07 dicembre 2011

Audizione commissione bilancio della Camera: Proposte di Cgil, Cisl, Uil su manovra

CGIL, CISL e UIL ritengono che la manovra economica presentata dal Governo non risponda ai criteri di equità e crescita che, insieme al rigore, sono stati enunciati dallo stesso Presidente del Consiglio.

Sul versante dell’equità, a pagare sono sempre gli stessi, lavoratori, pensionati ed i ceti medi. Su questi ricade il blocco della rivalutazione delle pensioni, l’aumento della tassazione sulla prima casa, dell’addizionale regionale Irpef, dell’Iva, delle accise sui carburanti.

Sul versante della crescita, le politiche sono poche e scarsamente selettive ed in particolare l’assenza di un intervento fiscale a favore dei redditi di lavoratori, pensionati e delle famiglie rischia di accentuare la dinamica recessiva dell’economia.

Sull’occupazione dei giovani e delle donne le misure previste sono esclusivamente simboliche.

Sulle pensioni si continua a fare cassa nonostante l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale. Si penalizzano pesantemente le pensioni, i lavoratori e le lavoratrici con un’eccessiva accelerazione sulle anzianità di pensionamento, si colpiscono i lavoratori già coinvolti nelle crisi aziendali o che hanno perso il lavoro.

Mancano invece misure tese a far pagare chi non ha mai pagato e chi ha di più. Bisogna perseguire con convinzione una svolta epocale nella lotta all’evasione fiscale e prevedere una tassazione sui grandi patrimoni mobiliari ed immobiliari.

CGIL, CISL e UIL, nel presentare alcune proposte di modifica alla Commissione Bilancio, chiedono a tutti i gruppi parlamentari di sostenere i cambiamenti proposti.

Nel merito CGIL, CISL e UIL ritengono necessario apportare le seguenti modifiche al testo del Decreto Legge in corso di conversione:

Misure di Carattere Previdenziale

Indicizzazione dei trattamenti pensionistici al costo della vita

Ripristinare il sistema di indicizzazione attualmente in vigore.

Modifica al testo

All’articolo 24 eliminare l’intero comma 25

Pensione di anzianità (pensione anticipata)

Riconoscere ai fini del diritto a pensione una maggiore gradualità nell’abolizione delle cosiddette “quote” – somma di età anagrafica ed età contributiva - per l’accesso al pensionamento di anzianità rispetto ai requisiti previsti per la pensione di vecchiaia.

Equiparare il requisito contributivo richiesto per l’accesso al pensionamento a prescindere dall’età anagrafica a 41 anni e 1 mese dal 2012 sia per gli uomini che per le donne.

Eliminare, ai fini dell’accesso al pensionamento a prescindere dall’età anagrafica (41 anni e 1 mese), la penalizzazione (2%) attualmente prevista per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni;

eliminazione dell’aggancio del requisito contributivo – a prescindere dall’età anagrafica – all’aumento dell’aspettativa di vita.

Modifica al testo

Al comma 10 dell’articolo 24 dopo le parole “è consentito esclusivamente se risulta maturata un’anzianità contributiva di” eliminare le parole 42 anni e 1 mese per gli uomini e”. Dopo le parole “ 41 anni e 1 mese” eliminare le parole “per le donne”.

All’articolo 24, comma 10 eliminare dalle parole “sulla quota di trattamento…” fino a “al numero di mesi.”

All’articolo 24, comma 12, eliminare l’inciso “nonché al requisito contributivo di cui al comma 10”

All’articolo 24, comma 12, all’ultimo periodo eliminare le parole dal “al citato articolo” fino a “la parola “anagrafici”” (eliminare lettere a), b) e c) comma 12)

Pensione di Vecchiaia

Introdurre una maggiore gradualità nell’accesso al pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici.

Modifica al testo

All’articolo 24, comma 6, lettera a) riformulare il periodo da “62 anni per le lavoratrici” fino a “1° gennaio 2018” nel modo seguente “61 anni e 6 mesi per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico dell’AGO e delle forme sostitutive della medesima. Tale requisito anagrafico è fissato a 62 anni e 6 mesi a decorrere dal 1°gennaio 2014, a 63 anni e 6 mesi a decorrere dal primo gennaio 2016, a 65 anni a decorrere dal 1°gennaio 2018 e a 66 anni a decorrere dal 1°gennaio 2020.”

Esenzioni

Eliminazione del limite di 50.000 unità ai fini delle esenzioni dalle nuove disposizioni in materia di requisiti di accesso al pensionamento per i lavoratori collocati in mobilità, mobilità lunga, in esodo e titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore, autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione e in esonero ex art. 72 c.1 D.L n. 112/2008.

Prevedere, per tutti i lavoratori disoccupati che hanno già concluso il periodo di fruizione degli ammortizzatori sociali, strumenti di sostegno al reddito che possano accompagnare gli interessati fino all’accesso al pensionamento.

Modifica al testo

Al comma 14 dell’articolo 24 dopo la parola “nonché” eliminare le parole “nei limiti del numero di 50.000 lavoratori beneficiari”

Eliminare il comma 15 dell’articolo 24

Lavori Usuranti

Conservare la possibilità di anticipo fino a tre anni dei requisiti di accesso al pensionamento rispetto all’attuale sistema delle “quote” date dalla somma di età anagrafica ed età contributiva.

Prevedere un aggiornamento della normativa sui lavori particolarmente faticosi e pesanti – d.lgs. n. 67/2011 – ampliando la platea dei potenziali beneficiari.

Aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi

Aumento di almeno 4 punti percentuali delle aliquote di contribuzione previste per i lavoratori autonomi, commercianti ed artigiani, iscritti alle gestioni INPS e per coltivatori diretti, coloni e mezzadri iscritti alla relativa gestione INPS.

Misure di Carattere Fiscale

Imu

Innalzare la soglia di detrazione prevista sull’abitazione principale dai 200 euro previsti dal decreto a 500 euro.

Rendere progressiva l’imposta, introducendo aliquote differenziate a partire dalla seconda casa.

Lotta all’evasione

Le proposte avanzate trovano copertura attraverso:

· misure concrete di lotta all’evasione fiscale che va accompagnata con una specifica strumentazione, a partire dalla riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti a 500 euro a fronte dei 1.000 previsti e dal recupero di risorse sfuggite a causa dell’evasione fiscale;

· meccanismi di contrasto di interessi “compratore – fornitore di beni o servizi”, che renda “sconveniente” anche per il compratore la mancata emissione della ricevuta fiscale o della fattura, con il riconoscimento di detrazioni fiscali sulle spese per servizi e famiglie.

Modifica al testo

All’articolo 12, comma 1 dopo le parole “sono adeguate all’importo di” sostituire le parole “euro mille” con le parole “euro cinquecento”.

