13 gennaio 2012

Mercato del lavoro: raggiunta un’intesa per una piattaforma unitaria. “Articolo 18 non si tocca”

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un’intesa per una piattaforma unitaria con la quale presentarsi al confronto con il governo sulla riforma del mercato del lavoro. ”Andiamo alla discussione con delle proposte comuni. Siamo pronti a una discussione vera, vediamo se anche il governo e’ pronto”, ha detto Raffaele Bonanni.

I leader di Cgil, Cisl e Uil sono pronti ad ”una discussione vera” con il governo sul mercato del lavoro, da inquadrare nel contesto piu’ ampio delle misure per crescita e sviluppo. Lo indicano, dopo aver raggiunto una posizione comune, sottolineando che il tema dell’articolo 18 non e’ tra i problemi ”veri” da affrontare al tavolo.

”Noi siamo intenzionati ad aprire un confronto con il governo e a portarlo a positiva conclusione”, dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, riferendo della posizione comune raggiunta con i leader di Cgil e Cisl. ”Noi siamo assolutamente responsabili”, sottolinea, auspicando che il governo faccia un percorso coerente con le intenzioni dichiarate, perche’ ”non vorremmo scoprire che alla fine – aggiunge – l’unica cosa fatta sara” il disastro sulle pensioni, sarebbe una cosa inaccettabile” Ora il prossimo appuntamento è fissato per martedì 17 gennaio. Quel giorno si riuniranno infatti le Segreterie Confederali che dovranno mettere a punto un documento comune su crescita, mercato del lavoro, ammortizzatori sociali e pensioni da presentare poi al Governo. Ci sono già le linee essenziali delle proposte che faranno parte del documento unitario. In particolare, per quanto riguarda il lavoro, la forma normale di assunzione deve diventare il tempo indeterminato, ha spiegato Susanna Camusso, che – sempre dopo l'incontro – ha parlato anche del tema specifico dell'ingresso stabile dei giovani nel mercato del lavoro e il reingresso di chi è stato espulso perché ha più di 50 anni. Secondo Camusso, è necessario "costruire uno strumento di incentivazione" delle assunzioni stabili. "Per i giovani - ha aggiunto - questo strumento si chiama apprendistato. Per gli over 50 si può chiamare contratto di reinserimento". Il tema al centro delle proposte del sindacato deve essere comunque quello di ridurre i contratti precari, facendoli costare di più.

Ancora per quanto riguarda i problemi del mercato del lavoro si tratta – secondo CGIL, CISL e UIL - prima di ogni cosa, di andare ad una drastica riduzione delle forme contrattuali che oggi sono 46. Il sindacato propone di passare ad un massimo di 5 forme contrattuali. Altro capitolo importante del confronto con il Governo e quindi della piattaforma unitaria sarà quello delle pensioni, un tema molto importante e delicato, non solo perché mette in gioco i diritti, ma anche perché ha un impatto diretto anche sul fronte economico.

12 gennaio 2012

Telecom Italia: Nota informativa sulla nuova riorganizzazione degli orari/turni del servizio 187.

Nei giorni 19 e 20 dicembre 2011, si è riunito il coordinamento nazionale delle Rsu, le Segreterie Nazionali Uilcom, Slc e Fistel con l'Azienda per la discussione sulla nuova riorganizzazione degli orari/turni del servizio 187.

Nella giornata del 19 dicembre, l'Azienda ha informato la delegazione sulla situazione relativa ai passaggi inquadramentali 4/5 livello e 5 livello S.

Nella fattispecie per il livello 5 S l'Azienda si è impegnata a verificare la fattibilità nell'erogazione, trovando le opportune soluzioni tecniche.

Stesso percorso verrà fatto per i passaggi dal 3 al 4 livello e dal 4 al 5 livello.

Altro argomento trattato è stato quello della mobilità.

La delegazione Rsu, ha chiesto rassicurazioni e impegno aziendale, relativo a coloro che prossimamente saranno soggetti a mobilità.

In virtù della volontarietà, a seguito della manovra finanziaria, siamo in attesa di ulteriori chiarimenti governativi.

Per il servizio 187, dopo le commissioni Benessere e Tecnica (turni e orari), si è giunti alla presentazione di un'ulteriore avanzamento/matrice, relativo al numero di fasce orarie.

Siamo passati dalle precedenti 15 a 10 fascie orarie.

- 08:00 / 16:08

- 08:30 / 16:38

- 09:00 / 17:08

- 09:30 / 17:38

- 10:00 / 18:08

- 10:45 / 18:23

- 11:30 / 19:38

- 12:00 / 20:08

- 12:30 / 20:08

- 12:52 / 20:30

Cambi turno: La delegazione sindacale ha ottenuto l'utilizzo della bacheca elettronica. I cambi turno sono suddivisi su tre tipologie:

a) cambi turno liberi su tutte le code massimo 55 risorse

b) cambi turno a somma zero stessa coda

c) cambi su macro aggregazioni (code) 2 ogni 15 gg. Per risorsa, 5 ogni due mesi per risorsa.

Ritardi: sui ritardi viene elevato il tempo da 160 minuti a 170 minuti.

Ferie: queste le % ottenute dalla delegazione sindacale; Giugno 20%; Luglio 23%; Agosto 35% settimana di ferragosto 40%; Settembre 20% ed infine sulle settimane di Pasqua e Natale il 30% del personale in ferie.

Welfare: per tutte le proposte fatte dalla commissione benessere, si sono ottenuti.

a) il recepimento all'interno dell'accordo benessere, dei permessi Tim Mamma prolungandoli dagli 8 ai 10 anni.

b) la possibilità di richiesta per le lavoratrici del part time mamma 75% ad orario fisso con figli in età prescolare.

Eventuali mappature territoriali per il miglioramento del Welfare.

Recupero pausa pranzo nel caso di sforamento orario delle chiamate.

Viene sostituito il 60/40 con i fuori linea, con l'impegno da parte aziendale per la distribuzione del lavoro equamente e con verifiche territoriali.

