16 aprile 2014

ANTITRUST E AGCOM CONTRO LE OFFERTE SCORRETTE SULLA CONNESSIONE ADSL

Quante volte i consumatori ricevono le proposte di operatori come Infostrada, Tiscali, Telecom o di altre compagnie telefoniche per telefono o via web e l’operatore del call center obbliga a prendere una decisione senza neppure visionare il contratto? Le offerte per telefono di solito sono estremamente vantaggiose con lo scopo proprio di tentare il cliente ad accettare una proposta pur non avendo informazioni complete sull’offerta. Da oggi però modalità non sarà più sufficiente per stipulare un contratto, la semplice accettazione telefonica non basta più.
La firma sul contratto, digitale o fisica, dovrà comunque essere fatta sul contratto. Questo permetterà ovviamente al potenziale cliente di visionare attentamente il documento di accettazione dell’offerta, in modo da rendersi conto immediatamente degli eventuali costi nascosti. Questo però non riguarda solo le offerte accettate per telefono bensì anche tutto quello che viene fatto sul web. Anche semplicemente scegliere una tariffa conveniente per la connessione adsl oppure i contratti di fornitura di elettricità o gas più vantaggiosi tramite una procedura sul web non sarà più sufficiente; il contratto sarà valido soltanto dopo la nostra completa accettazione tramite firma del contratto


Telecom Italia Comunicato Unitario su Sistema "my quality"

COMUNICATO TELECOM ITALIA
In queste ore Telecom sta presentando sui territori un sistema di verifica della produttività in ambito “ASA”. Il sistema, definito “my quality”, è già stato oggetto di un comunicato delle Segreterie Nazionali riguardo ad una sperimentazione unilaterale in ambito Open Access area centro.
Continuiamo a ritenere lo strumento poco utile e, soprattutto, con potenziali “rischi” di controllo a distanza. Ma soprattutto riteniamo molto poco corretto che l’azienda proceda unilateralmente pensando sia sufficiente procedere a colpi di “slides”.
A questo punto diffidiamo l’azienda dal continuare su questa strada e chiediamo l’immediata convocazione della Commissione Controllo a Distanza per analizzare il my quality, sia nella “versione ASA” che in quella Open Access, e l’applicativo “my team”, altro strumento che a nostro avviso ha forti riscontri sul controllo a distanza e la tutela della privacy dei lavoratori.
Invitiamo diversamente Telecom invece di fare “forzature” inutili a convocare, celermente, il tavolo sulla turnistica di ASA.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

13 aprile 2014

Slc Cgil Catania, Direttivo Provinciale: Elezione della Segreteria ed assegnazione Dipartimenti


Venerdì 11 Aprile 2014, il neo-eletto Direttivo Provinciale SLC ha completato gli obblighi Congressuali con la elezione della Segreteria La proposta del Segretario Generale Davide Foti e' stata votata dai 41 dirigenti presenti a scrutinio segreto, ed è stata approvata con 36 voti favorevoli e 5 astenuti.
La nuova Segreteria Provinciale SLC è dunque così composta:
-  Il Compagno Davide Foti Segretario Generale
-  la Compagna LUCIA TORRISI, Segretario all'Organizzazione e all'Amministrazione;
- la Compagna ISABELLA CASSIBBA, Segratario alle Politiche Rivendicative della      Contrattazione e Mercato del Lavoro.
I Dipartimenti sono stati assegnati ai Responsabili dal Segretario Generale come segue:
- TLC, al Compagno Gianluca Patanè
- LIRICA E MUSICA, al Compagno Duilio Belfiore
- TEATRO E PROSA, al Compago Antonino Giardinieri
- RETI ED INFRASTRUTTURE, al Compagno Sciuto Giovanni
- EMITTENZA, al Compagno Francesco Scuderi
- INDUSTRIA E POLIGRAFICI, al Compagno Gianpiero Vasta
- COMUNICAZIONE E WEB, al Compagno Salvatore Moschetto
- SERVIZI CINEMATOGRAFICI, al Compagno Giuseppe Oliva
- COORDINAMENTO ATTORI, al Compagno Aldo Toscano
- POLITICHE DELL'INCLUSIVITA', alla Compagna Desiree Arena
- SERVIZI POSTALI, al Compagno Orazio Civello
- RECAPITI PRIVATI, al Compagno Antonino Gelardi
Alla neo-eletta Segreteria e ai Responsabili dei Dipartimenti un caro augurio di buon lavoro.
Catania, lì 12/4/2014
p. la Segreteria Provinciale SLC CGIL
Lucia Torrisi
Segretario Organizzativo della Slc Cgil di Catania

Nota di redazione:
Nella foto,da sinistra, la Compagna Lucia Torrisi, Segretario all'Organizzazione ed  Amministrazione e la Compagna Isabella Cassibba, Segratario alle Politiche Rivendicative della Contrattazione e Mercato del Lavoro.

Almaviva contact in crisi Situazione sempre più grave

di Maria Teresa Camarda
“Una situazione di assoluta gravità”. È preoccupante il quadro presentato dai vertici di Almaviva Contact all’incontro che si è svolto a Roma con i sindacati. “L’azienda – scrivono in una nota congiunta i rappresentanti dei lavoratori – ha presentato un quadro complessivo molto complicato con un ulteriore aggravio, rispetto al maggio dell’anno scorso, di tutti quei fattori che stanno mettendo in difficoltà Almaviva e tutto il settore”.
Delocalizzazioni, contrazione delle tariffe, calo dei volumi, internalizzazioni: sono questi i fenomeni che stanno mettendo in ginocchio il settore delle Telecomunicazioni e che, nel caso particolare di Almaviva, stanno portando l’azienda ad un situazione che, nonostante il Contratto di Solidarietà in essere, è stata definita dal massimo dirigente aziendale, l’amministratore delegato del Gruppo Marco Tripi, “di assoluta gravità”. “Una condizione, che – come riferiscono fonti che erano presenti alla riunione – in assenza di reali cambiamenti di scenario competitivo in tempi brevi, potrebbe portare a reali difficoltà a garantire la continuità aziendale“.
Delicatissima la situazione delle commesse e delle gare per l’azienda:
Fastweb: dimezzamento dei volumi, problemi cronici di marginalità, parzialmente compensato da Sky-Fastweb.
Sky: volumi in valore, chiusura cosa tecnica su Milano, outbound in netto calo.
Mediaset: esperienza finita.
Comune di Roma: rinnovo fino a giugno 2014.
Alitalia: continuità operativa dovuta alle incertezze degli andamenti del committente, esposizione finanziaria, marginalità, necessità di adottare un nuovo modello operativo.
Trenitalia: possibile internalizzazione.
Allianz: terminata per processo di internalizzazione.
Eni: stabile, in gara nella prima metà del 2014.
Enel: leggera crescita, nuova gara 2014-2015.
Il 2013 si è chiuso con un risultato positivo di 700 mila euro – positività resa possibile solo grazie dal recupero di Irpef ed Irap (“al netto di questo evento, unico, il risultato sarebbe stato negativo”, hanno spiegato) – ma i primi mesi del 2014 hanno già fatto registrare un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“Un simile andamento – scrivono in una nota le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni – rende quindi molto complicato la gestione della forza lavoro e dei Contratti di Solidarietà in rinnovo. Per quanto riguarda la gestione del primo anno di Solidarietà l’azienda ha annunciato di aver portato a termine 1233 spostamenti di risorse umane da commesse “scariche” a commesse con volumi sovrabbondanti, (questo dato comprende anche la ricollocazione dei lavoratori in cassa integrazione di Roma). Ma la difficile pianificazione rende, sempre a detta aziendale, non sempre facile la riallocazione di personale per poter arrivare alla percentuale omogenea del 25% su ogni singolo prevista dall’accordo”.
Per cercare di trovare una soluzione, dunque, vertici di Almaviva, sindacati e rappresentanti dei lavoratori si incontreranno nuovamente la prossima settimana. A tale proposito i sindacati hanno richiesto l’istituzione di una Commissione tecnica paritetica, con la presenza delle RSU di tutti i territori, che analizzi, nel dettaglio l’incidenza dei continui cambiamenti sui volumi di attività.
Da parte dei sindacati c’è la massima collaborazione per la definizione di un accordo. “Non sfugge, infatti, al sindacato – scrivono – come la pressione della politica del massimo ribasso, con il conseguente massiccio ricorso al fenomeno delle delocalizzazioni, stia minando alla base quelle aziende che, come Almaviva, hanno deciso di non seguire la folle politica ribassista“.
L’ad Tripi, infatti, avrebbe continuato a ribadire, durante l’incontro, l’intenzione di proteggere i lavoratori italiani. E perchè Almaviva dovrebbe sopravvivere, rispetto ad altre aziende del settore che hanno chiuso i battenti? Perchè – secondo quanto riferito da chi ha partecipato all’incontro – l’azienda ha manifestato l’intenzione, al momento, di accollarsi anche soltanto degli equilibri di bilancio o perdite annue (non superiori a un milione di euro annuo), mentre prosegue la propria politica per il conseguimento di due obiettivi contemporanei all’estero: la vendita di quote delle proprie società, da potere reinvestire in Italia, e l’espansione in altri mercati.
 Maria Teresa Camarda