WIND: SLC-CGIL “AZIENDA RALLENTA LO STUDIO SULLA RETE. MOBILITAZIONE DEL 16 PER FERMARE DEFINITIVAMENTE LA CESSIONE”


“Da qualche ora gira voce che Wind potrebbe prendersi un po’ di tempo in più per completare la valutazione sulla cessione o meno della rete, con buona pace anche di Ericsson e Huawei. Questo anche alla luce della minaccia avanzata dal Sindacato di chiedere un tavolo al Governo sull’intera vertenza”. Così dichiara in una nota la Segreteria Nazionale di SLC-CGIL.
“A questo punto, ribadendo che tutto deve svolgersi nel rispetto delle regole e del democratico confronto, facciamo appello alle lavoratrici e lavoratori di tutta Wind (sia della rete che dei customer, degli uffici, delle vendite, dell’IT) affinché il 16 Dicembre lo sciopero di tutti i dipendenti dell’azienda, proclamato da SLC- CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, dia il segnale chiaro che questo dossier va messo da parte una volta per tutte, che nessuna esternalizzazione deve essere compiuta e che, in ogni caso, nessuna decisione può essere presa senza fare i conti con il sindacato, i lavoratori, i loro rappresentanti”.
“Confermiamo quindi non solo la mobilitazione in atto, ma ora lo sciopero del 16 Dicembre diviene ancora più importante e ben vengano tutte le iniziative che in quella giornata diano visibilità alla nostra pacifica protesta (volantinaggi, presidi, manifestazioni territoriali)”
“Se poi l’azienda intendesse andare avanti – conclude SLC-CGIL – deve sapere che, da un lato rinuncia ad un confronto serio con un sindacato che è disposto a fare anche sacrifici e maggiore efficienza pur di tutelare i perimetri occupazionali, dall’altro si avventura in mare aperto, con SLC-CGIL pronta ad indire altre giornate di sciopero, una manifestazione nazionale a Gennaio, attivando tutte le leve politiche, sindacali e vertenziali a disposizione, confermando anche l’ipotesi di richiedere che tutta la vertenza si trasferisca al Ministero dello Sviluppo, in un confronto più generale sul futuro di Wind”.

06 dicembre 2011

Telecom: Turni 187 Nota Commissione Tecnica

La commissione, nel corso dei 4 incontri tenuti il 17 e 28 ottobre, il 15 novembre e l’1 dicembre, ha analizzato il contenuto della proposta, presentata dall’azienda al coordinamento nazionale delle RSU il 29 settembre, di modifica degli orari del 187 commerciale, che prevede il presidio, con personale sociale, lunedì/sabato dalle 08,00 alle 20,30.

La discussione, anche se è stata viziata da una posizione aziendale di attendismo rispetto ai lavori della commissione benessere, ha comunque prodotto alcuni avanzamenti.

I lavori della commissione si sono concentrati su: numero turni, cambi turni, recupero ritardi e ferie poiché tutto il resto, compreso la ripartizione delle attività di FE e BO, è stato demandato alla commissione benessere.

La parte sindacale, ha chiesto da subito un forte riduzione del numero dei turni, in particolare su quelli inseriti con ingresso nella fascia centrale, l’eliminazione dei turni con intervalli di 15 minuti tra un turno e l’altro, l’introduzione di turni interi, la possibilità di cambi turni a somma zero tra tutte le code, il mantenimento e miglioramento della gestione dei ritardi e il mantenimento/miglioramento delle % delle ferie, previsti dall’accordo del 2006.

Nel corso delle riunioni, anche se a piccoli passi, si sono registrati avanzamenti sulle posizioni. In particolare:

TURNI

CONTINUA A LEGGERE…

TLC: COMITATO DI SETTORE SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL VARA PIATTAFORMA PER RINNOVO CCNL.

COMUNICATO STAMPA - 6 DICEMBRE 2011 -

“Il giorno 5 Dicembre a Roma, presso la sede della CGIL Nazionale, si sono riunite le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL insieme al Comitato di Settore al fine di licenziare il testo definitivo della piattaforma per il rinnovo del CCNL delle telecomunicazioni, dopo le assemblee tenutesi nei mesi precedenti. Con l’occasione è stato illustrato anche il regolamento varato dalle federazioni di categoria, in attuazione dell’intesa interconfederale del 28 Giugno 2011”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di SLC-CGIL, il sindacato maggioritario nel comparto.

“In particolare come SLC-CGIL esprimiamo grande soddisfazione per il regolamento sottoscritto dalle tre federazioni di categoria che sancisce definitivamente e in modo inequivocabile il valore vincolante del voto dei lavoratori, sia in entrata (presentazione delle piattaforme) che in uscita (approvazione delle ipotesi di accordo), con l’impegno di ciascuna O.S. a sottoporre al voto sempre le ipotesi di accordo. Soprattutto è stato sancito in maniera chiara che, in caso di divergente durante la trattativa, su richiesta di un’organizzazione sindacale o di almeno il 35% dei componenti del Comitato di Settore (se trattativa sul CCNL, il 35% delle RSU elette a livello di contrattazione aziendale) le materie del contendere saranno oggetto di voto tra i lavoratori e il voto dei lavoratori sarà vincolante per tutte le OO.SS. firmatarie la regolamentazione. Il Comitato di Settore delle TLC sarà composto da 140 rappresentanti dei lavoratori del comparto (60 SLC-CGIL, 40 FISTEL-CISL, 40 UILCOM-UIL) cui elezione/nomina sarà certificata”.

“La piattaforma per il rinnovo del CCNL che verrà inviata oggi alle controparti – continua Genovesi – raccoglie diversi emendamenti e modifiche presentate durante le assemblee svolte nelle settimane passate; assemblee che hanno visto esprimersi oltre 30 mila lavoratori (per la precisione 30.290), con oltre 28 mila voti a favore (28.141, pari al 92%) e 2.149 voti contrari o di astensione (pari a circa l’8%).

“La piattaforma ruota fondamentalmente intorno a 4 assi:

una richiesta economica complessiva in linea con l’esigenza di tutelare potere di acquisto, ampliare le tutele previdenziali, incrementare le maggiorazioni connesse a strumenti di flessibilità contrattata (140 euro di richiesta di aumenti al 5° livello, aumento al 2% dei contributi a carico a zienda per la previdenza integrativa, aumento delle maggiorazioni per lavoro supplementare e flessibilità tempestiva);

  • l’introduzione nel CCNL delle clausole sociali, nell’ottica di contrastare concorrenza sleale e di tutelare la buona occupazione lungo l’intera filiera delle telecomunicazioni (call center, appalti telefonici, aziende informatiche), con un di più di attenzione ad arrestare il preoccupante fenomeno delle delocalizzazioni all’estero di attività con lavorazioni di dati sensibili del cliente;
  • un intervento, in linea con il precedente rinnovo, sulle professionalità; intervento finalizzato ad accompagnare la stessa evoluzione tecnologica ed organizzativa delle aziende di TLC, sempre più diversificate nei servizi offerti alla clientela;
  • una corretta manutenzione dei testi normativi alla luce dell’esperienza maturata in questi anni e alla luce delle novità legislative positive riguardanti certificati medici, apprendistato, ecc.”.
    “Ci attendiamo ora – conclude SLC-CGIL – una rapida convocazione da parte di ASSTEL-CONFINDUSTRIA per il rinnovo del CCNL che scadrà il 31 dicembre di questo anno e ci attendiamo un confronto di merito, sereno e basato sulle comuni esigenze di governare le tante trasformazioni che attraverso il settore. Con un di più di responsabilità che chiediamo alle nostre controparti che, nonostante la crisi, mantengono ancora ricavi e investimenti di tutto rispetto. In un momento di difficoltà del Paese, di fronte alla comune esigenza che riparta crescita e sviluppo infatti, il rinnovo delle TLC può come da tradizione rappresentare un’importante occasione per dimostrare che non solo è doveroso, ma anche utile, continuare a scommettere sul futuro dell’Italia. Partendo dal binomio che non può esserci crescita, senza giustizia sociale, senza valorizzare il buon lavoro”.

la nuova Imu (ex Ici)

Quello sulla casa è il capitolo di tasse più consistente della manovra: la nuova Imu finanzierà un gettito complessivo di 22 miliardi, il doppio rispetto alla vecchia Ici, ferma a 11 miliardi. Il grosso, 9,5 miliardi, graverà sulle imposte sulle seconde (o terze ecc…) abitazioni. Due i fattori che incidono maggiormente: la rivalutazione delle rendite catastali che agisce sugli estimi e, in misura minore, dall’aumento delle aliquote Imu sugli immobili. Tutto il gettito andrà allo Stato invece che ai Comuni, a parte una porzione di agibilità di manovra riservata agli stessi Comuni che possono elevare di qualche punto millesimale le aliquote. Stante il taglio dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali quegli aumenti sono più che probabili.

