente valutare le ricadute di tale operazione sul Gruppo Poste Italiane. L’ultima semestrale è stata preoccupante; l’accordo sindacale del Febbraio di quest’anno ha dovuto confrontarsi e gestire una dichiarazione di esuberi pari a circa 10.000 unità; abbiamo chiesto e ottenuto un incontro al MISE, previsto per il 25 ottobre prossimo, per trovare una soluzione ai 600 lavoratori delle agenzie di recapito oggi sulla strada perché Poste non ha rifinanziato i capitolati d’appalto.
La situazione è tutt’altro che rosea e aspettiamo che l’AD Sarmi ci convochi per darci le necessarie rassicurazioni.
Non vorremmo, nel caso Sarmi non fosse riconfermato alla direzione di Poste, che toccasse al prossimo AD allargare le braccia sconsolato per la situazione finanziaria del Gruppo.
E’ utile ricordare che questo di Alitalia è il frutto amaro che dobbiamo al populismo di Silvio Berlusconi; populismo col quale ha svolto la campagna elettorale del 2008, tutta incentrata sull’italianità della compagnia di bandiera. Spero ci si renda conto che i populismi, da qualsiasi parte provengano, non fanno solo danni etici, ma, come si vede oggi, anche drammatici danni economici.


Telecom, mozione Mucchetti per rafforzare poteri Consob e cambiare soglia Opa

Più poteri alla Consob per accertare l’esistenza di situazioni di controllo di fatto di società quotate e per prevedere una seconda soglia per l’Opa obbligatoria, oggi prevista solo quando si supera la soglia del 30%. E’ la mozione depositata in Senato dai Presidenti delle Commissioni Industria, Massimo Mucchetti, e Infrastrutture, Altero Matteoli  con cui si chiede al governo di introdurre delle modifiche al Tuf, il Testo unico della finanza, per rafforzare i poteri della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. Una mozione che punta ad evitare situazioni come quella che si è verificata in Telecom Italia con Telefonica.
“La mozione, ha sottolineato il senatore Mucchetti, è stata condivisa da tutti i Gruppi parlamentari e sottoscritta dai Presidenti dei principali Gruppi e dai quattro Vice Presidenti del Senato. Per questo riteniamo che la mozione, frutto dell’intenso lavoro svolto dalle Commissioni Industria e Infrastrutture nei giorni scorsi sulla vicenda Telecom, potrà essere esaminata dall’Aula del Senato nei prossimi giorni e indurre il Governo ad agire in tempo utile per difendere oggi i risparmiatori che posseggono azioni Telecom e domani i soci di minoranza delle altre grandi società a capitale diffuso”.

Cig: Cgil, mancato stanziamento deroga allarmante, soluzione in legge di stabilità

Roma, 10 ottobre - “La notizia del mancato stanziamento dei 330 milioni per gli ammortizzatori in deroga è allarmante, considerato che quelle risorse non avrebbero coperto tutte le domande riferibili al 2013”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito al mancato rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga nella 'manovrina' approvata ieri dal Cdm, sottolineando che “nella legge di stabilità il governo dovrà mettere in sicurezza sia le somme del 2013 che per tutto il 2014”.

Secondo la dirigente sindacale “ci saranno migliaia di famiglie in una situazione di disagio economico. Per questo certe affermazioni fatte nelle ultime ore, dichiarazioni che mettono in discussione la necessità stessa degli ammortizzatori in deroga, appaiono un po' improvvide alla luce di una realtà drammatica che vede lavoratori che hanno diritto agli ammortizzatori ma che non percepiscono le mensilità per le procedure farraginose anche da dieci mesi”. Lavoratori, prosegue Sorrentino, “il cui destino è segnato non tanto dal fatto che le imprese a cui appartengono non debbano essere tenute in vita ma perché afferiscono a settori non coperti dagli ammortizzatori ordinari”.

Per questo, secondo il segretario confederale Cgil, “sarebbe opportuno, come ripetiamo da anni, una vera riforma universale degli ammortizzatori che superi la deroga. Seppur con tanti limiti appare impossibile ipotizzare, così come circola da più parti, che la deroga possa esaurirsi già nel 2014”. Per Sorrentino, infine, “se proprio si voleva evitare di rincorrere cifre, il Governo doveva ascoltare sindacati e Regioni sull'effettivo fabbisogno e stanziare tutta la cifra stimata per il 2013”.