A volte ritornano: Rizza e Lo Bianco querelano l'avvocato Antonio Fiumefreddo

I giornalisti del Fatto Quotidiano Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno dato mandato all’avvocato dell’Ordine Nino Caleca di querelare il neo assessore regionale Antonino Fiumefreddo, che in un’intervista resa al quotidiano on line Sud Press li ha definiti ‘’portavoce della borghesia mafiosa’’.  Medesima querela e’ stata preannunciata nei confronti del direttore del quotidiano, che ha pubblicato l’intervista sotto il titolo ‘’campagna di fango assassino’’. Lo hanno reso noto gli stessi cronisti in un comunicato nel quale definiscono le parole di Fiumefreddo e il titolo dell’intervista ‘’gravemente lesivi della professionalita’ acquisita in oltre 30 anni di lavoro’’. ‘’Ci auguriamo – hanno concluso Lo Bianco e Rizza – che l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione  Nazionale della Stampa facciano sentire la propria voce a tutela dell’esercizio dei diritto di cronaca, anche (e soprattutto) quando quest’ultimo si esprima raccontando fatti e circostanze sgradevoli per chi si appresta a ricoprire pubblici uffici amministrando denaro della collettivita’’’.

10 aprile 2014

Cassazione: riparto dell'onere della prova in tema di licenziamenti individuali

Corte di Cassazione Civile, sezione lavoro, sentenza n. 7108 del 26 Marzo 2014.
A norma dell'art. 5 della legge 604/1966 ("norme sui licenziamenti individuali") grava sul datore di lavoro l'onere della prova in caso di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo. Nel caso in cui, come in quello di specie, la giusta causa consista nell'assenza ingiustificata del dipendente dal servizio, al datore di lavoro spetta provare l'assenza stessa nella sua oggettività, ad esempio dimostrando la mancanza delle timbrature o verificando a mezzo di superiori gerarchici l'assenza del dipendente. Sarà invece onere del lavoratore, sanzionato sul piano disciplinare, dimostrare che esistono elementi idonei a giustificare quella determinata assenza dal servizio, per causa a lui non imputabile. La c.d. prova liberatoria è dunque a carico del lavoratore; prova liberatoria che ha senso far entrare in sede processuale solo a seguito di perfezionamento della prova a carico del datore.
Ai fini processuali è sufficiente che il datore dimostri la pacifica assenza del lavoratore dal proprio posto di lavoro. In particolare afferma la Suprema Corte che "non risultano dagli atti del giudizio elementi di prova che dimostrino le assenze asserite dal datore, intese nella loro materialità, essendo peraltro tali assenze contestate nel processo dal lavoratore". Il licenziamento individuale, disposto dal datore appunto per assenza ingiustificata protrattasi nel tempo, impugnato dal lavoratore e dichiarato illegittimo sia in primo che in secondo grado di giudizio, è stato nuovamente confermato dalla Cassazione, la quale ha rigettato il ricorso del datore di lavoro sulla base della logicità e della correttezza di motivazione della sentenza contestata.



Call Center: Dichiarazione Stampa di Michele Azzola

Il comune di Milano effettua una gara, per il servizio 020202, in cui l’importo a base d’asta, che sarà ulteriormente ribassato, non copre neppure il costo del lavoro e Acea, azienda pubblica del comune di Roma, nella gara autorizza e disciplina la delocalizzazione all’estero della attività, è evidente che questo Paese ha perso completamente ogni logica e che le prospettive di uscita dalla crisi resteranno solamente una speranza.
Cosi dichiara Michele Azzola, Segretario nazionale di Slc Cgil in merito alle due gare che disciplinano le attività di Call Center dei due enti Pubblici. Mentre il settore è sottoposto ad una crisi gravissima che mette a repentaglio migliaia di posti di lavoro e il sindacato è impegnato a chiedere alla committenza privata “responsabilità sociale” evitando di incrementare le attività de localizzate all’estero, riscontriamo che enti pubblici scelgono scorciatoie pericolose e irresponsabili.
In questo modo, per risparmiare sul costo del servizio, si carica sulla collettività il costo degli ammortizzatori sociali che saranno di molto maggiori rispetto ai risparmi conseguiti e priveranno di un’opportunità lavorativa centinaia di giovani nell’unico settore che ha offerto prospettive occupazionali negli ultimi anni.
Ci chiediamo che prospettive possa avere un Paese in cui la stessa classe dirigente assume decisioni che aggravano la crisi del Paese facendo crollare i consumi interni e gravando la collettività di costi sociali enormi.
Forse, conclude il sindacalista, Renzi non dovrebbe preoccuparsi, giustamente, di fissare solo un tetto massimo alle retribuzioni dei dirigenti pubblici ma anche di verificare chi lavora nell’interesse del Paese, contribuendo all’uscita dalla crisi, e chi, invece, aggrava le condizioni generali provvedendo ad allontanarli dalla gestione della casa pubblica. Se qualcuno ancora non lo avesse compreso nel mondo dei call center sono in pericolo, oggi non domani, decine di migliaia di posti di lavoro.