Il meccanismo di riscossione del tributo non è il più agevole del mondo, il calcolo non sarà uguale per tutti. L’aliquota base passa dal 5 per mille della vecchia Ici al 7,6 per mille della nuova Imu, ma varrà solo sulle seconde case. Per la prima l’aliquota è “scontata” al 4 per mille, suscettibile di un’ulteriore detrazione di 200 euro per le abitazioni più modeste. La rivalutazione del 60% degli estimi farà crescere la base imponibile: i Comuni potranno aumentare l’aliquota sulla prima casa fino a 2 millesimi (o anche abbassarla di 2 millesimi). L’operazione varrà almeno un miliardo e mezzo per lo Stato.

Sulle seconde case si concentra l’effetto della stangata. Sulle quali, all’aliquota base di 7,6 per mille i Comuni potranno applicare un aumento del 3 per mille. Occhio quindi al catasto e alle deliberazioni dei sindaci in materia. Per fare qualche esempio: una abitazione media classificata in fascia A2, sulla quale come prima casa finora non si pagava nulla, una volta rivalutata costerà di Imu 1000 euro a Milano, 1300 a Torino, 1500 a Roma. Come seconda casa le cose cambiano: sulla stessa abitazione a Milano varrà tra i 1600 e i 2200 euro, a seconda dell’aliquota più o meno maggiorata, a Torino tra i 1900 e i 2600, a Roma da 2200 a 3000.

Prelievo più alto per le liquidazioni oltre il milione

Prelievo maggiorato per i trattamenti di fine rapporto superiori al milione di euro, per i quali non varrà più l’attuale regime “soft” di atssazione: lo ha stabilito il decreto legge “salva-Italia” varato dal governo di Mario Monti domenica 5 dicembre.

I Tfr in via di erogazione e quelli già erogati dal 1°gennaio del 2011 andranno a formare il reddito complessivo, e saranno quindi soggetti al meccanismo convenzionale degli scaglioni Irpef.

Saranno colpiti dalla stretta fiscale anche le eventuali indennità di buonuscita collegate alle super-liquidazioni, comprese quelle di amministratori di società a controllo pubblico oltre a quelle private.

Al momento, scrive il Sole 24 Ore, non dovrebbe cambiare nulla per quanto riguarda le regole fiscali che disciplinano l’uso del Tfr in funzione della previdenza integrativa. Ma non è escluso che il ministro del Lavoro Elsa Fornero decida nelle prossime settimane di rendere più fluido il sistema delle pensioni complementari così da garantire una maggiore copertura ai più giovani, in linea con gli obiettivi fissati dal governo fin dal suo insediamento.

Entro il 31 dicembre del 2012 lo stesso ministro potrà valutare eventuali forme di decontribuzione parziale dell’aliquota obbligatoria in direzione di schemi previdenziali integrativi.

Assunzioni: Bonus alle Aziende che creano posti di lavoro

Alle aziende converrà assumere giovani e donne: infatti, grazie alla manovra, risparmieranno più di 10 mila euro di Irap se adotteranno questa soluzione. Infatti, le imprese che assumeranno donne e giovani sotto i 35 anni a tempo indeterminato avranno la possibilità di dedurre 10.600 euro per ogni donna e giovane sotto i 35 anni assunto a tempo indeterminato. Lo sconto sale a 15.200 nelle regioni del Sud. Si legge nell’articolo 2 del testo del decreto uscito dal Consiglio dei ministri.

Prima della nuova manovra, la riduzione era di 4.600 euro: l’impresa che assumeva un giovane o una donna poteva dedurre questa cifra ogni anno dall’Irap. Condizione sine qua non era che i dipendenti fossero assunti con contratto a tempo indeterminato. Aumenta la riduzione dell’Irap anche al Sud: prima la deduzione annuale era di 9.200 euro, ora sarà di 15.200 euro.

Grazie a questo sgravio, allora, le imprese dovrebbero risparmiare circa 1,5 miliardi di euro tra il 2012 e il 2014. Gli sgravi Irap, inoltre, spiega un articolo del Sole 24 Ore, “prevedono a partire dall’anno d’imposta 2012 la deduzione dalle imposte dirette (Ires e Irpef) nella misura del 100%, e non più su base forfetaria del 10%, dell’Irap pagata sul costo del lavoro”.

Saranno esclusi da questo sgravio le aziende dei seguenti settori: energia, acqua, trasporti, infrastrutture, poste, telecomunicazioni, raccolta e depurazione delle acque di scarico, raccolta e smaltimento rifiuti.

05 dicembre 2011

In pensione con 41 o 42 anni di lavoro contributivo per tutti

Dal 2012 pensione di anzianità solo con 42 anni e un mese per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne. Via il meccanismo delle quote. Sale già dal 2012 da 60 a 62 anni l'età per la rendita di vecchiaia per le donne lavoratrici del settore privato. Sì al contributivo pro rata per tutti dall'anno prossimo, abolizione delle finestre di uscita (i 12 mesi di attesa), blocco dell'adeguamento all'inflazione per il 2012 e 2013, ad eccezione dei trattamenti pensionistici fino a 936 euro. Introduzione di disincentivi per chi chiede la pensione di anzianità prima dei limiti anagrafici previsti per la vecchiaia. Aumento delle aliquote per artigiani e commercianti (+0,3%). Queste le misure del pacchetto previdenziale, il più importante, contenuto nella manovra del governo di Mario Monti. Ma vediamo cosa cambia in concreto.

Via i 40 anni
Il pensionamento anticipato con 40 anni, a prescindere dall'età anagrafica, stavolta non è rimasto in piedi. A partire dal 2012 per ottenere la pensione prima dell'età della vecchiaia occorrono agli uomini 42 anni ed un mese e alle donne 41 e un mese. Nel 2013 il requisito sale a 42 e 2 mesi, per attestarsi a 42 e 3 mesi a partire dal 2014 (per le donne rispettivamente 41 e 2 mesi, 41 e 3 mesi). Anche questi requisiti saranno parametrati alle speranze di vita dal 2013. Ma non basta. Se si chiede la pensione di anzianità prima dell'età prevista per la vecchiaia, l'assegno verrà corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione pari al 2% per ogni anno di anticipo. Incentivi, invece, per chi prolunga l'attività.

Contributivo per tutti
È un'idea che il neo ministro Elsa Fornero ha sempre sostenuto. Si tratta di una misura che accelera quanto previsto dalla riforma Dini del 1995, dalla quale restarono esclusi coloro che avevano, a quella data, più di 18 anni di servizio e che mantennero il vantaggioso metodo di calcolo retributivo (2% dello stipendio per ogni anno di lavoro). Dal 2012 i versamenti di questi lavoratori saranno calcolati col meno vantaggioso metodo contributivo. Sistema che tiene conto di quanto effettivamente versato e della speranza di vita media al momento del pensionamento, come succede per tutti quelli che hanno cominciato a lavorare dopo il '95 e per coloro che a quella data avevano meno di 18 anni, i cui versamenti dal '96 in poi vengono appunto calcolati con il sistema contributivo.
Si applicherà il meccanismo pro-rata. E cioè riguarderà la sola contribuzione versata dopo il 31 dicembre 2011. Una novità tutto sommato poco dolorosa, che incide in maniera modesta sul calcolo della pensione finale. Per alcuni, il contributivo poteva rappresentare addirittura un miglioramento. Chi restava a lavorare più a lungo, anche oltre i 40 anni, infatti, avrebbe avuto la soddisfazione di vedersi incrementare la pensione, in quanto 40 anni, lo ricordiamo, è il tetto massimo dell'anzianità utilizzata per il calcolo retributivo. Così però non è. Nella bozza del testo, c'è una clausola di salvaguardia (evidentemente dei conti pubblici), in base alla quale l'importo della pensione calcolata con il pro-rata, non può comunque superare quello che sarebbe scaturito dal calcolo tutto retributivo. Il nuovo sistema riguarderà solo una minoranza dei lavoratori più anziani (la maggioranza di coloro che aveva più di 18 anni di contributi nel '95 è già andata in pensione). I risparmi saranno quindi modesti, e gli interessati ci rimetteranno poco. Più si è vicini alla pensione e meno si verrà penalizzati.

