21 gennaio 2015

Almaviva: Dichiarazione Stampa di Riccardo Saccone


Call Center: Slc Cgil, con nuova assegnazione call center comune di Roma, Sindaco Marino convochi sindacato per dare continuità a lavoratori Almaviva

“Con l’assegnazione definitiva del servizio 060606 all’Abramo Customer Care si apre una fase nuova nella storia dell’appalto per il servizio di assistenza del Comune di Roma, fino ad ora assegnato ad Almaviva. E’ tempo che il Comune di Roma dica una volta per tutte se e come vuole tutelare la continuità occupazionale di centinaia di lavoratori Almaviva che rischiano di rimanere senza lavoro e di scongiurare che un patrimonio indiscusso di professionalità e competenza vada perso – dichiara Riccardo Saccone, di Slc Cgil nazionale.
“Se, come afferma il Campidoglio, la commessa non è stata aggiudicata grazie a forti ribassi che vanno sotto il costo del lavoro, non capiamo cosa impedisca al Comune di Roma di creare le condizioni affinché il nuovo aggiudicatario garantisca la continuità occupazionale e salariale dei lavoratori che ormai da diversi anni garantiscono un servizio utile per la cittadinanza e di elevata qualità.”
“A questo punto – conclude Saccone - sta al Sindaco di Roma decidere quale parte recitare: continuare a trincerarsi dietro una presunta assenza di obblighi verso clausole sociali imprescindibili e assistere così alle ennesime ripercussioni occupazionali su un territorio già fortemente provato dalla crisi, oppure convocare subito un tavolo con il sindacato facendosi parte attiva affinché anche questo cambio di appalto non si ritorca soltanto contro i lavoratori.”


20 gennaio 2015

Call center: 4U, c'è l'accordo per gli stipendi

È stato firmato oggi (20 gennaio) presso l’assessorato alle Attività produttive del Comune di Palermo l’accordo per il piano di rientro degli stipendi per i 176 lavoratori del call center 4U. Cgil, Uil e Ugl, dopo più di quattro ore di una trattativa, alla presenza dell’ingegner Paul Manfredi, proprietario e amministratore delegato dell’azienda, hanno definito assieme un calendario che stabilisce le date per l’erogazione delle mensilità attese dai lavoratori. Ne dà notizia la Slc Cgil di Palermo.

Al culmine di una nuova giornata di protesta, con lo sciopero indetto da tutte le sigle sindacali, i lavoratori, esasperati, hanno ottenuto finalmente il sì all’erogazione in tempi certi dei loro stipendi. Il mandato dato dai lavoratori alle organizzazioni sindacali era quello di non firmare accordi che non prevedessero novità sul recupero delle mensilità di novembre (il 37% è già stato erogato) di dicembre e della tredicesima. Oggi finalmente l’accordo, che segna una svolta.

“Abbiamo firmato un’intesa che modifica il mandato dei lavoratori e prevede scadenze certe per rientrare in possesso delle somme attese  – dichiarano il segretario della Slc Cgil di Palermo, Maurizio Rosso, e la rappresentante di Slc Rosalba Vella –. Entro il 30 gennaio, i dipendenti riceveranno l’intero stipendio di novembre. Il 5 febbraio sarà pagata la tredicesima ai 130 lavoratori che erano a novembre in cassa integrazione, mentre Il 10 dello stesso mese sarà pagato il 100% dello stipendio di dicembre, più il 50% della 13° mensilità. Il 3 marzo sarà erogato lo stipendio di gennaio, più l’altro 30% della tredicesima ed entro il 5 aprile si andrà a totale regime con la normale corresponsione degli emolumenti”. 

“Grazie anche all’opera di mediazione dell’assessore Marano, abbiamo raggiunto un punto di equilibrio per consentire all’azienda di pensare al futuro e allo sviluppo dell’attività del call center. Dall’altro lato – aggiungono i due sindacalisti –, è stato chiesto all’ assessorato, e quindi al Comune, di farsi parte attiva per migliorare e sviluppare i rapporti tra i call center e le  banche, sia per le scoperture che le aperture di credito. Oggi sono state poste le basi per una politica industriale per questo pezzo importante, rappresentato dalla principale industria dei servizi della nostra città. Ci sembra un risultato estremamente positivo. Ora il verbale dell’incontro sarà spedito all’ ufficio provinciale del lavoro”.

Un esito positivo, dunque, che giunge a conclusione di una giornata di protesta con i lavoratori che hanno sfilato in via Ugo La Malfa, armati di striscioni, megafoni e campane, con dei 'flash mob' lungo la strada e l'interruzione del traffico, dalla sede del call center fino all’assessorato alle attività produttive. “Adesso – dice Francesco Brugnone, Rsu del call center di Slc –, dopo la rottura delle trattative, abbiamo sedici giorni di tempo per riprendere la trattativa all’ufficio provinciale del lavoro per la firma degli altri cinque mesi di cig in deroga per 130 dipendenti, a rotazione. In questi mesi i lavoratori si sono comportati in modo più che responsabile, assicurando il servizio, pur senza riscuotere gli stipendi. L’azienda ci ha illusi più di una volta. Ma nessuno era più disposto a continuare”.

“Per noi, Natale e l’Epifania devono ancora arrivare. Babbo Natale lo aspettiamo in via Ugo la Malfa”, hanno scandito durante il corteo i dipendenti, che speravano di ricevere i loro stipendi prima delle vacanze di fine anno.  “Assessore Marano, ci dia una mano”, hanno urlato in molti, fermi sotto la sede dell’assessorato, in attesa della fine dell’incontro dei loro rappresentanti sindacali che ha portato all'intesa.


Call center: sanzioni per violazione privacy

Al via le sanzioni per i Call Center che violano le norme sulla privacy. In più il Ministero dello Sviluppo Economico ha creato un gruppo di lavoro per affrontare le criticità del settore, che impiega 80.000 addetti, ovvero per esaminare i criteri di aggiudicazione delle gare e delle tutele per i lavoratori delle aziende che perdono le commesse.
Violazioni:
Il tutto nasce a fronte dei controlli a campione e a tappeto effettuati da dicembre ad oggi nei Call Center, i quali hanno evidenziato fin troppe violazioni alle norme sul trattamento dei dati personali, ovvero all’art.24 bis del decreto n. 83 del 2012.
Sanzioni:
Sanzioni pecuniarie verranno quindi applicate dal Ministero dello Sviluppo Economico nei confronti dei committenti, responsabili del mancato rispetto di tali norme, come annunciato durante il Tavolo di settore presieduto dal Vice Ministro Claudio De Vincenti, al quale erano presenti anche il Sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, i dirigenti del Ministero del Lavoro, le Associazioni datoriali Assocontact e Asstel e le segreterie nazionali dei sindacati di categoria (TLC).