Roma, 10 Aprile 2014

COMUNICATO ALMAVIVA

10Aprile 2014
Il giorno 8 aprile si è svolto a Roma l’incontro fra la dirigenza Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, territoriali e le RSU di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni All’incontro erano presenti sia l’Amministratore Delegato che il Presidente del Gruppo.
L’azienda ha presentato un quadro complessivo molto complicato con un ulteriore aggravio, rispetto al maggio dell’anno scorso, di tutti quei fattori che stanno mettendo in difficoltà Almaviva e tutto il settore. Il 2013 si è chiuso con un risultato positivo di settecentomila euro, positività resa possibile solo grazie dal recupero di IRPEF ed IRAP (al netto di questo evento, unico, il risultato sarebbe stato negativo). In generale i ricavi continuano a far registrare un trend in calo ormai dal biennio 2010-2011 sia sul mercato inbound che su quello outbound, con una previsione ulteriormente negativa per l’anno in corso ( un calo medio dal 2010 di circa il 25%). La continua contrazione delle tariffe, il fenomeno delle delocazioni ben lungi dall’essere ridimensionato, stanno portando l’azienda ad un situazione che, nonostante il Contratto di Solidarietà in essere, è stata definita dal massimo dirigente aziendale di assoluta gravità. Una condizione, che, in assenza di reali cambiamenti di scenario competitivo nel settore in tempi brevi, potrebbe portare a reali difficoltà a garantire la continuità aziendale.
In linea generale, per quanto riguarda lo stato delle commesse, l’azienda dichiara una stato di generale calo dei volumi, dovuto da una parte a politiche di reinternalizzazione di attività da parte dei committenti, dall’altro dal perdurare di fenomeni di delocalizzazione massiva. Questa situazione ha una immediata corrispondenza nel perdurare di politiche di drastico contenimento dei costi e delle tariffe da parte delle committenze. La pratica del “massimo ribasso” sta ormai caratterizzando tutte le gare di appalto, ad iniziare da quelle delle pubbliche amministrazioni. A riguardo il Presidente di Almaviva contact ha confermato la ferma volontà aziendale, a partire dalla gara per il servizio di contact center di Milano, di non poter partecipare a gare che non garantiscano il sostenimento del costo del lavoro o addirittura retribuzioni inferiori quelle previste nel Contratto Nazionale delleTLC.
Questo contesto viene reso ulteriormente difficile dalla difficoltà di gestire le programmazioni dei maggiori clienti, costantemente disallineate rispetto alle previsioni. Un simile andamento rende quindi molto complicato la gestione della forza lavoro e dei
Contratti di Solidarietà ( alcuni clienti, soprattutto delle Telecomunicazioni, arrivano a divergenze fra pianificato ed offerto di decine e decine di migliaia di chiamate con andamenti, alle volte schizofrenici, un fenomeno ingestibile per una realtà quale quella di Almaviva con una dinamica dei costi da lavoro subordinato).
Per quanto riguarda la gestione del primo anno di Solidarietà l’azienda ha annunciato di aver portato a termine 1233 spostamenti di risorse da commesse “scariche” a commesse con volumi sovrabbondanti, (questo dato comprende anche la ricollocazione dei lavoratori in cassa integrazione di Roma). La difficile pianificazione rende, sempre a detta aziendale, non sempre facile la riallocazione di personale per poter arrivare alla percentuale omogenea del 25% su ogni singolo prevista dall’accordo. Per far fronte a questa problematica ed ottimizzare la presenza del personale con le curve di traffico i responsabili aziendali hanno avanzato la proposta, per il rinnovo dei CDS ( strumento del quale l’azienda ha comunque sottolineato l’efficacia nell’aver contribuito a gestire il calo dei volumi di molte commesse importanti e il conseguente peggioramento del conto economico), di tener ferma la percentuale massima sul singolo al 25% ma di poter fare il calcolo nell’anno (e non nel mese), prevedendo una percentuale massima su singola commessa e su singolo lavoratore del 40% e con una programmazione mensile, con la previsione di un possibile conguaglio nel caso un singolo lavoratore si trovasse ad aver fatto nell’anno una percentuale maggiore del 25%.
Le OO.SS. dal canto loro hanno registrato con forte preoccupazione la situazione complessiva dell’azienda, sia sotto l’aspetto economico di bilancio, sia per possibili scenari futuri legati al contesto negativo del mercato.
Mai come in questo momento l’intero comparto dei customer care sta attraversando nel Paese una fase di forte criticità che ha già visto la chiusura di molte aziende e sta ulteriormente mettendo a rischio la tenuta di moltissime altre aziende con il conseguente rischio di crisi occupazionali dall’esito imprevedibile. Non sfugge al sindacato come la pressione della politica del massimo ribasso, con il conseguente massiccio ricorso al fenomeno delle delocalizzazioni, stia minando alla base quelle aziende che, come Almaviva, hanno deciso di non seguire la folle politica ribassista, se da un lato porta volumi di attività dall’altro porta velocemente il settore dei customer care verso una condizione di impossibilità a sostenere i costi complessivi d’impresa, alterando semplicemente le più elementari regole della competizione e del mercato. Occorre quindi agire su più fronti: da subito portare tutti gli attori in campo, ad iniziare dal Legislatore, attorno ad un tavolo che dia risposte immediate ad un settore che, è opportuno ricordarlo a tutti, vede occupate decine di migliaia di donne e uomini, spesso nelle zone economicamente più disagiate del Paese. Già nei prossimi giorni il sindacato confederale valuterà tutte le iniziative da mettere in campo per varare un programma di mobilitazione del settore aprendo una vertenza nazionale sui call center.
Sul piano specifico che riguarda Almaviva le OO.SS. non hanno potuto che ribadire quanto del resto già esplicitato con i fatti lo scorso maggio al momento della stipula dei Contratti di Solidarietà, ovvero che la preoccupazione principale è la salvaguardia
occupazionale e la tutela del perimetro di TUTTE LE SEDI DI ALMAVIVA, a cominciare dalla salvaguardia del sito di Palermo.
La consapevolezza della gravità del momento che attraversa l’azienda obbliga tutti alla massima unità di intenti, partendo però dall’assunto che, mai come in questo momento, è indispensabile avere ben presente che non si può scaricare tutto il peso di una situazione le cui responsabilità ricadono su altri soggetti sui soli lavoratori di Almaviva.
Si proverà nei prossimi giorni a capire insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori di Almaviva Contact cosa possa essere messo in campo per migliorare i processi organizzativi interni, compreso il diverso allocamento dei CDS, tenendo sempre ben presente che la difesa dell’occupazione deve, necessariamente, essere coniugata con la maggiore sostenibilità possibile dell’organizzazione del lavoro e con la tutela del salario dei lavoratori.
A tale proposito Le OO.SS. hanno richiesto l’istituzione di una Commissione tecnica paritetica, con la presenza delle RSU di tutti i territori, che analizzi, nel dettaglio l’incidenza dei continui cambiamenti sui volumi di attività, ora crescenti ora decrescenti in rapporto all’incidenza della Solidarietà sostenuta dai lavoratori dopo l’Accordo Nazionale dello scorso 30 Maggio.
Sarà opportuno che in questo percorso anche l’azienda si impegni ulteriormente a ridurre, meglio ancora ad eliminare del tutto, quelle rigidità operative che, allo stato attuale, non portano a nulla se non al paradosso di aumentare la distanza con le lavoratrici ed i lavoratori.
Mai come ora il dialogo e le relazioni sindacale, a partire da quelle territoriali, debbono essere messe in cima alle priorità aziendali, evitando di dare messaggi contradditori fra un territorio ed un altro.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL UGL-Telecomunicazioni