Le donne e la vecchiaia
La lenta equiparazione dell'età pensionabile delle donne con i 65 anni degli uomini e poi con i 66 anni per tutti è stata e accelerata, e in maniera piuttosto brusca. Dal 1° gennaio 2012, infatti, l'età sale a 62 anni. Il limite sarà ulteriormente elevato a 64 anni nel 2014. I 64 anni diverranno poi 65 nel 2016 per attestarsi a 66 nel 2018. Per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici dirette), invece, lo scalone del 2012 è di 3 anni e 6 mesi (l'età sale a da 60 a 63 anni e mezzo). Il resto del percorso, sino al traguardo dei 66 anni nel 2018, è lo stesso di quello delle dipendenti. Per gli uomini il limite sale a 66 anni dal 2012 perché già incorpora la finestra.

Età flessibile
All'innalzamento dell'età viene affiancata anche una certa flessibilità nell'uscita dal lavoro. Dall'età 62 all'età 70 vige il pensionamento flessibile, con applicazione dei relativi coefficienti di trasformazione del capitale accumulato con il metodo contributivo (che oggi arriva al massimo a 65 anni) calcolati fino a 70 anni. Per gli uomini (e per le dipendenti pubbliche), la fascia di flessibilità è compresa tra 66 o 66,5 (età minima, oggi prevista per il pensionamento di vecchiaia) e 70 anni.

La vita si allunga
Dal momento che si vive più a lungo, occorre andare in pensione più tardi. È questa la filosofia di base che ha ispirato la legge del 2010, con la quale è stato deciso che i requisiti anagrafici dovranno nel tempo fare riferimento all'incremento della speranza di vita. La manovra economica del luglio scorso ha anticipato al 2013 (doveva partire dal 2015) tale adeguamento, che avverrà con cadenza triennale in base ai dati forniti dall'Istat. A questo proposito, la riforma Monti stabilisce che, se l'incremento dato dalle variazioni demografiche non dovessero arrivarci, a partire dal 2022 l'età del pensionamento non può avvenire prima di 67 anni.

Finestre
L'inasprimento dei requisiti per ottenere la pensione è in parte mitigato dalla soppressione della famosa «finestra mobile» introdotta dalla manovra economica dell'estate 2010. La pensione verrà erogata il mese successivo alla maturazione dei requisiti.

Chi si salva.
Le nuove regole sulle pensioni non trovano applicazione nei confronti dei soggetti, entro il limite di 50 mila unità, che maturano i requisiti (di oggi) entro il 31 dicembre 2011 e i lavoratori in mobilità, alla data del 31 ottobre 2011, e quelli interessati ai cosiddetti piani di esubero (banche e assicurazioni, ecc.), anche se raggiungono i requisiti dopo la fine dell'anno in corso. Restano fuori anche gli ex lavoratori che sono stati autorizzati ai versamenti volontari entro il 31 ottobre 2011.

Adeguamento Istat
Sarà bloccato nel 2012 e 2013 l'adeguamento annuale delle pensioni all'inflazione, salvaguardando solo gli assegni fino a 936 euro. È uno dei punti più avversati dalle organizzazioni sindacali.

Domenico Comegna


Poste: a Catania negato avvicinamento a madre lavoratrice

Secondo la Slc Cgil di Catania ad una lavoratrice madre sarebbe stato negato un importante diritto: essere avvicinata al luogo di residenza per un anno, avendo appena dato alla luce un figlio. A segnalare il caso è il coordinatore provinciale di Poste italiane Slc Cgil poste Orazio Civello che chiede giustizia.

In una nota Civello riferisce del sistema “assolutamente discrezionale, attraverso il quale le Poste locali pensano di poter deliberatamente ignorare un sistema di diritti sancito per legge; per l’esattezza dalla legge 53/2000 che disciplina le tutele per le lavoratrici madri”.

Nell’aprile 2011, aggiunge il coordinatore, “è stato sottoscritto il nuovo contratto nazionale del lavoro all’interno del quale si trova un allegato specifico, il n°7. Attraverso questo l’azienda riconosce di dover (così come riportato dalla legge) avvicinare sul luogo di residenza la lavoratrice che ha appena partorito. Come si comporta, invece, la dirigenza di poste italiane quando nello specifico deve trattare il caso di una lavoratrice catanese? Assume, nel caso in cui si rendesse disponibile una postazione a Catania, personale con clausola elastica e persino personale con contratto a tempo determinato attinto attraverso una graduatoria mai resa ufficiale. In questo modo la lavoratrice madre, nonostante abbia presentato una domanda per essere avvicinata alla sede di Catania, rimane con tanto di naso all’insù. L’azienda Poste Italiane non ha mai fornito risposte; eppure sarebbe suo dovere farlo. Il sindacato si augura che la ragione di questo sostanziale “no”, non sia da ricercare nel ricorso vinto dalla lavoratrice contro le Poste italiane”.

La Slc Cgil inoltre si chiede se “può un’azienda come Poste italiane s.p.a., premiata con onorificenze a livello europeo per le opportunità fornite alle lavoratrici (quasi il 51% dei lavoratori di poste sono donne), dimenticare i più elementari diritti e prestarsi ad eventuali dinamiche poco trasparenti. Speriamo che si sia trattato di una svista o di un errore di comunicazione. e chiediamo quindi che venga immediatamente resa giustizia alla lavoratrice madre, la quale ancora oggi si trova costretta a dover percorrere centinaia di chilometri per potersi recare al lavoro, a causa delle disattenzioni di qualche dirigente locale o regionale di Poste Italiane. Chiediamo giustizia e rispetto”.

Sciopero contro manovra finanziaria

Care compagne , cari compagni,

la manovra proposta dal Governo contiene poche novità positive (sulla crescita e sulle infrastrutture) e molte parti gravi che non la configurano come una manovra equa, ma che carica su lavoratori e pensionati (già colpiti dalle precedenti manovre) un carico pesantissimo.

In sintesi potremmo dire che la non indicizzazione per le pensioni basse è una tassa sulla povertà, che l’anzianità 40 anni diventa impraticabile e provoca gli effetti di sottrazione di un diritto e di destabilizzazione del mercato del lavoro, infine (per restare ai temi centrali) IMU + IVA + addizionali IRPEF Regioni e Comuni + accise spostano sui soliti noti gran parte delle entrate per tassazione.

Sottolineiamo che sull’evasione fiscale la manovra è molto debole.

Per noi va corretta la manovra almeno sui tre temi indicati, trovando le risorse da altre fonti.

A CISL e UIL che si sono sottratte ad una discussione, perché è in particolare per CISL dirimente che si apra una trattativa, rispondiamo che abbiamo sempre sostenuto che la previdenza come il mercato del lavoro devono essere oggetto di accordo con le parti, ma altrettanto se non più rilevante è che nel percorso parlamentare in commissione che inizia domani (6/12/2011) si modifichi la manovra in corso

Segreteria CGIL Nazionale

Poste Italiane: Lettera a Poste su Manovra Governo - Quale impatto su esodi incentivati?

