06 giugno 2014

Davide Foti: Lettera di ringraziamento ai lavoratori


Care Lavoratrici e Cari Lavoratori, Care Compagne e Cari Compagni,
Mi sembrava doveroso esprimere la mia gratitudine per il grande sforzo fatto per la realizzazione della più grande manifestazione organizzata dal Sindacato a sostegno dei lavoratori dei Call Center.
Migliaia di lavoratrici e lavoratori , provenienti da ogni parte d’Italia, hanno manifestato per le vie di Roma non solo per protestare ma per urlare la propria aspirazione alla libertà e quindi ad un lavoro dignitoso, alle Istituzioni e soprattutto consapevolmente la propria voglia ad esistere e ad essere cittadini a pieno titolo ad una Politica oramai in piena crisi etica e di rappresentatività.
La nostra mobilitazione giunge al termine di una lunga elaborazione condivisa, che da Catania, abbiamo iniziato a costruire attraverso una fitta rete di iniziative messe in campo da SLC CGIL Catania sin dai primi mesi del 2008.
Sin da allora ed ancora oggi abbiamo sottolineato la necessità per il settore di regole per mettere fine allo sciacallaggio industriale e quindi alle gare al massimo ribasso nelle quali non si tiene conto del reale costo della mano d’opera ,per dire basta all'emorragia del lavoro trasferito all'estero soprattutto verso i paesi extra UE ed ancora No alle agevolazioni a pioggia che vengono destinate a tutte quelle aziende che nascono oggi per chiudere nel giro di tre anni e abbiamo proposto il varo di norme per regolare, applicando le normative europee, i cambi di appalto già in vigore in altri paesi.
Qualche mese fa a qualcuno sembrava utopico poter cercare nelle Istituzioni un adeguato livello di interlocuzione ma noi , di SLC CGIL, ci abbiamo creduto, d’altronde il progresso è la realizzazione di utopie, e a seguito di una semplice audizione alla Camera dei Deputati in Commissione Lavoro si è riusciti a trasformare una vertenza sindacale a favore degli ultimi, degli esclusi, in iniziativa politica.
Ciò lo si deve anche grazie all’impegno dell' On. Luisa Albanella, che ho l’obbligo di ringraziare per l'opportunità che ci ha dato e al Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati On. Cesare Damiano che ha garantito quotidianamente il suo impegno a favore di questa giusta causa che coinvolge circa 80.000 lavoratrici e lavoratori , la nuova classe operaia fatta da una intera generazione di donne e uomini altamente scolarizzati che adesso ha preso coscienza non solo della propria condizione ma anche dei propri diritti e delle proprie potenzialità sociali manifesta a favore della libertà e del diritto.
La lotta e quindi l’impegno ci vedrà coinvolti quotidianamente. Bisogna continuare a fare sentire la nostra voce per spingere sempre di più Governo e Parlamento a legiferare in materia e ciò è necessario per la salvaguardia del lavoro nel settore, per l’applicazione della regolamentazione europea in materia di cambio d’appalto e di cessione di ramo d'azienda, per l’utilizzo dei dati personali dei cittadini italiani all’interno dei paesi UE, per norme di vantaggio a favore delle aziende human intensive.
Ringrazio, ancora una volta , i lavoratori catanesi che insistentemente hanno confermato la loro capacità di partecipazione aderendo in massa allo sciopero le cui adesioni sono state del 95% circa e i 350 valorosi di SLC CGIL Catania che hanno potuto e voluto partecipare alla manifestazione di Roma e a tutti coloro che si sono impegnati , attraverso un grande sforzo organizzativo, per la riuscita della manifestazione.
Catania lì, 6 Giugno 2014
Il Segretario Generale SLC CGIL Catania
(Davide Foti )

05 giugno 2014

L’articolo 2087 del codice civile e gli obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro è obbligato non solo al rispetto delle misure imposte da leggi e regolamenti in materia di salute e sicurezza, ma anche all’adozione di tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica del lavoratore.
L’obbligo del datore di lavoro è di adottare tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica dovessero risultare necessarie  per tutelare la integrità fisica dei lavoratori. E' stato ribadito dalla Corte di Cassazione Civile che le misure di prevenzione degli infortuni, finalizzate ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare i lavoratori non solo dagli incidenti legati alla sua disattenzione ma anche da quelli dovuti alla loro imperizia,  imprudenza e negligenza. Il datore di lavoro dal canto suo, ha ribadito la Corte di Cassazione, risponde dell’infortunio occorso ad un lavoratore dipendente non solo quando non ha adottato le misure necessarie ma anche se non ha provveduto a verificare che le misure stesse fossero messe in atto indipendentemente dal comportamento dei lavoratori a meno che questi non abbia compiuto delle abnormità e non abbia tenuto un comportamento, rispetto alle sue mansioni,  esorbitante, imprevedibile e inopinabile.
In merito a quanto sopra alcuni lavoratori si sono lamentati della mancata osservanza sia dei regolamenti in materia si salute e sicurezza (Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008) sia di alcune prescrizioni stabilite dal medico competente aziendale. Ricordando che la prevenzione è un elemento essenziale per la tutela dei lavoratori e che le leggi vanno rispettate invito tutti a denunciare, qualora ce ne siano i presupposti, eventuali irregolarità ed abusi agli organi competenti ed alle organizzazioni sindacali della propria provincia.

Call Center: Il rapporto Isfol


04 maggio 2014 - Un rapporto redatto dall’ Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol) e presentato nel corso di un audizione alla Camera dei deputati, disegna il profilo degli 80 mila addetti del settore. Donne e istruite Il 70% degli operatori sono donne e il 58% ha meno di 35 anni. Quasi tutte hanno un alto livello di istruzione: il 51,6% è diplomato, il 25,1% laureato e il 17,7% si sta per laureare. Il resto degli occupati hanno tra i 35 e i 50 anni (34%) mentre solo il 7,5% ha più di 50 anni.
 Contratti di lavoro: Dal punto di vista contrattuale il lavoro nei call center si caratterizza per un elevato turnover e per la tendenza a utilizzare contratti flessibili. Questo elemento, unito all’alto grado di istruzione della maggior parte degli addetti, ha creato fenomeni di sottoinquadramento (i giovani sono sottopagati rispetto al loro livello di preparazione). "La lunga crisi occupazionale, che ha colpito in misura maggiore la componente più giovane della popolazione, ha prodotto – scrive Isfol - un eccesso di offerta di lavoro anche nei segmenti più istruiti della popolazione. Sono aspetti che hanno favorito l’idea che i call center vadano ad ampliare l’area dei lavori instabili, mal pagati e dequalificati, privi di effetti moltiplicativi sul lungo periodo".
Il business dei call center: Nel 2014 i call center prevedono di raggiungere un fatturato pari a 1 miliardo e 300 milioni, in aumento rispetto all’anno precedente del +5.6%.  Positivo anche il trend degli addetti. Secondo le stime dei sindacati sono circa 80.000 gli occupati totali.
 I problemi del settore: La competizione tra call center viene giocata tutta sul costo del personale che è la voce che pesa di più sul totale dei costi. In assenza di specifiche regole la compressione dei costi avveniva in passato tramite l’utilizzo di forme di lavoro atipico e flessibile. Ora invece, scrive Isfol, "sembra perseguita prevalentemente tramite delocalizzazioni. La lunga fase recessiva ha posto in evidenza proprio questa tendenza a delocalizzare alcune attività di call center, in specie in Albania, Romania e Tunisia". Secondo alcune stime il fenomeno riguarderebbe circa 10.000 addetti.