Telecom Italia-Sky: la pay tv viaggerà su banda larga

Telecom Italia ha siglato una partnership strategica con Sky Italia per la vendita su tutta la rete broadband dell'offerta Sky. Dopo le indiscreazioni trapelate già dalla mattina dall'agenzia di stampa Bloomberg arriva la conferma in un comunicato delle due società.
L'accordo consentirà ai clienti di Telecom di accedere all'intera offerta televisiva di Sky attraverso le reti ultrabroadband con un decoder My Sky Hd appositamente realizzato per la tv via Internet. A partire dal 2015 i clienti consumer di Telecom potranno così usufruire di un'offerta Sky equivalente, in termini di contenuti, servizi e pricing, a quella disponibile via satellite. La partnership, spiega una nota dell'azienda telefonica italiana, conferma l'importanza industriale per le due società nell'operare nel mercato dell'intrattenimento mettendo in sinergia i rispettivi asset e le competenze, anche in un'ottica di sviluppo della banda larga nel paese. L’offerta Sky diventa l’elemento chiave della strategia ultrabroadband di Telecom Italia e l’accesso alla rete di nuova generazione permette a Sky di beneficiare di un’ulteriore piattaforma distributiva per i suoi programmi.
"L'accordo con Sky - ha commentato Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom - si inserisce nell'ambito della strategia di Telecom che individua nell'offerta di contenuti premium un elemento di valorizzazione delle proprie infrastrutture di rete di nuova generazione. Siamo fortemente convinti, infatti, che uno dei principali driver del nostro business sia rappresentato dallo sviluppo dei servizi innovativi, in particolare nell'entertainment per il mercato consumer. Questa partnership, che consente ai nostri clienti di accedere alla più ricca offerta pay disponibile sul mercato, ci rende particolarmente soddisfatti in quanto realizza un nuovo modello industriale per la fruizione di contenuti audiovisivi grazie alla competenza tecnologica di Telecom e al know how editoriale di Sky".
L'accordo ha una valenza strategica anche per Sky, perché rende disponibile anche su banda larga la totalità della sua offerta di programmi e servizi esclusivi - a partire dall'alta definizione e alle tante funzionalità del My Sky Hd - permettendo di allargare il bacino commerciale della pay tv e di aprirsi a una fetta di mercato nuova rappresentata da potenziali abbonati che non hanno la possibilità di installare una parabola (per esempio, famiglie residenti nei centri storici delle città d'arte).
"Fino ad oggi il satellite è stata l'unica tecnologia in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane, garantendo quegli standard di qualità che da sempre sono associati al brand Sky", ha dichiarato Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. "Siamo quindi molto soddisfatti di questo importante accordo che, grazie alla rete ultrabroadband di Telecom Italia e alla possibilità di sviluppare una piattaforma Iptv di nuova generazione, ci permette di assicurare anche via internet l'eccellenza della user experience Sky, con l'Alta Definizione, l'on Demand e tutte quelle funzionalità che arricchiscono l'esperienza di visione, a partire dal My Sky Hd. Siamo convinti che la partnership con Telecom Italia rappresenti una grande opportunità per allargare il bacino di clienti della pay tv nel Paese, portando l'offerta Sky anche nelle case di tutte quelle famiglie che non avevano potuto finora avervi accesso e creando così nuove motivazioni per provare l'unicità della tv di Sky".
L’offerta Sky sarà primariamente rivolta ai clienti che hanno un collegamento in fibra ottica e rappresenterà un driver allo sviluppo dell’ultrabroadband. Grazie alle capacità trasmissive della fibra ottica, con connessioni a partire da 30 Megabit/secondo, Telecom Italia porta alla propria clientela le proposte di Sky, la prima pay tv italiana, che offre una programmazione ricca di contenuti esclusivi e di qualità: le grandi property di Sky Sport, con la Formula 1, la MotoGP e la Champions League 2014-15; il meglio del Cinema, dell’intrattenimento e delle Serie TV da tutto il mondo, con il nuovo canale Sky Atlantic Hd.
Nell'ambito della partnership fra Telecom Italia e Sky, si rafforza anche l'offerta Cubovision che offrirà in mobilità nuovi contenuti di pregio Sky. Dopo il successo delle Olimpiadi Invernali di Sochi e l'ottima accoglienza per il Campionato Mondiale di Formula 1, infatti, i clienti Tim potranno accedere su tablet e smartphone anche all'informazione di Sky Tg24. A breve l'offerta si arricchirà di nuovi contenuti targati Sky.
Ieri Telecom Italia Media e il gruppo L'Espresso hanno firmato gli accordi per l'integrazione delle rispettive attività di operatore di rete e tv digitale terrestre. Unendo le loro frequenze Tv, le due aziende creeranno un'infrastruttura di digital broadcasting in Italia che le aziende rivali potranno affittare per distribuire i loro canali.
A sua volta la divisione italiana di Vodafone, rivale di Telecom Italia, questo mese ha collaborato con Mediaset per offrire film e show televisivi sul suo servizio web on-demand Infinity.
“Il primo obiettivo per un carrier telefonico oggi è aggiornare le reti e trasformarsi in una piattaforma per servizi ad alto valore", ha affermato la scorsa settimana Patuano.

Fox, proprietaria di Sky Italia, sta espandendo le sue attività di pay-Tv in Europa: l'anno scorso ha acquisito il controllo del provider tedesco Sky Deutschland.

08 aprile 2014

Libertà di informazione in Turchia - Odg V Congresso Nazionale Slc Cgil

L’attacco alla democrazia e alla libertà di espressione attualmente in atto  in Turchia è di intollerabile gravità,  e necessita di una netta condanna da parte di tutte le  forze democratiche. Molti editori, autori, traduttori, giornalisti e lavoratori del settore delle comunicazioni sono attualmente sotto processo per reati legati alla libertà di espressione. Anche la libera espressione di opinio...ni sulle piattaforme mediatiche, Twitter, Youtube, Facebook, è minacciata da recenti leggi restrittive.
Per tale motivo le delegate e i delegati al V° Congresso Nazionale SLC CGIL si uniscono a scrittori e intellettuali di molti paesi (tra i quali il premio Nobel Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Gunter Grass e altri), alle rappresentanze nazionali del Pen Club e alle associazioni nazionali degli scrittori, aderendo all’appello lanciato dal PEN INTERNATIONAL alle autorità della Turchia, affinché venga “rispettata la libertà di espressione come diritto umano universale e fondamentale, e affinché tutti i cittadini possano esprimersi liberamente, senza timore di censure o punizioni. (…) Un libero scambio di idee è essenziale per la democrazia, così come per la creatività, l’empatia e la tolleranza”. Il pluralismo e la libertà di esprimersi e informare rappresentano per noi un valore irrinunciabile. Per tale motivo chiediamo altresì al governo italiano di intervenire per ristabilire la libera circolazione dell’informazione in Turchia. L’attacco alla democrazia e alla libertà di espressione attualmente in atto in Turchia è di intollerabile gravità, e necessita di una netta condanna da parte di tutte le forze democratiche. Molti editori, autori, traduttori, giornalisti e lavoratori del settore delle comunicazioni sono attualmente sotto processo per reati legati alla libertà di espressione. Anche la libera espressione di opinio...ni sulle piattaforme mediatiche, Twitter, Youtube, Facebook, è minacciata da recenti leggi restrittive. Per tale motivo le delegate e i delegati al V° Congresso Nazionale SLC CGIL si uniscono a scrittori e intellettuali di molti paesi (tra i quali il premio Nobel Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Gunter Grass e altri), alle rappresentanze nazionali del Pen Club e alle associazioni nazionali degli scrittori, aderendo all’appello lanciato dal PEN INTERNATIONAL alle autorità della Turchia, affinché venga “rispettata la libertà di espressione come diritto umano universale e fondamentale, e affinché tutti i cittadini possano esprimersi liberamente, senza timore di censure o punizioni. (…) Un libero scambio di idee è essenziale per la democrazia, così come per la creatività, l’empatia e la tolleranza”. Il pluralismo e la libertà di esprimersi e informare rappresentano per noi un valore irrinunciabile. Per tale motivo chiediamo altresì al governo italiano di intervenire per ristabilire la libera circolazione dell’informazione in Turchia.

Pd, conferenza di programma: "C'è fame di lavoro"


http://catania.livesicilia.it
CATANIA. “Nel primo bimestre di quest’anno sono stati autorizzati in Sicilia già 3,9 milioni di ore di cassa integrazione, e i lavoratori che resteranno privi di protezione si aggiungeranno alle 75 mila persone che hanno perso il lavoro nel 2013, la disoccupazione per quest’anno è prevista in salita del 23,1%, dieci punti in più del dato nazionale. Il prodotto interno lordo è fermo allo 0,6 per cento e i consumi sono in calo del 12%”.

Questa la fotografia scattata dalla deputata nazionale Luisa Albanella componente della Commissione Lavoro alla Camera a cui è stata affidata la relazione alla prima Conferenza Programmatica Provinciale organizzata dal Partito Democratico di Catania che non ha mancato di fare arrivare la solidarietà ai lavoratori della società Micron che hanno occupato la sala consiliare del comune di Catania. “E’ un’azienda che licenzia pur non essendo in crisi e decide di delocalizzare– ha commentato Albanella –noi abbiamo chiesto alla Regione e al Governo nazionale cosa intendono fare per lo sviluppo nella microelettronica nel nostro territorio” . “Il PD riparte dal tema del lavoro per il suo valore sociale, per ridare dignità alle persone” ha detto la parlamentare democratica chiamata dal presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano, oggi presente a Catania, a guidare l’indagine conoscitiva sullo stato dei Call Center, una delle piaghe del cattiva occupazione nel nostro territorio etneo, un settore per il quale è necessario garantire l’occupazione, diritto alla privacy dei clienti, ma anche intervenire sulle procedure di gare al massimo ribasso con l’utilizzo degli incentivi che le aziende non hanno utilizzato per l’occupazione ma avere sgravi fiscali”.

“La conferenza programmatica parte dal lavoro perché sappiamo quanto grande sia la fame di lavoro – ha introdotto il segretario provinciale Enzo Napoli – significa ragionare sulle leve che possono incidere sullo sviluppo locale e fare in modo i nostri giovani comincino ad alimentare la speranza di rimanere nella propria terra e trovare qui la propria realizzazione di vita”. Dai temi locali a quelli regionali e nazionali e sull’Europa gli interventi sul palco sono stati tanti. E proprio dall’Europa è partito il presidente Cesare Damiano nella sua analisi.