Siamo preoccupati per le ripercussioni che la manovra varata in queste ore dal Governo produrrà sulle lavoratrici e sui lavoratori di Poste Italiane. Il riferimento è a coloro che, in una condizione diversa, con certezze che oggi vengono messe in discussione, hanno accettato di sottoscrivere qualsiasi tipo di accordo che preveda forme di esodo incentivato.

Rimaniamo in attesa di conoscere i testi definitivi della manovra che avranno un impatto sulle lavoratrici e sui lavoratori sopracitati, comunicando fin da adesso la nostra volontà di discutere di quali strumenti l’azienda intende dotarsi per tutelare coloro che, in tempi non sospetti, hanno accettato la proposta di esodo incentivato e che rischiano oggi di essere gravemente penalizzati.

Non essendoci inoltre certezza circa la data esatta in cui le nuove misure entreranno in vigore, Vi chiediamo altresì, in attesa di conoscere tutti i dettagli e di attivare il conseguente urgente confronto sull’argomento, di rinviare le procedure attualmente in essere.

Distinti saluti

LE SEGRETERIE NAZIONALI

SLC CGIL FAILP CISAL


SCIOPERO REGIONALE, 2 ORE A FINE TURNO, GIORNO 12 DICEMBRE 2011 - LAVORATORI 187, SICILIA -

Con un percorso lunghissimo, aperto formalmente con il comunicato regionale del 21 ottobre 2011, a distanza di più di 40 giorni, arriviamo allo sciopero di giorno 12 Dicembre, con ben due richiami della Commissione di Garanzia che hanno modificato l’articolazione proposta, dello sciopero nelle assemblee sul territorio; ulteriori due incontri di raffreddamento e conciliazione sono serviti solo a verbalizzare una condizione di forte negligenza aziendale sull’Organizzazione del Lavoro del servizio 187 in Sicilia

Infatti, le motivazioni che stanno alla base dell’azione di protesta , quali le difficoltà nella fruizione di ferie, permessi etc.., il mancato equilibrio tra attività in front end e back office (60/40), un clima vessatorio ed estenuanti ritmi di lavoro, non hanno prodotto nessuna iniziativa aziendale tesa al ripristino di una condizione lavorativa normalizzata.

La gestione “coloniale” della regia napoletana, sta scaricando sui lavoratori i pessimi risultati commerciali sanciti da Telecom Italia in questo ultimo anno e mezzo di attività, azione che assume i connotati della negligenza nel rilevare la continuità di tale condizione.

Parallelamente dai tavoli nazionali, impegnati nel gestire il mantenimento delle attività di back-office e a contenere l’incremento dell’incidenza della turnazione, non arrivano segnali di una possibile intesa, e cominciano altresì a farsi sempre piu insistenti alcune voci, nei reparti aziendali, di possibile cessione a Telecontact del servizio commerciale 187; tali condizioni impongono un posizionamento politico forte del sindacato, al fine di chiarire in un contesto di massima trasparenza, quali sono le prospettive industriali di quest’importante servizio all’interno del core.- business di Telecom Italia.

Ci dispiace prevedere, in assenza di una concreta modifica delle posizioni aziendali, la possibilità di dover continuare con un ulteriore azione di lotta, entro 60 giorni,così come previsto dalle norme sulla regolamentazione dello sciopero nei servizi di pubblica utilità.

Pertanto si invitano i lavoratori tutti a partecipare massicciamente allo sciopero di 2 ore a fine turno di lunedì 12 dicembre 2011.

Le Segreterie Regionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL


Telecom Piani Formativi comunicato unitario

E’ iniziata in questi giorni in Telecom Italia la fase di skill inventory relativa al progetto di formazione professionale dedicato al personale di Information Technology, che coinvolgerà tutti i circa 1000 lavoratori del settore a livello nazionale, partendo dai territori di Roma e Milano.

A tale proposito ci viene segnalato che alcune modalità di rilevazione delle competenze del personale stanno generando dubbi e preoccupazione tra i lavoratori interessati, per la qualità e la tipologia dei quesiti tecnici ai quali si deve rispondere.

Alla luce di ciò riteniamo come Segreterie Nazionali SLC- FISTEL e UILCOM che sia necessario un approfondimento in merito a tale progetto le cui finalità debbono essere, come tutto il resto della formazione concordata, mirate alla crescita delle competenze e delle professionalità dei lavoratori all’interno dell’azienda, tramite corsi di formazione professionale legati ai fabbisogni reali, attraverso un percorso trasparente e condiviso.

Pertanto le scriventi Segreterie Nazionali ritengono indispensabile un incontro urgente sul tema e, in attesa di tale incontro, chiediamo a Telecom Italia di sospendere la fase di rilevazione in corso.

LE SEGRETERIE NAZIONALI


04 dicembre 2011

Manovra Monti - 4 dicembre 2011 ore 22,00 -

PENSIONI:

Contributivo pro-rata per tutti. Dall'anno prossimo gli assegni previdenziali saranno calcolati col metodo contributivo, meno vantaggioso del retributivo. In sostanza, si terrà conto dei contributi effettivamente versati e della speranza di vita media al momento del pensionamento. Con questa misura - confermata oggi dal ministro del Welfare, Elsa Fornero - si estende a tutti i lavoratori la riforma Dini del 1995.

Abolizione delle finestre di uscita per le pensioni. Il ministro Fornero le ha definite "un bizantinismo inutile". Verrà meno così quel meccanismo fissato dalla manovra 2010, che prevedeva la "decorrenza" di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi. Flessibilità in uscita nel privato. Le donne potranno andare in pensione fra i 63 e i 70 anni, gli uomini fra i 66 e i 70, ma sono previsti disincentivi per chi decide di lasciare il lavoro presto e incentivi per chi sceglie di rimanere. Età pensionabile delle donne nel settore privato. Si punta a un'accelerazione dell'innalzamento: il tetto passerà nel 2012 da 60 a 63 anni, per poi agganciarsi a quello degli uomini (66 anni) non più nel 2026, ma nel 2018. Le donne del settore pubblico raggiungeranno questo limite già l'anno prossimo.Pensioni di anzianità. Dal 2012 agli uomini saranno necessari 42 anni di contributi, 41 alle donne. Si abolisce così il sistema delle "quote" introdotto con la riforma del 2007. In ogni caso, chi ha maturato entro il 31 dicembre i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore della manovra potrà accedere alla prestazione pensionistica con il vecchio sistema e potrà chiedere all'ente di appartenenza la certificazione di questo diritto. Ma nella bozza della manovra si legge anche che la riforma delle pensioni si pone l'obiettivo di arrivare dal 2022 a un'età di vecchiaia non inferiore a 67 anni. Così dal prossimo anno l'età sarà aumentata a 66 anni per gli uomini e a 63 anni per le donne, con uno scalone secco di tre anni. Per le donne, l'età aumenterà di un anno ogni due per arrivare alla convergenza con gli uomini nel 2018. Ma da 2022 l'obiettivo sono i 67 anni. Per le lavoratrici autonome si passa da 60 a 63 anni e mezzo, per poi arrivare a 66 anni mezzo nel 2018.Pensioni e inflazione. L'anno prossimo sarà bloccato l'adeguamento degli assegni previdenziali al rialzo dei prezzi. Dalla misura rimangono esclusi solo i trattamenti più bassi (fino a 486 euro), mentre la rivalutazione sarà solo parziale per le pensioni medio-basse (fra 486 e 936 euro). Lo stop consentirebbe di risparmiare fra i 4 e i 5 miliardi di euro, ma potrebbe causare un'ulteriore depressione dei consumi. Su questo punto è particolarmente ferma l'opposizione dei sindacati e di parte del centro-sinistra. Aumento dell'aliquota contributiva per i lavoratori autonomi. Oggi è al 20-21% per i commercianti e gli artigiani, contro il 33% dei lavoratori dipendenti. L'ipotesi più probabile è un rincaro del 2%. IVA: AUMENTO ALIQUOTE DA SECONDO SEMESTRE 2012 A garanzia dei risparmi previsti nellamanovra estiva dal taglio delle agevolazioni fiscali arriva l'aumento delle aliquote Iva dal secondo semestre del 2012. Ad annunciarlo il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel corso della conferenza stampa dopo il Cdm. "Per garantire queste entrate - ha spiegato - abbiamo introdotto forme di copertura che non toccano il campo dell'assitenza prevedendo per il 2012 e il 2013 se non ci saranno i risparmi previsti, un aumento dell'Iva da meta secondo semestre 2012".PRELIEVO DELL'1,5% SUI CAPITALI SCUDATI Monti ha annunciato un prelievo una tantum dell'1,5% sui capitali fatti rientrare in Italia con lo scudo fiscale. Questo intervento "ha valore di giustizia", ha sottolineato il premier.RISTRUTTURAZIONE PROVINCEIl Governo ha adottato "un decreto legge" dove viene "deliberato che l'organizzazione delle Province sia profondamente modificata. Non abbiamo il potere di cancellare le Province, ma asseconderemo iniziative legislative costituzionali in questo senso. Con il decreto si rivede però l'organizzazione: i consigli provinciali saranno solo di 10 componenti eletti da consigli comunali e dai territori, vengono eliminate le giunte provinciali, c'è una drastica riduzione dei consiglieri". Lo ha annunciato il Premier in conferenza stampa.SVILUPPO: IRAP E PMI, RISPARMIO ENERGETICO E NUOVO ICE Il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera ha invece annunciato la defiscalizzazione dell'Irap sul costo del lavoro. Dovrebbe poi essere potenziato il supporto alle banche per il sostegno al credito delle Pmi. E' attesa inoltre la proroga della detrazione del 55% sugli interventi edilizi per il risparmio energetico, che potrebbe riguardare gli anni 2012, 2013 e 2014. Arriverà anche lo sblocco dei fondi per le infrastrutture. Infine, per l'internazionalizzazione, nascerà una sorta di nuovo Ice. TASSA SULLA PRIMA CASA, ARRIVA LA ICI-IMU Torna l'Ici sulla prima casa già dal 2012, con una aliquota dello 0,4%. L'istituzione dell'imposta municipale propria è anticipata in via sperimentale a decorrere dal prossimo anno ed è applicata fino al 2014. L'andamento a regime dell'imposta è fissato al 2015. L'aliquota ordinaria dell'imposta, almeno secondo quanto previsto della bozza della manovra, è pari allo 0,76% sulla rendita catastale, ma i comuni potranno modificare, in aumento o in diminuzione, l'aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali o fino a 0,2 punti per l'abitazione principale e per gli immobili locati. L'aliquota è invece ridotta allo 0,4% per l'abitazione principale e per le relative pertinenze, oltre che per gli immobili locati. TAGLI A ENTI LOCALI Ammontano a cinque miliardi i tagli agli enti locali per il 2012: un miliardo e 400 milioni per i comuni, di 415 milioni per le province e 3,1 miliardi per le Regioni, che si vedranno anche aumentare l'aliquota addizionale Irpef dallo 0,9% all'1,23%. BOLLI Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Piero Giarda, ha annunciato un aumento del prelievo sui bolli che si applicano sui conto correnti e il conto titoli. AUMENTO DEL BOLLO PER LE SUPERCAR Dal primo gennaio 2012 scatta un super bollo sulle auto di lusso. L'aumento sarà pari "ad euro venti per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a centosettanta chilowatt", si legge nella bozza della manovra. In caso di omesso o insufficiente versamento si applica una sanzione pari al 30% dell'importo non versato.TASSA SULLE BARCHE Dal primo maggio 2012 arriverà la tassa sulle barche. Dovranno pagare 7 euro al giorno le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 10,01 metri a 12 metri, 12 euro quelle di lunghezza da 12,01 metri a 14 metri, 40 euro quelle da 14,01 a 17 metri, 75 euro quelle da 17,01 a 24 metri e 150 euro quelle da 24,01 metri in poi. EVASIONE FISCALE Il limite per la tracciabilità dei pagamenti viene ridotto a 1.000 euro. Inoltre, anche gli stipendi, le pensioni e i compensi oltre i 500 euro non dovranno essere corrisposti dalla pubblica amministrazione in contanti.BANCHE: LO STATO GARANTISCE SU PASSIVITA' E BOND Lo Stato garantirà sulle passività delle banche italiane e sulle loro obbligazioni per gli istituti di credito che ne faranno richiesta, previo vaglio della Banca d'Italia. La garanzia varrà per un periodo compreso tra 3 mesi e cinque anni per le passività e a sette anni e per le obbligazioni bancarie di nuova emissione.LIRA IN SOCCORSO DELL'EURO, PRESCRIZIONE IMMEDIATA La manovra stabilisce la prescrizione anticipata delle lire in circolazione a favore dell'Erario. "Le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione - si legge - si prescrivono a favore dell'Erario con decorrenza immediata per essere riassegnate al Fondo ammortamento dei titoli di Stato". Il totale, secondo i dati della Banca d'Italia di maggio 2010 ammonta 1,3 miliardi di euro. FONDO MUTUI PRIMA CASA CRESCE DI 20 MILIONI La dotazione del fondo di solidarietà per i mutui sulla prima casa è incrementata di 10 milioni di euro nel 2012 e di altrettanti nel 2013. SOPPRESSI INPDAP, ENPALS, AGENZIA PER LA SICUREZZA NUCLEARE E ENIT L'Inpdap e l'Enpals vengono soppressi e le relative funzioni sono attribuite all'Inps. L'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, l'Agenzia per la sicurezza nucleare e l'Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale vengono soppresse e accorpati i primi due all'Autorità per l'energia elettrica e il gas e il terzo all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Soppressa anche l'Agenzia nazionale del turismo (Enit): le sue funzioni e il personale vengono trasferite "senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, anche giudiziale", al ministero dello Sviluppo economico. Scompaiono infine l'Agenzia per il terzo settore, l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, l'Ente nazionale per il microcredito e l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza. STRETTA SU MONITORAGGIO SPESA ENTI PUBBLICI Gli enti pubblici dovranno trasmette alle amministrazioni vigilanti e al Tesoro i proprio bilanci entro 10 giorni dalla delibera.TASSA SU AEROMOBILI PRIVATI Nasce un'imposta erariale annuale sugli aeromobili privati immatricolati nel registro aeronautico nazionale.TAGLIO COMPONENTI DELLE AUTHORITY E' prevista una riduzione nel numero dei componenti delle varie Authority per contenere le spese. Nel dettaglio, il numero dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è ridotto da otto a quattro, escluso il presidente; quello dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è ridotto da sette a cinque, compreso il presidente. Quello dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas è ridotto da cinque a tre, compreso il presidente, come anche quello dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) e quello della Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob). La disposizione non si applica ai componenti nominati alla data di entrata in vigore del presente decreto. Il "numero dei componenti delle otto autorità indipendenti e delle agenzie amministrative passa da 50 a 28", ha sottolineato Monti in conferenza stampa.LIBERALIZZATA VENDITA FARMACI DI CATEGORIA C Via libera alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli a pagamento, che potranno essere venduti anche nelle parafarmacie ma "nell'ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell'area commerciale, da strutture in grado di garantire l'inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura".

Manovra bocciata dai sindacati - Monti: “Rinuncio al mio compenso da premier” -

ROMA – I sindacati bocciano la manovra soprattutto per quanto riguarda gli interventi in materia previdenziale e avvertono: ''E' un duro colpo per lavoratori e pensionati, con queste misure pagano i soliti noti''.

