11 giugno 2012

Nuovo scempio alla Siae adesso pagano i lavoratori - Sciopero 12 giugno 2012 -

www.unita.it

Assemblee, proteste, volantinaggi: la rivolta dei lavoratori Siae si è ormai scatenata. Alla base della protesta, un ordine di servizio del direttore generale Gaetano Blandini che, dopo aver disdetto gli accordi collettivi del personale non dirigente, revoca il regolamento per gli orari di lavoro, straordinari, ferie, malattia, maternità, congedi. Iniziativa singolare nel mezzo di una trattativa per il rinnovo del contratto: fonti sindacali informano come dopo una prima tranche di richieste accettate ne fosse arrivata una seconda, su cui le associazioni dei lavoratori erano pronte a trattare, a questo punto la Siae ha abbandonato il tavolo, passando alle maniere forti. E forse non del tutto lecite: il segretario generale della Slc Cgil Emilio Miceli ricorda che «non è nel potere di Blandini» la disdetta degli accordi, e non a caso il senatore del Pd Vincenzo Vita parla di «scempio di diritti». Infatti una simile decisione spetterebbe non a un direttore generale ma a un amministratore delegato o al CdA. I sindacati denunciano che mentre sono chiesti sacrifici, alla Siae ci siano state ben 160 promozioni a livello dirigenziale: basso impero. A sera con uno scarno comunicato la direzione Siae annuncia la riapertura della trattativa. Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd, insorge chiedendo un serio intervento, visto che un rosario di scandali attanaglia Siae da quando il governo Berlusconi nel 2011 l'ha commissariata, affidandone la guida al novantenne Gian Luigi Rondi, che voci di corridoio vedono come testa di legno per coprire l'azione dei due vice commissari, Mario Stella Richter e Domenico Scordino, e quella appunto di Blandini, uomo caro a Gianni Letta e che con piglio protagonistico sembra diventato il vero padrone della baracca. A dicembre scorso è iniziata la «querelle» dei fondi immobiliari, che secondo i sindacati maschererebbe l'alienazione del cospicuo patrimonio immobiliare Siae a prezzi irrisori. Operazione non proprio trasparente e che sembra rimandare ai fasti della cricca: nessuna sorpresa quando a maggio Blandini è risultato indagato nella inchiesta sui Grandi Eventi, per aver finanziato in quanto direttore generale del Cinema al Mibac le società delle mogli di Anemone e Balducci. Blandini non ha comunque sentito l'esigenza di dimettersi. Ma il pelo sullo stomaco deve essere spuntato anche ai due vicecommissari, il cui compito era di riscrivere lo statuto della Siae - vero motivo del commissariamento - poi lo hanno consegnato alle autorità vigilanti (Presidenza del Consiglio e Ministro dei Beni e delle Attività Culturali), senza consultare la base associativa.


SIAE IN SCIOPERO

Il giorno 12 giugno 2012 la Siae si ferma. I lavoratori della Direzione Generale, delle Sedi, dei Presidi e di tutte le Filiali, proclamato lo sciopero, daranno vita in tale data a una manifestazione che vedrà l’attivazione di due presidi che si terranno dalle ore 10,00 alle ore 17,00 rispettivamente presso Piazza di Montecitorio e Via del Collegio Romano. Lo sciopero è stato indetto nell’ambito dello stato di agitazione già proclamato unitariamente da tutte le OO.SS. a sostegno della vertenza posta in essere quando la Gestione commissariale dopo la disdetta degli accordi e l’abbandono del tavolo di trattativa, ha applicato per tutti i lavoratori una normativa di emanazione unilaterale cancellando salario e diritti.

In SIAE si scardina il sistema delle relazioni industriali del Paese, spazzando unilateralmente tutele e diritti dei Lavoratori.

Questo è ciò che sta accadendo in questi giorni alla SIAE (che certo non è un Ente in crisi (750 milioni di euro il suo cash-flow annuo), in tal modo si fanno pagare ai lavoratori le conseguenze di una politica industriale difficilmente in grado di aggredire efficacemente i nuovi marcati dell'era digitale.

L'operazione rischia una destrutturazione dell'Ente pubblico economico a base associativa, a sicuro scapito degli oltre ottantamila associati.

La SIAE al contrario dovrebbe imporsi come centro regolatore nel sistema della produzione culturale del Paese mantenendo quel carattere di terzietà che dovrebbe garantire interessi e tutele anche dei piccoli/medi autori.

Restano aperti alcuni grandi dubbi:

1) Il silenzio della Base Associativa che sembra non essere consapevole del gravissimo danno che gli deriverebbe dagli interventi sul modello statutario in cantiere con cui verrebbe totalmente sottratto il controllo della Società alle fasce autorali più deboli per creare una struttura oligarchica che potrebbe decidere del destino di tutti.

Per questo auspichiamo anche un incontro urgente con le rappresentanze di tutta la Base Associativa, con l'auspicio di individuare percorsi e soluzioni condivise.

2) La gestione commissariale nel suo complesso che, nell’ambito del riequilibrio economico doveva provvedere all’approvazione del Bilancio 2010, e del quale al momento non si ha notizia; allo stesso modo doveva licenziare il nuovo Statuto, che giace secretato presso le autoritàvigilanti.

Peraltro non si può dimenticare infine che da mesi è aperta un'indagine conoscitiva su Gestione e governance della SIAE presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Certo, non ci si fa mancare niente!

Appuntamento per tutti alle ore 7:30 sotto la Direzione Generale o direttamente a Piazza Montecitorio alle ore 10:00


SIAE: Dichiarazione di Emilio Miceli, Segretario Generale SLC-CGIL del 1 giugno 2012

L'efficientissimo direttore della Siae, dr. Blandini, ha disposto che in azienda non si applicano più gli accordi collettivi, compreso il contratto.

Non è nel suo potere, non lo può fare e dovrà fare un passo indietro per la reazione legittima del personale e perché chiederemo al giudice di fermare questo scempio, non solo giuridico.

Non sappiamo a cosa imputare questa iniziativa, se al confronto sindacale in atto oppure alle denuncia del sindacato sulla valorizzazione degli immobili di proprietà della Siae.

I contratti di lavoro possono solo essere rinnovati e non aboliti: ciò dovrebbe essere chiaro anche al direttore. E' evidente che tira una brutta aria. Una parte del paese intende azzerare non solo il sindacato, ma la personalità giuridica del lavoratore come soggetto che, attraverso la Costituzione, ha diritto pieno e libero alla contrattazione. C'è una visione proprietaria della Siae e questo è chiaro. Stia certo il Dr. Blandini, in questo smisurato e curioso potere non rientra di certo la disponibilità della vita delle persone.

SIAE: Dichiarazione di Emilio Miceli, Segretario Generale SLC-CGIL del 1 giugno 2012

L'efficientissimo direttore della Siae, dr. Blandini, ha disposto che in azienda non si applicano più gli accordi collettivi, compreso il contratto.

Non è nel suo potere, non lo può fare e dovrà fare un passo indietro per la reazione legittima del personale e perché chiederemo al giudice di fermare questo scempio, non solo giuridico.

Non sappiamo a cosa imputare questa iniziativa, se al confronto sindacale in atto oppure alle denuncia del sindacato sulla valorizzazione degli immobili di proprietà della Siae.

I contratti di lavoro possono solo essere rinnovati e non aboliti: ciò dovrebbe essere chiaro anche al direttore. E' evidente che tira una brutta aria. Una parte del paese intende azzerare non solo il sindacato, ma la personalità giuridica del lavoratore come soggetto che, attraverso la Costituzione, ha diritto pieno e libero alla contrattazione. C'è una visione proprietaria della Siae e questo è chiaro. Stia certo il Dr. Blandini, in questo smisurato e curioso potere non rientra di certo la disponibilità della vita delle persone.


SIAE IN SCIOPERO

Il giorno 12 giugno 2012 la Siae si ferma. I lavoratori della Direzione Generale, delle Sedi, dei Presidi e di tutte le Filiali, proclamato lo sciopero, daranno vita in tale data a una manifestazione che vedrà l’attivazione di due presidi che si terranno dalle ore 10,00 alle ore 17,00 rispettivamente presso Piazza di Montecitorio e Via del Collegio Romano. Lo sciopero è stato indetto nell’ambito dello stato di agitazione già proclamato unitariamente da tutte le OO.SS. a sostegno della vertenza posta in essere quando la Gestione commissariale dopo la disdetta degli accordi e l’abbandono del tavolo di trattativa, ha applicato per tutti i lavoratori una normativa di emanazione unilaterale cancellando salario e diritti.

In SIAE si scardina il sistema delle relazioni industriali del Paese, spazzando unilateralmente tutele e diritti dei Lavoratori.

Questo è ciò che sta accadendo in questi giorni alla SIAE (che certo non è un Ente in crisi (750 milioni di euro il suo cash-flow annuo), in tal modo si fanno pagare ai lavoratori le conseguenze di una politica industriale difficilmente in grado di aggredire efficacemente i nuovi marcati dell'era digitale.

L'operazione rischia una destrutturazione dell'Ente pubblico economico a base associativa, a sicuro scapito degli oltre ottantamila associati.

La SIAE al contrario dovrebbe imporsi come centro regolatore nel sistema della produzione culturale del Paese mantenendo quel carattere di terzietà che dovrebbe garantire interessi e tutele anche dei piccoli/medi autori.

Restano aperti alcuni grandi dubbi:

1) Il silenzio della Base Associativa che sembra non essere consapevole del gravissimo danno che gli deriverebbe dagli interventi sul modello statutario in cantiere con cui verrebbe totalmente sottratto il controllo della Società alle fasce autorali più deboli per creare una struttura oligarchica che potrebbe decidere del destino di tutti.

Per questo auspichiamo anche un incontro urgente con le rappresentanze di tutta la Base Associativa, con l'auspicio di individuare percorsi e soluzioni condivise.

2) La gestione commissariale nel suo complesso che, nell’ambito del riequilibrio economico doveva provvedere all’approvazione del Bilancio 2010, e del quale al momento non si ha notizia; allo stesso modo doveva licenziare il nuovo Statuto, che giace secretato presso le autoritàvigilanti.

Peraltro non si può dimenticare infine che da mesi è aperta un'indagine conoscitiva su Gestione e governance della SIAE presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Certo, non ci si fa mancare niente!

Appuntamento per tutti alle ore 7:30 sotto la Direzione Generale o direttamente a Piazza Montecitorio alle ore 10:00



09 giugno 2012

Imu, niente proroga. Slittano i versamenti delle dichiarazioni dei redditi

L’Imu si paga il 18 giugno. Niente proroghe. ”Ciò che dovevamo fare per l’Imu lo abbiamo fatto”, ha detto il vice-ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, anticipando quanto un comunicato ufficiale del ministero ha confermato successivamente. E’ slittato, invece, al 9 luglio il pagamento delle imposte dei redditi di Unico per le persone fisiche e per le società sottoposte agli studi di settore. Per i contribuenti, comunque, sarà un’estate calda, anche se si considerano le sole tasse locali.

I versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi slittano dal 18 giugno al 9 luglio. E’ quanto prevede il Dpcm firmato dal premier Mario Monti riportato oggi dal sito del Sole24Ore, confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi. Il provvedimento consente versamenti anche fino al 20 agosto, maggiorando l’importo dello 0,40%. Il testo, bollinato dalla Ragioneria, riporta la data del 6 giugno, differisce il termine di versamento per le persone fisiche e non riguarda le grandi società. La decisione è stata adottata ”al fine di consentire il corretto svolgimento degli adempimenti connessi alla predisposizione delle dichiarazioni e alla definizione dei versamenti”.. Non contiene, invece, alcun riferimento ai versamenti dell’Imu che quindi si intendono confermati per il 18 giugno. Analogo slittamento è poi previsto per le società sottoposte agli studi di settore e ai contribuenti che partecipano a società di persone. Loro, quindi, potranno usufruire della proroga non solo per l’imposta sui redditi ma anche per l’Iva e l’Irap.


Giuseppe Berretta: Newsletter maggio 2012

Cari amici e care amiche,

i tanti impegni degli ultimi mesi - non da ultimo la recente tornata elettorale per le amministrative - non mi hanno certo impedito di occuparmi, da Roma e da Catania, di tante questioni aperte che riguardano la nostra città.

E per prima cosa mi rivolgo ad ognuno di voi per chiedervi di sottoscrivere un appello che tutti noi siciliani dovremmo condividere. E' un appello alle istituzioni per salvare la Riela dal fallimento, un appello che abbiamo predisposto assieme al Pd, ai Giovani Democratici, a tutti i lavoratori della Riela e a persone fortemente impegnate nel mondo dell'economia solidale che proprio sulla Riela - e dunque sulle legalità - hanno investito.

Mi piacerebbe poi sapere la vostra su una proposta che ho lanciato qualche giorno fa con l'obiettivo di tornare a valorizzare Catania e il suo centro storico. Valorizzarla attraverso una mobilità agevolata per studenti e cittadini catanesi, obiettivo ambizioso ma raggiungibile con pochi interventi piuttosto semplici da attuare, se ce ne fosse la volontà.

Provvedimenti che, diciamolo onestamente, sembrano persino troppo ambiziosi per l'attuale amministrazione comunale. Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento di idee, iniziative e valori e anche oggi ci ritroviamo con una amministrazione che non riesce a capire le esigenze dei cittadini. Accade anche nel settore sportivo e in particolare degli sport considerati - a torto, secondo me - sport minori: è il caso dei Briganti, i rugbysti di Librino che si sono riappropriati del campo San Teodoro, ma accade anche a Picanello dove si è preferito far andare in malora il Campo scuola di atletica, l'unico campo di atletica leggera della città, destinando ad altro i soldi stanziati per la sua manutenzione.

Di recente poi ho presentato due interpellanze per sollecitare un intervento immediato del governo su due questioni davvero preoccupanti per il nostro territorio. Ho scritto al ministero dell'Interno per denunciare le pesantissime carenze di organico nel corpo dei Vigili del fuoco di Catania: carenze che creano disagi ai lavoratori, mettono a rischio tutti i cittadini e che sanno di beffa, dato che in altre città si verificano addirittura eccedenze di personale. E mi sono rivolto al ministero dell'Economia per tentare di risolvere una vicenda intricatissima. Una vicenda causata dall'Agenzia delle Entrate che rischia seriamente di mandare in cenere l'economia della provincia etnea.

Infine, visto che l'estate è sempre più vicina, vi consiglio la lettura di un'inchiesta di pochi giorni fa che ha fatto molto scalpore: si parla del rischio che le nostre coste siciliane possano essere trasformate in una proprietà privata, un fatto grave voluto dalla Regione che mi ha spinto a sottoscrivere un'interrogazione parlamentare.

Giuseppe Berretta.


07 giugno 2012

Camusso attacca Fornero: "Ha passione per i licenziamenti"


ROMA - "Ha una passione per i licenziamenti che dimostra una non particolare sensibilità agli straordinari problemi della crisi". Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parla così del ministro del Lavoro Elsa Fornero. La replica del ministro arriva immediata. "E' una frase che si commenta da sola, mi sembra chiaro...Honestly", dice gelida Fornero. E aggiunge: "Io non sono innamorata delle parole, ma noi abbiamo affrontato la riforma del mercato del lavoro in maniera intellettualmente onesta, senza pregiudizi, senza ideologie".

Il ministro Fornero ha anche ricordato che la modifica dell'articolo 18 non nasce dal gusto per i licenziamenti ma "dal desiderio di creare un mercato più dinamico. Il dinamismo è misurato anche dalla possibilità di licenziare per motivi economici o disciplinari, senza che il lavoratore debba essere per forza reintegrato".

Non è la prima volta che il titolare del Welfare e il leader della Cgil si scontrano sul tema del lavoro. Nel botta e risposta al forum Confcommercio di Cernobbio 1, Camusso aveva accusato Fornero di "versare lacrime di coccodrillo". Parole nette, ma meno dure e dirette di quelle utilizzate in questo scontro.

VIDEO - LO SCONTRO DI CERNOBBIO 2

A margine della presentazione dei discorsi parlamentari di Giulio Pastore, il segretario Cgil ha anche auspicato a una patrimoniale, perché i "piccoli interventi sono inutili". E ha giudicato "grave e intollerabile" il ritardo del governo sulla delega fiscale delle pubbliche amministrazioni.


www.repubblica.it

Attività Customer in appalto: Nota da Cgil e Slc consegnata alla Commissione Lavoro del Senato 5 giugno 2012


Audizione XI Commissione sulle problematiche relative all'organizzazione lavoro presso di call center
Il Settore dei Call Centers è stato oggetto di una particolare attenzione nella precedente legislatura nel corso della quale si è avviata una intensa attività normativa,amministrativa,ispettiva,contrattuale, che ha consentito nel 2007 di stabilizzare almeno 20.000 dipendenti già collaboratori a progetto.
Nel corso di tale stabilizzazione si è strutturato un settore con gruppi nazionali ed europei di medio grandi dimensioni che aveva nei fatti segnato una novità di politica industriale di rilievo e significato.
Occorre dire che già in quella fase tutti i protagonisti, governo, parlamento, sindacati, imprese, erano avvertiti e consapevoli che una sfida così importante richiedeva politiche di sostegno altrettanto efficaci. Politiche di sostegno che riguardavano l'occupazione e una gestione delle commesse da parte del settore pubblico e delle imprese coerente e adeguata.
Effettivamente nella fase immediatamente vicina alle stabilizzazioni la politica commerciale delle imprese si iniziò ad adeguare ai costi del lavoro dipendente,al parametro del Contratto Nazionale di Lavoro. In modo paradossale lo stesso adeguamento non fu fatto dalla parte pubblica a livello centrale e locale.


Telecom Italia. Illustrazione Piano Industriale e relative slides 2012 - 2014


Si è svolto ieri, 6 giugno, il previsto incontro con l’Amministratore Delegato di Telecom, Dott. Marco Patuano che, alla presenza delle Segreterie Confederali e di Categoria di Cgil, Cisl e Uil, ha illustrato le linee guida del Piano Industriale 2012 – 2014.
Nel corso dell’incontro, accompagnato dall’illustrazione di slides che vi alleghiamo, sono state evidenziate le difficoltà ingenerate dalla crisi economica che investe il Paese e dalla forte competitività presente all’interno del settore che ha prodotto un
significativo abbattimento delle tariffe di costo chiamata al minuto. Fattori che hanno determinato una consistente riduzione del fatturato nel corso degli ultimi due anni. I vertici aziendali hanno tracciato i confini del perimetro delle attività “core”, che quindi
saranno svolte all’interno del Gruppo, identificandole nella rete, nelle attività di customer, nell’IT e nelle aree di staff.
E’ stata, inoltre, evidenziata la necessità di produrre una significativa riduzione del debito, i cui costi hanno inciso in maniera molto negativa sui risultati di bilancio, per portarlo al valore di 25 miliardi nell’anno 2014 dall’attuale valore di 30,4 miliardi.
Per raggiungere tale risultato Telecom si propone di sviluppare aree di business complementari a quelle oggi gestite, concentrandosi nell’ambito del cloud, pur confermando gli investimenti per qualificare la rete attraverso un modello caratterizzato dall’offerta al cliente della velocità di banda necessaria.
Per questo è previsto il cablaggio tramite fibre ottiche sino alla cabina più prossima utilizzando il rame per il collegamento degli ultimi 400 metri. Tale proposta rappresenta, a giudizio aziendale, l’unica opportunità per ridurre significativamente il
“digital divide” a costi sopportabili e che genereranno remunerazioni accettabili per il mercato. Impercorribile, a giudizio dell’A.D., seguire, in modo indiscriminato, il modello proposto da Metroweb, che prevede la fibra sino all’interno delle case in trenta città italiane.
Per quanto attiene gli aspetti finanziari, il piano prevede la riduzione di 600 milioni di euro di costi cui se ne potrebbero aggiungere ulteriori 400 in caso di un eventuale calo del fatturato. Il sindacato, in sede di replica, ha evidenziato che l’obiettivo di riduzione del debito è particolarmente ambizioso rischiando di stressare eccessivamente l’azienda. Il pericolo è quello di ridurre gli investimenti, producendo un calo della qualità offerta al cliente che si tradurrebbe in minore fatturato in una spirale negativa. L’alternativa al taglio degli investimenti è rappresentata da un’eccessiva attenzione ai costi, per questo il sindacato ha chiesto di conoscere la distribuzione dei tagli previsti, individuando puntualmente i capitoli di spesa.
Infatti, la riforma previdenziale e del mercato del lavoro impediranno le uscite volontarie che hanno consentito, negli anni passati, una gestione consensuale delle strategie attraverso una riduzione del costo complessivo del lavoro. Situazione non
ripercorribile per il futuro e che renderà impraticabili soluzioni in grado di incidere significativamente sulla voce lavoro. Resta, inoltre, ancora irrisolto il problema delle circa 2000 uscite dell’anno 2012, bloccate dalla riforma.
Per questi motivi, il sindacato ha rimarcato la necessità di operare salvaguardando i livelli occupazionali ed evitando interventi traumatici.
L’AD, convenendo sull’obiettivo di salvaguardare l’occupazione, ha ricordato che le leve per un intervento sono sostanzialmente tre: produttività, costo individuale e internalizzazione di attività; l’accordo andrà ricercato in un equilibrio complessivo da
ricercare nell’ambito di appositi tavoli tecnici che saranno convocati prossimamente. Le OO.SS pur apprezzando l’impostazione complessiva illustrata, hanno ricordato che i lavoratori di Telecom hanno già sostenuto in maniera convinta il percorso di
riorganizzazione aziendale contribuendo in maniera sostanziale al raggiungimento dei positivi risultati sino ad ora ottenuti.
Interventi che possano mettere in discussione gli attuali livelli occupazionali o limitino la capacità aziendale di operare con qualità sul mercato saranno contrastati con fermezza.
Pertanto, hanno invitato i vertici aziendali ad aprire un confronto privo di pregiudiziali e in grado di coinvolgere pienamente i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali a partire dalle RSU, nella definizione di un accordo che difenda, valorizzi, motivi e rilanci le competenze e le conoscenze dei dipendenti Telecom, unico vero fattore di successo per un’azienda di servizi.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

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Telecom: Piano Industriale, Azzola (Slc-Cgil): "Piano ambizioso, siamo preoccupati"


“Siamo preoccupati, perché il piano industriale 2012-2014 di Telecom Italia è molto ambizioso in termini di riduzione del debito e di taglio dei costi”. Così Michele Azzola, neo segretario nazionale Slc-Cgil responsabile del settore Tlc, commenta al Corriere delle Comunicazioni l'esito dell'incontro fra azienda e sindacati sul piano industriale 2012-2014, che prevede investimenti industriali superiori ai 15 miliardi e un indebitamento in costante calo (27,5 miliardi a fine 2012 e 25 miliardi al termine del 2013). “Il fatto positivo è che l’amministratore delegato Marco Patuano ha confermato la volontà dell’azienda di non toccare il perimetro aziendale, anche se non sappiamo come l’azienda intende raggiungere i suoi obiettivi, che prevedono il taglio di 600 milioni di euro all’anno di costi”. Una preoccupazione, quella della Cgil, condivisa anche da Cisl e Uil.

"Telecom Italia proseguirà anche nel 2013 e 2014 la sua politica di controllo dei costi con un focus continuo sul miglioramento dell’efficienza, attivando tavoli di confronto con le Organizzazioni Sindacali", si legge in una nota di Telecom Italia emessa a seguito dell'incontro con i sindacati. "Nel 2012 è prevista una riduzione dell’1,3% del Pil italiano, con una forte contrazione dei consumi delle famiglie e imprese. Il delinearsi di questo quadro economico fa si che per Telecom Italia resti prioritaria la riduzione del debito da conseguire con azioni di sviluppo del mercato, con un attento controllo dei costi e attraverso interventi volti ad aumentare l’efficienza".

"Nonostante questo scenario, per quanto attiene l’Italia, lo sviluppo e la crescita dell’azienda saranno assicurati da progetti di investimento per 9 miliardi di euro nel corso del triennio. Le sfide tecnologiche per l’azienda sul mercato domestico si chiamano rete Ngan con la copertura di 100 città entro il 2014, e l’implementazione della rete mobile Lte che raggiungerà il 40% della popolazione nei prossimi tre anni, azioni che si svilupperanno con un approccio coordinato", contina Telecom Italia. Allo stesso tempo, insieme ai sindacati, verificherà che il governo assicuri le condizioni per il completamento del piano di ammortizzatori sociali previsto dall’accordo firmato con il Ministero dello Sviluppo Economico e con il Ministero del Lavoro il 4 agosto del 2010.

I sindacati esprimono preoccupazione anche riguardo all'intervento della Cassa despositi e prestiti in F2i reti Tlc (la newco in capo al fondo F2ì capitanato da Vito Gamberale) per finanziare la realizzazione di una rete Ngn in 30 città italiane. “Due reti alternative sono una follia – dice Azzola – in un paese normale una cosa del genere non sarebbe immaginabile. L’anomalia italiana è sotto gli occhi di tutti: un paese dove molte parti del paese non sono raggiunte da nessuna rete, si ipotizza la realizzazione di due reti alternative. Noi non possiamo fare altro che richiamare al buonsenso le parti in causa e chiedere loro di collaborare alla realizzazione di una rete unica per il bene del paese”.

Secondo quanto riportano i sindacati, "i vertici aziendali hanno tracciato i confini del perimetro delle attività “core”, che quindi saranno svolte all’interno del Gruppo, identificandole nella rete, nelle attività di customer, nell’IT e nelle aree di staff. E’ stata, inoltre, evidenziata la necessità di produrre una significativa riduzione del debito, i cui costi hanno inciso in maniera molto negativa sui risultati di bilancio, per portarlo al valore di 25 miliardi nell’anno 2014 dall’attuale valore di 30,4 miliardi".

Sindacati: "Il pericolo è la riduzione degli investimenti"

"Per raggiungere tale risultato Telecom si propone di sviluppare aree di business complementari a quelle oggi gestite, concentrandosi nell’ambito del cloud, pur confermando gli investimenti per qualificare la rete attraverso un modello caratterizzato dall’offerta al cliente della velocità di banda necessaria", continuano i sindacati.

"Per questo è previsto il cablaggio tramite fibre ottiche sino alla cabina più prossima utilizzando il rame per il collegamento degli ultimi 400 metri. Tale proposta rappresenta, a giudizio aziendale, l’unica opportunità per ridurre significativamente il “digital divide” a costi sopportabili e che genereranno remunerazioni accettabili per il mercato. Impercorribile, a giudizio dell’ad, seguire, in modo indiscriminato, il modello proposto da Metroweb, che prevede la fibra sino all’interno delle case in trenta città italiane", prosegue la nota.

"Per quanto attiene gli aspetti finanziari, il piano prevede la riduzione di 600 milioni di euro di costi cui se ne potrebbero aggiungere ulteriori 400 in caso di un eventuale calo del fatturato - continua la nota - Il sindacato, in sede di replica, ha evidenziato che l’obiettivo di riduzione del debito è particolarmente ambizioso rischiando di stressare eccessivamente l’azienda. Il pericolo è quello di ridurre gli investimenti, producendo un calo della qualità offerta al cliente che si tradurrebbe in minore fatturato in una spirale negativa. L’alternativa al taglio degli investimenti è rappresentata da un’eccessiva attenzione ai costi, per questo il sindacato ha chiesto di conoscere la distribuzione dei tagli previsti, individuando puntualmente i capitoli di spesa".

"Infatti - aggiungono i sindacati - la riforma previdenziale e del mercato del lavoro impediranno le uscite volontarie che hanno consentito, negli anni passati, una gestione consensuale delle strategie attraverso una riduzione del costo complessivo del lavoro. Situazione non ripercorribile per il futuro e che renderà impraticabili soluzioni in grado di incidere significativamente sulla voce lavoro. Resta, inoltre, ancora irrisolto il problema delle circa 2000 uscite dell’anno 2012, bloccate dalla riforma. Per questi motivi, il sindacato ha rimarcato la necessità di operare salvaguardando i livelli occupazionali ed evitando interventi traumatici".

"L’ad, convenendo sull’obiettivo di salvaguardare l’occupazione, ha ricordato che le leve per un intervento sono sostanzialmente tre: produttività, costo individuale e internalizzazione di attività; l’accordo andrà ricercato in un equilibrio complessivo da ricercare nell’ambito di appositi tavoli tecnici che saranno convocati prossimamente", continua il sindacato.

"Le organizzazioni sindacali pur apprezzando l’impostazione complessiva illustrata - chiude la nota - hanno ricordato che i lavoratori di Telecom hanno già sostenuto in maniera convinta il percorso di riorganizzazione aziendale contribuendo in maniera sostanziale al raggiungimento dei positivi risultati sino ad ora ottenuti. Interventi che possano mettere in discussione gli attuali livelli occupazionali o limitino la capacità aziendale di operare con qualità sul mercato saranno contrastati con fermezza. Pertanto, hanno invitato i vertici aziendali ad aprire un confronto privo di pregiudiziali e in grado di coinvolgere pienamente i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali a partire dalle Rsu, nella definizione di un accordo che difenda, valorizzi, motivi e rilanci le competenze e le conoscenze dei dipendenti Telecom, unico vero fattore di successo per un’azienda di servizi".
di Paolo Anastasio

Bernabè: "Si a collaborazione con Cdp ma se risponde a criteri di economicità"


“Se ci sono le condizioni di convergenza, da parte nostra c'è la massima disponibilità”. Il presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabè interviene sul tema delle nuove reti e in particolare sul progetto di Cdp, che nei giorni scorsi ha deliberato un aumento di capitale per 300 milioni (attraverso il Fondo strategico italiano) in F2i reti Tlc (di cui ha acquisito una quota del 46,2%) con l’obiettivo di portare avanti il progetto di cablaggio di 30 città italiane. "Sia Telecom sia la Cassa depositi e prestiti vogliono fare un'operazione di accelerazione infrastrutturale di questo Paese. Noi l'abbiamo fatta con il nostro piano, Cdp con il suo progetto. Se c’è disponibilità una formula la troveremo, deve essere nell'interesse di entrambi e rispondere a criteri di economicità". Inoltre "Cdp come Telecom Italia ha vincoli di redditività”.
Riguardo al crollo del titolo in Borsa che ha toccato i livelli minimi dal 1997, ma che oggi sta registrando un andamento al rialzo, Bernabè sottolinea che “i mercati non vogliono incertezza e non vogliono si sprechino le risorse". "La nostra storia degli ultimi anni - ha sottolineato - non è di sprecare le risorse o investire in progetti senza ritorni, ma di privilegiare la riduzione dell'indebitamento ma con attenzione agli investimenti e alle infrastrutture del Paese”.
Riguardo ai rumors sulla possibile fusione Telecom Italia-Mediaset, Bernabè ha smentito la notizia: “Non c'è nessun rapporto con Mediaset”.

Fibra ottica. Franco Bassanini: ‘CDP pronta a investire nel progetto Telecom Italia’


La Cassa Depositi e Prestiti è pronta a investire nel progetto sulla fibra ottica di Telecom Italia se anche la società crede in questo investimento.
È quanto ha affermato, intervenendo al convegno di Business International, il presidente della CdP, Franco Bassanini che ha sottolineato: “La vera domanda è: l’attuale incumbent intende fare questo investimento? Se sì, non c’e’ dubbio che, se richiesti, ma questo e’ un eufemismo, c’è la disponibilità di Cdp a contribuire al finanziamento di questo investimento attraverso una soluzione che può essere variamente costruita da un punto di vista dell’architettura societaria e finanziaria”.
Secondo Bassanini, in caso contrario, “è opportuno che questo investimento lo faccia qualcun altro restando aperti a tutte le forme di collaborazione, sempre nell’ottica di quel che serve al Paese”.
Bassanini ha quindi ricordato come le risorse pubbliche devono essere utilizzate esclusivamente per la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione, per l'alfabetizzazione informatica e per portare la banda larga nelle aree a fallimento di mercato. “Questo non riguarda Cdp che non appartiene strettamente al settore pubblico ma utilizza i risparmi delle famiglie per investimenti ad alta redditività”.
In vista della realizzazione della rete in fibra ottica, si è discusso molto nelle scorse settimane della decisione della CDP di finanziare – attraverso il fondo FSI – il progetto Metroweb, in cui il Fondo controllato dal MiSE tramitela Cassa Depositi e Prestiti ‘inietterà’ 500 milioni di euro.
Anche se i vertici Metroweb – Bassanini compreso – hanno subito chiarito che il piano della società che si occupa della fibra milanese (e che sta per acquistare anche la rete di Genova) non è in contrapposizione ma complementare a quello di Telecom Italia, in molti si sono chiesti se sia opportuni che i fondi pubblici intervengano a modificare le dinamiche di mercato in un settore che dovrebbe essere basato sulla concorrenza.
Anchela Ue, infatti, preme per la collaborazione, ma sulle infrastrutture passive, quali i cavidotti e le opere di ingegneria civile, che rappresentano la voce più consistente della spesa per le reti in fibra ottica.
Il responsabile Ue alla concorrenza, lanciando una consultazione sui fondi pubblici da destinare a queste opere, ha ribadito che i fondi pubblici in questo settore dovrebbero essere utilizzati in maniera oculata e la necessità che questi interventi siano complementari e non sostitutivi degli investimenti provenienti dagli operatori di mercato.
Alessandra Talarico

06 giugno 2012

Call Center: Azzola (Slc Cgil), Governo e forze politiche non affossino il settore


“Dopo aver prodotto occupazione tra i giovani, le donne e nei territori più disagiati del Paese, il settore dei Call Center vive una condizione di difficoltà estrema – così annuncia una nota di Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.
“La competizione sui costi, con contratti commerciali basati sul concetto del “cottimo” per cui l’operatore è pagato in base ai minuti di chiamata, e la scelta operata da alcuni operatori di delocalizzare le attività all’estero in Paesi con basso costo del lavoro, rischiano di mettere a repentaglio l’occupazione dell’intero settore in Italia. E’ necessario intervenire con precisione sulle norme che regolano le attività di servizio in appalto vietando il “cottimo”, come peraltro avviene già in tutti i Paesi Europei, e definire gli ambiti nei quali le attività possano essere gestite attraverso le delocalizzazioni, garantendo così i requisiti di garanzia sulla segretezza dei dati trattati.”
“Anche la riforma del mercato del lavoro varata dal Ministro Fornero, che introduce regole precise sull’utilizzo dei lavoratori a progetto, rischia di diventare, se non accompagnata da adeguati interventi, il grimaldello per affossare oltre 30.000 posti di lavoro concentrati nel sud Italia.”
“SLC Cgil rilancia la richiesta, già avanzata al ministero del Lavoro e a quello dello Sviluppo Economico, di aprire un confronto con le parti sociali per individuare le soluzioni che possano scongiurare il precipitare della soluzione. Irresponsabile sarebbe - conclude Azzola - affossare il lavoro iniziato nel 2007 dal Governo Prodi che ha permesso la stabilizzazione di migliaia di lavoratori precari e affossare le speranze di giovani lavoratrici e lavoratori che in territori fortemente depressi hanno trovato una possibilità di emancipazione. Il mancato intervento significherebbe la resa di un Paese nei confronti del proprio futuro.”
NOTA DI REDAZIONE
Nella foto Michele Azzola nuovo responsabile AREA TLC per SLC CGIL NAZIONALE

CGIL: STORIE PRECARIE E MANIFESTAZIONE 16 GIUGNO

Ciao a tutte e tutti,

per chi ancora non lo sapesse la Cgil assieme alla rivista "Internazionale" ha promosso un'indagine sul lavoro precario, inteso in modo ampio. L'indagine che mira anche a raccontare delle storie e a mettere in luce i bisogni dei lavoratori è curata dall'Università La Sapienza (Prof. Patrizio DI NIcola) e sarà presentata al festival di "Internazionale" a Ferrara con la presenza di Susanna Camusso.

So che sono giorni impegnativi ma vi chiedo un ulteriore sforzo, proprio in questo periodo di discussione del DDL sul mercato del lavoro, per fare in modo che si parli anche della condizione dei professionisti, che pur non essendo precari in modo classico, hanno necessità di regole e diritti come gli altri lavoratori ma in modo diverso dai precarli di cui spesso parla il sindacato.

Per cortesia compilate il questionario e fate circolare questa notizia per allargare la ricerca.

In allegato trovate il bunner da inserire nel vostro sito e sotto una breve descrizione da accompagnare al Bunner. Raccontate le vostre storie precarie

Prosegue l'inchiesta storieprecarie.it, l'indagine su lavoro e precariato promossa dalla Cgil e della rivista Internazionale (media partner rassegna.it e L’Unità). Per raccogliere le informazioni è stato predisposto un questionario su web, curato da un team di sociologi dell’università La Sapienza di Roma, che si potrà compilare fino alla seconda metà di giugno.

Basta una decina di minuti per completarlo. È diviso in due parti. Nella prima si lascia spazio alla storia, al racconto personale, alle aspettative. Nella seconda ci sono i quesiti necessari per la costruzione dell’identikit sociologico. Sul sito, tra l’altro, ogni giorno sono pubblicate news sul precariato e si possono anche caricare i propri contenuti: video e testi. L’hashtag per fare il passaparola su Twitter è #storieprecarie.

Alcuni esempi.

"Trent'anni di precariato - si legge in una risposta di una lavoratrice non più giovane -, con varie forme flessibili. Moltissimi concorsi e idoneità, mai vincitrice (carenza di... pedate). Eppure... laurea in Giurisprudenza, quattro lingue straniere (discrete) moltissime e differenziate esperienze professionali. E dopo quasi dieci anni di cococo nel pubblico la prospettiva è: non più precaria, disoccupata".


"La precarietà per me - scrive un'altra ragazza che ne rappresenta chissà quante altre - è essere costretta a vivere giorno per giorno, senza la possibilità di fare progetti per il futuro. Vorrei una casa mia, ma non posso permettermela. Vorrei avere dei figli, ma rischio poi di rimanere senza lavoro. Lavoro più di 10 ore al giorno per uno stipendio di 1000 euro, senza malattie nè ferie, nessuna certezza, nessun futuro...vorrei avere anche una vita, ma forse a volte è meglio non pensare".

Non solo lamentele, anche proposte: "Ammortizzatori sociali per tutti noi giovani - è una di queste -, una delle categorie che sta subendo più che mai le conseguenze della crisi". C'è chi dice "non mi aspetto niente dalla politica". Chi chiede di ripartire dalla scuola, chi invoca la meritocrazia. "Predisporre una rete di protezione sociale - è un'altra idea - che copra i precari nei momenti in cui sono senza contratto, a carico di somministra questi tipi di contratto".

Per ora solo dati grezzi. Poi, una volta chiuso il questionario, saranno raggruppati e analizzati dal team di esperti della Sapienza. Dei risultati si discuterà al festival di Internazionale a Ferrara, appuntamento ormai fisso del giornalismo italiano ed estero che quest’anno si terrà dal 5 al 7 ottobre. In quell’occasione, alla presenza di Susanna Camusso e altri dirigenti della Cgil, le storie precarie raccolte saranno discusse, esposte, commentate, e i rappresentanti del sindacato incontreranno il pubblico provando a individuare le risposte.


MANIFESTAZIONE CGIL-CISL-UIL 16 GIUGNO

Come sapete la Manifestazione unitaria è stata spostata dal 2 al 16 giugno.

Il concentramento è previsto in piazza Della Repubblica alle 9.00 di sabato 16 giugno e il corteo si concluderà in Piazza del Popolo.

Vorremmo fare in modo, oltre allo striscione e ai volantini con caratteristiche ironiche, di caratterizzarci anche con la nostra presenza e di far capire al sindacato, ai giornalisti presenti e ai parlamentari, che esiste una realtà importante del lavoro che non può essere sempre trattata come una cenerentola o come un bancomat senza dare loro le giuste protezioni sociali, un prelievo più equo e regole che rendano effettivo l'esercizio dell'autonomia come la regolazione dei compensi per via contrattuale.

Per questo motivo prego tutti voi di non sottovalutare l'appuntamento e di fare un ulteriore sforzo per aiutarci ad esprimere questa protesta e questa rabbia.

Per favore fate ogni sforzo per partecipare e per stare assieme dietro lo striscione della consulta, che trovate in allegato, assieme a noi sfilerà anche Agenquadri.

Inoltre vi prego di girare questo invito a tutte le persone della vostra realtà associativa o categoria possano partecipare ed essere interessate.

Da molte province sono previsti pulmann e altri mezzi di trasporto per cui anche chi vive fuori Roma può agevolmente trovare la modalità di

partecipare, basta telefonare alla Camera del Lavoro della propria provincia e chiedere gli orari di partenza dei mezzi.

Per finire vi chiedo di darmi il prima possibile un riscontro della vostra partecipazione o della partecipazione di altri professionisti della vostra associazione o categoria.

Un abbraccio.

Davide Imola


Fibra ottica. Franco Bassanini: ‘CDP pronta a investire nel progetto Telecom Italia’

La Cassa Depositi e Prestiti è pronta a investire nel progetto sulla fibra ottica di Telecom Italia se anche la società crede in questo investimento.

È quanto ha affermato, intervenendo al convegno di Business International, il presidente della CdP, Franco Bassanini che ha sottolineato: “La vera domanda è: l’attuale incumbent intende fare questo investimento? Se sì, non c’e’ dubbio che, se richiesti, ma questo e’ un eufemismo, c’è la disponibilità di Cdp a contribuire al finanziamento di questo investimento attraverso una soluzione che può essere variamente costruita da un punto di vista dell’architettura societaria e finanziaria”.

Secondo Bassanini, in caso contrario, “è opportuno che questo investimento lo faccia qualcun altro restando aperti a tutte le forme di collaborazione, sempre nell’ottica di quel che serve al Paese”.

Bassanini ha quindi ricordato come le risorse pubbliche devono essere utilizzate esclusivamente per la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione, per l'alfabetizzazione informatica e per portare la banda larga nelle aree a fallimento di mercato. “Questo non riguarda Cdp che non appartiene strettamente al settore pubblico ma utilizza i risparmi delle famiglie per investimenti ad alta redditività”.

In vista della realizzazione della rete in fibra ottica, si è discusso molto nelle scorse settimane della decisione della CDP di finanziare – attraverso il fondo FSI – il progetto Metroweb, in cui il Fondo controllato dal MiSE tramitela Cassa Depositi e Prestiti ‘inietterà’ 500 milioni di euro.

Anche se i vertici Metroweb – Bassanini compreso – hanno subito chiarito che il piano della società che si occupa della fibra milanese (e che sta per acquistare anche la rete di Genova) non è in contrapposizione ma complementare a quello di Telecom Italia, in molti si sono chiesti se sia opportuni che i fondi pubblici intervengano a modificare le dinamiche di mercato in un settore che dovrebbe essere basato sulla concorrenza.

Anchela Ue, infatti, preme per la collaborazione, ma sulle infrastrutture passive, quali i cavidotti e le opere di ingegneria civile, che rappresentano la voce più consistente della spesa per le reti in fibra ottica.

Il responsabile Ue alla concorrenza, lanciando una consultazione sui fondi pubblici da destinare a queste opere, ha ribadito che i fondi pubblici in questo settore dovrebbero essere utilizzati in maniera oculata e la necessità che questi interventi siano complementari e non sostitutivi degli investimenti provenienti dagli operatori di mercato.

Alessandra Talarico

Teatro Stabile di Catania: Comunicato sindacale congiunto - 6 giugno 2012 -

Quello di oggi con il presidente della Regione Raffaele Lombardo e l’on. Nicola D’Agostino è stato un confronto franco e leale nel corso del quale sono state esposte e chiarite le posizioni e si è cercato di pervenire a soluzioni utili per il ripristino dei finanziamenti da destinare al Teatro Stabile di Catania.

Il reintegro delle somme consentirà di confermare l’impegno della programmazione e altresì consentirà a tanti precari ed artisti di essere messi al riparo dal rischio disoccupazione.

Adesso aspettiamo fiduciosi che attraverso la convergenza d’intenti di tutti i deputati regionali catanesi, e dopo il chiarimento odierno, le risorse possano essere effettivamente ripristinate

All’incontro ufficiale con il Presidente della Regione, che ha richiesto la presenza al tavolo dell’On. Nicola D’Agostino, erano presenti il direttore dello Stabile Giuseppe Dipasquale e una folta rappresentanza sindacale. Per la Ugl le RSA Jose Gagliano e Roberto Formica, per la fistel CISL la rsa Gaetano Cardaci, per la segreteria Fistel Cisl Antonio D’Amico, per la Uil il segretario confederale Rosario Laurini la rsa Uilcom Uil Patrizia Minardi, per la segreteria Uilcom-Uil Giovanni Nicotra, per la Cgil il segretario confederale Giovanni Pistorio, la Rsa Slc Cgil Antonio Giardinieri e per la segreteria Slc Cigl Davide Foti.


Teatri: Raia (PD), 1 mln euro per Stabile Catania, ok commissione Ars


“Stamattina in commissione all’Ars abbiamo approvato un emendamento che destina un milione di euro al Teatro Stabile di Catania: un finanziamento aggiuntivo che compensa, anche se solo in parte, i recenti tagli e che può dare serenità agli operatori e salvare il cartellone”. Lo dice Concetta Raia, deputato regionale del PD e componente della commissione Territorio, Ambiente e Turismo dell’Ars.
“L’emendamento ha già una copertura finanziaria – aggiunge Raia – a questo punto serve il ‘via libera’ della commissione Bilancio, che mi auguro arrivi al più presto. In questo modo – conclude il deputato PD – potremmo dare una risposta adeguata ai lavoratori, agli artisti e agli utenti di una realtà culturale di primissimo piano, che deve essere sostenuta con tutte le nostre energie”.
Gruppo PD ARS – on.le Concetta Raia
mercoledì 6 giugno 2012