“L’Europa dell’Euro non ci basta più, del rigore a senso unico, ma vogliamo gli Stati uniti d’Europa, per la crescita e l’equità sociale. Fa bene Renzi a ingaggiare un braccio di ferro con l’Europa per cambiare indirizzo perché il troppo rigore può far morire l’economia e quindi l’occupazione. L’Italia deve scegliere una strada di crescita dell’economia: questa è la parola d’ordine fondamentale. Bisogna far crescere il paese altrimenti pur cambiando le regole del lavoro non si crea un solo “occupato” in più. Innanzitutto aiutando le imprese, e questo il governo lo sta facendo, con lo sconto dell’Irap del 10 %, con l’energia a basso costo per le medie imprese, e con la restituzione dei premi Inail per le aziende virtuose. E poi intervenire sul lavoro: aumentare le buste paga per farle valere di più perché si darà spazio ai consumi, del ceto medio del lavoro, dei 1500 euro al mese. Sulle regole del lavoro stiamo discutendo per modificare il decreto attualmente in discussione alla commissione Lavoro”.

“Diritto al lavoro e diritto futuro sono le precondizioni per parlare di sviluppo e democrazia – ha commentato la deputata regionale Concetta Raia – tre i punti: le regole da sole non bastano, servono investimenti, una parte dei non può essere sottoposta al patto di stabilità; sfruttare i fondi europei sui quali siamo in ritardo di due anni, ci sono in ballo 6 miliardi di euro che potrebbero dare una marcia in più per creare la buona occupazione; in ambito di riforme intervenire sulla burocrazia che rallenta la possibilità di creare opportunità”.

“La nostra Regione è in piena desertificazione produttiva – ha detto il parlamentare Giovani Burtone – la questione meridionale deve tornare nell’agenda del paese e del Governo, perché qui abbiamo una condizione ancora più grave rispetto al Nord perché non possiamo reggere una economia solo con la grande distribuzione con gli effetti distorti che essa ha prodotto, serve lavoro buono”. Presente anche il deputato regionale Gianfranco Vullo.

E di problema meridionale ha parlato anche il deputato Giuseppe Berretta per il quale “non servono politiche indifferenziate per tutto il paese”, invocando la delega come percorso utile e un impegno complessivo del Pd che tenga conto della specificità meridionale e siciliana. Il rapporto Svimex sottolinea in maniera in Sicilia e a Catania, dove esiste una “effervescenza imprenditoriale”, i giovani non chiedono assistenza ma opportunità e un’amministrazione che funzioni con sostegni concreti, fiscali e contributivi, ma anche sui nuovi mercati “su cui- ha aggiunto Berretta – la Regione ha ruolo decisivo”. Non sono mancati i riferimenti poi, al governo regionale.


“Il governo Crocetta è in momento di stallo – ha sottolineato Concetta Raia – e deve sbloccare la situazione abbiamo una grande opportunità per la prima volta di vincere le elezioni però dobbiamo rilanciare altrimenti perdiamo l’occasione”. “Abbiamo bisogno di atti concreti – ha continuato Berretta – di un nuovo patto di coalizione”. “Sulla disoccupazione giovanile il provvedimento Giovani del governo Crocetta va aggiustato – ha spiegato Albanella – La nuova programmazione 2014-2020 sarà un’opportunità importantissima che non può essere sprecata; va ampliata la politica territoriale, sull’innovazione e la internazionalizzazione”.

Lavoro e call center

di Anna Rita Leonardi
Viviamo in un’epoca strana, non c’è che dire. Viviamo nell’epoca della fretta, dell’incertezza economica, del disordine sociale e morale.
Troppo spesso ci troviamo a dover passare le nostre giornate nell’eterno scontro tra ciò che “è giusto” e ciò che in realtà “esiste”. Prendete ad esempio il mondo del lavoro, o per meglio dire il mondo della disoccupazione. E’ un mondo che conosciamo da anni ormai, ci conviviamo, è diventato quasi uno di famiglia; ormai le signore per strada quando si incontrano non si chiedono più “che lavoro fa tuo figlio?” ma “tuo figlio da quanto tempo è disoccupato?”.
Eh si perchè siamo entrati in questo circolo vizioso dal quale sembriamo non poterne uscire. E badate, non è colpa solo della cattiva legislazione di questi anni…la colpa è anche di chi, nel mondo del lavoro, specula sulla vita degli altri.
Di cosa parlo? Ve lo spiego subito, e per farlo aprirò con voi la pagina delle informazioni personali, attingendo dalle mie esperienze o da quelle di cui sono a conoscenza.
Oggi, ad esempio, leggevo i giornali e prestavo attenzione alle ultime notizie dal mondo politico. Una in particolare ha catturato la mia attenzione: < Il viceministro per l’Economia Enrico Morando annuncia: “Si potrebbe fare una legge sul salario minimo che preveda il carcere per i datori di lavoro che non la rispettano”.
“Ottimo”- ho subito pensato – “finalmente nel mondo del lavoro si muove qualcosa”. Improvvisamente una telefonata della mia amica Maria. Rispondo e dopo i primi convenevoli capisco il motivo di quella improvvisa telefonata: < Anna, ti ho chiamata perchè voglio metterti al corrente di una storia che mi è successa qualche giorno fa. Tu sai che sono da temo discoccupata, ed ho sempre mandato curriculum e fatto lavori saltuari. Due giorni fa mi chiamano per un colloquio in una società che, almeno dal sito internet, si presentava come un’azienda di marketing e consulenza. Io mi sono presentata al colloquio, animata da spirito propositivo e da grandi aspettative, ma purtroppo la gioia di questa possibile opportunità si è subito spenta quando mi sono accorta che io quel posto…lo conoscevo già. Eh si perchè, giusto un anno in quello stesso edificio, nello stesso appartamento esisteva un’altra società, con nome diverso, per la quale avevo già prestato servizio e dalla quale ero dovuta scappare perchè, dopo 1 mese di lavoro, mi era stato corrisposto uno stipendio (se così possiamo definirlo) di 32 euro. Stranita e confusa decido comunque di entrare e mi ritrovo di fronte LO STESSO PROPRIETARIO dell’anno prima che mi invitava ad entrare.
Lui ovviamente non si ricordava di me; io mi sono presentata normalmente e mi sono messa ad ascoltare ciò che mi proponeva.
Lui, ignaro del fatto che io sapessi chi fosse, ha cominciato a raccontarmi di essere il nuovo titolare di questa azienda e di averla rilevata da una precedente gestione fallimentare (in realtà, come ti ho detto, il titolare è sempre stato lui) che aveva prodotto così tanti debiti da costringere il vecchio proprietario a vendere. La mansione da ricoprire era un dannatissimo lavoro di vendita al telefono (ancora e solo call center, come se in Italia non ci fosse altro!) per 5 ore al giorno in turni da stabilire. Ma questo non è nulla, è al momento di discutere della retribuzione che arriva la parte peggiore. Lui mi spiega che “secondo la legge” il mio salario minimo dovrebbe essere di 600 euro (inteso come “fisso mensile”) più gli eventuali premi di produzione. Tuttavia lui, da POVERO PICCOLO IMPRENDITORE non avrebbe mai potuto garantirmi quello stipendio, perchè “se io durante il mese avessi prodotto un introito per l’azienda del valore di 300 euro, per arrivare a 600 euro al mese i soldi del mio stipendio li doveva prendere di tasca sua”.
Infine, per quanto riguarda l’inquadramento contrattuale lui “non poteva assolutamente rispettare la legge e assumermi a tempo indeterminato, perchè non poteva economicamente pagarmi i contributi, non sapendo se io, in futuro fossi stata adatta per quel lavoro”…l’unica cosa che MAGNANIMAMENTE poteva fare era, forse, registrarmi DOPO QUALCHE MESE con un contratto a progetto.
Morale della favola: 5 ore di lavoro al giorno per 200 euro al mese (DUECENTO EURO di stipendio) con un X contratto, senza nessuna garanzia nè tutela, senza contributi nè supporto.
A quel punto, cara Anna, non ci ho visto più. Ho detto al tizio che rifiutavo il lavoro e che, avendo già “lavorato” in quel posto l’anno prima sapevo benissimo che il titolare dell’azienda era sempre stato lui e che avevo già visto quale fosse la sua “serietà” e come intendesse trattare i dipendenti (ricordandogli come ti ho già detto, che dopo un mese di lavoro mi pagò con un assegno di 32 euro, dicendo che c’erano stati dei problemi con i contratti da me fatti). Mi sono alzata e sono andata via inorridita. Cara Anna, la situazione italiana è questa, rischiamo di morire di fame e di non riuscire a crearci un futuro, anche perchè ci sono personaggi come questi che cercano di approfittare del bisogno e della disperazione della gente”.
Cosa c’è da aggiungere a quanto vi ho raccontato? Molto, ma sempre troppo poco…perchè queste vicende sono ormai all’ordine del giorno e non esiste, ancora oggi, una tutela reale per chi cerca lavoro.
Allora io approfitto di questo spazio per denunciare, ancora una volta, queste situazioni e per chiedere a chi di dovere (al premier Renzi ed ai ministri tutti) di intervenire SUBITO e CON FERMEZZA su questa piaga sociale.
I cittadini hanno bisogno di lavoro, ma hanno anche bisogno che questo lavoro sia dignitoso e che sia regolamentato da norme certe, prevedendo punizioni esemplari per tutti quelli che si macchiano dei reati come quelli sopra citati che, perdonatemi l’affermazione forte, rasentano lo sfruttamento. Nessuna società può crescere in questo modo, nessun giovane può costruirsi una vita senza un lavoro degno di questo nome e nessun Governo sarà mai efficiente se non si impegna concretamente a RISOLVERE questi gravi problemi.