BT ITALIA: BRITISH TELECOM IL 18 SCIOPER0 PER L'INTERA GIORNATA

L'azienda nei due incontri previsti dalla procedura parla di licenziamenti indispensabili per 147 unità. Noi riteniamo che sulla strada andranno 147 persone, uomini e donne con le loro famiglie. Fino ad oggi BT Italia non ha mostrato alcun senso di responsabilità. Le OO.SS. hanno proposto di condividere un percorso che prevedesse il mantenimento dei livelli occupazionali, anche attraverso ammortizzatori sociali come i contratti di solidarietà, che potessero traguardare alla ripresa del settore delle tlc. L'azienda si è mostrata incomprensibilmente sorda a qualsiasi proposta alternativa ai licenziamenti che se effettuati porterebbero l'organico ad un dimezzamento rispetto alla loro originaria composizione.
E' proprio questo che ci porta a pensare che c'è aria di smobilitazione di BT dal nostro territorio. Con quali lavoratori l'Amministratore Delegato intende acquisire i nuovi e importanti clienti che ci ha comunicato nella sua fugace "apparizione" nell'ultimo
incontro?
LAVORATORI
in questa azienda se si compiono i licenziamenti nessuno più è sicuro. Dobbiamo scendere in piazza per la difesa del posto di lavoro non solo dei 147 ma di tutti. Un appuntamento importante ci aspetta al Ministero delle Attività Produttive dove
dobbiamo arrivare forti del convincimento dei lavoratori tutti, che stanno lottando per il loro posto di lavoro, non possiamo fallire. Al Ministero, unico luogo dove poter trovare una soluzione, chiederemo di fare la sua parte per tutelare i livelli occupazionali.
Partecipate compatti allo sciopero di venerdì 18, ma partecipate anche alle manifestazioni presso le sedi di Milano dove confluiranno i lavoratori di Torino e a quella di Roma dove potranno confluire altri luoghi di lavoro sul territorio.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC‐CGIL FISTEL‐CISL UILCOM‐UIL

Superamento del periodo di comporto e mobbing

La Cassazione, con sentenza nr. 22538 dello scorso 2 ottobre, torna a pronunciarsi in tema di mobbing, dichiarando l’illegittimità del licenziamento intimato al lavoratore per il superamento del periodo di comporto se, la malattia del lavoratore è diretta conseguenza del comportamento del datore di lavoro.
Il caso ha riguardato un lavoratore, addetto alla macelleria di un supermercato, che si è visto licenziare a seguito delle numerose assenze per malattia, assenze che, andavano a superare il cd. periodo di comporto.
Il lavoratore, come era emerso nel corso dei diversi gradi di giudizio, si era si assentato per malattia ma, tale malattia era dovuta a mobbing del datore: dal luglio 2002, il lavoratore aveva iniziato a ricevere “una numerosa serie di contestazioni disciplinari, con altrettante sanzioni che andavano dalla multa alla sospensione”.
Inoltre,  “durante i periodi di malattia dal mese di dicembre 2002 al febbraio 2003 era stato sottoposto a ben 15 visite mediche di controllo”.  Nel marzo 2003, dopo l’ennesimo inutile rimprovero da parte di un superiore che, gli aveva provocato una “crisi psicologica“, aveva subito numerose altre visite fiscali.
Gli Ermellini, in sostanza, ricalcano le tesi sostenute dai precedenti Tribunali di primo grado e di Appello secondo le quali, le sanzioni irrogate dal datore di lavoro erano “illegittime, alcune perchè sproporzionate, altre per essere gli addebiti contestati, insussistenti sul piano disciplinare, accertando altresì, alcune condotte discriminatorie operate dalla società nei confronti del lavoratore”.
Inoltre, i Giudici di merito, a seguito di CTU, accertavano che “le assenze per malattia erano conseguenza dell’ambiente lavorativo e della condotta aziendale posta in essere nei confronti del dipendente, in particolare con le numerose sanzioni disciplinari poi accertate come illegittime”.
Da ciò, dunque, le assenze per malattia, essendo “imputabili alla responsabilità del datore di lavoro, non possono essere computabili ai fini del calcolo del periodo di comporto” e quindi diretta conseguenza del mobbing.
Il lavoratore quindi ha diritto alla reintegra nel suo posto di lavoro e, al risarcimento ex art. 18 L. 300/70, riconoscendo  a quest’ultimo un danno non patrimoniale in base all’incapacità lavorativa accertata da CTU.