Consulta Nazionale CAF: Lettera al Ministro Poletti

Sig. Ministro,
Ci rivolgiamo di nuovo a Lei per cercare di sbloccare la “vicenda” della Convenzione ISE fra INPS e CAF.
Ad oggi manca ancora la convenzione e abbiamo avuto riscontri impegnativi sulla richiesta di incremento delle tariffe. Nel breve incontro avuto con Lei il 17/12/2014, a margine dell’incontro sull’ISE avevamo “percepito” una certa disponibilità.
Oggi la Consulta ha convenuto che tutti i Caf attivino il servizio, anche in assenza formale di convenzione, questo gesto di responsabilità nei confronti di soggetti che hanno bisogno di questo servizio non significa accettazione della situazione che non si potrà prolungare nel tempo, in questo mette in difficoltà le società e la conseguente occupazione.
Siamo pertanto a rappresentarLe questo problema e a sollecitare uno specifico incontro in merito.
Cordiali saluti
Il Coordinatore Consulta Nazionale CAF

(Valeriano Canepari)

Vertenza Telecolor, condannato il Gruppo Ciancio: Confermata l'illegittimità dei licenziamenti


di Antonio Condorelli
CATANIA- La Cassazione ha confermato le condanne, inflitte in appello al Gruppo Ciancio, per il licenziamento di Valter Rizzo, Alfio Sciacca, Fabio Albanese, Nicola Savoca, Katia Scapellato e Giuseppe La Venia. Telecolor è stata condannata al reintegro dei giornalisti, al versamento dei contributi e delle indennità, si tratta di centinaia di migliaia di euro che pesano come un macigno sugli equilibri dei bilanci aziendali.
Non si tratta di una vertenza qualunque, il caso Telecolor è stato al centro di interrogazioni parlamentari e manifestazioni organizzate da Articolo 21. Con l'acquisizione di Telecolor Ciancio controllò tutte le principali testate giornalistiche siciliane, ma i sei dipendenti della “vecchia” redazione non accettarono di lavorare al fianco di una “redazione parallela”, imposta dall'editore, che doveva occuparsi della creazione di contenuti. La tesi dell'azienda, ovvero che i licenziamenti fossero la conseguenza della crisi aziendale, non è stata accolta dalla Corte d'Appello, sezione Lavoro di Catania (Presidente Pasquale Nigro, relatrice Elvira Maltese, a latere Laura Renda). La Corte ha sposato appieno la tesi difensiva dei giornalisti, che sono stati licenziati “senza adeguata motivazione”, portando a termine -come hanno sostenuto i cronisti- una vera e propria “epurazione” dovuta all'indipendenza e all'imparzialità dei redattori divenuti “scomodi” per Telecolor.
Tra l'altro, proprio mentre il gruppo Ciancio licenziava, sono andate in porto le varianti per la costruzione dell'ospedale San Marco e del centro commerciale Icom proprio sui terreni dell'editore, garantendo incassi per decine di milioni di euro.
Adesso si apre una nuova fase, quella dell'esecuzione della sentenza.


Solidarietà alle compagne e ai compagni No Muos

Ieri, il direttivo provinciale della Cgil, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno di solidarietà alle compagne e ai compagni No Muos, ecco il testo:
Ordine del giorno
Un gruppo consistente di attivisti No Muos è stato recentemente indagato per la manifestazione del 9 agosto, l’occupazione pacifica e simbolica della base americana di Niscemi. Tra gli altri, ad essere indagati, sono i compagni della Cgil e della Flc di Catania Barbara Crivelli e Luca Cangemi.
Nell’esprimere solidarietà ai compagni, il direttivo provinciale Cgil Catania, ritiene che l’attività repressiva nei confronti delle manifestazioni, in un’isola devastata dalla criminalità mafiose, sia un grave errore e un attacco alle libertà politiche e sociali.
Primi firmatari:
Massimo Malerba, Fabrizio Frixa, Gabriele Centineo, Vittorio Turco, Giuseppe Oliva
Approvato all’unanimità

Catania, 19 gennaio 2015

16 gennaio 2015

I Contratti di solidarietà non sono stati rifinanziati. Pesanti conseguenze sull’occupazione


Filcams CGIL Nazionale
Tra i regali natalizi e di fine anno che il Governo ha riservato alle lavoratrici e ai lavoratori di questo paese non compare soltanto il superamento dell’articolo 18 con il primo decreto Jobs Act della vigilia di Natale: il mancato rifinanziamento dei contratti di solidarietà rischia infatti di avere conseguenze pesantissime sull’occupazione.
I Contratti di Solidarietà difensiva sono uno strumento che permette in caso di esuberi di salvare l’occupazione  spalmando equamente il sacrificio su tutti i dipendenti evitando il licenziamento di alcuni.
Questa tipologia di contratti ha conosciuto il loro “momento di gloria” con la vertenza Electrolux ed è stato determinante per la soluzione di quella delicata partita.
Nel terziario (commercio, servizi) nel Turismo (agenzie di viaggio, alberghi) i contratti di solidarietà hanno permesso di evitare la perdita di migliaia di posti di lavoro in questi anni di crisi. Con la legge 147 del 2013 l’ammontare del trattamento integrativo in favore dei lavoratori verso cui operava una riduzione di orario era stato aumentato dall’originario 60% al 70%, mentre dal 2009 al 2013 per effetto di vari provvedimenti era stato portato all’80%.
Salvo miracoli, quindi dal 1 gennaio 2015 l’integrazione torna ad essere solo del 60%, risultando poco incentivante per le aziende che preferiranno licenziare.
Ancor più grave se possibile la situazione delle imprese che non rientrano nel campo della Cigs e in quelle con meno di 15 dipendenti ( la maggior parte dei settori del commercio, turismo e servizi) per cui all’oggi non è stato previsto né dalla legge 190/2014 (legge di stabilità) né dal DL 192/2014 (Mille Proroghe) alcun finanziamento!
“Il 2015 rischia di essere un anno drammatico per l’occupazione” afferma Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil, vista la riduzione delle coperture della cassa integrazione in deroga, l’assenza di finanziamenti per i contratti di solidarietà, le restrizioni sui criteri di accesso degli altri ammortizzatori ordinari e l’incertezza sul funzionamento del Fondo di Solidarietà INPS.
“Non si tratta di difendere privilegi” prosegue, “Gran parte dei nostri settori sono stati deprivati o rischiano di essere deprivati di strumenti minimi di tutela. Stiamo parlando di decine di migliaia di addetti. Difficile fare il sindacato che contratta in azienda, immagine tanto cara al Premier, senza la possibilità di negoziare soluzioni per chi rischia di perdere il posto di lavoro.”
Come Filcams riteniamo necessario che siano al più presto reperite e destinate risorse economiche adeguate per rendere di nuovo utilizzabili i contratti di solidarietà, da imprenditori e rappresentanze sindacali dei lavoratori. Bisogna, ora più che mai, ragionare in termini di universalità degli ammortizzatori sociali, battaglia che ha visto la CGIL sempre in prima linea.
Le tutele vanno estese non contratte. Dalla crisi non si esce continuando ad espellere su un mercato saturo, forza lavoro. Il lavoro va difeso senza se e ma.