L'applicativo lavorativo giornaliero viene trasformato in una one call solution tutto in linea, con l'impegno aziendale di non stressare l'operatore.

Dal 9 al 18 gennaio si svolgeranno le assemblee.

Legge elettorale, referendum bocciato

La Corte Costituzionale ha bocciato i quesiti referendari sulla legge elettorale. Niente referendum in primavera, dunque, rimane in vigore l’attuale legge elettorale che tutti ormai conoscono come il “Porcellum” e che con buone probabilità riguarderà anche le politiche 2013. Rischio, quindi, di “Porcellum aeternum”, la legge che il suo stesso ideatore (Roberto Calderoli) definì “una porcata”.

La Consulta ha bocciato con due ‘no’ entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore, sia, dunque, quello che chiedeva l’abrogazione totale della Calderoli sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti.

La sentenza con le motivazioni in base alle quali oggi la Consulta ha deciso di bocciare entrambe i quesiti per l’abrogazione della legge elettorale, sara’ depositata entro il prossimo dieci febbraio. Lo si apprende da fonti della stessa Corte Costituzionale. Estensore del verdetto e’ il giudice Sabino Cassese che, ieri, ha svolto una breve e concisa relazione introduttiva nella camera di consiglio.

Tutto rimane come prima, finché i partiti non cambieranno l’attuale legge.


11 gennaio 2012

"Mi chiamo Giovanni Tizian e faccio il giornalista". Minacciato dalla mafia, il web si mobilita

E' ancora una volta il web a lanciare una campagna a difesa dei diritti umani. Stavolta al centro c'è, per chi scrive, una persona proprio come noi: come noi è giovane, come noi è appassionato del suo mestiere, come noi è giornalista, ma a differenza di noi, lui vive sotto scorta.

Il suo nome è Giovanni Tizian, ha 29 anni, scrive per la Gazzetta di Modena, e vive sotto scorta 24 ore sue 24. Giovanni è stato minacciato dalla mafia.

Giovanni, racconta Repubblica, "come lui, pubblicista, precario si occupa di mafia a tempo e orario indeterminato, così la criminalità si interessa di lui. Al punto che la sua vita è cambiata radicalmente, allo stesso tempo sotto l'occhio della mafia e quello della vigilanza ininterrotta della polizia."

Giovanni è laureato in criminologia, e si occupa di mafia, scrive di infiltrazioni criminali nell'amministrazione pubblica in una delle regioni più virtuose d'Italia. Dal 2006 indaga e pubblica per la Gazzetta di Modena, giornali e siti web che dedicano attenzione all'argomento come Narcomafie e Linkiesta.

Il web si è mobilitato per far conoscere la sua storia, per sostenerelo a distanza, per rendere noto il suo servizio, per rendere visibile la minaccia su di lui.

"Mi chiamo Giovanni Tizian " è il titolo della campagna per difendere Giovanni lanciata da Dasud. "Io mi chiamo Giovanni Tizian e faccio il giornalista" dicono tweet e post su Facebook. Gli utenti del web che solidarizzano con Tizian prendono simbolicamente il suo nome e il suo mestiere, lo adottano per stringere attorno al giornalista un cordone sanitario e protettivo ulteriore.

Giovanni aveva 7 anni quando papà Peppe viene ucciso dalla Ndrangheta, a Bovalino. Giovanni lo aspettava a casa, il papà era funzionario in banca. Gli spararono con la lupara, sulla via del ritorno. "Io lo aspettavo, era ormai ora di cena, ma non arrivava. Mia madre mi disse che aveva avuto un incidente, in qualche modo cercava di attutire il colpo...", racconta Giovanni.

"Dopo cinque anni ci siamo trasferiti a Modena, per cercare di ricostruire la tranquillità e la serenità che non avevamo avuto in Calabria". Ed è nella città emiliana che Giovanni trova serenità intraprendendo la sua lotta facendo di inchieste e dossier.

Fino alla pubblicazione di un libro, "Gotica": nomi e cognomi, documenti e testimonianze su come Camorra, Ndrangheta e la mafia siciliana abbiano intessuto al nord delle fittissime reti economiche, coperte da attività pulite. Forse è proprio il libro ad aver accentuato l'attenzione dei clan su Giovanni. Ma al momento, l'unica sicurezza è la presenza della scorta nella sua vita.

La vita di Giovanni è un susseguirsi di momenti di grande ansia: "Se vado al market, mi accorgo di avere fretta inspiegabile. Non riesco neppure a pensare alle cose che devo comprare... A volte poi ho la sensazione di abusare dei ragazzi della scorta, che sono bravissimi." "Se voglio andare a mangiare una pizza con la fidanzata o gli amici, io devo viaggiare su una macchina, loro su un’altra... ".

Giovanni ha a fianco la sua famiglia che lo sostiene da sempre: "Mia madre è perfettamente consapevole di ciò che mi sta accadendo, anche per quello che ha già passato. Ha una grande forza e cerca di trasmettermi tranquillità. Lo ha sempre fatto".

Ma in un mondo che nel male e nel bene improvvisamente gli si stringe addosso, Giovanni Tizian pensa alla sua missione, scrivere di mafia: "Non ho quella libertà di movimento che mi servirebbe, ma mica ci rinuncio. Non penso che un giornalista possa cambiare il mondo, ma credo nell'utilità sociale del mestiere di giornalista".

Germania-Italia: 50 a zero. Solo all’Azteca finì 4 a 3 per noi - di Riccardo Galli -

- Opinioni -

ROMA – Italia / Germania, dal 1970 in poi, è sinonimo di quattro a tre dopo il giudizio di dio dei supplementari. Risultato di quella che fu una partita eroica rimasta negli annali come una delle più belle di sempre. Ma era solo calcio. Nella realtà Italia / Germania finisce 0 a 50, cinquanta a zero per i bianchi contro gli azzurri se si gioca nei campi dell’economia, dei servizi, del reddito, della società, della vita pubblica. Dalla pressione fiscale agli autobus, dalla spesa pensionistica ai tempi per ottenere i permessi per avviare un’attività, dal numero di occupati al grado di istruzione, i tedeschi ci battono, quando non ci stracciano, su tutto.