CALL CENTER. RAIA (PD) SOSTEGNO AI LAVORATORI CALL CENTER


COMUNICATO STAMPA
"Condividiamo le ragioni dello sciopero nazionale dei lavoratori dei call center, un settore che occupa in Sicilia circa 25 mila addetti, a Catania, oltre 9 mila che versa in una gravissima crisi. Tra le principali cause della crisi del settore ci sono la delocalizzazione delle attività in Paesi al di fuori dell’UE nonché appalti al massimo ribasso che molto spesso è al di sotto delle retribuzioni minime previste dai contratti di lavoro". Lo dichiara la deputata regionale del partito democratico Concetta Raia.

"Nella nostra Regione abbiamo incontrato i sindacati del settore e i lavoratori- ha aggiunto- e faremo tutto quello che è possibile per mantenere alta l’attenzione e trovare tutte le possibili soluzioni a partire dallo sviluppo di un settore e dalla tutela dell’occupazione anche riconoscendo le diverse professionalità impiegate nei call center che soffrono invece di una forte deregolamentazione di tipo contrattuale e di lavoro".

LUCIA TORRISI: "HO ASSISTITO AD UN EVENTO STRAORDINARIO..."


ROMA 4 GIUGNO 2014
HO VISTO la richiesta di 80.000 persone prendere forma e trasformarsi, da paura individuale, in una sola voce.
HO VISTO la voglia di rivalsa nascere tra la gente e trasformarsi nella più grande manifestazione del nostro settore a cui abbia mai preso parte negli ultimi 10 anni.
HO VISTO le massime cariche delle nostre organizzazioni sindacali sposare la nostra causa e scendere in piazza con noi:
Oggi è la base che allerta i vertici per difesa della propria dignità e del proprio futuro...
HO VISTO che non siamo visionari ma abbiamo imparato a vedere le cose per tempo perché siamo stanchi di rincorrere le emergenze quando ormai è troppo tardi....
HO VISTO Lavoratori Aziende Sindacato e Politica
camminare insieme..fianco a fianco perché solo così possiamo guardare con fiducia al domani.
Lo sciopero di ieri è stato un'esplosione!
Ed è solo l'inizio!!!
L'adesione ha raggiunto percentuali allucinanti.
Il 90% di noi ha fatto pesare il proprio pensiero, le proprie paure, la propria rabbia...
Manca qualcuno che forse non ha ancora capito ...o non vuole capire.....
Ma noi c'eravamo... In 7000 abbiamo manifestato a tutela anche del loro lavoro e del loto futuro.
E continueremo a farlo...
ORGOGLIOSA di essere in prima linea a tutelare il nostro DOMANI.
FIERA di far parte di questa grande Organizzazione.
W il lavoro. W la dignità . W la CGIL
E permettetemi....
W la Slc Cgil Catania
ancora una volta grande fautrice e coinvolgente trascinatrice! 

11 GIUGNO 2014 SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELLA RAI


Ci spiace deludere chi prova a fare della vicenda Rai una operazione mediatica "buttando in caciara" la protesta di chi sta provando a difendere servizio pubblico e posti di lavoro, ma l'11 giugno a scioperare non saranno i "mezzibusti sediziosi", guidati da un insieme variegato di sindacati corporativi, pronti a difendere "privilegi" mentre l'Italia tutta è chiamata a fare ancora sacrifici.
A scioperare saranno coloro che da sempre e prima di tutti hanno denunciato sprechi e privilegi perché non é assolutamente l'idea di fare la nostra parte che ci preoccupa. L’abbiamo già fatto in passato, contribuendo al risanamento del bilancio Rai e siamo pronti ancora oggi.
A preoccupare e' invece un taglio chirurgico che nasconde dietro la "nobile causa" della spending review un'operazione politica, toccando l'ennesimo asset strategico del paese, Raiway.
Nessun ragionamento d'insieme, nessuna visione strategica, solo un intervento mutilante che in nessun modo potrà produrre benefici al servizio
pubblico, ma che con qualche probabilità avvantaggerà i soliti noti.
Ci spiace deludere chi si sente umiliato da questo sciopero, dichiarato "illegittimo" da quanti dovrebbero sapere che, come in ogni altra circostanza, la Commissione di garanzia sullo sciopero si limita ad invitare le organizzazioni a verificare la corretta applicazione della legge 146.
Se lo sciopero fosse stato davvero illegittimo l'avremmo saputo a sciopero effettuato e solo allora, a istruttoria conclusa, verremmo sanzionati.
Ci preoccupa tutta questa disinformazione e ci sorprende che proprio mentre siamo impegnati a difendere il pluralismo quale valore democratico, si registri una comunicazione così uniformante e fuorviante.
A scioperare saranno i precari che non verranno più' stabilizzati e i lavoratori che vedono il loro posto in pericolo insieme a coloro che credono ancora che il servizio pubblico sia un bene comune, che va liberato dalle ingerenze e dalle invasioni della politica . Non i supermanager, che non vedranno tagliato il loro stipendio, né le mega consulenze esterne, né gli appalti.
Noi stiamo con i primi, il popolo dei titoli di coda, e siamo pronti a riformare la Rai, non ci si chieda però di adeguarci all'ondata di
populismo che sembra aver travolto tutto e tutti e che fa di chi chiede il confronto sul merito un nemico della Patria.
Le Segreterie Nazionali

Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf.sal

04 giugno 2014

CALL CENTER: MOBILITAZIONE A ROMA: "NO A DELOCALIZZAZIONE E DUMPING"