15 gennaio 2015

Il caso Infocontact, 1800 lavoratori a rischio

di Marina Cavaliere
Essere premiati come miglior call center d’Europa e rischiare di perdere il lavoro. Un vero e proprio paradosso che rischia però di diventare un incubo reale per i 1.800 lavoratori della società di call center Infocontact, che dà lavoro a famiglie di Lamezia Terme (dove ha sede), Catanzaro e Vibo Valentia.
Un rischio troppo grande causato, nella sostanza, dal mancato rinnovo della commessa da parte di Wind alla società in questione, ma anche da un’assenza  di regolamentazione dell’intero settore che poi ricade sul lavoratore. I 1.800 di Infocontact però non sono rimasti a guardare e hanno, da subito, promosso una campagna mediatica attraverso i profili Twitter e Facebook e lanciato hashtag #1800senzafuturo.
Ma facciamo un passo indietro e ricostruiamo la vicenda per capire come si è arrivati a questa situazione. “Il problema nasce tanto tempo fa quando, a causa di una non efficiente gestione imprenditoriale, la società è stata posta in amministrazione straordinaria”, spiega Tullio, dipendente Infocontact e uno dei promotori delle tante azioni di protesta di questi giorni. “Questo avveniva nel 2013 e parliamo di un buco di circa 65 milioni di euro. Wind, appena appresa la notizia, ha mostrato l’intenzione di voler ritirare la commessa ma, attraverso esuberi e contrattazioni interne, si giunse all’accordo di rinnovarla fino al 31 gennaio 2015, quindi in scadenza tra pochi giorni”, spiega ancora Tullio. Prima che una commessa scada, la procedura vuole che l’operatore (in questo caso quindi Wind) pubblichi un bando di gara a cui le società partecipano. Se la aggiudica chi offre il ribasso minore. Ma non è andata così: “All’apertura del nuovo bando Wind, Infocontact non è stata invitata a partecipare, probabilmente per la situazione dell’amministrazione straordinaria”, commenta il lavoratore intervistato. “Questo significa che, se non si fa qualcosa, migliaia di persone rimarranno disoccupate. Abbiamo famiglia, progetti di vita e c’è chi, come me, si deve sposare. Lasciare a casa oggi 1.800 lavoratori non è un problema solo dei singoli, è un problema dell’intero Paese”.
Nello specifico, nella commessa in questione sono impiegati circa 300 lavoratori che sono quindi i primi che dal 1 febbraio prossimo potrebbero perdere il lavoro. Secondo i dipendenti però, questa situazione si ripercuoterà inevitabilmente anche sugli altri impiegati al momento in altre commesse, perché nulla vieta agli operatori di prendere le stesse decisioni fatte da Wind. “Il vero problema è che nel settore manca una regolamentazione”, spiega ancora Tullio. “In altri Paesi europei, il lavoratore segue la commessa scongiurando così il rischio di rimanere senza lavoro. Perché non farlo anche in Italia? Stesso discorso per le gare di appalto che sono diventate delle vere e proprie aste al ribasso a cui chiunque può partecipare”.
Intanto la campagna mediatica virale organizzata dai lavoratori è già un grande successo e si è aggiudicata in poco tempo il sostegno, oltre che del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, di personaggi noti come Fiorella Mannoia, Enrico Ruggeri e Rosario Fiorello. Proprio lo showman, volto delle campagne pubblicitarie di Wind, si è impegnato a contattare l’azienda per cercare una mediazione.
Quale sarà la vostra prossima mossa? “Dopo il sit in davanti alla sede Infocontact del 13 gennaio, attendiamo la risposta di Wind e andiamo avanti con la nostra campagna social. Certo è che, se ce ne dovesse essere bisogno, siamo pronti anche a organizzare manifestazioni più incisive. Al momento non prendiamo proprio in considerazione l’ipotesi che dal 1 febbraio potremmo rimanere disoccupati”.










14 gennaio 2015

Divisione Caring: Assemblea dei lavoratori Telecom Italia S.p.A. Catania


La Segreteria Provinciale SLC-CGIL congiuntamente alla RSU, indicono l’assemblea dei lavoratori della Divisione Caring Service Telecom  Italia S.p.A di Catania, con ordine del giorno:
  •   Vertenza Caring Service e referendum su riorganizzazione Caring
L’assemblea si terrà presso la sala mensa, Sede via Monsignor Domenico Orlando n.10 Catania , dalle ore 10,00 alle ore 11,30  di Lunedi 19 Gennaio 2015.

Data l’importanza dell’argomento raccomandiamo la massima partecipazione e puntualità.
  • La presente vale anche come richiesta dei locali aziendali.   


09 gennaio 2015

CONCETTA RAIA (PD): VIA LIBERA PER I LAVORATORI STAGIONALI DEL TEATRO BELLINI “


Catania, 8 gennaio 2015- “E’ stato approvato in aula l’articolo 6 del disegno di legge 782 in materia di personale che sblocca le assunzioni a tempo determinato dei precari degli enti lirico-sinfonici e dello spettacolo. Per la citta di Catania significa che le decine di stagionali del teatro massimo Vincenzo Bellini potranno finalmente riprendere a lavorare con serenità”. Lo dichiara la deputata regionale del Pd Concetta Raia.