Se lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi, che si aggira ora intorno ai 500 punti, è divenuto ormai lo spauracchio di tutti gli italiani, meno noti sono gli altri spread che segnano il nostro ritardo rispetto alla Germania. Il primo, la spread tra Bund e Btp, è in realtà solo il risultato della somma di tutti gli altri che rappresentano, in maniera netta, le differenze tra i due paesi. E spiegano perché i capitali internazionali preferiscono Berlino a Roma.

L’ufficio studi della Confartigianato si è preso la briga di mettere in fila 50 diversi spread tra Italia e Germania. Cinquanta diverse voci di confronto tra i due paesi che vanno dalla finanza pubblica alle infrastrutture, dal lavoro al costo dei servizi, sino alla pubblica amministrazione e alla concorrenza. E su 50 voci, l’Italia, perde 50 volte.

Tra i campi presi in esame da Confartigianato c’è un po’ di tutto: lo Stato, ad esempio, in Germania paga i suoi fornitori in 35 giorni, mentre in Italia ne servono in media 180. Poi la pressione fiscale: per i tedeschi al 39,7, tre punti meno del 42,6 italiano, ante manovra Monti. La ricchezza pro capite, -22% la nostra, rispetto ai tedeschi. Per esempio la spesa pubblica: cresciuta negli ultimi dieci anni, senza considerare gli interessi sul debito pubblico, a un ritmo triplo di quella tedesca che ha pure avuto il gravoso compito di ammortizzare la riunificazione con l’Est e le conseguenze, per loro certamente più gravi che per noi, della crisi finanziaria del 2008. Per esempio il costo dei dipendenti pubblici: quello dei nostri rappresenta l’11,1% del Pil, quello dei loro il 7,9%. Per esempio le tariffe dei servizi pubblici: aumentate in Italia, quest’anno, otto volte più che in Germania. Per esempio il sequestro di articoli contraffatti: 262 ogni mille italiani, 29 ogni mille tedeschi. E poi le tariffe delle assicurazioni che in Italia salgono di quasi il 5% mentre in Germania scendono dell’1,5%. E l’energia, più cara in Italia del 23%. E dei servizi finanziari il cui costo in Germania scende del 3,4% e in Italia, invece, sale del 2,6%.

Meglio non avventurarsi poi nel paragrafo lavoro, dove gli spread sono stellari. E non soltanto per un tasso di disoccupazione ufficiale evidentemente “menzognero” per la gran quantità di persone senza lavoro che non cercano e quindi non figurano nelle statistiche. Nel periodo della crisi, fra il secondo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2011, il numero dei posti di lavoro è calato del 2%, contro un incremento del 3,7% in Germania. In Italia risulta occupato soltanto il 38% delle persone fra 55 e 64 anni, a fronte del 62,5% dei tedeschi della stessa fascia di età. Il che spiega in parte perché la nostra spesa pensionistica tocchi il 16% del Pil, mentre in Germania supera appena il 13%. Per non parlare dei giovani e delle donne. Il tasso di occupazione degli italiani fra 15 e 24 anni è del 20,5%; quello dei tedeschi è del 46,2%. In Italia i lavoratori sotto 30 anni di età impegnati in percorsi di formazione sono il 7,5%, in Germania toccano il 38,3%.

Verrebbe voglia di fermarsi scorrendo la lista, e di tornare a guardare gli azzurri, dal 1970 alla finale di Berlino del 2006. Lì si che gliel’abbiam fatta vedere ai tedeschi. Ma il calcio è un gioco, anche se il più bello del mondo. Le donne occupate allora: in Italia sono il 46,1% del totale, valore più modesto dell’Unione Europea. In Germania, il 66,1%. Il grado di istruzione poi, tra gli adulti (dai 25 ai 64 anni) italiani non è andato oltre le medie inferiori il 44,8% delle persone; tra i tedeschi appena il 14,2% non ha raggiunto almeno il diploma.

Meglio non parlare della burocrazia e della corruzione. Non è un caso che le classifiche di Transparency International collochino l’Italia al 69° posto, ben cinquantacinque posizioni sotto la Germania. Doveper ottenere una licenza di costruzione bastano 97 giorni, mentre nel nostro Paese ne sono necessari mediamente 258. Aun prezzo, per giunta, quasi triplo. Mentre per avviare una qualsiasi attività in Italia si spende cinque volte di più. Completare le procedure burocratiche di import-export richiede inoltre 38 giorni, contro 14 inGermania, e con un costo, calcolato sul container, del 36,7% superiore.

Come non toccare poi il capitolo della celere giustizia italiana. Per risolverle un contenzioso civile il tribunale civile italiano può impiegare 1.210 giorni, quello tedesco 394. Senza considerare il divario sempre più profondo nel campo delle infrastrutture. Cominciando da quelle per le tecnologie più avanzate. La connettività Internet con banda larga nel territorio tedesco è superiore del 50% alla nostra. Del resto, il 37% dei cittadini dialoga via web con la pubblica amministrazione, in Italia ci si ferma al 17%. La rete ferroviaria italiana è del 40% circa meno sviluppata di quella della Germania. Ovvio, quindi, che viaggi su ferro il 20,9% delle loro merci, a fronte di un misero 9% in Italia. Anche nel campo delle autostrade siamo paurosamente indietro. Tanto più tenendo conto che abbiamo il più elevato numero di automobili del mondo in rapporto alla popolazione, con le uniche eccezioni dell’Islanda e del Principato di Monaco. In dieci anni la rete autostradale italiana si è incrementata del 2,3%: cinque volte meno di quella tedesca.

Per capire la “differenza” tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, sono queste le voci che vanno lette. Altro che campioni del mondo, da Berlino l’Italia esce sconfitta su tutta la linea con un secco50 a zero.

di Riccardo Galli

Poste: Riorganizzazione Mercato Privati

La scelta aziendale di procedere, sulla nuova riorganizzazione di mercato Privati in maniera unilaterale sta creando pesanti ricadute sui territori, in particolare sulle materie di razionalizzazione degli uffici mono operatore, sulle eccedenze delle filiali e in relazione alla prevista di modifica degli orari di lavoro degli uffici postali.