Roma, 4 giugno 2014 - Ultima chiamata per gli operatori dei call center di tutta Italia, arrivati a piazza della Repubblica per lo sciopero e la manifestazione nazionale CALL CENTER, CORTEO NAZIONALE: "NO A DELOCALIZZAZIONE E DUMPING" indetti da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Alcune migliaia di lavoratori soprattutto dal Centro-Sud, dove opera la maggior parte delle società, per chiedere la salvaguardia dei 90.000 posti di lavoro del settore e ribadire il no alla delocalizzazione fuori dall’Italia.
 Per il segretario nazionale della Slc-Cgil Massimo Cestaro “la situazione è sempre più pesante: le aste al massimo ribasso sono insopportabili per i lavoratori ma anche per le imprese sane”. C’è bisogno, attacca, di un “sistema di regole in linea con la normativa europea, precisa su questo aspetto”. Spesso questo tipo di lavoro “è nato come temporaneo per gli studenti, in realtà per tantissimi è diventato il lavoro fisso, anche se i rapporti il più delle volte sono part-time”. Lo racconta Salvatore Seggio, di Palermo, dal 2001 dipendente ad Almaviva, principale operatore italiano: “È cambiato tutto in peggio: ora le aziende ci pagano a chiamata e per rimanere nei costi dobbiamo parlare il meno disponibile. La colpa è della delocalizzazione, pensa al classico call center in Albania”. Al momento, spiega “siamo in ammortizzatore sociale, con un contratto di solidarietà da 0 a massimo di 7 giorni.
La marcia dei manifestanti prosegue su Via Cavour – I Mondiali in Brasile alle porte danno un tocco calcistico ai cori degli operatori dei call center in corteo nazionale contro delocalizzazioni e dumping. Dal “Po-po-po-po-po” a “Siamo noi, siamo noi, i call center italiani siamo noi” fino a “Il lavoro, italiano”, con salto d’accompagnamento.
Al corteo nazionale degli operatori dei call center, all’altezza di via dei Fori Imperiali è arrivato anche l’ex ministro del Lavoro e attuale presidente della commissione Lavoro  della Camera Cesare Damiano (Pd) - “Come commissione Lavoro della Camera – ha spiegato – stiamo portando avanti un’indagine conoscitiva sui call center. Ci sono diversi problemi: dobbiamo rivedere la logica dell’appalto, rivitalizzare il settore e combattere le delocalizzazioni”. A chi gli ricordava il pericolo per il diverso trattamento dei dati sensibili in altri Paesi, ha risposto: “Noi sappiamo che mentre in Italia c’è legge su privacy tassativa, in altro Paesi non c’è questa garanzia slla privacy. Stiamo lavorando anche su questo nell’indagine”. Damiano ha infine aggiunto: “Non sono uno di quelli che ritengono il settore un passaggio a Nord Ovest. Nel 2007 da ministro ha contribuito alla stabilizzazione di 25.000 precari. Il 70% sono donne, la maggior parte è sotto i 35 anni e con alta scolarizzazione. Questo è il futuro dell’Italia”. Ad accogliere il parlamentare il coro dei manifestanti: “Sotto la curva, Damiano, sotto la curva”, e l’invito: “Parlane con Renzi di noi!”.
“Le preoccupazioni dei lavoratori dei call center di tutta Italia, che oggi stanno manifestando per le vie di Roma, non solo sono del tutto legittime ma vanno fatte proprie dal Governo. Problemi strutturali, delocalizzazioni, gare al massimo ribasso e precarietà, sono le piaghe di questo settore che devono al più presto essere sanate con l’intervento del Parlamento. L’indagine conoscitiva, avviata in questi giorni dalla Commissione Lavoro della Camera, oltre a condividere le rivendicazioni dei lavoratori e delle imprese, deve riuscire a proporre soluzioni che possano dare una mano affinché la stabilizzazione e la crescita del settore vengano garantiti”.
Così, in una nota, Marco Miccoli, deputato PD e membro della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, presente al corteo insieme a una delegazione di parlamentari Partito Democratico, guidata da Cesare Damiano, Presidente della Commissione stessa.

03 giugno 2014

Telecom Italia: Comunicato regionale del 29 maggio 2014

"Si predica bene e si razzola male" oppure "Il lupo perde il pelo ma non il vizio".
Tranquilli, non è nostra intenzione parlare di proverbi, ma solo denunciare il modo di operare delle linee Open Access.
Ancora una volta dobbiamo pentirci di avere creduto ad un nuovo corso nella gestione delle risorse in Telecom Italia .
Qualche mese fa in un incontro regionale, al quale oltre alle Relazioni Sindacali ha partecipato anche un collega della gestione Open Access , c'era stato illustrato un processo di riorganizzazione in ambito Open Access, che attraverso l'ottimizzazione delle strutture di governo di AOL, avrebbe portato allo spostamento di personale da attività impiegatizie o indirette ad attività dirette sul campo ossia il tecnico, definito progetto di DIRETTIZZAZIONI, al fine di incrementare la produzione .
Impegni solenni a procedere con trasparenza, condivisione, informazione.
Oggi, dopo una comunicazione telefonica che ci preannunciava l' invito a visita medica dei lavoratori, le uniche informazioni in nostro possesso sono quelle forniteci dai lavoratori.
Ufficialmente nulla si sa su:
- numero dei lavoratori chiamati a visita medica
- territori e reparti coinvolti
- criteri di scelta
- tempi del progetto
e ciliegina sulla torta la formazione on the job per i lavoratori sottoposti a visita medica senza conoscerne ancora l'esito.
Considerato che a visita medica sono stati mandati anche lavoratori che già nel recente passato erano risultati non idonei al lavoro esterno, per patologie non certo guaribili, i preposti e chi ha la delega di datore di lavoro saranno chiamati a risponderne penalmente nel caso qualcuno, durante il training on the job, abbia conseguenze per la propria salute.
Perche' tutto ciò? Distrazione? Mancanza di tempo? o la solita "ammoina" per permettere ai responsabili AOL di gestire con i soliti metodi clientelari processi che prevedono scelte discrezionali oppure tutta questa "confusione" serve solo ad affidare il lavoro alle imprese esterne?
A cosa servono gli incontri sindacali se poi i famosi o famigerati gestori permettono di tutto e di piu' ai responsabili?
Rivendichiamo, pena il ricorso alla denuncia per attività antisindacali, il DIRITTO ad una tempestiva e corretta informativa su quanto sta accadendo.
Palermo 29 maggio 2014

Le Segreterie Regionali
SLC/CGIL - FISTEL/CISL - UILCOM/UIL


Call center: Azzola (Slc Cgil) domani in piazza per tutelare lavoratori senza volto

Domani, mercoledì 4 giugno, lo sciopero unitario dei lavoratori dei call center vedrà l’arrivo a Roma di oltre 50 pullman da tutta Italia, un treno dalla Sicilia e la conseguente presenza di migliaia di lavoratori al corteo.
Il concentramento è previsto alle ore 9.30 in piazza della Repubblica: il corteo proseguirà per via Nazionale per raggiungere piazza SS Apostoli dove sono attesi gli interventi di esponenti politici e sindacali intorno alle 12.30.
“Tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei giovani – ricorda Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – sostengano la protesta di lavoratori che grazie a questo impiego mantengono le proprie famiglie e che quindi chiedono di vedere migliorate le condizioni di lavoro, a partire dalle tutele sociali e dallo stesso stipendio.”
“Bisogna permettere alle aziende sane che operano nel settore di poter competere sulla qualità e l’innovazione, ingredienti ideali per vincere le gare di appalto che non possono più essere avvelenate dal massimo ribasso – prosegue il sindacalista. Non è più possibile che aziende italiane delocalizzino all’estero in maniera selvaggia ed è pertanto necessario che l’Italia recepisca in maniera esaustiva la direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori. Pertanto è un bel segnale che molte aziende appoggino la nostra lotta.”

“Ci dispiace per i disagi che subiranno i cittadini romani – conclude Azzola - non siamo in presenza di una protesta corporativa ma di una vertenza che mira a ottenere dignità per un settore che vede occupati 80.000 addetti che con la voce risolvono i problemi quotidiani dei cittadini e a cui nessuno dà un volto.”