07 gennaio 2015

Strage Charlie Hebdo: Slc Cgil, cordoglio vittime e solidarietà a famiglie

“Slc Cgil esprime cordoglio per le vittime del barbaro attentato compiuto oggi contro la sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo, che ha causato, ad ora, 12 morti e 20 feriti tra giornalisti e forze dell’ordine. Piena solidarietà alle famiglie delle vittime e ai loro colleghi scampati miracolosamente a tale orrore. Esprimiamo anche grande preoccupazione per tutti i lavoratori, giornalisti e non, dei media francesi, per i quali stanno scattando misure di sicurezza straordinarie.”
“Un attentato è di per sé un atto brutale, che mira a minare le basi della convivenza civile e le regole democratiche. Ma tale atto terroristico costituisce un attacco gravissimo e inaccettabile alla libertà di stampa in tutte le sue forme di espressione, elemento irrinunciabile per l’esercizio della democrazia.”

03 gennaio 2015

BONUS BEBE’ 2015, 80 EURO AL MESE PER I NUOVI NATI FINO AL 2020


Dal 1 gennaio 2015 è ufficialmente possibile richiedere il bonus bebè 2015 di 80 euro per i nuovi nati e per famiglie con un Isee non superiore ai 25mila euro l’anno.
Ne avranno diritto tutte le mamme che soddisfano questi requisiti e che partoriranno entro il 31 dicembre del 2017. Ne avrete diritto fino al compimento dei tre anni del bambino (quindi fino al 2020, per chi partorisce nel 2017 a meno che nel frattempo la vostra situazione economica non cambi).
Naturalmente il bonus bebè per i nuovi nati riguarda anche i bambini adottati e i cittadini extracomunitari in possesso della Carta di Soggiorno di lungo periodo e con residenza in Italia.

QUALI LE NOVITA’ INTRODOTTE:

    * Dunque il limite di reddito si è ampiamente ridotto rispetto ai 90mila euro ipotizzati inizialmente.
    * Altra novità importante è che gli 80 euro diventeranno 160 con redditi inferiori ai 7mila euro l’anno.
    * Chi ha un reddito che non supera i 24mila euro annui continua ad avere diritto anche agli altri 80 euro in busta paga.
    * Dal quinto figlio in poi, non ci sono limiti di reddito. Si può chiedere a prescindere.

COME SI FA A FARE DOMANDA ALL’INPS PER IL BONUS BEBE’ 2015?

Come al solito, così come nel caso della domanda per i voucher per pagare l’asilo nido e la baby sitter, quando si tratta di fare richieste all’Inps si passa ormai dal pc. Dunque le domande vanno fatte per via telematica, con apposito PIN dispositivo. Resta sempre valida l’opzione di farsi aiutare da Caf e Patronati.

ATTENZIONE:

    * Importante sapere che l’assegno non è cumulabile ai fine Irpef.
    * Per neomamme in difficoltà anche la possibilità di richiere l’assegno di maternità dei Comuni, oppurre l’assegno di maternità dello Stato.
    * Date un occhio agli assegni familiari,  quest’ultimi sono cumulabili con gli assegni per famiglie numerose con tre o più figli a carico.
    * Il decreto ufficiale deve essere emanato entro 30 giorni dall’entrata in vigore dela nuova manovra finanziaria (dunque primi di febbraio). Ma si tratta ormai di una pura formalità dato che la Legge di Stabilità è già stata approvata.
    * Vi ricordo che da quest’anno parte il nuovo Isee “taglia-furbetti”.


Permessi 104: frazionabili e senza effetto sul pensionamento

I permessi consentiti dalla famosa “legge 104/92”, sia i tre giorni mensili, sia i due anni retribuiti, non comportano conseguenze sull’importo della pensione e sulla data di pensionamento. Tali periodi di congedo, infatti, essendo coperti da contribuzione, sono valutabili per intero ai fini della maturazione del diritto a pensione.   Ricordiamo che l’indennità corrisposta durante il periodo di congedo straordinario di 2 anni corrisponde all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento, e fino a un importo complessivo massimo di 43.579,06 euro annui” (importo riferito all’anno 2010), da rivalutarsi annualmente, a decorrere dall’anno 2011, sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. A tal proposito, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha specificato che “l’indennità è corrisposta nella misura dell’ultima retribuzione percepita, cioè quella del’ultimo mese di lavoro che precede il congedo, con esclusione degli elementi variabili della retribuzione accessoria, che non abbiano, cioè, carattere fisso e continuativo”.   Inoltre, i due anni retribuiti possono essere utilizzati anche in maniera frazionata, in modo da essere distribuiti su più di due annualità. Il frazionamento, però, è fruibile a giorni interi e non ad ore.

02 gennaio 2015

Pensioni. Dal 2016, 4 mesi in più per prenderla: donne, uomini, pubblici, privati


Pensioni. 4 mesi in più per prenderla dal 2016: donne, uomini, pubblici, privati. Dal primo gennaio del 2016 (manca ancora un anno) serviranno 4 mesi di lavoro in più prima di poter andare in pensione. A quella data scatta infatti il prossimo adeguamento all’aspettativa di vita (che si allunga).
Dipendenti maschi pubblici e privati, donne del pubblico. I dipendenti maschi pubblici e privati e gli autonomi dovranno aggiungere questi 4 mesi ai 66 anni e tre mesi d’età (e agli almeno 20 anni di contribuzione nei casi i cui si possa chiedere il ritiro anticipato), requisiti minimi fino al 31 dicembre 2015 per andare in pensione. Vale anche per le dipendenti donna del pubblico.
Dipendenti donna private e autonome. Le dipendenti del privato, invece, scontano un piano di armonizzazione diverso e più oneroso (in termini temporali): da 63 anni e 9 mesi, valido fino al termine del 2015, a 65 anni e 7 mesi. Le lavoratrici autonome passeranno dagli attuali 64 anni e 9 mesi a 66 anni e un mese dal primo gennaio 2016.
Si potrà chiedere di restare in servizio fino a 70 anni e 7 mesi. 4 mesi in più rispetto agli attuali requisiti eleveranno anche la soglia massima di età entro cui si può chiedere di restare ancora in servizio: dal 2016 sarà di 70 anni e 7 mesi.
Pensione di vecchiaia (chi ha iniziato dopo il 1995). Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 (sistema esclusivamente contributivo) ai requisiti minimi per accedere alla pensione di vecchiaia si debbono aggiungere 4 mesi: si passa da 63,3 mesi a 63,7.
Pensione anticipata. Dal 2016 il requisito salirà a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e a 41 anni e dieci mesi per le donne. Sterilizzate nel frattempo fino al 2017 le penalizzazioni economiche per chi ha meno di 62 anni.