di Anna Rita Leonardi (Direz. PD Reggio Calabria – Resp. PSE Calabria)

Cassazione: Uso privato del computer aziendale

La Cassazione, con sentenza nr. 6222 dello scorso 18 marzo ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un lavoratore per “uso improprio” degli strumenti di lavoro. In particolare, la Corte ha giudicato sproporzionata la sanzione del licenziamento al dipendente che fa uso anche quotidiano, delle mail aziendali per scopi privati e che, installi sul PC aziendale programmi non attinenti al lavoro.
Il caso ha riguardato un lavoratore licenziato dopo una sospensione cautelare, a seguito di contestazione disciplinare con l’addebito di uso improprio di strumenti di lavoro e in particolare del P.C. affidatogli, delle reti informatiche aziendali e della casella di posta elettronica.
Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello dichiaravano illegittimo il licenziamento rilevando che il fatto contestato corrispondeva alla fattispecie disciplinare prevista dal contratto collettivo applicabile, ove è stabilita solo una sanzione conservativa per l’infrazione consistente nell’utilizzazione “in modo improprio di strumenti di lavoro aziendali“.
Tali comportamenti, non erano dunque considerati di gravità tale da giustificare il licenziamento; il datore di lavoro non avrebbe potuto irrogare una sanzione disciplinare più grave di quella pattizia.
Nel ricorso l’azienda ha sostenuto che, al dipendente non erano stati contestati solo «l’uso improprio dello strumento di lavoro aziendale, ma anche la violazione del dovere di obbedienza di cui all’art. 2104 cod. civ.” in relazione al richiamo della violazione di “chiare informative e “molteplici preavvisi”, nonché la riscontrata presenza nello stesso P.C. di materiale di carattere pornografico.
Per l’azienda datrice di lavoro, dunque, la gravità degli adempimenti, era data sia dall’uso quotidiano e molto frequente della posta elettronica, sia dalla installazione di una enorme quantità di file, con cui il lavoratore avrebbe dimostrato ” di intendere il posto di lavoro e il tempo di lavoro come destinato ad attività di svago piuttosto che di adempimento” dell’obbligo di prestazione lavorativa”.
Per gli Ermellini il ricorso va respinto, intanto perchè, “non è posto in discussione il principio, applicato dalla Corte d’appello, secondo cui il datore di lavoro non può irrogare un licenziamento per giusta causa quando questo costituisca una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo applicabile in relazione ad una determinata infrazione”.
Inoltre, “le allegazioni della società ricorrente non valgono a dimostrare che l’addebito mosso al dipendente riguardi infrazioni disciplinari autonome e diverse rispetto alla fattispecie contemplata dal contratto collettivo (richiamato nella lettera di contestazione) di uso improprio di strumenti aziendali.
Il riferimento a precedenti informazioni e preavvisi (cioè disposizioni del datore di lavoro in ordine all’uso del computer aziendale) non prospetta certo una violazione di distinti obblighi contrattuali, rilevando solo ai fini della valutazione della gravità dell’inadempimento. Gravità dell’adempimento, continua la sentenza, che comunque è lasciata alla valutazione del giudice di merito.
La “rilevata presenza di materiale pornografico” infine, non corrisponde ad una specifica contestazione di addebito formulata con la suddetta lettera. La stessa non indica poi, quanto alla presenza di programmi coperti da copyright, la violazione di limiti posti alla utilizzazione dei programmi stessi, con conseguenti profili di responsabilità per l’azienda”.



Cassazione: Lavoro autonomo o subordinato? Ecco alcuni alcuni criteri indicatori

Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 7675 del 3 Aprile 2014.
Al fine di qualificare, dal punto di vista sostanziale e non meramente formale - con tutte le conseguenze del caso - un rapporto di lavoro subordinato da uno di tipo autonomo, la giurisprudenza ha elaborato diversi criteri. Tali criteri sono in grado di rivelare se un lavoratore, formalmente a contratto di lavoro subordinato, sia in realtà autonomo e viceversa.
Nel caso di specie l'INPS contesta a una società, presso cui era impiegato un dipendente assunto a contratto avente ad oggetto "assistenza amministrativa e contabile e rapporti con professionisti esterni", il mancato pagamento di determinati oneri previdenziali. La società si opponeva e sia in primo che in secondo grado tale opposizione era accolta e confermata, ritenendo il giudice del merito di inquadrare quel tipo di rapporto come lavoro autonomo.
La Suprema Corte non opera né un nuovo accertamento né una valutazione dei fatti, già riscontrati nei gradi di merito, ma si limita a confrontare la situazione di fatto con i criteri di cui sopra.
In particolare sono indicatori di lavoro autonomo la non sottoposizione a vincoli di orario, mancato assoggettamento al potere direttivo, insussistenza di potere sanzionatorio disciplinare a favore del datore di lavoro. In questo senso la Cassazione conferma il carattere di autonomia della prestazione in oggetto a discapito dell'inquadramento che ne ha operato il datore di lavoro (collaborazione coordinata e continuativa). Ha enunciato il seguente principio di diritto, più volte già confermato: "l'elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo, assumendo la funzione di parametro normativo di individuazione della natura subordinata del rapporto stesso, è l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia e inserimento nell'organizzazione aziendale". Il ricorso è rigettato.