Cesare Damiano, Presidente Commissione Lavoro Camera dei deputati su sciopero 4 giugno a Roma


Lo sciopero di domani dei lavoratori dei call center va sostenuto con grande convinzione. Le rivendicazioni unitarie dei sindacati hanno a cuore il futuro di un settore che occupa attualmente circa 80.000 lavoratori. I problemi fondamentali sono due: le delocalizzazioni in territori extra UE e gli appalti al massimo ribasso. Dopo le regole individuate attraverso la concertazione al tempo del Governo Prodi, che avevano consentito la stabilizzazione di circa 25.000 addetti, nel settore sono tornate a manifestarsi logiche di concorrenza sleale alimentate dal trasferimento di attivita’ in Paesi al di fuori dell’Unione Europea che hanno un bassissimo costo della manodopera e che non garantiscano adeguate tutele della privacy, come stabilito dalla legislazione nazionale. Il secondo problema e’ costituito dagli appalti, il cui massimo ribasso e’ al di sotto delle retribuzioni minime previste dai contratti di lavoro. In questo modo si crea lavoro nero. La Commissione lavoro della Camera ha avviato una indagine conoscitiva sul settore al fine di intervenire con regole che garantiscano una concorrenza leale e che non penalizzino, paradossalmente, le aziende che hanno scelto la strada della trasparenza retributiva e della stabilita’ del lavoro.

Call Center: Domani 4 giugno i lavoratori scendono in piazza

www.today.it
No delocalizzazioni Day: la manifestazione dei lavoratori dei call center Sempre più operatori hanno iniziato a spostare i servizi di call center fuori dai confini nazionali: Albania, Romania, Tunisia. Adesso sono circa 80mila i lavoratori di questo settore, sparsi per tutto il territorio nazionale, che non hanno certezze. Tagli ai salari, casse integrazioni e anche licenziamenti. Ma i lavoratori dei call center hanno deciso di dire basta: per questo scenderanno in piazza il 4 giugno a Roma per una manifestazione nazionale che li vedrà tutti insieme.
No Delocalizzazioni Day: così è stata chiamata la giornata di mobilitazione, organizzata nello stesso giorno in cui imprese e sindacati del settore hanno ottenuto un tavolo con il ministero dello Sviluppo.
La maggior parte di queste imprese si trova al sud: Taranto, Reggio Calabria, Catania. Aziende e sindacati chiedono di intervenire per evitare i ribassi e avere degli incentivi pubblici, in modo da non costringere alle delocalizzazioni. Delocalizzare significa anche abbassare la qualità del servizio: lo fa notare la Slc Cgil, sigla del settore. Senza contare che in questi casi c'è anche il rischi privacy: il sindacato ricorda che c'è una normativa dell'Unione europea che impone ai call center di affidare i servizi solo a paesi dell'Ue in modo che i dati dei clienti non viaggino troppo al di fuori dei suoi confini.
Sono tutte le sigle confederali del settore a scendere in piazza il 4 giugno, un vero e proprio sciopero congiunto. Per questo sono a lavoro per promuovere la mobilitazione anche attraverso i social network, su cui è stato diffuso un video che cerca di spiegare con ironia che cosa sta succedendo nel mondo dei call center.

Rai: i Sindacati scioperano insieme l’11 giugno


Rai taglia 150 milioni, 11 giugno sciopero dipendenti e giornalisti
 Sindacati Rai compatti: l'11 giugno sara' sciopero dei dipendenti del servizio pubblico radiotelevisivo, giornalisti compresi. E sara' anche manifestazione a Roma. La giornata di mobilitazione proclamata dalle segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai e' contro il taglio di 150 milioni previsto dal Dl. 66/2014, che a detta degli stessi sindacati "mostra evidenti profili di incostituzionalita'".
Un taglio delle risorse derivanti dal canone che e' definito "drastico" e che "non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di Rai Way alla vigilia del 2016 (data in cui dovra' essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei governi. Indicare in Raiway e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico".
A parere dei sindacati, "il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai 'deve contribuire al risanamento del Paese' (riferimento alle parole del premier Renzi nel corso di una trasmissione del servizio pubblico, ndr) risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perche' nasconde, dietro un'affermazione condivisibile, un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella piu' grande azienda culturale del Paese". 
Secondo le sigle sindacali unitarie "altro tema, lo abbiamo gia' detto, e' quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la piu' grande azienda culturale del Paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto. Un confronto che non puo' avvenire se il campo non verra' sgombrato dall'idea che la rete possa essere usata per fare cassa".
Rai: i Sindacati scioperano insieme l’11 giugno
Le Segreterie Nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai  indicono una giornata di sciopero con manifestazione a Roma per tutti i dipendenti del gruppo RAI per il giorno 11 giugno 2014 contro il taglio di 150 milioni previsto dal Dl. 66/2014, che mostra evidenti profili di incostituzional...ità.
Un taglio drastico che non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016 (data in cui dovrà essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei Governi.
Indicare in Raiway e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico.
Il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai "deve contribuire al risanamento del paese" risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un'affermazione condivisibile, un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella più grande azienda culturale del paese.
Altro tema, lo abbiamo già detto, è quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la più grande azienda culturale del paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto.
Un confronto che non può avvenire se il campo non verrà sgombrato dall’idea che la rete possa essere usata per fare cassa.
Rai, Camusso: «Lo sciopero rimane».
«Siamo intenzionati a insistere: le vertenze si fanno così». Così, a proposito dello sciopero Rai previsto per l’11 giugno, si esprime il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «È grave sostenere che lo sciopero è umiliante. In quanto qualunque controparte dovrebbe sapere che lo sciopero è una cosa normale. Se cambiano le cose, siamo pronti a discutere». "La vendita di Raiway - ha proseguito Camusso - determina incassi di breve periodo, ma costi di lunga durata. Il problema generale di rendere le reti di trasmissione private mette a rischio il sistema paese". "Altro tema è il mancato riconoscimento alla Rai di una quota del canone - ha detto ancora il segretario Cgil - il canone è una tassa di scopo, se cambia lo scopo questa non è una variabile indifferente per chi paga il canone, è un atto eticamente non accettabile. Se si vogliono ridurre i trasferimenti alla Rai, allora si abbassa il canone. Una grande azienda deve avere le risorse per andare avanti, il tema non è sottrarsi ai sacrifici necessari". "Il terzo tema è quello delle sedi regionali - ha proseguito Camusso - si parla di razionalizzazione del servizio ma il vero problema è difendere un patrimonio importante della tv pubblica".

01 giugno 2014

Ticket, dal 1 luglio si cambia: “Si paga di più se non si chiama”

Cambiano le regole per il pagamento del ticket e le Usl raccomandano a tutti i cittadini di telefonare per verificare e autocertificare la fascia di reddito negli elenchi della tessera sanitaria. Il nuovo sistema dematerializzato della sanità, che introduce anche la prescrizione farmaceutica digitale, infatti, comporta nuove procedure e le Usl  spiegano tutto quello che devono sapere e fare i cittadini entro e non oltre il 30 giugno per non avere problemi legati a pagamento di ticket in base alla fascia di reddito.