Pensioni. Donne 57 anni e 35 contributi: Tesoro contro riapertura termini Inps
Pensioni. Donne 57 anni e 35 contributi: Tesoro contro riapertura termini Inps. Dal ministero dell’Economia filtra l’indisponibilità ad estendere di un anno la cosiddetta opzione donna.
All’inizio di dicembre l’Inps aveva esteso di un anno i termini per far richiesta di accedere alla possibilità per le dipendenti di andare in pensione anticipata a 57 anni e 35 di contributi ma accettando il calcolo interamente contributivo dell’assegno (in media si perde il 15/20% dell’importo calcolato col sistema retributivo), appunto l’opzione donna.
I termini della domanda per opzione donna sarebbero scaduti (30 novembre 2014), sebbene la sua sperimentazione finisca il 31 dicembre 2015: questo perché, un po’ come succedeva per le vecchie pensioni di anzianità (e così l’ha intesa l’Inps), tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza effettiva della pensione si applicava la cosiddetta finestra di un anno.

Considerando che la domanda va presentata un mese prima ecco che arriviamo al 30 novembre di quest’anno. L’applicazione di questa finestra era stata contestata al punto che le associazioni di riferimento avevano ingaggiato una class action contro l’Inps, mentre in Parlamento crescevano le pressioni perché la lettura della scadenza termini fosse più estensiva. Nonostante l’apertura dell’Inps, il Tesoro (e la Ragioneria Generale) sarebbero orientati, per un problema di sostenibilità finanziaria e per non svuotare ulteriormente di significato la riforma Fornero, a mantenere le scadenze originarie.

Perde la voce lavorando al call center, l'azienda sotto inchiesta per lesioni colpose


Aveva perso la voce lavorando come telefonista in un call center: il caso di una torinese di 43 anni affetta da "cordite cronica" - così come certificato dalle autorità sanitarie - avrà dei risvolti giudiziari perchè il pm Raffaele Guariniello, a Torino, ha aperto un'inchiesta per lesioni colpose. Il nome di un responsabile legale della società, la Voice Care, è stato iscritto nel registro degli indagati.
Secondo i risultati di un'ispezione dell'Asl, l'azienda aveva preparato un documento di valutazione dei rischi che però non prendeva in considerazione la possibilità di questo tipo di disturbo per i telefonisti. La donna, per ogni ora di servizio, parlava in media fra i trenta e i quaranta minuti.

Cassazione: lecito registrare il colloquio telefonico con il capo per utilizzarlo come prova

Con sentenza n. 27424/2014, la Suprema Corte torna ad esprimersi in tema di mezzi istruttori e, nello specifico, in merito alla possibilità di utilizzare la registrazione di una telefonata come prova nel processo civile.
Nel caso di specie un lavoratore aveva registrato una conversazione avvenuta con il datore di lavoro per precostituirsi una prova da utilizzare successivamente nel giudizio di impugnazione del licenziamento.
Secondo la Corte la registrazione di un colloquio intercorsa tra due persone assurge al rango di prova se è posta in essere da uno dei soggetti coinvolti nella conversazione.
Nella fattispecie, una società aveva disposto il licenziamento di un proprio dipendente e i giudici di merito ne avevano dichiarato la illegittimità.
Il ricorso in Cassazione contro detta pronuncia, non ha sortito gli effetti sperati per la società ricorrente.
La Corte evidenzia infatti che non sono stati provati gli addebiti mossi al lavoratore e che il fatto di aver tentato di registrare una conversazione con i superiori non non può considerarsi una condotta illecita neppure sotto il profilo disciplinare. Al contrario, la registrazione della conversazione con il capo, se viene fatta allo scopo di utilizzarla in giudizio, è lecita e può costituire una prova utilizzabile nel processo civile.
Gli ermellini chiariscono che nel caso di specie non può ritenersi leso il vincolo di fiducia con il datore di lavoro perché l'affidamento che il capo deve avere sul proprio dipendente riguarda la sua capacità di adempiere alle obbligazioni lavorative e non quella di "condividere segreti non funzionali alle esigenze produttive e/o commerciali dell'impresa".
L'iniziativa del dipendente di registrare le contestazioni verbali da parte dei superiori di presunte infrazioni disciplinari, al contrario, integrava nella fattispecie la scriminante dell'esercizio del diritto di difesa ai sensi dell'art. 51 c.p. Data la portata generale di tale diritto, ben poteva, così, il dipendente registrare il colloquio ancor prima dell'instaurazione di un eventuale procedimento civilistico o penalistico a suo carico, essendo detta attività orientata precisamente all'acquisizione di prove a suo favore.



LICENZIAMENTI DISCRIMINATORI - PRIMA E LICENZIAMENTI DISCRIMINATORI - DOPO

PRIMA:
Se il licenziamento è riconosciuto come discriminatorio (legato a orientamenti sessuali, religione, opinioni politiche, attività sindacale, motivi razziali o linguistici, handicap, gravidanza, malattia, come stabiliscono leggi e Costituzione) il lavoratore oggi viene reintegrato dal giudice nel suo posto di lavoro. In più all’azienda si impone il pagamento dello stipendio maturato nel periodo di assenza obbligata per il lavoratore. 

DOPO:
In questo caso non cambia nulla. La riforma Renzi però stabilisce che dagli stipendi arretrati il datore di lavoro possa detrarre quanto incassato dal lavoratore licenziato grazie ad altri lavori. Si stabilisce che il risarcimento minimo è di cinque mensilità dello stipendio più contributi arretrati. Il lavoratore, se vuole, oltre al risarcimento potrà decidere di andarsene comunque dall’azienda, in cambio di un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto esente da contributi. 