10 ottobre 2013

Telecom. Verbale procedura raffreddamento esito negativo

Con riferimento a quanto stabilito dall'art. 4 della Deliberazione 07/643: Revisione della Regolamentazione provvisoria delle prestazioni indispensabili e delle altre misure di cui all'art. 2, comma 2, della legge n. 146 del 1990, come modificata dalla legge n. 83 del 2000, nel settore delle telecomunicazioni, deliberata il 15 novembre 2007 dalla Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, e successive modifiche ed si da atto che, in data odierna, è stato esperito il tentativo di raffreddamento tra la Gruppo Telecom Italia e le 00.55 SLC-CGIL FISTEL-CISL ULCOM-UIL - in merito a quanto contenuto nella comunicazione del 7 ottobre 2013 che si intende qui riportata Dopo ampia ed approfondita discussione le parti hanno concluso le procedure in questione con esito negativo.
Roma, 10 ottobre 2013


Licenziamento disciplinare ed email offensive ai superiori

La Cassazione civile, sez. lavoro con la sentenza del 1 ottobre 2013, n. 22396 ribadisce il principio per cui in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la sanzione disciplinare deve essere proporzionale alla gravità dei fatti contestati sia in sede di irrogazione della sanzione da parte del datore nell'esercizio del suo potere disciplinare, avuto riguardo alle ragioni che lo hanno indotto a ritenere grave il comportamento del dipendente, sia da parte del giudice del merito, il cui apprezzamento della legittimità e congruità della sanzione applicata, se sorretto da adeguata e logica motivazione, si sottrae a censure in sede di legittimità.
Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la legittimità del recesso, in quanto ha tenuto conto delle prove esaminate dalla Corte territoriale, ossia del contenuto delle e-mail indirizzate dal dipendente/licenziato al direttore generale della società e al legale rappresentante della stessa, che contenevano espressioni offensive (il lavoratore/licenziato ha definito tra l'altro la legale rappresentante della società, una "mentecatta e pazzoide" e affermato che dall'azienda "tutti i dipendenti fanno a gara per andarsene"). Di conseguenza, vista la natura gravemente offensiva delle esternazioni verbali e scritte del lavoratore appariva  evidente che il suo comportamento era privo di ogni plausibile giustificazioneed il rapporto lavorativo non poteva continuare .

09 ottobre 2013

Telecom: dichiarazione congiunta dei Segretari generali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil

Nell’incontro svoltosi con i vertici di Telecom Italia, l’Amministratore Delegato Patuano ha illustrato lo scenario delineatosi a seguito degli accordi intervenuti in Telco, che assegna a Telefonica il controllo di Telecom. Nell’illustrare la situazione l’Amministratore ha, di fatto, dichiarato che entro un mese sarà predisposto un piano, industriale / finanziario, che dovrà stabilire il futuro del gruppo con particolare riferimento alle partecipazioni in Brasile e Argentina e alla struttura societaria aziendale, che potrebbe essere sottoposta a processi di societarizzazione unicamente per far emergere valore all’azienda. Inoltre, sul progetto di scorporo della rete, l’azienda ha riferito che gli atteggiamenti tenuti dalle autorità competenti e dal Governo hanno congelato il progetto perché l’eventuale scorporo potrà avvenire solo alle condizioni poste da Telecom, condizioni che a oggi non sussistono. In sede di replica, le OO.SS hanno ribadito tutte le preoccupazioni già evidenziate nei giorni scorsi, riproponendo tutta la contrarietà a seguire progetti di scorporo della rete e/o di spezzatini aziendali che determinerebbero un grave rischio per la sopravvivenza stessa del gruppo Telecom Italia. Per questi motivi hanno confermato che richiederanno al Governo la convocazione di Telefonica per avere precise garanzie sulle prospettive concernenti gli investimenti, necessari ad ammodernare il sistema Paese, al rilancio e allo sviluppo di Telecom Italia e non ultimo in termini d’importanza le garanzie occupazionali. Unico aspetto certo e positivo, rappresentato dall’Amministratore, è stata la conferma degli impegni assunti con la firma dell’accordo del 27 marzo u.s., anche se parzialmente in contraddizione con le ipotesi di sviluppo di processi di societarizzazione. La mancanza di garanzie certe sulle prospettive di 50.000 lavoratori diretti e oltre 70.000 indiretti, la totale incertezza su quali siano le prospettive di rilancio dell’azienda e dalla sua unicità, l’incertezza sul mantenimento delle partecipazioni detenute in Brasile e Argentina ha determinato la condizione per le aperture delle procedure di raffreddamento, fase propedeutica alla dichiarazione di sciopero del personale. E’ evidente che se, in sede di definizione del piano industriale, non saranno date risposte certe in merito alle preoccupazioni espresse dai lavoratori e non s’individuassero adeguati investimenti, necessari a garantire l’ammodernamento del sistema Paese, a causa della mancata ricapitalizzazione dell’azienda, il sindacato e i lavoratori sapranno dare una adeguata risposta al rischio di veder determinare le condizioni per la chiusura di un’azienda fondamentale per gli interessi del Paese e che contribuisce a dare lavoro a oltre 120.000 famiglie italiane. Parlare di stabilità politica, di rilancio del sistema Paese e di attenzione all’occupazione mentre si assiste, inermi, alla chiusura della quinta impresa italiana è una condizione inaccettabile e contro cui l’opposizione del sindacato sarà durissima.

NOTA DI REDAZIONE:
Nella foto il Segretario Generale Nazionale della Slc Cgil Massimo Cestaro

06 ottobre 2013

Telecom, congelato scorporo rete, societarizzazione per creare valore

Telecom Italia presenterà il nuovo piano industriale il 7 novembre, in cui si tratterà del destino delle controllate in Sudamerica e di un possibile progetto di societarizzazione delle attività italiane per creare valore.
Intanto considera congelato lo scorporo della rete fissa, a causa dell'atteggiamento di autorità e governo.
Lo dice una nota congiunta del sindacato, che riferisce quanto detto dall'AD, Marco Patuano, nell'incontro di oggi ed esprime contrarietà a "progetti di scorporo della rete e di spezzatini aziendali che determinerebbero un grave rischio per la sopravvivenza stessa del gruppo Telecom Italia".
Il sindacato ha avviato le procedure per un possibile stato di agitazione o per uno sciopero.
Telecom Italia in una nota si limita a dire che viene confermato l'accordo raggiunto con il sindacato sui contratti di solidarietà il 27 marzo e che il gruppo intende proseguire sulla strada degli investimenti.
A fine marzo 2013 Telecom Italia e organizzazioni sindacali hanno raggiunto un'intesa per la gestione delle eccedenze di personale che prevede il massiccio ricorso a contratti di solidarietà.
IN PIANO CONTROLLATE SUDAMERICA, POSSIBILE SOCIETARIZZAZIONE
L'AD ha dichiarato che il piano dovrà stabilire "il futuro del gruppo con particolare riferimento alle partecipazioni in Brasile e Argentina e alla struttura societaria aziendale, che potrebbe essere sottoposta a processi di societarizzazione unicamente per far emergere valore all'azienda", dice la nota.
Telecom Italia in Sudamerica controlla Tim Participacoes e Telecom Argentina.
CONGELATO PIANO SCORPORO RETE
Sullo scorporo della rete "l'azienda ha riferito che gli atteggiamenti tenuti dalle autorità competenti e dal governo hanno congelato il progetto perché l'eventuale scorporo potrà avvenire solo alle condizioni poste da Telecom, condizioni che a oggi non sussistono", aggiunge.




03 ottobre 2013

Telecom Italia, Bernabè si è dimesso

Finisce l'era di Franco Bernabè in Telecom Italia. Il presidente esecutivo ha ufficializzato le proprie dimissioni durante la riunione del Cda, e poco dopo le 17 ha lasciato la sede di piazza Affari senza fare dichiarazioni. ''Il Consiglio - si legge nella nota trasmessa da TI - ha espresso i suoi vivi ringraziamenti a Franco Bernabè per il grande impegno e l'elevato apporto manageriale profuso in questi anni alla guida della Societa'''. Quella di oggi è la prima riunione del board dopo il riassetto della holding Telco, dove Telefonica è salita al 66%. Nella sede milanese della compagnia telefonica italiana, alla riunione partecipano i due rappresentanti del socio spagnolo Telefonica, Cesar Alierta e Julio Linares, oltre ai consiglieri Gabriele Galateri, Renato Pagliaro e Gaetano Miccichè. Ratificate le dimissioni, la conduzione dell'assemblea è passato ad Aldo Minnucci, il vice presidente di Telecom.

Nella riunione di oggi è prevista la sostituzione nel board del consigliere Elio Catania, che qualche settimana fa aveva rassegnato le proprie dimissioni dopo essere stato indagato per insider trading. Al suo posto dovrebbe entrare il presidente di Rcs, Angelo Provasoli, ma un po' più defilata c'è anche una outsider, Francesca Cornelli, forte del sostegno di Assogestioni.

Intanto è trapelata la notizia che Marco Patuano, amministratore delgato di Telecom Italia, ha convocato i sindacati per domani alle 15, nella sede di Corso Italia a Roma. All'ordine del giorno dell'incontro il punto sul riassetto di Telco e le prossime strategie dell'azienda. Questa mattina a Milano, davanti alla sede di TI in piazza Affari, un migliaio di lavoratori dell’azienda hanno manifestato per far sentire al Board le proprie rivendicazioni. 

Le deleghe di Franco Bernabè passeranno all'Ad Marco Patuano, mentre la carica dovrebbe passare ad interim al vicepresidente Aldo Minucci, in attesa della nomina di un nuovo presidente esecutivo. Rimane in stand by l'eventualità che il successore di Bernabé possa essere Massimo Sarmi, oggi a capo di Poste italiane, che prima di essere designato alla presidenza dovrebbe vedersi riconosciuto un posto in Consiglio d'amministrazione.

E' probabile che il Cda di oggi sia anche l'occasione utile per l'Ad Marco Patuano di illustrare ai consiglieri la situazione del gruppo, prospettando le prime anticipazioni della revisione strategica a cui sta lavorando.

Su Telefonica-Telecom ha parlato oggi da Capri Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo economico, che ha definito la vicenda “un pasticcio totale”. “Difficilmente - ha detto durante ‘digitlaxlitalia’ – l’azionista spagnolo considererà l'Italia la priorità numero 1 o sarà propenso a fare investimenti velocemente”. “Non abbiamo svolto un ruolo con una visione di lungo periodo - ha continuato Passera - in certi casi la nazionalità dell'azionista può fare la differenza”. “Spero - ha concluso - che nella libertà delle scelte e senza ulteriori pasticci come il cambio della legge sull'Opa o la golden share, che sarebbero pessimi, si possa riuscire a fare anche con la rete Telecom quello che è stato fatto con Terna e Snam''.

Sempre con noi


''Alcune cose saranno sempre più forti del tempo e della distanza, più profonde del linguaggio e delle abitudini: seguire i propri sogni e imparare a essere se stessi, condividendo con gli altri la magia di quella scoperta. E’ bello sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito…''
La Slc Cgil Catania non dimentica

02 ottobre 2013

TELECOM: AZZOLA (SLC CGIL), RICAPITALIZZARE TELECOM ATTRAVERSO CDP

Giovedì 3 ottobre, in coincidenza con lo svolgimento del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia, si svolgeranno l’attivo nazionale delle RSU di Telecom e un presidio sotto la sede di Piazza Affari a Milano, dove si svolgerà il CdA dell’azienda. Il presidio sarà accompagnato da un primo sciopero di quattro ore dei lavoratori della Lombardia che confluiranno alla manifestazione.

“Le due iniziative hanno lo scopo di sensibilizzare i vertici aziendali e l’opinione pubblica sulla difficile situazione di Telecom Italia, che, se non vincolata a precise scelte di politica industriale, rischia di indirizzare il futuro della compagnia telefonica nazionale su una strada di non ritorno che vedrà la scomparsa dell’azienda – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

“Non si tratta – prosegue il sindacalista - di difendere l’italianità dell’azienda o utilizzare pretestuose minacce di pericoli per la sicurezza nazionale, argomenti utilizzati ad arte per sostenere la tesi dello scorporo della rete, ma di vincolare l’operazione a precisi impegni sugli investimenti e sul futuro dell’azienda.”
“A ciò si aggiunge la necessità di un intervento di ricapitalizzazione di Telecom, necessario per garantire gli investimenti e mettere in tranquillità la situazione finanziaria dell’azienda rispetto ai rischi di declassamento del debito, da realizzarsi attraverso la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti per superare l’anomalia italiana che vede lo Stato assente da un settore strategico le decisioni sul quale sono fondamentali per gli interessi del Paese.”
“Mentre tutte le altre compagnie telefoniche – ricorda Azzola - vedono una partecipazione decisiva del pubblico nella compagine azionaria, l’Italia rischia di essere il secondo Paese, dopo la Grecia, in cui l’azienda è controllata da un diretto competitor.”

“Bisogna preservare il profilo internazionale dell’azienda salvaguardando le partecipazioni in Brasile e Argentina, che saranno la fonte di maggiore sviluppo dei ricavi del gruppo e mantenere l’unicità aziendale evitando di avventurarsi su modelli, come lo scorporo della rete, non applicati in nessun Paese al mondo.”

“Se trovassero riscontro le voci sulle dimissioni di Franco Bernabè, la Cgil ritiene che l’attuale presidente debba, per tutelare tutti gli azionisti e le decine di migliaia di dipendenti, dire cosa ritiene utile per il futuro del gruppo e cosa pensi dell’operazione che vedrà Telefonica acquisire il controllo della società. Politica e Governo devono batter un colpo: vanno immediatamente convocati i vertici di Telefonica e assunti precisi impegni sul piano d’investimenti da realizzare per rispettare gli obiettivi di Agenda Digitale, condizione fondamentale per la ripresa economica del Paese.”

“Laddove le decisioni assunte in CdA andassero in una direzione diversa – conclude Azzola - la risposta dei lavoratori e del sindacato non si farà attendere, avviando tutte le iniziative e mobilitazioni necessarie a salvaguardare gli interessi del Paese e dell’occupazione. Assumere scelte sbagliate ora comporta un’assunzione di responsabilità per la continuità occupazionale di migliaia di lavoratori, non è possibile far ripartire il Paese perdendo e chiudere le principali aziende e uscendo dai settori strategici peril futuro dell’Italia.”

01 ottobre 2013

Bellini, esposto dei sindacati per “distrazione di ingenti somme di denaro” contro l’ex sovrintendente Antonio Fiumefreddo

SLC CGIL CATANIA – Conferenza stampa di Slc Cgil,  Fistel Cisl, Uilcom Uil, Libersind, Fials Cisal, in presenza dell’avvocato Emiliano Cinquerrui, per la presentazione della relazione sui consuntivi degli anni 2007-2009.

Attribuzione di incarichi a soggetti “non qualificati e legati da rapporti di carattere personale”, organizzazione di eventi speciali ed occasioni mondane con “ingombranti sottotesti clientelari”, distrazione di “ingenti somme di denaro per acquisti” sarebbero alcune delle cause che i sindacati catanesi riconducono al tracollo del Teatro Massimo “Bellini” di Catania. Tutte voci inserite in una relazione sui bilanci consuntivi effettuata dalla KPMG relativamente agli esercizi 2007-2009. Un documento che ha convinto i sindacati a reiterare un esposto denuncia già presentato nel 2010 contro l’ex sovrintendente Antonio Fiumefreddo.

La relazione, riferita ai bilanci consuntivi degli anni 2007-2009, è stata presentata stamattina da Slc Cgil,  Fistel Cisl, Uilcom Uil, Libersind, Fials Cisal, in presenza dell’avvocato Emiliano Cinquerrui. Tutte scelte effettuate dall’amministrazione di quegli anni, in coincidenza dell’insediamento dell’ex sovrintendente. Qualche esempio? Una festa barocca del 2007 per 58 mila euro, una Via Crucis nel 2008 dal costo di 110 mila euro, o 30 mila euro per la polisportiva Libertas. Quest’ultima un’ attività non contemplata dall’articolo 2 della legge regionale 19 dell’86.

Per Giovanni Nicotra della Uilcom Uil, “la relazione effettuata dalla KPMG commissionata dalla nuova gestione per materializzare il danno patrimoniale subito, evidenzia un gravissimo danno al patrimonio dell’ente dal quale non sappiamo come e quando si potrà uscire”.

Il debito fuori bilancio, che ammonta a circa 3 milioni di euro, le spese distratte attinenti a voci non istituzionali, il finanziamento regionale progressivamente decurtato e attualmente non ancora erogato, sono, secondo il segretario della Slc Cgil, Davide Foti, “le cause che hanno determinato la crisi economica e finanziaria dell’ente. Stipendi non pagati, stagione lirico – sinfonica 2013/2014 non ancora finanziata, l’interruzione delle attività primarie dell’ente, mancata assunzione dei precari dell’ente, sono il risultato della situazione descritta. Al fine di porre rimedio a tutto ciò invochiamo l’intervento delle istituzioni regionali e comunali con gli strumenti politici ed economici necessari, al fine di scongiurare la chiusura definitiva delle attività dell’ente”.

Per Antonio D’Amico della Fistel Cisl, “È ipotizzabile che i fatti che hanno condotto alle recenti indagini nei confronti degli 80 lavoratori dell’ente siano frutto delle tensioni che la vecchia gestione ha generato. Fuori dallo scopo di gettare ombre o screditare le indagini che la magistratura ha autorevolmente e correttamente condotto, si ritiene che alcuni degli addebiti ipotizzati siano il risultato di ordini di servizio emanati dal sovrintendente stesso. Questi ha prima imposto ai lavoratori straordinari non pagati per eventi extraistituzionali dell’ente e poi denunciato i lavoratori per aver efefttuato la prestazione lavorativa”.

Aldo Ferrente della Fials Cisal sottolinea che “anche la politica attraverso le istituzioni comunali ha storicizzato il fallimento della gestione Fiumefreddo con la delibera del consiglio comunale di Catania del 26 novembre 2009 avente oggetto ‘valutazioni della situazione determinatasi al Teatro Massimo Bellini e richiesta di dimissioni del sovrintendente’.

Nella motivazione della delibera si ripercorrono le ragioni del dissesto cagionato dalla gestione Fiumefreddo e il danno cagionato ai lavoratori e all’immagine dell’ente. Furono chieste con forza le dimissioni dell’ex sovrintendente allo scopo di permettere un risanamento dell’ente, altrimenti impossibile”.

Per Salvo Todaro della Libersind, “quello patrimoniale non è il solo danno arrecato all’Ente Lirico. Il teatro ed i lavoratori hanno subito un danno all’immagine che difficilmente potrà risanarsi. Perdita di credibilità dell’ente a livello internazionale, screditamento dei lavoratori e delle loro capacità artistico e strutturali, perdita di commesse e finanziamenti sono solo alcuni degli effetti determinati dall’agire della vecchia amministrazione''.

30 settembre 2013

SINDACATI: SERVE UN VERO GOVERNO DEL PAESE


Cgil, Cisl e Uil esprimono la loro preoccupazione per la crisi istituzionale causata dall’irresponsabilità di chi vorrebbe anteporre gli interessi personali alle condizioni del Paese. L’incertezza di queste ore determina gravi ripercussioni sulla nostra economia e rischia di far aumentare la pressione fiscale sul lavoro e sulle pensioni.
Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che occorre una buona legge di stabilità che inverta le scelte recessive compiute in questi anni: non si può immaginare un’uscita dalla crisi senza puntare sul lavoro e sulla buona occupazione. Per questo serve un vero Governo del Paese, capace di compiere le scelte necessarie a rispondere alle richieste del mondo del lavoro.
In ragione di ciò, Cgil, Cisl e Uil chiedono che la legge di stabilità preveda:
 un’ effettiva restituzione fiscale ai lavoratori dipendenti e ai pensionati;
 una riduzione fiscale alle imprese collegata agli investimenti e all’ occupazione
 il completo finanziamento della cassa integrazione in deroga e la definitiva soluzione al problema degli esodati e dei precari della Pubblica amministrazione, della scuola e della ricerca
È essenziale che la legge di stabilità determini una riduzione del livello di tassazione, non solo in nome della giustizia fiscale, ma per la necessità di rilanciare investimenti, consumi e occupazione che non possono crescere se si accentua l’impoverimento di lavoratori e pensionati.
È, inoltre, irrinunciabile che la legge di stabilità compia scelte di politica industriale e di investimenti, senza le quali le grandi imprese di rete fondamentali per lo sviluppo, come Telecom e Alitalia, e grandi gruppi industriali, come Finmeccanica e quelli siderurgici, perdono la loro funzione e rischiano di essere svenduti.
Infine, bisogna affrontare il nodo della spesa pubblica, abbandonando la dannosa logica dei tagli lineari e realizzare, invece, un vero riordino istituzionale e una riduzione della spesa corrente attraverso i costi standard, avviando un processo contrattuale di riorganizzazione della pubblica amministrazione.
L’assenza di queste scelte e una legge di stabilità ragionieristica determinerebbero un ulteriore peggioramento delle condizioni dei lavoratori, dei pensionati e delle imprese e, soprattutto, una diminuzione dei livelli occupazionali.
Affinché non continui quello stato di ingovernabilità del Paese che impedisce la realizzazione di tutte queste necessarie riforme, occorre che il Parlamento cambi la legge elettorale, ridando ai cittadini la possibilità di scegliere, superando la logica personalistica della politica e ricostruendo un clima di fiducia nelle istituzioni della Repubblica.
Cgil, Cisl e Uil impegnano le loro strutture ad attuare, da subito, assemblee in tutti i luoghi di lavoro, a indire presidi in tutti i territori e a organizzare, nelle giornate di sabato e domenica prossima, volantinaggi con le nostre proposte nelle piazze e nei punti di maggiore incontro dei cittadini.

RAI: APUZZO (SLC CGIL), AZIENDA RECUPERA SU DISCRIMINAZIONE LAVORATORI DISABILI

“Oggi la Rai ha recepito la richiesta di Slc Cgil di ritirare la circolare aziendale che “suggeriva” di formalizzare, per un periodo di sei mesi meno un giorno, i contratti a tempo determinato del personale delle testate giornalistiche e delle reti televisive, aggirando così quanto previsto dalla legge per l'inserimento e l'integrazione lavorativa di persone disabili” dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil.
“L’azienda ha infatti rivisto la propria posizione – prosegue la sindacalista – confermando che “la durata dei contratti a tempo determinato è legata alle specifiche e determinate esigenze produttive, per far fronte alle quali detti contratti vengono stipulati” e non a calcoli matematici per evitare di “ampliare immotivatamente” il computo dei rapporti a tempo determinato ai fini delle assunzioni da collocamento obbligatorio.”
“Siamo molto contenti che l’azienda abbia così dato seguito alle affermazioni presenti nello stesso Codice Etico della Rai.”

28 settembre 2013

Telecom, Franco Bernabè pronto a lasciare. Massimo Sarni al suo posto?

Franco Bernabè pronto a lasciare Telecom Italia. Al suo posto potrebbe arrivare Massimo Sarni. Secondo indiscrezioni pubblicate dall’Ansa, Bernabè avrebbe deciso di lasciare la guida di Telecom Italia per evitare spaccature nel Cda che sarebbero state fortemente dannose per la società.
Bernabè, continua l’Ansa, potrebbe presentare le proprie dimissioni al prossimo consiglio di amministrazione, convocato per giovedì 3 ottobre.
Scrive sempre l’Ansa che il manager avrebbe maturato la decisione dopo i cambiamenti avvenuti nella compagine azionaria di Telco. In audizione al Senato, Bernabè aveva già espresso le sue perplessità sull’operazione, indicando nella ricapitalizzazione la strada da seguire per rilanciare Telecom Italia.
Per quanto riguarda la successione, scrive sempre l’Ansa, il nome più accreditato, si apprende da fonti vicine alla situazione, è quello di Massimo Sarmi, attuale amministratore delegato di Poste Italiane.