COSA CAMBIA:  Attualmente il pagamento del ticket (di compartecipazione alla spesa dei farmaci e delle visite) può avvenire sia tramite attestazione della fascia di reddito da parte del medico prescrittore (che la rileva dal Sistema TS – Tessera Sanitaria), sia con autocertificazione dell’assistito al momento della prenotazione, ma dal primo luglio le cose cambieranno e la fascia di reddito di appartenenza (attribuita dal Ministero delle Finanze sulla base della dichiarazione dei redditi) comparirà in automatico sulla ricetta senza possibilità di modifica o inserimento ex-novo da parte del medico prescrittore o del farmacista.

I RISCHI: E’ importante sapere che per varie motivazioni di ordine sia fiscale che informatico, alcuni assistiti potrebbero non risultare presenti nel Sistema TS (per esempio potrebbero non essere presenti i lavoratori dipendenti che hanno solo il Cud e non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi), oppure potrebbero essere presenti con una fascia di reddito non corrispondente a quella dichiarata. Ma l’assenza dal Sistema TS dopo il 1° luglio comporterà una attribuzione automatica alla fascia più alta (con pagamento intero del ticket) e inoltre, sempre dopo il 1° luglio, l’autocertificazione della fascia di reddito da parte dell’assistito non potrà più essere fatta al medico stesso contemporaneamente alla prescrizione/ricettazione, ma potrà avvenire solo presso gli sportelli Cup, oppure on line (Pec, e-mail) o fax della azienda Usl di appartenenza, mediante la compilazione e invio di un apposito modulo regionale.

CHIAMARE SUBITO: E’ quindi importante – comunica la Usl  al quotidiano Umbria24– che i cittadini si informino subito, e comunque entro e non oltre il 30 giugno, della propria presenza nell’anagrafe del Sistema TS e nel caso di assenza o di errata attribuzione della fascia di reddito è importante autocertificarsi tempestivamente. Si possono ottenere informazioni sulla presenza o meno nel sistema TS ed eventuale supporto per l’autocertificazione chiamando l’Usl di competenza, preferibilmente nelle ore pomeridiane per abbreviare l’attesa. Informazioni dettagliate e moduli sul sito. Una volta inviata l’autocertificazione, l’Azienda Usl di appartenenza iscriverà il cittadino nel Sistema TS o ne correggerà la posizione e rilascerà il certificato relativo alla fascia di reddito dichiarata.

INFO:  Il calcolo per stabilire la fascia di reddito deve essere fatto sulla base delle informazioni che si trovano in calce al modello di autocertificazione o di autocertificazione per variazione di fascia (modello 4 e modello 5). Le informazioni nel Sistema TS relative alla fascia di reddito e all’eventuale diritto all’esenzione vengono aggiornate al 31 marzo di ogni anno, il certificato rilasciato dalle Aziende USL ai cittadini aventi diritto avrà validità dal momento del rilascio fino al 31 marzo dell’anno successivo. Non dovranno presentare l’autocertificazione gli esenti totali per reddito, né chi fa parte di un nucleo familiare con reddito complessivo superiore a 100mila euro in quanto tenuto al pagamento del ticket nella quota massima.

A CHI SI RIVOLGE A tutti gli assistiti, eccetto gli esenti per reddito*  (che hanno già fatto l’autocertificazione) e i cittadini in fascia di reddito superiore a 100mila euro.

SONO ESENTI PER REDDITO I SEGUENTI SOGGETTI:

* E01 Soggetti con meno di 6 anni o più di 65 anni con reddito familiare inferiore a euro 36.151,98.

* E02 Disoccupati – e loro familiari a carico – con reddito familiare inferiore a euro 8.263,31, incrementato a euro 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516 euro per ogni figlio a carico.

* E03 Titolari di assegno (ex pensione) sociale e loro familiari a carico.

* E04 Titolari di pensione al minimo, con più di 60 anni – e loro familiari a carico – con reddito familiare inferiore a euro 8.263,31, incrementato a euro 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516 euro per ogni figlio a carico.

Si riepilogano di seguito le fasce di reddito e le relative codifiche che devono comparire sulla ricetta per l’applicazione delle quote di compartecipazione:

 fasce di reddito

31 maggio 2014

LUISA ALBANELLA (PD) SUI CALL CENTER: "QUESTO È UN SETTORE DA CONSIDERARE PRODUTTIVO"

di Marco Pitrella
In attesa della manifestazione nazionale degli operatori call center  “NoDay” del 4 giugno a Roma, continua l'attività informativa di TweetPress in questo settore. Con Luisa Albanella, deputato nazionale e componente della commissione lavoro, parliamo degli aspetti di questa tematica che sono emersi nelle sedute della stessa.
“La scelta della commissione lavoro di promuovere un’indagine conoscitiva sui call center partiva proprio dalla necessità di rimettere al centro un settore che negli ultimi tempi sta avendo delle ricadute occupazionali fortissime. Tutto è partito da un’interrogazione parlamentare che io avevo fatto e da un appuntamento che insieme abbiamo promosso con Cesare Damiano (Presidente della Commissione Lavoro) e in conseguenza alla risposta datami all’interrogazione, abbiamo deciso con tutti i gruppi parlamentari della commissione lavoro di portare avanti l’indagine.”
Come procedono i lavori della commissione?
“Fino oggi abbiamo sentito Assocontact e anche due grandi aziende che non aderiscono ad a Assocontact che sono AlmavivA e Comdata. Dall’esito delle audizioni (ancora dobbiamo sentire altre aziende e le organizzazioni sindacali) è emerso che c’è una cattiva conoscenza del settore. L’unico che aveva rivalutato e dato dignità al lavoro nei call center è stato l’ex Ministro Damiano che tra il 2007 e il 2008, ha stabilizzato migliaia di lavoratori. E’ un settore presente soprattutto nelle aree meridionali  e rispetto al passato non è più un lavoro transitorio. La percentuale di giovani è elevata, ma anche la percentuale di occupati meno giovani pare stia aumentando. Dati alla mano: 33% uomini, 67% donne, il 40% è tra i 20 e i 29 anni e il 45% tra i 30 e i 39 anni e il 17% tra i 40 e i 49 anni. Pare stia aumentando la percentuale dei lavoratori che superano i 49 anni. Sono lavoratori che hanno un’alta scolarizzazione. Le tipologie contrattuali sono, da quello che è emerso: 50.000 lavoratori sul territorio nazionale di contratti a tempo indeterminato. A partire dal 2008/2009 la crisi ha colpito anche questo settore determinando le chiusure delle aziende, le delocalizzazioni all’estero in paesi extraeuropei e il conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga.”
 Cosa emerge?
Dalle audizioni che noi stiamo facendo si parla di un alto costo del lavoro. Da qui deriva la proposta della  riduzione dell’IRAP che consentirebbe alle aziende di avere maggior respiro. Noi abbiamo due ordini di problemi: uno le gare al massimo ribasso non tengono conto del costo del lavoro e della sicurezza dei lavoratori. L’altro problema, sono le delocalizzazioni, che essendo ovviamente in paesi extraeuropei, hanno un costo del lavoro bassissimo e in quei paesi, non sono obbligati al rispetto delle norme sulla privacy, altro punto dolente questo. Secondo me bisogna affrontare il problema  delle autorizzazioni governative sulle reti. Il Governo italiano concede le autorizzazioni alle committenze. Queste operano inizialmente nel territorio italiano e dopo delocalizzano all’estero. Delocalizzando all’estero la conseguenza è non solo che in Italia le aziende sono costrette a chiudere, ma mettono anche a repentaglio il diritto alla privacy dei cittadini italiani, perché nei paesi extraeuropei la normativa sulla privacy o non esiste o è diversa rispetto alla normativa italiana.”
Utilizzo degli incentivi regionali …
“Durante le audizioni è emerso l’uso distorto degli incentivi che vengono erogati dalle Regioni. Secondo alcune imprese gli incentivi dovrebbero essere attuati a livello centrale in modo uguale su tutto il territorio nazionale, poiché, altrimenti,  si determinerebbe una concorrenza sleale regione per regione. Solo che da un lato vengono evidenziate dai grossi gruppi queste anomalie, dall’altro però gli stessi grandi gruppi delocalizzano (in Romania, per esempio). L’incongruenza sta nel fatto che si va a delocalizzare, disattendendo l’art.24 bis del D.L. n.83/2012 convertito in legge n. 134 del 2012. In sintesi: se da un lato gli incentivi, come lamentato dalle imprese, determinano concorrenza sleale e non creano occupazione, dall’altro però le imprese delocalizzano e  attuano internazionalizzazioni all’estero dove il costo del lavoro è più basso. Gli incentivi erogati adesso non creano occupazione perché finalizzati solo ad abbassare il costo del prodotto.”
E sugli appalti al ribasso …
“In sostanza la committenza chiede alle aziende dei call center di abbassare il costo al minuto del lavoro. Per fare un esempio: Milano aveva previsto un costo di euro 45 centesimi al minuto imposto dalla committenza all’interno della gara d’appalto. E’ ovvio che questo non garantisce né il rispetto delle norme contrattuali e né il rispetto della sicurezza per i lavoratori.”
In che modo si vuole intervenire?
“Noi stiamo verificando come si potrebbe intervenire. Come fare per applicare le leggi e per cercare di evitare che le aziende delocalizzino. Prima di tutto bisogna far rispettare le leggi. Dobbiamo intervenire anche sulla riduzione dell’Irap, necessità che sta emergendo dalle audizioni che abbiamo svolto. Si sta affrontando il tema  delle tipologie contrattuali, vi sono call center che non rispettano nemmeno i minimi contrattuali.”