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI - PRIMA 
Con la legge Fornero in alcuni casi erano i contratti collettivi, in altri un giudice, a stabilire che cosa accadeva a un lavoratore licenziato per ragioni disciplinari, se la sanzione del licenziamento era proporzionata alla colpa commessa o meno. In generale, il lavoratore poteva recuperare il posto se il fatto contestato non esiste oppure rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa. In altri casi il lavoratore perdeva il posto, ricevendo però un’indennizzo dal datore di lavoro, variabile a seconda dei casi da un minimo di 6 a un massimo di 24 mensilità di stipendio. 

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI - DOPO 
Adesso per tutti i lavoratori assunti dopo la riforma la reintegra nel posto di lavoro diventa molto più problematica. Resterà infatti in vigore soltanto per i soli casi di insussistenza materiale del fatto contestato, a prescindere da quello che stabiliscono i contratti. Parliamo di un numero estremamente ridotto di casi, dal punto di vista numerico. In tutte le altre situazioni il lavoratore sarà licenziato, e riceverà in cambio una indennità economica. Tuttavia, in caso di licenziamento disciplinare in ogni caso sarà inevitabile un passaggio davanti alla magistratura, che dovrà stabilire chi ha ragione.

30 dicembre 2014

Patuano rivoluziona Telecom Italia


La rivoluzione organizzativa di Marco Patuano arriva alla vigilia di Natale. La società si trasforma all’insegna di un’unica direzione operativa che comprende la Rete, Open Access, l’Information Technology e il Caring. A guidare questa superstruttura cui lavoreranno circa 30.000 persone è stato chiamato il direttore Technology Roberto Opilio, che ora assume l’incarico di Chief of Operations, a diretto riporto dell’amministratore delegato.

La riorganizzazione nasce chiaramente all’insegna di sfruttare al massimo le sinergie di costo ed operative all’interno di un gruppo che Patuano ritiene troppo frazionato nella sua struttura tradizionale. Probabilmente la riorganizzazione rappresenta anche una premessa per portare in Open Access i dipendenti del caring rimasti internalizzati dopo i recenti accordi coi sindacati.

Altri cambiamenti riguardano la nomina di Alessandro Talotta ad amministratore delegato di Sparkle. L’attuale Ad, Elisabetta Ripa, rimarrà all’interno del gruppo con un altro incarico non ancora comunicato.

Cambiamenti anche per la Funzione National Wholesale Services ora affidata a Stefano Ciurli.

Queste le principali novità di una vera e propria rivoluzione organizzativa e di poltrone che interessa a fondo l’azienda come si evince dal comunicato che annuncia la riorganizzazione e che riportiamo di seguito.

Con l’obiettivo di garantire l’ottimale presidio – in ottica integrata – dei processi tecnologici e di operations abilitando così specifiche ricomposizioni di processo in ottica funzionale e l’ottimizzazione della filiera delle attività, con decorrenza immediata viene costituita a diretto riporto dell’Amministratore Delegato la Funzione Operations, affidata a Giuseppe Roberto Opilio, che assume il ruolo di Chief of Operations.

La Funzione ha la responsabilità di assicurare, in coerenza con gli obiettivi di business del Gruppo, le seguenti attività: l’innovazione tecnologica e i processi di sviluppo, ingegneria, realizzazione ed esercizio delle infrastrutture di rete/servizio (con particolare riferimento alle reti di nuova generazione), impiantistiche ed immobiliari di competenza nonché i processi di delivery e assurance dei servizi alla clientela; la definizione della strategia, delle linee guida e del piano di information technology ed il presidio dei relativi processi attraverso la Società Telecom Italia Information Technology srl; le attività di caring, credito operativo, loyalty e retention, le attività di vendita di competenza e la gestione amministrativa dei clienti; il monitoraggio e l’ottimizzazione dei consumi energetici.

Operations

A Stefano Paggi è affidata la Funzione Open Access, con la responsabilità di garantire lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture e della rete d’accesso, il presidio integrato dei processi di delivery e assurance dei servizi alla clientela, nonché – in service per Network– il delivery e l’assurance sull’elettronica distribuita in accesso.

La Funzione garantisce, inoltre, il processo end to end di delivery e assurance dei servizi di accesso a significativo potere di mercato - c.d. regolamentati - per la clientela OLO nonché - in service per National Wholesale Services - l’assurance degli altri servizi non regolamentati. La Funzione mantiene invariate le relative articolazioni organizzative; a Paolo Tazzioli è affidata la divisione Caring Services , con la responsabilità di assicurare per la clientela consumer, small, medium e large enterprise, le attività di caring, credito operativo, loyalty e retention, le attività di vendita di competenza e la gestione amministrativa dei clienti, con lo scopo di garantire l’efficienza del servizio perseguendo gli obiettivi contrattualizzati con le funzioni commerciali, massimizzare la soddisfazione della clientela e ottimizzare i costi complessivi del servizio, anche attraverso il corretto bilanciamento del make or buy. La Divisione assicura, inoltre, le attività di directory assistance, la gestione del centralino di Telecom Italia nonché la gestione delle attività trasversali di supporto ai processi operativi delle funzioni market. A Caring Services, che mantiene invariate le relative articolazioni organizzative, fa riferimento la Società Telecontact Center.

A Giovanni Ferigo è affidata la Funzione Network, con la responsabilità di assicurare lo sviluppo, l’esercizio e la manutenzione delle reti attive di Telecom Italia, nonché il presidio della qualità dei servizi erogati. La Funzione assicura, inoltre, le attività di sviluppo e maintenance delle infrastrutture e degli spazi industriali, nonchè la surveillance e l’ottimizzazione dei consumi energetici. A Network riportano funzionalmente le corrispondenti strutture nell’ambito delle società partecipate;

Con decorrenza 8 gennaio 2015, a Gabriela Styf Sjöman è affidata la Funzione Engineering & TILab, con la responsabilità di assicurare l’innovazione tecnologica del Gruppo, garantendo lo scouting di nuove tecnologie, le attività di engineering dei servizi, delle piattaforme di rete e dei network manager systems, le relative attività di testing, nonché la progettazione e realizzazione delle piattaforme applicative.