Dalla riunione con il Governo, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono usciti, pur con differenze nei toni, molto contrariati e si sono augurati che le misure annunciate possano essere mitigate.

In particolare Camusso ha affermato che si cerca di ''fare cassa sui poveri'' e ha chiesto a Cisl e Uil di mettere in campo una iniziativa comune.

Di segno opposto la valutazione delle imprese che con la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia hanno sottolineato come la manovra sia ''indispensabile'' anche se ancora sbilanciata sul fronte dell'aumento delle tasse rispetto al taglio delle spese.

In particolare i sindacati esprimono preoccupazione per il blocco delle rivalutazioni delle pensioni in essere rispetto all'inflazione e per l'aumento dell'età di pensionamento: ''E' un durissimo colpo ai redditi dei pensionati – ha detto Camusso – si fa cassa sui poveri del nostro Paese. E' una manovra che amplierà gli effetti recessivi. L'aumento dell'età pensionabile è insostenibile per tanti che si troverebbero sconvolte le prospettive di pensione e molto incrementati gli anni di lavoro. Rischia di esserci continuità di comportamenti con il preceden te Governo''.

La Cisl con il numero uno del sindacato, Raffaele Bonanni afferma che la manovra ''grava solo su lavoratori e pensionati. Per le pensioni – ha aggiunto Bonanni irritato per la mancanza di concertazione da parte del Governo – è troppo veloce il passaggio al contributivo e l'innalzamento dell'età. Non è una modifica reggibile''. Secondo il leader della Cisl che considera ''sbagliato'' il blocco della rivalutazione delle pensioni ''il Governo non ha calcolato l'impatto sociale''.

La manovra, secondo il leader Uil, Luigi Angeletti, ''solo in parte'' raggiunge gli obiettivi di rigore, equità e sviluppo. In particolare il sindacato chiede di spostare il peso fiscale a vantaggio del lavoro e di ridurre i costi della politica ed esprime preoccupazione per il calo del potere d'acquisto e per la contrazione dei consumi. Giudizio negativo in particolare sugli interventi sulle pensioni a partire dallo stop alla rivalutazione e l'aumento dell'eta' pensionabile.

Di manovra forte ma ''indispensabile per la salvezza dell'euro'' ha parlato la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. ''Una manovra pesante ma indispensabile che va approvata velocemente – ha detto – ce lo chiedono i mercati. Ci auguriamo che dopo sia riequilibrata con un taglio della spesa vero, con provvedimenti sulla crescita''.

La leader degli industriali comunque sottolinea che ''questa è prevalentemente una manovra di aumento delle tasse che sono già troppo alte, soprattutto in una fase economica recessiva. Con questa pressione fiscale – ha avvertito – è difficile che il ''Paese possa crescere''.

''Ci auguriamo – ha detto il numero uno di Rete imprese Italia, Ivan Malavasi – che alla parte che non ci è stata detta sia demandata la parte compensantiva sull'equità, perché i sacrifici chiesti al Paese sono molto alti e la qualità dei tagli alla spesa non così determinanti come la parte delle entrate''.


ALMAVIVA E FASTWEB:
 DA CATANIA A MILANO SUCCESSO SLC-CGIL


“Nell’ultima settimana, dopo il successo alle elezioni RSU di Almaviva a Roma (ex Atesia) e Comdata Care a Napoli, SLC-CGIL registra due ulteriori ed importanti risultati tra i lavoratori delle telecomunicazioni. Alle elezioni tenutesi recentemente per il rinnovo delle RSU di Almaviva a Catania (una delle capitali del settore dei call center) e di Fastweb a Milano, SLC-CGIL cresce ulteriormente nei consensi, confermandosi il sindacato largamente maggioritario nelle aziende in questione e nel settore” Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di SLC-CGIL.
“In particolare a Catania (Almaviva), dove hanno votato più di 1.000 dipendenti, SLC CGIL ottiene più d 400 voti e 6 RSU (4 la Cisl, 3 la Uil, 2 UGL), mentre a Milano (Fastweb), dove hanno votato oltre 700 lavoratori, SLC-CGIL con oltre 330 voti si aggiudica 9 RSU su 18 (3 la Cisl, 1 la Uilcom, 5 UGL). Insomma, l’impegno degli iscritti, dei militanti, dei delegati uscenti e delle strutture territoriali su una linea sindacale fatta di accordi, vertenze, difesa intransigente dei diritti e delle tutele, paga e continua a pagare, dimostrando come la CGIL sia sempre di più punto di riferimento per moltissimi lavoratori”.
“Un ringraziamento – conclude il sindacalista – va alle tante lavoratrici e lavoratori che, con il loro voto, hanno voluto dimostrare quanta fiducia hanno nella CGIL e nelle sue donne e uomini, così come ai dirigenti delle strutture locali che hanno dimostrato capacità di iniziativa e soprattutto capacità di rappresentare i bisogni ed i desideri dei loro colleghi.
Come SLC-CGIL ci sentiremo da domani ancora più responsabilizzati dal sostegno ricevuto, impegnandoci ancora di più nelle tante vertenze, grandi e piccole, che devono fare del lavoro, della sua dignità, della sua difesa la priorità del nostro agire quotidiano”.
Roma, 2 Dicembre 2011

Telecom Italia: Incontro 28 Novembre 2011

- COMUNICATO -

Il giorno 28 novembre u.s. si è tenuto un incontro tra Telecom Italia e le Segreterie Nazionali di SLC, FISTEL e UILCOM unitamente al Coordinamento Nazionale RSU con il seguente ordine del giorno:

  • �� Riorganizzazione in ambito Open Access - Assurance Services Area
  • �� Riorganizzazione in ambito Consumer - Sales Management Fisso

In apertura la delegazione sindacale ha riproposto all’azienda, anche in sede di Coordinamento Nazionale, il tema dei 38 lavoratori CEVA Logistics che dal 1° febbraio 2012 saranno licenziati da CEVA per effetto della decisione di Telecom Italia di reinternalizzare l’attività della Logistica Operativa ma non i lavoratori operanti sulla commessa, dopo la cessione di ramo d’azienda effettuata nel 2003. Su questo tema, come già sostenuto in sede di incontro triangolare Telecom/CEVA/OO.SS. ed in sede ministeriale nell’ambito delle procedure di legge, SLC FISTEL e UILCOM ritengono Telecom Italia eticamente ed industrialmente responsabile del destino dei 38 lavoratori ed hanno ribadito con forza la richiesta di riassunzione in Telecom.

Telecom Italia ha ribadito le posizioni già espresse nelle altre occasioni citate, e quindi la sostanziale indisponibilità ad ipotizzare la riassunzione dei 38 colleghi di CEVA. A fronte di questa ulteriore negativa dichiarazione le OO.SS. hanno ribadito la messa in campo di tutte le iniziative sindacali possibili per determinare un cambiamento nella posizione di Telecom Italia, grave ed irresponsabile.

Sempre in premessa la delegazione sindacale ha chiesto chiarimenti in merito alla situazione che si sta verificando in ambito Network Development, una risposta definitiva in merito alla completa titolarità dei membrisupplenti del Coordinamento Nazionale RSUe relative agibilità, e la disponibilità di Telecom a sottoscrivere anche per il 2011un accordo per la monetizzazione EF e l’eventuale smonetizzazione delle festività cadenti di domenica nel 2012.

CONTINUA A LEGGERE...

01 dicembre 2011

Tlc, Bernabè: "Dati terzo trimestre impongono licenziamenti"

“Nel terzo trimestre 2011, per la prima volta, il settore tlc ha registrato la riduzione del numero di accessi su rete fissa degli operatori alternativi e la diminuzione del numero complessivo di linee a banda larga fissa. Risultati che impongono a tutti gli operatori riduzioni della forza lavoro”. Lo ha detto in audizione alla Commissione Industria del Senato, il presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè.