Il tentativo (fallito) di espletare l’approfondimento sulla materia attraverso le modalità previste dall’articolo 2 del vigente CCNL), non chiude l’argomento.

Il confronto doveva e deve infatti spostarsi sul territorio, così come previsto dal CCNL.

Assistiamo invece al consolidamento di una profonda lesione nelle relazioni industriali anche a livello decentrato.

Questa situazione di fatto impedisce la funzione e il ruolo sindacale nella determinazione delle ricadute sul personale, inoltre tradisce la premessa contenuta nel nuovo CCNL dove come valore fondante viene condiviso l’obiettivo di valorizzare il confronto anche a livello decentrato, al fine di favorire e individuare soluzioni il più possibile condivise.

Di fatto il progetto presentato presenta evidenti criticità, un ingiustificato esubero di 1000 unità sul territorio nazionale e la conseguente mobilità territoriale e professionale.

Per questi motivi, nel diffidarvi dal procedere unilateralmente nella riorganizzazione, vi sollecitiamo a convocare urgentemente a livello Regionale incontri sul tema in oggetto, secondo quanto previsto dall’articolo 6 del vigente CCNL.

Distinti saluti

LE SEGRETERIE NAZIONALI

SLC CGIL - FAILP CISAL

Disoccupazione: Domanda per la disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti

Dal 1° gennaio al 31 marzo 2012 potrà essere presentata, presso l'INPS (www.inps.it), la domanda per la disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti.

L'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti spetta ai lavoratori che non possono far valere 52 contributi settimanali negli ultimi due anni ma che:


* nell'anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate comprese le festività e le giornate di assenza indennizzate (malattia, maternità ecc.);


* risultano assicurati da almeno 2 anni, vale a dire hanno versato almeno un contributo settimanale entro il 31 dicembre dell'anno precedente al biennio in cui sono stati maturati i 78 giorni di lavoro.


Spetta, di regola, per un numero di giornate pari a quelle lavorate nell'anno precedente e per un massimo di 180 giornate.

L'indennità è pari al 35% della retribuzione media giornaliera per i primi 120 giorni e al 40% per i successivi, fino a un massimo di 180 giorni. nei limiti di un importo massimo mensile lordo di 844,06 €, elevato a 1.014,48 € per i lavoratori che possono far valere una retribuzione lorda mensile superiore a 1.826,07 €.


Leggi retribuzioni gennaio 2012 tutti i settori...


10 gennaio 2012

Poste: Slc Cgil, richiesta incontro a Sarmi e Ministro Passera

Segnalazione Antitrust pone attenzione su

gestione e bilancio gruppo Poste

“Si è riaperto, con la segnalazione dell’Antitrust, il dibattito sul tema della separazione del modello societario di Poste italiane. E lo si è aperto con una ambiguità di fondo, ovviamente incoraggiata dalle scelte del management di fare di Poste un gruppo sostanzialmente focalizzato sull’attività bancaria.” Così una nota ufficiale della segreteria nazionale di Slc Cgil.

“L’antitrust, incredibilmente, eludendo il fatto che Poste colloca prodotti finanziari di altre banche e che svolgerà (!) l’attività di Mediocredito attraverso la struttura di Mediocredito Centrale, immagina che liberalizzazione e separazione societaria siano l’una conseguenza dell’altra.”

“Le Poste, in tutto il mondo – ricorda Slc Cgil - sono aziende ibride che svolgono un’attività diversa da quella bancaria, che giustamente è quella di creare e gestire prodotti finanziari, oltre che il risparmio. Del resto, la stessa Antitrust riconosce la diversità di BancoPosta quando afferma che “.....nè è in grado di svolgere attività di finanziamento in proprio sul mercato, né opera in piena integrazione con le banche nel sistema dei pagamenti”.

“La posizione dell’Antitrust, ovviamente legittima seppur forzata, apre un grande problema di gestione complessiva del Gruppo e soprattutto del suo equilibrio di bilancio. Lo scorporo di BancoPosta, infatti, rischia di mettere in discussione sia l’unitarietà dell’insieme della filiera, ovvero l’intreccio stretto fin qui realizzato tra servizi bancari, assicurativi, commerciali e sistemi di pagamento da una parte, e servizi di logistica e recapito dall’altro, che la sostenibilità finanziaria del Gruppo stesso.”

“Siamo, dunque, di fronte ad una situazione delicata che va affrontata con grande attenzione e serietà. Del resto, il criterio della separazione contabile, con la creazione di “business unit”, è ampiamente utilizzato nel sistema delle grandi imprese come elemento di semplificazione e per mantenere la organicità necessaria dovuta nel sistema decisionale, senza che l’Antitrust l’abbia mai messo in discussione perché non in contraddizione con le esigenze di trasparenza dei bilanci.”

“Non è e non può essere messo in discussione il tema dell’apertura dei mercati e della loro liberalizzazione poiché Poste incrocia il sistema bancario nella veste di un sottosistema di gestione di alcuni processi tipici del mondo creditizio alla stregua di un, sia pur eccellente, sistema di outsourcing. Ci rendiamo conto che le altre OO.SS sono al momento impegnate in una battaglia non si sa bene per che cosa e finalizzata al nulla, ma sarebbe necessaria un’attenzione comune perché dalle decisioni che scaturiranno sul tema del modello societario rischiano di venire messi in discussione migliaia e migliaia di posti di lavoro.”

“Il Governo non può affrontare questo tema come un semplice “ dossier” dal titolo “liberalizzazioni” perché, ad oggi, il mestiere di Poste è diverso da quello delle banche. Certo, c’è spazio per una discussione di merito sulla neonata “banca del Sud”, perché, così come concepita, e mai chiarita fino in fondo, è un Istituto che dovrebbe svolgere l’attività di mediocredito, tipico del sistema bancario.