La Funzione mantiene invariate le relative articolazioni organizzative, ad eccezione della gestione dei rapporti con gli enti di standardizzazione internazionali, le cui attività e risorse confluiscono nell’ambito della Funzione Global Advisory Services;

A Gianluca Pancaccini, nel ruolo di Chief Information Officer, è affidata la Funzione Information Technology, con la responsabilità di assicurare, in coerenza con gli obiettivi di business del Gruppo, la definizione della strategia e delle linee guida del piano di information technology di Telecom Italia. Al Chief Information Officer fa riferimento la Società Telecom Italia Information Technology srl, che mantiene invariate le articolazioni precedentemente definite. La Funzione assicura inoltre il supporto specialistico per le attività di information technology verso le società partecipate;

A Carlo Filangieri è affidata la Funzione Planning & Operations Evolutions, con la responsabilità di assicurare l’evoluzione delle architetture di rete e IT convergenti, la pianificazione tecnico-economica di Operations, la gestione dei processi cross funzionali e l’implementazione dei processi di trasformazione trasversali in ambito Operations;

A Sandro Dionisi è affidata la Funzione Global Advisory Services, con la responsabilità di assicurare – coordinandosi con le competenti strutture di Operations - il supporto allo sviluppo delle reti TLC delle partecipate estere e Disposal, garantendo assistenza nelle fasi di deployment e di gestione. La Funzione garantisce altresì la gestione dei rapporti con gli enti di standardizzazione internazionali, per le attività di competenza e, in raccordo con le funzioni aziendali coinvolte, il coordinamento delle iniziative di partnership. La Funzione si coordina, inoltre, con le competenti strutture in ambito Business Support Office di Telecom Italia per la selezione e la gestione dei fornitori strategici.

La Funzione mantiene invariate le relative articolazioni organizzative; a diretto riporto del responsabile di Global Advisory Services viene, altresì, posta la Funzione Standards, IPR & Research Coordination, precedentemente collocata nella Funzione Governance & Network Transformation in ambito Engineering & TILab;

A Giuseppe Roberto Opilio è affidata ad interim la Funzione Tower, con la responsabilità di sviluppare i servizi di realizzazione e gestione siti per il perimetro di competenza, assicurando il governo dei rapporti con le terze parti e la gestione della relazione commerciale ed amministrativa con gli utilizzatori dei siti. Avvalendosi del service assicurato dalle competenti funzioni di Telecom Italia, Tower garantisce inoltre l’adeguatezza degli asset e le attività di supporto al business. La Funzione mantiene invariate le relative articolazioni organizzative.

Al Chief of Operations risponde, altresì, Gianfranco Ciccarella per la gestione di specifici progetti all'interno della Funzione Operations.

Con successive comunicazioni organizzative verranno definite le articolazioni delle Funzioni Network e Planning & Operations Evolutions

Purchasing & Energy

La modifiche organizzative andranno ad incidere anche nelle funzioni legate alle tematiche energetiche con l’obiettivo di “rafforzare ulteriormente i modelli di presidio delle attività di acquisto di energia e dei processi dedicati alla surveillance ed alla ottimizzazione dei consumi  energetici”.

Con decorrenza immediata, sono stati definiti i seguenti interventi organizzativi.

Le attività e le risorse dedicate agli acquisti di energia – precedentemente collocate nella Funzione Energy Purchasing & Management di Business Support Office – confluiscono nella Funzione Purchasing mentre le attività e le risorse dedicate alla surveillance ed all’ottimizzazione dei consumi energetici – precedentemente collocate nella Funzione Energy Purchasing & Management di Business Support Office – confluiscono nella Funzione Infrastructures & Energy di Network in ambito Operations. Contestualmente, la Funzione Energy Purchasing & Management viene superata. Successive comunicazioni organizzative definiranno i conseguenti interventi di adeguamento organizzativo.

Operation Network

Con decorrenza immediata, vengono poi definiti i seguenti interventi organizzativi:

A Saverio Orlando è affidata la Funzione Governance, con la responsabilità di assicurare il presidio degli economics e dei processi di Network, la pianificazione, programmazione e monitoring degli obiettivi tecnico-operativi, le analisi di traffico funzionali alla gestione dei piani lavori nonché la qualità tecnica delle piattaforme e dei servizi di rete fissa e mobile e la correttezza dei dati di accounting;

A Gianni Crocetti è affidata la Funzione Development & Maintenance, con la responsabilità di assicurare lo sviluppo, l’esercizio e la manutenzione delle reti attive di Telecom Italia nonché il presidio della qualità dei servizi erogati;

A Venanzio Iacozzilli è affidata la Funzione Infrastructures & Energy con la responsabilità di assicurare il presidio integrato di tutte le attività di sviluppo e maintenance delle infrastrutture industriali, dei piani spazi industriali, nonché la definizione e la gestione degli accordi con gli OLO relativamente ad ULL, sharing e co-siting. La Funzione assicura inoltre la surveillance e l’ottimizzazione dei consumi energetici. In tale ambito confluiscono le relative risorse e attività attualmente collocate nella funzione Energy Purchasing & Management di Business Support Office;

A Paolo Visconti è affidata la Funzione Network Operations Area Nord Ovest, a Sergio Schinaia è affidata la Funzione Network Operations Area Nord Est, a Francesco Rotolo è affidata la Funzione Network Operations Area Centro, a Roberto Ferretti è affidata la Funzione Network Operations Area Sud. Ciascuno di loro avrà con la responsabilità di assicurare, per l’area territoriale di competenza, lo sviluppo della rete di accesso broadband fissa, della rete di trasporto regionale e della rete mobile, attraverso la definizione dei piani operativi, la progettazione esecutiva e la realizzazione degli interventi. Le Funzioni assicurano inoltre l’esercizio e la manutenzione della rete fissa e mobile, nonché il presidio della qualità delle reti.

Con successive comunicazioni organizzative verranno definite le articolazioni delle Funzioni.

Planning & Operations Evolutions

A Giancarlo D’Orazio è affidata la Funzione Network Planning con la responsabilità di assicurare l’evoluzione delle infrastrutture e delle architetture di rete, la pianificazione tecnico-economica nonché il presidio dei sistemi di certificazione. La Funzione mantiene invariate le relative articolazioni organizzative.

A Gian Enrico Paglia è affidata la Funzione Convergent Architectures, con la responsabilità di assicurare i processi di convergenza delle architetture e delle infrastrutture di rete e IT. A Convergent Architectures rispondono funzionalmente le strutture in ambito Operations coinvolte nei processi di definizione delle architetture. Paglia mantiene, altresì, le responsabilità precedentemente attribuite;

A Giovanni La Spada è affidata la Funzione Operations Evolutions, con la responsabilità di assicurare l’implementazione dei processi di trasformazione trasversali in ambito Operations. Giovanni La Spada mantiene, altresì, le responsabilità precedentemente attribuite;

A Sabrina Valenza è affidata la Funzione Cross Processes, con la responsabilità di assicurare la gestione delle attività e dei processi trasversali di Operations, nonché le attività di service creation di competenza. Con successive comunicazioni organizzative verranno definite le articolazioni delle Funzioni Convergent Architectures, Operations Evolutions e Cross Processes.









18 dicembre 2014

Call center: Slc Cgil, lavoratori Accenture di Palermo internalizzati da British Telecom


“Si è finalmente conclusa positivamente al Ministero del Lavoro la dura vertenza dei 262 lavoratori Accenture di Palermo – così dichiara Riccardo Saccone di Slc Cgil nazionale.
“Dopo mesi di lotta oggi è stata raggiunta un’intesa che consente il ritorno a lavoro, in British Telecom, dei dipendenti del call center Accenture di Palermo senza condizioni capestro e rispettando la storia professionale dei lavoratori.”
“Una vicenda che ha avuto momenti di forte tensione – conclude il sindacalista – che solo la tenacia dei lavoratori è riuscita a portare felicemente a conclusione. Occorre riconoscere in questo momento l’impegno e la mediazione decisivi del Sottosegretario Bellanova e di tutta la struttura del Ministero del Lavoro, delle Istituzioni siciliane, Regione e Comune. La conclusione positiva di questa vertenza è un segnale positivo in un clima generale del Paese molto pesante. Come Slc Cgil non possiamo che esprimere la massima soddisfazione nell’annunciare che i #262acasa presto saranno #262alavoro.”

17 dicembre 2014

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 5 dicembre 2014


Nel corso dell’ultimo incontro avvenuto lo scorso 5 dicembre i massimi responsabili di Almaviva Contact hanno presentato alle Segreterie Nazionale e Territoriali ed alle RSU di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL un quadro dei conti aziendali molto preoccupante. La situazione complessiva di Almaviva Contact registra ulteriori elementi di difficoltà rispetto allo scenario nel quale venne firmato l’ultimo accordo sui Contratti di Solidarietà.
Le notizie incoraggianti sulla determinatezza del Governo a far rispettare l’ART. 24 Bis (lo strumento di legge che, a tutela della privacy e della sicurezza dei dati personali, prova a disciplinare il diritto dei consumatori a veder gestite le loro chiamate da un operatore situato sul territorio nazionale), l’accesso dell’azienda ai benefici del Fondo per la decontribuzione dei CDS (una manovra che vale per Almaviva circa 400 milioni di euro sino a maggio) e l’abbassamento dell’incidenza dell’Irap sono sicuramente elementi importanti ma non risolutivi per i problemi dell’Azienda e, è sempre bene ricordarlo, di tutto il settore. In particolare si aggrava ulteriormente il mercato delle commesse, sia pubbliche che private, ormai sempre più orientate al criterio devastante del massimo ribasso.
Di fronte a questa situazione l’azienda ha dichiarato l’urgenza di prendere dei provvedimenti, evidenziando due possibili ambiti di intervento. L’uno, definito dal Presidente dell’azienda “tradizionale”, prevederebbe interventi “unilaterali” (societarizzazione di ogni sede aziendale, disdetta di eventuali trattamenti aggiuntivi rispetto al CCNL, eventuali trasferimenti collettivi); l’altra, definita “innovativa”, prevederebbe di fatto una mera riduzione del costo del lavoro (quantificato in circa il 10%), non avendo Almaviva Contact integrativi aziendali da rivedere, si tradurrebbe semplicemente in una riduzione del salario. Infine, a detta del dott. Tripi una ipotetica rappresentanza sindacale in ambito del CdA.
Come OO.SS. non abbiamo potuto che riconfermare al Presidente di Almaviva l’impegno incessante del sindacato confederale sulla vertenza “call center” e sulla vicenda Almaviva. In questi anni tutto il sindacato, a tutti i livelli, ha profuso sforzi importanti per consentire ad Almaviva di superare momenti di forte difficoltà. Così come sul tema delle regole complessive del settore, a partire dalle norme sugli appalti ed il contrasto dei fenomeni di delocalizzazioni, questo Sindacato ha dimostrato negli anni una coerente volontà di arrivare finalmente ad una seria stabilizzazione del mercato dei “call center” e la tutela conseguente delle aziende serie, a partire da realtà ormai strategiche per tessuti sociali difficili come è Almaviva Contact. Il punto sul quale invece non possiamo che dissentire con Almaviva è sul fatto che la riduzione del costo del lavoro dei lavoratori possa essere la soluzione ai problemi dell’azienda e del settore.
In un contesto dove le tariffe delle commesse sono inesorabilmente orientate verso un continuo abbassamento, intervenire sul salario dei lavoratori non farebbe che incrementare questa dinamica folle. E’ chiaro che il momento che sta vivendo Almaviva (come del resto quello che vive il settore e l’intero Paese) è particolarmente grave. E’ altrettanto chiaro però che la soluzione non può che passare attraverso una ancora più forte condivisione, fra aziende sane e sindacato, di un lavoro diconvincimento e coinvolgimento delle Istituzioni per la redazione di norme chiare, europee, a difesa del mondo degli appalti.
Per parte nostra questa strada è l’unica che possa portare ad una reale stabilizzazione del settore (ne siano prova le tante iniziative messe in campo in questi ultimi mesi). Non ultima quella di far applicare al meglio le regole del CCNL di Settore (vedi art.53), in materia di appalti affinché i grandi gestori non scarichino solo sui committenti i propri intenti di risparmio sui costi d’impresa, ne è testimonianza la nostra richiesta d’incontro all’ A.D. di WIND.
In un contesto del genere l’unica cosa seria che un sindacato possa fare è continuare la vertenza per regole certe nel settore e lavorare con coerenza per gestire, con gli strumenti esistenti, le difficoltà del momento delle aziende. Cosa che abbiamo sempre fatto in Almaviva e che continueremo a fare a partire dal prossimo incontro del 9 gennaio.
Roma,16 Dicembre 2014
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL