22 giugno 2012

La7: Sindacati, no a vendita per fare cassa

Nell’incontro tra SLC-CGIL, FISTeL-CISL UILCOM - UIL, RSU - Telecom Italia Media e Telecom Italia Media Broadcasting, con l’AD di Telecom Italia Media Stella ed i vertici Aziendali di Telecom Italia Media spa, è stata al centro del confronto la riorganizzazione aziendale con la costituzione delle due direzioni, Direzione Televisione e Direzione TI Media Group e la relativa possibile cessione dell’intera azienda Ti Media da parte di Telecom Italia, azionista di maggioranza.

I sindacati hanno ribadito che sarebbe auspicabile l’eventuale vendita ad un unico soggetto industriale economicamente solido che garantisca comunque un piano di sviluppo continuando l’attuale trend di crescita. L’azienda ha comunicato che gli advisor stanno eseguendo l’indagine sui possibili soggetti e raccogliendo l’eventuali proposte di acquisto. Gli esiti di tale indagine riportati alla capogruppo Telecom Italia, saranno quindi oggetto del CDA di Telecom Italia del 28 giugno. L’AD Stella ha confermato i dati sulla tenuta occupazionale, con particolare riferimento ai progressi fatti dal gruppo televisivo. I sindacati hanno ribadito che vigileranno e monitoreranno i possibili nuovi sviluppi di scenario a partire già dalle prossime settimane ed attueranno se necessario forme di lotta e mobilitazione.

Un nuovo incontro è fissato dopo il CDA di Telecom Italia per verificare l’evoluzione del processo di vendita, con particolare attenzione ai possibili acquirenti ed alle modalità di vendita.

Altro incontro è stato richiesto ai vertici di Telecom Italia, e i sindacati dichiarano che attiveranno una comunicazione capillare per informare l’opinione pubblica e la Consob sulle operazioni di vendita e sulle prospettive di sviluppo dell’emittente.

21 giugno 2012

TLC: AZZOLA (SLC CGIL), ASSTEL IRRESPONSABILE. COMMITTENTI SCELGANO IN BASE A RESPONSABILITA’ SOCIALE AZIENDE


“Irresponsabile il comportamento di Asstel”, questo il commento di Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, in riferimento alla rottura delle trattative per il rinnovo del Ccnl.

“Al tavolo non sono state poste pregiudiziali ideologiche su generiche clausole sociali – spiega il sindacalista - abbiamo soltanto chiesto di trovare una forma di tutela per gli occupati dei customer care all’atto del cambio di appalto.”
“In questi anni, soprattutto grazie agli incentivi contributivi, nel sud del Paese si è sviluppata una ingente attività di call center. Hanno trovato occupazione in questo settore migliaia di donne e giovani spesso alla prima occupazione. In alcune realtà, i customer hanno consentito di aiutare crisi industriali locali in maniera determinante, come ad esempio il caso di Taranto.”
“Ora, con la fine degli incentivi dello Stato, molti operatori stanno pensando di cambiare gli appalti – annuncia Azzola - facendo aprire nuove imprese in Italia (per ottenere, così, nuovamente gli incentivi) o spesso delocalizzando le attività in Romania, Albania, Tunisia, Egitto. Un comportamento che mette a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro.”

“Abbiamo pertanto chiesto al tavolo contrattuale di introdurre norme in grado di evitare che, in nome di una finta libertà d’impresa che si traduce nello sfruttamento di opportunità a basso costo, le aziende mettano a repentaglio la vita sociale ed economica di intere comunità.”

“E’ irresponsabile che, in un momento in cui vengono chiesti al Paese sforzi impressionanti, aziende che continuano a tesaurizzare il 40% di utile rifiutino di assumersi la responsabilità sociale nei confronti dei territori che li hanno occupati – conclude Azzola.
Se queste sono le condizioni, sarà necessario avviare una campagna di sensibilizzazione non soltanto dell’opinione pubblica ma soprattutto dei grandi committenti, in special modo pubblici, perché sappiano scegliere gli operatori anche per il livello di responsabilità sociale che si assumono.
I lavoratori ed il sindacato non faranno mancare una adeguata risposta ad un comportamento così arrogante.”

Da FaceBook: Lavoratori Telecom Italia in mobilità , UNIAMOCI

Come la goccia sulla roccia, ogni giorno aggiungono un tassello allo stillicidio di disinformazioni, architettato ai danni di un'intera generazione, che ha lavorato una vita e che si vede derubare delle proprie leggittime aspettative e del proprio futuro.Sono scorretti anche nel modo di parlare e di utilizzre i media sotto il loro controllo,che gli fanno da cassa di risonanza. Il definire l'esodato come qualcuno da salvaguardare, è già un errore di impostazione nei termini e nel contenuto. Noi siamo persone, che hanno lavorato una vita e che hanno il sacrosanto diritto di non venire trattati come polli in batteria pronti ad essere macellati. Moltissimi di noi si sarebbero rifiutati di aderire a qualsiasi proposta di mobilità, se solo anche lontanamente, si sarebbe immaginato che lo Stato, avrebbe varato leggi che non tenessero conto delle questioni aperte. Da sempre si sono fatte operazioni graduali e ponderate, questo che hanno fatto, è stato un colpo di mano senza precedenti, che ha trovato terreno fertile a causa della situazione compromissoria dei partiti e della inadeguata risposta sindacale. Qualunque cosa, ora faranno, per metterci una pezza, sarà comunque una porcata.Il danno prodotto ad ognuno di noi, sia in termini economici che di salute, non ha alcun raffronto con i sacrifici richiesti ad altre categorie sociali. L'equità, è rimasto uno slogan, a cui credono per convenienza, solo coloro che detengono i grandi patrimoni. Quando si riandrà a votare (se si riandrà e con quale legge elettorale) ricordiamoci di chi ci ha riservato questi trattamenti.


link della pagina facebook: Lavoratori Telecom Italia in mobilità , UNIAMOCI

Lavoro, in Italia donne discriminate e sottopagate

- di Giacomo Perra -

Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Si potrebbe prendere in prestito il titolo di un vecchio successo cinematografico per descrivere il rapporto tra le italiane e il mondo del lavoro.


Una relazione complicata, quindi, fatta per lo più di ingiustizie, consumate sempre e soltanto a vantaggio dei colleghi. La conferma (visto che di novità non si può proprio parlare) arriva da un’indagine, l’ennesima, che, numeri alla mano, racconta storie di ordinaria discriminazione, declinate, appunto, rigorosamente al femminile. Questa volta a far discutere è un rapporto della Fondazione Rodolfo DeBenedetti i cui risultati, anticipati qualche giorno fa da Repubblica, il prossimo 9 giugno a Trani saranno oggetto di una importante conferenza sul tema.


Lo studio, basato sull’osservazione delle carriere di circa trentamila laureati milanesi, diplomatisi tutti nel capoluogo lombardo tra il 1985 e il 2005, evidenzia il problema scegliendo come punto di riferimento la disparità di retribuzione. Secondo le statistiche pubblicate, infatti, indipendentemente dal tipo di impiego e di ceto sociale, le donne guadagnano mediamente il 37 percento in meno degli uomini. E questo nonostante a scuola e negli studi abbiano brillato molto più dei ragazzi. Insomma, il cosiddetto sesso debole quando si tratta di ritirare le buste paga si dimostra, purtroppo, ancora più fragile.


Il dato inedito è che spesso, (per un terzo delle situazioni studiate), la colpa di questo divario è da attribuire alle scelte dello stesso genere femminile. A leggere la relazione, di fatto, l’incidenza del percorso universitario intrapreso risulta molto rilevante nella creazione del gap. Così le donne, che al termine degli studi superiori, decidono in buona parte di preferire un indirizzo umanistico, il meno adatto, stando all’analisi della Fondazione, in funzione di un posto che possa garantire la massima soddisfazione economica, si condannerebbero automaticamente a un ruolo di secondo piano.


La scelta avverrebbe principalmente per due motivi: da un lato per una scarsa, o comunque minore, rispetto ai maschi, tendenza alla competitività, dall’altro per una maggiore propensione al sociale e ai doveri di famiglia, che, pure negli anni dieci del Duemila, paiono dover essere una prerogativa strettamente femminile. Pur lavorando la donna, infatti, sembra avvertire come un “affare” prettamente proprio (ma è anche la politica a farglielo credere) la cura di figli e parenti anziani.


Ma non sono solo questi dati a segnalare le difficoltà del lavoro “in rosa”. A livello nazionale, considerando una stessa occupazione e uno stesso monte-ore, il dislivello nelle remunerazioni raggiunge il 16,4 percento. C’è poi la piaga della disoccupazione che al Sud, tra le ragazze comprese nella fascia tra i 15 e i 24 anni, tocca la percentuale del 52. Inoltre, altro campanello d’allarme, una classifica di Eurostat del 2009 sul contributo femminile al reddito di coppia nei paesi dell’Unione Europea, inquadra l’Italia come nazione maschilista e retrograda, una di quelle in cui gli stereotipi dell’uomo in carriera e della casalinga resistono tenacemente e con successo al tempo che passa.


Le uniche consolazioni, scorgendo le righe della relazione della Fondazione DeBenedetti, riguardano ancora le statistiche sugli anni di studio e poi i dati occupazionali. Nell’individuazione del loro iter formativo, infatti, le ragazze non sono guidate né fanno caso al pensiero di un futuro o eventuale matrimonio di successo, economicamente parlando. Non interessa cioè, in quel momento, sapere che prima o poi si sposeranno e magari lo faranno con un partner più o meno ricco di loro. Un fatto questo estremamente importante. Per quanto concerne la distribuzione delle offerte lavorative, invece, interessante è la dinamica del rapporto di forze uomo-donna. Lavorano più i maschi ma il vantaggio non è consistente; in percentuale si tratta di soli sette punti.


Il coraggio delle donne

- Scritto da Patrizia Maltese -

Ha difeso l’uso delle intercettazioni nelle indagini e detto no al bavaglio alla stampa, perché “i cittadini hanno il diritto di essere informati”, il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ieri sera all’inaugurazione della seconda edizione di “Trame”, il festival dei libri sulle mafie in corso a Lamezia Terme che si concluderà il prossimo 24 giugno.

Grasso ha aggiunto che “si può morire di mafia perché vittima della violenza mafiosa, ma anche e soprattutto se l’indifferenza e la rassegnazione prendono il sopravvento” e quindi ha promesso: “Noi cercheremo sempre verità e giustizia”.

Ma al centro della serata di ieri c’era soprattutto il coraggio delle donne, vera rivoluzione sociale, che è stato il tema di un incontro moderato dalla giornalista Bianca Stancanelli e al quale hanno preso parte la scrittrice Angela Bubba, il pm Alessandra Cerreti, la presidente del Fai Maria Teresa Morano e la giornalista Angela Corica. Donne di ‘ndrangheta – quelle di cui si è parlato -, che scelgono di collaborare con la giustizia rompendo un legame di sangue che sembrava indissolubile, ma anche donne professioniste e imprenditrici che hanno ben chiaro da che parte stare, dalla parte dell’etica e della legalità, anche se questo vuol dire rinunciare ai privilegi.

A una di queste donne rivoluzionarie, la pentita Lea Garofalo, assassinata nel 2009 per aver svelato i particolari di una faida fra due clan ‘ndranghetisti, l’amministrazione di Lamezia ha annunciato che intitolerà una strada.

Ma rivoluzione sociale è stata anche quella di Pino Puglisi, il parroco del quartiere palermitano di Brancaccio assassinato il 15 settembre 1993 per il suo impegno antimafia al quale è stato dedicato uno dei momenti della serata.



FIAT: Camusso, sentenza buona notizia, da Lingotto scelte inaccettabili


“Finalmente una buona notizia”. Così il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ha accolto la sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato la FIAT per discriminazioni contro il sindacato dei metalmeccanici della CGIL a Pomigliano. La FIAT, infatti, dovrà assumere 145 lavoratori con la tessera FIOM CGIL, mentre 19 iscritti al sindacato avranno il diritto a 3mila euro per danno.
Per Susanna Camusso, “gli iscritti alla FIOM CGIL riacquistano così la loro condizione di lavoratori liberi di scegliere a quale sindacato iscriversi, senza che questo di per sè determini la perdita del rientro al lavoro nello stabilimento di Pomigliano”. “E' evidente - ha proseguito Camusso - come la sentenza dimostri quanto siano inaccettabili le scelte della FIAT, soprattutto per quanto riguarda l'essere il suo un modello autoritario che vuole cancellare il sindacato in ragione della critica al suo modello organizzativo”.
La sentenza, ha osservato ancora il numero uno della CGIL, “si basa giustamente sul principio della rappresentanza delle organizzazioni, che può e deve essere misurata. Un ulteriore contributo allo sviluppo dell'intesa del 28 giugno, che va rapidamente attuata e deve essere misura di tutti i confronti contrattuali, a partire dal rinnovo del contratto dei metalmeccanici”. Per questi motivi “chiediamo a Federmeccanica, che dovrebbe avviare il confronto con la categoria per il rinnovo del contratto, di affrontare in premessa il tema della rappresentanza e l'applicazione dell'accordo interconfederale, proponendosi l'obiettivo di realizzare davvero un contratto unitario per i lavoratori metalmeccanici”. Infine, ha concluso Camusso, “ci domandiamo: cosa attenda ancora il governo per intervenire e ripristinare le regole che la stessa costituzione prevede?”.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dalla FIOM CGIL: “è stato riaffermato il diritto civile e democratico”. Con la sentenza, secondo Giorgio Airaudo, Segretario Nazionale FIOM CGIL, “si è ricostruito il diritto dei lavoratori di Pomigliano di scegliere liberamente il sindacato che vogliono e di non essere discriminati o selezionati nell'assunzione in base alla tessera sindacale che hanno”. “La FIAT - ha proseguito Aiuraudo - ha sbagliato e perso tempo, che avrebbe potuto dedicare a nuovi prodotti e alle vendite, a dividere i sindacati e i lavoratori. Il consenso - conclude - non si costruisce con l'autoritarismo”.

TLC: Rottura tavolo negoziale rinnovo CCNL


Comunicato
Rinnovo CCNL Telecomunicazione
Ieri, 20 giugno 2012, dopo una lunga e anomala fase negoziale gestita, per volontà delle controparti imprenditoriali, con delegazioni ristrette, si è consumata la rottura del tavolo negoziale. La delegazione sindacale presente ha avuto la forte percezione che la volontà delle controparti sia quella di rompere il contratto di filiera escludendo il mondo delle Customer, al fine di poterne trarre un vantaggio in termini di riduzione dei costi sulle tariffe di appalto.
A ciò, si aggiunge la decisa contrarietà a inserire clausole che consentano una gestione responsabile delle crisi inerenti alle attività di customer, gestite tramite appalto, sulle quali le controparti hanno ribadito l’assoluta indisponibilità a introdurre
nel contratto elementi che consentano la tutela occupazionale.
L’irresponsabilità e la miopia dimostrate impongono una risposta forte e decisa da parte dei lavoratori che non possono diventare il soggetto su cui scaricare la crisi economica che attanaglia l’Europa. Inoltre, le controparti non hanno voluto affrontare i restanti temi della piattaforma, rilanciando una pressante richiesta di flessibilità sugli orari di lavoro e la necessità di disciplinare gli accordi sul controllo a distanza, facendo così registrare distanze enormi sull’insieme delle tematiche trattate.
Per tali motivi il Comitato di settore unitario, che si terrà domani 22 giugno, dovrà definire le iniziative più opportune per manifestare con fermezza la netta contrarietà del mondo del lavoro rispetto a un progetto scellerato e privo di prospettive.
Pensare di risanare i conti delle aziende di Telecomunicazioni attraverso una riduzione dei diritti e dei salari dei lavoratori rappresenta la modalità più anacronistica con cui le parti datoriali potevano pensare di rispondere alla crisi.
Il Sindacato e i Lavoratori del settore sapranno rispondere adeguatamente alla grave strategia adottata dalle controparti imprenditoriali.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

COMDATA: Comunicato e lettera Azienda 21 giugno 2012

Comunicato ai Lavoratori

Gruppo Comdata

Abbiamo preso visione, con sconcerto e stupore, della lettera inviata da Comdata in data odierna e riferita all’accordo raggiunto dalla stessa, da Vodafone e dalle OO.SS. in data 25 maggio u.s.. In tale comunicazione l’azienda, confermando quanto già previsto dall’accordo, ripropone correttamente il progetto di fusione per incorporazione ricordando che avverrà con le disposizioni previste dall’articolo 2112 del codice civile, cioè con il mantenimento dei trattamenti economico – salariali in essere.

Non si tratta, quindi, di una nuova apertura offerta dall’azienda ma della conferma di un accordo sottoscritto tra le parti e che vincola giuridicamente i sottoscrittori.

Nella stessa, l’azienda dichiara che la fusione per incorporazione avverrà solo a condizione che il contenzioso in essere sia ritirato. Tale indicazione è del tutto priva di fondamento e l’accordo sottoscritto non prevede nessuna condizione al processo di fusione che è, invece, finalizzato a tutelare l’insieme delle centinaia di lavoratori occupati presso Comdata Care.

Il testo dell’accordo è privo di condizioni pregiudizievoli al percorso di fusione, tema a lungo affrontato durante la trattativa, perché tale condizione era stata richiesta nel corso del confronto, con le OO.SS che hanno imposto una soluzione che non ponesse condizioni sospensive.

E’ evidente che la posizione assunta dall’azienda, priva di ogni effetto perché illegittima, è l’ennesima riprova dell’incapacità di affrontare e risolvere i problemi emersi, ricorrendo a ricatti e scorciatoie che non produrranno nessun risultato se non quello di aumentare le tensioni già esistenti.

La domanda che nasce spontanea è perché!

Appare evidente che Comdata non ha digerito l’accordo sottoscritto e dal giorno successivo ha iniziato a operare per far fallire un progetto che offre prospettive e futuro ai lavoratori coinvolti. La reazione a tali atteggiamenti sarà durissima. Se nelle prossime ore non sarà smentita la posizione assunta, sarà necessario avviare percorsi di tutela degli interessi dei lavoratori attraverso ricorsi giudiziari e iniziative di lotta.

Se c’è chi crede di poter risolvere i problemi di mercato causati dalla crisi mondiale, attraverso la delocalizzazione delle attività verso Paesi a basso costo del lavoro, abbandonando e scaricando i lavoratori che sino oggi hanno garantito i successi dell’azienda, si troverà di fronte a una risposta decisa e durissima che contrasterà con tutti gli strumenti l’assenza di responsabilità sociale messa in luce dal Gruppo Comdata.

Le Segreterie Nazionali

SLC‐CGIL FISTEL‐CISL UILCOM‐UIL

Fiat condannata, deve assumere 145 iscritti Fiom

Questa volta la condanna è pesante: Fiat dovrà assumere nella fabbrica di Pomigliano 145 lavoratori con la tessera della Fiom per riparare alla discriminazione messa in atto nei loro confronti dall'azienda. Così ha deciso il Tribunale di Roma, come rende noto la stessa Fiom, precisando che 19 iscritti al sindacato avranno anche diritto a 3.000 euro per danno.


La Fiom - spiegano l'avvocato Elena Poli - ha fatto causa alla Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. In base a una simulazione statistica affidata a un professore di Birmingham le possibilità che ciò accadesse casualmente risultavano meno di una su dieci milioni.


Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito per conto di tutti i 382 iscritti alla sua organizzazione (nel frattempo il numero è sceso a 207) e a questa cifra fa riferimento il giudice ordinando all'azienda di assumere 140 lavoratori con la tessera dei metalmeccanici Cgil.


L'azione antidiscriminatoria - spiega ancora il legale della Fiom - può essere promossa dai diretti discriminati e se la discriminazione è collettiva dall'ente che li rappresenta. Per questo 19 lavoratori hanno deciso di sottoscrivere individualmente la causa e hanno ottenuto i 3.000 euro di risarcimento del danno.


20 giugno 2012

Esodati. Pensione con le vecchie regole: una speranza per gli over 62

Il punto messo da Fornero sulla questione “esodati” formalizza l’ammissione alla salvaguardia di altri 55 mila lavoratori oltre i 65 mila già individuati precedentemente. Non è un punto definitivo, però, perché si cercheranno altre soluzioni e soprattutto altre risorse per gli esclusi che non possono accedere alla pensione con le vecchie regole. Una platea che da qui al 2019 conterebbe 270 mila persone, al netto dei salvaguardati attuali e considerando le cifre fornite dall’Inps.

Per molti di costoro si chiude la strada di accesso alla pensione con le vecchie regole. Questa possibilità resta in linea di principio percorribile (vanno trovati prima i soldi) per i “lavoratori interessati da accordi collettivi” sottoscritti con i ministeri del Lavoro o dello Sviluppo dopo il 4 dicembre 2011. Come gli operai Fiat di Termini Imerese. Oppure quei lavoratori over 62 anni o che abbiano maturato i requisiti pensionistici entro il 2014.

Altro approccio riguarderà i lavoratori meno anziani, per i quali si studiano forme di tutela di diverso tipo. Si proverà a estendere i trattamenti di disoccupazione, a forme alternative di sostegno all’impiego ad esempio con incentivi contributivi e fiscali. Viene presa in considerazione l’ipotesi di introdurre meccanismi di partecipazione, su base volontaria, “a lavori di pubblica utilità”. Altro rimedio l’utilizzo dei fondi interprofessionali. E ancora si studia il modo di consentire l’uscita anticipata dal lavoro rispetto alle nuove regole, ma calcolando l’assegno con il metodo contributivo, possibilità per ora riservata solo alle donne.

Riepilogando le misure che sicuramente verranno adottate al momento. Tra i 55.000 lavoratori che saranno salvaguardati rispetto all’aumento dell’età pensionabile ci saranno 40.000 lavoratori interessati a accordi di mobilità ordinaria (siglati entro il 2011), 1.600 lavoratori gia nei fondi di solidarietà, 7.400 prosecutori volontari e 6.000 lavoratori cessati (per queste ultime due categorie solo se la decorrenza della pensione è entro il 2014). Lo si legge nella tabella allegata all’informativa del ministro del Lavoro, Elsa Fornero depositata ieri in Senato.

I benefici della cultura ed il costo dell'ignoranza

Prendiamo spunto dalla nota congiunta delle RSA del Teatro Stabile di Catania attraverso la quale viene affermato che il dibattito in corso sul finanziamento alle attività culturali, ed in particolare al Teatro Stabile di Catania, permette finalmente di collocare la discussione nella sua eccezione più alta, per affermare quali sono le i vantaggi sociali ed economici per l’intero territorio che derivano dalla cultura.

Infatti, così come sostenuto da più fonti e non ultimo dal prof. Giarrizzo, di fronte all’ insostenibilità di un modello di sviluppo basato sull’assalto al territorio ed ai beni naturali e sullo spreco di intelligenze, in assenza di risorse da destinare agli investimenti industriali la cultura può dare valore a condizione che venga adeguatamente custodita e valorizzata.

Così come ci avverte il CENSIS, inoltre, in una società che allo stato attuale non riesce a nutrire fiducia nel proprio futuro e appare incapace di progettare, si ricrea, proprio attraverso la cultura, il desiderio e la voglia di futuro.

Ci meraviglia quindi, ma non troppo, che la politica soprattutto nel momento in cui per le scarse risorse a disposizione dovrebbe essere chiamata a scegliere, per non scontentare i propri “clienti,” si inabissa per non scegliere e decide di tagliare indiscriminatamente e linearmente le risorse da destinare al territorio.

A chi non sa, e a chi fa finta di non sapere, ricordiamo che la cultura, anche per le Regioni del nostro paese meno dotate di patrimonio culturale, è il vero core business. Essa genera difatti un valore pari al 2,6% del Pil e dà lavoro a circa 1,4 mln di occupati. Il solo turismo culturale genera, inoltre, un valore pari al 3% del Pil e quindi complessivamente il settore cultura è uno dei più rilevanti settori dell’economia nazionale.

Per essere ancora più precisi a fronte di un’economia turistica che vale il 10% del Pil, il turismo culturale rappresenta il 30% del mercato turistico totale; nelle città tale percentuale è molto più alta. Solo attraverso la densità e la qualità delle iniziative culturali si può fare concorrenza all’offerta turistico balneare delle altre parti del mondo.

Quanto detto è noto e chiaro a tutti . Sull’argomento anche l’Anci si è spesa tanto nei dettagli, così come è chiaro il valore della cultura nei processi attraverso i quali in tutto il mondo è stato ridisegnato il volto delle città e dei distretti industriali dopo i grandi processi di ristrutturazione industriale degli anni ’80.

Appare a dir poco deficitaria, quindi, la linea di pensiero attraverso la quale la Regione Sicilia, forse per tutelare una miriade di propri clienti che operano a vario titolo nel settore, ha promosso i tagli alla cultura ed ai Teatri in particolare.

Ma la cultura non è solo numeri Pil ed occupazione; lo è anche!

Sappiamo già che è essenziale promuovere l’identità specifica, nella globalizzazione. Questa è stata anche l’attualissima visione di Jacques Delors. E’ attraverso la cultura e la conoscenza che si saldano competitività e coesione sociale.

Quando il Mediterraneo era anche Assoud, e nei porti del Mediterraneo si parlava una lingua franca chiamata Sabìr e si approfondiva la reciproca conoscenza attraverso le musiche e le tradizioni reciprocamente contaminate e ciò nonostante le guerre in corso tra i potenti, era la cultura l’elemento attraverso il quale si rendeva possibile la conoscenza altrui e si superavano le reciproche diffidenze; e ciò era fondamentale per poter moltiplicare gli scambi commerciali.


La cultura è la precondizione fondamentale per ogni forma di civile convivenza così come lo è per ogni sano progetto di sviluppo sostenibile.

Chi nel mondo si interessa a noi lo è in primo luogo perché lo è per le nostre tradizioni e la nostra cultura, per le sfumature espressive dei nostri attori che recitano Verga e Pirandello, per le inflessioni emotive attraverso le quali i nostri musicisti interpretano Bellini, per la sapienza tecnica dei nostri addetti alla scenografia e ai costumi, per le nostre comunità creative; poi viene il resto.

Ma è sempre più difficile riuscire a spiegare a chi ci governa che così come un italiano va in Giappone piuttosto che in altre parti dell’Asia per vedere il teatro del No ed il Kabuki, un giapponese viene in Sicilia per assistere ad una rappresentazione di Bellini o per apprezzare Verga.

Assicurare il rifinanziamento del Teatro Stabile di Catania potrebbe essere un primo passo per far riconciliare la politica e la cittadinanza; metterlo nelle condizioni di produrne ancora di più sarebbe ancora più utile.

Se non verrà prodotta più cultura saremmo costretti a viverla solo attraverso il consumo ed a quale punto anziché calcolare le ricadute economiche della cultura bisognerà a cominciare a calcolare quali saranno i costi dell’ignoranza.

Inshallah

di Giovanni Pistorio

(Segretario Confederale CGIL Catania)

Alcatel-Lucent, c'è l'accordo su esuberi e Cigs

Si va rasserenando il futuro dei dipendenti del gruppo Alcatel Lucent: è stato firmato questa notte, dopo una lunga trattativa al ministero dello Sviluppo economico, l'accordo tra l'azienda e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm. Lo riferiscono i sindacati precisando che nell'intesa siglata, che prevede la cassa integrazione, Alcatel dichiara la disponibilità a rilanciare la sua presenza in Italia, per allinearla alle sue strategie globali e alle nuove esigenze di mercato, riducendo significativamente l'impatto sociale del piano di ristrutturazione che inizialmente era stato presentato.

I sindacati sottoporranno ai lavoratori del gruppo l'accordo, attraverso una serie di assemblee in cui ne chiederà la ratifica. Tutto questo ha lo scopo di mettere in sicurezza l'occupazione e il perimetro dei siti aziendali con un accordo che prevede nel dettaglio una Cigs per 12 mesi con possibilità di ulteriori 12. Nessun lavoratore sarà posto a zero ore, ed era una delle condizioni poste dal management italiano. Si è trovata la formulazione di una Cigs per sei mesi ai lavoratori della 'Ricerca e Sviluppo' e un massimo di 9 per i lavoratori addetti ad altre funzioni.

CGIL: Consegnata alla Commissione Lavoro su DDL riforma del mercato del lavoro

Prime osservazioni CGIL al “Disegno di legge “Disposizioni n materia di mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” ( AC 5256) dopo l'approvazione da parte del Senato della Repubblica

I . Il testo del Disegno di Legge presentato dal Governo conteneva nella sua versione iniziale numerose e negative modifiche sia rispetto ai risultati del confronto svolto con le forze sociali che al documento approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 marzo, in particolare nei capitoli relativi a tipologie di impiego, politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali. L'esame svolto dal Senato ha modificato molte delle disposizioni iniziali, peggiorandone alcune ed introducendo in altre modifiche positive. Evidenziamo quindi in questa memoria sia i punti cambiati e da rimodificare, sia le principali proposte di modifica.

Tipologie di impiego

Sul tema della precarietà la distanza tra gli annunci propagandistici del Governo e il testo attuale è evidente e rappresenta un arretramento rispetto ai risultati ottenuti nel confronto con le Organizzazioni Sindacali.

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Poste Italiane: Miceli SLC CGIL e Petitto SLP CISL, uffici postali di nuovo in tilt.


Dichiarazione congiunta dei segretari generali
di SLC CGIL e SLP CISL
Ieri si e' verificato l'ennesimo blocco totale del sistema informatico di Poste Italiane.
Ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori sono rimasti bloccati, alcuni fino alle 22.30 di ieri negli uffici postali senza indicazioni precise da parte dell' azienda sulle modalità operative necessarie per gestire l'emergenza.
Anche stamattina il sistema e' di nuovo in tilt su tutto il territorio italiano.
La rete non tiene! Questo ormai e' evidente. Lo denunciamo da tempo eppure non cambia mai niente.
Il sistema operativo di cui si e' dotata Poste, il cosiddetto SDP infatti risulta essere insufficiente per la mole di dati che deve gestire nelle fasi di chiusura delle operazioni. Nel caso specifico si trattava dei pagamenti dell'IMU.
Sarebbe più trasparente prendere atto della realtà e risolvere il problema definitivamente interrompendo la partnership con IBM se gli errori sono a lei imputabile. Se così non e', l'azienda ricerchi responsabilità e soluzioni al suo interno.
Nel frattempo, non ci stancheremo mai di ripeterlo, e' necessario tutelare utenza e lavoratori, dando indicazioni chiare su cosa accade e gestendo queste situazioni (non piu' eccezionali!) dotandosi di un piano alternativo. Contemporaneamente, inoltre, vanno garantiti alle lavoratrici e ai lavoratori tutti i diritti contrattualmente garantiti.

19 giugno 2012

Poste: Apuzzo (Slc Cgil), i numeri di Poste 10.000 esuberi, 3.000 esodati, 35.000 senza bo


“Poste italiane è un contenitore, che oggi utilizza tecnologie moderne, peraltro non sempre correttamente funzionanti, per movimentare prodotti materiali e virtuali (dati, c/c, sistemi di pagamento) – ha affermato Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil, nella sua relazione introduttiva al convegno “E’ tempo di risposte” dedicato ai servizi postali, in corso a Roma.
“Peccato però che entrando in un ufficio postale, si abbia la sensazione di muoversi in un suk, come un grande mercato all'aperto, in cui il personale risulta insufficiente, vengono esposte merci completamente differenti tra loro che danno l'idea di una gran confusione. Manca del tutto infatti, nel suk Poste Italiane, l’idea della specializzazione.”
“E’ positivo e legittimo ricercare nuove nicchie di mercato per competere e crescere – prosegue la sindacalista - ma va fatto seguendo una logica che, coniugando tradizione e innovazione, preveda una strategia di insieme che nella più grande azienda a rete d'Italia non può e non deve mancare. Operazioni come quella della Banca del Mezzogiorno, culminata con l'acquisto di Mediocredito Centrale (costato 136 milioni), non possono sprecare risorse e attenzione, distraendo da quello che deve continuare ad essere un asset fondamentale, il servizio postale. Poste è entrata con quella scelta in un nuovo settore pieno di incertezze, indebolendosi in quello tradizionale dove dal 2011 vige la piena liberalizzazione.”
“Non è neanche chiaro come intenda agire sui servizi affidati in appalto, ridotti ormai da un valore di circa 70 milioni di euro nel 2007, a 58 milioni nel 2008, a meno di 40 milioni nel 2011 – ricorda Apuzzo. Oggi le gare bandite da Poste Italiane prevedono l'affidamento di servizi per un valore non superiore a 28 milioni di euro, con ricadute significative sulle imprese e in termini di occupazione: chiediamo pertanto all’azienda di sospendere nell'immediato l'avvio dei nuovi bandi, perché l’impatto che si registra, anche in termini occupazionali, sta assumendo proporzioni rilevantissime.”
“Nella grave fase di recessione in cui ci troviamo si sta allargando la marginalizzazione sociale di categorie che godevano di un normale status e che oggi intravedono lo spettro della povertà: rientrano a pieno titolo tra questi anche gli "esodati". In un momento del genere, in cui i grandi gruppi stanno fermi anche per capire cosa succederà nell'ordinamento del mercato del lavoro, Poste Italiane si muove nella direzione sbagliata, proponendo l'ennesimo progetto di riorganizzazione dei Servizi Postali, che cancella il servizio da migliaia di zone e determinando migliaia di esuberi, oltre al taglio di 6000 lavoratori deciso a luglio 2010 dal piano di riorganizzazione che non ci aveva convinto totalmente, ma che abbiamo condiviso perché conteneva innovazioni utili ad una fase di sviluppo. Il piano è stato attuato dall'Azienda con velocità incredibile sui tagli, che hanno riguardato 8000 lavoratori, mentre nulla è stato fatto per realizzare la parte che riguardava lo sviluppo.”
“Poste Italiane ha firmato con quattro sigle sindacali, che insieme rappresentano il 22% delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda, un accordo sul PDR che, nonostante l'ennesimo bilancio in attivo, non prevede alcun aumento nel triennio. A questo si aggiunge il taglio del bonus presenza di 140 euro annui per circa 35.000 lavoratori, tra cui le future mamme, che al pari dei lavoratori in infortunio, dei malati di gravi patologie anche oncologiche e di chi subisce ricoveri in ospedale. Peraltro le lavoratrici in gravidanza sono notevolmente diminuite negli ultimi due anni: dalle 2187 nel 2009 si è passati, a fine 2011, a 1776.

Limiti e prospettive dei servizi postali: É Tempo di risPoste


Roma, 19 - 20 giugno 2012
Centro Congressi Cavour – via Cavour 50/A
RELAZIONE INTRODUTTIVA

Cos'è Poste Italiane oggi?
Questa è forse la domanda più importante. Rispetto alla quale vorremmo riuscire a trovare una risposta esauriente. L'Ing. Sarmi in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell'azienda più grande d'Italia, l'ha definita un'azienda che mette insieme il telegrafo e la logistica.
Noi diremmo piuttosto che si tratta di un contenitore, che oggi utilizza tecnologie più moderne, peraltro non sempre correttamente funzionanti, per movimentare prodotti materiali e virtuali (dati, c/c, sistemi di pagamento). Se poi capita di entrare in un ufficio postale, si ha la sensazione di essere dentro un SUK.
Come in un grande mercato all'aperto, in cui però il personale risulta insufficiente,
vengono esposti libri, gadget, prodotti finanziari, gratta e vinci ...merci completamente differenti tra loro che danno l'idea di una gran confusione. Manca del tutto infatti, nel suk Poste Italiane, l’idea della specializzazione.
In un epoca in cui qualunque azienda fidelizza la propria clientela offrendo prodotti mirati, gli uffici postali risultano essere luoghi in cui tutto si mescola e i lavoratori devono pertanto essere in grado di offrire un ventaglio di prodotti anche profondamente diversi tra loro, spesso senza essere in condizione di garantire alcun riguardo per la privacy dei propri clienti.
Prodotti finanziari, assicurazioni, mutui o semplicemente carte telefoniche, perché tra tutto ciò che Poste è in grado di offrire c’è sicuramente qualcosa di cui il cliente di turno possa o debba avere bisogno.

Lavoro: Apprendistato, parere di conformità agli Enti bilaterali e recesso al termine del periodo formativo

Con Interpello n. 16 del 14 giugno 2012, la Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, risponde ad un quesito del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, in merito alla nuova disciplina dell'apprendistato di cui al D.Lgs. n. 167/2011. Nello specifico si chiede se sia o meno obbligatorio il parere di conformità richiesto dalla contrattazione collettiva in relazione al Piano Formativo Individuale (PFI) e se sia o meno obbligatoria l'iscrizione all'Ente bilaterale di riferimento anche ai fini del rilascio di tale parere; se sia possibile recedere dal rapporto di apprendistato, secondo quanto stabilito dall'art. 2, comma 1 lett. m), del D.L.vo n. 167/2011, nel caso in cui l'apprendista si trovi in una delle ipotesi previste dall'art. 35 D.L.vo n. 198/2006 e dell'art. 54 del D.L.vo n. 151/2001 (divieto di licenziamento per causa di matrimonio o maternità) "ovvero in un periodo di assenza temporanea per una delle cause previste e tutelate dall'ordinamento generale (malattia, infortunio, congedo parentale ecc.)". Il Dicastero, in merito alla prima questione, evidenziando che l'art. 2 del D.Lgs. n. 167/2011, rispetto alla disciplina previgente, contiene una importante affermazione con riguardo al ruolo fondamentale che riveste la contrattazione collettiva nella disciplina dell'istituto, ruolo che però deve essere necessariamente declinato in riferimento ai principi contenuti nello stesso art. 2 funzionali ad introdurre una disciplina uniforme per tutte le tipologie di apprendistato rispetto alle quali, peraltro, sussistono ambiti regolatori costituzionalmente diversificati tra Stato e Regioni, precisa che non può negarsi che la contrattazione collettiva possa legittimamente assegnare un ruolo fondamentale agli Enti bilaterali ma che tuttavia non può configurarsi come condicio sine qua non di carattere generale per una valida stipulazione del contratto di apprendistato. Pertanto, almeno con riferimento ai datori di lavoro non iscritti alle organizzazioni stipulanti il contratto collettivo applicato - afferma il Ministero - non vi è un obbligo di sottoporre il PFI all'Ente bilaterale di riferimento salvo, per i contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, ove tale passaggio sia previsto dalla legislazione regionale. Indipendentemente dall'obbligo giuridico, "va però evidenziato che una forma di controllo sui profili formativi del contratto da parte dell'Ente bilaterale rappresenta comunque una valida opportunità e una garanzia circa la corretta declinazione del PFI.". In relazione al secondo quesito, concernente la possibilità di recedere dal rapporto di apprendistato nelle ipotesi indicate, osserva che eventuali cause di nullità del licenziamento (ad es. a causa del matrimonio, a causa dello stato di gravidanza ecc.) trovano evidentemente applicazione anche con riferimento ai lavoratori impiegati con contratto di apprendistato per i quali valgono inoltre le disposizioni limitatrici del licenziamento in costanza di malattia e infortunio. "Ciò tuttavia non toglie che, al termine dei periodi di divieto, il datore di lavoro possa legittimamente esercitare il diritto di recesso di cui all'art. 2, comma 1 lett. m), del D.L.vo n. 167/2011. In tal caso, il periodo di preavviso di cui all'art. 2118 c.c. - richiesto dal citato art. 2, comma 1 lett. m) e decorso il quale il rapporto potrà ritenersi risolto - non potrà che decorrere, se non dal termine del periodo di formazione, dal termine dei periodi di divieto di licenziamento sopra indicati.".


Stop caro-carburante/ Benzina, ondata di sconti no-logo. Esso e Q8 tagliano di 20 cents

Cala il Pil italiano (-1,4% su base annua nel primo trimestre del 2012), calano i consumi (-0,6% quelli delle famiglie nei primi tre mesi dell’anno, -0,7% gli investimenti fissi lordi delle aziende), cala la fiducia dei consumatori.


Lo scenario economico italiano conferma sotto ogni profilo la gravità della crisi che ormai vede la domanda interna sempre più debole e ciò nonostante registra un’inflazione che fatica a scendere sotto il 3% annuo (a maggio nonostante un incremento nullo rispetto ad aprile sono aumentati del 3,2% sui dodici mesi, con un’inflazione acquisita per il 2012 ormai pari al 2,7%).


La situazione pesa in particolare su alcuni mercati come quello dell’auto e dei trasporti in genere, così da qualche tempo è un fiorire di offerte promozionali che offrono prezzi “congelati” o sconti agli automobilisti. Ha cominciato Fiat con una campagna promozionale che promette di far pagare 1 euro al litro per benzina o gasolio per tre anni, ossia fino al 31 dicembre 2015, acquistando entro fine luglio un’auto della gamma Fiat (offerta valida peraltro solo sui distributori di carburanti della rete IP aderenti all’iniziativa).


E’ poi stata la volta di Eni, che promette con l’offerta “riparti con Eni” di fare rifornimento a 1,5 euro al litro per il carburante diesel e a 1,6 euro al litro per la benzina ogni fine settimana, dalle 13 di sabato alle 24 di domenica su tutti i distributori IperSelf aderenti all’iniziativa, dal 16 giugno al 2 settembre prossimo. Uno sconto che è dunque pari a 20 centesimi al litro e che consente agli automobilisti di risparmiare fino a 10 euro nel caso di un “pieno” da 50 litri, passando da 85-80 euro a pieno a 75-70 euro.


Di poco successivo gli annunci analoghi di due concorrenti come Esso e Q8, anche in questo caso solo negli impianti self service, nel primo caso con SelfPiù, nel secondo con Q8Easy con sconti persino più rotondi che hanno portato a 1,495 e a 1,595 euro al litro i prezzi di benzina e diesel (dunque circa 21 centesimi di sconto a litro), col risultato che un pieno in questo caso costerebbe 10,5 euro in meno ogni 50 litri.


Promozioni che oltre a cercare di contrastare una contrazione della domanda legata alla crisi sembrano anche la risposta alla crescente popolarità delle pompe “bianche”, ossia prive di logo, dove la benzina si può fare, in questo caso ogni giorno, a prezzi molto competitivi (mediamente 1,499 e 1,599 euro al litro per diesel e benzina), tanto che un pieno da 50 litri costa mediamente da quasi 80 a 75 euro scarsi. Ulteriori promozioni sono attese nelle prossime settimane da parte di altre reti oltre che dalle pompe di benzina possedute dalle catene della grande distribuzione.


Per il momento gli automobilisti ringraziano e si adeguano, cercando durante la settimana di far rifornimento quando possibile presso pompe bianche e soprattutto puntando a fare un unico rifornimento a settimana, nel weekend presso i self service aderenti all’iniziativa, anche a costa di fare qualche coda in più del consueto. A settembre si vedrà.


Camusso, se la politica del governo non cambia saremo di nuovo in piazza


- 16 giugno 2012 -
Un enorme corteo unitario, colorato dalle bandiere delle tre Confederazioni CGIL, CISL e UIL ha sfilato per le vie della capitale per rivendicare 'Il valore del lavoro', una politica che guardi alla crescita del Paese, all'occupazione, al welfare e ad un fisco più equo, insomma un vero e proprio cambiamento nell'agenda politica del Governo.
Sin dalle prime ore del mattino lavoratori, pensionati, giovani e studenti provenienti da tutta Italia (sono arrivati, infatti, 1000 pullman, 4 treni speciali, 2 navi dalla Sardegna, più aerei e mezzi privati), hanno gremito Piazza della Repubblica da dove ha preso il via il corteo diretto a Piazza del Popolo dietro allo striscione di apertura 'Per il lavoro, la crescita, il welfare e per cambiare il fisco. Il valore del lavoro' e affiancato dai tre leader sindacali, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. A seguire, lo spezzone dell'Emilia Romagna, la regione messa in ginocchio dal devastante sisma dei giorni scorsi, che nonostante le difficoltà ha voluto partecipare alla mobilitazione nazionale unitaria di oggi con lo striscione 'Terremoto: l'impegno del lavoro la forza della solidarietà'.
Tanti gli 'esodati' con magliette e slogan 'anti-Fornero': “siamo esodati, siamo tornati per essere contati” o ancora, “ora sto anch'io tra i trecentomila anziani e forti...ma non siamo morti", è uno degli slogan che va per la maggiore tra i manifestanti rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la riforma previdenziale varata dal Governo Monti. Ma arriva forte dalla piazza di oggi anche il grido di allarme dei lavoratori precari che alle 18 manifesteranno in Piazza Farnese contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele, sotto lo slogan 'La meglio gioventù', un appuntamento promosso dal Comitato 'Il nostro tempo è adesso'.
No alla violenza contro le donne!. A caratterizzare il corteo di CGIL, CISL e UIL anche la vicinanza e il cordoglio nei confronti delle oltre 50 donne uccise dall’inizio di quest’anno, vittime di una violenza assurda e insopportabile. Tanti infatti i manifestanti che come gesto simbolico hanno indossato indumenti bianchi o semplicemente adornato le proprie magliette e zainetti con un fiocco o dei nastri bianchi, distribuiti in piazza.
Da un'assolata e rovente Piazza del Popolo, stracolma di palloncini rossi, verdi e blu ha portato il proprio contributo dal palco, prima delle conclusioni dei tre leader CGIL, CISL e UIL, il nipote di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dalla mafia nel 1948, che rivolgendosi alla criminalità organizzata, ha affermato “noi e la CGIL abbiamo avuto la memoria più lunga della loro. Non abbiamo mai mollato in tutti questi anni e abbiamo ottenuto quello che la mafia non voleva: il ritrovamento dei resti di Placido Rizzotto”.
Dal palco. Camusso,Governo cambi subito agenda. “Stiamo vivendo la crisi più difficile del nostro paese, al governo diciamo di cambiare subito l'agenda politica, se non la si cambia noi saremo ancora nelle piazze, non ci rassegnamo”. Così il Segretario Generale, Susanna Camusso è intervenuta dal palco allestito in piazza del Popolo a conclusione della manifestazione unitaria, “si può fare un'altra politica - ha aggiunto - non abbiamo bisogno del permesso dell'Europa. La sensazione è che l'Europa stia diventando un alibi per non dare risposte ai lavoratori”.
Tanti i temi affrontati dalla leader del sindacato di Corso d'Italia durante il suo intervento, tante le richieste, rivendicate a gran voce al governo: “si riparta dal lavoro per far crescere il Paese”, “basta fare cassa con i lavoratori, bisogna adottare una nuova politica fiscale”, “basta ridurre le persone che hanno difficoltà a dei numeri. Subito risposte agli esodati”.
Le riforme varate finora dal governo “non hanno cambiato la dimensione economica del paese, non hanno migliorato la condizione delle persone, anzi l'hanno peggiorata” ha accusato Camusso, che ha chiesto al Governo provvedimenti “concreti” non “roboanti”. La riforma del lavoro, innanzitutto “è brutta e sbagliata. Dobbiamo fermarci e ricominciare da capo”. Rivolgendosi al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, Camusso ha chiesto “quando si daranno risposte almeno ad uno dei tanti tavoli di crisi aperti al ministero?”. E' necessario, secondo il Segretario Generale della CGIL chiamare le aziende alle loro responsabilità, inoltre “non si può assistere alla svendita delle nostre aziende pubbliche, ma vorremo sapere invece, soprattutto da Finmecanica, quali strumenti di politica industriale deve mettere in campo”.
Serve una minore tassazione sul lavoro. Per il Segretario Generale della CGIL il fisco non deve essere un modo per fare cassa, ma per ridistribuire le risorse nel paese, per questo l'introduzione dell'IMU “così com'è non va bene”. Chi possiede grandi immobili, ha spiegato la leader della CGIL “non può pagare meno di un pensionato che l'unica casa che ha è quella in cui vive”. Per raggiungere la vera equità, ossia “ridurre le disuguaglianze tra le persone” è necessario, come ribadito da Camusso, fare un accordo con la Svizzera per i capitali scappati e dare forza al contrasto all'evasione fiscale.
Subito soluzioni per chi è senza reddito e pensione. Bisogna mettere fine al “balletto di numeri” sugli esodati. Il Governo ed in particolare il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha proseguito Camusso “devono avere il coraggio della trasparenza”. “Martedì, rispondendo alla camera, suggeriamo al ministro di presentarsi con una norma generale che riconosca a tutti quelli che non sono riusciti ad andare in pensione, a causa della riforma, che ci possono andare con le vecchie regole. Non vogliamo una norma di principio ma una norma che risponda a tutti".
Concludendo il suo intervento, Camusso ha rilanciato le prossime date di mobilitazione: il 20 giugno al fianco dei pensionati e il 2 luglio per la manifestazione regionale unitaria a Napoli indetta da CGIL, CISL e UIL per porre la vertenza Campania all'attenzione della Presidenza del Consiglio.