E’ necessario che il management di Poste chiarisca bene i suoi obiettivi lasciando perdere la tentazione a “fare banca” che non è il suo mestiere e porterebbe Poste dentro un mondo che giustamente richiede regole uniformi a cui l’Antitrust ha dato voce con la sua “proposta di riforma concorrenziale”.”

“Chiediamo, quindi, un confronto immediato con l’ a.d di Poste, ing. Massimo Sarmi – conclude la nota - anche perché siamo preoccupati per la persistente sottovalutazione dell’azienda sul servizio di recapito, nei confronti del quale sembra aver perso interesse da tempo.

Non capiamo infatti come si possa aver trascurato così a lungo e in maniera strutturale il versante dei servizi postali. Le numerose multe comminate dall’Antitrust a Poste Italiane parlano da sole; l’ultima è di oggi e si riferisce al fatto che negli uffici postali non vengono forniti i moduli per i servizi più economici. E’ così che l’azienda pensa di sviluppare il settore?”

“Inoltre, chiederemo al Ministro Passera di farsi protagonista di un incontro con le OO.SS, di categoria e confederali, al fine di discutere dei limiti ma anche della funzione di un moderno servizio postale nel nostro paese.”


SEGRETERIA NAZIONALE SLC-CGIL

09 gennaio 2012

RAI: MICELI (SLC CGIL), PRONTI A DISCUTERE DI GOVERNANCE E DI FUTURO PER LA RAI

DICHIARAZIONE DI EMILIO MICELI SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL

Abbiamo apprezzato le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in ordine alla auspicata riforma della Rai. Siamo tra quelli che si sono battuti in questi anni per cambiarne la governance, la funzione del direttore generale e la stessa cultura di governo. Ovviamente la presa di posizione del Presidente del Consiglio non può che avere come conseguenza immediata il blocco di tutte le decisioni prese fin qui dal CdA.

Nessuna esternalizzazione, nessuna chiusura di sedi e di uffici di corrispondenza né alcun azzeramento di settori e società del gruppo. È bene che di ciò si prenda atto così come riteniamo importante che, al fine di giungere a una proposta di riorganizzazione della Rai, il sindacato sia soggetto di un confronto con il governo.

Siamo perché si facciano riforme anche radicali, ma pretendiamo il rispetto e l’attenzione dovuta verso chi in questa azienda ci vive ed opera ogni giorno.

06 gennaio 2012

Iva, Irpef, Imu, superbolli: tutte le scadenze del 2012

Accise sulla benzina, Imu, Irpef, Iva, bolli: sono tanti i campi sui quali si abbatteranno gli aumenti previsti dalla manovra Monti. Alcuni, come quelli delle accise, sono già scattati, gli altri arriveranno nel 2012, con scadenze diverse a seconda dei casi.


1° gennaio 2012

Bollo sui conti correnti. Eliminato il bollo da 34,20 euro sugli estratti conto annuali per giacenze inferiori a 5mila euro. Sale a 100 euro l’imposta di bollo per le società.

Superbollo per auto e aerei. I proprietari di veicoli sopra i 185 kW dovranno pagare un bollo aggiuntivo rispetto al normale bollo. Il costo varia in relazione all’anno di costruzione del veicolo. Previsto un superbollo anche per gli aerei privati: la tassa si calcola in base al peso del velivolo.

Addizionali regionali Irpef. Le addizionali regionali all’Irpef passano dallo 0,9 per cento all’1,23 per cento. In alcune regioni, come nel caso del Lazio, l’imposta potrebbe toccare l’1,73 per cento.

2 aprile 2012

Libretti al portatore. Sui libretti al portatore non potranno essere depositati più di 999,99 euro. Il limite scatterà ad aprile: entro il 31 marzo i libretti con cifre superiori andranno ridotti o estinti.

1° maggio 2012

Superbollo sulle barche. L’imposta dipenderà dalla lunghezza dello scafo e si applicherà alle barche oltre i dieci metri. Il bollo si pagherà su ogni giorno di stazionamento in porto, e andrà dai 5 euro al giorno per le barche fino ai 12 metri, ai 703 euro per quelle oltre i 64 metri.

18 giugno 2012

Prima rata dell’Imu. Entro il 16 giugno andrà pagata la prima rata dell’Imposta municipale unica sugli immobili, che ha preso il posto della vecchia Ici. L’Imu dovrà essere versata con il modello F24 e prevederà aliquote diverse per prime e seconde case, rispettivamente allo 0,4 e allo 0,76 per cento.

1° ottobre 2012

Aliquote dell’Iva. A ottobre potrebbero aumentare l aliquote Iva: quella ordinaria del 21 per cento potrebbe salire al 23 per cento, mentre quella del 10 per cento potrebbe passare al 12 per cento. Nel 2014, poi, le aliquote potrebbero essere aumentate di un altro mezzo punto percentuale.

17 dicembre 2012

Saldo dell’Imu. Entro il 17 dicembre va versata l’intera quota dell’imposta municipale sugli immobili per il 2012. L’imposta è dovuta per tutti gli immobili, ma ci sarà una riduzione di 200 euro per le prime case.

“Poste, servizi pubblici ed energia vanno liberalizzati” - Antitrust -

Dai servizi pubblici locali alle poste, dai trasporti alle banche all’energia, fino alle professioni e alla semplificazione dell’attivita’ amministrativa. Sono queste alcune delle proposte tecniche inviate dall’Antrust al Parlamento per favorire la concorrenza e ”fare ripartire al piu’ presto la crescita economica”.

Le liberalizzazioni sono necessarie ma vanno ”accompagnate con interventi che garantiscano l’equita’ sociale e che favoriscano, anche attraverso le opportune riforme del diritto del lavoro, nuove opportunita’ di inserimento per i soggetti che ne uscissero particolarmente penalizzati”. Lo scrive l’Antitrust nella segnalazione a Governo e Parlamento.

Scorporare Banco Posta da Poste Italiane, ridefinire il servizio universale, limitandolo ai servizi veramente essenziali e ridurre la durata dell’affidamento a Poste, attualmente fissata a 15 anni.

E’ quanto si legge nella segnalazione a Governo e Parlamento dell’Antitrust, che spiega: per Banco Posta, occorre prevedere la costituzione di una societa’ separata da Poste, che abbia come oggetto sociale lo svolgimento dell’attivita’ bancaria e che risponda ai requisiti della normativa settoriale.

Andare avanti sulla strada delle liberalizzazioni e realizzare ”un circolo virtuoso” superando ”egoismi di parte” e ”resistenze degli interessi consolidati” nell’interesse del Paese. L’Antitrust ribadisce in una segnalazione a Governo e Parlamento, firmata dal presidente Giovanni Pitruzzella, i settori da aprire per ”fare ripartire al piu’ presto la crescita”, ma avverte che questo processo deve essere accompagnato da ”interventi che garantiscano l’equita’ sociale e che favoriscano, anche attraverso le opportune riforme del diritto del lavoro, nuove opportunita’ di inserimento per i soggetti che ne uscissero particolarmente penalizzati”.

I settori sui quali intervenire sono, in gran parte, quelli sui quali l’Autorita’, fino a poche settimane fa guidata dall’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricala’, sulla cui scrivania passa il dossier liberalizzazioni, ha concentrato la propria attenzione negli ultimi anni. Si va dai servizi pubblici locali alle poste, dai trasporti alle banche e all’energia, dai farmaci di fascia C ai taxi, dal commercio alla tutela dei consumatori, fino alle professioni e alla semplificazione dell’attivita’ amministrativa.

Secondo l’Antitrust la legge annuale sulla concorrenza e’ lo strumento con il quale procedere: per vincere ostacoli e resistenze dei gruppi che si sentono danneggiati, ”occorre infatti recuperare la dimensione dell’interesse generale e la sua prevalenza sui vari egoismi di categoria, procedendo con interventi di ampia portata che contestualmente sciolgano i nodi anticoncorrenziali su mercati diversi e con attori economico-sociali differenti”.

L’Antitrust ha consapevolezza che per superare le numerose ”incrostazioni corporative e le resistenze dei grandi attori economici ad un’effettiva apertura del mercato, la politica di liberalizzazioni dovra’ inevitabilmente essere una sorta di work in progress; ma l’urgenza della crisi richiede di non indugiare e di attuare gli interventi di immediata applicazione”.

Allo stesso tempo, pero’, ”non vanno sottovalutati i costi sociali sottesi, nel brevissimo periodo, alle liberalizzazioni”. Per questo l’Autorita’ invita istituzioni e forze politiche a garantire l’equita’ sociale e a favorire nuove opportunita’ di lavoro ”per i soggetti che a causa dei complessi processi di ristrutturazione economica, lo hanno perduto o corrono il rischio di perderlo”.

05 gennaio 2012

Poste: SLP CISL e seguenti...non sempre gli errori non si cancellano con il bianchetto!

Il 22 dicembre u.s. SLC CGIL ha sottoscritto insieme al FAILP (ancora una volta senza SLP CISL e seguenti) l’accordo per la detassazione sulle competenze accessorie della retribuzione per le Società del Gruppo (premio di risultato, straordinario, notturno, festivo e domenicale, reperibilità, turni, flessibilità multiperiodale, prestazioni effettuate in applicazione delle clausole elastiche flessibili nei rapporti di lavoro a tempo parziale).

In quella data, nonostante fosse evidente la necessità di siglare immediatamente un’intesa che consentisse ai lavoratori di godere dei relativi benefici già a partire dal mese di gennaio 2012, SLP CISL e le altre 3 OO.SS. si sono rifiutati di apporre la propria firma, “riservandosi” di farlo in un secondo momento.

Abbiamo già detto cosa pensiamo di comportamenti che per ragioni “politiche” o semplicemente strumentali, mettono a rischio i lavoratori e i loro diritti, soprattutto in una situazione di grave crisi come quella attuale, nella quale recuperare parte del salario, anche per mezzo di uno strumento quale quello della detassazione diventa indispensabile.

Oggi invece siamo contenti di vedere che i 4 hanno compreso di aver sbagliato e sono tornati indietro sui propri passi.

Non possiamo che interpretare così quanto leggiamo sui loro siti web, dove viene “pubblicizzato” il “loro” accordo sulla detassazione (peccato che manchi la firma dell’azienda e come è noto un accordo tra le parti deve prevedere la firma di entrambi i soggetti!) …spiace solo vedere che “i 4 del bianchetto”, per farlo, hanno contraffatto il verbale già sottoscritto dalla nostra O.S. e dal Failp il 22 dicembre 2011, postdatandolo e cancellando le nostre firme!

Siamo disarmati rispetto a questo ultimo atto, che tradisce tutta confusione e lo smarrimento che caratterizzano da diversi mesi a questa parte le azioni di SLP CISL e seguenti.

Sarebbe eticamente più corretto tornare a comportamenti più normali, a situazioni in cui il merito delle questioni unisce quando c’è condivisione.

Nonostante tutto noi continuiamo infatti a sperare che ciò possa essere recuperato, anche se non possiamo mascherare il nostro sconcerto di fronte ai gesti surreali di chi, pur di non ammettere che avevamo ragione, arriva al punto di “falsificare la realtà”.

Beh, la brutta notizia è che la SLC CGIL non si può cancellare con il bianchetto!

Le nostre azioni parlano da sole, e le lavoratrici e i lavoratori lo sanno!


p. la Segreteria Nazionale SLC CGIL

Barbara Apuzzo


L’Inps sospende migliaia di assegni sociali e pensioni di invalidità e dal 7 marzo stop alle pensioni in contanti oltre 1.000 euro

Decine di migliaia di prestazioni dell’Inps saranno sospese: la notizia, riportata dal Sole 24 Ore, significa che decine di migliaia di italiani che non hanno fatto avere all’Istituto per la previdenza il modello Red per il 2009 si vedranno sospendere l’erogazione di assegni sociali, pensioni di invalidità e superstiti.

Tutte queste “decine di migliaia di persone”, come ha fatto sapere l’Inps, avranno 60 giorni di tempo a partire dalla sospensione per comunicare i dati richiesti, cioè dovranno presentare all’Istituto la “domanda di ricostituzione”, con i dati sul reddito proprio e della propria famiglia sia relativo al 2009 sia al 2010.

In questo modo, se confermeranno i requisiti per il diritto alla prestazione, otterranno anche gli arretrati.

In tutto, calcola il Sole 24 Ore, sono oltre dieci milioni gli italiani che hanno diritto ad un trattamento previdenziale o assistenziale. Nei loro confronti ogni anno l’Inps verifica i redditi loro e dei loro familiari, stabilendo così se hanno diritto all’assegno e in quale misura.

Questi dati possono essere comunicati agli enti pensionistici tramite i patronati o direttamente all’Inps. Tutti i titolari di prestazioni legate al reddito e senza 730 né modello Unico sono obbligati alla comunicazione. In caso contrario sarà il fisco a fornire agli enti previdenziali le informazioni reddituali presenti in tutte le banche dati a sua disposizione, relative ai titolari (e ai loro familiari) di prestazioni pensionistiche o assistenziali.


Inps, dal 7 marzo stop alle pensioni in contanti oltre 1.000 euro

L'Inps informa che sono state inviate circa 450 mila comunicazioni ai pensionati che percepiscono pensioni mensili di importo complessivamente superiore a mille euro, pagate in contanti, per invitarli a comunicare all'Istituto entro il mese di febbraio 2012 modalità alternative di riscossione.

Come è noto, la legge n. 214 del 22 dicembre 2011, ha stabilito che le Pubbliche Amministrazioni devono utilizzare strumenti di pagamento elettronici, disponibili presso il sistema bancario o postale, per la corresponsione di stipendi, pensioni e compensi di importo superiore a mille euro (limite che potrà essere modificato in futuro con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze). L'adeguamento alle nuove modalita' di pagamento dovra' avvenire entro il 6 marzo 2012. L'Istituto quindi non potra' effettuare pagamenti in contanti di importo superiore a mille euro a partire dal 7 marzo 2012.

I pensionati che stanno ricevendo la lettera dell'Istituto potranno comunicare entro il mese di febbraio 2012 le nuove modalita' di riscossione, scegliendo tra l'accredito in conto corrente, su libretto postale o su carta ricaricabile. La richiesta di variazione della modalita' di pagamento potra' essere inoltrata attraverso il sito istituzionale da parte dei soggetti in possesso di Pin, oppure direttamente ad una Struttura Territoriale dell'Istituto. In alternativa, la richiesta potra' essere fatta presso gli uffici bancari o postali, secondo le consuete modalita'.

04 gennaio 2012

Gli aspetti previdenziali della Legge 22 dicembre 2011

Il nuovo governo aveva dichiarato che con le pensioni non si sarebbe dovutofare cassa e si sarebbe seguito il criterio dell'equità.Le misure adottate sono in evidente contraddizione con i principi annunciati.In realtà con la previdenza si continua a fare cassa e non c'è traccia di equità.Nonostante le correzioni apportate dalla Camera, anche a seguito della fermaopposizione dei sindacati e di tutte le iniziative di lotta intraprese, il nostrogiudizio sulla riforma previdenziale continua ad essere questo.Si tratta infatti di una serie di misure strutturali che incidono pesantemente suiredditi e sui diritti dei pensionati, dei lavoratori dipendenti, delle donne e deigiovani e che rischiano di portare ad una destrutturazione del nostro sistemaprevidenziale pubblico.Vediamo ora punto per punto di affrontare e di descrivere la complessità delprovvedimento, indicando volta per volta i maggiori punti di criticità e diiniquità delle nuove norme.

Rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici (art.24, comma25)

A seguito delle iniziative assunte dai sindacati confederali e dai sindacati deipensionati, la Camera ha modificato la norma originaria del decreto legge 201del 2011 (che prevedeva la rivalutazione del 100% solo per le pensioni diimporto complessivo fino a due volte il trattamento minimo) riconoscendo, pergli anni 2012 e 2013, il diritto alla rivalutazione automatica nella misura del100% “esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo finoa tre volte il trattamento minimo”.Nonostante tale modifica riteniamo la norma profondamente iniqua: è evidenteche così si colpiscono i redditi dei pensionati che da anni vedono ridotto ilpotere di acquisto delle loro pensioni. Per questo abbiamo sostenuto econtinuiamo a sostenere la necessità di non bloccare le indicizzazioni.E' da rilevare, inoltre, che l'importo da prendere a riferimento per applicare larivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici è quello lordo e che, incaso di titolarità di più pensioni, gli importi delle singole pensioni si sommano epossono quindi determinare il superamento della soglia di 1405,05 europrevista per il diritto alla rivalutazione.E' prevista una clausola di salvaguardia per le pensioni di importo superiore atre volte il minimo ma inferiore a tale limite incrementato dalla rivalutazioneautomatica spettante (1405,05 x 2,6% =1440,58). In tali casi la rivalutazioneautomatica è garantita fino a concorrenza del predetto limite maggiorato. Unapensione di importo lordo pari a 1430 euro avrà quindi garantita unarivalutazione fino a 1440,58 euro lordi.Le pensioni di importo lordo superiore a 1440,58 euro non avranno alcunarivalutazione:si tratta di una perdita pesantissima che durerà per tutto ilperiodo di percezione della pensione.

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Interventi in materia previdenziale INCA: Legge 214/2011 -

Nonostante le pressioni esercitate unitariamente dalle Confederazioni sindacali di CGIL, CISL e UIL, in sede di conversione in legge le richieste di modifica avanzate in materia pensionistica non sono state recepite.

Pertanto, come già espresso nella nostra prima nota n. 135 del 12 dicembre u.s., ribadiamo la nostra valutazione negativa sul provvedimento di legge, che non appare ispirato a criteri di equità e non interviene sui privilegi.