07 aprile 2014

Addio roaming: da dicembre 2015, stop ai sovrapprezzi per usare il cellulare all'estero

Basta allo 'shock da bolletta' al ritorno delle vacanze o al rientro da un viaggio di lavoro all'estero: entro dicembre 2015 saranno infatti azzerati tutti i costi aggiuntivi per il roaming all'interno della Ue. Ciò vuol dire che telefonate, messaggi di testo e navigazione su internet non avranno alcun sovraccosto per tutti i cittadini europei all'interno di qualsiasi altro Stato membro dell'Unione.
È il risultato del voto odierno del Parlamento europeo che ha approvato, con 534 voti contro 25, e 58 astensioni, la risoluzione legislativa della relatrice Pilar del Castillo Vera sulla proposta di Regolamento della Commissione per realizzare un continente connesso  e un mercato unico delle telecomunicazioni.
Il regolamento, proposto dalla Commissione nel settembre 2013, intende accorciare molto di più la distanza per la realizzazione di un vero mercato unico europeo delle telecomunicazioni attraverso l'abolizione delle tariffe di roaming, la disponibilità per tutti di un'internet aperta, il coordinamento della concessione di frequenze per la banda larga senza fili, una maggiore trasparenza dei contratti per gli utenti di internet e dei servizi a banda larga e la possibilità di passare più facilmente a un altro fornitore.
Il voto in prima lettura dell'Europarlamento permette di consolidare il lavoro svolto finora e di trasmetterlo alla prossima legislatura, dopo le elezioni europee di fine maggio; gli eurodeputati neoeletti potranno decidere di continuare il lavoro dei loro predecessori da dove è stato interrotto, e adottare rapidamente il testo.
L'esame del regolamento passa ora agli Stati membri che secondo la Commissione dovrebbero giungere a un accordo finale entro fine 2014.
"Con questo voto l'UE fa qualcosa di concreto per i cittadini. L'Unione europea è proprio questo: eliminare le barriere per semplificare la vita e ridurre i costi", ha commentato il Commissario Neelie Kroes.
Ma l'industria delle telecomunicazioni, che ha compattamente bocciato le modifiche apportate dal Parlamento al testo originario della Commissione, avverte di non cedere al populismo e di adottare invece misure che consentano all'Europa di crescere e investire nel digitale.



Telecom Italia, i rischi dello scorporo

A che punto siamo con la situazione societaria di Telecom? Facciamo il punto con Michele Azzola, segretario nazionale della Slc Cgil. “A settembre dello scorso anno Telefonica ha acquisito con una somma irrisoria (800 milioni) il controllo di Telco, la ‘scatola vuota’ che le garantisce di fatto il controllo di Telecom. L’ha fatto non puntando sull’Italia ma sui suoi interessi nei paesi sudamericani: Tim rappresenta oggi il principale competitor di Vivo, l’azienda di Telefonica in Brasile. C’è stata subito una reazione, che abbiamo probabilmente avviato noi con un’iniziativa che si chiamava Made for Italy, in cui abbiamo denunciato questo stato di cose. Ora c’è uno scontro all’interno della proprietà, con azionisti di minoranza di peso, primo tra tutti Fossati, con cui si sono alleati personaggi del calibro di Gamberale, e si è riaperta la discussione”.

La situazione non è scontata. “Intanto – spiega il segretario della Slc – si è blindato Tim Brasil. Oggi, per venderla, non è più possibile fare un blitz come è stato per Telecom Argentina. Siccome il conflitto d’interessi è ormai evidente, la vendita di Tim Brasil deve passare attraverso un comitato di indipendenti. Lo stesso capo azienda Patuano sta iniziando a lavorare su una proposta brasiliana che punta a fondere Tim Brasil, che si occupa del mobile, con una società della francese Vivendi, che si occupa del fisso. Questo va contro le strategie di Telefonica, cui l’antitrust brasiliano ha dato del resto 18 mesi di tempo per risolvere i suoi conflitti di interessi. E quindi Telefonica o riesce a far vendere Tim Brasil o è costretta a uscire da Telecom. La partita è aperta”.

L’interesse strategico. “Telecom è una grande azienda – ricorda Azzola –, ha più di 40mila dipendenti, ma soprattutto ha la rete. C’è un ritardo negli investimenti che porta il paese a bucare tutti gli impegni fissati dall’Agenda digitale europea. E se è vero che la vera riforma del paese passa attraverso la sua digitalizzazione, il danno potrebbe essere irreparabile. Per questo abbiamo più volte detto al governo: non potete dichiarare che Telecom è un’azienda privata come le altre; Telecom è un’azienda di interesse strategico perché è l’unico operatore in grado di sviluppare la rete di nuova generazione che serve a modernizzare il paese. Anche la nuova televisione 4K – che è la televisione del futuro – funzionerà solo via cavo perché ha bisogno di altissima definizione. Recentemente quel pezzo del mondo finanziario che fa capo al Fondo di investimenti strategico di Cdp e a Fossati ha dichiarato che nei mercati internazionali sono presenti ingenti risorse – cinque miliardi di euro – per ricapitalizzare Telecom, finalizzando queste risorse alla rete di nuova generazione. Poteva essere la soluzione a tanti problemi, con gli investimenti e il lavoro di cui il paese ha tanto bisogno. Ma non se ne fa ancora niente. Perché? La situazione è tale da far pensare male. Come tanti anni fa non s’è fatta la tv via cavo per il peso del duopolio di Rai e Mediaset, così anche oggi quel duopolio, ancora esistente, potrebbe bloccare la rete di nuova generazione”.

Per chiudere. “Si è discusso tanto, ed è un abbaglio clamoroso in cui spero non cada anche Renzi, di scorporare la rete da Telecom e di fare la società delle reti. Una sciocchezza – spiega Azzola –. Primo perché Telecom dovrebbe essere d’accordo (e non lo è). E poi perché, se nessun paese al mondo ha fatto la società delle reti, una ragione ci sarà, no? Oggi le cose funzionano perché – da noi come negli altri paesi – c’è un conflitto d’interessi tra la società che gestisce la rete e gli operatori che la utilizzano, con in mezzo un’agenzia di regolazione che stabilisce il livello giusto del costo di unbundling. Se ci fosse una società pubblica o parapubblica per le reti, e tutti gli operatori ne fossero fuori, a premere sul governo perché abbassi i prezzi, magari puntando sul ricatto occupazionale, quanto durerebbe quell’azienda prima di diventare un carrozzone, con tutti i profitti ai privati e tutte le spese al pubblico?”.

04 aprile 2014

Telecom: a Messina i nuovi servizi ultrabroadband

Messina è tra le principali città italiane scelte da Telecom Italia per il lancio dei servizi Ultra Internet sulla nuova rete in fibra ottica. La nuova rete permettera' connessioni alla velocita' di 30 megabit al secondo in download e in futuro potenzialmente fino a 100 megabit al secondo. L'ultrabroadband abilita anche applicazioni innovative come la telepresenza, la videosorveglianza, i servizi di cloud computing per le aziende e quelli per la realizzazione del modello di città intelligente per le amministrazioni locali, tra cui la sicurezza e il monitoraggio del territorio, l'infomobilita' e le reti sensoriali per il telerilevamento ambientale. A Messina la copertura della rete in fibra ottica di Telecom Italia raggiungerà a fine anno più di 55.600 unità abitative.

V Congresso nazionale di Slc Cgil: Massimo Cestaro confermato Segretario generale Slc Cgil nazionale

Si è appena concluso il V Congresso nazionale di Slc Cgil, che ha visto la partecipazione di ben 460 delegate e delegati e decine di ospiti in rappresentanza di aziende e associazioni imprenditoriali e sindacali dei settori di competenza del sindacato dei lavoratori della comunicazione.
Il Segretario Generale uscente Massimo Cestaro è stato confermato nel proprio ruolo con oltre l’80% dei consensi del direttivo nazionale.

“Sono stati tre giorni di dibattito intenso e appassionato che ha affrontato sia i temi di ordine generale sia quelli attinenti ai settori della categoria e che attesta la grande vivacità ed attenzione dei delegati e dei lavoratori che rappresentano – dichiara Massimo Cestaro. Esprimo grande soddisfazione per l’andamento del congresso e l’ampio consenso ricevuto implica una assunzione di responsabilità rispetto alle difficoltà che incontreremo nel prossimo periodo.”