“Io ritengo – a concluso Luisa Albanella - che le soluzioni per far fronte a questo stato di crisi siano: ripristinare l’osservatorio nazionale di monitoraggio come fu fatto dall’allora Ministro del Lavoro Cesare Damiano. Su questo punto, in commissione lavoro, dovremmo avere il consenso di tutti gli altri gruppi parlamentari. Intervenire su una riduzione dell’Irap per le imprese e vigilare sull’applicazione delle norme della legislazione italiana. Verificare con il Garante della Privacy che queste aziende rispettino le garanzie previste dalla normativa italiana ed europea. Questo è un settore che bisogna considerare produttivo come tanti altri, che può avere grandi potenzialità se viene seriamente attenzionato.  E’ un settore che noi stiamo rimettendo al centro della discussione, sia per la crisi e sia perché se seguito, se aiutato, potrebbe determinare sviluppo e crescita occupazionale. Saremo presenti alla manifestazione con Cesare Damiano e altri colleghi della commissione lavoro alla manifestazione del 4 giugno.”

29 maggio 2014

Call Center: Flash-mob dei lavoratori catanesi


Da: http://catania.livesicilia.it

CATANIA- Il flash-mob dei lavoratori dei call center: “Stop delocalizzazioni”. I telefoni squillano a vuoto, nessuno risponde. L’immagine scelta dai lavoratori è indubbiamente forte e simbolica: dietro ogni chiamata c’è un operatore, una persona. Un concetto semplice che sembra sfuggire a chi governa i processi di delocalizzazione guidati dalla logica spietata delle gare a ribasso che si giocano sulla pelle dei lavoratori dei call center italiani. In provincia di Catania gli operatori sono più di novemila, per loro potrebbe non esserci un futuro. I campanelli d’allarme si moltiplicano ogni giorno: diminuiscono i volumi, le commesse migrano altrove, si moltiplicano i giorni di chiusura. Una situazione che si allarga a macchia d’olio in tutta Italia.
Gli operatori dei call center catanesi, infatti, manifesteranno a Roma il 4 giugno insieme ai sindacati e ai colleghi che operano sul territorio nazionale. Il video promozionale della manifestazione, che sta impazzando su internet e ha per protagonista l’attrice Lucia Fossi, racconta di un’operatrice letteralmente spogliata dai ferri del mestiere: tastiera, cuffia e pc da due tecnici. L’attività è trasferita all’estero, dove il lavoro costa meno con buona pace di chi con meticolosità e competenza si prodiga ogni giorno a rendere un servizio ai clienti.

Già il servizio, un’altra nota dolente del processo in corso, tenuto conto che nei paesi dove si trasferiscono le attività “non esiste una normativa a difesa della privacy armonizzata con il quadro di tutele europee”. Giovanni Pistorio, esponente della segretaria provinciale della Cgil, parla di “un fenomeno inquietante”. Si temono soprattutto le ricadute in termini occupazionali. “Questi lavoratori hanno costruito il loro percorso di vita e la storia sociale grazie a questo tipo di attività, un eventuale smantellamento del settore avrebbe esiti preoccupanti”. Per arginare il fenomeno si devono in primo luogo evitare le gare al massimo ribasso quando si assegnano gli appalti che non prevedono il costo del lavoro. Le gare al massimo ribasso, infatti, spingono le aziende a trasferire le commesse all’estero. Un escamotage che non assicura nemmeno il paese di approdo che un domani potrebbe vedere a sua volta delocalizzate le attività in questione in altri luoghi ancora più convenienti. “Un processo – spiega Pistorio- che via via impoverisce il tessuto produttivo sia dei paese di origine delle attività sia di quelli di arrivo”.

28 maggio 2014

TLC - Telecom Italia Comunicato congiunto permessi elettorali


COMUNICATO TELECOM ITALIA
L’interpretazione sui recuperi dei permessi elettorali data da Telecom è, a nostro avviso, del tutto errata. A termine di legge è chiaro come le giornata di lunedì sia da considerarsi lavorativa, e quindi retribuita, indipendentemente dal fatto che le operazioni di scrutinio siano terminate entro le otto del mattino, così come le giornate di riposo compensativo da fruire siano due. Del resto negli anni sono diverse le cause legali che, sempre in virtù di questa interpretazione, hanno dato ragione ai lavoratori sanzionando Telecom Italia.
A questo punto le scriventi Segreterie Nazionali invitano Telecom Italia a rivedere velocemente la propria posizione. In caso contrario si invitano tutti i lavoratori che abbiano partecipato alle operazioni di voto a contattare le RSU e le strutture sindacali territoriali che saranno a disposizione per tutelare legalmente i loro diritti.
Roma,28 Maggio 2014

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

27 maggio 2014

Telecom, il cda conferisce le deleghe a Recchi e Patuano

Marco Patuano è ufficialmente presidente e amministratore delegato di Telecom Italia. La nomina è stata fatta dal cda di ieri che ha anche attribuito le deleghe.
Al presidente Giuseppe Recchi risultano attribuiti un ruolo d’indirizzo e supervisione rispetto all’elaborazione e all’implementazione dei piani strategici, industriali e finanziari della Società e del Gruppo e delle linee guida dello sviluppo, oltre che la supervisione della definizione degli assetti organizzativi e dell’andamento economico e finanziario; la rappresentanza della Società e del Gruppo nei rapporti esterni con le Autorità, le Istituzioni e gli Investitori; la responsabilità organizzativa delle funzioni Legal Affairs, Press Office & Opinion Makers Relations, Public & Regulatory Affairs, Corporate Social Responsibility e la supervisione dell’Audit.
All’Ad Patuano sono conferite la responsabilità del governo complessivo della Società e del Gruppo (inclusa la responsabilità di definire, proporre al Consiglio di Amministrazione e quindi attuare e sviluppare i piani strategici, industriali e finanziari) e tutte le responsabilità organizzative per garantire la gestione e lo sviluppo del business in Italia e Sud America. L’Ad è altresì responsabile delle componenti della funzione Public & Regulatory Affairs che curano i rapporti con Agcom e Agcm e le corrispondenti autorità estere, coordinandosi con il Presidente.
Il cda ha inoltre provveduto al rinnovo dei Comitati interni, chiamando a far parte del Comitato per il Controllo e Rischi i Consiglieri: Lucia Calvosa, Laura Cioli, Francesca Cornelli, Giorgina Gallo e Giorgio Valerio; del Comitato per le Nomine e la Remunerazione i Consiglieri: Davide Benello, Flavio Cattaneo, Jean Paul Fitoussi e Denise Kingsmill.
Il board ha preventivamente proceduto all’accertamento del possesso dei requisiti d’indipendenza qualificati da parte dei Consiglieri Giuseppe Recchi, Davide Benello, Lucia Calvosa, Flavio Cattaneo, Laura Cioli, Francesca Cornelli, Giorgina Gallo, Denise Kingsmill, Luca Marzotto e Giorgio Valerio. Gli stessi Consiglieri hanno dichiarato il possesso dei requisiti d’indipendenza ai sensi del Testo Unico della Finanza, che valgono altresì per il Consigliere Jean Paul Fitoussi.Sono stati confermati quale Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili di Telecom Italia il Chief Financial Officer, Piergiorgio Peluso, e il Segretario del Consiglio di Amministrazione il General Counsel, Avvocato Antonino Cusimano.
Infine il cda ha aggiornato il calendario di approvazione della relazione trimestrale al 30 marzo, anticipando la riunione dal 13 al 12 maggio 2014 (invariate le date di approvazione della relazione semestrale e della relazione sulla gestione al 30 settembre: rispettivamente 5 agosto e 6 novembre 2014).
Asati ha chiesto a Consob e al Collegio sindacale di Telecom di esprimersi in merito alla possibilità che le modalità di assunzione delle decisioni nei Cda del 18 aprile e 12 maggio scorsi siano coerenti con le normative vigenti del Tuf, per evitare che nelle prossime riunioni consiliari di Telecom possano essere assunte decisioni potenzialmente impugnabili.
Il riferimento è a Giuseppe Recchi, il neo presidente di Telecom Italia che ha perduto i requisiti di indipendenza pur avendo mantenuto diverse deleghe operative che gli erano state assegnate nella prima riunione d'insediamento del nuovo board.

Tlc: Slc Cgil al Governo,modifiche legge per piu' occupazione.

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - "Abbiamo chiesto al Governo di produrre semplici modifiche legislative in grado di migliorare l'occupazione facendo risparmiare la spesa dello Stato in ammortizzatori sociali e incentivi all'occupazione". Questo il
commento del segretario generale della Slc Cgil, Michele Azzola, sull'incontro sul settore dei call center tenutosi oggi e promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e da quello del Lavoro.
"Gli interventi proposti da Slc Cgil al vice ministro De Vincenti - spiega Azzola in una nota - perseguono tre obiettivi:
migliorare le condizioni di chi lavora nei call center garantendo continuita' occupazionale; strutturare e consolidare il settore in modo che le aziende riprendano a competere sulla qualita', sull'efficienza e sull'innovazione in modo tale da premiare la meritocrazia e non, come avviene oggi, la spregiudicatezza delle imprese; ridurre il contenzioso giudiziario che rappresenta un vero e proprio freno agli investimenti nel nostro Paese".
"Non si tratta quindi - continua - di avanzare richieste fantasiose, ma di allineare l'Italia a quanto gia' fatto dagli altri Paesi europei che hanno recepito puntualmente i contenuti della direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori."
"Il prossimo appuntamento - aggiunge Azzola - e' lo sciopero con la grande manifestazione nazionale dei dipendenti dei call center che si svolgera' a Roma il prossimo 4 giugno proprio per sostenere le richieste predisposte dalle organizzazioni
sindacali".

Visiant Next Comunicato incontro 26 maggio 2014

COMUNICATO SINDACALE
Il 26 maggio 2014 si è tenuto, presso UNINDUSTRIA Roma, l’incontro tra VISIANT NEXT e SLC-FISTEL-UILCOM-UGL Telecomunicazioni e le RSU dopo la richiesta aziendale di un ulteriore lasso di tempo per fornire al tavolo le informazioni utili a comprendere i dati sul Pdr comunicati nell’incontro scorso.
L’AD di Visiant Next ha illustrato il piano industriale 2014-2016 indicando con precisione i punti che l’azienda ritiene il motivo per il mancato raggiungimento dell’Ebitda.
La presentazione, che a molti è sembrata la riproposizione delle slide post cessione, non ha fornito nessun dettaglio su investimenti, formazione e prospettive nonostante le dichiarazioni dell’AD di rassicurazione sulla tenuta societaria, anche alla luce di un fatturato positivo, addebitando alla mancata produttività dei lavoratori nel primo semestre 2013 il mancato raggiungimento della soglia dell’Ebitda, secondo l’assioma meno pratiche lavorate meno soldi ha pagato Fastweb.
Tutti i problemi che i lavoratori hanno dovuto subire e stanno ancora subendo nelle sedi nella rappresentazione aziendale erano totalmente assenti. Nessun accenno a responsabilità aziendali se non dopo gli incalzanti interventi delle RSU sulle mancanze oggettive di Visant Next in particolare per quanto riguarda gli ambienti di lavoro e sicurezza.
Infine è stata illustrata la proposta aziendale sul Pdr. Il dato dell’Ebitda non è definitivo infatti risulta arretrare di 0,3 rispetto a quello comunicato il 15 maggio scorso, rendendo surreale la situazione ed inaccettabile il proseguo di incontri di questo tipo.
L’azienda è disponibile ad introdurre una nuova soglia dell’Ebitda, pari al nuovo valore comunicato all’incontro, con l’erogazione del 70% della pista (485 euro lordi) da aggiungere alla pista della produttività individuale.
L’azienda inoltre ha richiesto un accordo per lo smaltimento delle ferie e par residui nonché della timbratura in postazione.
Il giudizio delle Segreterie Nazionali è negativo sia in termini di illustrazione del Piano Industriale sia perché la proposta aziendale è assolutamente insufficiente anche rispetto ad un semplice ragionamento: se il bilancio è positivo come è possibile che gli obiettivi dati ai lavoratori non sono stati raggiunti? Come può un valore così basso di Ebitda essere spiegato da un azienda che ha sola commessa con volumi garantiti?
Per questo non è rimandabile il coinvolgimento al tavolo del committente e cessionario Fastweb ed al termine dell’incontro è stata già inviata la richiesta urgente del tavolo triangolare.
Le Segreterie Nazionali in attesa del tavolo triangolare invitano i territori e le Rsu ad informare i lavoratori dell’esito dell’incontro preparandoli alla mobilitazione già a partire dalla manifestazione del prossimo 4 giugno a Roma e tutte le altre iniziative che ritengono necessarie. Le Segreterie Nazionali ritengono inoltre indispensabile che l’azienda eroghi immediatamente, nel rispetto degli accordi, la quota del Pdr raggiunta dai singoli lavoratori.