A nostro avviso, si continuano a sottrarre ingenti risorse dal sistema previdenziale per far fronte al debito, senza tenere in considerazione le conseguenze negative per i lavoratori che sono i maggiori contribuenti del sistema pensionistico obbligatorio.

Il governo “tecnico” sottovalutando la complessità del sistema previdenziale italiano e annunciando solo per un secondo tempo la riforma degli ammortizzatori sociali, ha voluto ridefinire la struttura del sistema pensionistico in tempi brevissimi e con un provvedimento d’urgenza, senza un reale confronto con le parti sociali.

L’art. 24 della disposizione di legge ridefinisce in modo sostanziale l’assetto pensionistico delle prestazioni di vecchiaia e di anzianità lasciando aperti diversi dubbi interpretativi.

Con la presente nota ci limitiamo ad illustrare gli interventi operati dalla manovra in materia previdenziale. Torneremo sui singoli punti per gli opportuni approfondimenti e per affrontare, in particolare, gli aspetti problematici non ben definiti dalla disposizione di legge, dopo le indicazioni ed i necessari chiarimenti degli Istituti previdenziali.

Di seguito elenchiamo i singoli temi in materia previdenziale contenuti nell’art. 24 della legge n. 214 del 22 dicembre 2011 trattati in questa nota.


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03 gennaio 2012

La Cgil a Monti: “Niente incontri separati”

La Cgil avverte Monti: niente incontri separati con i sindacati, perche’ ”gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto piu’ complicato e piu’ lungo”. E’ quanto scrive la Cgil su Twitter. La Cgil, sempre sul social network, precisa che sul lavoro ”servono progetti su esigenze ed eccellenze del Paese come assetto idrogeologico, energia, trasporti, ambiente, cultura e turismo. Serve un piano del lavoro – scrive il sindacato – che tamponi la crisi, crei nuovi posti per giovani e donne, dia prospettiva e speranza al Paese”. La Cgil chiede assunzioni incentivate per giovani e donne con contratto di inserimento formativo, la difesa dei posti di lavoro, e ”ammortizzatori per chi perde il posto a ogni eta’ e per ogni azienda”.

Il premier intanto spinge l’acceleratore sulle liberalizzazioni e pianifica le misure per avviare quella riforma del mercato del lavoro fortemente richiesta dall’Europa e che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe rilanciare l’economia italiana. Sono questi i due capisaldi dell’agenda di Mario Monti, segnata da impegni internazionali e almeno due consigli dei ministri strategici per l’azione di governo, e il presidente del Consiglio vorrebbe presentare i risultati il prossimo 23 gennaio, al vertice dell’Eurogruppo.

Pensioni. Camusso e Fornero a confronto: part-time per gli over 55

Part-time per gli over 55 mentre iniziano a prendere parte della pensione? Sul mercato del lavoro governo e parti sociali stanno preparando i dossier più caldi, a partire dalle misure per l’occupazione degli over 55. Elsa Fornero sta lavorando a un modello di contratto graduale (prima si parlava di contratto unico) capace di tenere insieme tutte le fasi della vita lavorativa, dall’ingresso in azienda dei giovani a future forme flessibili di uscita dal lavoro. Susanna Camusso, leader della Cgil, intervistata dalla Stampa, ha posto l’accento proprio su questo problema: la riforma delle norme con il prolungamento dell’età della pensione penalizza troppo chi resta nella terra di nessuno dei senza reddito cui nessuno darà un’altra chance. In sostanza, la Camusso intende difendere quei ”lavoratori che stavano in un piccolo esercizio, in una piccola attività che hanno deciso di licenziarsi perché avevano abbastanza vicino il traguardo di una pensione che ormai non arriva invece più. Ed ora non solo sono disoccupati ma avendo 58-59 anni nessuno offre più loro un posto. In un mercato del lavoro così debole è stato un errore prolungare di 5-6 anni l’età della pensione”.

In linea con la strategia del contratto graduale, Elsa Fornero, presenterà, a tal riguardo, un modello legato all’intero “ciclo di vita lavorativo in grado di prevedere, ad esempio, tempi di lavoro graduati per i più anziani (dagli over 55 in poi) che, magari possano accettare una retribuzione inferiore e cominciare a incassare una parte dell’assegno previdenziale. Il principio che sostiene la proposta è chiaro: abbandonato il sistema retributivo non è più il peso dell’ultima busta paga a contare. Esempi in Europa non mancano. Uscire dalle otto ore lavorative standard per sostenere l’allungamento della vita lavorativa. Graduare le mansioni del lavoratore: ciclo di produttività e ciclo di vita non collimano, i picchi di stipendio coincidevano con la fine della carriera in azienda. Adesso il lavoratore potrebbe stabilmente fare da tutor per gli apprendisti.

Fin qui i possibili scenari per un tavolo di trattative che si annuncia complicato. La Camusso finora ha espresso un giudizio molto negativo sull’operato del governo, declinando bruscamente l’invito del professor Monti a fare in fretta e anzi ammonendolo di non farsi imporre l’agenda dall’Europa. ”Per il terzo anno la cassa integrazione è a livello record – afferma – 1 miliardo di ore e quasi 10 mila fabbriche interessate”

Il segretario della Cgil fa sapere di aver avuto un contatto telefonico con il presidente del Consiglio, Mario Monti e lo considera ”una conferma dell’impegno del governo ad aprire il confronto” ma senza fretta perché continuare a farci dettare i tempi da Bruxelles è un altro errore”. Un altro fronte di lavoro con il governo sarà quello della riflessione sugli ammortizzatori sociali ”per trovare una soluzione che copra davvero tutti – aggiunge Camusso – . E poi occorre dare risposte ai giovani e avviare un piano per l’occupazione” e per trovare le risorse economiche si deve parlare anche di ”legalità e di sommerso”. C’e’ un punto fermo al quale la leader della Cgil non intende rinunciare: ”se mi si propone di aumentare l’indennità della disoccupazione in cambio della rinuncia alla norma antidiscriminatoria sui licenziamenti, dico no”.