“Bisogna prendere atto che siamo di fronte ad un mercato ormai maturo che ha saputo rinnovarsi radicalmente, eliminando, via via, le inefficienze ereditate dal passato: siamo diventati un settore snello, dinamico e aperto alla concorrenza, che sceglie con oculatezza su quali progetti e tecnologie investire”.


In dettaglio Bernabè ha sottolineato che In Italia le famiglie “mobile only” - quelle prive di collegamento alla rete fissa - hanno raggiunto il 30% del totale pari a circa 7,5 milioni, una percentuale superiore rispetto al 19% in Spagna, 13% nel Regno Unito e 12% in Germania. Al contrario, le famiglie “fixed only” sono solo 1,5 milioni (6%). Tra il 2005 e la prima metà del 2011 gli accessi fisici della rete in rame si sono ridotti di circa 2 milioni, passando da 23 a 21 milioni, mentre gli accessi in fibra degli operatori alternativi sono cresciuti di circa 130mila unità, da 200mila a 330mila. E nello stesso periodo, il numero delle sim è aumentato di circa 20 milioni, superando i 91 milioni.


Il presidente esecutivo di Telecom Italia ritiene che “le opportunità di crescita ci sono e vanno ricercate, al di fuori dei servizi tradizionali e cioè nello sviluppo delle smart cities, dei nuovi servizi mobili, oltre che nella diffusione delle reti di nuova generazione”. C’è però un “problema di travaso degli addetti, perché bisogna stimolare nuovi segmenti di attività: è proprio la tecnologia che porta a questo, e lo stimolo avviene anche grazie all'aumento dell'alfabetizzazione informatica”. E nello specifico per quel che riguarda Telecom Italia Bernabè ha detto che “come avvenuto in passato procederemo sempre in accordo con i sindacati".


Secondo Bernabè “occorre che le Tlc riacquistino il loro ruolo centrale nelle politiche di sviluppo del Governo e del Parlamento”. “Non si richiedono indebiti interventi dello Stato in ambito di mercato propri dell'iniziativa privata, ma misure non distorsive della concorrenza, volte a favorire il concreto raggiungimento, da parte del nostro Paese, degli obiettivi dell'Agenda Digitale europea per la massimizzazione del potenziale economico e sociale delle reti a banda larga e ultralarga a vantaggio dell'intero sistema produttivo”.


Bernabè ha acceso i riflettori anche sul ruolo svolto da Infratel: “Ha lavorato bene in questi anni, ma poteva fare molto di più se gli 800 milioni che erano stati individuati per la chiusura del digital divide fossero stati erogati al settore invece che dirottati su altre voci di finanza pubblica”.


“La prossima manovra per il rilancio dell'economia - ha dunque sottolineato il presidente esecutivo di Telecom Italia - dovrebbe dare impulso alla banda larga e ultralarga, attraverso la definizione di un progetto strategico attuativo dell'Agenda digitale europea mirato ad assicurare il conseguimento di obiettivi prioritari”. Fra questi il completamento del Piano nazionale banda larga, la promozione di investimenti nelle reti di nuova generazione, la promozione della domanda di accesso ai servizi in banda larga e ultralarga, la liberazione delle frequenze Lte da parte delle tv locali non oltre il 31 dicembre 2012, il recepimento del nuovo pacchetto di direttive Ue sulle comunicazioni elettroniche, l'eliminazione delle distorsioni concorrenziali che avvantaggiano gli over the top.


Bernabè ha aggiunto che “Telecom Italia conferma la propria determinazione a svolgere una funzione chiave nella transizione verso le reti di nuova generazione in un contesto in cui vengano individuate le forme più idonee di partnership pubblico-privato, anche in considerazione dell'attuale congiuntura economica e dei rischi di investimento connessi all'incertezza della domanda". “Le scelte di investire inizialmente solo nelle grandi aree metropolitane del Paese, di adottare le soluzioni tecnologiche ed architetturali più efficienti, di individuare oculatamente progetti pilota circoscritti ad alcune limitate aree geografiche rappresentano in realtà un percorso ineludibile”.


Riguardo alle indiscrezioni che vedrebbero Bernabè candidato al vertice di Finmeccanica, il presidente esecutivo di Telecom Italia ha risposto che "c'è ancora tanto da fare in Telecom Italia".

Nella "rosa" dei nomi ci sono Vito Gamberale, presidente di F2ì che sarebbe però costretto ad abbandare l'avventura Metroweb, appena iniziata, e Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs, ma quest'ultimo ha già dichiarato di avere "altre cose da fare".


Per l'incarico di presidente il candidato più papabile sarebbe Guido Venturoni, consigliere anziano di Finmeccanica che ha presieduto il cda del 14 novembre scorso in assenza di Guarguaglini.


di Mila Fiordalisi


Vergogna in Poste Italiane!! Diritto alla Maternità? NO!

E’ sconcertante il sistema, assolutamente discrezionale, attraverso il quale Poste Italiane spa, ritengo a livello locale pensa di poter deliberatamente ignorare un sistema di diritti sanciti per legge; per l’esattezza la legge 53/2000 che disciplina le tutele per le lavoratrici madri.

Ma riassumiamo i fatti a cui facciamo riferimento. Nell’aprile 2011 viene sottoscritto il nuovo c.c.n.l. all’interno del quale si trova un allegato specifico, il n°7, attraverso il quale l’azienda riconosce di dover (così come riportato dalla legge) avvicinare sul luogo di residenza la lavoratrice che ha appena dato alla luce una nuova vita per il lasso di tempo di 1 anno.

Cosa si comporta, invece, la dirigenza di poste italiane quando nello specifico deve trattare il caso di una lavoratrice catanese ? Anziché avvicinare al luogo di residenza la lavoratrice madre assume, nel caso in cui si rende disponibile una postazione a Catania, personale con clausola elastica e persino personale con contratto a tempo determinato attinto attraverso una graduatoria virtuale mai resa ufficiale.

Quindi, la lavoratrice madre, nonostante abbia presentato una domanda per essere avvicinata alla sede di Catania rimane con tanto di naso all’insù. L’azienda Poste Italiane non si degna neppure di fornire risposte ne alla lavoratrice ne all’organizzazione sindacale che attraverso una lettera ufficiale inviata dal coordinatore provinciale di poste italiane slc cgil poste Orazio Civello ha chiesto giustizia sul caso in questione.

Ma perché sia stata perpetrata questa ingiustizia?

In modo ufficioso veniva riferito nei corridoi del comando che trattandosi di una lavoratrice che ha vinto un ricorso contro poste italiane la stessa deve pagare il fio dell’infamia

Può un’azienda come Poste italiane s.p.a. premiata con onorificenze a livello europeo per le opportunità fornite alle lavoratrici (quasi il 51% dei lavoratori di poste sono Donne) prestarsi a simili bassezze?

Ed in ogni caso, per quale ragione non si risponde ne ad una lavoratrice che per iscritto chiede il rispetto di un diritto sancito per legge ne all’ organizzazione sindacale che chiede ragione del diritto violato?

Forse che le regole valgano solo per agli amici e non per i conoscenti???

Noi speriamo che so sia trattato di una svista o di un errore di comunicazione e chiediamo quindi che venga immediatamente resa giustizia alla lavoratrice madre, la quale si trova costretta a dover percorrere centinaia di chilometri per potersi recare sul proprio posto di lavoro grazie alle disattenzioni di qualche dirigente locale o regionale di Poste Italiane.

Chiediamo giustizia e rispetto, o rispetto e giustizia per tutti le lavoratrici ed i lavoratori e ciò a prescindere dalle appartenenze e/o dalle simpatie