Call center, la Camera accende i riflettori sugli abusi

di Federica Meta
La commissione Lavoro della Camera avvierà un'indagine conoscitiva sulle condizioni contrattuali applicate nei call center. Ad annunciarlo è il presidente dell'organismo parlamentare Cesare Damiano, sollecitato dalla vicenda del bando di gara indetto dal Comune di Milano per il suo call center. La questione era stata sollevata nei giorni scorsi da Umberto Costamagna, presidente di Assocontact con una lettera inviata al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ma senza risultato. "In pratica il Comune ha previsto una remunerazione di 45 centesimi per minuto lavorato. Facendo i nostri conti, si arriva a un costo orario di 18 euro per unità di personale. Ma come si fa ad accettare una simile base di partenza se questi a noi ci costano 17,79 euro? Peraltro - aggiunge Costamagna - parliamo di un terzo livello senza anzianità mentre il bando chiede almeno un anno di esperienza e la conoscenza delle lingue, anche il cinese e l'arabo".
"Condividiamo la posizione assunta dal presidente di Assocontact Umberto Costamagna e dalle organizzazioni sindacali del settore dei call center a proposito del bando di gara del Comune di Milano - spiega Damiano - perché ancora una volta ci troviamo di fronte ad appalti al massimo ribasso che non tengono conto dei parametri dei costi del personale. Una continua rincorsa alla riduzione del costo del lavoro favorisce fenomeni di dumping sociale, l'aggiramento delle regole contrattuali e favorisce sottoscala o quelli che scelgono di delocalizzare le attività in paesi con un bassissimo costo della manodopera. Non possiamo continuare ad avallare una situazione nella quale di fatto gli operatori del settore sono costretti, per aggiudicarsi il lavoro, ad accettare regole che li costringono a no rispettare le tabelle dei minimi salariali dei contratti di lavoro".
In un'intervista rilasciata al Corriere delle Comunicazioni, Damiano sottolineva che per evitare abusi è necessario "creare margini di convenienza nel costo del lavoro, premiando le aziende che rispettano le leggi".
"L’azione più incisiva è quella sulla riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un doppio beneficio - puntualizzava il presidente della commissione Lavoro - il lavoro costerebbe meno all’imprenditore che, dunque, sarebbe più incentivato a mantenere le attività in Italia, e per i lavoratori ci sarebbero meno tasse in busta paga".
Rispetto alla gara per lo 020202 anche per Michele Azzola segretario nazionale della Slc, Costamagna "ha fatto bene Costamagna". "Le associazioni di categoria hanno il delicato compito di orientare il mercato, ma temo che il suo appello resterà inascoltato - avverte il sindacalista - In questo settore è un settore che ha fame di lavoro e che, quindi, è disposta ad accettare anche gare al massimo ribasso”.

Anche la Uilcom paude alla giusta presa di posizione di Assocontact. "Continuiamo a sostenere con forza - sottolinea Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uilcom - che bisogna interrompere l’assurda gara, soprattutto se attività da soggettio società pubbliche, “a chi fa il prezzo più basso” realizzata puntando sugli aiuti pubblici, gliammortizzatori sociali e le delocalizzazioni di attività. Bisogna competere puntando sulla reale qualità dei servizi, sulle tecnologie, sull’efficienza organizzativa chesi realizza attraverso la formazione dei lavoratori e non su ribassi di prezzo “fittizi“ che sono poi realmentepagati dalle casse pubbliche (sotto forma di ammortizzatori in deroga o aiuti della legge 407) e chegenerano perdita del lavoro in Italia".

03 aprile 2014

Provvedimenti disciplinari che Telecom Italia ha inteso assumere nei confronti dei lavoratori on field di Reggio Calabria.

Slc Cgil Calabria
Si è concluso, nei giorni scorsi, l’iter procedurale, previsto dal CCNL, sui provvedimenti disciplinari che Telecom Italia ha inteso assumere nei confronti dei lavoratori on field di Reggio Calabria.
L’azienda ha colpito duramente l’ultimo anello della catena, arrivando a contestare 17 lavoratori, licenziandone uno e applicando provvedimenti conservativi per li altri con un criterio di gradualità legato alle quantità di WR lavorate..
I lavoratori, “colpevoli” di avere svolto la propria attività lavorativa secondo le disposizioni aziendali, si sono visti comminare un provvedimento che va dal rimprovero scritto a 2 giornate di sospensione dall’attività lavorativa “..in via del tutto eccezionale..”.
Il criterio applicato si basa sulla quantità di lavorazioni assegnate e definite dai lavoratori, pertanto chi più ha lavorato più è stato sanzionato dall’azienda. “SIC”
Ci domandiamo quale è la “gravissima” responsabilità dei Lavoratori? Quella di aver operato in linea con le indicazioni ricevute, oppure quella di aver rispettato “gli ordini di servizio”, chiudendo le WR assegnate, nel rispetto delle indicazioni impartite dall’Azienda.
Visto quanto successo non possiamo esimerci dall’esprimere tutto il nostro sdegno nei confronti di “chi”, senza approfondire i fatti, ha voluto “lavarsi le mani” scaricando sui lavoratori le responsabilità della “Governance”.
Telecom Italia, infatti, farebbe bene a riflettere. Il comportamento posto in essere mina alla base il rapporto di fiducia con i propri dipendenti, i quali, hanno dimostrato senza possibilità di smentita alcuna, oltre alla disponibilità, di avere svolto attività lavorative nell’intero arco orario di lavoro oggetto di contestazione.
Sarebbe poi sufficiente osservare come, a seguito dei provvedimenti adottati, a livello Italia si è assistito a un generale calo di produttività. E’ una coincidenza?.
A nostro avviso le responsabilità vanno ricercate tra “chi” non riuscendo a trovare modelli organizzativi validi per un reale aumento della produttività, ha studiato un meccanismo d’incentivazione (canvass) e, per far raggiungere i vertice delle “classifiche”, a prescindere, ha consentito persino di adottare anche metodi di “terrorismo psicologico”.
Le canvass, pensate e messe in atto da chi ha un solo scopo “ cioè quello di aumentare a dismisura il proprio reddito”, nascono senza strumenti di controllo, e, con l’unico obbiettivo, di raggiungere i “famosi” numeri a qualunque costo a discapito dei reali livelli di qualità. L’imperativo delle canvass in questo settore è quello di ottenere “niente ripetute, niente tempi lunghi, niente tempi morti, niente bene prove, niente attività sotto i 30 minuti, chiusura nei tempi, a prescindere, dalle WR con SLA corto ecc. ecc. ecc..
La SLC-CGIL ha da sempre e a tutti i livelli, contestato la nascita delle canvass. La SLC-CGIL inoltre trova alquanto strano che da una parte si chiedano sacrifici ai lavoratori (vedi accordo del 27 marzo compresa la mancata erogazione del PDR nel 2013) e dall’altra si continuano ad erogare premialità unilaterali.
La SLC-CGIL ritiene che i lavoratori non siano i responsabili dei fatti a loro addebitati. Gli unici veri responsabili sono gli “inquilini” di quelle stanze dove queste cose sono state ideate e realizzate attraverso i lavoratori. A tali “inquilini” le contestazioni purtroppo non arrivano ma al contrario sono quei soggetti ai quali vengono erogate le premialità.
Se, a qualcuno piace pensare che un AOT, da solo, abbia architettato il sistema, mente a se stesso sapendo di farlo. Infatti, in una grande azienda come Telecomitalia non è possibile costruire attività lavorative “virtuali” valutabili ai fini della produttività senza che chi è preposto al controllo ne sia a conoscenza e ne condivide il metodo. Cosa guardavano i “controllori” che nel riportare i dati della giornata esprimevano consensi per il lavoro svolto ad alcuni mentre dimostravano disappunto verso altri (“..oggi non siamo andati bene … che c…. hai fatto domani devi recuperare altrimenti perdiamo la canvass e ti assumi la responsabilità..”)?.
Purtroppo ancora qualcuno pensa di poter fare “ciò che vuole” si continua infatti a chiedere di chiudere le WR non prima di 30 minuti e con motivazioni non inerenti all’attività realmente svolta.
Come SLC-CGIL invitiamo i lavoratori a RIFIUTARSI di operare fuori dalle regole e soprattutto di non scendere a compromessi rispettando le procedure e usando il buon senso. Le lavorazioni vanno chiuse nei tempi necessari indicandone la reale motivazione. Pertanto invitiamo, inoltre, i lavoratori a denunciare questi comportamenti e a svolgere il proprio compito con la diligenza da sempre messa in atto.
Infine la SLC-CGIL ritiene che i provvedimenti comminati siano illegittimi e spropositati, sarà pertanto a fianco di tutti i lavoratori che decideranno di impugnarli nelle sedi opportune.