Le Segreterie Nazionali

24 maggio 2014

COMUNICATO ALMAVIVA 23 MAGGIO 2014

Il 20 maggio è stato siglato il nuovo accordo sui Contratti di Solidarietà in Almaviva Contact.
L’accordo prevede una percentuale massima sul singolo del 25%. La percentuale viene calcolata sul semestre e prevede, per il primo semestre, la possibilità di tre picchi massimi al 35% (di cui solo due volte consecutive) con l’obbligo comunque di raggiungere alla fine dei sei mese il 25% massimo individuale. Nel secondo semestre viene confermata la percentuale media del 25% con la possibilità di due picchi massimi al 35% non consecutivi. Qualora un lavoratore dovesse avere una percentuale maggiore del 25% nei sei mesi è previsto l’obbligo da parte aziendale di effettuare un conguaglio che copra la differenza con la percentuale effettivamente effettuata. In questo modo si è riusciti a contenere le iniziali richieste aziendali (massimo 40% nell’anno) garantendo, da una parte, che ogni singolo lavoratore non avrà alla fine di ciascun semestre decurtazioni economiche superiori al 25%, dall’altra una gestione delle eventuali criticità sui volumi che ancora permangono in molti siti. Contrariamente a quanto inizialmente richiesto dall’azienda la trattativa è riuscita ad imporre il mantenimento delle regole generale di pianificazione delle giornate di solidarietà, evitando anche in questo caso una eccessiva flessibilizzazione dello strumento e, cosa molto importante, dando ai confronti territoriali la responsabilità di stabilire le modalità di gestione delle revoche e la gestione dei processi di riallocazione e riequilibrio fra commesse. Gli incontri territoriali con le RSU avranno infatti il compito preciso di “definire le iniziative di ricollocazione del personale”, uno strumento molto più stringente ed esigibile da mettere in campo per garantire il principale obiettivo dell’equità.
Sul tema degli istituti contrattuali le parti hanno portato concordato, come peraltro stabilito dalle norme vigenti, che le ferie maturate in costanza di CDS verranno integrate dall’INPS (ne consegue che i lavoratori matureranno l’intero numero di giorni ferie e, per quelli maturati in costanza di CDS, percepiranno l’integrazione prevista dai contratti di solidarietà. Occorre fra l’altro specificare che i giorni di ferie maturati in CDS, se non goduti durante il periodo di vigenza dell’ammortizzatore sociale ma alla sua scadenza, verranno pagati interamente); i ROL, contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno di CDS non verranno riproporzionati né nel numero né nella parte economica. Le ex festività verranno riproporzionate nella sola parte della spettanza (verranno maturate proporzionalmente alla percentuale di solidarietà effettivamente effettuata, ovvero al 25% massimo). In questo modo si ristabilisce anche in Almaviva il principio che vale in tutte le aziende del settore e si raggiunge un beneficio economicamente vantaggioso per i lavoratori anche rispetto alle modalità previste con il precedente accordo.
Sempre nell’ottica di perseguire la maggiore equità possibile è stato deciso di procedere ad un riequilibrio di personale sulla commessa Enel a Palermo rafforzando quindi l’impegno ai riequilibri su tutti i territori.
Sul tema della formazione “istituzionale” (per esempio “ambiente e sicurezza”) è stato ribadito come questa non debba essere svolta in regime di CDS (tale principio vale retroattivamente a partire dall’introduzione dei CDS, dando quindi diritto ad un ricalcolo di quanto svolto sino ad ora in azienda).
Con questo accordo le segreterie nazionali ritengono di aver raggiunto un punto di equilibrio importante che consente di gestire le criticità occupazionali di molti siti aziendali , riduce al minimo i disagi operativi sui lavoratori e, grazie al principio del conguaglio nel semestre, azzera quelli economici rispetto a quanto deciso lo scorso anno. Resta la grande preoccupazione per i conti economici e la tenuta complessiva dell’azienda, situazione resa estremamente critica dalla difficoltà in cui versa l’intero settore.
Con questo accordo viene nuovamente confermata la scelta solidaristica operata un anno fa, allorquando le parti decisero, anche in considerazione della gravità della situazione finanziaria dell’Azienda, di optare per un contratto di solidarietà spalmato sull’intero perimetro aziendale così da poter mettere in sicurezza dal punto di vista dei volumi le sedi che maggiormente soffrivano, ed in parte soffrono tutt’ora, del deterioramento dell’andamento dei volumi. Particolarmente importante l’aver ribadito l’impegno logistico per le sedi di Roma e Palermo (anche valutando l’opportunità di usufruire delle agevolazioni previste dalla legge 78/2014, ovvero la decontribuzione dei CDS, impegnando le eventuali risorse al consolidamento industriale del Gruppo, così come è recentemente concordato nell’accordo Elettrolux).
Ora il massimo sforzo dovrà essere profuso da tutti nella vertenza complessiva sul settore “call center”, per la definizione di una legislazione europea sugli appalti, contro il dumping e le delocalizzazioni selvagge. Come più volte ribadito, anche il menagement Almaviva dovrà fare la sua parte per garantire una gestione maggiormente coerente e, a partire dagli incontri territoriali, massimamente attenta al principio dell’equità. Con questo accordo le OO.SS. ritengono di aver fornito alle RSU uno strumento in più per perseguire questo obiettivo; la responsabilità e la coscienza della gravità della situazione che vive Almaviva in questi momenti non ci impedirà di esigere il rispetto del più importante impegno ribadito in questo accordo: l’equità dei sacrifici!
LE SEGRETERIE NAZIONALI

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL